{"id":1654,"date":"2007-12-28T17:45:19","date_gmt":"2007-12-28T16:45:19","guid":{"rendered":"http:\/\/www.esonet.it\/?p=1654"},"modified":"2023-11-05T12:13:47","modified_gmt":"2023-11-05T11:13:47","slug":"il-bambino-nascosto-3-1","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.esonet.it\/?p=1654","title":{"rendered":"Il Bambino nascosto \/3.1"},"content":{"rendered":"<div class=\"wp-block-image\">\n<figure class=\"alignright\"><a href=\"https:\/\/www.esonet.it\/?cat=73\"><img decoding=\"async\" src=\"data:image\/svg+xml,%3Csvg%20xmlns='http:\/\/www.w3.org\/2000\/svg'%20viewBox='0%200%20370%20247'%3E%3C\/svg%3E\" class=\"zeen-lazy-load-base zeen-lazy-load\" data-lazy-src=\"images\/topics\/PsicheMeF.jpg\" alt=\"Psicologia\" title=\"Psicologia\"\/><noscript><img decoding=\"async\" src=\"images\/topics\/PsicheMeF.jpg\" alt=\"Psicologia\" title=\"Psicologia\"\/><\/noscript><\/a><\/figure>\n<\/div>\n\n\n<div class=\"wp-block-group\"><div class=\"wp-block-group__inner-container is-layout-constrained wp-block-group-is-layout-constrained\">\n<p>Il tema intorno a cui ruota questa favola \u00e8 uno dei pi\u00f9 oscuri e difficili da affrontare. Si tratta delle cadute, degli svenimenti, della momentanea e passeggera perdita dell&#8217;equilibrio e della coscienza.\u00a0<\/p>\n<\/div><\/div>\n\n\n\n<div style=\"height:10px\" aria-hidden=\"true\" class=\"wp-block-spacer\"><\/div>\n\n\n\n<h3 class=\"wp-block-heading\" id=\"su\">Il Bambino nascosto \/3.1<\/h3>\n\n\n\n<p>di Alba Marcoli<\/p>\n\n\n\n<div style=\"height:30px\" aria-hidden=\"true\" class=\"wp-block-spacer\"><\/div>\n\n\n\n<h4 class=\"wp-block-heading\">Favole per capire la psicologia nostra e dei nostri figli&nbsp;<\/h4>\n\n\n\n<p><em>Sommario<\/em>:&nbsp;<a href=\"#p1\">5. La perdita dell&#8217;equilibrio<\/a>&nbsp;&#8211;&nbsp;<a href=\"#p2\">Favola numero 5<\/a>&nbsp;&#8211;&nbsp;<a href=\"#p3\">Le cadute<\/a>&nbsp;&#8211;&nbsp;<a href=\"#p4\">6. L&#8217;importanza delle regole<\/a>&nbsp;&#8211;&nbsp;<a href=\"#p5\">Favola numero 6<\/a>&nbsp;&#8211;&nbsp;<a href=\"#p6\">La mancanza di limiti<\/a>&nbsp;&#8211; 7. La fatica del passaggio all&#8217;adolescenza &#8211; Favola numero 7 &#8211; L&#8217;abbandono dell&#8217;infanzia &#8211; 8. I legami del passato &#8211; Favola numero 8 &#8211; La nostalgia&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<h4 class=\"wp-block-heading\"><strong>Capitolo terzo.&nbsp;<\/strong><strong>Il linguaggio del sintomo&nbsp;<\/strong><\/h4>\n\n\n\n<h4 class=\"wp-block-heading\"><a id=\"p1\"><\/a>5. La perdita dell&#8217;equilibrio&nbsp;<\/h4>\n\n\n\n<p>Il tema intorno a cui ruota questa favola \u00e8 uno dei pi\u00f9 oscuri e difficili da affrontare. Si tratta delle cadute, degli svenimenti, della momentanea e passeggera perdita dell&#8217;equilibrio e della coscienza.&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p>Poich\u00e9 si tratta di un sintomo a cui possono corrispondere delle patologie organiche vere e proprie, \u00e8 evidente che la prima ricerca da fare, come del resto sempre nel caso di sintomi somatici, \u00e8 sul piano dell&#8217;indagine organica, per fare l&#8217;intervento corretto e appropriato. Tuttavia c&#8217;\u00e8 una serie di casi in cui non \u00e8 rilevabile una componente organica, oppure, anche l\u00e0 dove questa esiste, ci pu\u00f2 essere una componente psicologica che vi si aggiunge, aggravando la situazione.&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p>\u00c8 questo il caso della storia che ha ispirato la favola che segue ora.&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<h4 class=\"wp-block-heading\"><a id=\"p2\"><\/a>Favola numero 5&nbsp;<\/h4>\n\n\n\n<p><strong>Il leprotto che cadeva sempre&nbsp;<\/strong><\/p>\n\n\n\n<p>\u201cMa chi sa i cammini dell&#8217;anima solitaria?\u201d L. PICCOLO, \u201cCanti barocchi\u201d.&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p>L&#8217;unica volta in cui il bosco perdeva la sua calma era quando arrivavano i cacciatori dalla citt\u00e0.&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p>In realt\u00e0 dentro al bosco essi non potevano mai penetrare perch\u00e9 non sapevano aprirsi un varco, ma lungo i suoi confini mettevano delle trappole che qualche volta riuscivano a catturare gli animali.&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p>Di solito gli abitanti del bosco erano molto pi\u00f9 furbi dei cacciatori e le evitavano, ma qualche volta capitava per sfortuna che qualcuno di loro ci cadesse dentro.&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p>Fu cos\u00ec che una sera, quando il sole era gi\u00e0 tramontato e non si vedeva tanto bene, mentre portava a spasso i suoi cuccioli Mamma Leprotto scivol\u00f2 sul terreno e mise le zampe in una trappola. Si sent\u00ec un urlo perch\u00e9 il dolore era tremendo, ma per fortuna i cacciatori erano tornati a casa a riposare, cos\u00ec gli altri animali del bosco riuscirono a liberarla e a portarla nella sua tana.&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p>La situazione era per\u00f2 molto grave perch\u00e9 su quattro zampe ben due erano state prese dalla morsa e sembravano completamente distrutte.&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p>Fu chiamato il gruppo degli anziani che erano pi\u00f9 esperti di medicina e che, essendo pi\u00f9 vecchi di tutti, avevano visto tanti casi difficili. Arrivarono cos\u00ec l&#8217;asino Sapiens, la civetta Loquax e il gufo Silens e furono tutti d&#8217;accordo nel dire che il caso era proprio molto, molto grave e che c&#8217;era il rischio o che la mamma morisse o che restasse paralizzata per sempre. E le ordinarono le cure del caso.&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p>E cos\u00ec nella tana dei leprotti tutti si alternavano al capezzale dell&#8217;ammalata per farle compagnia e prendersene cura. Anche i cuccioli si davano molto da fare, tutti tranne uno che si chiamava Tempesta e che continuava a giocare e a far chiasso nel bosco proprio come se nulla fosse successo e come se una disgrazia cos\u00ec grande fosse capitata a una qualsiasi estranea e non alla sua mamma.&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p>Quando lo vedevano, i parenti scuotevano la testa e pensavano che un figlio cos\u00ec insensibile e ingrato la povera madre non se lo meritava davvero, con tutti i sacrifici che aveva fatto per lui da quando era nato.&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p>Passarono cos\u00ec i giorni e la situazione era sempre la stessa, finch\u00e9 un giorno l&#8217;asino Sapiens che la curava sentenzi\u00f2 che la mamma non sarebbe morta, ma sarebbe rimasta paralizzata su una sedia a rotelle per il resto dei suoi giorni, perch\u00e9 lui aveva fatto ormai tutto quello che poteva e pi\u00f9 di cos\u00ec non la sapeva curare.&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p>Fu allora che gioia e tristezza invasero contemporaneamente la tana dei cuccioli: gioia perch\u00e9 la mamma non era morta, e tristezza perch\u00e9 non si sarebbe potuta pi\u00f9 muovere.&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p>L&#8217;unico che sembrava quasi indifferente alla cosa era Tempesta; per lui sembrava che la vita non fosse cambiata per niente, anzi, dava persino l&#8217;impressione di farlo apposta, di volere che la vita non fosse cambiata. Cos\u00ec continuava a correre, a giocare, a fare scherzi e a divertirsi con gli amici. Era sempre il pi\u00f9 veloce nella corsa e nei salti, sia in lungo che in alto, e vinceva proprio tutti.