{"id":1684,"date":"2007-11-14T17:44:21","date_gmt":"2007-11-14T16:44:21","guid":{"rendered":"http:\/\/www.esonet.it\/?p=1684"},"modified":"2023-09-29T20:29:04","modified_gmt":"2023-09-29T18:29:04","slug":"le-stelle-xvii-lama","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.esonet.it\/?p=1684","title":{"rendered":"Le Stelle &#8211; XVII Lama"},"content":{"rendered":"<p><a href=\"https:\/\/www.esonet.it\/?cat=93\"><img decoding=\"async\" src=\"data:image\/svg+xml,%3Csvg%20xmlns='http:\/\/www.w3.org\/2000\/svg'%20viewBox='0%200%20370%20247'%3E%3C\/svg%3E\" class=\"zeen-lazy-load-base zeen-lazy-load alignright\" title=\"L'Opera al Rosso\" data-lazy-src=\"images\/topics\/Opera_in_Rosso.jpg\" alt=\"L'Opera al Rosso\" align=\"right\" border=\"0\" \/><noscript><img decoding=\"async\" class=\"alignright\" title=\"L'Opera al Rosso\" src=\"images\/topics\/Opera_in_Rosso.jpg\" alt=\"L'Opera al Rosso\" align=\"right\" border=\"0\" \/><\/noscript><\/a>Nell&#8217;aula del tribunale di Metz, Cornelius, nella sua imponenza, s&#8217;ergeva con prosopopea di fronte al suo avversario, Nicola Savini, domenicano, inquisitore della fede, che lo guardava accigliato e nemico.<br \/>\nIl suo avversario nella causa, Heinrich Cornelius Agrippa di Nettesheim, non era uomo da poco. Famoso alchimista, mago, teologo, medico, giurista e filosofo, Cornelius era un funzionario importante nella citt\u00e0 di Metz, dove era stipendiato come oratore e consigliere.<\/p>\n<table border=\"0\" width=\"100%\">\n<tbody>\n<tr>\n<td scope=\"col\">\n<div align=\"center\">\n<h3 align=\"left\"><a name=\"su\"><\/a>Le Stelle &#8211; XVII Lama<\/h3>\n<p align=\"left\">di Vittorio Vanni<\/p>\n<\/div>\n<\/td>\n<\/tr>\n<tr>\n<td scope=\"row\">\n<div align=\"justify\">\n<table border=\"0\" width=\"100%\">\n<tbody>\n<tr>\n<td scope=\"col\" width=\"21%\">\n<p align=\"justify\"><img decoding=\"async\" src=\"data:image\/svg+xml,%3Csvg%20xmlns='http:\/\/www.w3.org\/2000\/svg'%20viewBox='0%200%20139%20255'%3E%3C\/svg%3E\" class=\"zeen-lazy-load-base zeen-lazy-load\" data-lazy-src=\"..\/img_art\/17stelle.jpg\" width=\"139\" height=\"255\" \/><noscript><img decoding=\"async\" src=\"..\/img_art\/17stelle.jpg\" width=\"139\" height=\"255\" \/><\/noscript><\/p>\n<\/td>\n<td scope=\"col\" width=\"79%\">\n<p align=\"justify\">Nell&#8217;aula del tribunale di Metz, Cornelius, nella sua imponenza, s&#8217;ergeva con prosopopea di fronte al suo avversario, Nicola Savini, domenicano, inquisitore della fede, che lo guardava accigliato e nemico.<\/p>\n<p align=\"justify\">Il suo avversario nella causa, Heinrich Cornelius Agrippa di Nettesheim, non era uomo da poco. Famoso alchimista, mago, teologo, medico, giurista e filosofo, Cornelius era un funzionario importante nella citt\u00e0 di Metz, dove era stipendiato come oratore e consigliere.<\/p>\n<p align=\"justify\">Ma l&#8217;inquisitore aveva accanto a se sugli scranni i pi\u00f9 fieri avversari di Cornelius, Claudio Salini, domenicano, priore del convento dei frati predicatori, il francescano Domenico Dauphin, Nicola Orici, frate minore, l&#8217;arciprete Regnault, e Giovanni Leonard, ufficiale della curia episcopale.<\/p>\n<\/td>\n<\/tr>\n<\/tbody>\n<\/table>\n<p>In una citt\u00e0 provinciale, in cui le agitazioni del movimento della riforma scaldavano gli animi, il processo assumeva un&#8217;importanza superiore a quella effettiva.<\/p>\n<p>Che cos&#8217;era mai un banale e consueto processo a una strega da mettere in campo le maggiori forze contrapposte?<\/p>\n<p>Cornelius, nella sua arringa propedeutica, disput\u00f2 innanzitutto su questioni di procedura, sollevando delle eccezioni contro l&#8217;Inquisitore stesso.