{"id":1665,"date":"2007-12-07T17:49:20","date_gmt":"2007-12-07T16:49:20","guid":{"rendered":"http:\/\/www.esonet.it\/?p=1665"},"modified":"2023-09-25T14:17:43","modified_gmt":"2023-09-25T12:17:43","slug":"loblio-della-tradizione-e-il-nichilismo-della-tecnica","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.esonet.it\/?p=1665","title":{"rendered":"L&#8217;oblio della Tradizione e il nichilismo della Tecnica"},"content":{"rendered":"<p><a href=\"https:\/\/www.esonet.it\/?cat=88\"><img decoding=\"async\" src=\"data:image\/svg+xml,%3Csvg%20xmlns='http:\/\/www.w3.org\/2000\/svg'%20viewBox='0%200%20370%20247'%3E%3C\/svg%3E\" class=\"zeen-lazy-load-base zeen-lazy-load alignright\" title=\"Dialoghi Filosofici\" data-lazy-src=\"images\/topics\/Filosofia.jpg\" alt=\"Dialoghi Filosofici\" align=\"right\" border=\"0\" \/><noscript><img decoding=\"async\" class=\"alignright\" title=\"Dialoghi Filosofici\" src=\"images\/topics\/Filosofia.jpg\" alt=\"Dialoghi Filosofici\" align=\"right\" border=\"0\" \/><\/noscript><\/a>L&#8217;orizzonte che abitiamo si presenta a noi, spauriti uomini del nascente millennio, totalmente avvolto nelle trame autoreferenziali del nuovo ordine mondiale. La tecnica, elevatasi a dimensione planetaria, si presenta come un motore immoto che dirige le ragnatele di comando e di dominio. Come un Moloch macrocosmico, essa inerisce al sonno dei cuori e delle menti. Nell&#8217;era della \u201cdesertificazione spirituale\u201d \u2013 della messa in scena dell&#8217;intimit\u00e0 di fronte a telecamere che spiano morbosamente i nuovi animali dello zoo umano \u2013 il nichilismo celebra l&#8217;apogeo della sua potenza.<\/p>\n<table border=\"0\" width=\"100%\">\n<tbody>\n<tr>\n<td scope=\"col\">\n<div align=\"center\">\n<h3 align=\"left\"><a name=\"su\"><\/a>L&#8217;oblio della Tradizione e il nichilismo della Tecnica<\/h3>\n<p align=\"left\">di Antonio D&#8217;Alonzo<\/p>\n<\/div>\n<\/td>\n<\/tr>\n<tr>\n<td scope=\"row\">\n<div align=\"justify\">\n<table border=\"0\" width=\"100%\">\n<tbody>\n<tr>\n<td scope=\"col\" width=\"49%\">\n<p align=\"justify\"><img decoding=\"async\" src=\"data:image\/svg+xml,%3Csvg%20xmlns='http:\/\/www.w3.org\/2000\/svg'%20viewBox='0%200%20347%20239'%3E%3C\/svg%3E\" class=\"zeen-lazy-load-base zeen-lazy-load\" data-lazy-src=\"..\/img_art\/tradizione&amp;tecnica.jpg\" width=\"347\" height=\"239\" \/><noscript><img decoding=\"async\" src=\"..\/img_art\/tradizione&amp;tecnica.jpg\" width=\"347\" height=\"239\" \/><\/noscript><\/p>\n<\/td>\n<td scope=\"col\" width=\"51%\">\n<p align=\"justify\">L&#8217;orizzonte che abitiamo si presenta a noi, spauriti uomini del nascente millennio, totalmente avvolto nelle trame autoreferenziali del nuovo ordine mondiale. La tecnica, elevatasi a dimensione planetaria, si presenta come un motore immoto che dirige le ragnatele di comando e di dominio. Come un Moloch macrocosmico, essa inerisce al sonno dei cuori e delle menti. Nell&#8217;era della \u201cdesertificazione spirituale\u201d \u2013 della messa in scena dell&#8217;intimit\u00e0 di fronte a telecamere che spiano morbosamente i nuovi animali dello zoo umano \u2013 il nichilismo celebra l&#8217;apogeo della sua potenza.