{"id":1552,"date":"2008-07-04T13:17:21","date_gmt":"2008-07-04T11:17:21","guid":{"rendered":"http:\/\/www.esonet.it\/?p=1552"},"modified":"2023-11-04T19:34:31","modified_gmt":"2023-11-04T18:34:31","slug":"il-multiverso-psichico-di-william-james","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.esonet.it\/?p=1552","title":{"rendered":"Il &#8221;multiverso&#8221; psichico di William James"},"content":{"rendered":"<p><a href=\"https:\/\/www.esonet.it\/?cat=88\"><img decoding=\"async\" src=\"data:image\/svg+xml,%3Csvg%20xmlns='http:\/\/www.w3.org\/2000\/svg'%20viewBox='0%200%20370%20247'%3E%3C\/svg%3E\" class=\"zeen-lazy-load-base zeen-lazy-load alignright\" title=\"Dialoghi Filosofici\" data-lazy-src=\"images\/topics\/Filosofia.jpg\" alt=\"Dialoghi Filosofici\" align=\"right\" border=\"0\" \/><noscript><img decoding=\"async\" class=\"alignright\" title=\"Dialoghi Filosofici\" src=\"images\/topics\/Filosofia.jpg\" alt=\"Dialoghi Filosofici\" align=\"right\" border=\"0\" \/><\/noscript><\/a>Cercher\u00f2 di mostrare come il concetto di un mondo psichico unitario, totale ed armonico (res cogitans), indipendente dal corpo, sia stato articolato, moltiplicato e frammentato nel pensiero filosofico tra Ottocento e Novecento. Cercher\u00f2 di spiegare come nel pensiero del William James dei Principles of Psychology, oggetto della presente discussione, tale concetto abbia tuttavia conservato una certa forma di unit\u00e0 sotto altri profili.<\/p>\n<table border=\"0\" width=\"100%\">\n<tbody>\n<tr>\n<td scope=\"col\">\n<div align=\"center\">\n<h3 align=\"left\"><a name=\"su\"><\/a>Il &#8220;multiverso&#8221; psichico di William James<\/h3>\n<p align=\"left\">di Riccardo Roni<\/p>\n<\/div>\n<\/td>\n<\/tr>\n<tr>\n<td scope=\"row\">\n<div align=\"justify\">\n<p><em>Sommario<\/em>: <a href=\"#p0\">Premessa<\/a> &#8211; <a href=\"#p1\">1. Stati mentali coscienti: l&#8217;individualit\u00e0 degli atti psichici<\/a> &#8211; <a href=\"#p2\">2. Pensiero e cervello: l&#8217;ipotesi della monade materiale<\/a> &#8211; <a href=\"#p3\">3. Pensieri personali<\/a> &#8211; <a href=\"#p4\">4. La coscienza dell&#8217;io materiale: istinto, corpo, identit\u00e0 personale<\/a> &#8211; <a href=\"#p5\">5. La natura impulsiva della coscienza alla base dell&#8217;azione volontaria<\/a><\/p>\n<h4><a name=\"p0\"><\/a>Premessa<\/h4>\n<table border=\"0\" width=\"100%\">\n<tbody>\n<tr>\n<td scope=\"col\" width=\"36%\">\n<p align=\"justify\"><img decoding=\"async\" src=\"data:image\/svg+xml,%3Csvg%20xmlns='http:\/\/www.w3.org\/2000\/svg'%20viewBox='0%200%20244%20354'%3E%3C\/svg%3E\" class=\"zeen-lazy-load-base zeen-lazy-load\" data-lazy-src=\"..\/img_art\/William_James.jpg\" width=\"244\" height=\"354\" \/><noscript><img decoding=\"async\" src=\"..\/img_art\/William_James.jpg\" width=\"244\" height=\"354\" \/><\/noscript><\/p>\n<\/td>\n<td scope=\"col\" width=\"64%\">\n<p align=\"justify\">Cercher\u00f2 di mostrare come il concetto di un mondo psichico unitario, totale ed armonico (<em>res cogitans<\/em>), indipendente dal corpo, sia stato articolato, moltiplicato e frammentato nel pensiero filosofico tra Ottocento e Novecento. Cercher\u00f2 di spiegare come nel pensiero del William James dei <em>Principles of Psychology<\/em>, oggetto della presente discussione, tale concetto abbia tuttavia conservato una certa forma di unit\u00e0 sotto altri profili.<\/p>\n<p align=\"justify\"><a name=\"1\"><\/a>Si \u00e8 passati dall&#8217;idea di <em>universum <\/em> a quella di <em>multiversum <\/em> o di &#8220;sub-universi di realt\u00e0&#8221; [<a href=\"#_ftn1\">1<\/a>] in campo fisico cos\u00ec come nel campo psichico, con un proliferare eterogeneo di atti mentali (sensazioni, emozioni e pensieri), condizionati dalle molteplici sfere d&#8217;esperienza. Quali sono le implicazioni teoriche di questa svolta? Vi \u00e8, intanto, da un lato, la potenziale perdita di unit\u00e0 del reale, con la connessa potenziale parcellizzazione e incomunicabilit\u00e0 dei saperi e delle sfere d&#8217;esperienza, dall&#8217;altro si cerca di aggirare la difficolt\u00e0 di unire il molteplice in qualche forma di unit\u00e0 o sinossi trasformando la mente in flusso di rappresentazioni, ciascuna dotata di un proprio inequivocabile contorno emotivo.<\/p>\n<\/td>\n<\/tr>\n<\/tbody>\n<\/table>\n<p>Ma vi sono anche altre conseguenze, che toccano persino la dimensione etica: il pensiero cessa di essere un modello trascendentale e l&#8217;esigenza, che parte dagli stoici, di sintonizzarsi (<em>omologhein<\/em>) con la natura razionale del cosmo perde il suo punto d&#8217;appoggio e, con esso, vacilla anche la tradizione del giusnaturalismo.<\/p>\n<h4><a name=\"p1\"><\/a>1. Stati mentali coscienti: l&#8217;individualit\u00e0 degli atti psichici<\/h4>\n<p>Della realt\u00e0, per James, possiamo parlare in quanto ne facciamo esperienza. Essa si suddivide a grappolo in tanti &#8220;sub-universi di realt\u00e0&#8221;, ciascuno incommensurabile rispetto agli altri, dotato di propri criteri di rilevanza e persino di uno specifico regime temporale. Essi sono il frutto della nostra struttura psichica, nonch\u00e9 di fattori culturali e storici. Scienza, follia, sogno, mito, arte o religione costituiscono, appunto, differenti sub-universi di realt\u00e0, dove, ad esempio, la logica del sogno non coincide con quella della veglia, n\u00e9 quella della ragione con quella della fede.<\/p>\n<p>Come non si d\u00e0 in assoluto un solo mondo, cos\u00ec non esiste alcun io monolitico e identico a se stesso. Esso varia incessantemente e incessantemente tende a differenziarsi, pur mantenendo, in genere, una vaga percezione della propria continuit\u00e0 nel tempo. A un mondo suddiviso in tanti &#8220;sub-universi di realt\u00e0&#8221;, corrisponde quindi una pluralit\u00e0 di io, una coscienza multipla. <a name=\"2\"><\/a>Se, per un verso, non esiste un&#8217;identit\u00e0 assoluta e permanente, in quanto essa \u00e8 una finzione analoga a quella del &#8220;fante di Spade&#8221; [<a href=\"#_ftn2\">2<\/a>], mentre l&#8217;io non \u00e8 altro che un nome di posizione, come &#8220;qui&#8221; o &#8220;questo&#8221; [<a href=\"#_ftn3\">3<\/a>], una stessa realt\u00e0 \u00e8 in grado di essere conosciuta da un numero infinito di stati psichici &#8220;coscienti&#8221;, che possono essere fra di loro differentissimi, senza cessare per questo di riferirsi alla realt\u00e0 in questione e soprattutto senza cessare di appartenere ad uno stesso soggetto, che in molti casi sar\u00e0 in dubbio fra versioni immediatamente successive della stessa, ma non le sperimenter\u00e0 insieme a livello di sensazione e le penser\u00e0 in contraddizione.