{"id":1751,"date":"2007-08-26T09:07:23","date_gmt":"2007-08-26T07:07:23","guid":{"rendered":"http:\/\/www.esonet.it\/?p=1751"},"modified":"2023-11-05T10:47:17","modified_gmt":"2023-11-05T09:47:17","slug":"la-dea-cibele-mito-e-complesso-3","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.esonet.it\/?p=1751","title":{"rendered":"La dea Cibele, mito e complesso \/3"},"content":{"rendered":"\n<div class=\"wp-block-group\"><div class=\"wp-block-group__inner-container is-layout-constrained wp-block-group-is-layout-constrained\"><div class=\"wp-block-image\">\n<figure class=\"alignright\"><a href=\"https:\/\/www.esonet.it\/?cat=73\"><img decoding=\"async\" src=\"data:image\/svg+xml,%3Csvg%20xmlns='http:\/\/www.w3.org\/2000\/svg'%20viewBox='0%200%20370%20247'%3E%3C\/svg%3E\" class=\"zeen-lazy-load-base zeen-lazy-load\" data-lazy-src=\"images\/topics\/PsicheMeF.jpg\" alt=\"Psicologia\" title=\"Psicologia\"\/><noscript><img decoding=\"async\" src=\"images\/topics\/PsicheMeF.jpg\" alt=\"Psicologia\" title=\"Psicologia\"\/><\/noscript><\/a><\/figure>\n<\/div>\n\n\n<p>Per ritornare all&#8217;elaborazione del complesso di Cibele, la stessa comport\u00f2 una percorrenza concettuale estremamente perigliosa.<\/p>\n<\/div><\/div>\n\n\n\n<div style=\"height:10px\" aria-hidden=\"true\" class=\"wp-block-spacer\"><\/div>\n\n\n\n<h3 class=\"wp-block-heading\" id=\"su\">La dea Cibele, mito e complesso \/3<\/h3>\n\n\n\n<p>di Mario Bulletti<\/p>\n\n\n\n<div style=\"height:30px\" aria-hidden=\"true\" class=\"wp-block-spacer\"><\/div>\n\n\n\n<h4 class=\"wp-block-heading\">Un ponte antropologico dalla preistoria ai nostri tempi.&nbsp;<\/h4>\n\n\n\n<p><em>Sommario<\/em>: 1. I presupposti della postanalisi &#8211; 2. Breve introduzione al metodo postanalitico &#8211; 3. Gli antefatti &#8211; 4. Analogie fra il caso A con quello dei vissuti freudiani &#8211; 5. L&#8217;esiodea Gaia e la frigia Cibele: due espressioni ambivalenti del mito della Grande Madre &#8211; 6. I seicento anni del culto di Cibele a Roma &#8211; 7. Il tempio romano del Pantheon e Cibele &#8211; 8. L&#8217;analogia distorta fra il mito di Cibele e la teologia del cristianesimo &#8211; 9. Cibele e la psicosi &#8211;&nbsp;<a href=\"#p10\">10. La Cibele dell&#8217;indagine post analitica<\/a>&nbsp;&#8211;&nbsp;<a href=\"#p11\">11. Dal pacifico matriarcato monoteista all&#8217;aggressivo patriarcato politeista pagano<\/a>&nbsp;&#8211;&nbsp;<a href=\"#pA\">Appendice<\/a><\/p>\n\n\n\n<h4 class=\"wp-block-heading\"><a id=\"p10\"><\/a>10. La Cibele dell&#8217;indagine post analitica&nbsp;<\/h4>\n\n\n\n<p>Per ritornare all&#8217;elaborazione del complesso di Cibele, la stessa comport\u00f2 una percorrenza concettuale estremamente perigliosa. Innanzitutto ci\u00f2 che emergeva nella pratica sperimentale della psicoterapia che agivo via via nel tempo, era il constatare la forte presenza di un mimetismo camaleontico messo in atto dalle madri cibeliche. Nel&nbsp;<em>caso A<\/em>, invece e fortunatamente per l&#8217;indagine psicologica, la madre si era espressa con un furore che potrebbe essere definito tipicamente leonino. L&#8217;effetto che ne derivava era quello di suscitare, proprio come nel carme di Catullo, il terrore nella figlia al fine di farla rimanere per tutta la vita accanto a s\u00e9. Nella maggior parte dei casi, come verr\u00e0 a noi esplicitato durante l&#8217;esperienza professionale, la madre cibelica operer\u00e0, quasi sempre, usando le pi\u00f9 sofisticate tecniche del mimetismo psicologico e dell&#8217;artefatto retorico. Un chiaro esempio ci viene dal caso della suocera di Sigmund Freud interpretato dal padre della psicoanalisi come un \u201craffinato capriccio\u201d. Un capriccio che avr\u00e0 come risultante il perenne ed ambiguo stato di nubilato della figlia Minna Bernays. Questa finalit\u00e0, ossia quella di determinare un ambiguo stato di nubilato o di celibato, psicologico o fisico, nei figli anche sposati, verr\u00e0 perseguita in vario modo da tutte le madri cibeliche. La figlia o il figlio rimarranno sempre legati, anche se fidanzati o sposati, in modo prioritario, al \u201cbaricentro\u201d materno. I partners dei figli cibelizzati, ristretti nello statuto di prole, saranno sempre figure di secondo piano. Il centro affettivo primario rimarr\u00e0, perennemente per ognuno di loro, la madre. Un baricentro affettivo dichiarato apertamente e senza ombra di dubbio, oppure celato nel segreto pi\u00f9 intimo e nascosto. La madre cibelica, dal canto suo, opera sempre con efficacia, seguendo modalit\u00e0 psicofisiche cruente o incruente. Nel&nbsp;<em>caso A&nbsp;<\/em>le modalit\u00e0 erano, sia sul piano psicologico che su quello fisico, manifestamente cruente. Al contrario dell&#8217;esplicitazione diretta vi \u00e8 anche una modalit\u00e0 isterica, quella del controinvestimento, che si mimetizza attraverso un&#8217;apparente eccesso di tenerezza ed apprensione. Ci esemplifica a proposito&nbsp;<a id=\"73\"><\/a>Sigmund Freud: \u201cL&#8217;isterica, per esempio, la quale tratta con eccessiva tenerezza i suoi bambini che in fondo odia, non diventa per ci\u00f2 in generale pi\u00f9 disposta ad amare di altre donne, e neppure pi\u00f9 tenera nei confronti di altri bambini\u201d [<a href=\"#ftn73\">73<\/a>]. Questa strategia perversa seguita dalla madre \u00e8 tesa ad operare in modo indiretto, quella che in psicoanalisi viene definita come castrazione ma che in postanalisi viene definita, a nostro avviso pi\u00f9 propriamente, come evirazione od infibulazione psicologica. Ambedue, sia l&#8217;evirazione od, alternativamente, l&#8217;infibulazione, sono chiaramente agite su di un esclusivo piano psicologico.