<\/p>\n<\/td>\n<\/tr>\n<\/tbody>\n<\/table>\n<p>All&#8217;uomo-massa non rimane, se vuole sfuggire illusoriamente all&#8217;omologazione culturale, che il gesto chimerico dell&#8217;<em>apparire<\/em>. Per poche ore, minuti o secondi, si rovescia l&#8217;anonimato quotidiano dell&#8217;uomo qualunque in caricaturale \u201c <em>telegenicit\u00e0. <\/em>Gli aspiranti protagonisti del circo massmediologico s&#8217;improvvisano personaggi, stereotipi mediatici pronti a rispondere al richiamo tautologico del gregge, che in loro riconosce la sua stessa essenza. Ci si accontenta di essere universalmente visibili a scapito dell&#8217;interiore spiritualit\u00e0 che abbassa l&#8217;audience e risulta incomprensibile alle masse televisive. Si acconsente ad essere soltanto la proiezione idealtipica dell&#8217;immaginario collettivo, perch\u00e9 l&#8217;unico appagamento \u00e8 quello dell&#8217;Io narcisistico che vuole soltanto essere ammirato ed ammirarsi nello schermo. L&#8217;<em>apparire <\/em>come surrogato dell&#8217;<em>essere. <\/em><\/p>\n<p>La tecnica omologa le identit\u00e0, rendendole funzionali alle esigenze produttive, sgretolando il castello dell&#8217;interiorit\u00e0, che di fronte al bombardamento mediatico si trova di fatto privato della ricerca introspettiva, per sempre inibito agli antichi esercizi della solitudine e dell&#8217;isolamento. Accerchiata dai media la soggettivit\u00e0 si reclude autisticamente in una chiusura narcisistica, dove paradossalmente s&#8217;identifica con l&#8217;impersonale funzionalit\u00e0 del ruolo sociale, intercambiabile e rimpiazzabile. Sono cos\u00ec rimosse tutte le possibilit\u00e0 di avvalersi di azioni creative, che in quanto non massificate sono ritenute pericolosamente trasgressive dall&#8217;apparato. Questo narcisismo postmoderno \u00e8 paradossale perch\u00e9 non produce vera eccentricit\u00e0 psichica \u2013 ovvero creativit\u00e0 \u2013 ma identificazione in modelli di successo sociale che obbediscono a standard differenziati, secondo la tipologia del consumatore. Il manager di successo, possiede quell&#8217;automobile, beve quella marca di whisky, regala diamanti in occasione di anniversari.<\/p>\n<p>Questa rincorsa collettiva agli status sociali \u00e8 funzionale all&#8217;apparato tecnocratico perch\u00e9 addomestica le pulsioni distruttive individuali, che anzich\u00e9 essere liberate selvaggiamente contro il potere, vengono imbrigliate e circoscritte in ambiti di utilizzo limitati a determinati spazi ed eventi particolari. Si pensi, ad esempio, all&#8217;aggressivit\u00e0 liberata negli stadi di calcio da persone che la sera stessa o il giorno dopo si riappropriano della propria identit\u00e0 funzionale.<\/p>\n<p>\u00c8 evidente che la liberazione del dionisiaco, del surplus di compulsioni <em>thanatiche<\/em>, \u00e8 meno pericolosa se indirizzata verso un altro tifoso, piuttosto che verso un&#8217;autorit\u00e0 politica. La stessa tecnica del potere si ripresenta nel fenomeno giovanile del sabato sera. La discoteca produce lo sfogo e la catarsi delle pulsioni aggressive ed allenta, nello spazio di una notte, l&#8217;enorme lavorio che l&#8217;apparato tecno-mediatico indirizza contro il consumatore. Imbottirsi di pastiglie il sabato sera o accapigliarsi con gli ultr\u00e0 la domenica, \u00e8 quindi in fondo occultamente tollerato, purch\u00e9 il luned\u00ec tutti ritornino ad indossare l&#8217;abito sociale di studenti diligenti e lavoratori indefessi.