{"id":1554,"date":"2008-07-03T11:52:21","date_gmt":"2008-07-03T09:52:21","guid":{"rendered":"http:\/\/www.esonet.it\/?p=1554"},"modified":"2023-11-10T15:07:47","modified_gmt":"2023-11-10T14:07:47","slug":"le-note-musicali-e-larmonia-delle-sfere-1","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.esonet.it\/?p=1554","title":{"rendered":"Le note musicali e l&#8217;armonia delle sfere \/1"},"content":{"rendered":"<p><a href=\"https:\/\/www.esonet.it\/?cat=66\"><img decoding=\"async\" src=\"data:image\/svg+xml,%3Csvg%20xmlns='http:\/\/www.w3.org\/2000\/svg'%20viewBox='0%200%20370%20247'%3E%3C\/svg%3E\" class=\"zeen-lazy-load-base zeen-lazy-load alignright\" title=\"Scienza del Suono\" data-lazy-src=\"images\/topics\/Psicoacustica.jpg\" alt=\"Scienza del Suono\" align=\"right\" border=\"0\" \/><noscript><img decoding=\"async\" class=\"alignright\" title=\"Scienza del Suono\" src=\"images\/topics\/Psicoacustica.jpg\" alt=\"Scienza del Suono\" align=\"right\" border=\"0\" \/><\/noscript><\/a>L&#8217;uso di simboli come mezzo di comunicazione con i propri simili e con il mondo sovrannaturale \u00e8 antico quanto l&#8217;uomo: veniva gi\u00e0 impiegato nell&#8217;et\u00e0 della pietra, dall&#8217;ignoto artista che affrescava la grotta di Altamira. I mezzi espressivi utilizzati per disseminare simboli sono i pi\u00f9 svariati: dalla parola scritta alla pittura, dall&#8217;architettura alla musica.<br \/>\nAl contrario del segno, che \u00e8 un mezzo per comunicare un concetto in maniera puntuale, il simbolo possiede un contenuto emozionale proprio, che ne trascende il significato razionale.<\/p>\n<table border=\"0\" width=\"100%\">\n<tbody>\n<tr>\n<td scope=\"col\">\n<div align=\"center\">\n<h3 align=\"left\"><a name=\"su\"><\/a>Le note musicali e l&#8217;armonia delle sfere<\/h3>\n<p align=\"left\">di Eduardo Mannucci<\/p>\n<\/div>\n<\/td>\n<\/tr>\n<tr>\n<td scope=\"row\">\n<div align=\"justify\">\n<h4>Introduzione<\/h4>\n<table border=\"0\" width=\"100%\">\n<tbody>\n<tr>\n<td scope=\"col\" width=\"43%\">\n<p align=\"justify\"><img decoding=\"async\" src=\"data:image\/svg+xml,%3Csvg%20xmlns='http:\/\/www.w3.org\/2000\/svg'%20viewBox='0%200%20308%20452'%3E%3C\/svg%3E\" class=\"zeen-lazy-load-base zeen-lazy-load\" data-lazy-src=\"..\/img_art\/fludd_monocordo.jpg\" width=\"308\" height=\"452\" \/><noscript><img decoding=\"async\" src=\"..\/img_art\/fludd_monocordo.jpg\" width=\"308\" height=\"452\" \/><\/noscript><\/p>\n<\/td>\n<td scope=\"col\" width=\"57%\">\n<p align=\"justify\">L&#8217;uso di simboli come mezzo di comunicazione con i propri simili e con il mondo sovrannaturale \u00e8 antico quanto l&#8217;uomo: veniva gi\u00e0 impiegato nell&#8217;et\u00e0 della pietra, dall&#8217;ignoto artista che affrescava la grotta di Altamira. I mezzi espressivi utilizzati per disseminare simboli sono i pi\u00f9 svariati: dalla parola scritta alla pittura, dall&#8217;architettura alla musica.<\/p>\n<p align=\"justify\">Al contrario del segno, che \u00e8 un mezzo per comunicare un concetto in maniera puntuale, il simbolo possiede un contenuto emozionale proprio, che ne trascende il significato razionale. Ad esempio, la differenza tra un cartello stradale ed una figura zodiacale \u00e8 che il primo (un segno) veicola un significato pratico, mentre la seconda (un simbolo) muove anche le emozioni di chi la guarda. Proprio la capacit\u00e0 di far appello alle componenti psichiche extra-razionali del destinatario rende possibile, nel simbolo, la fusione di pi\u00f9 significati, senza l&#8217;esigenza di mantenere la coerenza o l&#8217;univocit\u00e0: un simbolo pu\u00f2 &#8220;significare&#8221; pi\u00f9 cose, anche in apparente contrasto tra loro. Inoltre, essendo la sfera emozionale diversa da un individuo all&#8217;altro, l&#8217;interpretazione di un simbolo \u00e8 necessariamente personale.<\/p>\n<p align=\"justify\">Nella lettura dei simboli, si possono seguire molte tradizioni, ma non esiste alcuna ortodossia.<\/p>\n<\/td>\n<\/tr>\n<\/tbody>\n<\/table>\n<p>Da ci\u00f2 deriva che il significato dei simboli non \u00e8 cristallizzato nel tempo, ma evolve continuamente: l&#8217;interpretazione personale \u00e8 influenzata dal contesto; si arricchisce dei contenuti aggiunti da ogni successiva generazione di &#8220;lettori&#8221;, mentre alcuni dei significati originari vanno perduti perch\u00e9 nessuno \u00e8 pi\u00f9 in grado di afferrarli. In questo non bisogna vedere, come fanno alcuni, un processo di corruzione di una sapienza originaria, ma soltanto una naturale evoluzione. \u00c8 vero che l&#8217;interpretazione del simbolo da parte del destinatario pu\u00f2, in questo modo, essere diversa da quella di chi l&#8217;ha prodotto in un certo contesto: mentre il cartello stradale ha lo stesso significato per l&#8217;assessore al traffico e l&#8217;automobilista, il segno zodiacale sul portale di una cattedrale viene percepito dall&#8217;osservatore moderno diversamente da come pensava lo scultore che l&#8217;ha modellato.<\/p>\n<p>Questo aggiunge, e non toglie, fascino al mondo simbolico.<\/p>\n<p>Le considerazioni sopra riportate mi consentono di mettermi subito al riparo dalle possibili obiezioni dei lettori. Questo breve testo non \u00e8 un &#8220;Bignami&#8221; sulla vera ed autentica interpretazione dei simboli nella musica, ma soltanto un approccio profondamente personale. Alcune delle interpretazioni dei simboli musicali qui presentate sono opinabili, ed altre sono state omesse. L&#8217;intento di chi scrive non \u00e8 quello di fornire una trattazione sistematica, ma soltanto qualche spunto.