{"id":1752,"date":"2007-08-26T08:26:23","date_gmt":"2007-08-26T06:26:23","guid":{"rendered":"http:\/\/www.esonet.it\/?p=1752"},"modified":"2023-11-05T10:38:51","modified_gmt":"2023-11-05T09:38:51","slug":"la-dea-cibele-mito-e-complesso-2","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.esonet.it\/?p=1752","title":{"rendered":"La dea Cibele, mito e complesso \/2"},"content":{"rendered":"\n<div class=\"wp-block-group\"><div class=\"wp-block-group__inner-container is-layout-constrained wp-block-group-is-layout-constrained\"><div class=\"wp-block-image\">\n<figure class=\"alignright\"><a href=\"https:\/\/www.esonet.it\/?cat=73\"><img decoding=\"async\" src=\"data:image\/svg+xml,%3Csvg%20xmlns='http:\/\/www.w3.org\/2000\/svg'%20viewBox='0%200%20370%20247'%3E%3C\/svg%3E\" class=\"zeen-lazy-load-base zeen-lazy-load\" data-lazy-src=\"images\/topics\/PsicheMeF.jpg\" alt=\"Psicologia\" title=\"Psicologia\"\/><noscript><img decoding=\"async\" src=\"images\/topics\/PsicheMeF.jpg\" alt=\"Psicologia\" title=\"Psicologia\"\/><\/noscript><\/a><\/figure>\n<\/div>\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Alla dea Cibele, oltre al tempio per lei elevato sull&#8217;acropoli di Roma fu anche consacrato, nel 27 a.C., un&#8217;altro tempio, l&#8217;unico dei templi pagani rimasto intatto fino ad oggi: quello del Pantheon.<\/p>\n<\/div><\/div>\n\n\n\n<div style=\"height:10px\" aria-hidden=\"true\" class=\"wp-block-spacer\"><\/div>\n\n\n\n<h3 class=\"wp-block-heading\" id=\"su\">La dea Cibele, mito e complesso \/2<\/h3>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">di Mario Bulletti<\/p>\n\n\n\n<div style=\"height:30px\" aria-hidden=\"true\" class=\"wp-block-spacer\"><\/div>\n\n\n\n<h4 class=\"wp-block-heading\">Un ponte antropologico dalla preistoria ai nostri tempi.&nbsp;<\/h4>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\"><em>Sommario<\/em>: 1. I presupposti della postanalisi &#8211; 2. Breve introduzione al metodo postanalitico &#8211; 3. Gli antefatti &#8211; 4. Analogie fra il caso A con quello dei vissuti freudiani &#8211; 5. L&#8217;esiodea Gaia e la frigia Cibele: due espressioni ambivalenti del mito della Grande Madre &#8211;&nbsp;<a href=\"#p6\">6. I seicento anni del culto di Cibele a Roma<\/a>&nbsp;&#8211;&nbsp;<a href=\"#p7\">7. Il tempio romano del Pantheon e Cibele<\/a>&nbsp;&#8211;&nbsp;<a href=\"#p8\">8. L&#8217;analogia distorta fra il mito di Cibele e la teologia del cristianesimo<\/a>&nbsp;&#8211;&nbsp;<a href=\"#p9\">9. Cibele e la psicosi<\/a>&nbsp;&#8211; 10. La Cibele dell&#8217;indagine post analitica &#8211; 11. Dal pacifico matriarcato monoteista all&#8217;aggressivo patriarcato politeista pagano &#8211; Appendice&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<h4 class=\"wp-block-heading\"><a id=\"p6\"><\/a>6. I seicento anni del culto di Cibele a Roma&nbsp;<\/h4>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Per ci\u00f2 che riguarda l&#8217;introduzione della Grande Madre Cibele nel mondo romano, gli avvenimenti furono del tutto singolari. La dea Cibele ebbe la sua sede pi\u00f9 degna a partire dal 204 a.C. in un tempio per lei appositamente elevato nell&#8217;acropoli della Roma pi\u00f9 sacra, quella quadrata, fondata da Romolo sul colle Palatino. Andando a ritroso di un anno nel tempo, ossia nel 205 a.C., potremo collocare la narrazione dell&#8217;arrivo della dea a Roma. Lo storico Tito Livio ci testimonia gli antefatti relativi al 4 aprile di quell&#8217;anno, data in cui, la pietra nera, simbolo della dea: \u201c[&#8230;] fu deposta nel tempio della dea Vittoria che \u00e8 sul Palatino. Quel giorno fu dichiarato festivo.&nbsp;<a id=\"46\"><\/a>Una folla di popolo port\u00f2 doni sul Palatino, dove furono celebrati con un lettisternio dei ludi, detti Megalesi\u201d [<a href=\"#ftn46\">46<\/a>]. Il simulacro della&nbsp;<em>Magna Mater<\/em>, Grande Madre, fu portato a Roma, sempre secondo Tito Livio, poich\u00e9, durante il periodo delle guerre puniche, \u201cera stata trovata nei libri sibillini una profezia che diceva che, quando un nemico venuto da terre straniere avesse portato guerra in Italia, si sarebbe potuto cacciarlo e vincerlo se fosse stata recata a Roma da Pessinunte la statua della Madre Idea.&nbsp;<a id=\"47\"><\/a>Questo vaticinio trovato dai decemviri influ\u00ec sul senato, tanto pi\u00f9 in quanto gli ambasciatori che avevano portato doni a Delfo avevano riferito che, quando essi avevano fatto sacrifici ad Apollo Pizio, l&#8217;esame delle viscere aveva dato esito favorevole ed era venuto dall&#8217;oracolo un responso che diceva che era prossima per il popolo romano una vittoria molto pi\u00f9 grande di quella dalla cui preda erano venuti i doni che essi portavano\u201d [<a href=\"#ftn47\">47<\/a>]. Da allora in poi, la pietra nera della dea rimarr\u00e0 indisturbata sul tempio del colle Palatino dal 204 a.C., fino a quando l&#8217;editto dell&#8217;imperatore romano Teodosio I (379-395 d.C.), abolir\u00e0, nel 392 d.C., tutti i culti pagani. Perci\u00f2 si avr\u00e0 il dato di fatto ben evidente di un arco temporale di permanenza della dea Cibele che si estende per 597 anni. Se consideriamo la data della fondazione di Roma, nel 753 a.C., e la fine del suo impero con la deposizione dell&#8217;imperatore Romolo Augustolo nel 476 d.C., avremo un arco di 1229 anni che corrisponde a poco pi\u00f9 del doppio del regno di Cibele, nel suo trono sul colle Palatino. Quindi la dea frigia impose il suo culto nella capitale dell&#8217;impero nel periodo in cui inizi\u00f2 la grande espansione di Roma accompagnando la citt\u00e0 eterna fin verso la fine del suo declino. Potremo, quindi, affermare che Roma, come Attis, prese vita e forza dalla dea, al nascere del suo vero potere, fino all&#8217;inizio della sua decadenza e morte. Ci\u00f2 reduplica sul piano storico la sequenza concepimento, nascita, morte e resurrezione agita dalla dea sul figlio Attis. Una morte \u201cideale\u201d che sanciva la fine del paganesimo a cui far\u00e0 seguito l&#8217;incontestabile resurrezione \u201cideale\u201d inscrivibile nel cristianesimo.