{"id":1735,"date":"2007-09-28T17:47:23","date_gmt":"2007-09-28T15:47:23","guid":{"rendered":"http:\/\/www.esonet.it\/?p=1735"},"modified":"2023-10-16T18:13:58","modified_gmt":"2023-10-16T16:13:58","slug":"il-mito-delle-verita-assolute","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.esonet.it\/?p=1735","title":{"rendered":"Il mito delle \u00abVerit\u00e0 assolute\u00bb"},"content":{"rendered":"<p><a href=\"https:\/\/www.esonet.it\/?cat=43\"><img decoding=\"async\" src=\"data:image\/svg+xml,%3Csvg%20xmlns='http:\/\/www.w3.org\/2000\/svg'%20viewBox='0%200%20370%20247'%3E%3C\/svg%3E\" class=\"zeen-lazy-load-base zeen-lazy-load alignright\" title=\"Domande e Risposte\" data-lazy-src=\"images\/topics\/DomRisp1.jpg\" alt=\"Domande e Risposte\" align=\"right\" border=\"0\" \/><noscript><img decoding=\"async\" class=\"alignright\" title=\"Domande e Risposte\" src=\"images\/topics\/DomRisp1.jpg\" alt=\"Domande e Risposte\" align=\"right\" border=\"0\" \/><\/noscript><\/a><strong>Epistolari d&#8217;Esoterismo<\/strong><\/p>\n<p>Cos&#8217;\u00e8 la verit\u00e0, e soprattutto dov&#8217;\u00e8? Credo che ognuno di noi sia un frammento di verit\u00e0 assoluta nel relativo. \u00c8 vero ci\u00f2 che vedo. \u00c8 vero ci\u00f2 che sento. \u00c8 vero ci\u00f2 che provo. L&#8217;immagine che vedo \u00e8 assoluta. Il suono che sento \u00e8 assoluto. Il sentimento che provo \u00e8 assoluto&#8230; per me.<br \/>\nSpostandomi su un&#8217;altra coscienza, per\u00f2, troverei altre verit\u00e0 totalizzanti, relative alle dimensioni, capacit\u00e0, limpidezza e profondit\u00e0 di quella mente-coscienza.<\/p>\n<table border=\"0\" width=\"100%\">\n<tbody>\n<tr>\n<td scope=\"col\">\n<div align=\"center\">\n<h3 align=\"left\"><a name=\"su\"><\/a>Il mito delle \u00abVerit\u00e0 assolute\u00bb<\/h3>\n<p align=\"left\">degli Autori di Esonet<\/p>\n<p align=\"left\">\n<\/div>\n<\/td>\n<\/tr>\n<tr>\n<td scope=\"row\">\n<div align=\"justify\">\n<p align=\"center\"><img decoding=\"async\" src=\"data:image\/svg+xml,%3Csvg%20xmlns='http:\/\/www.w3.org\/2000\/svg'%20viewBox='0%200%20445%2089'%3E%3C\/svg%3E\" class=\"zeen-lazy-load-base zeen-lazy-load\" data-lazy-src=\"..\/img_art\/epistolari.jpg\" width=\"445\" height=\"89\" \/><noscript><img decoding=\"async\" src=\"..\/img_art\/epistolari.jpg\" width=\"445\" height=\"89\" \/><\/noscript><\/p>\n<p>1 settembre 2007<\/p>\n<p><strong>Athos A. Altomonte scrive: <\/strong><\/p>\n<p>Cos&#8217;\u00e8 la verit\u00e0, e soprattutto dov&#8217;\u00e8? Credo che ognuno di noi <em>sia <\/em><em>un frammento di verit\u00e0 assoluta <\/em> nel relativo. \u00c8 vero ci\u00f2 che vedo. \u00c8 vero ci\u00f2 che sento. \u00c8 vero ci\u00f2 che provo. L&#8217;immagine che vedo \u00e8 assoluta. Il suono che sento \u00e8 assoluto. Il sentimento che provo \u00e8 assoluto&#8230; per me.<\/p>\n<p>Spostandomi su un&#8217;altra coscienza, per\u00f2, troverei altre verit\u00e0 totalizzanti, relative alle dimensioni, capacit\u00e0, limpidezza e profondit\u00e0 di quella mente-coscienza.<\/p>\n<p>Di qui due iniziative: 1) smettere di occuparsi delle etichette 2) sperimentare i contenuti.