{"id":1663,"date":"2007-12-11T17:57:20","date_gmt":"2007-12-11T16:57:20","guid":{"rendered":"http:\/\/www.esonet.it\/?p=1663"},"modified":"2023-11-05T11:59:16","modified_gmt":"2023-11-05T10:59:16","slug":"il-bambino-nascosto-2-2","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.esonet.it\/?p=1663","title":{"rendered":"Il Bambino nascosto \/2.2"},"content":{"rendered":"<div class=\"wp-block-image\">\n<figure class=\"alignright\"><a href=\"https:\/\/www.esonet.it\/?cat=73\"><img decoding=\"async\" src=\"data:image\/svg+xml,%3Csvg%20xmlns='http:\/\/www.w3.org\/2000\/svg'%20viewBox='0%200%20370%20247'%3E%3C\/svg%3E\" class=\"zeen-lazy-load-base zeen-lazy-load\" data-lazy-src=\"images\/topics\/PsicheMeF.jpg\" alt=\"Psicologia\" title=\"Psicologia\"\/><noscript><img decoding=\"async\" src=\"images\/topics\/PsicheMeF.jpg\" alt=\"Psicologia\" title=\"Psicologia\"\/><\/noscript><\/a><\/figure>\n<\/div>\n\n\n<div class=\"wp-block-group\"><div class=\"wp-block-group__inner-container is-layout-constrained wp-block-group-is-layout-constrained\">\n<p>Oltre al comportamento provocatorio, in un qualsiasi gruppo (familiare, scolastico, eccetera) si pu\u00f2 anche incontrare il suo opposto, quello del bambino particolarmente buono, anzi, a volte, \u00abtroppo\u00bb buono.<\/p>\n<\/div><\/div>\n\n\n\n<div style=\"height:10px\" aria-hidden=\"true\" class=\"wp-block-spacer\"><\/div>\n\n\n\n<h3 class=\"wp-block-heading\" id=\"su\">Il Bambino nascosto \/2.2<\/h3>\n\n\n\n<p>di Alba Marcoli<\/p>\n\n\n\n<div style=\"height:30px\" aria-hidden=\"true\" class=\"wp-block-spacer\"><\/div>\n\n\n\n<p><em>(continua)&nbsp;<\/em><strong>Capitolo secondo. La fatica di crescere<\/strong><\/p>\n\n\n\n<p><em>Sommario<\/em>: La fatica di crescere \u2013 1. La mancanza di autonomia &#8211; Favola numero 1 &#8211; Dipendenza e difficolt\u00e0 a imparare \u2013 2. I comportamenti provocatori &#8211; Favola numero 2 &#8211; Il bambino difficile \u2013&nbsp;<a href=\"#p8\">3. Il comportamento oblativo<\/a>&nbsp;&#8211;&nbsp;<a href=\"#p9\">Favola numero 3<\/a>&nbsp;&#8211;&nbsp;<a href=\"#p10\">Il bambino troppo buono<\/a>&nbsp;\u2013&nbsp;<a href=\"#p11\">4. Le paure<\/a>&nbsp;&#8211;&nbsp;<a href=\"#p12\">Favola numero 4<\/a>&nbsp;&#8211;&nbsp;<a href=\"#p13\">La paura<\/a><\/p>\n\n\n\n<h4 class=\"wp-block-heading\"><a id=\"p8\"><\/a>3. Il comportamento oblativo&nbsp;<\/h4>\n\n\n\n<p>Oltre al comportamento provocatorio, in un qualsiasi gruppo (familiare, scolastico, eccetera) si pu\u00f2 anche incontrare il suo opposto, quello del bambino particolarmente buono, anzi, a volte, \u00abtroppo\u00bb buono. \u00c8 a lui che i genitori chiedono di aiutare i fratelli, gli insegnanti chiedono di aiutare i compagni in difficolt\u00e0, gli allenatori sportivi affidano i casi pi\u00f9 difficili e cos\u00ec via&#8230;&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p>Sono i bambini (anzi, sono spesso bambine) su cui si pu\u00f2 essere certi di poter contare, a volte anche pi\u00f9 che su altri adulti. Sono quelli che non dimenticano le scadenze, che se promettono di fare una cosa si pu\u00f2 star tranquilli perch\u00e9 la faranno, che addirittura prevengono le richieste che possono essere fatte loro, eccetera. Sono cio\u00e8 dei bambini e dei ragazzi che sono in tutto e per tutto dei piccoli adulti, ma di un tipo particolare, non cos\u00ec abituale, e cio\u00e8 giudiziosi, consapevoli, affidabili (quanti comportamenti poco affidabili possiamo invece avere anche noi adulti!).&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p>Sono quelli per i quali nonni, parenti, conoscenti usano spesso espressioni del tipo: \u00ab\u00c8 una donnina giudiziosa\u00bb, oppure: \u00ab\u00c8 un omino in tutto e per tutto\u00bb, e cos\u00ec via.&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p>Quello che in genere caratterizza questo tipo di comportamento \u00e8 che spesso passa inosservato anche l\u00e0 dove pu\u00f2 essere sintomo di un disagio, perch\u00e9 a nessuno verrebbe in mente di preoccuparsi per un bambino bravo e buono che magari \u00e8 anche il primo della classe.&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p>Proviamo a leggere questa favola per capire invece la solitudine interiore e il vuoto che caratterizzano a volte questi bambini quando, per qualche motivo che a noi sfugge, si sentono amati non per se stessi, ma perch\u00e9 sono dei \u00abbravi bambini\u00bb.&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<h4 class=\"wp-block-heading\"><a id=\"p9\"><\/a>Favola numero 3&nbsp;<\/h4>\n\n\n\n<p>Il cucciolo che non sapeva dire di no.&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p>\u201cUn giorno tu m&#8217;hai detto ch&#8217;ero grande, E dunque, ch&#8217;io sia grande, se ti va, O piccola, oppur d&#8217;altra statura Anzi, gi\u00e0 sono come piace a te.\u201d E. Dickinson, \u201cPoesie\u201d.&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p>Nel Bosco delle Sette Querce c&#8217;era tutto ci\u00f2 che in un bosco che si rispetti ci deve essere, perci\u00f2 c&#8217;era anche un fiume che, come si sa, \u00e8 una delle cose pi\u00f9 importanti della terra, e poich\u00e9 aveva la fortuna di arrivare fino al mare, era molto rispettato perch\u00e9 faceva una cosa che nessun altro faceva. Inoltre era molto pi\u00f9 vecchio di ognuno degli abitanti del Bosco, e di tutti loro messi insieme, cosicch\u00e9 era anche molto saggio e sapeva tante cose, anche quelle che agli altri sfuggivano.&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p>Fu cos\u00ec che si accorse che c&#8217;era nel bosco un cucciolo che veniva sempre a guardarlo con malinconia verso il tramonto. Poi arrivavano anche i suoi genitori e i suoi fratelli e lui andava via con loro.&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p>Un giorno, incuriosito, il fiume spruzz\u00f2 il naso del cucciolo con un po&#8217; d&#8217;acqua, mentre era l\u00ec a osservarlo sempre con la sua aria malinconica; allora lui si ritrasse un poco e gli chiese: \u00abPerch\u00e9 mi hai bagnato?\u00bb.&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p>\u00abPerch\u00e9 volevo parlarti\u00bb rispose il fiume. \u00abVorrei sapere perch\u00e9 hai sempre quell&#8217;aria malinconica quando vieni a guardarmi. \u00c8 forse perch\u00e9 non sei bravo alla Scuola dello Spiazzo?\u00bb&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p>\u00abNo,\u00bb rispose il cucciolo \u00absono molto bravo alla scuola, so a memoria tutte le storie che sono state raccontate.\u00bb&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p>\u00abE allora ti hanno sgridato i tuoi genitori?\u00bb&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p>\u00abNo, non mi hanno sgridato; e poi perch\u00e9 dovrebbero farlo? Io obbedisco sempre, dico sempre di s\u00ec.\u00bb&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p>\u00abAllora non vai d&#8217;accordo con gli altri?\u00bb&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p>\u00abNo, io vado d&#8217;accordo con tutti, faccio sempre quello che gli altri vogliono.\u00bb&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p>\u00abMa allora perch\u00e9 sei sempre cos\u00ec malinconico?\u00bb&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p>\u00abNon lo so esattamente\u00bb rispose il cucciolo. \u00abForse \u00e8 perch\u00e9 io mi sento sempre solo.\u00bb&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p>\u00abMa proprio sempre, anche quando sei con gli altri?\u00bb&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p>\u00abS\u00ec, anche allora. Anzi, pi\u00f9 io cerco di fare quello che vogliono gli altri perch\u00e9 mi vogliano bene e mi stiano vicino, pi\u00f9 io mi sento solo.\u00bb&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p>Il fiume si ferm\u00f2 un momento per pensare. C&#8217;era qualcosa che non gli andava. Tutte le volte che nella sua lunghissima vita aveva conosciuto dei cuccioli esemplari come questo, lui era sempre diventato triste.