{"id":1727,"date":"2007-09-27T09:27:22","date_gmt":"2007-09-27T07:27:22","guid":{"rendered":"http:\/\/www.esonet.it\/?p=1727"},"modified":"2023-09-25T14:18:02","modified_gmt":"2023-09-25T12:18:02","slug":"metafisica-e-cibernetica-1","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.esonet.it\/?p=1727","title":{"rendered":"Metafisica e cibernetica \/1"},"content":{"rendered":"<p><a href=\"https:\/\/www.esonet.it\/?cat=88\"><img decoding=\"async\" src=\"data:image\/svg+xml,%3Csvg%20xmlns='http:\/\/www.w3.org\/2000\/svg'%20viewBox='0%200%20370%20247'%3E%3C\/svg%3E\" class=\"zeen-lazy-load-base zeen-lazy-load alignright\" title=\"Dialoghi Filosofici\" data-lazy-src=\"images\/topics\/Filosofia.jpg\" alt=\"Dialoghi Filosofici\" align=\"right\" border=\"0\" \/><noscript><img decoding=\"async\" class=\"alignright\" title=\"Dialoghi Filosofici\" src=\"images\/topics\/Filosofia.jpg\" alt=\"Dialoghi Filosofici\" align=\"right\" border=\"0\" \/><\/noscript><\/a>Pochissimi individui, oggi, mostrerebbero interesse per la metafisica. Siamo ormai abituati ad etichettare la metafisica come una sorta di pensiero inattuale, anacronistico, superato nella sua pretesa di universalizzare la \u00abverit\u00e0\u00bb.<br \/>\nLa filosofia non pu\u00f2 pi\u00f9 ambire a rinverdire i fasti del passato, ma deve limitarsi a essere considerata una delle tante \u00abvoci\u00bb del mondo che articolano l&#8217;interpretazione, ad operare una scelta tra il presentare se stessa come una sorta di tuttologia dilettantesca o, viceversa, a subordinare il suo ruolo ed il suo antico prestigio al servizio ancillare nei confronti delle scienze umane, meglio qualificate per indagare con metodologie aggiornate le sfaccettature della societ\u00e0 o i comportamenti individuali.<\/p>\n<table border=\"0\" width=\"100%\">\n<tbody>\n<tr>\n<td scope=\"col\">\n<div align=\"center\">\n<h3 align=\"left\"><a name=\"su\"><\/a>Metafisica e cibernetica \/1<\/h3>\n<p align=\"left\">di Antonio D&#8217;Alonzo<\/p>\n<p align=\"left\">\n<\/div>\n<\/td>\n<\/tr>\n<tr>\n<td scope=\"row\">\n<div align=\"justify\">\n<table border=\"0\" width=\"100%\">\n<tbody>\n<tr>\n<td scope=\"col\" width=\"45%\">\n<p align=\"justify\"><img decoding=\"async\" src=\"data:image\/svg+xml,%3Csvg%20xmlns='http:\/\/www.w3.org\/2000\/svg'%20viewBox='0%200%20308%20235'%3E%3C\/svg%3E\" class=\"zeen-lazy-load-base zeen-lazy-load\" data-lazy-src=\"..\/img_art\/metafisica&amp;cibernetica.jpg\" width=\"308\" height=\"235\" \/><noscript><img decoding=\"async\" src=\"..\/img_art\/metafisica&amp;cibernetica.jpg\" width=\"308\" height=\"235\" \/><\/noscript><\/p>\n<\/td>\n<td scope=\"col\" width=\"55%\">\n<p align=\"justify\">Pochissimi individui, oggi, mostrerebbero interesse per la metafisica. Siamo ormai abituati ad etichettare la metafisica come una sorta di pensiero inattuale, anacronistico, superato nella sua pretesa di universalizzare la \u00abverit\u00e0\u00bb.<\/p>\n<p align=\"justify\">Nella postmodernit\u00e0 si definisce la ragione non pi\u00f9 come uno specchio capace di riflettere una presunta verit\u00e0 oggettiva, ipostatica, intelligibile o fenomenica, ma come \u2013 la definizione \u00e8 di Richard Rorty, filosofo statunitense recentemente scomparso \u2013 una \u00abrete\u00bb, uno strumento fallibile con cui a volte si riesce a catturare qualche significato (ed in questo caso si \u00e8 centrato il bersaglio), ma molte volte si rimane a bocca asciutta.