&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p>I mezzi di intervento, per fissare la suddetta psicopatologia, sono per\u00f2 innumerevoli, mostrandosi come eterogenei od omogenei. Sono eterogenei esprimendosi come escursioni bipolari oscillanti tra la violenza fisica e quella psicologica. Inoltre, all&#8217;interno di uno stesso polo, si potr\u00e0 rilevare una forma cruenta omogenea prevalente, come ad esempio quella delle percosse fisiche oppure quella dell&#8217;aggressivit\u00e0 psicologica. In ogni caso tali condotte come accade nelle bipolarit\u00e0 perverse, come ad esempio quella del sadomasochismo, non saranno mai fissate su di un polo unico ma oscillanti in relazione al contesto spazio\/temporale nel quale si verificano. Sul piano psicologico si riscontrer\u00e0, ad esempio, da parte della madre un atteggiamento di seduzione manifesta od un&#8217;eccessiva tenerezza, oppure un eccesso di apprensione o di preoccupazione per eventi negativi. Tali atteggiamenti sono veri e propri utensili psicologici usati come meri strumenti chirurgici per operare efficacemente quella raffinata evirazione od infibulazione psicologica agita sulla prole. I termini evirazione od infibulazione psicologica vengono usati perci\u00f2 correntemente nella nomenclatura postanalitica, in conseguenza dei riscontri acquisiti grazie allo studio ed all&#8217;indagine casistica.&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p>Questa endiadi evirazione-infibulazione verr\u00e0 agita, dalla madre cibelica, al fine di impedire al figlio o alla figlia di allontanarsi o di sfuggire dal suo baricentro o centro di gravit\u00e0 affettivo. Un centro di gravit\u00e0 delimitato da un confine invalicabile posto tutt&#8217;intorno ai figli. Un pericentro che \u00e8 quindi sinonimo, in s\u00e9 e per s\u00e9, di un ben definito recinto virtuale il cui confine psicologico non potr\u00e0 mai essere varcato. Perci\u00f2 tale pericentro diverr\u00e0 il luogo dell&#8217;eterna prigionia. Un luogo che \u00e8, in s\u00e9 e per s\u00e9, da una parte pseudorassicurante e dall&#8217;altra luogo dell&#8217;eterna angoscia. Di conseguenza ogni volta che il figlio o la figlia si allontaneranno da quel pericentro andranno incontro al panico, un panico che per\u00f2 si riaccender\u00e0 nel momento stesso in cui ritorneranno all&#8217;interno del pericentro gravitazionale dell&#8217;aggressivo affetto materno. Inoltre nella serie di automatismi che vengono attivati c&#8217;\u00e8 sempre, alla base, quel reduplicare il traumatismo iniziale dell&#8217;evirazione-infibulazione.&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p>In realt\u00e0 la madre cibelica non \u00e8 altro che una donna che da bambina, durante la fase preedipica, ha subito l&#8217;infibulazione psicologica da parte della madre. Una madre che non le ha permesso in modo sostanziale di superare la fase preedipica. Per tal motivo si pu\u00f2 affermare che ogni madre cibelica \u00e8 stata da bambina imprigionata nella fase preedipica. In pratica, l&#8217;infibulazione subita si reduplicher\u00e0 in una serie infinita di concatenazioni che risalgono all&#8217;indietro nel tempo di figlia in madre, fino al passato pi\u00f9 remoto del matriarcato androcratico.&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p>La dinamica attraverso la quale viene trasmessa questa concatenazione si attiva durante la fase preedipica della bambina come un vero e proprio&nbsp;<em>\u201cimprinting\u201d<\/em>. Un processo, quello dell&#8217;<em>imprinting<\/em>, che secondo l&#8217;etologo&nbsp;<a id=\"74\"><\/a>H. Thomae \u00e8 da considerare: \u201c[&#8230;] come un caso di apprendimento naturale involontario, in cui il primo fatto da prendere in considerazione sarebbe non tanto l&#8217;unione di determinati contenuti di conoscenza in una precisa struttura comportamentale, bens\u00ec la fissazione del comportamento in determinati schemi\u201d [<a href=\"#ftn74\">74<\/a>]. Quindi la fissazione del comportamento in determinati schemi finalizzati all&#8217;evirazione, si inscriver\u00e0 in modo indelebile, nella personalit\u00e0 di base di ogni figlio della madre cibelica. Tale dinamica persister\u00e0, per poi reduplicarsi, di madre in figlia, interessando collateralmente anche il figlio di sesso maschile. Di fatto evirazione ed infibulazione psicologica saranno prima subite durante la fase edipica e poi reduplicate, durante la fase della vita sessuale matura, sulla prole. La figlia o, pi\u00f9 precisamente, la donna divenuta madre sar\u00e0 quindi chiaramente, il tramite privilegiato e lineare del processo di evirazione cibelica.&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p>Un processo di evirazione che, sotto il profilo filogenetico della partenogenesi, ci rimanda, ancora una volta, alla riproduzione asessuata dei protozoi. Un processo di riproduzione, quello protozoico, che si attiva per autoscissione in assenza del maschio. Un&#8217;assenza metaforicamente presente nel concepimento senza piacere della donna infibulata psicologicamente dalla madre cibelica. Un&#8217;assenza di piacere, e quindi di esclusione del maschio, che ci riporta paradossalmente alla metafora della riproduzione asessuata. Il maschio infatti, nella proiezione partenogenetica cibelica, sar\u00e0 sempre precluso o reietto, sia in modo esplicito che implicito. Per attualizzare tale esclusione, sul piano dell&#8217;ambivalenza psicofisica, verranno utilizzati tutti gli artefatti che permetteranno la messa in atto del rimando partenogenetico attivato nella strategia cibelica.