<\/p>\n<p>Come esempio userei quello di chi, trovandosi d&#8217;innanzi tanti barattoli di marmellate, di cui non conosce il sapore, prova ad immaginarselo leggendo le etichette con gli ingredienti. In mancanza di meglio questa pu\u00f2 essere un&#8217;alternativa, ma il metodo migliore \u00e8 quello di ficcarci dentro un dito e portarselo in bocca. Quello che si sentir\u00e0 sar\u00e0 \u201csapore vero\u201d, che magari ad un altro sembrer\u00e0 diverso, ma individualmente quel sapore \u00e8 assolutamente vero. Per cui dico, cominciamo dallo sperimentare ci\u00f2 che ci viene trasmesso. Non limitiamoci a conoscere le etichette, ma immergiamo le dita nella marmellata dell&#8217;insegnamento esoterico, o ermetico, o alchemico.<\/p>\n<p>Come un tempo tutte le strade portavano a Roma, ogni scuola di pensiero, se non ce se ne innamora, e si \u00e8 capaci di lasciarla quando ci ha dato tutto ci\u00f2 che poteva darci, tende ad un centro comune a tutte le filosofie. Quel \u201ccentro comune\u201d \u00e8 il santo graal dei filosofi. \u00c8 la sintesi di tutti i pensatori. Ma bisogna essere capaci di oltrepassare ogni verit\u00e0 totalizzante ma relativa, per raggiungere lo scopo.<\/p>\n<p>Ci\u00f2 premesso, non posso che abbracciare la via sperimentale, facendo di me stesso <em>l&#8217;unico vero Athanor alchemico<\/em>, con cui lavorare.<\/p>\n<p>Il laboratorio, gli alambicchi, le storte saranno i pensieri, e la capacit\u00e0 di elaborarli, trasformarli, colorarli emotivamente. Prova e controprova fatta dall&#8217;ideatore sull&#8217;ideatore stesso che diventa, cos\u00ec, <em>generatore, generante e generato di se stesso<\/em>. Ecco un altro modo per rappresentare l&#8217;auto-iniziazione, in una dimensione dove non possono esserci <em>verit\u00e0 ultime<\/em>, visto che evoluzione e progresso significano moto e, quindi, trasformazione continua.<\/p>\n<p>Eppure, eccezionalmente esistono casi di verit\u00e0 assolute. Sono le idee di menti mineralizzate, immobili e chiuse al progresso, la cui immutabilit\u00e0 fa credere che \u201coltre loro\u201d non ci sia nulla.<\/p>\n<p>In realt\u00e0 si tratta di stati di morte apparente.<\/p>\n<p>Ho sempre sperimentato prima di metterlo in pratica, quello di cui nutrivo la mia mente, preoccupandomi pi\u00f9 dei contenuti (le marmellate) che dell&#8217;aspetto formale (l&#8217;etichetta).<\/p>\n<p>Ti lascio ricordandoti una delle farsi che hanno cambiato direzione alla mia la vita: <em>\u201cparlare non fa cuocere il riso\u201d<\/em>.<\/p>\n<p>000 Athos<\/p>\n<p>1 settembre 2007<\/p>\n<p><strong>Antonio D&#8217;Alonzo scrive: <\/strong><\/p>\n<p>Caro Athos, mi sento di sottoscrivere in pieno molte delle idee che hai espresso. Finalmente proviamo a pensare alla storicit\u00e0 dell&#8217;idea di \u00abverit\u00e0\u00bb; dove l&#8217;ipostasi, l&#8217;immutabilit\u00e0 dottrinale conduce alla morte apparente del pensiero. Immutabilit\u00e0 dottrinale che, oltretutto, nella storia delle religioni non si \u00e8 mai verificata.<\/p>\n<p>Il buddhismo mahayana diffondendosi in Cina si \u00e8 trasformato nel chan (buddhismo cinese), ma a sua volta ha subito l&#8217;influsso del tao e del confucianesimo ridefinendo alcune dottrine iniziali. Sempre il mahayana penetrando in Giappone, dopo un&#8217;opposizione iniziale, si \u00e8 trasformato nello zen, ma \u00e8 stato a sua volta influenzato dalla shintoismo. Nella realt\u00e0 dei fatti l&#8217;ibridazione assimilatrice si sempre verificata, nella filosofia come nelle religioni.