{"id":1797,"date":"2007-06-18T19:51:25","date_gmt":"2007-06-18T17:51:25","guid":{"rendered":"http:\/\/www.esonet.it\/?p=1797"},"modified":"2023-09-25T13:58:10","modified_gmt":"2023-09-25T11:58:10","slug":"jung-e-lalchimia-1","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.esonet.it\/?p=1797","title":{"rendered":"Jung e l&#8217;Alchimia \/1"},"content":{"rendered":"<div class=\"wp-block-image\">\n<figure class=\"alignright\"><a href=\"https:\/\/www.esonet.it\/?cat=68\"><img decoding=\"async\" src=\"data:image\/svg+xml,%3Csvg%20xmlns='http:\/\/www.w3.org\/2000\/svg'%20viewBox='0%200%20370%20247'%3E%3C\/svg%3E\" class=\"zeen-lazy-load-base zeen-lazy-load\" data-lazy-src=\"images\/topics\/Alchimia.jpg\" alt=\"Alchimia\" title=\"Alchimia\"\/><noscript><img decoding=\"async\" src=\"images\/topics\/Alchimia.jpg\" alt=\"Alchimia\" title=\"Alchimia\"\/><\/noscript><\/a><\/figure>\n<\/div>\n\n\n<p>Il presente elaborato \u00e8 incentrato sull\u2019interpretazione junghiana degli scritti di Zosimo di Panopoli, in particolare il <em>Peri aretes. <\/em>Ho riportato nella nota bibliografica i diversi testi di Jung dedicati all\u2019alchimia. In particolare, Zosimo ed il <em>Peri aretes <\/em>diventano oggetto di studio specifico con <em>Le visioni di Zosimo, <\/em>contenute in <em>Studi sull\u2019alchimia.<\/em><\/p>\n\n\n\n<div style=\"height:30px\" aria-hidden=\"true\" class=\"wp-block-spacer\"><\/div>\n\n\n\n<h3 class=\"wp-block-heading\" id=\"su\">Jung e l\u2019Alchimia<\/h3>\n\n\n\n<h3 class=\"wp-block-heading\">Una interpretazione simbolica della vita e dell\u2019opera di Zosimo di Panopoli<\/h3>\n\n\n\n<p>di Antonio D\u2019Alonzo<\/p>\n\n\n\n<div style=\"height:30px\" aria-hidden=\"true\" class=\"wp-block-spacer\"><\/div>\n\n\n\n<p><strong>Sommario<\/strong>: <a href=\"#p1\">1. Introduzione generale all\u2019alchimia<\/a> \u2013 <a href=\"#p2\">2. Zosimo di Panopoli e le visioni del Peri aretes<\/a> \u2013 <a href=\"#p3\">3. Jung, studioso di dottrine esoteriche e della tradizione alchemica<\/a> \u2013 4. Il contenuto nascosto del sogno di Zosimo, secondo l\u2019analisi junghiana \u2013 5. Simboli alchemici \u2013 6. Il vero significato della Pietra \u2013 Conclusione<\/p>\n\n\n\n<h4 class=\"wp-block-heading\">Premessa<\/h4>\n\n\n<div class=\"wp-block-image\">\n<figure class=\"alignright size-full\"><img decoding=\"async\" src=\"data:image\/svg+xml,%3Csvg%20xmlns='http:\/\/www.w3.org\/2000\/svg'%20viewBox='0%200%20370%20247'%3E%3C\/svg%3E\" data-lazy-src=\"https:\/\/www.esonet.it\/wp-content\/uploads\/2023\/08\/androgino.jpg\" alt=\"\" class=\"zeen-lazy-load-base zeen-lazy-load wp-image-9022\"\/><noscript><img decoding=\"async\" width=\"297\" height=\"285\" src=\"https:\/\/www.esonet.it\/wp-content\/uploads\/2023\/08\/androgino.jpg\" alt=\"\" class=\"wp-image-9022\" srcset=\"https:\/\/www.esonet.it\/wp-content\/uploads\/2023\/08\/androgino.jpg 297w, https:\/\/www.esonet.it\/wp-content\/uploads\/2023\/08\/androgino-293x281.jpg 293w\" sizes=\"(max-width: 297px) 100vw, 297px\" \/><\/noscript><\/figure>\n<\/div>\n\n\n<p>Il presente elaborato \u00e8 incentrato sull\u2019interpretazione junghiana degli scritti di Zosimo di Panopoli, in particolare il <em>Peri aretes. <\/em>Ho riportato nella nota bibliografica i diversi testi di Jung dedicati all\u2019alchimia. In particolare, Zosimo ed il <em>Peri aretes <\/em>diventano oggetto di studio specifico con <em>Le visioni di Zosimo, <\/em>contenute in <em>Studi sull\u2019alchimia.<\/em> Ho ritenuto utile, inoltre, approntare un\u2019introduzione sommaria alla tradizione alchemica nei suoi diversi contesti storico-culturali, evidenziando i tratti peculiari di quella occidentale e confrontandoli, in particolare, con quella indiana e cinese. Ho poi ricostruito il contenuto del <em>Peri aretes, <\/em>basandomi sulle traduzioni e sui commenti del testo di Tonelli e su quello della Mertens. I paragrafi 3\u20136, al contrario, sono dedicati all\u2019esegesi junghiana di Zosimo e alle fondamentali interazioni tra alchimia e psicologia del profondo. Alchimia e psicologia sono, infatti, connesse da interazioni ermeneutiche vicendevolmente fertili: se la seconda, infatti, \u00e8 indispensabile per comprendere le reali finalit\u00e0 sottese all\u2019inesausta ricerca di una tradizione millenaria, la prima, per contro, getta una luce chiarificatrice sul significato recondito di tanti archetipi inerenti la dimensione onirica individuale e collettiva.<\/p>\n\n\n\n<h4 class=\"wp-block-heading\" id=\"p1\">1. Introduzione generale all\u2019alchimia<\/h4>\n\n\n\n<p id=\"1\">Il difetto sostanziale della metafisica occidentale \u00e8 sempre stato, per Heidegger, dal mito della caverna platonica a Nietzsche, il dualismo e la volont\u00e0 di predominio sull\u2019ente<a href=\"#_ftn1\" id=\"_ftnref1\">[1]<\/a>. La stessa dicotomica scissione \u00e8 presente in alcuni passi della Genesi, dove la natura \u00e8 declassata alla stregua di un dono divino da sfruttare e manipolare. Al contrario, la tradizione alchemica \u2013 ed in generale l\u2019esoterismo \u2013 hanno cercato di stabilire, sotto il profilo teoretico, delle differenti modalit\u00e0 relazionali con il mondo sensibile. Non \u00e8 pi\u00f9 l\u2019uomo che domina una <em>ph\u00fdsis <\/em>ormai desacralizzata, ma un lavoro di trasformazione della materia in grado di perfezionare la totalit\u00e0 del mondo naturale e dello spirito, capace di ricongiungere quest\u2019ultimo alla matrice universale, opus di riconciliazione nell\u2019unit\u00e0 dello spirito e della materia, teoretico ed al contempo sperimentale, in cui l\u2019alchimista \u201cmette a morte\u201d la realt\u00e0 esistente per ottenere un nuovo inizio foriero d\u2019incorruttibilit\u00e0 ed immortalit\u00e0, gettato nell\u2019<em>hic et nunc <\/em>del mondo contingente e non soltanto negli orizzonti escatologici di una promessa oltremondana.<\/p>\n\n\n\n<p id=\"2\">In Occidente ai tempi di Keplero, Newton e Descartes, circolavano una grande quantit\u00e0 di testi alchemici (lo stesso Newton attinse a piene mani da questi documenti<a href=\"#_ftn2\" id=\"_ftnref2\">[2]<\/a>). Con la Rivoluzione Industriale si produsse tuttavia l\u2019eclissi di queste ricerche: il modello meccanicistico soppiant\u00f2 la cosmologia e la fisica degli alchimisti. L\u2019interesse degli stessi scienziati del XVII secolo era focalizzato sulle dinamiche della trasformazione biologica da osservare in laboratorio: la mutazione del bruco in farfalla. Gli scienziati del seicento adottavano gli stessi metodi usati, a suo tempo, dagli alchimisti nei confronti della fisica aristotelica: quest\u2019ultima, ritenuta insoddisfacente, veniva integrata con nozioni attinte dallo stoicismo e dall\u2019ermetismo; allo stesso modo, gli scienziati accogliendo parzialmente gli assunti alchemici ne avvaloravano le dinamiche \u201csperimentali\u201d attraverso l\u2019irrobustimento teoretico fornito dalla fisica newtoniana. Ovviamente, sparivano le tracce degli elementi peculiari <em>dell\u2019arte, <\/em>come, ad esempio, il l<em>apis philosophorum <\/em>capace di garantire \u2013 una volta trovata \u2013 la trasmutazione in oro del vile metallo. Dopo la rivoluzione industriale e lo sviluppo della chimica moderna, l\u2019alchimia entra in crisi e sembra destinata a scomparire. I nuovi scienziati guardano ad essa con sufficienza, ne deridono l\u2019ingenuo ed oscuro simbolismo iniziatico, compatendone l\u2019assenza di chiarezza metodologica. Tuttavia, l\u2019alchimia, non per questo, cessa di esistere: semplicemente se ne smarriscono le tracce nei circoli dei filosofi della natura, ma continua a tramandarsi, ripiegata su se stessa, all\u2019interno delle societ\u00e0 iniziatiche occidentali.