{"id":1548,"date":"2008-07-10T19:15:21","date_gmt":"2008-07-10T17:15:21","guid":{"rendered":"http:\/\/www.esonet.it\/?p=1548"},"modified":"2023-10-16T19:13:24","modified_gmt":"2023-10-16T17:13:24","slug":"sul-significato-simbolico-di-alcune-lame-dei-tarocchi","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.esonet.it\/?p=1548","title":{"rendered":"Sul significato simbolico di alcune lame dei tarocchi"},"content":{"rendered":"<p><a href=\"https:\/\/www.esonet.it\/?cat=54\"><img decoding=\"async\" src=\"data:image\/svg+xml,%3Csvg%20xmlns='http:\/\/www.w3.org\/2000\/svg'%20viewBox='0%200%20370%20247'%3E%3C\/svg%3E\" class=\"zeen-lazy-load-base zeen-lazy-load alignright\" title=\"Letture d'Esoterismo\" data-lazy-src=\"images\/topics\/LettOccidente1.jpg\" alt=\"Letture d'Esoterismo\" align=\"right\" border=\"0\" \/><noscript><img decoding=\"async\" class=\"alignright\" title=\"Letture d'Esoterismo\" src=\"images\/topics\/LettOccidente1.jpg\" alt=\"Letture d'Esoterismo\" align=\"right\" border=\"0\" \/><\/noscript><\/a>Dopo una breve introduzione riguardante la storia e le origini mitiche dei Tarocchi, ci soffermeremo brevemente sul significato alchemico di alcune lame degli arcani maggiori: il Bagatto, il Matto, gli Amanti e la Morte.<\/p>\n<table border=\"0\" width=\"100%\">\n<tbody>\n<tr>\n<td scope=\"col\">\n<div align=\"center\">\n<h3 align=\"left\"><a name=\"su\"><\/a>Sul significato simbolico di alcune lame dei tarocchi<\/h3>\n<p align=\"left\">di Alessandro Orlandi<\/p>\n<\/div>\n<\/td>\n<\/tr>\n<tr>\n<td scope=\"row\">\n<div align=\"justify\">\n<p><em>Dopo una breve introduzione riguardante la storia e le origini mitiche dei Tarocchi, ci soffermeremo brevemente sul significato alchemico di alcune lame degli arcani maggiori: il Bagatto, il Matto, gli Amanti e la Morte. <\/em><\/p>\n<h4>Introduzione<\/h4>\n<p>Il mazzo dei Tarocchi \u00e8 costituito da 78 carte, 56 carte suddivise in quattro semi (ai mazzi di 52 carte noti in precedenza vennero aggiunte le quattro regine) e 22 Arcani Maggiori: (il Matto, il Bagatto, la Papessa, l&#8217;Imperatrice, l&#8217;Imperatore, il Papa, gli Amanti, il Carro, la Giustizia, l&#8217;Eremita, la Ruota della Fortuna, la Forza, l&#8217;Appeso, la Morte, la Temperanza, il Diavolo, la Torre, la Stella, la Luna, il Sole, l&#8217;Angelo, il Mondo).<\/p>\n<p>Eruditi ed esoteristi circondarono la nascita di questo gioco con un romantico alone di leggenda. Alla fine del 700&#8242; Court De Gebelin riteneva i 22 arcani maggiori un libro sapienziale egizio &#8220;\u2026l&#8217;unico sopravvissuto alla distruzione delle biblioteche di quella civilt\u00e0&#8230;&#8221; e faceva derivare il termine tarocchi dall&#8217;egiziano antico tar &#8211; rog : &#8220;il sentiero Reale della vita&#8221;. Questa tesi fu ripresa nell&#8217;800 da Eliphas Levi , Etteila, Postel e Papus i quali costruirono complicati sistemi di corrispondenze astrologiche, alfabetiche, numeriche e simboliche. Alcuni sostennero che l&#8217;autore del libro era Ermete Trismegisto o il dio egizio Toth, altri che i tarocchi fossero il risultato di una riunione tra saggi provenienti da tutta la terra, accordatisi per affidare alle illustrazioni degli arcani maggiori i segreti del cielo e della terra, della vita e della morte.<\/p>\n<p>In particolare i tarocchi furono accostati a uno dei testi fondamentali della Cabala, il Sepher Yezirath o libro della Formazione, un libo attribuito dai cabalisti allo stesso Abramo, che avrebbe contenuto la scienza necessaria per creare e distruggere il mondo. Le ventidue lettere dell&#8217;alfabeto ebraico, secondo il libro, contengono il potere dei dieci princ\u00ecpi formatori di cui Dio si serv\u00ec per creare l&#8217;universo, e corrispondono ai dodici segni dello zodiaco, alle varie parti del corpo umano e ai principali fenomeni naturali, mentre i quattro semi [denari (terra), coppe (acqua), spade (aria) e bastoni (fuoco)] rimandano ai quattro elementi. Le ventidue lame degli arcani maggiori, pi\u00f9 che uno strumento di divinazione, diventavano cos\u00ec un mezzo per collegare microcosmo e macrocosmo, una chiave per realizzare il dominio dell&#8217;uomo sulle cose visibili e invisibili.<\/p>\n<p>Per ci\u00f2 che riguarda la realt\u00e0 storica, le carte da gioco vennero introdotte in Spagna, provenienti dal mondo islamico e poi nel resto d&#8217;Europa nel 1370 circa.<\/p>\n<p>Il primo mazzo conosciuto di carte, costituito da 56 carte suddivise in 4 semi, 14 per seme, \u00e8 arabo. Le prime tracce dei Tarocchi veri e propri, invece, risalgono alla prima met\u00e0 del XV secolo, nell&#8217;Italia del nord, (inizialmente le carte da gioco erano 52 e le quattro regine vennero aggiunte solo in un secondo momento) e quindi si ritiene che l&#8217;inventore di questo gioco sia stato italiano. Il gioco conobbe diverse varianti e, tra il &#8216;400 e il &#8216;500, si diffuse praticamente presso tutte le corti europee. Venne praticato soprattutto dall&#8217;aristocrazia e fu poco diffuso tra le classi popolari.<\/p>\n<p>Il nome con cui i tarocchi erano originariamente noti era &#8220;Trionfi&#8221;. I cosiddetti Trionfi erano uno dei passatempi preferiti dalle corti rinascimentali italiane: venivano allestiti cortei trionfali con carri addobbati di figure derivate dalla mitologia classica o con astrazioni personificate dei vizi e delle virt\u00f9, simili a quelle che sfilano ancora oggi nelle strade durante il Carnevale. Un elemento ricorrente nei Trionfi rinascimentali \u00e8 che ognuna di queste astrazioni personificate trionfa, sconfiggendola, sulla precedente.<\/p>\n<p>Ritroviamo questa idea nel poema petrarchesco &#8220;i Trionfi&#8221;, nel quale l&#8217;amore trionfa sugli dei e sugli uomini, la castit\u00e0 sull&#8217;amore, la morte sulla castit\u00e0, la fama sulla morte, il tempo sulla fama e l&#8217;eternit\u00e0 sul tempo. Il nome &#8220;Tarocchi&#8221;, di etimologia incerta, sostitu\u00ec il termine &#8220;Trionfi&#8221; a partire dal 1516 e il termine Trionfi venne a designare, anzich\u00e9 l&#8217;intero mazzo di carte, solo i 22 Arcani Maggiori.<\/p>\n<p>Senza dubbio il mazzo dei tarocchi era collegato al calendario annuale: 52 sono le settimane nell&#8217;anno, i quattro semi corrispondono alle 4 stagioni, le 13 carte di ogni seme alle 13 lunazioni dell&#8217;anno, la somma dei punti delle carte fa 364 a cui si devono aggiungere una o due &#8220;matte&#8221;, i giorni &#8220;intercalari&#8221; del calendario antico. Controversa \u00e8 l&#8217;ipotesi che i tarocchi siano stati utilizzati fin dalla loro comparsa a scopo divinatorio e che i 22 arcani maggiori siano stati inseriti nel mazzo di 56 carte con 4 semi con questa finalit\u00e0. Sta di fatto che non esistono prove certe dell&#8217;uso divinatorio dei tarocchi fino al XVIII secolo.