{"id":1664,"date":"2007-12-11T17:37:20","date_gmt":"2007-12-11T16:37:20","guid":{"rendered":"http:\/\/www.esonet.it\/?p=1664"},"modified":"2023-11-05T11:52:50","modified_gmt":"2023-11-05T10:52:50","slug":"il-bambino-nascosto-2-1","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.esonet.it\/?p=1664","title":{"rendered":"Il Bambino nascosto \/2.1"},"content":{"rendered":"\n<div class=\"wp-block-group\"><div class=\"wp-block-group__inner-container is-layout-constrained wp-block-group-is-layout-constrained\"><div class=\"wp-block-image\">\n<figure class=\"alignright\"><a href=\"https:\/\/www.esonet.it\/?cat=73\"><img decoding=\"async\" src=\"data:image\/svg+xml,%3Csvg%20xmlns='http:\/\/www.w3.org\/2000\/svg'%20viewBox='0%200%20370%20247'%3E%3C\/svg%3E\" class=\"zeen-lazy-load-base zeen-lazy-load\" data-lazy-src=\"images\/topics\/PsicheMeF.jpg\" alt=\"Psicologia\" title=\"Psicologia\"\/><noscript><img decoding=\"async\" src=\"images\/topics\/PsicheMeF.jpg\" alt=\"Psicologia\" title=\"Psicologia\"\/><\/noscript><\/a><\/figure>\n<\/div>\n\n\n<p>\u201cPi\u00f9 di ogni altra cosa custodisci il tuo cuore, poich\u00e9 da esso sgorga la vita.\u201d Dal \u201cLibro dei Proverbi\u201d.\u00a0<\/p>\n<\/div><\/div>\n\n\n\n<div style=\"height:10px\" aria-hidden=\"true\" class=\"wp-block-spacer\"><\/div>\n\n\n\n<h3 class=\"wp-block-heading\" id=\"su\">Il Bambino nascosto \/2.1<\/h3>\n\n\n\n<p>di Alba Marcoli<\/p>\n\n\n\n<div style=\"height:30px\" aria-hidden=\"true\" class=\"wp-block-spacer\"><\/div>\n\n\n\n<h4 class=\"wp-block-heading\">Favole per capire la psicologia nostra e dei nostri figli&nbsp;<\/h4>\n\n\n\n<p><em>Sommario<\/em>:&nbsp;<a href=\"#p1\">La fatica di crescere<\/a>&nbsp;\u2013&nbsp;<a href=\"#p2\">1. La mancanza di autonomia<\/a>&nbsp;&#8211;&nbsp;<a href=\"#p3\">Favola numero 1<\/a>&nbsp;&#8211;&nbsp;<a href=\"#p4\">Dipendenza e difficolt\u00e0 a imparare<\/a>&nbsp;\u2013&nbsp;<a href=\"#p5\">2. I comportamenti provocatori<\/a>&nbsp;&#8211;&nbsp;<a href=\"#p6\">Favola numero 2<\/a>&nbsp;&#8211;&nbsp;<a href=\"#p7\">Il bambino difficile<\/a>&nbsp;\u2013 3. Il comportamento oblativo &#8211; Favola numero 3 &#8211; Il bambino troppo buono \u2013 4. Le paure &#8211; Favola numero 4 &#8211; La paura&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<h4 class=\"wp-block-heading\"><a id=\"p1\"><\/a>Capitolo secondo. La fatica di crescere&nbsp;<\/h4>\n\n\n\n<p>La premessa di ogni favola.&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p>\u201cPi\u00f9 di ogni altra cosa custodisci il tuo cuore, poich\u00e9 da esso sgorga la vita.\u201d Dal \u201cLibro dei Proverbi\u201d.&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p>Una volta, tanti e tanti inverni fa, vivevo in un bosco da qualche parte di questo mondo, o forse di un altro dove non succedeva assolutamente niente di particolare.&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p>Era un bosco come tanti altri, che aveva i suoi ritmi come tutti i normali boschi di questa terra; dopo la luce del giorno veniva il buio della notte e poi ancora la luce del giorno; l&#8217;erba e le foglie spuntavano in primavera, fiorivano con l&#8217;estate, appassivano e cadevano in autunno, mentre le piante in inverno si riposavano per prepararsi a rinascere a primavera e cos\u00ec via.&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p>Gli animali del bosco nascevano, imparavano a crescere con l&#8217;aiuto dei vecchi, poi diventavano grandi a loro volta e mettevano al mondo altri cuccioli come era sempre avvenuto, stagione dopo stagione.&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p>All&#8217;arsura dell&#8217;estate succedevano le piogge dell&#8217;autunno, alla pioggia autunnale la neve dell&#8217;inverno, dopo la neve veniva il disgelo e i ruscelli ricominciavano a scorrere, mentre il sole si infilava sotto le zolle a risvegliare con un piacevole tepore i semi addormentati.&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p>E ognuno di loro si svegliava stiracchiandosi e si ricordava di portare dentro di s\u00e9 il segreto della vita, dalla prima fogliolina che sarebbe spuntata sul terreno, alla pianta che ne sarebbe cresciuta, ai nuovi fiori ed ai frutti, fino ad arrivare di nuovo ai semi che si sarebbero addormentati nella terra, carichi del loro segreto e pronti per il nuovo risveglio di primavera.&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p>E da millenni la vita andava avanti cos\u00ec, fatta di ritmi e di cicli. Ogni cosa aveva il suo, e, soprattutto, ogni cosa sapeva d&#8217;averlo e lo riteneva l&#8217;unico possibile. E di questi ritmi facevano parte la luce e il buio, l&#8217;acqua e la neve, le foglie che spuntavano e quelle che morivano, gli animali e le piante che nascevano, crescevano, invecchiavano e morivano, per trasformarsi in nuovi alberi e nuovi fiori.&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p>Questa era la vita del bosco; cos\u00ec era sempre stato e tutti lo sapevano, perch\u00e9 ogni sera proprio nello spiazzo centrale si riunivano tutti gli animali vecchi e tutti i cuccioli, e i vecchi raccontavano ai giovani quello che avevano visto nella loro vita e quello che avevano sentito quand&#8217;erano cuccioli loro, e i giovani li ascoltavano per imparare a crescere.&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p>E cos\u00ec i due gruppi si incontravano tutte le sere, nel cuore del bosco, al riparo di sette vecchissime querce che con i loro rami intrecciati formavano una protezione sopra lo spiazzo contro il tempo cattivo. E i due gruppi erano sempre uguali e sempre diversi: uguali perch\u00e9 erano sempre quello degli animali vecchi e saggi e quello dei cuccioli, e diversi perch\u00e9 ognuno dei gruppi variava sempre.&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p>Ogni tanto qualche vecchio saggio e simpatico non veniva pi\u00f9 perch\u00e9 era finito il suo ciclo, ma c&#8217;era un altro animale adulto che adesso diventava vecchio e veniva a riempire il suo posto rimasto vuoto nel gruppo dei cantastorie, perch\u00e9 le storie potessero andare avanti all&#8217;infinito.&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p>E per ogni cambiamento nel gruppo dei vecchi c&#8217;era sempre un cambiamento nel gruppo dei cuccioli: ogni tanto qualcuno che aveva gi\u00e0 imparato tutte le storie non veniva pi\u00f9, ma andava nel gruppo degli adulti per imparare le cose che gli animali adulti sapevano fare.&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p>Per\u00f2 al suo posto c&#8217;era sempre qualche cucciolo piccolo piccolo che arrivava e stava l\u00ec a sentire incantato le storie del bosco nella sua lunga vita.&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<h4 class=\"wp-block-heading\"><a id=\"p2\"><\/a>1. La mancanza di autonomia&nbsp;<\/h4>\n\n\n\n<p>Una delle situazioni sicuramente pi\u00f9 difficili da riconoscere da parte di noi adulti \u00e8 quella delle svariate forme di manifestazioni depressive infantili perch\u00e9 sono spesso espresse da sintomi molto differenti, che possono andare dalla mancanza di autonomia, all&#8217;iperattivit\u00e0, alle difficolt\u00e0 scolastiche, all&#8217;apatia e cos\u00ec via, come vedremo nel corso del libro.&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p>In genere il termine \u00abdepressivo\u00bb ci spaventa, perch\u00e9 ci fa comunemente pensare a qualcosa di grave, di definitivo e irreparabile, mentre ci sfugge il potenziale sano che invece questa situazione porta con s\u00e9.&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p>Se ci riflettiamo, infatti, ci rendiamo conto che ci sentiamo in una situazione depressiva tutte le volte in cui dobbiamo affrontare dei cambiamenti (spesso anche quelli piacevoli), cio\u00e8 quando dobbiamo fare la fatica di trovare un nuovo equilibrio per affrontare una nuova situazione.&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p>Prendiamo ad esempio il caso di un bambino che non sappia ancora andare in bicicletta e che voglia imparare. Le prime volte che ci prover\u00e0 andr\u00e0 sicuramente incontro a una serie di esperienze frustranti: perder\u00e0 l&#8217;equilibrio, cadr\u00e0, si sbuccer\u00e0 le ginocchia, si far\u00e0 qualche bernoccolo e cos\u00ec via. Alla fine, per\u00f2, quel bambino trover\u00e0 il suo nuovo equilibrio su questo oggetto in movimento e imparer\u00e0 a usarlo, tanto pi\u00f9 se \u00e8 stimolato a farlo per andare a giocare con gli altri. Il periodo di frustrazione che il bambino avr\u00e0 attraversato gli sar\u00e0 cos\u00ec servito per preparare una nuova conquista.&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p>Si pu\u00f2 quindi dire che sia stato un periodo di disagio con uno sbocco evolutivo.&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p>Se invece quel bambino si arrende dopo le prime cadute e a poco a poco rinuncia a imparare, ecco che la stessa situazione di frustrazione avr\u00e0 invece assunto uno sbocco involutivo rispetto a una nuova conquista.