&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">__________&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\"><a id=\"ftn46\"><\/a>46. T. Livii,&nbsp;<em>Ab urbe condita<\/em>, XXIX, 14. (<a href=\"#46\">torna al testo<\/a>)<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\"><a id=\"ftn47\"><\/a>47. T. Livii,&nbsp;<em>Ab urbe condita<\/em>, XXIX, 10. (<a href=\"#47\">torna al testo<\/a>)<br>__________&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<h4 class=\"wp-block-heading\"><a id=\"p7\"><\/a>7. Il tempio romano del Pantheon e Cibele&nbsp;<\/h4>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Alla dea Cibele, oltre al tempio per lei elevato sull&#8217;acropoli di Roma fu anche consacrato, nel 27 a.C., un&#8217;altro tempio, l&#8217;unico dei templi pagani rimasto intatto fino ad oggi: quello del Pantheon, e il professor Umberto Cordier che ci informa sugli antefatti:\u00a0\u201cSecondo una leggenda, Agrippa fu ispirato alla costruzione del Pantheon da un&#8217;apparizione della dea Cibele, che gli promise aiuto in una guerra contro la Persia in cambio della costruzione di un tempio magnifico, di cui gli mostr\u00f2 l&#8217;immagine\u201d [<a href=\"#ftn48\">48<\/a>]. L&#8217;etimologia del nome \u00e8 ben chiara. Infatti secondo l&#8217;illustre linguista Giacomo Devoto [<a href=\"#ftn49\">49<\/a>], Pantheon \u00e8: \u201cforma sostantivata della formula greca\u00a0<em>p\u00e0ntheon (hier\u00f3n)\u00a0<\/em>\u2018tempio\u00a0<em>(hier\u00f3n)<\/em>\u00a0di tutti\u00a0<em>(pan-)\u00a0<\/em>gli dei\u00a0<em>(-theion)<\/em>&#8216; \u201d [<a href=\"#ftn50\">50<\/a>]. In questo tempio infatti, come ci evidenzia ancora Umberto Cordier, vi sono \u201csette grandi nicchioni, alternativamente rettangolari e circolari, che contenevano in origine le statue delle sette divinit\u00e0 planetarie\u201d. Tali divinit\u00e0 planetarie, erano anche dette \u201creggenti\u201d. Ad esse venivano associate le ore di ogni giorno. Attraverso il computo del susseguirsi delle stesse, venne determinata la sequenza dei giorni che ritroviamo ancora oggi nella settimana attuale. Alfredo Cattabiani ci informa al proposito che:\u00a0\u201cSi attribuiva la prima ora, quella del mattino, al pianeta pi\u00f9 lontano, Saturno, e le altre gradatamente ai pianeti meno lontani, Giove, Marte, Sole, Venere, Mercurio, per terminare con la Luna, il pi\u00f9 vicino\u201d [<a href=\"#ftn51\">51<\/a>]. Questa successione di pianeti definir\u00e0 la geometria del tempo della nostra settimana. Il giorno di Saturno diverr\u00e0 per noi il sabato, quello del Sole la domenica e poi ancora avremo che dalla Luna avr\u00e0 origine il luned\u00ec, da Marte il marted\u00ec, da Mercurio il mercoled\u00ec, da Giove il gioved\u00ec e infine da Venere il venerd\u00ec. Quindi palesemente la dea Cibele sovraintendeva alla dimensione cronologica del tempo che da ogni ora si estendeva alla settimana per poi fluire, senza interruzione, al di l\u00e0 dei mesi e degli anni. Fino ad arrivare ai nostri tempi, A questa vera e propria trascendenza del fluire cronologico, ritmato dai pianeti dell&#8217;universo generati dalla dea ed inglobati nel ventre uterino del suo tempio, si aggiunge un&#8217;altra evidenza: quella dello\u00a0<em>hieros gamos\u00a0<\/em>o del matrimonio sacro tra cielo e terra. Questa fusione veniva favorita e resa evidente proprio grazie all&#8217;artefatto architettonico della cupola a calotta semisferica alla cui sommit\u00e0 fu praticato un foro circolare a cielo aperto del diametro di 9 metri. Questa grande apertura con il cielo aveva un significato ben evidente: non esistevano diaframmi od ostacoli fra la dimensione terrena e quella dell&#8217;urano celeste, per cui il Pantheon si presentava come l&#8217;utero terreno sempre aperto alla congiunzione fecondante con il cielo esattamente come nella figurazione mitologica dello\u00a0<em>hieros gamos\u00a0<\/em>fra Gea ed Urano. Nel tempio pagano del Pantheon, di fatto, si realizzava simbolicamente l&#8217;amplesso finalizzato al concepimento, fra\u00a0<em>magna mater\u00a0<\/em>terrena e l&#8217;universo etereo. Metaforicamente potremmo dire dell&#8217;anima eterea con il corpo terreno. Una congiunzione che ci rinvia al concepimento del tempo, presente anche nell&#8217;epifania esiodea di Crono, conseguente, come appena accennato, al matrimonio sacro fra la terra Gaia con il figlio cielo Urano. Quindi il Pantheon, seguendo passo per passo l&#8217;iterazione ideale, \u00e8 il luogo sacro dove la terra, generando il cielo e poi unendosi con esso, d\u00e0 vita al tempo, ed anche il luogo dove la terra od il corpo, generando l&#8217;anima e fondendosi poi con essa, d\u00e0 vita all&#8217;essenza umana. Questa diade simbolica immanente e nel contempo segreta, del tempo e dell&#8217;essenza umana, celata nel simbolismo del tempio, non appartiene, per\u00f2, alla\u00a0<em>Mater deum\u00a0<\/em>patriarcale ma bens\u00ec alla pacifica Grande Dea della primigenia religione monoteista matriarcale. \u00c8 un relitto concettuale che ripropone caratteristiche specifiche concepite all&#8217;interno del mito riguardante la prima divinit\u00e0 adorata dall&#8217;essere umano. Un primato che vedr\u00e0 ogni altro culto nomenclabile solo come successivo o secondo, in ordine di sequenza, a quello monoteista della Grande Dea.\u00a0<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Le coincidenze concettuali fra Gaia-Cibele e la Grande Dea sono immediatamente identificabili nella definizione che ci viene fornita dal paleoantropologo Terence Meaden: \u201cUn elemento comune nei miti della creazione e dei riti annuali, che celebravano il rinnovamento del mondo, erano le Nozze Cosmiche o le Nozze Sacre (l&#8217;unione delle divinit\u00e0), che garantivano l&#8217;eterno processo della creazione e della continuazione dell&#8217;universo. Assolutamente&nbsp;<a id=\"52\"><\/a>evidenti erano le nozze celesti, quelle fra le divinit\u00e0 che rappresentavano il cielo e la terra, oppure il sole e la luna\u201d [<a href=\"#ftn52\">52<\/a>]. Nel Pantheon si ripeteva quella congiunzione, quello&nbsp;<em>hieros gamos<\/em>, fra cielo e terra che per\u00f2 era gi\u00e0 oggetto di culto nell&#8217;era neolitica. Un esempio fra tanti ci viene fornito dal tempio di Gavrinis, luogo di adorazione della Grande Dea, gi\u00e0 quattro millenni prima della nostra era e dell&#8217;edificazione del Pantheon. Questo santuario, \u00e8 situato sull&#8217;isola di