{"id":1771,"date":"2007-07-30T22:30:24","date_gmt":"2007-07-30T20:30:24","guid":{"rendered":"http:\/\/www.esonet.it\/?p=1771"},"modified":"2023-09-25T14:19:36","modified_gmt":"2023-09-25T12:19:36","slug":"derrida-e-lessenza-della-verita-donna","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.esonet.it\/?p=1771","title":{"rendered":"Derrida e l&#8217;essenza della \u00abverit\u00e0-donna\u00bb"},"content":{"rendered":"<p><a href=\"https:\/\/www.esonet.it\/?cat=88\"><img decoding=\"async\" src=\"data:image\/svg+xml,%3Csvg%20xmlns='http:\/\/www.w3.org\/2000\/svg'%20viewBox='0%200%20370%20247'%3E%3C\/svg%3E\" class=\"zeen-lazy-load-base zeen-lazy-load alignright\" title=\"Dialoghi Filosofici\" data-lazy-src=\"images\/topics\/Filosofia.jpg\" alt=\"Dialoghi Filosofici\" align=\"right\" border=\"0\" \/><noscript><img decoding=\"async\" class=\"alignright\" title=\"Dialoghi Filosofici\" src=\"images\/topics\/Filosofia.jpg\" alt=\"Dialoghi Filosofici\" align=\"right\" border=\"0\" \/><\/noscript><\/a>A differenza di altri filosofi francesi, Jacques Derrida \u00e8 stato influenzato pi\u00f9 da Heidegger che da Nietzsche. Derrida ha posto le basi della sua analisi decostruzionista prendendo spunto dalle rocciose meditazioni heideggeriane, reinterpretando il referente ontologico stesso del pensiero del filosofo tedesco: l&#8217;essere.<br \/>\nIl nucleo centrale della decostruzione derridiana si fonda sull&#8217;idea che al centro del progetto di oltrepassamento della metafisica deve essere pensata una radicale Differenza.<\/p>\n<table border=\"0\" width=\"100%\">\n<tbody>\n<tr>\n<td scope=\"col\">\n<div align=\"center\">\n<h3 align=\"left\"><a name=\"su\"><\/a>Derrida e l&#8217;essenza della \u00abverit\u00e0-donna\u00bb<\/h3>\n<p align=\"left\">di Antonio D&#8217;Alonzo<\/p>\n<\/div>\n<\/td>\n<\/tr>\n<tr>\n<td scope=\"row\">\n<div align=\"justify\">\n<table border=\"0\" width=\"100%\">\n<tbody>\n<tr>\n<td scope=\"col\" width=\"30%\">\n<p align=\"justify\"><img decoding=\"async\" src=\"data:image\/svg+xml,%3Csvg%20xmlns='http:\/\/www.w3.org\/2000\/svg'%20viewBox='0%200%20215%20249'%3E%3C\/svg%3E\" class=\"zeen-lazy-load-base zeen-lazy-load\" data-lazy-src=\"..\/img_art\/jacques_derrida.jpg\" width=\"215\" height=\"249\" \/><noscript><img decoding=\"async\" src=\"..\/img_art\/jacques_derrida.jpg\" width=\"215\" height=\"249\" \/><\/noscript><\/p>\n<\/td>\n<td scope=\"col\" width=\"70%\">\n<p align=\"justify\">A differenza di altri filosofi francesi, Jacques Derrida \u00e8 stato influenzato pi\u00f9 da Heidegger che da Nietzsche. Derrida ha posto le basi della sua analisi decostruzionista prendendo spunto dalle rocciose meditazioni heideggeriane, reinterpretando il referente ontologico stesso del pensiero del filosofo tedesco: l&#8217;essere.<\/p>\n<p align=\"justify\">Il nucleo centrale della decostruzione derridiana si fonda sull&#8217;idea che al centro del progetto di oltrepassamento della metafisica deve essere pensata una radicale Differenza. \u00c8 una Differenza (non-)originaria che struttura il reale. Heidegger, secondo Derrida, ha avuto il merito di pensare per la prima volta l&#8217;essere non come mera ipostasi, ma proprio perch\u00e8 il suo pensiero rimane comunque all&#8217;interno della metafisica, non \u00e8 riuscito ad essere radicale fino in fondo e a vedere la causa prima come originariamente scissa in s\u00e9. In questa prospettiva, Derrida \u2013 dopo aver fatto proprie le categorie ermeneutiche del pensiero heideggeriano \u2013 utilizza in chiave antimetafisica, il pensiero di Nietzsche contro Heidegger.