&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p>Ora, il problema che si pone a noi adulti nei confronti delle situazioni depressive infantili \u00e8 quello di aiutarle ad avere un naturale sbocco evolutivo invece che involutivo.&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p>Se pensiamo che un bambino che cresce affronta continuamente nuove situazioni, possiamo ben renderci conto di come il gioco depressivo tocchi anche lui, in questo continuo alternarsi di perdite e di conquiste. Per crescere un bambino ha bisogno di sentirsi \u00abintero\u00bb (cio\u00e8 con i suoi confini ben precisi e separati dagli altri) e perci\u00f2 si deve separare mentalmente, differenziare e individuare rispetto all&#8217;ambiente e alle persone che lo circondano.&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p>Ogni volta che questo processo di crescita viene bloccato da qualcosa, il bambino potr\u00e0 inconsapevolmente comunicarlo attraverso dei sintomi di tipo depressivo, caratterizzati, tra i tanti possibili, da mancanza di autonomia ed eccessiva dipendenza dall&#8217;adulto.&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p>Uno dei sintomi pi\u00f9 frequenti nella fascia della scuola elementare, pu\u00f2 essere la difficolt\u00e0 a imparare.&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p>Proviamo ad ascoltare la favola dello scoiattolo che non imparava a scuola per vedere che cosa potrebbe succedere, in certe circostanze, dentro un bambino che presenta questo sintomo.&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p>Solo in un secondo momento passiamo poi a leggere le riflessioni teoriche che cercano di spiegarla.&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<h4 class=\"wp-block-heading\"><a id=\"p3\"><\/a>Favola numero 1&nbsp;<\/h4>\n\n\n\n<p>Lo scoiattolo che non imparava a scuola&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p>\u201cCome questa pietra \u00e8 il mio pianto che non si vede.\u201d G. Ungaretti, \u201cSono una creatura\u201d.&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p>Ma una volta anche in quel bosco capit\u00f2 una cosa strana.&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p>Nel gruppo dei cuccioli c&#8217;era uno scoiattolo che si chiamava Blacky e che non voleva crescere.&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p>Tutti i suoi compagni avevano gi\u00e0 poco a poco abbandonato la Scuola dello Spiazzo delle Sette Querce e lui era ancora l\u00ec, con tanti altri cuccioli nati una stagione dopo di lui che lo guardavano in una maniera un po&#8217; strana.&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p>Ma era come se Blacky non riuscisse a imparare le storie che i vecchi raccontavano perch\u00e9 quando loro parlavano, anche se lui si sforzava tanto, la sua testa non riusciva a seguirli e le parole gli danzavano davanti per l&#8217;aria come senza significato.&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p>La verit\u00e0 \u00e8 che il cucciolo combatteva una battaglia disperata, che perdeva sempre, contro la sua testa. Pi\u00f9 lui voleva che lei stesse l\u00ec, alla Scuola dello Spiazzo dove si imparava a crescere, pi\u00f9 invece lei se ne andava a spasso per conto suo. E il posto dove la testa del piccolo scoiattolo tornava sempre era la sua tana, dove c&#8217;era la sua mamma che da qualche tempo aveva una strana malattia; non le faceva male niente, non si era rotta nessuna parte del corpo e c&#8217;era da mangiare abbastanza in casa, ma lei era sempre triste e continuava a piangere.&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p>E cos\u00ec lo scoiattolo aveva un gran daffare a combattere con la sua testa, ma lei vinceva sempre e tornava a casa anche quando lui era alla scuola del bosco.&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p>E allora Blacky si sentiva lui il cucciolo pi\u00f9 infelice del bosco e di tutti i boschi della terra messi insieme e pensava che la sua mamma potesse morire quando lui era fuori tana, e che se questo fosse successo certamente la colpa sarebbe stata sua per tutte le volte in cui lui era stato cattivo con lei.&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p>E cos\u00ec, a poco a poco, matur\u00f2 nella sua mente un&#8217;idea e decise di partire per andare a cercare Gufo Millenario.&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p>Si diceva che fosse un vecchio saggio che si poteva incontrare nel cuore del bosco se ci si avventurava da soli, durante la notte. Lui forse poteva aiutarlo a trovare il modo per accedere al Libro delle storie, dove era racchiuso il segreto per aiutare ciascuno.&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p>Aspett\u00f2 che ci fosse una notte di luna perch\u00e9 il buio gli faceva molta paura, poi, piano piano, senza farsi sentire da mamma e pap\u00e0, se ne usc\u00ec dalla tana e cominci\u00f2 a vagare.&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p>Gli sembr\u00f2 di andare per un mondo nuovo che lui non conosceva e anche le cose che gli erano pi\u00f9 familiari durante il giorno ora gli sembravano diverse e nemiche.&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p>Ma lo scoiattolino si ricord\u00f2 che anche il suo pap\u00e0 gli aveva raccontato di aver avuto molta paura le prime volte che era andato a caccia da solo, mentre adesso era diventato forte e coraggioso e allora la volont\u00e0 che sent\u00ec dentro di s\u00e9 divenne cos\u00ec forte che vinse anche la paura e il batticuore.&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p>E cos\u00ec, a poco a poco, il cucciolo si ritrov\u00f2 in un punto lontanissimo del bosco, dove nessuno andava mai e dove bisognava aprirsi un varco per entrare: lui se lo apr\u00ec ed entr\u00f2.&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p>All&#8217;improvviso vide una figura in mezzo al nero di un albero e il cuore gli cominci\u00f2 a battere tanto forte che si dovette mettere una zampina sul petto per calmarlo.&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p>E allora sent\u00ec un saluto che arrivava da tutto quel buio, guard\u00f2 meglio e si accorse che era un vecchio gufo sorridente che lo guardava incuriosito.&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p>\u00abChi sei?\u00bb chiese Blacky con un filo di voce che sembrava quella di un altro cucciolo e che provenisse da un altro corpo, non pi\u00f9 dal suo.&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p>\u00abSono Gufo Millenario\u00bb rispose lui. \u00abE tu come ti chiami?\u00bb \u00abBlacky, Scoiattolino Blacky, mi chiamano tutti cos\u00ec.\u00bb \u00abE che cosa cerchi nel bosco di notte, Blacky?\u00bb E quando il vecchio gufo ebbe saputo la sua storia gli disse: \u00abAllora vieni con me\u00bb, e lo condusse dentro al cavo di un tronco millenario e il cucciolo si accorse che era tutto tappezzato di libri grossi e importanti, alcuni gi\u00e0 scritti, altri ancora da scrivere.&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p>\u00abVedi, Blacky, questo \u00e8 l&#8217;archivio di tutte le vite del bosco; ci sono le storie degli animali e delle piante che sono vissuti qui e ci sono i libri in parte scritti e in parte ancora da scrivere di quelli che vivono adesso e che ci vivranno in futuro. \u00c8 qui che troveremo anche la tua.\u00bb.&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p>E cos\u00ec Gufo Millenario si mise un paio d&#8217;occhiali, cerc\u00f2 un volume dopo l&#8217;altro e finalmente ne trov\u00f2 uno sul ripiano pi\u00f9 alto, tutto splendente perch\u00e9 non era stato ancora aperto; lo tiro gi\u00f9 e lo apr\u00ec alla pagina giusta.&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p>\u00abEcco, Blacky, questa \u00e8 la tua storia: adesso te la leggo.\u00bb E cos\u00ec poco a poco cominci\u00f2 a leggere la sua storia e il cucciolo era sempre pi\u00f9 meravigliato perch\u00e9 in quel libro era scritta tutta la sua vita, e c&#8217;erano anche tutte le sue paure, del buio, della notte, che morisse la mamma e cos\u00ec di seguito.&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p>Doveva proprio essere un libro magico per conoscere tutte queste cose, anche quelle di cui lui si vergognava un po&#8217;.&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p>E intanto il vecchio saggio continuava a leggere e a sfogliare le pagine, e quando arriv\u00f2 alla storia dello scoiattolo che cercava di incontrarlo nel bosco di notte, ecco che dalle pagine del libro si stacc\u00f2 qualcosa.&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p>Gufo Millenario la prese, la guard\u00f2 e gliela pass\u00f2.&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p>Era una piccolissima busta su cui c&#8217;era scritto: \u00abDono per Blacky\u00bb. Ma nella busta non c&#8217;era assolutamente niente e il cucciolo ne fu cos\u00ec deluso che senza che lui se ne accorgesse una grossa lacrima cominci\u00f2 a scendergli lungo le guance, gli bagn\u00f2 tutto il pelo, poi cadde sul pavimento fatto di terra e di radici dell&#8217;albero, come se fosse stata una grossa goccia di pioggia, ed ecco che in quel momento avvenne una cosa straordinaria.