{"id":1758,"date":"2007-08-17T15:18:24","date_gmt":"2007-08-17T13:18:24","guid":{"rendered":"http:\/\/www.esonet.it\/?p=1758"},"modified":"2023-09-29T20:31:59","modified_gmt":"2023-09-29T18:31:59","slug":"storia-segreta-dellordine-pitagorico","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.esonet.it\/?p=1758","title":{"rendered":"Storia segreta dell&#8217;Ordine Pitagorico"},"content":{"rendered":"<p><a href=\"https:\/\/www.esonet.it\/?cat=93\"><img decoding=\"async\" src=\"data:image\/svg+xml,%3Csvg%20xmlns='http:\/\/www.w3.org\/2000\/svg'%20viewBox='0%200%20370%20247'%3E%3C\/svg%3E\" class=\"zeen-lazy-load-base zeen-lazy-load alignright\" title=\"L'Opera al Rosso\" data-lazy-src=\"images\/topics\/Opera_in_Rosso.jpg\" alt=\"L'Opera al Rosso\" align=\"right\" border=\"0\" \/><noscript><img decoding=\"async\" class=\"alignright\" title=\"L'Opera al Rosso\" src=\"images\/topics\/Opera_in_Rosso.jpg\" alt=\"L'Opera al Rosso\" align=\"right\" border=\"0\" \/><\/noscript><\/a><strong>Notizia Storica sui Pednosofi (Figli della Sapienza) e sulla Tabaccologia, ultimo velo della dottrina pitagorica.<\/strong><\/p>\n<p>Tratto da un articolo di Jean Marie Ragon dal titolo Notice Historique sur le Pednosphes (Enfants de la Sagesse) et sur la Tabaccologie, dernier voile de la doctrine pytagoricienne apparso sul n\u00b012\/1859 della Rivista Monde Ma\u00e7onnique.<\/p>\n<table border=\"0\" width=\"100%\">\n<tbody>\n<tr>\n<td scope=\"col\">\n<div align=\"center\">\n<h3 align=\"left\"><a name=\"su\"><\/a>Storia segreta dell&#8217;Ordine Pitagorico<\/h3>\n<p align=\"left\">a cura di Vittorio Vanni<\/p>\n<\/div>\n<\/td>\n<\/tr>\n<tr>\n<td scope=\"row\">\n<div align=\"justify\">\n<p>Tratto da un articolo di Jean Marie Ragon dal titolo <em>Notice Historique sur le Pednosphes (Enfants de la Sagesse) et sur la Tabaccologie, dernier voile de la doctrine pytagoricienne <\/em> apparso sul n\u00b012\/1859 della Rivista <em>Monde Ma\u00e7onnique. <\/em><\/p>\n<h4>Notizia Storica sui Pednosofi (Figli della Sapienza) e sulla Tabaccologia, ultimo velo della dottrina pitagorica.<\/h4>\n<p>Nei bei secoli della Grecia e di Roma la filosofia, accompagnata alle scienze e alle arti, delle quali essa incoraggiava i lavori, era tenuta in grande onore, basata sulla verit\u00e0, estranea alle fantasticherie scolastiche che in seguito l&#8217;hanno sfigurata, essa attirava gli spiriti con la forza della ragione, diffondendo ovunque la luce e perfezionava la societ\u00e0.<\/p>\n<p>Ma giunse un&#8217;epoca, tanto disastrosa per l&#8217;impero romano che per le scienze, nella quale dei fanatici, impadronitisi del potere, perseguitarono la filosofia ed i filosofi. Nascondendo sotto un&#8217;apparente un&#8217;umilt\u00e0 la pi\u00f9 smisurata ambizione, da perseguitati che erano stati, diventarono persecutori, e per meglio stabilire il loro potere, questi innovatori si servirono delle scienze, delle quali erano debitori alla filosofia, per il successo del loro piano.<\/p>\n<p>In effetti, con la protezione dei potenti del giorno, che avevano adottato i loro principi, s&#8217;impadronirono delle scuole filosofiche per non insegnarvi che ci\u00f2 che pareva alle loro mire. In quei tempi disgraziati, in cui gli amici della verit\u00e0 erano costretti a rifugiarsi all&#8217;ombra dei misteri, una donna, <em>Teodora<\/em>, che, da cortigiana e danzatrice era divenuta la sposa di Giustiniano, il primo agosto dell&#8217;anno 527, giorno in cui, rivestito del potere supremo, egli fu proclamato imperatore, volle, fin dallo stesso anno, penetrare nei segreti dei filosofi e farsi ammettere alle loro riunioni. Non potendo riuscirci, essa risolse di vendicarsi.<\/p>\n<p>Giustiniano, che condivideva le passioni di questa donna indegna del rango che occupava e con il pretesto di una religione di pace che si era venuta a formare nel seno stesso dei misteri filosofici, giur\u00f2 la rovina di queste scuole di sapienza.<\/p>\n<p>Il ferro, l&#8217;esilio, le torture divennero il retaggio degli amici della verit\u00e0. Coloro che poterono sfuggire alla morte si rifugiarono in Persia, ove regnava, nell&#8217;anno 531, Cosroe I, detto <em>il Grande<\/em>.<\/p>\n<p>Mediante la sua intercessione, essi ottennero di rientrare nella loro patria: fu loro assegnata Atene come luogo di ritiro, o meglio, d&#8217;esilio.<\/p>\n<p>Tali furono i discendenti della celebre scuola di Pitagora, di cui le societ\u00e0 filosofiche segrete sono giunte fino a noi, e la stessa Massoneria, recheranno sempre l&#8217;incancellabile impronta di sapienza. Riuniti ad Atene, essi si costituirono in societ\u00e0 sotto il nome di <em>Pednosofi <\/em> (dal greco <em>pais, paidos, <\/em> fanciullo: <em>sophia<\/em>, sapienza), <em>Fanciulli della sapienza<\/em>.