{"id":1637,"date":"2008-01-19T19:12:19","date_gmt":"2008-01-19T18:12:19","guid":{"rendered":"http:\/\/www.esonet.it\/?p=1637"},"modified":"2023-11-05T12:51:52","modified_gmt":"2023-11-05T11:51:52","slug":"il-bambino-nascosto-4-2","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.esonet.it\/?p=1637","title":{"rendered":"Il Bambino nascosto \/4.2"},"content":{"rendered":"\n<div class=\"wp-block-group\"><div class=\"wp-block-group__inner-container is-layout-constrained wp-block-group-is-layout-constrained\"><div class=\"wp-block-image\">\n<figure class=\"alignright\"><a href=\"https:\/\/www.esonet.it\/?cat=73\"><img decoding=\"async\" src=\"data:image\/svg+xml,%3Csvg%20xmlns='http:\/\/www.w3.org\/2000\/svg'%20viewBox='0%200%20370%20247'%3E%3C\/svg%3E\" class=\"zeen-lazy-load-base zeen-lazy-load\" data-lazy-src=\"images\/topics\/PsicheMeF.jpg\" alt=\"Psicologia\" title=\"Psicologia\"\/><noscript><img decoding=\"async\" src=\"images\/topics\/PsicheMeF.jpg\" alt=\"Psicologia\" title=\"Psicologia\"\/><\/noscript><\/a><\/figure>\n<\/div>\n\n\n<p>Alcune et\u00e0 della vita, come abbiamo visto finora, sembrano condensare questa difficolt\u00e0.\u00a0L&#8217;adolescenza ne \u00e8 un esempio classico, ma altre sono altrettanto pregnanti.\u00a0<\/p>\n<\/div><\/div>\n\n\n\n<div style=\"height:10px\" aria-hidden=\"true\" class=\"wp-block-spacer\"><\/div>\n\n\n\n<h3 class=\"wp-block-heading\" id=\"su\">Il Bambino nascosto \/4.2<\/h3>\n\n\n\n<p>di Alba Marcoli<\/p>\n\n\n\n<div style=\"height:30px\" aria-hidden=\"true\" class=\"wp-block-spacer\"><\/div>\n\n\n\n<p><em>(continua)<\/em>&nbsp;<strong>Capitolo quarto. Il cambiamento<\/strong><\/p>\n\n\n\n<p><em>Sommario<\/em>: 9. La mancanza di concentrazione in adolescenza &#8211; Favola numero 9 &#8211; La difficolt\u00e0 a imparare in adolescenza &#8211; 10. Non c&#8217;\u00e8 una sola nascita &#8211; Favola numero 10 &#8211; La difficolt\u00e0 di nascere &#8211;&nbsp;<a href=\"#p11\">11. La fatica di ogni cambiamento<\/a>&nbsp;&#8211;&nbsp;<a href=\"#p11a\">Favola numero 11<\/a>&nbsp;&#8211;&nbsp;<a href=\"#p11b\">Cambiamento e malattia nel bambino<\/a>&nbsp;&#8211;&nbsp;<a href=\"#p12\">12. Fidarsi o non fidarsi?<\/a>&nbsp;&#8211;&nbsp;<a href=\"#p12a\">Favola numero 12<\/a>&nbsp;&#8211;&nbsp;<a href=\"#p12b\">Il tradimento della fiducia<\/a><\/p>\n\n\n\n<h4 class=\"wp-block-heading\"><a id=\"p11\"><\/a>11. La fatica di ogni cambiamento&nbsp;<\/h4>\n\n\n\n<p>Quando un bambino nasce avviene il primo grande cambiamento palese che incontra sulla sua strada (tanti altri ne sono gi\u00e0 avvenuti nella pancia della madre, tuttavia).&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p>Passare da una situazione di protezione e di accudimento totale come quella prenatale al travaglio della nascita e poi allo sperimentare la fame, la sete, una luce, una temperatura, un ambiente esterno totalmente nuovi, sono sicuramente esperienze di cambiamento impegnative e faticose.&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p>Sar\u00e0 questa la fatica che caratterizzer\u00e0 lo scorrere della vita, fatto inevitabilmente di cambiamenti, da quelli pi\u00f9 piacevoli a quelli pi\u00f9 dolorosi e difficili, come l&#8217;esperienza totalizzante e assoluta della morte, il cambiamento pi\u00f9 difficile di tutti perch\u00e9 senza ritorno.&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p>Alcune et\u00e0 della vita, come abbiamo visto finora, sembrano condensare questa difficolt\u00e0.&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p>L&#8217;adolescenza ne \u00e8 un esempio classico, ma altre sono altrettanto pregnanti.&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p>Nella mia esperienza di psicoterapeuta ho ad esempio notato frequentemente delle crisi collocate fra i trenta e i quaranta anni, con la difficolt\u00e0 a star dietro allo scorrere del tempo e il comparire di una forma di pensiero che a volte richiama quello infantile a carattere magico (del tipo: \u00abSe compio trenta, oppure quaranta, anni, vuol dire che divento vecchio e allora dopo muoio!\u00bb), pensiero che, se da una parte \u00e8 vero, in una prospettiva futura, dall&#8217;altra quasi annulla magicamente gli anni che uno pu\u00f2 ancora vivere dopo quell&#8217;et\u00e0, tanto pi\u00f9 oggi che la vita media nel nostro mondo occidentale si \u00e8 notevolmente allungata.&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p>Per un bambino che cresce una prova di cambiamento particolarmente faticosa pu\u00f2 essere quella dei tre anni, quando va per la prima volta alla scuola materna.&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p>Questa difficolt\u00e0 potr\u00e0 anche essere vissuta con una maggiore facilit\u00e0 ad ammalarsi come suggerisce la favola che segue ora. In questi casi il bambino probabilmente regredisce utilizzando il corpo per esprimere il suo disagio.&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p>Aiutare un bambino a vivere bene questo passaggio pu\u00f2 perci\u00f2 diventare un&#8217;esperienza cardine e fondamentale per il suo processo evolutivo.&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p>Perch\u00e9 questo possa avvenire, tuttavia, \u00e8 importante che la separazione venga vissuta come possibile anche all&#8217;interno della sua cultura familiare, altrimenti il bambino interiorizzer\u00e0 la sensazione inconsapevole che non ci si pu\u00f2 separare.&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p>In questo caso non \u00e8 tanto il bambino, quanto la sua cultura familiare che ha bisogno di essere aiutata a integrare l&#8217;idea che ci si pu\u00f2 separare senza per questo sentirci morire.&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<h4 class=\"wp-block-heading\"><a id=\"p11a\"><\/a>Favola numero 11&nbsp;<\/h4>\n\n\n\n<p><strong>I cuccioli che si ammalavano spesso&nbsp;<\/strong><\/p>\n\n\n\n<p>\u201cOggi il mio cuore \u00e8 neve chiunque e ogni cosa vi lasciano orma.\u201d G. Arpino, \u201cLo specchio dell&#8217;inverno\u201d.&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p>C&#8217;erano certi cuccioli che passavano la loro stagione alla Scuola dello Spiazzo facendo quindici giorni a scuola e quindici giorni a casa malati, regolarmente, per tutta il periodo delle lezioni.&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p>Oppure capitava un&#8217;altra cosa, che andassero a scuola il luned\u00ec e il marted\u00ec, poi il mercoled\u00ec gli cominciava a gocciolare il naso e il gioved\u00ec erano a casa con la bronchite e il febbrone, fino al luned\u00ec successivo e cos\u00ec via.&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p>Oppure addirittura alternavano un periodo abbastanza lungo in cui riuscivano ad andare a scuola a un altro altrettanto lungo in cui stavano a casa, quasi a recuperare la fatica fatta per quel periodo cos\u00ec lungo in cui avevano resistito a scuola.&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p>Insomma, sembrava proprio che per alcuni l&#8217;andare a scuola costasse uno sforzo cos\u00ec grande che poi se ne liberavano soltanto con un bel febbrone e qualche giorno passato a casa nel tepore della cuccia, per poi ricominciare da capo la settimana dopo o quella successiva.&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p>Era un bel problema per tutti, per i piccoli che si ammalavano, per gli adulti della scuola che non sapevano mai quanti ne avrebbero avuti nel gruppo quel giorno e per i genitori che non potevano organizzare il lavoro nel bosco perch\u00e9 ogni tanto dovevano restare a casa col piccolo ammalato.&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p>Finch\u00e9 un bel giorno, discutendone tra di loro, finalmente a una mamma venne un&#8217;idea.&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p>\u00abSentite,\u00bb disse \u00abse questa \u00e8 una cosa che capita spesso, come sento dire qui, tanto vale discuterne tutti insieme, altrimenti ognuno di noi cerca di risolvere la questione per conto proprio, mentre quello che si capisce quando si \u00e8 in tanti \u00e8 sempre molto di pi\u00f9 di quello che si capisce quando si \u00e8 da soli.\u00bb&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p>E fu cos\u00ec che un bel giorno, al calar della sera, mentre i cuccioli giocavano a nascondersi fra le ombre del bosco, i genitori e gli insegnanti si riunirono insieme.&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p>\u00abIo non capisco perch\u00e9 mia figlia fino a qualche settimana fa non riusciva a fare mai pi\u00f9 di due o tre giorni a scuola\u00bb cominci\u00f2 la prima mamma.&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p>\u00abEra sempre malata: bronchiti, tonsilliti, e, se proprio non c&#8217;era altro, almeno qualche strana febbre.\u00bb&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p>\u00ab \u00c8 vero,\u00bb conferm\u00f2 uno degli insegnanti \u00abera spesso assente, ma non solo fisicamente.&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p>Anche quando non era malata e stava alla Scuola dello Spiazzo, agli inizi era quasi sempre come se non ci fosse e non partecipava alle attivit\u00e0 degli altri. Adesso per\u00f2, da qualche settimana, \u00e8 molto pi\u00f9 interessata, lavora con pi\u00f9 piacere insieme agli altri e sembra pi\u00f9 contenta della scuola.\u00bb&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p>\u00abE fra l&#8217;altro \u00e8 proprio da qualche settimana che viene sempre e non si \u00e8 ancora ammalata,\u00bb not\u00f2 stupita la madre, alle parole dell&#8217;insegnante \u00abanzi, quando torna a casa, racconta quello che ha fatto a scuola, mentre prima non ne parlava mai.\u00bb&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p>\u00abAnche la mia, appena ha cominciato a venire, ha iniziato a vomitare tutte le mattine, regolarmente. \u00c8 stato proprio un periodo molto difficile perch\u00e9 io stavo malissimo a vederla cos\u00ec e ogni volta ero tentata di tenerla a casa!\u00bb&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p>\u00abA chi lo dici!\u00bb sbott\u00f2 subito un&#8217;altra madre. \u00abLa mia \u00e8 ancora cos\u00ec, ed \u00e8 uno strazio per me.&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p>Certe mattine si sveglia prestissimo, quando \u00e8 ancora buio, e mi chiede: \u201cMa oggi c&#8217;\u00e8 scuola?\u201d ; e quando io le rispondo di s\u00ec, lei mi dice: \u201cMa non c&#8217;\u00e8 sciopero?\u201d e poi ancora: \u201cMa tu mi accompagni? E se ci sono le luci spente mi riporti a casa? E se non ci sono gli altri cuccioli e non c&#8217;\u00e8 la mia maestra, mi riaccompagni a casa?\u201d e non vi dico che cosa io provi dentro a sentirla preoccuparsi in questo modo.&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p>E se poi mi ricordo che da piccola, dopo tre giorni, io non sono pi\u00f9 voluta andare a scuola e che la mia mamma mi ha accontentata e mi ha tenuta a casa, mi vien sempre la voglia di farlo anche con lei.