&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p>Ma un giorno, durante una gara importante, gli successe una cosa che non gli era mai capitata prima: a un tratto, sul pi\u00f9 bello, scivol\u00f2 e cadde per terra. Naturalmente perse la gara e questo per lui fu un dispiacere, ma quello che lo stupiva di pi\u00f9 era che una delle sue zampe lo avesse tradito e non lo avesse sostenuto. Che le sue zampe potessero fare una cosa del genere Tempesta non se lo sarebbe mai immaginato, ma alla fine pens\u00f2 che si fosse trattato di un incidente capitato per caso e non ci pens\u00f2 pi\u00f9.&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p>Invece, ogni tanto, ma sempre pi\u00f9 spesso, gli capit\u00f2 che la sua zampa lo tradisse e che lui si ritrovasse a terra pieno di rabbia e di vergogna e, per quanto si sforzasse, sembrava che non ci fosse niente da fare, la sua zampa era pi\u00f9 forte di lui.&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p>Cos\u00ec il povero leprotto cominci\u00f2 a diventare la preoccupazione di casa sua, perch\u00e9, quando non si pu\u00f2 correre, in un bosco si ha sicuramente una vita molto difficile davanti a s\u00e9. Fin\u00ec che ormai tutta la famiglia parlava solo delle zampe di Tempesta e si dimentic\u00f2 quasi di quelle della mamma.&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p>Anzi, capit\u00f2 una cosa ancora pi\u00f9 strana e cio\u00e8 che lei, preoccupata per quel suo figlioletto, cominciasse a darsi da fare e qualche volta riuscisse persino ad alzarsi e a camminare un po&#8217;, nonostante le nere previsioni, cosicch\u00e9 a poco a poco riacquist\u00f2, anche se con sforzo, l&#8217;uso parziale delle sue zampe, almeno per le cose pi\u00f9 importanti.&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p>Nel frattempo il povero Tempesta continuava ad andare a scuola, qualche volta con tutte e quattro le sue zampe, qualche altra saltellando su tre come un povero zoppetto, e qualche altra ancora a braccetto dei suoi fratelli e amici. Invece la mamma si alzava sempre pi\u00f9 spesso e ora riusciva un pochino anche a camminare in casa e a sfaccendare quasi come prima, tra lo stupore e la meraviglia di tutti.&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p>Intanto Tempesta stava lentamente cambiando di carattere: da spavaldo e temerario com&#8217;era prima, ora era diventato silenzioso e insicuro e cominciava a pensare di essere un fallimento in tutto, di non essere n\u00e9 bravo, n\u00e9 intelligente, n\u00e9 fortunato come gli altri cuccioli.&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p>Finch\u00e9 un giorno, stanco di tutto questo, prese una grande decisione, quella di andare alla ricerca dell&#8217;albero delle storie, senza dir niente a nessuno.&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p>Tempesta stabil\u00ec di partire al calar della notte, ma la sera in cui prese la decisione era cos\u00ec stanco e stravolto che anche le sue palpebre calarono finch\u00e9 si addorment\u00f2 profondamente .&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p>Per\u00f2 ecco che anche per lui arriv\u00f2 il sogno, che \u00e8 il nostro amico gentile della notte, anche quando ci spaventa, e fu lui che lo accompagn\u00f2 nel suo viaggio di ricerca.&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p>La strada da percorrere era piena di pericoli, di draghi, di diavoli e incubi che lo volevano assolutamente fermare e svegliare. Invece Tempesta continu\u00f2 il suo cammino lo stesso, attraverso fiumi minacciosi e montagne altissime, ed ecco che alla fine arriv\u00f2 al tronco di tutte le Storie del bosco. Vicino all&#8217;albero, in mezzo al nero delle foglie, stava un vecchio gufo.&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p>\u00ab \u00c8 questo l&#8217;archivio del bosco?\u00bb chiese il cucciolo con una voce tremolante.&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p>\u00abS\u00ec, \u00e8 questo. Ma tu perch\u00e9 sei venuto fin qui? Che cosa vuoi sapere ?\u00bb&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p>\u00abVoglio conoscere la mia storia. Non so perch\u00e9 la mia zampa da un po&#8217; di tempo a questa parte mi tradisce sempre, mentre prima mi sosteneva benissimo.\u00bb&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p>\u00abVediamo un po&#8217; che cosa c&#8217;\u00e8 scritto sul tuo libro\u00bb gli disse allora il vecchio.&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p>E fu cos\u00ec che entr\u00f2 nell&#8217;albero e Tempesta dietro di lui.&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p>Ma per quanto cercassero tutti e due sullo scaffale dei cuccioli che erano nati nella sua stessa primavera, della storia del leprotto con la zampa malata non c&#8217;era traccia alcuna.&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p>\u00abCom&#8217;\u00e8 possibile?\u00bb si chiese perplesso il gufo. Continu\u00f2 a cercare, ma non trov\u00f2 proprio niente.&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p>All&#8217;improvviso gli venne un&#8217;idea.&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p>\u00abDimmi, c&#8217;\u00e8 qualcun altro in casa tua che ha una zampa che lo tradisce?\u00bb&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p>\u00abEh, s\u00ec,\u00bb disse con un sospiro Tempesta \u00abc&#8217;\u00e8 la mia mamma che \u00e8 caduta nella trappola e si \u00e8 fatta male\u00bb.&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p>\u00abE come si chiama la tua mamma?\u00bb&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p>\u00abSi chiama Mamma Tempesta, proprio come me.&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p>\u00bb \u00abAllora andiamo a cercare la sua storia\u00bb.&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p>E fu cos\u00ec che sullo scaffale giusto il gufo trov\u00f2 la storia della mamma e quando prese il libro per leggerlo scopr\u00ec che ce n&#8217;era un altro pi\u00f9 piccolo che si era attaccato sopra .&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p>Il gufo lo prese con delicatezza, lo stacc\u00f2 e lo diede a Tempesta.&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p>\u00abEcco perch\u00e9 non trovavamo la tua storia, era rimasta qui, attaccata a quella della tua mamma, invece di essere sullo scaffale dei cuccioli. Ecco, adesso puoi aprire per leggere che cosa \u00e8 successo.\u00bb&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p>E anche Tempesta riusc\u00ec finalmente a capire perch\u00e9 la sua zampa lo tradiva.&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p>Quando la sua mamma si era ammalata, lui si era cos\u00ec spaventato all&#8217;idea che potesse morire che, anche senza saperlo, aveva finito per ammalarsi anche lui.&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p>Il povero Tempesta, che tutti criticavano perch\u00e9 sembrava indifferente a quello che era successo, aveva cominciato a cadere proprio da quando la sua mamma si era ammalata, e pi\u00f9 lui cadeva, pi\u00f9 a lei sembrava di stare meglio perch\u00e9 si preoccupava solo di lui, trovava la forza di reagire e si dimenticava del male delle sue zampe.