{"id":1598,"date":"2008-03-21T17:08:23","date_gmt":"2008-03-21T16:08:23","guid":{"rendered":"http:\/\/www.esonet.it\/?p=1598"},"modified":"2023-09-25T14:11:02","modified_gmt":"2023-09-25T12:11:02","slug":"il-senso-della-filosofia","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.esonet.it\/?p=1598","title":{"rendered":"Il senso della filosofia"},"content":{"rendered":"<p><a href=\"https:\/\/www.esonet.it\/?cat=88\"><img decoding=\"async\" src=\"data:image\/svg+xml,%3Csvg%20xmlns='http:\/\/www.w3.org\/2000\/svg'%20viewBox='0%200%20370%20247'%3E%3C\/svg%3E\" class=\"zeen-lazy-load-base zeen-lazy-load alignright\" title=\"Dialoghi Filosofici\" data-lazy-src=\"images\/topics\/Filosofia.jpg\" alt=\"Dialoghi Filosofici\" align=\"right\" border=\"0\" \/><noscript><img decoding=\"async\" class=\"alignright\" title=\"Dialoghi Filosofici\" src=\"images\/topics\/Filosofia.jpg\" alt=\"Dialoghi Filosofici\" align=\"right\" border=\"0\" \/><\/noscript><\/a>Per le nostre societ\u00e0 democratiche, afflitte da una incontenibile crisi conoscitiva, e dalla relativizzazione della maggior parte dei loro credo, il carattere storico e trascendente della conoscenza della verit\u00e0 pu\u00f2 essere un fattore di notevole stimolo. Al di l\u00e0 del problema del suo portatore storico, in un filosofo acuto come Herbert Marcuse la trascendenza resta il senso della filosofia.<\/p>\n<table border=\"0\" width=\"100%\">\n<tbody>\n<tr>\n<td scope=\"col\">\n<div align=\"center\">\n<h3 align=\"left\"><a name=\"su\"><\/a>Il senso della filosofia<\/h3>\n<p align=\"left\">di Riccardo Roni \u2013 <em>Facolt\u00e0 di filosofia, Universit\u00e0 di Firenze<\/em><\/p>\n<\/div>\n<\/td>\n<\/tr>\n<tr>\n<td scope=\"row\">\n<div align=\"justify\">\n<p>Per le nostre societ\u00e0 democratiche, afflitte da una incontenibile crisi conoscitiva, e dalla relativizzazione della maggior parte dei loro credo, il carattere storico e trascendente della conoscenza della verit\u00e0 pu\u00f2 essere un fattore di notevole stimolo. Al di l\u00e0 del problema del suo portatore storico, in un filosofo acuto come Herbert Marcuse la trascendenza resta il <em>senso della filosofia<\/em>.<\/p>\n<p><a name=\"1\"><\/a>La conoscenza, riferita all&#8217;essenza concreta delle cose, \u00e8 per il filosofo sempre opera di una parte e pertanto sembra implausibile [<a href=\"#_ftn1\">1<\/a>] l&#8217;idea di una <em>intellighentsia <\/em>liberamente sospesa, <em>super partes<\/em>, una sorta di illusorio conoscitore disincarnato. Anche se al proletariato si \u00e8 riservato un angolo visuale privilegiato, ci\u00f2 non ha mai significato per Marcuse, nemmeno negli anni &#8217;20, che il proletariato, per questo, fosse la verit\u00e0, e che cio\u00e8 dovesse darsi <em>identit\u00e0 tra una parte e il tutto<\/em>, ma per questo non si deve pensare tuttavia che l&#8217;esaurimento del punto di vista estraniato del proletariato, significasse o implicasse l&#8217;obsolescenza della verit\u00e0.<\/p>\n<p><a name=\"2\"><\/a>In Marcuse non c&#8217;\u00e8 una filosofia della storia capace di trattenere sotto una potente astrazione la fissit\u00e0 dei destini del mondo, non \u00e8 necessario che il metodo storico e la storia coincidano, e non si esime dal dichiarare che nel momento in cui la ragione \u201ccome organizzazione razionale dell&#8217;umanit\u00e0, sar\u00e0 stata realizzata, allora anche la filosofia sar\u00e0 superflua\u201d [<a href=\"#_ftn2\">2<\/a>]. L&#8217;idea della storia come disegno, come percorso che tocca in qualche punto il suo definitivo apice, \u00e8 sostituita da Marcuse dalla contraria, operante convinzione che la storia \u00e8 aperta, sebbene vi sia, senza alcun precostituito disegno, un metodo in grado di seguirla.