{"id":1784,"date":"2007-07-12T17:13:25","date_gmt":"2007-07-12T15:13:25","guid":{"rendered":"http:\/\/www.esonet.it\/?p=1784"},"modified":"2023-09-25T14:20:14","modified_gmt":"2023-09-25T12:20:14","slug":"klossowski-il-delirio-come-esito-del-pensiero-nietzscheano","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.esonet.it\/?p=1784","title":{"rendered":"Klossowski: il delirio come esito del pensiero nietzscheano"},"content":{"rendered":"<p><a href=\"https:\/\/www.esonet.it\/?cat=88\"><img decoding=\"async\" src=\"data:image\/svg+xml,%3Csvg%20xmlns='http:\/\/www.w3.org\/2000\/svg'%20viewBox='0%200%20370%20247'%3E%3C\/svg%3E\" class=\"zeen-lazy-load-base zeen-lazy-load alignright\" title=\"Dialoghi Filosofici\" data-lazy-src=\"images\/topics\/Filosofia.jpg\" alt=\"Dialoghi Filosofici\" align=\"right\" border=\"0\" \/><noscript><img decoding=\"async\" class=\"alignright\" title=\"Dialoghi Filosofici\" src=\"images\/topics\/Filosofia.jpg\" alt=\"Dialoghi Filosofici\" align=\"right\" border=\"0\" \/><\/noscript><\/a>Pierre Klossowski \u2013 fratello maggiore del celebre pittore Balthus \u2013 \u00e8 da sempre una delle figure pi\u00f9 sfuggenti e suggestive della cultura francese degli anni \u201860 e \u201870. L&#8217;opera di Klossowski si sottrae a qualsiasi inquadramento disciplinare e \u2013 ancora di pi\u00f9 che per quella di Foucault \u2013 si potrebbe usare, per classificarla, la definizione jamensoniana di \u00abteoria\u00bb. Klossowski si \u00e8 occupato di letteratura, di filosofia, e di pittura; la sua lettura nietzscheana risente delle pulsioni ateologiche di Bataille, scevra per\u00f2 della tensione esistenzialistica che permea il pensiero di quest&#8217;ultimo.<\/p>\n<table border=\"0\" width=\"100%\">\n<tbody>\n<tr>\n<td scope=\"col\">\n<div align=\"center\">\n<h3 align=\"left\"><a name=\"su\"><\/a>Klossowski: il delirio come esito del pensiero nietzscheano<\/h3>\n<p align=\"left\">di Antonio D&#8217;Alonzo<\/p>\n<p align=\"left\"><em>prodotto per Esonet.it <\/em><\/p>\n<\/div>\n<\/td>\n<\/tr>\n<tr>\n<td scope=\"row\">\n<div align=\"justify\">\n<table border=\"0\" width=\"100%\">\n<tbody>\n<tr>\n<td scope=\"col\" width=\"24%\">\n<p align=\"justify\"><img decoding=\"async\" src=\"data:image\/svg+xml,%3Csvg%20xmlns='http:\/\/www.w3.org\/2000\/svg'%20viewBox='0%200%20158%20158'%3E%3C\/svg%3E\" class=\"zeen-lazy-load-base zeen-lazy-load\" data-lazy-src=\"..\/img_art\/klossowski_pierre.jpg\" width=\"158\" height=\"158\" \/><noscript><img decoding=\"async\" src=\"..\/img_art\/klossowski_pierre.jpg\" width=\"158\" height=\"158\" \/><\/noscript><\/p>\n<\/td>\n<td scope=\"col\" width=\"76%\">\n<p align=\"justify\">Pierre Klossowski \u2013 fratello maggiore del celebre pittore Balthus \u2013 \u00e8 da sempre una delle figure pi\u00f9 sfuggenti e suggestive della cultura francese degli anni \u201860 e \u201870. L&#8217;opera di Klossowski si sottrae a qualsiasi inquadramento disciplinare e \u2013 ancora di pi\u00f9 che per quella di Foucault \u2013 si potrebbe usare, per classificarla, la definizione jamensoniana di \u00abteoria\u00bb. Klossowski si \u00e8 occupato di letteratura, di filosofia, e di pittura; la sua lettura nietzscheana risente delle pulsioni ateologiche di Bataille, scevra per\u00f2 della tensione esistenzialistica che permea il pensiero di quest&#8217;ultimo.<\/p>\n<\/td>\n<\/tr>\n<\/tbody>\n<\/table>\n<p>Le sue teorie influenzarono in particolar modo Deleuze e Foucault: si deve a Klossowski, l&#8217;introduzione nella cultura francese della nozione, elaborata proprio da Nietzsche, di \u00absimulacro\u00bb come finzione. Nietzsche fin dai tempi di <em>Umano, troppo umano <\/em>, asseriva che la conoscenza \u00e8 priva di verit\u00e0, in quanto ogni forma di rappresentazione non \u00e8 altro che una necessaria falsificazione del flusso di forze. Per Nietzsche la rappresentazione \u00e8 solo una simulazione della realt\u00e0 e questa \u00e8 l&#8217;unica conoscenza concessaci. Per Klossowski nel simulacro viene a compimento la sostituzione delle norme e dei parametri \u2013 tipici della modernit\u00e0 e della metafisica \u2013 con la simulazione caratteristica dell&#8217;assenza di fondamento dell&#8217;era postmoderna. Per Klossowski non esiste pi\u00f9 l&#8217;esperienza reale, quest&#8217;ultima si dissolve in un mondo virtuale di falsi, di simulacri, che cancellano l&#8217;istanza metafisica della presenza.