{"id":1675,"date":"2007-11-24T20:53:21","date_gmt":"2007-11-24T19:53:21","guid":{"rendered":"http:\/\/www.esonet.it\/?p=1675"},"modified":"2023-09-29T20:28:44","modified_gmt":"2023-09-29T18:28:44","slug":"teologia-metafisica-ed-esoterismo-in-dante-1","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.esonet.it\/?p=1675","title":{"rendered":"Teologia, Metafisica ed Esoterismo in Dante \/1"},"content":{"rendered":"<p><a href=\"https:\/\/www.esonet.it\/?cat=93\"><img decoding=\"async\" src=\"data:image\/svg+xml,%3Csvg%20xmlns='http:\/\/www.w3.org\/2000\/svg'%20viewBox='0%200%20370%20247'%3E%3C\/svg%3E\" class=\"zeen-lazy-load-base zeen-lazy-load alignright\" title=\"L'Opera al Rosso\" data-lazy-src=\"images\/topics\/Opera_in_Rosso.jpg\" alt=\"L'Opera al Rosso\" align=\"right\" border=\"0\" \/><noscript><img decoding=\"async\" class=\"alignright\" title=\"L'Opera al Rosso\" src=\"images\/topics\/Opera_in_Rosso.jpg\" alt=\"L'Opera al Rosso\" align=\"right\" border=\"0\" \/><\/noscript><\/a><em>Dante &#8211; La Citt\u00e0 Di Dante &#8211; La cultura fiorentina ai tempi di Dante &#8211; Metafisica ed Eresia a Firenze ai tempi di Dante &#8211; Testimonianze di metafisica ed esoterismo &#8211; I concetti basilari della dottrina dantesca &#8211; I Fedeli d&#8217;Amore<\/em><\/p>\n<p>La Schola a cui Dante si rifaceva, gi\u00e0 dai primi secoli del cristianesimo, interpretava i Sacri testi in quattro modi fondamentali: letterale, allegorico, morale e anagogico. Ai tempi di Dante questo metodo interpretativo era esteso anche alle opere letterarie e poetiche. Nell&#8217;epistola Dantesca a Cangrande della Scala il Poeta riconosce che anche nella sua Commedia esiste un senso anagogico, come in ogni opera che parli di ci\u00f2 che \u00e8 eterno e spirituale.<br \/>\nNel Convivio Dante stesso definisce i quattro metodi: quello letterale consisteva nella pi\u00f9 piana e piatta comprensione del testo. L&#8217;allegorico consiste nell&#8217;intuizione simbolica del letterale. Dal simbolo, poi, si intravede la connotazione morale. Ma anche l&#8217;interpretazione morale dei simboli, che ci riporta ad un concetto religioso, \u00e8 comunque inferiore al senso \u201canagogico\u201d.<\/p>\n<table border=\"0\" width=\"100%\">\n<tbody>\n<tr>\n<td scope=\"col\">\n<div align=\"center\">\n<h3 align=\"left\"><a name=\"su\"><\/a>Teologia, Metafisica ed Esoterismo in Dante \/1<\/h3>\n<p align=\"left\">di Vittorio Vanni<\/p>\n<\/div>\n<\/td>\n<\/tr>\n<tr>\n<td scope=\"row\">\n<div align=\"justify\">\n<p><em>Sommario<\/em>: <a href=\"#p1\">Dante<\/a> &#8211; <a href=\"#p2\">La Citt\u00e0 Di Dante<\/a> &#8211; La cultura fiorentina ai tempi di Dante &#8211; Metafisica ed Eresia a Firenze ai tempi di Dante &#8211; Testimonianze di metafisica ed esoterismo &#8211; I concetti basilari della dottrina dantesca &#8211; I Fedeli d&#8217;Amore<\/p>\n<h4><a name=\"p1\"><\/a>Dante<\/h4>\n<table border=\"0\" width=\"100%\">\n<tbody>\n<tr>\n<td scope=\"col\" width=\"34%\">\n<p align=\"justify\"><img decoding=\"async\" src=\"data:image\/svg+xml,%3Csvg%20xmlns='http:\/\/www.w3.org\/2000\/svg'%20viewBox='0%200%20233%20284'%3E%3C\/svg%3E\" class=\"zeen-lazy-load-base zeen-lazy-load\" data-lazy-src=\"..\/img_art\/Dante1.jpg\" width=\"233\" height=\"284\" \/><noscript><img decoding=\"async\" src=\"..\/img_art\/Dante1.jpg\" width=\"233\" height=\"284\" \/><\/noscript><\/p>\n<\/td>\n<td scope=\"col\" width=\"66%\">\n<p align=\"center\"><em>\u201cO voi che avete gli intelletti sani,<br \/>\nMirate la dottrina che s&#8217;asconde<br \/>\nSotto il velame delli versi strani.\u201d<\/em><br \/>\nInferno, IX, 61-63<\/p>\n<p align=\"justify\">Nel <em>Convivio <\/em>Dante afferma che ogni scrittura, e non solo quella sacra, si pu\u00f2 intendere:<\/p>\n<p align=\"center\"><em>\u201ce debbosi intendere massimamente per quattro sensi\u201d <\/em><\/p>\n<p align=\"justify\">di cui il pi\u00f9 alto e spirituale era l&#8217;anagogico.