<\/p>\n<p>Si distinguevano tra i fondatori di questa nuova scuola: Emperios, Elamita, Prisciano, Alcinous, Agathias, Hermias, Amonia figlio di Hermias, aventi alla loro testa il celebre Simplicius. Questo notevole filosofo organizz\u00f2 la nuova societ\u00e0, alla quale si unirono tutti gli amici della sapienza e della verit\u00e0.<\/p>\n<p>Ma, sorvegliati dal governo e invidiati dai pontefici di un culto da poco tempo in auge, questi filosofi furono costretti ad avvolgersi da un velo pi\u00f9 fitto che mai, al fine di sottrarsi a nuove persecuzioni. Tuttavia, se essi rifiutarono di aprirsi ai seguaci della nuova religione, non serrarono le porte dei loro misteri a coloro che la paura o motivi di forza maggiore avevano obbligato ad abbandonare il culto antico per abbracciare il nuovo, dopo essersi assicurati, tuttavia, dei loro principi, della loro effettiva sapienza e della forza del loro carattere.<\/p>\n<p>Da quanto sopra si potrebbe pensare che i pednosofi erano legati al paganesimo che una religione interamente spiritualizzata aveva rovesciata: ci\u00f2 sarebbe uno sbaglio; essi erano troppo saggi e troppi istruiti per sacrificare la loro tranquillit\u00e0 a quegli errori, che essi avevano tutti contribuito a distruggere.<\/p>\n<p>Per loro, entrambe le religioni si discostavano ugualmente dalla verit\u00e0, che sola aveva diritto al loro ossequio.<\/p>\n<p>Le loro riunioni accadevano solamente nelle notti pi\u00f9 oscure. Le rovine di un tempio di Cerere sulle sponde dell&#8217;Ilisso e quelle di un antico tempio di Minerva servivano loro di ritiro e li mettevano al riparo dai profani.<\/p>\n<p>In seguito Simplicio rese pi\u00f9 stabile il luogo delle riunioni, facendo innalzare, ai piedi del monte Imetto, un edificio di forma ottagonale, ad imitazione di quello che l&#8217;Imperatore Giuliano aveva fatto costruire a Costantinopoli ed aveva consacrato alle Muse ed alle Grazie.<\/p>\n<p>Quest&#8217;ottagono era stato costruito ad imitazione del tempio della Pace a Roma. Fu in memoria di questo monumento, il cui ingresso fu interdetto ai filosofi dopo la morte di Giuliano, che Simplicio dette la forma ottagonale al suo museo, che consacr\u00f2 con il nome di <em>Lysis<\/em>. Questo museo comunicava, attraverso sotterranei, con i templi di Cerere e Minerva nei quali si era costituita dapprima la societ\u00e0: Simplicio lo dedic\u00f2 alla Sapienza e vi prese dimora.<\/p>\n<p>Questa nuova societ\u00e0 adott\u00f2 quale simbolo l&#8217;<em>anemone. <\/em> Si afferma che questo fiore nacque dal sangue che vers\u00f2 Adone ferito da un cinghiale: parimenti, la <em>pednosofia <\/em> nacque dalla filosofia perseguitata e quasi annientata dagli attacchi della superstizione.<\/p>\n<p>Fin dall&#8217;inizio dell&#8217;istituzione, i fondatori ammisero le loro mogli e le loro figlie a partecipare ai misteri, al fine di prevenire la loro curiosit\u00e0 inquieta, che avrebbe potuto compromettere l&#8217;Ordine; ma non era confidata loro che una parte del segreto.<\/p>\n<p>Essi fondarono il sistema del loro mistero sulla favola di <em>Pirra <\/em> che aiuta <em>Deucalione <\/em> a ripopolare la terra, come nella Massoneria d&#8217;adozione si danno da studiare alle novizie le leggende bibliche.<\/p>\n<p>Si esigeva dalle novizie che esse possedessero vari talenti, che fossero di costumi irreprensibili e che coltivassero il canto, la musica e la poesia.<\/p>\n<p>La loro parola sacra era Naoma, che significa <em>adorna di virt\u00f9<\/em>. Quale segno esse incrociavano le braccia sul petto ponendo sulla bocca l&#8217;indice della mano destra.<\/p>\n<p>In seguito si dette loro come decorazione una collana formata d&#8217;anemoni intrecciati, alla quale era appeso un medaglione recante al centro la lettera iniziale della parola sacra.<\/p>\n<p>Prima di ricevere la collana, le donne portavano questo medaglione fissato in guisa di fermaglio su di una cintura verde.<\/p>\n<p>I pednosofi non ebbero a pentirsi di questo segno di fiducia nelle loro donne: non soltanto esse seppero custodire il segreto delle loro riunioni, ma inoltre, in tempi difficili, esse seppero proteggere i sapienti e sottrarli ad ogni ricerca.<\/p>\n<p>Si \u00e8 mantenuto il ricordo del coraggio di Simycha, moglie di Missias di Crotone, che prefer\u00ec tagliarsi la lingua piuttosto che soddisfare la curiosit\u00e0 di Dionigi di Siracusa, autore della persecuzione, con lo svelargli un simbolo dell&#8217;Ordine.<\/p>\n<p>Tuttavia, pi\u00f9 tardi, quando i misteri dovettero essere trasferiti in Italia, si giudic\u00f2 conveniente non ammettervi le donne, nel giusto timore che l&#8217;ignoranza e la superstizione delle italiane non avessero a compromettere l&#8217;istituzione.