<\/p>\n<p><a name=\"1\"><\/a>Klossowski si occupa del pensiero di Nietzsche principalmente nel suo <em>Nietzsche e il circolo vizioso <\/em>[<a href=\"#_ftn1\">1<\/a>]. Con il pathos tipico dei pensatori francesi, Klossowski si preoccupa soprattutto di completare la denazificazione di Nietzsche e di rovesciare la lettura fatta da Luk\u00e0cs, cos\u00ec, con un gesto grandioso, opera la subordinazione della volont\u00e0 di potenza e del superuomo, all&#8217;eterno ritorno. La vera idea cardine del pensiero nietzscheano \u00e8 \u2013 per Klossowski, come il poststrutturalismo \u2013 l&#8217;eterno ritorno. La volont\u00e0 di potenza e il superuomo devono essere letti all&#8217;interno della tematica fondamentale dell&#8217;eterno ritorno e hanno comunque minore importanza che per Heidegger. Per Klossowski, l&#8217;idea centrale di Nietzsche deve essere connessa con la tematica fondamentale della malattia e della debilitazione mentale, che raggiungono il culmine negli atti allucinati sulle piazze di Torino. I \u00abbiglietti della pazzia\u00bb non sono il segno di una demenza ormai manifesta, ma il vero punto di partenza del pensiero nietzscheano. L&#8217;euforia di Torino non sarebbe dunque la dissoluzione del pensiero del filosofo tedesco, ma, viceversa, il suo inveramento che getta una luce retrospettiva su tutto il corso della sua opera, e \u2013 soprattutto \u2013 sulla sua vita. L&#8217;apoteosi dell&#8217;intelletto nietzscheano, \u00e8 per Klossowski, raggiunto nelle \u00absceneggiate\u00bb sulle piazze di Torino. Questo non nel senso che, secondo l&#8217;ipotesi di Nordau, Nietzsche non sarebbe mai stato sano e quindi la sua opera \u00e8 frutto, fin dalle opere giovanili, della demenza latente che ne ha sconvolto la mente.<\/p>\n<p>Per Klossowski la follia di Nietzsche \u00e8 fondamentale nell&#8217;evoluzione storica del pensiero europeo, perch\u00e9 porta a compimento il principio di realt\u00e0 e il suo referente esistenziale, il principio d&#8217;identit\u00e0. Questa duplice dissoluzione operata da Nietzsche rende possibile l&#8217;inizio della parodia, la fine della tragedia e l&#8217;inizio della vita come gioco, dove la leggerezza ludica pu\u00f2 completare l&#8217;oltrepassamento della metafisica. Per questo Klossowski richiama l&#8217;attenzione sulla sostituzione nietzscheana della dicotomia \u00abvero-falso\u00bb con quella di \u00abmalato-sano\u00bb. Klossowski rileva che per Nietzsche la salute e la forza sono il risultato di stati patologici preliminari, in cui la malattia pu\u00f2 essere foriera dell&#8217;energia, dunque del <em>wille zur macht <\/em>(\u00abvolont\u00e0 di potenza\u00bb), inteso come \u00abvolont\u00e0-di-fare\u00bb. In effetti, tutta la storia della psichiatria insegna che il confine che divide follia e genialit\u00e0 \u00e8 molto sottile.<\/p>\n<p>La follia come capacit\u00e0 di oltrepassare i margini del pensiero logico-deduttivo, fondamento del nostro essere sociale, deve necessariamente essere creativa, a condizione per\u00f2 che conservi dei barlumi di lucidit\u00e0. Ma per Klossowski non si tratta neanche di porre l&#8217;accento sulla creativit\u00e0 della pazzia lucida, quanto di mostrare come nel delirio di Nietzsche venga a compimento la dissoluzione dell&#8217;identit\u00e0 e si apra lo spazio al gioco del simulacro. Il pensiero di Nietzsche, insomma, sempre secondo il pensatore francese, opera la sostituzione del reale con il surreale.<\/p>\n<p>Operare in questo modo la dissoluzione del principio di realt\u00e0-identit\u00e0, significa per\u00f2 tramare contro l&#8217;esistenza, e, infatti, da subito il pensiero di Nietzsche prende la forma del complotto. Non si tratta tanto di rovesciare il sociale seguendo istanze rivoluzionarie, quanto di rendere palese che l&#8217;idea dell&#8217;eterno ritorno \u2013 il vero caposaldo del pensiero di Nietzsche \u2013 dissolve la stessa identit\u00e0 di chi pensa, aprendo cos\u00ec lo spazio all&#8217;autoaffermazione dello stato psicopatologico della \u00abmolteplicit\u00e0\u00bb come vero reale. Se l&#8217;identit\u00e0 \u00e8 radicata nel vissuto ed \u00e8 articolata sulla durata lineare dell&#8217;esistenza, il ritorno del passato nel futuro, sradica dalla memoria, essendo questa diventata eventualit\u00e0 avvenire e non pi\u00f9 vissuto. Se il mio Io \u00e8 tale proprio perch\u00e9 ho vissuto il mio passato, il mio \u201cviaggio\u201d neoplatonico attraverso l&#8217;arco della vita, se questo passato viene a mancare e si riproietta come futuro av-venire, allora la mia identit\u00e0 ha perduto il suo supporto. Non vi \u00e8 Io senza memoria. Ecco perch\u00e9 l&#8217;eterno ritorno dissolve l&#8217;identit\u00e0, e con essa anche il freudiano principio di realt\u00e0.