<\/p>\n<p>Una delle caratteristiche dei simboli \u00e8 che, pur essendo visibili per tutti, spesso vengono compresi solo da alcuni. L&#8217;uso di simboli specifici \u00e8 un elemento fondante di molte tradizioni iniziatiche. Opere d&#8217;arte contenenti simboli esoterici possiedono quindi pi\u00f9 piani di lettura: uno, pi\u00f9 semplice, aperto a tutti, ed altri pi\u00f9 profondi riservati ai soli iniziati. La musica si presta particolarmente bene a questo tipo di operazioni: alle note che si ascoltano si associano rapporti numerici e metodi di scrittura che non sono immediatamente percepibili dal grande pubblico e che possono diventare veicoli di significati specifici. Bisogna per\u00f2 ricordare che, al pari delle altre arti, anche la musica possiede molte costrizioni tecniche, che un eccesso di entusiasmo esoterico pu\u00f2 condurre a scambiare per simboli.<\/p>\n<p>\u00c8 opportuno ricordare che questo breve saggio non \u00e8 stato scritto da un musicista; questo comporta sicuramente qualche inesattezza sul piano tecnico, di cui mi scuso anticipatamente. \u00c8 anche vero, per\u00f2, che la musica viene scritta per essere ascoltata, pi\u00f9 che per essere suonata: i principali destinatari delle opere musicali sono quindi i non musicisti. Credo che tutti siano d&#8217;accordo che non occorre essere un poeta per capire, anche in modo profondo, la Divina Commedia. Paradossalmente, la relativa incompetenza tecnica pu\u00f2 aiutare a percepire in modo pi\u00f9 immediato e completo gli aspetti emozionali della musica, senza essere infastiditi dalla sovrastruttura delle conoscenze sulla tecnica di composizione e di esecuzione. Per questo motivo, nel testo i riferimenti alla tecnica ed alla teoria musicale sono stati mantenuti al minimo indispensabile per la comprensione.<\/p>\n<h4>Le note musicali e l&#8217;armonia delle sfere<\/h4>\n<p>Nella chiesa di Santa Maria Novella, a Firenze, si trova la cappella funebre di Filippo Strozzi, affrescata da Filippino Lippi. I dipinti, di soggetto allegorico, colpiscono per il rigore dell&#8217;impianto architettonico, l&#8217;eleganza dei personaggi raffigurati, la raffinatezza del cromatismo (sui toni del blu e del violetto, ravvivati da fini dorature). Ad uno sguardo attento, si scoprono negli affreschi molti elementi simbolici: ad esempio, la palma come simbolo di immortalit\u00e0; rappresentazioni delle virt\u00f9 di fede, speranza e carit\u00e0, con la speranza e la carit\u00e0 sotto forma di personaggi e la fede indicata da un riferimento biblico; raffigurazioni delle muse, figlie di Apollo e quindi del Logos.<\/p>\n<p>Allegorie cos\u00ec complesse potevano verosimilmente essere comprese solo da una piccola parte dei contemporanei di Filippino Lippi; la maggior parte degli spettatori poteva forse apprezzare le qualit\u00e0 estetiche degli affreschi, ma solo pochi iniziati erano in grado di penetrare nel significato profondo di questa opera, che pure era sotto gli occhi di tutti. A facilitare la lettura, gli oggetti dotati di maggiore valore simbolico sono sottolineati da dorature, che contrastano con la dominante cromatica dell&#8217;affresco e quindi richiamano l&#8217;attenzione dello spettatore.<\/p>\n<p>Nei dipinti colpisce la presenza di numerosi strumenti musicali e di personaggi femminili che fanno musica. Non \u00e8 un&#8217;orchestra che intona un canto funebre, ed anzi le suonatrici hanno un aspetto sereno, quasi allegro. Inoltre, gli strumenti rappresentati non sono quelli dell&#8217;epoca di Filippo Strozzi, ma riproduzioni (pi\u00f9 o meno verosimili) di strumenti dell&#8217;antichit\u00e0 classica; ci\u00f2 indica che l&#8217;artista non aveva intenti realistici, ma piuttosto voleva indicare, attraverso questi strumenti, qualche concetto pi\u00f9 profondo. Le dorature che sottolineano gli strumenti musicali ne suggeriscono il valore simbolico. Gli affreschi indicano una lettura della musica come ponte verso l&#8217;immortalit\u00e0: questo ne giustifica la presenza cos\u00ec vistosa in una cappella funebre. Il valore della musica non \u00e8 riferito a Filippo Strozzi, che non era un musicista, ma ad un ecclesiastico; \u00e8 un valore assoluto di immortalit\u00e0, che per\u00f2 viene indicato solo a quel ristretto numero di persone che potevano avere gli strumenti per decifrare le allegorie del dipinto. A confermare questa ipotesi, nell&#8217;affresco campeggia l&#8217;enigmatica scritta &#8220;INITIATI CANUNT&#8221; (cio\u00e8 &#8220;gli iniziati fanno musica&#8221;).<\/p>\n<p>L&#8217;idea che la musica sia un mezzo potente per penetrare nei segreti pi\u00f9 profondi dell&#8217;Universo \u00e8 stata formulata sin dai tempi pi\u00f9 remoti. Molti miti della creazione collocano all&#8217;origine del mondo una vibrazione sonora, come la risata o il grido di Toth in Egitto, o la parola del Veda in India; analogamente, il Vangelo di Giovanni inizia con il celebre <em>incipit <\/em> &#8220;In principio era il Verbo&#8221;. Le culture pi\u00f9 diverse indicano quindi all&#8217;origine dell&#8217;universo un suono, o una parola, o un canto [<a href=\"#_ftn1\">1<\/a>]. La musica, cantata o strumentale, pu\u00f2 essere vista come un&#8217;eco della vibrazione sonora all&#8217;origine dell&#8217;Universo e quindi come mezzo di conoscenza e di elevazione. Nel <em>Giuoco delle perle di vetro <\/em> di Hermann Hesse, il protagonista si avvicina alla sfera superiore con la mediazione della musica e solo attraverso di essa raggiunge il pi\u00f9 alto esoterismo del Giuoco delle Perle [<a href=\"#_ftn2\">2<\/a>].