<\/p>\n<p><a name=\"4\"><\/a>Se un&#8217;idea, per es., non sembra trovarsi nella condizione cosciente, o essa non esiste, o vi \u00e8 qualcos&#8217;altro al suo posto, come un processo cerebrale puramente fisico o un&#8217;altra idea cosciente [<a href=\"#_ftn4\">4<\/a>].<\/p>\n<p>Sebbene in noi abiti una massa di molti io, vi sia cio\u00e8 un polipsichismo [<a href=\"#_ftn5\">5<\/a>], James esclude dunque la possibilit\u00e0 di uno statuto inconscio (o, nel caso pi\u00f9 estremo, di una secca rimozione) degli stati mentali in quanto &#8220;nelle azioni abituali le percezioni e le volizioni sono bens\u00ec accompagnate da coscienza, ma sono eseguite in modo molto rapido, e senza che vi si presti alcuna attenzione, cos\u00ec che non ne resta alcuna memoria. [\u2026] <a name=\"6\"><\/a>Poich\u00e9 nell&#8217;uomo gli emisferi cooperano indubbiamente a formare questi atti automatici secondari, non si potr\u00e0 dire n\u00e9 che essi avvengano al di fuori della coscienza, n\u00e9 che la loro coscienza sia una coscienza dei centri inferiori, della quale non sappiamo nulla.&#8221; [<a href=\"#_ftn6\">6<\/a>].<\/p>\n<p>La coscienza non risulta tagliata a pezzi, n\u00e9 nel caso pi\u00f9 estremo ammette una parte incosciente, perch\u00e9 i vari io scorrono lungo il suo flusso, simile al sangue che circola, e le diverse coscienze del soggetto &#8220;si fondono l&#8217;una nell&#8217;altra&#8221;: &#8220;abbiamo cominciato a pensare ad A, e scopriamo ad un tratto che stiamo pensando a C. Ora, B \u00e8 il passaggio naturale e logico fra A e C; per\u00f2 non abbiamo alcuna coscienza di aver pensato a B. [\u2026] B pu\u00f2 essere passato nella nostra mente in modo veramente cosciente, ma essere stato dimenticato subito dopo; oppure pu\u00f2 darsi che anche il tratto cerebrale che gli si riferisce sia stato sufficiente da s\u00e9 solo per accoppiare A e C, senza bisogno di far sorgere l&#8217;idea di B, n\u00e9 in modo cosciente n\u00e9 in modo incosciente. [\u2026] non si pu\u00f2 supporre l&#8217;esistenza di una simile massa di idee incoscienti. Nel cervello, per\u00f2, deve esistere ogni sorta di scorciatoie [\u2026]. Il divenire cosciente [\u2026] si spiega bene come il risultato di una modificazione cerebrale. Questa, come dice Wundt, \u00e8 una &#8216;predisposizione&#8217; a manifestare l&#8217;idea cosciente originaria, predisposizione che altri stimoli ed altri processi cerebrali convertiranno in un risultato effettivo. <a name=\"7\"><\/a>Ma una simile predisposizione non \u00e8 una &#8216;idea incosciente&#8217;; \u00e8 soltanto una disposizione particolare degli elementi nervosi in certe parti del cervello.&#8221; [<a href=\"#_ftn7\">7<\/a>].<\/p>\n<p>Per James, dunque, determinate impressioni sensoriali stimolano direttamente specifici tratti cerebrali, e l&#8217;attivit\u00e0 di questi ultimi corrisponde immediatamente, nel mondo psichico, a percezioni coscienti gi\u00e0 complete. Certi risultati, simili ai risultati del ragionamento, possono pertanto essere prodotti da processi cerebrali rapidissimi, a cui non sembra che aderisca alcun processo di ideazione. Il meccanismo in grazia del quale avviene ci\u00f2, o \u00e8 innato o \u00e8 acquisito per mezzo dell&#8217;abitudine. Ciascuna nostra idea, sostiene James, conserva la propria &#8220;svariata identit\u00e0 sostanziale&#8221;, (l&#8217;eterogeneit\u00e0 nel tempo non \u00e8 molteplicit\u00e0 nell&#8217;<em>hic et nunc<\/em>) come altrettanti stati mentali successivi e risulta impossibile che uno stesso stato mentale possa essere due cose ad un tempo (pertanto sembrerebbe inopportuno parlare di &#8220;io diviso&#8221;).<\/p>\n<h4><a name=\"p2\"><\/a>2. Pensiero e cervello: l&#8217;ipotesi della monade materiale<\/h4>\n<p>Nel paradigma jamesiano, la coscienza, come dimensione integrale, non costante di parti, &#8220;corrisponde&#8221; all&#8217;intera attivit\u00e0 del cervello, qualunque ne siano in un determinato momento le modalit\u00e0. Il pensiero esprime solamente il fenomeno, la mera &#8220;concezione&#8221; di un oggetto, di cui si pu\u00f2 trattare, come fatto <em>minimum<\/em>, dal lato del mentale, bench\u00e9 James sia ben consapevole delle molte difficolt\u00e0 a cui va incontro questa prospettiva. <a name=\"8\"><\/a>Sul versante opposto, l&#8217;intero processo cerebrale non \u00e8 inteso come semplice fatto fisico ma \u00e8 &#8220;ci\u00f2 che una mente esterna vede di una moltitudine di fatti fisici&#8221;, in quanto &#8221; &#8216;l&#8217;intero cervello&#8217; non \u00e8 altro che il nome che noi diamo al modo in cui milioni di elementi disposti in certi modi particolari possono colpire i nostri sensi.&#8221; [<a href=\"#_ftn8\">8<\/a>].<\/p>\n<p><a id=\"9\" name=\"9\"><\/a>Bench\u00e9 le molteplici relazioni tra una mente e il suo cervello siano di &#8220;un&#8217;unica specie, misteriosissima&#8221; [<a href=\"#_ftn9\">9<\/a>], James richiama efficacemente una certa teoria del polizoismo o del monadismo multiplo secondo cui ogni cellula cerebrale possiederebbe la propria coscienza individuale, della quale ogni altra cellula nulla sa, perch\u00e9 ciascuna cellula individuale \u00e8 &#8220;ejettiva&#8221; rispetto a tutte le altre. Al contempo, fra le cellule, ne esisterebbe una centrale o &#8220;pontificale&#8221; a cui aderirebbe la nostra coscienza. Questa sorta di archi-cellula, influenzata fisicamente da tutte le altre che arriverebbero quasi a &#8220;combinarsi&#8221;, con essa, &#8220;\u00e8 uno di quei mezzi esterni, senza dei quali vediamo che non si pu\u00f2 avere alcuna fusione, n\u00e9 alcuna integrazione fra un certo numero di cose.