<\/p>\n<p>Se \u201ccon il concetto della ragione come libert\u00e0 la filosofia sembra aver toccato il suo limite\u201d, ci fa notare Marcuse, \u201cci\u00f2 che non \u00e8 ancora compiuto, la realizzazione della ragione, non \u00e8 pi\u00f9 un compito filosofico. <a name=\"3\"><\/a>Hegel pensava che la storia della filosofia fosse a questo punto definitivamente conchiusa. Ma questa conclusione non significava un futuro migliore, bens\u00ec il cattivo presente dell&#8217;umanit\u00e0 eternato da tale conclusione\u201d [<a href=\"#_ftn3\">3<\/a>].<\/p>\n<p>\u00c8 soprattutto per questa ragione di fondo, che Marcuse in verit\u00e0 non d\u00e0 corpo a costrutti destinati a crollare alla prima svolta, e <em>le posizioni raggiunte dalla conoscenza possono dunque cambiare <\/em>. In questo senso, se anche un certo marxismo avesse perso la sua scommessa di infallibilit\u00e0 analitica, l&#8217;impianto \u201ccritico\u201d marcusiano non ne \u00e8 per ci\u00f2 stesso travolto. Allora occorre per questa via scoprire il significato che Marcuse attribuisce alla filosofia della verit\u00e0 e nello stesso tempo alla trascendenza. Egli rimprovera alla sociologia, anche a quella di Freud, di avere conseguenze \u201cquietistiche\u201d, perch\u00e9 in grado di rispecchiare il carattere della realt\u00e0, senza esercitare su di essa alcuna leva critica. Invece sembra proprio che la condizionatezza storica contenga una <em>verit\u00e0 incondizionata<\/em>, quella del <em>valore<\/em>, che pu\u00f2 scardinare i limiti in cui tende ad essere relativizzata o banalizzata. In primo luogo, la scienza della totalit\u00e0 pu\u00f2 fornire questo vantaggio critico, il vantaggio di implicare verit\u00e0 utili per l&#8217;azione, per cui \u201cse cognizione attraverso la ragione \u2013 cio\u00e8 attraverso concetti che non derivano dall&#8217;esperienza \u2013 significa metafisica, allora un attacco mosso contro la metafisica era allo stesso tempo un attacco alle condizioni della libert\u00e0 umana, poich\u00e9 il diritto della ragione di guidare l&#8217;esperienza era parte essenziale di queste condizioni\u201d.<\/p>\n<p>In secondo luogo, la verit\u00e0 possiede per Marcuse un importante contenuto etico: una societ\u00e0 libera dal dominio, libera dall&#8217;angoscia prometeica del principio di prestazione, come bene \u00e8 spiegato in <em>Eros e civilt\u00e0<\/em>, \u00e8 ed ha un valore superiore e pi\u00f9 alto rispetto alla societ\u00e0 presente; \u00e8 tutto una questione di principi, \u00e8 un problema etico che oltrepassa la conoscenza ideologica da cui pure esso sorge. Emerge cos\u00ec uno schema metodologico generale, rispetto al quale la dimensione estetica o la psicoanalisi appaiono come dei mezzi, o meglio dei contenuti operativi ed espressivi per poter far camminare con le proprie gambe quello che definirei un \u201csoggetto possibile\u201d, non pi\u00f9 concepito come <em>oggetto <\/em>di una scienza che ne pre-imposti i possibili comportamenti e le possibili reazioni, ma come <em>disgetto<\/em>, in quanto il <em>getto<\/em>, il gettato, non \u00e8 pi\u00f9 <em>ob <\/em>-, ma \u00e8 <em>dis <\/em>-, vive nella differenza.<\/p>\n<p><a name=\"4\"><\/a>Questa \u00e8 senz&#8217;altro una teoria dell&#8217;oggetto sovversiva. L&#8217;oggetto non \u00e8 <em>ob- jectum<\/em>, [<a href=\"#_ftn4\">4<\/a>] ci\u00f2 che viene gettato contro, quello che sta di fronte perch\u00e9 \u00e8 stato scaraventato davanti [<a href=\"#_ftn5\">5<\/a>]. Una certa cultura ha abituato l&#8217;uomo a vedere, al fatto che se qualcosa o qualcuno sta di fronte, si deve vedere tutto. L&#8217;uomo \u00e8 avvezzo, senza saperlo in genere, a una nozione di verit\u00e0 che \u00e8 quanto pi\u00f9 di voyeristico si possa immaginare. Egli \u00e8 un guardone della verit\u00e0, perch\u00e9 suppone che quando un oggetto \u00e8, allora deve essere nudo, non c&#8217;\u00e8 da svelare, da scoprire.