&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p>Nel complesso di Cibele \u00e8 chiaro che vi sia un controinvestimento affettivo, a carattere nevrotico che si propone, di riflesso, anche sul piano perverso e schizoideo della partenogenesi. Questa prassi perversa \u00e8 chiaramente descritta dalla psicoanalista&nbsp;<a id=\"75\"><\/a>Louise J. Kaplan: \u201cIncentrando la propria vita sul figlio e i suoi desideri infantili, la madre bloccher\u00e0 lo sviluppo sessuale e morale del bambino. Inoltre, concentrando i propri desideri erotici sul figlio, presto o tardi la madre finir\u00e0 per rivendicare la propria menomata esistenza tormentando il figlio\u201d [<a href=\"#ftn75\">75<\/a>]. La psicoanalista americana con la sua perifrasi concettuale, contenente l&#8217;indicazione attiva dell&#8217;\u201cincentrare\u201d e del \u201cconcentrare\u201d psicopatologico, ripropone l&#8217;indicazione di quel luogo che \u00e8 stato da noi indicato come pericentro affettivo invalicabile. In tale pericentro, vera e propria prigione psicologica o recinto coercitivo, il figlio sar\u00e0 tormentato dalla madre. Parimenti anche la figlia subir\u00e0 lo stesso tormento divenendo per\u00f2 il tramite attraverso il quale sar\u00e0 reduplicato sulla prole l&#8217;<em>imprinting&nbsp;<\/em>cibelico subito.&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p>Perci\u00f2 in \u201cautomatico\u201d si assister\u00e0 al reduplicarsi dei processi dell&#8217;inglobare e del circuire la prole, alla quale sar\u00e0 impedita la normale crescita psicologica ed il fisiologico sviluppo dell&#8217;autonomia. All&#8217;attivit\u00e0 perversa dell&#8217;inglobare e del circuire far\u00e0 da eco il sintomo principale e pi\u00f9 conclamato dell&#8217;isteria: quello, paradossalmente pi\u00f9 mimetizzato, dell&#8217;odio. Scriver\u00e0 al proposito Sigmund Freud: \u201c\u00e8 molto pi\u00f9 difficile dimostrare il controinvestimento nell&#8217;isteria, dove pure, in base alle aspettative teoriche, esso \u00e8 altrettanto indispensabile. Anche qui non si pu\u00f2 non riconoscere una certa alterazione dell&#8217;Io determinata da formazioni reattive, e anzi in alcune circostanze questo fenomeno \u00e8 talmente vistoso da imporsi all&#8217;attenzione come sintomo principale della malattia. In tale maniera viene risolto, per esempio, il conflitto di ambivalenza nell&#8217;isteria: l&#8217;odio contro una persona amata viene tenuto a bada con un eccesso di tenerezza e di apprensione per essa.&nbsp;<a id=\"76\"><\/a>Va notato, tuttavia, che a differenza della nevrosi ossessiva queste formazioni reattive non mostrano la natura generale dei tratti di carattere, rimanendo confinate ad alcuni particolari tipi di reazioni\u201d [<a href=\"#ftn76\">76<\/a>].&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p>Questa itinerazione concettuale si riferisce chiaramente al rapporto di odio nascosto che ha ogni madre isterica con i propri figli. Un odio ben presente, anche se ben camuffato, nella madre Cibele che induce e quindi provoca l&#8217;evirazione del figlio Attis. Di fatto \u00e8 proprio nel complesso di Cibele che possiamo rilevare la radice pi\u00f9 nascosta dell&#8217;odio. Un odio mimetizzato nel suo contrario pi\u00f9 impensabile; quello dell&#8217;eccesso di tenerezza e di apprensione verso la prole. Un odio al contrario inesistente nell&#8217;iconografia e nel culto della&nbsp;<em>Mater Dei&nbsp;<\/em>cristiana il cui amore per il Figlio divenne il simbolo pi\u00f9 emblematico del cristianesimo. Un amore che distingueva anche la Grande Dea del matriarcato pacifico primigenio, che si contrappose invano all&#8217;odio cibelico della&nbsp;<em>Mater deum&nbsp;<\/em>pagana. Una dea, vera e propria icona diabolica, che perseguiter\u00e0 perversamente, grazie al suo persistere nell&#8217;inconscio collettivo, tutta l&#8217;umanit\u00e0 fino ad oggi. Se si considera che in ogni donna si situa il centro psico-fisico e spazio\/temporale del concepimento di ogni essere umano, possiamo renderci conto dei danni che pu\u00f2 provocare il complesso di Cibele nel delinearsi bio-sociale dell&#8217;umanit\u00e0. Un danno che inizia con la nostra ontogenesi pi\u00f9 remota ossia quella della vita fetale e che fissa la nostra personalit\u00e0 di base durante la fase preedipica per poi reduplicarsi in&nbsp;<em>aeternum&nbsp;<\/em>di madre in figlia. Pertanto il complesso di Cibele, della cui scoperta la postanalisi si fa vanto, diviene la chiave di lettura di innumerevoli psicopatologie che ogni occhio attento pu\u00f2 intravedere ed ora, dopo la concettualizzazione postanalitica, evidenziare con chiarezza.&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p>__________&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p><a id=\"ftn73\"><\/a>73. S. Freud, in Opere, Boringhieri, Torino, 1979,&nbsp;<em>Inibizione, sintomo e angoscia&nbsp;<\/em>(1925), Capitolo 11. Aggiunte, A. Modificazione di vedute gi\u00e0 esposte, vol. X, p. 304. (<a href=\"#73\">torna al testo<\/a>)<\/p>\n\n\n\n<p><a id=\"ftn74\"><\/a>74. H. Thomae,&nbsp;<em>Entwicklungspsychologie in Handbuch der Psychologie 3<\/em>, C.J.Hogrefe, G\u00f6ttingen, 1954 , p. 242. (<a href=\"#74\">torna al testo<\/a>)<\/p>\n\n\n\n<p><a id=\"ftn75\"><\/a>75. L. J. Kaplan,&nbsp;<em>Perversioni femminili<\/em>, CDE, Milano, 1992, p. 226. (<a href=\"#75\">torna al testo<\/a>)<\/p>\n\n\n\n<p><a id=\"ftn76\"><\/a>76. S. Freud, in Opere, Boringhieri, Torino, 1979,&nbsp;<em>Inibizione, sintomo e angoscia&nbsp;<\/em>(1925), Capitolo 11. Aggiunte, A. Modificazione di vedute gi\u00e0 esposte, vol. X, p. 304. (<a href=\"#76\">torna al testo<\/a>)<br>__________&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<h4 class=\"wp-block-heading\"><a id=\"p11\"><\/a>11. Dal pacifico matriarcato monoteista all&#8217;aggressivo patriarcato politeista pagano&nbsp;<\/h4>\n\n\n\n<p>Il parallelismo fra la nostra ontogenesi psicologica con la filogenesi culturale della societ\u00e0 occidentale si presenta oltremodo singolare. La conflittualit\u00e0 emblematizzata della matriarca Cibele, non esisteva nel periodo del matriarcato monoteista preistorico.