&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p>E dire che questi cuccioli erano invece il vanto dei loro genitori e dei loro maestri ed erano benvoluti da tutti; i pi\u00f9 bravi a scuola, i pi\u00f9 obbedienti in casa, i pi\u00f9 servizievoli dovunque.&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p>Solo una cosa sembrava che non riuscissero a fare: a dire di no.&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p>Le pochissime volte in cui ci riuscivano, subito dopo erano cos\u00ec spaventati che tornavano precipitosamente indietro e diventavano mille volte pi\u00f9 servizievoli e pi\u00f9 obbedienti di prima, tanta era la paura di ci\u00f2 che avevano fatto.&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p>E questo cucciolo che tutte le sere al tramonto veniva a trovarlo e a guardarlo con malinconia, era proprio come loro, dello stesso genere; il fiume era troppo vecchio e saggio per non accorgersene.&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p>E fu cos\u00ec che, pensa e ripensa, gli venne un&#8217;idea.&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p>Aspett\u00f2 che una sera al tramonto arrivasse tutta la sua famiglia e quando i cuccioli si allontanarono per giocare nel bosco cominci\u00f2 a parlare con i suoi genitori.&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p>\u00abCom&#8217;\u00e8 Gregorio\u00bb (era questo il nome del piccolo) \u00abquando \u00e8 in casa?\u00bb&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p>\u00abBuonissimo,\u00bb rispose la mamma, stupita di sentirsi fare quella domanda \u00abvorrei che anche gli altri miei figli fossero cos\u00ec bravi, sempre sorridenti e ubbidienti. Invece mi danno tanto da fare, soprattutto Andrea che \u00e8 il pi\u00f9 grande e che \u00e8 scatenato come una peste. Io devo passare la mia giornata dietro a lui, a riparare tutti i danni che fa. Meno male che ho Gregorio che mi aiuta!\u00bb.&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p>\u00abGi\u00e0,\u00bb riprese il fiume, rallentando un po&#8217; le sue acque per pensare \u00abma chiss\u00e0 se lui \u00e8 contento di dover fare sempre il bravo per aiutare voi!\u00bb&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p>\u00abCerto che \u00e8 contento\u00bb ribatt\u00e9 il pap\u00e0, anche lui stupito di quella osservazione \u00abaltrimenti non sarebbe sempre cos\u00ec sorridente e tranquillo, non ti pare?\u00bb&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p>\u00ab \u00c8 vero che ogni cucciolo \u00e8 diverso da un altro,\u00bb rispose il fiume \u00abma \u00e8 anche vero che certi si fanno notare come se ci fossero solo loro al mondo a dover attirare attenzione, mentre certi altri fanno di tutto per passare inosservati o per essere proprio uguali a come li vorrebbero i loro genitori, per non aver niente che li possa rendere sgraditi, e quindi meno accettati.\u00bb&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p>\u00abUn pensiero del genere non mi aveva mai sfiorato la testa\u00bb rispose la mamma, che amava molto i suoi figli e che si era proposta di essere il pi\u00f9 possibile buona, disponibile e attaccata ai suoi cuccioli, anche perch\u00e9 lei invece, quando era piccola, aveva avuto la mamma lontana si era sentita molto sola.&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p>\u00abPero, adesso che ci penso\u00bb soggiunse \u00abmi viene in mente che Gregorio \u00e8 davvero un po&#8217; cos\u00ec. Lui non ha imparato presto come i suoi fratelli a non bagnare la cuccia di pip\u00ec durante la notte.&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p>Ma tutte le volte che si svegliava al mattino era mortificato e mi aiutava a cambiare la paglia e a metterne della pulita. E anche ora, una mattina che per caso mi sono svegliata molto presto, mi sono resa conto che lui era gi\u00e0 in piedi per cambiare la paglia della sua cuccia perch\u00e9 io non me ne accorgessi pi\u00f9 tardi.\u00bb&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p>\u00abQuesto significa per\u00f2 che qualche volta gli capita ancora di bagnare la cuccia di notte?\u00bb&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p>\u00abPenso di s\u00ec, anche se non ne sono sicura. Anzi, mi sono sempre chiesta perch\u00e9 questo gli succedesse ancora, ma non l&#8217;ho mai capito.\u00bb&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p>\u00abMa anch&#8217;io bagnavo la cuccia da piccolo,\u00bb aggiunse il pap\u00e0 \u00abpasser\u00e0 a lui come \u00e8 passato a me. Certo per\u00f2 che alla sua et\u00e0 io non lo facevo pi\u00f9.\u00bb&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p>\u00abPotremmo provare insieme ad aiutare Gregorio a sentirsi pi\u00f9 sicuro\u00bb disse allora il fiume \u00abin modo che non sia costretto a fare delle cose solo per paura di qualcosa d&#8217;altro.&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p>Io credo che il problema sia questo.&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p>Forse lui si comporta cos\u00ec perch\u00e9 \u00e8 ancora talmente insicuro che ha sempre bisogno dei genitori, come un cucciolo appena nato.\u00bb&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p>\u00abForse \u00e8 proprio vero\u00bb osserv\u00f2 la mamma che si era accorta di questo e cominciava a capire. \u00abMa com&#8217;\u00e8 che potremmo fare per aiutare Gregorio a essere pi\u00f9 sicuro di s\u00e9?\u00bb&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p>\u00abNon lo so neanch&#8217;io, perch\u00e9 la cosa non \u00e8 cos\u00ec semplice, per\u00f2 potremmo cominciare a pensarci insieme.\u00bb&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p>E fu cos\u00ec che per diverse sere il fiume si ferm\u00f2 a parlare con la mamma e il pap\u00e0, mentre i cuccioli giocavano, finch\u00e9 tutti ebbero un&#8217;idea.&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p>E allorch\u00e9 ebbero deciso, finalmente una sera il fiume aspett\u00f2 che Gregorio arrivasse e quando lo vide ancora pi\u00f9 malinconico del solito gli chiese a bruciapelo: \u00abTu lo sai che cos&#8217;\u00e8 il mare?\u00bb.&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p>\u00abS\u00ec, l&#8217;ho imparato alla Scuola dello Spiazzo. \u00c8 una grandissima distesa d&#8217;acqua a cui arrivano tutti i fiumi che nascono dai monti.\u00bb&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p>\u00ab \u00c8 vero\u00bb disse il fiume \u00abma il mare \u00e8 molto pi\u00f9 di questo. \u00c8 come la vita, perch\u00e9 raccoglie le acque che noi fiumi gli portiamo, poi si allea col sole per farle evaporare, farne delle nuvole che portano le piogge e restituiscono l&#8217;acqua alla terra che gliel&#8217;ha mandata. Ogni goccia \u00e8 importante e sa di esserlo perch\u00e9 senza di lei il bosco non esisterebbe. \u00c8 proprio la vita che glielo insegna. Ma anche tu sei importante per il bosco come tutto ci\u00f2 che vi esiste.\u00bb&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p>\u00abIo sono importante per il bosco?\u00bb chiese meravigliatissimo il cucciolo, incredulo.&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p>\u00abCerto, tu non lo sai, ma ancora prima che tu nascessi c&#8217;era gi\u00e0 pronto un libro da scrivere, dedicato solo a te nell&#8217;archivio dell&#8217;albero millenario e man mano che tu crescevi a poco a poco i suoi fogli hanno cominciato a riempirsi, come sempre avviene per ogni vita.\u00bb&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p>\u00abMa chi \u00e8 che scrive le pagine di questo libro?\u00bb&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p>\u00abAgli inizi sono gli adulti, ma quando un cucciolo cresce impara a scriverle da solo.\u00bb&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p>\u00abHo paura che io non imparer\u00f2 mai!