{"id":1776,"date":"2007-07-24T17:49:25","date_gmt":"2007-07-24T15:49:25","guid":{"rendered":"http:\/\/www.esonet.it\/?p=1776"},"modified":"2023-09-25T14:19:56","modified_gmt":"2023-09-25T12:19:56","slug":"deleuze-interprete-delleterno-ritorno","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.esonet.it\/?p=1776","title":{"rendered":"Deleuze, interprete dell&#8217;eterno ritorno"},"content":{"rendered":"<p><a href=\"https:\/\/www.esonet.it\/?cat=88\"><img decoding=\"async\" src=\"data:image\/svg+xml,%3Csvg%20xmlns='http:\/\/www.w3.org\/2000\/svg'%20viewBox='0%200%20370%20247'%3E%3C\/svg%3E\" class=\"zeen-lazy-load-base zeen-lazy-load alignright\" title=\"Dialoghi Filosofici\" data-lazy-src=\"images\/topics\/Filosofia.jpg\" alt=\"Dialoghi Filosofici\" align=\"right\" border=\"0\" \/><noscript><img decoding=\"async\" class=\"alignright\" title=\"Dialoghi Filosofici\" src=\"images\/topics\/Filosofia.jpg\" alt=\"Dialoghi Filosofici\" align=\"right\" border=\"0\" \/><\/noscript><\/a>Gilles Deleuze era dotato di una febbrile ed esaltata capacit\u00e0 dialettica, nelle sue lezioni spaziava tra argomenti differenti con estrema facilit\u00e0. Tuttavia la sua trasgressivit\u00e0 si limitava al piano intellettuale, dato che la sua vita privata era quella di un normale insegnante sposato e padre di famiglia. Lo sforzo di pensare l&#8217;Impensato assunse sovente toni deliranti e parossistici nella scrittura deleuziana come nella Logica del senso, un testo del 1969.<\/p>\n<table border=\"0\" width=\"100%\">\n<tbody>\n<tr>\n<td scope=\"col\">\n<div align=\"center\">\n<h3 align=\"left\"><a name=\"su\"><\/a>Deleuze, interprete dell&#8217;eterno ritorno<\/h3>\n<p align=\"left\">di Antonio D&#8217;Alonzo<\/p>\n<\/div>\n<\/td>\n<\/tr>\n<tr>\n<td scope=\"row\">\n<div align=\"justify\">\n<table border=\"0\" width=\"100%\">\n<tbody>\n<tr>\n<td scope=\"col\" width=\"30%\">\n<p align=\"justify\"><img decoding=\"async\" src=\"data:image\/svg+xml,%3Csvg%20xmlns='http:\/\/www.w3.org\/2000\/svg'%20viewBox='0%200%20205%20214'%3E%3C\/svg%3E\" class=\"zeen-lazy-load-base zeen-lazy-load\" data-lazy-src=\"..\/img_art\/Gilles_Deleuze.jpg\" width=\"205\" height=\"214\" \/><noscript><img decoding=\"async\" src=\"..\/img_art\/Gilles_Deleuze.jpg\" width=\"205\" height=\"214\" \/><\/noscript><\/p>\n<\/td>\n<td scope=\"col\" width=\"70%\">\n<p align=\"justify\">Gilles Deleuze era dotato di una febbrile ed esaltata capacit\u00e0 dialettica, nelle sue lezioni spaziava tra argomenti differenti con estrema facilit\u00e0. Tuttavia la sua trasgressivit\u00e0 si limitava al piano intellettuale, dato che la sua vita privata era quella di un normale insegnante sposato e padre di famiglia. Lo sforzo di pensare l&#8217;Impensato assunse sovente toni deliranti e parossistici nella scrittura deleuziana come nella <em>Logica del senso<\/em>, un testo del 1969. Ma \u2013 a parte l&#8217;impegno politico \u2013 l&#8217;esistenza di Deleuze fu improntata ad una mite tranquillit\u00e0 \u00abborghese\u00bb lontana dai tormenti psico-fisici e dal senso di erratico sradicamento che tormentavano invece Nietzsche. Deleuze si definiva un pensatore nomade, ma alla resa dei conti viaggi\u00f2 pochissimo.<\/p>\n<\/td>\n<\/tr>\n<\/tbody>\n<\/table>\n<p>I suoi viaggi erano esclusivamente mentali. Ispirato dallo scritto nietzscheano, <em>Su verit\u00e0 e menzogna in senso extramorale<\/em>, nella <em>Logica del senso<\/em>, Deleuze si propone di trasformare la filosofia in un esercito mobile di metafore. Come il personaggio di Alice nel celebre racconto di Carrol, Deleuze tenta di rovesciare le ordinarie leggi del linguaggio e della logica, riconducendo la produzione di \u00absenso\u00bb ad un effetto causato dal \u00abnon-senso\u00bb e dimostrando che il pensiero \u00e8 anzitutto un grande labirinto interiore. Per Deleuze il compito principale era di cercare di pensare in modo diverso, stravolgendo \u2013 trasvalutando \u2013 le regole del gioco. Deleuze, il vero oracolo della rivolta sociale, continu\u00f2 a sentirsi intellettualmente attratto dall&#8217;estremo. Senza rivedere mai le sue posizioni, tanto che si trattasse di erotismo masochista, di droghe allucinogene o del caos provocato dalla guerriglia.<\/p>\n<p>Rispetto agli altri pensatori francesi, Deleuze sembra utilizzare il pensiero di Nietzsche in proiezione antidialettica, pi\u00f9 che in riferimento alla correlazione \u2013 ricorrente in quegli anni \u2013 con il pensiero marxiano e freudiano. La dialettica, per Deleuze, \u00e8 in termini nietzscheani reattiva, in quanto conferisce il potere al negativo di produrre il positivo. Si lega quindi al mondo favoleggiante della morale platonico-cristiana che riconosce il valore trascendentale del dolore come propedeutico alla beatitudine eterna: il regno degli umili e dei diseredati. La dialettica hegeliana non \u00e8 solamente la celebrazione annunciata di un trionfo teleologico, dove l&#8217;Assoluto s\u00ec auto-riconosce nella sua poderosa totalit\u00e0 alla fine della storia. \u00c8 anche la determinazione della potenza del negativo che imprime la sua essenza nichilistica nella celebrazione del divenir-reattivo delle forze attive. Rispetto alla dialettica hegeliana, Deleuze effettua un curioso rovesciamento. Per i marxisti l&#8217;elemento veramente innovatore della dialettica era stato nell&#8217;avvenuto riconoscimento, da parte di Hegel, della negazione come momento di libert\u00e0 e sottrazione, seppure fugace, dalla coazione total-identitaria. Per Deleuze la dialettica nega il molteplice ed il caso non solo perch\u00e8 pretende di comprimere il divenire entro schemi logici, ma perch\u00e8 il negativo, anzich\u00e9 essere foriero di libert\u00e0, riduce la potenza del positivo a mera parvenza. Non vi \u00e8 veramente affermazione nel negativo, perch\u00e8 esso \u00e8 solo un effimero sottoprodotto del divenir-reattivo delle forze nichilistico-negative.