{"id":1605,"date":"2008-03-10T20:05:23","date_gmt":"2008-03-10T19:05:23","guid":{"rendered":"http:\/\/www.esonet.it\/?p=1605"},"modified":"2023-09-25T14:12:35","modified_gmt":"2023-09-25T12:12:35","slug":"internet-come-proscenio-della-libera-soggettivita","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.esonet.it\/?p=1605","title":{"rendered":"Internet come proscenio della libera soggettivit\u00e0?"},"content":{"rendered":"<p><a href=\"https:\/\/www.esonet.it\/?cat=88\"><img decoding=\"async\" src=\"data:image\/svg+xml,%3Csvg%20xmlns='http:\/\/www.w3.org\/2000\/svg'%20viewBox='0%200%20370%20247'%3E%3C\/svg%3E\" class=\"zeen-lazy-load-base zeen-lazy-load alignright\" title=\"Dialoghi Filosofici\" data-lazy-src=\"images\/topics\/Filosofia.jpg\" alt=\"Dialoghi Filosofici\" align=\"right\" border=\"0\" \/><noscript><img decoding=\"async\" class=\"alignright\" title=\"Dialoghi Filosofici\" src=\"images\/topics\/Filosofia.jpg\" alt=\"Dialoghi Filosofici\" align=\"right\" border=\"0\" \/><\/noscript><\/a><\/p>\n<p>Il mondo di internet, orientato alla formazione di nuove dinamiche comunicative e di nuovi linguaggi, diventa necessariamente uno dei principali luoghi di produzione di senso e di rinnovamento di procedure etiche e cognitive.<\/p>\n<table border=\"0\" width=\"100%\">\n<tbody>\n<tr>\n<td scope=\"col\">\n<div align=\"center\">\n<h3 align=\"left\"><a name=\"su\"><\/a>Internet come proscenio della libera soggettivit\u00e0?<\/h3>\n<p align=\"left\">di Antonio D&#8217;Alonzo<\/p>\n<\/div>\n<\/td>\n<\/tr>\n<tr>\n<td scope=\"row\">\n<div align=\"justify\">\n<table border=\"0\" width=\"100%\">\n<tbody>\n<tr>\n<td scope=\"col\" width=\"42%\">\n<p align=\"justify\"><img decoding=\"async\" src=\"data:image\/svg+xml,%3Csvg%20xmlns='http:\/\/www.w3.org\/2000\/svg'%20viewBox='0%200%20288%20349'%3E%3C\/svg%3E\" class=\"zeen-lazy-load-base zeen-lazy-load\" data-lazy-src=\"..\/img_art\/web_net.jpg\" width=\"288\" height=\"349\" \/><noscript><img decoding=\"async\" src=\"..\/img_art\/web_net.jpg\" width=\"288\" height=\"349\" \/><\/noscript><\/p>\n<\/td>\n<td scope=\"col\" width=\"58%\">\n<p align=\"justify\">Il mondo di internet, orientato alla formazione di nuove dinamiche comunicative e di nuovi linguaggi, diventa necessariamente uno dei principali luoghi di produzione di senso e di rinnovamento di procedure etiche e cognitive.<\/p>\n<p align=\"justify\">Se \u00e8 innegabile che lo spazio discorsivo di internet \u2013 mettendo in relazione la pluralit\u00e0 delle visioni del mondo individuali e collettive \u2013 offre nuovi significati e strumenti interpretativi per affrontare la complessit\u00e0 delle relazioni interpersonali, si tratta, tuttavia, di capire se il destino della Rete si deve limitare al ruolo di mezzo di comunicazione o pu\u00f2 invece ambire alla possibilit\u00e0 di ridefinire il processo d&#8217;individuazione della soggettivit\u00e0 critica. Se internet pu\u00f2 non soltanto essere uno strumento di comunicazione e scambi commerciali, ma se \u00e8 in grado <em>anche <\/em> d&#8217;espropriare l&#8217;assoggettamento della coscienza all&#8217;omologazione culturale, alla conformazione cognitiva del Pensiero Unico.<\/p>\n<\/td>\n<\/tr>\n<\/tbody>\n<\/table>\n<p>Se \u00e8 vero che la Rete, per la sua stessa particolare conformazione, costituisce uno spazio di problematicit\u00e0 irrevocabilmente aperto, che rimanda a delle pratiche riflessive, multiple, eterodosse, euristiche e non dogmatiche, ci si deve domandare quanto di questa messa in discussione di schemi cognitivi e di visioni personali, \u00e8 davvero spontanea e non piuttosto indotto dalla natura del <em>mezzo-che diventa-messaggio <\/em> (McLuhan) o dalla strutturazione del discorso controculturale \u2013 ufficialmente osteggiato ma in segreto incoraggiato \u2013 in quanto sterile diversivo di nicchia, privo di pericolo reale nei confronti della rappresentazione condivisa del mondo (Scuola di Francoforte).