Gavrinis, al largo della costa della Bretagna, eretto sulla punta estrema di una penisola, di fronte all&#8217;Oceano Atlantico. Ci\u00f2 che dimostra la concettualizzazione dello&nbsp;<em>hieros gamos&nbsp;<\/em>fra cielo e terra, pi\u00f9 precisamente fra i pianeti Sole Luna con l&#8217;utero della Grande Dea, viene reso nel concreto attraverso l&#8217;imperniarsi spazio temporale ben preciso di una pietra, di quarzo bianco, con un orientamento ben particolare. Ci informa al proposito Terence Meaden:&nbsp;<a id=\"53\"><\/a>\u201cL&#8217;entrata e la galleria [del tempio di Gavrinis] sono state orientate in maniera tale che questa pietra potesse essere illuminata al sorgere della luna nel suo punto estremo a sud, condizione che si verifica ogni diciotto anni, e anche al sorgere del sole nel solstizio d&#8217;inverno ogni anno\u201d [<a href=\"#ftn53\">53<\/a>]. Quindi si aveva un congiungimento, all&#8217;interno del talamo uterino della Grande Dea, con due pianeti diversi che scandivano, esattamente ed inequivocabilmente, la cronologia diurna e notturna del nostro universo. Una scansione che si iterava di anno in anno ossia di nascita in nascita ed ogni diciotto anni ossia di generazione in generazione. In quella terrena pietra di quarzo bianco fecondata dal cielo diurno del Sole e dal cielo notturno della Luna nel momento stesso in cui questi due cieli divenivano un tutt&#8217;uno avveniva una rappresentazione simbolica ben precisa. Una rappresentazione simbolica che vedeva il generarsi della vita in ogni anno. Di fatto \u00e8 questo il periodo minimo di tempo che pu\u00f2 intercorrere da un parto all&#8217;altro per ogni donna. Analogamente i diciotto anni rappresentavano il periodo minimo e massimo della vita media di ogni generazione definendo in tal modo la scansione del tempo della vita, della morte e della rigenerazione. Quindi il simbolismo del concepimento della vita e del tempo ed il susseguirsi ritmato degli stessi nel loro rigenerarsi era ben presente nel mondo matriarcale monoteista gi\u00e0 molti millenni prima della nascita del matriarcato androcratico di Gaia-Cibele. Nello specifico di queste due matriarche androcratiche, Gaia concepisce il tempo con un solo figlio, ossia Urano, mentre Cibele concepisce il tempo con le sette divinit\u00e0 reggenti di cui, in quanto&nbsp;<em>Mater deum<\/em>, \u00e8 la&nbsp;<em>Magna Mater<\/em>, la Grande Madre. Perci\u00f2 si avr\u00e0 palesemente, per quest&#8217;ultima, l&#8217;evidenza di un rapporto plurimo od orgiastico, etero ed omosessuale. Un matrimonio sacro che vedr\u00e0 la congiunzione nell&#8217;utero tempio della Grande Madre, spalancato verso il cielo, non solo tra i figli di sesso maschile ma anche fra la Luna e Venere, di sesso femminile. Quegli stessi sette figli che, in quanto pianeti, gravitavano nel cielo etereo per congiungersi con i loro corrispondenti terreni, rappresentati simbolicamente dalle sette statue delle divinit\u00e0 a loro corrispondenti. La filogenesi concettuale di questo plurimo matrimonio sacro si rende evidente nella precedente liturgia della Grande Dea. Infatti lo scandirsi iniziale del tempo, ossia il concepimento del tempo, veniva sancito, anche nel Pantheon, attraverso la connessione epifanica del sole e della luna, come, in precedenza, nel tempio di Gavrinis.&nbsp;<a id=\"54\"><\/a>Non a caso, secondo quanto ci fa notare Umberto Cordier, nel Pantheon: \u201cIl foro della sommit\u00e0 \u00e8 il Sole che, infatti, agli equinozi proietta, sempre a mezzod\u00ec, un raggio di luce che taglia il cornicione proprio come l&#8217;astro in quei giorni taglia l&#8217;equatore celeste\u201d [<a href=\"#ftn54\">54<\/a>]. Per ci\u00f2 che invece riguarda la luna, leggeremo di seguito: \u201cLa struttura \u00e8 orientata con uno scarto di 5\u00b0, pari all&#8217;obliquit\u00e0 dell&#8217;orbita lunare, come il Palazzo della Ragione di Padova e Castel del Monte di Andria\u201d. In sostanza nel tempio romano si volevano ottenere le stesse risultanti di congiunzione solilunare analoghe a quelle agite nel tempio bretone della Grande Dea. Per tal motivo si pu\u00f2 affermare che nel culto di Gaia e Cibele, escludendo chiaramente la liturgia evirante, fossero presenti dei basilari tratti simbolici e cultuali mutuati dalla primigenia religione matriarcale. Tratti simbolici che per\u00f2 in epoca anteriore al 10.000 a.C., vedevano il Sole e la Luna essere esclusivamente di sesso femminile poich\u00e9 espressione partenogenetica della Grande Dea. Un attributo, quello della femminilit\u00e0, che la Grande Dea estendeva a tutto l&#8217;universo da Lei generato con uniformit\u00e0 di genere a lei propria. Per tal motivo ogni concepimento era conseguente a quell&#8217;autofecondarsi da s\u00e9 che avveniva in tutto il percepibile ed il non percepito presente nell&#8217;universo. Un&#8217;autofecondarsi da s\u00e9 che si richiama e ci richiama alla riproduzione protozoica per autoscissione. Un modello riproduttivo che si esprime attraverso una concatenazione infinita di autoscissioni che, nel momento in cui inizia a perdere la sua vitalit\u00e0, si ravviva grazie allo scambio di sostanze interne che si attua fra queste cellule. Uno scambio di sostanze che avviene fra cellule identiche alla cellula madre per cui questa singolare pratica ripropone quel fecondarsi da s\u00e9, operato, nella prassi concettuale, nella liturgia dalla Grande Dea. Di conseguenza, da questa partenogenesi del monoteismo matriarcale, si avr\u00e0 poi, sempre all&#8217;interno del matriarcato monoteista, l&#8217;evoluzione concettuale dello&nbsp;<em>hieros gamos&nbsp;<\/em>eterosessuale. Tale rivoluzione pot\u00e9 avvenire grazie alla presa di coscienza della paternit\u00e0 acquisita dall&#8217;uomo. Ci informa al proposito l&#8217;antropologa inglese Reay Tannahill: \u201cNulla ci fa supporre che l&#8217;uomo, neppure lontanamente, fosse conscio del proprio ruolo fisico nell&#8217;atto del concepimento.