<\/p>\n<p>Il primo a interpretare occultisticamente i Tarocchi fu Court De Gebelin nel 1781, ma \u00e8 probabile che le 22 immagini degli arcani maggiori, ideate in un periodo nel quale le &#8220;scienze occulte&#8221; avevano grande successo presso le corti europee, siano effettivamente connesse con un simbolismo esoterico. Tuttavia i testi fondamentali della Cabala ebraica si diffusero dopo il 1486 a opera di Pico della Mirandola e il &#8220;Corpus Ermeticum&#8221;, fatta eccezione per un libro, fu tradotto in latino da Marsilio Ficino e pubblicato dopo il 1471. Non \u00e8 dunque probabile un collegamento tra i 22 arcani e queste opere. \u00c8 invece possibile un rapporto tra i tarocchi e il simbolismo astrologico e alchemico. Questa ipotesi \u00e8 rafforzata da un confronto tra le immagini degli arcani e le raffigurazioni alchemiche dell&#8217;epoca.<\/p>\n<p>Tra l&#8217;ottocento e il novecento c&#8217;\u00e8 stata una vera e propria proliferazione di mazzi di tarocchi che si richiamano a un simbolismo esoterico, creati appositamente per un uso divinatorio. Ricordiamo ad esempio i mazzi di Etteila, di Oswald Wirth e i tarocchi della Golden Dawn.<\/p>\n<p>Ai giochi di tarocchi praticati nel rinascimento poteva partecipare un numero di giocatori variabile da due a sette. Le carte seguivano un ordine antiorario e, se il numero dei giocatori era dispari, il gioco dava a chi aveva in mano il punteggio pi\u00f9 alto la possibilit\u00e0 di decidere con quale compagno allearsi chiamando una carta, come accade nell&#8217;odierno terziglio. Le carte venivano giocate una presa dopo l&#8217;altra e ogni presa consisteva di una carta giocata da ciascun partecipante. Chi faceva l&#8217;ultima presa otteneva un particolare punteggio.<\/p>\n<p>I 22 arcani maggiori funzionavano da briscole (atouts) e spesso l&#8217;arcano del Matto aveva un ruolo del tutto speciale perch\u00e9 compensava la mancanza di una carta necessaria alla formazione di una particolare combinazione, come accade con il jolly nei giochi contemporanei. Il gioco dei Tarocchi segn\u00f2, anzi, l&#8217;invenzione stessa dell&#8217;idea di briscola e un&#8217;altra ipotesi avanzata sull&#8217;uso del termine &#8220;Trionfi&#8221; \u00e8 che la briscola &#8220;trionfa&#8221; su qualsiasi carta normale. In una delle versioni pi\u00f9 antiche del gioco, sette carte, il Matto, il Mago, il Mondo e i quattro Re, fungevano da briscole. Si giocava in due, ma le carte si distribuivano come se si giocasse in tre, cio\u00e8 con il Morto.<\/p>\n<p>L&#8217;arte della divinazione: secondo Graves (&#8220;La dea bianca&#8221;) si pu\u00f2 far risalire alle disfide tra bardi seguaci della luna crescente e bardi seguaci della luna calante. Il tempo delle cose che compaiono e quello delle cose che svaniscono, i due volti della Luna. I due orientamenti dell&#8217;I Ching, il &#8220;mundano&#8221; e il &#8220;premundano&#8221;. Gli esagrammi dei Ching, cosi come le lame dei tarocchi, sarebbero degli archetipi &#8220;iniziatori&#8221;, che iniziano cio\u00e8 chi li consulta al linguaggio dell&#8217;anima, che parla per simboli e ci offrono una visione pi\u00f9 &#8220;sottile&#8221; della realt\u00e0 e dei rapporti tra le cose.<\/p>\n<p>Secondo questa visione del mondo ogni costellazione di eventi che ci riguarda \u00e8 pervasa da una musica segreta, da un ritmo che solo i simboli ci aiutano a cogliere, come se essi fossero lo spartito invisibile di quella musica. Chi comprende le esigenze del tempo in cui vive, colui che i Ching chiamano &#8220;il nobile&#8221;, sa danzare e muoversi secondo il ritmo che quella musica suggerisce, danza con l&#8217;attimo fuggente, e, cosi facendo, armonizza il proprio microcosmo interiore al macrocosmo esterno, segue il sentiero che gli \u00e8 destinato, &#8220;vede&#8221; con il cuore.<\/p>\n<p>Questa capacit\u00e0 di sovrapporre le immagini simboliche al mondo scorgendo in trasparenza significati e metafore che &#8220;rivelano&#8221; \u00e8 naturalmente un&#8217;arma a doppio taglio. Impossibile distinguere la &#8220;visione profetica&#8221; dal volgare abbaglio e dall&#8217;illusione se non si sviluppa la cosiddetta &#8220;intelligenza del cuore&#8221;. Vedere con il cuore, un dono che spesso si acquisisce attraverso il dolore e la sofferenza che si accompagnano ad ogni autentica trasformazione di s\u00e9: scaturiscono dal cuore immagini destinate a divenire la stella polare del nostro cammino, ma \u00e8 importante saperle distinguere da quelle ingannevoli.<\/p>\n<p>A questo proposito Omero parlava di due porte misteriose da cui scaturiscono i sogni e le visioni, collegate ai due solstizi, estivo ed invernale, e alle due &#8220;porte delle anime&#8221; di cui parlano molte tradizioni (si pensi, nella Tradizione induista, al &#8220;sentiero del Nord&#8221; da cui le anime escono per sempre dal ciclo delle rinascite e a quello del Sud, da cui vi rientrano. Oppure, nella Tradizione cristiana, alle due porte davanti alle quali, sulle facciate delle cattedrali gotiche, sono raffigurate la Vergine saggia e quella Folle). Secondo Omero, si diceva, sogni e visioni escono da due porte. Da una, la porta di avorio, escono le illusioni, le visioni mendaci, gli incubi, le rielaborazioni fantasiose di vicende vissute nella realt\u00e0. Dall&#8217;altra, quella di corno, provengono le anticipazioni profetiche, le illuminazioni che ci guidano nella vita, le grandiose visioni che possono ispirare il destino di interi popoli.<\/p>\n<p>Analogamente, quando si attinge al pozzo dell&#8217;anima per interpretare le lame dei Tarocchi si pu\u00f2 cadere vittime delle speranze e dei timori, della brama o della repulsione, o della semplice fantasia, e leggervi vuote proiezioni. Oppure \u00e8 possibile, tramite il simbolismo delle lame, aprire la porta che ci mette in comunicazione con la scintilla di infinito che ci abita, la stessa porta che aprono i grandi poeti per trarne l&#8217;ispirazione che illumina i loro versi. Va da se che questa concezione sottende una visione estetica del conoscere, conoscere attraverso la bellezza, attraverso la &#8220;luminosit\u00e0&#8221;, la ricchezza di significato che una immagine luminosa proietta sul mondo.