&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p>Appena la lacrima arriv\u00f2 sul pavimento, si trasform\u00f2 immediatamente in una bolla che cominci\u00f2 a danzare e a salire per l&#8217;aria tutta colorata, fece il giro dell&#8217;intero archivio del bosco volteggiando su e gi\u00f9, dentro e fuori dei vecchi libri, e poi con un guizzo finale si infil\u00f2 nella busta di Blacky e spar\u00ec.&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p>Il cucciolo ebbe un bel cercare, ma della lacrima-bolla d&#8217;aria non restava pi\u00f9 traccia, c&#8217;era solo la busta apparentemente vuota ma un po&#8217; pi\u00f9 pesante di prima. A questo punto il nostro scoiattolo era sempre pi\u00f9 perplesso e gli sembrava proprio di non capirci pi\u00f9 niente. Che razza di dono era se lo faceva piangere e poi gli rubava persino la sua lacrima? Ma fu la voce del vecchio gufo che lo risvegli\u00f2 dalle sue meditazioni.&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p>\u00abDa quanto tempo non piangevi, piccolo?\u00bb E lui si rese conto che era proprio tanto tempo che non piangeva pi\u00f9, forse da quando era iniziata la battaglia contro la sua testa, anzi sicuramente da allora, perch\u00e9 le lacrime gli si gelavano prima di salire agli occhi e restavano dentro congelate come tante piccole stelle di ghiaccio.&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p>\u00abVedi, Blacky, \u00e8 questo il dono del libro: ti ha restituito le lacrime, hai imparato di nuovo a piangere.&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p>Vedrai che adesso imparerai anche le storie del bosco\u00bb e il vecchio gufo lo prese per le zampette, lo fece sedere e gli spieg\u00f2 che forse lui non poteva imparare alla Scuola del Bosco, perch\u00e9 imparare voleva dire crescere, e lui pensava che se fosse cresciuto la sua mamma sarebbe morta per sempre perch\u00e9 non avrebbe pi\u00f9 avuto un cucciolo piccolo che aveva bisogno di lei e si sarebbe sentita inutile e senza scopo nella vita.&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p>E cos\u00ec Blacky cap\u00ec perch\u00e9 era iniziata la battaglia fra lui e la sua testa, e anche questo era tutto scritto sul libro.&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p>E quando Gufo Millenario ebbe finito di parlare, lo scoiattolino aveva imparato tutta la sua storia, anche quella che prima non conosceva, e sentiva che le piccole stelle di ghiaccio che aveva dentro si stavano scongelando tutte e cominciavano a salirgli agli occhi e a cadere, poi si trasformavano in bolle, volteggiavano in aria e andavano a finire nella busta vuota, un pochino pi\u00f9 pesante.&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p>E quando la danza e il volteggio furono finiti, il gufo gli disse: \u00abEcco, adesso sei pronto a tornare allo spiazzo per crescere e imparare le storie come tutti gli altri cuccioli\u00bb.&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p>Blacky cominciava a stare cos\u00ec bene, ma cos\u00ec bene, come da tanto tempo non gli succedeva pi\u00f9.&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p>Si mise la busta vuota sul cuore e ringrazi\u00f2 il vecchio saggio.&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p>L&#8217;avrebbe valuto baciare e abbracciare, ma era un po&#8217; intimidito dalla sua seriet\u00e0 e dal suo aspetto burbero. Gufo Millenario allora prese il libro, lo chiuse e lo mise al suo posto sullo scaffale.&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p>\u00abMa qui ci sono le storie di tutti?\u00bb chiese il cucciolo.&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p>\u00abCerto, proprio di tutti.\u00bb \u00abAllora posso vedere la storia della mia mamma, cos\u00ec magari trovo il dono anche per lei?\u00bb Ma questa volta il vecchio saggio fu molto drastico.&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p>\u00abNo, Blacky, nessuno pu\u00f2 venire qui a cercare la storia di un altro, ognuno deve venire a cercare la propria, anche se poi la vita di ognuno \u00e8 legata a quella degli altri e tutti i libri messi insieme formano la storia del bosco.&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p>Io so solo che la storia della tua mamma non \u00e8 scritta sul tuo libro perch\u00e9 tu sei un&#8217;altra persona.&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p>Se la tua mamma vuole sapere la sua storia, pu\u00f2 venire anche lei qui a cercare di notte nel bosco e si deve aprire un varco per arrivare all&#8217;albero di tutte le storie.&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p>Allora s\u00ec che anche lei potr\u00e0 conoscere la propria e ricevere il suo dono. Tu, se vuoi, glielo puoi dire. Questo \u00e8 quello che puoi fare per lei.\u00bb E il vecchio lo accompagn\u00f2 fuori del tronco, poi spar\u00ec nel nero dell&#8217;albero da cui era venuto, con un fruscio di foglie.&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p>Lo scoiattolino si ritrov\u00f2 solo nel bosco, ma stavolta aveva meno paura; c&#8217;era la sua busta sul cuore che gli faceva compagnia ed era molto rassicurato dall&#8217;idea che nell&#8217;archivio del tronco millenario ci fosse un libro con tutta la sua storia, su cui si stava scrivendo in quel momento anche quella di questo suo viaggio di notte verso casa.&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p>Quando finalmente il cucciolo arriv\u00f2 alla sua tana, la luce stava sorgendo sul bosco, i rumori si stavano risvegliando e pap\u00e0 e mamma lo stavano cercando molto preoccupati.&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p>Blacky raccont\u00f2 la storia del suo viaggio e la sua mamma cap\u00ec quello che non le era chiaro prima, e decise di andare anche lei a compiere il suo viaggio ed ebbe anche lei il suo dono che la fece tornare allegra e contenta come lui se la ricordava da piccolo.&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p>Da quel giorno ogni volta che i due gruppi si riunirono alla Scuola dello Spiazzo il cucciolo si accorse che non doveva pi\u00f9 combattere contro la sua testa, perch\u00e9 lei era l\u00ec con lui a imparare le storie del bosco.&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p>Fu cos\u00ec che a poco a poco anche lui impar\u00f2 tutte le storie dei vecchi e ben presto venne il giorno in cui anche per lui si celebr\u00f2 la festa dell&#8217;abbandono del gruppo dei cuccioli e cos\u00ec Blacky, che era ormai diventato grande, pass\u00f2 al gruppo degli adulti per imparare tutte le cose che un adulto sa fare, anche quella di mettere al mondo dei cuccioli e di insegnargli a crescere senza aver paura.&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<h4 class=\"wp-block-heading\"><a id=\"p4\"><\/a>Qualche riflessione sulla favola: Dipendenza e difficolt\u00e0 a imparare&nbsp;<\/h4>\n\n\n\n<p>\u201cMamma, tu devi essere felice, perch\u00e9 cos\u00ec dopo sono felice anch&#8217;io!\u201d Lorena, 5 anni alla mamma.&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p>Si tratta di una situazione frequentemente presente nelle consultazioni psicologiche per problemi di apprendimento, soprattutto nella fascia elementare.&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p>Nella mia esperienza ho verificato che dietro a un bambino che fatica a imparare o ad andare a scuola c&#8217;\u00e8 spesso un problema di separazione.&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p>Esistono in campo psicoanalitico varie scuole e posizioni diverse sull&#8217;evoluzione del bambino dalla nascita.&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p>Quella che io ho in genere utilizzato, lavorando spesso con le mamme a partire dalla gravidanza, \u00e8 stato il concetto di \u00abnascita psicologica\u00bb come \u00e8 teorizzato da Margaret Mahler:&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p>\u201cLa nascita biologica del bambino e la nascita psicologica dell&#8217;individuo non coincidono nel tempo.&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p>La prima \u00e8 un evento drammatico, osservabile e ben circoscritto; la seconda un processo intrapsichico che si svolge lentamente [&#8230;]&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p>Chiameremo la nascita psicologica dell&#8217;individuo processo di \u00abseparazione-individuazione\u00bb: l&#8217;instaurarsi di un senso di separazione da, e di rapporto con, un mondo di realt\u00e0 che riguarda soprattutto l&#8217;esperienza del proprio corpo e il principale rappresentante del mondo di cui il bambino ha esperienza: l&#8217;oggetto d&#8217;amore primario.