&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p>\u00abQuesto, per\u00f2,\u00bb gli spieg\u00f2 pazientemente il vecchio gufo \u00abha fatto s\u00ec che il tuo libretto restasse ancora attaccato a quello della tua mamma, come su quello scaffale l\u00e0 in alto. Vedi l\u00e0 sopra?\u00bb continu\u00f2 poi. Quello \u00e8 lo scaffale dei cuccioli appena nati e i loro libretti sono ancora attaccati a quelli delle loro mamme, come avviene da sempre nel bosco, quando un cucciolo nasce.&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p>Ma fra un po&#8217; di tempo i libretti dei cuccioli andranno sullo scaffale dei cuccioli e quelli delle mamme su un altro scaffale e questo succede naturalmente quando i figli imparano a scrivere il loro libro .&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p>Il tuo invece era rimasto attaccato a quello della tua mamma, perch\u00e9 forse avevi paura di non essere capace di scriverlo da solo. Adesso decidi tu dove vuoi metterlo, se dove era prima, oppure sullo scaffale dei cuccioli che sanno gi\u00e0 scrivere la loro storia.\u00bb&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p>Tempesta guard\u00f2 il vecchio e poi il libretto. Era il suo, proprio il suo, quello della sua storia.&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p>C&#8217;erano ancora tantissime pagine da scrivere per tutto il resto della sua vita.&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p>\u00abMa io alla Scuola dello Spiazzo ho gi\u00e0 imparato a scrivere\u00bb pens\u00f2 il cucciolo \u00abe imparer\u00f2 sempre meglio.&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p>Sono ben capace di riempire le pagine del mio libro!\u00bb&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p>E fu cos\u00ec che il libro di Tempesta and\u00f2 al posto giusto, sullo scaffale dei cuccioli che ormai sapevano gi\u00e0 scrivere.&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p>Gufo Millenario lo guard\u00f2 e poi spar\u00ec, come al solito, nel nero dell&#8217;albero.&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p>Il cucciolo cominci\u00f2 allora la strada del ritorno e, cammina cammina, alla fine si svegli\u00f2.&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p>Il giorno dopo c&#8217;era una corsa nel bosco e anche lui volle parteciparvi mentre tutti scuotevano la testa.&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p>Alla fine, fra lo stupore generale, arriv\u00f2 primo come ai vecchi tempi.&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p>Tempesta tir\u00f2 un profondo respiro, soddisfatto e ancora un po&#8217; incredulo.&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p>Era proprio vero, la sua zampa non lo tradiva pi\u00f9.&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p>Era tornato a essere il re delle corse e tra il pubblico che lo applaudiva c&#8217;era anche la sua mamma che ormai si era tanto allenata a usare le sue zampe che riusciva di nuovo a muoversi e a camminare per il bosco.&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p>Ognuno di loro aveva fatto la propria strada sul cammino delle conquiste.&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<h4 class=\"wp-block-heading\"><a id=\"p3\"><\/a>Qualche riflessione sulla favola: Le cadute&nbsp;<\/h4>\n\n\n\n<p>\u00abMaestra, me lo disegni un Puffo che ha male al cuore, cos\u00ec io lo coloro?\u00bb&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p>\u00abE chi \u00e8 questo Puffo?\u00bb&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p>\u00ab \u00c8 il Grande Puffo, il capo del paese dei Puffi!\u00bb&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p>\u00abE che cosa vuol fare questo Puffo al paese dei Puffi?\u00bb&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p>\u00abVuole vivere!\u00bb Daniela, 5 anni, alla maestra della scuola materna.&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p>Il sintomo intorno a cui ruota questa favola ha a che fare con l&#8217;angoscia espressa attraverso un comportamento fisico.&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p>Il bambino tende a vivere col corpo i suoi conflitti profondi, invece che a mentalizzarli, e lo stesso pu\u00f2 capitare nei disturbi psicosomatici anche fra gli adulti.&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p>La perdita dell&#8217;equilibrio e il cadere a terra \u00abcome morti\u00bb (l\u00e0 dove evidentemente non sono accertabili patologie organiche, il che vale per tutti questi disturbi) possono essere sostitutivi di un dolore mentale insopportabile.&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p>Dice la McDougall nella sua bella riflessione sui disturbi psicosomatici:&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p>\u201cIn effetti, ogni richiesta di liberazione da sintomi psicologici \u00e8 paradossale, in quanto questi sintomi sono tentativi infantili di autoterapia e furono creati come una soluzione a un dolore insopportabile. [&#8230;]&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p>Lo studio del lavoro degli psicosomatologi che si occupano di malattie psicosomatiche dell&#8217;infanzia mi ha permesso di capire che i miei pazienti adulti in certi momenti funzionavano come infanti (dal latino \u201cinfans\u201d: \u00abche non sa parlare\u00bb).&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p>Poich\u00e9 i neonati non possono ancora usare le parole con cui pensare, essi rispondono alle sofferenze emotive solo in modo psicosomatico.[&#8230;]&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p>In aggiunta sono arrivata a capire che, poich\u00e9 il neonato ha delle intense esperienze somatiche nei primi mesi di vita, cio\u00e8 molto prima che abbia una chiara rappresentazione della sua immagine corporea, pu\u00f2 solo sperimentare il suo stesso corpo e quello della madre come un&#8217;unit\u00e0 indivisibile.[&#8230;]&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p><a id=\"1\"><\/a>Quando un adulto inconsciamente rappresenta i confini del suo corpo come mal definiti o mal separati dagli altri, l&#8217;esperienza emotiva con un altro significativo pu\u00f2 risultare in un&#8217;esplosione psicosomatica come se in queste circostanze esistesse un solo corpo per due persone [<a href=\"#_ftn1\">1<\/a>].&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p>Una delle storie che hanno ispirato questa favola \u00e8 stata quella di un ragazzino che era stato inviato in consultazione psicologica da una neuropsichiatra.&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p>Anche qui il figlio \u00e8 stato colui che ha permesso che la madre trovasse uno spazio di ascolto e di accoglimento di una grossa sofferenza psicologica combattuta fino a quel momento solo farmacologicamente.&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p>\u00abMi sono resa conto\u00bb ha detto in seguito questa madre \u00abche io mi porto sempre appresso un peso che \u00e8 cos\u00ec grosso che a volte sembra un baule. E questo peso \u00e8 il fatto che io non mi sono mai separata dal mio primo bambino morto, come se fossi ancora attaccata a lui dal cordone ombelicale.