<\/p>\n<p>Poi riassunse la storia che portava in tribunale una povera donna di Woippy, un villaggio nei dintorni di Metz, accusata di malefici e stregoneria. Cos\u00ec parl\u00f2 Cornelius:<\/p>\n<p><em>\u201cAll&#8217;inizio di questa storia ignobile, una turba di contadini ubriachi di vino e di foia, invase la povera abitazione della donna qui accusata nel mezzo della notte, e senza alcun diritto n\u00e9 licenza legale, la gettano in prigione. <\/em><\/p>\n<p><em>Nonostante la patente illegalit\u00e0, l&#8217;autorit\u00e0 feudale del luogo, il capitolo della cattedrale, la consegna a l&#8217;ufficiale della corte episcopale e non, come dovuto, al tribunale ordinario. <\/em><\/p>\n<p><em>Venuto a conoscere l&#8217;ingiustizia e l&#8217;infamia e, mea sponte, assumo la difesa della donna, cos\u00ec come di mia funzione e diritto comunale. <\/em><\/p>\n<p><em>A mia insaputa, l&#8217;ufficiale Jean Leonard, per pochi fiorini, apre le porte del carcere dov&#8217;\u00e8 rinchiusa la donna ai suoi accusatori, che la percuotono, la maltrattano e la violentano. <\/em><\/p>\n<p><em>Le mie proteste non vengono prese in considerazione e all&#8217;arrivo a Woippy dell&#8217;ufficiale incaricato dal tribunale di Metz, vengono fabbricate, attraverso un libello menzognero, accuse infondate. <\/em><\/p>\n<p><em>Mi rifiuto di esplicare il mio incarico in un \u201cloco suspecto\u201d in cui la malevolenza e la malafede impedirebbero un giusto processo e quando invito il marito della donna a porgere eccezione e ricorso, ecco che questi viene ucciso. <\/em><\/p>\n<p><em>Su vostro parere, monaco inquisitore, che vi siete riferito al libello che voi stesso avete scritto per sostenere l&#8217;accusa, questa donna \u2013 e Cornelius indic\u00f2 un povero pacco di panni sporchi che ben poco aveva ormai dell&#8217;essere umano \u2013 \u00e8 stata sottoposta all&#8217;atrocit\u00e0 della tortura, senza la presenza del giudice e poi ricacciata in una cella a soffrire freddo, fame e sete. <\/em><\/p>\n<p><em>Con quale argomento avete motivato la vostra empiet\u00e0? Quali prove esistono che questa donna sia veramente una strega? <\/em><\/p>\n<p><em>Voi dite che sua madre \u00e8 stata bruciata sul rogo come strega. Io vi dico che questo ulteriore delitto commesso contro la madre non pu\u00f2 provare niente contro la figlia. <\/em><\/p>\n<p><em>E dove siete andato a pescare, nella vostra peripatetica teologia, che avendo le streghe l&#8217;uso di consacrare i loro figli al diavolo, dato che esse naturalmente con il diavolo copulano, questi ereditano tutta la malizia del padre loro? <\/em><\/p>\n<p><em>Da quali sacri testi avete indotto che il diavolo possa generare? Voi inquisitore, che misconoscete la virt\u00f9 del battesimo e delle sue formule, voi stesso siete chiaramente un eretico <\/em>.\u201d<\/p>\n<p>Cornelius sapeva bene che senza un attacco deciso e diretto, senza timore del potere dell&#8217;Inquisizione, non soltanto non avrebbe salvato la donna, ma avrebbe messo a rischio la sua stessa vita.<\/p>\n<p>L&#8217;Inquisitore, a corto di argomenti, ritorse l&#8217;accusa contro Cornelius:<\/p>\n<p><em>\u201cProprio tu parli di eresia? Tu sei un eretico e sapr\u00f2 ben provarlo.\u201d <\/em><\/p>\n<p>Imperterrito, Cornelius contest\u00f2 all&#8217;Inquisitore il diritto di giurisdizione e quello di riconoscere il \u201cdelitto di stregoneria\u201d. Continu\u00f2 affermando che riguardo a quello di eresia, la presunzione data non pu\u00f2 bastare a risolvere il processo a suo favore.<\/p>\n<p>L&#8217;Inquisitore, che stentava a nascondere la sua animosit\u00e0 contro Cornelius, sbott\u00f2:<\/p>\n<p><em>\u201cCon quale presunzione volete negare le diaboliche malizie e l&#8217;esistenza stessa del nemico? Sapete bene quali infausti avvenimenti sono accaduti a colo che hanno voluto negare questa affermazione di dotti e santi dottori della chiesa. Volete allora anche negare le gravit\u00e0 della nera arte magica, di cui forse voi stesso siete intriso\u201d<\/em>.