&#8221; [<a href=\"#_ftn10\">10<\/a>].<\/p>\n<p><a name=\"11\"><\/a>I correlativi coscienti di queste operazioni fisiche formano una serie di pensieri e di sensazioni, in quanto &#8220;la conoscenza \u00e8 costituita inoltre da una costruzione nuova, che si produce esclusivamente nella mente&#8221; [<a href=\"#_ftn11\">11<\/a>], &#8220;ognuno dei quali&#8221;, conclude James, &#8220;\u00e8, nella sua sostanza, una cosa psichica non composta e integrale [\u2026], [che pu\u00f2] essere <em>cosciente di <\/em> cose numerosissime e di una complessit\u00e0 che \u00e8 in proporzione al numero delle cellule che hanno contribuito a modificare la cellula centrale.&#8221; [<a href=\"#_ftn12\">12<\/a>].<\/p>\n<p><a name=\"13\"><\/a>A questo punto James passa ad occuparsi delle relazioni &#8220;conoscitive ed emozionali&#8221; che la mente intrattiene con gli oggetti, tra cui spicca il corpo, perch\u00e9 &#8220;le cose operano soltanto sul corpo, e, per mezzo di questo, sul cervello relativo&#8221; [<a href=\"#_ftn13\">13<\/a>]. James ammette che la cosa considerata nella sua esistenza effettiva deve sia dare un qualche segnale al cervello che stimolare una &#8220;costruzione nuova che si produce esclusivamente nella mente&#8221;, momento in cui il mentale non sembra assumere un ruolo di mera passivit\u00e0, ma \u00e8 in grado di &#8220;reduplicare&#8221; attivamente l&#8217;oggetto per mezzo di una costruzione interna. Lo stesso potrebbe essere ipotizzato per la difficile relazione della mente con le funzioni cerebrali.<\/p>\n<p>Se da un lato, per mezzo della sensazione, \u00e8 possibile conoscere le cose, \u00e8 soltanto grazie al pensiero che possiamo arrivare a saperle. In questo senso le sensazioni (emozioni e impressioni) sono il germe e la radice della cognizione, i pensieri (concezioni e giudizi) ne sono l&#8217;albero pi\u00f9 sviluppato. <a name=\"14\"><\/a>Entro questa cornice James si richiama, pi\u00f9 specificamente, alla distinzione operata da Franz Brentano [<a href=\"#_ftn14\">14<\/a>] tra &#8220;concezione&#8221; (mero pensiero dell&#8217;oggetto) e &#8220;giudizio&#8221; (affermazione della realt\u00e0 dell&#8217;oggetto). Stando a questa distinzione, pensare una cosa come reale \u00e8 diverso dal semplice concepire la cosa, e la differenza per James consiste in una sensazione che ci induce a dare il nostro consenso all&#8217;affermazione di realt\u00e0: quando diciamo che una cosa \u00e8 reale, lo facciamo perch\u00e9 crediamo o confidiamo in essa. Sin dalle prime battute, il problema della &#8220;percezione della realt\u00e0&#8221; viene cos\u00ec declinato nei termini di una riflessione sulla &#8220;credenza&#8221;, detta anche &#8220;senso di realt\u00e0&#8221;. In quanto modalit\u00e0 di relazione con l&#8217;oggetto, la credenza rappresenta uno stato di coscienza <em>sui generis <\/em>[<a href=\"#_ftn15\">15<\/a>].<\/p>\n<h4><a name=\"p3\"><\/a>3. Pensieri personali<\/h4>\n<p><a name=\"16\"><\/a>Procedendo lungo questo vettore di analisi e mantenendosi entro il dominio del mentale, James si concentra sulla funzione del pensiero come fenomeno di &#8220;attenzione discriminativa, spinta spesso ad un grado eccezionale&#8221; [<a href=\"#_ftn16\">16<\/a>], che esiste e agisce e che &#8220;tende ad assumere una forma personale&#8221;:<\/p>\n<p>&#8220;I soli stati di coscienza con cui abbiamo a che fare naturalmente, sono quelli che troviamo nelle coscienze personali, nelle menti, nelle personalit\u00e0, negli <em>io <\/em> e nei <em>voi <\/em> concreti particolari.&#8221; [<a href=\"#_ftn17\">17<\/a>].<\/p>\n<p><a name=\"18\"><\/a>Rovesciando cos\u00ec il motto nietzscheano <em>&#8220;Es denkt&#8221;<\/em> (esso pensa), James non reputa opportuno intendere il predicato &#8220;pensa&#8221; allo stesso modo di dire &#8220;piove&#8221; o &#8220;tira vento&#8221;, in quanto &#8220;il fatto cosciente universale non \u00e8 &#8216;esistono sensazioni e pensieri&#8217;, ma &#8216;io penso&#8217; ed &#8216;io sento&#8217;. Nessuna psicologia, ad ogni modo, pu\u00f2 mettere in dubbio l&#8217;<em>esistenza <\/em> di tanti io personali.&#8221; [<a href=\"#_ftn18\">18<\/a>].<\/p>\n<p>\u00c8 ben evidente come venga in questo caso messa in opera una strategia di salvataggio degli io personali dal potenziale caos prodotto dalla pluralit\u00e0 irrelata dei vari sub-universi o delle stesse unit\u00e0 personali, che culminer\u00e0 mediante il loro inserimento entro un flusso che li trascina e li fonde sospingendoli verso il futuro. Poich\u00e9 ciascuno di noi costituisce un mondo di mondi selezionati, la sensatezza dell&#8217;esperienza pu\u00f2, dunque, manifestarsi in James solo come flusso di coscienza che offre, contemporaneamente e serialmente, materiale diverso alla riflessione, trasformando la mente in teatro di possibilit\u00e0 successive. Il corso del pensiero, infatti, contiene tutti i segni di personalit\u00e0 e tende continuamente ad apparire come parte di tanti io personali.<\/p>\n<p>Possedere personalit\u00e0, nel senso di James, dovrebbe significare dunque avere la capacit\u00e0 di affermare le molteplici individualit\u00e0 dei propri atti psichici, mediante il riconoscimento attivo dei differenti aspetti che possono essere assunti dalle cose stesse di cui facciamo esperienza, e di come tali aspetti si vedano, si testino, si fiutino differentemente, in tempi diversi e in differenti circostanze. <a name=\"19\"><\/a>Ma la storia della psicologia individuale pare mostrare l&#8217;esatto contrario, in quanto &#8220;la storia di ci\u00f2 che si chiama &#8216;Sensazione&#8217; \u00e8 una dimostrazione della nostra incapacit\u00e0 ad affermare se due qualit\u00e0 sensibili percepite isolatamente siano esattamente uguali.&#8221; [<a href=\"#_ftn19\">19<\/a>]. Ogni pensiero che ciascuno di noi ha circa un dato fatto \u00e8 dunque unico, ed ha soltanto una generica rassomiglianza con gli altri pensieri, che si possono avere circa lo stesso fatto. Colui che possiede una personalit\u00e0 ben strutturata pensa infatti sempre in modo nuovo l&#8217;eterno ripresentarsi degli stessi oggetti, dei medesimi fatti, ri-vedendo le cose sotto qualche angolatura differente, in quanto \u00e8 capace, dunque, di vedere la realt\u00e0 da una pluralit\u00e0 di prospettive.