<\/p>\n<p><a name=\"6\"><\/a>Per potersi costituire come soggetti possibili, che vivono nella differenza, che non sono del tutto reperibili (si legga in proposito ci\u00f2 che gli amici di Kafka dicevano di come lui camminava per la strada, diafano, impalpabile, senza fare rumore), occorre un atteggiamento del filosofo e della filosofia che oggi a molti non appare lecito, e che suscita molta confusione contemporanea, tanto lontana dai dibattiti degli anni \u201860 &#8211; \u201870 ci ha posto innanzi ad un universo in cui le verit\u00e0 appaiono plurali, e le prospettive conoscitive tutte ugualmente legittime, proprio perch\u00e9 tutte ugualmente condizionate dalla propria storia, dalle proprie ragioni, e da queste, da storia e ragioni, sostenute [<a href=\"#_ftn6\">6<\/a>].<\/p>\n<p>Certo il pensiero di Marcuse rischia di sembrare altrettanto monodimensionale rispetto all&#8217;universo che avrebbe voluto superare: esso appare come diretto oltre la mite coesistenza delle verit\u00e0 parziali di cui il nostro pluralismo si alimenta. Si potrebbe dire che in Marcuse il senso della verit\u00e0 \u00e8 ci\u00f2 che di universale si esprime concretamente nella critica determinata delle condizioni di uno stadio storico circoscritto e specifico. La determinazione concreta della verit\u00e0 \u00e8 sempre passibile di modificarsi verso nuove direzioni che, all&#8217;interno di mutate circostanze storiche, appare come nuova proiezione dell&#8217;universalit\u00e0. Noi sperimentiamo l&#8217;impossibilit\u00e0, destinata a crescere, di ancorare a un qualche permanente e condiviso <em>set <\/em>di principio, le nostre decisioni.<\/p>\n<p><em><a name=\"7\"><\/a>\u201cOggi esistono tutte le forze materiali e intellettuali necessarie per realizzare una societ\u00e0 libera. Il fatto che non vengano utilizzate \u00e8 da ascrivere esclusivamente ad una sorta di mobilitazione generale della societ\u00e0, che resiste con ogni mezzo alla eventualit\u00e0 di una propria liberazione. Ma questa circostanza non basta assolutamente a rendere utopistico il progetto della trasformazione\u201d.<\/em> [<a href=\"#_ftn7\">7<\/a>]<\/p>\n<p>Viviamo il razionale imbarazzo di confrontare ci\u00f2 che \u00e8 inconfrontabile, valori con valori, verit\u00e0 con verit\u00e0; lo stesso pluralismo morale tende strutturalmente ad una crisi comunicativa, che impedisce all&#8217;uomo contemporaneo l&#8217;elaborazione di un programma massimo, perch\u00e9 le istituzioni sociali si reggono altrimenti, si reggono sul tacito accordo di evitare lo scontro, o presumere l&#8217;incontro, tra le grandi linee di principio, visto che \u00e8 possibile negoziare, su ogni altro piano, accettabili mediazioni pratiche. \u00c8 una societ\u00e0, come dichiara Marcuse nel passo sopra citato, retta dal programma di non problematizzare il livello profondo delle decisioni, e di favorire sospette interazioni e condivisioni pragmatiche.<\/p>\n<p><a name=\"8\"><\/a>Rispetto a questa difficolt\u00e0, secondo Marcuse, proprio il marxismo \u201cdeve avere il coraggio di elaborare una definizione del concetto di libert\u00e0 che possa far sentire e riconoscere quest&#8217;ultima come un bene non ancora mai goduto dagli uomini\u201d [<a href=\"#_ftn8\">8<\/a>]. Inoltre se l&#8217;uomo volesse raggiungere un completo consenso teorico, dietro ogni accettabile soluzione pratica, il cosiddetto pluralismo si rivelerebbe distruttivo o ne sarebbe esso stesso distrutto.