<\/p>\n<\/td>\n<\/tr>\n<\/tbody>\n<\/table>\n<p>La filosofia non pu\u00f2 pi\u00f9 ambire a rinverdire i fasti del passato, ma deve limitarsi a essere considerata una delle tante \u00abvoci\u00bb del mondo che articolano l&#8217;interpretazione, ad operare una scelta tra il presentare se stessa come una sorta di tuttologia dilettantesca o, viceversa, a subordinare il suo ruolo ed il suo antico prestigio al servizio ancillare nei confronti delle scienze umane, meglio qualificate per indagare con metodologie aggiornate le sfaccettature della societ\u00e0 o i comportamenti individuali. Scienze umane \u2013 psicologia, antropologia, sociologia \u2013 autoritarie, perch\u00e9 nei loro procedimenti si propongono sempre di analizzare le differenze individuali o collettive attraverso le griglie concettuali del \u00absocialmente utile\u00bb, cercando di riportare gli elementi eccentrici, eterogenei e devianti alla dottrina del pensiero unico e ai crismi della \u00abpseudo-normalit\u00e0\u00bb decisi dal sistema sociale. Di ricondurre la differenza all&#8217;identit\u00e0: operazione totalitaria ma funzionale ai meccanismi dell&#8217;industria culturale. L&#8217;eccesso contro-culturale pu\u00f2 diventare socialmente pericoloso, come si \u00e8 visto durante gli anni della contestazione sessantottina e deve essere reintegrato nella \u00abmitopoiesi\u00bb del politically correct. Le scienze umane diventano anche e soprattutto uno strumento di repressione e di normalizzazione sociale della soggettivit\u00e0 eccentrica.<\/p>\n<p>Nemmeno si tratta di intravedere nella \u00abfine\u00bb della filosofia, qualche altra cosa da un destino che si compie, come ricorda Heidegger, come oblio dell&#8217;essere e dispiegamento finale del nichilismo, passando dai greci al <em>gestell<\/em>, l&#8217;impianto tecnico. \u00c8 un compimento, secondo Heidegger, che comincia con l&#8217;atteggiamento descrittivo-normativo dei Greci che <em>\u00abpongono-davanti\u00bb<\/em> l&#8217;ente, inaugurando il progressivo oblio dell&#8217;essere e che termina con il <em>gestell<\/em>, la tecnica pensata come padroneggiamento prometeico di tutta la Terra.<\/p>\n<p>In questa prospettiva, la \u00abmetafisica\u00bb non sarebbe altro che una forma particolare, un&#8217;attitudine storico-contingente elaborata dalla mente umana per coprire il lasso di tempo che dal mondo greco conduce alla tecnica moderna. Un arco diacronico che abbraccia la storia dell&#8217;Occidente, che esaurisce la possibilit\u00e0 del pensiero metafisico, se non addirittura \u00abfilosofico\u00bb.<\/p>\n<p>A differenza di Gu\u00e9non, che vede il nichilismo occidentale come oblio della \u00abTradizione\u00bb e della \u00abvera\u00bb metafisica, per Heidegger la metafisica stessa, nella sua essenza, \u00e8 nichilismo ed oblio dell&#8217;essere in favore dell&#8217;ente. Per il pensatore tedesco la metafisica \u00e8 un fraintendimento essenziale che confonde l&#8217;ente-presente, l&#8217;essente, ci\u00f2-che-appare, con l&#8217;essere che dovrebbe essere pensato piuttosto come <em>a-leth\u00e9ia<\/em>, <em>dis-velamento<\/em>, ci\u00f2 che sta dietro ed invia ci\u00f2-che-appare. La metafisica occidentale, al contrario, si ferma alla contemplazione dell&#8217;ente-presente, ipostatizzando il tempo nella sola dimensione del presente ed escludendo le altre modalit\u00e0 diacroniche del passato e del futuro. Lo stesso sguardo greco postula la \u00abverit\u00e0\u00bb, l&#8217;essere, come un qualcosa che si pu\u00f2 descrivere e \u00abmanipolare\u00bb a cominciare dal modo in cui si decide di posizionarlo di fronte alla soggettivit\u00e0. Proprio nel mito della caverna platonica inizia il fraintendimento essenziale, quando il prigioniero esce in superficie e rimane abbagliato di fronte alla luce del Sole.