<\/p>\n<p>Il complotto di Nietzsche non \u00e8 contro il \u00abgregge\u00bb, i filistei, o il cristianesimo, ma \u2013 inconsciamente, senza che lui stesso lo sappia \u2013 contro il mondo quale noi stessi lo viviamo, retto dal principio d&#8217;identit\u00e0 e di realt\u00e0. Anche la lotta che Nietzsche \u00e8 convinto di intraprendere contro la cultura, nasconde, sempre secondo Klossowski, quella che \u00e8 l&#8217;obiettivo inconscio del filosofo tedesco: l&#8217;analisi del dispiegamento delle forze sublimali che attraversano il corpo. Il rapporto dialettico hegeliano \u00abservo\/padrone\u00bb deve essere in Nietzsche riportato alla strutturazione di una cultura degli affetti, ovvero delle forze. Non vi \u00e8 alcuna proiezione sociale in Nietzsche, neanche quando parla del wagnerismo o ironizza sui tedeschi. La sua kulturkritik \u00e8 solo sovrastrutturale e sublimatoria riguardo al vero interesse per il comportamento delle forze che determinano l&#8217;individuo, che \u00e8 servo o signore secondo la natura degli affetti che lo \u00ababitano\u00bb.<\/p>\n<p>Nel periodo di maggior sofferenza della vita di Nietzsche \u2013 quello che precede il ritiro definitivo dall&#8217;attivit\u00e0 didattica a Basilea \u2013 il pensatore tedesco, sempre secondo Klossowski, assimila al dolore l&#8217;atto del pensare. Le sofferenze pi\u00f9 atroci sono l&#8217;espressione psicosomatica di un linguaggio subcosciente che emerge dal rimosso, eludendo la sorveglianza del Super-Io. Nietzsche stesso \u00e8 ben cosciente di questo, sempre secondo Klossowski, ed \u00e8 puntuale nell&#8217;effettuare un tentativo di trasformare il dolore in energia, per effettuarne la decifrazione corrispondente. Il corpo, in fondo, \u00e8 solo un codice di segni che viene costantemente contraffatto dalla ragione. Il corpo \u00e8 un rapporto fortuito di forze, che si scontrano, s&#8217;incontrano, si eludono, fino a costituire l&#8217;equilibrio precario della coscienza.<\/p>\n<p>Klossowski ha ben assimilato la psicoanalisi, e ci ricorda che, secondo la ben nota metafora freudiana, la vita cosciente \u00e8 solo la punta dell&#8217;iceberg. Il pensatore francese applica le sue conoscenze psicoanalitiche alla lettura del pensiero di Nietzsche e ci rivela che le pratiche genealogiche del filosofo tedesco hanno la loro origine nel corpo. Sono la trasposizione simbolica della ricerca dell&#8217;equilibrio precario delle compulsioni del corpo, che Nietzsche disperatamente effettua per arrivare a svelare l&#8217;enigma dell&#8217;origine del proprio essere lacerato. La convalescenza non \u00e8 altro che il preludio ad altre ricadute, che sono articolazioni del modo in cui l&#8217;inconscio \u2013 o meglio, l&#8217;Altro \u2013 cerca di comunicare la sua essenza, il suo daimon hillmaniano. Il pensiero cosciente, per Klossowski, si dissolve interamente nel caos:<\/p>\n<p><em><a name=\"2\"><\/a>\u00abGli altri, il prossimo, non sono che proiezioni del S\u00e9 attraverso le inversioni dello spirito [&#8230;] Il S\u00e9 infine \u00e8 nel corpo soltanto come un&#8217;estremit\u00e0 prolungata del Caos\u00bb <\/em>[<a href=\"#_ftn2\">2<\/a>].<\/p>\n<p>La dissoluzione della coscienza in favore del caos, \u00e8 per\u00f2, in Klossowski, volta alla ricerca di un intelletto alternativo a quello cosciente, piuttosto che ad una totale apertura al nulla. Apparentemente Klossowski sembra pi\u00f9 influenzato dalle teorie junghiane sul \u00abprincipio d&#8217;individuazione\u00bb del S\u00e9, come equilibrio-scontro tra io ed inconscio, che a quelle lacaniane dell&#8217;ascolto dell&#8217;Es. Tuttavia per Klossowski non vi \u00e8 una reale dicotomia conscio-inconscio, ma soltanto dei flussi d&#8217;intensit\u00e0 che provocano nel soggetto una periodica alternanza tra silenzio e loquacit\u00e0.