<\/p>\n\n\n\n<p>Si deve ricordare come l\u2019arte regia si sia sviluppata in variegati contesti storici, quindi, se non \u00e8 lecito pensare all\u2019esistenza di diverse alchimie, si deve, quanto meno, tracciare un breve excursus sulle similitudini e sulle differenze inerenti la sua presenza nelle diverse tradizioni culturali e religiose. In ogni caso, possiamo sostenere come il filo rosso, in grado di ricollegare tutte le diverse scuole e correnti, debba essere evidenziato nella <em>cerca <\/em>di un oggetto \u2013 riconducibile ad una pietra, ad una tintura, a dell\u2019acqua o ad un <em>elixir<\/em> \u2013 dotato di miracolosi poteri. Quest\u2019oggetto, <em>desideratum<\/em> degli alchimisti di tutte le epoche, non sarebbe dovuto servire soltanto a fabbricare l\u2019oro dal vile metallo, ma anche ad assicurare l\u2019immortalit\u00e0, o quanto meno a prolungare indefinitamente l\u2019esistenza: motivo che richiama la saga di Gilgamesh ed anche il vello d\u2019oro degli Argonauti.<\/p>\n\n\n\n<p id=\"3\">Del resto, in tutte le tradizioni alchemiche, in particolare in quella cinese, determinate piante e frutti sono in grado di prolungare la vita, procurando all\u2019adepto una perenne giovinezza. Un testo indiano dell\u2019VIII secolo a.C., il <em>\u015aatapatha Br\u0101hmana,<\/em><a id=\"_ftnref3\" href=\"#_ftn3\">[3]<\/a> proclama che \u00ab<em>l\u2019oro \u00e8 immortalit\u00e0<\/em>\u00bb. Nella tradizione ayurvedica il termine sanscrito che traduce la parola \u201calchimia\u201d, <em>ras\u0101yana<\/em>,<em> <\/em>designa una serie di tecniche volte al ringiovanimento del corpo<a id=\"_ftnref4\" href=\"#_ftn4\">[4]<\/a>. Probabilmente, in India la ricerca della prolongevit\u00e0 \u00e8 funzionale al perfezionamento della vita ascetica: enfatizzando l\u2019uso del mercurio e delle droghe, nella realizzazione e nella trasmutazione di un corpo perfetto e immortale, l\u2019alchimia induista pu\u00f2 essere definita come alchimia \u201cmercuriale\u201d (<em>Dh\u0101turv\u0101da), <\/em>al contrario dell\u2019alchimia buddhista nota come <em>Ras\u0101yana<\/em> (letteralmente, \u201c<em>la via del rasa <\/em>o <em>delle essenze\u201d)<\/em><a id=\"_ftnref5\" href=\"#_ftn5\">[5]<\/a>. La differenza fondamentale tra l\u2019alchimia ind\u00f9 e quella buddhista risiede nel maggior risalto dato da quest\u2019ultima ai procedimenti interni yogici rispetto a quelli esterni e \u201cchimici\u201d<a id=\"_ftnref6\" href=\"#_ftn6\">[6]<\/a>. Nell\u2019alchimia buddhista, la prolongevit\u00e0, assicurata dalle sostanze chimiche, \u00e8 soltanto un mero mezzo per realizzare la <em>Bodhi<\/em>, lo stadio dell\u2019Illuminazione.<\/p>\n\n\n\n<p id=\"7\">La \u201cchimica\u201d induista e quella yogica buddhista, tuttavia, condividono molte tecniche e trovano il loro perfezionamento nei veicoli tantrici <em>N\u0101th, Siddha, Sahajiy\u0101 <\/em>e <em>Vajiray\u0101na. <\/em>La ricerca cinese dell\u2019immortalit\u00e0 fisica, invece, passa attraverso la formazione di un corpo incorruttibile, in grado di salvaguardare dalla migrazione ultraterrena le anime <em>yang hun <\/em>e <em>yin p\u2019o<\/em>. Mentre in India la ricerca dell\u2019immortalit\u00e0 si incentrava sulla conoscenza delle piante officinali e dell\u2019antica erboristeria, in Cina era la fabbricazione dell\u2019oro potabile a perpetuare il mito dell\u2019eterna giovinezza<a href=\"#_ftn7\" id=\"_ftnref7\">[7]<\/a>. Nell\u2019alchimia occidentale, la ricerca della prolongevit\u00e0 si svilupp\u00f2 soltanto dal Medioevo<a href=\"#_ftn8\" id=\"_ftnref8\">[8]<\/a>.<\/p>\n\n\n\n<p>Il mito alchemico dell\u2019immortalit\u00e0 si fondava sull\u2019archetipo della Madre Terra dispensatrice di doni sublimi, a beneficio di chi sapeva carpirne gli arcani linguaggi: la stessa epopea di Gilgamesh, alla ricerca dell\u2019erba <em>moly, <\/em>testimonia la possibilit\u00e0 che nel grembo della Natura si celi la salvezza dalla morte fisica. In questo quadro ideologico, strutturalmente dualistico, non poteva certo attecchire, prima del Medioevo, l\u2019archetipo della Madre Terra e della Natura come riflesso speculare del mondo divino.<\/p>\n\n\n\n<p id=\"9\">Il recupero dell\u2019idea della prolongevit\u00e0 fu possibile, per l\u2019Occidente, soltanto in seguito all\u2019incontro con la cultura islamica<a href=\"#_ftn9\" id=\"_ftnref9\">[9]<\/a>, anche se la vera e propria dottrina originaria dovette essere riplasmata in funzione delle convinzioni teologiche cristiane, renitenti ad ammettere la possibilit\u00e0 di sfuggire alla morte e, dunque, al giudizio oltremondano. Per questo, gli alchimisti occidentali sono sempre stati maggiormente interessati alla trasmutazione dei metalli in oro.<\/p>\n\n\n\n<p id=\"10\">D\u2019altro canto, presso molte culture tradizionaliste assume una certa importanza l\u2019idea che l\u2019alchimia sia in qualche maniera riconducibile ad una pratica ostetrica<a href=\"#_ftn10\" id=\"_ftnref10\">[10]<\/a>.<\/p>\n\n\n\n<p>La Madre Terra \u2013 venerata essenzialmente nelle civilt\u00e0 che hanno conosciuto la coltivazione dei cereali \u2013 partorisce dal proprio grembo l\u2019oro, qualora non la si ostacoli o disturbi: caso quest\u2019ultimo, in cui si trova costretta ad abortire altre variet\u00e0 di metalli impuri, mentre soltanto l\u2019oro \u00e8 da considerare come il figlio legittimo della Madre Terra. In questa chiave di lettura, l\u2019alchimista deve completare l\u2019azione interrotta della Natura.<\/p>\n\n\n\n<p id=\"11\">Nell\u2019<em>Alchimist <\/em>(1610) di Ben Jonson<a href=\"#_ftn11\" id=\"_ftnref11\">[11]<\/a> \u00e8 espressa chiaramente l\u2019identificazione dell\u2019alchimista con l\u2019ostetrico. Per Simone da Colonia<a href=\"#_ftn12\" id=\"_ftnref12\">[12]<\/a> la <em>trasmutazione\/parto<\/em> della Natura deve essere aiutata da uno specifico <em>elixir<\/em>, il quale versato sui metalli imperfetti, conduce alla loro completa raffinazione e perfezione<a href=\"#_ftn13\" id=\"_ftnref13\">[13]<\/a>.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"14\" id=\"14\">Del resto, la formazione del <em>lapis philosophorum <\/em>o <em>elixir <\/em>(il termine \u201c<em>elixir<\/em>\u201dderiva dall\u2019arabo, e a sua volta trasforma un vocabolo greco: <em>\u201cel\u201d <\/em>corrisponde all\u2019articolo arabo \u201c<em>a<\/em>l\u201d, mentre \u201c<em>iksir<\/em>\u201d \u00e8 un\u2019arabizzazione del greco \u201c<em>xerion\u201d, <\/em>cio\u00e8 \u201c<em>qualcosa di secco<\/em>\u201d<em>, <\/em>\u201c<em>polvere secca<\/em>\u201d<em>,<\/em> ecc.) era tutt\u2019altro che semplice. Thomas Norton<a href=\"#_ftn14\" id=\"_ftnref14\">[14]<\/a>, un alchimista inglese del XV secolo, nel suo <em>Ordinall of Alchemy <\/em>descrive le difficolt\u00e0 \u2013 e la conseguente frustrazione intrinseca \u2013 alla ricerca. \u00c8 molto probabile, naturalmente, che anche il <em>Lapis Philosophorum<\/em> non fosse altro che una trasposizione allegorica della trasformazione interiore realizzata dall\u2019adepto; tuttavia essa era anche qualcosa di pi\u00f9 di una metafora. Al contrario, essa costituiva l\u2019oggetto di un\u2019accanita ricerca sperimentale condotta all\u2019interno dei laboratori alchemici. La sua realizzazione era assicurata dal conseguimento e dal superamento di quello stadio, indicato dagli alchimisti, come fase \u201c<em>rossa<\/em>\u201d, preceduto in ordine decrescente da una fase \u201c<em>bianca<\/em>\u201d e da una \u201c<em>nera<\/em>\u201d. Quest\u2019ultima deve essere intesa come una sorta di \u201cmorte profana\u201d o \u201cdiscesa agli inferi\u201d, o anche nel \u201cventre di un mostro marino\u201d. La fase \u201c<em>bianca<\/em>\u201d, invece, segna il momento della rigenerazione mistica, della rinascita iniziatica. L\u2019ultimo stadio, la fase \u201c<em>rossa<\/em>\u201d \u00e8 destinata a pochi e indica la realizzazione <em>dell\u2019opus<\/em>.