<\/p>\n<p>Un&#8217;immagine riportata da varie fonti classiche, compreso un celebre passo della <em>Repubblica <\/em> di Platone, \u00e8 quella che riguarda l&#8217;armonia sonora delle sfere celesti. Secondo questa concezione, ciascuna sfera celeste, nel suo movimento circolare attorno alla terra, produce un suono, che non \u00e8 udibile all&#8217;orecchio dei comuni mortali perch\u00e9 troppo profondo. L&#8217;insieme dei suoni delle sfere celesti forma per\u00f2 un&#8217;armonia di indescrivibile bellezza. La musica umana, nella sua limitatezza, cerca di riprodurre in modo imperfetto questa armonia; in questo modo, essa non \u00e8 soltanto una fonte estetica di piacere, ma anche uno strumento di elevazione spirituale e di conoscenza.<\/p>\n<p>Essendo la scala musicale composta da sette note, sembra naturale cercare di associare a ciascuna di essa un pianeta, con la sua sfera celeste. Se ad ogni nota corrisponde un pianeta, tale nota pu\u00f2 assumere i significati simbolici (sul piano morale e spirituale) propri di quel pianeta e del metallo ad esso associato (oro per il sole, argento per la luna, ferro per marte, e cos\u00ec via) [<a href=\"#_ftn3\">3<\/a>]. Le corrispondenze planetarie delle note sono descritte sin dall&#8217;antichit\u00e0 e se ne trovano ampie tracce letterarie nel Medioevo. Il problema \u00e8 che autori diversi forniscono schemi di associazione tra note e pianeti diversi tra loro; alcuni autori (ad esempio, Plutarco) riportano addirittura pi\u00f9 tabelle di corrispondenza planetaria in contraddizione l&#8217;una con l&#8217;altra [<a href=\"#_ftn1\">1<\/a>]. In ogni caso, l&#8217;associazione di ciascun pianeta con una delle sette note musicali non sarebbe compatibile con l&#8217;armonia delle sfere celesti descritta da Platone: se ogni sfera, ruotando, suonasse una delle sette note, si dovrebbe avere una continua sovrapposizione delle sette note; il suono cos\u00ec prodotto non sarebbe affatto armonico, ma fortemente dissonante.<\/p>\n<p>Si pu\u00f2 anche osservare che la scala a sette note (cosiddetta eptatonica) \u00e8 tipica della cultura occidentale, ma non \u00e8 condivisa da altre tradizioni musicali. In gran parte del lontano oriente, ad esempio, si impiegano scale a cinque note (pentatoniche), che in Cina prendono il nome di Kung, Shang, Kio, Che e Yu, e che corrispondono ai nostri fa, sol, la, do e re. Anche nella tradizione cinese si associa a ciascuna nota un pianeta (Saturno a Kung, Venere a Shang, Giove a Kio, Marte a Che, Mercurio a Yu) [<a href=\"#_ftn4\">4<\/a>]. Inoltre, a ciascuna nota sono associati una stagione dell&#8217;anno, un punto cardinale, un elemento, un punto dell&#8217;ordine naturale ed una caratteristica morale, secondo lo schema seguente:<\/p>\n<table border=\"1\" cellspacing=\"2\" cellpadding=\"5\" align=\"center\">\n<tbody>\n<tr>\n<td valign=\"top\" width=\"67\"><em>Nota <\/em><\/td>\n<td valign=\"top\" width=\"96\"><em>Stagione <\/em><\/td>\n<td valign=\"top\" width=\"96\"><em>Punto card. <\/em><\/td>\n<td valign=\"top\" width=\"84\"><em>Elemento <\/em><\/td>\n<td valign=\"top\" width=\"132\"><em>Ordine naturale <\/em><\/td>\n<td valign=\"top\" width=\"177\"><em>Virt\u00f9 <\/em><\/td>\n<\/tr>\n<tr>\n<td valign=\"top\" width=\"67\">Kung<\/td>\n<td valign=\"top\" width=\"96\"><\/td>\n<td valign=\"top\" width=\"96\">Centro<\/td>\n<td valign=\"top\" width=\"84\">Terra<\/td>\n<td valign=\"top\" width=\"132\">Principe<\/td>\n<td valign=\"top\" width=\"177\">Dolcezza tolleranza<\/td>\n<\/tr>\n<tr>\n<td valign=\"top\" width=\"67\">Shang<\/td>\n<td valign=\"top\" width=\"96\">Autunno<\/td>\n<td valign=\"top\" width=\"96\">Ovest<\/td>\n<td valign=\"top\" width=\"84\">Metallo<\/td>\n<td valign=\"top\" width=\"132\">Ministri<\/td>\n<td valign=\"top\" width=\"177\">Giustizia rettitudine<\/td>\n<\/tr>\n<tr>\n<td valign=\"top\" width=\"67\">Kio<\/td>\n<td valign=\"top\" width=\"96\">Primavera<\/td>\n<td valign=\"top\" width=\"96\">Est<\/td>\n<td valign=\"top\" width=\"84\">Legno<\/td>\n<td valign=\"top\" width=\"132\">Popolo<\/td>\n<td valign=\"top\" width=\"177\">Compassione attivismo<\/td>\n<\/tr>\n<tr>\n<td valign=\"top\" width=\"67\">Che<\/td>\n<td valign=\"top\" width=\"96\">Estate<\/td>\n<td valign=\"top\" width=\"96\">Sud<\/td>\n<td valign=\"top\" width=\"84\">Fuoco<\/td>\n<td valign=\"top\" width=\"132\">Faccende umane<\/td>\n<td valign=\"top\" width=\"177\">Altruismo, espansivit\u00e0<\/td>\n<\/tr>\n<tr>\n<td valign=\"top\" width=\"67\">Yu<\/td>\n<td valign=\"top\" width=\"96\">Inverno<\/td>\n<td valign=\"top\" width=\"96\">Nord<\/td>\n<td valign=\"top\" width=\"84\">Acqua<\/td>\n<td valign=\"top\" width=\"132\">Oggetti<\/td>\n<td valign=\"top\" width=\"177\">Rispetto dell&#8217;ordine<\/td>\n<\/tr>\n<\/tbody>\n<\/table>\n<p>L&#8217;esecuzione corretta della musica, in questo contesto di corrispondenze, era una garanzia del mantenimento dell&#8217;ordine naturale e dell&#8217;ordine sociale [<a href=\"#_ftn5\">5<\/a>].<\/p>\n<p>L&#8217;esigenza di corrispondenze tra gli elementi e le note musicali sembra essere stata avvertita anche nel mondo occidentale; non potendosi utilizzare le note musicali, perch\u00e9 di numero non adatto, si sono prese in considerazione altre entit\u00e0. Nel mondo greco, le quattro corde della lira di Apollo corrispondevano ai quattro elementi (la corda pi\u00f9 bassa alla terra, la corda di re all&#8217;acqua, la corda di sol al fuoco e quella di la all&#8217;aria) [<a href=\"#_ftn3\">3<\/a>].<\/p>\n<p>Siccome la suddivisione della scala musicale in sette note non \u00e8 universale, ed altre tradizioni impiegano scale a cinque o quattro note, si pu\u00f2 affermare che la scala eptatonica non \u00e8 un fenomeno naturale, ma un prodotto culturale. \u00c8 anzi possibile ipotizzare che il numero sette sia stato scelto come ordinatore delle note per il suo valore simbolico. In altri termini, non si pu\u00f2 escludere che le note siano sette proprio perch\u00e9 si avvertiva l&#8217;esigenza di stabilire una corrispondenza delle note con i pianeti.