<\/p>\n<\/td>\n<\/tr>\n<\/tbody>\n<\/table>\n<p>La Schola a cui Dante si rifaceva, gi\u00e0 dai primi secoli del cristianesimo, interpretava i Sacri testi in quattro modi fondamentali: letterale, allegorico, morale e anagogico. Ai tempi di Dante questo metodo interpretativo era esteso anche alle opere letterarie e poetiche. Nell&#8217;epistola Dantesca a Cangrande della Scala il Poeta riconosce che anche nella sua Commedia esiste un senso anagogico, come in ogni opera che parli di ci\u00f2 che \u00e8 eterno e spirituale.<\/p>\n<p>Nel Convivio Dante stesso definisce i quattro metodi: quello letterale consisteva nella pi\u00f9 piana e piatta comprensione del testo. L&#8217;allegorico consiste nell&#8217;intuizione simbolica del letterale. Dal simbolo, poi, si intravede la connotazione morale. Ma anche l&#8217;interpretazione morale dei simboli, che ci riporta ad un concetto religioso, \u00e8 comunque inferiore al senso \u201canagogico\u201d.<\/p>\n<p><a name=\"1\"><\/a>Il significato etimologico di anagogia, dal greco <em>ana<\/em>, \u201csu\u201d e <em>ago <\/em> \u201cio conduco\u201d, ovvero \u201cporto in alto\u201d, \u201cascendo\u201d, indica una via di ascesa intellettuale e spirituale attraverso il quale, gradualmente, si supera una concettualit\u00e0 meno perfetta, fino a giungere la perfezione del concetto puro, a quel Fiore dell&#8217;Intelletto neoplatonico che non \u00e8 pi\u00f9 una condizione puramente umana, ma iniziatica ed esoterica.[<a href=\"#_ftn1\">1<\/a>]<\/p>\n<p>Quando si esamina e si cerca di interpretare il pensiero di un genio come Dante vi \u00e8 certamente la tentazione di astrattizzare, di commentare con il pensiero della nostra epoca quello del passato.<\/p>\n<p>Inquadrare una ricerca soltanto con l&#8217;interpretazione filosofica \u00e8 certamente un errore, perch\u00e9 ogni atto del pensiero nasce dal suo quotidiano, dai suoi parametri apparentemente minimi.<\/p>\n<p>La moderna storiografia ha superato i limiti che le imponeva la metodica ottocentesca, ricercando l&#8217;origine della vita pubblica e dei grandi avvenimenti nella vita privata, negli avvenimenti quotidiani.<\/p>\n<p>L&#8217;immaginazione vede Dante come un gigante ed un genio, ma molto spesso non si conosce la realt\u00e0 vivente della sua esistenza, della citt\u00e0 in cui viveva, degli ideali e delle crisi che coinvolgevano il suo mondo.<\/p>\n<p>Cercheremo quindi di dare un ritratto fedele neutrale di quest&#8217;ambito, mettendo soprattutto in risalto ci\u00f2 che lo stesso Dante dice di s\u00e9. Soltanto dopo questa sintesi potremo verificare se le fonti del mito sono genuine. Non si pu\u00f2 staccare Dante dall&#8217;ambiente in cui \u00e8 nato e vissuto, perch\u00e9 fu uomo dei suoi tempi e della sua citt\u00e0.<\/p>\n<p>Chi era Dante? Un figlio del suo tempo, come ognuno. Cerchiamo quindi, anche se minimamente, di comprendere i suoi tempi.<\/p>\n<p>L&#8217;amore ed il rancore di Dante per la sua citt\u00e0 e i suoi personaggi \u00e8 fondamentale per seguire il suo pensiero.<\/p>\n<p>Dante ebbe nobili natali, ma la sua famiglia conobbe soltanto una modesta agiatezza. Sua madre veniva dalla potente famiglia dei Donati, e suo trisavolo fu quel Cacciaguida, cui Dante portava una particolare venerazione, e lo riconosceva come sua \u201cradice\u201d.<\/p>\n<p>Cacciaguida, armato cavaliere e morto in battaglia, prese il nome d&#8217;Alighiero dalla sua donna, che proveniva dal paese ferrarese di Altichiero, in \u201cval di Pado\u201d, figlia della nobile famiglia degli Altichieri. Suo bisnonno fu Alighiero I, che ebbe in moglie una figlia di Bellincion Berti Ravignani, suo nonno materno, imparentato con gli Elisei.