&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p>\u00c8 solo perch\u00e9 so che impara di pi\u00f9 se sta con gli altri che mi sforzo di continuare a portarla a scuola, ma se fosse per me l&#8217;avrei gi\u00e0 tenuta a casa. Oltretutto soffre di asma e io sono sempre in pensiero quando sono al lavoro e lei \u00e8 a scuola. E poi ha anche il problema del vomito tutte le mattine.\u00bb&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p>\u00ab \u00c8 un bel guaio\u00bb rincalz\u00f2 la madre precedente. \u00abIo ti capisco proprio, perch\u00e9 il vomito ce l&#8217;aveva anche la mia tutte le mattine, oltre alle bronchiti e alle tonsilliti ogni mese. Ma a scuola come andava?\u00bb chiese allora alle insegnanti.&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p>\u00abAnche lei agli inizi ha fatto molta fatica a stare con gli altri, era sempre da parte, non lavorava negli angoli del bosco e se veniva interrogata restava muta come un pesce.&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p>Eppure era una cuccioletta intelligente. Poi un giorno, all&#8217;improvviso, ha cominciato a entrare in classe sorridente, a lavorare negli angoli e a fare delle cose molto creative e questo forse le ha dato fiducia nelle sue possibilit\u00e0. \u00c8 proprio molto cambiata.\u00bb&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p>\u00abMeno male\u00bb rispose la madre un po&#8217;tranquillizzata \u00abperch\u00e9 altrimenti non so se l&#8217;avrei mandata ancora a scuola.\u00bb&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p>\u00abIo invece questo problema di decidere che cosa fare ce l&#8217;ho ancora, non l&#8217;ho risolto per niente\u00bb ribatt\u00e9 la madre precedente.&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p>\u00abMa ai vostri figli quanto tempo \u00e8 servito per abituarsi alla scuola?\u00bb chiese poi impensierita.&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p>\u00abOh, alla mia \u00e8 stata necessaria un&#8217;intera stagione\u00bb rispose la prima madre.&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p>\u00abAlla mia un po&#8217;di meno, ma \u00e8 stato ugualmente molto lungo\u00bb rispose la seconda.&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p>\u00abMa vi capita sempre di vederli continuare ad ammalarsi dopo un po&#8217;che vengono a scuola?\u00bb chiese ancora la madre di prima agli insegnanti.&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p>\u00abCertamente\u00bb risposero tre o quattro voci insieme \u00abogni stagione c&#8217;\u00e8 sempre qualcuno che ha questo problema.&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p>Anzi, il problema della scuola agli inizi ce l&#8217;hanno tutti, ma proprio tutti, poi poco a poco la cosa si calma.&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p>Ma non tutti reagiscono alla stessa maniera. A qualcuno bastano pochi giorni per abituarsi, ad altri \u00e8 necessaria un&#8217;intera stagione.&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p>Ognuno ha la sua personalit\u00e0 e i suoi tempi.\u00bb&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p>\u00abIl mio \u00e8 sempre andato a scuola regolarmente, tranne quando aveva gli attacchi di bronchite asmatica\u00bb ricord\u00f2 una madre dei grandi che assisteva insieme agli altri.&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p>Per\u00f2 ogni mattina era sempre la solita storia: \u201cOggi non posso andare a scuola: c&#8217;\u00e8 la nebbia\u201d, oppure: \u201cOggi ho proprio mal di pancia\u201d, oppure un qualsiasi altro male, persino al gomito e alla lingua.&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p>Ma io penso che a quell&#8217;epoca avesse paura a lasciarmi a casa da sola perch\u00e9 io stavo male, ero spesso malata e lui voleva restare l\u00ec a curarmi. Anzi, me lo diceva sempre: \u201cE se poi io sono a scuola e tu stai male?\u201d.&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p>E quest&#8217;anno che sono stata ricoverata in ospedale per un&#8217;operazione improvvisa lui ha avuto un attacco d&#8217;asma molto brutto, dopo che ormai da tre stagioni non ne aveva pi\u00f9.&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p>E adesso che ha ripreso ad andare alle lezioni la sua maestra mi dice che \u00e8 come se non ci fosse a scuola e fa tanti errori che prima non faceva e ogni giorno si preoccupa di lasciarmi a casa da sola.&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p>A scuola ci va lo stesso, ma ho scoperto che prima di andare mette sempre dei bigliettini nelle tasche del pap\u00e0 con i suoi disegni; forse vuole che il pap\u00e0 pensi a lui durante la giornata, quando si mette le mani in tasca.\u00bb&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p>\u00abQuesta \u00e8 una cosa molto bella\u00bb not\u00f2 un&#8217;altra madre \u00abperch\u00e9 vuol dire che conta proprio su di lui e che se il pap\u00e0 sta fuori di casa, e non ha paura che la mamma stia male quando \u00e8 a casa da sola, allora anche lui pu\u00f2 stare tranquillo e il disegno nella tasca gli garantisce che il pap\u00e0 penser\u00e0 a lui prima o poi, quando si metter\u00e0 le mani in tasca.\u00bb&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p>\u00abMa guarda un po&#8217;come sono ingegnosi questi cuccioli e come sanno escogitare il sistema per aiutarsi!\u00bb osserv\u00f2 ammirato uno degli insegnanti.&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p>\u00abMi viene in mente il caso di uno che nel periodo che aveva tante paure veniva sempre a scuola con una lettera del suo alfabeto di plastica adesiva ed era la P di pap\u00e0.&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p>Lui se la teneva stretta tutto il giorno in mezzo a una zampetta, tanto che non riuscivamo mai a fargliela aprire. Se la portava dappertutto, anche a letto. Per un lunghissimo periodo circolava sempre e solo con la P di pap\u00e0 e nessuno gliela poteva portar via.\u00bb&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p>\u00abA proposito di malattie,\u00bb disse allora un&#8217;altra madre \u00abio ho notato una cosa strana: mio figlio non ha mai avuto problemi per andare a scuola, ma si \u00e8 sempre regolarmente ammalato ogni volta che noi dovevamo partire, anche per una vacanza.&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p>Agli inizi non ci facevo caso, poi mi sono accorta che questo succedeva prima di ogni partenza e adesso so gi\u00e0 in anticipo che probabilmente succeder\u00e0.&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p>Per\u00f2, sapendolo, mi preoccupo di meno.\u00bb&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p>\u00abMa perch\u00e9 si ammala sempre prima di una partenza?\u00bb chiese stupita un&#8217;altra madre. \u00abIn fin dei conti una vacanza \u00e8 una cosa bella e si dovrebbe essere contenti.\u00bb&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p>\u00abForse non \u00e8 tanto la vacanza, quanto il lasciare la propria casa, la propria cuccia, i propri giochi anche solo per un po&#8217;.&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p>Se ci pensate, per un cucciolo tutto \u00e8 \u201csuo\u201d, il suo pap\u00e0, la sua mamma, i suoi giochi, la sua casa, la sua cuccia, eccetera.&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p>Forse si ammala perch\u00e9 ha paura di non trovare pi\u00f9 la sua casa se lui se ne allontana per una vacanza.\u00bb&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p>\u00abMa questo pu\u00f2 avvenire anche ogni giorno quando va a scuola\u00bb continu\u00f2 un&#8217;altra madre. \u00abIl mio, per esempio, quando va a scuola mette il suo orsacchiotto sul letto con un orsetto in braccio e guai se non lo ritrova tale e quale quando ritorna a casa! Va subito a controllare che nessuno l&#8217;abbia toccato.&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p>Forse \u00e8 proprio il suo orsetto che lui lascia a casa a farmi compagnia quando \u00e8 a scuola.&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p>E il suo orsetto per lui \u00e8 molto importante.&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p>Un giorno che io ho dovuto lasciarlo a casa da solo, ed ero molto preoccupata, mi ha detto: \u201cTu va pure, tanto io mi prendo la mia pistola, il mio orso e la mia spada, e mi accendo la T.V. mentre tu sei fuori\u201d e cos\u00ec ha fatto e tutte queste cose l&#8217;hanno aiutato.\u00bb \u00abMa allora i giochi non sono una cosa in pi\u00f9 per loro, sono la cosa che li aiuta a crescere e a vincere le paure!\u00bb osserv\u00f2 attentamente un&#8217;altra mamma.&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p>\u00abEh gi\u00e0, questo \u00e8 proprio vero,\u00bb risposero gli insegnanti \u00abnoi lo vediamo ogni giorno nei giochi che fanno tra di loro. Li usano per imparare a crescere e a vivere. Sono proprio molto, molto importanti.\u00bb&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p>\u00abSapete quando la mia si ammalava sempre?\u00bb not\u00f2 allora un&#8217;altra mamma.&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p>\u00ab\u00c8 stato dopo che \u00e8 nato il fratellino. Lei era cos\u00ec gelosa che non voleva andare a scuola mentre lui era a casa. E siccome io la mandavo lo stesso, dopo un giorno o due si ammalava.&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p>Ho calcolato che in un intero anno di scuola ci \u00e8 andata solo sedici giorni, e alla fine l&#8217;ho tenuta a casa.\u00bb&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p>\u00abMa allora c&#8217;\u00e8 sempre qualche motivo quando succedono queste cose?\u00bb chiese un&#8217;altra madre.&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p>\u00abPu\u00f2 anche darsi,\u00bb rispose un&#8217;altra ancora \u00abma sembrano essere tante cose diverse: la scuola, la partenza, la nascita di un fratellino, la mamma che non sta bene, eccetera. Come si fa a sapere qual \u00e8 quella giusta?\u00bb&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p>\u00abProviamo a vedere se queste cose ne hanno qualcuna in comune\u00bb disse allora una.&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p>\u00abChe cosa ci pu\u00f2 essere in comune fra tutte?\u00bb&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p>\u00abMah, innanzitutto sono tutte quante dei cambiamenti, delle cose nuove: la scuola, il fratellino, le vacanze, la mamma in ospedale.&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p>Forse i cuccioli hanno paura delle cose nuove.\u00bb&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p>\u00abCapisco che abbiano paura di una cosa nuova brutta, come la mamma in ospedale, ma perch\u00e9 devono aver paura di una cosa nuova bella come le vacanze?