\u00bb disse sconsolato il piccolo. \u00abPer poter scrivere delle pagine da soli bisogna essere forti e non aver bisogno dei grandi. Io invece ne ho sempre bisogno.\u00bb&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p>\u00abMa finch\u00e9 tu non sperimenti che cosa puoi fare da solo non lo saprai mai. E se io ti proponessi di fare un viaggio con me che cosa ne diresti?\u00bb Il cucciolo si ferm\u00f2 un po&#8217; a pensare, interdetto.&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p>\u00abPerch\u00e9 mi proponi una cosa simile?\u00bb&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p>\u00abPerch\u00e9 per imparare a vivere, certe volte, \u00e8 importante fare un viaggio da solo, non sempre attaccato agli altri: un viaggio di vita.&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p>Se tu vuoi puoi seguire l&#8217;acqua della mia corrente e scendere con me fino al punto da cui si vede il mare, lontano, lontano.&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p>Vedrai che imparerai tante cose e dopo potrai tornare nel bosco.\u00bb&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p>Il cucciolo era molto spaventato dalla proposta del fiume. Come poteva lasciare i suoi genitori, i suoi fratelli, i suoi amici, per intraprendere questo viaggio? Sarebbe sicuramente morto dallo spavento la prima notte.&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p>Poi per\u00f2 guard\u00f2 il fiume, si ricord\u00f2 di tutte le volte che gli aveva fatto compagnia al tramonto quando lui era cos\u00ec malinconico e pens\u00f2 che un amico di quel genere non poteva dargli cattivi consigli.&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p>E fu cos\u00ec che Gregorio part\u00ec e discese lungo le sponde del fiume per giorni e giorni.&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p>Vide allora il punto dove il fiume si doveva aprire un varco fra le rocce, dove precipitava in una cascata, dove si adagiava calmo e tranquillo in placide anse.&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p>E ogni sera il suo amico fiume gli indicava una grotta o un cespuglio ben protetto o un altro luogo in cui dormire. Le prime notti il cucciolo ebbe molta paura, ma a poco a poco si abitu\u00f2 a sentire l\u00ec vicino l&#8217;acqua del suo fiume che scorreva e che gli faceva compagnia e la paura pass\u00f2.&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p>E, come il fiume, anche Gregorio dovette imparare a destreggiarsi da solo, ad aprirsi un varco quando l&#8217;acqua passava sotto il fitto di una foresta, a guardarsi dagli animali pericolosi e dai cacciatori e a procurarsi il cibo per quando aveva fame.&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p>Senza accorgersene era diventato a poco a poco forte e saggio come il fiume. Finch\u00e9 un giorno arrivarono insieme a una radura su un altopiano, dopo la foresta, e il fiume lo chiam\u00f2.&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p>\u00abGuarda verso l&#8217;orizzonte, laggi\u00f9, lontano. Ecco, vedi, quello \u00e8 il mare. Tu sei arrivato fin dove solo pochissimi animali del bosco sono arrivati.&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p>Da questo momento io entro in un altro fiume che va fin verso la pianura, poi in quel lago laggi\u00f9, poi ne esco con quell&#8217;altro fiume e mi butto nel mare. Ecco, da qui in avanti io cesso di essere il fiume che tu conosci ed entro in un altro. Fino a qui ero un piccolo fiume di bosco, come tu eri un piccolo cucciolo, ma d&#8217;ora in avanti io scorrer\u00f2 in un fiume pi\u00f9 grande verso il mare. E tu sei ancora lo stesso di prima?&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p>\u00abVeramente sono diventato molto pi\u00f9 forte. Adesso so persino riconoscere ed evitare le trappole dei cacciatori e riesco a procurarmi il cibo da solo. E poi la notte ho imparato a trovarmi i rifugi per poter dormire tranquillo\u00bb rispose Gregorio inorgoglito.&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p>\u00abEcco, vedi, anche tu ora sei pronto a tornare nel bosco cresciuto.&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p>Non sei pi\u00f9 il cucciolo che diceva sempre di s\u00ec per paura di essere abbandonato dai grandi.&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p>Questo vuol dire che il viaggio che abbiamo fatto insieme pu\u00f2 finire qui. Avremo un po&#8217; di malinconia a separarci, ma \u00e8 necessario perch\u00e9 ognuno di noi possa compiere il proprio cammino. E, in ogni caso, le mie acque, arrivate al mare, torneranno sempre con le nuvole e le piogge a scorrere nel fiume del bosco che tu conosci e a farti compagnia. Addio, Gregorio\u00bb.&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p>E le acque del fiume che l&#8217;avevano accompagnato fin l\u00ec si precipitarono gi\u00f9 verso la pianura dentro un altro fiume, ma tanta altra acqua arrivava e il fiume continuava a scorrere.&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p>Il cucciolo diede un ultimo sguardo a quella cosa immensa, splendente che correva lungo l&#8217;orizzonte, poi pian piano torn\u00f2 verso il bosco.&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p>Gli ci vollero parecchi giorni di cammino, ma ormai conosceva le difficolt\u00e0 e sapeva come evitarle o superarle, sia le trappole dei cacciatori che la paura della notte e persino la fame. E quando finalmente torn\u00f2 nel cuore del bosco dove stavano i suoi amici, si accorse che tutti lo guardavano meravigliati.&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p>Il cucciolo che diceva sempre di s\u00ec per paura di essere abbandonato era diventato cos\u00ec grande e forte e saggio che era riuscito ad arrivare al mare e aveva accumulato tante esperienze da essere lui adesso a insegnare agli altri, anche a dire di no, quando uno se la sente, senza paura di essere abbandonato e di restare solo al mondo.&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<h4 class=\"wp-block-heading\"><a id=\"p10\"><\/a>Qualche riflessione sulla favola: Il bambino troppo buono&nbsp;<\/h4>\n\n\n\n<p>\u201cSai per che cosa \u00e8 questo guardiano? \u00c8 per la paura di non esistere!\u201d Andrea, 7 anni, in un laboratorio di pittura.&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p>Questo, come si \u00e8 detto, \u00e8 un sintomo che, contrariamente a quello dei primi due cuccioli, di solito passa inosservato o \u00e8 addirittura apprezzato, visto che in genere non crea alcun problema sociale, anzi \u00e8 spesso molto gratificante sia per i genitori che per gli insegnanti.&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p>\u00c8 il caso del bambino \u201ctroppo buono\u201d, quello che pur di sentirsi accettato e amato fa di tutto per adattarsi agli altri e alle loro esigenze e aspettative.&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p>Ne consegue che spesso questi bambini sono estremamente intelligenti proprio perch\u00e9 hanno sviluppato al massimo delle strategie adattive alla realt\u00e0, ma hanno anche spesso sviluppato un \u00abfalso s\u00e9\u00bb a scapito di quello che sarebbe stato il loro vero s\u00e9.&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p>Per qualche motivo particolare \u00e8 come se questo tipo di bambino sentisse che l&#8217;amore, di cui non pu\u00f2 fare a meno per vivere, se lo deve conquistare quasi comprandolo col suo atteggiamento, cio\u00e8 facendo il bravo a tutti i costi.&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p>In tal modo viene cos\u00ec sacrificato quello che sarebbe stato il suo sviluppo naturale, fatto anche di capricci e di opposizioni come accade a tutti. L&#8217;applicazione continua di questo atteggiamento determina nel bambino una repressione dell&#8217;aggressivit\u00e0 come una cosa distruttrice da negare e imprigionare che per\u00f2, come tutte le cose negate e imprigionate, resta dentro a far male, per cui alla fine pu\u00f2 essere rivolta contro di loro.