<\/p>\n<p>Da Altichiero I, nasce Bellincione, nonno di Dante, che essendo un personaggio di particolare importanza, mercantile e culturale, nella Firenze dell&#8217;epoca, avr\u00e0 sicuramente avuto importanza per la formazione di Dante. Bellincione ebbe sei figli maschi, di cui uno fu Alighiero II, padre di Dante.<\/p>\n<p>Nella contesa poetica, una \u201cdisturna\u201d con Forese Donati, questo fa una curiosa allusione al padre di Dante <em>\u201cben ti strignea il nodo Salomone\u201d<\/em>, che potebbe essere un&#8217;accusa d&#8217;usura, il peccato pi\u00f9 abusato dai fiorentini, o anche ad una possibile discendenza ebraica della famiglia degli Elisei.<\/p>\n<p>\u00c8 possibile che Dante abbia conosciuto il nonno Bellincione ed abbia avuto direttamente da lui testimonianza delle vicende pubbliche di sanguinose faide fra nobili, e quelle private dei coinvolgimenti della sua famiglia. Dante nacque verso la fine di Maggio del 1265, nella casa degli Alighieri nel Popolo di S. Martino del Vescovo, di fronte alla torre della Castagna.<\/p>\n<table border=\"0\" width=\"100%\">\n<tbody>\n<tr>\n<td scope=\"col\" width=\"62%\">\n<p align=\"justify\">Dante, fu un \u201cfiorentino spirito bizzarro\u201d. Nelle iconografie conosciute lo vediamo corrucciato, grifagno. L&#8217;immagine di Dante \u00e8 quella di un&#8217;altera sfinge dal volto impenetrabile, amaro, doloroso, che non cede facilmente il suo mistero.<\/p>\n<p align=\"justify\">Ma nella sua immagine giovanile, recentemente ritrovata, ed in Giotto il suo volto acquista trasparenza e chiarit\u00e0, in una giovinezza attenta e raccolta, dagli occhi chiari e limpidi, immensamente pieni di quella luce calma ed intensa che rompe il buio dei vicoli fiorentini. Nel volto giottesco permane, viva, una fiduciosa umanit\u00e0, in un momento forse di momentanea pace cittadina, tanto effimera e bugiarda quanto nascostamente fosca d&#8217;odio profondo e di faide omicide.<\/p>\n<p align=\"justify\">Dopo Giotto il volto di Dante \u00e8 quello di un&#8217;immota maschera, raggelata nel suo silenzioso sdegno, nella sua interiore e quasi disumana spiritualit\u00e0.<\/p>\n<p align=\"justify\">\n<\/td>\n<td scope=\"col\" width=\"38%\">\n<p align=\"right\"><img decoding=\"async\" src=\"data:image\/svg+xml,%3Csvg%20xmlns='http:\/\/www.w3.org\/2000\/svg'%20viewBox='0%200%20259%20326'%3E%3C\/svg%3E\" class=\"zeen-lazy-load-base zeen-lazy-load\" data-lazy-src=\"..\/img_art\/Dante2.jpg\" width=\"259\" height=\"326\" \/><noscript><img decoding=\"async\" src=\"..\/img_art\/Dante2.jpg\" width=\"259\" height=\"326\" \/><\/noscript><\/p>\n<\/td>\n<\/tr>\n<\/tbody>\n<\/table>\n<p>Fra gli splendidi affreschi della Cappella Brancacci, nella Chiesa del Carmine a Firenze, vi \u00e8 una curiosa raffigurazione di Dante Alighieri, corrispondente a ci\u00f2 che la tradizione, sia colta sia popolare, attribuiva alla mitica e favolosa personalit\u00e0 del gran fiorentino. Alla Cappella Brancacci del Carmine, Filippino Lippi ci ha trasmesso il noto profilo, aquilino e sdegnoso, sotto lo spoglie di Simon Mago, denunciante a Nerone gli apostoli Pietro e Paolo come nemici dell&#8217;Impero, perturbatori della quiete pubblica, corruttori della giovent\u00f9 e falsi profeti.<\/p>\n<p align=\"center\"><img decoding=\"async\" src=\"data:image\/svg+xml,%3Csvg%20xmlns='http:\/\/www.w3.org\/2000\/svg'%20viewBox='0%200%20476%20278'%3E%3C\/svg%3E\" class=\"zeen-lazy-load-base zeen-lazy-load\" data-lazy-src=\"..\/img_art\/Cappella_Brancacci.jpg\" width=\"476\" height=\"278\" \/><noscript><img decoding=\"async\" src=\"..\/img_art\/Cappella_Brancacci.jpg\" width=\"476\" height=\"278\" \/><\/noscript><\/p>\n<p align=\"center\"><em>Cappella Brancacci &#8211; Chiesa del Carmine &#8211; Firenze <\/em><\/p>\n<p>Questo leggendario episodio deriva da un aneddoto narrato da Ippolito Romano, una singolare figura di santo (canonizzato) e nel contempo antipapa, che nel IV secolo scrisse il suo <em>Philosophumena <\/em> contro gli eretici, ed in particolare contro gli gnostici. Questo episodio, certamente apocrifo, ci dimostra, nella mancanza di notizie storiche dei primi secoli cristiani, come le correnti gnostiche erano considerate pi\u00f9 vicine alla societ\u00e0 pagana e forse anche a lei alleate.