\u00bb chiese un&#8217;altra.&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p>\u00abForse si ha bisogno della continuit\u00e0, e i cambiamenti, anche se belli, la interrompono\u00bb&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p>\u00abMa allora la malattia ha un significato? Non \u00e8 una cosa che succede per caso?\u00bb&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p>\u00abTutte le cose hanno un significato, e quindi anche la malattia ne ha uno! E forse la malattia del cucciolo che non riesce a stare a scuola o ad allontanarsi da casa o ad accettare il fratellino vuol dire che lui sta facendo un grosso sforzo, che \u00e8 quello di abituarsi a un cambiamento.\u00bb&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p>\u00abMa la vita \u00e8 fatta di continui cambiamenti! Anche un cucciolo che cresce fa dei cambiamenti ogni giorno!\u00bb not\u00f2 una madre.&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p>\u00abE voi, che cosa avete visto che aiuta i piccoli ad accettare i cambiamenti e a imparare a crescere?\u00bb&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p>\u00abVediamo un po&#8217;\u00ab rispose un&#8217;altra. \u00abSono tante le cose che li aiutano.&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p>Una per esempio \u00e8 quella di imparare delle cose e dei giochi che prima non sapevano fare e che gli diano soddisfazione.\u00bb&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p>\u00abUn&#8217;altra \u00e8 quella di vedere che adesso sanno fare delle cose che da piccoli non riuscivano a fare.\u00bb&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p>\u00abUn&#8217;altra ancora \u00e8 lo scoprire come ci si sente tutti pi\u00f9 forti se si \u00e8 in un gruppo piuttosto che da soli.\u00bb \u00abMa guarda,\u00bb osserv\u00f2 allora una madre \u00ab\u00e8 un po&#8217;la stessa cosa che sta capitando anche a noi. Prima di metterci tutte insieme per provare a capire, ognuna si sentiva pi\u00f9 debole e qualche volta non si riteneva all&#8217;altezza di affrontare la situazione. Adesso invece, da quando ne parliamo tutte insieme, anche i nostri problemi ci sembrano pi\u00f9 facili da risolvere.\u00bb&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p>\u00ab\u00c8 proprio cos\u00ec\u00bb conferm\u00f2 un&#8217;altra.&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p>\u00abD&#8217;altra parte se \u00e8 vero che lasciando la loro casa per la prima volta per andare a scuola i nostri figli affrontano un grande cambiamento, \u00e8 anche vero che si tratta di un grande cambiamento anche per noi, perch\u00e9 una cosa \u00e8 l&#8217;essere genitori di un cucciolo che sta nella tana, e un&#8217;altra \u00e8 l&#8217;essere genitori di uno che va fuori nel bosco.&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p>Non sono solo loro che devono affrontare dei cambiamenti, siamo anche noi.\u00bb&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p>E cos\u00ec le madri dei cuccioli del Bosco che erano spesso malati andarono avanti a discutere tra di loro per giorni e giorni, e parlarono con gli insegnanti e con le madri delle stagioni precedenti per imparare anche dalle loro esperienze.&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p>E quando ebbero raccolto delle idee abbastanza chiare sul problema stesero un decalogo che appesero davanti all&#8217;ingresso della Scuola dello Spiazzo, reparto piccolissimi, come promemoria per le madri future.&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p>Il decalogo diceva questo:&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p>1 &#8211; Non drammatizzare mai la malattia; prenderla esattamente come si prende un giorno di sole o uno di pioggia.&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p>2 &#8211; La malattia pu\u00f2 anche voler dire delle cose.&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p>3 &#8211; La malattia di un cucciolo davanti alle separazioni e ai cambiamenti pu\u00f2 anche voler dire che lui sta facendo il grosso sforzo di abituarsi al cambiamento e di provare a trovare sicurezza anche fuori dal suo nido.&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p>4 &#8211; Solo se si scopre come non aver paura di lasciare il nido si pu\u00f2 imparare a crescere.&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p>5 &#8211; Per imparare a lasciare il nido e a crescere bisogna acquistare fiducia nell&#8217;ambiente esterno che ci riceve.&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p>6 &#8211; La fiducia nell&#8217;ambiente che ci riceve non \u00e8 una cosa che si ottenga da un giorno all&#8217;altro. Ognuno ha bisogno del proprio tempo a seconda del suo carattere e della sua storia.&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p>7 &#8211; Gli adulti che circondano i piccoli possono aiutarli di pi\u00f9 se si rendono conto che quello che loro stanno facendo \u00e8 un grosso sforzo che gli costa molta fatica.&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p>8 &#8211; Anche agli adulti costa sempre uno sforzo adattarsi ai cambiamenti perch\u00e9 bisogna continuare a camminare e non stare mai fermi e c&#8217;\u00e8 ogni tanto qualcosa che dispiace lasciare alle spalle.&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p>9 &#8211; Tutto cammina, anche le onde del mare e il vento. Il sole cammina tutto il giorno per percorrere l&#8217;arco del cielo e perch\u00e9 ci possa essere un nuovo giorno anche le stelle camminano per tutta la notte. \u00c8 solo se impariamo a camminare che scopriamo il mondo.&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p>10 &#8211; Scoprire il mondo \u00e8 l&#8217;avventura della vita.&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<h4 class=\"wp-block-heading\"><a id=\"p11b\"><\/a>Qualche riflessione sulla favola: Cambiamento e malattia nel bambino&nbsp;<\/h4>\n\n\n\n<p>\u201c\u00abToccami qua, mamma, ho un dolore dentro la testa!\u00bb&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p>\u00abTi fa ancora male, adesso?\u00bb&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p>\u00abSai, mamma, non \u00e8 ancora guarito, per\u00f2 sta per guarire. Penso che non ci sar\u00e0 bisogno di andare dal dottore!\u00bb \u201cClara, 9 anni, alla mamma.&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p>Questa favola \u00e8 praticamente la rielaborazione del protocollo di una seduta sullo stesso tema con i genitori e le insegnanti di una scuola materna dell&#8217;hinterland milanese alcuni anni fa.&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p>Quello che entrambi avevano osservato era stato che spesso i malesseri o le malattie dei bambini si presentavano in coincidenza con occasioni particolari, fra le quali le partenze o altre separazioni, cio\u00e8 situazioni che in ogni caso rappresentavano un cambiamento, anche piccolo, o della routine e dei rituali del quotidiano, o del mondo interno dei genitori e della dinamica familiare.&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p><a id=\"9\"><\/a>La stessa cosa pu\u00f2 succedere a volte anche a noi adulti, come osserva uno studio recente sul messaggio evolutivo sottostante alla malattia. [<a href=\"#_ftn9\">9<\/a>]&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p>Tuttavia mi sembra che siano due et\u00e0 in particolare, l&#8217;infanzia e la vecchiaia, quelle in cui si riscontra spesso la difficolt\u00e0 ad accettare i cambiamenti anche di lieve entit\u00e0.&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p>Mi sembra quindi che il sorgere e il tramontare della vita dell&#8217;uomo abbiano questo terreno in comune e in effetti si tratta di due et\u00e0 entrambe molto caratterizzate dai cambiamenti per motivi diversi.&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p>L&#8217;una conquista qualcosa perdendo qualcosa d&#8217;altro ogni giorno e prepara cos\u00ec alla vita adulta, l&#8217;altra poco a poco vede svanire usi, modi, costumi e persone di quello che \u00e8 stato il suo mondo relazionale e affettivo, o le sue stesse possibilit\u00e0 fisiche e a volte intellettive, preparando forse cos\u00ec a lasciare la vita.&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p>Ora, il modo principale con cui noi tutti, ma i bambini in particolare, possiamo manifestare le nostre difficolt\u00e0 davanti ai cambiamenti cui la vita ci espone \u00e8 proprio il disagio nel corpo, che \u00e8 la maggior certezza d&#8217;esistenza che abbiamo.&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p>Dice Kreisler a questo proposito:&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p>\u201cIl corpo \u00e8 il luogo e il mezzo privilegiato attraverso il quale, preso in un conflitto, il bambino esprime il suo malessere; questa via di espressione \u00e8 tanto pi\u00f9 utilizzata quanto pi\u00f9 il bambino \u00e8 piccolo.&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p><a id=\"10\"><\/a>L&#8217;infanzia, si dice spesso, \u00e8 l&#8217;et\u00e0 d&#8217;oro della psicosomatica&#8230;\u201d [<a href=\"#_ftn10\">10<\/a>]&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p>Fra i tanti cambiamenti che un bambino affronta, l&#8217;andata alla scuola materna \u00e8 in genere uno dei maggiori ed \u00e8 la prima prova sociale che un piccolo che non sia andato al nido normalmente incontra sul suo cammino; essa sancisce il passaggio del bambino dal \u00abdentro\u00bb al \u00abfuori\u00bb, dall&#8217;appartenenza al gruppo familiare ristretto a quello allargato dei coetanei.&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p>\u00c8 perci\u00f2 importante aiutare un bambino ad affrontarla e a superarla; quando questo succede in modo naturale l&#8217;esperienza mentale che il bambino ne ricever\u00e0 sar\u00e0 che separarsi \u00e8 difficile ma possibile, e che questo cambiamento pu\u00f2 portare con s\u00e9 tante altre conquiste sul piano delle esperienze, delle relazioni e dell&#8217;apprendimento.&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p>Il bambino che invece presenta difficolt\u00e0 tali che il genitore preferisce riportarlo a casa, magari con una baby sitter o una nonna, si pu\u00f2 portare dentro, inconsapevolmente, l&#8217;esperienza che separarsi non \u00e8 possibile, perch\u00e9 troppo doloroso, e poich\u00e9 tutti i cambiamenti implicano delle separazioni mentali da ci\u00f2 che si lascia, ne consegue che questo bambino potr\u00e0 probabilmente trovare pi\u00f9 difficolt\u00e0 nell&#8217;accettare i cambiamenti e i passaggi.&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p>Anche qui forse si pu\u00f2 esemplificare con una storia fra tante altre.&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p>Quando la mamma di Donata si presenta per una consulenza, su suggerimento di una maestra, la bambina ha tre anni e mezzo e ha appena iniziato ad andare alla scuola materna.