&nbsp;<a id=\"55\"><\/a>Sembra che questa consapevolezza si sia rivelata solo con l&#8217;avvento dell&#8217;agricoltura poco dopo il 10.000 a.C.: essa certo ebbe l&#8217;effetto di rafforzare l&#8217;ego maschile\u201d [<a href=\"#ftn55\">55<\/a>]. La partenogenia rimarr\u00e0 per\u00f2 fissata nella mitologia del collettivo; una fissazione che si pu\u00f2 facilmente intravedere nei reliquati concettuali espressi nel mito. Infatti nel traslato evolutivo della partenogenesi si avr\u00e0 un matrimonio tra madre e figlio, nella fattispecie fra Gaia e Urano, nel quale il figlio maschio non \u00e8 altro che il frutto della partenogenesi materna. Con Cibele anche le divinit\u00e0 reggenti sono un reliquato concettuale della partenogenesi del matriarcato monoteista della Grande Dea. Un reliquato che per estensione ingloba non solo l&#8217;insieme dei figli di sesso maschile ma anche quelli di sesso femminile. Un sesso femminile espresso nell&#8217;endiadi ideale e carnale della dea Luna e della dea Venere. In sostanza, con il matriarcato monoteista, il concepimento \u00e8 solo frutto della partenogenesi mentre, nel politeismo androcratico, il femminino viene messo in minoranza pur conservando \u201cla matriarca\u201d, saldamente nelle proprie mani, ogni potere ideale.&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">__________&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\"><a id=\"ftn48\"><\/a>48. U. Cordier,&nbsp;<em>Guida ai luoghi misteriosi d&#8217;Italia<\/em>, Piemme, Casale Monferrato, (Al), 1997, p .330. (<a href=\"#48\">torna al testo<\/a>)<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\"><a id=\"ftn49\"><\/a>49. G. Devoto (Genova 1897-Firenze 1974), fu uno dei massimi esponenti del novecento, Presidente dell&#8217;Accademia della Crusca (1963). (<a href=\"#48\">torna al testo<\/a>)<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\"><a id=\"ftn50\"><\/a>50. G. Devoto,&nbsp;<em>Dizionario Etimologico<\/em>, F. Le Monnier, Firenze, 1989, p. 301. (<a href=\"#48\">torna al testo<\/a>)<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\"><a id=\"ftn51\"><\/a>51. A. Cattabiani,&nbsp;<em>Calendario<\/em>, Rusconi Milano, 1989, p. 32. (<a href=\"#51\">torna al testo<\/a>)<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\"><a id=\"ftn52\"><\/a>52. T. Meaden,&nbsp;<em>Stonehenge &#8211; il segreto del solstizio<\/em>, CDE, Milano, 1998, p. 63. (<a href=\"#52\">torna al testo<\/a>)<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\"><a id=\"ftn53\"><\/a>53. T. Meaden,&nbsp;<em>Stonehenge &#8211; il segreto del solstizio<\/em>, CDE, Milano, 1998, p. 43. (<a href=\"#53\">torna al testo<\/a>)<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\"><a id=\"ftn54\"><\/a>54. U. Cordier,&nbsp;<em>Guida ai luoghi misteriosi d&#8217;Italia<\/em>, Piemme, Casale Monferrato, (Al), 1997, p. 329. (<a href=\"#54\">torna al testo<\/a>)<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\"><a id=\"ftn55\"><\/a>55. R. Tannahill,&nbsp;<em>Storia dei costumi sessuali<\/em>, Rizzoli, Milano, 1985, p .5. (<a href=\"#55\">torna al testo<\/a>)&nbsp;<br>__________&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<h4 class=\"wp-block-heading\"><a id=\"p8\"><\/a>8. L&#8217;analogia distorta fra il mito di Cibele e la teologia del cristianesimo&nbsp;<\/h4>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\"><a id=\"56\"><\/a>Risalendo ad epoche a noi pi\u00f9 vicine, il Pantheon, unitamente ai suoi significanti pi\u00f9 reconditi, verr\u00e0 donato intorno all&#8217;anno 608 dall&#8217;imperatore romano d&#8217;Oriente Foca (602-610) a Papa Bonifacio IV che: \u201cGuardava con desiderio quel capolavoro dell&#8217;architettura antica che sembrava possedere tutti i requisiti di una chiesa cristiana\u201d [<a href=\"#ftn56\">56<\/a>]. Il tempio pagano sar\u00e0 consacrato a chiesa cristiana il 13 maggio del 609, in onore di&nbsp;<em>S. Maria&nbsp;<\/em><em>ad Martyres<\/em>. Mille anni dopo, il corredo bronzeo parietale posto all&#8217;interno di questo tempio verr\u00e0 \u201cbarbaramente\u201d fatto fondere da Papa Urbano VIII Barberini ed utilizzato dal Bernini per costruire il baldacchino di San Pietro e cannoni per Castel S. Angelo. In quell&#8217;occasione, sulla famosa \u201cstatua parlante\u201d di Pasquino venne trovato, ben a ragione, un cartello satirico che diceva in latino:&nbsp;<em>quod non fecerunt barbari fecerunt Barberini&nbsp;<\/em>ossia&nbsp;<em>ci\u00f2 che non fecero i barbari, fecero i Barberini<\/em>. Sull&#8217;utilizzo di quel bronzo, usato per realizzare il baldacchino di San Pietro, ci informa l&#8217;illustre storico dell&#8217;arte Ennio Francia: \u201cIniziata nel 1624 e terminata nel 1633, questa grandiosa opera fu commissionata all&#8217;artista da papa Urbano VIII Barberini: allo stemma del suo casato si riferiscono le api che, sparse dappertutto, formano un motivo decorativo.&nbsp;<a id=\"57\"><\/a>Sotto il&nbsp;<em>Baldacchino&nbsp;<\/em>\u00e8 l&#8217;altare papale che si affaccia sulla&nbsp;<em>Confessione<\/em>\u201d [<a href=\"#ftn57\">57<\/a>]. Inoltre, per la maggior precisione dei particolari: \u201cle quattro colonne vitinee, in bronzo dorato, alte ben 20 m, sostengono un baldacchino, pure in bronzo dorato, dal quale scendono frange e nappe a imitazione dei baldacchini portatili\u201d [<a href=\"#ftn58\">58<\/a>]. Tutto ci\u00f2 mette in estrema evidenza i legami topici esistenti fra il culto di Cibele ed il culto cristiano, delineandone in un certo modo la continuit\u00e0 ideale comune. Nei fatti il legame fra la basilica di S. Pietro, topicamente centro del cattolicesimo, con il culto di Cibele ed Attis, si rivela ancora pi\u00f9 stretto grazie ai reperti archeologici ritrovati in un altro santuario di Cibele, denominato&nbsp;<em>Phrygianum<\/em>, situato, proprio topicamente, nell&#8217;area vaticana.