<\/p>\n<p>Heidegger pensa che la metafisica occidentale \u2013 in quanto metafisica della presenza \u2013 ha sempre mancato di pensare l&#8217;essere che nella sua essenza \u00e8 piuttosto un <em>\u00abereignis\u00bb<\/em>, un \u00abevento\u00bb non continuamente disponibile allo sguardo umano, ma qualcosa che \u00aberra\u00bb, che si apre come \u00ablucore\u00bb dietro l&#8217;ipostasi dell&#8217;ente. L&#8217;essere \u00e8 una luce che si accende e nasconde dietro la presenza dell&#8217;essente: da qui la differenza ontologica tra essere ed ente. La metafisica occidentale trova il suo perfetto compimento nella tecnica moderna, come totale manipolazione dell&#8217;ente ed oblio dell&#8217;essere: pensiamo alla dimensione faustiana della scienza novecentesca, ai tentativi neopositivisti di programmare il controllo delle forze terrestri.<\/p>\n<p>Questo \u00e8 il quadro epocale dal quale prende avvio il pensiero della \u00abfine\u00bb della metafisica ed anche di un certo modo di fare filosofia, che possiamo chiamare \u00abfondazionalista\u00bb. Se si aggiungono anche le riflessioni wittgensteiniane sui \u00abgiochi linguistici\u00bb ed il disincanto per lo smacco delle grandi utopie novecentesche, si comprende come oggi non sia pi\u00f9 possibile guardare con fiducia alle meta-narrazioni o alle meta-teorie. La ragione pu\u00f2 soltanto interpretare, non certamente trascendere la sua condizione o delineare il senso della storia. Heidegger per\u00f2, in questo contesto di smacco epocale del pensiero, invita a guardare indietro, al momento antecedente la decisione metafisica presa con la caverna di Platone. A cercare un&#8217;altra parola per pensare la verit\u00e0 dell&#8217;essere, a risalire ai presocratici, in particolare ad Anassimandro. Riavvolgere la pellicola della storia ed analizzare quello che \u00e8 rimasto nell&#8217;ombra, l&#8217;impensato.<\/p>\n<p>In questa prospettiva, si pu\u00f2 tentare il recupero del pensiero esoterico, vero fiume carsico che ha attraversato la storia dell&#8217;Occidente. Si pu\u00f2 tentare di risalire all&#8217;\u00abaltro-pensiero\u00bb, all&#8217;altra \u00abvia\u00bb che Parmenide non percorse, alla mistica, alla mitologia comparata, ecc. Si pu\u00f2 cercare di \u00abspremere\u00bb tutto quello che non \u00e8 ancora stato \u00abspremuto\u00bb, di pensare l&#8217;im-pensato e l&#8217;im-pensabile, di dire l&#8217;in-dicibile. Cercare di concepire una sorta di \u00abun-philosophie\u00bb, \u00abfilosofia-altra\u00bb, cos\u00ec denominata non perch\u00e9 rifiuta la svolta ermeneutica o si arroga il diritto di elaborare nuove metateorie, ma perch\u00e9 cerca di recuperare il rimosso, il perturbante, l&#8217;Ombra: tutto ci\u00f2 che \u00e8 rimasto fuori, relegato ai margini dal dispotismo della metafisica \u00abufficiale\u00bb.<\/p>\n<p>Ma si pu\u00f2 compiere un ulteriore passo. Se il recupero dell&#8217;\u00abesoterico\u00bb, del \u00abmistico\u00bb, del \u00abmitico\u00bb \u00e8 un tentativo di reintegrazione di survivals che guarda al passato, non si deve trascurare le possibilit\u00e0 che si aprono sul presente e sul futuro, in vista di un&#8217;auspicabile nuova sintesi della conoscenza e della mente umana. Non si tratta di ritornare a proporre altre meta-narrazioni o meta-teorie, perch\u00e9 questa volta il campo d&#8217;indagine per cercare di elaborare nuove forme di sapere accumulative-descrittive non coincide pi\u00f9 con l&#8217;intelletto noetico o la ragione dialettica, ma con la cibernetica. La mente non deve pi\u00f9 ricercare i principi in s\u00e9 stessa, cercare di elaborare quello che non pu\u00f2 essere elaborato, ma proiettare le proprie dinamiche cognitive nel virtuale per cogliere la sinergia che non \u00e8 mai stata colta: l&#8217;integrazione tra pensiero razionale ed immaginario mitico-simbolico. Non una semplice analisi del profondo \u2013 che in fondo cerca di ricreare contenuti razionali per gli archetipi \u2013 ma la fusione tra l\u00f3gos e m\u00fdthos. Dove con quest&#8217;ultima espressione intendiamo il mondo dell&#8217;\u00abAngelo\u00bb, il <em>mundus imaginalis <\/em>descritto magistralmente da Henry Corbin.