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"15\" id=\"15\">La trasmutazione, infatti, per gli alchimisti doveva avvenire gradualmente attraverso tre passaggi, simboleggiati dai tre colori sopra indicati. L\u2019inizio della ricerca era contrassegnata dalla fase \u201cnera\u201d (<em>nigredo<\/em>), durante la quale si credeva di uccidere le sostanze deposte nei recipienti, procedimento corrispondente alla calcinazione in cui si cercava di ottenere l\u2019ossidazione delle stesse. Il procedimento dell\u2019ossidazione faceva assumere alle sostanze, appunto, un colorito nerastro, simbolicamente associato dagli alchimisti alla \u201cmorte\u201d, alla \u201cputrefazione\u201d o alla \u201cbara\u201d. Successivamente, si procedeva alla purificazione della sostanza cos\u00ec ottenuta \u2013 mediante la distillazione, la filtrazione e la decantazione \u2013 fase denominata \u201cbianca\u201d (<em>albedo). <\/em>La fase \u201crossa\u201d (<em>rubedo) <\/em>indicava l\u2019ottenimento della pietra filosofale.<a href=\"#_ftn15\" id=\"_ftnref15\">[15]<\/a><\/p>\n\n\n\n<p class=\"16\" id=\"16\">Il numero delle operazioni necessarie al processo completo dei tre stadi era oggetto d\u2019accese discussioni da parte degli alchimisti rinascimentali, sovente incapaci di elaborare una metodologia comune. Un alchimista come Daniel Stolcius<a href=\"#_ftn16\" id=\"_ftnref16\">[16]<\/a> prescriveva undici operazioni chimiche; altri, dodici come George Ripley<a href=\"#_ftn17\" id=\"_ftnref17\">[17]<\/a> o sette come Salomon Trismosin<a href=\"#_ftn18\" id=\"_ftnref18\">[18]<\/a>. Sinteticamente, si pu\u00f2 ritenere la <em>calcinazione<\/em>, o <em>coagulazione<\/em> come una sorta di \u201cputrefazione\u201d della materia, mentre il recipiente usato nell\u2019operazione assurge al ruolo di \u201cbara\u201d: la dissoluzione equivale, perci\u00f2, ad una \u201cpurificazione\u201d. La fermentazione\u2013moltiplicazione\u2013proiezione rende la pietra simile ad un lievito in grado di trasmutare le sostanze cosparse. Uno dei grandi problemi dell\u2019alchimia operativa era quello di ottenere una corretta regolazione del fuoco, giacch\u00e9 nel XVIII secolo non esisteva ancora il termometro: secondo Norton, all\u2019alchimista che otteneva il giusto dosaggio, spettava il titolo di \u201cperfetto maestro\u201d.<a href=\"#_ftn19\" id=\"_ftnref19\">[19]<\/a> Ovviamente, la trasmissione degli insegnamenti avveniva segretamente da maestro ad allievo ed anche il contenuto dei testi era velato da una scrittura segreta e criptica. L\u2019oscurit\u00e0 dei testi alchemici \u2013 un continuo intreccio di metafore e rimandi simbolici \u2013 era dovuto al palese tentativo di scongiurare le inquisizioni della Chiesa; ma anche al timore degli alchimisti di essere fatti prigionieri da parte di avventurieri e sovrani, che avrebbero potuto estorcere i segreti alchemici con la forza. Un ulteriore motivo della difficolt\u00e0 dei testi alchemici \u00e8 che essi rientrano in quelle tradizioni esoteriche che devono presentarsi con un linguaggio cifrato (si veda il caso della magia):gli ermeneuti del tempo, privi di sofisticati strumenti esegetici, si trovarono in,difficolt\u00e0 nelle traduzioni, per cui decisero, nella maggior parte dei casi, di lasciare nella forma originaria ci\u00f2 che non poteva essere reso in modo efficace.<\/p>\n\n\n\n<p id=\"20\">In ogni caso, l\u2019alchimia, come dottrina iniziatica, conserva sempre il suo carattere di segretezza, a tutte le latitudini. Una leggenda tramanda di come il pi\u00f9 antico testo ellenistico <em>Physik\u0113 kai mystik\u0113 <\/em>(200 a.C.) fosse stato nascosto nella colonna di un tempio egizio<a id=\"_ftnref20\" href=\"#_ftn20\">[20]<\/a>. Nella tradizione brahmanica, \u015aiva si rifiuta di rivelare il segreto dell\u2019alchimia addirittura ad una dea<a id=\"_ftnref21\" href=\"#_ftn21\">[21]<\/a>; mentre il pi\u00f9 antico alchimista cinese Ko Hung (260\u2013340 d.C.) ricorda come la segretezza sia essenziale per le \u201cricette\u201d<a id=\"_ftnref22\" href=\"#_ftn22\">[22]<\/a>. Nel <em>Rosarium philosophorum <\/em>si avverte il lettore che questa conoscenza deve essere trasmessa per \u201cvia mistica\u201d come le poesie e le fiabe. Una volta bevuto l\u2019<em>elixir <\/em>che rende immortali (<em>hsien<\/em>), l\u2019adepto \u2013 secondo Ko Hung \u2013 deve continuare a mescolarsi con i mortali, evitando di rivelare il proprio segreto<a id=\"_ftnref23\" href=\"#_ftn23\">[23]<\/a>. L\u2019appello al segreto, del resto, porta con s\u00e9 la necessit\u00e0 di richiamarsi ad un linguaggio molto allegorico; quindi, molte pratiche \u201coperative\u201d non sarebbero altro che metafore del cambiamento interiore e spirituale dell\u2019alchimista: metafore proibite, attraverso le quali potenziare l\u2019autocoscienza e la coscienza spirituale dell\u2019iniziato.<\/p>\n\n\n\n<hr class=\"wp-block-separator has-alpha-channel-opacity\"\/>\n\n\n\n<p id=\"_ftn1\"><a id=\"_ftn1\" href=\"#_ftnref1\">[1]<\/a> Cfr.<strong> Heidegger<\/strong>, <em>Nietzsche, <\/em>p. 809 \u2013911. <a href=\"#1\">^<\/a><\/p>\n\n\n\n<p id=\"_ftn2\"><a id=\"_ftn2\" href=\"#_ftnref2\">[2]<\/a> Cfr. <strong>Keynes<\/strong>, \u00ab<em>Newton the man<\/em>\u00bb, <em>Royal Society, Newton Tercentenary Celebrations<\/em>, p. 27 \u201334. <a href=\"#2\">^<\/a><\/p>\n\n\n\n<p id=\"_ftn3\"><a id=\"_ftn3\" href=\"#_ftnref3\">[3]<\/a> Cfr. <strong>Eliade<\/strong>, <em>Panoramica generale sull\u2019alchimia<\/em>, in<em> Enciclopedia delle religioni<\/em>, vol. 1, p. 25. <a href=\"#3\">^<\/a><\/p>\n\n\n\n<p id=\"_ftn4\"><a id=\"_ftn4\" href=\"#_ftnref4\">[4]<\/a> Cfr. <strong>White<\/strong>, <em>Alchimia indiana<\/em> in<em> Enciclopedia delle religioni<\/em>, vol. 1, p. 33. <a href=\"#3\">^<\/a><\/p>\n\n\n\n<p id=\"_ftn5\"><a id=\"_ftn5\" href=\"#_ftnref5\">[5]<\/a> Cfr. <strong>White<\/strong>, <em>Alchimia indiana<\/em> in<em> Enciclopedia delle religioni<\/em>, vol. 1, p. 33. <a href=\"#3\">^<\/a><\/p>\n\n\n\n<p id=\"_ftn6\"><a id=\"_ftn6\" href=\"#_ftnref6\">[6]<\/a> Cfr. <strong>White<\/strong>, <em>Alchimia indiana<\/em> in<em> Enciclopedia delle religioni<\/em>, vol. 1, p. 33. <a href=\"#3\">^<\/a><\/p>\n\n\n\n<p id=\"_ftn7\"><a id=\"_ftn7\" href=\"#_ftnref7\">[7]<\/a> Cfr. <strong>Pereira<\/strong>, <em>Arcana Sapienza,<\/em> p. 25. <a href=\"#7\">^<\/a><\/p>\n\n\n\n<p id=\"_ftn8\"><a id=\"_ftn8\" href=\"#_ftnref8\">[8]<\/a> Cfr. <strong>Pereira<\/strong>, <em>Arcana Sapienza,<\/em> p. 25. <a href=\"#7\">^<\/a><\/p>\n\n\n\n<p id=\"_ftn9\"><a id=\"_ftn9\" href=\"#_ftnref9\">[9]<\/a> Cfr. <strong>Coudert<\/strong><em>, Elisir <\/em>in <em>Enciclopedia delle religioni<\/em>, vol. 2, p. 202: \u00ab\u2026<em>l\u2019idea di un elisir alchemico giunse in occidente dall\u2019Islam agli albori del Medioevo. Ma la distinzione cristiana tra materia e spirito, e l\u2019insistenza sulla vita a venire resero pi\u00f9 difficile per gli alchimisti occidentali la concezione di immortalit\u00e0 in questo mondo<\/em>\u00bb. <a href=\"#9\">^<\/a><\/p>\n\n\n\n<p id=\"_ftn10\"><a id=\"_ftn10\" href=\"#_ftnref10\">[10]<\/a> Cfr. <strong>Eliade<\/strong>, <em>Panoramica generale sull\u2019alchimia<\/em>, in<em> Enciclopedia delle religioni<\/em>, vol. 1, p. 26. <a href=\"#10\">^<\/a><\/p>\n\n\n\n<p id=\"_ftn11\"><a