<\/p>\n<\/td>\n<\/tr>\n<\/tbody>\n<\/table>\n<p>Anche per Derrida, Nietzsche \u00e8 un pensatore della differenza. Nietzsche non postula, al contrario di Heidegger, un&#8217;identit\u00e0 originaria \u2013 l&#8217;essere \u2013 al centro e all&#8217;inizio della storia occidentale. La genealogia nietzscheana \u00e8 viceversa proprio un tentativo di pensare la storia non come processo lineare, in cui qualcosa di prestabilito arriva \u2013 prima o poi \u2013 a dispiegare la propria essenza. La genealogia pensa la storia come risultato di una conflittualit\u00e0 infinita di forze, il cui esito finale non \u00e8 mai dato, non \u00e8 mai sicuro, \u00e8 sempre aperto ad ogni possibilit\u00e0. La storia, per Nietzsche, \u00e8 segnata da regressioni, punti di allontanamento, slanci iniziali che si esauriscono, momenti di stasi. \u00c8 segnata dal caos e dall&#8217;incertezza. Secondo Derrida, la genealogia nietzscheana pensa la storia come sviluppo discontinuo di possibilit\u00e0, aperta alla Differenza. Nietzsche \u00e8 un pensatore della Differenza anche nel modo di scrivere, nello stile.<\/p>\n<p>Derrida si propone nel suo <em>\u00c9perons. Le styles de Nietzsche<\/em>, di analizzare alcuni aforismi della <em>Gaia Scienza <\/em> e di <em>Al di l\u00e0 del bene e del male<\/em>, dove il filosofo tedesco analizza il problema della donna e della verit\u00e0. Nella Gaia Scienza l&#8217;attenzione di Derrida si fissa sul passo in cui Nietzsche si occupa sul potere e sull&#8217;effetto a distanza delle donne. La forza di seduzione femminile risiede nella capacit\u00e0 di sottrarsi al desiderio altrui, nel potere dello scarto, di questa iato tra il desiderante e l&#8217;oggetto anelato. Il misogino Nietzsche, sembra ammonire che questa distanza \u2013 la distanza del desiderio \u2013 non solo \u00e8 inevitabile, ma \u00e8 anche auspicabile. Bisogna tenersi comunque a distanza, da ci\u00f2 che si sottrae. Secondo Derrida, nel corpus nietzscheano, l&#8217;allegoria della donna simboleggia la distanza s\u00e9.<\/p>\n<p><em>\u00abLa distanza si distanzia, il lontano s&#8217;allontana\u00bb<\/em> (Cfr. <em>Sproni <\/em>, Adelphi, Milano, p. 50).<\/p>\n<p>Se si trattasse di un semplice allontanamento da una distanza originaria \u2013 quasi uno scarto fenomenologico da un motore immoto \u2013 la Differenza sarebbe riducibile dialetticamente ad un qualsiasi sistema identitario. Si resterebbe all&#8217;interno della metafisica, che pur si vuole oltrepassare. Derrida supera la possibilit\u00e0 di correre questo rischio, postulando un allontanamento che si allontana da un lontano, un a(l)-lontanamento irriducibile a se stesso che diventa cos\u00ec scarto di uno scarto.<\/p>\n<p>Derrida preferisce trasporre questa \u00abessenza\u00bb della verit\u00e0 \u2013 sarebbe pi\u00f9 corretto parlare di \u00abnon essenza\u00bb \u2013 nella allegoria della \u00abdonna\u00bb. La donna nella esplicazione del suo giuoco erotico \u00e8, infatti, colei che nel darsi progressivamente alle brame altrui, si allontana. La donna fa un passo in avanti e due indietro. Il suo potere seduttivo sta proprio in quest&#8217;incoerenza, in questa eterna indecisione su se stessa e sugli altri. Ecco perch\u00e8, per Derrida e per Nietzsche, la verit\u00e0 \u00e8 donna, o meglio ancora, la donna \u00e8 la verit\u00e0. Ella \u00e8 verit\u00e0, proprio perch\u00e8 \u00e8 nella sua natura di essere una non-verit\u00e0, una Differenza \u00aboriginaria\u00bb. Il filosofo dogmatico che crede alla unicit\u00e0 della verit\u00e0 \u00e8, per Nietzsche e Derrida, uno che non capisce nulla di donne, un credulone. La donna stessa \u00e8 la prima a non credere in s\u00e9, a non credere alla possibilit\u00e0 che il suo essere femminile racchiuda una verit\u00e0 essenziale:<\/p>\n<p><em>\u00abEd essa \u00e8 donna in quanto, per quel che la concerne, non crede alla verit\u00e0, non crede, cio\u00e8 a quello che essa \u00e8 e a quello che si crede che sia: e cio\u00e8 che non \u00e8\u00bb <\/em>(Ivi, p.52 ).