<\/p>\n<p>La coscienza \u2013 che Klossowski chiama supporto \u2013 possiede l&#8217;atto del pensare solo in virt\u00f9 delle fluttuazioni di resistenza delle compulsioni che attraversano l&#8217;io, in rapporto al codice dei segni. La stato di veglia della coscienza dipende dalle relazioni di scambio tra compulsioni e segni del codice quotidiano. La pulsione agisce sui segni del codice, che possiedono, a loro volta, una certa carica d&#8217;energia pulsionale. Quest&#8217;ultima \u00e8 soggetta a delle fluttuazioni quando i segni cercano di articolarsi nel pensiero: se si esaurisce la pulsione primaria che costituisce lo stimolo iniziale, essa si annulla totalmente nell&#8217;inerzia dei segni. Questo sarebbe, secondo Klossowski, la coscienza.<\/p>\n<p>Viceversa l&#8217;inconscio \u00e8 prodotto dalle pulsioni che eccedono la fissit\u00e0 dei segni e si proiettano oltre i loro momenti di stasi, quando questi non sono impegnati a strutturare il pensiero. Si viene cos\u00ec a determinare, secondo Klossowski, uno stato paradossale del soggetto che pensa, nel quale, non solo non vi \u00e8 correlazione tra pensato e formazione dell&#8217;atto del pensare, ma tale atto deve restare necessariamente occultato a qualsiasi introspezione. Klossowski, quindi, annulla le distinzioni Io-Es, dentro-fuori: il soggetto \u00e8 solo il risultato di una progressione di stati discontinui in relazione al codice dei segni istituzionale. Il linguaggio, ma anche il pensiero, \u00e8 solo un tentativo di ipostatizzare il flusso.<\/p>\n<p>Nietzsche, secondo Klossowski, \u00e8 colui che ha scoperto che il linguaggio \u00e8 essenzialmente finzione, un tentativo iniquo di immobilizzare il caos: per questo quando si serve dei concetti della ragione dianoetica \u00e8 ben conscio della loro arbitrariet\u00e0 e del loro carattere convenzionale. D&#8217;altronde per Nietzsche, sempre secondo Klossowski, il codice semiotico \u00e8 solo una riduzione dei movimenti compulsivi del corpo. La stessa volont\u00e0 di potenza nietzscheana, per Klossowski, non \u00e8 altro che un impulso dello stesso ordine del mondo inorganico, quindi impersonale e puramente energetico. Il <em>wille zur macht <\/em>deve essere pensato come un&#8217;energia che non-pu\u00f2-non-crescere, lo stesso Nietzsche ha rifiutato il linguaggio come impostura ed ipostasi del flusso energetico ed irrazionale. Definire una direzione per l&#8217;energia \u2013 ogni crescita \u00e8 pur sempre un moto verso qualcosa \u2013 significa ricadere all&#8217;interno dell&#8217;illusione discorsiva, cercare ancora una volta di catturare il flusso, restare nell&#8217;abbaglio. Il volere qualcosa \u00e8 conseguenza dell&#8217;irrompere di uno stato d&#8217;eccitazione nel supporto: non \u00e8 frutto di una scelta della coscienza umanistica, ma \u00e8 una reazione meccanica e passiva ad uno stimolo esterno. Cade quindi al di fuori del soggetto morale. Nella chimica del corpo, secondo Klossowski, come risposta ad una stimolazione, i segni operano sulle compulsioni sospendendole, ma solo temporaneamente. Questo stato provvisorio \u00e8 per Nietzsche, secondo Klossowski, il volere:<\/p>\n<p><em><a name=\"3\"><\/a>\u00abOra per il supporto, ignorare la lotta da cui ha origine il suo pensiero \u00e8 una condizione di esistenza: il \u201csoggetto\u201d non \u00e8 affatto un&#8217;unit\u00e0 vivente, ma \u201cla lotta impulsionale che vuole conservarsi\u201d<\/em><em>\u00bb<\/em>[<a href=\"#_ftn3\">3<\/a>].<\/p>\n<p>Lo scopo di Nietzsche \u00e8 di ricostruire genealogicamente l&#8217;evolversi delle forze inconsce del corpo, anche se queste non possono essere orientate verso un fine, n\u00e9 possono provenire da un&#8217;origine. Il suo obiettivo, per Klossowski, \u00e8 di strutturare una nuova semiotica delle compulsioni. La volont\u00e0 di potenza non \u00e8 quindi altro che un tentativo, riuscito solo parzialmente, di definire, nominandola, l&#8217;essenza del cerchio dell&#8217;eterno ritorno. Si tratta di una proiezione antropologica \u2013 e questo proprio perch\u00e9 \u00e8 ancora legata al vecchio umanesimo della volont\u00e0 \u2013 di qualcosa che non \u00e8 ancora del tutto definito nel pensiero di Nietzsche.