id=\"_ftn11\" href=\"#_ftnref11\">[11]<\/a> Cfr. <strong>Eliade<\/strong>, <em>Panoramica generale sull\u2019alchimia<\/em>, in<em> Enciclopedia delle religioni<\/em>, vol. 1, p. 26. <a href=\"#11\">^<\/a><\/p>\n\n\n\n<p id=\"_ftn12\"><a id=\"_ftn12\" href=\"#_ftnref12\">[12]<\/a> Cfr. <strong>Eliade<\/strong>, <em>Panoramica generale sull\u2019alchimia<\/em>, in<em> Enciclopedia delle religioni<\/em>, vol. 1, p. 26. <a href=\"#11\">^<\/a><\/p>\n\n\n\n<p id=\"_ftn13\"><a id=\"_ftn13\" href=\"#_ftnref13\">[13]<\/a> Cfr. <strong>Eliade<\/strong>, <em>Arti del metallo e alchimia, <\/em>p. 147. <a href=\"#11\">^<\/a><\/p>\n\n\n\n<p id=\"_ftn14\"><a id=\"_ftn14\" href=\"#_ftnref14\">[14]<\/a> Cfr. <strong>Coudert<\/strong>,<em> Alchimia rinascimentale, in Enciclopedia delle religioni<\/em>, vol. 1, p. 42. <a href=\"#14\">^<\/a><\/p>\n\n\n\n<p id=\"_ftn15\"><a id=\"_ftn15\" href=\"#_ftnref15\">[15]<\/a> Cfr. <strong>Coudert<\/strong>, <em>Alchimia rinascimentale, in Enciclopedia delle religioni<\/em>, vol. 1, p. 42. <a href=\"#15\">^<\/a><\/p>\n\n\n\n<p id=\"_ftn16\"><a id=\"_ftn16\" href=\"#_ftnref16\">[16]<\/a> Cfr. <strong>Coudert<\/strong>, <em>Alchimia rinascimentale, in Enciclopedia delle religioni<\/em>, vol. 1, p. 42. <a href=\"#16\">^<\/a><\/p>\n\n\n\n<p id=\"_ftn17\"><a id=\"_ftn17\" href=\"#_ftnref17\">[17]<\/a> Cfr. <strong>Coudert<\/strong>, <em>Alchimia rinascimentale, in Enciclopedia delle religioni<\/em>, vol. 1, p. 42. <a href=\"#16\">^<\/a><\/p>\n\n\n\n<p id=\"_ftn18\"><a id=\"_ftn18\" href=\"#_ftnref18\">[18]<\/a> Cfr. <strong>Coudert, <\/strong><em>Alchimia rinascimentale, in Enciclopedia delle religioni<\/em>, vol. 1, p. 42. <a href=\"#16\">^<\/a><\/p>\n\n\n\n<p id=\"_ftn19\"><a id=\"_ftn19\" href=\"#_ftnref19\">[19]<\/a> Cfr. <strong>Coudert<\/strong>, <em>Alchimia rinascimentale, in Enciclopedia delle religioni<\/em>, vol. 1, p. 43. <a href=\"#16\">^<\/a><\/p>\n\n\n\n<p id=\"_ftn20\"><a id=\"_ftn20\" href=\"#_ftnref20\">[20]<\/a> Cfr. <strong>Eliade<\/strong>,<em> Panoramica generale sull\u2019alchimia<\/em>, <em>in Enciclopedia delle religioni<\/em>, vol. 1, p. 25. <a href=\"#20\">^<\/a><\/p>\n\n\n\n<p id=\"_ftn21\"><a id=\"_ftn21\" href=\"#_ftnref21\">[21]<\/a> Cfr. <strong>Eliade<\/strong>, <em>Panoramica generale sull\u2019alchimia<\/em>, <em>in Enciclopedia delle religioni<\/em>, vol. 1, p. 25. <a href=\"#20\">^<\/a><\/p>\n\n\n\n<p id=\"_ftn22\"><a id=\"_ftn22\" href=\"#_ftnref22\">[22]<\/a> Cfr. <strong>Eliade<\/strong>, <em>Panoramica generale sull\u2019alchimia<\/em>, <em>in Enciclopedia delle religioni<\/em>, vol. 1, p. 25. <a href=\"#20\">^<\/a><\/p>\n\n\n\n<p id=\"_ftn23\"><a id=\"_ftn23\" href=\"#_ftnref23\">[23]<\/a> Cfr. <strong>Eliade<\/strong>, <em>Arti del metallo e alchimia, <\/em>p. 100. <a href=\"#20\">^<\/a><\/p>\n\n\n\n<hr class=\"wp-block-separator has-alpha-channel-opacity\"\/>\n\n\n\n<h4 class=\"wp-block-heading\" id=\"p2\">2. Zosimo di Panopoli e le visioni del Peri aretes<\/h4>\n\n\n\n<p id=\"24\">Il testo principale di Zosimo prende l\u2019avvio da una breve riflessione sulle acque e sulla loro composizione<a href=\"#_ftn24\" id=\"_ftnref24\">[24]<\/a>, con cui egli descrive il processo di separazione e ricongiungimento tra spirito e corpo, tematiche peraltro ricorrenti nella tradizione alchemica ed ermetica<a href=\"#_ftn25\" id=\"_ftnref25\">[25]<\/a>. Nel racconto, Zosimo viene colto dal sonno ed inizia a sognare. Il protagonista si trova di fronte ad un altare a forma di coppa, al quale si accede mediante una scala di quindici scalini. Sull\u2019altare, ed ai piedi di esso, si trovano il sacrificante e la vittima designata che annuncia la discesa e la successiva risalita dei gradini di tenebra e luce: allegoria evidente del processo di progressivo perfezionamento spirituale, raggiungibile mediante la discesa <em>in interiora terrae<\/em><a href=\"#_ftn26\" id=\"_ftnref26\">[26]<\/a><em>,<\/em> ossiatramite l\u2019integrazione dell\u2019oscurit\u00e0 interiore nella coscienza e lo stato della \u201cmorte profana\u201d, la <em>nigredo <\/em>alchemica. Il sacrificato svela a Zosimo la sua identit\u00e0 \u2013 si chiama Ione \u2013 e rivela di essere stato assalito improvvisamente, smembrato ritualmente con una spada e bruciato: \u00e8 chiaro il richiamo allegorico al processo di lavorazione dei metalli.Ione si trasforma sotto lo sguardo di Zosimo in un omuncolo che divora e vomita le sue stesse carni, processo circolare che evoca il simbolo dell\u2019<em>ouroborus<\/em>, il serpente che si mangia la coda<a href=\"#_ftn27\" id=\"_ftnref27\">[27]<\/a>. Nel frattempo, Zosimo si sveglia e si riaddormenta di nuovo<a href=\"#_ftn28\" id=\"_ftnref28\">[28]<\/a>. Strani personaggi compaiono nel sogno: il barbiere, la folla, l\u2019uomo di rame, tutti intorno ad un altare, non pi\u00f9 luogo sacro dell\u2019iniziazione di Ione, ma ricettacolo dell\u2019acqua divina<a href=\"#_ftn29\" id=\"_ftnref29\">[29]<\/a>. Gli uomini-metallo s\u2019immergono e vengono cotti senza morire, altro richiamo evidente alla trasmutazione delle sostanze. Il barbiere simboleggia la capacit\u00e0 di purificare e trasformare, l\u2019uomo di rame \u00e8 la rappresentazione antropomorfica del metallo pi\u00f9 affine all\u2019oro<a href=\"#_ftn30\" id=\"_ftnref30\">[30]<\/a>; il barbiere svela a Zosimo che l\u2019uomo di rame \u00e8 al contempo il sacrificante ed il sacrificato, dunque l\u2019 uomo di rame, destinato a tramutarsi in oro, \u00e8 lo stesso Ione<a href=\"#_ftn31\" id=\"_ftnref31\">[31]<\/a>. Zosimo si sveglia di nuovo, s\u2019interroga sul sogno e comprende che la causa delle visioni \u00e8 l\u2019acqua divina. Zosimo riflette, adesso, sull\u2019importanza dell\u2019armonia della separazione e della congiunzione di tutte le cose che \u2013 attraverso il metodo quantitativo naturale \u2013 diventano natura. A questo punto, Zosimo si rivolge ad un interlocutore immaginario e lo esorta a ergere un tempio, formato di una sola pietra, ma, al contempo, senza inizio e senza fine<a href=\"#_ftn32\" id=\"_ftnref32\">[32]<\/a>. L\u2019accesso al tempio \u00e8 custodito da un serpente che dovr\u00e0 essere scuoiato e trasformato in uno scalino: all\u2019interno si trova una sorgente di acqua purissima, mentre l\u2019uomo di rame che raccoglier\u00e0 un oggetto misterioso, diventer\u00e0 dapprima d\u2019argento e poi d\u2019oro<a href=\"#_ftn33\" id=\"_ftnref33\">[33]<\/a>. La prima parte del trattato si avvia a conclusione con una domanda sul \u00ab<em>che cos\u2019\u00e8 della natura trionfante sulle nature<\/em>\u00bb, cui seguono delle riflessioni su quello che Tonelli chiama la \u201c<em>maschera del tutto<\/em>\u201d<a href=\"#_ftn34\" id=\"_ftnref34\">[34]<\/a><em>.<\/em><\/p>\n\n\n\n<p id=\"35\">La prima parte si chiude con una curiosa affermazione di Zosimo, sul carattere istrionico della natura, che, in quanto \u00ab<em>imita colui che parla la lingua ebraica<\/em>\u00bb, fa giustizia a se stessa e diventa pi\u00f9 leggera, mescolando le proprie membra<a href=\"#_ftn35\" id=\"_ftnref35\">[35]<\/a>. Secondo Tonelli il passo potrebbe alludere sia al processo alchemico di assimilazione, evaporazione e dissoluzione della materia, sia all\u2019autosacrificio della <em>natura naturata \u2013 <\/em>che attraverso un rimescolamento delle proprie membra \u2013 ritorna all\u2019essenza originaria, al pneuma, diventando \u00ab<em>pi\u00f9 leggera di se stessa<\/em><a href=\"#_ftn36\" id=\"_ftnref36\">[36]<\/a>\u00bb.