<\/p>\n<p>Tutta la filosofia di Deleuze \u00e8 incentrata sul problema della liberazione affermatrice dalle forze reattive. Da qui l&#8217;affannosa ricerca di radicalismi, di continue \u2013 ma meramente teoriche \u2013 trasgressioni contro-culturali. L&#8217;oltrepassamento della metafisica, ovvero la societ\u00e0 utopica, non pu\u00f2 realizzarsi con le forze ormai metabolizzate dal sistema capitalistico, come il proletariato ormai trasformatosi in piccola borghesia. Come gi\u00e0 Marcuse aveva teorizzato, il compito \u00e8, ora, interamente assegnato alle forze nuove, agli outsiders emarginati dal sistema e dai suoi giochi di potere, e quindi incorrotti. Deleuze non prospetta per\u00f2 orizzonti positivi: il nichilismo attivo, rifugge qualsiasi escatologica promessa. Il momento cruciale della negazione della negazione, dell&#8217;Aufhebung hegeliano, \u00e8 soppresso. Il processo non pu\u00f2 conchiudersi in nessun punto, in nessun istante: la dialettica, come per Adorno, rimane aperta. Utilizzare la genealogia di Nietzsche \u2013 che per Deleuze coincide con la metodologia del nichilismo attivo, della praxis rispetto al nichilismo inteso come mero atteggiamento psicologico \u2013 significa andare all&#8217;estremo, senza rotta e senza meta. \u00c8 il nomadismo di un pensiero in cammino (si avverte l&#8217;influenza heideggeriana) verso nuove interpretazioni, verso inesausti rapporti di potere.<\/p>\n<p>La genealogia, per Deleuze, \u00e8 solo l&#8217;infinito ripercorrimento interpretativo del prodursi delle tipologie differenziali, del configurarsi dei nuovi rapporti tra forze attive e passive. L&#8217;interpretazione resta infinita. Controllarne la valenza in una qualche rigida metodologia, significherebbe ricadere all&#8217;interno della metafisica. Nel suo <em>Nietzsche e la filosofia<\/em>, Deleuze incentra la filosofia di Nietzsche sui concetti di valore e di senso nella loro valutazione prospettica. Il pensatore francese amplia la pratica genealogica nietzscheana, riconducendovi sia l&#8217;idea di un&#8217;origine \u2013 che non deve essere pensata come fondamento o relazione causale \u2013 sia l&#8217;elemento differenziale dei valori. Il valore in s\u00e9 \u2013 per Deleuze, come gi\u00e0 per Nietzsche \u2013 non esiste. Il valore e il suo carattere dipendono solo dall&#8217;effetto differenziale dell&#8217;origine, che \u00e8 a sua volta un effetto, come nella pagina della Gaia Scienza sull&#8217;eterno ritorno: <em>\u00abSe quel pensiero ti prendesse in tuo potere [&#8230;] ti farebbe subire una metamorfosi, graverebbe sul tuo agire come il peso pi\u00f9 grande\u00bb<\/em>.<\/p>\n<p>La determinazione dell&#8217;origine non \u00e8 la fondazione di una causa prima, \u00e8 solo un&#8217;enunciazione di una possibilit\u00e0, che per\u00f2, anche, come tale determina metamorfosi, conseguenze. Il prospettivismo \u00e8 questa lotta perenne di centri di forza, che pur mantenendo lo statuto di probabilit\u00e0, producono effetti.<\/p>\n<p>La genealogia nietzscheana, per Deleuze, ricostruisce solamente la storia e lo sviluppo casuale di una concatenazione di effetti. La nobilt\u00e0 o la volgarit\u00e0 del valore dipendono quindi esclusivamente dall&#8217;elemento differenziale della non-origine, che qui va intesa come un mero punto di vista. Il senso di una cosa \u00e8 dato dalla successione delle forze che lottano per impadronirsene. La genealogia ha appunto il compito di ricostruire la storia della variazione dei sensi di una cosa, cio\u00e8 del suo conflitto di forze. Il soppesare l&#8217;evolversi del significato di un valore \u00e8 sempre una ricostruzione genealogica delle forze che lo hanno attraversato e posseduto. La pluralit\u00e0 dei sensi di una cosa \u00e8 determinata dal numero di forze che possono impadronirsene e padroneggiarla. Il valore non \u00e8 sotto nessun riguardo qualcosa \u00abin s\u00e9\u00bb: l&#8217;essenza del valore di una cosa dipende esclusivamente dalle forze che al momento la dominano, in correlazione con quelle che oppongono resistenza. Le forze attive impongono la loro valenza positiva alle cose di cui si impadroniscono, quelle negative la loro forza reattiva. Il carattere attivo o reattivo di un valore \u00e8 dato quindi solo dal carattere della forza che al momento domina. La forza che dimostra maggiore affinit\u00e0 con la cosa di cui si impossessa, determina l&#8217;essenza. Deleuze afferma che la filosofia da Nietzsche in poi, si trasforma in semiotica e il suo compito principale diventa l&#8217;interpretazione pluralistica. Il rapporto di forze \u00e8 gi\u00e0 da sempre la manifestazione differenziale della lotta delle opposte volont\u00e0 di potenza.