{"id":1619,"date":"2008-02-21T11:49:19","date_gmt":"2008-02-21T10:49:19","guid":{"rendered":"http:\/\/www.esonet.it\/?p=1619"},"modified":"2023-10-19T18:46:13","modified_gmt":"2023-10-19T16:46:13","slug":"ipnosi-la-storia-la-teoria-ed-il-metodo-6-2","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.esonet.it\/?p=1619","title":{"rendered":"Ipnosi \/ La Storia, la Teoria ed il Metodo &#8211; 6.2"},"content":{"rendered":"<p><a href=\"https:\/\/www.esonet.it\/?cat=73\" data-wplink-edit=\"true\"><img decoding=\"async\" src=\"data:image\/svg+xml,%3Csvg%20xmlns='http:\/\/www.w3.org\/2000\/svg'%20viewBox='0%200%20370%20247'%3E%3C\/svg%3E\" class=\"zeen-lazy-load-base zeen-lazy-load alignright\" title=\"Psicologia\" data-lazy-src=\"images\/topics\/PsicheMeF.jpg\" alt=\"Psicologia\" align=\"right\" border=\"0\" \/><noscript><img decoding=\"async\" class=\"alignright\" title=\"Psicologia\" src=\"images\/topics\/PsicheMeF.jpg\" alt=\"Psicologia\" align=\"right\" border=\"0\" \/><\/noscript><\/a><strong>Aspetti comunicazionali e relazionali dell&#8217;Ipnosi<\/strong><\/p>\n<p>11. Esempi di messaggi paradossali nel discorso ipnotico. \u2014 12. Come l&#8217;ipnotista mantiene il controllo dell&#8217;ipnotizzato. \u2014 13. Le comunicazioni non verbali dell&#8217;ipnotizzato. \u2014 14. Messaggi non verbali dell&#8217;ipnotista.<\/p>\n<p>Con soggetti molto resistenti e che rifiutano ogni rapporto pur desiderando la terapia, per esempio adolescenti o devianti, Erickson adotta una tecnica del tipo \u00abdisobbediscimi\u00bb facendo leva sulla loro ambivalenza. Provoca il soggetto in modo che venga guidato a fare esattamente l&#8217;opposto di quello che l&#8217;ipnotista dice, ma che quest&#8217;ultimo si aspetta.<\/p>\n<table border=\"0\" width=\"100%\">\n<tbody>\n<tr>\n<td scope=\"col\">\n<div align=\"center\">\n<h3 align=\"left\"><a name=\"su\"><\/a>Ipnosi \/ La Storia, la Teoria ed il Metodo &#8211; 6.2<\/h3>\n<p align=\"left\">di Guglielmo Gullotta<\/p>\n<\/div>\n<\/td>\n<\/tr>\n<tr>\n<td scope=\"row\">\n<div align=\"justify\">\n<h4>Capitolo VI \/ Aspetti comunicazionali e relazionali dell&#8217;Ipnosi<\/h4>\n<p><em>Sommario<\/em>: 1. Varie prospettive della comunicazione umana. \u2014 2. Il linguaggio dell&#8217;ipnotista: ridondanza, concretezza, denotazione, connotazione, ambiguit\u00e0, analogie e metafore. \u2014 3. La morfologia del discorso ipnotico: le congiunzioni. \u2014 4. La sintassi dell&#8217;ipnotista: le argomentazioni causali. \u2014 5. Le proposizioni interrogative. \u2014 6. Truismi e tautologie per la ratificazione della trance. \u2014 7. La relazione ipnotista-ipnotizzato. \u2014 8. I messaggi come manovre interpersonali. \u2014 9. L&#8217;induzione come manovra relazionale. \u2014 10. Il rapporto ipnotista-ipnotizzato come doppio legame. \u2014 <a href=\"#p11\">11. Esempi di messaggi paradossali nel discorso ipnotico.<\/a> \u2014 <a href=\"#p12\">12. Come l&#8217;ipnotista mantiene il controllo dell&#8217;ipnotizzato.<\/a> \u2014 <a href=\"#p13\">13. Le comunicazioni non verbali dell&#8217;ipnotizzato.<\/a> \u2014 <a href=\"#p14\">14. Messaggi non verbali dell&#8217;ipnotista.<\/a><\/p>\n<p><a name=\"p11\"><\/a><strong><a name=\"p11\"><\/a>11. Esempi di messaggi paradossali nel discorso ipnotico <\/strong><\/p>\n<p>Cerchiamo di chiarire con un esempio: una volta durante un corso di ipnotismo un ipnotista diede al suo soggetto questo comando post-ipnotico: \u00abQuando ti sveglierai Gulotta non riuscir\u00e0 ad ipnotizzarti\u00bb. Il che tra l&#8217;altro non era mai avvenuto prima di allora. Dopo vari tentativi riuscii a produrre i fenomeni che normalmente vengono attribuiti alla trance con questo tipo di manipolazione: \u00abIo la prego di restare sveglio; mi raccomando non si addormenti e non cada in ipnosi per nessuna ragione al mondo&#8230; intanto la prego, respiri profondamente, ecc&#8230;\u00bb.<\/p>\n<p>Il soggetto capiva bene da tutto il contesto che cercavo di ipnotizzarlo, ma contemporaneamente gli dicevo di non lasciarsi ipnotizzare, per cui non mi contraddicevo, ma vi era una incongruenza tra tipi logici differenti. \u00c8 come se gli avessi detto \u00abdisobbediscimi\u00bb: \u00e8 chiaro che se mi disobbediva mi obbediva e che se obbediva disobbediva. Di fronte a questi messaggi conflittuali al soggetto non resta che rispondere con un comportamento incongruente, cio\u00e8 obbedendo come se disobbedisse. Cos\u00ec nel nostro caso cadendo in trance e al tempo stesso negando di esservici.<\/p>\n<p>La formulazione \u00abdisobbedisci\u00bb per il suo effetto pragmatico \u00e8 piuttosto frequente nell&#8217;argomentazione ipnotica: \u00abOra le tue mani si uniscono e se cerchi di staccarle fai molta fatica, e fai anche molta fatica ad avere voglia di farlo, non hai voglia di volerlo. Prova a staccarle?!\u00bb<\/p>\n<p>Con soggetti molto resistenti e che rifiutano ogni rapporto pur desiderando la terapia, per esempio adolescenti o devianti, Erickson adotta una tecnica del tipo \u00abdisobbediscimi\u00bb facendo leva sulla loro ambivalenza. <a name=\"12\"><\/a>Provoca il soggetto in modo che venga guidato a fare esattamente l&#8217;opposto di quello che l&#8217;ipnotista dice, ma che quest&#8217;ultimo si aspetta (<a href=\"#_ftn12\">12<\/a>). Per esempio: \u00abLei non riuscir\u00e0 a stare seduto, neanche a stare in piedi, o a cambiare sedia, lei ha paura di me, di stringermi la mano, \u00e8 molto pauroso per questo non si avvicina, non oser\u00e0 tentare di farsi ipnotizzare, non avr\u00e0 il coraggio di stare zitto ad ascoltarmi, lei ha paura di chiudere gli occhi&#8230;\u00bb.