<\/p>\n\n\n\n<p id=\"37\">La seconda parte del <em>Peri aretes<\/em> si apre con una salita, che si dipana attraverso sette gradi<a href=\"#_ftn37\" id=\"_ftnref37\">[37]<\/a>. Zosimo incontra ancora un barbiere, vestito di un manto rosso regale<a href=\"#_ftn38\" id=\"_ftnref38\">[38]<\/a>: in realt\u00e0, si tratta dell\u2019uomo di rame, che nella visione precedente vigilava sulla cottura degli altri uomini-metallo. Successivamente, Zosimo incontra un vecchio vestito di una tunica bianchissima e splendente: il suo nome \u00e8 Agatod\u00e8mone<a href=\"#_ftn39\" id=\"_ftnref39\">[39]<\/a>. Secondo Tonelli, Agatod\u00e8mone incarna una funzione profetica, una guida spirituale in grado di condurre Zosimo attraverso i misteri della trasmutazione dei metalli; inoltre, \u00e8 un altro evidente simbolo dell\u2019<em>ouroborus<\/em>, perch\u00e9 si getta tra le fiamme, riproducendo, cos\u00ec, la circolarit\u00e0 della conoscenza alchemica<a href=\"#_ftn40\" id=\"_ftnref40\">[40]<\/a>. Agatod\u00e8mone prima dell\u2019autosacrificio rivela a Zosimo di essere l\u2019uomo di piombo<a href=\"#_ftn41\" id=\"_ftnref41\">[41]<\/a>.<\/p>\n\n\n\n<p id=\"42\">Nella terza parte del trattato, Zosimo \u2013 che sta di nuovo sognando \u2013 incontra un sacerdote, ancora di bianco vestito, che si proclama \u00ab<em>sacerdote del pi\u00f9 intimo santuario. Vuole trasformare i corpi in sangue, rendere gli occhi veggenti e resuscitare i morti\u00bb<\/em><a href=\"#_ftn42\" id=\"_ftnref42\">[42]<\/a><em>. <\/em>Zosimo, presumibilmente dopo essersi svegliato, si riaddormenta di nuovo e vede arrivare da Oriente una figura, con una spada in pugno. Dietro quest\u2019ultima, compaiono altri due personaggi: l\u2019ultimo, ancora vestito di bianco, \u00e8 legato e si chiama \u00ab<em>Culminazione del Sole<\/em>\u00bb<a href=\"#_ftn43\" id=\"_ftnref43\">[43]<\/a>. Egli sar\u00e0 decapitato, squartato, e i suoi muscoli saranno separati dalle parti grasse e cotti nel fuoco<a href=\"#_ftn44\" id=\"_ftnref44\">[44]<\/a>: Zosimo comprende che quest\u2019ultima visione rappresenta, ancora una volta, una metafora del processo di lavorazione dei metalli. Per Tonelli, un\u2019altra figura \u00ab<em>ouroborica\u00bb<\/em> , alla pari di Ione, dell\u2019uomo di rame e di Agatod\u00e8mone.<a href=\"#_ftn45\" id=\"_ftnref45\">[45]<\/a><\/p>\n\n\n\n<p id=\"46\">Il sogno si conclude con la proclamazione, da parte della figura che impugna la spada, dell\u2019avvenuta ascesa per sette gradi<a id=\"_ftnref46\" href=\"#_ftn46\">[46]<\/a>, mentre l\u2019altro personaggio proclama il compimento dell\u2019arte<a id=\"_ftnref47\" href=\"#_ftn47\">[47]<\/a>. Contemporaneamente, le fonti iniziano ad irrigare il terreno umido<a id=\"_ftnref48\" href=\"#_ftn48\">[48]<\/a>.<\/p>\n\n\n\n<hr class=\"wp-block-separator has-alpha-channel-opacity\"\/>\n\n\n\n<p id=\"_ftn24\"><a id=\"_ftn24\" href=\"#_ftnref24\">[24]<\/a> Cfr. <strong>Zosimo di Panopoli<\/strong>, <em>Visioni e risvegli, <\/em>a cura di A. Tonelli, p. 58: \u00ab&#8230;<em>la \u201ccomposizione delle acque\u201d era il nome di una tecnica ben nota agli alchimisti, che si basava sulla dissoluzione degli elementi (solve, separatio) e la loro riduzione a uno stato amorfo; qui \u00e8 il nome che Zosimo attribuisce a un\u2019esperienza di iniziazione che si attua attraverso il sacrificio di se stessi (nel seguito del testo viene disvelata a pi\u00f9 riprese l\u2019identit\u00e0 di sacrificante sacrificato) e implica una trasformazione<\/em>\u00bb. Cfr. <strong>Mertens<\/strong>, <em>Les alchimistes grecs, <\/em>tome IV, 1\u00b0 parte, p. 34. <a href=\"#24\">^<\/a><\/p>\n\n\n\n<p id=\"_ftn25\"><a id=\"_ftn25\" href=\"#_ftnref25\">[25]<\/a> Cfr. <strong>Zosimo di Panopoli<\/strong>, <em>Visioni e risvegli, <\/em>a cura di A. Tonelli, p. 53. <a href=\"#24\">^<\/a><\/p>\n\n\n\n<p id=\"_ftn26\"><a id=\"_ftn26\" href=\"#_ftnref26\">[26]<\/a> Cfr. <strong>Zosimo di Panopoli<\/strong>, <em>Visioni e risvegli, <\/em>a cura di A. Tonelli, p. 57 e p. 95. Cfr. <strong>Mertens<\/strong>, <em>Les alchimistes grecs, <\/em>tome IV, 1\u00b0 parte, p. 35. <a href=\"#24\">^<\/a><\/p>\n\n\n\n<p id=\"_ftn27\"><a id=\"_ftn27\" href=\"#_ftnref27\">[27]<\/a> Cfr. <strong>Zosimo di Panopoli<\/strong>, <em>Visioni e risvegli, <\/em>a cura di A. Tonelli, p. 61.\u00ab<em>L\u2019Omuncolo \u2013 Ouroborus \u00e8 immagine icastica dell\u2019energia \u2013 \u03a6\u03cd\u03c3\u03b9\u03c2 che circola inesausta in ogni cosa e alla radice di ogni cosa, con ritmo alterno di morte e rigenerazione<\/em>\u00bb. <a href=\"#24\">^<\/a><\/p>\n\n\n\n<p id=\"_ftn28\"><a id=\"_ftn28\" href=\"#_ftnref28\">[28]<\/a> Come ricorda Mertens, le tre \u201cVisioni\u201d di Zosimo, composte da cinque sogni successivi ed intervallati da brevi periodi di veglia o semiveglia, non trovano molti precedenti nella storia della letteratura, ad eccezione di Descartes, che nel novembre 1619, fece tre sogni quasi simultanei. Cfr. <strong>Mertens<\/strong>, <em>Les alchimistes grecs, <\/em>tome IV, 1\u00b0 parte, p. 212. <a href=\"#24\">^<\/a><\/p>\n\n\n\n<p id=\"_ftn29\"><a id=\"_ftn29\" href=\"#_ftnref29\">[29]<\/a> Cfr. <strong>Zosimo di Panopoli<\/strong>, <em>Visioni e risvegli, <\/em>a cura di A. Tonelli, p. 63 e, p. 97. Cfr. <strong>Mertens<\/strong>, <em>Les alchimistes grecs, <\/em>tome IV, 1\u00b0 parte, p. 37. <a href=\"#24\">^<\/a><\/p>\n\n\n\n<p id=\"_ftn30\"><a id=\"_ftn30\" href=\"#_ftnref30\">[30]<\/a> Cfr. <strong>Zosimo di Panopoli<\/strong>, <em>Visioni e risvegli, <\/em>a cura di A. Tonelli, p. 64. <a href=\"#24\">^<\/a><\/p>\n\n\n\n<p id=\"_ftn31\"><a id=\"_ftn31\" href=\"#_ftnref31\">[31]<\/a> Cfr. <strong>Zosimo di Panopoli<\/strong>, <em>Visioni e risvegli, <\/em>a cura di A. Tonelli, p. 66, e p. 99. Cfr. <strong>Mertens<\/strong>, <em>Les alchimistes grecs, <\/em>tome IV, 1\u00b0 parte, p. 38. <a href=\"#24\">^<\/a><\/p>\n\n\n\n<p id=\"_ftn32\"><a id=\"_ftn32\" href=\"#_ftnref32\">[32]<\/a> Cfr. <strong>Zosimo di Panopoli<\/strong>, <em>Visioni e risvegli, <\/em>a cura di A. Tonelli, p. 72, e p. 101. Cfr. <strong>Mertens<\/strong>, <em>Les alchimistes grecs, <\/em>tome IV, 1\u00b0 parte, p. 39. <a href=\"#24\">^<\/a><\/p>\n\n\n\n<p id=\"_ftn33\"><a id=\"_ftn33\" href=\"#_ftnref33\">[33]<\/a> Cfr. <strong>Zosimo di Panopoli<\/strong>, <em>Visioni e risvegli, <\/em>a cura di A. Tonelli, p. 72, e p. 103. Cfr. <strong>Mertens<\/strong>, <em>Les alchimistes grecs, <\/em>tome IV, 1\u00b0 parte, p. 40. <a href=\"#24\">^<\/a><\/p>\n\n\n\n<p id=\"_ftn34\"><a id=\"_ftn34\" href=\"#_ftnref34\">[34]<\/a> \u00ab<em>diventando natura naturata, ordine composito di forme: il mondo visibile \u00e8 dunque falsa sembianza di un principio nascosto e inafferrabile<\/em>\u00bb Cfr. <strong>Zosimo di <\/strong>Panopoli, Visioni e risvegli, a cura di A. Tonelli, p. 77 e p. 103. Cfr. <strong>Mertens<\/strong>, <em>Les alchimistes grecs, <\/em>tome IV, 1\u00b0 parte, p. 40. <a href=\"#24\">^<\/a><\/p>\n\n\n\n<p id=\"_ftn35\"><a id=\"_ftn35\" href=\"#_ftnref35\">[35]<\/a> Cfr. <strong>Zosimo di Panopoli<\/strong>, <em>Visioni e risvegli, <\/em>a cura di A. Tonelli, p. 77, p. 103; Cfr. <strong>Mertens<\/strong>, <em>Les alchimistes grecs, <\/em>tome IV, 1\u00b0 parte, p. 41. <a href=\"#35\">^<\/a><\/p>\n\n\n\n<p id=\"_ftn36\"><a id=\"_ftn36\" href=\"#_ftnref36\">[36]<\/a> Cfr. <strong>Zosimo di Panopoli<\/strong>, <em>Visioni e risvegli, <\/em>a cura di A. Tonelli, p. 78. <a href=\"#35\">^<\/a><\/p>\n\n\n\n<p id=\"_ftn37\"><a id=\"_ftn37\" href=\"#_ftnref37\">[37]<\/a> Cfr. <strong>Zosimo di Panopoli<\/strong>, <em>Visioni e risvegli, <\/em>a cura di A. Tonelli, p. 105; Cfr. <strong>Mertens<\/strong>, <em>Les alchimistes grecs, <\/em>tome IV, 1\u00b0 parte, p. 43. <a href=\"#37\">^<\/a><\/p>\n\n\n\n<p id=\"_ftn38\"><a id=\"_ftn38\" href=\"#_ftnref38\">[38]<\/a> Cfr. <strong>Zosimo di