<\/p>\n<p>Come a suo tempo aveva brillantemente diagnosticato Adorno, tramite la persuasione pubblicitaria l&#8217;apparato crea i bisogni del consumatore, prima di indicare quali sono le merci-feticcio funzionali alla soddisfazione degli stessi. Si crea la figura del rampante padrone del suo tempo, irresistibilmente lanciato verso orizzonti di successo professionale, tutto teso a finalizzare ossessivamente ogni spazio libero disponibile. Solo successivamente si lancia sul mercato il prodotto del telefono cellulare, di cui tutti oggi sentono un disperato bisogno, senza chiedersi che cos&#8217;era la societ\u00e0 un decennio prima dell&#8217;invenzione in questione.<\/p>\n<p>Inevitabilmente, con l&#8217;avvento della persuasione tecno-mediatica inizia a completarsi il processo di regressione culturale delle masse. I media realizzano un&#8217;alfabetizzazione minima di tutta la popolazione, pena l&#8217;impossibilit\u00e0 di rivestire il ruolo sociale di consumatori, ma livellano gli standard culturali collettivi incredibilmente in basso. Il pensiero soggettivo diventa quindi inutile, surclassato da quello oggettivo unanimemente condiviso, cos\u00ec come futile appare l&#8217;atto di porsi troppe domande. \u00c8 il trionfo della cultura di massa e del tempo presente, dove la rimozione del pensiero della morte libera il consumatore dagli inutili fardelli esistenziali ed indirizza l&#8217;attenzione alla frenetica rincorsa dei gadgets consumistici.<\/p>\n<p>In questo contesto non c&#8217;\u00e8 pi\u00f9 spazio per la \u201ccultura alta\u201d, e il letterato appare sempre pi\u00f9 come un residuo del passato ormai prossimo all&#8217;estinzione. La regionalizzazione del sapere in nicchie disciplinari celebra la nascita delle specializzazioni e il naufragio di quella che un tempo era l&#8217;universalit\u00e0 della cultura, paradigma del modello rinascimentale. Questa parcellizzazione della conoscenza impedisce di fatto qualsiasi pretesa di possedere quello sguardo d&#8217;insieme sul proprio tempo, caratteristico invece dell&#8217;umanista del cinquecento. La regionalizzazione del sapere \u00e8 un prodotto di quella richiesta di velocit\u00e0 nella risposta che l&#8217;Apparato pretende dai suoi funzionari. I tempi convulsi che regolano il reperimento dei mezzi-risposte idonei ad assicurare la soddisfazione degli stimoli che l&#8217;Apparato realizza come fini da obiettivare, rende indispensabile la rapidit\u00e0 diagnostica nella consultazione dei campi del sapere. Il funzionario deve riuscire a re-agire allo stimolo nel pi\u00f9 breve tempo possibile, garantendo la risoluzione del problema che si era presentato. La vecchia cultura umanistica, nell&#8217;era della tecnica, aveva il difetto di offrire una maggiore profondit\u00e0 di analisi sulle prospettive scandagliate, a scapito della rapidit\u00e0 nella messa-in-opera delle soluzioni offerte.