<\/p>\n<p>\u00c8 chiaro che se usiamo il termine \u00abimmaginario\u00bb \u2013 o ancora pi\u00f9 precisamente \u00abimmaginale\u00bb \u2013 per definire la dimensione dell&#8217;intermondo, o mesocosmo, che si apre tra la sfera della percezione sensibile e le categorie dell&#8217;intelletto, non possiamo confondere il primo ambito con quello di cui si occupa la metafisica. Quest&#8217;ultima in quanto pensiero dell&#8217;essere \u2013 o meglio dell&#8217;oblio dell&#8217;essere \u2013 concerne il puro trascendens, mentre l&#8217;immaginale deve essere identificato piuttosto con il mondo sottile, con la produzione \u00abanimica\u00bb, le teofanie angeliche o lo stato del sogno presentato nelle upanishad.<\/p>\n<p>L&#8217;immaginale \u00e8 la dimensione intermedia ed intermediaria per congiungere il trascendente alla percezione sensibile. L&#8217;immaginale \u00e8 il mezzo, lo strumento, il sentiero, che conduce all&#8217;apertura trascendentale. Ho omesso volutamente d&#8217;inserire nella schematizzazione la ragione discorsiva, il l\u00f3gos, perch\u00e9, a mio avviso, la ratio e l&#8217;intelletto noetico, pur avendo funzioni distinte \u2013 le argomentazioni logiche la prima, l&#8217;apertura trascendentale la seconda \u2013 si correlano entrambe alla mente umana (di cui l&#8217;homo sapiens sapiens utilizza soltanto una percentuale infinitesimale delle sue capacit\u00e0).<\/p>\n<p>Molte tradizioni mistiche identificano l&#8217;intelletto noetico con il \u00abcuore\u00bb pensato come centro focale dello spirito, distinto dal \u00abcervello\u00bb come organo della ragione discorsiva. La distinzione non mi sembra molto fondata, perch\u00e9 si dovrebbe allora circoscrivere il campo d&#8217;azione e sottrazione dello \u00abspirito\u00bb nell&#8217;uomo, incappando nelle aporie che hanno confuso molti mistici cristiani. La prospettiva non cambia se identifichiamo lo spirito-cuore con l&#8217;anima, perch\u00e9 a questo punto dovremmo definire meglio la seconda: operazione scivolosa in una cultura come quella occidentale che \u00e8 sempre rimasta all&#8217;interno del dualismo cartesiano tra res extensa e res cogitans. In altre parole, che cosa vogliamo intendere, quando parliamo del \u00abcuore\u00bb come fulcro spirituale dell&#8217;individualit\u00e0 trascendentale? Se non vogliamo riferirci a termini annacquati dalla catechesi cattolica come \u00abfede\u00bb, \u00abpurezza e semplicit\u00e0\u00bb, \u00abdono del sentimento\u00bb, ecc., se vogliamo continuare a percorrere la strada della gnosi, dobbiamo ricondurre la ratio logocentrica e l&#8217;intelletto noetico a due funzioni distinte della mente, compresa come potenziale inespresso del cervello umano per la scarsa utilizzazione dell&#8217;emisfero destro. Funzioni distinte \u2013 emisfero destro ed emisfero sinistro \u2013 della stessa facolt\u00e0.<\/p>\n<p>Dopo questa digressione, ritorniamo alla questione principale del rapporto tra metafisica e cibernetica. Abbiamo visto che l&#8217;immaginale coincide con l&#8217;intermondo, inteso come la dimensione mediana ed il mezzo per realizzare l&#8217;intelletto noetico-trascendentale. Ammesso che quest&#8217;ultimo possa essere considerato come il <em>graal <\/em> della condizione umana, il <em>lapis <\/em> che ancora si sottrae ai nostri sforzi, dobbiamo precisare meglio le ragioni che identificherebbero nella cibernetica lo strumento \u00abprincipe\u00bb dell&#8217;immaginale contemporaneo. <a name=\"1\"><\/a>Qualche anno fa, usc\u00ec un illuminante saggio di El\u00e9mire Zolla dal titolo <em>Uscite dal Mondo <\/em>[<a