&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p>Come ogni processo intrapsichico anche questo si riflette lungo tutto il ciclo vitale e non ha mai fine: rimane sempre attivo e su ogni nuova fase del ciclo vitale si riflettono nuovi derivati dei primi processi ancora attivi&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p>Ma le principali conquiste di questo processo hanno luogo nel periodo che va dal quarto-quinto mese circa al trentesimo-trentaseiesimo mese, periodo che chiameremo fase di separazione-individuazione [&#8230;]&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p><a id=\"1\"><\/a>Separazione e individuazione rappresentano due sviluppi complementari: la separazione consiste nell&#8217;emergenza di un bambino da una fusione simbiotica con la madre (Mahler, 1952) e l&#8217;individuazione consiste in quelle conquiste che denotano l&#8217;assunzione da parte del bambino delle proprie caratteristiche individuali.\u201d [<a href=\"#_ftn1\">1<\/a>].&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p>(Se volessimo cercare di rappresentare la mente di un neonato al momento della nascita, potremmo renderla simbolicamente con un cerchio dentro al quale sta la coppia madre-bambino. Il bambino che si \u00e8 formato dentro al corpo della madre ha questa unione come sua unica esperienza mentale al momento della nascita: lui e la mamma sono la stessa cosa.&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p>Secondo la psicoanalisi, tra il momento della nascita e il settimo- nono mese di vita del bambino si ha un leggero differenziarsi dei due mondi, che potremmo provare a rappresentare con questa sequenza (segue una rappresentazione grafica non traducibile. Nota dei curatori telematici).&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p>Quest&#8217;evoluzione prosegue fino ad arrivare al momento in cui il bambino si avverte come separato dalla madre, che potremmo rappresentare in questo modo (segue una rappresentazione grafica non traducibile. Nota dei curatori telematici).&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p>\u00c8 questo il periodo cos\u00ec importante per il suo sviluppo in cui un bambino piange, si dispera, e si dimostra palesemente angosciato quando la mamma si allontana ed esce dalla stanza. Il piccolo, che non ha ancora acquisito il concetto di permanenza dell&#8217;oggetto nel senso di Piaget (cio\u00e8 la capacit\u00e0 di avere presente nella mente un oggetto fisicamente assente) \u00e8 giustamente angosciato perch\u00e9 si sente abbandonato.&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p>Per lui la mamma, la sua unica sicurezza al mondo, non c&#8217;\u00e8 pi\u00f9, \u00e8 sparita, come se fosse morta.&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p>A quel punto ecco che intervengono delle strategie che il bambino attua per consolarsi e che lo aiuteranno verso la nascita del pensiero simbolico.&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p>Proprio perch\u00e9 ha sperimentato un buon attaccamento e un buon legame con la mamma, che si \u00e8 sempre presa cura di lui giorno e notte, il bambino \u00e8 in genere in grado di cominciare a riprodurre questo legame con qualcosa d&#8217;altro, che diverr\u00e0 a poco a poco il sostituto della sicurezza materna, dal ciucciotto al lenzuolino, all&#8217;orsacchiotto.&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p>(\u00c8 evidente che parlando di madre si intende l&#8217;adulto di riferimento per il bambino.)&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p>Il significato degli oggetti privilegiati (chiamati \u00abtransizionali\u00bb da Winnicott) \u00e8 proprio quello di dare al bambino la stessa sicurezza che gli d\u00e0 la madre perch\u00e9 ne diventano un simbolo, con la differenza che mentre la mamma va e viene e non pu\u00f2 essere controllata, suscitando la paura di essere abbandonato, questi oggetti invece sono sempre sotto il suo controllo, non l&#8217;abbandonano mai.&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p>Ecco quindi che con l&#8217;entrata in gioco dell&#8217;oggetto transizionale, simbolo della sicurezza materna, il bambino si prepara a sviluppare il pensiero simbolico.&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p>Il fatto che poi la mamma torni ogni volta, far\u00e0 sperimentare che dopo un&#8217;assenza c&#8217;\u00e8 sempre un ritorno e sar\u00e0 questa esperienza di continue partenze-ritorni, insieme a tutti i giochi simili (ad esempio quello del cuc\u00f9, dello sparire e riapparire alla vista&#8230;) che a poco a poco permetter\u00e0 di acquisire la permanenza dell&#8217;oggetto, che \u00e8 poi la capacit\u00e0 di continuare a pensare a un oggetto (cio\u00e8 ad averlo \u201cpresente\u201d nella mente) anche quando questo \u00e8 fisicamente assente.&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p>Il bambino di solito raggiunge questo tipo di capacit\u00e0 intorno ai tre anni.&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p>Tanti bambini a questa et\u00e0 hanno difficolt\u00e0 a frequentare la scuola materna proprio perch\u00e9 si confrontano con l&#8217;acquisizione di questa dimensione: infatti per potersi separare bisogna essere accompagnati dalla mamma almeno nel pensiero.&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p>Aiutare un bambino a sviluppare le sue strategie per superare la difficolt\u00e0 di questo distacco significa quindi permettergli di accumulare l&#8217;esperienza, cos\u00ec importante per lui, che separarsi non vuol dire morire (vedi anche il tema della favola \u201cI cuccioli che si ammalavano spesso\u201d).&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p>La scuola materna in genere rappresenta infatti la prima grossa prova sociale che il piccolo deve affrontare nel corso della sua crescita e che sar\u00e0 seguita da molte altre prove di distacchi ugualmente difficili.&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p>Ora, l&#8217;osservazione comune ci porta a notare che, quando si trova in una situazione di difficolt\u00e0 o comunque nuova, il bambino tende a tornare dai genitori, la mamma in particolare, quasi ad attingere sicurezza stando attaccato a lei, esattamente come \u00e8 avvenuto nel processo intermedio di separazione: lo sperimentare questa sicurezza gli dar\u00e0 il coraggio di affrontare in seguito la situazione nuova o le difficolt\u00e0; gli permetter\u00e0 cio\u00e8, nei termini di Bowlby, un ritorno alla base sicura da cui ripartire:&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p>\u201cQuesto mi porta a quella che io ritengo la caratteristica pi\u00f9 importante dell&#8217;essere genitori: fornire una base sicura da cui un bambino o un adolescente possa partire per affacciarsi al mondo esterno e a cui possa ritornare sapendo per certo che sar\u00e0 il benvenuto, nutrito sul piano fisico ed emotivo, confortato se triste, rassicurato se spaventato.&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p>In sostanza questo ruolo consiste nell&#8217;essere disponibili, pronti a rispondere quando chiamati in causa, per incoraggiare e dare assistenza, ma intervenendo attivamente solo quando \u00e8 chiaramente necessario.&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p>Sotto questo aspetto si tratta di un ruolo simile a quello dell&#8217;ufficiale che comanda una base militare da cui una forza di spedizione si mette in viaggio e in cui pu\u00f2 ritirarsi in caso di sconfitta.&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p>Per gran parte del tempo il ruolo della base \u00e8 un ruolo d&#8217;attesa, ma \u00e8 nondimeno vitale. Perch\u00e9 solo se l&#8217;ufficiale che comanda la spedizione ha fiducia che la sua base sia sicura, pu\u00f2 osare spingersi in avanti e correre dei rischi.&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p><a id=\"2\"><\/a>Nel caso di bambini e di adolescenti noi li vediamo, man mano che crescono, avventurarsi sempre pi\u00f9 lontano dalla base e per periodi di tempo sempre maggiori. Pi\u00f9 hanno fiducia che la loro base sia sicura e pronta a rispondere se chiamata in causa, pi\u00f9 lo danno per scontato.\u201d [<a href=\"#_ftn2\">2<\/a>]&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p>Sperimentare la sicurezza data dalla mamma e dall&#8217;ambiente familiare \u00e8 ci\u00f2 che permette poi al bambino di staccarsene per esplorare, esattamente come lo ha descritto Bowlby.&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p>\u00c8 questo il significato del periodo di inserimento dei bambini alla scuola materna.&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p>Per potersi inserire in un ambiente nuovo che provoca ansia, il bambino avr\u00e0 bisogno di essere vicino al genitore che lo rassicuri in una situazione non familiare, finch\u00e9 anche quest&#8217;ultima sar\u00e0 diventata familiare e non pi\u00f9 minacciosa per lui.&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p>Solo allora il bambino potr\u00e0 accettare di staccarsi dal genitore e di stare a scuola senza di lui, ma per poterci restare dovr\u00e0 essere costantemente accompagnato nella sua mente dal pensiero pi\u00f9 confortante che abbia, quello della mamma.&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p>Potremmo rappresentare questo momento cos\u00ec: (segue una rappresentazione grafica non traducibile. Nota dei curatori telematici).