{"id":1593,"date":"2008-03-31T18:37:22","date_gmt":"2008-03-31T16:37:22","guid":{"rendered":"http:\/\/www.esonet.it\/?p=1593"},"modified":"2023-11-05T13:07:14","modified_gmt":"2023-11-05T12:07:14","slug":"il-bambino-nascosto-7","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.esonet.it\/?p=1593","title":{"rendered":"Il Bambino nascosto \/7"},"content":{"rendered":"\n<div class=\"wp-block-group\"><div class=\"wp-block-group__inner-container is-layout-constrained wp-block-group-is-layout-constrained\"><div class=\"wp-block-image\">\n<figure class=\"alignright\"><a href=\"https:\/\/www.esonet.it\/?cat=73\"><img decoding=\"async\" src=\"data:image\/svg+xml,%3Csvg%20xmlns='http:\/\/www.w3.org\/2000\/svg'%20viewBox='0%200%20370%20247'%3E%3C\/svg%3E\" class=\"zeen-lazy-load-base zeen-lazy-load\" data-lazy-src=\"images\/topics\/PsicheMeF.jpg\" alt=\"Psicologia\" title=\"Psicologia\"\/><noscript><img decoding=\"async\" src=\"images\/topics\/PsicheMeF.jpg\" alt=\"Psicologia\" title=\"Psicologia\"\/><\/noscript><\/a><\/figure>\n<\/div>\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Credo sia importante ribadire ancora una volta il concetto che l&#8217;alleanza con il genitore \u00e8 fondamentale per il lavoro clinico con i bambini, perch\u00e9 \u00e8 lui che vive quotidianamente con loro, li ha a cuore come nessun altro e li pu\u00f2 aiutare meglio se viene aiutato lui stesso a capire.\u00a0<\/p>\n<\/div><\/div>\n\n\n\n<div style=\"height:10px\" aria-hidden=\"true\" class=\"wp-block-spacer\"><\/div>\n\n\n\n<h3 class=\"wp-block-heading\" id=\"su\">Il Bambino nascosto \/7<\/h3>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">di Alba Marcoli<\/p>\n\n\n\n<div style=\"height:30px\" aria-hidden=\"true\" class=\"wp-block-spacer\"><\/div>\n\n\n\n<h4 class=\"wp-block-heading\">Favole per capire la psicologia nostra e dei nostri figli&nbsp;<\/h4>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\"><em>Sommario<\/em>:&nbsp;<a href=\"#p1\">Le favole e i gruppi di formazione per genitori<\/a>&nbsp;&#8211;&nbsp;<a href=\"#p2\">Riflessioni sulla sperimentazione: I perch\u00e9 difficili<\/a><\/p>\n\n\n\n<h4 class=\"wp-block-heading\">Capitolo settimo. Sperimentazione nei gruppi&nbsp;<\/h4>\n\n\n\n<h4 class=\"wp-block-heading\"><a id=\"p1\"><\/a>Le favole e i gruppi di formazione per genitori&nbsp;<\/h4>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Credo sia importante ribadire ancora una volta il concetto che l&#8217;alleanza con il genitore \u00e8 fondamentale per il lavoro clinico con i bambini, perch\u00e9 \u00e8 lui che vive quotidianamente con loro, li ha a cuore come nessun altro e li pu\u00f2 aiutare meglio se viene aiutato lui stesso a capire.&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Rispetto alle consultazioni psicologiche mi sembra utile ricordare, fra le possibili infinite citazioni, ci\u00f2 che la Marks Mishne riporta da Arnold:&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<figure class=\"wp-block-table\"><table><tbody><tr><td>\u2022<\/td><td>I genitori stanno cercando di migliorare la situazione del bambino da pi\u00f9 tempo dello specialista.<\/td><\/tr><tr><td>\u2022<\/td><td>I genitori di solito hanno una qualche ragione per fare quello che fanno, per quanto sconsiderato &nbsp; possa sembrare a prima vista.<\/td><\/tr><tr><td>\u2022<\/td><td>Qualunque intervento per riuscire ha bisogno della loro collaborazione.<\/td><\/tr><tr><td>\u2022<\/td><td>Prima di poter collaborare i genitori hanno bisogno di capire e accettare le indicazioni.&nbsp;<\/td><\/tr><tr><td>\u2022<\/td><td>\u00c8 improbabile che una qualsiasi indicazione risulti comprensibile o accettabile, se lo specialista che &nbsp; la formula non capisce prima empaticamente la situazione di partenza dei genitori.<\/td><\/tr><tr><td>\u2022<\/td><td><a id=\"1\"><\/a>La mancata ricognizione della situazione non facile dei genitori dal loro punto di vista impedir\u00e0 allo specialista di tagliare gli interventi a misura dei bisogni specifici di quella famiglia, rivelandolo come teorico dispensatore di consigli prefabbricati.\u201d [<a href=\"#_ftn1\">1<\/a>]&nbsp;<\/td><\/tr><\/tbody><\/table><\/figure>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Il preconcetto che circola spesso \u00e8 quello di colpevolizzare il genitore o di fare l&#8217;operazione del \u201cmother killer\u201d, come si dice in certi ambienti americani.&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Ma tra il compiere l&#8217;operazione di colpevolizzare il genitore e quella di mettere la testa sotto la sabbia facendo finta che il problema non esista o che sia solo del bambino, c&#8217;\u00e8 forse una via di mezzo praticabile, ed \u00e8 quella di aiutare il genitore a capire ci\u00f2 che succede nella relazione e ad affrontare con pi\u00f9 serenit\u00e0 le sue stesse difficolt\u00e0 psicologiche col figlio, partendo dal presupposto che anch&#8217;esse facciano parte della vita quotidiana, insieme ai limiti e alle imperfezioni inevitabili di ognuno di noi.&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\"><a id=\"2\"><\/a>Non a caso, in campi molto diversi, due illustri personalit\u00e0 dei nostri tempi hanno recentemente proposto questo stesso tema dei limiti e delle imperfezioni inevitabili del vivere: Bettelheim nel suo \u201cUn genitore quasi perfetto\u201d [<a href=\"#_ftn2\">2<\/a>] (che insiste proprio sul \u201cquasi\u201d per correggere l&#8217;idea di un ideale di perfezione inesistente) e Rita Levi Montalcini nel suo \u201cElogio dell&#8217;imperfezione\u201d. [<a href=\"#_ftn3\">3<\/a>]&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Forse il pensare di essere onnipotenti \u00e8 uno dei rischi che viviamo noi uomini del ventesimo secolo, abituati come siamo nel nostro mondo occidentale ad avere sempre pi\u00f9 risposte dalla tecnologia, che interviene in aiuto nella maggior parte dei bisogni spiccioli quotidiani, dalla lavatrice al macinacaff\u00e8.&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Ma, quando ci troviamo davanti ai normali problemi emotivi della vita, purtroppo nessuna tecnologia pu\u00f2 intervenire ad aiutarci e siamo dunque costretti a confrontarci con la limitatezza delle nostre risorse.&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">L&#8217;obiettivo diventa allora quello di utilizzare al meglio i nostri stessi mezzi e questo possiamo farlo quanto pi\u00f9 siamo liberi dall&#8217;ansia paralizzante.&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Ecco perch\u00e9 \u00e8 importante aiutare il genitore a uscire dalla spirale innescata dall&#8217;essere colpevolizzato: egli gi\u00e0 si sente colpevole dal momento in cui si rende conto di non poter far nulla per il suo bambino che soffre nonostante il suo amore.