<\/p>\n<p>Per Nietzsche, secondo Deleuze, non vi \u00e8 una volont\u00e0 \u2013 l&#8217;esempio schopenhaueriano del boia in simbiosi estatica con la vittima \u2013 vi sono molteplici volont\u00e0 di potenza. Il senso di una cosa \u00e8 determinato dalla forza che se ne impossessa per ultima. Il suo valore, viceversa, rimanda alla ricostruzione gerarchica delle forze che agiscono o patiscono in essa. Se il senso di una cosa pu\u00f2 essere determinato individuando la forza dominante, il valore deve essere espresso ripercorrendo la storia gerarchica, analizzando genealogicamente, all&#8217;interno della cosa, quali sono le forze che dominano e quali che ubbidiscono. La pluralit\u00e0 delle forze viene anche utilizzata da Deleuze in proiezione antidialettica. Il Superuomo e la stessa Trasvalutazione si oppongono rispettivamente all&#8217;evoluzione umanistica e alla negazione della negazione. Sono movimenti di oltrepassamento e di rovesciamento radicale, che non hanno nulla a che fare con il progressivo superare-conservando dell&#8217;Aufhebunghegeliano. Per Deleuze, il momento della negazione non \u00e8 pi\u00f9 intrinseco all&#8217;essenza del positivo, ma scaturisce dalla sua stessa affermazione. Il negativo \u00e8 l&#8217;elemento differenziale del rapporto tra forze. Per Deleuze l&#8217;energia non presuppone la negazione immanente all&#8217;evoluzione, ma ogni centro di forza in quanto afferma se stesso, pone la sua differenza in rapporto al potere delle altre forze.<\/p>\n<p>Nella lotta tra le opposte volont\u00e0 di potenza, ci\u00f2 che risulta \u00e8 l&#8217;elemento differenziale delle due forze, ovvero la negazione estrinseca al sistema. Per questo, sempre secondo Deleuze, la filosofia di Nietzsche \u00e8 un ridere e danzare, un dire \u00abs\u00ec\u00bb al gioco della vita, di contro alla pesantezza della dialettica, che presuppone il negativo, il \u00abno\u00bb immanente a se stessa. Se Dioniso esprime l&#8217;essenza del tragico e l&#8217;influsso apollineo \u00e8 la sua proiezione onirica, il dramma finale \u00e8 l&#8217;oggettivazione del primo nel secondo, \u00abin un mondo apollineo di immagini\u00bb. Deleuze riporta l&#8217;opposizione fondamentale dell&#8217;opera giovanile di Nietzsche non pi\u00f9 a quella tra Dioniso e Socrate, caratteristica della <em>Nascita della Tragedia<\/em>, ma a quella che compare nei cosiddetti \u00abbiglietti della pazzia\u00bb, al conflitto di \u00abDioniso contro il crocifisso\u00bb. Il dionisiaco \u00e8 l&#8217;espressione della vita che giustifica il dolore, mentre il messaggio evangelico \u00e8 antitetico, perch\u00e8 qui \u00e8 racchiusa l&#8217;essenza del <em>ressentiment<\/em>, l&#8217;accusa della sofferenza contro la vita. Per Dioniso la vita \u00e8 radicalmente giusta, non necessita di alcuna giustificazione ultraterrena. Ora, se il cristianesimo supera il dolore risolvendolo in un mondo vero \u2013 e quindi \u00abdialettizza\u00bb la vita \u2013 il dionisiaco, in quanto incondizionata affermazione propositiva, \u00e8 l&#8217;opposizione alla stessa dialettica. Dioniso per Nietzsche, sempre secondo Deleuze, \u00e8 l&#8217;archetipo dell&#8217;affermazione pluralistica e integrale:<\/p>\n<p><em>\u00abUna logica dell&#8217;affermazione molteplice, dunque una logica della pura affermazione, ed una corrispondente etica della gioia, questo \u00e8 il sogno antidialettico e antireligioso che percorre tutta la filosofia di Nietzsche\u00bb <\/em> (G. Deleuze, <em>Nietzsche e la filosofia<\/em>, Colportage, Firenze, 1978, pp. 43-44).<\/p>\n<p>Per Deleuze Dioniso \u00e8 l&#8217;emblema della liberazione del negativo nel gioco e nella danza. Dioniso afferma l&#8217;innocenza della vita, la pluralit\u00e0 e la molteplicit\u00e0, rivendicando l&#8217;istanza multiculturale, la condizione postmoderna. Deleuze rovescia l&#8217;interpretazione heideggeriana secondo cui il tentativo metafisico di Nietzsche \u00e8 di dare al divenire la forma dell&#8217;essere. Partendo dalla concezione nietzscheana del destino come unione di caso e necessit\u00e0 e dalla metafora del bambino eracliteo che gioca con i dadi, Deleuze afferma che il tiro di dadi annuncia il divenire e l&#8217;essere del divenire. L&#8217;atto del lanciare i dadi afferma il caso: la combinazione che ne scaturisce \u00e8 la necessit\u00e0. La necessit\u00e0 per Deleuze non scaturisce da un rigido disegno deterministico, ma dal caso, dall&#8217;atto del lanciare i dadi. Per Deleuze anche l&#8217;essere nasce dal divenire e l&#8217;uno dal molteplice. Servendosi di una semplice immagine \u2013 il gioco dei dadi \u2013 Deleuze rivendica cos\u00ec, la differenza originaria in luogo della aristotelica \u00abcausa sui\u00bb della metafisica. Il pensatore francese pu\u00f2 allora introdurre, in questa nichilistica prospettiva anti-deterministica, la teoria fondamentale della filosofia nietzscheana, l&#8217;idea dell&#8217;eterno ritorno:<\/p>\n<p><em>\u00abSe i dadi lanciati affermano per una volta il caso, ricadendo essi affermano necessariamente il numero o il destino che riporta il tiro [&#8230;] L&#8217;eterno ritorno \u00e8 il secondo tempo, il risultato del tiro di dadi, l&#8217;affermazione della necessit\u00e0 [&#8230;] Il destino nell&#8217;eterno ritorno \u00e8 anche il \u201cbenvenuto\u201d del caso\u00bb <\/em> (ivi, pp. 55-56).<\/p>\n<p>Il tiro di dadi preparato dalla mano del giocatore diventa l&#8217;affermazione del molteplice, del caso in un colpo solo. Una volta effettuato il lancio, ed apparso il numero sul tavolo da gioco si restaura, nella ipostasi del numero, l&#8217;essere, la necessit\u00e0 e l&#8217;uno. Ma proprio perch\u00e8 il numero scaturisce dal lancio preparato dal movimento nervoso della mano del giocatore, l&#8217;essere, la necessit\u00e0 e l&#8217;uno si affermano dal divenire, dal caso e dal molteplice. Il pensare, per Deleuze, significa lanciare i dadi. Il tiro \u00e8 equiparato al mare ed alle onde, all&#8217;impeto dell&#8217;irrazionalit\u00e0 del divenire. Il numero che esce dal lancio ad una costellazione stellare. Con questa semplice allegoria, Deleuze riafferma il valore dello scarto e dell&#8217;alterit\u00e0 \u00aboriginaria\u00bb. Del resto il filosofo francese identifica il pensiero tragico con il tiro dei dadi, contrapponendolo allo spirito di vendetta del risentimento che produce il nichilismo passivo.