<\/p>\n<p>L&#8217;anemone, come simbolo, presentava due emblemi che non erano indifferentemente comunicati. Nel primo, la cui spiegazione era data alle donne ed agli iniziati delle prime classi, l&#8217;anemone raffigurava l&#8217;uomo ricondotto alla virt\u00f9 e divenuto amico della sapienza: i suoi bei colori significavano la bellezza della virt\u00f9 e le tre foglie che circondano il suo stelo esprimevano la carit\u00e0, l&#8217;indulgenza e la morale.<\/p>\n<p>Nel secondo emblema, riservato ai grandi iniziati, l&#8217;anemone rappresentava la filosofia pednosfica nata dalla persecuzione. I suoi colori erano l&#8217;immagine delle ampie conoscenze del vero pednosofo; il suo stelo, forte e poco alto, quello del carattere modesto e forte della pednosofia; le sue tre foglie simbolizzavano l&#8217;amore delle arti, delle scienze e della morale; la sua forma rotonda indicava l&#8217;unione e l&#8217;uguaglianza dei Fratelli; infine la stagione della sua fioritura richiamava la condizione di questa filosofia che non comincia a splendere con qualche intensit\u00e0 per gli uomini che giungono alla primavera simbolica e non riserva il suo pi\u00f9 grande splendore che per coloro che sono pervenuti alla fine dell&#8217;inverno.<\/p>\n<p>I Fratelli non portavano quale decorazione che una spada sospesa ad una cintura verde. Fino all&#8217;epoca della morte di Giustiniano, sopravvenuta il 14 dicembre 565, non sussisteva alcuna differenza fra i Fratelli, i quali portavano tutti la stessa decorazione. Ma, da quel tempo, i Fratelli delle diverse classi adottarono per la cintura i seguenti colori: verde per la prima classe, rosso per la seconda e azzurro per la terza. Dopo la morte di Giustino II essi portarono, secondo la loro classe, un medaglione di forma pentagonale, esagonale, ottagonale appeso sul petto. Sotto la direzione di Leone Sophos, si dette ai neofiti della seconda classe un medaglione sul quale era raffigurata la pianta <em>moly <\/em> e inoltre, per tutte le classi, una piccola decorazione portata sul cuore.<\/p>\n<p>Le leggi che governavano questa societ\u00e0, baste su quelle che avevano governato i filosofi di Alessandria, di Atene e di Roma, esigevano che vi fosse un capo unico che non fosse conosciuto con il suo vero nome che da un ristretto numero di persone: per questo egli prendeva, in occasione della sua elezione, il nome di qualche saggio dell&#8217;antichit\u00e0; e questa misura venne in seguito adottata per tutti i Fratelli. Gli atti della societ\u00e0 non erano sottoscritti n\u00e9 dai Fratelli n\u00e9 dal capo, ma semplicemente sigillate da un anello di tipo convenuto. Furono prima stabilite diverse classi di iniziati per assicurarsi delle loro capacit\u00e0 prima di ammetterli agli ultimi misteri. Fu stabilita una norma di ricezione in ogni classe, che fu mantenuta sino al 1670. La parola sacra era <em>theus-theos<\/em>, che significa <em>speranza in Dio <\/em>.<\/p>\n<p>Poste ed adottate queste basi, si tratt\u00f2 di fraternizzare con i filosofi che erano sparsi in Asia ed in Egitto e di porsi in rapporto con loro. A questo scopo Simplicio, eletto capo dell&#8217;Ordine, invi\u00f2 Elamita ad Antiochia e Prisciano ad Alessandria. Essi furono accolti nel modo dovuto; tutti gli amici della sapienza si riunirono sotto l&#8217;ottagono di Lysis e societ\u00e0 corrispondenti si stabilirono a Sardi, ad Antiochia e ad Alessandria. Roma, in quel tempo, decaduta dal suo antico splendore e consegnata ai barbari, fu abbandonata alla sua disgrazia e fu solo molto pi\u00f9 tardi che il nord dell&#8217;Europa conobbe i misteri pednosofici.<\/p>\n<p>Per meglio nascondere questi misteri ai nemici della verit\u00e0, fu assegnata a ciascuna delle citt\u00e0 ove si stabilirono associazioni pednosofiche un nome tratto da qualche amico della sapienza appartenente ad epoche anteriori.<\/p>\n<p>Tutto riusc\u00ec in conformit\u00e0 ai desideri di Simplicio: le sue cure e i suoi sforzi furono coronati da un pieno successo. Egli aveva iniziato Germano, nipote di Giustiniano, che contribu\u00ec non poco all&#8217;emancipazione dell&#8217;Ordine. Simplicio, oppresso dagli anni, richiese un successore e fu autorizzato a designarlo: Germano fu proposto ed accettato con il nome di <em>Antonino <\/em>. Questo giovane principe, filosofo illuminato, amico fedele e guerriero intrepido, fu mietuto nel fiore degli anni, nel 550. Simplicio ebbe il dolore di sopravvivergli.