&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p>La mamma, Anna, ha 32 anni ed \u00e8 giustamente molto preoccupata perch\u00e9 la piccola ha avuto un fortissimo attacco d&#8217;asma al secondo giorno di scuola.&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p>Donata \u00e8 nata a circa otto anni dal matrimonio dei genitori; \u00e8 stata molto desiderata ed \u00e8 la \u00abcosa pi\u00f9 preziosa\u00bb della loro casa.&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p>L&#8217;attacco d&#8217;asma della piccola \u00e8 il quarto nel giro di un anno e mezzo e Anna e suo marito hanno gi\u00e0 fatto il carosello di pediatri e allergologi per fare tutto ci\u00f2 che era nelle loro possibilit\u00e0.&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p>Anna ha molte resistenze per la consultazione psicologica perch\u00e9 \u00e8 una persona estremamente riservata che sin dall&#8217;infanzia \u00e8 sempre stata abituata a \u00abgestirsi\u00bb i problemi da sola e senza l&#8217;aiuto di nessuno.&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p>Quando si presenta tiene a precisare, come spesso succede, che lei \u00e8 l\u00ec \u00absolo per la bambina\u00bb, non per s\u00e9, e che si \u00e8 decisa a venire soltanto per amor suo, facendo una cosa che le costa proprio molta fatica.&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p>\u00c8 stata la maestra di scuola materna che ha notato le difficolt\u00e0 che la bambina aveva a inserirsi e le ha suggerito di provare anche una consultazione psicologica. Anna si presenta quindi per un atto d&#8217;amore verso sua figlia, per evitare di lasciare intentata anche una sola possibilit\u00e0, e la consultazione inizia.&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p>Si fa la storia degli attacchi d&#8217;asma grave che la piccola ha avuto; finora sono stati quattro, e tutti (tranne, apparentemente, il primo) in occasione di separazioni reali o simboliche (la partenza per le ferie, la morte della nonna materna, l&#8217;andata alla scuola materna).&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p>Si passa quindi alla storia della piccola.&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p>Desiderata molto tempo prima che nascesse, una gravidanza con minacce d&#8217;aborto fino ai tre mesi, poi ottima fino al settimo mese, dopo di che \u00e8 comparsa una gestosi gravidica che tuttavia non ha pregiudicato la nascita quasi a termine (circa 15 giorni di anticipo) e il parto, che si \u00e8 svolto bene.&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p>Sembrerebbe quindi che, come spesso succede, gli inizi e la fine della gravidanza, i pi\u00f9 vicini ai grandi cambiamenti siano stati i momenti pi\u00f9 ansiogeni.&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p>Una volta tornata a casa la mamma si \u00e8 occupata della piccola fino ai nove mesi d&#8217;et\u00e0 con grande cura ma con molta ansia, perch\u00e9 le sembrava che fosse una responsabilit\u00e0 troppo grande per lei e aveva il terrore di essere inadeguata; bastava tuttavia la presenza di qualcun altro in casa per rassicurarla e farla sentire adeguata come mamma anche quando l&#8217;allattava al seno e aveva paura che il latte fosse insufficiente.&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p>Quando la piccola aveva nove mesi \u00e8 stata affidata ai nonni paterni perch\u00e9 la madre \u00e8 tornata al lavoro; a quell&#8217;epoca non aveva particolari oggetti a cui fosse affezionata.&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p>Si \u00e8 invece affezionata col tempo agli animali presenti nella casa dei nonni, dai quali ha dovuto essere separata dopo il primo attacco d&#8217;asma (verso i due anni) che era stata diagnosticata come allergia ai peli di cani e gatti.&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p>Adesso che Donata ha tre anni e mezzo si pone il problema della scuola materna; tutti le consigliano di mandarla, ma Anna ha una grossa lacerazione dentro di s\u00e9 e non sa che cosa fare perch\u00e9 la piccola manifesta molte difficolt\u00e0 nell&#8217;inserimento e vorrebbe stare a casa con la baby-sitter alla quale \u00e8 molto legata.&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p>Nella consultazione si cerca di capire quali possono essere i pro e i contro dell&#8217;andare a scuola o dello stare a casa per entrambe e Anna riesce a mettere a fuoco che mentre per la bambina i pro-scuola le sembrano essere di pi\u00f9, per lei c&#8217;\u00e8 una dominanza assoluta di pro-casa.&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p>Lo stare a casa della piccola sembra quindi essere pi\u00f9 nell&#8217;interesse della mamma che di Donata.&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p>\u00abI vantaggi che io ne ricevo se lei sta a casa sono che:&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p>\u00ab1 &#8211; Ho soddisfatto la bambina che me lo chiede. Io ho sempre cercato di non imporle niente come non \u00e8 mai stato imposto niente a me da piccola.&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p>Se decidevo ero io a farlo\u00bb (emerger\u00e0 poi che il rovescio di questa medaglia per Anna, che \u00e8 vissuta con una madre gravemente depressa, \u00e8 stato il sentirsi emotivamente molto sola da bambina).&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p>\u00ab2 &#8211; Io sarei pi\u00f9 tranquilla perch\u00e9 mi fido molto della sua baby sitter e so che la bambina sarebbe coccolata e curata individualmente invece che insieme agli altri bambini; inoltre non sarebbe costretta ad adattarsi alle regole, alle restrizioni e agli orari del vivere in comunit\u00e0\u00bb&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p>(\u201cMa Donata, senza queste esperienze, come potr\u00e0 abituarsi a vivere con gli altri?\u201d si chiede poi).&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p>\u00ab3 &#8211; Io passerei la mia giornata al lavoro in tranquillit\u00e0 invece che nella continua ansia che mi telefonino per dirmi che \u00e8 stata ricoverata in ospedale per un attacco d&#8217;asma.&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p>Io so che la sua baby sitter la conosce bene e interviene a darle i farmaci giusti prima che l&#8217;attacco grave si scateni.&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p>E come se ci fossi io in casa perch\u00e9 lei fa esattamente tutto ci\u00f2 che le dico e questo per me rappresenta una grossa tranquillit\u00e0, mentre a scuola le maestre si devono occupare di tanti bambini, non di uno solo.&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p>\u00ab4 &#8211; Sarei pi\u00f9 tranquilla anche per tutte le malattie infettive, perch\u00e9 stando a casa la bambina avrebbe minor possibilit\u00e0 di contagio.\u00bb&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p>Per Anna quindi sarebbe molto meglio se Donata stesse a casa, da tutti i punti di vista, anche perch\u00e9 lei per non cadere in ansia ha un forte bisogno mentale di controllare la situazione e di poter prevedere esattamente ci\u00f2 che succeder\u00e0.&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p>Persino un evento piacevole, come un invito, la disturba se non \u00e8 stato programmato in precedenza perch\u00e9 sovverte la sua routine quotidiana.&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p>Ma evidentemente Anna sapeva gi\u00e0, da qualche parte dentro di s\u00e9, che forse questa non era la soluzione migliore per Donata, altrimenti non avrebbe neanche accettato di chiedere la consulenza, avrebbe semplicemente tenuto la bambina a casa.&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p>Infatti, una volta messi a fuoco questi vantaggi e svantaggi, decide di continuare a mandare la bambina a scuola, mentre la consultazione continua.&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p>A posteriori si deve riconoscere che c&#8217;\u00e8 voluto proprio molto coraggio da parte della mamma per prendere questa decisione accettando di convivere con la propria ansia senza che questa intervenisse a impedire alla bambina un&#8217;esperienza fondamentale.&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p>L&#8217;inserimento \u00e8 stato lungo, faticoso, ma \u00e8 riuscito.&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p>Quando la bambina si alzava con la \u00abgiornata-no\u00bb (\u00abMa anche oggi mi porti a scuola? Ma non c&#8217;\u00e8 sciopero? E se non c&#8217;\u00e8 la mia maestra? E se le luci sono spente?\u00bb eccetera) per Anna era un doppio supplizio.&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p>\u00abDa una parte c&#8217;\u00e8 lei, la persona a cui tengo di pi\u00f9 al mondo che mi implora in un modo che mi strazia il cuore, dall&#8217;altra ripiombo nei miei ricordi, quelli delle \u201cgiornate-no\u201d di mia madre, quando io mi alzavo e le chiedevo: \u201cMamma, come stai?\u201d e lei rispondeva: \u201cMale!\u201d e a me crollava il mondo addosso.&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p>Ogni volta che Donata ha una \u201cgiornata-no\u201d io mi dico: \u201cEcco, ci risiamo!\u201d e vengo sommersa da queste cose tutte insieme.\u00bb Il dividere e separare ci\u00f2 che riguarda il passato da ci\u00f2 che sta succedendo ora, aiuta Anna a tollerare meglio la situazione anche perch\u00e9, per fortuna, le giornate-no di Donata diventano sempre meno frequenti e la bambina quando \u00e8 a scuola ha un ottimo rapporto con la maestra che ama molto e con i suoi compagni, ha il piacere di giocare con gli altri e di imparare (come spesso succede ai bambini asmatici, \u00e8 anche molto intelligente).&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p>Per Donata \u00e8 duro confrontarsi con le regole e i limiti perch\u00e9 non li ha ancora sperimentati finora, ma sono questi stessi limiti che poco a poco le danno la sicurezza del contenimento mentale.&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p>(Una volta la piccola ha detto alla mamma: \u00abSai, io vorrei che qualche volta anche tu mi sgridassi, come la mamma della mia amica!\u00bb, come se sentisse la necessit\u00e0 di questa esperienza.)&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p>Contemporaneamente anche Anna nota che quando percepisce i suoi \u00abconfini\u00bb separati da quelli della bambina sta molto meglio, mentre viene sommersa dall&#8217;ansia quando si sente mischiata a lei, senza separazione mentale, come le \u00e8 sempre successo in passato.&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p>Donata riesce a stare a scuola perch\u00e9 ora pu\u00f2 essere accompagnata dalla mamma \u00abnel pensiero\u00bb, invece che fisicamente.