<\/p>\n<p>Cornelius, con gelida calma, ribatt\u00e9:<\/p>\n<p><em>\u201c<\/em><em>Chi afferma di praticarla con verit\u00e0 sogna soltanto incubi da sveglio, ma io mi sento fortemente inclinato a credere che i pretesi maghi non altro intento conferiscano, che d&#8217;ingannare gli altri e forse se stessi ancora. <\/em><\/p>\n<p><em>La magia che credete non \u00e8 altro che chimera\u2026 patente vanit\u00e0, essendo dunque che a meraviglie magiche si possa pervenire per via di sapere o di studio, e che nome di scienza si possa dare a cos\u00ec fatta sciocchezza e impostura. <\/em><\/p>\n<p><em>Rifiuto inoltre di considerare come reale ogni patto espresso o tacito fra uomini e demoni. Volete voi, o santi uomini, di considerare permesso da Dio il patteggiamento con il demonio, in modo che questi possa promettere ci\u00f2 di cui non ha autorit\u00e0? Si vuol forse far del diavolo un Dio? <\/em><\/p>\n<p><em>Queste opinioni vi umilierebbero assieme a ogni altro credente, e ci farebbero conoscere quanto poca cosa sia l&#8217;umano intelletto. <\/em><\/p>\n<p><em>Dei fatti strani che alcune menti esaltate riportano, molti sono depravazioni del senno, altri veri, naturali, ma non conosciuti, che non tutto e tutto assieme si pu\u00f2 conoscere nella vastit\u00e0 della natura creata da Dio. <\/em><\/p>\n<p><em>Non vi sono forse molti passi delle Sacre scritture che affermano che Satana sar\u00e0 legato fino alla prossima venuta del Signore? <\/em><\/p>\n<p><em>E i Padri della primitiva chiesa, che disprezzavano come pagana e illusoria l&#8217;arte magica, non faranno dunque certezza? Non afferm\u00f2 il nostro S. Gerolamo che dall&#8217;avvento del Cristo ogni allegorica intelligenza sarebbe stata messa in fuga, e che coloro che conoscevano la malefica arte egiziana, che illudeva con le superstizioni i popoli soggetti, sarebbero stati confusi?\u201d. <\/em><\/p>\n<p>Mentre parlava, Cornelius guard\u00f2 con la coda dell&#8217;occhio la pretesa strega, ne sent\u00ec con preoccupazione la sua adesione convinta alle tesi assurde dell&#8217;Inquisitore, indovinandone i pensieri.<\/p>\n<p>N\u00e9 le percosse, n\u00e9 le botte, n\u00e9 le violenze e torture subite la indignavano, spaventandola.<\/p>\n<p>La debolezza fisica, lo stordimento, l&#8217;estraniamento le faceva vedere l&#8217;aula del tribunale come dall&#8217;alto e gli Inquisitori e gli spettatori come delle marionette del teatro dei burattini che a volte recitavano nel suo paese.<\/p>\n<p>Era il suo momento. Lei era la strega che, pur disprezzando, ognuno temeva. Le umiliazioni terribili della sua condizione di povera femmina svanivano di fronte alla figura oscura del suo potente protettore, il diavolo.<\/p>\n<p>Amava le accuse che le portavano e i preti che le affermavano accanendosi, come le testimonianze oscene e morbose dei contadini che la indicavano a dito con rabbia.<\/p>\n<p>Era il suo potere, di cui si convinceva. Certamente aveva avuto il potere di far morire le vacche dei villici nelle stalle, incarbonchiare il grano, marcire l&#8217;orzo e il luppolo, inacidire il vino nelle botti, procurare aborti con lo sguardo, e rendere torvi e rossi gli occhi degli uomini.<\/p>\n<p>Il suo odio era feroce e reale per chi ogni giorno aveva il suo cibo, e la pannina per cucirsi i vestiti della domenica, da spocchiare durante la Messa.<\/p>\n<p>Le femmine grasse e sfatte dai figli erano onorate nella loro superbia, mentre la sua sterilit\u00e0 la rendeva invisa e sospetta a ognuno.<\/p>\n<p>Non vi era giorno che il marito non la picchiasse quanto tornava dall&#8217;osteria, e doveva nascondergli i resti del pane secco per nutrirsi, per non farglieli buttare nella concimaia della vicina per farle danno e dispetto.<\/p>\n<p>Come erano piccoli ora i grandi, i forti, i sapienti e i potenti di fronte a lei, e cercava con difficolt\u00e0 di immaginarsi quei gelidi coiti con il demonio che le attribuivano, nel suo algido e miserabile materasso di paglia, e godeva nella sua miseria fisica di alcune pulsazioni e brividi quanto pi\u00f9 graditi quanto pi\u00f9 orridi.<\/p>\n<p>Cornelio sentiva montare in lei l&#8217;astio verso il suo difensore, che negava il potere che le attribuivano, l&#8217;importanza che le tributavano, e sapeva che se l&#8217;avesse interrogata, avrebbe ammesso ogni crimine, ogni malia, ogni eresia.<\/p>\n<p>Cos\u00ec, per levare l&#8217;attenzione degli inquisitori dall&#8217;accusata, attaccava senza prudenza e con foga le loro tesi assurde e la loro stessa buona fede verso un&#8217;ortodossia di cui si sentivano difensori e depositari.