&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p>Questo conflitto fra falso e vero s\u00e9 \u00e8 quello che nel corso del tempo pu\u00f2 portare alla difficolt\u00e0 a sentirsi esistente e pu\u00f2 quindi interferire, in certe situazioni, nel rapporto col reale.&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p>Dice Winnicott a questo proposito:&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p>\u201cIl falso s\u00e9 pu\u00f2 raggiungere un&#8217;integrit\u00e0 ingannevole, cio\u00e8 una falsa forza dell&#8217;io, costituita a partire da un modello fornito dall&#8217;ambiente e da un quadro familiare buono e rassicurante&#8230;&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p>Nondimeno, il falso s\u00e9 non pu\u00f2 fare l&#8217;esperienza della vita o sentirsi reale.\u201d&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p>E altrove:&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p><a id=\"5\"><\/a>\u201c&#8230; Questo s\u00e9 autentico, nascosto, soffre di un impoverimento dovuto alla mancanza di esperienza.\u201d [<a href=\"#_ftn5\">5<\/a>]&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p>Ecco perch\u00e9 sarebbe importante che chi si occupa di bambini si abituasse a interrogarsi anche su quello \u00abtroppo buono\u00bb, non solo sui sintomi infantili disturbanti, come dice il bel libro della Miller sull&#8217;argomento. [<a href=\"#_ftn6\">6<\/a>]&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p>Anche qui, come per tutti gli altri casi, conviene tuttavia seguire una certa dose di buon senso e non prendere tutto alla lettera rigidamente come se la realt\u00e0 fosse fatta solo di bianco e di nero e non anche di grigio.&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p>Una certa dose di adattivit\u00e0 \u00e8 sicuramente utile al bambino per la sopravvivenza, lo sviluppo dell&#8217;intelligenza e l&#8217;inserimento sociale. \u00c8 quando questa modalit\u00e0 diventa dominante e quasi unica nel suo comportamento che allora val forse la pena di interrogarsi sul perch\u00e9 questo particolare bambino (ognuno \u00e8 un caso a s\u00e9) deve sempre essere cos\u00ec buono e non si pu\u00f2 quasi mai o mai permettere i normali capricci evolutivi dell&#8217;infanzia.&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p>Altrimenti quello che ne viene a soffrire \u00e8 lo stesso slancio vitale del bambino che gli \u00e8 invece necessario per acquisire la grinta che gli serve a operare nella realt\u00e0 e non semplicemente a subirla.&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p>In questo caso l&#8217;aiuto che l&#8217;adulto pu\u00f2 dare non \u00e8 soltanto a parole (anzi, a volte, queste possono rinforzare il sintomo), ma a fatti: si tratta cio\u00e8 di mettere il bambino nella condizione di poter sperimentare che pu\u00f2 opporsi, fare i capricci, essere aggressivo senza per questo essere abbandonato dai genitori o dagli adulti di riferimento. \u00c8 importante che gli giunga il messaggio profondo che semmai \u00e8 quella particolare cosa, quell&#8217;atteggiamento, su cui non siamo eventualmente d&#8217;accordo, non lui globalmente.&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p>Qualsiasi bambino, e quello oblativo in particolare, pu\u00f2 accettare infatti che gli si dica: \u00abQuesto che tu fai non mi piace!\u00bb, ma non accetter\u00e0 mai, giustamente, che dall&#8217;adulto importante per lui in quel momento gli arrivi il messaggio \u00abTu non mi piaci!\u00bb, che avrebbe un valore distruttivo della sua stessa autostima e della sua carica vitale.&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<h4 class=\"wp-block-heading\"><a id=\"p11\"><\/a>4. Le paure&nbsp;<\/h4>\n\n\n\n<p>La paura \u00e8 una sensazione che mette a disagio anche noi adulti, ma \u00e8 nei bambini che si manifesta pi\u00f9 frequentemente e con maggiore intensit\u00e0.&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p>Sono le esperienze nuove o poco familiari quelle che ci suscitano solitamente paura perch\u00e9 ci sfuggono il controllo e la prevedibilit\u00e0 degli avvenimenti, che sono invece fonte di rassicurazione.&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p>Non a caso una delle cose pi\u00f9 inquietanti sono il buio e la notte, sia per i bambini che spesso anche per noi adulti che proprio di notte ingigantiamo pi\u00f9 frequentemente preoccupazioni, malesseri e cos\u00ec via.&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p>La favola che segue ora \u00e8 stata scritta proprio partendo dalle paure emerse in un laboratorio per bambini e ci pu\u00f2 aiutare a vederle e a sentirle attraverso i loro occhi.&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<h4 class=\"wp-block-heading\"><a id=\"p12\"><\/a>Favola numero 4&nbsp;<\/h4>\n\n\n\n<p>Il coniglietto che aveva sempre paura.&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p>\u201cIo ho sempre trovato la parola per tutti i miei pensieri, tranne uno; e quest&#8217;uno mi sfida, come se volesse la mia mano disegnare il sole per le razze delle tenebre. Da dove cominciare?\u201d&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p>E. DICKINSON, \u201cPoesie\u201d.&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p>Un giorno d&#8217;autunno il bosco fu percorso da tuoni, lampi e fulmini. Si era scatenato un temporale cos\u00ec violento come da anni nessuno ricordava. A un tratto il cielo era diventato nero, scuro come il carbone, e il bosco era caduto nel buio prima ancora che il sole tramontasse.&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p>Una famiglia di coniglietti che era andata a spasso per il bosco era rientrata precipitosamente nella tana, mamma, pap\u00e0 e una nidiata di undici figli. I cuccioli erano quasi morti dallo spavento e dalla paura; una cosa del genere non l&#8217;avevano mai vista nella loro vita, e per questa ragione non pensavano nemmeno che potesse esistere.&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p>I genitori dovettero faticare moltissimo a calmarli e dovettero spiegare che quello era un evento che succedeva normalmente nel bosco, anche se non tutti i giorni. Per\u00f2, nonostante tutte le rassicurazioni, i cuccioli un bel po&#8217; di paura l&#8217;avevano ancora tutti quanti.&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p>Quello che ne aveva pi\u00f9 di tutti era Undi, il pi\u00f9 piccolo. Il suo problema era che la paura del temporale si era aggiunta a tutte le altre che aveva gi\u00e0 dentro e che erano tante che a volte lui stesso si meravigliava di come in un corpo piccolo come il suo ce ne potessero stare un numero cos\u00ec grande.&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p>E cos\u00ec il coniglietto se ne stava acquattato in un angolo della tana e tremava ogni volta che il vento portava dentro il rumore di un nuovo tuono, ma a furia di stare in un angolo a occhi chiusi, alla fine si addorment\u00f2 e cominci\u00f2 a sognare.&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p>Gli sembr\u00f2 di andare lungo un canale che non finiva mai e che correva in una campagna solitaria. Il canale era popolato da tanti strani esseri che lui non aveva mai visto, non avrebbe saputo dire se erano animali o piante o qualcosa d&#8217;altro. Si vedeva per\u00f2 che erano vivi e che bisbigliavano tra loro, e la loro voce assomigliava a quella del vento nella brughiera in certe serate d&#8217;autunno.&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p>A un tratto Undi fu colto dal desiderio di sapere chi fossero questi strani esseri, si ferm\u00f2, raccolse tutto il suo coraggio e chiese a uno: \u00abDimmi, chi sei? Come ti chiami?