<\/p>\n<p>A questo riguardo, si pu\u00f2 ricordare che la scala eptatonica si \u00e8 precisata in epoca greca classica, grazie all&#8217;opera del musicista Aristosseno \u2013 e quindi in un&#8217;epoca in cui la teoria dell&#8217;armonia delle sfere celesti era stata gi\u00e0 formulata. I nomi delle note che si usano oggi nei paesi latini (do re mi fa sol la si do), con la variante arcaica <em>ut <\/em> al posto di <em>do<\/em>, sono di origine medioevale e derivano da una preghiera di San Giovanni, utilizzata nel XI secolo da Guido d&#8217;Arezzo come strumento mnemonico per l&#8217;insegnamento della musica: &#8220;<em>Ut <\/em> quaeant laxis\/ <em>re <\/em>sonare fibris\/ <em>Mi <\/em>ra gestorum\/ <em>Fa <\/em>muli tuorum\/ <em>Sol <\/em>ve polluti\/ <em>La <\/em>bii reatum\/ (<em>S <\/em>ancte <em>J <\/em>ohannes)&#8221;. Pu\u00f2 essere considerata suggestiva l&#8217;associazione dei nomi delle note musicali con la figura di San Giovanni, santo esoterico per eccellenza.<\/p>\n<p>Nella scala eptatonica occidentale, le sette note sono divise l&#8217;una dall&#8217;altra da intervalli uguali tra loro, pari ad un tono, ad eccezione di <em>mi <\/em> e <em>fa <\/em> e di <em>si <\/em> e <em>do<\/em>, che sono separati da un intervallo pari alla met\u00e0 di un tono (semitono). Questa scala permette di descrivere la maggior parte, ma non tutti, i suoni necessari all&#8217;espressione della musica nella nostra tradizione. In effetti, la musica occidentale utilizza anche i suoni corrispondenti ai semitoni compresi tra una nota e l&#8217;altra (ad esempio, il suono intermedio tra <em>do <\/em> e <em>re <\/em>), che corrispondono ai tasti neri del pianoforte. Per esprimere questi suoni, si utilizzano i cosiddetti <em>accidenti<\/em>, cio\u00e8 il diesis (#) e il bemolle (<em>b<\/em>), che aumentano o diminuiscono di un semitono la nota cui sono accostati; il suono intermedio tra do e re pu\u00f2 quindi essere espresso come <em>do# <\/em> o come <em>reb<\/em>. L&#8217;intervallo compreso tra un <em>do <\/em> ed il <em>do <\/em> successivo (cio\u00e8 il suono successivo della stessa tonalit\u00e0, ma pi\u00f9 acuto), chiamato <em>ottava<\/em>, \u00e8 perci\u00f2 diviso in realt\u00e0 in 12 semitoni. A ciascuno di questi semitoni pu\u00f2 essere fatto corrispondere un segno zodiacale, secondo lo schema seguente [<a href=\"#_ftn1\">1<\/a>]:<\/p>\n<p><em>do <\/em> ariete\/ <em>re <\/em> cancro\/ <em>re <\/em> bilancia\/ <em>mi <\/em> capricorno<\/p>\n<p><em>mi <\/em> toro\/ <em>fa <\/em> leone\/ <em>fa <\/em> scorpione\/ <em>sol <\/em> acquario<\/p>\n<p><em>la <\/em> gemelli\/ <em>la <\/em> vergine\/ <em>si <\/em> sagittario\/ <em>si <\/em> pesci<\/p>\n<p>La divisione dell&#8217;ottava in dodici semitoni ha una diffusione pi\u00f9 ampia rispetto a quella della scala eptatonica: infatti, essa viene utilizzata, oltre che in Occidente, anche in Cina, in Giappone, nel Sud-Est asiatico.<\/p>\n<p>Neppure la divisione in dodici semitoni \u00e8 per\u00f2 universale: nella musica indiana, l&#8217;ottava viene divisa in otto intervalli uguali tra loro (producendo quindi sette note, che per\u00f2 non corrispondono a quelle occidentali); nel mondo islamico, si usa una scala a 24 note, che prevede anche i quarti di tono (che vengono percepiti dall&#8217;orecchio occidentale come &#8220;stonati&#8221;) [<a href=\"#_ftn4\">4<\/a>]. Anche per la divisione in 12 semitoni, quindi, vale quanto abbiamo detto per la scala a sette note: \u00e8 un&#8217;organizzazione musicale non strettamente necessaria e limitata ad alcuni contesti culturali. Non si pu\u00f2 escludere che la divisione dell&#8217;ottava in 12 semitoni sia nata proprio dall&#8217;esigenza di stabilire una corrispondenza tra un semitono ed un segno zodiacale.<\/p>\n<p>Le corrispondenze tra note e pianeti, oppure tra semitoni e segni zodiacali, percorrono tutta la cultura occidentale e sono una testimonianza della volont\u00e0 di conferire alla musica un significato simbolico. Queste corrispondenze, per\u00f2, sembrano aver concorso in maniera marginale allo sviluppo della musica nel corso dei secoli. Altri e ben pi\u00f9 significativi valori simbolici possono essere trovati in aspetti diversi della musica. In effetti, l&#8217;orecchio umano \u00e8 molto pi\u00f9 abile nel riconoscimento di intervalli, piuttosto che del valore assoluto di singole note. Se, ad esempio, facciamo udire ad un musicista esperto, ma non dotato di un orecchio assoluto, un suono senza fornirgli altri parametri di riferimento, questi non \u00e8 in grado di stabilire se \u00e8 un <em>la<\/em>, oppure un <em>sol<\/em>; se per\u00f2 gli facciamo udire due suoni diversi, egli non avr\u00e0 problemi a stabilire se l&#8217;intervallo tra di essi \u00e8 di uno oppure di due toni. Sembra quindi naturale ricercare significati simbolici innanzitutto nella teoria degli intervalli, cio\u00e8 nelle leggi dell&#8217;armonia.<\/p>\n<h4>Il monocordo di Pitagora e le leggi dell&#8217;armonia<\/h4>\n<p>Tra le molte scoperte di Pitagora, vanno annoverati anche i principi dell&#8217;acustica, individuati attraverso un semplice strumento: il monocordo. Si tratta di una corda di pelle animale, tesa su un supporto rigido, capace di vibrare in prossimit\u00e0 di una cassa di risonanza e di produrre quindi un suono; un ponticello mobile consente di variare la lunghezza della porzione di corda che vibra senza variarne la tensione, producendo cos\u00ec suoni di altezza diversa. Uno strumento di questo genere veniva talvolta usato per fare musica nell&#8217;antica Grecia ed \u00e8 tuttora in uso presso alcune popolazioni primitive.