<\/p>\n<p>Per un processo di rotazione all&#8217;interno, l&#8217;attivit\u00e0 del mentale modifica inoltre la stessa materia cerebrale, i cui stati rappresentano circolarmente un vero e proprio <em>&#8220;memorandum&#8221;<\/em> in cui \u00e8 possibile rintracciare la storia di tutto il passato di chi ne \u00e8 il possessore. In questo contesto, centrale \u00e8 il ruolo assunto dalla memoria per garantire &#8220;continuit\u00e0&#8221; (assenza di lacune, screpolature o divisioni) al pensiero-sentimento (<em>thought<\/em>, <em>feeling <\/em> slittano continuamente) di una coscienza personale unica:<\/p>\n<p><a name=\"20\"><\/a>&#8220;Il ricordo \u00e8 simile alla sensibilit\u00e0 diretta; il suo oggetto \u00e8 soffuso di un calore e di un senso di intima unione, che nessun oggetto della pura concezione raggiunse mai. [\u2026] &#8216;Come \u00e8 mio questo pensiero presente, cos\u00ec sicuramente \u00e8 mia qualunque cosa mi sovvenga colla medesima intimit\u00e0, col medesimo calore&#8217;.&#8221; [<a href=\"#_ftn20\">20<\/a>].<\/p>\n<p>I molteplici contenuti di coscienza disposizionali che abitano in noi, allo stesso modo dei differenti sub-universi di realt\u00e0 che frequentiamo, ci appartengono solo in quanto appaiono contraddistinti da un semplice &#8220;marchio&#8221;. Li riconosciamo come nostri semplicemente se conservano il &#8220;calore&#8221; che vi abbiamo lasciato in precedenza. Tale teoria viene incisivamente espressa da James mediante l&#8217;accorpamento di due immagini. La prima, molto &#8220;americana&#8221;, dipinge una scena all&#8217;aria aperta; la seconda rinvia invece al raccoglimento di una pratica religiosa: &#8220;Dal gregge lasciato libero durante l&#8217;inverno in qualche larga prateria, quando viene primavera il proprietario sceglie ed assortisce quegli animali in cui trova impresso il proprio marchio. Il marchio del gregge \u00e8, per le diverse parti del pensiero, quel certo calore animale cui abbiamo accennato. Questo calore le pervade tutte, come il filo corre attraverso il rosario, e ne fa un tutto, che trattiamo come un&#8217;unit\u00e0, per quanto queste parti possano differire grandemente tra loro. <a name=\"21\"><\/a>Si aggiunge a questo carattere l&#8217;altro, che i diversi <em>Io <\/em> ci appaiono come se fossero stati per lunghi tratti di tempo continui fra loro, e i pi\u00f9 recenti di essi continui col nostro <em>Io <\/em> del momento presente.&#8221; [<a href=\"#_ftn21\">21<\/a>].<\/p>\n<p>Pertanto nel pensiero, strettamente inteso, uno stato mentale \u00e8 impossibile che possa scomparire improvvisamente, e le modificazioni sono sempre accompagnate dalla coscienza continua del <em>donde <\/em> e del <em>verso dove<\/em>, che accompagna sempre il fluire di esso.<\/p>\n<h4><a name=\"p4\"><\/a>4. La coscienza dell&#8217;io materiale: istinto, corpo, identit\u00e0 personale<\/h4>\n<p>Esistono differenti gradi di attrazione nei confronti di tutto ci\u00f2 che ciascuno chiama &#8221; io&#8221; o definisce &#8221; mio&#8221;. Come \u00e8 ben noto, la distinzione jamesiana tra soggetto e oggetto non \u00e8 in termini di dualismo sostanziale, che implicherebbe un ricorso a posizioni metafisiche che il filosofo intende evitare, ma \u00e8 invece posta a livello di variazioni di sensazioni.<\/p>\n<p>Allo stesso modo che nel rapporto col proprio corpo, la dicotomia tra me e mondo, infatti, non riguarda l&#8217;appartenenza a un diverso statuto ontologico, ma concerne piuttosto i diversi gradi di pertinenza e armonia che certe sensazioni della corrente del pensiero sono in grado di produrre. <a name=\"22\"><\/a>Anzich\u00e9 optare per un rigido dualismo, James preferisce pensare tutte le parti della realt\u00e0 (interna ed esterna al soggetto) come interconnesse (<em>interlocked<\/em>) in rapporti di azione e reazione in modo da costituire un unico corpo dinamico (<em>a single dynamic whole<\/em>) [<a href=\"#_ftn22\">22<\/a>]. \u00c8 ben evidente che a questo livello non \u00e8 facile tracciare un confine tra ci\u00f2 che una persona chiama <em>me stesso <\/em> e ci\u00f2 che chiama semplicemente <em>mio <\/em>. Ciascuno di noi, nel bene o nel male, percepisce il proprio corpo come la parte pi\u00f9 interna del proprio io materiale: &#8220;E i nostri corpi&#8221;, si domanda James, &#8220;sono essi semplicemente nostri o sono <em>noi <\/em>stessi?&#8221;. &#8220;Certe persone a un dato momento&#8221;, prosegue, &#8220;si sono mostrate disposte ad isolarsi dal loro corpo, che consideravano come una semplice guaina, o come una prigione da cui pensavano con gioia di poter sfuggire un giorno o l&#8217;altro.&#8221; [<a href=\"#_ftn23\">23<\/a>].<\/p>\n<p>Il corpo, assieme ad altre cose, nell&#8217;immagine di James, \u00e8 oggetto di una preferenza &#8220;istintiva&#8221;, che si connette agli interessi pratici pi\u00f9 importanti della nostra vita:<\/p>\n<p><a name=\"24\"><\/a>&#8220;Non \u00e8 la mia anima&#8221;, tuona James, &#8220;non il mio Io trascendentale o &#8216;pensante&#8217;, non \u00e8 il pronome personale &#8216;Io&#8217;; n\u00e9 la mia subiettivit\u00e0 come tale, ci\u00f2 che io amo; bens\u00ec le mie facolt\u00e0 pi\u00f9 fenomeniche e pi\u00f9 caduche, le mie affezioni e le mie antipatie, i miei desiderii, le mie sensibilit\u00e0 [\u2026]. [<a href=\"#_ftn24\">24<\/a>].<\/p>\n<p>L&#8217;essenza vera ed il nucleo del nostro io corporeo, nel modo in cui a noi \u00e8 possibile conoscerlo, \u00e8 dunque quel senso di attivit\u00e0 interna (agentivit\u00e0) che posseggono certi nostri stati interni, che \u00e8 oggetto di una preferenza istintiva. <a name=\"25\"><\/a>L&#8217;istinto, secondo James, \u00e8 quella facolt\u00e0 di agire in modo da produrre certi effetti finali, che si fenomenizzano nel mentale come &#8220;coscienza continua del verso dove&#8221; il pensiero fluisce, senza tuttavia averli previsti e senza previa educazione ad agire in quel modo [<a href=\"#_ftn25\">25<\/a>].<\/p>\n<p>Dunque quali rapporti intercorrono tra istinto, corpo e coscienza ?