Panopoli<\/strong>, <em>Visioni e risvegli, <\/em>a cura di A. Tonelli, p. 105. Cfr. <strong>Mertens<\/strong>, <em>Les alchimistes grecs, <\/em>tome IV, 1\u00b0 parte, p. 43. <a href=\"#37\">^<\/a><\/p>\n\n\n\n<p id=\"_ftn39\"><a id=\"_ftn39\" href=\"#_ftnref39\">[39]<\/a> Cfr. <strong>Zosimo di Panopoli<\/strong>, <em>Visioni e risvegli, <\/em>a cura di A. Tonelli, p. 107. Cfr. <strong>Mertens<\/strong>, <em>Les alchimistes grecs, <\/em>tome IV, 1\u00b0 parte, p. 44. <a href=\"#37\">^<\/a><\/p>\n\n\n\n<p id=\"_ftn40\"><a id=\"_ftn40\" href=\"#_ftnref40\">[40]<\/a> Cfr. <strong>Zosimo di Panopoli<\/strong>, <em>Visioni e risvegli, <\/em>a cura di A. Tonelli, p. 84 \u201385 e p.107. <a href=\"#37\">^<\/a><\/p>\n\n\n\n<p id=\"_ftn41\"><a id=\"_ftn41\" href=\"#_ftnref41\">[41]<\/a> Cfr. <strong>Zosimo di Panopoli<\/strong>, <em>Visioni e risvegli, <\/em>a cura di A. Tonelli, p. 109. <a href=\"#37\">^<\/a><\/p>\n\n\n\n<p id=\"_ftn42\"><a id=\"_ftn42\" href=\"#_ftnref42\">[42]<\/a> Cfr. <strong>Zosimo di Panopoli<\/strong>, <em>Visioni e risvegli, <\/em>a cura di A. Tonelli, p. 109. Cfr. <strong>Mertens<\/strong>, <em>Les alchimistes grecs, <\/em>tome IV, 1\u00b0 parte, p. 46. <a href=\"#42\">^<\/a><\/p>\n\n\n\n<p id=\"_ftn43\"><a id=\"_ftn43\" href=\"#_ftnref43\">[43]<\/a> Cfr. <strong>Zosimo di Panopoli<\/strong>, <em>Visioni e risvegli, <\/em>a cura di A. Tonelli, p. 109. Cfr. <strong>Mertens<\/strong>, <em>Les alchimistes grecs, <\/em>tome IV, 1\u00b0 parte, p. 47. <a href=\"#42\">^<\/a><\/p>\n\n\n\n<p id=\"_ftn44\"><a id=\"_ftn44\" href=\"#_ftnref44\">[44]<\/a> Cfr. <strong>Zosimo di Panopoli<\/strong>, <em>Visioni e risvegli, <\/em>a cura di A. Tonelli, p.111. Cfr. <strong>Mertens<\/strong>, <em>Les alchimistes grecs, <\/em>tome IV, 1\u00b0 parte, p. 47. <a href=\"#42\">^<\/a><\/p>\n\n\n\n<p id=\"_ftn45\"><a id=\"_ftn45\" href=\"#_ftnref45\">[45]<\/a> Cfr. <strong>Zosimo di Panopoli<\/strong>, <em>Visioni e risvegli, <\/em>a cura di A. Tonelli, p. 88. <a href=\"#42\">^<\/a><\/p>\n\n\n\n<p id=\"_ftn46\"><a id=\"_ftn46\" href=\"#_ftnref46\">[46]<\/a> Cfr. <strong>Zosimo di Panopoli<\/strong>, <em>Visioni e risvegli, <\/em>a cura di A. Tonelli, p. 111. Cfr. <strong>Mertens<\/strong>, <em>Les alchimistes grecs, <\/em>tome IV, 1\u00b0 parte, p. 47. <a href=\"#46\">^<\/a><\/p>\n\n\n\n<p id=\"_ftn47\"><a id=\"_ftn47\" href=\"#_ftnref47\">[47]<\/a> Cfr. <strong>Zosimo di Panopoli<\/strong>, <em>Visioni e risvegli, <\/em>a cura di A. Tonelli, p. 111. Cfr. <strong>Mertens<\/strong>, <em>Les alchimistes grecs, <\/em>tome IV, 1\u00b0 parte, p. 47. <a href=\"#46\">^<\/a><\/p>\n\n\n\n<p id=\"_ftn48\"><a id=\"_ftn48\" href=\"#_ftnref48\">[48]<\/a> Cfr. <strong>Zosimo di Panopoli<\/strong>, <em>Visioni e risvegli, <\/em>a cura di A. Tonelli, p.111. Cfr. <strong>Mertens<\/strong>, <em>Les alchimistes grecs, <\/em>tome IV, 1\u00b0 parte, p. 47. <a href=\"#46\">^<\/a><\/p>\n\n\n\n<hr class=\"wp-block-separator has-alpha-channel-opacity\"\/>\n\n\n\n<h4 class=\"wp-block-heading\" id=\"p3\">3. Jung, studioso di dottrine esoteriche e della tradizione alchemica<\/h4>\n\n\n\n<p id=\"49\">Jung \u00e8 consapevole che \u00ab<em>la psicologia potr\u00e0 pure spogliare l\u2019alchimia dei suoi misteri, senza per\u00f2 riuscire a svelare il mistero dei misteri<\/em>\u00bb<a href=\"#_ftn49\" id=\"_ftnref49\">[49]<\/a>. L\u2019alchimia \u00e8 una tradizione storicamente determinata che non pu\u00f2 essere considerata come mera produzione onirico-simbolica. Il \u201cmistero dei misteri\u201d, di cui scrive Jung, non concerne la concreta esistenza storica di un insieme di pratiche alchemiche perseguite nei secoli e nei diversi contesti culturali, quanto piuttosto il fondamento di questo sapere, ossia la relazione tra spirito e materia. Lo psicologo svizzero intravedeva nell\u2019alchimia un campo del sapere arcaico, inesplorato dalla scienza sperimentale, sul quale fondare le proprie teorie attraverso lo studio dei processi psichici d\u2019integrazione: lo stesso Jung rivela come fosse stato un sogno rivelatore ad indirizzarlo verso l\u2019alchimia.<\/p>\n\n\n\n<p>L\u2019alchimia, per Jung, sarebbe una sorta di antica \u201ctecnica dell\u2019anima\u201d, in grado di realizzare \u2013 mediante l\u2019apparato simbolico \u2013 il S\u00e9, il <em>principium individuationis, <\/em>strutturato attraverso l\u2019esplorazione integrativa dell\u2019Io nell\u2019inconscio. Tramite questa chiave interpretativa acquista particolare rilevanza l\u2019immagine del laboratorio come metafora della personalit\u00e0, attraverso cui ottenere la trasmutazione (principio d\u2019individuazione) del metallo (Io) nell\u2019oro (S\u00e9). Le applicazioni alchemiche simboleggerebbero, ritualmente, il processo di perfezionamento interiore. Il lavoro dell\u2019alchimista non sarebbe altro che un\u2019allegoria inconscia del percorso di perfezionamento introspettivo: anche quando egli opera empiricamente, riproduce \u2013 consapevolmente o meno \u2013 la parabola del viaggio interiore del S\u00e9. In <em>Psicologia e Alchimia, <\/em>Jung estende la sua ermeneutica simbolistica all\u2019analisi della ricezione storica delle correnti alchemiche occidentali, allargando diacronicamente il campo di ricerca strutturale all\u2019esegesi testuale, mentrela materia \u00e8 identificata con il principio di ordine femminile che compendia sinteticamente la trinit\u00e0 cristiana, esprimendo cos\u00ec la reintegrazione dello spirito con il mondo materiale ed il negativo.<\/p>\n\n\n\n<p id=\"50\">Nel <em>Rosarium philosophorum<\/em><a href=\"#_ftn50\" id=\"_ftnref50\">[50]<\/a><em>, <\/em>ad essere evidenziate sono soprattutto le \u201cnozze chimiche\u201d del re e della regina, funzionali all\u2019analisi del fenomeno del transfert. \u00c8 proprio il quarto fattore dialettico, di contro all\u2019idealismo hegeliano, a garantire la riabilitazione della polarit\u00e0 femminile e del principio passivo, giacch\u00e9, \u00ab<em>il lavoro sulla materia riabilita simbolicamente la polarit\u00e0 femminile e oscura della realt\u00e0, quella che chiamiamo \u201cmale\u201d, che la teologia cristiana di Agostino, dopo la sconfitta dello gnosticismo e del manicheismo, aveva privato di realt\u00e0 ontologica<\/em>\u00bb<a href=\"#_ftn51\" id=\"_ftnref51\">[51]<\/a>.<\/p>\n\n\n\n<p id=\"52\">Jung dedica grande spazio agli scritti di Paracelso, allo \u201cspirito Mercurio\u201d ed al simbolismo dell\u2019albero. Ma \u00e8 soprattutto la figura di Zosimo di Panopoli (III\u2013IV d. C.), ad essere al centro dell\u2019interesse junghiano. Ad affascinare Jung, nei trattati di Zosimo, \u00e8 stato, probabilmente, l\u2019aspetto visionario dell\u2019opera, sono state le proiezioni oniriche sull\u2019oggettivit\u00e0 della materia, percepita dagli alchimisti come sostanzialit\u00e0 intrinseca e non come mera risultante delle dinamiche del processo inconscio d\u2019individuazione. Nel <em>Mysterium Coniunctionis, <\/em>l\u2019ultima opera prima della scomparsa<em>, <\/em>Jung sembra rendersi conto che l\u2019integrazione dialettica del quarto termine \u2013 la materia \u2013 nello schema trinitario divino, pur esprimendo simbolicamente la Totalit\u00e0, non la realizza concretamente, limitandosi ad indicarne la mera possibilit\u00e0. La concretizzazione del lavoro alchemico \u00e8 data soltanto dall\u2019unione effettiva, ossia spirituale, tra uomo e cosmo (<em>Unus Mundus, <\/em>secondo la terminologia dorniana<a href=\"#_ftn52\" id=\"_ftnref52\">[52]<\/a>). Alla fine, dunque, Jung nel suo costruttivo approccio all\u2019alchimia, rinuncia ad oltrepassare il confine dottrinale tra la rassicurante riva dell\u2019interpretazione psicoanalitica e i turbinosi ed oscuri flussi carsici dell\u2019operativit\u00e0 iniziatica. A fronte della sterminata erudizione in materia, egli rimane uno psicologo, distante anni luce dai seguaci della neognosi contemporanea<a href=\"#_ftn53\" id=\"_ftnref53\">[53]<\/a>. Il compito di ampliare l\u2019orizzonte epistemologico delle ricerche junghiane sull\u2019alchimia \u00e8 stato raccolto da due continuatori della sua opera, Marie Luise von Franz<a href=\"#_ftn54\" id=\"_ftnref54\">[54]<\/a> e Robert Grinell<a href=\"#_ftn55\" id=\"_ftnref55\">[55]<\/a>. La prima collega le elaborazioni junghiane sulla <em>coniunctio <\/em>alchemica con la teoria della sincronicit\u00e0, riallacciandosi al lascito della classica dottrina esoterica del micro\u2013macrocosmo, ossia della dimensione antropocosmica del Tutto. Grinnell, dal canto suo, preferisce concentrarsi sulla rielaborazione \u201calchemica\u201d dei processi psicoidi, definiti come interazioni inscindibili di spirito e materia, escludendo del tutto la possibilit\u00e0 di una qualunque lettura unilaterale che prescinda dalla <em>coniunctio <\/em>dei due termini.