href=\"#_ftn1\">1<\/a>]. In questo libro lo studioso intravedeva nei primi programmi di realt\u00e0 virtuale \u2013 un&#8217;apparecchiatura che comprendeva un guanto ed un paio d&#8217;occhiali per proiettare il corpo astrale nel programma \u2013 la possibilit\u00e0 di risvegliare una sorta di Io sciamanico, che gli abusi del pensiero logico e matematico avevano completamente obliterato nell&#8217;uomo occidentale. Tramite la realt\u00e0 virtuale diventava possibile trascendere le categorie soggettive dello spazio e del tempo \u2013 l&#8217;utilizzo tridimensionale degli utensili \u2013 ed entrare in un&#8217;altra dimensione, nello stesso spazio intermedio che percorre lo sciamano durante il viaggio astrale che congiunge il mondo fisico al mondo spirituale, la terra al cielo, l&#8217;alto al basso. Secondo la previsione di Zolla, la realt\u00e0 virtuale avrebbe reso possibile l&#8217;affacciarsi di una nuova era \u2013 un nuovo modo di pensare e di percepire gli enti \u2013 che avrebbe condotto al suo compimento il vecchio sapere umanistico fondato sul cogito cartesiano. Negli anni Novanta, uscirono un paio di film che intendevano richiamare l&#8217;attenzione sui rischi della realt\u00e0 virtuale: <em>Il Tagliaerbe <\/em> e <em>Strange Days<\/em>. In entrambi, il tentativo di spingere la mente umana oltre i propri limiti conduceva alla pazzia e alla devianza sociale. Una visione molto critica, dunque, della realt\u00e0 virtuale e della tecnica in generale. Ma \u00e8 ancora possibile pensare alla t\u00e9chne come a qualcosa di estraneo o alienante rispetto alla condizione umana? O non si deve forse ripensare la t\u00e9chne come qualcosa che non soltanto non \u00e8 una semplice applicazione della scienza moderna, <em>ma caratterizza, dall&#8217;inizio, la stessa essenza umana? <\/em><\/p>\n<p>L&#8217;antropologia filosofica del Novecento ha rilevato come elementi costitutivi dell&#8217;homo sapiens sapiens il pollice prensile e la capacit\u00e0 di organizzare le pulsioni. A differenza degli altri animali, l&#8217;uomo non possiede n\u00e9 un istinto che lo guida nella caccia o nella fuga, n\u00e9 le potenzialit\u00e0 biologiche del predatore o della preda. Privo di artigli e di fauci, o di potenti arti per sfuggire alla cattura, l&#8217;uomo ha dovuto sopperire con la cultura alla sua inferiorit\u00e0 naturale. Ha imparato a procrastinare la soddisfazione immediata delle pulsioni, organizzandole in comportamenti strutturati. Il pollice prensile ha permesso all&#8217;uomo preistorico di brandire la prima clava e di elaborare delle strategie di caccia e di difesa. Lo stesso concetto di \u00abnatura\u00bb come \u00e8 stato postulato da Rosseau ed Hobbes \u00e8 infondato. Il topos di una \u00abnatura\u00bb come categoria antropologica o stilema narrativo da contrapporre alla \u00abcultura\u00bb \u00e8 gi\u00e0 una costruzione culturale resa possibile dall&#8217;idealizzazione dell&#8217;idea stessa di \u00abnatura\u00bb. Un&#8217;idea che l&#8217;uomo \u00e8 \u00abcostretto\u00bb ad elaborare razionalmente e che non pu\u00f2 essere percepita in modo ingenuo, \u00abnaturale\u00bb. <a name=\"2\"><\/a>La vera \u00abnatura\u00bb dell&#8217;homo sapiens sapiens \u2013 lo spazio per organizzare il comportamento \u2013 \u00e8 la coscienza culturalmente costruita dal tempo che intercorre tra la pulsione e la soddisfazione del bisogno [<a href=\"#_ftn2\">2<\/a>]. La t\u00e9chne, lungi dall&#8217;essere un derivato dello scientismo moderno, \u00e8 una vera e propria protesi del corpo biologicamente inferiore dell&#8217;homo sapiens sapiens. Essa non compare con il Seicento europeo, ma gi\u00e0 abita il braccio del primate che brandisce il legno trasformandolo in clava. In altre parole, la t\u00e9chne non \u00e8 il compimento del nichilismo, <em>ma il dispiegamento dell&#8217;essenza dell&#8217;uomo<\/em>.