&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">A questo punto il senso di colpa aumenta l&#8217;ansia che a sua volta aumenta la confusione e le difficolt\u00e0 di comprensione, le quali a loro volta rinforzano il senso di colpa.&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Dice la Mishne:&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\"><a id=\"4\"><\/a>\u201cL&#8217;obiettivo nel lavoro coi genitori sarebbe quello di aiutarli a vedere il collegamento fra i loro problemi personali e quelli del bambino, cos\u00ec da reclutarli nella ricerca dei mezzi per rimuovere gli ostacoli che ne impediscono la crescita.\u201d [<a href=\"#_ftn4\">4<\/a>]&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Anche la Dolto insiste su questo punto:&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">\u201cQuando la madre pu\u00f2 esprimere a parole le sue angosce, il bambino ne riceve un impatto meno traumatico e, all&#8217;improvviso, si sente meglio. [&#8230;] Ma cercare di manipolare o colpevolizzare coloro che non sono nella norma significa fare pi\u00f9 male che bene. [&#8230;]&nbsp;<a id=\"5\"><\/a>\u00c8 qualcosa di terribile questa colpevolizzazione che \u00e8 stata inoculata nelle coppie in nome della psicoanalisi e in realt\u00e0 non si tratta d&#8217;altro che di una cattiva applicazione della psicoanalisi, di una perversione (inconscia) dell&#8217;utilizzazione conscia delle scoperte delle leggi dell&#8217;inconscio.\u201d [<a href=\"#_ftn5\">5<\/a>]&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Forse si tratta anche di uscire dall&#8217;ottica causale che vede tutto in termini di causa-effetto, con definizioni nette: o tutto bianco o tutto nero.&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Non \u00e8 che l&#8217;interesse del bambino e quello del genitore stiano da parti opposte: anche il terapeuta del genitore ha in mente l&#8217;interesse di entrambi, cio\u00e8 li fa \u201ccoesistere\u201d nella sua mente e, lavorando per aiutare l&#8217;uno, tiene presente anche l&#8217;interesse dell&#8217;altro, nonostante in certi momenti ci possa essere un conflitto vero e proprio fra i due.&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">L\u00e0 dove ad esempio un genitore aderisce totalmente a dei comportamenti che, nonostante l&#8217;affetto che li lega, fanno soffrire sia lui che il suo bambino, il compito del terapeuta \u00e8 quello di cercare di aiutare a disinnescare questa adesione dannosa per entrambi, oppure semplicemente quello di aiutare a vederne l&#8217;esistenza, il che \u00e8 gi\u00e0 una presa di distanza.&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">\u00c8 quindi non solo possibile, ma del tutto naturale che l&#8217;interesse del genitore e quello del bambino normalmente coesistano, ma questa coesistenza deve avvenire all&#8217;interno di una differenziazione e non di una simbiosi, attraverso l&#8217;elaborazione di un conflitto, che sul piano psichico significa \u201cvita\u201d e non \u201cmorte\u201d.&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Abituarci cio\u00e8 a reggere la tensione degli opposti dentro di noi, visto che questa dialettica sembra caratterizzare il vivere; nessuno di noi \u00e8 mai soltanto questo o quello, noi siamo in genere un po&#8217; questo, un po&#8217; quello e un po&#8217; qualcos&#8217;altro ancora.&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">\u00abChe bello sarebbe se anche noi avessimo qualcosa come la pagliuzza che ci aiutasse!\u00bb ha detto un giorno una mamma ascoltando una favola non compresa in questa raccolta.&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">\u00abMa noi l&#8217;abbiamo!\u00bb le ha risposto un&#8217;altra. \u00ab\u00c8 l&#8217;aiuto che ci viene da questo gruppo quando discutiamo insieme le cose.\u00bb&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">\u00ab\u00c8 vero,\u00bb ha ribadito un&#8217;altra ancora \u00abperch\u00e9 \u00e8 come se ogni volta ci portassimo via qualcosa. E poi ci accorgiamo che in fin dei conti abbiamo tutti gli stessi problemi.\u00bb&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Ecco, discutere insieme, accorgerci che ci\u00f2 che spaventa perch\u00e9 sembra unico e troppo difficile da affrontare da soli, \u00e8 invece un problema comune, di cui si pu\u00f2 parlare senza esserne schiacciati e su cui ci si pu\u00f2 confrontare, aiuta a trasformare dei fantasmi minacciosi in parole e a dar loro dei contorni e dei limiti.&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Se io ne posso parlare con altri vuol dire che:&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">1- Questo problema forse non \u00e8 solo mio, ma una cosa oggettiva che pu\u00f2 esistere anche per altri.&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">2 &#8211; Ne posso parlare con delle \u201cparole\u201d a qualcuno che mi ascolta e capisce.&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">3 &#8211; Le parole lo rendono pi\u00f9 concreto e limitato.&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">4 &#8211; L&#8217;averlo reso concreto e limitato mi aiuta a viverlo come difficile ma affrontabile, come tutte le altre cose del vivere.&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Mi sembra quindi che dai gruppi di formazione venga ai genitori un aiuto veramente prezioso per quanto riguarda la prevenzione e il trattamento del disagio psicologico nei bambini.&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Credo che interventi che vadano in questo senso dovrebbero essere valorizzati in tutti i progetti sull&#8217;infanzia, se vogliamo tentare di fare qualcosa di realmente costruttivo in questo senso.&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Quanto alla riflessione sulla mia stessa esperienza, mi sembra interessante notare che \u00e8 stato proprio il partire dal bambino, il percorso che mi ha portato a occuparmi del genitore.&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">\u00c8 stata cio\u00e8 la sofferenza psicologica che ho incontrato nei bambini che mi ha spinto a ricercarne le radici e mi ha fatto scoprire la parte infantile sofferente del genitore.&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Credo che uno dei vantaggi di questo materiale derivi proprio dal fatto che sia a questa parte infantile dell&#8217;adulto che la favola riesce a parlare, come ha detto una volta un giovane padre in un gruppo.&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Ecco perch\u00e9 io trasformerei il concetto di \u201cmother killer\u201d in \u201cmother healer\u201d.