&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p>Io ci torno col pensiero almeno un a volta al giorno, \u00e8 come se non lo potessi abbandonare mai questo pacco, \u00e8 una cosa mia.\u00bb&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p>Il dolore inconsolabile di questa madre, chiusa tra quattro pareti domestiche che la isolavano da altri possibili contatti quotidiani con il mondo, nessuno, se non il figlio, l&#8217;aveva espresso e portato all&#8217;esterno.&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p>Ancora una volta sarebbe interessante ascoltare i bambini per riflettere sulla nostra condizione di vita, perch\u00e9 loro riescono a farci da specchio pi\u00f9 di quanto noi non immaginiamo.&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p>Quello che il figlio ha semplicemente permesso alla madre in questo caso \u00e8 stato di avere uno spazio di gruppo dove poter affrontare i problemi con altre madri che la potevano capire e appoggiare.&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p>Potrebbe sembrare una cosa da niente, ma sul piano mentale si tratta invece di un grosso aiuto per poter alleggerire l&#8217;ansia.&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p>Spesso una persona angosciata si sente pi\u00f9 sostenuta dal sapere che qualcun altro ascolta e capisce le sue sofferenze, piuttosto che dal sentirsi dire: \u00abNon \u00e8 nulla, non si preoccupi, passer\u00e0\u00bb, che \u00e8 l&#8217;atteggiamento sbrigativo con cui a volte vengono liquidate cose che passano davvero, ma anche altre che non passano proprio per niente, come ormai succedeva da molti anni a questa signora.&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p>\u00abEcco perch\u00e9 la mia bambina si lamenta sempre che ha male a una gamba,\u00bb ha esclamato un giorno un&#8217;altra giovane madre dello stesso gruppo nel sentire questa favola.&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p>\u00abIo non riuscivo a capire che cosa avesse n\u00e9 perch\u00e9 lo facesse solo con me e non con mio marito. Agli inizi mi sono molto preoccupata, poi mi sono accorta che una volta le faceva male una gamba, una volta l&#8217;altra, e allora mi sono preoccupata di meno.&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p>Per\u00f2 non capivo proprio lo stesso perch\u00e9 lo facesse, in particolare in certi momenti e solo ed esclusivamente con me.&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p>Invece adesso mi viene in mente che io in quel periodo soffrivo molto per la mia gamba malata e lo manifestavo.&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p>Un giorno la bambina mi ha detto: \u201cSai, mamma, ho un dolore \u2018dentro la gamba&#8217;\u201c, e il giorno dopo \u201cToccami qua, \u2018dentro la testa&#8217;, ho un dolore!\u201d. Il giorno successivo io le ho chiesto: \u201cMa ti fa ancora male?\u201d. &nbsp;&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p>Lei mi ha risposto: \u201cSai, mamma, non \u00e8 ancora guarito, c&#8217;\u00e8 ancora, per\u00f2 sta per guarire. Penso che non ci sar\u00e0 bisogno di andare dal dottore\u201d.&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p>Ecco, adesso finalmente capisco questa storia del dolore alla gamba e alla testa!\u00bb&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p>La mamma di questa bambina aveva avuto da piccola una malattia a una gamba che le rendeva pi\u00f9 faticose certe attivit\u00e0.&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p>Una volta la bambina le aveva detto: \u00abTu non sei come le altre mamme perch\u00e9 non corri come loro, ma va bene lo stesso. Una \u00e8 alta, una \u00e8 bassa, tu sei una mamma che non corre. Va bene cos\u00ec!\u00bb.&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p>Per\u00f2, anche senza mostrarlo, la piccola cercava di condividere la sofferenza della mamma: era la \u00absua\u00bb gamba malata quella che le faceva male \u00abdentro alla testa\u00bb.&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p>Mesi dopo la mamma ha riferito al gruppo che da quando si era discussa questa favola qualcosa doveva essere successo perch\u00e9, stranamente, la bambina non si era pi\u00f9 lamentata del dolore alla gamba.&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<h4 class=\"wp-block-heading\"><a id=\"p4\"><\/a>6. L&#8217;importanza delle regole&nbsp;<\/h4>\n\n\n\n<p>Uno dei problemi fondamentali che si pongono davanti ad ogni genitore \u00e8 quello delle regole e dei limiti da dare ai figli.&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p>Darne troppi oppure non darne nessuno sono atteggiamenti opposti che di solito possono entrambi danneggiare un bambino per quanto riguarda la sfera dell&#8217;autonomia e della sicurezza.&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p>Mentre infatti i troppi limiti interferiscono nel suo diritto a sperimentare, al contrario la loro mancanza gli impedir\u00e0 di interiorizzare i confini tra ci\u00f2 che si pu\u00f2 e ci\u00f2 che non si pu\u00f2 fare.&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p>In genere un bambino fatica a contenere i suoi impulsi socialmente inaccettabili e deve imparare a farlo nel corso del tempo; se \u00e8 il genitore che interviene a dargli dei limiti questo compito gli sar\u00e0 facilitato.&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p>\u00c8 come se in questo modo gli arrivasse il messaggio implicito che non dobbiamo aver paura dei nostri impulsi perch\u00e9 si possono controllare e questo diventa estremamente rassicurante per un bambino.&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p>Se invece gli si permette di avere un comportamento che non \u00e8 tollerabile socialmente e che lui stesso vive o pu\u00f2 vivere come distruttivo, allora la sua ansia facilmente aumenter\u00e0.&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p>L&#8217;attenzione che noi adulti possiamo allora cercare di avere \u00e8 quella di porre dei limiti che riguardino veramente la sostanza e non la forma delle cose.&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p>La favola che segue ora cerca di mostrare il danno che si pu\u00f2 produrre nel mondo di un bambino a cui non vengano posti dei limiti.&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<h4 class=\"wp-block-heading\"><a id=\"p5\"><\/a>Favola numero 6&nbsp;<\/h4>\n\n\n\n<p>Il cucciolo che attirava sempre l&#8217;attenzione su di s\u00e9.&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p>\u201cE il gioco si prolunga e il gioco non ha fine&#8230;\u201d l. Piccolo, \u201cGioco a nascondere\u201d.&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p>Anche nel gruppo dei cuccioli dello Spiazzo succedevano le cose che capitano spesso tra quelli degli uomini, come il fatto di attirare sempre l&#8217;attenzione su di s\u00e9.&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p>Ogni tanto arrivava alla scuola qualcuno che faceva una gran fatica a capire dove finiva il suo spazio e dove cominciava quello dell&#8217;altro; anzi, sembrava proprio che di limiti non ne avesse mai visti in vita sua e non sapesse nemmeno che cosa fossero.