<\/p>\n<p>Ad esempio, per ritornare a quanto hai scritto, la riduzione della verit\u00e0 con ci\u00f2 che (io) vedo\/sento\/provo e che differisce dalla verit\u00e0 che l&#8217;altro vede\/sente\/prova, conduce a relativizzare la pretesa di una \u00abverit\u00e0\u00bb assoluta, data una volta per tutte, ed apre lo spazio dell&#8217;interpretazione. La mia \u00abverit\u00e0\u00bb non \u00e8 superiore alla \u00abverit\u00e0\u00bb dell&#8217;altro. Ma se la \u00abverit\u00e0\u00bb \u00e8 data dalla pletora delle concezioni individuali su di essa \u2013 oltre che dall&#8217;\u00abancora-impensato\u00bb \u2013 si decostruisce l&#8217;idea di una Verit\u00e0 centrale (con la maiuscola) in favore dell&#8217;interpretazione pluralistica.<\/p>\n<p>Cito il celebre esempio delle monadi leibniziane che come tante case con una sola finestra osservano la citt\u00e0 (la verit\u00e0) soltanto dalla loro relativa posizione spaziale, peculiare e differente da quella di tutte le altre monadi. Ecco perch\u00e9 trovo fondamentale il tuo invito alla sperimentazione e alla ricerca infinita.<\/p>\n<p>Personalmente riesco a farlo pi\u00f9 con il pensiero che con la pratica. Ma questo \u00e8 un mio limite e, forse, una deformazione professionale. Nonostante questo non vedo in base a quale argomentazione potrei negare la possibilit\u00e0 di una ricerca operativa, condotta da operatori pi\u00f9 capaci di me. Come dice un aforisma greco: \u00abconoscere i propri limiti significa non dover temere il destino\u00bb.<\/p>\n<p>Ritorner\u00f2 dunque ad interrogarmi dal punto di vista che mi \u00e8 proprio, dalla <em>mia finestra monadica<\/em>.<\/p>\n<p>Sulla scia di Heidegger, penso alla verit\u00e0 come alla radura nella quale ogni tanto si viene a trovare l&#8217;esser-ci (l&#8217;uomo). La \u00abverit\u00e0\u00bb \u00e8 il \u00ab-ci\u00bb (il \u00abqui\u00bb, l&#8217;hic et nunc) dell&#8217;esser-ci in cui si apre il pensiero dell&#8217;essere. L&#8217;errore della metafisica occidentale \u00e8 quello di aver spazializzato la dimensione temporale. Di avere pensato la verit\u00e0 soltanto come spazio e non come tempo, storia, diacronia, epocalit\u00e0. Un errore in cui inevitabilmente un soggetto conoscente si limita a contemplare un ente reificato, spazializzato, ipostatico. Pensare la verit\u00e0, ma preferisco usare il termine \u00abessere\u00bb, come epocalit\u00e0 significa pensare la verit\u00e0 storica di questo aprirsi della com-prensione alla finitezza dell&#8217;esserci (l&#8217;uomo).<\/p>\n<p>L&#8217;essere \u00e8 un&#8217;epifania che si declina nella storia: se ai tempi di Platone la \u00abverit\u00e0\u00bb era la dottrina delle idee, per l&#8217;uomo contemporaneo essa si apre nella \u00abtecnica\u00bb. In effetti, non si pu\u00f2 negare che oggi la \u00abtecnica\u00bb abbia sostituito il \u00abvecchio\u00bb Dio del cristianesimo. Il nuovo che avanza tra i blocchi granitici dei fondamentalismi e dei laicismi vari, \u00e8 la \u00abmediamanzia\u00bb. A mio avviso, andiamo incontro ad un&#8217;epoca nuova che costringer\u00e0 a ripensare la nostra idea classica della \u00abverit\u00e0\u00bb. Un pensiero nuovo che produrr\u00e0 una frattura con il modo in cui abbiamo sempre elaborato le idee e si fonder\u00e0 sulla visione, pi\u00f9 che sulla logica del terzo escluso o del principio di non-contraddizione.