<\/p>\n<p>Il pensiero nietzscheano per Deleuze \u00e8 essenzialmente, in tutta la sua evoluzione, un tentativo di lotta contro il risentimento, la cattiva coscienza, il nichilismo. Ma il nichilismo non \u00e8 tanto la storia dell&#8217;oblio dell&#8217;essere, quanto il pensiero come domanda su qualsiasi verit\u00e0 trascendente o velata. Per Deleuze il pensiero che dimentica, anche parzialmente, la terra \u00e8 gi\u00e0 nichilistico. Nel secondo capitolo del suo <em>Nietzsche e la filosofia<\/em>, Deleuze continua a pensare all&#8217;ossessivo feticcio della controcultura: il corpo. Questo diventa il campo di battaglia dove si scontrano e si incontrano forze attive e reattive. Per Deleuze la qualit\u00e0 delle forze \u00e8 data dalla loro differenza di quantit\u00e0. Le forze superiori sono attive, le inferiori reattive. La qualit\u00e0 delle forze \u2013 ovvero la loro differenza di quantit\u00e0 \u2013 dipende essenzialmente dalla loro inter-reazione casuale:<\/p>\n<p><em>\u00abGli incontri di forze di questa o quest&#8217;altra quantit\u00e0 sono dunque le parti concrete del caso, e come tali estranee ad ogni legge: le membra di Dioniso\u00bb <\/em>(Ivi, p. 77).<\/p>\n<p>Questa riaffermazione dell&#8217;istanza della differenza originaria porta Deleuze ad elaborare il suo pensiero come rovesciamento di quello di Heidegger. Per Deleuze non \u00e8 l&#8217;essere che ritorna, ma <em>il ritornare stesso, il ritorno in s\u00e9<\/em>. L&#8217;essere stesso diventa cos\u00ec soltanto <em>il ruotare del circolo che ritorna<\/em>. Deleuze pu\u00f2 cos\u00ec interpretare l&#8217;eterno ritorno come un&#8217;affermazione del molteplice e della differenza:<\/p>\n<p><em>\u00abpossiamo intendere l&#8217;eterno ritorno stesso, se non come espressione di un principio che \u00e8 la ragione del diverso e del suo riprodursi, della differenza e del suo ripetersi\u00bb <\/em>(ivi, p.83).<\/p>\n<p>Tuttavia ad una prima lettura pu\u00f2 sembrare che le argomentazioni di Deleuze non siano del tutto convincenti. Dichiarare, come fa Deleuze, che ci\u00f2 che ritorna nel circolo non \u00e8 il medesimo, ma il ritornare stesso, non significa \u2013 nonostante tutto \u2013 riaffermare l&#8217;essenza identitaria del circolo, di ci\u00f2 che ritorna, ovvero del medesimo? Inoltre Deleuze affermando il ritorno perenne del ritornare, non dimostra da ci\u00f2 la diversit\u00e0 dei cicli che ritornano, n\u00e9 la presenza del diverso all&#8217;interno di cicli identici. Deleuze riesce a dare forza alla sua argomentazione soltanto distinguendo la gerarchia delle forze che ritornano: nell&#8217;eterno ritorno ritornano soltanto le forze attive. Il divenir-reattivo \u00e8 destinato a non essere riprodotto nel circuito del ritorno. Se le forze reattive sono una manifestazione della volont\u00e0 del nulla, esse sono destinate a fare ritornare, nel circolo eterno, proprio la loro negativit\u00e0 che le annienta, auto-sopprimendole. Nell&#8217;eterno ritorno il negativo delle forze reattive ritornando distrugge se stesso, trasformando cos\u00ec le forze reattive in attive. Deleuze parla chiaramente di autodistruzione delle forze reattive come di una distruzione attiva. L&#8217;eterno ritorno assume cos\u00ec la valenza di un&#8217;auto-purificazione, di una catarsi dionisiaca:<\/p>\n<p><em>\u00abLa negazione attiva, la distruzione attiva \u00e8 lo stato degli spiriti forti che distruggono in se stessi il reattivo, sottoponendo questo e anche se stessi alla prova dell&#8217;eterno ritorno, a costo di volere il proprio declino\u00bb <\/em>(Ivi, p. 190).<\/p>\n<p>L&#8217;uomo del <em>ressentiment <\/em> \u00e8 destinato quindi a non tornare nel circolo eterno e con lui il nichilismo passivo. L&#8217;eterno ritorno realizza \u2013 con il suo divenir-attivo \u2013 la tanto agognata trasvalutazione di tutti i valori. Il reattivo ricondotto a se stesso si annichilisce e libera la strada alla potenza affermativa. Se le forze hanno una differenza di quantit\u00e0 \u2013 cio\u00e8 una qualit\u00e0 \u2013 la volont\u00e0 di potenza \u00e8 l&#8217;elemento differenziale e genetico che \u00e8 all&#8217;origine di tale scarto. La quantit\u00e0 e la qualit\u00e0 dipendono dalla volont\u00e0 di potenza. Quest&#8217;ultima determina la differenza di quantit\u00e0 delle forze nel loro rapporto e quindi la qualit\u00e0 intrinseca ad ognuna di essa. La volont\u00e0 di potenza \u00e8 il principio delle forze: essa produce l&#8217;elemento differenziale delle stesse. L&#8217;eterno ritorno, viceversa, ne \u00e8 la sintesi: esso riproduce la differenza delle forze e il loro riprodursi. Con quest&#8217;ultima connessione tra le due teorie fondamentali del pensiero nietzscheano, la lettura deleuziana del \u00absistema-Nietzsche\u00bb appare convincente e coerente.