<\/p>\n<p>Le societ\u00e0 contemporanee hanno per questo bisogno di un <em>medium <\/em>interno di comunicazione, perch\u00e9 la pluralit\u00e0 delle posizioni etico-politiche le tradurrebbe in un universo di monadi, pericoloso e autodistruttivo. A ragione il concetto marcusiano di trascendenza \u00e8 a questo riguardo estremamente produttivo, anche oltre il suo collocarsi di qualche decennio fa. Quel <em>medium <\/em>pu\u00f2 essere identificato pertanto nel concetto di trascendenza.<\/p>\n<p>Una particolarit\u00e0 molto importante del pensiero di Marcuse consiste proprio nel concepire per es. la \u201ccorrispondenza\u201d del pensiero ideologico, la sua adeguatezza, non riferibile tanto allo stato di cose di cui esso \u00e8 espressione, in quanto idoneo o meno a servire gli interessi di un particolare gruppo di potere; pertanto l&#8217;adeguatezza del pensiero (o della ragione), non riferita a questo stato di cose, sarebbe piuttosto la capacit\u00e0 in astratto di promuovere l&#8217;ingiustizia o la giustizia, la verit\u00e0 o il suo occultamento, la felicit\u00e0 o la repressione.<\/p>\n<p><em>\u201c<\/em><em>Quella ragione che diventa nella filosofia moderna il vero e proprio essere autentico, deve sempre produrre di nuovo se stessa e la sua realt\u00e0 in un materiale che le resiste: essa \u00e8 soltanto in quanto compia quest&#8217;opera. Ci\u00f2 che la ragione deve compiere \u00e8 n\u00e9 pi\u00f9 n\u00e9 meno che la costituzione del mondo <\/em>per l&#8217;Io. Essa deve creare l&#8217;universalit\u00e0 in cui il soggetto razionale si ritrovi con altri soggetti razionali. <a name=\"9\"><\/a>Essa deve essere il fondamento che rende possibile non il semplice incontro di monadi indipendenti, ma la nascita di una vita comune in un mondo comune\u201d [<a href=\"#_ftn9\">9<\/a>].<\/p>\n<p>Se <em>ragione <\/em>significa: <em>\u201cdare alla vita una forma che corrisponda alla libera decisione degli uomini come soggetti di conoscenza\u201d, questa ragione sente sia l&#8217;esigenza di ricostruire l&#8217;insieme di quei versanti della realt\u00e0 che rimangono celati dietro il pensiero affermativo, positivo, corrente, sia di creare un&#8217;organizzazione sociale in cui \u201cgli individui regolino in comune la propria vita secondo i loro bisogni\u201d.<\/em> [<a href=\"#_ftn10\">10<\/a>]<\/p>\n<p>Il pensiero \u00e8 in grado di conquistare angoli visuali eticamente produttivi come riconoscere condizioni date di libert\u00e0 e di dominio. In Marcuse \u00e8 <em>difficile <\/em>rintracciare forme di <em>relativizzazione comparativa <\/em>(sincronica), ossia riferita alle diverse scelte di principio sostenute contestualmente da prospettive culturali e politiche differenti, e <em>rassegnata alla loro equivalenza <\/em>. Non appare invece negativo il tentativo di relativizzazione storica (diacronica) del pensiero. Se l&#8217;uomo non \u00e8 capace di discriminare e perde la misura critica da cui scaturiscono il controllo della giustizia e della felicit\u00e0, non sembra essergli sufficiente la semplice consapevolezza del carattere determinato e condizionato o prospettico della conoscenza.<\/p>\n<p>La conoscenza della realt\u00e0 attraverso un percorso essenzialmente critico e la ricerca costante della giustizia pu\u00f2 essere un forte motivo per porre in relazione interlocutori differenti. <a name=\"11\"><\/a>Se la teoria critica \u00e8 stata \u201cpi\u00f9 di una semplice registrazione e sistemazione di dati di fatto\u201d e se da sempre il suo impulso \u201c\u00e8 venuto proprio dalla forza con cui essa ha parlato contro i dati di fatto, con cui ha contrapposto alla cattiva fattivit\u00e0 le sue migliori possibilit\u00e0\u201d [<a href=\"#_ftn11\">11<\/a>], resta pur vero che il nostro sguardo critico \u00e8 spesso unilaterale (pi\u00f9 che falso), grazie al suo essere storicamente relativo.