<\/p>\n<p>Il suono da noi percepito \u00e8 una serie di piccole onde di pressione, che costituiscono una vibrazione; questa vibrazione \u00e8 dotata di una sua ampiezza e di una sua lunghezza d&#8217;onda. L&#8217;ampiezza determina l&#8217;intensit\u00e0 del suono, mentre la lunghezza d&#8217;onda (che \u00e8 l&#8217;inverso della frequenza) ne determina l&#8217;altezza. A suoni pi\u00f9 acuti corrispondono lunghezze d&#8217;onda minori \u2013 e frequenze pi\u00f9 elevate. Pitagora scopr\u00ec che dimezzando la lunghezza della corda vibrante del monocordo (cio\u00e8, dimezzando la lunghezza d&#8217;onda e quindi raddoppiando la frequenza) si ottiene un suono pi\u00f9 acuto, ma con la stessa caratteristica; in altri termini, raddoppiando la frequenza si ottiene un suono che corrisponde ad un&#8217;ottava superiore.<\/p>\n<p>Ad esempio, se la nota di base era un <em>do<\/em>, otteniamo un altro <em>do<\/em>, ma pi\u00f9 acuto. Il rapporto armonico tra questi due suoni (quello di base e quello dell&#8217;ottava superiore) era definito dai greci <em>diapason<\/em>. Se invece riduciamo la lunghezza della corda vibrante a due terzi del totale, otteniamo una nota diversa (se la nota di base era un <em>do<\/em>, otteniamo un <em>sol<\/em>), che per\u00f2 \u00e8 molto &#8220;armonica&#8221; con la nota iniziale; questo viene definito modernamente un intervallo armonico di quinta, mentre nell&#8217;antica Grecia era chiamato <em>diapente<\/em>. Riducendo la lunghezza della corda a tre quarti del totale, otteniamo una nota ancora diversa (partendo da un <em>do<\/em>, avremo un <em>fa<\/em>), ma ancora in ottima &#8220;armonia&#8221; con la nota iniziale; questo \u00e8 un intervallo armonico di quarta, o <em>diatessaron <\/em>[<a href=\"#_ftn5\">5<\/a>] .<\/p>\n<p>Il fondamento fisico dell&#8217;armonia degli intervalli \u00e8 stato scoperto molti secoli dopo gli esperimenti di Pitagora con il suo monocordo. Oggi sappiamo che un suono \u00e8 una vibrazione determinata dalla regolare successione di piccole onde di pressione che si propagano per mezzo ed in presenza dell&#8217;aria; quando si produce un suono, questa vibrazione genera, per fenomeni di risonanza nello strumento che l&#8217;ha prodotta e nell&#8217;ambiente circostante, altre vibrazioni di ampiezza minore e di frequenza multipla di quella del suono base. Queste vibrazioni &#8220;accessorie&#8221; sono dette <em>armoniche superiori <\/em> o <em>ipertoni <\/em>ed accompagnano qualsiasi suono. In effetti, ci\u00f2 che udiamo non \u00e8 mai un suono puro, ma l&#8217;insieme del suono base e delle sue armoniche superiori. Questo &#8220;suono composto&#8221; \u00e8 quello che ci permette di riconoscere il timbro di una voce da un&#8217;altra, o di distinguere il timbro del pianoforte da quello del clavicembalo.<\/p>\n<p>Le armoniche superiori sono una serie di note di frequenza crescente e di intensit\u00e0 decrescente, che hanno la caratteristica di avere una frequenza multipla rispetto a quella del suono di base. Ad esempio, partendo dal <em>do<\/em>, la prima armonica \u00e8 quella che ha una frequenza doppia, cio\u00e8 il <em>do <\/em> dell&#8217;ottava superiore; la seconda armonica \u00e8 quella che ha frequenza tripla, ovvero il successivo <em>sol<\/em>, eccetera. Anche gli strumenti di misurazione pi\u00f9 raffinati riescono a registrare soltanto il suono delle prime armoniche, ma la serie delle armoniche pu\u00f2 essere teoricamente proseguita all&#8217;infinito:<\/p>\n<table border=\"1\" cellspacing=\"2\" cellpadding=\"5\" align=\"center\">\n<tbody>\n<tr>\n<td valign=\"top\" width=\"67\">\n<p align=\"center\"><em>Nota <\/em><\/p>\n<\/td>\n<td valign=\"top\" width=\"84\">\n<p align=\"center\"><em>Frequenza <\/em><\/p>\n<\/td>\n<td valign=\"top\" width=\"300\"><em>Intervallo (rispetto alla nota precedente) <\/em><\/td>\n<\/tr>\n<tr>\n<td valign=\"top\" width=\"67\">\n<p align=\"center\">Do<\/p>\n<\/td>\n<td valign=\"top\" width=\"84\">\n<p align=\"center\">1<\/p>\n<\/td>\n<td valign=\"top\" width=\"300\"><\/td>\n<\/tr>\n<tr>\n<td valign=\"top\" width=\"67\">\n<p align=\"center\">Do<\/p>\n<\/td>\n<td valign=\"top\" width=\"84\">\n<p align=\"center\">2<\/p>\n<\/td>\n<td valign=\"top\" width=\"300\">Ottava<\/td>\n<\/tr>\n<tr>\n<td valign=\"top\" width=\"67\">\n<p align=\"center\">Sol<\/p>\n<\/td>\n<td valign=\"top\" width=\"84\">\n<p align=\"center\">3<\/p>\n<\/td>\n<td valign=\"top\" width=\"300\">Quinta<\/td>\n<\/tr>\n<tr>\n<td valign=\"top\" width=\"67\">\n<p align=\"center\">Do<\/p>\n<\/td>\n<td valign=\"top\" width=\"84\">\n<p align=\"center\">4<\/p>\n<\/td>\n<td valign=\"top\" width=\"300\">Quarta<\/td>\n<\/tr>\n<tr>\n<td valign=\"top\" width=\"67\">\n<p align=\"center\">Mi<\/p>\n<\/td>\n<td valign=\"top\" width=\"84\">\n<p align=\"center\">5<\/p>\n<\/td>\n<td valign=\"top\" width=\"300\">Terza maggiore<\/td>\n<\/tr>\n<tr>\n<td valign=\"top\" width=\"67\">\n<p align=\"center\">Sol<\/p>\n<\/td>\n<td valign=\"top\" width=\"84\">\n<p align=\"center\">6<\/p>\n<\/td>\n<td valign=\"top\" width=\"300\">Terza minore<\/td>\n<\/tr>\n<tr>\n<td valign=\"top\" width=\"67\">\n<p align=\"center\">\u2026<\/p>\n<\/td>\n<td valign=\"top\" width=\"84\">\n<p align=\"center\">\u2026<\/p>\n<\/td>\n<td valign=\"top\" width=\"300\">\u2026<\/td>\n<\/tr>\n<\/tbody>\n<\/table>\n<p>La sensazione di consonanza che si percepisce ascoltando determinati intervalli \u00e8 sostenuta dal fatto che questi intervalli fanno parte della serie delle armoniche superiori e quindi il suono corrispondente ad essi \u00e8 gi\u00e0 compreso (sotto forma di armonica) nel suono da noi percepito della nota di base. Le prime armoniche sono quelle che danno una maggiore sensazione di armonia; quelle successive, che hanno un&#8217;intensit\u00e0 molto minore nella serie delle armoniche, diventano progressivamente meno consonanti [<a href=\"#_ftn6\">6<\/a>].