<\/p>\n<p>Dante stesso si scaglia, nel XIX Canto dell&#8217;Inferno contro Simon Mago ed i simoniaci (ma solo per il loro mercimonio del sacro):<\/p>\n<p align=\"center\"><em>\u201cO Simon mago, o miseri seguaci<br \/>\n<\/em><em>che le cose di Dio, che di bontade<br \/>\n<\/em><em>deon esser spose, voi rapaci<br \/>\n<\/em><em>per oro e per argento avolterate.\u201d <\/em><\/p>\n<p>Il gioco inquietante di Filippino, che inserisce la gi\u00e0 mitica e affabulata personalit\u00e0 di Dante in un&#8217;allusiva leggenda, \u00e8 un sofisticato collage temporale a testimonianza della trasmissione di conoscenze filosofiche e simboliche attraverso l&#8217;arte.<\/p>\n<p>Se l&#8217;inquadramento allusivo e simbolico della figura di Dante in Filippino risulta ben chiara a chi conosca l&#8217;origine dell&#8217;allegoria usata, ancor pi\u00f9 facile risulta inquadrare nell&#8217;ambiente storico ed artistico fiorentino i presupposti filosofici e metafisici che indicavano l&#8217;uso di un preciso simbolismo.<\/p>\n<p>Proprio a Firenze e in quel tempo tornavano alla luce i concetti del neoplatonismo e di quella prisca religione, che pur non rinnegando la salvezza cristiana, ammirava ed affermava nel contempo la spiritualit\u00e0 misterica del passato.<\/p>\n<p>Pochi anni dopo la morte di Dante, la sua leggenda, popolare e colta assieme, lo indicava come eretico, ma anche eccelso astrologo e mago \u2013 come lo definiva Antonio Pucci, trombetto del comune, poeta e cronachista e pettegolo \u2013 e come lo riteneva Giovanni XXII, che lo accus\u00f2, su testimonianza di Galeazzo Visconti, di aver tentato assieme al vecchio Maffeo Visconti di procurargli morte, attraverso immagini di cera e varie malie.<\/p>\n<table border=\"0\" width=\"100%\">\n<tbody>\n<tr>\n<td scope=\"col\" width=\"72%\">\n<p align=\"justify\">Quelle labbra sottili e serrate, che hanno pronunciato la preghiera ermetica di Bernardo alla Vergine, nel XIII canto del Paradiso, l&#8217;aulica retorica del \u201cDe Monarchia\u201d, le rime d&#8217;amor sacro e d&#8217;amor profan, sanno essere terribili nell&#8217;invettiva.<\/p>\n<p align=\"justify\">Forse, pi\u00f9 che l&#8217;indole, furono le amarezze le delusioni subite a trasformare il suo volto.<\/p>\n<p align=\"justify\">Cos\u00ec dice dei suoi concittadini:<\/p>\n<\/td>\n<td scope=\"col\" width=\"28%\">\n<p align=\"right\"><img decoding=\"async\" src=\"data:image\/svg+xml,%3Csvg%20xmlns='http:\/\/www.w3.org\/2000\/svg'%20viewBox='0%200%20194%20224'%3E%3C\/svg%3E\" class=\"zeen-lazy-load-base zeen-lazy-load\" data-lazy-src=\"..\/img_art\/Dante3.jpg\" width=\"194\" height=\"224\" \/><noscript><img decoding=\"async\" src=\"..\/img_art\/Dante3.jpg\" width=\"194\" height=\"224\" \/><\/noscript><\/p>\n<\/td>\n<\/tr>\n<\/tbody>\n<\/table>\n<p><strong>Filippo Argenti degli Adimari Caviccioli: <\/strong><\/p>\n<p>Tutti dicevano: A Filippo Argenti!<br \/>\nE \u2018l fiorentino spirito bizzarro<br \/>\nA s\u00e9 medesmo si volgea co denti<\/p>\n<p><strong>Della famiglia Adimari Caviccioli <\/strong><\/p>\n<p>L&#8217;oltracotata schiatta che si indraca<br \/>\nDietro a chi fugge, ed a chi mostra il dente<br \/>\nOvver la borsa, com&#8217;agnel si placa<\/p>\n<p><strong>I Visdomini <\/strong><\/p>\n<p>Color che quando nostra chiesa vaca,<br \/>\nsi fanno grassi stando a concistoro<\/p>\n<p><strong>I Fiorentini in genere: <\/strong><\/p>\n<p>Vecchia fama nel mondo li chiama orbi<br \/>\nGente avara, invidiosa e superba<br \/>\n\u2026\u2026\u2026\u2026\u2026\u2026\u2026\u2026\u2026\u2026\u2026\u2026\u2026..