<\/p>\n<p>Il pensatore francese dopo aver determinato la volont\u00e0 di potenza come elemento genetico e differenziale delle forze, passa ora alla loro distinzione, ritornando alla lezione della <em>Genealogia della Morale<\/em>. In quest&#8217;ultima opera, Nietzsche s&#8217;interessa all&#8217;analisi delle forze reattive. Queste sono costruite su una finzione: Nietzsche definisce il risentimento come un paralogismo della forza scissa dalle sue possibilit\u00e0. La cattiva coscienza \u2013 tema della seconda dissertazione \u2013 \u00e8 definita da Deleuze come antinomia della forza interiorizzata. L&#8217;ideale ascetico, l&#8217;ultimo argomento trattato da Nietzsche nella Genealogia, \u00e8 una mistificazione dell&#8217;ideale. Per Deleuze, la Genealogia \u00e8 essenzialmente una riscrittura della <em>Critica della Ragion Pura<\/em>. La critica di Kant, secondo Deleuze, si affievolisce in compromessi: non vi si indaga mai sulla qualit\u00e0 e quantit\u00e0 delle forze in gioco, sul loro essere reattive o attive. Ben lungi dall&#8217;indagare sul vero soggetto, l&#8217;uomo in quanto capace di esercitare una critica, essa rende l&#8217;individuo ancora pi\u00f9 soggiogato dalle forze che esprimono i valori del \u00abgregge\u00bb.<\/p>\n<p><em>\u00abNon si \u00e8 mai vista una critica pi\u00f9 conciliante, n\u00e9 critica pi\u00f9 rispettosa. [&#8230;] Ha concepito la critica come una forza che dovesse colpire tutte le pretese della morale, ma non la morale stessa\u00bb<\/em> (Ivi, p. 134-135).<\/p>\n<p>Sotto questo aspetto, per Deleuze, Nietzsche \u00e8 un radicale: egli va alla \u00abessenza\u00bb stessa del valore e ne smaschera la natura prospettica, respingendo qualsiasi commistione utilitaristica. La volont\u00e0 di potenza \u00e8 l&#8217;unico strumento adeguato \u2013 in quanto principio genetico e genealogico \u2013 per realizzare una \u00abvera\u00bb critica dei valori, ossia la loro trasvalutazione. Il pensatore francese contrappone il \u00abgenealogista\u00bb Nietzsche al \u00ablegislatore\u00bb kantiano. La volont\u00e0 di potenza in quanto principio genealogico \u2013 non l&#8217;uomo o la ragione \u2013 deve realizzare il fine della vera critica: l&#8217;oltrepassamento, il \u00abponte\u00bb verso il superuomo. Kant non mette mai in discussione il valore della verit\u00e0: egli \u00e8 troppo ossequioso e timoroso nei confronti del potere ufficiale. Nietzsche, viceversa, con la sua filosofia del martello attacca e demolisce qualsiasi valore consolidato.<\/p>\n<p>Nella terza dissertazione della Genealogia, Nietzsche mette in questione l&#8217;idea stessa di verit\u00e0. Ora secondo Deleuze, se la verit\u00e0 stessa \u00e8 negata \u00e8 perch\u00e8 si continua a pensarla come valore in s\u00e9, come ipostasi metafisica. Ricercare una nuova concezione della verit\u00e0 significa determinarla, non pi\u00f9 come essenza, ma come gioco prospettico. Questo richiede, per\u00f2, una nuova forma di volont\u00e0: la volont\u00e0 di potenza, la lotta infinita dei centri di forza. Secondo Deleuze la concezione energetistica del reale di Nietzsche, annulla le categorie della metafisica tradizionale, il vero e il falso. Tutto ci\u00f2 che rimane alla volont\u00e0 di verit\u00e0 \u00abdepotenziata\u00bb dallo smascheramento delle forze prospettiche che sono all&#8217;opera nel mondo, \u00e8 il senso ed il valore. Le sole categorie con cui possiamo interpretare prospettivisticamente il reale sono quelle determinate dalla lotta delle opposte volont\u00e0 di potenza: il nobile ed il volgare, il superiore e l&#8217;inferiore. In questo senso il filosofo ha il compito di ricostruire genealogicamente il risultato provvisorio del gioco prospettico. Pensare significa collocarsi nell&#8217;a-priori del senso e del valore, riconoscendo il mondo come inesauribile metafora, ma soprattutto liberando il pensiero dalle forze reattive. Per ottenere questa liberazione \u00e8 necessario, secondo Deleuze, esplorare l&#8217;impensato, oltrepassare qualsiasi dimensione metodologica:<\/p>\n<p><em>\u00abSpetta a noi andare nei luoghi estremi, alle ore estreme, dove vivono e si levano le verit\u00e0 alte pi\u00f9 profonde. I luoghi del pensiero sono le zone tropicali, consuete all&#8217;uomo tropicale. Non le zone temperate, non l&#8217;uomo morale, metodico e moderato\u00bb <\/em> (ivi, p. 160).<\/p>\n<p>Le forze reattive non sono separabili dalla volont\u00e0 di potenza che \u00e8 il loro \u00abprincipio\u00bb differenziale e qualitativo, la risultante della differenza di qualit\u00e0 delle forze. Ma a differenza delle forze attive, le forze reattive rimandano della volont\u00e0 di potenza un&#8217;immagine rovesciata, capovolta: \u00e8 la \u00abfavola\u00bb platonica del mondo vero e del mondo apparente. L&#8217;efficacia delle forze reattive \u00e8 in questo potere di falsificazione, colpevolizzazione, negazione, delle forze attive. Attraverso questo rovesciamento, le forze reattive si auto-rappresentano come superiori. Le forze attive depotenziate e falsate dall&#8217;effetto delle forze reattive, si interiorizzano, si rivolgono contro di s\u00e9.<\/p>\n<p>La coscienza, per il Nietzsche della Genealogia e per Deleuze \u00e8 solo il sottoprodotto di queste forze attive che non riescono ad estrinsecarsi, che sono costrette a rivolgersi contro di loro stesse, ad introiettarsi, a divenire reattive. Il cristianesimo compie il passo decisivo: modifica la direzione del <em>ressentiment<\/em>, creando la cattiva coscienza. L&#8217;interiorizzazione delle forze attive produce sofferenza. \u00c8 il dolore ad deve essere interiorizzato: le forze attive si sono tramutate in dolore. Il cristianesimo porta a compimento il processo di introiezione del dolore, mutando la direzione del risentimento. All&#8217;uomo che si pone la domanda del \u00abperch\u00e8\u00bb di tanta sofferenza nel mondo, il prete asceta offre la risposta: la causa va cercata in se stessi, in una colpa, in un frammento del passato. Il sofferente deve comprendere il suo dolore come una condizione di castigo. Il risentimento non \u00e8 pi\u00f9 proiettato contro i \u00abcolpevoli\u00bb \u2013 i forti, i potenti \u2013 ma contro il proprio io: nasce cos\u00ec la cattiva coscienza. La cattiva coscienza si concreta nell&#8217;uomo che \u00e8 capace di promettere. Con una serie di mnemotecniche, la cultura, realizza cos\u00ec l&#8217;addestramento dell&#8217;uomo, tentando di asservire le forze reattive, costringendole ad essere agite. Ma questo tentativo secondo Deleuze \u00e8 destinato a fallire. Le forze reattive, fingendo di essere agite, danno ad altre forze reattive, una parvenza di vitalit\u00e0, di attivit\u00e0. Si vengono cos\u00ec a formare associazioni di forze (re-)attive.