&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p>Tre anni dopo le dir\u00e0, mostrandole un cerchietto: \u00abVedi, mamma, questo cerchietto mi ricorda che quando io ero all&#8217;asilo e avevo voglia di te davo un&#8217;annusata al cerchietto\u00bb (che era della mamma) \u00absentivo l&#8217;odore della mamma, e cos\u00ec passava un&#8217;altra ora.\u00bb&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p>Poco a poco, Anna si rende anche conto che il rapporto con la bambina diventa pi\u00f9 rilassato; prima Donata era cos\u00ec attaccata alla mamma che pur di starle addosso o la coccolava o la provocava continuamente, mentre ora sa stare anche a giocare da sola o con gli altri bambini.&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p>Anche l&#8217;asma, che per la piccola registra un precedente nella famiglia paterna, si attenua nel senso che gli attacchi non sono pi\u00f9 cos\u00ec forti da far temere il ricovero ospedaliero e anche le cure mediche la contengono bene.&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p>L&#8217;apertura della coppia mamma-bambina, che prima tendeva a essere chiusa, permette anche al pap\u00e0 di avere una presenza pi\u00f9 importante nella vita della bambina, soprattutto per quanto riguarda lo stabilire i limiti perch\u00e9 il pap\u00e0 \u00e8 molto affettuoso e comprensivo, ma pi\u00f9 deciso e severo della mamma.&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p>Donata percorre cos\u00ec, con le sue difficolt\u00e0 e conquiste, il periodo della scuola materna, cosicch\u00e9 anche questa esperienza viene integrata nel suo mondo mentale.&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p>Un attacco d&#8217;asma (ormai diventato molto pi\u00f9 raro) si presenta nuovamente, poco dopo l&#8217;ingresso alla scuola elementare, con la nascita della sorellina, evento che rivoluziona il suo mondo detronizzandola dalla posizione di privilegio conosciuta fino ad allora.&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p>Ma sia come entit\u00e0 che come vissuto familiare, la cosa non appare pi\u00f9 cos\u00ec drammatica.&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p>\u00abMamma\u00bb, dir\u00e0 Donata un giorno \u00abquando avevo l&#8217;asma, ecco, l&#8217;asma mi \u00e8 passata non per le punture e lo sciroppo, ma perch\u00e9 io guardavo fuori della finestra e vedevo le nuvole che si muovevano nel cielo!\u00bb&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p>Il grande dono che la mamma di Donata le ha fatto non \u00e8 stata la semplice nascita biologica, ma l&#8217;aiuto psicologico.&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p>Si \u00e8 infatti presa cura lei del suo carico d&#8217;ansia (che era \u201csuo\u201d, della sua storia precedente la nascita della bambina) invece di viverlo inconsapevolmente proiettato sulla figlia, che a questo punto non avrebbe potuto che continuare a fare la \u00abmalata\u00bb.&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p>\u00c8 frequentissimo che succeda questo scambio fra genitori e figli.&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p>Madri molto ansiose per la loro stessa storia personale inevitabilmente e inconsapevolmente possono fare del figlio l&#8217;oggetto della loro ansia.&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p>In questo modo si crea un equilibrio tale che il bambino entra spesso nell&#8217;identit\u00e0 di \u201cchi deve continuare a procurare l&#8217;ansia abituale di vita del genitore\u201d attraverso i comportamenti (iperattivi, autolesionistici, eccetera) o attraverso la malattia.&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p>Dice la Mannoni:&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p>\u201cSuccede, in effetti, che il bambino rifiuti una terapia, indicando cos\u00ec chiaramente che sua madre non ha che lui (malato) come ragione di vita.&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p>L&#8217;analista deve allora stare attento a non prendere in cura un bambino la cui \u00abguarigione\u00bb rischierebbe di scatenare una depressione o di scompensare uno dei genitori.&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p><a id=\"11\"><\/a>Il pi\u00f9 fragile non \u00e8 sempre colui per il quale viene chiesta la consultazione&#8230;\u201d [<a href=\"#_ftn11\">11<\/a>]&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p>Un altro caso interessante di malattia legata al mantenimento dell&#8217;equilibrio familiare (e quindi alla paura del cambiamento) \u00e8 quello del bambino la cui malattia \u201ctiene unita\u201d una coppia conflittuale.&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p>\u201cI bambini &#8211; dice Covitz &#8211; investiranno tutta l&#8217;energia necessaria per assicurare la conservazione dell&#8217;armonia familiare, anche se questo significa sacrificarsi a farlo sviluppando dei disordini psicologici.&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p><a id=\"12\"><\/a>Il bambino \u00abmaltrattato emotivamente\u00bb [<a href=\"#_ftn12\">12<\/a>] di solito manifesta dei sintomi che lo fanno apparire malato, ma che possono essere dei segnali riguardanti il matrimonio dei suoi genitori. [&#8230;]&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p>Quanto ai genitori, se focalizzano la loro attenzione sul loro bambino problematico piuttosto che sul loro stesso matrimonio, un peso viene loro sollevato e arrivano ad avere un vantaggio nel perdurare della malattia del loro bambino.&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p>Pu\u00f2 essere che il bambino istintivamente tenti di unire i suoi genitori con l&#8217;attirare l&#8217;attenzione su di s\u00e9.&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p>\u00abPreferisco essere malato\u00bb sembra voler dire \u00abse l&#8217;essere malato significa che voi due vi darete da fare insieme per farmi star meglio!\u00bb&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p><a id=\"13\"><\/a>Questo \u00e8 facilmente intuibile perch\u00e9 il bambino teme che se il matrimonio dei suoi genitori fallisce, lui rester\u00e0 senza nido.\u201d [<a href=\"#_ftn13\">13<\/a>]&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p>Anche qui, quindi, la malattia ha una sua precisa motivazione e finalit\u00e0, come spesso pu\u00f2 succedere.&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<h4 class=\"wp-block-heading\"><a id=\"p12\"><\/a>12. Fidarsi o non fidarsi?&nbsp;<\/h4>\n\n\n\n<p>Il tema della fiducia si pu\u00f2 giocare spesso fra due poli opposti: fidarsi di tutti indistintamente, oppure non fidarsi di nessuno, altrettanto indistintamente.&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p>La fatica del crescere \u00e8 anche quella di sperimentare di chi e in quali momenti possiamo fidarci e di chi o in quali momenti \u00e8 forse meglio che non ci fidiamo.&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p>Il neonato sperimenta agli inizi un ambiente da cui \u00e8 totalmente dipendente per ogni suo bisogno.&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p>Pi\u00f9 gli adulti rispondono ai suoi bisogni, nutrendolo, riscaldandolo, proteggendolo, pi\u00f9 lui imparer\u00e0 a fidarsi di loro.&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p>\u00c8 totale la fiducia che un bambino piccolo deve nutrire nei confronti del padre e della madre, che diventano per lui il centro del mondo, paragonabili solo a Dio.&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p>Diventa perci\u00f2 tanto pi\u00f9 nocivo il fatto che a volte questa fiducia possa essere tradita.&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p>Se non possiamo fidarci neanche di Dio, chi ci resta allora?&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p>Il tradimento della fiducia di un bambino \u00e8 qualcosa che gli si imprimer\u00e0 come un marchio nella carne e lo accompagner\u00e0 a vita, condizionando tutti i suoi futuri rapporti sociali da adulto.&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p>Il tema della storia che segue ora \u00e8 proprio un tradimento di fiducia, seppure involontario.&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<h4 class=\"wp-block-heading\"><a id=\"p12a\"><\/a>Favola numero 12&nbsp;<\/h4>\n\n\n\n<p><strong>Il gabbiano che giocava col vento&nbsp;<\/strong><\/p>\n\n\n\n<p>\u201cNel cuore portavo la spina di una passione; riuscii a strapparmela un giorno: ora non sento pi\u00f9 il cuore.&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p>A. Machado, \u201cEl limonero l nguido\u201d.&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p>Fra le storie che si raccontavano al tramonto alla Scuola del Mare ci fu una volta anche quella del gabbiano giocherellone.&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p>In effetti non era una storia di mare, ma di vento, di quelle scritte sulle onde quando si rincorrevano fra di loro.&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p>C&#8217;era una volta un gabbiano che amava molto vedere le cose dall&#8217;alto.&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p>Tutta la sua giornata era fatta di saliscendi.&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p>Saliva verso le nuvole per godersi lo spettacolo e poi scendeva verso il mare in veloci picchiate e si posava sopra le onde per farsi cullare dolcemente.&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p>E poi di nuovo su, nel cielo, a salire e scendere di nuvola in nuvola.&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p>Ma la cosa che il gabbiano amava pi\u00f9 di tutto erano le giornate di vento, di quello che ogni tanto soffia sul mare e si diverte a formare i mulinelli nell&#8217;acqua e nell&#8217;aria.&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p>Appena il vento giusto arrivava, ecco che il gabbiano si levava in volo per cercare il punto pi\u00f9 tempestoso e quando lo trovava si metteva ad ali spiegate e si lasciava andare fiducioso.&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p>Allora il vento, che lo conosceva bene, lo prendeva su di s\u00e9 e iniziava a giocare.&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p>Prima lo sosteneva, poi lo lasciava cadere un po&#8217;, poi lo riprendeva di nuovo e lo sollevava pi\u00f9 in alto, poi gli faceva fare un giro di danza e lui era proprio molto felice.&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p>Il gabbiano aveva fiducia nel vento e il vento non tradiva la sua fiducia.&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p>E cos\u00ec questo rapporto fatto di fiducia and\u00f2 avanti per molto tempo, con gran soddisfazione di entrambi.&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p>Finch\u00e9 una volta capit\u00f2 una giornata in cui il vento si era alzato con un gran mal di testa.&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p>Quel giorno era preoccupato perch\u00e9 aveva tante cose da fare ed era proprio arrabbiato col mondo e, avendo poca voglia di pensare agli altri, anche un po&#8217;distratto.