<\/p>\n<p>La nozione di volont\u00e0 di potenza, che anticipa la scoperta nell&#8217;estate del 1881 a Sils-Maria dell&#8217;eterno ritorno, \u00e8 solo una prima imperfetta \u201cmessa a fuoco\u201d dell&#8217;idea capitale di Nietzsche. La sua proiezione energetistica connessa con l&#8217;anima del circolo deve solo assicurare il dispiegamento delle molteplici identit\u00e0 possibili, che come vedremo, \u00e8 il risultato dell&#8217;inabissamento dell&#8217;io all&#8217;interno del cerchio eterno. La volont\u00e0 di potenza non \u00e8 quindi un&#8217;affermazione solipsistica, ma una dissoluzione verso la pluralit\u00e0, verso l&#8217;altro, la differenza. La potenza non \u00e8 potere, ma energia che conduce, inesorabilmente, all&#8217;autodisintegrazione dell&#8217;io, all&#8217;interno del circolo. L&#8217;esercizio della volont\u00e0 di potenza, nella versione klossowskiana, \u00e8 un dissiparsi, non un concentrarsi. Un decostruire l&#8217;io, non un rafforzarlo: \u00e8 un moto centrifugo ed eccentrico verso i molteplici doppi che abitano in noi. La volont\u00e0 di potenza deve essere connessa con l&#8217;eterno ritorno, perch\u00e9 questo \u00e8 un vortice che \u2013 sradicando l&#8217;Io dai suoi vissuti \u2013 ne dissolve la memoria nell&#8217;oblio dell&#8217;identit\u00e0 personale, che appare ora senza storia.<\/p>\n<p>L&#8217;eterno ritorno deve, per Klossowski, rendere possibile tutte le altre identit\u00e0 possibili, perch\u00e9 il ritorno del vissuto pu\u00f2 innestare l&#8217;attuarsi delle possibilit\u00e0 che il soggetto non ha ancora scelto, e quindi condurre ad esiti diversi. Ma nel circolo la perdita dell&#8217;identit\u00e0 personale non \u00e8 permanente, anzi: il soggetto pu\u00f2 riavere il suo io attuale, solo percorrendo tutta la serie degli altri io possibili. La consapevolezza dell&#8217;eterno ritorno porta alla necessit\u00e0 di ripercorrere tutto il vissuto, e quindi a vivere altre identit\u00e0 ed altre vite, proprio come condizione necessaria alla restaurazione dell&#8217;io attuale. Secondo Klossowski, il soggetto una volta resosi conto dell&#8217;ineluttabilit\u00e0 del circolo, sa che la sua identit\u00e0 sar\u00e0 presto sottratta dal vortice del tempo; ma sa anche che se accetta di liberarsi di essa, dopo che il cerchio sar\u00e0 chiuso, la riavr\u00e0 indietro. Ma secondo Klossowski, vi \u00e8 una condizione a questo ritorno a s\u00e9, ed \u00e8 quella dell&#8217;oblio. Solo dimenticando l&#8217;attimo in cui ha scoperto la legge dell&#8217;eterno ritorno, il soggetto fuoriesce dal suo io e si avvia, nel circolo, all&#8217;incontro con i suoi doppi. Se non dimentico l&#8217;eterno ritorno, m&#8217;incammino nel viaggio verso gli altri me stesso ricordandomi sempre che, comunque, a percorso esaurito, riavr\u00f2 indietro il mio io, e questo ricordo di com&#8217;ero prima d&#8217;essere altro, costituisce un residuo, quasi un prolungamento al di fuori di me, della mia identit\u00e0.<\/p>\n<p>Si riaffermerebbe cos\u00ec un io \u2013 quello che ha scoperto l&#8217;eterno ritorno \u2013 che sarebbe pi\u00f9 autentico degli altri. Ma l&#8217;oblio livella tutti gli io possibili e rende possibile il circolo. Per riavere al pi\u00f9 presto indietro il mio io, mi devo abbandonare all&#8217;oblio: \u00e8 forse questa, per Klossowski, la decisione che Nietzsche vedeva connessa all&#8217;eterno ritorno. Il significato del circolo \u00e8 nella sua intensit\u00e0, nella sua stessa esistenza. Il significato \u00e8 che non vi \u00e8 nessun significato, il senso \u00e8 nel non-senso.<\/p>\n<p><em><a name=\"4\"><\/a>\u00abIl Circulus vitiosus deus [&#8230;] non asserisce [&#8230;] che l&#8217;essenza vera delle cose \u00e8 un&#8217;affabulazione dell&#8217;essere che si rappresenta le cose, e che senza di essa non potrebbe rappresentarsi nulla?\u00bb <\/em>[<a href=\"#_ftn4\">4<\/a>].<\/p>\n<p>Nietzsche, secondo Klossowski, \u00e8 colui che rovescia la sentenza parmenidea ed infrangendo il principio di realt\u00e0, fa apparire irreale tutto ci\u00f2 che pu\u00f2 essere pensato. Niente non avviene per caso: anche la scoperta dell&#8217;eterno ritorno avviene fortuitamente, o meglio nell&#8217;istante incantato in cui il caso e la necessit\u00e0 s&#8217;incrociano sotto lo scudo del fatum. Per Klossowski, ogni punto del circolo racchiude in s\u00e9 il suo principio e la sua fine: \u00e8 bandita dal giro eterno qualsiasi tensione escatologica. Si capisce come la Volontas del <em>wille zur macht <\/em> si annulli nell&#8217;eterno ritorno, perch\u00e9 se l&#8217;identit\u00e0 scompare nel circolo, anche la volont\u00e0 non ha pi\u00f9 il suo io anelante. La volont\u00e0 di potenza, privata del suo supporto antropocentrico, diventa soltanto un mero impulso primordiale, puramente fisiologico.