<\/p>\n\n\n\n<p>Possiamo dunque sostenere come la scienza alchemica, nell\u2019opera dello psicologo svizzero, assurga a linguaggio privilegiato per esprimere una serie d\u2019interazioni fondamentali obliterate dal paradigma del dualismo cristiano e cartesiano, dominante nella civilt\u00e0 occidentale. L\u2019alchimia, secondo Jung, compensa, integra, ricongiunge la lacerante scissione del corpo dell\u2019uomo moderno con il Regno della Natura, riuscendo ad armonizzare nell\u2019Uno la dicotomia del soggetto e dell\u2019oggetto, dell\u2019osservatore e del fenomeno. Non siamo alla presenza di un controparadigma dunque: ma, piuttosto, di un tentativo di rettificare, con l\u2019armonia degli opposti, lo squilibrio ratiocentrico causa di tante nevrosi contemporanee.<\/p>\n\n\n\n<p id=\"56\">Jung, ha confessato di essersi sentito a lungo isolato, nella sua lunga attivit\u00e0 di ricerca. Di essere stato un solitario, perch\u00e9 interessato a cose \u00ab<em>che gli altri ignorano, e di solito preferiscono ignorare<\/em>\u00bb<a href=\"#_ftn56\" id=\"_ftnref56\">[56]<\/a>. Jung fu dapprima emarginato per il suo interessamento alle teorie freudiane e a quello strano metodo \u2013 la \u201cpsicoanalisi\u201d \u2013 che si proponeva di curare gli isterici con la terapia dell\u2019ascolto e prescindendo da terapie coatte. Ma il pensiero di Freud era troppo focalizzato sulla libido e sulla \u00ab<em>numinosit\u00e0<\/em>\u00bb del tema dell\u2019incesto \u2013 in altre parole, ratiocentrico e illuministico \u2013 per sfiorare nel profondo gli interessi culturali e speculativi dello psicologo di Basilea, da sempre stimolato da argomenti inerenti la dimensione sovrapersonale del simbolismo religioso e mitologico. Jung arriva presto a cogliere la valenza di strutture inconscie declinate nelle modalit\u00e0 di a-priori collettivi, definiti \u201carchetipi\u201d, minimizzati da Freud. Si consuma dunque la rottura con Freud ed inizia, per Jung, un nuovo periodo di disorientamento interiore ed isolamento. Tra il 1918 ed il 1926, Jung comincia ad interessarsi alle dottrine gnostiche, giudicandole, tuttavia, culturalmente troppo distanti dalla mentalit\u00e0 contemporanea. L\u2019incontro con l\u2019alchimia fornisce il \u201cponte\u201d del legame storico tra il passato stratificato nelle dottrine gnostiche e neoplatoniche ed il presente, costituito dalla moderna scienza dell\u2019inconscio<a href=\"#_ftn57\" id=\"_ftnref57\">[57]<\/a>. L\u2019alchimia fornisce a Jung le basi storiche su cui strutturare le proprie ipotesi di lavoro e le prefigurazioni letterarie dell\u2019esperienza interiore maturata durante la giovinezza e nel primo periodo freudiano. Nel 1928, Jung riceve dal grande sinologo tedesco Richard Wilhelm un testo di alchimia taoista, <em>Il segreto del fiore d\u2019oro<\/em><a href=\"#_ftn58\" id=\"_ftnref58\">[58]<\/a>, che dischiude a Jung nuovi orizzonti speculativi. In particolare, grazie alla lettura dei testi di alchimia, egli riesce a interpretare il significato di un sogno, in cui si trovava imprigionato nel XVII secolo. Lo psicologo svizzero sogna di trovarsi in guerra e di rientrare dalle prime linee sul carro di un contadino trainato da un cavallo. Successivamente, un castello compare all\u2019orizzonte, il carro entra all\u2019interno dal portone principale. All\u2019improvviso, tutti i portoni si rinchiudono ed il contadino esclama che lui e Jung sono prigionieri del XVII secolo<a href=\"#_ftn59\" id=\"_ftnref59\">[59]<\/a>.<\/p>\n\n\n\n<p id=\"60\">Jung coglie l\u2019evento come il segno della predestinazione personale allo studio sistematico ed esaustivo della letteratura alchemica. L\u2019alchimia diventa, per Jung, l\u2019equivalente storico della psicologia del profondo, grazie alla quale pu\u00f2 concepire l\u2019inconscio alla stregua di un processo individuale e collettivo di trasformazione che interagisce e si relaziona con la sfera cosciente, dinamica che prende il nome di <em>processo di individuazione<\/em><a href=\"#_ftn60\" id=\"_ftnref60\">[60]<\/a>; ma l\u2019alchimia fornisce allo psicologo svizzero le chiavi esegetiche per interpretare un universo di significati simbolici e immaginali. La figura di Paracelso, ad esempio, permette a Jung di esaminare il rapporto dell\u2019alchimia con la cultura religiosa del tempo. In <em>Psicologia e Alchimia<\/em>, Jung compara e mette in relazione simbolica Cristo al <em>lapis philosophorum<\/em>, la leggendaria pietra che gli alchimisti cercavano di produrre nei loro laboratori. Nel frattempo diversi sogni danno a Jung la prova di essere sulla strada giusta<a href=\"#_ftn61\" id=\"_ftnref61\">[61]<\/a>. Una notte, Jung, al risveglio, ha un\u2019allucinazione ipnopompica e visualizza un grande crocefisso verde-oro deposto ai piedi del letto. Lo psicologo svizzero interpreta il sogno come una visione alchemica di Cristo. Nell\u2019alchimia, l\u2019oro verde \u00e8 lo spirito dell\u2019universo, l\u2019A<em>nima Mundi, <\/em>l\u2019<em>Anthropos<\/em>, il <em>filius macrocosmi <\/em>che vivifica il mondo della manifestazione. L\u2019archetipo dell\u2019<em>Anthropos, <\/em>secondo Jung, \u00e8 presente in molte tradizioni, specialmente in quella cabbalistica dell\u2019<em>Adam Qadmon <\/em>e in quella egizia con il mito di Horus, generato da Iside dal corpo smembrato del fratello \u2013 sposo Osiride. L\u2019equivalente cristiano dell\u2019<em>Anthropos <\/em>\u00e8 costituito \u2013 sempre secondo Jung \u2013 da Ges\u00f9, il figlio dell\u2019uomo e di Dio. Continuando a cercare le similitudini tra la psicoanalisi e l\u2019alchimia, lo psicologo svizzero identifica il <em>transfert<\/em> \u2013 punto focale della dottrina freudiana \u2013 con la <em>Coniunctio, <\/em>lo stato di fusione estatica che l\u2019alchimista sperimenta verso la natura ed il Tutto, unione tra microcosmo e macrocosmo, in termini junghiani tra inconscio personale e inconscio collettivo. Jung, infatti, influenzato sia dalla lettura di mistici cristiani come Meister Eckhart, Nicola Cusano e Jacob Boehme, sia dalla conoscenza delle filosofie e religioni dell\u2019Oriente e dell\u2019Estremo Oriente, ha sempre cercato di rivitalizzare una visione monistica del cosmo, in grado di superare le aporie teologiche del dualismo cristiano tra la bont\u00e0 di Dio e l\u2019esistenza del male. In questa prospettiva, la <em>coniunctio <\/em>alchemica \u2013 lo <em>Hieros gamos \u2013 <\/em>equivale alla <em>coincidentia oppositorum <\/em>cusiniana o alla <em>moksha <\/em>ind\u00f9, al riconoscimento dell\u2019<em>unio mystica<\/em> tra il S\u00e9 e l\u2019Universo: \u00ab<em>con un Dio che \u00e8 una complexio oppositorum \u201ctutto possibile\u201d, nel significato pi\u00f9 pieno dell\u2019espressione: la verit\u00e0 e l\u2019inganno, il male e il bene<\/em><a href=\"#_ftn62\" id=\"_ftnref62\">[62]<\/a>\u00bb.