<\/p>\n<p>Nella situazione della induzione comune l&#8217;ipnotista dice in sostanza sia pure con formule diverse: \u00abFai quello che ti dico, ma non fare quello che ti dico\u00bb. <a name=\"13\"><\/a>Il soggetto dice: \u00abSto facendo quello che mi dici di fare, ma non sto facendo quello che mi dici di fare\u00bb. A mio modo di vedere gli ipnotisti sono poco ipnotizzabili (<a href=\"#_ftn13\">13<\/a>), in quanto sfuggono la situazione di doppio legame commentando, seppure anche solo mentalmente, la incongruenza del messaggio.<\/p>\n<p>Nella relazione ipnotica quando il soggetto resiste, fa delle contromanovre per ridefinire la situazione da complementare a simmetrica, se non che la posizione dell&#8217;ipnotista impedisce di definire la situazione come simmetrica, perch\u00e9 se qualcuno ci chiede di fare qualche cosa e se simultaneamente ci chiede di non farla, non possiamo evitare di seguire le sue suggestioni. Sia che il soggetto risponda, sia che non risponda a quanto gli si chiede di fare, l&#8217;ipnotista \u00e8 sempre <em>up <\/em> nella situazione complementare in quanto il soggetto fa comunque quello che gli si dice. Il soggetto pu\u00f2 solo comportarsi simmetricamente commentando la contraddizione e abbandonando il campo cio\u00e8 interrompendo la seduta di ipnosi.<\/p>\n<p>L&#8217;ipnotista non solo previene il fatto che il soggetto possa comportarsi in modo simmetrico, forzandolo a comportarsi in modo complementare, ma previene anche il soggetto dal comportarsi in modo complementare. Se il soggetto resiste all&#8217;ipnotista e quindi si comporta in modo simmetrico, l&#8217;ipnotista pu\u00f2 chiedergli di resistere, sfidandolo, e cos\u00ec lo forza a comportarsi in modo complementare. Cos\u00ec se un soggetto si comporta in modo complementare e segue le suggestioni in modo volontario l&#8217;ipnotista allora gli chiede di comportarsi simmetricamente, cio\u00e8 gli chiede di rifiutare le suggestioni in modo volontario, impedendo dunque ancora al soggetto di definire la situazione interpersonale.<\/p>\n<p><a name=\"14\"><\/a>L&#8217;importanza degli aspetti comunicazionali nello studio dell&#8217;ipnosi \u00e8 stato bene evidenziato da Haley (<a href=\"#_ftn14\">14<\/a>) che fa notare: \u00abNel campo dell&#8217;ipnosi l&#8217;accento \u00e8 sempre stato posto sull&#8217;individuo e con particolare cura si \u00e8 affrontato il problema della classificazione degli individui in soggetti ipnotici buoni o cattivi. I tentativi di trovare una correlazione tra il tipo di personalit\u00e0 e la suscettibilit\u00e0 all&#8217;ipnosi sono per\u00f2 sempre falliti, nonostante l&#8217;uso di numerosi tests proiettivi e attitudinali. Non sarebbe stato difficile prevedere un tale fallimento se si fosse partiti dal presupposto per cui il comportamento ipnotico \u00e8 un comportamento di risposta nell&#8217;ambito di una relazione, piuttosto che un aspetto del \u00abcarattere\u00bb di una persona.<\/p>\n<p>In questo senso, l&#8217;unico test in grado di individuare i soggetti ipnotici buoni e cattivi dovrebbe essere un test che potesse valutare il comportamento di risposta in una situazione relazionale. I tests di suggestione \u00abin stato di veglia\u00bb, i cosidetti tests di suggestionabilit\u00e0, si avvicinano a questo tipo di valutazione. Ma spesso sono applicati senza nessuna consapevolezza del fatto che sono sinonimi di una induzione ipnotica. Se si semplifica l&#8217;induzione ipnotica riconducendola a uno schema formale di richieste di comportamento volontario qualificate da richieste di comportamento involontario, l&#8217;analogia con un test di suggestionabilit\u00e0 diventa evidente. Per fare un esempio, nel test del \u00abbarcollamento\u00bb al soggetto si chiede di stare immobile e poi gli si dice di incominciare a barcollare involontariamente. Non ci sorprende che i soggetti che rispondono in modo adeguato a questo test rispondono in ugual modo alla induzione ipnotica, dal momento che questo test \u00e8 una forma di induzione ipnotica. Sembrerebbe piuttosto che determinati individui rispondano con il comportamento ipnotico quando si trovano di fronte a istruzioni paradossali. Si potrebbe supporre che questa risposta sia stata \u00abappresa\u00bb da un esperienza passata. Una ricerca approfondita delle \u00abcause\u00bb della suggestionabilit\u00e0 ipnotica dovrebbe analizzare gli schemi familiari nelle relazioni dei soggetti buoni e probabilmente ci si troverebbe di fronte ad una serie di istruzioni paradossali. D&#8217;altra parte una ricerca del genere esigerebbe l&#8217;analisi e la valutazione del soggetto insieme ai membri della sua famiglia, dato che difficilmente si pu\u00f2 presumere che questi sia cosciente o che sia in grado di ricordare con precisione gli schemi in cui era organizzato il comportamento comunicativo della sua famiglia\u00bb.<\/p>\n<p>Riassumendo da un punto di vista comunicazionale ed interpersonale, per Haley l&#8217;ipnosi \u00e8 una situazione di doppio legame in cui l&#8217;ipnotista invia due messaggi incongruenti tra loro all&#8217;ipnotizzato, il quale non pu\u00f2 abbandonare il campo, n\u00e9 commentare l&#8217;incongruenza, trovandosi cos\u00ec nella necessit\u00e0 di rispondere paradossalmente a tutti e due i messaggi, nonostante la loro incongruenza, sviluppando quella che si chiama la \u00ablogica della trance\u00bb.