<\/p>\n<p><em>Ma poich\u00e9 misura gradi di giustizia e di felicit\u00e0 esso aspira a parametri indipendenti dalla condizionatezza da cui muove, aspira cio\u00e8 a superare la mediocrit\u00e0 di ci\u00f2 che \u00e8 solo parzialmente vero. Questa trascendenza non parla contro, ma a favore della verit\u00e0. <\/em>In Marcuse si trovano un metodo e una concezione della trascendenza della giustizia e della felicit\u00e0 che superano l&#8217;unilateralit\u00e0 delle concezioni plurali del mondo. <a name=\"12\"><\/a>L&#8217;elemento utopistico \u00e8 stato difatti \u201cl&#8217;unico elemento progressivo della filosofia\u201d [<a href=\"#_ftn12\">12<\/a>].<\/p>\n<p>Ciascun discorso morale presuppone un qualche valore che deve darsi all&#8217;infinito come perennemente non realizzato, o una qualche verit\u00e0 i cui contenuti storici sono solo un&#8217;approssimazione necessaria verso di essa, che resta un <em>ideale regolativo <\/em>. \u201cIl fatto che il lavoro filosofico sia stato e resti lavoro astratto, \u00e8 dovuto ai rapporti sociali che reggono l&#8217;esistenza. Il tener fermo all&#8217;astrattezza nella filosofia, \u00e8 pi\u00f9 adeguato alla situazione di fatto ed arriva pi\u00f9 vicino alla verit\u00e0, che non quella concretezza pseudo-filosofica che scende dall&#8217;alto sulle lotte sociali. <a name=\"13\"><\/a>Quello che c&#8217;\u00e8 di vero nei concetti filosofici, \u00e8 stato acquisito astraendo dallo <em>status <\/em>concreto dell&#8217;uomo ed \u00e8 vero soltanto in questa astrattezza\u201d [<a href=\"#_ftn13\">13<\/a>].<\/p>\n<p>Marcuse \u00e8 lontano dalla visione platonica, della <em>Repubblica<\/em>, dove idee fisse e di contenuto sovrastorico, trascendenti in questo senso, possano essere elevate a metro di giudizio della realt\u00e0. Marcuse \u00e8 spinto da un interesse verso una verit\u00e0 e una giustizia non identificate con un contenuto trascendente specifico, o all&#8217;opposto con un valore relativo e condizionato in modo storicamente contingente.<\/p>\n<p>Egli in realt\u00e0 non fa che riferirsi a un <em>ideale indeterminato, ma di volta in volta determinabile, che \u00e8 ontologicamente presupposto nella natura dei processi di conoscenza umana<\/em>. <a name=\"14\"><\/a>Per il fatto stesso che ogni discorso conoscitivo presuppone una verit\u00e0, i cui tratti non sono immediatamente materializzati, la teoria critica \u00e8 \u201cinteressata al contenuto di verit\u00e0 dei concetti e problemi filosofici, e parte dal presupposto che in essi sia realmente contenuta una verit\u00e0\u201d [<a href=\"#_ftn14\">14<\/a>]. Ogni discorso morale presuppone una giustizia, un&#8217;idea di bene i cui contenuti non sono fissabili o dati una volta per tutte come in ogni percorso storico l&#8217;umanit\u00e0 non pu\u00f2 fare a meno di assumere, in qualche senso, una nozione di vero, di giusto, di bene (di questo ne era consapevole anche Nietzsche).<\/p>\n<p>Questa nozione \u00e8 una sorta di facolt\u00e0 trascendentale, pi\u00f9 che un concetto determinato, \u00e8 una capacit\u00e0 di verit\u00e0, che il pensiero incorpora se \u00e8 tale. Il pensiero ragiona storicamente, ma si appella a valori trascendenti il cui <em>status <\/em>metodologico \u00e8 costantemente quello dell&#8217;indeterminatezza. <a name=\"15\"><\/a>Il valore trascendente \u00e8 sempre realizzabile ma \u00e8 inesauribile in una specifica articolazione data. Esso \u201cpresuppone invece soltanto quei determinati soggetti storici, la cui coscienza si esprime nella teoria critica ed \u00e8 la sola a cui si rende visibile questo contenuto \u00abeccedente\u00bb nella sua verit\u00e0 reale\u201d [<a href=\"#_ftn15\">15<\/a>].