<\/p>\n<p>Egli si vide costretto a riprendere le redini dell&#8217;Ordine, che mantenne per sei mesi, dopo di che si fece sostituire da Alcineo, che prese il nome di <em>Giuliano <\/em>. Simplicio, concludendo presto una vicenda che era stata tanto utile alla filosofia, fu pianto da tutti i Fratelli ed inumato, con tutta la solennit\u00e0 dei misteri, nel sotterraneo che conduceva dal tempio di Cerere all&#8217;ottagono di Lysis. Questo luogo divenne sacro per gli iniziati ed \u00e8 in memoria del nome di questo lascito prezioso e del nome di <em>Lassa <\/em> che i musei dei capoluoghi di ogni nazione furono designati con il nome di una citt\u00e0, o di un luogo iniziante con la lettera L, come:<\/p>\n<p><em>Lassa <\/em>(La Hassa) capitale del Tibet, ove fioriva un tempo un grande collegio di sacerdoti iniziatori, sostituito oggi dalle alte scuole cinesi.<\/p>\n<p><em>La Rissa <\/em>(Larissa) celebre citt\u00e0 della Tessaglia, centro di una grande scuola pitagorica da cui proveniva Anexillas, accusato di magia ed esiliato da Roma sotto Augusto.<\/p>\n<p>La <em>Lydia <\/em>, la cui capitale, la fiorente Sardes, aveva un tempio dedicato a Diana e dei giochi quinquennali; \u00e8 inoltre la patria di molti personaggi mitologici.<\/p>\n<p>Il <em>Lazio <\/em> (l&#8217;Italia): <em>Lutezia<\/em>, capitale della Gallia Celtica; <em>London <\/em> (Londinium) Londra e la stessa parola <em>Loggia <\/em> (dal sanscrito Loga, il mondo) luogo dove gli iniziati moderni, successori degli antichi, danno la <em>parola <\/em> (Logos) ecc.<\/p>\n<p>Per la scelta del capo supremo, una regola esclude dall&#8217;Ordine i pontefici del nuovo culto dell&#8217;Impero dato che erano i pi\u00f9 grandi antagonisti della filosofia e, in seguito, non furono pi\u00f9 ammessi ai misteri.<\/p>\n<p>Antinous ebbe per successore Evagro che prese il nome di <em>Leonzio<\/em>. I nomi dei capi che governarono l&#8217;Ordine durante circa tre secoli non ci sono stati trasmessi, per\u00f2 sappiamo che quasi tutti esercitavano la medicina. L&#8217;Ordine, durante questo periodo, fece pochi progressi. I Fratelli d&#8217;Oriente e d&#8217;Egitto subirono grandi rivoluzioni a causa delle guerre. La principale Accademia d&#8217;Oriente fu trasferita a Damasco nel 1262; quella egiziana fu quasi annientata all&#8217;epoca della conquista d&#8217;Egitto da parte dei Saraceni. Gli iniziati si distinsero in queste guerre per il loro valore ed il loro coraggio; per riconoscersi durante il combattimento misero un cerchio all&#8217;estremit\u00e0 del fodero della loro spada. Combattevano a favore dello stesso potere che li aveva perseguitati, ma anche difendevano la luce contro il fanatismo, la libert\u00e0 pubblica contro la tirannia dei settari di una nuova religione intollerante ed essenzialmente autoritaria.<\/p>\n<p>Gli spiriti, degradati dall&#8217;ignoranza, avviliti dal dispotismo, resi ebeti dalle dispute teologiche avevano lasciato cadere tutti i puntelli che sono la forza delle nazioni; tutti i legami sociali erano allentati; i popoli dell&#8217;Egitto, dell&#8217;Oriente e della stessa Grecia subirono il giogo dei soldati di Maometto e dei suoi successori.<\/p>\n<p>Allora divenne pericoloso essere istruiti: la scienza era un crimine, la ragione era vista come una mancanza di fede: non si pu\u00f2 meravigliarsi di come la sapienza sia potuta sopravvivere a tante calamit\u00e0. Per\u00f2 un principe mussulmano, Al Mamoun, salito sul trono di califfo, sembr\u00f2 voler risollevare le scuole del sapere: attir\u00f2 intorno a s\u00e9 i saggi, gli amici della verit\u00e0; ma non riusc\u00ec a collegarli con le scuole greche, le quali, per una strana prevenzione, pensavano che tutte le altre nazioni fossero popolate da barbari e comunicavano loro con ripugnanza, e dopo grandi difficolt\u00e0, qualcuno dei loro misteri.<\/p>\n<p>I Pednosofi d&#8217;Oriente furono pi\u00f9 comunicativi e, piegandosi alle circostanze, unirono le idee filosofiche dell&#8217;Ordine a simboli tratti dalla teologia dei Persiani, degli Ebrei e dei Cristiani. Concessione questa che, alterando i misteri pednosofici, diede luce alla pretesa scienza cabalistica, che gener\u00f2 a sua volta diverse societ\u00e0 segrete che, man mano che si allontanavano dalla loro origine, persero l&#8217;impronta originale. Ma se \u00e8 grazie alla riservatezza dei pednosofi greci che si \u00e8 conservato l&#8217;Ordine nella purezza originale, questa stessa delicatezza poteva perderlo del tutto, restringendo ad un numero troppo piccolo la comunicazione dei suoi misteri.<\/p>\n<p>Al Mamoun era un vero filosofo; fu iniziato ai misteri pednosofici dell&#8217;Asia; era diventato da poco amico e favorito del Califfo Abu-Joseph quando lo inizi\u00f2. Posto ben presto sul trono, divenne lo zelante protettore dell&#8217;Ordine e la scuola d&#8217;oriente risvegli\u00f2 per un po&#8217; di tempo l&#8217;energia di quella greca.