\u00bb&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p>\u00abChe strano,\u00bb rispose l&#8217;altro \u00abtutti i cuccioli mi conoscono, come mai tu non mi hai riconosciuta? Io sono la paura del buio, guarda come sono nera!\u00bb&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p>\u00abE tu?\u00bb&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p>\u00abIo sono la paura del temporale, senti che parlo come un tuono!\u00bb&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p>\u00abE quell&#8217;altra laggi\u00f9?\u00bb&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p>\u00abQuella \u00e8 la paura del terremoto, vedi come fa traballare tutto!\u00bb&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p>\u00abMa allora voi tutte chi siete?\u00bb&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p>\u00abSei proprio un cucciolo con poca fantasia! Noi siamo tutte le paure che i cuccioli incontrano sul loro cammino. Siamo quelle che li aiutano a crescere e viviamo tutte in questo canale che scorre, scorre, giorno dopo giorno, come la vita dei piccoli e dei grandi.\u00bb&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p>\u00abMa quante siete in questo canale?\u00bb&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p>\u00abAh, questo non lo sappiamo neppure noi, siamo tante, proprio tante; pensa che anche fra di noi non ci conosciamo tutte.\u00bb&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p>\u00abMa quando si cammina lungo il canale vi si incontra tutte?\u00bb&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p>\u00abNo, ci sono certi che ne incontrano alcune, altri ne incontrano altre; per\u00f2 qualcuna, come me, viene incontrata da quasi tutti\u00bb, rispose la paura del buio.&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p>\u00abMa esiste una paura che sia pi\u00f9 grande delle altre?\u00bb&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p>\u00abEh, s\u00ec,\u00bb risposero tante voci in coro \u00abesiste: \u00e8 la Paura della Paura. Chiunque la pu\u00f2 incontrare sul proprio cammino, anche i grandi, non solo i cuccioli.\u00bb&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p>\u00abE dov&#8217;\u00e8 questa paura?\u00bb chiese spaventato Undi per prepararsi a scappare se l&#8217;avesse incontrata.&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p>\u00abNon lo sappiamo. \u00c8 sicuramente lungo questo canale, ma nessuno di noi sa dove. La si pu\u00f2 incontrare all&#8217;improvviso, quando uno non se lo aspetta, oppure la si pu\u00f2 non incontrare mai; ma dove la si trovi nessuno lo sa.\u00bb&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p>\u00abMa allora voi siete delle cose cattive; bisognerebbe uccidervi perch\u00e9 fate soffrire tutti\u00bb disse il cucciolo arrabbiato.&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p>Gli sembrava proprio che fosse una grande ingiustizia che ci dovessero essere tante paure e che dovessero fare cos\u00ec male come facevano a lui ogni volta che se le sentiva dentro.&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p>Ma evidentemente le Paure non erano dello stesso parere, perch\u00e9 si sent\u00ec una voce che si lev\u00f2 dal canale e disse: \u00ab \u00c8 qui che ti sbagli, Undi\u00bb (e il coniglietto si accorse che non era solo lui a conoscere le paure, anche loro lo conoscevano, se sapevano addirittura il suo nome); \u00abnoi siamo necessarie per poter crescere. Se tu non vuoi cadere nella trappola di un cacciatore nel bosco, \u00e8 meglio che impari a conoscerla e ad averne paura. Sar\u00e0 lei che ti aiuter\u00e0 a evitare la trappola quando la incontrerai. Anche noi paure serviamo a uno scopo, come tutto quello che avviene nel tuo bosco.\u00bb&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p>\u00abMa a che cosa servite?\u00bb chiese incredulo Undi.&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p>\u00abA fare esperienza, e quindi a vivere. Ognuna di noi ha un suo significato e se si impara a conoscerlo si impara anche a vivere.\u00bb&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p>\u201cChiss\u00e0 se potr\u00f2 arrivare a conoscere il significato delle mie paure\u201d pens\u00f2 allora il cucciolo. Forse era il modo giusto per liberarsene, una volta per tutte, e cos\u00ec chiese: \u00abPosso sapere il vostro significato?\u00bb.&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p>Ci fu una risata: \u00abSarebbe comodo per te; cos\u00ec non dovresti faticare! Eh, no, caro Undi, sei tu che devi scoprirlo mentre cammini lungo il canale. Per\u00f2 un aiuto te lo possiamo dare: puoi interrogare tre paure per sapere parte del loro significato. Le altre le dovrai scoprire tu\u00bb.&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p>Il cucciolo pens\u00f2 a tutte le sue paure, ma erano talmente tante che non sapeva da dove cominciare. Finalmente si decise.&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p>\u00abTu, che sei la paura del buio, mi dici a che cosa servi?\u00bb&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p>\u00abServo a liberarti dalle cose che ti spaventano dentro di te. Il buio \u00e8 lo schermo su cui proiettiamo il film dei fantasmi che ci disturbano dentro. Man mano che un cucciolo cresce e che i fantasmi diminuiscono, anche la paura del buio di solito diminuisce e poi passa, perch\u00e9 ognuno impara a vedere con gli occhi della mente che fanno luce anche nel buio pi\u00f9 profondo.\u00bb E con un guizzo la prima paura scomparve nel canale.&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p>\u00abE la paura d&#8217;essere abbandonato?\u00bb&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p>\u00abEccomi,\u00bb rispose una voce lontana che poco a poco si avvicin\u00f2 \u00abeccomi qua. Io esisto dal momento in cui un cucciolo nasce. Agli inizi \u00e8 un piccolo essere che ha proprio bisogno di tutto, che deve essere accudito dai genitori, che anzi morrebbe se ne venisse separato, non potendo sopportare un cambiamento cos\u00ec brusco come quello di passare dal corpo protetto della madre o dal tepore di un uovo al freddo, al vento e alla pioggia.&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p>Per\u00f2, man mano che passa il tempo, tutti i cuccioli imparano, a poco a poco, a conquistare la sicurezza che quando erano piccoli i genitori davano loro, altrimenti corrono il rischio di restare sempre indifesi e bisognosi di protezione. Il segreto pi\u00f9 semplice ed efficace \u00e8 questo: se un cucciolo si porta nella mente un pap\u00e0 e una mamma che lo proteggono, si sente lo stesso sicuro, anche se per un pochino se ne deve separare.\u00bb E anche la paura d&#8217;essere abbandonato guizz\u00f2 via lungo il canale e scomparve lontano.&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p>Ora a Undi restava un&#8217;ultima possibilit\u00e0: ci pens\u00f2 e ripens\u00f2, ma gli era difficile decidersi, poi la curiosit\u00e0 prevalse: \u00abPotrei sapere il nome di almeno una parte di voi?\u00bb.&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p>Forse il fatto di conoscere l&#8217;esistenza di tante paure, anche di quelle che lui non aveva incontrato, l&#8217;avrebbe aiutato a vincere le sue, pensava.&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p>\u00abS\u00ec, di alcune lo puoi sapere, ma non di tutte, perch\u00e9 siamo troppe.&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p>Ascoltaci.\u00bb E cos\u00ec, a poco a poco, dal canale si levarono una dopo l&#8217;altra tante voci che si inseguivano come quelle del vento sull&#8217;erba di primavera: \u00abIo sono la paura di perdere gli amici.\u00bb \u00abE io che i genitori si dividano.\u00bb \u00abE io che la mamma scappi di casa.\u00bb \u00abE io della droga.\u00bb \u00abDi essere rapito.\u00bb \u00abDi andare sotto le macchine.\u00bb \u00abDel terremoto.\u00bb \u00abDella fine del mondo.\u00bb \u00abDi essere povero.\u00bb \u00abDi essere bocciato.