<\/p>\n<p>Dunque, questa donna che non crede a se stessa, alla sua essenza, \u00e8, tuttavia, la verit\u00e0. La \u00abpresa\u00bb ipostatica di qualunque dogmatismo viene elusa, da questo essere femmineo che in se stesso si rivela sempre come scarto e iato irriducibile. Non si tratta, tuttavia, di pensare alla maniera di Heidegger questa verit\u00e0 come dis-velamento: essa non ha un&#8217;essenza celata e riparata dagli sguardi profani. Questa verit\u00e0, per Derrida, in s\u00e9 non esiste, non \u00e8 un&#8217;essenza. Ci\u00f2 di cui, in fondo, per Derrida si tratta, riguarda soltanto l&#8217;\u00aboperazione\u00bb femmina:<\/p>\n<p><em>\u00abEssa (si) scrive. Lo stile spetta a lei. [\u2026] se lo stile fosse [\u2026] l&#8217;uomo, la scrittura sarebbe la donna\u00bb <\/em> (ivi, p. 56).<\/p>\n<p>Derrida trova la maniera di rovesciare la concezione del \u00abvelo di Maya\u00bb che Schopenhauer ha tratto dalla lettura delle Upanishad. In questo testo fondamentale del pensiero indiano le cose del mondo quotidiano si rivelano apparenti. La verit\u00e0 si nasconde piuttosto oltre il velo del divenire. Per Derrida, al contrario, il \u00abdentro\u00bb \u2013 la \u00abverit\u00e0\u00bb \u2013 coincide integralmente con il \u00abfuori\u00bb, con la superficie, e se solleviamo il fatidico velo ci accorgiamo che essa non esiste. Il velo che cade non disvela la verit\u00e0, come \u00e8 sempre stato teorizzato dalla metafisica (con l&#8217;eccezione del buddhismo mahayana e del taoismo). Oltre il velo, la nozione stessa di verit\u00e0 si dilegua: il velo che cade \u00e8, in fondo, un <em>voile\/tombe<\/em>. Per questo l&#8217;ontologia che pretende di catturare la verit\u00e0 nella presa del possesso \u00e8 sempre una ricaduta nella castrazione della metafisica della presenza.<\/p>\n<p>Derrida chiama \u00abfallogocentrismo\u00bb l&#8217;atteggiamento di prevaricazione metafisica della voce che porta la verit\u00e0 alla presenza nella coscienza, e \u2013 ispirandosi allo stadio fallico freudiano \u2013 ne violenta l&#8217;alterit\u00e0 dell&#8217;assenza. La metafisica \u2013 che coincide con le strutture socio \u2013 culturali da rovesciare \u2013 \u00e8 essenzialmente fallogocentrica, perch\u00e8, in essa, la ricerca della verit\u00e0 non predilige un effettivo contatto con l&#8217;Altro, rispettandone l&#8217;irriducibile eterogeneit\u00e0. La metafisica si preoccupa primariamente di riportare la Differenza al gioco identitario: va incontro all&#8217;Altro, ma solo per violentarlo, annientarlo, manipolandone la peculiarit\u00e0 sotto il giogo dell&#8217;Io. Proprio come avviene nella sessualit\u00e0 fallica dove il piacere \u00e8 esclusivamente limitato a finalit\u00e0 narcisistiche, nella totale noncuranza delle aspettative dell&#8217;Altro, del partner. Nella sessualit\u00e0 fallica, la libido \u00e8 localizzata unicamente sul fallo e volta ad una rapida eiaculazione. Il vero contatto etero-erotico con l&#8217;Altro, per\u00f2 non pu\u00f2 prescindere da un coinvolgimento totale, che impegna integralmente tutti e cinque i sensi. Questo vuol dire rispettare, conoscere veramente e non parzialmente, l&#8217;Altro.