&nbsp;<a id=\"77\"><\/a>La cronologia dell&#8217;avvento della violenza nel regno cultuale e culturale della Grande Dea ci viene presentata in tutta la sua precisa definizione dalla pi\u00f9 illustre paleoantropologa del ventesimo secolo, Marija Gimbutas [<a href=\"#ftn77\">77<\/a>]: \u201cMentre le culture europee trascorrevano un&#8217;esistenza pacifica e raggiungevano una fioritura artistica e architettonica altamente sofisticate nel V millennio a.C., una cultura neolitica assai diversa, in cui si addomesticava il cavallo e si producevano armi letali, emergeva nel bacino del Volga, nella Russia meridionale, e dopo la met\u00e0 del V millennio, perfino a ovest del Mar Nero. Questa nuova forza, inevitabilmente, cambi\u00f2 il corso della preistoria europea. Io la chiamo la cultura \u201cKurgan\u201d (In russo \u201cKurgan\u201d significa tumulo), poich\u00e9 i morti venivano sepolti in tumuli circolari che coprivano gli edifici funebri dei personaggi importanti. Le caratteristiche fondamentali della cultura Kurgan, che risalgono al VII e VI millennio a.C. nell&#8217;alto e medio bacino del Volga sono il: patriarcato; patrilinearit\u00e0; agricoltura su scala ridotta e allevamento di animali, compreso l&#8217;addomesticamento del cavallo a partire dal VI millennio; posizione preminente del cavallo nel culto; e, di grande rilievo, fabbricazione delle armi quali l&#8217;arco e la freccia, la lancia e la daga. Elementi distintivi, tutti che si accordano con quanto \u00e8 stato ricostruito come fenomeno proto-indoeuropeo dagli studi linguistici e di mitologia comparata e che si oppongono alla cultura gilanica [detta anche della partnership, in cui si realizzi una fattiva collaborazione tra uomini e donne sia nella sfera privata che in quella pubblica, n.d.r.], pacifica, sedentaria dell&#8217;antica Europa, caratterizzata da un&#8217;agricoltura altamente sviluppata e dalle grandi tradizioni architettoniche, scultoree e ceramiche.&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p>Cos\u00ec i ripetuti tumulti e le incursioni dei Kurgan (che considero proto-indoeuropei) misero fine all&#8217;antica cultura europea all&#8217;incirca tra il 4300 e il 2800 a.C., trasformandola da gilanica in androcratica e da matrilineare in patrilineare. Le regioni dell&#8217;Egeo e del Mediterraneo e l&#8217;Europa Occidentale si sottrassero pi\u00f9 a lungo al processo; in isole come Thera, Creta, Malta e Sardegna l&#8217;antica cultura fior\u00ec dando luogo a una civilt\u00e0 creativa e invidiabilmente pacifica fino al 1500 a.C., mille-millecinquecento anni dopo la completa trasformazione dell&#8217;Europa centrale. Nondimeno, la religione della Dea e i suoi simboli sopravvissero, come una corrente sotterranea, in molte aree geografiche. In realt\u00e0 molti di questi simboli sono ancora presenti come immagini della nostra arte e letteratura, motivi di grande suggestione nei nostri miti e negli archetipi dei nostri sogni.&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p><a id=\"78\"><\/a>Viviamo ancora sotto il dominio di quella aggressiva invasione maschile e abbiamo appena cominciato a scoprire la nostra lunga alienazione dall&#8217;autentica eredit\u00e0 europea: una cultura gilanica, non violenta, incentrata sulla terra\u201d [<a href=\"#ftn78\">78<\/a>].&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p>Oltre all&#8217;altissimo livello di civilt\u00e0 espresso nel periodo del matriarcato pacifico della Grande Dea, l&#8217;assenza di guerre, e quindi di odio fra collettivit\u00e0 differenti, all&#8217;interno di questa societ\u00e0 pacifica, ci viene comprovata anche dall&#8217;illustre genetista Luca Cavalli-Sforza dell&#8217;Universit\u00e0 Californiana di Stenford: \u201cAbbiamo detto che mesolitici e neolitici prosperavano in due ambienti diversi: agli uni serviva la foresta, agli altri terreno favorevole all&#8217;agricoltura, che si pu\u00f2 ricavare da certi tipi di foresta abbattendone gli alberi. All&#8217;estrema periferia dell&#8217;espansione, per esempio in Spagna e Danimarca, alcuni mesolitici sopravvissero a lungo accanto ai primi neolitici, forse perch\u00e9 erano di costumi abbastanza avanzati da non temere il confronto. Vi furono certamente numerosi contatti fra gli uni e gli altri, ma non ci sono tracce sicure di conflitti.&nbsp;<a id=\"79\"><\/a>Gli agricoltori vivevano di solito in villaggi e in case singole senza protezioni speciali, con palizzate tutt&#8217;al pi\u00f9 utili per trattenervi il bestiame. Solo millenni pi\u00f9 tardi, e soprattutto all&#8217;epoca dei metalli, compaiono chiare postazioni difensive\u201d [<a href=\"#ftn79\">79<\/a>]. Alla pacifica cultura matriarcale faceva da eco un culto matriarcale ben specifico, quello della Grande Dea. Una Grande Dea benefica che nella sua essenza positiva era esattamente l&#8217;opposto contrario della Grande Madre del politeismo androcratico pagano. Quindi, sotto il profilo storico, il rovesciamento della pacifica cultura matriarcale fu determinato dall&#8217;aggressiva invasione dei Kurgan che ribalt\u00f2 la stabilit\u00e0 della pi\u00f9 longeva societ\u00e0 umana. Una societ\u00e0 caratterizzata da un&#8217;armonica uniformit\u00e0 culturale, quella del pacifico matriarcato. Di conseguenza i Kurgan furono la causa del rovesciamento cruento che colp\u00ec in primo, fin nel pi\u00f9 profondo, ogni donna e in secondo l&#8217;organizzazione sociale centrata sul pacifico matriarcato. \u00c8 proprio da quel cruento traumatismo che ebbe inizio, per controreazione, e poi per stabilizzazione, la psicopatologia cibelica. Una psicopatologia che si reduplicher\u00e0 per via matrilineare di madre in figlia, interessando collateralmente anche i figli di sesso maschile.