\u00bb \u00abDi non parlare pi\u00f9.\u00bb \u00abDell&#8217;ospedale.\u00bb \u00abChe la mamma muoia.\u00bb \u00abChe io muoia.\u00bb \u00abDi non camminare pi\u00f9.\u00bb \u00abChe ci sia sempre la notte.\u00bb \u00abChe si spenga la luce.\u00bb \u00abDei brutti sogni.\u00bb \u00abDi restare solo.\u00bb \u00abChe crolli la casa.\u00bb \u00abDella terza guerra mondiale.\u00bb \u00abDi andare ogni minuto al gabinetto.\u00bb \u00abDi diventare amico del diavolo.\u00bb \u00abDi andare all&#8217;inferno.\u00bb \u00abDi essere arrestato.\u00bb \u00abDi essere paralizzato su una sedia a rotelle.\u00bb \u00abDi essere accoltellato.\u00bb \u00abDi non essere amato.\u00bb \u00abChe gli altri non mi vogliano.\u00bb \u00abChe aumentino le tasse.\u00bb \u00abDi perdere i sensi.\u00bb \u00abDi non pensare pi\u00f9.\u00bb \u00abDi non poter pi\u00f9 ridere.\u00bb \u00abDi morire di fame.\u00bb \u00abDi essere picchiato.\u00bb \u00abDella cassa integrazione.\u00bb \u00abDi essere licenziato.\u00bb \u00abDi essere sfrattato di casa.\u00bb \u00abDi andare per strada nudo per mancanza di soldi.\u00bb \u00abDi fare sempre la pip\u00ec a letto.\u00bb \u00abChe i miei genitori non mi vogliano pi\u00f9 bene.\u00bb \u00abDei ladri.\u00bb \u00abDi morire di sete.\u00bb \u00abChe si spezzi il cuore.\u00bb \u00abDi vivere.\u00bb&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p>E a poco a poco le voci si allontanarono tanto che il coniglietto non le sent\u00ec pi\u00f9. Un pochino per\u00f2 si sentiva sollevato perch\u00e9 aveva scoperto che esistevano anche delle paure che lui non conosceva e che non aveva mai incontrato. E cos\u00ec continu\u00f2 a camminare lungo il canale, finch\u00e9 gli sembr\u00f2 di inciampare su una grossa pietra e si svegli\u00f2.&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p>In realt\u00e0, muovendosi nel sonno, aveva sbattuto la testa contro la parete della tana, e si era svegliato.&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p>Fu allora che il coniglietto si rese conto che il suo viaggio era avvenuto in sogno.&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p>Si stir\u00f2 un pochino, sbadigli\u00f2, si guard\u00f2 in giro e si ritrov\u00f2 tutto solo dentro la tana, ma questa volta non si spavent\u00f2 tanto. Il vento non portava pi\u00f9 il rumore dei tuoni e i suoi genitori e i fratellini erano usciti.&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p>Undi decise di uscire anche lui e scopr\u00ec che il temporale era passato e la luce del sole era tornata a brillare sul bosco e su tutte le gocce di pioggia ferme sulle foglie.&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p>Anche gli altri animali uscivano a godersi lo spettacolo. Tra poco cuccioli e anziani si sarebbero riuniti nello Spiazzo delle Sette Querce per raccontare le storie e ora anche lui aveva il suo sogno da regalare agli altri cuccioli perch\u00e9 anche loro imparassero il suo segreto.&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p>Qualche paura era rimasta l\u00e0, dentro al sogno, e il coniglietto ormai non la sentiva pi\u00f9.&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p>Le altre sapeva che le avrebbe potute incontrare e affrontare, giorno dopo giorno, proprio come era avvenuto nel suo sogno lungo il canale. Ma, soprattutto, di una cosa si rese conto stupito: che le paure non gli facevano pi\u00f9 la stessa paura di prima.&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p>Evidentemente, anche se non se n&#8217;era accorto, nel cammino lungo il canale aveva incontrato e superato la&nbsp;<strong>Paura della Paura<\/strong>.&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<h4 class=\"wp-block-heading\"><a id=\"p13\"><\/a>Qualche riflessione sulla favola: La paura&nbsp;<\/h4>\n\n\n\n<p>\u00abVuoi mettere un guardiano al tuo disegno che gli faccia compagnia quando si sentir\u00e0 solo, durante la notte?\u00bb \u00abS\u00ec, \u00e8 questo qui. \u00c8 il guardiano per la paura&#8230;di vivere.\u00bb Silvano, 9 anni, in un laboratorio di pittura.&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p>Questo \u00e8 un tema molto comune ai bambini e frequentissimo in certi periodi della vita (i sei, sette anni ne sono un facile esempio) proprio perch\u00e9 legato al processo del crescere.&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p><a id=\"7\"><\/a>\u201cEsplorare e riconoscere \u00e8 sempre un abbandonare una sicurezza per esporsi ai rischi; le paure infantili sono un&#8217;illustrazione dapprima immediata, come quella dei piccoli degli animali, poi simbolica dei pericoli della conoscenza. Esplorare non \u00e8 solo esporsi all&#8217;ignoto e ai suoi pericoli ma \u00e8 anche e pi\u00f9 necessariamente abbandonare la sicurezza che assicura ci\u00f2 che \u00e8 familiare, luoghi o esseri.\u201d [<a href=\"#_ftn7\">7<\/a>]&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p>La paura del cambiamento, legata all&#8217;ansia suscitata dal confrontarsi col nuovo, il non familiare, \u00e8 una delle manifestazioni che contraddistinguono di pi\u00f9 gli esseri viventi, uomini compresi.&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p>Una delle sue origini pu\u00f2 forse essere ricercata in un meccanismo di conservazione della specie a livelli arcaici e l&#8217;osservazione della vita quotidiana in questa chiave di lettura ci pu\u00f2 fornire una miniera di esempi.&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p>Mi \u00e8 capitato di rifletterci anche recentemente davanti a una scena a cui chi possiede un cane avr\u00e0 assistito innumerevoli volte.&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p>Un ragazzo doveva salire su un treno portando al guinzaglio un cucciolo; al momento di salire sugli scalini (era un treno locale svizzero dagli scalini molto comodi) il cane che prima lo seguiva scodinzolando si \u00e8 invece ribellato, ha puntato le zampe in avanti, ritratto il corpo indietro e non si \u00e8 pi\u00f9 mosso.&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p>Davanti ai due scalini che portavano sul treno si era interrotta la continuit\u00e0 della sua esperienza motoria che era avvenuta su un terreno pianeggiante: il cambiamento rappresentato dai due scalini del treno gli aveva scatenato una paura che neanche l&#8217;incoraggiamento del giovane padrone riusciva a fargli vincere.&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p>Alla fine il ragazzo ha preso il cucciolo in braccio, l&#8217;ha accarezzato e tranquillizzato ed \u00e8 salito con lui sul treno; appena posato nuovamente sul pavimento il cucciolo ha ripreso tranquillamente a scodinzolare e a muoversi come prima. L&#8217;essere di nuovo su un terreno pianeggiante rappresentava per lui la continuit\u00e0 di un&#8217;esperienza motoria familiare, cui \u00e8 seguito un comportamento altrettanto familiare, quello di camminare gioiosamente, scodinzolando.&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p><a id=\"8\"><\/a>D&#8217;altra parte quando Lorenz descrive l&#8217;episodio dell&#8217;oca Martina che aveva abituato a salire a dormire al primo piano della sua casa, riproduce una scena analoga. [<a href=\"#_ftn8\">8<\/a>]&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p>Lo scienziato aveva abituato Martina a essere portata da lui per le scale fino al piano superiore, per cui la prima volta che la fece entrare da sola al suo seguito, andando verso la scala, l&#8217;oca ebbe una vera e propria crisi di panico.&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p>Si guard\u00f2 intorno impaurita e invece di seguire Lorenz sugli scalini corse verso una grande finestra che si apriva sull&#8217;atrio per poter guardare fuori, verso la luce. Solo allora cominci\u00f2 a calmarsi; evidentemente il fuori e la luce rappresentavano per lei il mondo familiare pi\u00f9 rassicurante.