<\/p>\n<p>Derrida riporta questo concetto sul piano del pensiero. Si tratta allora di ricercare un approccio metodologico che decostruisca questo schema metafisico e faccia finalmente apparire lo spazio dell&#8217;assenza che si articola all&#8217;interno delle false e presupposte essenze. Derrida con la sua decostruzione si propone, attraverso un&#8217;attenta e raffinata esegesi testuale, di destrutturare le opere fondamentali della metafisica occidentale, per mostrare come l&#8217;istanza identitaria non \u00e8 originale, ma nasce da un preciso atto di rimozione nel testo. L&#8217;autore \u00e8 sempre inconsciamente \u201cconsapevole\u201d della Differenza primordiale, ma ad un certo punto dello sviluppo testuale, con un preciso e curioso atto arbitrario, la rimuove e colloca al suo posto l&#8217;identit\u00e0, cio\u00e8 la presenza di qualcosa che in realt\u00e0 \u00e8 assente. In questo senso diventa essenziale la priorit\u00e0 paradigmatica della scrittura sulla voce, in quanto la prima, che \u00e8 sempre stata tradizionalmente considerata come una semplice appendice della seconda, assicura \u2013 attraverso l&#8217;analisi testuale \u2013 la liberazione del gioco del rimosso, ovvero della Differenza.<\/p>\n<p>Derrida arriva a queste conclusioni, anche tramite lo studio della linguistica del <em>De Saussure<\/em>. Derrida radicalizza, cos\u00ec, le conclusioni del linguista svizzero, che nel suo <em>Corso di linguistica generale <\/em> era arrivato a postulare non solo l&#8217;arbitrariet\u00e0 del significante, ma anche del significato, ed aveva fissato nella nozione di puro valore le entit\u00e0 linguistiche. Per il filosofo francese, la constatazione che il segno \u00e8 valore comporta il definitivo abbandono dei principi metafisici dell&#8217;identit\u00e0 e della non-contraddizione. Un termine all&#8217;interno di un sistema linguistico \u00e8 pronunciabile solo perch\u00e8 nel momento della sua affermazione, quindi nel tempo della sua presenza, esclude gli altri elementi del sistema, che si caratterizzano nello stesso lasso di tempo per la loro assenza. Nondimeno, essi continuano ad essere presupposti dal termine presente, fino ad essere indispensabili, pur nella loro provvisoria assenza, alla sua identit\u00e0. L&#8217;identit\u00e0 quindi si costituisce, secondo Derrida, presupponendo un sistema che nel momento dell&#8217;essere-presente dell&#8217;identit\u00e0 \u00e8 assente e totalmente altro nella sua differenza. La differenza quindi crea l&#8217;identit\u00e0 e non viceversa: quest&#8217;ultima pu\u00f2 formarsi solo rimuovendo la differenza, che nell&#8217;articolare l&#8217;identit\u00e0, la differisce, differendo anch&#8217;essa da se stessa.<\/p>\n<p>Nella lettura che Derrida effettua del testo nietzscheano, la nozione di castrazione esprime questo rapporto fallogocentrico verso la verit\u00e0, che, per\u00f2 proprio per la sua labilit\u00e0 femminile, finisce per sfuggire al soggetto: di qui la nozione di castrazione come inevitabile colpo-a-vuoto del fallogocentrismo. La castrazione \u00e8 il fallimento di qualsiasi tentativo di presa metafisica sulla verit\u00e0.<\/p>\n<p>Derrida, tuttavia, \u00e8 ben conscio del rischio che una nozione cos\u00ec astratta di verit\u00e0 comporta, del pericolo di ricadere in una teologia negativa del tipo di quella che Heidegger imputava a Nietzsche con il suo eterno ritorno. Ed infatti, si appresta subito a dire che la donna, ovvero l&#8217;essenza della verit\u00e0, non crede alla castrazione, cos\u00ec come non crede a se stessa. Derrida esce cos\u00ec dalla metafisica del principio di non-contraddizione: la donna-verit\u00e0 non crede a se stessa, non crede alla sua verit\u00e0. Alla \u00abverit\u00e0-donna\u00bb vi crede, soltanto, l&#8217;uomo. Derrida rafforza questa conclusione affermando che il femminismo \u2013 in quanto imitazione della virilit\u00e0 maschile \u2013 conduce alla castrazione anche della donna, ora divenuta virago. La verit\u00e0 \u00e8 donna, fatua evanescenza, e Nietzsche \u00e8 un pensatore della differenza:<\/p>\n<p><em>\u00abNietzsche [&#8230;] \u00e8 il pensatore della gravidanza. [&#8230;] E siccome piangeva facilmente, e siccome gli \u00e8 capitato di parlare del proprio pensiero come una donna incinta del proprio bambino, mi piace spesso immaginarlo mentre versa lacrime sul suo ventre\u00bb <\/em>(ivi, p. 63).