<\/p>\n<p><em>\u201cPotete solo per un attimo, venerabili padri, smentire cosa affermano i teologi, da Tommaso allo Scoto ad Anselmo, dai filosofi come Pico, dai medici come Varesio, Condronchus, Bokel, Cesalpino e altri, che contestano la tesi magica che la forza dell&#8217;immaginazione si estenda e si espanda ben lontano, in modo che possa guarire o influenzare i pi\u00f9 distanti? <\/em><\/p>\n<p><em>Ben si deve disdegnare la superstiziosa credenza che mediante l&#8217;immaginazione lo spirito venga spinto fuori dal corpo e possa operare visioni e prodigi a distanza. <\/em><\/p>\n<p><em>Respingete, o inquisitori delle eretiche pravit\u00e0, simili eretiche follie che vanno a danno della vostra anima e della purezza della nostra ortodossia. Altrimenti, sarete come avvoltoi intrisi di sangue, che abusano dei privilegi dell&#8217;ufficio dell&#8217;inquisizione a voi concessi, e ancor pi\u00f9 vi intromettete contro le ragioni e i canoni nelle giurisdizioni dei processi ordinari. <\/em><\/p>\n<p><em>Per qual mai ragioni incrudelite contro delle povere contadine, accusandole di sfregamenti e fatture che gli fate confessare per mezzo di orrende torture e mai sospetti avete contro matrone borghesi e dame? <\/em><\/p>\n<p><em>Non avrebbero queste maggior dinari da poter convertire la pena corporale <\/em><em>secondo vostro uso e interesse? <\/em><\/p>\n<p><em>Non avrebbero maggior beni da confiscare e farvene la piccola preda che vi concedono, cos\u00ec come \u00e8 vostra consuetudine? \u00c8 pur vero che \u00e8 forte si difende da s\u00e9, e preventivamente d\u00e0 denari all&#8217;inquisitore, che pi\u00f9 non sospetta\u201d. <\/em><\/p>\n<p>Nonostante la sua veemente denuncia, Cornelius riusc\u00ec ad avere buon gioco, soprattutto per la divisione della comunit\u00e0 di Metz nei confronti della Riforma.<\/p>\n<p>La sua tesi sull&#8217;incompetenza degli Inquisitori al giudizio prevalse. Nell&#8217;attesa del tribunale ordinario, il Capitolo della Cattedrale decise di far condurre la povera contadina accusata nelle pi\u00f9 sicure prigioni di Metz.<\/p>\n<p>Ma un fatto nuovo e positivo condusse Cornelius alla vittoria legale. L&#8217;ufficiale istruttore si ammala e nel suo letto di morte, cedendo alla coscienza e al timore del castigo eterno, detta a un notaio un atto in cui riconosce la falsit\u00e0 delle accuse alla pretesa strega e la sua totale innocenza.<\/p>\n<p>L&#8217;inquisitore rimane per\u00f2 insensibile, e con il pretesto che la morte dell&#8217;ufficiale aveva interrotto il procedimento legale, avoca a se la questione per sottoporre nuovamente la vittima a tortura e consegnarla definitivamente alle fiamme.<\/p>\n<p>Agrippa torn\u00f2 immediatamente alla difesa. Al nuovo ufficiale nominato richiede un&#8217;ulteriore richiesta di proscioglimento, mettendo in evidenza la dichiarazione giurata e i rimorsi del defunto ufficiale. Il capitolo diede finalmente ragione ad Agrippa e respinse definitivamente le pretese dell&#8217;Inquisitore.<\/p>\n<p>Ma i suoi ripetuti atti di coraggio e di indipendenza, le sue infinite questioni con i teologi, lo portarono alla necessit\u00e0 di fuggire da Metz, per rifugiarsi in Svizzera.<\/p>\n<p>Ci\u00f2 che rese intollerabile Cornelius ai teologi di Metz, non fu tanto la sua confutazione delle tesi criminali e strumentali degli inquisitori di fronte alle streghe, quanto la sua difesa ad oltranza del suo amico, il filosofo Jacques Lef\u00e8vre d&#8217;Etaples (Faber stapulensis) che aveva scritto una tesi pericolosa per l&#8217;ortodossia e gli interessi della lupa Vaticana.<\/p>\n<p>Nei suoi testi <em>De Maria Magdalena <\/em> e <em>De tribus et unica Magdalena disceptazio secunda<\/em>, Jacques aveva ipotizzato che le figure di Maria sorella di Lazzaro, Maria Maddalena e della prostituta pentita che aveva unto i piedi del Cristo erano tre persone distinte. La questione non era di lana caprina, ma incideva su un&#8217;antichissima leggenda che indicava in Maria Maddalena la compagna di Cristo e la madre dei suoi figli.<\/p>\n<p>Cornelius si batt\u00e9 a favore della tesi. Le sue funzioni pubbliche questa volta non lo salvaguardarono. Dovette andarsene da Metz.