<\/p>\n<p>I ventidue Tarocchi divengono allora altrettante &#8220;operazioni magiche&#8221;, alchemiche, mentali e psichiche, che agiscono sull&#8217;anima: un arcano \u00e8 ci\u00f2 che bisogna sapere per operare in modo fecondo in un dato campo della vita spirituale, per passare dalla mera nozione alla sapienza, e dalla sapienza alla capacit\u00e0 di vivere gli eventi della vita nel pieno della coscienza, in tutti i loro riflessi pi\u00f9 sottili. \u00c8 all&#8217;interno di questa concezione che ci muoveremo nel raccontare una piccola parte dei significati simbolici suggeriti dalle lame dei tarocchi che prenderemo in esame.<\/p>\n<p>Premettiamo che utilizzeremo, nel trattare le varie lame dei tarocchi, le immagini degli arcani maggiori appartenenti al mazzo cosiddetto &#8220;di Marsiglia&#8221;, uno dei pi\u00f9 antichi e tradizionali [a chi volesse approfondire la storia dei Tarocchi, consigliamo l&#8217;opera di uno dei pi\u00f9 noti filosofi e logici inglesi: M. Dummett, <em>Il mondo e l&#8217;angelo<\/em>, Bibliopolis, Napoli 1993].<\/p>\n<h4>Il Matto<\/h4>\n<p><img decoding=\"async\" src=\"data:image\/svg+xml,%3Csvg%20xmlns='http:\/\/www.w3.org\/2000\/svg'%20viewBox='0%200%20161%20313'%3E%3C\/svg%3E\" class=\"zeen-lazy-load-base zeen-lazy-load alignleft\" data-lazy-src=\"..\/img_art\/il_matto.jpg\" width=\"161\" height=\"313\" \/><noscript><img decoding=\"async\" class=\"alignleft\" src=\"..\/img_art\/il_matto.jpg\" width=\"161\" height=\"313\" \/><\/noscript><\/p>\n<p align=\"justify\">Ogni lama dei Tarocchi \u00e8 un diamante a due facce, pu\u00f2 essere vista dal lato del cammino della coscienza cos\u00ec come una espressione del sonno dell&#8217;anima, e il Matto non fa eccezione. L&#8217;arcano raffigura un uomo in viaggio vestito da giullare, morso alla coscia sinistra da un cane che gli lacera i pantaloni. Ha una bisaccia appesa a un bastone, poggiato sulla spalla, che contiene tutti gli averi di questo Viandante. Con la mano destra regge un altro bastone al quale si appoggia nel suo incedere. La numerazione di questa lama, la numero zero, indica che essa \u00e8 al di fuori dalla numerazione assegnata alle altre ed esprime la sua estraneit\u00e0 a qualsiasi Ordine.<\/p>\n<p align=\"justify\">La carta viene quindi associata alla situazione di chi abbia terminato un ciclo della propria vita senza tuttavia averne iniziato uno nuovo, \u00e8 l&#8217;archetipo del viaggiatore che attraversa una terra di nessuno, egli non si trova pi\u00f9 nella citt\u00e0 (nell&#8217;Ordine cosmico) che lo ospitava in passato, ma non \u00e8 ancora in vista di quella che lo ospiter\u00e0 in futuro. La sua Patria non \u00e8 un luogo abitato sottoposto ad un sovrano e alle sue Leggi, ma un labirinto di strade. Questo viaggiatore che, per definizione, &#8220;non appartiene&#8221;, \u00e8 immagine di Mercurio, il dio delle strade e dei viaggi, il nume tutelare degli Alchimisti.<\/p>\n<p>La ferita che gli viene inferta dal cane che lo morde, non rimarginata e sempre rinnovata, lo spinge a proseguire nel cammino, e si tratta di quella stessa ferita che caratterizza il &#8220;fanciullo&#8221; e la &#8220;fanciulla&#8221; eterni, di quella inquietudine che agita chi deve cercare continuamente. Egli \u00e8 anche l&#8217;eterno <em>Puer <\/em>che cova in chi non riesce a stabilizzarsi sentimentalmente, a riconoscersi in un lavoro o in un ruolo sociale, che non sente mai definitivamente di appartenere a una famiglia, a una Nazione, a un tempo o una civilt\u00e0 definiti e, tuttavia, proprio per ci\u00f2, porta in s\u00e9 il seme del rinnovamento.<\/p>\n<p>Il Matto disfa e ricompone continuamente la trama degli opposti che ci servono per orientarci nell&#8217;universo e riesce a ripristinare l&#8217;oceano primordiale di colori, odori e suoni che assale i neonati alla nascita. Egli sa invertire la trama del Tempo e scorgere in uno stesso fenomeno le due diverse correnti del Divenire: ora il seme del futuro che si dilata per dare forma a nuove entit\u00e0, ora il contrarsi delle forme che muoiono, il passato che svanisce e scompare alla vista, Il Folle si aggira quindi nell&#8217;inestricabile labirinto del Mondo di Mezzo in cui la nostra intelligenza commisura &#8220;dentro&#8221; e &#8220;fuori&#8221; ordinando il mondo in opposti. Se solo potessimo guardare il mondo con gli occhi di un neonato vedremmo un oceano di colori, di odori e di suoni. Prima ancora di discriminare un simile caos e tentare di ordinarlo secondo forme e criteri c&#8217;\u00e8 una fase nella quale molte strade possono essere percorse e deve essere ancora stabilito cosa stia in alto e cosa in basso, cosa sia giusto e cosa sbagliato, in quale direzione occorre guardare per vedere le cose che aumentano e crescono, e in quale altra potremo scorgere le cose che diminuiscono.<\/p>\n<p>Questa fase di caos percettivo e intellettivo ci conduce, come vedremo parlando dell&#8217;arcano del Bagatto, alla necessit\u00e0 di &#8220;bruciare&#8221; e dissolvere le forme pensiero. Una delle fasi fondamentali dell&#8217;Opus Alchemicum \u00e8 nota come &#8220;rincrudimento della materia&#8221;. In questa fase l&#8217;alchimista \u00e8 sotto l&#8217;egida del Matto e deve ricreare consapevolmente il caos primordiale, rinunciare a tutti gli strumenti intellettuali costruiti nel tempo per orientarsi nel mare dell&#8217;accadere, dissolvere ogni forma interpretativa della realt\u00e0, aprirsi totalmente all&#8217;ignoto, guardando il mondo con gli occhi di un fanciullo. Solo in questo modo, dicono gli alchimisti, la materia prima della loro Opera diviene attiva ed efficace, senza &#8220;Opera al Nero&#8221;, senza morire al mondo, senza il &#8220;rincrudimento&#8221;, senza ricreare quel caos primordiale che accompagn\u00f2 i nostri primi passi nel mondo, nessuna Opera \u00e8 possibile.<\/p>\n<p>Il Matto \u00e8 anche il buffone di corte, che controbilanciava il potere assoluto dei re medioevali. Psichicamente rappresenta la via di uscita dall&#8217;Ordine nel quale siamo immersi, la nostra possibilit\u00e0 di gettare uno sguardo critico &#8220;da fuori&#8221; a ogni universo che ci &#8220;chiuda&#8221; quasi completamente nelle sue regole e nei suoi stilemi.<\/p>\n<p>Alla domanda: &#8220;dove si dirige il Matto?