&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Il problema non \u00e8 quello di colpevolizzare la madre o i genitori in generale, ma di aiutarli a star meglio.&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Proprio perch\u00e9 il bambino \u00e8 figlio di \u201cquella\u201d madre e di \u201cquel\u201d padre e non di altri, si porta dentro anche le loro storie, seppur vivendole in modi diversi, anche tra fratelli, perch\u00e9 ognuno ha la propria storia e il proprio patrimonio genetico.&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Come un bambino assorbe e impara dai genitori le cose pi\u00f9 evidenti (a camminare, a parlare la loro lingua e non un&#8217;altra, a nutrirsi, lavarsi, vestirsi, eccetera), cos\u00ec \u00e8 da loro che impara anche le cose meno evidenti, come l&#8217;uso dei meccanismi di difesa e le modalit\u00e0 relazionali&#8230;&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Dietro un bambino che impara un uso di difese che a lungo andare gli si ritorcono contro, ci sono dei genitori che forse fanno inconsapevolmente la stessa cosa.&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Mi sembra perci\u00f2 che aiutare questi ultimi a prendersi cura della loro parte infantile sofferente in modo diverso, che non si ritorca contro di loro e i loro figli, sia uno dei terreni pi\u00f9 fertili e gratificanti per chi opera nel campo della terapia e della prevenzione del disagio psicologico, sia nei bambini che negli adulti.&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<h4 class=\"wp-block-heading\"><a id=\"p2\"><\/a>Riflessioni sulla sperimentazione: I perch\u00e9 difficili&nbsp;<\/h4>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">\u201cIl bambino: \u00abMamma, perch\u00e9 Ges\u00f9 \u00e8 risorto e mio nonno no?\u00bb.\u201d Fulvio, anni 5, in chiesa alla madre.&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">\u201cIl poeta: \u00abPerch\u00e9 dovrebbe un cane, un cavallo, un topo aver vita e tu non respirare pi\u00f9? Tu non tornerai mai pi\u00f9, mai pi\u00f9, mai pi\u00f9, mai pi\u00f9, mai pi\u00f9, mai pi\u00f9!\u00bb\u201c W. Shakespeare, \u201cRe Lear\u201d.&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">La modalit\u00e0 con cui ho sperimentato la versione integrale di queste e altre favole che ho scritto (in questo libro ne compare solo una scelta parziale e ridotta) sono state la lettura e la discussione in piccoli gruppi di genitori e insegnanti, soprattutto di scuola materna ed elementare.&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Credo che sia fondamentale ed essenziale che chi conduce questo lavoro abbia una specifica formazione e un&#8217;esperienza nel campo della psicologia clinica.&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Uno dei possibili rischi di una lettura che non abbia un taglio clinico \u00e8 infatti quello di rendere apparentemente semplici e banali delle cose che in realt\u00e0 sono molto complesse. Una persona che affronti questo materiale dicendo: \u00abIo avevo gi\u00e0 capito tutto!\u00bb potrebbe fare un&#8217;operazione difensiva di tipo razionale per evitare qualsiasi cambiamento mentale.&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Al contrario, mi sembra che possa essere fecondo se cominciamo a interrogarci entrando in contatto sia col livello emotivo che con quello razionale. Mi pare infatti che il vantaggio e lo svantaggio di questo materiale derivino dal fatto che esso agisca proprio su questi due livelli attraverso la favola e la riflessione sul tema sottostante.&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Lo svantaggio consiste nella constatazione che non tutti tollerano di essere messi cos\u00ec a contatto con entrambi i mondi. In questo caso, come ho detto, nel leggere questo libro \u00e8 meglio tralasciare le parti che ci creano disagio e scegliere quelle con cui ci sentiamo pi\u00f9 in sintonia in quel momento. Oppure lo si pu\u00f2 chiudere semplicemente e mettere da parte se ci disturba troppo.&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Il vantaggio per chi non rifiuta il contatto con questi due mondi mi sembra invece consistere in una progressiva diminuzione della rigidit\u00e0 mentale.&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">In tutti i gruppi che ho sperimentato nel corso di nove anni, \u00e8 lentamente avvenuto nei partecipanti qualche cambiamento nel modo di guardare le cose.&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Quasi tutti sono concordi nel dire che ora vedono dei particolari che prima non vedevano.&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Una madre, ad esempio, alla fine di un anno in cui si \u00e8 lavorato su otto favole ha detto: \u00abQuello che mi sorprende \u00e8 che ora io penso a mio figlio in modo differente. Mi sono resa conto che prima lo vedevo come un ragazzo diverso dagli altri, quasi anormale. Adesso lo vedo come un ragazzo normale, con i suoi problemi, ma come tutti gli altri\u00bb.&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Il cambiamento avvenuto nella mente della mamma significa che ora il ragazzo riceve da lei il messaggio profondo che anche lui \u00e8 come tutti gli altri e non diverso. E il dato interessante \u00e8 che una cosa analoga \u00e8 avvenuta parallelamente nella mente dei genitori che hanno acquistato una maggiore autostima e si sono sentiti capiti e rassicurati dal gruppo.&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Le riflessioni pi\u00f9 frequenti che ho sentito fare dai partecipanti sia sulle favole che sui gruppi, nel corso degli anni sono state:&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<figure class=\"wp-block-table\"><table><tbody><tr><td>1.<\/td><td>La sofferenza \u00e8 molto pi\u00f9 accettabile se si sa perch\u00e9 si soffre, piuttosto che soffrire senza sapere.<\/td><\/tr><tr><td>2.<\/td><td>Le reazioni di una persona alla stessa storia sono diverse secondo gli stati d&#8217;animo con cui l&#8217;ascolta, questo aiuta a capire che \u00e8 il nostro stato d&#8217;animo che ci fa vedere e sentire le cose in un modo oppure in un altro.<\/td><\/tr><tr><td>3.<\/td><td>Il rendersi conto che anche gli altri affrontano gli stessi problemi aiuta a sentirsi meno soli e ridimensiona le cose.<\/td><\/tr><tr><td>4.<\/td><td>La partecipazione a questi gruppi determina, poco a poco, dei piccoli cambiamenti nelle dinamiche familiari. Una madre ha notato una volta: \u00abIn questi tre anni di gruppo \u00e8 cambiato moltissimo il rapporto fra mio marito (che NON partecipava al gruppo) e mia figlia. Lei ha detto che ha riscoperto suo padre all&#8217;et\u00e0 di vent&#8217;anni. Ma io mi sono resa conto che finalmente mi sono intromessa meno fra loro due. Prima ero sempre io a mediare, ero io al centro di tutto\u00bb.