<\/p>\n<p>000 Antonio<\/p>\n<p>2 settembre 2007<\/p>\n<p><strong>Athos scrive: <\/strong><\/p>\n<p>Caro Antonio, concordo che le uniche \u201cverit\u00e0 assolute\u201d in cui possiamo ragionevolmente imbatterci sono le dottrine di fede. Ma \u00e8 difficile ritenerle tali, anche solo per il fatto che confliggono l&#8217;un l&#8217;altra, adducendo di essere l&#8217;unica depositaria del crisma divino. Ognuna si dice vera ed immutabile, ma la storia dimostra quanto, in realt\u00e0, siano mobili le loro norme. Perci\u00f2, licenzierei rapidamente le \u201cverit\u00e0 assolute\u201d delle religioni, ricordando quanto scritto da Popper:<\/p>\n<p>\u00ab <em>Appartengono a sistemi chiusi le tesi totalmente astratte (astruse), le asserzioni ideologiche o pi\u00f9 specificatamente i dogmi religiosi che trovano conferma solo all&#8217;interno dei loro costrutti e solo per mezzo dei propri strumenti, per cui, non possono incorrere in smentite. Queste sono dette auto-immunizzanti perch\u00e9 fondate su moduli ragionevoli, che si sostengono non ponendo in discussione nessuna parte di s\u00e9, immunizzandosi cos\u00ec da ogni possibilit\u00e0 di smentita che possa derivare da un contraddittorio dialettico o da un confronto intellettuale. Inoltre sono considerati a sistema chiuso, quelle tesi ideologiche o di credo, che si affermano come proposizioni onnicomprensive cio\u00e8, quei sistemi speculativi all&#8217;interno dei quali si trova la spiegazione di tutto e per tutto<\/em>.\u00bb<\/p>\n<p>Un altro aspetto da considerare \u00e8 chi scambia per verit\u00e0, giudizi, opinioni, idee, personali o condivise. Fatto \u00e8, che si scambia per verit\u00e0 l&#8217;infinita gamma di realt\u00e0 ordinarie e mutevoli, e questo porta l&#8217;individuo a lottare contro il tempo, che passa, modificando tutto e tutti.<\/p>\n<p>La rincorsa alle diete e alla chirurgia plastica sono solo la punta della paura del tempo e della morte, che ognuno cerca di esorcizzare costruendo i propri totem consolatori. Dunque, il cerchio filosofico si chiude, riportandoci al fatto che l&#8217;unica verit\u00e0 a cui l&#8217;uomo comune pu\u00f2 aspirare \u00e8 la realt\u00e0 relativa, compatibilmente alla sua capacit\u00e0 di capire e di contenere. E il solo grado di comprensione e la capacit\u00e0 di contenere, sono fattori che comportano differenze sostanziali tra ci\u00f2 che crede l&#8217;uno e l&#8217;altro.<\/p>\n<p>Esiste un percorso verso la realt\u00e0, che l&#8217;aspetto pi\u00f9 prossimo alla verit\u00e0 che l&#8217;uomo possa concepire, enunciato da Immanuel Kant nella formula del <em>\u00abding an sich\u00bb<\/em>, la comprensione della cosa in s\u00e9. Kant ci ha indicato il metodo di osservare la realt\u00e0 oggettiva, preservando la centralit\u00e0 di ci\u00f2 che viene osservato, a scapito di quella di chi osserva. Quindi, osservare una realt\u00e0 per ci\u00f2 che \u00e8, e non per ci\u00f2 che intende o crede che sia chi l&#8217;osserva. I testi sacri sono indicativi di accadimenti in s\u00e9 naturali, ma straordinari per l&#8217;ignoranza di chi a quel tempo ne era testimone.