<\/p>\n<p>Scrisse al fidatissimo amico Landolfo, che sapeva a Lione, della sua partenza, per ricordare i patti della loro iniziazione:<\/p>\n<p><em>\u201c\u2026dopo queste terribili prove non ci resta che ricercare i nostri amici, a rinnovare i sacramenti della nostra congiura e a ristabilire l&#8217;integrit\u00e0 della nostra associazione; io ho gi\u00e0 fatto entrare con un&#8217;affiliazione solenne il venerabile compagno della mia lunga peregrinazione, Antonio Xanto. \u00c8 fedele e taciturno, e degno di essere dei nostri. L&#8217;ho provato e istruito.\u201d <\/em><\/p>\n<p>Cornelius raccoglieva in fretta in una sacca quel poco di vesti e di biancheria che possedeva, quei quattro libri di cui non aveva mai potuto fare a meno e, stringendosi la cinta, vi attaccava il calamaio di sicurezza e l&#8217;astuccio della penna.<\/p>\n<p>Nascose la scarna borsa all&#8217;interno della camicia e si diresse verso la porta, aprendola verso la notte. Alle mura di Metz, le guardie lo fermarono, ma riconosciutolo nella sua fama di mago e stregone, gli aprirono velocemente e prudentemente la porta della citt\u00e0.<\/p>\n<p>La marcia verso la Svizzera era lunga, come ogni cammino di libert\u00e0, ma vi era una gioia potente ed eccitante nel raggiungerla.<\/p>\n<p>Si incammin\u00f2 nel buio, appena illividito da un&#8217;ancora lontana luce dell&#8217;alba. Era freddo, ma la notte era limpidissima e le stelle erano catturate da una rete candida e fulgente.<\/p>\n<p>I suoi amati cani, Monsieur e Mademoiselle, gli alani neri come la pece che il popolino designava a suoi demoni familiari, lo accompagnavano e gli davano la sicurezza della difesa.<\/p>\n<p>Cornelius aveva il passo svelto del viaggiatore, vestito dal lusso di un paio di scarpe robuste, risuolate, chiodate e ben incerate.<\/p>\n<p>Guardava bene dove metteva i piedi, si stringeva in se stesso per darsi calore, nel gelo notturno del Febbraio, e regolava il ritmo dell&#8217;andare con il respiro, sbirciando le stelle. Era ancora il tempo di dirigersi altrove, senza eccessive preoccupazioni per il dove, come e quando.<\/p>\n<p>Per quanto ne avesse buoni motivi, Cornelius non fuggiva mai dal laccio del boia, se ne allontanava soltanto.<\/p>\n<p>Soprattutto non fuggiva mai da un se stesso, spregiato e calunniato, di cui era fiero, come un bell&#8217;abito elegante, anche se un po&#8217; liso, che trattava confidenzialmente e ironicamente, nella consapevolezza che il fango e i rovi l&#8217;avrebbero poi definitivamente macchiato e strappato.<\/p>\n<p>Nel suo spedito andare, rimuginava sulle motivazioni dei preti sull&#8217;anatema agli studi di Jacques. L&#8217;affermazione ossessiva della castit\u00e0 di Ges\u00f9 non derivava soltanto dall&#8217;abominio di ogni attivit\u00e0 sessuale non diretta alla procreazione, caratteristica del giudeo-cristianesimo.<\/p>\n<p>Se Ges\u00f9 aveva sofferto umanamente nella carne sulla croce, altrettanto umanamente avrebbe potuto gioire del corpo di una femmina, senza che ci\u00f2 incidesse sulla sua ipotetica divinit\u00e0.<\/p>\n<p>Se Ges\u00f9 avesse avuto una relazione con Maddalena avrebbe potuto avere una discendenza, che avrebbe potuto dichiararsi superiore all&#8217;autorit\u00e0 del papa.<\/p>\n<p>Se la sessualit\u00e0 libera, una delle imprescindibili necessit\u00e0 umane, non fosse stata considerata un peccato, come si sarebbe potuto indurre un complesso di colpa continuo, che soltanto l&#8217;intermediario divino, il prete, poteva perdonare in cambio di potere e di denaro?<\/p>\n<p>Secondo S. Gerolamo \u201comnis coitus immundus\u201d, ma i figli di preti e papi avevano ammorbato anche il soglio di Pietro.<\/p>\n<p>Non tutti i coiti sono immondi \u2013 pensava fra s\u00e9 la genia ecclesiale \u2013 ma solo quegli altrui.<\/p>\n<p>Cornelius concludeva che tutta la teologia, la cui essenza pi\u00f9 astratta era stata ispirata dalla filosofia platonica, era stata inventata per il controllo delle menti e dei cuori, con una crudele, cinica, atroce prevaricazione della libert\u00e0 e della dignit\u00e0 dell&#8217;uomo.