<\/p>\n<p>Il mito della velocit\u00e0, l&#8217;enfasi posta sulla solerte efficienza, la valorizzazione del parlare conciso e stringato rispetto alla vuota ridondanza del linguaggio aulico: la tecnica dischiude lo scenario ereditato dall&#8217;et\u00e0 dei Lumi. L&#8217;illuminismo porta a compimento il progetto baconiano del dominio sulla natura, inaugurando l&#8217;epoca dello sfruttamento dell&#8217;uomo sull&#8217;uomo, merc\u00e9 la ragione ridotta a mera funzione strumentale. Per realizzare il dominio sulla natura, la razionalit\u00e0 illuministica deve procedere alla sua totale desacralizzazione, liberandola dalla seduzione dell&#8217;ignoto, dalla magia, dal mito.<\/p>\n<p>La ragione svuotata cos\u00ec di qualsiasi apertura trascendente, ravvisa l&#8217;inganno nell&#8217;incanto della natura fiabesca, e provvede a strutturarsi per lo smascheramento dell&#8217;Alterit\u00e0, in cui riconosce essenzialmente la proiezione di se stessa. Il tempo degli dei si dissipa nel gesto epocale della ragione illuminista che espunge dal proprio ambito tutto ci\u00f2 che eccede la propria glaciale progettualit\u00e0. Dichiarando falsa ogni finalit\u00e0 che non ricada all&#8217;interno della logica meccanicistica della causa e dell&#8217;effetto, la ragione progressivamente dichiara funzionale al raggiungimento dei propri obiettivi anche lo sfruttamento umano. Anzich\u00e9 essere espressione di \u201cRischiaramento\u201d, la ragione illuminista si tramuta rapidamente in ragione strumentale, e dichiarando la propria fede scientista, relega l&#8217;etica a retaggio mitico.<\/p>\n<p>La ragione strumentale diventa cos\u00ec strumento di potere per inaugurare il <em>regnum hominis<\/em>. Auschwitz e la Kolyma sono il frutto di quest&#8217;uso abominevole della razionalit\u00e0 tecnocentrica, dove l&#8217;etica si riduce all&#8217;ottimizzazione dell&#8217;operare funzionale alla <em>Realpolitik<\/em>, perch\u00e9 in fondo si tratta solo di schiacciare un bottone e di obbedire ad un ordine senza interrogarsi sulle conseguenze dell&#8217;azione, che sono gi\u00e0 state calcolate e prevenute dall&#8217;Apparato.<\/p>\n<p>Se questa estremizzazione dell&#8217;uso strumentale della ragione tecnocratica ha il suo ineluttabile dominio d&#8217;applicazione nei campi di sterminio e nei gulag, anche nelle moderne societ\u00e0 democratiche dell&#8217;Occidente, gli scopi della tecnocrazia non mutano. Il potere dell&#8217;Apparato si riveste di forme meno cruente, pi\u00f9 morbide e garantiste. Il dissidente non viene pi\u00f9 sterminato, come nei regimi totalitari, ma lentamente isolato ed emarginato. Mentre le esecuzioni pubbliche degli eretici provocavano nelle folle medioevali, che assistevano in piazza ai supplizi, moti di naturale solidariet\u00e0 con il condannato, la ghettizzazione e l&#8217;emarginazione moderna degli Outsiders, avvengono all&#8217;insaputa della pubblica opinione e con la collaborazione del silenzio omertoso dei Media. \u00c8 permesso avere idee non condivise dall&#8217;Apparato, tanto non si trover\u00e0 nessuna cassa di risonanza mediatica disposta a pubblicizzarle. Come l&#8217;anacoreta abbandonava i recinti della citt\u00e0 medioevale per ritirarsi nell&#8217;isolamento e nella solitudine delle vette, cos\u00ec per l&#8217;Outsiders \u00e8 pronto il territorio della marginalit\u00e0 sociale, fuori degli spazi della comunicazione e della visibilit\u00e0, esiliato nel suo destino di reietto sociale.