<\/p>\n<p>Al Mamoun, dopo la morte di Abu-Joseph, che era stato eletto capo dell&#8217;Ordine in Oriente, fu scelto per sostituirlo, ma rifiut\u00f2: \u201cIl nostro Ordine, disse, \u00e8 un focolare di luci, ognuno dei suoi membri deve illuminare il mondo; raggio di sole, io non ho tutta la sua virt\u00f9 e non posso quindi guidarvi\u201d; su sua proposta fu eletto Abu-Zacharie-Mesn\u00e9.<\/p>\n<p>Da allora la capitale dell&#8217;Ordine in Oriente segu\u00ec lo spostamento dei Califfi e pass\u00f2 quindi da Damasco a Bagdad.<\/p>\n<p>Quanto ai centri dell&#8217;Egitto, essi si erano dispersi dopo la conquista dei saraceni e i pochi iniziati rimasti si ricollegarono all&#8217;Ordine di Oriente.<\/p>\n<p>Mentre quest&#8217;ultimo cresceva e prosperava quello dell&#8217;Impero greco languiva e Al Mamoun ne risollev\u00f2 le sorti. Questo principe fece conoscere a Teofilo, imperatore dei greci e dei romani, un saggio che era stato iniziato e il cui merito uguagliava il suo sapere.<\/p>\n<p>Leone, soprannominato Sophos, era quest&#8217;uomo prezioso. Discendente da una delle pi\u00f9 antiche famiglie dell&#8217;impero, aveva sacrificato tutto per dedicarsi allo studio. E fu proprio nel corso dei suoi viaggi intrapresi per acquisire scienza e saggezza che Leone, che si trovava nell&#8217;isola di Andros per prendere lezioni da un celebre matematico, fu ammesso nell&#8217;Ordine.<\/p>\n<p>Tornato a Costantinopoli, volle riunirsi ai Fratelli che abitavano in quella citt\u00e0; ma il capo dell&#8217;Ordine, Valerio, non lo ammise, temendo che i suoi meriti offuscassero i propri. Durante queste difficolt\u00e0 uno dei discepoli di Leone, caduto nelle mani dei Saraceni, avvicinatosi al Califfo Al Mamoun, ebbe l&#8217;occasione di parlare al principe del sapere e delle grandi qualit\u00e0 di Leone. Il Califfo, desideroso di avvicinarsi a un uomo di tanti meriti, l&#8217;invit\u00f2 ad andare con lui. L&#8217;Imperatore Teofilo, venuto a conoscenza delle intenzioni del Califfo, pens\u00f2 allora di far uscire Leone dall&#8217;ombra in cui era stato lasciato cos\u00ec a lungo e lo trattenne colmandolo di onori. Dopo questa splendente testimonianza della stima del capo dell&#8217;Impero, Valerio non os\u00f2 pi\u00f9 opporsi all&#8217;ammissione di Leone all&#8217;Accademia e fu un&#8217;ottima cosa per l&#8217;Ordine, in quanto fu messo sotto l&#8217;occhio benevolo dell&#8217;Imperatore.<\/p>\n<p>Fatto Vescovo di Tessalonica, Leone non abbandon\u00f2 gli <em>Amici della Sapienza <\/em>e fond\u00f2 nell&#8217;840 un museo in questa citt\u00e0. Alla morte dell&#8217;Imperatore, avvenuta nell&#8217;842 fu spogliato della dignit\u00e0 episcopale e torn\u00f2 quindi a Costantinopoli per riunirsi ai suoi fratelli, i quali, alla morte di Valerio, avvenuta l&#8217;anno successivo, lo elessero capo dell&#8217;Ordine.<\/p>\n<p>Fu allora che Leone pot\u00e9 realizzare i suoi progetti: studi\u00f2 gli annali dell&#8217;Ordine e i suoi misteri, rivedette gli statuti, abol\u00ec parecchi abusi e cerc\u00f2 in tutti i modi di restituirgli il suo antico splendore.<\/p>\n<p>L&#8217;Ordine aveva sempre un unico capo, alla nomina del quale concorrevano gli istituti dell&#8217;Asia, dell&#8217;Egitto e della Grecia; ma le difficolt\u00e0 derivate dallo smembramento dell&#8217;Impero rendevano questo fatto difficile e quasi impossibile. Leone allora, con il consenso di tutti, impose delle regole a tutti i musei: questi ultimi dovevano avere ognuno un rappresentante presso il museo centrale e quest&#8217;ultimo, per reciprocit\u00e0, doveva avere il suo deputato.<\/p>\n<p>La parola sacra fu <em>Theosophos <\/em> che significa divina saggezza.<\/p>\n<p>Gli altri gradi d&#8217;iniziazione rimasero esattamente come erano stati regolati nello statuto di Leone Sophos.<\/p>\n<p>\u00c8 a questa epoca che si cominci\u00f2 a proibire agli iniziati il duello e di entrare in ogni altra associazione senza il consenso del capo dell&#8217;Ordine.<\/p>\n<p>Questa restaurazione dei pednosofi fu effettuata da Gemisto, Bessarione, Calcondila, Argiropulo, Teodoro Faza, Costantino Lascaris e Ducas. Il capo supremo dell&#8217;Ordine era Gemisto che, dopo aver lasciato il suo istituto nascente sotto la protezione di Cosimo de&#8217; Medici e di Borso d&#8217;Este, duca di Ferrara, and\u00f2 a finire i suoi giorni, all&#8217;et\u00e0 di cento anni, nel Peloponneso. Fu in quest&#8217;epoca che le donne furono escluse dai misteri.<\/p>\n<p>Costantino Lascaris, sotto il nome di Varrone, successe a Gemisto.<\/p>\n<p>Sotto la sua direzione i pednosofi, denunciati da un servo, furono perseguitati da Paolo II, che aveva ordinato l&#8217;arresto di Esperientes, a casa del quale si teneva l&#8217;accademia e tutti coloro che ne facevano parte.