<\/p>\n<p>Questa idea di valore, nella sua trascendenza, che ogni cultura presuppone, ogni discorso storico implica come un riferimento logico, e costituisce nello stesso tempo il <em>medium <\/em>della comunicazione tra visioni diverse della sua concretizzazione. <a name=\"16\"><\/a>Questa prospettiva metodologica ha possibili applicazioni e conseguenze pratiche. Ad esempio siamo consapevoli che \u00e8 un errore imporre la nostra concezione della giustizia ad altre culture, o come \u00e8 stato scritto, \u201capplicare lo standard di giustizia dell&#8217;aggressore alle vittime\u201d; da ci\u00f2 discende tuttavia che \u201capplicare agli aggressori i principi normativi propri delle vittime \u00e8 ugualmente un errore\u201d [<a href=\"#_ftn16\">16<\/a>] (e questo rischio Nietzsche lo percepiva come incombente).<\/p>\n<p>Di fronte a questo possibile esito, la riflessione critica pu\u00f2 essere ripresa solo se si impara a valutare che ciascuna prospettiva circa la giustizia, la verit\u00e0, il bene argomenta la propria validit\u00e0 facendo riferimento a giustizia e verit\u00e0, che essa sostiene di realizzare meglio di altri, nozioni ideali usate come un presupposto comune, sebbene indeterminato. \u00c8 questo uno status trascendentale dei valori di verit\u00e0 e giustizia diverso dal senso che questo concetto aveva in Husserl o in Kant, e non riguarda pertanto n\u00e9 il semplice \u201cforo interno\u201d n\u00e9 la singolarit\u00e0 della coscienza; trascendentale si pu\u00f2 intendere come una relazione specifica e una facolt\u00e0 che lega gli aspetti etici e conoscitivi della mente agli aspetti strutturali delle relazioni sociali. Il senso dell&#8217;universalit\u00e0 si mantiene nel discorso marcusiano proprio attraverso questo carattere trascendentale della riflessione critica, ed \u00e8 questo senso di universalit\u00e0 dei valori a scongiurare un ripiegamento su concezioni puramente relativistiche. <img decoding=\"async\" src=\"data:image\/svg+xml,%3Csvg%20xmlns='http:\/\/www.w3.org\/2000\/svg'%20viewBox='0%200%2015%2015'%3E%3C\/svg%3E\" class=\"zeen-lazy-load-base zeen-lazy-load\" data-lazy-src=\"..\/img_art\/fine_testo.gif\" width=\"15\" height=\"15\" \/><noscript><img decoding=\"async\" src=\"..\/img_art\/fine_testo.gif\" width=\"15\" height=\"15\" \/><\/noscript><\/p>\n<p>__________<\/p>\n<p><strong>Note <\/strong><\/p>\n<p><a name=\"_ftn1\"><\/a>1. G.L. PALOMBELLA, <em>Ragione e immaginazione. Herbert Marcuse 1928-55<\/em>, Bari. 1982, pp. 46-70. (<a href=\"#1\">torna al testo<\/a>)<\/p>\n<p><a name=\"_ftn2\"><\/a>2. H. MARCUSE, <em>Filosofia e teoria critica <\/em> in Cultura e societ\u00e0. Saggi di teoria critica 1933-1965, Einaudi, Torino, 1969, p. 88. (<a href=\"#2\">torna al testo<\/a>)<\/p>\n<p><a name=\"_ftn3\"><\/a>3. Ivi, p. 89. (<a href=\"#3\">torna al testo<\/a>)<\/p>\n<p><a name=\"_ftn4\"><\/a>4. Cfr., A. ZINO, <em>Psicanalisi e filosofia. Il male<\/em>, ETS, Pisa, 2004, p. 109 (<a href=\"#4\">torna al testo<\/a>)<\/p>\n<p><a name=\"_ftn5\"><\/a>5. Ivi, p. 108. (<a href=\"#4\">torna al testo<\/a>)<\/p>\n<p><a name=\"_ftn6\"><\/a>6. Si rimanda in particolare a J. HABERMAS , C. TAYLOR , <em>Multiculturalismo. Lotte per il riconoscimento<\/em>, Feltrinelli, Milano, 2003, pp. 9-62. (<a href=\"#6\">torna al testo<\/a>)<\/p>\n<p><a name=\"_ftn7\"><\/a>7. H. MARCUSE, <em>La fine dell&#8217;utopia<\/em>, Laterza, Bari, 1968, p. 12. (<a href=\"#7\">torna al testo<\/a>)<\/p>\n<p><a name=\"_ftn8\"><\/a>8. Ivi, p. 18. (<a href=\"#8\">torna al testo<\/a>)<\/p>\n<p><a name=\"_ftn9\"><\/a>9. H. MARCUSE, <em>Filosofia