<\/p>\n<p>quell&#8217;ingrato popolo maligno<br \/>\nche discese di Fiesole ab antico<br \/>\nE tiene ancor del mondo e del macigno<br \/>\n\u2026\u2026\u2026\u2026\u2026\u2026\u2026\u2026\u2026\u2026\u2026\u2026\u2026\u2026\u2026\u2026<\/p>\n<p>faccian le bestie fiesolane strame<br \/>\ndi lor medesme e non tocchin la pianta<br \/>\nS&#8217;alcuna sorge ancora in lor letame<br \/>\n\u2026\u2026\u2026\u2026\u2026\u2026\u2026\u2026\u2026\u2026\u2026\u2026\u2026\u2026\u2026<\/p>\n<p>Godi Fiorenza che se cos\u00ec grande<br \/>\nChe per mare e per terra batti l&#8217;ale<br \/>\nE per lo \u2018ferno il tuo nome si spande!<\/p>\n<p>La leggenda medioevale indicava gi\u00e0 in Virgilio il mago e la sua scelta come guida, caratterizzava gi\u00e0 il discepolo.<\/p>\n<p>Le simpatie di Dante per i movimenti dei fraticelli e dei pauperisti, la difesa dei Templari ingiustamente perseguitati da Filippo il bello e da Clemente, non eccede le opinioni colte del tempo suo ed in esse non vi \u00e8 traccia d&#8217;eresia.<\/p>\n<p><a name=\"2\"><\/a>Non vi sono quindi ragioni sufficienti per ritenere Dante eretico. Lo sdegno contro gli eresiarchi nell&#8217;Inferno n&#8217;\u00e8 la prova gi\u00e0 sufficiente. Nell&#8217; <em>Esoterismo di Dante <\/em> [<a href=\"#_ftn2\">2<\/a>] Ren\u00e9 Gu\u00e8non afferma che:<\/p>\n<p><em>\u201c\u2026il vero esoterismo \u00e8 una cosa del tutto differente dalla religione esteriore, e, se ha qualche rapporto con questa, non pu\u00f2 essere se in quanto trova nelle forme religiose un modo d&#8217;espressione simbolico; d&#8217;altronde, importa poco che queste forme siano quelle di tale o tal&#8217;altra religione, perch\u00e9 ci\u00f2 di cui si tratta \u00e8 l&#8217;unit\u00e0 dottrinaria essenziale la quale si dissimula dietro la loro apparente diversit\u00e0.\u201d <\/em><\/p>\n<p>Da questo punto di vista, \u00e8 insussistente la domanda che alcuni commentatori si fanno, e cio\u00e8 se Dante fu un cattolico ortodosso o meno.<\/p>\n<p>Certo, Dante e la fazione dei Bianchi cui apparteneva si opponevano all&#8217;estendersi dell&#8217;influenza clericale che Bonifacio VIII (Tanto nomini\u2026) <em>\u201cDe servitio faciendo domino Papae nihil fiata\u201d<\/em>.<\/p>\n<p>La prima opposizione di Dante al temporalismo era di natura politica, e solo successivamente diviene filosofico-religiosa.<\/p>\n<p>Dante afferma nel <em>De Monarchia <\/em> che l&#8217;autorit\u00e0 deriva da Dio e dal popolo romano che n&#8217;\u00e8 il mandatario e che al Pontefice si deve soltanto la riverenza, che \u00e8 l&#8217;unico appannaggio del potere spirituale. Gli accenni astrologici nell&#8217;opera dantesca sono numerosi e non mancano alcuni accenni di mistica ebraica che solo nel XIII secolo inizi\u00f2 ad avere connotazioni cabbalistiche.<\/p>\n<p>La Divina Commedia rappresenta una summa della cultura medioevale e dimostra in Dante non soltanto il genio poetico e letterario, ma anche la sua immensa cultura, che tuttavia non si discosta, e non potrebbe essere altrimenti, da quella dei suoi tempi.<\/p>\n<table border=\"0\" width=\"100%\">\n<tbody>\n<tr>\n<td scope=\"col\" width=\"75%\">\n<p align=\"justify\">Vi sono quindi due linee interpretative per comprendere la realt\u00e0 interiore di Dante, ci\u00f2 che effettivamente era e quale erano le sue opinioni ed appartenenze. Una consiste nell&#8217;esaminare, senza alcun pregiudizio, tutta la letteratura che da met\u00e0 dell&#8217;ottocento in poi ha reinterpretato Dante.<\/p>\n<p align=\"justify\">La mole e la profondit\u00e0 di questa saggistica non si pu\u00f2 eludere, e rappresenta una branca di studi danteschi ormai indispensabili.<\/p>\n<\/td>\n<td scope=\"col\" width=\"25%\">\n<p align=\"right\"><img decoding=\"async\" src=\"data:image\/svg+xml,%3Csvg%20xmlns='http:\/\/www.w3.org\/2000\/svg'%20viewBox='0%200%20167%20152'%3E%3C\/svg%3E\" class=\"zeen-lazy-load-base zeen-lazy-load\" data-lazy-src=\"..