&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p>Dopo questo rituale l&#8217;animale pot\u00e9 tornare alla scala e seguire Lorenz al piano superiore, salendo per\u00f2 dalla parte esterna dello scalino, quella a sinistra, verso la finestra.&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p>Con l&#8217;andare del tempo il percorso le divenne familiare e non ci fu pi\u00f9 bisogno del rituale di sostare alla finestra, ma solo di un percorso sul lato sinistro della scala, quello verso la luce. Finch\u00e9 un giorno intervenne ancora qualcosa di nuovo e questa volta lo fu rispetto al tempo: una sera Lorenz apr\u00ec la porta non alla solita ora, ma parecchio pi\u00f9 tardi, e l&#8217;animale si precipit\u00f2 ansioso verso le scale.&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p>Arrivato per\u00f2 al quinto scalino dovette ripetere esattamente il rituale del primo giorno.&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p>Si ferm\u00f2 bruscamente in preda a un&#8217;evidente ansia, lanci\u00f2 il segnale di allarme, ridiscese velocemente gli scalini, and\u00f2 alla finestra, si tranquillizz\u00f2 e pot\u00e9 poi tornare alla scala risalendo dal lato esterno dello scalino, esattamente come il primo giorno.&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p>La paura del cambiamento, presente anche nel mondo animale, sembra dunque essere sostanzialmente quella di separarsi dal noto, dallo sperimentato, da ci\u00f2 che si riconosce come familiare e rassicurante perch\u00e9 prevedibile, a cui ci si sente appartenenti come entit\u00e0 psichica.&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p>Ma se ci fermiamo un poco a rifletterci non possiamo non accorgerci che questa paura caratterizza una fetta enorme del nostro vivere.&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p>Quotidianamente ci riconosciamo e ci difendiamo, anche nella contrapposizione conflittuale, in qualche appartenenza psichica: al nucleo familiare, all&#8217;ambiente di lavoro, al gruppo scolastico, alla fascia d&#8217;et\u00e0, alla classe sociale, all&#8217;ideologia politica o religiosa, al gruppo d&#8217;amici, alle scelte sportive, alla squadra del cuore, alla nazionalit\u00e0, alla cittadinanza, al quartiere in cui viviamo, al sesso di appartenenza, all&#8217;essere \u00abdiversi\u00bb e cos\u00ec via; potremmo proseguire per ore e ne troveremmo sempre qualcuna di nuova.&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p>Persino la modalit\u00e0 di funzionamento mentale ci spinge spesso a ricercare chi ci assomiglia, cio\u00e8 chi ha un funzionamento mentale simile al nostro, o, semplicemente, chi la pensa come noi, e ci coglie sempre un po&#8217; di sorpresa lo scoprire che si pu\u00f2 pensare in modi diversi dal nostro, come se la modalit\u00e0 di funzionamento mentale dovesse essere unica per tutti e quindi la sola che noi conosciamo, cio\u00e8 la nostra.&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p>Per fortuna interviene poi un&#8217;esigenza profonda che ci porta nel corso della vita a fare scelte complementari, cio\u00e8 a ricercare spesso nei partner o nelle amicizie proprio la nostra dimensione mancante.&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p>Resta comunque il fatto che l&#8217;estraneo, il non appartenente al nostro stesso gruppo o alla nostra esperienza, \u00e8 situato in un altro spazio, quello del \u00abdiverso\u00bb, del fuori di noi, spazio che riempiamo con tutte le pi\u00f9 arcaiche paure che forse l&#8217;essere vivente si porta dentro.&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p>Solo questo pu\u00f2 almeno parzialmente spiegare certi episodi di fanatismo e di intemperanza collettivi in cui proiettiamo sul non familiare la nostra stessa paura del nuovo che proviene anch&#8217;essa dalla parte pi\u00f9 arcaica dentro di noi, quella non conosciuta n\u00e9 familiare.&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p>Se quindi una certa dose di paura fa parte del vivere e i temi frequenti nell&#8217;infanzia (del buio, della notte, dell&#8217;estraneo, dell&#8217;abbandono, degli animali, eccetera) seguono il percorso di esplorazione e di conoscenza dei bambini, \u00e8 quando ci si trova davanti a dimensioni eccessive che ci si potrebbe interrogare sul possibile disagio di quel particolare bambino e sul perch\u00e9 il suo mondo interno sia cos\u00ec popolato di fantasmi minacciosi. Anche qui \u00e8 importante per\u00f2 vedere dove hanno origine questi fantasmi per intervenire l\u00e0 dal punto di vista psicologico.&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p>Un buon esempio di come la relazione con i genitori abbia valore anche in questo caso lo pu\u00f2 dare il racconto di questa mamma, la cui storia mi fa ancora oggi provare, a distanza di anni, emozioni e sentimenti di commozione, comprensione e profonda empatia.&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p>\u00abSa, certe volte proprio mio figlio non lo capisco. Si mette a urlare, a piangere, si irrigidisce tutto come se diventasse una statua. E io l\u00ec a calmarlo, ma non c&#8217;\u00e8 verso, non ci riesco proprio&#8230; Adesso poi mi \u00e8 venuta un&#8217;altra paura e non riesco a mandarla via&#8230; Ho paura che lui si accorga che io ho sempre paura&#8230; di tutto, di tutto. Ho avuto paura anche dello sguardo di mio marito, certe volte.&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p>Sono tanti anni che me la porto dentro questa paura, almeno venti. \u00c8 cominciata quando \u00e8 morto mio padre e io avevo sette anni. Dopo \u00e8 stato un calvario, con mia madre sempre depressa, dentro e fuori dell&#8217;ospedale psichiatrico, tutta la vita.&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p>Mi ricordo che quando era fuori stava giornate intere sdraiata sul letto, guardava il soffitto e sembrava che non ci vedesse neanche, noi bambini. E noi crescevamo cos\u00ec, pieni di paure. Io ho cominciato a non dormire di notte e sentivo tutti i rumori, quelli che c&#8217;erano e anche quelli che non c&#8217;erano.&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p>E gli spiriti e i morti. Quando ci hanno messo in collegio, le suore mi volevano far dire il \u201cRequiem aeternam\u201d, sa, la preghiera per i morti, e io che volevo tanto bene a mio padre non sono mai neanche riuscita a dirgliene uno di \u201cRequiem aeternam\u201d.&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p>Perch\u00e9 se solo ci pensavo mi prendeva il terrore dei morti e mi paralizzavo.&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p>E cos\u00ec non l&#8217;ho mai detto.&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p>E allora le suore pensavano che io fossi cattiva.&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p>E una volta che una mi ha sgridato tanto e mi ha dato uno schiaffo, io sono scappata dal collegio e sono arrivata in campagna e l\u00ec c&#8217;era il fiume e i canali che irrigavano i campi.&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p>E io avevo la testa cos\u00ec vuota, ma cos\u00ec vuota, che non mi sono neanche accorta che camminavo proprio sul bordo del fiume e dei canali e che potevo cascar dentro.&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p>E allora un signore che era l\u00ec a coltivare i campi e che io non avevo neanche visto ha cominciato a seguirmi e quando mi sono fermata a guardare l&#8217;acqua mi \u00e8 venuto vicino e ha cominciato a parlarmi e mi ha chiesto perch\u00e9 volevo buttarmi nel fiume e se ero stata bocciata, e mi ha raccontato che anche lui aveva una figlia della mia et\u00e0 e che non dovevo fare cos\u00ec.&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p>E mi ha parlato tanto, \u00e8 stato molto buono con me, e quando ho cominciato a star meglio mi ha accompagnato dai carabinieri e ha avvertito il collegio perch\u00e9 mi venissero a riprendere. E cos\u00ec sono tornata e ho finito la terza media e poi basta.