<\/p>\n<p>Con il <em>\u00abding an sich\u00bb<\/em>, Kant ha teso una linea verso la comprensione della verit\u00e0, in quanto realt\u00e0 oggettiva. Osservando un oggetto concettuale come <em>soggetto osservato <\/em> e non come <em>oggetto d&#8217;osservazione<\/em>. Se l&#8217;osservazione d&#8217;un oggetto concettuale viene disgiunta dalle opinioni personali e dall&#8217;entroterra culturale che caratterizza la soggettivit\u00e0 dell&#8217;osservatore, questo porta all&#8217;empatia, la soglia che porta alla vera capacit\u00e0 di comprendere. Aggiungendo che \u00abper la cosa in s\u00e9\u2026 <em>non basta la fede in un&#8217;idea, anche se sentita sinceramente, per fare una religione. Come non basta credere ad una religione perch\u00e9 essa diventi la \u00abReligione\u00bb<\/em>.<\/p>\n<p>Per avvicinare la \u201cverit\u00e0\u201d, dunque, bisogna allontanarsi da s\u00e9 stessi, dalle proprie idee, dalle proprie opinioni, facendoci avvicinare al concetto di \u201cdistacco\u201d del mistico, ed alla \u201cdis-integrazione\u201d psicoanalitica. Per cui la ragione \u00e8 la maggiore fonte d&#8217;illusioni.<\/p>\n<p>Maggiori sono le illusioni e pi\u00f9 sembrano attendibili, e quando le illusioni sono affermate alla stregua di \u201cverit\u00e0 assolute\u201d, qui siamo nella sfera dell&#8217;autoerotismo, dell&#8217;onanismo mentale. I \u201cportatori di verit\u00e0\u201d toccano picchi d&#8217;esaltazione pari al godimento sensuale. Uno stato che cercano di mantenere il pi\u00f9 a lungo possibile, anche a costo di precludersi ogni contatto con la realt\u00e0 realizzante e realizzata. Perci\u00f2, le \u201cverit\u00e0 assolute\u201d sono pi\u00f9 spesso sogni instabili, che mutano mentre passano da portatore a portatore.<\/p>\n<p>Per rappresentare la verit\u00e0 il simbolismo usa il colore bianco, perch\u00e9, \u00e8 il colore della sintesi. L&#8217;insegnamento iniziatico rappresenta la \u201cverit\u00e0\u201d come luce che illumina. Dandoci un ottimo indizio. Ho paragonato l&#8217;intuito ad un \u201cbig bang\u201d psichico. Un colpo di luce che attraversa mente e coscienza, facendogli comprendere ci\u00f2 che prima non sapevano. \u00c8 questa la via verso la verit\u00e0? Io lo credo.<\/p>\n<p>Credo che chi ambisce a capire, a comprendere verit\u00e0 metafisiche, debba piuttosto sviluppare l&#8217;intuito. Quel filo di conoscenza che proviene da <em>un serbatoio d&#8217;idee <\/em> che seppure nostre, ancora non ci appartengo. Il big bang, \u00e8 una precipitazione psichica, che proviene da una dimensione mentale che dobbiamo ancora scoprire. Una dimensione chiamata anima, da cui proviene quella che gli antichi chiamarono gnosi.<\/p>\n<p>La conoscenza per contatto (o Ragion pura) non \u00e8 una graziosa concessione, non \u00e8 un dono che viene dall&#8217;alto, ma una dimensione da raggiungere conquistandosi giorno dopo giorno il diritto a tante \u201cpiccole illuminazioni\u201d che amplino mente e coscienza.<\/p>\n<p>La via iniziatica non \u00e8 una via rituale, o devozionale. Ma \u00e8 un processo di trasformazione che avviene attraverso <em>il fuoco della consapevolezza<\/em>, che comincia con l&#8217;illuminare il proprio inferno interiore (il subconscio), dove si scende alfine di liberarne le potenzialit\u00e0 represse.<\/p>\n<p>Questo Viaggio comincia per \u201cconoscere se stessi\u201d, come era inciso sui frontoni dei Templi dedicati ai Misteri. <em>Recuperare questa antica <\/em> idea potrebbe essere <em>il pensiero nuovo <\/em> che produrr\u00e0 una frattura con il modo in cui oggi si elaborano le verit\u00e0 del mondo profano.