\/img_art\/Dante4.jpg\" width=\"167\" height=\"152\" \/><noscript><img decoding=\"async\" src=\"..\/img_art\/Dante4.jpg\" width=\"167\" height=\"152\" \/><\/noscript><\/p>\n<\/td>\n<\/tr>\n<\/tbody>\n<\/table>\n<p>__________<\/p>\n<p><strong>Note <\/strong><\/p>\n<p><a name=\"_ftn1\"><\/a>1. Il motto della cinquecentesca Accademia del Disegno a Firenze \u00a0 (di carattere proto massonico) aveva per motto \u201c <em>Sale di terra in ciel nostro <\/em><em>intelletto <\/em>\u201d riferendosi all&#8217;interpretazione anagogica dell&#8217;Arte. (<a href=\"#1\">torna al testo<\/a>)<\/p>\n<p><a name=\"_ftn2\"><\/a>2. L&#8217;Esoterismo di Dante, Atan\u00f2r, Roma, 1971. (<a href=\"#2\">torna al testo<\/a>)<br \/>\n__________<\/p>\n<h4><a name=\"p2\"><\/a>La Citt\u00e0 Di Dante<\/h4>\n<p align=\"center\"><em><img decoding=\"async\" src=\"data:image\/svg+xml,%3Csvg%20xmlns='http:\/\/www.w3.org\/2000\/svg'%20viewBox='0%200%20368%20229'%3E%3C\/svg%3E\" class=\"zeen-lazy-load-base zeen-lazy-load\" data-lazy-src=\"..\/img_art\/Firenze_300.jpg\" width=\"368\" height=\"229\" \/><noscript><img decoding=\"async\" src=\"..\/img_art\/Firenze_300.jpg\" width=\"368\" height=\"229\" \/><\/noscript><\/em><\/p>\n<p align=\"center\"><em>Firenze nel \u2018300 <\/em><\/p>\n<p><em>\u201cIo fui nato e cresciuto sopra il gran fiume d&#8217;Arno alla gran villa\u201d <\/em><\/p>\n<p>Questo \u00e8 tutto ci\u00f2 che dice Dante della sua infanzia e della sua adolescenza.<\/p>\n<p>Ma questa gran villa, in che consisteva? Vicino ad un borgo etrusco, identificato in un piccolo quadrato fra Piazza S. Firenze, Borgo de Greci, via dell&#8217;Anguilla e Piazza S. Croce, nel I secolo a.C. i romani edificarono le mura della prima cerchia, un quadrilatero di circa 1800 metri, circa 20 ettari, bastante per ospitare 2000\/2500 abitanti. La \u201ccerchia antica\u201d in cui viveva Cacciaguida, l&#8217;avolo di Dante, risale al 1078. Fu edificata da Matilde di Canossa, per la continua minaccia dei cavalieri tedeschi, al tempo per la lotta delle investiture, tra Enrico IV ed il Gregorio Papa VII.<\/p>\n<p>La cerchia mateldina poteva ospitare circa 20\/25.000 abitanti. Dante abit\u00f2 nel periodo della costruzione della seconda cerchia comunale, resasi necessaria per conglobare i vari borghi che erano nati all&#8217;esterno della prima cerchia comunale. All&#8217;inizio del XIV secolo i vari focolari comportarono 85.000 abitanti.<\/p>\n<p>Per i parametri dell&#8217;epoca Firenze era quindi una gran citt\u00e0, considerando che Parigi, nello stesso periodo, non superava i centomila.<\/p>\n<p>La citt\u00e0 era caratterizzata, come tutte le citt\u00e0 medioevali, da alte torri e da vicoli strettissimi, con una grave carenza di piazze in cui la popolazione poteva radunarsi. La piazza della Signoria, che fu il compimento delle lunghe e gravi lotte fra il Comune e le famiglie feudali, fu edificata solo dopo che l&#8217;antica famiglia degli Uberti, che aveva case e torri in quel luogo, pot\u00e9 essere distrutta.<\/p>\n<p>Nei vicoli ai piedi delle torri magnatizie (che dovevano essere alte, al massimo, 50 braccia fiorentine, 29 metri) e delle case di pietra fortificate del \u201cpopolo grasso\u201d vi erano catapecchie di legno o di materiale di recupero.<\/p>\n<p>Cos\u00ec, nei borghi fuori le mura, la popolazione minuta viveva in abitazioni meschine, spesso anche di una sola stanza, con un pavimento in terra battuta, ricoperto di fieno o di stoppie.<\/p>\n<p>Il piccolo negoziante, l&#8217;artefice di concetto aveva a volte due stanze, una per la cucina ed una per il letto. Ma anche le grandi dimore magnatizie non avevano molti agi. La poca luce passava attraverso le inpannate, specie d&#8217;imposte di tela grezza a copertura di finestrine minuscole.