<\/p>\n<p>Gli intervalli individuati dalla teoria classica dell&#8217;armonia sono sette e corrispondono alle prime armoniche superiori. Questi sette intervalli possono a loro volta essere classificati in due gruppi distinti: gli intervalli &#8220;maggiori&#8221;, in numero di tre, e quelli &#8220;minori&#8221;, in numero di quattro. A ciascuno di questi sette intervalli possono essere assegnati specifici valori simbolici; in generale, comunque, gli intervalli &#8220;maggiori&#8221; (non casualmente in numero di tre) elevano verso l&#8217;unit\u00e0, mentre quelli &#8220;minori&#8221; (di nuovo, non casualmente in numero di quattro) discendono verso la molteplicit\u00e0.<\/p>\n<p>Il primo degli intervalli \u00e8 l&#8217;unisono, che, a rigore, non \u00e8 neppure un intervallo, ma una singola nota prodotta da pi\u00f9 strumenti o voci diverse. L&#8217;unisono viene utilizzato come rappresentazione dell&#8217;Unit\u00e0 e della Causa Prima. Ad esempio, Claudio Monteverdi (1567-1643), in una suo Vespro del 1610, sottolinea il passaggio dalla molteplicit\u00e0 all&#8217;unit\u00e0 riunendo tre voci cantanti in un unisono sulle parole <em>&#8220;et hic tres unum sunt&#8221;<\/em>.<\/p>\n<p>Il secondo intervallo \u00e8 l&#8217;ottava: come abbiamo detto in precedenza, l&#8217;ottava \u00e8 la prima delle armoniche superiori, che ha una frequenza doppia del suono di base e che produce un suono della stessa caratteristica, ma pi\u00f9 acuto. Se l&#8217;unisono \u00e8 l&#8217;Uno, l&#8217;ottava rappresenta il Due; ha per\u00f2 la caratteristica di essere della stessa natura della nota di base (l&#8217;ottava di un <em>do <\/em> \u00e8 ancora un <em>do<\/em>).<\/p>\n<p>Il terzo intervallo \u00e8 la quinta, corrispondente a 2\/3 della lunghezza d&#8217;onda della nota di base. Con l&#8217;introduzione della quinta, la musica si arricchisce di una nuova nota (se la nota di base era un <em>do<\/em>, la quinta \u00e8 un <em>sol<\/em>), che si trova in rapporto di particolare assonanza con la nota originaria. L&#8217;intervallo di quinta \u00e8 conosciuto come armonico in tutte le tradizioni musicali; nella musica occidentale, la quinta entra a far parte della formazione di tutti gli accordi.<\/p>\n<p>La quinta viene infatti definita la <em>dominante<\/em>, mentre la nota di base (quella che stabilisce la tonalit\u00e0) \u00e8 la <em>tonica<\/em>; nella maggior parte delle composizioni, la dominante compare pi\u00f9 frequentemente rispetto a tutte le altre note, compresa la tonica. Secondo Rudolf Steiner, l&#8217;intervallo di quinta proietta l&#8217;uomo verso l&#8217;alto, producendo estasi [<a href=\"#_ftn3\">3<\/a>]. Anche Mozart ha utilizzato l&#8217;intervallo di quinta come simbolo di elevazione: nel <em>Flauto Magico<\/em>, il protagonista Tamino \u00e8 condotto da tre ragazzi nel Regno di Sarastro con le parole <em>&#8220;Zum Ziele fuhrt dich diese Bahn&#8221; <\/em> (&#8220;Questa via ti conduce alla Meta&#8221;), in corrispondenza delle quali il flauto ed il clarinetto (non casualmente strumenti a fiato, come vedremo in seguito) suonano all&#8217;unisono un sol \u2013 cio\u00e8 una nota di quinta rispetto alla tonalit\u00e0 di <em>do <\/em> in cui \u00e8 scritto il brano [<a href=\"#_ftn7\">7<\/a>].<\/p>\n<p>Una musica composta soltanto da unisono, ottava e quinta sarebbe forse &#8220;giusta e perfetta&#8221;, ma anche assolutamente statica. Per creare il movimento necessario alla costruzione di una frase musicale \u00e8 necessario introdurre elementi che facciano da contraltare (quale antitesi) a tanta perfezione. Sono quindi necessari, per la musica, anche gli intervalli successivi, il primo dei quali \u00e8 la quarta. La quarta, pur facendo parte degli intervalli armonici &#8220;minori&#8221;, ha una posizione per molti versi intermedia tra gli intervalli &#8220;maggiori&#8221; e quelli &#8220;minori&#8221;.<\/p>\n<p>In effetti, essa \u00e8 complementare e per cos\u00ec dire &#8220;implicita&#8221; nell&#8217;intervallo di quinta: se la quinta del <em>do <\/em> \u00e8 il <em>sol<\/em>, il <em>do <\/em> successivo \u00e8 la quarta del <em>sol<\/em>. Al tempo stesso, per\u00f2, gli accordi contenenti la quarta hanno una certa instabilit\u00e0 che obbliga il compositore a risolverli in un accordo successivo (e di diversa tonalit\u00e0). La quarta ha quindi caratteristiche eminentemente dinamiche, funzionando come cerniera tra la perfezione degli intervalli armonici superiori e la molteplicit\u00e0 ed ambiguit\u00e0 degli intervalli armonici inferiori. Con l&#8217;introduzione della quarta, compare un elemento di moto che rende possibile la musica. Peraltro, una musica che utilizza soltanto unisono, ottava, quinta e quarta tende ad essere monotona. \u00c8 questo il caso del canto gregoriano (che considerava dissonanti gli altri intervalli) [<a href=\"#_ftn5\">5<\/a>]: un canto capace di elevare l&#8217;uomo verso grandi vette, ma distante dall&#8217;esperienza quotidiana dell&#8217;umanit\u00e0 e quindi fondamentalmente sempre uguale a s\u00e9 stesso.