<\/p>\n<p>Con questa chiave di lettura \u00e8 possibile rileggere la storia heideggeriana della metafisica, come nichilismo ed oblio dell&#8217;essere. Nel dopoguerra, gli interpreti di Heidegger hanno accentuato l&#8217;aspetto di compiutezza e dispiegamento del nichilismo nell&#8217;ultimo orizzonte epocale della storia del pensiero occidentale. Nel <em>gestell <\/em> (traducibile con l&#8217;\u00abimpianto\u00bb tecnico) si compie la storia dell&#8217;oblio dell&#8217;essere in favore dell&#8217;ente, preceduto da altrettante epoche in cui si concreta il fraintendimento essenziale del secondo a scapito del primo: <em>idea <\/em>(Platone), <em>en\u00e8rgeia <\/em>(Aristotele), <em>ens creatum <\/em> (cristianesimo), <em>soggetto <\/em> (Descartes), <em>monade <\/em>(Leibniz), <em>spirito <\/em> (Hegel), <em>volont\u00e0 di potenza <\/em> (Nietzsche). Infine il <em>gestell <\/em> (la tecnica). <a name=\"3\"><\/a>La tecnica [<a href=\"#_ftn3\">3<\/a>] moderna diventa il compimento del padroneggiamento conoscitivo ed operativo dell&#8217;ente nel contemporaneo oblio dell&#8217;essere. Oblio che deriva dallo scegliere e manipolare l&#8217;ente ipostatizzandolo nella sola dimensione temporale del presente, con la completa esclusione del passato e del futuro. In altre parole, la metafisica tende ad ipostatizzare la dimensione temporale del presente, fissando come un essente (ente-presente), ci\u00f2 che deve essere ripensato nella sua piena articolazione temporale di presente, passato, futuro. L&#8217;ente-presente diventa allora ci\u00f2 che si offre allo sguardo dell&#8217;uomo. Ma ci\u00f2 che \u00e8 davvero fondamentale \u00e8 l&#8217;essere pensato come <em>ereignis <\/em>(\u00abevento\u00bb): ci\u00f2 che erra e si sottrae svelandosi dietro alla presenza dell&#8217;essente (ente-presente). Quello che \u00e8 davvero fondamentale non \u00e8 l&#8217;\u00abente-presente\u00bb, ma l <em>&#8216;ereignis <\/em> (essere) pensato come piena articolazione temporale di presente-passato-futuro.<\/p>\n<p>Nella tecnica, nel ge-stell, si realizzano completamente gli atteggiamenti fondamentali che caratterizzano la metafisica come oblio e nichilismo dell&#8217;essere: il \u00abporre\u00bb (<em>stellen<\/em>) ed i suoi derivati come il \u00abrappresentare\u00bb (<em>vorstellen<\/em>), il \u00abprodurre\u00bb (<em>herstellen<\/em>), il \u00abdisporre\u00bb (<em>bestellen<\/em>). Nel \u00abporre\u00bb della tecnica si compie il destino del pensiero occidentale che non ha saputo corrispondere al dis-velarsi dell&#8217;essere, allo svelamento che nel darsi-si-sottrae alla presa dello sguardo. Per Heidegger per\u00f2 non \u00e8 pensabile \u2013 ed \u00e8 qui un&#8217;altra differenza con il pensiero c.d. \u00abtradizionale\u00bb \u2013 ritornare ad una mitica et\u00e0 \u00abdell&#8217;oro\u00bb, ad una natura incontaminata ed incorrotta in cui la verit\u00e0 si mostrerebbe senza veli. Non \u00e8 possibile uscire dal nichilismo pensato come storia dell&#8217;Occidente. Al contrario, proprio perch\u00e9 la tecnica porta a compimento una fase necessaria del pensiero occidentale, proprio perch\u00e9 in essa si esauriscono le possibilit\u00e0 della speculazione metafisica, diventa possibile pensare un \u00abnuovo\u00bb inizio, un nuovo modo di correlarsi dell&#8217;uomo all&#8217;\u00abessere\u00bb (a questo punto pensato come ereignis, \u00abevento\u00bb, per sottrarre l&#8217;essere all&#8217;ipostasi della presenza):<\/p>\n<p><em><a name=\"4\"><\/a>\u00abQuanto pi\u00f9 ci avviciniamo al pericolo, tanto pi\u00f9 chiaramente cominciano a illuminarsi le vie verso ci\u00f2 che salva, e tanto pi\u00f9 noi domandiamo. Perch\u00e9 il domandare \u00e8 la piet\u00e0 del pensare\u00bb <\/em>[<a href=\"#_ftn4\">4<\/a>].