<\/p>\n<p>Secondo il filosofo, nel caso in cui la nostra coscienza non fosse interamente orientata alla conoscenza, se non nutrisse, dunque, delle preferenze per alcuni degli oggetti che successivamente ne occupano il campo, essa non potrebbe mantenersi a lungo esistente.<\/p>\n<p><a name=\"26\"><\/a>Ogni mente umana, sostiene James, &#8220;per una necessit\u00e0 fatale&#8221;, &#8220;\u00e8 subordinata alla integrit\u00e0 del corpo a cui appartiene, al trattamento che questo corpo riceve dagli altri, a quelle disposizioni spirituali che si servono di esso come di un loro strumento e che lo conducono, sia alla longevit\u00e0, sia alla distruzione.&#8221; [<a href=\"#_ftn26\">26<\/a>].<\/p>\n<p>In ordine di priorit\u00e0, il corpo proprio anzitutto, poi le proprie disposizioni spirituali, devono secondo James essere gli oggetti pi\u00f9 interessanti di ogni mente umana, la quale, per esistere, deve possedere un certo <em>minimum <\/em> di egoismo in forma di istinto di autoconservazione [<a href=\"#_ftn27\">27<\/a>]. L&#8217;istinto di autoconservazione \u00e8 dunque la base di tutti gli atti coscienti ulteriori, che possono comprendere sia la negazione di s\u00e9, sia l&#8217;egoismo pi\u00f9 articolato.<\/p>\n<p><a name=\"28\"><\/a>Grazie all&#8217;evoluzione, ciascuna mente individuale \u00e8 predisposta a sviluppare un interessamento molto forte per il corpo cui \u00e8 connessa, attaccamento ben distinto da quello provato per il puro io come tale. Dunque il corpo proprio, congiuntamente a tutto ci\u00f2 che serve ai suoi bisogni, sono per James l&#8217;oggetto primitivo, &#8220;istintivamente determinato&#8221;, delle forme di attaccamento &#8220;emozionali&#8221; di ciascun individuo [<a href=\"#_ftn28\">28<\/a>]. Questo segnala la specie di interesse che la parola &#8220;mio&#8221; significa. Tuttavia, attraverso la pratica, non inconcepibile, dei propri istinti &#8220;simpatici&#8221; ciascuno pu\u00f2, &#8220;in modo tanto primitivo&#8221;, riversare cure al corpo dell&#8217;altro da s\u00e9 pari a quelle dimostrate nei confronti del proprio.<\/p>\n<p><a name=\"29\"><\/a>Il richiamo alla funzione relazionale del corpo, permette a James di compiere il passaggio fondamentale verso il concetto dell&#8217;identit\u00e0 personale (<em>the sense of personal identity<\/em>). Se il proprio io presente \u00e8 sentito con calore e intimit\u00e0 (<em>warmth and intimacy<\/em>) \u00e8 soprattutto grazie al <em>medium <\/em> della &#8220;tiepida massa del mio corpo&#8221; [<a href=\"#_ftn29\">29<\/a>], oltre che di quel &#8220;nucleo dell&#8217;Io spirituale&#8221; che garantisce il senso di rassomiglianza e continuit\u00e0 all&#8217;interno della dimensione temporale per cui &#8221; il me di ieri \u00e8, in un certo qual senso particolarmente sottile, la stessa cosa che l&#8217;io che ora fa quel giudizio&#8221; [<a href=\"#_ftn30\">30<\/a>].<\/p>\n<p>L&#8217;identit\u00e0 personale, secondo il filosofo, \u00e8 costituita da una modalit\u00e0 di somiglianza fra le parti di una serie continua di sensazioni, soprattutto corporali, sperimentate assieme a cose diverse. <a name=\"31\"><\/a>Il vero nucleo della nostra identit\u00e0, colta dal Pensiero nel momento presente, il quale, &#8220;veicolo di scelta, nonch\u00e9 di cognizione&#8221; [<a href=\"#_ftn31\">31<\/a>],appena viene ad esistere come coscienza di s\u00e9, trova, scopre, che i fatti passati sono propri, \u00e8 primariamente il corpo, rappresentato dal Pensiero assieme a quei movimenti accomodativi centrali che accompagnano il processo mentale a livello cerebrale. Attorno al corpo e ai movimenti cerebrali, in quanto &#8220;parti calde&#8221;, si avvolgono le parti rappresentate dell&#8217;io, alle quali il Pensiero agente si aggancia, &#8220;piantato saldamente nel presente&#8221; [<a href=\"#_ftn32\">32<\/a>].<\/p>\n<p><a name=\"33\"><\/a>Il Pensiero colto in atto, pastore del gregge degli svariati oggetti coscientemente collegati, \u00e8 presente sotto forma di qualcosa che non fa parte degli oggetti della collezione, sebbene risulti &#8220;superiore a tutti questi&#8221; e, ammette James, bench\u00e9 &#8220;possa darsi che vi sia qualche Pensatore non- fenomenico oltre a questo Pensiero&#8221; [<a href=\"#_ftn33\">33<\/a>], questa sorta di apertura in direzione spiritualistica \u00e8 tuttavia il fatto ultimo che il filosofo si trova costretto ad affermare. Quindi continuit\u00e0 e somiglianza sono le basi di un&#8217;identit\u00e0 parziale e relativa, esposta alla precariet\u00e0. Tanto \u00e8 vero che &#8220;laddove la rassomiglianza o la continuit\u00e0 (<em>resemblance and continuit\u00e0<\/em>) non sono pi\u00f9 sentite, il senso dell&#8217;identit\u00e0 personale svanisce a sua volta&#8221; [<a href=\"#_ftn34\">34<\/a>].<\/p>\n<p>Il senso dell&#8217;identit\u00e0 personale non \u00e8 dunque questa &#8220;mera forma sintetica essenziale a tutto il pensiero&#8221; (<em>mere synthetic form<\/em>), ma \u00e8 il senso di una identit\u00e0 percepita dal pensiero e predicata di cose pensate (intorno a cui il pensiero verte): un s\u00e9 presente e un s\u00e9 passato, la cui identit\u00e0 personale potrebbe anche essere illusoria (nessun s\u00e9 di ieri o identit\u00e0 predicata su basi insufficienti), non reale come fatto, (e tuttavia sussistere come sentimento cosciente). In questo caso James prende le distanze dal trascendentalismo kantiano, a cui il rimando alla funzione sintetica potrebbe far pensare, e chiarisce che parlare dell&#8217;attivit\u00e0 sintetica come essenziale al pensiero non significa che il senso dell&#8217;identit\u00e0 personale si identifichi con essa. Bisogna infatti considerare la temporalit\u00e0 a essa implicita, il fatto che l&#8217;identit\u00e0 personale \u00e8 legata al s\u00e9 presente e al s\u00e9 passato. Contro la tesi dell&#8217;empirismo associazionista secondo la quale il s\u00e9 \u00e8 un aggregato di parti separate, per il senso comune l&#8217;unit\u00e0 di tutti i s\u00e9 non \u00e8 una mera apparenza ma implica una effettiva appartenenza a un proprietario, un reale centro di coesione (<em>accretion<\/em>), che \u00e8 la coscienza personale, il pensiero giudicante, che James chiama per un po&#8217; con la P maiuscola. <a name=\"35\"><\/a>Il Pensiero (<em>Thought<\/em>) \u00e8 l&#8217;agente che <em>collects<\/em>, <em>binds <\/em> i fatti del passato individuale come propri [<a href=\"#_ftn35\">35<\/a>].