<\/p>\n<p>I cessi erano spesso fatti di tavole di legno fra una torre e l&#8217;altra, e scaricavano nel \u201cchiassetto\u201d di sotto, quando non si gettava tranquillamente il vaso ed il suo contenuto direttamente nella strada, come ricorda il Boccaccio nella sua novella di Masuccio salernitano.<\/p>\n<p>Rari erano i camini per i poveri, e per cucinare si usava un semplice fornello.<\/p>\n<p>Per i magnati, le cucine e le lavanderie erano o fuori della torre, o all&#8217;ultimo piano per i rischi d&#8217;incendio.<\/p>\n<p>L&#8217;alimentazione dei poveri era problematica in quanto soltanto il grano era importato e le derrate provenivano direttamente dal contado, dove a volte i raccolti erano scarsi e producevano carestie.<\/p>\n<p>Firenze poi non aveva porti propri e dipendeva da Pisa, spesso nemica. Dante, che \u00e8 un puritano, e critica spesso i cosiddetti \u201clussi\u201d della sua epoca, non ha niente da dire sull&#8217;alimentazione, che era spartana al tempo suo, criticando il solo Ciacco, noto ghiottone.<\/p>\n<p>Comunque, per quanto scarsa e sottoposta a cicliche carestie, l&#8217;alimentazione era sufficiente e la solidariet\u00e0 nutriva anche i pi\u00f9 poveri. I pasti principali erano due: il desinare, fra le nove e le dieci, e la cenare, in inverno al tramonto, l&#8217;estate un po&#8217; prima.<\/p>\n<p>Per i ricchi, la merenda, a met\u00e0 giornata. Si cucinava solo al mattino e la sera si consumava i resti. Zuppa di legumi, con o senza i primitivi \u201cmaccheroni\u201d, pasta lavorata a mano di schietta discendenza etrusca, o pane e \u201crizzati\u201d come dicono i fiorentini.<\/p>\n<p>Due volte la settimana (gioved\u00ec e domenica) un po&#8217; di bollito di manzo o arrosto di pecora, vitello, agnello. Le vigilie, venerd\u00ec e quaresima, rigidamente osservate, ceci, fagioli, cavolfiore, verdura in genere, pesci d&#8217;Arno o ranocchi (per i ricchi, raramente, pesce di mare), acciughe, tonno o tonnina.<\/p>\n<p>Dopo la scoperta, da parte dei mercanti fiorentini, delle pescherie nordiche, iniziarono ad arrivare aringhe e baccal\u00e0. Si consumavano soprattutto, grandi quantit\u00e0 di pane, base dell&#8217;alimentazione. Scuro ed integrale, ma non solo di grano, ma anche di vecce, segale, lupini ecc. Nei giorni di festa, piccole quantit\u00e0 di maiale, selvaggina, pollame. Per chi se lo poteva permettere, gran quantit\u00e0 di pepe, soprattutto a causa della scarsa possibilit\u00e0 di conservazione della carne, il cui gusto veniva cos\u00ec coperto. I poveri usavano l&#8217;aceto.<\/p>\n<p>Come bevanda, acqua, o vinaccia annacquata (acquerello). Il vino era solo per gli uomini, all&#8217;osteria. I grassi alimentari sono scarsi. La coltivazione dell&#8217;ulivo non era ancora nella sua massima espansione e per cucinare si consumava per lo pi\u00f9 lardo e, per i pi\u00f9 poveri, anche la sugna.<\/p>\n<p>Un piatto medioevale tipico della tavola fiorentina popolare? Si mette nel paiolo un trito di cipolla ed aglio, un po&#8217; di sugna, ma a miccino, (scarsamente) e cavoli affettati. Si aggiunge poi acqua e sale. A bollitura si aggiunge un po&#8217; di pasta casalinga o fette di pane abbrustolite.<\/p>\n<p>Anche l&#8217;insalata si condisce spesso con un grasso di pancetta, o lardo, sciolti un po&#8217; nella padella.<\/p>\n<p>Un bicchiere d&#8217;acquerello (detto anche sprezzantemente ed amaramente \u201ccerborea\u201d, acqua d&#8217;inferno), completava il pasto. Di tutto ne deve rimanere anche per la cena.<\/p>\n<p>Il concetto di tempo era molto diverso dal nostro. I rari che scrivevano di notte lo misuravano con la candela graduata, con l&#8217;arenario o clessidra e con la meridiana di giorno.<\/p>\n<p>Ma soprattutto con le campane, a Firenze quella di Badia, con cui s&#8217;indicava \u201ce terza e nona\u201d, vale a dire, secondo il commentatore dantesco Jacopo della Lana, l&#8217;ora di inizio e della fine del lavoro.