<\/td><\/tr><tr><td>5.<\/td><td>Il non sentirsi al centro di tutto ci\u00f2 che accade intorno e l&#8217;accettare di avere dei limiti \u00e8 una cosa difficile agli inizi, ma che a lungo termine fa stare infinitamente meglio. Se accettiamo di avere dei limiti ci scarichiamo dell&#8217;ansia faticosissima di ritenerci responsabili di tutto e di tutti.<\/td><\/tr><tr><td>6.<\/td><td>Un elemento che aiuta molto i genitori nella relazione con i figli \u00e8 il rendersi conto per&nbsp;<strong><em>davvero&nbsp;<\/em><\/strong>che loro sono delle persone diverse. Una mamma ha detto di essersene resa conto a pi\u00f9 di venticinque anni dalla loro nascita.<\/td><\/tr><tr><td>7.<\/td><td>Parlare delle emozioni accomuna, anche perch\u00e9 di solito \u00e8 difficile trovare altri ambiti in cui se &nbsp; ne possa parlare liberamente e senza giudizi.<\/td><\/tr><tr><td>8.<\/td><td>Man mano che i gruppi procedono, i partecipanti si interrogano sempre di pi\u00f9 e giudicano sempre di meno. Questo aiuta ciascuno a non sentirsi giudicato dagli altri, ma semplicemente aiutato a capire anche attraverso gli occhi di un altro e viceversa.&nbsp;<\/td><\/tr><tr><td>9.<\/td><td>Sembra che poco a poco migliori anche il rapporto con lo scorrere del tempo per chi prima faticava ad accettarlo. Un padre una volta ha detto: \u00abPrima l&#8217;idea di invecchiare mi dava una tale angoscia che non ci potevo neanche pensare. L&#8217;altro giorno ho notato il mio primo capello bianco e ho scoperto con sorpresa che la cosa mi lasciava quasi indifferente!\u00bb.<\/td><\/tr><tr><td>10.<\/td><td>\u00c8 come se poco a poco si vedessero delle piccole cose che prima non si notavano. Si impara a osservare la realt\u00e0 anche da altri punti di vista.<\/td><\/tr><tr><td>11.<\/td><td>I gruppi aiutano a riequilibrare il rapporto \u00abfra essere e avere\u00bb, ha detto un altro padre. E ha soggiunto: \u00abAdesso so decidere quando \u00e8 meglio un&#8217;ora di straordinario, oppure una con mio figlio!\u00bb.<\/td><\/tr><tr><td>12.<\/td><td>Si riesce a intuire meglio che sotto l&#8217;aspetto esterno ci pu\u00f2 essere anche un&#8217;altra realt\u00e0 che da fuori non si vede.<\/td><\/tr><tr><td>13.<\/td><td>Se si guardano in faccia le cose che ci fanno paura invece di scappare, \u00e8 probabile che ci diventino pi\u00f9 affrontabili. Nel far questo ci \u00e8 di aiuto l&#8217;appoggio del gruppo che sappiamo stare dalla nostra parte.&nbsp;<\/td><\/tr><tr><td>14.<\/td><td>Partire dall&#8217;ascoltare le emozioni che proviamo \u00e8 una cosa che in genere aiuta.<\/td><\/tr><tr><td>15.<\/td><td>Nel gruppo si impara ad ascoltare. L&#8217;essere ascoltati per davvero senza sentirsi giudicati &nbsp; fa star bene e aiuta ad avere pi\u00f9 sicurezza e autostima.<\/td><\/tr><tr><td>16.<\/td><td>Se si riesce a non usare la scuola come strumento di relazione fra genitori e figli (\u00abTU vuoi che io faccia i compiti, allora IO non studio!\u00bb) a volte migliora il rapporto dei ragazzi con lo studio.<\/td><\/tr><tr><td>17.<\/td><td>Il rendersi conto che il proprio figlio sta vivendo una crisi evolutiva, aiuta i genitori a sdrammatizzare le cose e a non sentirsi in colpa. Questo in genere evita che l&#8217;ansia degli uni &nbsp; rinforzi quella degli altri e viceversa.&nbsp;<\/td><\/tr><tr><td>18.<\/td><td>Pare che un ostacolo superato serva d&#8217;aiuto all&#8217;evoluzione successiva. Nei bambini i momenti evolutivi sembrano essere preceduti da un periodo di crisi. Questo sembra succedere anche agli &nbsp; adulti.<\/td><\/tr><tr><td>19.<\/td><td>L&#8217;essere ignorato appare una delle cose pi\u00f9 difficili da tollerare per un bambino. Persino l&#8217;essere picchiato \u00e8 pi\u00f9 accettabile. Ci sono comportamenti che possono fare molto pi\u00f9 male di uno sculaccione.<\/td><\/tr><tr><td>20.<\/td><td>Spesso i genitori vorrebbero che i figli riempissero dei vuoti delle loro stesse storie. Una &nbsp; mamma un giorno ha detto:\u00abIo, per motivi particolari, ho dovuto saltare due passaggi nella vita, l&#8217;adolescenza e la giovent\u00f9. A mia figlia voglio far capire che ci sono queste fasi della vita che io ho saltato ma che lei non deve saltare!\u00bb.<\/td><\/tr><tr><td>21.<\/td><td>Il rapporto maternit\u00e0 &#8211; lavoro casalingo &#8211; lavoro esterno sembra essere fonte di conflitti, tanto pi\u00f9 se la donna vive solo in funzione degli altri estraniandosi da se stessa. \u00abIo in certi momenti non esisto, non mi sento esistere\u00bb ha detto una volta una mamma. \u00ab\u00c8 come se esistessero gli altri in funzione mia.\u00bb<\/td><\/tr><tr><td>22.<\/td><td>Il rendersi conto che ci\u00f2 che si \u00e8 fatto era quello che in quel momento si pensava fosse &nbsp;&nbsp;&nbsp; meglio, aiuta a non darsi le colpe.<\/td><\/tr><tr><td>23.<\/td><td>Pi\u00f9 il genitore trova delle sicurezze sue e meno ha bisogno di trovarle nei figli.<\/td><\/tr><tr><td>24.<\/td><td>Anche l&#8217;accettare che i figli diventino autonomi e abbiano sempre meno bisogno di accudimento diventa pi\u00f9 facile se non chiediamo loro di riempire i nostri vuoti. Questo di solito li rende pi\u00f9 autonomi e sicuri.<\/td><\/tr><tr><td>25.<\/td><td>Il riflettere sui temi delle favole ha accomunato nei gruppi persone di et\u00e0, scolarit\u00e0, condizione sociale o professionale molto diverse tra di loro. Pi\u00f9 le esperienze di vita sono differenti, pi\u00f9 questo diventa fonte di arricchimento reciproco per i partecipanti e per chi conduce il gruppo.<\/td><\/tr><tr><td>26.<\/td><td>La favola, usando il linguaggio infantile, parla al bambino che ogni adulto \u00e8 stato. Un giovane padre ha detto: \u00abOgni volta che io ascolto una di queste favole, non penso mai a mio figlio, ma a me bambino. \u00c8 questo quello che mi aiuta a non far confusione fra i due\u00bb. Se riconosciamo i nostri bisogni infantili non soddisfatti, forse \u00e8 pi\u00f9 facile che ce ne prendiamo cura noi stessi in altro modo invece di cercare di soddisfarli inconsapevolmente attraverso i bambini (\u00abIo non ho avuto giochi, allora mio figlio ne deve avere tantissimi!\u00bb).<\/td><\/tr><tr><td>27.<\/td><td>Una maggiore integrazione fra il nostro mondo interno e quello esterno fa star meglio noi adulti e sembra avere dei benefici effetti sui bambini.<\/td><\/tr><tr><td>28.<\/td><td>Questi gruppi aiutano ad accettare i bambini, e gli altri in generale, per quello che sono e non per quello che noi vorremmo che fossero. \u00abQuesta\u00bb ha detto una mamma \u00abe la stessa difficolt\u00e0 che abbiamo verso l&#8217;accettazione di noi stessi.\u00bb<\/td><\/tr><tr><td>29.