<\/p>\n<p>Avvertiti a tempo da Bessarione, loro fratello, presero la fuga. Esperientes si rifugi\u00f2 in Polonia e gli altri fratelli si recarono alla corte di Mattia Corvino, re d&#8217;Ungheria, amico delle lettere e dei saggi. Nel 1471, con la morte di Paolo II termin\u00f2 la persecuzione e i pednosofi poterono tornare in Italia; ma Lascaris che era rimasto in Ungheria, vi mor\u00ec dopo aver governato l&#8217;Ordine per 13 anni.<\/p>\n<p>A Lascaris successero Donato Acciaioli, nominato <em>Pollione <\/em> che mor\u00ec nel 1478; Bartolomeo Scala, soprannominato <em>Ulisse<\/em>, che mor\u00ec nel 1497 e Gian Andrea Lascaris sotto il nome di <em>Scipione. <\/em> Quest&#8217;ultimo capo, viaggiando molto, cre\u00f2 istituti in Francia e Germania; ma l&#8217;Ordine vi fece pochi progressi a causa della superstizione dei popoli e delle guerre di religione.<\/p>\n<p>Stimato e considerato dai principi italiani e apprezzato da due re francesi, Lascaris lasci\u00f2 la carica nel 1535 in et\u00e0 avanzata.<\/p>\n<p>A Lascaris successero Girolamo Benivieni, Ciriaco Strozzi, Pier Vettori, Francesco Piccolomini, Adriano Cibo, Guiribaldo Bonarilli, Andrea Mirosini, Federico di Cesio duca d&#8217;Acquasparta e Sabbio Colonna.<\/p>\n<p>Durante queste nove reggenze, l&#8217;Ordine raggiunse in Italia un alto grado di splendore. Accademie furono fondate a Firenze, Roma, Perugia, Lucca, Napoli, Forl\u00ec, Faenza e in parecchie altre citt\u00e0.<\/p>\n<p>Ma la pace di cui godettero i pednosofi durante tanti anni fu loro fatale. Troppo fiduciosi nel loro numero e nella qualit\u00e0 dei loro membri, trascurarono le precauzioni che li avevano protetti fino allora; la gelosia dei fratelli delle classi inferiori fece si che il papa Urbano VIII facesse chiudere le Accademie. Nessun rifugio fu lasciato ai pednosofi, il Granduca di Toscana li abbandon\u00f2 e allo stesso tempo Filippo IV re di Spagna e Napoli li respinse. Tutte queste misure coercitive erano prese sotto istigazione dell&#8217;Inquisizione che perseguitava gli <em>Amici della sapienza e della verit\u00e0<\/em>.<\/p>\n<p>Un po&#8217; di tempo prima di questo triste avvenimento, il principe Federico di Cesio era stato eletto capo dell&#8217;Ordine prima dell&#8217;et\u00e0 prevista a causa del suo zelo e dell&#8217;ampiezza delle sue conoscenze. Egli aveva trasformato il suo palazzo in una accademia che chiam\u00f2 i <em>Lyncei. <\/em><\/p>\n<p>Tuttavia fu proprio sotto la sua direzione che cominci\u00f2 la decadenza dell&#8217;Ordine. Fabio Colonna, suo successore, fece dei vani sforzi per risollevare l&#8217;istituzione, ma il genio del male prevalse e tutto si spezz\u00f2 nelle mani del capo. Fortunatamente si present\u00f2 per l&#8217;ordine un ultimo rifugio in Inghilterra. Sotto la direzione di Ciriaco Strozzi era stato iniziato Th.Bodley: un nuovo museo fu fondato a Londra e istallato da Francesco Pizzellati verso il 1550.<\/p>\n<p>Pi\u00f9 circospetti dei loro fratelli italiani e resi edotti delle loro sfortune, presero tutte le precauzioni necessarie per velare i loro misteri e impedire ai \u201cvolgari\u201d di rispettarli.<\/p>\n<p>Per parecchio tempo non furono conosciuti che sotto il nome di <em>Societ\u00e0 Baconiana <\/em> dal nome del celebre Bacon e di suo padre, che erano iniziati e presso i quali si tenevano le riunioni, sotto la direzione di John Marsham. Fu proprio in Inghilterra che nel XVIII secolo i pednosofi cominciarono ad escludere ogni religione tra i criteri di ammissione ai loro misteri e la filosofia ne guadagn\u00f2 in libert\u00e0 e verit\u00e0. Durante i disordini che agitarono l&#8217;Inghilterra sotto Carlo I i pednosofi resero le loro riunioni pi\u00f9 rare e pi\u00f9 segrete, dato che si astennero dal pronunciarsi sui partiti che agitavano il paese.<\/p>\n<p>Nel 1672, dopo un bando di Carlo II sulle societ\u00e0 segrete, si ritennero in dovere di coprirsi di un nuovo velo. Crearono una societ\u00e0 di neofiti che divisero in quattro sezioni dopo le quali non ci si trovava ammessi che al primo grado dell&#8217;antica iniziazione. Qui soltanto erano svelati i significati delle allegorie adottate, dopo aver fatto subire all&#8217;aspirante le prove fisiche rimandate fino a quel momento, dopo averlo fatto passare per le <em>quattro porte misteriose <\/em> e avergli fatto conoscere le disposizioni degli statuti concernenti il duello e le altre societ\u00e0 segrete.<\/p>\n<p>\u00c8 da segnalare che dalla fondazione di questa accademia a Londra tutto ci\u00f2 che \u00e8 istituzione od organismo di istruzione in Inghilterra prende il nome di Accademia.