<\/p>\n<p>La campana del Palazzo dei Priori pesava 5.775 chili e richiedeva dodici uomini per muoverla.<\/p>\n<p>Qual era la giornata del fiorentino medio? Sveglia alle sei, (la prima ora), un&#8217;abluzione molto sommaria, viso, mani e collo, un tozzo di pane con l&#8217;immancabile acquerello, e tutti, soprattutto le donne, a messa. Gli uomini al lavoro, con una mela o poco pi\u00f9 in tasca. Gli uffici pubblici aprono all&#8217;alba e chiudono alla \u201cnona\u201d (le 15), orario cui avrebbero dovuto teoricamente smettere il lavoro anche gli artigiani, ma pi\u00f9 probabilmente si lavorava finch\u00e9 durava la luce del giorno (a Vespero, circa le ore 18).<\/p>\n<p>La cena e poi subito a letto, tranne che d&#8217;estate, quando si poteva passeggiare fino al coprifuoco. Solo i bordelli e le osterie potevano restare aperti fino a compieta, ma chi era fuori a quest&#8217;ora era considerato con sospetto. Il sabato pomeriggio era libero e dedicato alle pulizie della casa e della persona.<\/p>\n<p>Le stufe, nelle antiche terme romane, permettevano una pulizia meno sommaria di quella del mattino. La domenica la messa era obbligatoria ed il lavoro interdetto, tranne nel caso dei barbieri, dei fornai, del calzolai e degli speziali.<\/p>\n<p>Le riunioni pubbliche dei privati cittadini erano concesse solo per motivi religiosi. Da ci\u00f2 deriva l&#8217;incredibile sviluppo delle Confraternite religiose dei laudesi, unica occasione d&#8217;aggregazione sociale.<\/p>\n<p>Anche ai matrimoni, funerali e battesimi era imposto un numero massimo di partecipanti. Il controllo politico, in mano alle Arti, era rigoroso ed opprimente. In questa Firenze austera, poco luminosa, grigia e monotona, le uniche attivit\u00e0 pi\u00f9 vivaci erano la partecipazione alle cerimonie religiose, quella alla vita pubblica, per quanto molto pericolose, e lo studio.<\/p>\n<p align=\"center\"><img decoding=\"async\" src=\"data:image\/svg+xml,%3Csvg%20xmlns='http:\/\/www.w3.org\/2000\/svg'%20viewBox='0%200%20328%20248'%3E%3C\/svg%3E\" class=\"zeen-lazy-load-base zeen-lazy-load\" data-lazy-src=\"..\/img_art\/Firenze_pianta.jpg\" width=\"328\" height=\"248\" \/><noscript><img decoding=\"async\" src=\"..\/img_art\/Firenze_pianta.jpg\" width=\"328\" height=\"248\" \/><\/noscript><\/p>\n<p align=\"center\">Pianta di Firenze <img decoding=\"async\" src=\"data:image\/svg+xml,%3Csvg%20xmlns='http:\/\/www.w3.org\/2000\/svg'%20viewBox='0%200%2015%2015'%3E%3C\/svg%3E\" class=\"zeen-lazy-load-base zeen-lazy-load\" data-lazy-src=\"..\/img_art\/fine_testo.gif\" width=\"15\" height=\"15\" \/><noscript><img decoding=\"async\" src=\"..\/img_art\/fine_testo.gif\" width=\"15\" height=\"15\" \/><\/noscript><\/p>\n<p align=\"center\"><a href=\"#su\"><img decoding=\"async\" src=\"data:image\/svg+xml,%3Csvg%20xmlns='http:\/\/www.w3.org\/2000\/svg'%20viewBox='0%200%2044%2070'%3E%3C\/svg%3E\" class=\"zeen-lazy-load-base zeen-lazy-load\" data-lazy-src=\"..\/img_art\/Uovo_min.jpg\" alt=\"torna su\" width=\"44\" height=\"70\" border=\"0\" \/><noscript><img decoding=\"async\" src=\"..\/img_art\/Uovo_min.jpg\" alt=\"torna su\" width=\"44\" height=\"70\" border=\"0\" \/><\/noscript><\/a><\/p>\n<\/div>\n<\/td>\n<\/tr>\n<\/tbody>\n<\/table>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Dante &#8211; La Citt\u00e0 Di Dante &#8211; La cultura fiorentina ai tempi di Dante &#8211; Metafisica ed Eresia a Firenze ai tempi di Dante &#8211; Testimonianze di metafisica ed esoterismo &#8211; I concetti basilari della dottrina dantesca &#8211; I Fedeli d&#8217;Amore La Schola a cui Dante si rifaceva, gi\u00e0 dai primi secoli del cristianesimo, interpretava i Sacri testi in quattro modi fondamentali: letterale, allegorico, morale e anagogico. 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