&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p>Ora, quando un bambino incontra invece grosse difficolt\u00e0 a stare a scuola, non solo agli inizi o in certi momenti particolari, ma \u201cabitualmente\u201d, pu\u00f2 essere che in qualche modo e per qualche motivo sia rimasto legato al processo intermedio di separazione mentale dalla mamma in una fase precedente, per cui si sente ancora attaccato a lei attraverso una parte in comune che appartiene a entrambi e che potremmo rappresentare cos\u00ec: (segue una rappresentazione grafica non traducibile. Nota dei curatori telematici).&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p>Ne consegue che nel momento in cui \u00e8 a scuola, cio\u00e8 lontano, per avere la forza di restarci finch\u00e9 il nuovo ambiente non gli sar\u00e0 familiare, il bambino ha bisogno di essere accompagnato dal pensiero pi\u00f9 familiare e rassicurante, quello della mamma; ma la mamma che compare come oggetto mentale in questo caso \u00e8 ferita, le manca un pezzo, esattamente quello in comune fra lui e lei.&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p>Avere questa mamma dentro ai suoi pensieri \u00e8 una cosa intollerabile per il bambino che quindi vorr\u00e0 tornare a casa per ricostituire l&#8217;unit\u00e0 originaria, anche perch\u00e9 questa sua fantasia di mamma ferita\/sofferente ha in genere un riscontro nella realt\u00e0 della madre che, a sua volta, soffre davvero per questo distacco, cio\u00e8 ha lei stessa difficolt\u00e0 di separazione mentale dal bambino.&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p>Nel caso, ad esempio, in cui il bambino abbia alle spalle una madre sofferente per depressione, come per lo scoiattolo della favola, la separazione sar\u00e0 decisamente pi\u00f9 difficile, perch\u00e9 il pensiero che l&#8217;accompagna \u00e8 quello della mamma che soffre e questo \u00e8 fonte di dolore, tanto che spesso \u00e8 lui che si sente in colpa se la mamma \u00e8 ammalata.&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p>Ecco perch\u00e9 il miglior aiuto in questi casi lo si pu\u00f2 dare non al bambino, ma alla mamma, cercando di aiutarla a usare le sue risorse per alleviare il carico di sofferenza che si porta in quel momento della vita.&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p>Il bambino intuisce, forse istintivamente, che in due ci si sente pi\u00f9 forti e tende a essere lui a dare l&#8217;aiuto, ma il rischio \u00e8 che si ricostituisca la coppia chiusa madre-bambino che \u00e8 d&#8217;ostacolo nel processo di separazione-individuazione.&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p>\u00c8 importante invece che qualche altro adulto intervenga: fondamentale \u00e8 il ruolo del padre come terzo che permetta la crescita, nonch\u00e9 il confronto con altri che vivono le stesse esperienze.&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p>\u00abQuesto gruppo mi serve a capire che non si \u00e8 unici ad avere problemi e ansie,\u00bb riporta un giorno una giovane madre in un gruppo \u00abe poi mi \u00e8 servito molto a non drammatizzare le cose, ma a cercare sempre di capire che cosa succede, anche tra di noi.&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p>Per esempio, dopo che abbiamo discusso su come \u00e8 importante che il bambino abbia un rapporto pi\u00f9 continuo con il padre, poi io ne ho parlato con mio marito e anche lui \u00e8 stato d&#8217;accordo, anzi \u00e8 stato proprio contento di assumersi un compito e adesso si incaricher\u00e0 lui di portare il bambino ai controlli pediatrici. Finora delegava sempre me a occuparmene, per\u00f2 poi lui si sentiva tagliato fuori e io mi sentivo troppo piena di responsabilit\u00e0 e troppo sola, come se il figlio fosse solo mio e io e lui fossimo la stessa cosa.\u00bb.&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p>A volte sorprende scoprire come un intervento minimo di questo genere sia sufficiente a modificare una dinamica familiare, alleggerendo il carico reciproco e favorendo a poco a poco un maggior benessere di tutti, non solo del bambino.&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p>A questo proposito l&#8217;esperienza consultoriale mi ha portato a ritenere che il periodo pi\u00f9 proficuo per un intervento di supporto psicologico che agisca nell&#8217;ottica della prevenzione o dell&#8217;attenuazione del disagio infantile sia la gravidanza che, come tutti i cambiamenti importanti, pu\u00f2 essere vissuta con molta ansia.&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p>Credo che la storia di Simona, riportata fra le testimonianze finali di questo libro, possa aiutare a capire la complessit\u00e0 del rapporto mamma-bambino a partire da tale periodo.&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p>Il tema della dipendenza pu\u00f2 sfociare spesso nell&#8217;attaccamento simbiotico nei rapporti, che \u00e8 importantissimo agli inizi della vita, come abbiamo visto, ma pu\u00f2 diventare invece fonte di disagio e sofferenza sul piano evolutivo.&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p>Se permane infatti immutato e fisso nel tempo potr\u00e0 correre il rischio di tenere legati al passato, rendendo cos\u00ec difficile il processo di autonomia psichica.&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p>Nella modalit\u00e0 simbiotica \u00e8 come se non si potesse esistere senza l&#8217;altro che diventa, come lo definisce Racamier, \u00abun garante d&#8217;esistenza\u00bb.&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p>L&#8217;altro in questo caso non \u00e8 necessariamente una persona, ma pu\u00f2 essere un oggetto, un luogo, un&#8217;idea&#8230; con cui si instaura la stessa simbiosi originariamente sperimentata con una persona.&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p>\u00c8 evidente che questa modalit\u00e0 di rapportarsi al mondo \u00e8 fonte di grande sofferenza sul piano mentale perch\u00e9 la dipendenza \u00e8 assoluta, totale, come a dire che senza l&#8217;altro non si pu\u00f2 esistere.&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p>Anche questa \u00e8 per\u00f2 una modalit\u00e0 di funzionamento mentale strutturatasi in un rapporto.&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p>Una volta che il bambino rimane fissato a questa modalit\u00e0 di rapportarsi al mondo la user\u00e0 poi per tutto, persone, oggetti e luoghi, anche da adulto.&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p>Persino con le proprie idee, cio\u00e8 con il contenuto del proprio pensiero, si pu\u00f2 avere una modalit\u00e0 simbiotica; \u00e8 come se in questo caso anche le idee fossero garanti della nostra stessa esistenza e in certi casi ci aggrappiamo spasmodicamente a loro come se fossero le uniche possibili a rappresentare la nostra continuit\u00e0 di esistenza, cio\u00e8 un bisogno vitale.&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p>Il problema della separazione in questo caso \u00e8 proprio lo spazio dialettico che viene a mancare fra noi e il nostro stesso modo di funzionamento mentale che confondiamo con il contenuto del pensiero, le idee.&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p>\u00c8 proprio \u201cperch\u00e9 usiamo quel tipo di funzionamento mentale\u201d che ci \u00e8 difficile o impossibile rinunciare al contenuto del nostro pensiero, cio\u00e8 alle nostre idee.&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p>Si tratta quindi di spostare l&#8217;oggetto di conoscenza dal contenuto del pensiero, le idee, alla modalit\u00e0 di funzionamento mentale, al legame pi\u00f9 o meno simbiotico che abbiamo col mondo.&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p>La libert\u00e0 psichica che ne consegue \u00e8 in genere fonte di maggior benessere sul piano mentale.&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p>Una volta fatta questa operazione possiamo anche continuare ad avere le nostre idee o la nostra ideologia precedente, ma in modo pi\u00f9 libero, cio\u00e8 come scelta e non come garanti del nostro stesso esistere e in ogni caso abbiamo anche aperto lo spazio per altre possibilit\u00e0 che siano diverse da quelle che abbiamo individuato noi.&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p>Dice la Miller a questo proposito:&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p><a id=\"3\"><\/a>\u201cSe la persona in questione venne educata sin da bambina a un&#8217;obbedienza incondizionata senza poter sfuggire all&#8217;occhio dell&#8217;educatore da adulta rischier\u00e0 di assolutizzare le teorie, di restarne succube, anche se i loro contenuti traboccano di belle parole come libert\u00e0, autonomia, progresso.\u201d[<a href=\"#_ftn3\">3<\/a>]&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p>Alle radici dell&#8217;atteggiamento simbiotico sta spesso il voler stare emotivamente attaccati alla condizione iniziale della vita, la simbiosi dei primi mesi con la madre, perch\u00e9 \u00e8 come se per qualche motivo si sentisse il bisogno di tornare a godere di una sicurezza che si ha la sensazione di non aver sperimentato fino in fondo.