&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p>Certo, dopo, quando andavo a lavorare in fabbrica era tutto pi\u00f9 bello.&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p>Mi piaceva lavorare sulle macchine, mi facevano compagnia.&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p>E poi c&#8217;erano gli altri, si stava bene, non si era mai soli.&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p>Mica come adesso che lavoro tutto il giorno da sola, in piedi, senza mai parlare con nessuno, in una citt\u00e0 che non conosco e la sera sono cos\u00ec stanca, ma cos\u00ec stanca che proprio dovrei addormentarmi come un piombo.&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p>E invece no, mi pigliano tutte le mie paure, e allora mi accorgo che anche il bambino ha paura, e mi viene persino paura del suo sguardo terrorizzato e non so se sono pi\u00f9 terrorizzata io o lui. E spero sempre che mio marito non faccia i turni di notte perch\u00e9 allora \u00e8 un inferno, tutta la notte cos\u00ec, io e il bambino, un inferno&#8230;\u00bb&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p>Credo che una storia del genere non abbia bisogno di molti commenti; il bambino in questo caso \u00e8 stato esattamente quello che ha portato la mamma in consulenza, come dice Racamier, perch\u00e9 qualcuno la aiutasse a contenere la sua angoscia.&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p>Se vogliamo agire veramente nell&#8217;ottica della presenza del disagio infantile dovremmo ricordarci di che situazione di vita hanno certe mamme, e non sono poche di certo.&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p>Questa giovane donna dal passato cos\u00ec doloroso e carico di sofferenza e solitudine aveva un lavoro alienante che la teneva lontana da suo figlio per pi\u00f9 di dieci ore al giorno, a volte persino dodici.&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p>L&#8217;averle offerto uno spazio di ascolto e di comprensione in cui portare il proprio disagio a vivere pu\u00f2 essere stato un primo tentativo d&#8217;aiuto, ma il problema resta, \u00e8 un&#8217;intera organizzazione sociale che dovrebbe interrogarsi su questo punto.&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p>Anche l&#8217;elenco delle paure della favola proviene da un&#8217;esperienza di lavoro reale, da un laboratorio per bambini, dove non mancano certo dei temi su cui riflettere, mischiati ai fantasmi del mondo interno.&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p>Quando un bimbo di nove anni mette un guardiano che l&#8217;aiuti a contenere la paura \u00abche si spezzi il cuore\u00bb, o quella \u00abdi vivere\u00bb forse potremmo interrogarci di pi\u00f9 sull&#8217;infanzia e sul nostro desiderio di non essere disturbati dal pensiero della sua sofferenza.&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p>Dietro al bambino delle paure di cui si \u00e8 parlato prima, c&#8217;era un&#8217;angoscia \u201cdoppia\u201d nella mamma: quella di vedersi davanti il suo piccolo che soffriva senza che lei ci potesse far niente, che a sua volta faceva risuonare la bambina sofferente che lei si portava dentro.&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p>A quel punto la grande angoscia che questo le scatenava la faceva sentire impotente e paralizzata davanti alle paure del bambino come lo era stata lei stessa bambina davanti al terrore dei morti.&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p>Il pianto del bambino fuori scatenava quello della bambina che la madre si portava dentro.&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p>Erano due i bambini che avevano bisogno d&#8217;aiuto in quel momento, non uno.&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p>E questo \u00e8 un problema che esula dalla classe sociale di appartenenza.&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p>Al posto di questa testimonianza ne avrei potuta mettere una analoga da un ambiente sociale molto elevato, ma in entrambe avremmo trovato la stessa sofferenza e solitudine di una mamma che si confronta con la doppia sofferenza del bambino fuori e della bambina che lei stessa \u00e8 stata e che continua a vivere dentro.&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p>Nota: mentre per tutte le altre testimonianze e storie riportate ho chiesto e avuto il permesso di raccontarle, anonimamente, da parte delle persone interessate, per questa storia non ho potuto farlo perch\u00e9 si trattava di una consulenza fatta moltissimi anni fa, che io stessa ho ricostruito a memoria e dai miei appunti.&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p>Sono stata perci\u00f2 incerta se mettere o meno questa testimonianza, che appartiene al mondo privato e interno di una persona, e ho deciso infine di farlo perch\u00e9 ritengo che essa sia una delle pi\u00f9 chiare e toccanti che mi sia mai capitato di incontrare.&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p>Se la persona che l&#8217;ha vissuta legger\u00e0 mai queste pagine, mi scuso per non essere riuscita a rintracciarla per chiederle il permesso di utilizzare la sua storia, ma \u00e8 proprio per rendere giustizia e testimonianza alla bambina che lei \u00e8 stata che ho deciso di farlo.&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p>Spero, come dice Yeats, di averlo fatto in punta di piedi:&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p>\u201cPovero io sono e solo i miei sogni posseggo. Cammina in punta di piedi perch\u00e9 cammini sui miei sogni.\u201d&nbsp;<img decoding=\"async\" src=\"data:image\/svg+xml,%3Csvg%20xmlns='http:\/\/www.w3.org\/2000\/svg'%20viewBox='0%200%2015%2015'%3E%3C\/svg%3E\" class=\"zeen-lazy-load-base zeen-lazy-load\" data-lazy-src=\"..\/img_art\/fine_testo.gif\" width=\"15\" height=\"15\"><noscript><img decoding=\"async\" src=\"..\/img_art\/fine_testo.gif\" width=\"15\" height=\"15\"><\/noscript><\/p>\n\n\n\n<p>__________&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p><strong>Note&nbsp;<\/strong><\/p>\n\n\n\n<p><a id=\"_ftn5\"><\/a>5. D. W. Winnicott, \u201cDalla pediatria alla psicoanalisi\u201d, Giunti Martinelli, Firenze 1991. (<a href=\"#5\">torna al testo<\/a>)<\/p>\n\n\n\n<p><a id=\"_ftn6\"><\/a>6. A. Miller, \u201cIl dramma del bambino dotato\u201d, Boringhieri, Torino 1982. (<a href=\"#5\">torna al testo<\/a>)<\/p>\n\n\n\n<p><a id=\"_ftn7\"><\/a>7. M. Zlotowicz, \u201cLe paure infantili\u201d, SEI, Torino 1978. (<a href=\"#7\">torna al testo<\/a>)<\/p>\n\n\n\n<p><a id=\"_ftn8\"><\/a>8. K. Lorenz, \u201cIl cosiddetto male\u201d, Garzanti, Milano 1974. (<a href=\"#8\">torna al testo<\/a>)<\/p>\n\n\n<div class=\"wp-block-image\">\n<figure class=\"aligncenter\"><a href=\"#su\"><img decoding=\"async\" src=\"data:image\/svg+xml,%3Csvg%20xmlns='http:\/\/www.w3.org\/2000\/svg'%20viewBox='0%200%20370%20247'%3E%3C\/svg%3E\" class=\"zeen-lazy-load-base zeen-lazy-load\" data-lazy-src=\"..\/img_art\/Uovo_min.jpg\" alt=\"torna su\"\/><noscript><img decoding=\"async\" src=\"..\/img_art\/Uovo_min.jpg\" alt=\"torna su\"\/><\/noscript><\/a><\/figure>\n<\/div>","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Oltre al comportamento provocatorio, in un qualsiasi gruppo (familiare, scolastico, eccetera) si pu\u00f2 anche incontrare il suo opposto, quello del bambino particolarmente buono, anzi, a volte, \u00abtroppo\u00bb buono. Il Bambino nascosto \/2.2 di Alba Marcoli (continua)&nbsp;Capitolo secondo. La fatica di crescere Sommario: La fatica di crescere \u2013 1. La mancanza di autonomia &#8211; Favola numero 1 &#8211; Dipendenza e difficolt\u00e0 a imparare \u2013 2. I comportamenti provocatori &#8211; Favola numero 2 &#8211; Il bambino difficile \u2013&nbsp;3. 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