<\/p>\n<p>Verit\u00e0 in cui siamo ma nelle quali, per fortuna, non ci riconosciamo.<\/p>\n<p>000 Athos<\/p>\n<p>2 settembre 2007<\/p>\n<p><strong>Antonio scrive: <\/strong><\/p>\n<p>Caro Athos,<\/p>\n<p>Ancora una volta mi fa molto piacere questo scambio d&#8217;idee per riuscire a definire le nostre reciproche posizioni; anzi, sarebbe interessante se nel dibattito intervenissero altri membri di Esonet.<\/p>\n<p>Personalmente licenzierei non soltanto le verit\u00e0 assolute delle religioni, ma anche tutte le altre pretese verit\u00e0 \u00abassolute\u00bb delle scienze, della metafisica, ecc. Ma possiamo ancora oggi credere all&#8217;esistenza di verit\u00e0 \u00abassolute\u00bb? Credo di no.<\/p>\n<p>Esiste un paradigma scientifico che pi\u00f9 si approssima alla spiegazione dell&#8217;evoluzione del genere umano: il <em>neo-darwinismo<\/em>, versione aggiornata della vecchia dottrina evoluzionistica. Per il momento \u00e8 la dottrina che pi\u00f9 \u00abverosimilmente\u00bb ricostruisce il cammino <em>dell&#8217;homo sapiens sapiens<\/em>, e fornisce risposte convincenti sotto il profilo scientifico. Forse tra un anno o due sar\u00e0 confutata e scartata. Ma questo \u00e8 il destino della scienza e anche del <em>pensiero critico<\/em>. Quando questa evenienza si sar\u00e0 verificata, saremo autorizzati a sostenere che il <em>neo-darwinismo <\/em> \u00e8 una dottrina superata ed erronea. Ma per il momento, finch\u00e9 regge all&#8217;impatto critico, \u00e8 valida. Finch\u00e9 non si dimostra, fino a prova contraria, che \u00e8 errata, la dottrina \u00abneo-darwiniana\u00bb \u00e8 vera. Naturalmente non per questo \u00e8 \u00abassoluta\u00bb. Ecco perch\u00e9 esistono soltanto verit\u00e0 relative.<\/p>\n<p>Con Nietzsche, \u00abnon esistono fatti, ma solo interpretazioni. E forse anche questa \u00e8 un&#8217;interpretazione\u00bb. Ma questo non deve scoraggiare un pensiero che voglia ancora dirsi teoretico. Nella <em>Critica della Ragion Pura<\/em>, Kant introduce la distinzione tra fenomeno e noumeno (la cosa in s\u00e9). Per Kant l&#8217;intelletto possiede soltanto un uso empirico dei concetti a priori, limitato all&#8217;esperienza. Ma non possiede un uso trascendente, al di l\u00e0 dell&#8217;esperienza, degli stessi. Pu\u00f2 applicare i concetti a priori solo ai fenomeni, ma non ai noumeni. La cosa in s\u00e9, il noumeno, pu\u00f2 essere pensato soltanto in senso negativo, come qualcosa di cui non possiamo avere alcuna intuizione \u00abattiva\u00bb: n\u00e9 sensibile, n\u00e9 intellettuale. Nondimeno il noumeno serve a circoscrivere il campo della nostra sensibilit\u00e0, ponendosi come un \u00abconcetto-limite\u00bb.<\/p>\n<p>In altre parole, del noumeno, della cosa in s\u00e9, si pu\u00f2 solo postulare l&#8217;esistenza, necessaria per definire i limiti della conoscenza. Ma non possiamo conoscerne l&#8217;essenza, la natura. La nostra conoscenza si ferma al fenomeno.