&nbsp;<a id=\"59\"><\/a>Infatti, come ci informa Renato Del Ponte: \u201cNel santuario della Grande Madre al&nbsp;<em>Phrygianum&nbsp;<\/em>\u2013 oggi sotto le fondamenta di San Pietro \u2013 i dati epigrafici delle iscrizioni commemorative ci parlano di riti effettuati ininterrottamente almeno sino al 390\u201d [<a href=\"#ftn59\">59<\/a>]. Ai legami topici, ora identificati nel loro essere comuni, tra Pantheon e&nbsp;<em>Phrygianum<\/em>, con la chiesa di&nbsp;<em>S. Maria&nbsp;<\/em><em>ad Martyres&nbsp;<\/em>e la basilica di S. Pietro, bisogna aggiungere quelli cultuali. Legami cultuali esistenti, in vero od in apparenza, fra la&nbsp;<em>\u201cMater deum\u201d&nbsp;<\/em>Cibele ed il figlio Attis con la&nbsp;<em>\u201c<\/em><em>Mater Dei\u201d&nbsp;<\/em>Maria ed il figlio Ges\u00f9. A quest&#8217;ultima analogia, che \u00e8 del resto impossibile sostenere, poich\u00e9 interviene fra personaggi inesistenti e personaggi storicamente esistiti, fece ben presto seguito un aspro conflitto religioso. Ci aggiorna al proposito l&#8217;antropologo James Frazer: \u201cSembra, infatti, secondo la testimonianza di un anonimo cristiano che scriveva nel secolo IV della nostra era, che tanto i cristiani che i pagani erano colpiti dalla sorprendente coincidenza fra la morte e la risurrezione delle loro rispettive divinit\u00e0, e che questa coincidenza era oggetto di aspre controversie fra i fedeli delle due religioni rivali: i pagani pretendevano che la risurrezione di Cristo era una imitazione di quella di Attis; i cristiani asserivano con egual calore che la risurrezione di Attis era una contraffazione diabolica di quella di Cristo. In queste dispute, non sempre cortesi, i pagani avevano quel che a un osservatore superficiale potrebbe sembrare un grande vantaggio: poter mostrare, cio\u00e8, che il loro dio era il pi\u00f9 antico, e quindi probabilmente non era una contraffazione, poich\u00e9 come regola generale l&#8217;originale \u00e8 anteriore alla copia. Questa debole argomentazione i cristiani la respingevano facilmente.&nbsp;<a id=\"60\"><\/a>Essi ammettevano infatti che secondo un ordine puramente cronologico Cristo era la divinit\u00e0 pi\u00f9 recente, ma dimostravano trionfalmente la sua reale priorit\u00e0, accusando la malizia di Satana, che in una occasione cos\u00ec importante aveva superato se stesso invertendo l&#8217;ordine usuale della natura.\u201d [<a href=\"#ftn60\">60<\/a>] Questo raffronto alquanto infelice proposto da James Frazer non evidenzia il fatto che la nascita del Cristo non \u00e8 altro che il confermarsi di ci\u00f2 che gi\u00e0 molto tempo prima della comparsa del mito di Attis, veniva preannunciato in una serie di innumerevoli citazioni all&#8217;interno dell&#8217;antico testamento. Inoltre ogni funambolismo retorico pro Cibele, perde senso nel momento stesso in cui la realt\u00e0 storica del cristianesimo e quella immaginaria di Attis vengono messe a confronto fra di loro. \u00c8 come operare un paragone fra esistente ed inesistente o fra reale ed immaginario. Un immaginario frutto per\u00f2 di una allucinazione delirante. Un reale ed un delirio che si ripresentano singolarmente altalenanti fra di loro. Infatti, per ci\u00f2 che riguarda la liturgia relativa al mito di Cibele ed Attis con quella cristiana dobbiamo segnalare ulteriori coincidenze. Coincidenze di cui la prima \u00e8 di carattere cronologico. Il dio Attis risorgeva, tre giorni dopo la sua morte ogni anno il 25 marzo. Anche la resurrezione del dio cristiano sembra che sia stata festeggiata nella stessa data.&nbsp;<a id=\"61\"><\/a>Ci precisa al merito Alfredo Cattabiani: \u201cSecondo sant&#8217;Agostino e San Cipriano, che registravano una tradizione diffusa fin dal protocristianesimo, la prima Pasqua cristiana sarebbe caduta il 25 marzo, data che inglobava anche la creazione del mondo e l&#8217;incarnazione del Verbo con l&#8217;Annunciazione\u201d [<a href=\"#ftn61\">61<\/a>]. Quindi il Verbo si sarebbe incarnato nel giorno stesso in cui avvenne la sua resurrezione ossia il 25 marzo. In tal modo si ha la coincidenza di due epifanie, quella dell&#8217;incarnazione umana e quella della resurrezione divina, in una stessa epifania cronologica. A tutti gli effetti la datazione del 25 marzo non era univoca all&#8217;interno della Chiesa.&nbsp;<a id=\"62\"><\/a>Infatti nella realt\u00e0 documentale si riscontra che, per ci\u00f2 che riguarda la dibattuta questione della data della ricorrenza pasquale, la Pasqua stessa veniva: \u201cCelebrata in tempi diversi secondo antiche tradizioni delle singole Chiese\u201d [<a href=\"#ftn62\">62<\/a>]. Quindi nell&#8217;impero romano, la ricorrenza del 25 marzo, non essendo riconosciuta da tutte le Chiese, non poteva essere considerata come canonica ed univoca.&nbsp;<a id=\"63\"><\/a>A proposito di questa&nbsp;<em>vexata questio<\/em>, proprio nel concilio tenuto a Nicea a partire dal mese di maggio a quello di giugno dell&#8217;anno 325, verr\u00e0 stabilito il criterio per la nuova datazione della ricorrenza pasquale valido a tutt&#8217;oggi [<a href=\"#ftn63\">63<\/a>]. Allo stesso tempo, in quel concilio, venne anche operato un netto distinguo per ci\u00f2 che riguardava il rapporto con gli accoliti del culto di Cibele ed Attis. Infatti, nell&#8217;elenco dei canoni sanciti, leggeremo ci\u00f2 che venne stabilito a proposito di: \u201cquelli che si mutilano o permettono agli altri di farlo su di loro\u201d, nella specifica leggeremo proprio nel primo canone: \u201cSe qualcuno \u00e8 stato mutilato dai medici per una malattia o menomato dai barbari, pu\u00f2 restare nel clero. Ma se qualcuno, pur essendo sano, si \u00e8 evirato da s\u00e9, costui, se appartiene al clero, conviene che ne sia escluso e in futuro nessuno che abbia agito cos\u00ec sia ordinato.&nbsp;<a id=\"64\"><\/a>\u00c8 evidente, che quello che \u00e8 stato detto riguarda coloro che deliberatamente compiono ci\u00f2 e osano mutilarsi; se poi qualcuno fosse stato evirato dai barbari o dai propri padroni, ma fosse degno sotto gli altri aspetti, i canoni lo ammettono nel clero\u201d [<a href=\"#ftn64\">64<\/a>]. Appare ben evidente che il riferimento a coloro che osano mutilarsi si riferisce ai fedeli del culto di Cibele ed Attis. Il distinguo nei confronti degli stessi non era solo di carattere morale ma anche dottrinale, viste le coincidenze riguardanti l&#8217;evento&nbsp;<em>rivelato&nbsp;<\/em>della resurrezione e della salvazione. Un mistero che coinvolger\u00e0 non solo il dio Attis ma anche i suoi credenti dopo la loro morte. Questa concettualizzazione, per\u00f2, si deve sempre al recupero dei reliquati cultuali legati al mito monoteista primigenio della Grande Dea. Tale affermazione si rivela, nella sua evidenza, fra la molteplicit\u00e0 dei miti, attraverso la redazione del paleoantropologo Terence Meaden: \u201cNell&#8217;epoca megalitica la divinit\u00e0 femminile era onnipotente. Ella era l&#8217;oggetto dell&#8217;adorazione che condusse gli uomini a muovere pietre e montagne, a erigere templi e santuari in suo onore. Ella era la Grande Dea. Come prodotto della natura, ella simboleggiava la natura in tutti i suoi aspetti.