<\/p>\n<p>Con un accostamento, che rivela un inconfondibile esprit francese, Derrida trasforma Zarathustra in un \u00abpensatore-femmina\u00bb che conosce le doglie del parto del proprio pensiero, ma che sa anche che l&#8217;essenza della verit\u00e0 \u00e8 evanescente ed effimera. Per questo Nietzsche \u00e8 un pensatore della differenza: il suo pensiero \u00abfemminile\u00bb coglie l&#8217;essenza della \u00abverit\u00e0-donna\u00bb. Derrida cerca di decostruire un frammento del <em>Crepuscolo degli Idoli<\/em>; nel frammento chiamato <em>storia di un errore <\/em>, Nietzsche sottolinea la proposizione <em>\u00absie wird Weib\u00bb<\/em>: \u00abessa (l&#8217;idea) diventa donna\u00bb. Fino a quando la metafisica non arriver\u00e0 a compimento, fino a quando il fallogocentrismo pretender\u00e0 di esercitare la sua presa sulla verit\u00e0, essa non si dar\u00e0 come donna. Solo nel momento in cui il metafisico si rende conto che la verit\u00e0 non pu\u00f2 essere conchiusa in un sistema, n\u00e9 afferrata da qualche intuizione trascendentale, solo allora l&#8217;idea diventa donna, si rivela come Differenza.<\/p>\n<p><em>\u00abL&#8217;idea \u00e8 una forma della presentazione di s\u00e9 della verit\u00e0. Dunque la verit\u00e0 non \u00e8 sempre stata donna\u00bb <\/em> (Ivi, pp. 80-81).<\/p>\n<p>Per Derrida la \u00abdonna-verit\u00e0\u00bb, sul piano semantico, sottolinea l&#8217;idea di differenza intrinseca e giocata su un piano di non trascendenza: la donna rimanda ai sensi, alla sensualit\u00e0, alla terra ed all&#8217;ateismo. L&#8217;Evento heideggeriano, viceversa, rimanda ad un&#8217;allegoria di derivazione chiaramente teologica, quindi \u2013 secondo Derrida \u2013 metafisica. Ma Derrida \u00e8 anche ben conscio del fatto che il testo di Nietzsche rimane aperto, indecifrabile, \u00abin-decidibile\u00bb. Derrida riassume, nel testo nietzscheano, le altre due proposizioni in cui l&#8217;idea di donna non \u00e8 associata a quella di Differenza. Nel testo nietzscheano la donna \u00e8 connessa sia alla menzogna, sia alla verit\u00e0 della metafisica. Ma Derrida si affretta a precisare che la proposizione principale \u00e8 quella in cui la donna \u00e8 identificata come Differenza, forza dissimulatrice e dionisiaca: l&#8217;unica posizione in cui la donna \u00e8 giudicata da s\u00e9 stessa e non dall&#8217;uomo. Nietzsche non riesce a vedere ci\u00f2 che Derrida vede chiaramente attraverso la decostruzione del testo nietzscheano: la donna \u00e8 la Differenza, ed \u00e8 la Differenza nella sua verit\u00e0. Una volta postulata l&#8217;\u00abessenza\u00bb della verit\u00e0 come donna-Differenza, cade anche l&#8217;ultima \u00abfavola\u00bb metafisica: il noumeno, la cosa in s\u00e9.<\/p>\n<p><em>\u00abDe-limitare, disfare, disfarsi: poich\u00e9 si tratta del velo, non significa forse ancora svelare? O magari, distruggere un feticcio?\u00bb <\/em>(ivi, p. 98).<\/p>\n<p>Parimenti, per Derrida \u2013 che sente il bisogno di allontanare dalla sua lettura della Differenza ogni residuo di heideggerismo \u2013 non vi \u00e8 un&#8217;essenza della donna nel suo donarsi. Se l&#8217;essenza dell&#8217;uomo \u00e8 l&#8217;appropriazione, la manifestazione estrinseca della donna, cio\u00e8 della Differenza, \u00e8 il suo donarsi. Ma \u00e8 un donarsi che non racchiude alcuna essenza, pena il ricadere nella istanza di un altro ente supremo, e quindi il rimanere all&#8217;interno della metafisica.