<\/p>\n<p>Gli uomini sono uguali nelle emozioni e nei sentimenti, ma diversi nelle facolt\u00e0 dell&#8217;intelletto. Ma anche il meno dotato avrebbe notato le incongruenze e gli inganni di una disciplina teologica volta al dominio.<\/p>\n<p>Nacque cos\u00ec, nella malizia della chiesa romana, nelle prediche e nelle omelie, l&#8217;imposizione continua e ossessiva della paura, che essendo la fondamentale debolezza dell&#8217;umanit\u00e0, superava e spengeva qualsiasi razionalit\u00e0.<\/p>\n<p>Immerso nei suoi pensieri, Cornelius ansimava un po&#8217; nell&#8217;andare, ma il suo passo era fermo e costante.<\/p>\n<p>Vi era silenzio nella notte, e solitudine, anche se gli innumeri occhi delle stelle lo guardavano fisso nella stessa maniera degli uomini, un po&#8217; ammirate, un po&#8217; perplesse, un po&#8217; impaurite.<\/p>\n<p>Cornelius non era un individuo eccezionale, e se lo fosse stato non avrebbe voluto esserlo, per una sorta di pudore dell&#8217;essenza di s\u00e9 che non lo aveva mai abbandonato.<\/p>\n<p>Ma la pratica del vento nelle altitudini, dello spasimo incompreso della scalata alle vette invisibili lo aveva allontanato dagli uomini, che sapeva pur guardare con occhi buoni, ma con la piega della bocca amara, il ciglio alzato nel dubbio.<\/p>\n<p>La strada si faceva pi\u00f9 alta, gli alberi pi\u00f9 folti e cupi, ma le stelle erano sempre eternamente presenti nel cielo esteriore e interiore di Cornelius, e ognuna di esse era un&#8217;idea, un pensiero, un segnacolo e un ricordo di piccolissime gioie e di grandissime pene.<\/p>\n<p>Pi\u00f9 saliva la strada, pi\u00f9 il respiro diventava pesante, il peso del corpo pi\u00f9 greve. Ricord\u00f2 per analogia il grande amico Rabelais, che lo chiamava con affetto \u201cHer Trippa\u201d per la sua maestosa corpulenza, e che nel suo <em>Gargantua e Pantagruel <\/em> lo prendeva sapientemente per i fondelli.<\/p>\n<p>Rabelais sapeva bene che lui, cencio, osava parlare di straccio, con la sua bella epa ben riempita dalla Divina Bottiglia, la grande dea dell&#8217;Abbazia di Th\u00e9leme, dove non esisteva altra regola che quella dell&#8217;amore e della libert\u00e0.<\/p>\n<p>Rabelais era nella gabbia del monastero di Fontenay-le-Comte, e si sfogava scrivendo con genio, rabbia, ironia e sarcasmo di Gargantua e Pantagruele, candidi e giganteschi, dediti alla sublimit\u00e0 dell&#8217;eccesso, all&#8217;ingenuo e temuto potere di chi schiaccia per ingombrante mole, ma con innocenza piena ed allegra. Ma gli uomini non sono giganti, non sono innocenti.<\/p>\n<p>Cornelius si temprava nella fatica dell&#8217;andare, si vedeva e si compiaceva dell&#8217;immagine interiore del suo volto, ormai gelato e teso come un vecchio cuoio martellato, che modellava su quello del suo antico maestro di magia, il famoso abate Tritemio, Johannes Tritemius di Sponheim, abate nel monastero di S.Jakob, presso W\u00fcrzburg.<\/p>\n<p>Da lui aveva appreso a scrivere con il malakim, l&#8217;alfabeto e la lingua degli angeli, e con la Steganografia, con la quale si poteva comunicare per iscritto senza che alcuno, non in possesso del segreto, potesse leggere alcunch\u00e9.<\/p>\n<p>Ma ancor pi\u00f9 aveva appreso gli assiomi fondamentali della magia, e assunto l&#8217;impegno ad applicarne quanto meno il sesto:<\/p>\n<p><em>\u201cSe sei forte ti difenderai. Ma se sarai ancora pi\u00f9 forte difenderai i pi\u00f9 deboli. Sappi essere da pi\u00f9 senza superbia e da meno senza invidia. Questo \u00e8 il vero potere. Solo cos\u00ec il tuo sar\u00e0 integro.\u201d <\/em><\/p>\n<p>L&#8217;abate gli insegn\u00f2 a separare l&#8217;intelletto dal corpo, e l&#8217;immaginazione dalla sensazione, a vedere i colori con gli occhi della mente ma, soprattutto, a sognare per ben apprendere e a far sognare per ben insegnare.<\/p>\n<p>Tritemio lo inizi\u00f2 a un&#8217;antica confraternita, che nei secoli cambia nome ma non essenza e sapienza e che da sempre combatte la malizia e la malafede dei potenti.<\/p>\n<p>Cornelius, uscendo un attimo dai ricordi, sorrise e fece il segno che lo collegava ai suoi fratelli passati, presenti e futuri.<\/p>\n<p>I ricordi si interrompevano, inframezzandosi alle riflessioni.