&nbsp;<a id=\"65\"><\/a>Suo era il ciclo della vita da cui nascevano gli esseri viventi dalla terra, e che alla terra tornavano al momento della morte per rinascere nuovamente\u201d [<a href=\"#ftn65\">65<\/a>]. Quindi nascita, morte e rinascita nella loro sequenza concettuale, anche se logicamente diversificata nelle differenti liturgie, si itinerano dalla preistoria pi\u00f9 antica per giungere fino a noi passando attraverso il culto di Attis. Ci informa sui riti relativi a quest&#8217;ultimo, l&#8217;eminente antropologo James Frazer: \u201cUna luce squarciava improvvisamente le tenebre; la tomba s&#8217;era aperta: il dio s&#8217;era levato tra i morti; e mentre il sacerdote toccava le labbra degli adoratori piangenti con del balsamo, sussurrava loro dolcemente la buona novella della salvazione.&nbsp;<a id=\"66\"><\/a>La resurrezione del dio era accolta dai discepoli come una promessa che anche loro avrebbero trionfato sopra la corruzione della tomba.\u201d [<a href=\"#ftn66\">66<\/a>]&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">La serie di analogie esistenti fra il culto di Attis e quello cristiano divenne motivo di forte conflittualit\u00e0, a tutt&#8217;oggi causa di rimozione [<a href=\"#ftn67\">67<\/a>]. Una rimozione che per\u00f2 non riguarda il sicuro credo del teologo, che rimane giustamente indifferente allo psicotico culto cibelico, ma che invece mette sorprendentemente in grave difficolt\u00e0 un certo intellettuale laico. Un laico che contrasta con vigore la messa in evidenza del culto di Cibele ed Attis legando in tal modo, secondo un paradosso inconcepibile, la psicopatologia del culto cibelico alla teologia cristiana. Questo laico compie un errore madornale poich\u00e9 non si rende conto che il cristianesimo non ha a che vedere con il delirante culto di Cibele. Perci\u00f2, al contrario di questi intellettuali laici, la postanalisi, evidenziando la gravit\u00e0 della psicopatologia cibelica, si trova in pieno accordo con il giudizio magistrale del teologo che vede nel culto cibelico la pi\u00f9 esplicita espressione della \u201cmalizia di Satana\u201d (Cifr. G. Frazer). Infatti l&#8217;analogia dialettica fra la nomenclatura psicotica e quella satanica si mostra chiaramente in tutto il suo parallelismo sinottico.&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Ci\u00f2 che per il postanalista \u00e8 l&#8217;espressione della pi\u00f9 grave psicopatologia, per il teologo \u00e8 l&#8217;espressione pi\u00f9 intensa del male diabolico. Attualmente, quello che si presenta come evidente \u00e8 l&#8217;oblio completo della legenda di Cibele ed Attis. Un oblio che dimostra anche, in s\u00e9 e per s\u00e9, l&#8217;inconsistenza esistente fra il confronto di un mito leggendario con quello della teologia, che si configura nella realt\u00e0 storica del cristianesimo. Se esiste qualche coincidenza ideale, la potremmo rilevare, semmai, fra la Grande Dea pacifica e benefica attraverso il cardine concettuale dell&#8217;amore, sul quale si impernia il cristianesimo. Un amore, che al contrario \u00e8 denegato, ancor prima del concepimento dell&#8217;essere umano, nella diabolica psicosi del culto cibelico che ritroviamo all&#8217;interno del complesso ad esso legato. Quindi l&#8217;alterit\u00e0 concettuale tra mito e religione si rivela pienamente: non pu\u00f2 esistere legame fra Cibele e la storica testimonianza evangelica. \u00c8 proprio la raggiunta consapevolezza e coscienza di tale inconsistenza che d\u00e0 ragione al fatto che quel conflitto non avesse, e non possa avere, pi\u00f9 ragione di esistere.&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Ci siamo soffermati su questo punto poich\u00e9, nel momento stesso in cui l&#8217;indagine postanalitica ha messo in luce il complesso di Cibele, ha dovuto lottare contro una forte resistenza da parte di certi intellettuali laici. Una resistenza che per\u00f2, al contrario, non \u00e8 mai stata riscontrata in ambienti cattolici nei quali, la teorizzazione e la divulgazione del complesso in questione, \u00e8 stata invece sollecitata.&nbsp;<a id=\"68\"><\/a>Anche l&#8217;antropologo Alfredo Cattabiani si conforma su tale linea concettuale. Scrive al proposito: \u201cDi fronte a queste somiglianze con i riti pasquali si sarebbe tentati di parlare, come fece Simone Weil, di un antico testamento pagano destinato ad essere illuminato e purificato dalla Rivelazione di Cristo\u201d [<a href=\"#ftn68\">68<\/a>]. Un antico testamento che vediamo legarsi con quello del pacifico matriarcato primigenio, attraverso l&#8217;universalit\u00e0 dell&#8217;amore.&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">__________&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\"><a id=\"ftn56\"><\/a>56. C. Rendina,&nbsp;<em>I Papi<\/em>, Newton Compton, Roma, 1983, p. 170. (<a href=\"#56\">torna al testo<\/a>)<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\"><a id=\"ftn57\"><\/a>57. E. Francia,&nbsp;<em>La Basilica di S. Pietro<\/em>, De Agostini, Novara, 1983, p. 41. (<a href=\"#57\">torna al testo<\/a>)<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\"><a id=\"ftn58\"><\/a>58. E. Francia,&nbsp;<em>La Basilica di S. Pietro<\/em>, De Agostini, Novara, 1983, p. 34. (<a href=\"#57\">torna al testo<\/a>)<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\"><a id=\"ftn59\"><\/a>59. R. Del Ponte,&nbsp;<em>La religione dei romani<\/em>, Rusconi, Milano, 1992, pp. 262, 263.<br>\u201cFra il 382 ed il 391 (di fatto sino al 394) si vivr\u00e0 a Roma una situazione veramente insolita. Non esiste pi\u00f9 culto di Stato, ma i collegi sacerdotali continuano a sussistere e ad officiare i loro riti: le spese sono sopperite dall&#8217;ingente patrimonio delle famiglie pi\u00f9 ragguardevoli dell&#8217;aristocrazia senatoria. Nel santuario della Grande Madre al&nbsp;<em>Phrygianum&nbsp;<\/em>\u2013 oggi sotto le fondamenta di San Pietro \u2013 i dati epigrafici delle iscrizioni commemorative ci parlano di riti effettuati ininterrottamente almeno sino al 390\u201d. (<a href=\"#59\">torna al testo<\/a>)&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\"><a id=\"ftn60\"><\/a>60. J. Frazer,&nbsp;<em>Il ramo d&#8217;oro<\/em>, Boringhieri, Milano, 1990, XXXVII.