<\/p>\n<p>La questione \u00e8 se l&#8217;utente che si connette ad internet si deve limitare a conformarsi in modo irriflessivo al procedimento operativo della Rete, o se al contrario pu\u00f2 assumere un ruolo pi\u00f9 diretto nella narrativit\u00e0 dialogica: in altre parole, se pu\u00f2 giocare un ruolo non soltanto passivo nella messa in scena dell&#8217;identit\u00e0 virtuale.<\/p>\n<p>Una prima narrativit\u00e0 \u00e8 data dalla partecipazione alle problematiche della Rete che contribuisce a configurare le aspirazioni degli utenti, il modo di correlarsi tra gli utenti del cybermondo nelle community, nei blog, nelle chat. La scelta del nickname o dell&#8217;avatar deve essere ascritta ad una libera proiezione ideale o, piuttosto, al riflesso di un condizionamento culturale passivo? Il \u00abgioco di ruolo\u00bb \u00e8 espressione di creativit\u00e0 personale o di omologazione in un clich\u00e9 idealtipico come avviene, ad esempio, per certi reality show dove si \u00e8 <em>costretti <\/em> ad \u00abincarnare\u00bb lo stereotipo della pupa bella <em>ma <\/em> stupida e del <em>nerd <\/em> (\u00absecchione\u00bb) intelligente <em>ma <\/em> imbranato.<\/p>\n<p>I reality offrono personaggi idealtipi caricaturali con i quali lo spettatore da casa si pu\u00f2 identificare facilmente, macchiette folkloristiche tagliate con l&#8217;accetta: abbiamo il \u00abbello <em>e <\/em> buono\u00bb, l&#8217;\u00abimpulsivo volitivo\u00bb, la \u00abbionda svampita\u00bb, la \u00abbruna sensuale\u00bb, il \u00abgay simpaticone\u00bb, l&#8217;\u00abintellettualoide logorroico\u00bb, ecc. \u00c8 ovvio che questi personaggi, una volta dimessi gli abiti del reality e tornati ad essere persone \u00abreali\u00bb, nella vita quotidiana si comporteranno in modo molto diverso rispetto a quando sono di fronte ad una telecamera. Se nei reality si assumono attori per recitare dei copioni raffazzonati, si tratta di capire se lo stesso fenomeno si verifica nelle chat o nelle community del cyberspazio; se l&#8217;essere-nel-mondo non \u00e8 mai \u00abautentico\u00bb <em>strictu sensu <\/em> in quanto assoggettato alle sovrastrutture della sua episteme (= la visione del mondo che riflette un&#8217;epoca ed i relativi saperi che l&#8217;accompagnano), si danno per\u00f2 dei livelli di minore o maggiore non-autenticit\u00e0: la soggettivit\u00e0 dis-assoggettata \u00e8 quella che dimostra un minore grado di non-autenticit\u00e0. In altri termini, l&#8217;\u00abautenticit\u00e0\u00bb \u00e8 un valore regolativo, non pu\u00f2 mai essere del tutto realizzato.<\/p>\n<p>Le stesse caratteristiche \u00abtecniche\u00bb della Rete si prestano a favorire una sorta di reintegrazione mistica nell&#8217;Uno-tutto. Anzitutto il cyberspazio della Rete e di SL si presenta come un doppio del reale, un mondo allo specchio con il quale sperimentare nuove sinergie tra corpo e spirito, seppur virtuali. <a name=\"1\"><\/a>Come scrive D. Parrochia (<a href=\"#_ftn1\">1<\/a>), l&#8217;idea di un \u00abcervello planetario\u00bb \u00e8 stata anticipata dalla filosofia greca e poi da Spinoza. Platone in <em>Repubblica <\/em> assimila la citt\u00e0 greca ad un&#8217;anima collettiva, mentre nel XVII secolo Spinoza riconosce nella soggettivit\u00e0 il riflesso di una natura <em>pan-teo-cosmica <\/em> che riflette l&#8217;intelligenza infinita di Dio.