&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p>Ma il gabbiano non si accorse di niente, essendo anche lui preso dai suoi pensieri, e fu cos\u00ec che quando si lasci\u00f2 andare fiducioso nei suoi mulinelli il vento fu meno pronto del solito a farlo risalire prima che cadesse e il povero gabbiano and\u00f2 a sbattere contro una roccia e si fer\u00ec a un&#8217;ala, esattamente nel punto che gli faceva ancora male per una vecchia ferita.&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p>In realt\u00e0 questa cosa gli era successa tante altre volte e non era poi cos\u00ec grave, ma non gli era mai successa con il vento e questo lo spavent\u00f2 e lo offese moltissimo.&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p>Il gabbiano si allontan\u00f2 dal mare con la sua ala ferita e vol\u00f2, vol\u00f2, vol\u00f2 pi\u00f9 lontano che pot\u00e9, finch\u00e9 arriv\u00f2 a una citt\u00e0 che non conosceva il mare perch\u00e9 era completamente circondata dalla terra e l\u00ec si ferm\u00f2.&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p>Vide degli altri uccelli grandi come lui e che gli somigliavano, ma non fece amicizia, si nascose in un angolo e rimase sempre da solo.&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p>Ormai il gabbiano non si fidava pi\u00f9 degli altri e cos\u00ec visse per tanto tempo solitario e pieno di paure.&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p>Intanto il vento giocherellone, che non si era accorto di come il gabbiano si fosse fatto male, continuava ad aspettarlo per giocare con lui.&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p>Ma i giorni passavano e lui non tornava mai, anzi, se n&#8217;era persa ogni traccia.&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p>Allora il vento, che aveva nostalgia del suo gabbiano, cominci\u00f2 a cercarlo, prima su tutto il mare e poi anche sulla terra; e gli uomini che non conoscevano questa storia pensavano che doveva proprio essere cambiato il clima, se un vento di mare soffiava cos\u00ec forte anche dove prima non si faceva mai sentire.&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p>Pass\u00f2 cos\u00ec tanto tempo e il vento continuava a cercare il suo gabbiano e lui a nascondersi ogni volta che lo sentiva arrivare da lontano, alla sua ricerca.&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p>Per\u00f2 tutti e due si sentivano molto soli e rimpiangevano i giochi di quando erano amici.&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p>And\u00f2 a finire che poco a poco il vento si scoraggi\u00f2 e pens\u00f2 che non avrebbe pi\u00f9 trovato il suo gabbiano.&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p>E allora si immalincon\u00ec tanto che cominci\u00f2 a uscire sempre meno di casa e poi a non uscire pi\u00f9 del tutto.&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p>E quando questo successe, tutto si ferm\u00f2.&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p>Le nuvole stavano ferme nel cielo perch\u00e9 non c&#8217;era pi\u00f9 nessuno che le spingesse, il mare era immobile, le vele si afflosciavano senza vita e i semi dei nuovi fiori erano ammucchiati tutti insieme perch\u00e9 nessuno li spandeva pi\u00f9 nell&#8217;aria per preparare i fiori della primavera seguente.&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p>E allora la terra e il mare si impensierirono e decisero di fare qualcosa, ma era difficile sapere che cosa esattamente.&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p>Finch\u00e9 un giorno la terra, che aveva buona memoria e un grande cuore, si ricord\u00f2 della scena del gabbiano che giocava con il vento e pens\u00f2 che forse il vento era triste per questo ricordo e ne parl\u00f2 col mare.&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p>\u00abPotremmo provare a farli incontrare di nuovo perch\u00e9 si spieghino le cose e si ritrovino,\u00bb disse infine il mare \u00abma mi chiedo se sia questa la soluzione\u00bb aggiunse poi pensieroso.&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p>\u00abMe lo chiedo anch&#8217;io,\u00bb rispose la terra \u00abperch\u00e9 se questo \u00e8 successo vuol dire che c&#8217;\u00e8 qualcosa dentro di loro che l&#8217;ha provocato e che continua a restare dentro.\u00bb&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p>\u00ab\u00c8 vero\u00bb, rispose il mare \u00aballora se questo qualcosa non cambia \u00e8 inutile farli incontrare, perch\u00e9 l&#8217;episodio potrebbe ripetersi in qualsiasi altro momento della giornata e della vita. Chiss\u00e0 quante altre volte il vento si potr\u00e0 alzare col mal di testa e il gabbiano si potr\u00e0 graffiare l&#8217;ala proprio nel punto che gli fa pi\u00f9 male!\u00bb&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p>E cos\u00ec, pensa e ripensa, la terra e il mare decisero di chiamare a raccolta gli uccelli e li incaricarono di prendere nel becco un seme ciascuno, fra quelli tutti ammucchiati insieme, per trasportarli lontano come prima faceva il vento, affinch\u00e9 nascessero nuove piante e nuovi fiori.&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p>Gli uccelli iniziarono un lungo lavoro che dur\u00f2 giorni e giorni e giorni e lo fecero con tutta la cura che ci poterono mettere.&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p>Ma per quanto si sforzassero, era proprio difficile trovare il posto giusto per ogni seme perch\u00e9 loro non conoscevano le strade del vento.&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p>Fu cos\u00ec che la primavera successiva, quando le nuove piantine cominciarono a nascere, capitarono le cose pi\u00f9 strane.&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p>Anzi, sembrava proprio una Babilonia. Per quanto gli uccelli si fossero sforzati, quasi nessun fiore era al posto giusto.&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p>Allora la terra and\u00f2 a svegliare il vento, che sonnecchiava intristito nella sua casa, e lo invit\u00f2 a fare un giretto per il mondo.&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p>Lui si lasci\u00f2 convincere, per una sola volta, ma quando fu fuori rimase sbalordito da ci\u00f2 che era successo.&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p>\u00abMa questi fiori sono tutti al posto sbagliato!\u00bb disse sorpreso alla terra. \u00abPerch\u00e9 \u00e8 successo questo?\u00bb&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p>\u00abPerch\u00e9 sei tu e non gli uccelli che conosci le strade per trasportarli,\u00bb rispose la terra \u00abcosicch\u00e9 loro hanno fatto ci\u00f2 che hanno potuto.\u00bb&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p>Fu allora che il vento si rese conto di una cosa che prima non sapeva ed era che la vita aveva proprio bisogno anche di lui e delle sue strade.&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p>E fu pure cos\u00ec che il vento decise di tornare nel mondo perch\u00e9 i fiori non soffrissero pi\u00f9 nascendo nel luogo sbagliato e perch\u00e9 sentiva che anche per lui quello era il suo posto.&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p>E quando torno a fare il suo antico mestiere si accorse che era molto pi\u00f9 bello viaggiare per la terra e per il mare piuttosto che restare intristito in casa in compagnia di un solo pensiero, sempre uguale e identico a se stesso, giorno dopo giorno.&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p>Nel frattempo sulla terraferma, l\u00e0 vicino alla citt\u00e0, anche il gabbiano si era accorto dell&#8217;ordine rovesciato delle piante e dei fiori e anche lui era rimasto stupito della cosa.&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p>Anzi, cominciava a capire che diventava difficile anche per gli animali vivere e trovare da nutrirsi, con tutte le piante al posto sbagliato.&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p>E anche lui scopr\u00ec che, anche se era triste, aveva ancora voglia di respirare e di nutrirsi e di vedere le piante giuste al posto giusto.&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p>E poi c&#8217;era un&#8217;altra voglia che da un po&#8217;di tempo gli stava venendo ed era quella di tornare ad avere nella sua testa dei pensieri diversi che gli facessero compagnia e non sempre lo stesso pensiero, uguale e monotono, identico a se stesso.&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p>Un po&#8217;come era successo al vento.&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p>E allora si ricord\u00f2 che ai tempi dei vecchi giochi i pensieri della sua testa facevano risuonare delle cose dentro di lui che gli piacevano, mentre ora gli sembrava che non ci fossero pi\u00f9. Eppure lui sapeva di averle ancora, sepolte chiss\u00e0 dove, mentre adesso era come se risuonasse sempre e solo la stessa corda, monotona e grigia.&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p>Il povero gabbiano era come un musicista che aveva dentro una musica da suonare, ma non trovava pi\u00f9 lo strumento che gli serviva.&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p>Finch\u00e9 un giorno anche lui decise di partire per ritrovare il suo strumento. Sapeva che l&#8217;avrebbe trovato al paese del mare e del vento e questo lo intimidiva un po&#8217;.&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p>Ma mentre volava ecco che arriv\u00f2 il suo vento che gli diede un tuffo al cuore, ma lui non lo riconobbe, tanto il gabbiano era intristito e immalinconito.&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p>E quando il vento vide questo gabbiano che avanzava timoroso perch\u00e9 aveva una vecchia ferita, lo prese gentilmente sulle sue ali e lo port\u00f2 verso il mare per farlo respirare meglio che l\u00e0, sulla terra lontana.&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p>E allora sul mare il vento si mise a giocare scherzoso e il gabbiano stette a guardarlo muto.&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p>Poi, piano piano, gli si avvicin\u00f2 di nuovo e gli chiese di portarlo su una nuvola. E quando lui lo port\u00f2, il gabbiano si lasci\u00f2 andare ai vecchi giochi e il vento, stupito e commosso, lo riconobbe.&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p>E fu cos\u00ec che i due antichi amici si ritrovarono e ripresero a incontrarsi per giocare, loro col mondo e il mondo con loro.&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p>E quando ci\u00f2 avvenne, la terra e il mare si guardarono soddisfatti.&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p>Anche dalle vecchie ferite pu\u00f2 nascere sempre qualcosa; in fin dei conti anche nella terra bisogna scavare un solco perch\u00e9 un seme possa crescere.&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p>E nessuno, proprio nessuno, pu\u00f2 impedire all&#8217;erba di crescere a primavera, anche fra i sassi e i rovi, persino fra le tegole sui tetti delle case degli uomini.