<\/td><td><a id=\"6\"><\/a>\u00abIl conoscere meglio noi stessi, aiuta a capire di pi\u00f9 chi ci sta vicino\u00bb ha detto un papa. Nel far questo la favola, anche quando suggerisce un possibile percorso di conoscenza, sembra essere un mezzo pi\u00f9 accettabile di una interpretazione che \u00e8 spesso giustamente vissuta come invasiva e minacciosa. [<a href=\"#_ftn6\">6<\/a>]<\/td><\/tr><tr><td>30.<\/td><td>Alcune storie restano pi\u00f9 impresse di altre e a volte riescono a liberare delle emozioni vecchie.<\/td><\/tr><\/tbody><\/table><\/figure>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">A chiusura di quest&#8217;ultima riflessione riporto la testimonianza di una mamma che \u00e8 riuscita a rivivere un episodio doloroso della sua infanzia, emerso a poco a poco nel corso di tre anni di &nbsp; gruppo.&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Ecco il suo racconto:&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Mentre ero bambina, non avevo ancora otto anni, mio padre \u00e8 morto tragicamente in un incidente stradale. Quella mattina mi sono sentita svegliare da grida e pianti disperati. Ho capito che era successo qualcosa di tragico&#8230; Subito dopo mi hanno accompagnato a scuola e non ho pi\u00f9 avuto a che fare con i miei familiari, perch\u00e9, dopo la scuola, sono stata portata da una vicina. Mi hanno riaccompagnato a casa dopo il funerale. Quella sera, mentre stavo per apparecchiare la tavola, i miei familiari mi hanno chiesto per quanti lo stavo facendo. Io sapevo perfettamente che di solito mettevo cinque posti, ma ho risposto senza esitare: \u00abPer quattro!\u00bb e nessuno mi ha contraddetto.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">In quel preciso momento &#8211; ha raccontato questa ex bambina trent&#8217;anni dopo &#8211; io ho capito che le urla di quella mattina volevano dire che il mio pap\u00e0 era morto, ma non ho detto niente. Non ho pi\u00f9 chiesto niente da allora e non ho versato neanche una lacrima. E cos\u00ec sono andata avanti facendo finta di niente, come se il mio pap\u00e0 non fosse morto&#8230;&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Ho fatto finta di niente, ma questo grosso peso \u00e8 rimasto dentro di me. Credo sia stato il lavoro di gruppo a permettermi di lasciar venire a galla questo grosso dolore represso e mai vissuto [la giovane donna partecipava a un gruppo di formazione per genitori in cui si leggevano e discutevano queste favole].&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">\u00c8 emerso gradualmente, nel corso del tempo, attraverso i miei sogni. Ora racconto come \u00e8 successo. Ho vissuto quanto mi \u00e8 successo come una scoperta e non posso tenerlo solo per me. Pu\u00f2 darsi che la mia esperienza possa servire a qualcun altro.&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\"><strong>Primo sogno<\/strong>: Ho sognato una tomba. Su quella tomba c&#8217;era una foto che rappresentava due bambine che giocavano. Svegliandomi con questa immagine ho intuito che quella tomba fosse di mio padre e che quelle due bambine fossimo mia sorella e io. Ho pensato che la morte di mio padre volesse tornare a galla e ho semplicemente lasciato che ci\u00f2 accadesse senza sapere dove mi portasse. Ho detto infatti ad alcune amiche: \u00abSto rivivendo la morte di mio padre\u00bb.&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\"><strong>Secondo sogno<\/strong>: Ho sognato che era morto il padre di un&#8217;amica a cui voglio molto bene e nel sogno ho pianto moltissimo e sempre nel sogno era come se avessi detto: \u00abChe bello \u00e8 stato piangere!\u00bb. Svegliandomi, ho capito che avevo pianto per la morte di mio padre. In quel momento mi sono resa conto che \u201cnon avevo mai pianto\u201d per la sua morte.&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\"><strong>Terzo sogno<\/strong>: Eravamo in ufficio, io e i miei colleghi, e dalla finestra guardavamo un uccellino solo in un nido posto su di un ramo. Con noi c&#8217;erano il direttore e una signora molto distinta. L&#8217;uccellino si agitava molto nel nido e sembrava implorare aiuto e lo faceva con grinta, ma inutilmente. Per un po&#8217; di giorni ho pensato a questo sogno. Ero sicura che avesse un significato preciso e importante per me, ma non riuscivo a capire.&nbsp;<br>Quest&#8217;immagine visiva dell&#8217;uccellino nel nido continuava a scorrere davanti ai miei occhi&#8230; Finalmente un&#8217;intuizione&#8230; Quell&#8217;uccellino potevo essere io che chiedevo aiuto, il direttore poteva essere il parroco che mi aveva ospitato a pranzo e poi accompagnata dalla vicina, la donna distinta era forse la mia maestra, che quella mattina, pregando, si era coperta il volto con le mani&#8230;&nbsp;<br>Ho preso coscientemente nota e sono stata semplicemente ad aspettare&#8230; Non sapevo cos&#8217;altro avrei dovuto vivere.&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\"><strong>Quarto sogno<\/strong>: Ho sognato un&#8217;amica che piangeva dicendo: \u00abSta morendo il pap\u00e0 di un mio alunno, lascia tre figli ancora piccoli\u00bb. Svegliandomi ho avuto la sensazione che quello che stava morendo era mio padre. Dopo aver verbalizzato quest&#8217;intuizione ho vissuto la morte di mio padre, ho risentito nelle orecchie le grida di quella mattina e ho pianto.&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Ho pianto, ho pianto forte, avrei voluto gridare, ho pianto ancora per due ore e mezzo! Sono andata al lavoro con degli occhi enormi, ma mi sentivo liberata da un grosso peso. Ho capito che avevo tenuto dentro quell&#8217;enorme dolore per non appesantire quello di mia madre. Lei soffriva troppo, io per lei dovevo far finta di niente.&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Ho provato tanta tenerezza per me: che grosso peso avevo tenuto dentro per tanti anni. Ho pensato a coloro che soffrono per problemi psichici e li ho amati profondamente, avrei voluto essere psicologa per aiutare altri come io sono stata aiutata&#8230;&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Il lavoro di gruppo ha incrinato pian piano la corazza, seppur non troppo spessa, che mi permetteva di non vivere le emozioni con l&#8217;intensit\u00e0 dovuta. Non vivevo il dolore, ma nemmeno la gioia. Ora le vivo e talvolta sono depressa, ma altre volte sono felice perch\u00e9 mi sento proprio bene! Tra le altre cose ho scoperto che ero una \u00abbrava bambina\u00bb che faceva tutto ci\u00f2 che si doveva fare, che non dava torto quasi a nessuno, che non si permetteva di far emergere l&#8217;aggressivit\u00e0 che aveva dentro.