<\/p>\n<p>Cornelius quando era solo non controllava il pensiero, secondo il metodo della Scolastica, concentrandolo su uno o pi\u00f9 concetti, lasciava che la sua mente vagasse dove voleva, come un cavallo brado in una prateria.<\/p>\n<p>Anch&#8217;essa doveva esser libera, cos\u00ec come lo erano sentimenti ed emozioni. Ma il premio o il prezzo di questa libert\u00e0 era la solitudine.<\/p>\n<p>Eppure amava stare in mezzo agli uomini e ancor pi\u00f9 adorava la conversazione delle donne, anche se spesso queste esprimevano solo delle ciance senza senso o scopo.<\/p>\n<p>Ma le donne amano essere ascoltate e se a volte ti ascoltano \u00e8 solo per rendersi conto se sono state ascoltate, perch\u00e9 su ci\u00f2 hanno sempre molti dubbi.<\/p>\n<p>Ma su di questo Cornelius non aveva scritto nel suo libro <em>De la nobilissima nobilt\u00e0 e precellenzia del femminile sesso<\/em>, che aveva dedicato alla Signora Margherita Augusta, Principe di Austria e Borgogna, in cui aveva sostenuto la preminenza delle donne sugli uomini.<\/p>\n<p>Si divert\u00ec comunque ad affermare che la cabala dimostra la superiorit\u00e0 della donna sull&#8217;uomo, avendo avuto all&#8217;origine un nome pi\u00f9 eccellente. Adamo, infatti, significa terra ed Eva vita. Le donne, afferm\u00f2, sono pi\u00f9 eloquenti perch\u00e9 non si \u00e8 mai dato il caso di donna silenziosa.<\/p>\n<p>I poeti sono vinti dalle donne nelle loro garrule e sussiegose ciance, e i dialettici mai con loro la spuntarono.<\/p>\n<p>Ma parlando dell&#8217;amore, afferm\u00f2 che per consenso di tutti i filosofi e teologi, \u00e8 il desiderio che ci porta verso la bellezza, ma seguendo la platonica opinione, soprattutto verso la bellezza nascosta, di cui le bellezze visibili non sono che un simbolo.<\/p>\n<p>Cos\u00ec l&#8217;amore sensuale pu\u00f2 portare a quello divino che nobilita ed eleva la natura umana che, per dono divino, \u00e8 pi\u00f9 perfetta nella donna.<\/p>\n<p>In realt\u00e0 ogni essere umano vale di per s\u00e9, di l\u00e0 dal sesso al quale appartiene. Ma come non lodare ci\u00f2 di cui si pu\u00f2 restare in eterna ammirazione, e non inginocchiarsi di fronte al disegno arcano di una bella bocca, al batter di lunghe ciglia.<\/p>\n<p>Come si pu\u00f2 non ascoltare senza devozione profonda delle belle bugie, pi\u00f9 splendide che qualsiasi verit\u00e0, o ancora non adorare quell&#8217;illusorio senso femminino di dominio mascherato da ansia materna, quel loro voler ingannarsi, credendo a tutti i costi che un guinzaglio da cagnolino possa veramente cingere il collo di un leone.<\/p>\n<p>Ma reale \u00e8 il fascino, che \u00e8 un incanto che dagli occhi si dirige al cuore. Questo incanto \u00e8 un&#8217;aere sottile, puro, lucente, generato dal sangue reso caldo dal fuoco del cuore, che si dirige come una freccia verso un altro cuore.<\/p>\n<p>Agrippa lo avrebbe riconosciuto subito, se lo avesse trovato, come un profumo pungente e struggente che avrebbe invaso completamente il suo essere, fin nei precordi.<\/p>\n<p>Raro e imprevedibile \u00e8 l&#8217;amore, come trovare all&#8217;improvviso un rosaio fiorito nella neve, o vedere il colore della primavera nel grigio di un interiore inverno infinito.<\/p>\n<p>E Cornelio ricordava, mescolando tanti volti di donna e incrociando memorie e tempi e luoghi, s\u00ec che niente era poi diverso e disperso, ma un tutto unico, come in un&#8217;unica persona.<\/p>\n<p>Ma quell&#8217;unica non era mai stata poi l&#8217;unica per cui avrebbe lasciato sapienza e fama, a coltivare assieme un orto e governare una stia per il solo cibo quotidiano, fino a che la luce del giorno sfumasse nell&#8217;ombra della notte.<\/p>\n<p>Cornelio era solo e si permise di piangere, nel dolore di non poter ricordare ci\u00f2 che non aveva vissuto, se non nel sorriso e nello sguardo di un attimo solo.<\/p>\n<p>Se avesse potuto, con le sue magie, ampliare quell&#8217;attimo per farne un&#8217;eternit\u00e0!<\/p>\n<p>Ma il pensiero, che vaga e non ha sosta, lo distolse da quel dolore vivo.