<\/p>\n<p>Dato che la filosofia insegnata nelle scuole non era vera, il <em>Rustica <\/em> a fiori gialli verdastri ne divenne l&#8217;emblema, mentre la filosofia sana fu rappresentata dal <em>Tabacum <\/em> a fiori rossi. La storia del tabacco divenne il simbolo dell&#8217;antica filosofia perseguitata da Domiziano, Valente, Zenone e Giustiniano. Giacomo I e Fagon rappresentavano gli antagonisti della sapienza. Fagon designa soprattutto Francesco Patrizi, che nel sedicesimo secolo perseguit\u00f2 con il sarcasmo i pednosofi della sua epoca.<\/p>\n<p>La geografia segreta ricevette ancora dei nuovi nomi: la Virginia design\u00f2 il museo centrale; il Messico, la Grecia, la Spagna, il Portogallo, la Francia e l&#8217;Italia, che furono i primi paesi dove fu introdotto il tabacco, indicarono le contrade italiane dove furono fondati i primi musei d&#8217;Europa come: la Toscana, gli Stati Romani, il Regno di Napoli e la Sicilia.<\/p>\n<p>Hernandez, Nicot, Tournabon e il gran priore o Drake, che per primo introdusse il tabacco in Inghilterra, rappresentano allegoricamente: Emanuele, Crisolora, Gemisto, Bessarione e Gian Andrea Lascaris, i padri della pednosofia in Occidente. Caterina de&#8217; Medici \u00e8 la figura di <em>Teodora<\/em>, sposa dell&#8217;Imperatore Giustiniano.<\/p>\n<p>La <em>Tabaccologia <\/em> compose quindi le quattro sezioni della nuova accademia fondata in Inghilterra dai pednosofi. Furono designati allora sotto il nome di <em>Snuf-takers <\/em> (coloro che fiutano il tabacco).<\/p>\n<p>Adottarono il grembiule triangolare che divent\u00f2 la decorazione di tutte le classi dell&#8217;Ordine.<\/p>\n<p>\u00c8 a Thomas Stanley, eletto capo, che l&#8217;Ordine deve la sua nuova forma, ma egli non godette a lungo i frutti dei suoi lavori: mor\u00ec nel 1678 lasciando i Fratelli desolati e riconoscenti per tutto quello che aveva fatto per loro e per l&#8217;Ordine.<\/p>\n<p>Ebbe per successori: Wenwell Dillon, conte di Koscamon, William Sommer, John Summer, Antony Asley, Cooper, conte di Shrewbury. John Scheffeld, duca di Bukingam, Charley Bayle, il conte Dorney, Edmund Halley e il cavalier Hans Sloane che mor\u00ec nel 1754. Questo avvenimento e i disordini che agitavano l&#8217;Inghilterra misero fine al museo di Londra e gli archivi, gli statuti, i rituali etc., furono consegnati a H.F. Desherbiers, marchese dell&#8217;Etandu\u00e8re, che si distinse sotto Luigi XV; questo illustre marinaio mor\u00ec nel 1759 come capo di squadra a Rochefort. Aveva iniziato il suo figlio maggiore che era tenente-colonnello di fanteria e che divent\u00f2 proprietario della cassetta che conteneva tutti i documenti dell&#8217;Ordine pednosofico.<\/p>\n<p>Questo ufficiale aveva per amico intimo Mr.Doussin che aveva conosciuto nel 1786 a Rochefort dove era stato guardiamarina. Pi\u00f9 tardi si ritrovarono a Parigi. Il colonnello fu chiamato in servizio per difendere la patria contro l&#8217;Europa coalizzata, ma partendo volle dare al suo amico una prova di tutta la sua fiducia lasciando nelle sue mani una cassetta sigillata: <em>\u201cSe torno\u201d <\/em>, gli disse <em>\u201cconto sulla vostra fedelt\u00e0 nel restituirmi intatto questo deposito che vi affido ed al quale attribuisco il pi\u00f9 grande valore. Se muoio, rompetene i sigilli, aprirete la cassetta della quale vi affido al chiave e la vostra intelligenza vi ispirer\u00e0 quello che potrete fare con il suo contenuto\u201d. <\/em> Part\u00ec; due anni dopo Mr. Doussin lesse il suo nome sulla fatale lista delle vittime che il tribunale rivoluzionario aveva fatto appena condurre al patibolo; era arrivato al grado di generale.<\/p>\n<p>Dopo aver sparso parecchie lacrime, Mr. Doussin apr\u00ec la cassetta della quale era rimasto proprietario dopo la morte del Marchese. Essa conteneva i quaderni e tutte le istruzioni dell&#8217;istituto tabaccologico, la cui divisa \u00e8 <em>modestia e oscurit\u00e0 <\/em>. Fu con il pi\u00f9 grande stupore che il Fratello Doussin sfogli\u00f2 questi documenti, ne distric\u00f2 l&#8217;insieme, ma non pot\u00e9 penetrare che nei primi due gradi, gli altri due superavano i suoi mezzi intellettuali; d&#8217;altronde le circostanze politiche non erano favorevoli all&#8217;istituzione che egli stava gi\u00e0 progettando. Rimand\u00f2 quindi a tempi migliori lo studio dei misteri che dei caratteri sconosciuti ancora gli celavano.<\/p>\n<p>Nel 1806, essendosi stabilito a Poitiers, dove le scuole riunivano un grande numero di giovani la cui svogliatezza lo affliggeva, fece una scelta fra di loro e successivamente comunic\u00f2 ai prescelti il primo e secondo grado.