<\/p>\n<p>Due aspetti fondamentali emergono, a mio avviso, da questi passaggi del pensiero di Heidegger:<\/p>\n<p>\u2022\u00a0 La tecnica contemporanea \u00e8 il compimento di un processo che inizia con i greci (Platone) ed arriva ai nostri giorni. <em>La tecnica in quanto realizzazione finale della metafisica non \u00e8 un prodotto del mondo moderno, ma \u00e8 piuttosto l&#8217;essenza stessa dell&#8217;uomo<\/em>. Il gesto del primate che in \u00ab2001: odissea nello spazio\u00bb di Kubrik brandisce un osso come clava esemplifica bene il momento in cui la \u00abtecnica\u00bb sostituisce la \u00abnatura\u00bb nell&#8217;uomo (non a caso nella sequenza successiva si passa al valzer cosmico delle astronavi sulle note di Strauss). In questa prospettiva non ha senso avallare ancora le dicotomie \u00abclassiche\u00bb che contrappongono l&#8217;\u00abinizio\u00bb aureo all&#8217;et\u00e0 del ferro attuale, la \u00abmetafisica\u00bb alla \u00abscienza\u00bb, la \u00abconoscenza tradizionale\u00bb alla \u00abcultura profana\u00bb, ecc. Si pu\u00f2 solo distinguere tra una fase iniziale della tecnica \u00abmetafisicizzante\u00bb ed una attuale della tecnica \u00abindustriale\u00bb (adesso \u00abpost-industriale\u00bb o \u00absurmoderna\u00bb, che trova la sua massima espressione nel \u00abvirtuale\u00bb).<\/p>\n<p>\u2022\u00a0 <em>La tecnica \u00e8 un nuovo inizio<\/em>. La metafisica ha rappresentato una stagione del pensiero attraverso cui l&#8217;uomo si \u00e8 interrogato sul senso dell&#8217;esistere e dell&#8217;essere. Ma questa dimensione \u00e8 ormai arrivata a compimento, avendo espresso tutte le sue possibilit\u00e0. C&#8217;\u00e8 bisogno di un nuovo pensiero o di un altro modo di pensare che possa oltrepassare la metafisica. Questa ragione \u00abaltra\u00bb non pu\u00f2 pi\u00f9 prescindere dalla visione, dall&#8217;Immaginale, come lo pensava Corbin. Ma oggi il pensiero che dovrebbe ri-unificare il l\u00f3gos al m\u00fdthos ha un supporto, un medium, ancora impensabile ai tempi di Corbin: il mondo virtuale.<\/p>\n<p>Ma la possibilit\u00e0 di pensare la tecnica come nuovo inizio non deve essere concepita come una cesura con il pensiero esoterico o mistico: si deve comunque tentare di risalire all&#8217;\u00abaltro-pensiero\u00bb, all&#8217;altra \u00abvia\u00bb parmenidea. In discussione \u00e8 piuttosto la possibilit\u00e0 di uscire dal Kali-Yuga, di restaurare, come se niente fosse mai successo, lo stato aureo originario. La reintegrazione non pu\u00f2 avvenire all&#8217;inizio, ma nell&#8217;hic et nunc della condizione surmoderna o postmoderna.<\/p>\n<p>Il mitologema della Caduta \u00e8 un mito di fondazione che serve per orientare il pensiero e la prassi, ma non pu\u00f2 essere considerato come la fase finale di un meta-racconto escatologico. In altre parole, la sua importanza risiede nell&#8217;essere un simbolo del perfezionamento interiore da realizzare. Ma tutte le varie dottrine apocalittiche sulla fine del mondo o sui cicli cosmici non intendono richiamare altro che ad un cambiamento spirituale collettivo: peraltro sconfessato con l&#8217;evoluzione del next-age dal new-age. Il giorno del Giudizio deve essere pensato, piuttosto, come la presa-di-coscienza individuale che sprona al cambiamento. Il \u00abnuovo\u00bb inizio deve essere pensato nel nostro tempo, nell&#8217;era della tecnica contemporanea. <img decoding=\"async\" src=\"data:image\/svg+xml,%3Csvg%20xmlns='http:\/\/www.w3.org\/2000\/svg'%20viewBox='0%200%2015%2015'%3E%3C\/svg%3E\" class=\"zeen-lazy-load-base zeen-lazy-load\" data-lazy-src=\"..