&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p>\u00c8 questo un punto che vale la pena di chiarire, a evitare colpevolizzazioni inutili della madre.&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p>Ci\u00f2 che si intende in questo caso non sono le cure che la madre ha del bambino; al contrario, moltissime volte ci possono essere alle spalle di questo problema delle madri che hanno avuto le cure pi\u00f9 premurose per il loro piccolo.&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p>Si tratta invece di quella che Winnicott definisce \u00abcarenza materna\u00bb, da non confondersi con le cure materne che invece possono essere ottime.&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p><a id=\"4\"><\/a>\u201cCos\u00ec, &#8211; racconta Winnicott a proposito del caso di Tony &#8211; si \u00e8 trattato di una crisi depressiva in una depressione cronica presso una madre eccellente in seno a un buon ambiente familiare, quella che ha prodotto la carenza; questa, a sua volta, ha determinato il sintomo attuale nel caso di Tony.\u201d [<a href=\"#_ftn4\">4<\/a>]&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p>Credo che sia fondamentale ricordare questa osservazione di Winnicott per combattere il concetto di \u201cmother killer\u201d.&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p>Nel concetto di \u201ccarenza\u201d in questo senso non esiste un problema di colpa da parte dei genitori.&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p>Come si pu\u00f2 incolpare una madre \u00abeccellente\u00bb, come ricorda lo psicoanalista inglese, perch\u00e9 soffre di depressione? Semmai il problema \u00e8 quello opposto, di aiutarla nella sua depressione perch\u00e9 il bambino possa trarre maggior vantaggio dalle sue cure.&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p>\u00c8 importante tener presente questo punto se vogliamo evitare di innescare il circuito della colpevolizzazione che genera solo ansia e confusione.&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p>Mi \u00e8 capitato di rifletterci anche recentemente in una consulenza per un bambino che presentava dei sintomi di disagio.&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p>Il pediatra che l&#8217;aveva in cura e che godeva della fiducia dei genitori aveva detto che si trattava probabilmente di una carenza d&#8217;affetto e l&#8217;aveva fatto in perfetta buona fede.&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p>Ma proviamo a chiederci: che cosa pu\u00f2 succedere nel mondo interno di due genitori che gi\u00e0 soffrono loro stessi di non riuscire a far niente per il loro bambino che vedono soffrire, e in pi\u00f9 si sentono dire che lui soffre per carenza d&#8217;affetto?&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p>Un intervento del genere corre il rischio di peggiorare la situazione aumentando le ansie di tutti.<\/p>\n\n\n\n<p>Chi \u00e8 andato ad ascoltare qual \u00e8 la storia di questi genitori e quali possono essere o essere state le difficolt\u00e0 della loro vita per cercare di portarvi un aiuto?&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p>Ricordo con grande simpatia una madre che un giorno si era presentata chiedendo una consultazione per la sua bambina e dicendo espressamente: \u00abGuardi, io provo anche la psicologia perch\u00e9 mia figlia \u00e8 la cosa pi\u00f9 importante che io abbia al mondo e allora voglio fare anche questo tentativo, visto che con la medicina non sono riuscita ad aiutarla. Ma che sia ben chiaro: io sono qui per lei, non per me!\u00bb.&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p>Una volta finita la consulenza per la piccola, due anni dopo, ricevo una telefonata dalla stessa madre che mi chiede un appuntamento dicendo: \u00abQuesta volta la bambina non c&#8217;entra per niente, \u00e8 per me che vorrei venire\u00bb. Pi\u00f9 tardi la stessa signora (che aveva nel frattempo iniziato delle sedute d&#8217;appoggio) mi ha detto: \u00abLei non ha idea di come sia cambiata la mia qualit\u00e0 di vita!\u00bb.&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p>Racamier direbbe che anche qui c&#8217;\u00e8 stata una bambina che ha portato la mamma in terapia perch\u00e9 qualcuno la aiutasse in un momento di difficolt\u00e0.&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p>Il problema della colpevolizzazione nasce forse anche dal fatto che noi tendiamo a pensare sempre in termini di causa-effetto per cui di ogni fenomeno vogliamo individuare le cause o responsabilit\u00e0.&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p>La giovane madre non era certo causa della sofferenza di sua figlia che lei amava teneramente: il fatto \u00e8 che entrambe erano prese dentro alla stessa sofferenza di una storia e di una condizione di vita di cui erano vittime.&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<h4 class=\"wp-block-heading\"><a id=\"p5\"><\/a>2. I comportamenti provocatori&nbsp;<\/h4>\n\n\n\n<p>Un&#8217;altra situazione che \u00e8 sicuramente difficile da capire e faticosa da gestire nella relazione con un bambino \u00e8 quella dei comportamenti provocatori.&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p>Anche qui per\u00f2 pu\u00f2 essere utile cercare di distinguere i casi in cui un bambino presenta questo tipo di comportamento saltuariamente, soprattutto nei momenti di difficolt\u00e0, da quelli in cui lo presenta invece costantemente, cio\u00e8 come sua specifica modalit\u00e0 di carattere.&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p>Ora, se nel primo caso si tratta spesso di situazioni transitorie che un adulto attento pu\u00f2 ascoltare e interpretare come momenti passeggeri di crisi di crescita, nel secondo caso sarebbe invece importante rendersi conto che \u00e8 proprio la permanenza costante di questo atteggiamento ci\u00f2 che testimonia la permanenza costante di una difficolt\u00e0 emotiva in un bambino.&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p>Tutto ci\u00f2 che noi adulti riusciremo allora a fare per aiutarlo a superare questa difficolt\u00e0 potr\u00e0 rappresentare per lui un grosso aiuto evolutivo.&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p>La favola che segue ora non \u00e8 solo servita alla madre per capire meglio suo figlio, ma anche agli insegnanti del bambino che avevano chiesto un colloquio proprio per discutere dei suoi atteggiamenti provocatori all&#8217;interno della classe.&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p>Non \u00e8 facile per un insegnante confrontarsi continuamente con questo tipo di atteggiamento che \u00e8 sempre un po&#8217; di sfida a lui e al gruppo e non \u00e8 facile per uno psicologo intervenire ad aiutare entrambi.&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p>Al bambino che sta dietro a questa favola la sorte aveva dato, insieme a una storia difficilissima e dolorosa, un gruppo di insegnanti particolarmente attenti ai bisogni dei ragazzi. Dopo aver letto attentamente la favola non hanno chiesto soluzioni magiche o miracolistiche, ma hanno semplicemente detto: \u00abVa bene, \u00e8 difficile, ma adesso almeno sappiamo perch\u00e9 fa cos\u00ec. Cercheremo noi le nostre strategie con lui\u00bb.&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<h4 class=\"wp-block-heading\"><a id=\"p6\"><\/a>Favola numero 2&nbsp;<\/h4>\n\n\n\n<p>Il lupacchiotto che faceva sempre i dispetti.&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p>\u201cSono l&#8217;unico vostro suddito, io che ero il Re di me stesso.\u201d W. SHAKESPEARE, \u201cLa Tempesta\u201d.&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p>Quello delle Sette Querce era proprio un bosco normale come gli altri di questa terra e quindi c&#8217;erano anche l\u00ec gli animali tranquilli che tutti giudicavano buoni e quelli scatenati che tutti ritenevano cattivi.&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p>Ma c&#8217;era un cucciolo che in fatto di cattiveria non aveva rivali: era un lupacchiotto scuro e col pelo irto, sempre pronto ad attaccare e a fare i dispetti agli altri, finch\u00e9 tutti lo scacciavano. Anche quando andava alla Scuola dello Spiazzo trovava sempre il modo di infastidire qualcuno; o tirava la zampa a uno, o pestava la coda a un altro, o lanciava le ghiande sul naso di chi gli stava di fronte, ma fermo non stava proprio mai.&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p>E ogni volta era sempre la stessa storia: gli altri cuccioli si lamentavano, c&#8217;era chi si ribellava, chi subiva, chi andava a dirlo al gruppo degli Anziani, e cambiava posto finch\u00e9 lui restava solo col suo pelo nero irto che lo faceva sembrare ancora pi\u00f9 brutto.&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p>E cos\u00ec gli altri cuccioli si vendicavano chiamando\/o \u00abil Brutto\u00bb e lo prendevano in giro per il suo pelo.