<\/p>\n<p>__________<\/p>\n<p><a name=\"_ftn12\"><\/a>(12) ERICKSON M. K., ROSSI E. e al., <em>op. c\u00ect., <\/em>72. (<a href=\"#12\">torna al testo<\/a>)<\/p>\n<p><a name=\"_ftn13\"><\/a>(13) MARCUSE F., <em>Hypnosis Fact and Fiction, <\/em>Pelican, Baltimore, 1961, 90. (<a href=\"#13\">torna al testo<\/a>)<\/p>\n<p><a name=\"_ftn14\"><\/a>(14) HALEY J., <em>Strategie della psicoterapia, cit., <\/em>74, 75. (<a href=\"#14\">torna al testo<\/a>)<br \/>\n__________<\/p>\n<p><a name=\"p12\"><\/a><strong><a name=\"p12\"><\/a>12. Come l&#8217;ipnotista mantiene il controllo dell&#8217;ipnotizzato <\/strong><\/p>\n<p>Tutte le manovre dell&#8217;ipnotista sono dirette ad impedire a che l&#8217;ipnotizzato commenti la situazione, e a che l&#8217;ipnotizzato si trovi sempre <em>down <\/em>. Per esempio, durante l&#8217;induzione della trance si pu\u00f2 usare come un intercalare \u00abbene&#8230; bene\u00bb anche se non succede niente di quello che si aspetta che succeda o di quello che si \u00e8 appena suggerito che debba succedere, in modo che qualunque tentativo da parte dell&#8217;ipnotizzato di rendere simmetrico il rapporto viene frustrato dal fatto che \u00e8 l&#8217;ipnotista che qualifica quello che avviene come estremamente positivo, forzandolo dunque nella situazione complementare.<\/p>\n<p>Questa concezione comunicazionale tutta tesa a mantenere <em>one-up <\/em> l&#8217;operatore, influenza la tecnica di induzione e terapeutica <em>creando una relazione controllata<\/em>.<\/p>\n<p>Allo scopo, per esempio, di solito si tende a rendere inautentica qualsiasi iniziativa il soggetto tenga spontaneamente o volontariamente, istruendolo perch\u00e9 compia proprio ci\u00f2 che sta compiendo. Solo se si tratta di una condotta che intralcia la procedura e che si capisce potersi limitare con una semplice richiesta e che il soggetto compie pi\u00f9 per poca comprensione della tecnica che per resistenza, gli si pu\u00f2 chiedere di non comportarsi come si stava comportando (per esempio se parla quando invece dovrebbe ascoltare). <a name=\"15\"><\/a>Quando il comportamento \u00e8 di resistenza e di opposizione alle manovre del l&#8217;ipnotista, da Erickson e da Haley (<a href=\"#_ftn15\">15<\/a>) si pu\u00f2 imparare ad utilizzare tutte le difese che il paziente oppone a proprio vantaggio, incorporandole nella procedura di induzione e quindi ponendole sotto il proprio controllo: se ride e gli si chiede di ridere pi\u00f9 forte, se anzich\u00e9 cadere indietro cade in avanti \u00e8 l&#8217;ipnotista che gli chiede di farlo, se dice che ritiene di non essere ipnotizzabile gli si dice che forse \u00e8 vero, ma che per\u00f2 si possono ottenere risultati pi\u00f9 modesti sotto la sua vigilanza.<\/p>\n<p>Ad esempio nella tecnica della levitazione della mano, se questa resta inerte e non si muove si pu\u00f2 dire al soggetto che questa \u00e8 la prova che \u00e8 gi\u00e0 profondamente rilassato, tanto da essere gi\u00e0 pronto a passare a livelli pi\u00f9 profondi. Se invece la mano si \u00e8 sollevata e comincia a scendere da sola, si pu\u00f2 dire che questo \u00e8 il segno di un approfondimento dell&#8217;ipnosi. Gli si inviano cos\u00ec delle prescrizioni del tipo \u00absi spontaneo\u00bb \u00absii autonomo\u00bb, \u00abdisobbediscismi\u00bb, la cui paradossalit\u00e0 consiste nel fatto che \u00e8 l&#8217;ipnotista che gli dice cosa deve fare, cio\u00e8 essere spontaneo, autonomo, disobbediente, che sono condizioni che presuppongono per realizzarsi l&#8217;assoluta assenza di istruzioni esterne o meglio di autorizzazioni ad esserlo, cos\u00ec il soggetto \u00e8 sotto il controllo dell&#8217;ipnotista in qualunque caso, sia che segua, sia che non segua le istruzioni. Sostenere, come spesso accade, che ogni etero-ipnosi sarebbe in fondo un&#8217;auto-ipnosi \u00e8 una manovra di questo tipo, come diatriba accademica per me non ha senso.<\/p>\n<p>Anche parlare \u00abpiscoanalese\u00bb pu\u00f2 essere utile, come in questa istruzione aperta: \u00abSe il tuo inconscio vuole che tu entri in trance il tuo braccio destro diventer\u00e0 leggero\u00bb. Come \u00e8 chiaro in questo ultimo caso, quale che sia la risposta va sempre bene. Altro esempio: \u00abNon importa cosa il tuo conscio pensa perch\u00e9 il tuo inconscio che sa cosa fare\u00bb. Con questa affermazione si pu\u00f2 squalificare ogni atteggiamento scomodo del soggetto.<\/p>\n<p>Talvolta pu\u00f2 essere utile formulare delle istruzioni alternative di cui una appaia al soggetto peggiore, cos\u00ec che nella illusione di libert\u00e0 di scelta, questi si diriga su quella che l&#8217;ipnotista aveva preordinato: per esempio, \u00abPreferisce avere una amnesia post-ipnotica totale o ricordare qualche cosa?\u00bb.<\/p>\n<p>Talvolta addirittura la connessione tra due alternative pu\u00f2 essere formulata in modo astruso, il che lascia intendere al soggetto che esiste qualche nesso recondito che a lui sfugge: \u00abVuole cambiare sedia o sentire il suo braccio irrigidirsi?\u00bb.<\/p>\n<p>Per mantenere questa condizione di controllo bisogna non fallire mai o quasi e pertanto tendo a formulare i miei messaggi, come d&#8217;altronde tutti gli ipnotisti, in modo preordinatamente ambiguo, cos\u00ec che la ragione dell&#8217;insuccesso non possa mai ricadere su di me: \u00abProvi ad immaginare un lavagna\u00bb; \u00abProvi ad immaginare di non riuscire ad aprire un pugno\u00bb; \u00abOra le insegno a sentire il braccio rigido\u00bb&#8230; O per tentare di ottenere una amnesia post-ipnotica \u00abLei ricorder\u00e0 solo ci\u00f2 che il suo Io \u00e8 disposto ad accettare\u00bb&#8230;<\/p>\n<p>Si tratta di creare una situazione per cui l&#8217;ipnotista venga esperito dal soggetto come persona per cos\u00ec dire onnipotente. Per questo la liturgia comune dell&#8217;induzione pu\u00f2 essere utile, perch\u00e9 soddisfa l&#8217;immagine che il soggetto si fa dell&#8217;ipnotista, ma \u00e8 intralciante quando il terapista si prefigga di creare attraverso quel rituale (sdraiarsi nel lettino, la stanza nella penombra, la voce bassa e suadente che ripete in tono monocorde parole molto semplici dirette principalmente ad assonnare), uno stato di coscienza particolare.