\/img_art\/fine_testo.gif\" width=\"15\" height=\"15\" \/><noscript><img decoding=\"async\" src=\"..\/img_art\/fine_testo.gif\" width=\"15\" height=\"15\" \/><\/noscript><\/p>\n<p>__________<\/p>\n<h4>Note<\/h4>\n<p><a name=\"_ftn1\"><\/a>1. Cfr. E. Zolla, <em>Uscite dal mondo, <\/em>Adelphi, Milano, 1992. (<a href=\"#1\">torna al testo<\/a>)<\/p>\n<p><a name=\"_ftn2\"><\/a>2. Cfr. U. Galimberti, <em>Psiche e t\u00e9chne, <\/em>Feltrinelli, Milano 1999. (<a href=\"#2\">torna al testo<\/a>)<\/p>\n<p><a name=\"_ftn3\"><\/a>3. Cfr. M. Heidegger, <em>La questione della tecnica<\/em>, in Saggi e discorsi , Mursia, Firenze, 1991. (<a href=\"#3\">torna al testo<\/a>)<\/p>\n<p><a name=\"_ftn4\"><\/a>4. Cfr. M. Heidegger, <em>La questione della tecnica<\/em>, in Saggi e discorsi, Mursia, Firenze, 1991. (<a href=\"#4\">torna al testo<\/a>)<\/p>\n<p align=\"center\"><a href=\"#su\"><img decoding=\"async\" src=\"data:image\/svg+xml,%3Csvg%20xmlns='http:\/\/www.w3.org\/2000\/svg'%20viewBox='0%200%2044%2070'%3E%3C\/svg%3E\" class=\"zeen-lazy-load-base zeen-lazy-load\" data-lazy-src=\"..\/img_art\/Uovo_min.jpg\" alt=\"torna su\" width=\"44\" height=\"70\" border=\"0\" \/><noscript><img decoding=\"async\" src=\"..\/img_art\/Uovo_min.jpg\" alt=\"torna su\" width=\"44\" height=\"70\" border=\"0\" \/><\/noscript><\/a><\/p>\n<\/div>\n<\/td>\n<\/tr>\n<\/tbody>\n<\/table>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Pochissimi individui, oggi, mostrerebbero interesse per la metafisica. Siamo ormai abituati ad etichettare la metafisica come una sorta di pensiero inattuale, anacronistico, superato nella sua pretesa di universalizzare la \u00abverit\u00e0\u00bb. La filosofia non pu\u00f2 pi\u00f9 ambire a rinverdire i fasti del passato, ma deve limitarsi a essere considerata una delle tante \u00abvoci\u00bb del mondo che articolano l&#8217;interpretazione, ad operare una scelta tra il presentare se stessa come una sorta di tuttologia dilettantesca o, viceversa, a subordinare il suo ruolo ed [&hellip;]<\/p>\n","protected":false},"author":1,"featured_media":6273,"comment_status":"open","ping_status":"open","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"wds_primary_category":0,"footnotes":""},"categories":[88],"tags":[],"class_list":["post-1727","post","type-post","status-publish","format-standard","has-post-thumbnail","hentry","category-dialoghi-filosofici"],"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/www.esonet.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts\/1727","targetHints":{"allow":["GET"]}}],"collection":[{"href":"https:\/\/www.esonet.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/www.esonet.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.esonet.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/users\/1"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.esonet.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fcomments&post=1727"}],"version-history":[{"count":2,"href":"https:\/\/www.esonet.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts\/1727\/revisions"}],"predecessor-version":[{"id":9713,"href":"https:\/\/www.esonet.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts\/1727\/revisions\/9713"}],"wp:featuredmedia":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.esonet.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/media\/6273"}],"wp:attachment":[{"href":"https:\/\/www.esonet.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fmedia&parent=1727"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.esonet.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fcategories&post=1727"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.esonet.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Ftags&post=1727"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}