e teoria critica <\/em>in <em>Cultura e societ\u00e0. Saggi di teoria critica 1933-1965<\/em>, ed. cit., p.91. (<a href=\"#9\">torna al testo<\/a>)<\/p>\n<p><a name=\"_ftn10\"><\/a>10. Ivi, p. 94. (<a href=\"#9\">torna al testo<\/a>)<\/p>\n<p><a name=\"_ftn11\"><\/a>11. Ivi, p. 95 (<a href=\"#11\">torna al testo<\/a>)<\/p>\n<p><a name=\"_ftn12\"><\/a>12. Ibid. (<a href=\"#12\">torna al testo<\/a>)<\/p>\n<p><a name=\"_ftn13\"><\/a>13. Ivi, pp. 98-99 (<a href=\"#13\">torna al testo<\/a>)<\/p>\n<p><a name=\"_ftn14\"><\/a>14. Ivi, pp. 98-99 (<a href=\"#14\">torna al testo<\/a>)<\/p>\n<p><a name=\"_ftn15\"><\/a>15. Ivi, p. 99. (<a href=\"#15\">torna al testo<\/a>)<\/p>\n<p><a name=\"_ftn16\"><\/a>16. Ivi, p. 100 (<a href=\"#16\">torna al testo<\/a>)<\/p>\n<p align=\"center\"><a href=\"#su\"><img decoding=\"async\" src=\"data:image\/svg+xml,%3Csvg%20xmlns='http:\/\/www.w3.org\/2000\/svg'%20viewBox='0%200%2044%2070'%3E%3C\/svg%3E\" class=\"zeen-lazy-load-base zeen-lazy-load\" data-lazy-src=\"..\/img_art\/Uovo_min.jpg\" alt=\"torna su\" width=\"44\" height=\"70\" border=\"0\" \/><noscript><img decoding=\"async\" src=\"..\/img_art\/Uovo_min.jpg\" alt=\"torna su\" width=\"44\" height=\"70\" border=\"0\" \/><\/noscript><\/a><\/p>\n<\/div>\n<\/td>\n<\/tr>\n<\/tbody>\n<\/table>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Per le nostre societ\u00e0 democratiche, afflitte da una incontenibile crisi conoscitiva, e dalla relativizzazione della maggior parte dei loro credo, il carattere storico e trascendente della conoscenza della verit\u00e0 pu\u00f2 essere un fattore di notevole stimolo. Al di l\u00e0 del problema del suo portatore storico, in un filosofo acuto come Herbert Marcuse la trascendenza resta il senso della filosofia. Il senso della filosofia di Riccardo Roni \u2013 Facolt\u00e0 di filosofia, Universit\u00e0 di Firenze Per le nostre societ\u00e0 democratiche, afflitte da [&hellip;]<\/p>\n","protected":false},"author":1,"featured_media":6472,"comment_status":"open","ping_status":"open","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"wds_primary_category":0,"footnotes":""},"categories":[88],"tags":[],"class_list":["post-1598","post","type-post","status-publish","format-standard","has-post-thumbnail","hentry","category-dialoghi-filosofici"],"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/www.esonet.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts\/1598","targetHints":{"allow":["GET"]}}],"collection":[{"href":"https:\/\/www.esonet.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/www.esonet.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.esonet.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/users\/1"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.esonet.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fcomments&post=1598"}],"version-history":[{"count":2,"href":"https:\/\/www.esonet.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts\/1598\/revisions"}],"predecessor-version":[{"id":9705,"href":"https:\/\/www.esonet.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts\/1598\/revisions\/9705"}],"wp:featuredmedia":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.esonet.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/media\/6472"}],"wp:attachment":[{"href":"https:\/\/www.esonet.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fmedia&parent=1598"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.esonet.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fcategories&post=1598"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.esonet.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Ftags&post=1598"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}