&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p>L&#8217;evidenza che si presenta \u00e8 che il matriarcato pacifico reduplicava la sua filosofia pacifica, mentre il matriarcato traumatizzato dai Kurgan reduplicava la filosofia aggressiva degli stessi. Una reduplicazione che si manifesta ancora oggi in tutta la sua virulenza sia nel confronto cruento fra societ\u00e0 che nei confronti della natura. Questa psicopatologia dell&#8217;aggressione \u00e8 giunta fino a noi, per traslazione di madre in figlia, esprimendo tutto il suo potenziale terrificante. Un potenziale che interessa ogni conflittualit\u00e0 intrapsichica relativa ad ogni individuo. Un potenziale che si attiva fra individuo e individuo, fra classe sociale e classe sociale, fra collettivit\u00e0 differenti, fra popoli diversi ed infine, non per ultimo, fra essere umano e natura. Questo potenziale diabolico nel senso pi\u00f9 letterale della parola o della divisione o del contrasto aggressivo \u00e8 giunto fino a noi a partire dall&#8217;invasione dei Kurgan. Ognuno di noi ne subisce, incontestabilmente, le conseguenze o in riverbero, della stessa.&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p>\u00c8 indubbio che, quanto detto, ha la sua rappresentazione simbolica nella Grande Madre, presente all&#8217;interno della cultura greco-romana nel binomio Gaia-Cibele. Alla presenza di queste due matriarche, solo per qualche millennio, si contrappone l&#8217;inimmaginabile longevit\u00e0 della Grande Dea primigenia. Una presenza documentata a partire dal 500.000 a.C. Grazie a questa datazione possiamo affermare che essa ha superato la barriera del tempo nella quale si sono sviluppate tre differenti specie umane.&nbsp;<a id=\"80\"><\/a>Quella dell&#8217;<em>homo antecessor&nbsp;<\/em>[<a href=\"#ftn80\">80<\/a>], dell&#8217;<em>homo sapiens&nbsp;<\/em>e dell&#8217;<em>homo sapiens-sapiens<\/em>, a cui noi apparteniamo. Per ci\u00f2 che riguarda il reperto archeologico che dimostra innegabilmente l&#8217;et\u00e0 della Grande Dea esso \u00e8 costituito da una icona che ci viene descritta dalla paleoantropologa Marija Gimbutas: \u201cUna pietra triangolare come simbolo della Dea o del suo potere rigeneratore risale forse al paleolitico inferiore. Formati naturalmente o tagliati ad hoc, i triangoli in selce, alcuni con i seni o la testa abbozzata al vertice del triangolo, si incontrano nei depositi Acheuleani\/Heidelberghiani dell&#8217;Europa occidentale. Questa figura triangolare del paleolitico inferiore, in selce staccata dal nodulo, \u00e8 dotata di seni e reca le tracce dei colpi inferti per modellare la testa, i seni, la vulva.&nbsp;<a id=\"81\"><\/a>Le sporgenze naturali sono state scheggiate per formare i seni. La statuetta pu\u00f2 reggersi su una superficie piatta. Ritenuta Heidelberghiana; datata, sulla base dell&#8217;associazione con utensili, probabilmente intorno al 500.000 a.C.\u201d [<a href=\"#ftn81\">81<\/a>].&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p>Quindi il culto della dea Cibele fa da ponte, anche se cronologicamente di piccola entit\u00e0, fra la cultualit\u00e0 preistorica pi\u00f9 arcaica con quella odierna della cattolica&nbsp;<em>Mater Dei<\/em>. Un ponte che unisce attraverso l&#8217;uniformit\u00e0 di genere tre differenti icone femminili ben diverse fra di loro. Un ponte sostenuto dalle analogie con la Grande Dea paleolitica, da una parte, e con quelle relative alla nostra cultualit\u00e0 mariana, dall&#8217;altra. Cibele per\u00f2 rappresenta la parte pi\u00f9 psicopatologica e nascosta o \u201crimossa\u201d della nostra cultura. \u00c8, nel contempo, l&#8217;icona pi\u00f9 rappresentativa della sofferenza femminile. \u00c8 proprio su tale realt\u00e0 e sull&#8217;indagine psicologica, operata sulla stessa, dalla postanalisi che si \u00e8 definito il complesso di Cibele. Rimarcando ancora, \u00e8 proprio sulla psicogenesi cibelica che viene iterata ed amplificata tutta la nostra ricerca in modo ampio e dettagliato. Una ricerca che ci permette di affermare che ogni violenza subita dalla donna ha un riflesso negativo diretto ed immediato, cos\u00ec esteso e profondo, in ogni societ\u00e0 e cultura, da superare qualunque immaginazione.&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p>La scoperta del complesso di Cibele \u00e8 stata definita come rivoluzionaria nel campo della psicologia dinamica e dell&#8217;antropologia sociale. Apre un nuovo campo di ricerca e di analisi riguardando nel contempo individuo e societ\u00e0 del mondo attuale. Costituisce un presupposto ben visibile, una volta identificato, ma che fino ad oggi \u00e8 rimasto celato all&#8217;interno del rimosso pi\u00f9 tenace di ogni individuo e collettivit\u00e0. Lo studio del complesso di Cibele si rivela come la ricerca pi\u00f9 efficacie tesa a migliorare e difendere lo&nbsp;<em>status&nbsp;<\/em>femminile della donna, della sua funzione materna, e di riflesso dell&#8217;umanit\u00e0 intera. La postanalisi, da sempre, propone, gi\u00e0 prima di ogni altro, la parit\u00e0 delle quote rosa in ogni Parlamento e in tutte le istituzioni di ogni Stato, e la perfetta equiparazione dei diritti fra donna ed uomo, tenendo, giustamente, conto delle differenze psicofisiche esistenti. La ricerca postanalitica vuol rendere, in s\u00e9 e per s\u00e9, un tangibile omaggio ad ogni donna ed ad ogni madre, nel cui ventre fertile ogni essere umano viene concepito, nutrito e conformato, per poi essere partorito alla luce della vita. Un omaggio che per\u00f2 vuol rimettere in discussione anche il ruolo fondamentale di ogni uomo e di ogni padre, non pi\u00f9 escluso o&nbsp;<em>forcluso&nbsp;<\/em>dall&#8217;amore della propria donna.