&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Anche quest&#8217;aspetto in me si \u00e8 modificato, prima nell&#8217;ambito dell&#8217;attuale nucleo familiare, poi anche all&#8217;esterno. Certamente pian piano trover\u00f2 un equilibrio nuovo e se torner\u00f2 a essere una brava bambina, lo far\u00f2 per scelta.\u201d Come sempre succede, chi ha pi\u00f9 da insegnare in questi casi \u00e8 chi ha fatto l&#8217;esperienza di vita.&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Credo che le difese che la bambina e la sua famiglia hanno trovato in quel momento siano state le migliori che entrambi abbiano saputo trovare, tanto pi\u00f9 che l&#8217;ambiente affettivo in cui la bambina \u00e8 cresciuta era sicuramente caldo e affettuoso. Ci\u00f2 non toglie per\u00f2 che nella vita di questa giovane donna fosse rimasto un \u00abcarico sospeso\u00bb, che imprigionava parte delle sue energie vitali, le stesse che lei ha potuto usare nuovamente quando questo peso \u00e8 stato deposto.&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Dice Ancona nella prefazione a \u201cMuore il genitore di un bambino\u201d:&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\"><a id=\"7\"><\/a>\u201cLa negazione del lutto infantile alla morte di un genitore che si verifica ogni volta che in famiglia non se ne parla nemmeno, oppure si tenta di uguagliare la perdita a quella di un oggetto prediletto o alla semplice separazione (per rifiuto o per divorzio) da uno dei genitori, oppure alla morte di un amico e al limite di un fratello, si costituisce come la negazione di un fatto traumatico unico dal punto di vista psicologico.\u201d [<a href=\"#_ftn7\">7<\/a>]&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Aggiunge Furman:&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\"><a id=\"8\"><\/a>\u201c\u00c8 un errore comune credere che un bambino a cui \u00abnon gliene importa nulla\u00bb quando i genitori lo lasciano o quando egli li lascia, abbia affrontato bene la separazione. Il bambino che realmente la fronteggia bene si permette di esprimere la mancanza dei suoi cari, di essere triste, solo, forse rabbioso, e di esprimere i suoi sentimenti in modo appropriato all&#8217;et\u00e0.\u201d [<a href=\"#_ftn8\">8<\/a>]&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">La cosa interessante \u00e8 che ci\u00f2 che ha dato inizio al lento processo di questa mamma \u00e8 stato il riflettere sul rapporto con la figlia maggiore, verso la quale sentiva di aver avuto delle difficolt\u00e0.&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">\u00abAdesso capisco le difficolt\u00e0 che ho avuto dopo la sua nascita\u00bb ha detto in seguito. \u00abIl problema era che io vedevo in mio marito un altro padre e non potevo di certo permettere che qualcuno me lo portasse via una seconda volta! Mi rendo conto che anche il rapporto con mia figlia \u00e8 molto migliorato da quando mi sono scaricata di questo enorme peso. Un giorno lei mi ha abbracciata ridendo e ha detto al piccolo: \u201cLa mamma si \u00e8 finalmente accorta che \u2018 anch&#8217;io sono nata \u2018!\u201d.\u00bb.&nbsp;<img decoding=\"async\" src=\"data:image\/svg+xml,%3Csvg%20xmlns='http:\/\/www.w3.org\/2000\/svg'%20viewBox='0%200%2015%2015'%3E%3C\/svg%3E\" class=\"zeen-lazy-load-base zeen-lazy-load\" data-lazy-src=\"..\/img_art\/fine_testo.gif\" width=\"15\" height=\"15\"><noscript><img decoding=\"async\" src=\"..\/img_art\/fine_testo.gif\" width=\"15\" height=\"15\"><\/noscript><\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">__________&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\"><strong>Note&nbsp;<\/strong><\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\"><a id=\"_ftn1\"><\/a>1. J. Marks-Mishne, \u201cIl lavoro clinico con i bambini\u201d, Martinelli, Firenze 1985 (<a href=\"#1\">torna al testo<\/a>)<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\"><a id=\"_ftn2\"><\/a>2. B. Bettelheim, \u201cUn genitore quasi perfetto\u201d, Feltrinelli, Milano 1987 (<a href=\"#2\">torna al testo<\/a>)<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\"><a id=\"_ftn3\"><\/a>3. R. Levi Montalcini, \u201cElogio dell&#8217;imperfezione\u201d, Garzanti, Milano 1987 (<a href=\"#2\">torna al testo<\/a>)<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\"><a id=\"_ftn4\"><\/a>4. Marks-Mishne, \u201cIl lavoro clinico con i bambini\u201d, Martinelli, Firenze 1985 (<a href=\"#4\">torna al testo<\/a>)<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\"><a id=\"_ftn5\"><\/a>5. F. Dolto, \u201cLe parole dei bambini e l&#8217;adulto sordo\u201d, Mondadori, Milano 1987 (<a href=\"#5\">torna al testo<\/a>)<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\"><a id=\"_ftn6\"><\/a>6. C. Viviani, \u201cIl sogno dell&#8217;interpretazione\u201d, Costa &amp; Nolan, Genova 1989 (<a href=\"#6\">torna al testo<\/a>)<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\"><a id=\"_ftn7\"><\/a>7. E. Furman, \u201cMuore il genitore di un bambino\u201d, Edizioni Il Pensiero Scientifico, Roma 1976 (<a href=\"#7\">torna al testo<\/a>)<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\"><a id=\"_ftn8\"><\/a>8. E. Furman, \u201cMuore il genitore di un bambino\u201d, Edizioni Il Pensiero Scientifico, Roma 1976 (<a href=\"#8\">torna al testo<\/a>)<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\"><strong>Bibliografia&nbsp;<\/strong><\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\"><em>Sulla separazione, differenziazione e identificazione di s\u00e9.<\/em><\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Bertolini-Gettinger-Guareschi Cazzullo, \u201cNormalit\u00e0, salute e malattia nel bambino\u201d, Tempo Medico, Milano 1978.&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Bettelheim B., \u201cIl mondo incantato\u201d, Feltrinelli, Milano 1977.&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Bowlby J., \u201cAttaccamento e perdita\u201d, Bollati-Boringhieri, Torino 1972. \u201cCostruzione e rottura dei legami affettivi\u201d, Cortina, Milano 1982. \u201cUna base sicura\u201d, Cortina, Milano 1989.&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Brazelton T. B., \u201cIl primo legame\u201d, Frassinelli, Milano 1991.&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Camaioni-Volterra-Bates, \u201cLa comunicazione nel primo anno di vita\u201d, Boringhieri, Torino 1976.&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Fornari F., \u201cLa vita affettiva originaria del bambino\u201d, Feltrinelli, Milano 1970.&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Freud A., \u201cNormalit\u00e0 e patologia nell&#8217;et\u00e0 infantile\u201d, volume terzo, \u201cOpere\u201d, Boringhieri, Torino 1985.&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Isaacs-Freud, \u201cL&#8217;osservazione diretta del bambino\u201d, Boringhieri, Torino 1984.