&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p>E qui finisce la storia del gabbiano che giocava col vento, ma il vento e i gabbiani continuano ancora a giocare.&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<h4 class=\"wp-block-heading\"><a id=\"p12b\"><\/a>Qualche riflessione sulla favola: Il tradimento della fiducia&nbsp;<\/h4>\n\n\n\n<p>\u201cMa tu, ti credi di essere la mia padrona?\u201d Paolo, 4 anni, alla mamma.&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p>Il tema di questa favola mi \u00e8 stato suggerito pi\u00f9 dalle terapie di adulti che dal lavoro sulla relazione con i bambini, poich\u00e9 si tratta di qualcosa che \u00e8 forse pi\u00f9 facile mettere a fuoco in un&#8217;et\u00e0 successiva della vita.&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p>Mi \u00e8 capitato cos\u00ec frequentemente di incontrare nella sofferenza psicologica delle persone una ferita da fiducia tradita del bambino che loro stesse sono state, che ho pensato che valesse la pena di inserire anche un tema del genere in questa raccolta di favole.&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p>Poche esperienze infatti mi sembrano aver lasciato delle tracce cos\u00ec dolorose e condizionanti come questa nella vita di una persona.&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p>Quando ci troviamo di fronte a una rabbia, nostra o altrui, improvvisa e violenta che non trova sufficiente giustificazione nella realt\u00e0 esterna, allora \u00e8 facile che sotto covi il dolore di un&#8217;antica ferita che un qualsiasi elemento esterno pu\u00f2 aver fatto entrare improvvisamente in risonanza.&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p>\u00c8 ricchissima la gamma di emozioni e affetti che possiamo trovare sotto a rabbie violente e apparentemente incomprensibili, dall&#8217;angoscia al dolore, alla solitudine, alla paura dell&#8217;abbandono, ecc.&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p>La rabbia \u00e8 qualcosa che sta per qualcosa d&#8217;altro e in terapia si tratta di una preziosa testimonianza della presenza di vecchie ferite.&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p>Nelle normali interazioni di vita fra adulti \u00e8 tuttavia qualcosa che non ci facilita le relazioni perch\u00e9 i nostri interlocutori non sono tenuti a sapere che quel particolare tasto far\u00e0 riemergere il dolore di una nostra vecchia ferita.&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p>Viene allora a mancare la possibilit\u00e0 di comunicazione e di scambio reale perch\u00e9 entra in gioco qualcosa di cui sia l&#8217;altro che a volte noi stessi possiamo non essere consapevoli.&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p>Questo tipo di rabbia, evocando qualcosa che ci \u00e8 difficile tollerare mentalmente, porta facilmente all&#8217;agito, a fare delle azioni che in altri momenti non faremmo.&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p><a id=\"14\"><\/a>\u201cLa tendenza all&#8217;agito \u2013 dice Nagera \u2013 \u00e8 uno dei maggiori nemici per la capacit\u00e0 di comprensione, sia nel bambino che nell&#8217;adulto.\u201d [<a href=\"#_ftn14\">14<\/a>]&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p>\u00c8 importante perci\u00f2 fare attenzione alle rabbie nei bambini e non liquidarle tutte come capricci.&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p>Se molte rientrano in questa categoria (ma i genitori in genere si accorgono quando si tratta di capricci), ce ne sono altre invece che sono una testimonianza incompresa di veri e propri \u00abassassinii d&#8217;anima\u00bb consumati ai loro danni.&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p>L&#8217;aspetto esterno che pu\u00f2 aiutare a riconoscerle \u00e8 il furore, la grande intensit\u00e0 che le accompagna e che in genere stupisce chi non si rende conto di ci\u00f2 che succede.&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p>Altri ancora invece sono purtroppo \u201cassassinii d&#8217;anima\u201d che si consumano in silenzio perch\u00e9 il bambino sente di non potersi neanche permettere di manifestare quanto \u00e8 stato ferito.&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p>Tradire la fiducia di un bambino \u00e8 come pugnalarlo alle spalle, perch\u00e9 lui si presenta disarmato e stupito davanti agli adulti in quanto sono proprio degli adulti che l&#8217;hanno accudito, nutrito e protetto, per cui nei loro confronti ha in genere la massima fiducia e dipendenza.&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p>Ma se il tradimento di un qualsiasi adulto \u00e8 doloroso per un bambino, quello che in assoluto appare distruttivo \u00e8 il tradimento da parte dello stesso genitore.&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p><a id=\"15\"><\/a>Ora, tralasciando i casi di sadismo vero e proprio che sono stati splendidamente illustrati dalla Miller, [<a href=\"#_ftn15\">15<\/a>] quello che la storia vorrebbe raccontare sono i casi di tradimento involontario, come quello del vento, che lasciano tuttavia anch&#8217;essi dei segni dolorosi perch\u00e9 un bambino che si sente tradito cos\u00ec radicalmente potr\u00e0 erigere dei muri di difesa fra s\u00e9 e il mondo a scapito di una evoluzione naturale pi\u00f9 in armonia con se stesso e con l&#8217;ambiente circostante.&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p>\u00abRicordo un episodio da bambina che ancora oggi mi fa fremere di rabbia e di dolore\u00bb ha raccontato una volta una persona in terapia.&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p>\u00abAvr\u00f2 avuto circa quattro anni ed ero una bambina affettuosa e fiduciosa; mi piaceva molto la pasta e me ne avevano dato un piatto pieno.&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p>Mio padre, ridendo, aveva detto: \u201cSta a vedere che \u00e8 capace di mangiarselo tutto!\u201d e io infatti l&#8217;ho mangiato tutto con gusto.&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p>A quel punto, non so come e \u201csolo oggi\u201d a distanza di moltissimi anni, mi rendo conto che doveva essere un gioco, mio padre me ne ha riempito un altro piatto e mi ha invitato a mangiarlo tutto.&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p>Io ero una bambina molto obbediente e fiduciosa e anche se non avevo pi\u00f9 fame, a poco a poco l&#8217;ho mangiato tutto, con grande sforzo e senza capire il perch\u00e9, dopo di che credevo di aver finalmente finito quando mio padre, sempre ridendo, me ne ha riempito un terzo piatto.&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p>Io proprio non me l&#8217;aspettavo, gi\u00e0 al secondo piatto \u201cnon riuscivo a capire\u201d che cosa stesse succedendo e perch\u00e9 si comportasse cos\u00ec, ma non ero abituata a dire di no, cos\u00ec ho iniziato a mangiare anche il terzo, fino a quando un singhiozzo pi\u00f9 grande degli altri mi \u00e8 salito dalla gola e sono scoppiata a piangere.&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p>Quella sensazione di subire una cosa \u201cche non capivo\u201d, che mi \u201cveniva imposta\u201d, e della quale gli altri \u201cridevano\u201d, non l&#8217;ho pi\u00f9 dimenticata e non la dimenticher\u00f2 pi\u00f9.&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p>Da allora, anche se ero bambina, ho deciso che non mi sarei pi\u00f9 fidata degli altri e ho eretto una barriera fra me e il mondo, nulla mi toccava pi\u00f9.\u00bb&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p>Quel padre non si era probabilmente reso conto di quello che stava succedendo alla bambina, era semplicemente preso dentro al divertimento del suo stesso gioco.&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p>Ma una relazione quotidiana con un padre bambino per il quale era pi\u00f9 importante il proprio divertimento rispetto alle emozioni della piccola (che evidentemente lui neanche immaginava potessero essere di tanto dolore), e con una madre che proteggeva il marito come se il bambino in casa fosse lui, chiedendo inconsapevolmente alla figlia di fargli da madre come faceva lei stessa, hanno segnato in modo estremamente doloroso l&#8217;infanzia di questa persona.&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p>\u00abEro io la bambina in quella casa\u00bb dir\u00e0 anni pi\u00f9 tardi con molta sofferenza e molta rabbia.&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p>\u00abEro io che ero piccola e avevo bisogno di essere capita e protetta e invece sono stata una figlia che non poteva contare sul padre perch\u00e9 il bambino in casa era lui, e che non poteva contare sulla madre perch\u00e9 anche lei stava al gioco e chiedeva a me di far la grande e proteggerlo.\u00bb&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p>Dice la Miller a questo proposito:&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p>\u201cL&#8217;aspetto peggiore era per\u00f2 costituito, secondo me, dal fatto che i bambini fossero lasciati soli con tutte queste loro sensazioni: le madri, sorridenti, non erano evidentemente in grado di capire, altrimenti non avrebbero mai esposto i loro figli a una simile situazione.&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p>Perch\u00e9 quelle madri non erano nella condizione di poter capire? [&#8230;]&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p>Perch\u00e9 non si sono identificate nel bambino indifeso? [&#8230;]&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p><a id=\"16\"><\/a>Se le madri trent&#8217;anni prima non avessero dovuto rimuovere un&#8217;identica forma di crudelt\u00e0 oggi avrebbero una sensibilit\u00e0 attenta per la situazione in cui si trovano i loro figli, e non consentirebbero certo che siano minacciati, impauriti, umiliati, pubblicamente derisi e lasciati soli.\u201d [<a href=\"#_ftn16\">16<\/a>]&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p>Aggiunge Covitz: \u201cI genitori ego-riferiti vedono se stessi come il punto focale della loro famiglia. Il padre \u00e8 il re, la madre la regina del palazzo.&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p>Questi genitori definiscono i loro propri bisogni narcisistici come primari e il bisogno degli altri membri della famiglia come secondari.&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p><a id=\"17\"><\/a>Essi non rispettano il \u00abNOI\u00bb della famiglia, mostrando un interesse prioritario per il \u00abME\u00bb e cos\u00ec generano problemi ai figli i cui bisogni narcisistici appropriati all&#8217;et\u00e0 non saranno soddisfatti.