<\/p>\n<p>Secondo Klossowski, con la scoperta da parte di Nietzsche dell&#8217;eterno ritorno \u00e8 venuto meno anche il concetto di volont\u00e0: forse essa pu\u00f2 sussistere solo come mero anelito all&#8217;auto-disintegrazione dell&#8217;io nel circolo. In un secondo tempo Klossowski afferma che se la potenza, non pi\u00f9 prometeica, pu\u00f2 essere pensata solo come un impulso che provoca una serie di rotture nell&#8217;equilibrio dell&#8217;identit\u00e0, allora l&#8217;eterno ritorno pu\u00f2 essere interpretato come una metafora del <em>wille zur macht<\/em>. Quello che importa veramente al pensatore francese, non \u00e8 tanto annullare la volont\u00e0 di potenza, quanto piuttosto privarla del suo substrato umanistico, \u00abgermanico\u00bb: ridurre il <em>wille zur macht, <\/em> all&#8217;energia.<\/p>\n<p><em><a name=\"5\"><\/a>\u00abQuesta volont\u00e0 doveva avere come unico oggetto la potenza, energia priva di qualsiasi senso e scopo. L&#8217;energia non sopporta nessun equilibrio perch\u00e9 il movimento del Circolo che la designa glielo impedisce\u00bb <\/em>[<a href=\"#_ftn5\">5<\/a>].<\/p>\n<p>La mancanza di senso del circolo vizioso, riduce la stessa potenza all&#8217;insignificanza. In questa prospettiva, l&#8217;annuncio nietzscheano della morte di Dio, non \u00e8 l&#8217;annuncio della crescita delle sabbie del nichilismo, ma un&#8217;allegoria dal duplice significato correlato. Da una parte simboleggia la morte del principio d&#8217;identit\u00e0, dell&#8217;io, essendo Dio soltanto una feuerbachiana proiezione antropocentrica. Ma, sempre per Klossowski, l&#8217;annuncio della morte di Dio. indica anche la rottura del punto massimo di equilibrio che il nome \u00abDio\u00bb, sembra racchiudere. Sotto il nome di \u00abDio\u00bb si nasconde un momento d&#8217;inerzia nell&#8217;equilibrio ipostatico delle forze, che la potenza dell&#8217;energia pu\u00f2 ribaltare rapidamente. Infatti, nessun equilibrio nell&#8217;economia delle forze, pu\u00f2 essere mantenuto in modo stabile all&#8217;interno del flusso del caos. L&#8217;energia oltrepassa sempre lo scopo, perch\u00e9 il solo scopo e il solo fine \u00e8 il girare tautologico del circolo dell&#8217;eterno ritorno. Ecco perch\u00e9 l&#8217;identit\u00e0 personale non pu\u00f2 non essere concatenata da un numero finito di doppi all&#8217;interno del circolo. Se le individualit\u00e0 possibili all&#8217;interno dell&#8217;eterno ritorno fossero infinite, il movimento energetico sarebbe illimitato, ma il movimento circolare del ritorno implica che esse siano finite, pena l&#8217;impossibilit\u00e0 di conchiudere il cerchio.<\/p>\n<p>Klossowski riesce anche a decifrare perfettamente la tensione dell&#8217;ultimo Nietzsche di <em>Ecce homo<\/em>, che si esprime nell&#8217;ormai celebre ed enigmatica ingiunzione del \u00abdiventare ci\u00f2 che si \u00e8\u00bb. All&#8217;interno dell&#8217;eterno ritorno nietzscheano, si pu\u00f2 voler \u00abdiventare ci\u00f2 che si \u00e8\u00bb, solo attraverso la consapevolezza \u2013 subito obliata secondo il meccanismo che abbiamo esaminato sopra \u2013 della necessit\u00e0 di dover percorrere una serie di individualit\u00e0 differenti, per ritornare infine all&#8217;io attuale, che ha scoperto il circolo e l&#8217;ha subito dimenticato, insieme a se stesso.<\/p>\n<p>Sotto questo profilo per Klossowski, l&#8217;idea nietzscheana del superuomo \u00e8 irrilevante, non \u00e8 nient&#8217;altro che un simulacro di dottrina. Il problema \u00e8 che per Klossowski, Nietzsche non sempre \u00e8 lucido nel mettere a fuoco il pensiero, anzi non lo \u00e8 quasi mai. Il filosofo tedesco si muove sotto l&#8217;effetto di compulsioni inconsce che gli fanno elaborare teorie, che rappresentano altrettanti spostamenti, sublimazioni, proiezioni, delle tensioni originarie. Nietzsche \u00e8 convinto sul piano conscio di stare attuando la progettazione di un complotto contro la cultura del tempo, i filistei, il gregge. Ma in realt\u00e0 le sue pulsioni lo stanno conducendo non verso il superamento del nichilismo passivo, ma verso la disintegrazione del suo io, nel delirio del circolo eterno. Ecco che il superuomo, viene elaborato da Nietzsche solo nel momento della rimozione, quando \u00e8 convinto della necessit\u00e0 di uno scopo, di un oltrepassamento della morale platonico-cristiana, e non si rende conto che se l&#8217; <em>\u00fcbermensch <\/em> (\u00aboltreuomo\u00bb) \u00e8 colui che deve vivere l&#8217;eterno ritorno \u2013 che \u00e8 completamente privo di senso, nel girare perenne del cerchio \u2013 diventa egli stesso un fantasma. Il superuomo \u00e8 quindi per Klossowski una temporanea digressione nel pensiero di Nietzsche, un camuffamento artificioso, un simulacro. Se il circolo vizioso del ritorno, annulla completamente il principio di realt\u00e0 e quello di identit\u00e0, figuriamoci se nel pensiero di Nietzsche pu\u00f2 esserci posto per un superuomo, ovvero per uno scopo supremo ed una super-identit\u00e0 antropocentrica.