&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p>E cos\u00ec il suo comportamento alla scuola ripeteva sempre lo stesso schema: lui invadeva il posto degli altri e voleva l&#8217;attenzione dei grandi solo su di s\u00e9, e siccome questo in un gruppo non era possibile perch\u00e9 di cuccioli ce n&#8217;erano tanti, per cercare di ottenerla usava sempre pi\u00f9 gli stratagemmi con cui aveva imparato a richiamare l&#8217;attenzione fino ad allora e quando questi non bastavano si sforzava di inventarsene dei nuovi finch\u00e9 i grandi, esasperati, gli davano s\u00ec tutta la loro attenzione, ma per sgridarlo o rimproverarlo.&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p>E allora lui, anche se queste cose lo facevano soffrire, finalmente si calmava perch\u00e9 aveva ottenuto la loro attenzione, senza la quale pensava che non si potesse vivere.&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p>E cos\u00ec questi cuccioli finivano per entrare in uno strano gioco, quello di essere finalmente calmati solo quando venivano rimproverati o sgridati. Ma siccome l&#8217;essere rimproverato o sgridato \u00e8 una cosa che in genere non fa piacere a nessuno, ecco che allora succedeva che dentro di loro ci fosse contemporaneamente la soddisfazione per aver ottenuto l&#8217;attenzione dei grandi e il dispiacere di sentirsi sgridati.&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p>In questo modo non erano mai completamente contenti, perch\u00e9 anche quando si erano calmati, lo erano per una cosa che gli dava dispiacere.&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p>Fu cos\u00ec che anche nella primavera di cui parliamo in questa storia, cui non possiamo dare un numero, perch\u00e9 per gli animali del bosco il tempo non \u00e8 diviso in anni come per gli uomini, si ebbe alla Scuola dello Spiazzo una vicenda analoga.&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p>Questa volta si trattava di una piccola di nome Fiordaliso.&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p>L&#8217;avevano chiamata cos\u00ec perch\u00e9 aveva dei bellissimi occhi azzurri che assomigliavano ai fiori che all&#8217;inizio dell&#8217;estate comparivano tra le spighe del grano in mezzo ai campi degli uomini.&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p>Fiordaliso era una splendida cuccioletta, cos\u00ec bella che non sembrava neanche vera, pareva uscita da una nuvola e non da un bosco e tutti quanti ne erano colpiti quando la vedevano.&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p>Gi\u00e0 prima che lei nascesse da tanto tempo c&#8217;era un posto vuoto nella sua tana, pronto ad accogliere un cucciolo che non arrivava mai. E cos\u00ec quando finalmente un bel giorno la culla si riemp\u00ec, la nuova venuta divent\u00f2 la regina della casa e si abitu\u00f2 a vedere esauditi tutti i suoi desideri.&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p>E cos\u00ec lei crebbe, come succede a tutti, pensando che il mondo di fuori fosse esattamente come il mondo dentro alla sua tana, cio\u00e8 un posto con ognuno a sua disposizione, senza limitazioni di alcun genere.&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p>Infatti Fiordaliso i limiti proprio non li conosceva per niente, perch\u00e9 non li aveva ancora incontrati sulla sua strada, e non avendoli mai visti non sapeva neanche di che cosa fossero fatti e quale fosse il loro giusto posto.&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p>Ogni tanto c&#8217;era, s\u00ec, qualcuno che diceva: \u00abEh, ma le lasciate fare proprio tutto! \u00c8 un po&#8217; troppo!\u00bb, ma anche loro finivano poi per esaudire ogni suo desiderio.&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p>E i suoi genitori pensavano che era gi\u00e0 tanto il tempo che stavano lontani da lei per il lavoro, che almeno quando loro erano nella tana Fiordaliso doveva essere soddisfatta in tutto e per tutto.&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p>E cos\u00ec lei non era abituata a sentirsi dire dei no, salvo poi restarci male quando i genitori avevano esaurito tutte le loro possibilit\u00e0 di accontentarla.&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p>Sembrava quasi che lei cercasse di creare sempre un legame con loro attraverso le parole.&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p>Continuava a chiedere delle cose, anche molto belle e intelligenti, e a volte anche molto difficili e stimolanti e i genitori erano sempre un po&#8217; combattuti perch\u00e9 da una parte erano orgogliosi e stupiti di questa sua intelligenza e dall&#8217;altra erano spossati da un simile bombardamento di domande senza sosta.&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p>Era come se Fiordaliso fosse un cucciolo di un&#8217;et\u00e0 indefinibile: da una parte faceva domande da grande, quasi da adulto, dall&#8217;altra il suo modo di farle era quello di aspettare sempre le risposte dall&#8217;altro, come un uccellino appena nato che sta nel nido a bocca aperta ad aspettare che i genitori gli portino del cibo, altrimenti morrebbe perch\u00e9 da solo non sa volare fuori.&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p>E questa parte piccola e dipendente era quella che si metteva in movimento ogni volta che Fiordaliso era con gli altri, cosicch\u00e9 alla fine creava sempre lo stesso gioco, che era un po&#8217; diverso quando gli altri erano degli adulti oppure dei cuccioli.&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p>Quando si trattava di adulti, agli inizi erano stupiti e sorpresi dalle sue domande ed entravano volentieri nel gioco rispondendo a tutte le richieste. Per\u00f2, man mano che queste, invece di arrivare a un limite come di solito succede per tutte le cose, continuavano all&#8217;infinito, ecco che gli adulti prima si spazientivano e poi si arrabbiavano e il risultato era che Fiordaliso si sentiva rifiutata lei, tutta intera, non questo suo modo di fare.&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p>Quando gli altri invece erano dei cuccioli, le cose erano pi\u00f9 chiare e veloci, perch\u00e9 loro di solito ci mettono meno tempo degli adulti a rifiutare, ma il risultato era spesso simile.&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p>Fu cos\u00ec che quando Fiordaliso comincio a ritornare da scuola con i segni di qualche graffio ricevuto, per un po&#8217; di tempo i suoi genitori aspettarono ed ebbero pazienza, poi cominciarono a impensierirsi.&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p>\u00abNon \u00e8 possibile che vada avanti tanto tempo a trovarsi cos\u00ec male,\u00bb disse un giorno la mamma \u00abci deve pur essere un sistema per risolvere le cose.\u00bb&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p>Allora pap\u00e0 e mamma decisero di prendere un giorno di vacanza dal loro lavoro per andare a parlare con i vecchi saggi della Scuola dello Spiazzo.&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p>Quando ebbero finito di raccontare la loro storia, un vecchio si gratt\u00f2 un po&#8217; la testa perch\u00e9 questo da sempre lo aiutava a pensare.&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p>\u00abVediamo un po&#8217; se ho capito bene\u00bb disse infine. \u00abSembrerebbe che Fiordaliso stia bene nella sua tana, ma non nel mondo di fuori, o almeno nella scuola che in questo momento rappresenta per lei il mondo esterno pi\u00f9 importante.