<\/p>\n<p>La gran parte degli ipnotisti sembra ritenere sulla base di queste premesse, e me ne accorgo particolarmente in sede didattica, che gran parte del successo dipende dalla correttezza della strutturazione e della sistematica, delle istruzioni che dovrebbero essere calibrate in una specie di escalation sulla cui organizzazione tutti hanno delle idee molto precise pur riconoscendo che ipnotisti ugualmente esperti hanno \u00abstili\u00bb differenti dal loro.<\/p>\n<p>Resta il sospetto che l&#8217;intento di allontanare l&#8217;alone di magico che l&#8217;ipnosi si trascina come stimmate \u00e8 pi\u00f9 una affermazione di principio che un impegno vissuto costantemente. Il lettino, la penombra e le formule sacramentali rischiano di diventare degli \u00ababracadabra\u00bb per lo pi\u00f9 inaccettabili scientificamente, pericolose didatticamente, e inutili clinicamente.<\/p>\n<p>Cos\u00ec se il soggetto non manifesta le condotte da loro suggerite dichiarandole come involontarie, se ne deduce che il soggetto offre particolari resistenze o che non \u00e8 ipnotizzabile.<\/p>\n<p>N\u00e9 l&#8217;una n\u00e9 l&#8217;altra delle ipotesi mi sembrano giustificare in ogni caso l&#8217;insuccesso, che invece \u00e8 spesso causato proprio dal ritenere che bisogna creare uno stato di coscienza particolare nel soggetto e che non tutti sono in grado di esperirlo.<\/p>\n<p>Poich\u00e9 per me le cose stanno differentemente mi pongo dinanzi al soggetto come se dovessi fare di tutto per essergli simpatico, per piacergli, per farmi apprezzare da lui, e pongo in essere una serie di manovre comunicazionali dirette a questo scopo.<\/p>\n<p><a name=\"16\"><\/a>Si tratta di un atteggiamento ed un conseguente comportamento \u00abmachiavellico\u00bb, come oggi usa dire nella psicologia sociale statunitense (<a href=\"#_ftn16\">16<\/a>) per il quale si tende ad insinuarsi tra le \u00abpieghe dell&#8217;anima\u00bb del soggetto, onde ottenere che i propri intenti divengano per lui motivazione, senza che egli concepisca il rapporto con l&#8217;ipnotista come una imposizione inderogabile da parte di questi, n\u00e9 come una supina e volontaria accettazione della volont\u00e0 dell&#8217;ipnotista da parte sua.<\/p>\n<p>Se non si riesce nei propri intenti si pu\u00f2 attribuire l&#8217;insuccesso per lo pi\u00f9 ad errori nella manipolazione e qualche volta ad una sorta di incompatibilit\u00e0 tra l&#8217;ipnotista e il soggetto cos\u00ec come capita nella vita che non si riesca ad essere simpatici a qualcuno nonostante tutti gli sforzi. <a name=\"17\"><\/a>D&#8217;altronde l&#8217;attrazione interpersonale \u00e8 un fenomeno provato sperimentalmente, e pu\u00f2 ben capitare che tra l&#8217;ipnotista e il soggetto vi sia una valenza negativa (<a href=\"#_ftn17\">17<\/a>).<\/p>\n<p>__________<\/p>\n<p><a name=\"_ftn15\"><\/a>(15) HALEY J., <em>op. cit.<\/em> (<a href=\"#15\">torna al testo<\/a>)<\/p>\n<p><a name=\"_ftn16\"><\/a>(16) CHRISTIE R., GEIS F., <em>Studies in Macchiavellianism, <\/em>Accademie, New York, 1970. (<a href=\"#16\">torna al testo<\/a>)<\/p>\n<p><a name=\"_ftn17\"><\/a>(17) BERSCHEID E., WALSTER E., <em>Interpersonal Attraction, <\/em>Addison-Wesley, Menlow Park, 1969. (<a href=\"#17\">torna al testo<\/a>)<br \/>\n__________<\/p>\n<p><a name=\"p13\"><\/a><strong><a name=\"p13\"><\/a>13. Le comunicazioni non verbali dell&#8217;ipnotizzato <\/strong><\/p>\n<p>Le <em>comunicazioni non verbali <\/em>meritano particolare attenzione dato che molti messaggi tra ipnotista e ipnotizzato avvengono per via extra-verbale. Se \u00e8 vero che noi comunemente parliamo per mezzo degli organi vocali ma comunichiamo con tutto il corpo, ci\u00f2 vale in particolare in una condizione cos\u00ec ricca emotivamente come quella ipnotica.<\/p>\n<p>Si \u00e8 visto che uno dei comportamenti principali dell&#8217;ipnotista efficace \u00e8 quello di decifrare lo stato emotivo del soggetto per ratificarlo preparandolo al cambiamento che egli si prefigge. La ratificazione del comportamento se questo \u00e8 osservabile \u00e8 semplice, ma quello che si riferisce a processi intrapsichici \u00e8 pi\u00f9 difficile, per questo \u00e8 opportuno riferire abbastanza dettagliatamente, come attraverso la corretta lettura dei messaggi non verbali del soggetto, l&#8217;ipnotista possa migliorare la sua percezione interpersonale.<\/p>\n<p><a name=\"18\"><\/a>Racconta Behars (<a href=\"#_ftn18\">18<\/a>) che Erickson, richiesto di riassumere l&#8217;essenza del comportamento di una buona terapia in una parola, l&#8217;abbia riassunta in questa: \u00abOsserva!\u00bb.<\/p>\n<p>La percezione interpersonale infatti \u00e8 condizionata dalla decifrazione o decodificazione dei messaggi non solo verbali, ma anche non verbali degli interlocutori che con questa attivit\u00e0 esprimono un giudizio che implica le condizioni e le regole del successivo svolgersi della interazione. <a name=\"19\"><\/a>Attraverso il comportamento non verbale l&#8217;emittente specifica e completa il suo pensiero espresso con la comunicazione verbale, a volte surrogandola pienamente e indica l&#8217;atteggiamento che lui emittente ha verso il messaggio (per esempio facendo l&#8217;occhiolino, \u00absto scherzando\u00bb), verso se stesso: \u00absono un tipo scherzoso\u00bb e verso l&#8217;altro \u00abmi piace scherzare con te\u00bb; per questo le comunicazioni non verbali sono spesso chiamate <em>meta-comunicazioni <\/em>(<a href=\"#_ftn19\">19<\/a>).