&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Klein M., \u201cLa psicoanalisi dei bambini\u201d, Martinelli, Firenze 1970.&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Lebovici S.-Soule M., \u201cLa conoscenza del bambino e la psicanalisi\u201d, Feltrinelli, Milano 1972.&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Mahler-Pine-Bergman, \u201cLa nascita psicologica del bambino\u201d, Boringhieri, Torino 1978.&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Mahler M., \u201cLe psicosi infantili\u201d, Boringhieri, Torino 1985.&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Marks-Mishne J., \u201cIl lavoro clinico con i bambini\u201d, Martinelli, Firenze 1985.&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Racamier P. C.-Taccani S., \u201cIl lavoro incerto\u201d, CERP (Cerro Editore), Milano-Trento 1986.&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Spitz R., \u201cIl primo anno di vita\u201d, Armando, Roma 1973.&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\"><em>Sulla relazione genitori-figli.&nbsp;<\/em><\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Balconi-Del Carlo Giannini, \u201cIl disegno e la psicoanalisi infantile, Cortina, Milano 1987.&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Bellocchio-Ravasi, \u201cDi madre in figlia\u201d, Cortina, Milano 1987.&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Bergeret J., \u201cQuando e come punire i bambini\u201d, Cortina, Milano 1990.&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Bettelheim B., \u201cUn genitore quasi perfetto\u201d, Feltrinelli, 1987.&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Brazelton T. B., \u201cQuando torni?\u201d, Frassinelli, Milano 1992.&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Covitz J., \u201cEmotional Child Abuse\u201d, Sigo Press, Boston 1986.&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Crivelli-Vigna, \u201cLa madre e il bambino\u201d, Borla, Roma 1981.&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Del Lungo-Pontalti, \u201cRiscoprire il padre\u201d, Borla, Roma 1986.&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Deutsch H., \u201cPsicologia della donna\u201d, Boringhieri, Torino 1977.&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Dolto F., \u201cLe parole dei bambini e l&#8217;adulto sordo\u201d, Mondadori, Milano 1987. \u201cIl gioco del desiderio\u201d, SEI, Torino 1987. \u201cCome allevare un bambino felice\u201d, Mondadori 1992.&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Finzi Vegetti S., \u201cIl bambino della notte\u201d, Mondadori 1990.&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Fornari F., \u201cI sogni delle madri in gravidanza\u201d, Unicopli, Milano 1979.&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Furman E., \u201cMuore il genitore di un bambino\u201d, Ed. Il Pensiero Scientifico, Roma 1976.&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Harris M., \u201cCapire i bambini\u201d, Armando, Roma 1985.&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Langer M., \u201cMaternit\u00e0 e sesso\u201d, Loescher, Torino 1981.&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Mannoni M., \u201cIl bambino ritardato e la madre\u201d, Boringhieri, Torino 1971. \u201cIl bambino, la sua malattia e gli altri\u201d, Franco Angeli, Milano 1979.&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Miller A., \u201cLa persecuzione del bambino\u201d, Bollati-Boringhieri Torino 1987. \u201cL&#8217;infanzia rimossa\u201d, Garzanti, Milano 1990.&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Montefoschi S., \u201cL&#8217;uno e l&#8217;altro\u201d, Feltrinelli, Milano 1977.&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Soifer R., \u201cPsicodinamica della gravidanza, parto e puerperio\u201d, Borla, Roma 1985.&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Winnicott D. W., \u201cI bambini e le loro madri\u201d, Cortina, Milano, 1987.&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\"><em>Sui sintomi comportamentali e somatici.&nbsp;<\/em><\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Abraham-Peregrini, \u201cAmmalarsi fa bene\u201d, Feltrinelli, Milano 1989.&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Anzieu D., \u201cL&#8217;Io-pelle\u201d, Borla, Roma 1987.&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Bruch H., \u201cPatologia del comportamento alimentare\u201d, Feltrinelli, Milano 1977.&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Cancrini L., \u201cBambini diversi a scuola\u201d, Boringhieri, Torino 1976.&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Cremerius J., \u201cPsicosomatica clinica\u201d, Borla, Roma 1981.&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Di Cagno-Ravetto, \u201cLe malattie organiche e mortali dell&#8217;infanzia\u201d, Ed. Il Pensiero Scientifico, Roma 1984.&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Dolto F., \u201cLa salute del bambino\u201d, Mondadori, Milano 1987.&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Ferraris A. O., \u201cIl significato del disegno infantile\u201d, Boringhieri, Torino 1973.&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Freud A., Bergmann T., \u201cBambini malati\u201d, Boringhieri, Torino 1974.&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Groddeck G., \u201cIl linguaggio dell&#8217;Es\u201d, Adelphi, Milano 1969.&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Kreisler L., \u201cClinica psicosomatica del bambino\u201d, Cortina, Milano 1986.&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Kuzemko J., \u201cL&#8217;asma del bambino\u201d, Ed. Il Pensiero Scientifico, Roma 1977.&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Lang J. L., \u201cIntroduzione alla psicopatologia infantile\u201d, Borla, Roma 1984.&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Mannoni M., \u201cIl primo colloquio con lo psicoanalista\u201d, Armando, Roma 1974.&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">McDougall J., \u201cTeatri del corpo\u201d, Cortina, Milano 1990.&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Millar S., \u201cLa psicologia del gioco infantile\u201d, Boringhieri, Torino 1974.&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Miller A., \u201cIl dramma del bambino dotato\u201d, Bollati-Boringhieri, Torino 1982. \u201cIl bambino inascoltato\u201d,&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Bollati-Boringhieri, Torino 1989.&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Nagera H., \u201cThe Developmental Approach to Childhood Psychopathology\u201d, Aronson, New York 1981.