\u00bb&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p>\u00abAnche a noi sembra che sia cos\u00ec,\u00bb risposero i genitori \u00abma non potr\u00e0 certo vivere tutta la vita dentro la sua tana!\u00bb&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p>\u00abSicuro,\u00bb intervenne il vecchio \u00abbisogna aiutarla a vincere questa difficolt\u00e0. Ma voi come vedete la cosa?\u00bb&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p>\u00abIo penso che per lei sia forse cos\u00ec difficile abituarsi al mondo di fuori perch\u00e9 l\u00ec ci sono delle regole e dei limiti da rispettare, a cui lei non \u00e8 abituata.\u00bb&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p>\u00abAllora forse val la pena di aiutarla ad avere qualche regola\u00bb riflett\u00e9 ad alta voce il vecchio.&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p>\u00abMa noi abbiamo cercato di darle una vita che fosse senza tanti obblighi, come li abbiamo avuti noi da piccoli!\u00bb risposero insieme i genitori.&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p>\u00abAvete fatto benissimo,\u00bb disse allora lui \u00absolo che quello che andava bene quando lei era piccolissima sembra non andare pi\u00f9 bene adesso. Allora bisogna cercare un modo nuovo. Forse il problema \u00e8 di cominciare a farle conoscere dei limiti.\u00bb&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p>\u00abMa non bastano quelli che le d\u00e0 la scuola?\u00bb chiese allora il pap\u00e0 pensieroso. \u00abA me non sembra che sia il caso di aggiungerne degli altri!\u00bb&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p>\u00abMa il rischio \u00e8 proprio questo: che Fiordaliso pensi che i limiti siano una cosa cattiva che riguarda solo il mondo di fuori, mentre nella tana tutto \u00e8 buono; in questo modo per\u00f2 non la si aiuta a uscire verso il bosco e a vivere come tutti gli altri cuccioli\u00bb continu\u00f2 il vecchio. Si gratt\u00f2 ancora un poco la testa e riprese: \u00abForse nell&#8217;archivio delle storie ne possiamo trovare una che pu\u00f2 esserci utile\u00bb.&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p>E fu cos\u00ec che si allontan\u00f2 un poco e torn\u00f2 con un vecchio libro dalla copertina logora e consumata.&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p>\u00abBene, adesso vi legger\u00f2 una storia che mi raccontava sempre mio nonno quando ero piccolo. Eccola qui\u00bb.&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p>Il vecchio si sedette sotto la quercia, si accomod\u00f2 ben bene sulle frasche e poi inizi\u00f2 a leggere:&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p><strong>\u00abStoria del cucciolo che non conosceva il no\u00bb&nbsp;<\/strong><\/p>\n\n\n\n<p>\u00abC&#8217;era una volta un cucciolo che viveva in una bellissima tana. Tutto era stato fatto su misura per lui e lui ne era proprio molto felice.&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p>Erano belli non solo i suoi giochi e la sua cuccia ma anche le cose che i genitori facevano per lui e le parole che gli insegnavano e fra queste quella che si sentiva pi\u00f9 spesso era la parola s\u00ec.&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p>E cos\u00ec il cucciolo crebbe conoscendo solo queste cose finch\u00e9 arriv\u00f2 il giorno dell&#8217;uscita dalla tana quando tutti i cuccioli imparano a camminare per il bosco.&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p>E allora questo cucciolo che conosceva solo il s\u00ec si avventur\u00f2 anche lui per il bosco quando all&#8217;improvviso vide davanti a s\u00e9 un grosso mostro.&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p>\u00abChi sei?\u00bb gli chiese il cucciolo con la voce tremante.&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p>\u00abIo sono la parola NO!\u00bb tuon\u00f2 possente la voce.&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p>Il piccolo ne fu cos\u00ec terrorizzato che corse velocemente nella sua tana, si barric\u00f2 dentro e non ne volle pi\u00f9 uscire. Pass\u00f2 un po&#8217; di tempo e i suoi genitori ebbero molta pazienza ma quando si accorsero che lui non voleva davvero pi\u00f9 uscire dalla tana, capirono che bisognava fare qualcosa.&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p>Pensa e ripensa scartarono varie ipotesi. Scartarono quella di uscire ad allontanare il NO che aveva spaventato il loro cucciolo perch\u00e9 chiss\u00e0 quanti altri ne avrebbe trovato nel bosco e non si poteva certo eliminarli tutti. Scartarono anche l&#8217;idea di cominciare a dirgli sempre di no anche loro, per abituarlo, perch\u00e9 il cucciolo si sarebbe sentito spaventato e disorientato da questo cambiamento improvviso.&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p>Fu cos\u00ec che decisero che l&#8217;unica cosa possibile era quella di fargli fare amicizia con la parola NO, ma poco per volta, piano piano, in modo che non si spaventasse.&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p>E infatti il cucciolo, che dei suoi genitori si fidava, la prima volta che questi gli misero davanti la parola NO si sent\u00ec stupito, ma non cos\u00ec spaventato come quando era l\u00e0 fuori da solo nel bosco non familiare.&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p>E a poco a poco anche la parola NO entr\u00f2 qualche volta nella tana del piccolo insieme alle cose che gli erano familiari.&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p>E anche lui ebbe il modo di imparare a conoscerla e a non temerla.&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p>E quando il sole si fece pi\u00f9 caldo per la nuova primavera che arrivava, anche il cucciolo che prima conosceva solo la parola S\u00cc pot\u00e9 uscire dalla sua tana e giocare con gli altri fra le ombre del bosco, sia che queste si chiamassero S\u00cc, sia che si chiamassero NO.\u00bb&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p>A questo punto il vecchio richiuse il libro e and\u00f2 a riporlo nella Libreria della Quercia sullo scaffale giusto.&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p>\u00abSembrerebbe che tocchi proprio a noi far conoscere qualche no a Fiordaliso!\u00bb disse allora un po&#8217; accorata la mamma.&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p>\u00abPer\u00f2, se ci pensiamo bene, forse \u00e8 giusto\u00bb intervenne il pap\u00e0. \u00abSiamo stati noi a insegnarle a mangiare, a camminare, a parlare, a dire s\u00ec.&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p>Allora tocca ancora a noi insegnarle a ricevere e a dire qualche no, altrimenti lei pu\u00f2 pensare che esistono solo fuori dalla sua tana e per non incontrarli non ne vuole pi\u00f9 uscire.\u00bb&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p>\u00abE dire che io speravo proprio di evitarle qualsiasi difficolt\u00e0 e di vederla crescere contenta in tutto e per tutto! Volevo darle anche quello che non ho avuto io da piccola, ma vedo che lei \u00e8 infelice lo stesso, anche se per altri motivi!\u00bb sospir\u00f2 ancora la mamma.&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p>\u00abIl punto \u00e8 proprio questo\u00bb intervenne allora il vecchio.