<\/p>\n<p>Sarebbe fantastico se contemplando la cosa in s\u00e9, riuscissimo a liberarci della nostra soggettivit\u00e0, da noi stessi, dalle nostre opinioni. In realt\u00e0 \u00e8 un compito pressoch\u00e9 impossibile, se non come possibili stati mistici periodici dell&#8217;individuo. Ricorderai il principio d&#8217;indeterminazione di Heisenberg, per il quale l&#8217;oggetto <em>fisico <\/em> osservato \u00e8 influenzato dallo stesso osservatore. Soltanto le modalit\u00e0 con cui si attivano le facolt\u00e0 percettive o intellettive risentono della dimensione prospettica o psicologica del soggetto osservatore. La prova empirica di quanto sto dicendo \u00e8 offerta dall&#8217;impossibilit\u00e0 di ricostruire una scena del delitto univoca ed attendibile attraverso le testimonianze degli osservatori. Ciascun testimone fornir\u00e0 una versione diversa dell&#8217;accaduto e della dinamica dei fatti.<\/p>\n<p>La distinzione kantiana tra fenomeno e noumeno si ritrova, sotto categorie diverse, in tutta la filosofia indiana: nirvana\/samsara, maya\/moksha, prakriti\/purusha, ecc. Ma senza la possibilit\u00e0 di una \u00abLiberazione\u00bb, che del resto anche in India \u00e8 appannaggio di pochissimi.<\/p>\n<p>Molto difficile per chi \u00abvive-nel-mondo\u00bb, nella vita mondana. Pi\u00f9 frequente per chi ha scelto la vita contemplativa. Come evenienza pu\u00f2 verificarsi saltuariamente, Freud parlava di \u00absentimento oceanico\u00bb, Jung di fenomeni \u00absincronici\u00bb, soprattutto attraverso l&#8217;arte, la vera \u00abpartecipazione mistica\u00bb del mondo contemporaneo. Ma anche per chi segue un ideale di vita contemplativa, la surmodernit\u00e0 \u00e8 sempre in agguato.<\/p>\n<p>Hermann Hesse ha trattato pi\u00f9 volte, attraverso i protagonisti dei suoi romanzi, l&#8217;impossibilit\u00e0 di resistere al flusso vitale del divenire, alla vita che scorre. Ricordo anche due narrazioni filmiche asiatiche sull&#8217;argomento: <em>Primavera, estate, autunno, inverno\u2026 e ancora primavera <\/em>(2003) di Kim Ki-duk e <em>Samsara <\/em>(2001) di Pan Nalin. I protagonisti dei film sono due giovani monaci che cedendo a kama, al desiderio, infrangono il dharma per l&#8217;amore sensuale. Naturalmente, potrebbe trattarsi della narrazione filmica di due casi contingenti, dove proprio la peculiarit\u00e0 delle vicende si erge a materia di riflessione.<\/p>\n<p>Sennonch\u00e9 mi sembra che l&#8217;Oriente tradizionale ormai esista soltanto nei libri. L&#8217;islam spirituale e mistico, purtroppo, non riesce a fare valere la sua voce tra salafitismo e fondamentalismo; l&#8217;India ormai \u00e8 una potenza capitalistica a livello mondiale, dove la sinergia con altri paesi, come la Cina (\u00abCindia\u00bb), \u00e8 avallata per ragioni di partnership economica pi\u00f9 che per ragioni spirituali. Forse l&#8217;ultimo fuoco della tradizione arde nel Tibet e in alcune civilt\u00e0 \u00abprimitive\u00bb. Tutto questo \u00e8 solo frutto del dominio della ragione scientifica <em>versus <\/em> la conoscenza metafisica? \u00c8 improbabile che questa sia la chiave di lettura pi\u00f9 proficua, fermo restando che vi sono molteplici interpretazioni nella storia dello spirito. Mi sembra, con Heidegger, che il nichilismo sia il destino della storia della metafisica occidentale e non la sua negazione. Nella storia della metafisica, cos\u00ec come elaborata in <em>Che cos&#8217;\u00e8 la metafisica?