&#8221; si pu\u00f2 cercare di rispondere concentrandosi sulle sue gambe. Morso a sinistra da un cane, si aiuta a destra con un bastone. Il morso del cane richiama, come abbiamo detto, la figura del Puer Aeternus, una figura analizzata nei suoi risvolti pi\u00f9 segreti da Hillman: quella inquietudine che ci spinge a cercare in continuazione, quell&#8217;impulso a sottrarci ad ogni Ordine, ad ogni strutturazione definitiva della nostra vita, che \u00e8 sempre legato a una ferita che non si rimargina. \u00c8 la stessa ferita del Re Pescatore custode del castello del Graal, un castello che si trova fuori dal mondo, dalla realt\u00e0 ordinaria, la stessa ferita di Filottete. Ogni figura di <em>puer aeternus <\/em> ha una simile ferita, che \u00e8 la sua ricchezza e la sua maledizione. Ricchezza perch\u00e9 spinge a guardare al mondo sempre con occhi nuovi, con gli occhi di chi ricerca la verit\u00e0, Maledizione perch\u00e9 condanna a non trovare mai requie n\u00e9 riposo in un &#8220;porto sicuro&#8221;.<\/p>\n<p>L&#8217;essenza del Matto si rivela in chiunque si opponga ad un ordine costituito senza aderire necessariamente ad un altro ordine contrapposto. Opera nei buffoni e nei giullari, nei rivoluzionari della prima ora (quelli che poi vengono giustiziati dai loro stessi compagni), si esprime nella ribellione verso ogni norma e autorit\u00e0, nell&#8217;iconoclastia, nell&#8217;impulso a vagabondare senza fissare mai definitivamente la propria &#8220;patria&#8221;, nel motto &#8220;una risata vi seppellir\u00e0&#8221;, nella ribellione del figlio all&#8217;ordine instaurato da suo padre. Il Matto trasforma ci\u00f2 che appare solenne in pomposo, il commovente in sentimentale, il coraggio in presunzione, le lacrime in piagnisteo, l&#8217;amore in futile avventura, svela le maschere dietro le quali ci nascondiamo, ci fa uscire dalle rappresentazioni svelando che si tratta di rappresentazioni, ridicolizza le pretese del nostro Ego. Gilgamesh e Don Chisciotte, Amleto e Faust sono emblemi del Matto.<\/p>\n<p>In amore il Matto non riesce a fissarsi su nessuna donna (o uomo) particolare e continua la sua ricerca dell&#8217;eterno femminino (o mascolino) attraverso ogni successivo incontro. Il Matto \u00e8 anche una figura tragica: chi lo vivesse senza consapevolezza trasformerebbe tutta la ricchezza che l&#8217;archetipo porta con s\u00e9 in desolante povert\u00e0. \u00c8 \u00a0 il caso di Don Giovanni, che alimenta in s\u00e9 il fuoco d&#8217;amore in quanto tale, indipendentemente dal suo oggetto. Non riesce a fissarsi su nessuna donna particolare e cos\u00ec \u00e8 condannato a continuare la sua ricerca dell&#8217;eterno femminino attraverso ogni donna.<\/p>\n<p>La ferita aperta del Matto \u00e8 anche l&#8217;insofferenza e l&#8217;incapacit\u00e0 di adeguarsi a qualsiasi situazione che abbia una forma definita e sia soggetta ad un Ordine. Questo pu\u00f2 anche condurre alla dispersione totale di se stessi, ad una ricerca vana e reiterata priva di oggetto. Il bastone che il Matto tiene nella mano destra e a cui si sorregge \u00e8 l&#8217; <em>Axis mundi<\/em>. Il Matto \u00e8 inizio e fine dell&#8217;Opera, \u00e8 anche il saggio che \u00e8 uscito dagli affanni del mondo ed ha rinunciato a ci\u00f2 che il mondo poteva offrirgli: al potere come soddisfacimento dei desideri e alla via della conoscenza intesa come acquisizione di nuovo potere (la rinuncia dei poteri dello Yogin nello Yogasutra di Patanjali).<\/p>\n<p>Anche questa \u00e8 una uscita dall'&#8221;Ordine Mondano&#8221;, ma dalla parte del Saggio che lo ha trasceso. Cos\u00ec, oltre che <em>puer<\/em>, il Matto \u00e8 anche <em>senex <\/em> perch\u00e9 non \u00e8 pi\u00f9 radicato al mondo e porta con se il piccolo fardello della sua esperienza personale sorreggendosi, per il suo sostentamento, all&#8217; <em>Axis mundi<\/em>, al suo rapporto con il mondo dei simboli. Avendo voltato le spalle all&#8217;intelletto, di tipo scientifico, o legato a tecniche magiche, o a una prassi di potere, egli viaggia per viottoli secondari.<\/p>\n<p>Con la sublime contraddittoriet\u00e0 caratteristica dei simboli, la lama numero zero rappresenta da un lato l&#8217;Adepto alle prime armi e la Materia Prima rozza e ancora non lavorata, dall&#8217;altro la Pietra Filosofale dopo il suo compimento e il Mercurio Filosofico degli alchimisti. In questa ultima veste il Matto incarna la condizione del visionario visitato dagli dei: \u00e8 il sufi o il derviscio resi folli dall&#8217;amore per Dio, \u00e8 l&#8217;iniziato ai Misteri di Dioniso in preda alla man\u00eca, o la Pizia di Apollo in preda al furore profetico.<\/p>\n<p>Terminiamo tornando al tempo e ai bardi della luna crescente che sfidavano quelli della luna calante. Possiamo applicare al tempo altri tipi di categorie. I greci distinguevano quattro tipologie di tempo: <em>kronos, aion, kairos e suncronos<\/em>. Fermiamoci alle prime due. Se il <em>kronos <\/em>\u00e8 il tempo dell&#8217;accadere quotidiano, del &#8220;qui ed ora&#8221;, del prosaico avvicendarsi degli eventi della nostra vita, l&#8217;<em>&#8220;aion&#8221;<\/em> \u00e8 il tempo degli dei, il tempo in cui il divino, il luminoso, l&#8217;eterno fa irruzione nelle nostre vite. Sono pochi i momenti della vita che ognuno di noi pu\u00f2 interamente ascrivere all&#8217;aion, quei pochi istanti eccezionali in cui veniamo messi a confronto con il mito o i miti che governano le nostre vite. (Esempio: vivono nell&#8217; <em>aion <\/em>i personaggi dei miti e anche, in epoca moderna, i personaggi dei fumetti).<\/p>\n<p>In viaggio com&#8217;\u00e8 tra due citt\u00e0, tra due ordini costituiti a nessuno dei quali egli appartiene, il Matto \u00e8 immerso nell&#8217; <em>aion<\/em>, nel tempo folle e sublime degli dei. Un tempo che \u00e8 vicino al sogno e alla visionariet\u00e0. Da quel tempo pu\u00f2 attingere infatti le immagini e le visioni di cui parleremo a proposito del Bagatto e pu\u00f2 avvalersi dell'&#8221;immaginazione attiva&#8221;, tecnica alchemica per eccellenza. Ma per attingere a quel pozzo pieno di tesori ognuno di noi deve, temporaneamente, rinunciare alla sua parte razionale, al suo essere immerso nel tempo ciclico dell&#8217;accadere, in definitiva a tutte le sue sicurezze.<\/p>\n<h4>Il Bagatto<\/h4>\n<p><img decoding=\"async\" src=\"data:image\/svg+xml,%3Csvg%20xmlns='http:\/\/www.w3.org\/2000\/svg'%20viewBox='0%200%20162%20315'%3E%3C\/svg%3E\" class=\"zeen-lazy-load-base zeen-lazy-load alignright\" data-lazy-src=\"..\/img_art\/bagatto.jpg\" width=\"162\" height=\"315\" \/><noscript><img decoding=\"async\" class=\"alignright\" src=\"..