<\/p>\n<p>\u00c8 cos\u00ec che stabil\u00ec il suo museo, chiamato <em>Manifattura<\/em>. Ma, dato che i suoi affari commerciali non gli permettevano di darsi ad uno studio pi\u00f9 approfondito sul resto dei quaderni, scelse fra gli <em>operai <\/em> della seconda classe il Fratello Degennes, di cui aveva apprezzato la conoscenza, l&#8217;intelligenza e lo zelo. Lo obblig\u00f2 a studiare i differenti caratteri misteriosi e a tradurli con l&#8217;aiuto delle chiavi unite ai numerosi manoscritti; ci vollero dieci anni per completare questo lavoro interpretativo di quaranta quaderni. Verso il 1814 il Fratello Doussin, direttore della <em>Manifattura <\/em>di Poitiers, inizi\u00f2 il Fratello J. M. Richard, capo d&#8217;istituzione a Parigi, uno degli Oratori del Grande Oriente: lo istitu\u00ec direttore supremo della grande manifattura metropolitana di Francia e lo mun\u00ec del gran sigillo magistrale. Iniziati nel 1817 abbiamo avuto durante sette anni la soddisfazione di aiutare il buon Fratello Richard nei suoi lavori scientifici, ma nonostante l&#8217;alta qualit\u00e0 dei suoi membri e l&#8217;eccellente composizione di questo museo metropolitano, la sua durata non sorpass\u00f2 i quindici anni; alla morte del capo i <em>Priseurs <\/em>(coloro che fiutano tabacco) si dispersero.<\/p>\n<p>Nel 1848 abbiamo avuto l&#8217;occasione di passare per Poitiers e di vedervi alcuni <em>Priseurs <\/em> che mi confessarono che il loro museo era caduto in un sonno profondo. Questo Ordine pu\u00f2 un giorno rinascere: tutti i suoi rituali sono nelle mani di Fratelli fedeli a Parigi e a Poitiers.<\/p>\n<p>Possa questa notizia risvegliare il loro zelo addormentato!<\/p>\n<p>J.M.RAGON <img decoding=\"async\" src=\"data:image\/svg+xml,%3Csvg%20xmlns='http:\/\/www.w3.org\/2000\/svg'%20viewBox='0%200%2015%2015'%3E%3C\/svg%3E\" class=\"zeen-lazy-load-base zeen-lazy-load\" data-lazy-src=\"..\/img_art\/fine_testo.gif\" width=\"15\" height=\"15\" \/><noscript><img decoding=\"async\" src=\"..\/img_art\/fine_testo.gif\" width=\"15\" height=\"15\" \/><\/noscript><\/p>\n<p align=\"center\"><a href=\"#su\"><img decoding=\"async\" src=\"data:image\/svg+xml,%3Csvg%20xmlns='http:\/\/www.w3.org\/2000\/svg'%20viewBox='0%200%2044%2070'%3E%3C\/svg%3E\" class=\"zeen-lazy-load-base zeen-lazy-load\" data-lazy-src=\"..\/img_art\/Uovo_min.jpg\" alt=\"torna su\" width=\"44\" height=\"70\" border=\"0\" \/><noscript><img decoding=\"async\" src=\"..\/img_art\/Uovo_min.jpg\" alt=\"torna su\" width=\"44\" height=\"70\" border=\"0\" \/><\/noscript><\/a><\/p>\n<\/div>\n<\/td>\n<\/tr>\n<\/tbody>\n<\/table>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Notizia Storica sui Pednosofi (Figli della Sapienza) e sulla Tabaccologia, ultimo velo della dottrina pitagorica. Tratto da un articolo di Jean Marie Ragon dal titolo Notice Historique sur le Pednosphes (Enfants de la Sagesse) et sur la Tabaccologie, dernier voile de la doctrine pytagoricienne apparso sul n\u00b012\/1859 della Rivista Monde Ma\u00e7onnique. Storia segreta dell&#8217;Ordine Pitagorico a cura di Vittorio Vanni Tratto da un articolo di Jean Marie Ragon dal titolo Notice Historique sur le Pednosphes (Enfants de la Sagesse) et [&hellip;]<\/p>\n","protected":false},"author":1,"featured_media":6047,"comment_status":"open","ping_status":"open","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"wds_primary_category":0,"footnotes":""},"categories":[93],"tags":[76],"class_list":["post-1758","post","type-post","status-publish","format-standard","has-post-thumbnail","hentry","category-lopera-al-rosso","tag-ordini-esoterici"],"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/www.esonet.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts\/1758","targetHints":{"allow":["GET"]}}],"collection":[{"href":"https:\/\/www.esonet.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/www.esonet.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.esonet.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/users\/1"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.esonet.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fcomments&post=1758"}],"version-history":[{"count":2,"href":"https:\/\/www.esonet.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts\/1758\/revisions"}],"predecessor-version":[{"id":9869,"href":"https:\/\/www.esonet.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts\/1758\/revisions\/9869"}],"wp:featuredmedia":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.esonet.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/media\/6047"}],"wp:attachment":[{"href":"https:\/\/www.esonet.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fmedia&parent=1758"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.esonet.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fcategories&post=1758"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.esonet.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Ftags&post=1758"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}