<\/p>\n<p>Secondo la visione evoluzionistica di Teilhard de Chardin \u2013 teologo gesuita evoluzionista \u2013 la terra si ricoprir\u00e0 a poco a poco di una membrana che rinforzer\u00e0 l&#8217;unit\u00e0 vivente del pianeta e reticoler\u00e0 l&#8217;umanit\u00e0 in un autentico spirito della Terra. La \u00abnoosfera\u00bb della Terra potr\u00e0 stabilire un legame psichico con le altre noosfere dello spazio, coordinate da un&#8217;unica Mente universale: un paradigma che si colloca a met\u00e0 tra l&#8217;episteme statico-meccanicistica dell&#8217;universo \u00aborologio\u00bb e quella dinamico-vitalistica dell&#8217;universo \u00abpianta\u00bb. <a name=\"2\"><\/a>Per Chardin, nel cosmo vi \u00e8 armonia sincronica, ma in una prospettiva evoluzionistica; in altre parole, l&#8217;accordo tra le varie parti del sistema \u00e8 in fieri e non ipostatico: il cosmo diviene verso la realizzazione dinamica, non statica, del \u00abmilieu divino\u00bb (<a href=\"#_ftn2\">2<\/a>); Michel Serres \u2013 riprendendo la concezione di Chardin \u2013 pu\u00f2 pensare internet come un \u00abluogo\u00bb (o piuttosto come un \u00abnon luogo\u00bb secondo la \u00abvecchia\u00bb formula di Marc Aug\u00e9) abitato da angeli ed entit\u00e0 celestiali che nella Rete assumono le forme di <em>\u00able fibre ottiche e [\u2026] macchine intelligenti costruite per connettere le risorse tra loro: miscelatori e selezionatori\u00bb <\/em> (<a href=\"#_ftn3\">3<\/a>).<\/p>\n<p>Pierre L\u00e9vy teorizza la possibile successione di quattro spazi progressivamente abitati dall&#8217;uomo: lo spazio remoto della terra, lo spazio storico dei territori, quello temporale astratto delle merci, ed infine lo spazio temporale soggettivo del sapere. L&#8217;uomo contemporaneo si appresta ormai ad abitare il quarto spazio e ad assumere un&#8217;\u00abidentit\u00e0 quantica\u00bb in cui gli ideogrammi dinamici saranno trasposti in una quantit\u00e0 indefinita di mondi virtuali. <a name=\"4\"><\/a>Secondo Pierre L\u00e9vi siamo destinati a passare da un&#8217;epistemologia cartacea e libresca ad un&#8217;epistemologia dell&#8217;ipertesto e della \u00abcosmopedia\u00bb (<a href=\"#_ftn4\">4<\/a>).<\/p>\n<p>Si tratta di capire, a mio avviso, quanto di questa <em>cyberculture <\/em> pu\u00f2 essere ritenuta funzionale alla creativit\u00e0 dell&#8217;utente e quanto, al contrario, soggiace alle strategie dell&#8217;omologazione liquida. Peter Lunenfeld introduce una distinzione interessante nella modalit\u00e0 operativa di navigazione: il <em>tele-scarico <\/em> ed il <em>tele-carico<\/em>. Il telecarico trasferisce i dati da un sistema centrale ai sistemi periferici dei destinatari. <a name=\"5\"><\/a>Il telescarico trasferisce i dati dalla periferia al centro, o dalla periferia ad altre macchine periferiche (<a href=\"#_ftn5\">5<\/a>). Attualmente, secondo Lunenfeld, soltanto l&#8217;1% degli utenti tele-scarica un materiale, mentre il 10% si limita a commentare i contenuti del Web ed il resto, l&#8217;89% del pubblico, si soddisfa di tele-caricare senza effettuare mai operazioni di tele-scarico. In altre parole, la maggioranza dei navigatori partecipa ancora in modo passivo alla Rete, limitandosi a leggere ed a commentare senza avanzare alcuna proposta di condivisione di file, foto, ecc. Al contrario, l&#8217;evoluzione della Rete deve essere dinamica e non statica, creativa e non passiva; se fino a qualche tempo fa, l&#8217;attivit\u00e0 pi\u00f9 caratteristica di un utente della Rete era quella di navigare da una pagina statica ad un&#8217;altra, adesso \u2013 secondo Lunenfeld \u2013 si deve auspicare che il <em>websurfer <\/em> si trasformi in un&#8217;esperienza dinamica di condivisione solidale del cyberspazio. In effetti, la prolificazione di blog personali dove giovanissimi blogger si limitano a raccontare il vissuto o a mettere in scena le loro fantasie, la diffusione di filmati personali su youtube, l&#8217;esplosione sociale di siti come <em>Flikr <\/em> che permettono d&#8217;etichettare e condividere fotografie o di <em>del.icio.us <\/em> teso alla socializzazione dei segni personali testimoniano che ci stiamo avviando ad un uso meno passivo \u2013 ed al contempo pi\u00f9 soggettivo e partecipativo \u2013 della Rete.