\/img_art\/bagatto.jpg\" width=\"162\" height=\"315\" \/><\/noscript><\/p>\n<p>Nei giochi di carte in cui venivano utilizzati i Tarocchi la perdita del Bagatto o di un Re comportava spesso delle penalit\u00e0. Court De Gebelin fa derivare il termine dall&#8217;aramaico Pag: &#8220;capo, maestro, signore&#8221; e da Gad: &#8220;La fortuna&#8221;. La lama raffigura un mago (che stringe una bacchetta magica nella mano sinistra) o un giocoliere, in piedi accanto a un tavolo sul quale sono esposti gli strumenti destinati a servirgli nella sua arte. Riflettiamo sull&#8217;atteggiamento del Bagatto e su alcuni dettagli dell&#8217;immagine. Anzitutto \u00e8 evidente che la figura rappresenta qualcuno che \u00e8 all&#8217;inizio di un&#8217;impresa. L&#8217;aspirante mago &#8211; giocoliere deve impadronirsi dei segreti dell&#8217;arte che gli consentir\u00e0 di manipolare gli oggetti che si trovano sul tavolo, tra i quali una borsa, un coltello, dei dadi, un bicchiere, un bussolotto.<\/p>\n<p>Questa lama \u00e8 quindi l&#8217;archetipo del punto di partenza di ogni nuova fase della vita, che si tratti di nuovi amori, di un nuovo lavoro, o di una trasformazione spirituale che ci indurr\u00e0 a riconsiderare la nostra vita da un differente punto di vista. Questa simbologia \u00e8 rafforzata dal fatto che il Bagatto guarda verso destra, la direzione simbolica da cui sorge il sole dell&#8217;alba di un nuovo giorno. Notevole \u00e8 il fatto che il Bagatto, girando la testa verso destra, <strong>non guarda <\/strong> gli oggetti che manipola con la mano destra.<\/p>\n<p>Portiamo ora l&#8217;attenzione sul fatto che il Bagatto raffigura qualcuno che \u00e8 in procinto di dedicarsi a un lavoro che ha l&#8217;apparenza del gioco; egli \u00e8 un apprendista, \u00e8 vero, ma, qualsiasi sia l&#8217;attivit\u00e0 alla quale si accinge a dedicarsi, \u00e8 anche un giocoliere. La chiave per comprendere questo punto \u00e8 data dal cappello a forma di otto rovesciato, la curva che i matematici chiamano <em>lemniscata <\/em> e che utilizzano per simboleggiare l&#8217;infinito. Sulla testa del Bagatto campeggia quindi l&#8217;infinito. La chiave \u00e8 la stessa che consente all&#8217;arciere Zen di colpire il centro senza osservare il bersaglio, allo yogin in meditazione di conquistare quella visione intuitiva ed immediata dei rapporti tra le cose che chiamiamo &#8220;illuminazione&#8221; e che consente, a chi la consegue, di penetrare senza alcuno sforzo il nucleo della realt\u00e0 delle cose. \u00c8 l&#8217;atteggiamento interiore che l&#8217;alchimista deve conseguire per portare a termine la sua Opera, un atteggiamento privo di brama e simile allo spirito che anima i fanciulli nel gioco, tanto che l&#8217;Opus magnum era anche detto dagli alchimisti: <em>&#8220;Ludus puerorum&#8221;<\/em>. In qualsiasi arte o disciplina \u00e8 fondamentale raggiungere il &#8220;silenzio interno&#8221; per poter attingere a una forza che non \u00e8 solo ed unicamente individuale e che consente a chi vi fa ricorso di portare a termine imprese inimmaginabili. Persino un calciatore che tira in porta &#8220;di prima&#8221; e fa goal, se &#8220;riflettesse consapevolmente&#8221; su ci\u00f2 che fa difficilmente troverebbe la giusta coordinazione per mettere la palla in rete.<\/p>\n<p>Nel campo del pensiero l&#8217;attivit\u00e0 del Bagatto \u00e8 la concentrazione senza sforzo, l&#8217;uso della metafora, dell&#8217;analogia e del mito per scorgere in profondit\u00e0 l&#8217;essenza delle cose, i rapporti tra il nostro microcosmo individuale e il macrocosmo. Al positivo queste capacit\u00e0 conducono alla visione delle corrispondenze e dell&#8217;unit\u00e0 tra gli esseri, all&#8217;intelligenza del cuore. Solo un soffio separa, apparentemente, il mago dal ciarlatano, colui che reca effettivamente il sigillo dell&#8217;infinito sulla testa, che ha aperto il chakra superiore, da colui che millanta credito e spaccia le proprie arbitrarie associazioni mentali per verit\u00e0 assolute.<\/p>\n<p>Non \u00e8 una differenza da poco, \u00e8 la differenza tra i miraggi e la realt\u00e0! Il lavoro necessario per conquistare la capacit\u00e0 di concentrazione, il silenzio interno, la capacit\u00e0 di percezione intuitiva ed immediata delle realt\u00e0 &#8220;sottili&#8221;, il fluire spontaneo, senza sforzo, di analogie e metafore, l&#8217;attivazione dei miti pu\u00f2 essere descritto in molti modi e seguire molte prassi, a seconda della tradizione a cui si fa riferimento. Dovremo comunque sempre chiederci: Quale mito &#8220;costella&#8221; l&#8217;attivit\u00e0 che sto iniziando? In che modo gli archetipi riverberano la loro energia sul sentiero che sto percorrendo ? Chi riuscisse a percepire questa attivit\u00e0 sottile dell&#8217;invisibile nel visibile riuscirebbe anche a scorgere negli &#8220;eventi casuali&#8221; il riflesso della propria attivit\u00e0 interiore. Anche qui, tuttavia, \u00e8 molto facile confondere il sommo saggio, il quale sa scorgere attraverso segni impercettibili le avvisaglie del destino che si prepara, dallo stolto, dal pazzo e dall&#8217;ossessivo-compulsivo, che tendono a leggere ogni evento insignificante come un segno premonitore e, cos\u00ec facendo, danno corpo alle loro nevrosi.<\/p>\n<p>Quale che sia la Via che abbiamo intrapreso, c&#8217;\u00e8 per\u00f2 un aspetto essenziale per il conseguimento del silenzio interno: il dissolvimento delle forme pensiero, dell&#8217;involucro che ci avvolge e che i tibetani ritengono ci attenda nel Bardo, dopo la morte, per banchettare con le nostre energie.<\/p>\n<p>Si tratta di un invisibile scorza che ci costruiamo attorno con le speranze, i timori e le paure, la rabbia e le frustrazioni, le idee fisse e le ossessioni che coltiviamo durante tutta la vita, spesso dettate dalle nostre passioni. I buddisti tibetani credono addirittura che queste forme pensiero, se sufficientemente alimentate durante la nostra vita, possano andarsene indisturbate in giro per il mondo vivendo una propria esistenza, e che continuino a sussistere dopo la nostra scomparsa, come i fantasmi dei racconti dell&#8217;orrore. Dissolverle significa liberarsi da ogni attaccamento al &#8220;risultato&#8221; delle nostre azioni, i taoisti chiamano questo conseguimento il &#8220;Wu Wei&#8221; il &#8220;non fare&#8221;. Agire senza ansia per il &#8220;risultato&#8221; dell&#8217;azione non significa agire in modo sciatto e sconsiderato, ma significa, invece, lasciar agire la scintilla di infinito che si cela in ognuno di noi, agendo senza &#8220;fare&#8221;. La lemniscata che compare sulla testa del Bagatto allude appunto al raggiungimento di questa condizione interiore.<\/p>\n<p>La lama del Bagatto getta nuova luce anche su un passo del vangelo secondo Marco (Mc 10.15) che dice: &#8220;Chi non accoglier\u00e0 il regno di Dio come un fanciullo, certamente non vi entrer\u00e0&#8221;.