<\/p>\n<p>La comunicazione non verbale molto spesso riguarda gli stati emotivi e pu\u00f2 completare o sostituire la manifestazione verbale degli stessi. <a name=\"20\"><\/a>La Wolff (<a href=\"#_ftn20\">20<\/a>) ha individuato vari tipi di comportamento correlati a diversi condizioni emotive:<\/p>\n<ol>\n<li><em>Inibizione estrema<\/em>: movimenti di ritiro-rinuncia, movimento stereotipato, toccarsi i capelli, generale agitazione motoria, movimenti privi di necessit\u00e0.<\/li>\n<li><em>Depressione<\/em>: movimenti lenti, scarsi, esitanti, non enfatici, tendenza a nascondere i gesti.<\/li>\n<li><em>Euforia <\/em> esaltazione: movimenti rapidi, espansivi, ritmici, spontanei, enfatici, che si autosostengono, ostentati.<\/li>\n<li><em>Ansiet\u00e0<\/em>: gesti di avvolgere i capelli, nascondere il volto, di torcersi e stringersi le mani, aprire e chiudere i pugni, strapparsi le ciglia, grattarsi il viso, tirarsi i capelli, agitarsi senza scopo, muoversi con irrequietezza.<\/li>\n<\/ol>\n<p>Argyle poi ha cos\u00ec classificato i segnali che possono rappresentare una comunicazione non verbale significativa:<\/p>\n<p>1) Contatto fisico; 2) Vicinanza; 3) Orientamento; 4) Aspetto esteriore; 5) Postura; 6) Cenni del capo; 7) Espressioni del volto; 8) Gesti; 9) Sguardi; 10) Aspetti non linguistici del discorso.<\/p>\n<p>Ekman e Friesen, come hanno ben riassunto Ricci Bitti e Cortesi, hanno individuato 5 gruppi di comunicazioni non verbali che si riferiscono in genere a tutte le parti del corpo ma in particolare ai gesti con le mani. Alcuni di questi sono segnali \u00abemblematici\u00bb (<em>emblems<\/em>), ovvero segnali emessi intenzionalmente aventi un significato specifico che pu\u00f2 essere tradotto direttamente in parole; tipici gesti emblematici sono l&#8217;atto di scuotere la mano in segno di saluto, il chiamare attraverso cenni, l&#8217;atto di indicare; essi possono ripetere o sostituire il contenuto della comunicazione verbale, possono essere utilizzati quando la comunicazione verbale \u00e8 ostacolata, possono sottolineare gli aspetti ritualizzanti dello scambio verbale (saluto, congedo).<\/p>\n<p>I gesti \u00abillustratori\u00bb (<em>illustrators<\/em>) sono rappresentati da tutti quei movimenti che la maggior parte degli individui realizza nel corso della comunicazione verbale e che illustrano ci\u00f2 che si va dicendo. Alcuni di essi scandiscono le parti successive del discorso e potrebbero essere considerati alla stregua di un sistema di punteggiatura, altri ampliano o completano il contenuto della comunicazione indicando relazioni spaziali, delineando forme di oggetti o movimenti. Sono gesti emessi consapevolmente e in qualche caso anche intenzionalmente (come del resto i gesti emblematici) e variano in relazione al background etnico e culturale dell&#8217;individuo.<\/p>\n<p>Altri segnali non verbali sono indicatori dello \u00abstato emotivo\u00bb della persona che li emette (<em>affect displays<\/em>); anche se il canale principale per l&#8217;\u00abostentazione\u00bb degli stati d&#8217;animo \u00e8 rappresentato sul volto, anche i gesti svolgono un ruolo in questo senso; infatti l&#8217;ansia e la tensione emotiva producono mutamenti riconoscibili nei movimenti di un individuo; un gesto tipico appartenente a questa categoria \u00e8 rappresentato dall&#8217;atto di scuotere un pugno in senso di rabbia. Movimenti e gesti vengono prodotti da chi parla o da chi ascolta allo scopo di regolare la sincronizzazione degli interventi nell&#8217;ambito del dialogo: sono i segnali \u00abregolatori\u00bb (<em>regulators<\/em>) che tendono a mantenere il flusso della conversazione e che possono indicare a chi parla se l&#8217;interlocutore \u00e8 interessato o meno, se desidera parlare, se desidera interrompere la comunicazione, ecc; oltre ad alcuni tipici gesti delle mani possono servire a questo scopo anche i cenni del capo, l&#8217;inarcamento delle sopracciglia, mutamenti nella posizione ecc.<\/p>\n<p>Esistono infine alcuni gesti non intenzionali che le persone usano sistematicamente, avendo in precedenza imparato a riconoscerne l&#8217;utilit\u00e0, e che restano parte del repertorio comportamentale dell&#8217;individuo che se ne serve a scopo autoregolativo nelle diverse situazioni della vita quotidiana; sono gesti di \u00abadattamento\u00bb (<em>adaptors<\/em>), che rappresentano un modo di soddisfare e controllare bisogni, motivazioni ed emozioni concernenti le particolari situazioni in cui l&#8217;individuo viene a trovarsi; appresi generalmente nell&#8217;infanzia come parte di un globale modello di comportamento adattivo, rappresentano, nell&#8217;adulto, segnali abituali generalmente inconsapevoli, non intesi a comunicare un messaggio specifico. Ekman e Friesen distinguono nell&#8217;ambito di quest&#8217;ultima categoria tre tipi di segnali non verbali: <em>a) <\/em> i gesti \u00ab auto-adattivi\u00bb (<em>self-adaptors<\/em>), di cui sono esempi tipici tutti i movimenti tipici di manipolazione del proprio corpo che gli individui realizzano nel corso dell&#8217;interazione; <em>b) <\/em> i gesti di \u00abadattamento centrati sull&#8217;altro\u00bb (<em>alter-adaptors<\/em>) e i gesti di \u00abadattamento diretti su oggetti\u00bb (<em>object-adaptors<\/em>).<\/p>\n<p>Gli autori sottolineano che le cinque categorie di gesti da loro individuate non hanno carattere d\u00ec esclusivit\u00e0, nel senso che un gesto non rientra necessariamente in una sola delle categorie, ma pu\u00f2 collocarsi in pi\u00f9 di una di esse. Per questo oltre all&#8217;espressione del volto, sede privilegiata dell&#8217;espressione e delle emozioni, l&#8217;ipnotista deve tener conto dei mutamenti della posizione degli occhi, della bocca, delle sopracciglia, e dei muscoli facciali, tenendo conto per\u00f2 che spesso la manifestazione delle emozioni \u00e8 in qualche modo inquinata; secondo Ekman e Friesen ci\u00f2 pu\u00f2 avvenire in quattro modi diversi:<\/p>\n<ol>\n<li>de-intensificare l&#8217;indizio visivo di una certa emozione: per esempio mostrare un leggero spavento mentre si prova una tremenda paura;<\/li>\n<li>aumentare l&#8217;intensit\u00e0: avere una paura moderata e simularla enorme;<\/li>\n<li>sembrare indifferente: mostrare un&#8217;espressione neutra mentre si prova emozione;<\/li>\n<li>mascherare l&#8217;emozione provata: avere paura e ostentare sicurezza, dissimulare quindi l&#8217;emozione realmente provata simulandone una non provata.