<\/p>\n<p>Con il successivo intervallo, quello di terza, la molteplicit\u00e0 fa irruzione nella musica. Contrariamente agli intervalli precedenti, infatti, la terza \u00e8 duplice: maggiore e minore. Aumentando la tonica di quattro semitoni si ottiene la terza maggiore, aumentandola di tre semitoni la terza minore; ad esempio, nella tonalit\u00e0 di <em>do<\/em>, la terza maggiore \u00e8 il <em>mi<\/em>, la terza minore il <em>mib<\/em>. Questa biforcazione \u00e8 fondamentale per la generazione del tono emotivo della musica: la terza maggiore d\u00e0 un&#8217;impressione di espansione ed euforia, la terza minore di raccoglimento e malinconia. Con l&#8217;ingresso delle emozioni mutevoli dell&#8217;intervallo di terza la musica si arricchisce di un elemento propriamente umano: la terza rappresenta quindi l&#8217;<em>umanit\u00e0<\/em>.<\/p>\n<p>Secondo Rudolf Steiner, la musica di terza richiama l&#8217;attenzione dell&#8217;uomo sul s\u00e9 e sulle sue varie sfaccettature [<a href=\"#_ftn3\">3<\/a>].<\/p>\n<p>L&#8217;accordo fondamentale nelle teorie moderne dell&#8217;armonia richiede la presenza della terza. Esso, infatti, \u00e8 composto da tre note: la tonica (che d\u00e0 nome all&#8217;accordo), la terza (maggiore o minore) e la quinta (dominante). Ad esempio, un accordo detto <em>perfetto <\/em>di <em>do <\/em><em>maggiore <\/em>\u00e8 costituito da <em>do <\/em>(tonica), <em>mi <\/em>(terza maggiore) e <em>sol <\/em>(quinta); un accordo di <em>do <\/em><em>minore <\/em>\u00e8 costituito da <em>do<\/em>, <em>mib <\/em>(terza minore) e <em>sol<\/em>. L&#8217;impatto emotivo dei due accordi \u00e8 radicalmente diverso: allegro e fiducioso il <em>do <\/em><em>maggiore<\/em>, malinconico il <em>do <\/em><em>minore<\/em>.<\/p>\n<p>Questa differenza di impatto \u00e8 dovuta appunto alla duplicit\u00e0 dell&#8217;intervallo di terza. Si pu\u00f2 osservare che un accordo, per essere &#8220;giusto e perfetto&#8221;, deve contenere, oltre alla tonica (nota di base), sia la quinta, intervallo divino e trascendente, che la terza, intervallo umano. La completezza dell&#8217;accordo comprende necessariamente anche la mutevolezza delle emozioni umane. \u00c8 stato detto che l&#8217;intervallo di terza, data la sua duplicit\u00e0, \u00e8 il primo degli intervalli indefiniti [<a href=\"#_ftn6\">6<\/a>]; \u00e8 stato anche scritto che &#8220;l&#8217;indefinito \u00e8 il riflesso dell&#8217;infinito nel mondo manifestato&#8221; [<a href=\"#_ftn8\">8<\/a>].<\/p>\n<p>La costruzione degli accordi fornisce spunti per alcune riflessioni sui rapporti numerici. La quinta, costituente necessaria di qualsiasi accordo, \u00e8 formata da sette semitoni, cio\u00e8 7\/12 di ottava, sopra la tonica. La terza maggiore \u00e8 a quattro semitoni di distanza dalla tonica e tre dalla quinta; la terza minore, al contrario, \u00e8 a tre semitoni dalla tonica ed a quattro dalla quinta. Si potrebbe dire che nell&#8217;accordo maggiore si ha un movimento ascendente, che parte dal quattro e va al tre, e che produce espansione e gioia. Nell&#8217;accordo minore, al contrario, si ha un movimento discendente dal tre al quattro. &#8220;Chi ha orecchie per intendere, intenda&#8221; [<a href=\"#_ftn9\">9<\/a>].<\/p>\n<p>Il successivo intervallo, quello di sesta, \u00e8 anch&#8217;esso in forma duplice (maggiore e minore) ed \u00e8 complementare all&#8217;intervallo di terza: la sesta maggiore \u00e8 in rapporto di terza minore con la successiva tonica, mentre la sesta minore \u00e8 in rapporto di terza maggiore con la tonica seguente. Ad esempio, la sesta maggiore del <em>do <\/em>\u00e8 il <em>la<\/em>, e la terza minore del <em>la <\/em>\u00e8 il <em>do<\/em>; la sesta minore del do \u00e8 il <em>lab<\/em>, e la terza maggiore del <em>lab <\/em>\u00e8 il do. La sesta d\u00e0 un&#8217;impressione di disorientamento; gli accordi che contengono la sesta tendono a proiettare l&#8217;ascoltatore in un mondo fantastico. Questo intervallo pu\u00f2 essere utilizzato per rappresentare l&#8217;<em>illusione<\/em>.<\/p>\n<p>L&#8217;ultimo degli intervalli della musica tradizionale occidentale, quello di settima, pu\u00f2 essere anch&#8217;esso maggiore o minore. La vicinanza della settima alla tonica successiva (la distanza \u00e8 di un tono per la settima minore, un semitono per la settima maggiore) d\u00e0 un&#8217;impressione dissonante.<\/p>\n<p>Gli accordi contenenti la settima minore vengono di solito utilizzati come accordi di passaggio, che introducono un cambio di tonalit\u00e0 che risolve verso la quarta o la quinta; gli accordi contenenti la settima maggiore, invece, possono essere impiegati come accordi che portano a conclusione una frase musicale. Si pu\u00f2 dire che la settima minore, che esprime sentimenti di dolore, spinge verso un cambiamento radicale (di tonalit\u00e0), mentre la settima maggiore, che d\u00e0 impressioni di sognante fiducia, conduce a soluzioni pi\u00f9 statiche. In ogni caso, la settima, posta come \u00e8 a cavallo di un cambiamento di tono oppure in prossimit\u00e0 di una conclusione, rappresenta la <em>regola<\/em>.<\/p>\n<p>Gli intervalli che abbiamo descritto non comprendono tutte le dodici note possibili nell&#8217;ottava. Le altre note vengono avvertite dal nostro orecchio come dissonanti, e di regola non vengono utilizzate se non di passaggio o per modulare tonalit\u00e0 lontane; una volta scelta la tonalit\u00e0, alcune note escono dall&#8217;uso corrente. L&#8217;impiego diffuso delle dissonanze nella musica classica del Novecento (teorizzato da Sch\u00f6nberg con la creazione del sistema dodecafonico) ha prodotto molte opere poco piacevoli all&#8217;ascolto, che hanno finito per allontanare il grande pubblico dalla musica &#8220;colta&#8221;. Pur nella sua grande libert\u00e0 e apertura alla creativit\u00e0, la musica insegna che il rispetto di alcune regole e di una rigorosa disciplina \u00e8 necessario per il conseguimento del risultato. Secondo Claude Debussy, <em>&#8220;la musica \u00e8 espressione della libert\u00e0, ma nella disciplina&#8221;<\/em>. <img decoding=\"async\" src=\"data:image\/svg+xml,%3Csvg%20xmlns='http:\/\/www.w3.org\/2000\/svg'%20viewBox='0%200%2015%2015'%3E%3C\/svg%3E\" class=\"zeen-lazy-load-base zeen-lazy-load\" data-lazy-src=\"..