<\/p>\n<p>Nietzsche raggiunge il culmine del suo pensiero, sempre per Klossowski, nei \u00abbiglietti della pazzia\u00bb e nelle sceneggiate fatte nelle piazze di Torino: si pu\u00f2 benissimo dire che questo \u00e8 il momento di inveramento di tutta la sua esistenza. \u00c8 come se qui Nietzsche si liberasse da tutte le sovrastrutture del suo pensiero e approdasse a quello che ne \u00e8 l&#8217;essenza: il delirio, l&#8217;autodisintegrazione del s\u00e9 nel circolo. L&#8217;apice di Nietzsche, una volta sprofondato nell&#8217;abisso luminoso del circolo \u2013 ed avendo dissolto il principio d&#8217;identit\u00e0 dell&#8217;io ed il suo correlato ontologico, il principio di realt\u00e0 \u2013 non pu\u00f2 non essere la follia, dove la conoscenza \u00e8 soltanto, per Klossowski, una potenza non confessata di mostruosit\u00e0. Nietzsche, nelle strade di Torino, rinuncia alla ragione per diventare pura emotivit\u00e0, dissolve il suo intelletto per far posto al ritorno del rimosso, al caos. Forse l&#8217;apertura dell&#8217;io all&#8217;eterno ritorno, la sua decisione, il suo oblio, non conducono nemmeno al ritorno dell&#8217;identit\u00e0 personale dopo aver percorso tutti i doppi possibili, dove il doppio \u00e8 in realt\u00e0 l&#8217;altro, la differenza. Forse la legge del ritorno per essersi impressa profondamente nell&#8217;organismo di Nietzsche, per una misteriosa forma d&#8217;espiazione di fronte al cosmo, richiede, per Klossowski, la disintegrazione dello stesso \u201cveicolo\u201d che per primo l&#8217;ha concepito: la mente di Nietzsche. Forse la legge del circolo per essere annunciata agli uomini, aveva bisogno del linguaggio insano del folle, del dissennato: la ragione non \u00e8 adatta per esprimere la sua ombra, il non-senso, l&#8217;assenza.<\/p>\n<p>Nelle ultime lettere di Nietzsche, nei \u00abbiglietti della pazzia\u00bb, il filosofo tedesco si appropria di altre identit\u00e0, identificandosi con esse. \u00c8 l&#8217;apice dell&#8217;eterno ritorno, l&#8217;inizio del viaggio nel circolo: Nietzsche incomincia ad identificarsi con Cesare, il crocefisso, Dioniso. Secondo Klossowski \u00e8 il crocefisso che diventa, per Nietzsche, l&#8217;emblema del complotto: la logica paranoica rovescia sempre la prospettiva della vittima nel carnefice. Per Klossowski, il crocifisso simboleggia nella fase paranoide della mente di Nietzsche, il simbolo della persecuzione, di cui egli stesso si \u00e8 sentito oggetto quando in Germania i wagneriani, gli antisemiti, i signori dello stato imperiale, hanno incominciato ad emarginarlo sempre di pi\u00f9. Ecco perch\u00e9 ora Nietzsche s&#8217;identifica con il crocefisso: il perseguitato che complotta per abbattere i suoi persecutori, anche se con il messaggio dell&#8217;amore e non con le armi. Dioniso rappresenta per Nietzsche, sempre secondo Klossowski, una proiezione difensiva contro la rappresentazione paranoide, una compensazione inconscia alla prospettiva del complotto simboleggiata dal crocefisso: Dioniso ne \u00e8 da sempre il grande avversario, nelle varie maschere che assume nella storia, ora Satana, ora Lucifero o Urizen. Quindi per Klossowski, Dioniso rappresenta qui lo sbarramento difensivo dell&#8217;io di Nietzsche, nell&#8217;ultimo disperato tentativo di resistere alla sua disintegrazione. Nell&#8217;ultimo Nietzsche \u00e8 presente anche una fase libidinale molto accentuata che si esprime nell&#8217;ultimo biglietto a Cosima Wagner: \u00abArianna ti amo. Dioniso\u00bb. Cosima rappresenta, nella mente di Nietzsche, l&#8217;immagine del prestigio: era una donna molto colta ed intellettualmente dotata, oltretutto vedova del suo grande rivale Wagner. Forse, sempre per Klossowski, \u00e8 un richiamo al passato, al periodo in cui era docente di filologia a Basilea e frequentava il milieu dei coniugi Wagner.