<\/p>\n\n\n\n<p>Nel <em>Segreto del Fiore d\u2019Oro<\/em>, Jung descrive il processo taoista di circolazione dell\u2019energia vitale all\u2019interno del corpo, ma soprattutto riesce a mettere efficacemente in relazione la ricerca dell\u2019<em>elixir<\/em> interno cinese (<em>nei tan) <\/em>con l\u2019istanza medievale e cristiana del corpo spirituale, giungendo ad avere l\u2019intuizione decisiva sul segreto dell\u2019opus come <em>coniunctio oppositorum<\/em>, trasmutazione della materia grossolana in materia spirituale: in termini psicoanalitici, interrelazione della coscienza con l\u2019inconscio, processo volto a determinare il S\u00e9, o principio d\u2019individuazione.<\/p>\n\n\n\n<p>Nel <em>Mysterium Coniunctionis, <\/em>l\u2019ultima vera opera prima della scomparsa, Jung affronta i testi di Ripley, Dorn, Abraham Eleazar, basandosi soprattutto sull\u2019analisi ermeneutica del simbolismo alchemico. La <em>coniunctio <\/em>junghiana della materia e dello spirito s\u2019innesta in un \u201cluogo intermedio\u201d (<em>metax\u00fb), <\/em>dove la coscienza e la materia psichica s\u2019integrano interagendo. Negli stessi anni Henri Corbin definir\u00e0 tale strato come <em>Imaginale, <\/em>dando inizio ad una serie di ricerche che delineeranno i contemporanei studi sull\u2019immaginario collettivo, avallati dagli stessi junghiani, ma anche da studiosi di altre discipline, come, per esempio, Gilbert Durand, teorico di un\u2019antropologia dell\u2019Immaginario. <img decoding=\"async\" src=\"data:image\/svg+xml,%3Csvg%20xmlns='http:\/\/www.w3.org\/2000\/svg'%20viewBox='0%200%20370%20247'%3E%3C\/svg%3E\" class=\"zeen-lazy-load-base zeen-lazy-load wp-image-4295\" style=\"width: 18px;\" data-lazy-src=\"https:\/\/www.esonet.it\/wp-content\/uploads\/2023\/05\/fine_testo.gif\" alt=\"\"><noscript><img decoding=\"async\" width=\"18\" height=\"18\" class=\"wp-image-4295\" style=\"width: 18px;\" src=\"https:\/\/www.esonet.it\/wp-content\/uploads\/2023\/05\/fine_testo.gif\" alt=\"\"><\/noscript><\/p>\n\n\n\n<hr class=\"wp-block-separator has-alpha-channel-opacity\"\/>\n\n\n\n<p id=\"_ftn49\"><a id=\"_ftn49\" href=\"#_ftnref49\">[49]<\/a> Cfr. <strong>Jung<\/strong>, <em>Mysterium coniunctionis,<\/em> pp. 165 \u2013166. <a href=\"#49\">^<\/a><\/p>\n\n\n\n<p id=\"_ftn50\"><a id=\"_ftn50\" href=\"#_ftnref50\">[50]<\/a> Il <em>Rosarium philosophorum<\/em> \u00e8 uno dei primi scritti sinottici sull\u2019alchimia. Scritto intorno al 1350, da autore anonimo, sovente identificato con Pietro da Toledo. Il trattato, tuttavia \u2013 anche se contiene numerose parti attribuite a Pietro \u2013 non pu\u00f2 essere attribuito interamente a quest\u2019ultimo. Il <em>Rosarium <\/em>contiene molte citazioni tratte da Arnaldo da Villanova, famoso medico catalano edotto nell\u2019alchimia, nato nel 1235. L\u2019edizione del 1550 \u00e8 composta da due trattati distinti e contiene testi di autori variegati, compreso Raimondo Lullo, il celebre inventore dell\u2019<em>ars combinatoria. <\/em>Jung si occupa del <em>Rosarium philosophorum <\/em>in <em>Psicologia della traslazione, <\/em>studio contenuto in <strong>Jung<\/strong>, <em>Pratica della psicoterapia<\/em>, pp. 175-326; cfr. anche <em>Sul \u201cRosarium philosophorum\u201d<\/em>, sempre in <strong>Jung<\/strong>, <em>Pratica della psicoterapia<\/em> pp. 335-338. <a href=\"#50\">^<\/a><\/p>\n\n\n\n<p id=\"_ftn51\"><a id=\"_ftn51\" href=\"#_ftnref51\">[51]<\/a> Cfr. <strong>Pereira<\/strong>, <em>Arcana Sapienza,<\/em> p. 278. <a href=\"#50\">^<\/a><\/p>\n\n\n\n<p id=\"_ftn52\"><a id=\"_ftn52\" href=\"#_ftnref52\">[52]<\/a> <strong>D. Gherardus<\/strong>, <em>congerie Paracelisicae <\/em>in <em>Theatrum chemicum <\/em>vol. I. Cfr.<strong>Jung<\/strong>, <em>Studi sull\u2019alchimia, <\/em>p. 104. <a href=\"#52\">^<\/a><\/p>\n\n\n\n<p id=\"_ftn53\"><a id=\"_ftn53\" href=\"#_ftnref53\">[53]<\/a> Per una panoramica sul fenomeno del neo \u2013 gnosticismo e del nuovo \u2013 gnosticismo, cfr, <strong>M. Introvigne<\/strong>, <em>Il ritorno dello Gnosticismo, <\/em>SugarCo. <a href=\"#52\">^<\/a><\/p>\n\n\n\n<p id=\"_ftn54\"><a id=\"_ftn54\" href=\"#_ftnref54\">[54]<\/a> Cfr. <strong>Pereira<\/strong>, <em>Arcana Sapienza<\/em>, p. 279. Cfr. <strong>M. L. von Franz<\/strong>, <em>Aurora Consurgens, <\/em>La Fontaine de Pierre, Paris 1957. <a href=\"#52\">^<\/a><\/p>\n\n\n\n<p id=\"_ftn55\"><a id=\"_ftn55\" href=\"#_ftnref55\">[55]<\/a> Cfr. <strong>Pereira<\/strong>, <em>Arcana Sapienza,<\/em>, pp. 279-281. Cfr. <strong>R. Grinnell<\/strong>, <em>Alchemy in a Modern Woman, <\/em>Spring, Dallas 1973, p. 128. <a href=\"#52\">^<\/a><\/p>\n\n\n\n<p id=\"_ftn56\"><a id=\"_ftn56\" href=\"#_ftnref56\">[56]<\/a> Cfr. <strong>Jung<\/strong>, <em>Ricordi, sogni, riflessioni, <\/em>p. 70. <a href=\"#56\">^<\/a><\/p>\n\n\n\n<p id=\"_ftn57\"><a id=\"_ftn57\" href=\"#_ftnref57\">[57]<\/a> Cfr. <strong>Jung<\/strong>, <em>Ricordi, sogni, riflessioni<\/em>, pp. 245 \u2013246. <a href=\"#56\">^<\/a><\/p>\n\n\n\n<p id=\"_ftn58\"><a id=\"_ftn58\" href=\"#_ftnref58\">[58]<\/a> Cfr. <strong>Jung, Wilhelm<\/strong>, <em>Il segreto del fiore d\u2019oro.<\/em> <a href=\"#56\">^<\/a><\/p>\n\n\n\n<p id=\"_ftn59\"><a id=\"_ftn59\" href=\"#_ftnref59\">[59]<\/a> Cfr. <strong>Jung<\/strong>, <em>Ricordi, sogni, riflessioni, <\/em>p. 248. <a href=\"#56\">^<\/a><\/p>\n\n\n\n<p id=\"_ftn60\"><a id=\"_ftn60\" href=\"#_ftnref60\">[60]<\/a> Cfr. <strong>Jung<\/strong>, <em>Ricordi, sogni, riflessioni<\/em>, p. 255. <a href=\"#60\">^<\/a><\/p>\n\n\n\n<p id=\"_ftn61\"><a id=\"_ftn61\" href=\"#_ftnref61\">[61]<\/a> A Bollingen, Jung e le figlie assistono al verificarsi di strani fenomeni che non possono essere ricondotti a concause determinate e che oggi collocheremmo sotto la sfera del paranormale. Cfr. <strong>Jung<\/strong>, <em>Ricordi, sogni, riflessioni<\/em>. <a href=\"#60\">^<\/a><\/p>\n\n\n\n<p id=\"_ftn62\"><a id=\"_ftn62\" href=\"#_ftnref62\">[62]<\/a> Cfr. <strong>Jung<\/strong>, <em>Ricordi, sogni, riflessioni, <\/em>p. 399. <a href=\"#60\">^<\/a><\/p>\n\n\n\n<p class=\"has-text-align-center\"><a href=\"#su\"><img decoding=\"async\" src=\"data:image\/svg+xml,%3Csvg%20xmlns='http:\/\/www.w3.org\/2000\/svg'%20viewBox='0%200%20370%20247'%3E%3C\/svg%3E\" class=\"zeen-lazy-load-base zeen-lazy-load wp-image-8333\" style=\"width: 44px;\" data-lazy-src=\"https:\/\/www.esonet.it\/wp-content\/uploads\/2017\/03\/Uovo_min.jpg\" alt=\"\"><noscript><img decoding=\"async\" width=\"44\" height=\"70\" class=\"wp-image-8333\" style=\"width: 44px;\" src=\"https:\/\/www.esonet.it\/wp-content\/uploads\/2017\/03\/Uovo_min.jpg\" alt=\"\"><\/noscript><\/a><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Il presente elaborato \u00e8 incentrato sull\u2019interpretazione junghiana degli scritti di Zosimo di Panopoli, in particolare il Peri aretes. Ho riportato nella nota bibliografica i diversi testi di Jung dedicati all\u2019alchimia. In particolare, Zosimo ed il Peri aretes diventano oggetto di studio specifico con Le visioni di Zosimo, contenute in Studi sull\u2019alchimia. Jung e l\u2019Alchimia Una interpretazione simbolica della vita e dell\u2019opera di Zosimo di Panopoli di Antonio D\u2019Alonzo Sommario: 1. Introduzione generale all\u2019alchimia \u2013 2. 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