&nbsp;<em>Religioni orientali in Occidente<\/em>, vol. II, pp. 565, 566. (<a href=\"#60\">torna al testo<\/a>)<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\"><a id=\"ftn61\"><\/a>61. A. Cattabiani,&nbsp;<em>Calendario<\/em>, Rusconi Milano, 1989, pp. 163, 164. (<a href=\"#61\">torna al testo<\/a>)<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\"><a id=\"ftn62\"><\/a>62. R.Aubert-G.Fedalto-D.Quaglioni,&nbsp;<em>Storia dei Concili<\/em>, San Paolo, Milano, 1995, p. 15. (<a href=\"#62\">torna al testo<\/a>)<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\"><a id=\"ftn63\"><\/a>63. Eusebio Di Cesarea,&nbsp;<em>Storia ecclesiastica e i Martiri della Palestina<\/em>, trad. e note di G. Del Ton, Roma-New York 1964, 5,16, 5,23,24: pp. 384ss, 408ss. (<a href=\"#63\">torna al testo<\/a>)<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\"><a id=\"ftn64\"><\/a>64. R.Aubert-G.Fedalto-D.Quaglioni,&nbsp;<em>Storia dei Concili<\/em>, San Paolo, Milano,1995, pp. 277-278. (<a href=\"#64\">torna al testo<\/a>)<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\"><a id=\"ftn65\"><\/a>65. T. Meaden,&nbsp;<em>Stonenghe<\/em>, Armenia-CDE, Milano, 1998, pp. 20,21. (<a href=\"#65\">torna al testo<\/a>)<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\"><a id=\"ftn66\"><\/a>66. J. Frazer,&nbsp;<em>Il ramo d&#8217;oro<\/em>, Boringhieri, Milano, 1973, XXXIV.&nbsp;<em>Il mito e il rituale di Attis<\/em>, vol. I, p. 548. (<a href=\"#66\">torna al testo<\/a>)<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\"><a id=\"ftn67\"><\/a>67. Laplanche-Pontalis,&nbsp;<em>Enciclopedia della psicoanalisi<\/em>, Laterza, Roma-Bari, 1984, p. 514.&nbsp;<br>Rimozione: si attua nei casi in cui il soddisfacimento di una pulsione, atta di per s\u00e9 a procurare piacere, rischierebbe di provocare del dispiacere rispetto ad altre esigenze. (<a href=\"#66\">torna al testo<\/a>)<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\"><a id=\"ftn68\"><\/a>68. A. Cattabiani,&nbsp;<em>Calendario<\/em>, Rusconi Milano, 1989, p. 163. (<a href=\"#68\">torna al testo<\/a>)<br>__________&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<h4 class=\"wp-block-heading\"><a id=\"p9\"><\/a>9. Cibele e la psicosi&nbsp;<\/h4>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Nel caso specifico del mito e del relativo complesso di Cibele, potremo affermare che sia il complesso che il mito da cui deriva, si situano anche all&#8217;interno di una ambivalenza fisiopatologica. Il complesso di Cibele, con andamento fisiologico, sar\u00e0 destinato a tramontare esattamente come l&#8217;Edipo.&nbsp;<a id=\"69\"><\/a>Un Edipo che dovr\u00e0: \u201c[&#8230;] cadere quando e perch\u00e9 ha fatto il suo tempo\u201d [<a href=\"#ftn69\">69<\/a>]. Di pari passo anche la maternizzazione fisiologica, geneticamente comune ad ogni madre che si occupa dei propri figli, dovr\u00e0 definirsi in una gaia autonomia psicofisica indotta nei figli e riscontrabile a sua volta nelle madri. Una autonomia che chiaramente non significa la negazione di quel tenero legame affettivo che unisce la madre ai figli ma che si esprime con la rinuncia, da parte della stessa, a quell&#8217;\u201cindotto\u201d espresso nel legame incestuoso \u201ccondotto\u201d sui propri figli. Un legame incestuoso sublimato, ossia agito sul piano psicologico ma pi\u00f9 devastante dell&#8217;incesto fisico. Di fatto nella persistenza patologica del complesso prevarr\u00e0 il legame nevrotico perverso con la prole. Un legame che potremmo definire anche come larvatamente o nascostamente psicotico a causa della violenza psicologica onnipresente in esso. Nel contempo si render\u00e0 anche evidente che la pratica dell&#8217;evirazione e dell&#8217;infibulazione psicologica agite, sia nel mito che nel complesso, evidenzieranno la prevalenza del fattore psicopatologico. Le due coppie endiadiche psicofisiologica-psicopatologica si renderanno all&#8217;evidenza dell&#8217;indagine psicoanalitica, nel senso pi\u00f9 esteso della parola. Infatti secondo&nbsp;<a id=\"70\"><\/a>Sigmund Freud: \u201cIl metodo d&#8217;indagine psicoanalitico pu\u00f2 (&#8230;) essere ugualmente applicato alla spiegazione dei fenomeni psichici normali, e ha reso possibile scoprire l&#8217;intima relazione tra prodotti psichici patologici e strutture normali come i sogni, le piccole sbadataggini della vita quotidiana, e fenomeni di gran valore come i motti di spirito, i miti e le creazioni della fantasia\u201d [<a href=\"#ftn70\">70<\/a>]. Se il mito di Cibele si rif\u00e0 al sogno si potr\u00e0 parlare, pi\u00f9 propriamente, di un incubo. Un incubo che vedr\u00e0 al suo risveglio il corpo mutilato del \u201cmiste\u201d, ossia dell&#8217;accolito del culto di Cibele ed Attis. Questa autotomia od automutilazione indotta non si presenta soltanto come l&#8217;attualizzazione di un sintomo nevrotico perverso, spinto fino all&#8217;estremo, ma anche, o pi\u00f9 precisamente, come espressione, secondo la nosografia psichiatrica, di una sindrome schizofrenica. Ci conferma al proposito l&#8217;illustre psichiatra&nbsp;<a id=\"71\"><\/a>Christian M\u00fcller: \u201cLo schizofrenico, sovrastato da paure sessuali, per fuggire il contatto con l&#8217;altro sesso, cerca una soluzione radicale nell&#8217;autocastrazione: con i mezzi spesso del tutto impropri questi pazienti si tagliano i testicoli, a volte anche il pene; qualche volta riferiscono di aver agito per ordine di voci\u201d [<a href=\"#ftn71\">71<\/a>]. Una voce che, nel mito, \u00e8 quella della Grande Madre che induce all&#8217;autocastrazione i suoi accoliti attraverso \u201cmezzi spesso del tutto impropri\u201d, quali spezzoni di coccio di vasi o di tegole. Un&#8217;evirazione od un&#8217;infibulazione che nella comune realt\u00e0 dei fatti viene indotta dalla madre cibelica soprattutto sul piano psicologico. La schizofrenia, di fatto, si sovrappone perfettamente, lettera per lettera, alle movenze del culto cibelico.