<\/p>\n<p>Possiamo infine contrapporre alla pratica di alimentare le forme pensiero destinate a divorarci un&#8217;altra pratica, di cui il Bagatto \u00e8 simbolo, si tratta dell&#8217;attivit\u00e0 che nella psicoanalisi junghiana \u00e8 nota col nome di &#8220;immaginazione attiva&#8221;. Una volta che le forme pensiero siano dissolte, che ci sia stata quell&#8217;opera di pulizia interiore paragonabile alla nigredo degli alchimisti, diviene allora possibile utilizzare le facolt\u00e0 creative date in dote all&#8217;uomo per dare forma a creazioni luminose dell&#8217;immaginazione. Questa \u00e8 poi la capacit\u00e0 di cui parla la Genesi quando viene detto che Dio aveva dato ad Adamo nel Paradiso terrestre il potere di &#8220;dare un nome alle cose&#8221;. In particolare gli alchimisti mirano alla creazione di un corpo immortale e incorruttibile nel quale trasferire la loro consapevolezza, che \u00e8 uno degli obiettivi principali della Grande Opera.<\/p>\n<p>Per terminare portiamo l&#8217;attenzione sull&#8217;ultimo dettaglio della lama che abbiamo fin qui trascurato: la bacchetta magica che il Bagatto stringe nella mano sinistra. Si tratta della bacchetta degli auguri, dal potere divinatorio, di quella dei rabdomanti, utilizzata per cercare falde acquifere ma anche tesori nascosti (e persino per cercare cadaveri, ladri e assassini), della bacchetta magica dei maghi e delle fate, quella stessa bacchetta con la quale le sacerdotesse di Demetra invocavano le potenze ctonie della fertilit\u00e0. La bacchetta dei maghi e delle fate, e anche quella della scopa delle streghe, trae il suo potere dal fatto di provenire da un albero sacro, \u00e8 in piccolo una &#8220;incarnazione&#8221; dell&#8217;axis mundi&#8221;, l&#8217;asse invisibile che collega i diversi piani dell&#8217;esistenza. Cosi il Bagatto \u00e8 colui che pu\u00f2 attingere all&#8217;universo dei simboli per applicarli alla realt\u00e0 contingente e trasferirne il potere sulla propria anima e sul mondo. Ogni volta che l&#8217;archetipo del Bagatto ci sfiora, recitiamo una parte diversa nel Teatro dell&#8217;Infinito: ci immedesimiamo in situazioni e modi di essere mai sperimentati prima ed apprendiamo a &#8220;giocare&#8221; in quella particolare condizione e a &#8220;riconoscere&#8221; ed applicare nella realt\u00e0 esterna tutti gli &#8220;incantesimi&#8221; e gli strumenti magici conquistati dalla nostra anima nelle sue precedenti esperienze.<\/p>\n<p><strong>Gli Amanti <\/strong><\/p>\n<p><img decoding=\"async\" src=\"data:image\/svg+xml,%3Csvg%20xmlns='http:\/\/www.w3.org\/2000\/svg'%20viewBox='0%200%20161%20314'%3E%3C\/svg%3E\" class=\"zeen-lazy-load-base zeen-lazy-load alignleft\" data-lazy-src=\"..\/img_art\/amanti.jpg\" width=\"161\" height=\"314\" \/><noscript><img decoding=\"async\" class=\"alignleft\" src=\"..\/img_art\/amanti.jpg\" width=\"161\" height=\"314\" \/><\/noscript><\/p>\n<p>Sono raffigurate in questa lama tre figure sormontate da un Cupido che lancia una freccia. Al centro c&#8217;\u00e8 un uomo, accanto a lui due donne. La donna bruna che si trova alla destra dell&#8217;uomo ha una mano sulla sua spalla, mentre con l&#8217;altra indica la terra, l&#8217;altra, la donna bionda, con un dito indica il cuore dell&#8217;uomo, mentre con l&#8217;altra mano, curiosamente ritorta, si indica il ventre.<\/p>\n<p>La freccia di Eros-Cupido sembra puntare verso la donna bionda mentre lo sguardo dell\u2019uomo sembra rivolto verso quella bruna. Infine, l\u2019uomo indica un punto vicino al proprio ombelico e, dietro Eros che scocca la sua freccia, irradiano i raggi del sole, gialli, rossi e blu.<\/p>\n<p>Spesso la scena illustrata dalla lama \u00e8 stata fraintesa ed \u00e8 stata \u00e8 stata scambiata per l\u2019immagine di un sacerdote che unisce in matrimonio un uomo e una donna&#8230; ma questa interpretazione \u00e8 falsa e non ce ne cureremo. La donna bruna, vestita di rosso (che richiama il giorno) e dalle maniche blu (che evocano la notte), rappresenta le apparenze che ingannano i sensi. \u00c8 la Via facile che deriva dall\u2019incarnare, dare alla luce, i fantasmi della mente attraverso l\u2019azione. La sua mano, poggiata sulla spalla destra dell\u2019uomo, lo vincola infatti al fare, mentre occhi dell\u2019uomo sono fissi sulla donna bruna e sembrano ignorare la presenza della bionda. I colori del vestito della donna bruna indicano che essa \u00e8 visibile e cattura l\u2019attenzione, ma che il modo in cui essa agisce \u00e8 invece occulto alla coscienza, interiore e notturno, invisibile agli occhi. Essa rappresenta infatti le forme &#8211; pensiero generate dalla mente che intercettano la nostra attenzione e volgono le nostre energie verso falsi bersagli, rappresenta la vuota esteriorit\u00e0 che ci fa apprezzare in una donna (o, per le donne, in un uomo) solo qualit\u00e0 esteriori come la bellezza o il censo sociale. Per l\u2019alchimista \u00e8 il corpo mortale e caduco, destinato a perire e a tornare alla terra, che cerca di richiamare su di s\u00e9 tutta l\u2019attenzione e le energie dell\u2019Adepto, come se esso fosse l\u2019unica realt\u00e0 possibile. Con l\u2019altra mano la donna bruna indica la terra, perch\u00e9 chi segue la strada della donna bruna \u00e8 destinato a investire le proprie energie unicamente in ci\u00f2 che \u00e8 visibile e materiale, per poi morire ed essere inghiottito dalla terra e a non risorgere pi\u00f9.<\/p>\n<p>L\u2019altra donna, la bionda, \u00e8 rivelata solo dall\u2019ascolto del cuore e a lei sono destinate le frecce di Eros-Cupido, questa figura femminile rappresenta il corpo immortale, quel corpo di Resurrezione che l\u2019Opera alchemica si propone di risvegliare. Nella donna bionda \u00e8 pronunciato il segreto della lama degli Amanti: la Via segreta del cuore, ma le frecce di Eros provengono dall\u2019alto, da una dimensione verticale che diviene attiva solo per coloro i quali \u201criconoscono\u201d che ci\u00f2 che esiste non si risolve in ci\u00f2 che \u00e8 visibile&#8230; l\u2019essenziale, anzi, \u00e8 invisibile agli occhi. La donna bionda, al contrario della bruna, \u00e8 vestita di blu ed ha l\u2019interno del mantello di color rosso, cio\u00e8 diviene visibile solo a chi ha compiuto un lavoro interiore. Con un dito essa indica il cuore dell\u2019uomo, quel cuore mediante il quale pu\u00f2 essere riconosciuta, con l\u2019altra mano, ritorta, si indica il ventre e questo gesto accenna a un arcano che \u00e8 forse il pi\u00f9 impenetrabile segreto dell\u2019Opera alchemica.