<\/p>\n<p>Si pu\u00f2 obiettare \u2013 arrivati a questo punto dell&#8217;analisi \u2013 che questa eccedenza di forze reattive nel processo di incivilimento pu\u00f2 non essere un fenomeno del tutto negativo. Si potrebbe anche convenire con Freud, che la civilt\u00e0 esiste proprio come risultante di processi collettivi di sublimazione e rimozione, come male \u00abnecessario\u00bb. Deleuze intravede il rischio di arrivare ad un&#8217;apologetica dell&#8217;esistente e si premunisce connettendo le forze reattive alla volont\u00e0 del nulla, al nichilismo. Il nichilismo diventa il principio delle forze reattive, il trionfo dell&#8217;ideale ascetico. Il prete asceta offre al dolore una spiegazione, cercandola nella condizione del castigo e della colpa del peccatore. La volont\u00e0 umana \u2013 il progresso, la civilt\u00e0 \u2013 \u00e8 salvata dall&#8217;inedia e dal fatalismo paralizzante tramite il miraggio di una giustificazione ultraterrena. Ma questo volere \u00e8 appunto quello delle forze reattive e per lo pi\u00f9 si rivela presto come una volont\u00e0 del nulla, un&#8217;illusione metafisica dimentica della morte di Dio e della sua luce apparente spenta da millenni. Il nichilismo si rivela cos\u00ec il vero motore delle forze reattive. L&#8217;essenza umana \u00e8 determinata dal divenir-reattivo delle forze. Deleuze pu\u00f2 cos\u00ec nella determinazione della correlazione del nichilismo con le forze reattive, incominciare ad esporre la sua concezione del Superuomo.<\/p>\n<p>Il Superuomo per il pensatore francese non \u00e8 l&#8217;uomo superiore. Quest&#8217;ultimo \u00e8 soltanto l&#8217;idealizzazione dell&#8217;uomo reattivo, il prodotto della generica attivit\u00e0 culturale del \u00abgregge\u00bb. Le forze reattive hanno ormai surclassato quelle attive. La possibilit\u00e0 stessa di un qualsiasi oltrepassamento del nichilismo \u2013 partendo dalle forze reattive \u2013 \u00e8 negata. Soltanto un&#8217;affermazione delle forze attive da parte di una volont\u00e0 veramente attiva, in contrasto con la volont\u00e0 del nulla delle forze reattive, potrebbe realizzare il superamento. L&#8217;uomo superiore si limita, al contrario, ad una generica attivit\u00e0 astratta, non riesce mai veramente ad \u00abaffermare\u00bb. Egli rovescia soltanto i valori, limitandosi ad invertire la gerarchia dei due mondi platonici: ma cos\u00ec si conserva la vecchia struttura metafisica. Per Deleuze la lezione di Zarathustra \u00e8 un&#8217;altra: la possibilit\u00e0 di effettuare una reale trasvalutazione di tutti i valori, di realizzare la conversione della negazione in affermazione. Non vi pu\u00f2 essere realmente trasvalutazione \u2013 una trasformazione radicale e non soltanto apparente \u2013 se la reazione non diventa azione, la negazione non si converte in affermazione. La trasvalutazione diventa cos\u00ec un nichilismo compiuto, \u00abattivo\u00bb. La trasvalutazione di tutti i valori, porta a compimento il nichilismo \u00abpassivo\u00bb, che d&#8217;altronde rimane una volont\u00e0 di potenza in quanto volont\u00e0 del nulla. Ma per Deleuze il nichilismo \u00e8 anche qualcosa di pi\u00f9: \u00e8 la <em>ratio conoscendi <\/em> della volont\u00e0 di potenza. Secondo il pensatore francese, nello stadio attuale della nostra evoluzione sociale, noi possiamo conoscere la volont\u00e0 di potenza solo come volont\u00e0 del nulla, solo nella forma della sua qualit\u00e0 negativa. L&#8217;altra qualit\u00e0 positiva \u00e8 ormai, da tempo, sconosciuta: \u00e8 l&#8217;affermazione che esprime la <em>ratio essendi <\/em> della volont\u00e0 di potenza. La trasvalutazione si realizza nella constatazione deleuziana che il nichilismo dopo essersi espresso negativamente come <em>ratio conoscendi <\/em>, si deve coattivamente realizzare affermativamente nella <em>ratio essendi <\/em> della volont\u00e0 di potenza. Vi \u00e8 un momento, per Deleuze, in cui le forze reattive, realizzandosi, arrivano a compimento e rompono la loro connessione con la volont\u00e0 del nulla. In questo preciso istante si pu\u00f2 realizzare l&#8217;agognata trasvalutazione nella qualit\u00e0 positiva \u2013 <em>ratio essendi <\/em> \u2013 dell&#8217;affermazione. \u00c8 a questo punto che entra in gioco il Superuomo che si serve di una nuova arma per effettuare la trasvalutazione (e quindi la conversione): la distruzione attiva. Nel momento di rottura tra nichilismo e forze reattive, sempre per Deleuze, la volont\u00e0 del nulla pu\u00f2 convertirsi e passare dalla parte propositiva, diventando cos\u00ec una forza affermatrice che distrugge il reattivo. La distruzione attiva viene cos\u00ec a coincidere con la trasvalutazione di tutti i valori nietzscheana:<\/p>\n<p><em>\u00abZarathustra intende dire: Io amo colui che si serve del nichilismo come ratio conoscendi della volont\u00e0 di potenza, e che trova nella volont\u00e0 di potenza una ratio essendi in cui l&#8217;uomo viene superato, il nichilismo vinto\u00bb <\/em> (ivi, p. 241).