&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p>Lupacchiotto faceva finta di niente, ma dentro di s\u00e9 ne soffriva molto. Il fatto \u00e8 che tutti gli altri cuccioli, almeno cos\u00ec sembrava a lui, avevano a casa una mamma che li amava, che gli spazzolava il pelo prima che uscissero dalla tana, che gli cambiava il fiocco tutti i giorni e glielo preparava ogni volta bello lavato e stirato di fresco.&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p>Invece la sua mamma non aveva mai il tempo di fare tutte queste cose.&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p>Era una mamma che aveva sempre da fare, ma che non riusciva a concludere tutti i lavori anche perch\u00e9 aveva quattro figli: Lupacchiotto, che era sempre ribelle, Lupetta che era molto pi\u00f9 carina ma voleva sempre lei l&#8217;attenzione, e due gemelli che erano molto piccoli e avevano ancora bisogno di tutto.&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p>E cos\u00ec quando si arrabbiava, era con Lupacchiotto che si sfogava spesso e gli diceva delle cose che i grandi a volte dicono senza crederci fino in fondo quando sono proprio fuori di s\u00e9, perch\u00e9 sono molto arrabbiati e non si rendono conto che i cuccioli invece a quelle parole ci credono davvero, anche quando fingono il contrario.&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p>Allora quando la sua mamma gli urlava: \u00abTu sei proprio la mia rovina, mi farai morire!\u00bb, Lupacchiotto ci credeva davvero e aveva veramente paura che la mamma morisse e a volte era cos\u00ec terrorizzato che desiderava davvero che lei morisse e poi subito dopo si spaventava di quel pensiero che gli era venuto e per cancellarlo faceva tutto quello che poteva per aiutare la mamma: andava a prendere il latte, accompagnava la sorellina a scuola, accudiva i fratelli piccoli e cos\u00ec di seguito.&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p>Per\u00f2 Lupacchiotto era un cucciolo molto triste.&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p>Lui non aveva il problema di non riuscire a imparare le storie, anzi, quelle gli piacevano proprio; era solo sui calcoli che non riusciva molto, ma si sa che in un bosco i numeri non servono tanto e, in ogni caso, quelli che servono tutti li conoscono naturalmente.&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p>Quello che invece non gli piaceva era il fatto che, secondo lui, la mamma trattava meglio i fratelli pi\u00f9 piccoli e, soprattutto, gli pesava che loro fossero figli del suo pap\u00e0 attuale, mentre lui era figlio di un altro pap\u00e0, da cui la mamma si era separata.&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p>E cos\u00ec il cucciolo si sentiva diverso dagli altri in casa e si sentiva diverso dagli altri allo Spiazzo delle Sette Querce.&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p>Per fortuna c&#8217;era una cosa che lui sapeva fare molto bene: le partite del bosco. In queste gare era proprio un cucciolo contento perch\u00e9 correva e giocava insieme agli altri e non era mai rifiutato, anzi tutti lo cercavano perch\u00e9 era bravo, agile e svelto e in certi momenti lo applaudivano persino e lui si sentiva tutto caldo dentro dalla soddisfazione e in quei momenti dimenticava le altre volte in cui era triste e arrabbiato.&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p>Per\u00f2 le partite del bosco erano una o due volte la settimana, per cui per la maggior parte del tempo Lupacchiotto era scontento.&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p>E una sera che era particolarmente arrabbiato e che i suoi compagni lo scacciavano e si lamentavano con il gruppo dei vecchi, ecco che uno dei saggi che gli erano pi\u00f9 simpatici, il leone Criniera d&#8217;Oro, lo guard\u00f2 dritto negli occhi e disse: \u00abAdesso vi racconter\u00f2 la mia storia in questo bosco. Tanto e tanto tempo fa io ero un cucciolo, proprio come voi, non ero vecchio come ora. Ero molto forte e prepotente, vincevo quasi tutte le gare del bosco, mi piaceva andare in giro tutto il giorno, ma ero sempre scontento perch\u00e9 ero convinto che la mia mamma volesse pi\u00f9 bene ai miei fratelli che a me.&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p>E cos\u00ec facevo sempre i dispetti ai miei fratelli fino a quando le prendevo di santa ragione e quando uscivo dalla tana facevo sempre i dispetti agli altri finch\u00e9 tutti mi lasciavano solo.&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p>C&#8217;era, \u00e8 vero, un momento in cui tutti mi ammiravano ed era quando ruggivo, avevo il ruggito pi\u00f9 potente del bosco, ma non potevo ruggire tutto il giorno per farmi ammirare e cos\u00ec per la maggior parte del tempo ero scontento e arrabbiato.&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p>Finch\u00e9 un giorno ero cos\u00ec stanco che decisi di aspettare la notte e di partire per cercare anch&#8217;io il libro della mia storia, e cos\u00ec feci.&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p>Quando finalmente arrivai all&#8217;albero di tutte le storie trovai Gufo Millenario che mi guard\u00f2 e disse: \u201cAndiamo a vedere che cosa c&#8217;\u00e8 scritto sul tuo libro\u201d. E mi port\u00f2 all&#8217;interno del tronco millenario.&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p>E quando ebbe trovato il libro della mia storia la lesse e poi mi disse: \u201cSai qual \u00e8 il tuo problema, cucciolo? Che tu non hai ancora trovato chi sei. Finora ti sei visto o rifiutato dagli altri, o applaudito, per cui non puoi che comportarti in modo da farti rifiutare o applaudire.&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p>Questo succede per\u00f2 perch\u00e9 tu hai sempre bisogno che gli altri si occupino di te, in quanto pensi che la tua mamma non l&#8217;abbia fatto abbastanza.&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p>Ma se la tua mamma non si fosse occupata di te quando tu eri molto piccolo, saresti morto di fame, non saresti cresciuto e non avresti imparato n\u00e9 a camminare, n\u00e9 a cacciare, n\u00e9 a ruggire. \u00c8 stata lei che ti ha sfamato quando avevi fame, ti ha protetto dai temporali e dal freddo dell&#8217;inverno, ti ha rialzato quando ruzzolavi perch\u00e9 non sapevi camminare e ti ha insegnato a essere forte e a ruggire. \u00c8 proprio perch\u00e9 lei si \u00e8 occupata di te che tu ora sai fare queste cose e adesso lei le deve fare per i tuoi fratellini, che queste cose non le sanno ancora fare.&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p>Allora, quando ti viene il pensiero che la tua mamma non ti voglia bene, prova a pensare a che cosa ne sarebbe stato di te se lei non ti avesse portato nella sua pancia prima e poi nutrito, protetto e riscaldato quando eri piccolo. Forse, se lasci che questo pensiero possa entrare nella tua testa, ti sentirai meno arrabbiato con tutti.&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p>Devo dire che io ero molto perplesso e non capivo che cosa c&#8217;entrasse la mia mamma col fatto che gli altri mi rifiutassero, per\u00f2 Gufo Millenario aveva l&#8217;aria molto saggia e mi ispirava fiducia. E cos\u00ec a poco a poco provai a fare quello che mi aveva suggerito e permisi a quel pensiero che prima non era mai voluto entrare nella mia testa di entrarci.&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p>Le prime volte lo faceva di sfuggita e scappava subito fuori: era proprio come se non volesse coabitare con la testa; poi cominci\u00f2 a fermarsi qualche volta e alla fine arrivava liberamente e si fermava.&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p>E poco a poco mi accorsi che anche i pensieri dentro di me cominciarono a cambiare e quando finalmente io mi resi conto che la mia mamma voleva bene a ognuno di noi in modo differente perch\u00e9 ognuno era diverso, anche con gli altri cuccioli io mi trovai molto meglio: non avevo bisogno n\u00e9 di fare continuamente i dispetti n\u00e9 di farmi applaudire.&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p>Ero semplicemente uno come loro, che giocava, si divertiva, imparava, litigava, piangeva e si faceva male esattamente come tutti gli altri.&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p>Adesso sapevo finalmente chi ero: non dovevo pi\u00f9 farmi rifiutare o applaudire a ogni costo.\u00bb&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p>Lupacchiotto aveva ascoltato molto attentamente la storia del vecchio leone, e in certi momenti gli era sembrato di vedersela proprio l\u00ec davanti a lui, come se fosse stato lui il protagonista, anzi, si era tanto immedesimato che a volte gli era persino venuto il batticuore.&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p>Ma quando la storia fu finita emise un gran sospiro e pens\u00f2 tra s\u00e9 che quella s\u00ec era una bella storia, ma lui non era come Criniera d&#8217;Oro, la sua era certamente diversa, e se ne and\u00f2 via scontento pi\u00f9 di prima.