<\/li>\n<\/ol>\n<p>Particolare rilevanza meta-comunicativa nelle espressioni ed emozioni del volto hanno le sopracciglia. Argyle ha cos\u00ec individuato i rapporti tra emozioni e movimenti delle sopracciglia: \u00absopracciglia completamente inarcata: incredulit\u00e0; sopracciglia semiinarcata: sorpresa; sopracciglia normali: indifferenza; sopracciglia semiabbassate: perplessit\u00e0; sopracciglia completamente abbassate: collera\u00bb.<\/p>\n<p>Anche l&#8217;aspetto esteriore, come il vestiario, il trucco e l&#8217;acconciatura rappresentano segnali non verbali altamente comunicativi. L&#8217;auto-manipolazione di s\u00e9 che avviene attraverso la scelta dell&#8217;abbigliamento e dell&#8217;acconciatura \u00e8 un mezzo di presentarsi agli altri per fare in modo che gli altri ci vedano come noi ci vediamo. Anche gli aspetti non linguistici del linguaggio hanno una portata meta-comunicativa del chiaro significato.<\/p>\n<p>Queste aree extra linguistiche possono essere cos\u00ec classificate:<\/p>\n<p>A) Stile del linguaggio;<\/p>\n<p>B) Selezione e variet\u00e0 del lessico;<\/p>\n<p>C) Pronuncia e accento (dialetto);<\/p>\n<p>D) Dinamica della voce:<\/p>\n<ol>\n<li>Qualit\u00e0 della voce e intonazioni retoriche;<\/li>\n<li>Ritmo;<\/li>\n<li>Continuit\u00e0<\/li>\n<li>Ritmo e eloquio.<br \/>\na) Pause di silenzio;<br \/>\nb) Non fluenze;<br \/>\nc) Intrusioni, manierismi del discorso;<\/li>\n<li>Altri fenomeni temporali<br \/>\na) Durata delle elocuzioni;<br \/>\nb) Ritmi di interazione;<br \/>\nc) Latenza;<\/li>\n<li>Emissione verbale e produttivit\u00e0.<\/li>\n<\/ol>\n<p>Nel rapporto ipnotico grande importanza ha il modo in cui l&#8217;ipnotizzato parla; \u00e8 soprattutto attraverso il tono infatti che questi esprime le sue emozioni. <a name=\"21\"><\/a>Qui di seguito allora riassumo in uno specchietto ci\u00f2 che sperimentalmente si \u00e8 riuscito ad individuare nei rapporti tra emozioni e verbalizzazione. (<a href=\"#_ftn21\">21<\/a>)<\/p>\n<p>Per capire meglio come sono stati fissati questi rapporti occorre tenere presente che il volume e il tono sono collegati alla dimensione fisica dell&#8217;ampiezza e frequenza del suono dell&#8217;onda: il timbro \u00e8 riferito alla forma della cavit\u00e0 dell&#8217;apparato orale; la pronuncia alla precisazione con cui sono formate le consonanti; l&#8217;inflessione e il ritmo riguardano modelli pi\u00f9 che singole dimensioni e dipendono dal volume, dal tono e dalla velocit\u00e0. Con particolare attenzione si \u00e8 studiata la riconoscibilit\u00e0 dell&#8217;angoscia attraverso la voce e si \u00e8 cos\u00ec notato che questa emozione, non confrontabile n\u00e9 con l&#8217;ira n\u00e9 con paura, ha la caratteristica di disturbare il discorso in modo incisivo e di renderlo esitante.<\/p>\n<p>Mahl ha distinto otto categorie di disturbi del discorso connessi alle emozioni sottostanti: interiezioni del tipo \u00abah!\u00bb, frasi alterate, ripetizioni, omissioni, balbettamenti, lapsus, frasi incomplete, suoni incoerenti ed inutili. <a name=\"22\"><\/a>Questi elementi disturbanti possono essere definiti ed osservati con precisione ed \u00e8 stata stabilita una certa frequenza di ripetizione: uno ogni sedici parole, cio\u00e8 uno ogni 4-6 secondi di discorso, sufficientemente alto da poter essere usato come indice dei cambiamenti negli stati emozionali (<a href=\"#_ftn22\">22<\/a>).<\/p>\n<p>Come in qualunque interazione il soggetto comunica con l\u2019ipnotista attraverso pi\u00f9 canali verbali e non verbali.<\/p>\n<p>Quando i messaggi dei differenti canali sono congruenti tra di loro, il soggetto esprime, sia con la comunicazione, sia con le metacomunicazioni, cio\u00e8 le comunicazioni non verbali, le stesse idee e le stesse emozioni. Talvolta invece esiste incongruenza nel senso per esempio che il soggetto comunica verbalmente \u00abnon sono ipnotizzato\u00bb con un atteggiamento molto rilassato, pallore, difficolt\u00e0 di parola, ecc. Se l\u2019ipnotista non riesce, con le proprie comunicazioni a rispondere a questa incongruenza sui due livelli del messaggio (per esempio dicendo \u00abnon importa che lei si senta ipnotizzato, quello che serve \u00e8 che lei mi appaia rilassato\u00bb atteggiando l\u2019ipnotista il proprio corpo in una situazione di rilassamento) rischia di incontrare la cosiddetta resistenza.<\/p>\n<p><a name=\"23\"><\/a>Se vi \u00e8 congruenza l\u2019ipnotista dovr\u00e0 rispondere con una condotta congruente, per esempio dicendo che il suo braccio diventer\u00e0 pi\u00f9 leggero\u00bb in modo che \u00ableggero\u00bb sia detto con tono pi\u00f9 sollevato, con gli occhi tendenti verso l\u2019alto e alzando leggermente il proprio braccio (<a href=\"#_ftn23\">23<\/a>).<\/p>\n<p>__________<\/p>\n<p><a name=\"_ftn18\"><\/a>(18) BEHARS I. O., Integrating Erickson\u2019s Approach, in <em>Am. ]. <\/em><em>Clin. Hyp., <\/em>1977, 60. (<a href=\"#18\">torna al testo<\/a>)<\/p>\n<p><a name=\"_ftn19\"><\/a>(19) Gli spunti principali per questo paragrafo li ho tratti da RICCI BITTI. 