<\/p>\n<p>James ricorre al termine <em>accretion<\/em>, che significa coesione nel senso di aggregazione di parti che crescono l&#8217;una sull&#8217;altra, accumulo di esperienze sentite come proprie e calde, che restano attaccate al s\u00e9 e di conseguenza tra loro, come eredit\u00e0 dei s\u00e9 passati collegati al s\u00e9 attuale. <a name=\"36\"><\/a>Significativamente, James si richiama al Kant della prima <em>Critica <\/em> [<a href=\"#_ftn36\">36<\/a>] in cui si afferma: &#8220;\u00e8 come se delle palle elastiche venissero ad avere non soltanto il movimento, ma la coscienza (<em>consciousness<\/em>) di questo movimento, e una prima palla trasmettesse a quella che viene dopo, tanto il movimento, quanto la coscienza di esso, questa seconda assumesse nella propria coscienza e l&#8217;uno e l&#8217;altra, e li trasmettesse ad una terza, e finalmente l&#8217;ultima tenesse tutto quanto le palle hanno ricevuto, e se lo rappresentasse come cosa sua propria.&#8221; [<a href=\"#_ftn37\">37<\/a>].<\/p>\n<p>\u00c8 questo il trucco (<em>trick<\/em>) del pensiero nascente che sta a fondamento (<em>foundation<\/em>) dell&#8217;appropriazione dei pi\u00f9 remoti costituenti del s\u00e9.<\/p>\n<p>Impossibile scoprire altri tratti verificabili nell&#8217;identit\u00e0 personale, che questo schema non contenga, impensabile, dunque, per James immaginare come un <em>Arch-ego <\/em> trascendente non fenomenale potrebbe fare tutto questo, diventando il rappresentante dell&#8217;intera corrente passata.<\/p>\n<p><a name=\"38\"><\/a>Il solo punto oscuro resta comunque l&#8217;atto di appropriazione. L&#8217;agente dell&#8217;appropriazione (il testo originale passa da <em>belong <\/em> a <em>own <\/em> a <em>appropriate<\/em>) &#8220;\u00e8 il fuoco effettivo di concentrazione (<em>accretion<\/em>), il gancio (<em>hook<\/em>) da cui penzola la catena degli Io passati, piantato saldamente nel Presente&#8221; [<a href=\"#_ftn38\">38<\/a>]: \u00e8 il momento presente della coscienza.<\/p>\n<p>La metafora del gancio \u00e8 usata ancor oggi dai teorici della memoria a proposito dell&#8217;indizio per il recupero, ovvero di quel suggerimento presente nel momento di coscienza attuale che &#8220;pesca&#8221; nel mare dei ricordi quello che si intendeva ritrovare, o qualcosa di associato, se l&#8217;accesso all&#8217;informazione desiderata non si realizza, e che entra a far parte del ricordo che viene costruito a partire dal presente mediante le risorse cognitive attuali.<\/p>\n<h4><a name=\"p5\"><\/a>5. La natura impulsiva della coscienza alla base dell&#8217;azione volontaria<\/h4>\n<p>Se l&#8217;istinto ci predispone automaticamente ad agire in modo da produrre determinati fini, la volont\u00e0 rappresenta invece l&#8217;opinione che quel fine sia effettivamente in nostro<a name=\"39\"><\/a> potere. Tuttavia fra istinto e coscienza non esistono fratture ontologiche in quanto &#8220;il punto di partenza per comprendere l&#8217;azione volontaria [\u2026] \u00e8 il fatto che la coscienza nel fondo della sua natura \u00e8 impulsiva.&#8221; [<a href=\"#_ftn39\">39<\/a>]. Lo stesso meccanismo di produzione dei movimenti del corpo \u00e8 l&#8217;effetto esterno diretto dal nostro volere risultante da due forze nervose opposte e, a livello mentale, effetto di un conflitto fra idee, &#8220;fra loro connesse da rapporti antagonistici o favorevoli&#8221; [<a href=\"#_ftn40\">40<\/a>]. Mentre i movimenti istintivi sono tutti primari, in quanto i centri nervosi sono organizzati in modo tale, che certi stimoli fanno scattare certi comportamenti, i movimenti volontari sono funzioni non primitive, secondarie, del nostro organismo [<a href=\"#_ftn41\">41<\/a>]. Da questo assunto deriva la priorit\u00e0 temporale che James attribuisce alle azioni non volontarie rispetto a quelle propriamente volontarie in quanto &#8220;una provvista di idee dei vari movimenti possibili formatasi nella memoria, per l&#8217;esperienza fatta compiendoli involontariamente, \u00e8 pertanto il primo requisito della vita volontaria.&#8221; [<a href=\"#_ftn42\">42<\/a>]. Grazie al bagaglio di idee che determinati movimenti compiuti lasciano nella mente \u00e8 possibile operare un criterio distintivo dei nostri comportamenti. La rappresentazione del volere nei <em>Principles <\/em> \u00e8 strettamente connessa con quella della mente e della coscienza come <em>selecting agencies<\/em>, ossia come attivit\u00e0 o funzioni selettive, che operano in vista del comportamento. Contrariamente a molti filosofi i quali ritengono che la coscienza riflessa dell&#8217;io sia fondamentale per la funzione conoscitiva del pensiero e dell&#8217;azione libera, <a name=\"43\"><\/a>James rifiuta l&#8217;idea di un s\u00e9 agente sostanziale come garanzia dell&#8217;azione libera, in quanto la possibilit\u00e0 della nostra libert\u00e0 &#8220;pu\u00f2 essere descritta pienamente senza alcuna necessit\u00e0 di supporre alcun altro agente all&#8217;infuori di una successione di pensieri perituri e transitori [\u2026].&#8221; [<a href=\"#_ftn43\">43<\/a>].<\/p>\n<p>Ci\u00f2 che la coscienza coglie &#8220;impulsivamente&#8221; infatti non \u00e8 innanzitutto il proprio essere cosciente, che risulta invece da un processo di riflessione, ma qualcosa che sente come s\u00e9 o non s\u00e9. La costituzione dell&#8217;azione deliberata sembra doversi collocare all&#8217;interno di questo riconoscimento. James dimostra la sua prospettiva spiegando che &#8220;io posso avere sia la semplice nozione, sia la conoscenza di un oggetto O, senza pensare affatto a me stesso. <a name=\"44\"><\/a>Basta per questo che io pensi O, e che esso esista. Se, oltre al pensare O, penso anche che io esisto e che sto appunto pensando a O, sta benissimo; conosco una cosa in pi\u00f9 [\u2026] [<a href=\"#_ftn44\">44<\/a>].