<\/p>\n<p>Abbiamo detto che le due donne rappresentano due Vie, la prima, quella bruna, legata alle apparenze, la Via del corpo mortale, che lo conduce alla putrefazione e alla non-rinascita, mentre la donna Bionda \u00e8 il veicolo che pu\u00f2 condurci ad incontrare un altro corpo misteriosissimo, che per tutti noi giace addormentato e si sveglia solo un poco mentre sogniamo, un corpo che l\u2019alchimista deve risvegliare completamente e che gli conferisce l\u2019immortalit\u00e0. Le due donne, si potrebbe dire, sono anche i due mercuri, uno diurno e l\u2019altro notturno, presenti in tante illustrazioni alchemiche, a cominciare da una delle incisioni delle \u201c12 chiavi della filosofia\u201d di Basilio Valentino. Tuttavia solo i raggi del sole di Eros, il sole di mezzanotte, che provengono dall\u2019alto, solo la Grazia pu\u00f2 risvegliare il Corpo di Resurrezione. La torsione del polso della donna bionda veniva chiamata dagli alchimisti francesi \u201ctour de main\u201d, e con un gioco di parole, significa il massimo dell\u2019abilit\u00e0 manuale da parte dell\u2019Artista Alchimista: niente di meno che dirigere le frecce di Eros. Si potrebbe arditamente ipotizzare che l\u2019intento e la volont\u00e0 debbano risalire, contro la loro natura, lungo una direzione che \u00e8 contraria a quella verso la quale li indirizziamo comunemente e che per questo motivo l\u2019Opera alchemica spesso viene definita \u201cOpus contra naturam\u201d.<\/p>\n<p>Come si vede l\u2019interpretazione comune che viene data alla lama degli Amanti: \u201ccompiere una scelta tra due alternative\u201d non \u00e8 falsa, ma appare assai riduttiva. Si tratta, si, di una scelta ma il bivio cui fa riferimento la lama \u00e8 tra i pi\u00f9 impegnativi, si tratta di un bivio tra la vita e la morte, tra la generazione nello Spirito e quella nella Materia, tra l\u2019ingannevole apparenza e l\u2019invisibile essenza delle cose. Quel difficile \u201ctour de main\u201d, quel giro di mano che solo l\u2019abile alchimista sa operare per diventare il Signore delle frecce di Eros, \u00e8 un segreto sul quale \u00e8 chiamato a tacere anche chi dovesse conoscerlo e che sarebbe empio divulgare. Solo la Grazia divina potr\u00e0 rivelarlo a chi ne \u00e8 degno. Nel suo significato \u201cpratico\u201d l\u2019arcano indica una scelta che deve essere compiuta tra una via che ci appare davanti e che sembra invitarci a percorrerla, ma che pu\u00f2 portarci solo vantaggi materiali e nessuna reale evoluzione, e una via pi\u00f9 nascosta che solo il cuore pu\u00f2 individuare, che pu\u00f2 condurci a una reale trasformazione.<\/p>\n<h4>La Morte<\/h4>\n<p><img decoding=\"async\" src=\"data:image\/svg+xml,%3Csvg%20xmlns='http:\/\/www.w3.org\/2000\/svg'%20viewBox='0%200%20161%20313'%3E%3C\/svg%3E\" class=\"zeen-lazy-load-base zeen-lazy-load alignright wp-image-8798 size-full\" data-lazy-src=\"https:\/\/www.esonet.it\/wp-content\/uploads\/2008\/07\/morte.jpg\" alt=\"\" width=\"161\" height=\"313\" \/><noscript><img decoding=\"async\" class=\"alignright wp-image-8798 size-full\" src=\"https:\/\/www.esonet.it\/wp-content\/uploads\/2008\/07\/morte.jpg\" alt=\"\" width=\"161\" height=\"313\" srcset=\"https:\/\/www.esonet.it\/wp-content\/uploads\/2008\/07\/morte.jpg 161w, https:\/\/www.esonet.it\/wp-content\/uploads\/2008\/07\/morte-154x300.jpg 154w\" sizes=\"(max-width: 161px) 100vw, 161px\" \/><\/noscript><\/p>\n<p>In questa lama, la tredicesima, \u00e8 raffigurato uno scheletro, la Morte, che impugna una falce e la sta adoperando. Ai piedi della Morte, emergono dalla terra nera teste mozze, ossa, piedi e mani, oltre che una bassa vegetazione di colore giallo e blu. Si comprende che i resti umani attorno alla morte sono stati \u201cmietuti\u201d dalla sua falce.<\/p>\n<p>La morte cui questa lama allude non \u00e8 solo quella fisica. Nella simbologia dei Tarocchi si intende con \u201cmorte\u201d uno stato che prelude a un cambiamento radicale e che, per attuarsi, richiede un distacco da precedenti legami, una rottura e una\u00a0 macerazione di vincoli che non hanno pi\u00f9 motivo di esistere, che devono essere spezzati perch\u00e9 la trasformazione possa avvenire. La prospettiva di chi vive la simbologia della tredicesima lama \u00e8 quella di chi si trovi davanti a una porta ma, prima di poterla varcare, debba purificarsi e liberarsi da carichi inutili che gli impediscono il passaggio.<\/p>\n<p>In verit\u00e0 ci sono molti tipi di morte: l\u2019oblio, che pu\u00f2 essere morte della volont\u00e0, della psiche o dell\u2019intelletto, la morte del corpo, ma anche il sonno. Ognuna di queste morti pu\u00f2 accompagnarsi a una rigenerazione ed avere dunque un valore positivo: il sonno ci rigenera, come \u00e8 noto, l\u2019oblio, il dimenticare un problema, serve spesso a ri-solverlo e lo stesso termine \u201csoluzione\u201d indica che per trasformare una situazione problematica o venirne a capo occorre abbandonare le forme \u201ccoagulate\u201d e precedentemente utilizzate e ridurre tutto a uno stato liquido e informe da dove emerger\u00e0, appunto, \u201cla soluzione\u201d.<\/p>\n<p>L\u2019oblio ci riavvicina spesso al nostro istinto animale e il sonno profondissimo ci fa regredire allo stato minerale. Quelle teste, ossa, mani e piedi che sono raffigurate nella lama rappresentano i legami che uniscono la Persona ai corpi fisico, astrale ed eterico, sono i legami con le forme-pensiero create dalle nostre menti, gli attaccamenti illusori che legano l\u2019uomo a persone, cose, idee, ruoli e funzioni, al suo stesso ego. Per poter progredire, quei legami devono essere recisi e i resti putrefarsi per fare posto a ci\u00f2 che deve nascere e nutrirlo. La falce della Morte ha quindi il compito di tagliare i legami, liberarci dalle immagini che abbiamo riempito con le nostre energie, dai fantasmi della mente: personalit\u00e0, ruolo sociale, identit\u00e0. Tutte le identificazioni, persino quella con il corpo debbono essere abbandonate dal saggio che cerca se stesso e la verit\u00e0.<\/p>\n<p>La stessa cosa vale per l\u2019alchimista che si accinga all\u2019Opera: egli dovr\u00e0 morire al mondo!&#8230;<\/p>\n<p>Questa verit\u00e0 ci viene rammentata ogni notte dalla rigenerazione che otteniamo attraverso il sonno, che \u00e8 una \u201cpiccola morte\u201d durante la quale usciamo da noi stessi e ci contempliamo \u201cda fuori\u201d. Non \u00e8 affatto detto che questo archetipo del distacco, la Morte, abbia unicamente aspetti negativi e si riferisca solo a legami che si spezzano. Anzi la lama della Morte pu\u00f2 costellare fasi estremamente positive della nostra esistenza: chi si concentra profondamente dimentica il mondo, chi elabora un lutto dimentica il dolore, chi vive una meravigliosa trasformazione dimentica il suo attaccamento al suo stato precedente&#8230; Morire a se stessi \u00e8 una vera arte.