\u201d [<a href=\"#_ftn17\">17<\/a>]&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p>Quello che in genere colpisce sempre di questi racconti (credo che ogni psicoterapeuta abbia solo l&#8217;imbarazzo della scelta, tanto si incontrano frequentemente) sono innanzi tutto l&#8217;apparente banalit\u00e0 dell&#8217;episodio, il che dimostra la scarsa attenzione che noi adulti prestiamo ai bambini, liquidando le cose come banali, e in secondo luogo gli effetti devastanti che questo stupore prima e questo dolore poi hanno nei confronti della personalit\u00e0 in evoluzione.&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p>\u00c8 proprio forse anche l&#8217;apparente banalit\u00e0 dell&#8217;episodio ci\u00f2 che ci permette di dedurre la qualit\u00e0 del rapporto sperimentato nella pratica della vita quotidiana, che \u00e8 quella che lascia pi\u00f9 segni sull&#8217;esperienza psichica.&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p>Perdere la fiducia nel genitore significa perdere il maggior punto di riferimento che possa avere un bambino, che si sente cos\u00ec solo e lasciato a se stesso in balia di eventi pi\u00f9 grandi di lui e nell&#8217;incertezza di ci\u00f2 che potr\u00e0 succedergli.&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p>\u00abFinch\u00e9 ero a scuola, stavo bene\u00bb raccontano altri ex bambini ormai diventati adulti \u00abma il tratto da scuola a casa era un inferno.&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p>\u201cNon sapevo mai\u201d che cosa avrei trovato a casa. Era proprio un incubo.\u00bb&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p>Anche questa \u00e8 un&#8217;osservazione molto frequente.&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p>Ogni bambino ha reagito come ha saputo e potuto.&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p>C&#8217;\u00e8 chi faceva la strada pregando e promettendo a Dio di \u00abfare il bravo\u00bb se a casa tutto era tranquillo, chi reagiva non volendo tornare e cercando dei sostituti genitori, chi si sfogava su altri bambini pi\u00f9 deboli, oppure sugli animali, coccolandoli o torturandoli&#8230;&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p>Tutti sono accomunati dall&#8217;aver provato l&#8217;angoscia dell&#8217;impotenza, del subire una situazione senza capirla e senza poterci fare niente, del sentirsi in balia di eventi superiori alle proprie forze, cose molto difficili da tollerare anche per noi adulti; immaginiamo quindi quanto male possano fare a un bambino che ha gi\u00e0 in partenza meno difese su cui contare.&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p>Credo che meglio di tutto lo possa esprimere, ad anni di distanza, la testimonianza che una persona mi ha portato nel corso di una terapia.&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p>Ci si pu\u00f2 ritrovare tutta la sofferenza, la confusione e il disorientamento che pu\u00f2 provare un bambino nel momento in cui si sente tradito da un pap\u00e0-Dio.&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p>Ringrazio la persona che me l&#8217;ha affidata e che mi ha dato il permesso di inserirla in questo libro.&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p>Le sue parole sono state: \u00abEcco, ho potuto finalmente scrivere queste cose perch\u00e9 adesso, dopo tanti e tanti anni, sento che non mi fanno pi\u00f9 male dentro. Spero che la mia esperienza possa essere di aiuto a qualcuno.\u00bb&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p>Eccone il testo:&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p><strong>Il bambino petulante&nbsp;<\/strong><\/p>\n\n\n\n<p>Il bambino petulante si riteneva offeso da Dio.&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p>And\u00f2 davanti a Dio con le mani dietro la schiena, imbronciato e piagnucolante, per fargli compassione e perch\u00e9 Dio potesse chiedergli scusa.&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p>Dio non gli bad\u00f2.&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p>Allora si arrabbi\u00f2.&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p>Pest\u00f2 i piedi per terra, poi, raccogliendo tutto il suo coraggio, grid\u00f2 a Dio: \u00abChiedimi scusa!\u00bb.&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p>Dio lo guard\u00f2 meravigliato e un po&#8217;ironico.&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p>Dopo qualche tempo rispose: \u00abNo, non te lo chiedo!\u00bb&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p>Il bambino petulante non sapeva pi\u00f9 che cosa fare. Poteva andarsene offeso.&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p>Ma Dio non lo avrebbe richiamato, e lui avrebbe dovuto tornarsene da solo con la coda tra le gambe.&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p>Poteva aspettare finch\u00e9 Dio si fosse scordato della faccenda e poi far finta di niente.&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p>Ma non avrebbe ricevuto le sue scuse.&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p>Poteva tenere il broncio e far vedere tutto il suo dolore, ma Dio non gli avrebbe dato retta, avrebbe aspettato (aveva tanto di quel tempo, Dio!) e infine il bambino si sarebbe scordato della faccenda, tornando a ridere e a giocare, salvo ricordarsene all&#8217;improvviso e vergognarsi per il suo orgoglio preso in giro.&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p>Non c&#8217;era modo di salvarsi, ormai.&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p>Aveva osato chiedere a Dio delle scuse.&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p>Forse poteva scusarsi per aver chiesto delle scuse. Ma era poi cos\u00ec importante avere delle scuse?&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p>Ma era poi cos\u00ec importante il suo orgoglio offeso?&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p>O non era forse in colpa perch\u00e9 aveva un orgoglio?&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p>Il bambino, non pi\u00f9 petulante, ormai, non capiva pi\u00f9 niente.&nbsp;<img decoding=\"async\" src=\"data:image\/svg+xml,%3Csvg%20xmlns='http:\/\/www.w3.org\/2000\/svg'%20viewBox='0%200%2015%2015'%3E%3C\/svg%3E\" class=\"zeen-lazy-load-base zeen-lazy-load\" data-lazy-src=\"..\/img_art\/fine_testo.gif\" width=\"15\" height=\"15\"><noscript><img decoding=\"async\" src=\"..\/img_art\/fine_testo.gif\" width=\"15\" height=\"15\"><\/noscript><\/p>\n\n\n\n<p>__________&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p><strong>Note&nbsp;<\/strong><\/p>\n\n\n\n<p><a id=\"_ftn9\"><\/a>9. Abraham-Peregrini, \u201cAmmalarsi fa bene\u201d, Feltrinelli, Milano 1989. (<a href=\"#9\">torna al testo<\/a>)&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p><a id=\"_ftn10\"><\/a>10. L. Kreisler, \u201cClinica psicosomatica del bambino\u201d, Cortina, Milano 1986. (<a href=\"#10\">torna al testo<\/a>)<\/p>\n\n\n\n<p><a id=\"_ftn11\"><\/a>11. M. Mannoni, \u201cUn savoir qui ne sait pas\u201d, Denol, Parigi 1985. (<a href=\"#11\">torna al testo<\/a>)<\/p>\n\n\n\n<p><a id=\"_ftn12\"><\/a>12. La traduzione italiana non rende l&#8217;intero campo semantico del termine inglese \u201cabused\u201d che implica il concetto di violentare. (<a href=\"#12\">torna al testo<\/a>)<\/p>\n\n\n\n<p><a id=\"_ftn13\"><\/a>13. J Covitz, \u201cEmotional Child Abuse\u201d, Sigo Press, Boston 1986. (<a href=\"#13\">torna al testo<\/a>)<\/p>\n\n\n\n<p><a id=\"_ftn14\"><\/a>14. H. Nagera, \u201cThe Developmental Approach to Childhood Psychopathology\u201d, J. Aronson, New York 1981. (<a href=\"#14\">torna al testo<\/a>)<\/p>\n\n\n\n<p><a id=\"_ftn15\"><\/a>15. A. Miller, \u201cLa persecuzione del bambino\u201d, Bollati Boringhieri, Torino 1986. (<a href=\"#15\">torna al testo<\/a>)<\/p>\n\n\n\n<p><a id=\"_ftn16\"><\/a>16. A. Miller, \u201cL&#8217;infanzia rimossa\u201d, Garzanti, Milano 1990. (<a href=\"#16\">torna al testo<\/a>)<\/p>\n\n\n\n<p><a id=\"_ftn17\"><\/a>17. J.Covitz, \u201cEmotional Child Abuse\u201d, Sigo Press, Boston 1986. (<a href=\"#17\">torna al testo<\/a>)<\/p>\n\n\n<div class=\"wp-block-image\">\n<figure class=\"aligncenter\"><a href=\"#su\"><img decoding=\"async\" src=\"data:image\/svg+xml,%3Csvg%20xmlns='http:\/\/www.w3.org\/2000\/svg'%20viewBox='0%200%20370%20247'%3E%3C\/svg%3E\" class=\"zeen-lazy-load-base zeen-lazy-load\" data-lazy-src=\"..\/img_art\/Uovo_min.jpg\" alt=\"torna su\"\/><noscript><img decoding=\"async\" src=\"..\/img_art\/Uovo_min.jpg\" alt=\"torna su\"\/><\/noscript><\/a><\/figure>\n<\/div>","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Alcune et\u00e0 della vita, come abbiamo visto finora, sembrano condensare questa difficolt\u00e0.\u00a0L&#8217;adolescenza ne \u00e8 un esempio classico, ma altre sono altrettanto pregnanti.\u00a0 Il Bambino nascosto \/4.2 di Alba Marcoli (continua)&nbsp;Capitolo quarto. Il cambiamento Sommario: 9. La mancanza di concentrazione in adolescenza &#8211; Favola numero 9 &#8211; La difficolt\u00e0 a imparare in adolescenza &#8211; 10. Non c&#8217;\u00e8 una sola nascita &#8211; Favola numero 10 &#8211; La difficolt\u00e0 di nascere &#8211;&nbsp;11. La fatica di ogni cambiamento&nbsp;&#8211;&nbsp;Favola numero 11&nbsp;&#8211;&nbsp;Cambiamento e malattia nel bambino&nbsp;&#8211;&nbsp;12. [&hellip;]<\/p>\n","protected":false},"author":1,"featured_media":10899,"comment_status":"open","ping_status":"open","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"wds_primary_category":0,"footnotes":""},"categories":[73],"tags":[],"class_list":["post-1637","post","type-post","status-publish","format-standard","has-post-thumbnail","hentry","category-psicologia"],"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/www.esonet.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts\/1637","targetHints":{"allow":["GET"]}}],"collection":[{"href":"https:\/\/www.esonet.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/www.esonet.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.esonet.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/users\/1"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.esonet.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fcomments&post=1637"}],"version-history":[{"count":2,"href":"https:\/\/www.esonet.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts\/1637\/revisions"}],"predecessor-version":[{"id":10903,"href":"https:\/\/www.esonet.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts\/1637\/revisions\/10903"}],"wp:featuredmedia":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.esonet.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/media\/10899"}],"wp:attachment":[{"href":"https:\/\/www.esonet.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fmedia&parent=1637"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.esonet.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fcategories&post=1637"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.esonet.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Ftags&post=1637"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}