<\/p>\n<p>L&#8217;Io trascendentale, secondo James,&#8221;non \u00e8 assolutamente nulla&#8221; [<a href=\"#_ftn45\">45<\/a>], \u00e8 un aborto del &#8220;buon Kant&#8221; e solo i suoi successori, fichtiani ed hegeliani, ne hanno fatto un nome da scrivere con la maiuscola. Sia i fisiologi che i trascendentalisti erano dunque per James troppo dogmatici: i primi a causa della loro tendenza radicale a restringere la ricerca psicologica al campo degli esperimenti sui processi mentali; i secondi a causa delle assunzioni metafisiche con le quali cercavano di salvare il lato &#8220;spirituale&#8221; della vita umana nonch\u00e9 a causa dell&#8217;assoluta mancanza di attenzione nei confronti delle condizioni &#8220;naturali&#8221; dei processi mentali [<a href=\"#_ftn46\">46<\/a>].<\/p>\n<p><a name=\"47\"><\/a>James osserva come, da un lato, gli oggetti, dall&#8217;altro i pensieri di oggetti, sostengano le nostre azioni bench\u00e9 fra pensieri e oggetti sia rintracciabile, come risultato dell&#8217;impulso ad agire, la rappresentazione dei sentimenti di piacere e dolore come fattori determinanti per l&#8217;azione [<a href=\"#_ftn47\">47<\/a>]. Bench\u00e9 &#8220;il pensiero di un piacere non debba essere esso stesso un piacere&#8221;, allo stesso tempo &#8220;i piaceri presenti sono tremendi rinforzatori e i presenti dolori tremendi inibitori di qualsiasi azione che ad essi guidi&#8221; [<a href=\"#_ftn48\">48<\/a>]. Parallelamente, a livello corporeo, &#8220;se un movimento \u00e8 piacevole, noi lo ripetiamo sempre finch\u00e9 dura l&#8217;impressione di piacere. Se ci dispiace, la nostra contrazione muscolare si arresta istantaneamente &#8221; [<a href=\"#_ftn49\">49<\/a>]. Al contempo James sottolinea come la qualit\u00e0 impulsiva di uno stato mentale non sia l&#8217;unico ed esclusivo attributo, oltre al quale niente di qualitativamente eterogeneo possa pensarsi. Non tutti i nostri atti, dunque, possono essere concepiti come effetti della rappresentazione di un piacere, in quanto determinante a questo punto sembra risultare il carattere impulsivo proprio dell&#8217;idea, ovvero &#8220;l&#8217;urgenza con cui essa sa attirare l&#8217;attenzione e dominare nella coscienza&#8221; [<a href=\"#_ftn50\">50<\/a>].<\/p>\n<p><a name=\"51\"><\/a>James finisce cos\u00ec per assegnare la volizione, che definisce una relazione fra il nostro Io e i nostri stati mentali [<a href=\"#_ftn51\">51<\/a>],al campo delle idee allo stesso modo come, ad un livello potremmo dire pi\u00f9 rudimentale, la spinta primaria era data dal piacere o dal dolore. Il volere culmina pertanto con la prevalenza dell&#8217;idea:<\/p>\n<p><a name=\"52\"><\/a>&#8220;Il fine essenziale della volont\u00e0 [\u2026] \u00e8 di fissare l&#8217;<em>Attenzione <\/em>su di un oggetto difficile, tenendolo ben saldo davanti alla mente&#8221;, in quanto la credenza significa &#8220;una specie particolare di occupazione della mente ed una relazione con l&#8217;Io che viene sentita nella cosa creduta&#8221; [<a href=\"#_ftn52\">52<\/a>].<\/p>\n<p>Le azioni umane ordinarie, distinte dai movimenti corporei, si basano su un qualcosa di simile alla conclusione positiva di un processo di attenzione volontaria. <img decoding=\"async\" src=\"data:image\/svg+xml,%3Csvg%20xmlns='http:\/\/www.w3.org\/2000\/svg'%20viewBox='0%200%2015%2015'%3E%3C\/svg%3E\" class=\"zeen-lazy-load-base zeen-lazy-load\" data-lazy-src=\"..\/img_art\/fine_testo.gif\" width=\"15\" height=\"15\" \/><noscript><img decoding=\"async\" src=\"..\/img_art\/fine_testo.gif\" width=\"15\" height=\"15\" \/><\/noscript><\/p>\n<p>__________<\/p>\n<p><strong>Note <\/strong><\/p>\n<p><a name=\"_ftn1\"><\/a>1. W. JAMES (1890), <em>Principles of Psychology<\/em>, Societ\u00e0 Editrice Libraria, Milano 1901, p. 645. (<a href=\"#1\">torna al testo<\/a>)<\/p>\n<p><a name=\"_ftn2\"><\/a>2. Ivi, p. 183. (<a href=\"#2\">torna al testo<\/a>)<\/p>\n<p><a name=\"_ftn3\"><\/a>3. W. JAMES, <em>Essays in Radical Empiricism<\/em>, in <em>The Works of William James<\/em>, a cura di F. H. Burchhardt, F. Bowens, I. K. Skrupskelis, Cambridge, Mass. \u2013 London 1976, trad. it., <em>Saggi sull&#8217;empirismo radicale<\/em>, Bari 1971, p. 86, nota 8 e cfr. R. PETRILLO, <em>Il senso della presenza. Saggio sull&#8217;esperienza religiosa in William James<\/em>, Napoli 1997, p. 71. (<a href=\"#2\">torna al testo<\/a>)<\/p>\n<p><a name=\"_ftn4\"><\/a>4. W. JAMES (1890), <em>Principles of Psychology<\/em>, ed. cit., p. 140. (<a href=\"#4\">torna al testo<\/a>)<\/p>\n<p><a name=\"_ftn5\"><\/a>5. Cfr. W. JAMES, <em>The Hidden Self<\/em>, in &#8220;Scribner&#8217;s Magazine&#8221;, VII (1890), pp. 361-373 [ora in <em>Essays in Psychology<\/em>, in <em>The Works of William James<\/em>, Cambridge, Mass.-London 1983, pp. 258 sgg.]. Inoltre D.E. LEARY, <em>William James on the Self and Personality. Clearing the Ground for Subsequent Theorists, Researches, and Practioners<\/em>, in M. G. JOHNSON e T.B. HENLEY (ed.), <em>Reflexions on the Principles of Psychology. William James after a Century<\/em>, Hilsdale (New Jersey), Hove and London, 1990, pp. 101-37. (<a href=\"#4\">torna al testo<\/a>)<\/p>\n<p><a name=\"_ftn6\"><\/a>6. W. JAMES (1890), <em>Principles of Psychology<\/em>, ed. cit., p. 135. (<a href=\"#6\">torna al testo<\/a>)<\/p>\n<p><a name=\"_ftn7\"><\/a>7. Ivi, pp.135-37. (<a href=\"#7\">torna al testo<\/a>)<\/p>\n<p><a name=\"_ftn8\"><\/a>8. Ivi, p. 143. (<a href=\"#8\">torna al testo<\/a>)<\/p>\n<p><a name=\"_ftn9\"><\/a>9. Ivi, p. 169. (<a href=\"#9\">torna al testo<\/a>)<\/p>\n<p><a name=\"_ftn10\"><\/a>10. Ivi, p. 144. (<a href=\"#9\">torna al testo<\/a>)<\/p>\n<p><a name=\"_ftn11\"><\/a>11. Ivi, p. 171. (<a href=\"#11\">torna al testo<\/a>)<\/p>\n<p><a name=\"_ftn12\"><\/a>12. Ibid. (<a href=\"#11\">torna al testo<\/a>)<\/p>\n<p><a name=\"_ftn13\"><\/a>13. Ivi, p. 169. (<a href=\"#13\">torna al testo<\/a>)<\/p>\n<p><a name=\"_ftn14\"><\/a>14. Cfr. F. BRENTANO (1874), <em>Psychologie vom empirischen Standpunkt<\/em>, Felix Meiner Verlag, Hamburg 1973 (trad it. <em>La psicologia dal punto di vista empirico<\/em>, a cura di L. Albertazzi, 3 voll., Laterza, Roma-Bari, 1997). (<a href=\"#14\">torna al testo<\/a>)<\/p>\n<p><a name=\"_ftn15\"><\/a>15. W. JAMES (1890), <em>Principles of Psychology<\/em>, ed. cit., p. 642. (<a href=\"#14\">torna al testo<\/a>)<\/p>\n<p><a name=\"_ftn16\"><\/a>16. Ivi, p. 174. (<a href=\"#16\">torna al testo<\/a>)<\/p>\n<p><a name=\"_ftn17\"><\/a>17. Ivi, p. 175. (<a href=\"#16\">torna al testo<\/a>)<\/p>\n<p><a name=\"_ftn18\"><\/a>18. Ivi, p. 176. (<a href=\"#18\">torna al testo<\/a>)<\/p>\n<p><a name=\"_ftn19\"><\/a>19. Ivi, p. 180. (<a href=\"#19\">torna al testo<\/a>)<\/p>\n<p><a name=\"_ftn20\"><\/a>20. Ivi, p. 186. (<a href=\"#20\">torna al testo<\/a>)<\/p>\n<p><a name=\"_ftn21\"><\/a>21. Ivi, p. 239. (<a href=\"#21\">torna al testo<\/a>)<\/p>\n<p><a name=\"_ftn22\"><\/a>22. W. JAMES, <em>Are We Automata?