<\/p>\n<p>Successivamente Derrida, nel suo saggio, si sofferma ad analizzare il frammento postumo del 1881-1882: <em>\u00abHo dimenticato il mio ombrello\u00bb<\/em>. Molti studiosi di Nietzsche si sono soffermati su questa proposizione, cercando di capire a cosa il filosofo tedesco voleva alludere. \u00c8 soprattutto facile effettuare una lettura freudiana \u2013 la psicoanalisi ha sempre avuto un&#8217;importanza fondamentale in Francia, molto pi\u00f9 che in Germania \u2013 trasponendo la dimenticanza dell&#8217;ombrello come la rimozione della libido, anche e soprattutto alla luce delle difficolt\u00e0 di Nietzsche nei rapporti con l&#8217;altro sesso. Derrida, viceversa, interpreta la proposizione nietzscheana come un&#8217;apertura del non-senso sulla contestualit\u00e0, ovvero come un rimando del significante alla sua illimitata indecidibilit\u00e0. Derrida teorizza, cos\u00ec, una decostruzione infinita che radicalizza le istanze della ermeneutica tedesca. Partendo dalla considerazione che il testo di Nietzsche deve rimanere aperto rispetto alla possibilit\u00e0 di una sua decodificazione semantica, Derrida arriva alla conclusione che, in fondo, la scrittura nietzscheana \u00e8 paradigmatica nella sua in-decidibilit\u00e0 per le illusorie pretese di una ermeneutica esaustiva. Non esiste pi\u00f9 una \u00abtotalit\u00e0 del testo di Nietzsche\u00bb: la scrittura nietzscheana \u00e8 sempre aperta alla differenza e per questo diventa paradigmatica. Derrida conclude il suo progetto dissolutivo per qualsiasi contenuto semantico e tipo di scrittura \u2013 sempre prendendo per modello il testo nietzscheano \u2013 annunciando che non vi \u00e8 mai stato lo stile, il simulacro, la donna.<\/p>\n<p><em>\u00abPerch\u00e9 il simulacro si mostri, \u00e8 necessario scrivere nello scarto fra parecchi stili. Se stile vi \u00e8 [&#8230;] ce ne deve essere pi\u00f9 di uno\u00bb <\/em> (Ivi, p. 123).<\/p>\n<p>Ogni entit\u00e0 linguistica presume e rimanda tutti gli altri. L&#8217;essere-presente del segno \u00e8 possibile solo grazie al rinvio infinito che presume ed insieme esclude gli altri elementi del sistema linguistico. Si tratta, in sostanza, dell&#8217;<em>Alles ist kraft <\/em> del prospettivismo delle volont\u00e0 di potenza. Nell&#8217;eterno ritorno \u2013 per Derrida, come per Gilles Deleuze \u2013 non ritorna l&#8217;identico: il futuro con il suo carattere di novit\u00e0 nel tornare indietro trasforma anche il passato, il \u00abcos\u00ec fu\u00bb. Il \u00abnuovo\u00bb non \u00e8 mai veramente qualcosa che irrompe nel presente, ma sempre rinvia al passato. Dal canto suo, il passato non \u00e8 pi\u00f9 irrecuperabile nella sua immobilit\u00e0: proprio perch\u00e8 il futuro ritorna indietro sul \u00abgi\u00e0 stato\u00bb, il passato si trasforma a sua volta nel rimandare al futuro, cio\u00e8 si apre alla possibilit\u00e0 di nuove letture. Il presente, quindi, \u00e8 sempre e comunque destabilizzato da qualunque tentativo d&#8217;ipostasi metafisiche e vive in questo perenne rinviare tra futuro e passato. Il nuovo nell&#8217;eterno ritorno rinvia al passato: quest&#8217;ultimo si trasforma, nella lettura del presente, rinviando al futuro. Il ritorno per Derrida \u00e8 soprattutto questo gioco di rimandi che \u00e8 funzionale alla nozione di sistema testuale, nel quale si apre l&#8217;assenza della Differenza.