<\/p>\n<p>Il risultato del dominio della tecnica \u00e8 la coeva societ\u00e0 dei consumi, dove il singolo esiste solo per essere metabolizzato da un \u201cNoi\u201d e dove la soggettivit\u00e0 \u00e8 ripulita da qualsiasi residuo di creativit\u00e0 e criticit\u00e0.<\/p>\n<p>L&#8217;uomo deve rivolgere la sua attenzione soltanto ai media, al video o alla rete, che irrompendo nel privato isolano l&#8217;individuo, impedendogli, tramite l&#8217;ipnotica ricezione del flusso di immagini, la comunicazione intersoggettiva. Si realizza cos\u00ec una condizione paradossale che rende il soggetto contemporaneamente isolato e impossibilitato alla solitudine. L&#8217;utente \u00e8 solo davanti al video e tuttavia non lo \u00e8, perch\u00e9 \u00e8 il passivo recettore del cosmo mediatico. L&#8217;aggressione pubblicitaria si realizza nel <em>voler rendere pubblico <\/em> delle tecnologie mediatiche, che irrompono nel privato avvolgendo l&#8217;individuo in effluvi di comunicazione ridondante e ininterrotta.<\/p>\n<p>Galimberti nel suo <em>Psiche e techne <\/em>rileva come l&#8217;apparato tecnico trasformando il \u201cregno dei fini\u201d in un \u201cuniverso di mezzi\u201d, abbia abolito la storia come <em>\u00e9schaton, <\/em>ed eserciti una riduzione sul senso dell&#8217;attesa collettiva. Nell&#8217;ebraismo il tempo \u00e8 una linea retta, con un inizio (la Rivelazione) ed una fine (La venuta del Messia e l&#8217;avvento del regno di Dio). Il cristianesimo si diversifica dalla concezione del tempo vetero-testamentaria perch\u00e9 concepisce anche un momento intermedio (La prima venuta di Cristo) e sostituisce la Parusia (termine teologico indicante l&#8217;atteso ritorno del Cristo in terra per unirsi ai suoi fedeli alla fine della storia) all&#8217;avvento del Messia ebraico. In entrambe le prospettive domina una visione lineare del tempo che \u00e8 rivoluzionaria, perch\u00e9 sostituisce all&#8217;insignificanza del tempo circolare greco, l&#8217;epifania del divino che si fa storia.<\/p>\n<p>All&#8217;inizio del diciannovesimo secolo, la scienza e il pensiero utopico hanno collocato il paradigma del tempo lineare ebraico-cristiano in un orizzonte apparentemente secolarizzato, in realt\u00e0 riproponendo la stessa metafisica che era alla base dell&#8217;escatologia religiosa. All&#8217;<em>\u00e9schaton <\/em>divino si sostituiva il fine ultimo del dominio sulla natura o l&#8217;avvento della societ\u00e0 egualitaria. La scienza e l&#8217;utopia proiettavano alla fine del tempo l&#8217;<em>\u00e9schaton <\/em>secolare, contribuendo cos\u00ec a radicalizzare la trasformazione cristiana del divenire irrazionale in storia. Ora, la tecnica rende possibile la fine della storia perch\u00e9 proietta il fine ultimo non alla fine del paradigma rettilineo, al di fuori del tempo, ma <em>nel <\/em>tempo stesso, anzi nel tempo immediato. La ricerca incessante dell&#8217;autopotenziamento \u00e8 l&#8217;unico fine che la tecnica colloca nel tempo, in una serie progressiva di traguardi da raggiungere e da oltrepassare subito, in vista di ulteriori <em>steps <\/em>dalla breve durata.