1977<br \/>\nE., CORTESI S., <em>Comportamento non verbale e comunicazione, <\/em>II Mulino, Bologna, 1977, cui si rinvia per ulteriori approfondimenti; vedi anche SCHELLEN A., <em>Il linguaggio del comportamento, <\/em>Astrolabio, Roma, 1977. Le classificazioni pro poste sono estratte in prevalenza da ARGYLE M., <em>Il corpo e il suo linguaggio, <\/em>Zanichelli, Bologna, 1978; EKMAN P., FRIESEN W., The Repertorie of Non Verbal Behavior, in <em>Semeiotica, <\/em>1969, 49. (<a href=\"#19\">torna al testo<\/a>)<\/p>\n<p><a name=\"_ftn20\"><\/a>(20) WOLFF C, <em>A Psychology of Gesture, <\/em>Neen Thue London, 1945. (<a href=\"#20\">torna al testo<\/a>)<\/p>\n<p><a name=\"_ftn21\"><\/a>(21) ROBINSON W. P., <em>Language and Social Behavior, <\/em>Penguin, Hardmondsworth, 1972. (<a href=\"#21\">torna al testo<\/a>)<\/p>\n<p><a name=\"_ftn22\"><\/a>(22) MAHL H. F., \u00abNormal\u00bb Disturbances in Spontaneous Speech, in <em>Amer. Psychologist, <\/em>1956, 390. (<a href=\"#22\">torna al testo<\/a>)<\/p>\n<p><a name=\"_ftn23\"><\/a>(23) GRINDER J., DELORIER J., BANDER R., <em>Patterns of Hypnotic Techniques of Milton H. Erikson, <\/em>voi. II, Meta, Cupertino, 1978. (<a href=\"#23\">torna al testo<\/a>)<\/p>\n<p>__________<\/p>\n<p><a name=\"p14\"><\/a><strong>14. Messaggi non verbali dell\u2019ipnotista <\/strong><\/p>\n<p>Ma anche <em>l\u2019ipnotista fa uso di comunicazioni non verbali: <\/em>queste per essere efficaci debbono essere congegnate in modo da essere congrue con gli effetti che egli vuole produrre. Una delle principali \u00e8 l\u2019uso delle <em>pause <\/em>che serve quale punteggiatura del discorso, a lasciare il tempo al soggetto di vivere le esperienze suggerite. Cos\u00ec per esempio pu\u00f2 essere utile variare il <em>tono della voce <\/em>per ottenere determinati effetti: tutti gli ipnotisti per esempio, allo scopo di \u00abaddormentare\u00bb un soggetto usano un tono monocorde, ripetitivo, tedioso, che riattiva l\u2019esperienza dell\u2019addormentamento da parte della madre durante l\u2019infanzia.<\/p>\n<p>Durante la regressione dell\u2019et\u00e0, per dare l\u2019idea di una voce che viene da lontano si pu\u00f2 girare la testa e abbassare il volume della voce. Altre volte nella tecnica della interposizione si pu\u00f2 parlare muovendosi su una sedia mobile, alla sinistra del soggetto quando si pronunciano frasi del discorso generale e alla sua destra quando si pronunciano le \u00abfrasi chiave\u00bb della suggestione con un tono diverso che funge da \u00absegnale di attenzione\u00bb.<\/p>\n<p><a name=\"24\"><\/a>Ma l\u2019induzione pu\u00f2 essere puramente gestuale. Le reciproche posizioni dell\u2019ipnotista e dell\u2019ipnotizzato possono essere considerate, secondo la terminologia di Scheflen (<a href=\"#_ftn24\">24<\/a>) una <em>unit\u00e0 posizionale. <\/em>La tecnica posizionale che segue pu\u00f2 essere adottata con persone che non comprendono la lingua parlata dall\u2019ipnotista o a cui \u00e8 stata provocata la sordit\u00e0 ipnotica, a scopi didattici.<\/p>\n<p>Ci si siede davanti al soggetto che si vuole ipnotizzare, in silenzio. Poi si comincia pian piano a muoversi e a gesticolare come lui, assumendo le sue posizioni quasi come se si guardasse nello specchio. Quando si \u00e8 creato il circuito di retroazione tra l\u2019ipnotista e lui, talch\u00e9 per lui non \u00e8 pi\u00f9 chiaro chi dei due fa il movimento che l\u2019altro riproduce, si comincia a direzionare il suo comportamento producendo delle iniziative autonome per piccoli movimenti.<\/p>\n<p>Se il soggetto li segue, si \u00e8 a buon punto. Poi si cominciano a compiere gesti da persona che sta per essere ipnotizzata: si respira profondamente tecnicamente, ci si rilassa ecc&#8230; Poi per ottenere la levitazione della mano si appoggia la propria sopra la sua, che ha appoggiato con il palmo sulla propria coscia, prima facendo pressione e poi alleggerendo il peso in modo che egli abbia l\u2019impressione della leggerezza. Con soggetti che appaiono molto responsivi si mette la propria mano sopra la loro di circa 5 centimetri e poi la si solleva leggermente segnalandogli implicitamente che la sua si deve sollevare. Altre volte si pone la propria mano con il palmo rivolto verso il dorso della sua a circa 10 centimetri e quindi la si alza e la si abbassa da questa posizione suggerendo abbastanza esplicitamente il sollevamento della mano.<\/p>\n<p><a name=\"25\"><\/a>Erickson usa una tecnica induttiva che ha del magico: quella della stretta di mano (<a href=\"#_ftn25\">25<\/a>) il cui avvio si fonda sulla sorpresa e sulla confusione che essa genera. Se Erickson sta tenendo una dimostrazione si rivolge ad uno tra i presenti che gli appare presentare una \u00abattenzione responsiva\u00bb, condizione che a livello non verbale ci segnala atteggiamenti, motivazioni ed aspettative positive nei confronti dell\u2019induzione, e si dirige sorridendo verso di lui tendendogli la mano in modo che cos\u00ec faccia l\u2019altro. Gli stringe quindi la mano.<\/p>\n<p>Quando abbandona la mano dell\u2019altro lo fa in maniera incerta ed irregolare, ritirando adagio la sua ed aumentando leggermente la pressione con il pollice, poi con il mignolo e poi con il medio, ma sempre in maniera incerta, irregolare, esitante, e ritirando infine la sua mano con tanta delicatezza da non far provare all\u2019altro alcuna sensibile percezione del momento in cui aveva abbandonato la sua mano, o di quale parte della sua mano aveva toccato per ultima. Si tratta di un puro e semplice richiamo dell\u2019attenzione senza che costituisca uno stimolo per una risposta. L\u2019intenzione del soggetto di liberarsi dalla stretta \u00e8 bloccata da questa focalizzazione dell\u2019attenzione, che provoca un\u2019aspettativa. Subito dopo e non proprio simultaneamente (per assicurare un riconoscimento neurale separato) si tocca il palmo della mano gentilmente imprimendo una leggera pressione verso l\u2019alto. A ci\u00f2 segue un altrettanto leggero tocco verso il basso e allentando poi il contatto in maniera cos\u00ec lenta e leggera che il soggetto non sa esattamente quando ci\u00f2 avverr\u00e0, cos\u00ec la mano del soggetto non va ne in su ne in gi\u00f9, ma resta catalettica, cio\u00e8 sospesa a mezz\u2019aria.