&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p>__________&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p><a id=\"ftn77\"><\/a>77. M. Gimbutas (1921-1994): gi\u00e0&nbsp;docente di Archeologia dell&#8217;Europa orientale-Harvard University e di Archeologia europea &#8211; universit\u00e0 della California Los Angeles. (<a href=\"#77\">torna al testo<\/a>)<\/p>\n\n\n\n<p><a id=\"ftn78\"><\/a>78. M. Gimbutas,&nbsp;<em>Il Linguaggio della Dea,&nbsp;<\/em>Longanesi, Milano, 1990,&nbsp;<em>Introduzione<\/em>, XX-XXI. (<a href=\"#78\">torna al testo<\/a>)<\/p>\n\n\n\n<p><a id=\"ftn79\"><\/a>79. L. &amp; F. Cavalli-Sforza,&nbsp;<em>Chi siamo<\/em>, Mondadori, Milano, 1995, p. 221. (<a href=\"#79\">torna al testo<\/a>)<\/p>\n\n\n\n<p><a id=\"ftn80\"><\/a>80. G. Manzi,&nbsp;<em>Argil, l&#8217;antenato d&#8217;Europa,&nbsp;<\/em>in&nbsp;<em>\u201cLe Scienze\u201d,&nbsp;<\/em>428\/Aprile 2004, p. 53.&nbsp;\u201cSi candida come rappresentante dell&#8217;umanit\u00e0 che diede origine alla divergenza evolutiva tra le linee del Neanderthal e di Homo sapiens\u201d. (<a href=\"#80\">torna al testo<\/a>)<\/p>\n\n\n\n<p><a id=\"ftn81\"><\/a>81. M. Gimbutas,<em>&nbsp;Il Linguaggio della Dea<\/em>, Longanesi, Milano, 1990,&nbsp;<em>La vulva rigeneratrice: triangolo, clessidra e zampe di uccello<\/em>, p. 237, vedi fig. n\u00b0369. (<a href=\"#81\">torna al testo<\/a>)<br>__________&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<h4 class=\"wp-block-heading\"><a id=\"pA\"><\/a>Appendice&nbsp;<\/h4>\n\n\n\n<figure class=\"wp-block-table\"><table><tbody><tr><td><strong>G. Valeri Catulli,&nbsp;&nbsp;<em>Carmina<\/em>, LXIII,&nbsp;<br>Super alta vectus Attis celeri rate maria.<\/strong><\/td><td><strong>G. Valerio Catullo,&nbsp;&nbsp;<em>Poesie,&nbsp;<\/em>LXIII,&nbsp;<br>Super alta vectus Attis celeri rate maria.&nbsp;<\/strong>Traduzione a cura di G. Chiarini, Frassinelli Editore, Milano, 2001.<\/td><\/tr><tr><td><em>Super alta vectus Attis celeri rate maria&nbsp;<\/em><em>Phrygium ut nemus citato cupide pede tetigit&nbsp;<\/em><em>adiitque opaca silvis redimita loca deae,&nbsp;<\/em><em>stimulatus ibi furenti rabie, vagus animis,&nbsp;<\/em><em>devolsit ilei acuto sibi pondera silice.&nbsp;<\/em><em>Itaque ut relicta sensit sibi membra sine viro,&nbsp;<\/em><em>etiam recente terrae sola sanguine maculans&nbsp;<\/em><em>niveis citata cepit manibus leve typanum,&nbsp;<\/em><em>typanum toum, Cybelle, tua, mater, initia,&nbsp;<\/em><em>quatiensque terga taurei teneris cava digitis&nbsp;<\/em><em>canere haec suis adortast tremebonda comitibus.&nbsp;<\/em><em>\u00abagite ite ad alta, Gallae, Cybeles nemora simul,&nbsp;<\/em><em>simul ite, Dindymenae dominae vaga pecora,&nbsp;<\/em><em>aliena quae petentes velut exules loca&nbsp;<\/em><em>sectam meam executae duce me mihi comites&nbsp;<\/em><em>rapidum salum tulistis truculentaque pelagi&nbsp;<\/em><em>et corpus evirastis Veneris nimio odio,&nbsp;<\/em><em>hilarate erae citatis erroribus animun.&nbsp;<\/em><em>mora tarda mente cedat: siml ite, sequimini&nbsp;<\/em><em>Phrygiam ad domun Cybelles, Phrygia ad nemora deae,&nbsp;<\/em><em>ubi cymbalum sonat vox, ubi tympana reboant,&nbsp;<\/em><em>tibicen ubi canit Phryx curvo grave calamo,&nbsp;<\/em><em>ubi capita Maenades vi iaciunt ederigerae,&nbsp;<\/em><em>ubi sacra sancta acutis ululatibus agitant,&nbsp;<\/em><em>ubi suevit illa divae volitare vaga cohors:&nbsp;<\/em><em>quo nos decet citatis celerare tripudiis\u00bb&nbsp;<\/em><em>Simul haec comitibus Attis cecinit notha mulier,&nbsp;<\/em><em>thiasus repente linguis trepidantibus ululant,&nbsp;<\/em><em>leve tympanum remugit, cava cymbala recrepant,&nbsp;<\/em><em>viridem citus adit Idam properante pede chorus.&nbsp;<\/em><em>furibunda simul anhelans vaga vadit, animan agens,&nbsp;<\/em><em>comitata tympano Attis per opaca nemora dux,&nbsp;<\/em><em>veluti iuvenca vitans onus indomita iugi:&nbsp;<\/em><em>rapidae ducem sequntur Gallae properipedem.&nbsp;<\/em><em>itaque ut domun Cybelles tetigere lassulae,&nbsp;<\/em><em>nimio e labore somnum capiunt sine Cerere.&nbsp;<\/em><em>piger his labante langore oculos sa por operit:&nbsp;<\/em><em>abit in quiete molli rabidus furor animi.&nbsp;<\/em><em>sed ubi oris aurei Sol radiantibus oculis&nbsp;<\/em><em>lustravit aethera album, sola, dura, mare ferum,&nbsp;<\/em><em>pepulitque noctis umbras vegetis sonipedibus,&nbsp;<\/em><em>ibi Somnus excitum Attin fugiens citus abiit:&nbsp;<\/em><em>trepidante eum recepit dea Pasithea sinu.&nbsp;<\/em><em>ita de quiete molli rapida sine rabie&nbsp;<\/em><em>simul ipsa pectore Attis sua facta recoluit,&nbsp;<\/em><em>liquidaque mente vidit sine queis ubique foret,&nbsp;<\/em><em>animo aestuante rusum reditum ad vada tetulit.&nbsp;<\/em><em>ibi maria vasta visens lacrimantibus oculis,&nbsp;<\/em><em>patriam allocuta maestast ita voce miseriter.&nbsp;<\/em><em>\u00abPatria o mei creatrix, patria o mea genetrix,&nbsp;<\/em><em>ego quam miser relinquens, dominos, ut erifugae&nbsp;<\/em><em>famuli solent, ad idea tetuli nemora pedem,&nbsp;<\/em><em>ut aput nivem et ferarum gelida stabula forem&nbsp;<\/em><em>et earum omnia adirem furibunda latibula:&nbsp;<\/em><em>ubinam aut quibus locis te positam, patria, reor?&nbsp;<\/em><em>Cupit ipsa pupula ad te sibi dirigere aciem&nbsp;<\/em><em>rabie fera carens dum breve tempus animus est.&nbsp;<\/em><em>Egone a mea remota haec ferar in nemora domo?&nbsp;<\/em><em>Patria, bonis, amicis, genitoribus, abero?&nbsp;<\/em><em>Abero foro, palestra, stadio et guminasiis?&nbsp;<\/em><em>miser a miser, querentumst etiam atque etiam,anime.&nbsp;<\/em><em>Quod enim genus figuraest, ego non quod obierim?&nbsp;<\/em><em>Ego mulier ego adolescenz, ego epebhus, ego puer,&nbsp;<\/em><em>Ego gymnasi fui flos, ego eram decus olei:&nbsp;<\/em><em>mihi ianuae frequentes, mihi limina tepida,&nbsp;<\/em><em>mihi floridis corollis redimita domus erat,&nbsp;<\/em><em>linquendum ubi essert orto mihi sole cubiculum.