&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Quindi il complesso di Cibele, che deriva dal mito, si rivela essere non solo il nucleo psicogeno dell&#8217;endiadi nevrosi-perversione ma anche, e non solo larvatamente, come quello su cui si fonda ogni psicosi, secondo la nomenclatura postanalitica. \u00c8 questa una concettualizzazione che trova un suo riscontro, non solo nella nomenclatura psichiatrica ma anche in quella psicoanalitica. Infatti, di concerto, le psicosi, secondo Laplanche-Pontalis, hanno una loro ben precisa suddivisione, espressa anche nella schizofrenia: \u201cLa psicanalisi non si \u00e8 posta direttamente il compito di costruire una classificazione comprendente la totalit\u00e0 delle malattie mentali che lo psichiatra deve conoscere; l&#8217;interesse si \u00e8 rivolto dapprima alle affezioni pi\u00f9 direttamente accessibili all&#8217;investigazione analitica e, all&#8217;interno di questo campo pi\u00f9 ristretto di quello della psichiatria, le distinzioni fondamentali sono quelle tra perversioni, nevrosi e psicosi.&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">In quest&#8217;ultimo gruppo, la psicoanalisi ha cercato di definire diverse strutture: paranoia (in cui essa include generalmente le affezioni deliranti) e schizofrenia da un lato, malinconia e mania dall&#8217;altro.&nbsp;<a id=\"72\"><\/a>La teoria psicoanalitica individua fondamentalmente in una perturbazione primaria della relazione libidica con la realt\u00e0, il denominatore comune delle psicosi e considera la maggior parte dei sintomi manifesti (costruzione delirante in particolare) con tentativi secondari di ripristino del legame oggettuale\u201d [<a href=\"#ftn72\">72<\/a>]. \u00c8 ben chiaro quindi che la \u201cperturbazione primaria della relazione libidica\u201d avvenga, o possa avvenire, assolutamente in primo, nel legame oggettuale che la madre ha con i propri figli. Un legame nel quale la madre non permetter\u00e0 il raggiungimento dell&#8217;autonomia agli stessi. Un legame che esprimer\u00e0 in s\u00e9 e per s\u00e9 la pi\u00f9 indicibile aggressivit\u00e0 materna nei confronti della prole. Un&#8217;aggressivit\u00e0 che trov\u00f2 espressione nella costruzione psicotica del mito, del culto e della liturgia di Cibele ed Attis.&nbsp;<img decoding=\"async\" src=\"data:image\/svg+xml,%3Csvg%20xmlns='http:\/\/www.w3.org\/2000\/svg'%20viewBox='0%200%2015%2015'%3E%3C\/svg%3E\" class=\"zeen-lazy-load-base zeen-lazy-load\" data-lazy-src=\"..\/img_art\/fine_testo.gif\" width=\"15\" height=\"15\"><noscript><img decoding=\"async\" src=\"..\/img_art\/fine_testo.gif\" width=\"15\" height=\"15\"><\/noscript><\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">__________&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\"><a id=\"ftn69\"><\/a>69. S. Freud, in Opere, Boringhieri, Torino, 1979,&nbsp;<em>Il tramonto del complesso edipico (1924)<\/em>, vol. X, p. 28. (<a href=\"#69\">torna al testo<\/a>)<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\"><a id=\"ftn70\"><\/a>70. S. Freud, in Opere, Boringhieri, Torino, 1979,&nbsp;<em>Sulla psicoanalisi (1911)<\/em>, vol. VI, p. 496. (<a href=\"#70\">torna al testo<\/a>)<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\"><a id=\"ftn71\"><\/a>71. C. M\u00fceller,&nbsp;<em>Lessico di psichiatria<\/em>, Piccin, Padova, 1980, Autolesionismo-Automutilazione, p. 93. (<a href=\"#71\">torna al testo<\/a>)<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\"><a id=\"ftn72\"><\/a>72. Laplanche-Pontalis,&nbsp;<em>Enciclopedia della psicoanalisi<\/em>, Laterza, 1984, Voce: psicosi, pp. 439, 440. (<a href=\"#72\">torna al testo<\/a>)<br>__________&nbsp;<\/p>\n\n\n<div class=\"wp-block-image\">\n<figure class=\"aligncenter\"><a href=\"#su\"><img decoding=\"async\" src=\"data:image\/svg+xml,%3Csvg%20xmlns='http:\/\/www.w3.org\/2000\/svg'%20viewBox='0%200%20370%20247'%3E%3C\/svg%3E\" class=\"zeen-lazy-load-base zeen-lazy-load\" data-lazy-src=\"..\/img_art\/Uovo_min.jpg\" alt=\"torna su\"\/><noscript><img decoding=\"async\" src=\"..\/img_art\/Uovo_min.jpg\" alt=\"torna su\"\/><\/noscript><\/a><\/figure>\n<\/div>","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Alla dea Cibele, oltre al tempio per lei elevato sull&#8217;acropoli di Roma fu anche consacrato, nel 27 a.C., un&#8217;altro tempio, l&#8217;unico dei templi pagani rimasto intatto fino ad oggi: quello del Pantheon. La dea Cibele, mito e complesso \/2 di Mario Bulletti Un ponte antropologico dalla preistoria ai nostri tempi.&nbsp; Sommario: 1. I presupposti della postanalisi &#8211; 2. Breve introduzione al metodo postanalitico &#8211; 3. Gli antefatti &#8211; 4. Analogie fra il caso A con quello dei vissuti freudiani &#8211; [&hellip;]<\/p>\n","protected":false},"author":1,"featured_media":10877,"comment_status":"open","ping_status":"open","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"wds_primary_category":0,"footnotes":""},"categories":[73],"tags":[106],"class_list":["post-1752","post","type-post","status-publish","format-standard","has-post-thumbnail","hentry","category-psicologia","tag-il-culto-della-dea"],"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/www.esonet.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts\/1752","targetHints":{"allow":["GET"]}}],"collection":[{"href":"https:\/\/www.esonet.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/www.esonet.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.esonet.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/users\/1"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.esonet.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fcomments&post=1752"}],"version-history":[{"count":4,"href":"https:\/\/www.esonet.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts\/1752\/revisions"}],"predecessor-version":[{"id":10880,"href":"https:\/\/www.esonet.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts\/1752\/revisions\/10880"}],"wp:featuredmedia":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.esonet.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/media\/10877"}],"wp:attachment":[{"href":"https:\/\/www.esonet.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fmedia&parent=1752"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.esonet.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fcategories&post=1752"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.esonet.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Ftags&post=1752"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}