&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p>\u00abSembra che per aiutare Fiordaliso a essere pi\u00f9 contenta sia pi\u00f9 utile dirle qualche no, piuttosto che dirle sempre s\u00ec.&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p>Cio\u00e8 le si deve dare un limite che l&#8217;abitui a capire che i limiti esistono nella vita e che le sar\u00e0 utile in tutte le circostanze in cui lei stessa avr\u00e0 bisogno di limiti per contenere qualcosa che altrimenti le pu\u00f2 far paura. E soprattutto le insegner\u00e0 che non siamo noi che possiamo controllare in tutto e per tutto ci\u00f2 che succede, cio\u00e8 che esistono dei limiti che fanno parte della vita come il sole e la luna, e il giorno e la notte.\u00bb&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p>E fu cos\u00ec che anche in quella tana cominci\u00f2 a entrare qualche piccolissimo no.&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p>Agli inizi era sempre accompagnato da due cose: dal grande stupore di Fiordaliso che non lo conosceva e dal grande dispiacere che ai suoi genitori dava il farglielo conoscere.&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p>E questo dispiacere era ancora pi\u00f9 grande del suo, perch\u00e9 il pap\u00e0 e la mamma avevano paura di essere dei cattivi genitori a dire dei no.&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p>Ma nello stesso tempo la piccola conquistava delle nuove cose che imparava a fare da sola, e questo non solo rendeva molto pi\u00f9 felice e sicura lei, ma tranquillizzava anche pap\u00e0 e mamma che si sentivano sempre pi\u00f9 rilassati.&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p>E quando furono passati parecchi giorni e parecchie notti, dopo che il sole e la luna per tante volte si furono levati e furono tramontati sul bosco, ecco che un giorno, all&#8217;arrivo della primavera&#8230;&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p>E fu cos\u00ec che anche Fiordaliso&#8230;&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p>(finale libero a piacere: ciascuno a modo suo)&#8230;come sempre avviene da quando esiste il bosco, cio\u00e8 da sempre, dall&#8217;inizio degli inizi di tutti i cicli della vita.&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<h4 class=\"wp-block-heading\"><a id=\"p6\"><\/a>Qualche riflessione sulla favola: La mancanza di limiti&nbsp;<\/h4>\n\n\n\n<p>\u201cSai, pap\u00e0, io volevo che tu mi dessi una sculacciata ieri sera quando continuavo a piangere.&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p>Eri tu che dovevi aiutarmi a smettere, io da solo non ci riuscivo!\u201d Andrea, 5 anni, al pap\u00e0.&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p>Il sintomo intorno a cui ruota questa favola \u00e8 la mancanza di limiti, che si pu\u00f2 incontrare a volte nel mondo infantile attuale, almeno nella nostra societ\u00e0 occidentale.&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p>\u00c8 un modello di relazione abbastanza diverso da quello ottocentesco dell&#8217;educazione autoritaria, sul tipo della carota e del bastone, che ha influenzato la pedagogia di buona parte del Novecento.&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p><a id=\"2\"><\/a>Sulle conseguenze di quest&#8217;ultimo tipo di educazione \u00e8 stato scritto talmente tanto, da Freud in avanti, fino al bellissimo libro della Miller \u201cLa persecuzione del bambino\u201d [<a href=\"#_ftn2\">2<\/a>], che mi \u00e8 sembrato, non so se a torto o a ragione, fosse superfluo riprendere l&#8217;argomento.&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p>Quello che invece mi \u00e8 parso utile riportare con questa favola \u00e8 il problema che mi sembra riguardare una certa fascia di bambini nati negli ultimi vent&#8217;anni, quali certi adolescenti di oggi, agli inizi degli anni Novanta.&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p>Lavorare con i genitori su questo tema \u00e8, per mia esperienza, un punto molto difficile e delicato, proprio perch\u00e9 si tratta spesso di genitori eccellenti che hanno in genere fatto di tutto per offrire ai bambini un buon ambiente in cui crescere.&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p>Hanno cercato cio\u00e8 di far loro sperimentare la frustrazione il meno possibile non per comodo proprio (\u00e8 sempre pi\u00f9 facile dire s\u00ec piuttosto che no), ma come obiettivo educativo, sottovalutando invece a volte una cosa importante.&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p>Si tratta infatti del problema di dare dei limiti a un bambino, permettendogli di sperimentare una frustrazione derivante dal fatto di non poter fare od ottenere immediatamente ci\u00f2 che vuole.&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p>La frustrazione, proprio perch\u00e9 era stata lo strumento principale usato nel modello autoritario, con conseguenze spesso catastrofiche, ha finito cos\u00ec per essere comunemente scartata come cattiva e da evitare.&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p>Ancora una volta, si tratta forse di quantit\u00e0: un bambino che sperimenta solo la frustrazione e uno che invece sperimenta l&#8217;essere sempre accontentato potranno soffrire, paradossalmente, forse entrambi nel loro rapporto con la vita.&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p>La frustrazione, utilizzata in modica quantit\u00e0 e non sicuramente in modo perverso e sopraffattorio come intervento autoritario e arbitrario dell&#8217;adulto, ha invece un valore strutturante per il bambino sul piano mentale.&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p>Il genitore che accontenta in tutto e per tutto il bambino, addirittura prevenendogli i desideri ed evitandogli qualsiasi frustrazione, corre infatti il rischio di privarlo di un&#8217;esperienza fondamentale.&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p>Il prevenire sempre i desideri del bambino finisce per essere infatti per lui un&#8217;esperienza che gli impedir\u00e0 due cose: innanzitutto la mentalizzazione di un bisogno insoddisfatto che gli possa creare una certa dose di disagio o frustrazione e secondariamente, come conseguenza, la spinta all&#8217;utilizzo delle sue stesse risorse per uscire da questa situazione di disagio .&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p>Sar\u00e0 invece proprio la scoperta delle sue stesse risorse che lo render\u00e0 a poco a poco sempre pi\u00f9 sicuro.&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p>\u00c8 evidente che qui non si parla del neonato, che ha invece la necessit\u00e0 di un accudimento completo e totale; si parla, al contrario, del bambino che cresce nel tempo sperimentando la sua conoscenza dell&#8217;ambiente e dello spazio.&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p>\u00abUffa, mamma, tu mi aiuti troppo\u00bb dice Gabriele di sei anni. \u00abCos\u00ec non imparer\u00f2 mai a fare da solo!\u00bb&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p>Anche qui pu\u00f2 essere utile per il genitore un processo di conoscenza.&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p>Il chiedersi: \u00abChi sto proteggendo in questo momento, me o lui?\u00bb pu\u00f2 aiutarlo a capire se ci\u00f2 che fa \u00e8 indirizzato veramente al bambino o a se stesso, al suo bisogno di sentirsi rassicurato dal considerarsi un buon genitore.