&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Raimbault G., \u201cPediatri e psicoanalisti\u201d, Boringhieri, Torino 1976.&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Winnicott D. W., \u201cIl bambino deprivato\u201d, Cortina, Milano 1986. \u201cDalla pediatria alla psicoanalisi\u201d, Giunti&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Martinelli, Firenze 1991.&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\"><em>Sulle dinamiche familiari.&nbsp;<\/em><\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Ackerman N., \u201cPsicodinamica della vita familiare\u201d, Boringhieri, Torino 1981.&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Baldaro Verde-Pallanca, \u201cIllusioni d&#8217;amore\u201d, Cortina, Milano 1984.&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Carotenuto A., \u201cEros e pathos\u201d, Bompiani, Milano 1987.&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Corman L., \u201cIl disegno della famiglia\u201d, Boringhieri, Torino 1976.&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Minuchin S., \u201cFamiglia e terapia della famiglia\u201d, Astrolabio, Roma 1976.&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Norwood R., \u201cDonne che amano troppo\u201d, Feltrinelli, Milano 1989.&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Satir V. e altri, \u201cIl cambiamento terapeutico della famiglia\u201d, Borla, Roma 1980.&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Selvini e altri, \u201cParadosso e controparadosso\u201d, Feltrinelli, Milano 1975. \u201cI giochi psicotici nella famiglia\u201d, Cortina, Milano 1988.&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Taccani-Racamier, \u201cGiochi di famiglia\u201d, CERP (Cerro Editore), Milano Trento 1984.&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\"><em>Sull&#8217;adolescenza.&nbsp;<\/em><\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">AA. VV., \u201cAdolescenza terminata e adolescenza interminabile\u201d, Borla, Roma 1987.&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Aliprandi-Pelanda-Senise, \u201cPsicoterapia breve di individuazione\u201d, Feltrinelli, Milano 1990.&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Blos P., \u201cL&#8217;adolescenza: un&#8217;interpretazione psicoanalitica\u201d, Franco Angeli, Milano 1971.&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Coleman J. C., \u201cLa natura dell&#8217;adolescenza\u201d, Il Mulino, Bologna 1983.&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Dolto F., \u201cI problemi degli adolescenti\u201d, Longanesi, Milano 1991.&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Erickson E. H., \u201cGiovent\u00f9 e crisi d&#8217;identit\u00e0\u201d, Armando, Roma 1978.&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Fabbrini A-Melucci A., \u201cL&#8217;et\u00e0 dell&#8217;oro. Adolescenti tra sogno ed esperienza\u201d, Feltrinelli, Milano 1992.&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Freud A., \u201cL&#8217;adolescenza come disturbo evolutivo\u201d, \u201cOpere\u201d, volume terzo, Boringhieri, Torino 1985.&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Henny R., \u201cCrisi e risorse dell&#8217;io in adolescenza\u201d, CERP (Cerro Editore), Milano-Trento 1990.&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Hurry A., \u201cAdolescenza e suicidio\u201d, CERP (Cerro Editore), Milano Trento 1986.&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Laufer M., \u201cPsicopatie e depressione nell&#8217;adolescenza\u201d, Armando, Roma 1981.&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Laufer M.\/Laufer E., \u201cAdolescenza e breakdown evolutivo\u201d, Bollati Boringhieri, Torino 1986.&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Senise T., \u201cL&#8217;adolescente come paziente\u201d, Franco Angeli, Milano 1989.&nbsp;<\/p>\n\n\n<div class=\"wp-block-image\">\n<figure class=\"aligncenter\"><a href=\"#su\"><img decoding=\"async\" src=\"data:image\/svg+xml,%3Csvg%20xmlns='http:\/\/www.w3.org\/2000\/svg'%20viewBox='0%200%20370%20247'%3E%3C\/svg%3E\" class=\"zeen-lazy-load-base zeen-lazy-load\" data-lazy-src=\"..\/img_art\/Uovo_min.jpg\" alt=\"torna su\"\/><noscript><img decoding=\"async\" src=\"..\/img_art\/Uovo_min.jpg\" alt=\"torna su\"\/><\/noscript><\/a><\/figure>\n<\/div>","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Credo sia importante ribadire ancora una volta il concetto che l&#8217;alleanza con il genitore \u00e8 fondamentale per il lavoro clinico con i bambini, perch\u00e9 \u00e8 lui che vive quotidianamente con loro, li ha a cuore come nessun altro e li pu\u00f2 aiutare meglio se viene aiutato lui stesso a capire.\u00a0 Il Bambino nascosto \/7 di Alba Marcoli Favole per capire la psicologia nostra e dei nostri figli&nbsp; Sommario:&nbsp;Le favole e i gruppi di formazione per genitori&nbsp;&#8211;&nbsp;Riflessioni sulla sperimentazione: I perch\u00e9 [&hellip;]<\/p>\n","protected":false},"author":1,"featured_media":10914,"comment_status":"open","ping_status":"open","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"wds_primary_category":0,"footnotes":""},"categories":[73],"tags":[],"class_list":["post-1593","post","type-post","status-publish","format-standard","has-post-thumbnail","hentry","category-psicologia"],"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/www.esonet.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts\/1593","targetHints":{"allow":["GET"]}}],"collection":[{"href":"https:\/\/www.esonet.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/www.esonet.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.esonet.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/users\/1"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.esonet.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fcomments&post=1593"}],"version-history":[{"count":3,"href":"https:\/\/www.esonet.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts\/1593\/revisions"}],"predecessor-version":[{"id":10915,"href":"https:\/\/www.esonet.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts\/1593\/revisions\/10915"}],"wp:featuredmedia":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.esonet.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/media\/10914"}],"wp:attachment":[{"href":"https:\/\/www.esonet.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fmedia&parent=1593"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.esonet.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fcategories&post=1593"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.esonet.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Ftags&post=1593"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}