<\/p>\n<p>L\u2019oblio, il sonno e la morte vanno infine visti come strumenti che ci conducono, ci \u201ctraghettano\u201dda uno stato di consapevolezza a un altro. Ogni difficolt\u00e0 a vivere questo archetipo \u00e8 segno di un indebito attaccamento alle cose. Cos\u00ec chi \u00e8 insonne ha difficolt\u00e0 a dimenticare il mondo, l\u2019impossibilit\u00e0 di superare un lutto o un abbandono rivela un rapporto di tipo fusionale con la persona assente, una dipendenza nevrotica, chi non riesce a rinnovare la propria vita quando le circostanze lo richiedano tradisce un attaccamento morboso con il proprio ruolo sociale e con la ritualit\u00e0 del \u201cfare\u201d quotidiano, un attaccamento che conduce spesso a identificare il proprio vero essere con le effimere caratteristiche della personalit\u00e0 frontale di cui ci serviamo per interagire, frutto del caso e della necessit\u00e0. Chi non riesce a distaccarsi dalla propria casa, dai propri oggetti o dai vecchi amici quando il tempo lo richiede ha perso ogni contatto con lo Spirito che \u201csoffia dove vuole\u201d. Chi voglia seguire le indicazioni dello Spirito deve essere evangelicamente povero, cio\u00e8 disposto ad abbandonare ogni possesso, anche corpo e consapevolezza.<\/p>\n<p>La morte \u00e8 l\u2019unica possibile porta per nascere, \u00e8 una soglia invisibile tra due stati dell\u2019essere: al di qua ci sono Morte, Sonno e Oblio, dall\u2019altra parte Nascita Risveglio e Ricordo. Poich\u00e9 l\u2019archetipo della Morte \u00e8 connesso col ridurre le cose all\u2019essenziale, con il tagliare i rami secchi e potare l\u2019albero della nostra vita, con l\u2019eliminare ci\u00f2 che \u00e8 superfluo perch\u00e9 non corrisponde pi\u00f9 al momento, al \u201cqui ed ora\u201d, la Morte \u00e8 spesso vista come un fuoco che consuma ci\u00f2 di cui si alimenta, come se la putrefazione del cadavere di un uomo fosse la sua riduzione allo scheletro, alla struttura, che lo sorreggeva da vivo. La Morte ci libera quindi dalle impurit\u00e0 e dai legami inutili della mente della psiche e del corpo, e ci fa varcare la soglia verso stati di consapevolezza pi\u00f9 elevati.<\/p>\n<p>L\u2019alchimia insegna l\u2019arte di utilizzare il fuoco nell\u2019Opera per purificare la Materia Prima e unire fisso e volatile, spiritualizzare il corpo e corporificare lo spirito. Alcuni testi alchemici sembrano suggerire che le \u201cmortificazioni\u201d e la \u201cnigredo\u201d debbano essere subite da una materia esterna all\u2019alchimista, di natura metallica, altri testi invece creano in chi legge la durevole impressione che tali trasformazioni riguardino lo stesso alchimista, la sua anima, il suo corpo e il suo spirito. Credo si debba aderire simultaneamente a entrambe le interpretazioni. \u00c8 inoltre interessante che sia nella tradizione alchemica che nelle grandi tradizioni religiose sia orientali che occidentali (cabala ebraica, cristianesimo, induismo, buddismo, taoismo, sufismo) si alluda a un \u201ccorpo glorioso e immortale\u201d di natura sottile (che nel cristianesimo \u00e8 il corpo che i morti riceveranno nel giorno della loro resurrezione) nel quale sar\u00e0 possibile \u201ctrasferire\u201d la propria consapevolezza. La costruzione (o l\u2019attivazione) di questo corpo di luce \u00e8 l\u2019obiettivo che si pongono molti testi alchemici, sia orientali che occidentali.<\/p>\n<p>L\u2019energia \u201cascetica\u201d di questa lama pu\u00f2 tuttavia essere utilizzata non per trasformare un essere, ma per cristallizzare e rendere eterno il suo stato attuale. \u00c8 il caso dei \u201cvampiri di energia\u201d, di chi sostenti la propria energia vitale sottraendo energia agli altri, di chi alimenti ad arte i fantasmi della sua mente anzich\u00e9 dissolverli; Questo \u00e8 un uso rovesciato e morboso dell\u2019archetipo della morte, praticato largamente dagli avidi, da coloro che sono dominati dall\u2019attaccamento al corpo e alle cose materiali e vorrebbero cristallizzare in eterno lo status quo. Chi intraprende questa via oscura \u00e8 disposto a sacrificare tutto, e a liberarsi da ogni legame superfluo, proprio come accade nelle vie luminose, ma il sacrificio di ogni affetto viene compiuto in nome di voraci forme pensiero che si alimentano della brama e della cupidigia di sopravvivere, di avere pi\u00f9 potere o di conservare quello che gi\u00e0 si possiede. Questa \u201cascesi\u201d \u00e8 una grottesca parodia di quella praticata dai Figli dell\u2019Arte. Ma lasciamo i Vampiri di energia languire nelle loro tenebre eterne. <img decoding=\"async\" src=\"data:image\/svg+xml,%3Csvg%20xmlns='http:\/\/www.w3.org\/2000\/svg'%20viewBox='0%200%2018%2018'%3E%3C\/svg%3E\" class=\"zeen-lazy-load-base zeen-lazy-load alignnone size-full wp-image-4295\" data-lazy-src=\"https:\/\/www.esonet.it\/wp-content\/uploads\/2023\/05\/fine_testo.gif\" alt=\"\" width=\"18\" height=\"18\" \/><noscript><img decoding=\"async\" class=\"alignnone size-full wp-image-4295\" src=\"https:\/\/www.esonet.it\/wp-content\/uploads\/2023\/05\/fine_testo.gif\" alt=\"\" width=\"18\" height=\"18\" \/><\/noscript><\/p>\n<\/div>\n<p style=\"text-align: center;\"><a href=\"#su\"><img decoding=\"async\" src=\"data:image\/svg+xml,%3Csvg%20xmlns='http:\/\/www.w3.org\/2000\/svg'%20viewBox='0%200%2044%2070'%3E%3C\/svg%3E\" class=\"zeen-lazy-load-base zeen-lazy-load alignnone size-full wp-image-8333\" data-lazy-src=\"https:\/\/www.esonet.it\/wp-content\/uploads\/2017\/03\/Uovo_min.jpg\" alt=\"\" width=\"44\" height=\"70\" \/><noscript><img decoding=\"async\" class=\"alignnone size-full wp-image-8333\" src=\"https:\/\/www.esonet.it\/wp-content\/uploads\/2017\/03\/Uovo_min.jpg\" alt=\"\" width=\"44\" height=\"70\" \/><\/noscript><\/a><\/p>\n<\/td>\n<\/tr>\n<\/tbody>\n<\/table>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Dopo una breve introduzione riguardante la storia e le origini mitiche dei Tarocchi, ci soffermeremo brevemente sul significato alchemico di alcune lame degli arcani maggiori: il Bagatto, il Matto, gli Amanti e la Morte. Sul significato simbolico di alcune lame dei tarocchi di Alessandro Orlandi Dopo una breve introduzione riguardante la storia e le origini mitiche dei Tarocchi, ci soffermeremo brevemente sul significato alchemico di alcune lame degli arcani maggiori: il Bagatto, il Matto, gli Amanti e la Morte. 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