<\/p>\n<p>Il viaggio di Nietzsche verso l&#8217;alterit\u00e0 si conclude quando incomincia a fermare i passanti per le strade di Torino, annunciando di essere Dio. Eternando con il nome di \u00abDio\u00bb, il movimento del circolo, Nietzsche si dissolve completamente all&#8217;interno di questo: ora egli \u00e8 tutte le identit\u00e0 possibili in uno scambio infinito. Secondo la magistrale lettura che Klossowski ci regala dell&#8217;ultimo Nietzsche, questo \u00e8 il momento in cui, forse per la prima volta, il filosofo tedesco, getta veramente lo sguardo dentro l&#8217;abisso \u2013 come non gli era riuscito nel periodo iniziale della metafisica d&#8217;artista \u2013 e scorge finalmente il fondo primordiale, che \u00e8 poi un&#8217;assenza di fondamento. O, ancor pi\u00f9 esattamente, una discontinuit\u00e0 d&#8217;intensit\u00e0 che s&#8217;intrecciano in fluttuazioni senza fine. <img decoding=\"async\" src=\"data:image\/svg+xml,%3Csvg%20xmlns='http:\/\/www.w3.org\/2000\/svg'%20viewBox='0%200%2015%2015'%3E%3C\/svg%3E\" class=\"zeen-lazy-load-base zeen-lazy-load\" data-lazy-src=\"..\/img_art\/fine_testo.gif\" width=\"15\" height=\"15\" \/><noscript><img decoding=\"async\" src=\"..\/img_art\/fine_testo.gif\" width=\"15\" height=\"15\" \/><\/noscript><\/p>\n<p>__________<\/p>\n<h4>Note<\/h4>\n<p><a name=\"_ftn1\"><\/a>1. P. Klossowski, <em>Nietzsche e il circolo vizioso <\/em>, Adelphi, Milano 1981. (<a href=\"#1\">torna al testo<\/a>)<\/p>\n<p><a name=\"_ftn2\"><\/a>2. Id. p. 63. (<a href=\"#2\">torna al testo<\/a>)<\/p>\n<p><a name=\"_ftn3\"><\/a>3. Id. pp. 83-84. (<a href=\"#3\">torna al testo<\/a>)<\/p>\n<p><a name=\"_ftn4\"><\/a>4. Id. p. 105. (<a href=\"#4\">torna al testo<\/a>)<\/p>\n<p><a name=\"_ftn5\"><\/a>5. Id. p.171. (<a href=\"#5\">torna al testo<\/a>)<\/p>\n<p align=\"center\"><a href=\"#su\"><img decoding=\"async\" src=\"data:image\/svg+xml,%3Csvg%20xmlns='http:\/\/www.w3.org\/2000\/svg'%20viewBox='0%200%2044%2070'%3E%3C\/svg%3E\" class=\"zeen-lazy-load-base zeen-lazy-load\" data-lazy-src=\"..\/img_art\/Uovo_min.jpg\" alt=\"torna su\" width=\"44\" height=\"70\" border=\"0\" \/><noscript><img decoding=\"async\" src=\"..\/img_art\/Uovo_min.jpg\" alt=\"torna su\" width=\"44\" height=\"70\" border=\"0\" \/><\/noscript><\/a><\/p>\n<\/div>\n<\/td>\n<\/tr>\n<\/tbody>\n<\/table>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Pierre Klossowski \u2013 fratello maggiore del celebre pittore Balthus \u2013 \u00e8 da sempre una delle figure pi\u00f9 sfuggenti e suggestive della cultura francese degli anni \u201860 e \u201870. L&#8217;opera di Klossowski si sottrae a qualsiasi inquadramento disciplinare e \u2013 ancora di pi\u00f9 che per quella di Foucault \u2013 si potrebbe usare, per classificarla, la definizione jamensoniana di \u00abteoria\u00bb. Klossowski si \u00e8 occupato di letteratura, di filosofia, e di pittura; la sua lettura nietzscheana risente delle pulsioni ateologiche di Bataille, scevra [&hellip;]<\/p>\n","protected":false},"author":1,"featured_media":5908,"comment_status":"open","ping_status":"open","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"wds_primary_category":0,"footnotes":""},"categories":[88],"tags":[],"class_list":["post-1784","post","type-post","status-publish","format-standard","has-post-thumbnail","hentry","category-dialoghi-filosofici"],"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/www.esonet.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts\/1784","targetHints":{"allow":["GET"]}}],"collection":[{"href":"https:\/\/www.esonet.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/www.esonet.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.esonet.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/users\/1"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.esonet.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fcomments&post=1784"}],"version-history":[{"count":2,"href":"https:\/\/www.esonet.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts\/1784\/revisions"}],"predecessor-version":[{"id":9718,"href":"https:\/\/www.esonet.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts\/1784\/revisions\/9718"}],"wp:featuredmedia":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.esonet.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/media\/5908"}],"wp:attachment":[{"href":"https:\/\/www.esonet.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fmedia&parent=1784"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.esonet.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fcategories&post=1784"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.esonet.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Ftags&post=1784"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}