<\/p>\n<p>Questa frammentazione e frantumazione del paradigma rettilineo in istanti che valgono come traguardi intermedi da realizzare, trasforma la proiezione dell&#8217;attesa del sogno prometeico in una nuova insignificanza del tempo, realizzando cos\u00ec l&#8217;estinzione dell&#8217;azione umana a lungo termine e, di conseguenza, la fine della storia. Inoltre, l&#8217;autentico scopo che la tecnica persegue \u00e8 il proprio potenziamento, ottenendo cos\u00ec, secondo Galimberti, il rovesciamento dei fini in mezzi, a cui sopra accennavamo. Non si tratta pi\u00f9 di utilizzare la tecnica come un mezzo per realizzare il fine del benessere sociale. Al contrario, la tecnica edifica il benessere collettivo per lanciare novit\u00e0 tecnologiche sul mercato, subito dichiarate obsolete e soppiantate da altri gadgets. Il software gi\u00e0 da <em>\u201crottamare\u201d<\/em> perch\u00e9 non risponde pi\u00f9 ai fermenti dei nuovi prodotti informatici. La sublimazione dei mezzi in fini produce la riduzione dello spessore di senso dell&#8217;esistenza, svuotando l&#8217;orizzonte umano di traguardi veramente edificanti da realizzare e facendo cos\u00ec avanzare le sabbie del nichilismo.<\/p>\n<p>In quest&#8217;orizzonte di senso cos\u00ec svuotato di significati e di ideali, dove l&#8217;apparato risponde agli afflati bassamente spirituali delle masse con l&#8217;ideologia della Newage, si pu\u00f2 solo diagnosticare la malattia senza avere la possibilit\u00e0 di indicare con sicurezza una cura efficace. Rimangono solo ipotesi su cui lavorare, \u201csentieri interrotti\u201d da percorrere, per usare le parole di Heidegger, con la speranza di poter trovare un varco, una breccia, che ci consenta \u2013 se non di oltrepassare il nichilismo \u2013 di arrestarne, perlomeno per qualche istante, l&#8217;avanzata implacabile.<\/p>\n<p>Uno dei possibili sentieri interrotti \u00e8 lo studio della Tradizione, dei suoi archetipi simbolici. Non perch\u00e9 sia facile ritrovare magicamente il filo rosso di una sapienza ormai obliterata e sepolta nei secoli dall&#8217;impetuoso incedere della scienza moderna. Tuttavia, l&#8217;oblio della tradizione iniziatica non rende certo inutile la ricerca delle radici primordiali attraverso lo studio e la ricerca simbologica. La ricerca dovrebbe realizzarsi, a mio avviso, prendendo spunto dall&#8217;enorme rimando di significati che il simbolismo tradizionale possiede ed esercita sul Profondo. Gli archetipi possono indicare al ricercatore, viatici che non conducono immediatamente in Cielo, ma percorrono le immani stratificazioni dell&#8217;Immaginario Collettivo. Lo stesso Jung, ha indicato che alcuni archetipi \u2013 come ad esempio quelli alchemici \u2013 non sono altro che trasposizioni simboliche del lavoro introspettivo, che il ricercatore deve effettuare per arrivare ad una maggiore comprensione del mondo interiore.<\/p>\n<p>I simboli della Tradizione possono, secondo l&#8217;insegnamento di Eliade, essere interpretati come ierofanie \u2013 ovvero manifestazioni del sacro \u2013 che la storia non pu\u00f2 rimuovere, dal momento che quest&#8217;ultima pu\u00f2 solo aggiungere ulteriori significati alle immagini arcaiche, senza per\u00f2 riuscire a distruggerne del tutto la struttura originaria. L&#8217;Occidente deve capire che la posta in gioco \u00e8 la perdita della propria memoria, che lo scacco che la metafisica ha subito dal novecento ha irreversibilmente accelerato. \u00c8 necessario quindi continuare ad interrogarsi, ma cambiando le domande. In questo senso, nel nuovo millennio, lo studio tradizionale pu\u00f2 davvero occupare il posto lasciato vacante dalla metafisica per rilanciare la sfida con nuovi strumenti.