<\/em>, in <em>Essays in Psychology<\/em>, in <em>The Works of William James<\/em>, ed. cit., p. 40. (<a href=\"#22\">torna al testo<\/a>)<\/p>\n<p><a name=\"_ftn23\"><\/a>23. W. JAMES (1890), <em>Principles of Psychology<\/em>, ed. cit., p.220. (<a href=\"#22\">torna al testo<\/a>)<\/p>\n<p><a name=\"_ftn24\"><\/a>24. Ivi, p. 235. (<a href=\"#24\">torna al testo<\/a>)<\/p>\n<p><a name=\"_ftn25\"><\/a>25. Ivi, p. 703. (<a href=\"#25\">torna al testo<\/a>)<\/p>\n<p><a name=\"_ftn26\"><\/a>26. Ivi, p. 236. (<a href=\"#26\">torna al testo<\/a>)<\/p>\n<p><a name=\"_ftn27\"><\/a>27. Ibid. (<a href=\"#26\">torna al testo<\/a>)<\/p>\n<p><a name=\"_ftn28\"><\/a>28. W. JAMES, <em>What Is an Emotion?<\/em>, in <em>Essays in Psychology<\/em>, in <em>The Works of William James<\/em>, ed. cit., p. 170. (<a href=\"#28\">torna al testo<\/a>)<\/p>\n<p><a name=\"_ftn29\"><\/a>29. W. JAMES (1890), <em>Principles of Psychology<\/em>, ed. cit., p. 238. (<a href=\"#29\">torna al testo<\/a>)<\/p>\n<p><a name=\"_ftn30\"><\/a>30. Ibid. (<a href=\"#29\">torna al testo<\/a>)<\/p>\n<p><a name=\"_ftn31\"><\/a>31. Ivi, p. 244. (<a href=\"#31\">torna al testo<\/a>)<\/p>\n<p><a name=\"_ftn32\"><\/a>32. Ibid. (<a href=\"#31\">torna al testo<\/a>)<\/p>\n<p><a name=\"_ftn33\"><\/a>33. Ibid. (<a href=\"#33\">torna al testo<\/a>)<\/p>\n<p><a name=\"_ftn34\"><\/a>34. Ibid. (<a href=\"#33\">torna al testo<\/a>)<\/p>\n<p><a name=\"_ftn35\"><\/a>35. Ivi, pp. 243-44. (<a href=\"#35\">torna al testo<\/a>)<\/p>\n<p><a name=\"_ftn36\"><\/a>36. I. KANT (1781), <em>Critica della ragion pura<\/em>, <em>Terzo paralogismo : della personalit\u00e0<\/em>, Laterza, Roma-Bari 1999, pp. 551-54. (<a href=\"#36\">torna al testo<\/a>)<\/p>\n<p><a name=\"_ftn37\"><\/a>37. W. JAMES (1890), <em>Principles of Psychology<\/em>, ed. cit., p. 243. (<a href=\"#36\">torna al testo<\/a>)<\/p>\n<p><a name=\"_ftn38\"><\/a>38. Ivi, p. 244. (<a href=\"#38\">torna al testo<\/a>)<\/p>\n<p><a name=\"_ftn39\"><\/a>39. Ivi, p. 795. (<a href=\"#39\">torna al testo<\/a>)<\/p>\n<p><a name=\"_ftn40\"><\/a>40. Ivi, p. 796. (<a href=\"#39\">torna al testo<\/a>)<\/p>\n<p><a name=\"_ftn41\"><\/a>41. Ivi, p. 779. (<a href=\"#39\">torna al testo<\/a>)<\/p>\n<p><a name=\"_ftn42\"><\/a>42. Ivi, p. 780. (<a href=\"#39\">torna al testo<\/a>)<\/p>\n<p><a name=\"_ftn43\"><\/a>43. Ivi, p. 244. (<a href=\"#43\">torna al testo<\/a>)<\/p>\n<p><a name=\"_ftn44\"><\/a>44. Ivi, p. 207. (<a href=\"#44\">torna al testo<\/a>)<\/p>\n<p><a name=\"_ftn45\"><\/a>45. Ivi, p. 255. (<a href=\"#44\">torna al testo<\/a>)<\/p>\n<p><a name=\"_ftn46\"><\/a>46. Cfr. R.M. CALCATERRA (2003), <em>Pragmatismo: i valori dell&#8217;esperienza<\/em>, Carocci, Roma, p. 110 sgg. (<a href=\"#44\">torna al testo<\/a>)<\/p>\n<p><a name=\"_ftn47\"><\/a>47. W. JAMES, <em>What Is an Emotion ?<\/em>, in <em>Essays in Psychology<\/em>, in <em>The Works of William James<\/em>, ed. cit., pp. 180-81. (<a href=\"#47\">torna al testo<\/a>)<\/p>\n<p><a name=\"_ftn48\"><\/a>48. W. JAMES (1890), <em>Principles of Psychology<\/em>, ed. cit., pp. 811-12. (<a href=\"#47\">torna al testo<\/a>)<\/p>\n<p><a name=\"_ftn49\"><\/a>49. Ibid. (<a href=\"#47\">torna al testo<\/a>)<\/p>\n<p><a name=\"_ftn50\"><\/a>50. Ivi, p. 817. (<a href=\"#47\">torna al testo<\/a>)<\/p>\n<p><a name=\"_ftn51\"><\/a>51. Ivi, p. 824. (<a href=\"#51\">torna al testo<\/a>)<\/p>\n<p><a name=\"_ftn52\"><\/a>52. Ivi, p. 819. (<a href=\"#52\">torna al testo<\/a>)<\/p>\n<p><strong>Riferimenti bibliografici <\/strong><\/p>\n<p>BRENTANO F. (1874), <em>Psychologie vom empirischen Standpunkt<\/em>, Felix Meiner Verlag, Hamburg 1973 (trad it. <em>La psicologia dal punto di vista empirico<\/em>, a cura di L. Albertazzi, 3 voll., Laterza, Roma-Bari, 1997).<\/p>\n<p>CALCATERRA R.M. (2003), <em>Pragmatismo: i valori dell&#8217;esperienza<\/em>, Carocci, Roma.<\/p>\n<p>JAMES W. (1879) <em>The Will to Believe and Other Essays in Popular Philosophy<\/em>, Longmann Green &amp; Co, New York-London; trad. it. di P. Bairati, <em>Volont\u00e0 di credere<\/em>, Rizzoli, Milano 1984.<\/p>\n<p>ID. (1884), <em>On Some Omissions of Introspective Psychology<\/em>, in Id., <em>Collected Essays and reviews<\/em>, Russell &amp; Russell, New York 1969.<\/p>\n<p>ID. (1890), <em>Principles of Psychology<\/em>, Dover, New York; trad. it. di G.C. Ferrari e A. 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(1690), <em>An Essay concerning Human Understanding<\/em>, Oxford 1975, trad. it. <em>Saggio sull&#8217;intelligenza umana<\/em>, Laterza, Roma-Bari 2001.<\/p>\n<p align=\"center\"><a href=\"#su\"><img decoding=\"async\" src=\"data:image\/svg+xml,%3Csvg%20xmlns='http:\/\/www.w3.org\/2000\/svg'%20viewBox='0%200%2044%2070'%3E%3C\/svg%3E\" class=\"zeen-lazy-load-base zeen-lazy-load\" data-lazy-src=\"..\/img_art\/Uovo_min.jpg\" alt=\"torna su\" width=\"44\" height=\"70\" border=\"0\" \/><noscript><img decoding=\"async\" src=\"..\/img_art\/Uovo_min.jpg\" alt=\"torna su\" width=\"44\" height=\"70\" border=\"0\" \/><\/noscript><\/a><\/p>\n<\/div>\n<\/td>\n<\/tr>\n<\/tbody>\n<\/table>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Cercher\u00f2 di mostrare come il concetto di un mondo psichico unitario, totale ed armonico (res cogitans), indipendente dal corpo, sia stato articolato, moltiplicato e frammentato nel pensiero filosofico tra Ottocento e Novecento. 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