<\/p>\n<p>Nella strada gelata il ghiaccio scricchiolava sotto i chiodi delle sue scarpe, il plenilunio luminoso gli rendeva la strada pi\u00f9 chiara.<\/p>\n<p>Forse non vi era un senso nel partire o nell&#8217;arrivare, ma lo era nell&#8217;andare.<\/p>\n<p>Cornelio si esaltava nel rigore del freddo, nella fatica del percorso, nel non dover parlare con alcuno, se non con se stesso, e il ritmo del passo era quello stesso dell&#8217;universo.<\/p>\n<p>Le stelle vive cominciarono a vibrare e a comporre delle scie luminose nel cielo, come a comporre un disegno, o una scrittura. Ma erano anche volti di dei sorridenti, che calmavano l&#8217;inquietudine incessante di Cornelio, la sua ansia di continua conoscenza, il suo disagio segreto di inadeguatezza e malinconia.<\/p>\n<p>Vi erano anche occhi nelle stelle, pieni di un amore che non conosceva tempi o modi o opportunit\u00e0, ma viveva di per s\u00e9 essendo troppo grande per cuori troppo angusti.<\/p>\n<p>Come potevano cos\u00ec cambiare le stelle, sempre appena mosse da un ammiccare splendente, e divenire come soli immensi e girare come ruote di fuoco? E qual era la dea che appariva nel loro immenso fuoco?<\/p>\n<p>Forse era la fatica del cammino che produceva a Cornelius una grande sete, ma sapeva che la sua borraccia non gli avrebbe dato refrigerio.<\/p>\n<p>Solo la dea aveva le acque che scaturiscono dall&#8217;oro del Sole e dall&#8217;argento della Luna, solo queste avrebbero potuto estinguere la sua eterna sete.<\/p>\n<p>E le acque superarono le cateratte della legge universa e straboccarono nella loro liquida levit\u00e0, e dal cielo scesero a bagnare la terra arida e gelata sotto i piedi di Cornelius.<\/p>\n<p>La notte stellata del manto della dea impallid\u00ec nel sorgere del Sole, l&#8217;Uno che tutto in s\u00e9 contiene, intelligenza, forza, moto e vita.<\/p>\n<p>La dura terra invernale si disciolse e si intiepid\u00ec, ogni fiore d&#8217;ogni colore spunt\u00f2 fra l&#8217;erba tenera e verde come smeraldo.<\/p>\n<p>Mille sorgenti sgorgavano dalle viscere dell&#8217;antica Gea, fonti d&#8217;acqua preziosa e generativa.<\/p>\n<p>Cos\u00ec Cornelius ebbe il dono che aveva sperato la sua immaginazione e guadagnato con l&#8217;asprezza e la dedizione della sua vita.<\/p>\n<p>Forse mai pi\u00f9 per lui sarebbero sgorgate le acque del cielo della dea, ma l&#8217;illuminazione che non si pu\u00f2 scordare sarebbe rimasta nel suo spirito per sempre.<\/p>\n<p>Cos\u00ec fu la vita di Cornelius, il mago che molto vi am\u00f2, o uomini e donne, non dissimile in fondo dalla vostra se saprete come lui usare ragione ed emozione con dignit\u00e0 e libert\u00e0. <img decoding=\"async\" src=\"data:image\/svg+xml,%3Csvg%20xmlns='http:\/\/www.w3.org\/2000\/svg'%20viewBox='0%200%2015%2015'%3E%3C\/svg%3E\" class=\"zeen-lazy-load-base zeen-lazy-load\" data-lazy-src=\"..\/img_art\/fine_testo.gif\" width=\"15\" height=\"15\" \/><noscript><img decoding=\"async\" src=\"..\/img_art\/fine_testo.gif\" width=\"15\" height=\"15\" \/><\/noscript><\/p>\n<p align=\"center\"><a href=\"#su\"><img decoding=\"async\" src=\"data:image\/svg+xml,%3Csvg%20xmlns='http:\/\/www.w3.org\/2000\/svg'%20viewBox='0%200%2044%2070'%3E%3C\/svg%3E\" class=\"zeen-lazy-load-base zeen-lazy-load\" data-lazy-src=\"..\/img_art\/Uovo_min.jpg\" alt=\"torna su\" width=\"44\" height=\"70\" border=\"0\" \/><noscript><img decoding=\"async\" src=\"..\/img_art\/Uovo_min.jpg\" alt=\"torna su\" width=\"44\" height=\"70\" border=\"0\" \/><\/noscript><\/a><\/p>\n<\/div>\n<\/td>\n<\/tr>\n<\/tbody>\n<\/table>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Nell&#8217;aula del tribunale di Metz, Cornelius, nella sua imponenza, s&#8217;ergeva con prosopopea di fronte al suo avversario, Nicola Savini, domenicano, inquisitore della fede, che lo guardava accigliato e nemico. Il suo avversario nella causa, Heinrich Cornelius Agrippa di Nettesheim, non era uomo da poco. Famoso alchimista, mago, teologo, medico, giurista e filosofo, Cornelius era un funzionario importante nella citt\u00e0 di Metz, dove era stipendiato come oratore e consigliere. 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