&nbsp;<\/em><em>Ego nunc deum ministra et Cybeles famula ferar?&nbsp;<\/em><em>ego Maenas, ego mei pers, ego vir sterilis ero?&nbsp;<\/em><em>Ego viridis algida Idae nive amicta loca colam?&nbsp;<\/em><em>ego vitam agam sub altis Phrygiae columinibus,&nbsp;<\/em><em>ubi cerva sivicultrix, ubi aper nemorivagus?&nbsp;<\/em><em>Iam iam dolet quod egi iam iamque paenitet\u00bb&nbsp;<\/em><em>Roseis ut huic labellis sonitus \u00abcitus\u00bb abiit,&nbsp;<\/em><em>Geminas deorum ad aures nova nuntia referens&nbsp;<\/em><em>Ibi iuncta iuga resolvens Cybele leonibus&nbsp;<\/em><em>Laevemque pecoris hostem stimulas ita loquitur&nbsp;<\/em><em>\u00abagedum\u00bb inquit \u00abage ferox[i] fac ut hunc furor [agitet]&nbsp;<\/em><em>Fac uti furoris ictu reditum in nemora ferat,&nbsp;<\/em><em>mea libere nimis qui fugere imperia cupit.&nbsp;<\/em><em>Age caede terga cauda, tua verbera patere,&nbsp;<\/em><em>fac cuncta mugienti fremitu loca retonent,&nbsp;<\/em><em>rutilam ferox torosa cervice quate iubam\u00bb&nbsp;<\/em><em>ait haec minax Cybelle religatque iuga manu.&nbsp;<\/em><em>Ferus ipse sese adhortans rapidum incitat animo,&nbsp;<\/em><em>vadit, fremit, refringit virgulta pede vago.&nbsp;<\/em><em>At ubi umida albicantis loca litoris adiit,&nbsp;<\/em><em>tenerumque vidit Attin prope marmora pelagi,&nbsp;<\/em><em>facit impetum: ille demens fugit in nemora fera:&nbsp;<\/em><em>ibi semper omne vitae spatium famula fuit.&nbsp;<\/em><em>Dea magna, dea Cybelle, dea domina Dindymei,&nbsp;<\/em><em>procul a mea tuos sit furor omnis, era, domo:&nbsp;<\/em><em>alios age incitatos, alios age rabidos.<\/em><\/td><td><em>Quando, varcati su celere nave i mari profondi, Attis&nbsp;<\/em><em>pos\u00f2 avidamente il piede impaziente nel bosco troiano&nbsp;<\/em><em>ed entr\u00f2 nel folto, nel regno della dea recinto di selve,&nbsp;<\/em><em>qui, di furente rabbia ferito e la mente ondeggiante,&nbsp;<\/em><em>con selce affilata recise il peso del sesso.&nbsp;<\/em><em>Cos\u00ec, sentendo le membra svuotate del nerbo virile,&nbsp;<\/em><em>macchiando di sangue ancor fresco il suolo del luogo,&nbsp;<\/em><em>con candida mano prese, invasata, il tamburo leggero,&nbsp;<\/em><em>il tuo tamburo, Cibele, delle tue iniziazioni, oh madre,&nbsp;<\/em><em>e battendo con tenere dita la cava pelle di toro,&nbsp;<\/em><em>cos\u00ec prese a cantare fremendo con le compagne:&nbsp;<\/em><em>\u00abSu, andate, oh Galle, alle fonde selve sacre a Cibele,&nbsp;<\/em><em>andate, mandrie erranti della Signora del Dindimo,&nbsp;<\/em><em>voi che, cercando come esuli luoghi remoti,&nbsp;<\/em><em>la mia fede seguiste, compagne e ancelle ubbidienti,&nbsp;<\/em><em>acque vorticose sfidando e mari in tempesta,&nbsp;<\/em><em>e il corpo eviraste in odio a Venere, smisurato:&nbsp;<\/em><em>al cuor della dea date gioia con corse sfrenate.&nbsp;<\/em><em>Via ogni indugio dal cuore: andate tutte, seguitemi&nbsp;<\/em><em>alla frigia dimora di Cibele, ai frigi boschi della dea,&nbsp;<\/em><em>dove dei cembali la voce risuona, dove rombano i tamburi,&nbsp;<\/em><em>dove suona il frigio flautista note gravi con canna ricurva,&nbsp;<\/em><em>dove le Menadi squassano il capo d&#8217;edera incoronato,&nbsp;<\/em><em>dove le sacre orge compiono con alti ululati,&nbsp;<\/em><em>dove la schiera errante della dea ama andar volteggiando:&nbsp;<\/em><em>l\u00e0 \u00e8 bello affrettarci con danze impetuose\u00bb.&nbsp;<\/em><em>Com&#8217;ebbe cos\u00ec cantato alle amiche, Attis, donna incompiuta,&nbsp;<\/em><em>subito il tiaso ulula con lingua convulsa, muggisce&nbsp;<\/em><em>il tamburo leggero, tinniscono i cembali cavi, veloce&nbsp;<\/em><em>il coro si lancia verso l&#8217;Ida frondoso con piede impaziente.&nbsp;<\/em><em>Folle anelante errabonda va Attis, tutta affannata,&nbsp;<\/em><em>le compagne col tamburo guidando per opaca foresta,&nbsp;<\/em><em>come giovenca non doma che rifugge dal peso del giogo:&nbsp;<\/em><em>rapide le Galle seguon la guida dal piede affrettato;&nbsp;<\/em><em>e quando di Cibele la casa raggiungono estenuate,&nbsp;<\/em><em>per troppa fatica son vinte dal sonno e non toccano pane.&nbsp;<\/em><em>Un pigro sopore suggella i lor occhi con esitante languore.&nbsp;<\/em><em>Il rapinoso furore si volge in placida quiete.&nbsp;<\/em><em>Ma come il Sole dal volto dorato con occhi raggianti chiar\u00ec&nbsp;<\/em><em>l&#8217;albido cielo, la terra ferma, il mare selvaggio, e scacci\u00f2&nbsp;<\/em><em>le ombre notturne con gli zoccoli sonanti dei vivaci&nbsp;<\/em><em>destrieri, allora il Sonno fugg\u00ec veloce da Attis svegliata:&nbsp;<\/em><em>nel palpitante suo seno lo accolse Pasitea divina.&nbsp;<\/em><em>E come Attis dalla morbida pace senza focoso furore&nbsp;<\/em><em>riand\u00f2 nel suo cuore a quanto le era accaduto,&nbsp;<\/em><em>e con lucida mente vide di cosa e dove fosse privata,&nbsp;<\/em><em>con animo in tumulto di nuovo al mare fece ritorno.&nbsp;<\/em><em>L\u00ec, contemplando le vaste distese con occhi piangenti,&nbsp;<\/em><em>cos\u00ec mesta parl\u00f2 alla patria con voce mesta:&nbsp;<\/em><em>\u00abPatria oh mia creatrice, patria oh mia genitrice,&nbsp;<\/em><em>che io infelice, lasciando come lasciano i padroni&nbsp;<\/em><em>i servi fuggiaschi, alle selve dell&#8217;Ida mossi il piede&nbsp;<\/em><em>per trovarmi in mezzo alla neve e alle gelide tane di fiere&nbsp;<\/em><em>e cacciarmi in preda al furore nei lor nascondigli:&nbsp;<\/em><em>dove, in che luogo suppongo tu sia, oh mia patria?&nbsp;<\/em><em>Da se la pupilla rivolge bramosa lo sguardo in cerca di te,&nbsp;<\/em><em>nel breve intervallo in cui sgombra \u00e8 la mente di rabbia.&nbsp;<\/em><em>Dovr\u00f2 dunque aggirarmi in queste selve remote da casa?