&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p>Altrimenti si rischia di intervenire nella realt\u00e0 non \u201cper\u201d il bambino, ma \u201cal suo posto\u201d, come se lui non esistesse o non fosse capace di imparare, cio\u00e8 non avesse risorse.&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p>Il messaggio profondo che il bambino riceve pu\u00f2 quindi diventare svalutativo e disconfermante e il crescere in questa identit\u00e0 ne far\u00e0 pi\u00f9 facilmente un bambino insicuro che non pu\u00f2 contare sulle sue risorse perch\u00e9 non sa neanche di averle, non avendo avuto la possibilit\u00e0 di conoscerle n\u00e9 di sperimentarle.&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p>Di questi bambini colpisce spesso la grande fragilit\u00e0 emotiva e l&#8217;incapacit\u00e0 di tollerare anche la minima frustrazione, manifestata attraverso i pi\u00f9 svariati sintomi (mi \u00e8 capitato recentemente di fare una consulenza per un caso di balbuzie infantile che aveva alle spalle una situazione del genere).&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p>Indubbiamente per il genitore diventa un po&#8217; pi\u00f9 ansiogeno l&#8217;assistere a volte agli inevitabili tentativi ed errori che il bambino far\u00e0 per imparare, ma forse il riuscire a contenere quest&#8217;ansia pu\u00f2 servire sia a lui che al piccolo, tanto pi\u00f9 che l&#8217;apprendere per tentativi ed errori \u00e8 il metodo che utilizziamo in genere per imparare, a cominciare dal parlare e dal camminare, per tutto il resto dei nostri giorni.&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p>L&#8217;avere dei limiti, anche all&#8217;aiuto rassicurante del genitore, sembra quindi essere un bagaglio importante per un bambino che gli permetter\u00e0 di avere dei \u00abcontenitori mentali\u00bb per le esperienze.&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p>Anche lo star male, il dolore e l&#8217;angoscia possono essere pi\u00f9 sopportabili se ci sono questi contenitori che li delimitano, piuttosto che essere vissuti come infiniti e travolgenti, senza limiti che li contengano.&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p>Dice la Miller a questo proposito:&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p>\u201cUn bambino che venga tenuto sempre per mano e perci\u00f2 non abbia la possibilit\u00e0 di percorrere la sua strada, perder\u00e0 col tempo la voglia di fare scoperte.&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p>Ci sono padri che, a modo loro, amano molto i figli, li proteggono, vorrebbero introdurli nel loro mondo spirituale e sono talmente ossessionati da quest&#8217;idea che \u2013 proprio perch\u00e9 vivono il figlio come un ampliamento del proprio s\u00e9 \u2013 non riescono a capacitarsi che esso possa vedere il mondo con occhi diversi dai propri.&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p>Un&#8217;atmosfera cos\u00ec iperprotettiva costituisce una grave minaccia per la vitalit\u00e0 e la capacit\u00e0 di crescita di un bambino.&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p>Egli \u00e8 a tal punto riconoscente verso suo padre (per la vita e per l&#8217;amore che gli ha dato, per le cose che gli ha insegnato) che dapprima rinuncia facilmente a compiere passi che potrebbero dispiacergli.&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p>Ma quando il suo impulso a esprimere il proprio s\u00e9 si far\u00e0 pi\u00f9 impellente egli o manifester\u00e0 disturbi psichici o dovr\u00e0 decidersi a far dispiacere al padre.&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p><a id=\"3\"><\/a>Le conseguenze dipenderanno dal grado di maturit\u00e0 del genitore.\u201d [<a href=\"#_ftn3\">3<\/a>]&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p>Un altro autore, D. Anzieu, che si \u00e8 occupato dei disturbi della pelle, il nostro limite e contenitore somatico per eccellenza, sostiene:&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p><a id=\"4\"><\/a>\u201cMi sembra quindi che un compito urgente, psicologico e sociale, sia la ricostruzione dei limiti, il ristabilimento delle frontiere, il riconoscimento di territori abitabili e vivibili; frontiere e limiti che istituiscono delle differenze e insieme permettono lo scambio tra le regioni (della psiche, del sapere, della societ\u00e0, dell&#8217;umanit\u00e0) cos\u00ec delimitate.\u201d [<a href=\"#_ftn4\">4<\/a>]&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p>\u00abPap\u00e0,\u00bb ha detto un giorno un bambino a suo padre \u00abieri sera quando mi hai accompagnato a letto e io continuavo a piangere e a fare i capricci, tu non hai capito proprio niente! Io volevo che TU MI DESSI UNA SCULACCIATA perch\u00e9 da solo io non riuscivo pi\u00f9 a smettere. Eri tu che dovevi aiutarmi a smettere!\u00bb&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p>Ancora una volta, ascoltiamo i bambini se vogliamo imparare.&nbsp;<img decoding=\"async\" src=\"data:image\/svg+xml,%3Csvg%20xmlns='http:\/\/www.w3.org\/2000\/svg'%20viewBox='0%200%2015%2015'%3E%3C\/svg%3E\" class=\"zeen-lazy-load-base zeen-lazy-load\" data-lazy-src=\"..\/img_art\/fine_testo.gif\" width=\"15\" height=\"15\"><noscript><img decoding=\"async\" src=\"..\/img_art\/fine_testo.gif\" width=\"15\" height=\"15\"><\/noscript><\/p>\n\n\n\n<p>__________&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p><strong>Note&nbsp;<\/strong><\/p>\n\n\n\n<p><a id=\"_ftn1\"><\/a>1. Mc Dougall, \u201cTeatri del corpo\u201d, Cortina, Milano 1990. (<a href=\"#1\">torna al testo<\/a>)<\/p>\n\n\n\n<p><a id=\"_ftn2\"><\/a>2. A Miller, \u201cLa persecuzione del bambino\u201d, Bollati-Boringhieri, Torino 1987. (<a href=\"#2\">torna al testo<\/a>)<\/p>\n\n\n\n<p><a id=\"_ftn3\"><\/a>3. A. Miller, \u201cIl bambino inascoltato\u201d, Bollati-Boringhieri, Torino 1989. (<a href=\"#3\">torna al testo<\/a>)<\/p>\n\n\n\n<p><a id=\"_ftn4\"><\/a>4. D. Anzieu, \u201cL&#8217;Io-pelle\u201d, Borla, Roma 1987. (<a href=\"#4\">torna al testo<\/a>)&nbsp;<\/p>\n\n\n<div class=\"wp-block-image\">\n<figure class=\"aligncenter\"><a href=\"#su\"><img decoding=\"async\" src=\"data:image\/svg+xml,%3Csvg%20xmlns='http:\/\/www.w3.org\/2000\/svg'%20viewBox='0%200%20370%20247'%3E%3C\/svg%3E\" class=\"zeen-lazy-load-base zeen-lazy-load\" data-lazy-src=\"..\/img_art\/Uovo_min.jpg\" alt=\"torna su\"\/><noscript><img decoding=\"async\" src=\"..\/img_art\/Uovo_min.jpg\" alt=\"torna su\"\/><\/noscript><\/a><\/figure>\n<\/div>","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Il tema intorno a cui ruota questa favola \u00e8 uno dei pi\u00f9 oscuri e difficili da affrontare. Si tratta delle cadute, degli svenimenti, della momentanea e passeggera perdita dell&#8217;equilibrio e della coscienza.\u00a0 Il Bambino nascosto \/3.1 di Alba Marcoli Favole per capire la psicologia nostra e dei nostri figli&nbsp; Sommario:&nbsp;5. La perdita dell&#8217;equilibrio&nbsp;&#8211;&nbsp;Favola numero 5&nbsp;&#8211;&nbsp;Le cadute&nbsp;&#8211;&nbsp;6. L&#8217;importanza delle regole&nbsp;&#8211;&nbsp;Favola numero 6&nbsp;&#8211;&nbsp;La mancanza di limiti&nbsp;&#8211; 7. La fatica del passaggio all&#8217;adolescenza &#8211; Favola numero 7 &#8211; L&#8217;abbandono dell&#8217;infanzia &#8211; 8. 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