<\/p>\n<\/div>\n<p>Il momento in cui il reattivo rompe l\u2019alleanza con la volont\u00e0 del nulla si traduce nel tanto atteso istante in cui il negativo si converte, tramutandosi in forza affermativa. Deleuze ripropone le figure centrali dello Zarathustra, alla luce della nuova concezione della trasvalutazione. L\u2019asino, non \u00e8 l\u2019animale dionisiaco che dice sempre \u00abI-A\u00bb (cio\u00e8 \u00absi\u00bb), ma viceversa \u00e8 un animale cristiano. L\u2019asino sa dire \u00absi\u00bb, ma non sa dire \u00abno\u00bb. Il fatto che l\u2019asino non sappia dire \u00abno\u00bb \u00e8 interpretato da Deleuze come manifestazione evidente che la distruzione attiva, per essere veramente attiva e quindi radicale, deve essere prima preceduta dal momento della negazione totale. Il cammello, viceversa, \u00e8 \u2013 con la sua groppa destinata ad accettare supinamente il passeggero di turno, cio\u00e8 il nichilismo \u2013 il \u00absi\u00bb che non sa dire di \u00abno\u00bb. Il cammello rappresenta la falsa affermazione che si limita a trasportare, ad assumere, senza mai rovesciare completamente i valori finora esistenti. Al contrario il leone \u00e8 l\u2019incarnazione del \u00abno\u00bb, dell\u2019affermazione della soggettivit\u00e0 che rifiuta i valori, divenuti favole, del mondo \u00abvero\u00bb. Tutte queste figure servono a Deleuze per introdurre l\u2019affermazione del superuomo come paradigma anti-dialettico. La dialettica si limita ad operare una falsa tramutazione del negativo nel positivo, limitandosi a conservare camuffato il primo termine nel secondo. La dialettica non \u00e8 la reale affermazione di un qualcosa di totalmente nuovo, perch\u00e8 alla fine il superamento dialettico avviene nella conservazione del preesistente. Ora per Nietzsche, secondo Deleuze e contro Heidegger, non vi \u00e8 una concezione dell\u2019essere come presenza, ente-presente, essenza. Vi \u00e8 essere solo nell\u2019affermazione: l\u2019affermazione stessa \u00e8 l\u2019essere. Secondo Deleuze l\u2019essere \u00e8 l\u2019affermazione della volont\u00e0 di potenza e il nulla la sua negazione. Entrambi l\u2019essere e il nulla sono qualit\u00e0 della volont\u00e0 di potenza. Ma Deleuze teorizza anche le peculiarit\u00e0 di una duplicit\u00e0 dell\u2019affermazione affermativa: la prima affermazione afferma il divenire, la seconda l\u2019essere. Si tratta del rovesciamento simmetrico dello schema dialettico della tesi e dell\u2019antitesi, dell\u2019indistinzione e della negazione. Le due affermazioni \u2013 sul divenire e sull\u2019essere \u2013 costituiscono il potere affermativo nella sua totalit\u00e0. Deleuze pu\u00f2 quindi a questo punto inserire la teoria dell\u2019eterno ritorno a fondamento della sua filosofia della differenza e dell\u2019Impensato. Il divenire, il molteplice, il caso, si introducono nella prima affermazione, ma in quanto sono successivamente sussunti dall\u2019essere, dall\u2019uno, dalla necessit\u00e0, della seconda affermazione, si riflettono in quest\u2019ultima e sono destinati a ritornare. Deleuze identifica la prima affermazione, quella del divenire con la figura di Dioniso. Arianna simboleggia la seconda affermazione: l\u2019essere. Il Superuomo diventa allora il figlio di Dioniso e d&#8217;Arianna. Il Superuomo vuole l\u2019eterno ritorno di tutte le cose, ma solo di quelle che sono espressione di un divenire attivo. Abbiamo gi\u00e0 visto che nell\u2019eterno ritorno non c\u2019\u00e8 ritorno del negativo, perch\u00e8 questo, a lungo andare, finirebbe con l\u2019autodistruggersi come negazione della negazione. L\u2019essere della differenza che ritorna \u00e8 gioia: \u00e8 questa la lezione di Zarathustra. La trasvalutazione nietzscheana di tutti i valori \u00e8 proprio il punto in cui nell\u2019eterno ritorno il negativo \u2013 ritornando \u2013 incomincia a distruggere se stesso, trasformandosi in potenza affermativa. Tuttavia, dato che ritorna il divenire della prima affermazione dionisiaca, Deleuze pu\u00f2 cos\u00ec concludere che l\u2019oggetto dell\u2019affermazione pura \u00e8 il molteplice, il caso, la differenza. Il negativo distrugge se stesso, auto-convertendosi in affermazione positiva: \u00e8 questo il significato della trasvalutazione di tutti i valori. Ma questo positivo in cui si trasvaluta il negativo, per Deleuze, \u00e8 la stessa differenza: il totalmente Altro. In <em>Differenza e ripetizione<\/em>, Deleuze ribadisce il primato della differenza sull\u2019identit\u00e0: nell\u2019eterno ritorno ci\u00f2 che veramente ritorna \u00e8 l\u2019essere, ma l\u2019essere del divenire.<\/p>\n<p><em>\u00abL\u2019eterno ritorno non fa tornare \u201clo stesso\u201d, \u00e8 vero invece che il tornare costituisce il solo Stesso di ci\u00f2 che diviene. Ritornare \u00e8 dunque la sola identit\u00e0, ma l\u2019identit\u00e0 come potenza seconda, l\u2019identit\u00e0 della differenza\u00bb<\/em> (G. Deleuze, <em>Differenza e ripetizione<\/em>, Il Mulino, Bologna, 1971 p. 59).