<\/p>\n<p>Per cercare l&#8217;idea del Superuomo nella lettura nietzscheana di Derrida, o meglio qualcosa che vi si avvicini, dobbiamo ripensare alla nozione di \u00abgrande stile\u00bb. Quest&#8217;ultimo \u00e8 la capacit\u00e0 di sopportare il negativo \u2013 il dionisiaco \u2013 rinunciando ad una superiore riconciliazione con il positivo nella quiete di una qualunque dialettica. Sopportare l&#8217;alterit\u00e0, la negazione, la scissione, rispettando la differenza come tale, il vuoto e la vertigine che essa provoca: questa prova pu\u00f2 essere superata soltanto da un Superuomo. <img decoding=\"async\" src=\"data:image\/svg+xml,%3Csvg%20xmlns='http:\/\/www.w3.org\/2000\/svg'%20viewBox='0%200%2015%2015'%3E%3C\/svg%3E\" class=\"zeen-lazy-load-base zeen-lazy-load\" data-lazy-src=\"..\/img_art\/fine_testo.gif\" width=\"15\" height=\"15\" \/><noscript><img decoding=\"async\" src=\"..\/img_art\/fine_testo.gif\" width=\"15\" height=\"15\" \/><\/noscript><\/p>\n<p align=\"center\"><a href=\"#su\"><img decoding=\"async\" src=\"data:image\/svg+xml,%3Csvg%20xmlns='http:\/\/www.w3.org\/2000\/svg'%20viewBox='0%200%2044%2070'%3E%3C\/svg%3E\" class=\"zeen-lazy-load-base zeen-lazy-load\" data-lazy-src=\"..\/img_art\/Uovo_min.jpg\" alt=\"torna su\" width=\"44\" height=\"70\" border=\"0\" \/><noscript><img decoding=\"async\" src=\"..\/img_art\/Uovo_min.jpg\" alt=\"torna su\" width=\"44\" height=\"70\" border=\"0\" \/><\/noscript><\/a><\/p>\n<\/div>\n<\/td>\n<\/tr>\n<\/tbody>\n<\/table>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>A differenza di altri filosofi francesi, Jacques Derrida \u00e8 stato influenzato pi\u00f9 da Heidegger che da Nietzsche. Derrida ha posto le basi della sua analisi decostruzionista prendendo spunto dalle rocciose meditazioni heideggeriane, reinterpretando il referente ontologico stesso del pensiero del filosofo tedesco: l&#8217;essere. Il nucleo centrale della decostruzione derridiana si fonda sull&#8217;idea che al centro del progetto di oltrepassamento della metafisica deve essere pensata una radicale Differenza. Derrida e l&#8217;essenza della \u00abverit\u00e0-donna\u00bb di Antonio D&#8217;Alonzo A differenza di altri filosofi [&hellip;]<\/p>\n","protected":false},"author":1,"featured_media":6084,"comment_status":"open","ping_status":"open","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"wds_primary_category":0,"footnotes":""},"categories":[88],"tags":[],"class_list":["post-1771","post","type-post","status-publish","format-standard","has-post-thumbnail","hentry","category-dialoghi-filosofici"],"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/www.esonet.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts\/1771","targetHints":{"allow":["GET"]}}],"collection":[{"href":"https:\/\/www.esonet.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/www.esonet.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.esonet.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/users\/1"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.esonet.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fcomments&post=1771"}],"version-history":[{"count":2,"href":"https:\/\/www.esonet.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts\/1771\/revisions"}],"predecessor-version":[{"id":9716,"href":"https:\/\/www.esonet.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts\/1771\/revisions\/9716"}],"wp:featuredmedia":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.esonet.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/media\/6084"}],"wp:attachment":[{"href":"https:\/\/www.esonet.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fmedia&parent=1771"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.esonet.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fcategories&post=1771"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.esonet.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Ftags&post=1771"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}