&nbsp;<\/em><em>Dovr\u00f2 rinunciare alla patria, ai beni, agli amici, ai genitori?&nbsp;<\/em><em>o rinunciare al foro, alla lotta, allo stadio, alla palestra?&nbsp;<\/em><em>Infelice oh infelice, piangi ancora e ancora, anima mia.&nbsp;<\/em><em>Quale aspetto, qual forma non ho io gi\u00e0 assunto?&nbsp;<\/em><em>Io son donna, io son stato ragazzo, io giovane e bimbo,&nbsp;<\/em><em>io fior degli atleti, io ornamento dei giochi:&nbsp;<\/em><em>per me le porte si aprivano, le soglie s&#8217;empivano d&#8217;ammiratori,&nbsp;<\/em><em>la casa gi\u00e0 tutta era piena di corone fiorite&nbsp;<\/em><em>quando lasciavo, col primo sole, il giaciglio.&nbsp;<\/em><em>Sono io adesso invece ministra di dei e schiava di Cibele?&nbsp;<\/em><em>Io Menade, io parte di me, io uomo che non pu\u00f2 generare?&nbsp;<\/em><em>Io abiter\u00f2 le fredde cime nevose del verde Ida?&nbsp;<\/em><em>Io vivr\u00f2 alle falde delle alte vette di Frigia,&nbsp;<\/em><em>regno della cerva silvestre, del cinghiale di macchia?&nbsp;<\/em><em>Di ci\u00f2 che ho fatto adesso mi duole, si adesso mi pento\u00bb.&nbsp;<\/em><em>Come tali suoni uscirono dalle labbra rosate,&nbsp;<\/em><em>alle orecchie degli dei portando l&#8217;annuncio inatteso,&nbsp;<\/em><em>lesta Cibele disciolse i leoni aggiogati&nbsp;<\/em><em>e pungolando la belva di sinistra cos\u00ec parla:&nbsp;<\/em><em>\u00abSu, forza, va&#8217; con ferocia, riempilo di follia,&nbsp;<\/em><em>fa&#8217; che follia lo colga e rientri nei boschi,&nbsp;<\/em><em>lui che, libero oltre misura, vorrebbe sfuggire al mio imperio.&nbsp;<\/em><em>Su, con la coda flagellati i fianchi, battila fino al dolore,&nbsp;<\/em><em>fa&#8217; che tutti i luoghi riecheggino del tuo fremente ruggito,&nbsp;<\/em><em>scuoti spietato la rossa criniera\u00bb.&nbsp;<\/em><em>Cos\u00ec minaccia Cibele e libera il giogo.&nbsp;<\/em><em>La belva s&#8217;esorta incitando il cuore selvaggio,&nbsp;<\/em><em>va, ruggisce, svelle i cespugli aggirandosi in caccia.&nbsp;<\/em><em>Ma come giunge alle umide piagge del lido lucente,&nbsp;<\/em><em>e gli appare la tenera Attis presso i flutti spumosi,&nbsp;<\/em><em>la assale. Quella fugg\u00ec dal terrore nel bosco selvaggio:&nbsp;<\/em><em>e l\u00ec per tutta la vita fu ancella della dea.&nbsp;<\/em><em>Dea grande, dea Cibele, dea signora del Dindimo,&nbsp;<\/em><em>lontano dalla mia casa stia, oh dea, il tuo furore:&nbsp;<\/em><em>altri spingi ai tuoi riti, altri rendi invasati.\u00bb&nbsp;<\/em><img decoding=\"async\" src=\"data:image\/svg+xml,%3Csvg%20xmlns='http:\/\/www.w3.org\/2000\/svg'%20viewBox='0%200%2015%2015'%3E%3C\/svg%3E\" class=\"zeen-lazy-load-base zeen-lazy-load\" data-lazy-src=\"..\/img_art\/fine_testo.gif\" width=\"15\" height=\"15\"><noscript><img decoding=\"async\" src=\"..\/img_art\/fine_testo.gif\" width=\"15\" height=\"15\"><\/noscript><\/td><\/tr><\/tbody><\/table><\/figure>\n\n\n<div class=\"wp-block-image\">\n<figure class=\"aligncenter\"><a href=\"#su\"><img decoding=\"async\" src=\"data:image\/svg+xml,%3Csvg%20xmlns='http:\/\/www.w3.org\/2000\/svg'%20viewBox='0%200%20370%20247'%3E%3C\/svg%3E\" class=\"zeen-lazy-load-base zeen-lazy-load\" data-lazy-src=\"..\/img_art\/Uovo_min.jpg\" alt=\"torna su\"\/><noscript><img decoding=\"async\" src=\"..\/img_art\/Uovo_min.jpg\" alt=\"torna su\"\/><\/noscript><\/a><\/figure>\n<\/div>","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Per ritornare all&#8217;elaborazione del complesso di Cibele, la stessa comport\u00f2 una percorrenza concettuale estremamente perigliosa. La dea Cibele, mito e complesso \/3 di Mario Bulletti Un ponte antropologico dalla preistoria ai nostri tempi.&nbsp; Sommario: 1. I presupposti della postanalisi &#8211; 2. Breve introduzione al metodo postanalitico &#8211; 3. Gli antefatti &#8211; 4. Analogie fra il caso A con quello dei vissuti freudiani &#8211; 5. L&#8217;esiodea Gaia e la frigia Cibele: due espressioni ambivalenti del mito della Grande Madre &#8211; 6. [&hellip;]<\/p>\n","protected":false},"author":1,"featured_media":10877,"comment_status":"open","ping_status":"open","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"wds_primary_category":0,"footnotes":""},"categories":[73],"tags":[106],"class_list":["post-1751","post","type-post","status-publish","format-standard","has-post-thumbnail","hentry","category-psicologia","tag-il-culto-della-dea"],"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/www.esonet.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts\/1751","targetHints":{"allow":["GET"]}}],"collection":[{"href":"https:\/\/www.esonet.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/www.esonet.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.esonet.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/users\/1"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.esonet.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fcomments&post=1751"}],"version-history":[{"count":4,"href":"https:\/\/www.esonet.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts\/1751\/revisions"}],"predecessor-version":[{"id":10884,"href":"https:\/\/www.esonet.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts\/1751\/revisions\/10884"}],"wp:featuredmedia":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.esonet.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/media\/10877"}],"wp:attachment":[{"href":"https:\/\/www.esonet.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fmedia&parent=1751"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.esonet.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fcategories&post=1751"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.esonet.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Ftags&post=1751"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}