&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p>Ma si sa che i pensieri che cascano una volta nella testa sono come i semi, da uno ne nasce un altro, da questo un altro ancora e cos\u00ec via.&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p>E un giorno che Lupacchiotto era come al solito arrabbiato con la sua mamma, ecco che gli cadde in testa il pensiero delle parole di Gufo Millenario e allora prov\u00f2 a guardare meglio la sua mamma e vide delle cose che prima non aveva mai visto.&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p>Vide una mamma che era molto stanca e che aveva sofferto tante cose nella vita e che si dava sempre da fare, ma che, anche se voleva, tante cose non riusciva a farle, proprio come lui con i conti. Era una mamma che faceva tutto quello che poteva, proprio tutto quello che poteva, anche per lui, anche se lo sgridava tanto.&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p>Lupacchiotto fu molto sorpreso da quel pensiero; non gli piaceva proprio, preferiva la sua vecchia idea che gli faceva sempre compagnia, e cos\u00ec lo scacci\u00f2. Per\u00f2 qualche giorno dopo il pensiero gli casc\u00f2 nuovamente dentro alla testa e si ferm\u00f2 un minuto di pi\u00f9. E cos\u00ec la lotta fra lui e il suo nuovo pensiero and\u00f2 avanti per un po&#8217;, poi alla fine si erano tutti e due talmente abituati a lottare e a farsi compagnia, che decisero di fare la pace.&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p>E cos\u00ec nel Bosco delle Sette Querce si vide a poco a poco un lupacchiotto che giocava con gli altri, che litigava, che si faceva male, che faceva la pace e giocava di nuovo, proprio come tutti gli altri cuccioli del bosco, e non si ebbe pi\u00f9 un cucciolo rifiutato o applaudito che per trovare se stesso aveva sempre bisogno di essere ammirato o scacciato.&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<h4 class=\"wp-block-heading\"><a id=\"p7\"><\/a>Qualche riflessione sulla favola: Il bambino difficile&nbsp;<\/h4>\n\n\n\n<p>\u201cMamma, era meglio se pap\u00e0 non te lo metteva il semino nella pancia! Guarda che brutto muso \u00e8 uscito!\u201d Dario, 4 anni, alla nascita di Alice.&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p>Questa \u00e8 la favola che era stata scritta in origine per il figlio ed \u00e8 stata invece letta alla madre. Il suo obiettivo \u00e8 quello di aiutare gli adulti a capire che dietro a un bambino difficile c&#8217;\u00e8 in genere un messaggio profondo di sofferenza che di solito non viene riconosciuto.&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p>Il sintomo di cui il cucciolo della favola era portatore \u00e8 molto frequente nei bambini e ciascun insegnante ha l&#8217;esperienza di almeno uno o pi\u00f9 casi del genere in ogni classe, anche oltre la scuola elementare.&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p>Il meccanismo che questo bambino riproduceva era il suo modo di entrare in contatto con il mondo, la sua unica modalit\u00e0 di sentirsi esistente, l&#8217;essere cio\u00e8 sempre \u00abattaccato\u00bb agli altri anche attirandosene le reazioni negative.&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p>Di fondo c&#8217;era anche qui un problema di eccessiva dipendenza dall&#8217;altro che in questo caso aveva un po&#8217; la dinamica raccontata dalla favola, in altri casi ne potrebbe avere altre ancora (\u00e8 importante ricordare che ognuno ha la propria storia).&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p>Quello che in genere accomuna questi bambini sembra essere il fatto che questa modalit\u00e0 di reazione la applichino quasi costantemente, anche senza rendersene conto, nei loro rapporti con il mondo, con le caratteristiche di un gioco che diventa parte del loro comportamento abituale. Anche qui si tratta, tuttavia, di una modalit\u00e0 di comportamento che non nasce dal nulla, ma si struttura in una relazione importante e quotidiana, che in questo caso era quella con la madre.&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p>La mamma che ha ispirato questa storia era cos\u00ec esasperata dal non capire le reazioni di suo figlio e aveva lei stessa una situazione cos\u00ec difficile che aveva a volte chiesto che il bambino venisse allontanato da lei e messo in collegio. Ci\u00f2 per\u00f2 avrebbe probabilmente sancito definitivamente per il bambino il sentirsi abbandonato e rifiutato, togliendogli anche la possibilit\u00e0 di crescere, sia pur nella sofferenza.&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p>Era una madre che aveva alle spalle una storia tristissima e che faceva fatica anche lei ad andare avanti nella vita, ma che in fondo amava suo figlio, anche se non riusciva a capirne i comportamenti. Il cominciare a poterlo guardare con occhi un po&#8217; diversi da prima \u00e8 quello che le ha permesso invece di riuscire in quel momento a vedere le cose attraverso gli occhi del bambino, disinnescando il meccanismo di rifiuto che entrava in gioco precedentemente.&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p>L&#8217;aiuto che pu\u00f2 venire in questi casi \u00e8 proprio il fatto che una piccola modificazione quotidiana e possibilmente costante del comportamento dell&#8217;adulto pu\u00f2 a poco a poco agire nel corso del tempo sul vissuto del bambino, in questo caso sul sentirsi rifiutato, che \u00e8 all&#8217;origine del suo comportamento reattivo.&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p>Quando questa modificazione non \u00e8 possibile, invece, \u00e8 facile che il meccanismo si perpetui nel tempo rinforzandosi e facendo in modo che un bambino che per qualche motivo si sente rifiutato si comporti in modo da farsi rifiutare sempre di pi\u00f9, come se fosse attaccato a questa unica possibilit\u00e0 di identificazione a cui si aggrappa disperatamente pur di non restare senza identit\u00e0, cio\u00e8 di non sentirsi esistente.&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p>Sotto un comportamento reattivo, come sotto ogni sintomo, c&#8217;\u00e8 perci\u00f2 sempre un linguaggio da scoprire. Un bambino che dice sempre di no o che fa sempre i dispetti pu\u00f2 avere paradossalmente un problema di dipendenza dall&#8217;adulto ancora maggiore rispetto a quello di uno palesemente troppo attaccato; entrambi stanno incontrando, per motivi e in modi diversi, qualche ostacolo nel processo verso l&#8217;indipendenza e l&#8217;autonomia.&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p>Lo stesso problema pu\u00f2 quindi essere manifestato in modi molto diversi, a volte addirittura opposti, secondo le difese che ogni singolo bambino riesce a costruire nel corso della sua infanzia.&nbsp;<img decoding=\"async\" src=\"data:image\/svg+xml,%3Csvg%20xmlns='http:\/\/www.w3.org\/2000\/svg'%20viewBox='0%200%2015%2015'%3E%3C\/svg%3E\" class=\"zeen-lazy-load-base zeen-lazy-load\" data-lazy-src=\"..\/img_art\/fine_testo.gif\" width=\"15\" height=\"15\"><noscript><img decoding=\"async\" src=\"..\/img_art\/fine_testo.gif\" width=\"15\" height=\"15\"><\/noscript><\/p>\n\n\n\n<p>__________&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p><strong>Note&nbsp;<\/strong><\/p>\n\n\n\n<p><a id=\"_ftn1\"><\/a>1. Mahler-Pine-Bergman, \u201cLa nascita psicologica del bambino\u201d, Bollati-Boringhieri, Torino &nbsp; 1978. (<a href=\"#1\">torna al testo<\/a>)<\/p>\n\n\n\n<p><a id=\"_ftn2\"><\/a>2. Bowlby, \u201cUna base sicura\u201d, Cortina, Milano 1989. (<a href=\"#2\">torna al testo<\/a>)<\/p>\n\n\n\n<p><a id=\"_ftn3\"><\/a>3. A Miller, \u201cIl bambino inascoltato\u201d, Bollati-Boringhieri, Torino 1989. (<a href=\"#3\">torna al testo<\/a>)<\/p>\n\n\n\n<p><a id=\"_ftn4\"><\/a>4. D. W. Winnicott, \u201cDalla pediatria alla psicoanalisi\u201d, Giunti Martinelli, Firenze 1991. (<a href=\"#4\">torna al testo<\/a>)<\/p>\n\n\n<div class=\"wp-block-image\">\n<figure class=\"aligncenter\"><a href=\"#su\"><img decoding=\"async\" src=\"data:image\/svg+xml,%3Csvg%20xmlns='http:\/\/www.w3.org\/2000\/svg'%20viewBox='0%200%20370%20247'%3E%3C\/svg%3E\" class=\"zeen-lazy-load-base zeen-lazy-load\" data-lazy-src=\"..\/img_art\/Uovo_min.jpg\" alt=\"torna su\"\/><noscript><img decoding=\"async\" src=\"..\/img_art\/Uovo_min.jpg\" alt=\"torna su\"\/><\/noscript><\/a><\/figure>\n<\/div>","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>\u201cPi\u00f9 di ogni altra cosa custodisci il tuo cuore, poich\u00e9 da esso sgorga la vita.\u201d Dal \u201cLibro dei Proverbi\u201d.\u00a0 Il Bambino nascosto \/2.1 di Alba Marcoli Favole per capire la psicologia nostra e dei nostri figli&nbsp; Sommario:&nbsp;La fatica di crescere&nbsp;\u2013&nbsp;1. La mancanza di autonomia&nbsp;&#8211;&nbsp;Favola numero 1&nbsp;&#8211;&nbsp;Dipendenza e difficolt\u00e0 a imparare&nbsp;\u2013&nbsp;2. I comportamenti provocatori&nbsp;&#8211;&nbsp;Favola numero 2&nbsp;&#8211;&nbsp;Il bambino difficile&nbsp;\u2013 3. Il comportamento oblativo &#8211; Favola numero 3 &#8211; Il bambino troppo buono \u2013 4. 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