<\/p>\n<p>La necessit\u00e0 di riproporre l&#8217;interrogativo della verit\u00e0 deve diventare il nostro tentativo di cercare un qualche senso, in risposta all&#8217;assenza <em>de facto <\/em>di significati alternativi a quelli del feticismo della \u201cvelocit\u00e0\u201d e del mito modernista dell&#8217;\u201cefficienza\u201d. La riscoperta del pensiero c.d. \u201ctradizionale\u201d pu\u00f2 contrapporsi all&#8217;assenza di fondazione dell&#8217;agire umano nel rumore dell&#8217;epoca postomoderna. Contrastare l&#8217;incipiente dissoluzione della spiritualit\u00e0, sottratta al suo sostrato interiore e proiettata nell&#8217;esposizione dei sondaggi di mercato, neutralizzata nella pubblicit\u00e0 di un&#8217;immagine di successo. Il nuovo compito che attende gli esponenti del pensiero c.d. \u201ctradizionale\u201d agli albori del terzo millennio, \u00e8 di fondare un Mondo che oltrepassi l&#8217;autoreferenzialit\u00e0 dell&#8217;orizzonte aperto dalla tecnica. <img decoding=\"async\" src=\"data:image\/svg+xml,%3Csvg%20xmlns='http:\/\/www.w3.org\/2000\/svg'%20viewBox='0%200%2015%2015'%3E%3C\/svg%3E\" class=\"zeen-lazy-load-base zeen-lazy-load\" data-lazy-src=\"..\/img_art\/fine_testo.gif\" width=\"15\" height=\"15\" \/><noscript><img decoding=\"async\" src=\"..\/img_art\/fine_testo.gif\" width=\"15\" height=\"15\" \/><\/noscript><\/p>\n<p>__________<\/p>\n<p><strong>Bibliografia essenziale <\/strong><\/p>\n<p>\u2022\u00a0 <strong>Lasch<\/strong>, <em>La cultura del narcisismo, <\/em>Bompiani<\/p>\n<p>\u2022\u00a0 <strong>Adorno, Horkheimer<\/strong>, <em>L&#8217;industria culturale in La dialettica dell&#8217;Illuminismo. <\/em>Einaudi<\/p>\n<p>\u2022\u00a0 <strong>Freud<\/strong>, <em>Il disagio della civilt\u00e0, <\/em> Bompiani<\/p>\n<p>\u2022\u00a0 <strong>E. Zolla<\/strong>, <em>Il dio nascosto, <\/em>Einaudi<\/p>\n<p>\u2022\u00a0 <strong>M.T. Torti<\/strong>, <em>Abitare la notte, <\/em>Costa &amp; nolan<\/p>\n<p>\u2022\u00a0 <strong>U. Galimberti<\/strong>, <em>Psiche e techne, <\/em>Feltrinelli<\/p>\n<p>\u2022\u00a0 <strong>M. Eliade<\/strong>, <em>Il sacro e il profano, <\/em>Jaca Books<\/p>\n<p align=\"center\"><a href=\"#su\"><img decoding=\"async\" src=\"data:image\/svg+xml,%3Csvg%20xmlns='http:\/\/www.w3.org\/2000\/svg'%20viewBox='0%200%2044%2070'%3E%3C\/svg%3E\" class=\"zeen-lazy-load-base zeen-lazy-load\" data-lazy-src=\"..\/img_art\/Uovo_min.jpg\" alt=\"torna su\" width=\"44\" height=\"70\" border=\"0\" \/><noscript><img decoding=\"async\" src=\"..\/img_art\/Uovo_min.jpg\" alt=\"torna su\" width=\"44\" height=\"70\" border=\"0\" \/><\/noscript><\/a><\/p>\n<\/div>\n<\/td>\n<\/tr>\n<\/tbody>\n<\/table>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>L&#8217;orizzonte che abitiamo si presenta a noi, spauriti uomini del nascente millennio, totalmente avvolto nelle trame autoreferenziali del nuovo ordine mondiale. La tecnica, elevatasi a dimensione planetaria, si presenta come un motore immoto che dirige le ragnatele di comando e di dominio. 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