\/img_art\/fine_testo.gif\" width=\"15\" height=\"15\" \/><noscript><img decoding=\"async\" src=\"..\/img_art\/fine_testo.gif\" width=\"15\" height=\"15\" \/><\/noscript><\/p>\n<p>__________<\/p>\n<p><strong>Bibliografia <\/strong><\/p>\n<p><a name=\"_ftn1\"><\/a>1. M. Schneider. <em>Il significato della musica. <\/em>Rusconi, Milano, 1970.<\/p>\n<p><a name=\"_ftn2\"><\/a>2. H. Hesse. <em>Il giuoco delle perle di vetro. <\/em>Trad. it. Mondadori, Milano, 1955.<\/p>\n<p><a name=\"_ftn3\"><\/a>3. R. Steiner. <em>L&#8217;essenza della musica. <\/em>Trad. it. Editrice Antroposofica, Milano, 1993.<\/p>\n<p><a name=\"_ftn4\"><\/a>4. G. Laguzzi. <em>La musica delle culture extraeuropee e la gioia dell&#8217;essere. <\/em>Aktos Oggero, Carmagnola, 1989.<\/p>\n<p><a name=\"_ftn5\"><\/a>5. M. De Angelis. <em>Diabolus in musica. <\/em>Le Lettere, Firenze, 2001.<\/p>\n<p><a name=\"_ftn6\"><\/a>6. H. Kaiser. <em>Lehrbruck der Harmonik. <\/em>Orient, Zurich, 1950.<\/p>\n<p><a name=\"_ftn7\"><\/a>7. H. Strebel. Freimauerische Symbolik in Mozarts Musiksprache \u2013 Spekulation und Realitat. <em>In <\/em>: R. Angerm\u00fcller, G. Fornari. <em>Le arie da concerto. Mozart e la musica massonica dei suoi tempi. <\/em>Bock, Bolzano, 2001.<\/p>\n<p><a name=\"_ftn8\"><\/a>8. G. Cognetti. Mistero e pensiero esoterico <em>In<\/em>: C.A. Cicali, D. Squilloni, A. Tirinato. <em>Rinnovamento e mistero. <\/em>Edizioni Scientifiche Italiane, Napoli, 2001.<\/p>\n<p><a name=\"_ftn9\"><\/a>9. <em>Luca<\/em>, 8, 8.<\/p>\n<p><a name=\"_ftn10\"><\/a>10. E. Winternitz. <em>Gli strumenti musicali ed il loro simbolismo nell&#8217;arte occidentale. <\/em>Trad. it. Boringhieri, Torino, 1982.<\/p>\n<p><a name=\"_ftn11\"><\/a>11. P . Federici. Il corno di bassetto: uno strumento musicale massonico ai tempi di Mozart? <em>In <\/em>: R. Angermuller,. <em>Le arie da concerto. Mozart e la musica massonica dei suoi tempi. <\/em>Bock, Bolzano, 2001.<\/p>\n<p><a name=\"_ftn12\"><\/a>12. W.A. Mozart. <em>Il Flauto Magico. <\/em>Su libretto di E.J. Schikaneder. Trad. it. Ricordi, Milano, 2002.<\/p>\n<p><a name=\"_ftn13\"><\/a>13. <em>Quaderni di Simbologia Muratoria. <\/em>GOI, Roma.<\/p>\n<p><a name=\"_ftn14\"><\/a>14. <em>Le Mille e Una Notte<\/em>, nella versione di A. Galland. Trad. it. Mondatori, Milano, 1984.<\/p>\n<p><a name=\"_ftn15\"><\/a>15. B. Salvarani. <em>Le storie di Dio. Dal grande codice alla teologia narrativa. <\/em>EMI, Bologna, 1997.<\/p>\n<p><a name=\"_ftn16\"><\/a>16. R. Guenon. <em>Simboli della Scienza Sacra. <\/em>Trad. it. Adelphi , Milano, 1975.<\/p>\n<p align=\"center\"><a href=\"#su\"><img decoding=\"async\" src=\"data:image\/svg+xml,%3Csvg%20xmlns='http:\/\/www.w3.org\/2000\/svg'%20viewBox='0%200%2044%2070'%3E%3C\/svg%3E\" class=\"zeen-lazy-load-base zeen-lazy-load\" data-lazy-src=\"..\/img_art\/Uovo_min.jpg\" alt=\"torna su\" width=\"44\" height=\"70\" border=\"0\" \/><noscript><img decoding=\"async\" src=\"..\/img_art\/Uovo_min.jpg\" alt=\"torna su\" width=\"44\" height=\"70\" border=\"0\" \/><\/noscript><\/a><\/p>\n<\/div>\n<\/td>\n<\/tr>\n<\/tbody>\n<\/table>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>L&#8217;uso di simboli come mezzo di comunicazione con i propri simili e con il mondo sovrannaturale \u00e8 antico quanto l&#8217;uomo: veniva gi\u00e0 impiegato nell&#8217;et\u00e0 della pietra, dall&#8217;ignoto artista che affrescava la grotta di Altamira. I mezzi espressivi utilizzati per disseminare simboli sono i pi\u00f9 svariati: dalla parola scritta alla pittura, dall&#8217;architettura alla musica. Al contrario del segno, che \u00e8 un mezzo per comunicare un concetto in maniera puntuale, il simbolo possiede un contenuto emozionale proprio, che ne trascende il significato [&hellip;]<\/p>\n","protected":false},"author":1,"featured_media":11006,"comment_status":"open","ping_status":"open","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"wds_primary_category":0,"footnotes":""},"categories":[66],"tags":[],"class_list":["post-1554","post","type-post","status-publish","format-standard","has-post-thumbnail","hentry","category-scienza-del-suono"],"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/www.esonet.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts\/1554","targetHints":{"allow":["GET"]}}],"collection":[{"href":"https:\/\/www.esonet.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/www.esonet.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.esonet.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/users\/1"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.esonet.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fcomments&post=1554"}],"version-history":[{"count":4,"href":"https:\/\/www.esonet.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts\/1554\/revisions"}],"predecessor-version":[{"id":11008,"href":"https:\/\/www.esonet.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts\/1554\/revisions\/11008"}],"wp:featuredmedia":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.esonet.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/media\/11006"}],"wp:attachment":[{"href":"https:\/\/www.esonet.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fmedia&parent=1554"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.esonet.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fcategories&post=1554"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.esonet.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Ftags&post=1554"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}