<\/em>, Heidegger rintraccia l&#8217;errore fondamentale del pensiero nel mito della caverna di Platone che determina una serie di fraintendimenti epocali: \u00abidea\u00bb (Platone), <em>energeia <\/em> (Aristotele), <em>ens creatum <\/em> (cristianesimo), <em>soggetto <\/em> (Descartes), <em>monade <\/em> (Leibniz), <em>spirito <\/em> (Hegel), <em>volont\u00e0 di potenza <\/em> (Nietzsche), fino al <em>gestell<\/em>, della tecnica contemporanea.<\/p>\n<p>Molti cultori contemporanei di dottrine esoteriche o gnostiche continuano a pensare ad un \u00abCentro\u00bb, ad una dimensione ideale dello Spirito ipostatica e contrapposta alla sfera del divenire. La classica dicotomia platonica tra mondo \u00abvero\u00bb e mondo \u00abapparente\u00bb, gi\u00e0 sconfessata abbondantemente da Nietzsche. L&#8217;errore metafisico fondamentale \u00e8 di pensare ad una \u00abverit\u00e0\u00bb, ad un <em>centro metafisico <\/em> strutturandolo nella sola dimensione dello spazio. Ma il \u00abtrascendente\u00bb non pu\u00f2 essere semplicemente presente allo sguardo dell&#8217;uomo. \u00c8 allora necessario ripensare l&#8217;essere (il \u00abtrascendente\u00bb, \u00abDio\u00bb), come uno svelarsi che nel darsi si ritrae e sottrae alla presa antropocentrica della metafisica occidentale.<\/p>\n<p>Pensare dopo Heidegger significa pensare l&#8217;essere, non soltanto come spazio, ma <em>anche <\/em>come tempo. Pensare la radura nella quale ogni tanto l&#8217;esser-ci (l&#8217;uomo) si viene a trovare. Semplificando, l&#8217;essere si manifesta in modo diverso nelle diverse epoche, assecondando l&#8217;essenza dell&#8217;uomo che si declina storicamente. Non \u00e8 possibile pensare oggi la metafisica alla maniera di un platonico o di un teosofo del seicento, perch\u00e9 non soltanto il soggetto non \u00e8 pi\u00f9 lo stesso, ma non lo \u00e8 neanche l&#8217;oggetto.<\/p>\n<p>La modalit\u00e0 con cui si deve pensare l&#8217;essere, con cui la metafisica viene a compimento nell&#8217;era contemporanea \u00e8 la <em>tecnica. <\/em>Ecco perch\u00e9, nel mio piccolo, sto cercando di pensare le correlazioni tra cyberspazio ed immaginale. Ma forse per il momento \u00e8 meglio fermarsi e rinviare gli ulteriori approfondimenti ad un&#8217;altra occasione.<\/p>\n<p>Caro amico ti saluto cordialmente,<\/p>\n<p>000 Antonio <img decoding=\"async\" src=\"data:image\/svg+xml,%3Csvg%20xmlns='http:\/\/www.w3.org\/2000\/svg'%20viewBox='0%200%2015%2015'%3E%3C\/svg%3E\" class=\"zeen-lazy-load-base zeen-lazy-load\" data-lazy-src=\"..\/img_art\/fine_testo.gif\" width=\"15\" height=\"15\" \/><noscript><img decoding=\"async\" src=\"..\/img_art\/fine_testo.gif\" width=\"15\" height=\"15\" \/><\/noscript><\/p>\n<p align=\"center\"><a href=\"#su\"><img decoding=\"async\" src=\"data:image\/svg+xml,%3Csvg%20xmlns='http:\/\/www.w3.org\/2000\/svg'%20viewBox='0%200%2044%2070'%3E%3C\/svg%3E\" class=\"zeen-lazy-load-base zeen-lazy-load\" data-lazy-src=\"..\/img_art\/Uovo_min.jpg\" alt=\"torna su\" width=\"44\" height=\"70\" border=\"0\" \/><noscript><img decoding=\"async\" src=\"..\/img_art\/Uovo_min.jpg\" alt=\"torna su\" width=\"44\" height=\"70\" border=\"0\" \/><\/noscript><\/a><\/p>\n<\/div>\n<\/td>\n<\/tr>\n<\/tbody>\n<\/table>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Epistolari d&#8217;Esoterismo Cos&#8217;\u00e8 la verit\u00e0, e soprattutto dov&#8217;\u00e8? 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