<\/p>\n<p>Secondo Deleuze ritornano solo le forme estreme, le uniche capaci di esprimere la potenza della differenza come capacit\u00e0 di oltrepassare i margini, i limiti. Ci\u00f2 che eccede \u00e8 destinato a ritornare. Se ritorna solo ci\u00f2 che \u00e8 completamente eterogeneo \u00e8 per l\u2019effetto selettivo del ritorno che ristabilisce il primato della differenza sull\u2019identit\u00e0. Il negativo, ovvero il mondo della morale platonico-cristiana, il simile, cio\u00e8 l\u2019uomo del \u00abgregge\u00bb, e l\u2019analogo, cio\u00e8 l\u2019uomo pseudo-superiore, non ritornano perch\u00e8 destinati ad essere espulsi per sempre \u2013 in quanto forme non estreme \u2013 dalla ruota del ritorno. Infatti, sempre secondo Deleuze, nella parte dello Zarathustra intitolata <em>\u00abil convalescente\u00bb<\/em>, l\u2019incubo stesso di Zarathustra \u00e8 che ci\u00f2 che realmente ritorni sia lo \u00abstesso\u00bb e il \u00absimile\u00bb. Anche in <em>\u00abLa visione e l\u2019enigma\u00bb<\/em> il pericolo maggiore per Zarathustra \u00e8 che prevalga l\u2019interpretazione del ritorno fornitagli dal nano, in cui il ritorno del Tutto allontana la possibilit\u00e0 del cambiamento. Ma per Deleuze, ancora una volta, ci\u00f2 che ritorna \u00e8 solo l\u2019eccessivo: non lo \u00abstesso\u00bb, non il \u00absimile\u00bb, ma solo il \u00abdiverso\u00bb, il \u00abdifferente\u00bb.<\/p>\n<p>La selezione nel ritorno fa ritornare solamente ci\u00f2 che si afferma: che per la sua stessa valenza non pu\u00f2 non essere qualcosa di radicalmente nuovo e diverso. Una volta stabilito che il carattere propositivo e selettivo del ritorno pu\u00f2 essere realizzato esclusivamente all\u2019interno della differenza, \u00e8 possibile \u2013 solo a questo punto \u2013 riaffermare la valenza identitaria. Una volta che si \u00e8 compreso che ci\u00f2 che ritorna \u00e8 il diverso e l\u2019eccessivo, \u00e8 possibile cogliere i nessi e le similitudini di ci\u00f2 che \u00e8 ritornato. Solo allora \u00e8 veramente possibile affermare che tutto \u00e8 uguale e tutto ritorna, perch\u00e8 si comprende che ci\u00f2 che ritorna \u00e8 identico nella sua radicale diversit\u00e0, nella sua pi\u00f9 totale estraneit\u00e0. In questo modo Deleuze riesce, attraverso la sua lettura del ritorno nietzscheana, a riaffermare \u2013 sulla scia del Postrutturalismo francese \u2013 la priorit\u00e0 della Differenza sull\u2019Identit\u00e0. All\u2019origine vi \u00e8 una Differenza: solo partendo da questa, per Deleuze, si articolano le identit\u00e0. <img decoding=\"async\" src=\"data:image\/svg+xml,%3Csvg%20xmlns='http:\/\/www.w3.org\/2000\/svg'%20viewBox='0%200%2018%2018'%3E%3C\/svg%3E\" class=\"zeen-lazy-load-base zeen-lazy-load alignnone size-full wp-image-4295\" data-lazy-src=\"https:\/\/www.esonet.it\/wp-content\/uploads\/2023\/05\/fine_testo.gif\" alt=\"\" width=\"18\" height=\"18\" \/><noscript><img decoding=\"async\" class=\"alignnone size-full wp-image-4295\" src=\"https:\/\/www.esonet.it\/wp-content\/uploads\/2023\/05\/fine_testo.gif\" alt=\"\" width=\"18\" height=\"18\" \/><\/noscript><\/p>\n<p><a href=\"#su\"><img decoding=\"async\" src=\"data:image\/svg+xml,%3Csvg%20xmlns='http:\/\/www.w3.org\/2000\/svg'%20viewBox='0%200%2044%2070'%3E%3C\/svg%3E\" class=\"zeen-lazy-load-base zeen-lazy-load aligncenter\" data-lazy-src=\"..\/img_art\/Uovo_min.jpg\" alt=\"torna su\" width=\"44\" height=\"70\" border=\"0\" \/><noscript><img decoding=\"async\" class=\"aligncenter\" src=\"..\/img_art\/Uovo_min.jpg\" alt=\"torna su\" width=\"44\" height=\"70\" border=\"0\" \/><\/noscript><\/a><\/td>\n<\/tr>\n<\/tbody>\n<\/table>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Gilles Deleuze era dotato di una febbrile ed esaltata capacit\u00e0 dialettica, nelle sue lezioni spaziava tra argomenti differenti con estrema facilit\u00e0. Tuttavia la sua trasgressivit\u00e0 si limitava al piano intellettuale, dato che la sua vita privata era quella di un normale insegnante sposato e padre di famiglia. Lo sforzo di pensare l&#8217;Impensato assunse sovente toni deliranti e parossistici nella scrittura deleuziana come nella Logica del senso, un testo del 1969. Deleuze, interprete dell&#8217;eterno ritorno di Antonio D&#8217;Alonzo Gilles Deleuze era [&hellip;]<\/p>\n","protected":false},"author":1,"featured_media":5890,"comment_status":"open","ping_status":"open","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"wds_primary_category":0,"footnotes":""},"categories":[88],"tags":[],"class_list":["post-1776","post","type-post","status-publish","format-standard","has-post-thumbnail","hentry","category-dialoghi-filosofici"],"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/www.esonet.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts\/1776","targetHints":{"allow":["GET"]}}],"collection":[{"href":"https:\/\/www.esonet.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/www.esonet.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.esonet.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/users\/1"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.esonet.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fcomments&post=1776"}],"version-history":[{"count":2,"href":"https:\/\/www.esonet.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts\/1776\/revisions"}],"predecessor-version":[{"id":9717,"href":"https:\/\/www.esonet.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts\/1776\/revisions\/9717"}],"wp:featuredmedia":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.esonet.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/media\/5890"}],"wp:attachment":[{"href":"https:\/\/www.esonet.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fmedia&parent=1776"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.esonet.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fcategories&post=1776"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.esonet.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Ftags&post=1776"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}