<\/p>\n<p>Qualche volta si danno anche dei piccoli tocchi sia laterali che mediani, cosicch\u00e9 la mano \u00e8 ancora pi\u00f9 regolarmente catalettica. Con il proprio sguardo Erickson indica al soggetto di notare quello che sta avvenendo alla sua mano. Altre volte per non mancare la sorpresa iniziale immobilizza la propria espressione facciale prima sorridente, in un atteggiamento serio e pensoso fissando un punto lontano dietro le spalle del soggetto. Poi lentamente e impercettibilmente stacca la sua mano da quella del soggetto muovendola verso un punto fuori dalla sua visuale. Cos\u00ec come anche fa per la propria testa che pone fuori dalla vista del soggetto.<\/p>\n<p>Ecco come Erickson descrive la tecnica nel libro scritto con Rossi: \u00abDai la suggestione di un movimento verso il basso della mano destra ferma nella posizione catalettica con un piccolo tocco. Nello stesso tempo con l\u2019altra mano dai un leggero tocco verso l\u2019alto alla mano sinistra del soggetto. Cos\u00ec hai la sua mano sinistra che sale e quella destra che scende. Quando la mano destra raggiunge le ginocchia, si ferma. Mentre il movimento della sinistra pu\u00f2 fermarsi, come continuare. Do anche un altro tocco e la dirigo verso la faccia cosicch\u00e9 in qualche modo tocchi un occhio. Ci\u00f2 provoca la chiusura degli occhi ed \u00e8 molto efficace nell\u2019indurre una trance profonda senza pronunciare alcuna parola.<\/p>\n<p>Vi sono altre suggestioni non verbali: per esempio che fare se il soggetto non risponde ai miei tentativi con la mano destra e la situazione appare senza speranze? Se non mi sta guardando in faccia, i miei movimenti lenti, gentili, al di fuori della situazione, lo costringono a guardarmi. Assumo un\u2019espressione fredda, localizzo il mio sguardo e con un movimento lento della testa dirigo il suo sguardo sulla sua mano sinistra, verso cui la mia mano destra lentamente, in apparenza involontariamente, si sta muovendo. Allorch\u00e9 la mia destra tocca la sua sinistra con un movimento leggero verso l\u2019alto, la mia mano sinistra con una gentile fermezza, giusto quella necessaria, preme sulla sua destra per un momento, finch\u00e9 non si muove. In questo modo confermo e riaffermo il movimento verso il basso della sua mano destra, una suggestione che egli accetta insieme a quella tattile della levitazione della mano sinistra. Questo movimento verso l\u2019alto \u00e8 aumentato dal fatto che egli respira a tempo con me e che la mia mano destra da alla sua mano sinistra un leggero tocco verso l\u2019alto nel momento in cui sta per incominciare una inspirazione. Questo \u00e8 ulteriormente rinforzato da qualsiasi visione periferica che egli nota dei miei movimenti corporei verso l\u2019alto, allorch\u00e9 aspiro e allorch\u00e9 sollevo lentamente il mio corpo e la testa in su e indietro, quando do quel tocco in su alla sua mano sinistra\u00bb. <img decoding=\"async\" src=\"data:image\/svg+xml,%3Csvg%20xmlns='http:\/\/www.w3.org\/2000\/svg'%20viewBox='0%200%2018%2018'%3E%3C\/svg%3E\" class=\"zeen-lazy-load-base zeen-lazy-load alignnone size-full wp-image-4295\" data-lazy-src=\"https:\/\/www.esonet.it\/wp-content\/uploads\/2023\/05\/fine_testo.gif\" alt=\"\" width=\"18\" height=\"18\" \/><noscript><img decoding=\"async\" class=\"alignnone size-full wp-image-4295\" src=\"https:\/\/www.esonet.it\/wp-content\/uploads\/2023\/05\/fine_testo.gif\" alt=\"\" width=\"18\" height=\"18\" \/><\/noscript><\/p>\n<p>__________<\/p>\n<p><a name=\"_ftn24\"><\/a>(24) SCHEFLEN A., <em>op. cit. <\/em>(<a href=\"#24\">torna al testo<\/a>)<em><br \/>\n<\/em><\/p>\n<p><a name=\"_ftn25\"><\/a>(25) ERICKSON M. H., Tecniche mirate nell\u2019ipnosi e loro implicazioni, in HALEY J. (a cura di), <em>Le nuove vie dell\u2019ipnosi, <\/em>Astrolabio, Roma 1978, 138; ERICKSON M. H., ROSSI E. L., Rossi I. S., <em>op. cit., <\/em>180. (<a href=\"#25\">torna al testo<\/a>)<\/p>\n<p style=\"text-align: center;\"><a href=\"#su\"><img decoding=\"async\" src=\"data:image\/svg+xml,%3Csvg%20xmlns='http:\/\/www.w3.org\/2000\/svg'%20viewBox='0%200%2044%2070'%3E%3C\/svg%3E\" class=\"zeen-lazy-load-base zeen-lazy-load alignnone size-full wp-image-8333\" data-lazy-src=\"https:\/\/www.esonet.it\/wp-content\/uploads\/2017\/03\/Uovo_min.jpg\" alt=\"\" width=\"44\" height=\"70\" \/><noscript><img decoding=\"async\" class=\"alignnone size-full wp-image-8333\" src=\"https:\/\/www.esonet.it\/wp-content\/uploads\/2017\/03\/Uovo_min.jpg\" alt=\"\" width=\"44\" height=\"70\" \/><\/noscript><\/a><\/p>\n<\/div>\n<\/td>\n<\/tr>\n<\/tbody>\n<\/table>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Aspetti comunicazionali e relazionali dell&#8217;Ipnosi 11. Esempi di messaggi paradossali nel discorso ipnotico. \u2014 12. Come l&#8217;ipnotista mantiene il controllo dell&#8217;ipnotizzato. \u2014 13. Le comunicazioni non verbali dell&#8217;ipnotizzato. \u2014 14. Messaggi non verbali dell&#8217;ipnotista. Con soggetti molto resistenti e che rifiutano ogni rapporto pur desiderando la terapia, per esempio adolescenti o devianti, Erickson adotta una tecnica del tipo \u00abdisobbediscimi\u00bb facendo leva sulla loro ambivalenza. 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