<\/p>\n<p>Si deve provare a pensare ad Internet e SL come a dei nuovi linguaggi in grado di aprire altri mondi, altre realt\u00e0, all&#8217;interno delle quali sia possibile ideare architetture sociali alternative a quella della modernit\u00e0 liquida, fondata sull&#8217;extraterritorialit\u00e0 del capitalismo globale. Senza dubbio la Rete offre straordinarie possibilit\u00e0 d&#8217;aggregazione attraverso forum e chat, dove \u00e8 possibile organizzare delle forme di resistenza al Pensiero unico: un uso volto alla de-massificazione prodotta dal mezzo televisivo e dall&#8217;offerta di <em>e ntertainment <\/em> popolare. Il rischio d&#8217;omologazione pu\u00f2 sorgere, tuttavia, dalla natura stessa della Rete che tende a replicare una realt\u00e0 sociale sempre pi\u00f9 povera di contenuti e idee, dove \u00e8 difficile scansare il dubbio che si riesca a trasformare una testa ordinaria in un pensatore critico, un individuo appiattito dal conformismo in un nomade del pensiero creativo.<\/p>\n<table border=\"0\" width=\"100%\">\n<tbody>\n<tr>\n<td scope=\"col\" width=\"68%\">\n<p align=\"justify\">Qualche anno fa Umberto Eco lanci\u00f2 la previsione che l&#8217;avvento di internet avrebbe portato alla formazione di un&#8217;elite colta di internauti capaci di interagire attivamente con la Rete e ad una moltitudine di fruitori passivi e semi-alfabetizzati del piccolo schermo. In realt\u00e0, l&#8217;ADSL oggi conosce una diffusione planetaria (con la solita eccezione italiana\u2026), ma una larga parte di quello che passa sulla Rete non presenta contenuti rilevanti o di particolare originalit\u00e0. Si deve concludere che internet, almeno per il momento, continua ad essere un mezzo e non un fine; il webspazio \u00e8 uno strumento per scambiare documenti ed informazioni: ma non pu\u00f2 ancora assurgere alla dimensione di causa necessaria e sufficiente di trasformazione intellettuale o spirituale.<\/p>\n<\/td>\n<td scope=\"col\" width=\"32%\">\n<p align=\"right\"><img decoding=\"async\" src=\"data:image\/svg+xml,%3Csvg%20xmlns='http:\/\/www.w3.org\/2000\/svg'%20viewBox='0%200%20215%20174'%3E%3C\/svg%3E\" class=\"zeen-lazy-load-base zeen-lazy-load\" data-lazy-src=\"..\/img_art\/web_net1.jpg\" width=\"215\" height=\"174\" \/><noscript><img decoding=\"async\" src=\"..\/img_art\/web_net1.jpg\" width=\"215\" height=\"174\" \/><\/noscript><\/p>\n<\/td>\n<\/tr>\n<\/tbody>\n<\/table>\n<p>La Rete permette di entrare in contatto con altri utenti che possono trasmettere le informazioni necessarie alla formazione di nuove coscienze: ma questo processo non \u00e8 tanto una prerogativa del web quanto della comunicazione interpersonale. La navigazione nel web non assolve la formazione critica degli utenti se si prescinde dalle normali modalit\u00e0 interrelazionali che, per\u00f2, si possono svolgere anche in un salotto o in una piazza, anzich\u00e9 davanti ad uno schermo: non sono, dunque, prerogativa del web.<\/p>\n<p>Internet, per diventare un autentico proscenio di libere soggettivit\u00e0, deve incrementare e privilegiare la trasmissione d&#8217;informazioni e dati culturali a discapito dell&#8217;offerta di modalit\u00e0 comunicative; deve potenziare gli archivi di base invogliando gli utenti a consultare documenti che non sono disponibili nelle biblioteche comunali o che sono difficilmente accessibili in quelle nazionali: attualmente si verifica esattamente la situazione opposta, con dati non accessibili sul web ma consultabili nelle biblioteche e che si possono acquistare nelle librerie specialistiche. In queste condizioni, la Rete continua ad essere uno strumento per comunicare a distanza, in grado di sostituire la vecchia corrispondenza epistolare del fermo posta \u2013 in voga fino a venti anni fa \u2013 ma del tutto inadatta per sviluppare il senso critico individuale.<\/p>\n<p>Il Web altera la possibilit\u00e0 di avvertire la presenza di un&#8217;autorit\u00e0 centrale, ma in realt\u00e0 non decostruisce minimamente \u2013 almeno per il momento \u2013 il potere e la sua rappresentazione simbolica. Promuovendo l&#8217;illusione di un&#8217;alternanza ed un&#8217;alternativa tra il \u00abdentro\u00bb della connessione (libera, delocalizzata, artefice di un&#8217;identit\u00e0 che si fa polisemica e multiforme) ed il \u00abfuori\u00bb di una quotidianit\u00e0 alquanto omologata, internet suscita un&#8217;impressione di libert\u00e0. In realt\u00e0 \u2013 proprio a causa di questa parvenza da \u00ablupo travestito con la lana d&#8217;agnello\u00bb \u2013 la Rete opera come un autentico centro di controllo socio-politico sul grado di conformit\u00e0 idealtipica dell&#8217;utente e di fedelt\u00e0 nei confronti dei dettami del Pensiero unico. Sta a noi cambiare le regole del gioco: ancora \u00e8 presto per indicare un qualche <em>know-how<\/em>, ma \u00e8 indubbio che la partita del futuro passa anche dal controllo della Rete. <img decoding=\"async\" src=\"data:image\/svg+xml,%3Csvg%20xmlns='http:\/\/www.w3.org\/2000\/svg'%20viewBox='0%200%2015%2015'%3E%3C\/svg%3E\" class=\"zeen-lazy-load-base zeen-lazy-load\" data-lazy-src=\"..\/img_art\/fine_testo.gif\" width=\"15\" height=\"15\" \/><noscript><img decoding=\"async\" src=\"..\/img_art\/fine_testo.gif\" width=\"15\" height=\"15\" \/><\/noscript><\/p>\n<p>__________<\/p>\n<p><strong>Note <\/strong><\/p>\n<p><a name=\"_ftn1\"><\/a>1. D. Parrochia, <em>L&#8217;Internet et ses repr\u00e9sentations<\/em>, Rue Descartes, 55, P. U. F., \u00a0 Paris, 2007. (<a href=\"#1\">torna al testo<\/a>)<\/p>\n<p><a name=\"_ftn2\"><\/a>2. T. De Chardin, <em>Le Milieu Divin<\/em>, Seuil, Paris, 1957, coll. Point, 1993. (<a href=\"#2\">torna al testo<\/a>)<\/p>\n<p><a name=\"_ftn3\"><\/a>3. M. Serres, <em>La L\u00e9gende des Anges<\/em>, Flammarion, Paris, 1993, p. 296. (<a href=\"#2\">torna al testo<\/a>)<\/p>\n<p><a name=\"_ftn4\"><\/a>4. P. L\u00e9vi, <em>L&#8217;Intelligence collective, pour une anthropologie du cyberspace<\/em>, La D\u00e9couverte, Paris, 1994. (<a href=\"#4\">torna al testo<\/a>)<\/p>\n<p><a name=\"_ftn5\"><\/a>5. P. Lunenfeld, <em>Pour une pragmatique des flux<\/em>, Rue Descartes, 55, P. U. F., Paris, 2007. (<a href=\"#5\">torna al testo<\/a>)<\/p>\n<p align=\"center\"><a href=\"#su\"><img decoding=\"async\" src=\"data:image\/svg+xml,%3Csvg%20xmlns='http:\/\/www.w3.org\/2000\/svg'%20viewBox='0%200%2044%2070'%3E%3C\/svg%3E\" class=\"zeen-lazy-load-base zeen-lazy-load\" data-lazy-src=\"..\/img_art\/Uovo_min.jpg\" alt=\"torna su\" width=\"44\" height=\"70\" border=\"0\" \/><noscript><img decoding=\"async\" src=\"..\/img_art\/Uovo_min.jpg\" alt=\"torna su\" width=\"44\" height=\"70\" border=\"0\" \/><\/noscript><\/a><\/p>\n<\/div>\n<\/td>\n<\/tr>\n<\/tbody>\n<\/table>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Il mondo di internet, orientato alla formazione di nuove dinamiche comunicative e di nuovi linguaggi, diventa necessariamente uno dei principali luoghi di produzione di senso e di rinnovamento di procedure etiche e cognitive. 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