{"id":1800,"date":"2007-06-04T18:41:25","date_gmt":"2007-06-04T16:41:25","guid":{"rendered":"http:\/\/www.esonet.it\/?p=1800"},"modified":"2023-11-10T14:01:29","modified_gmt":"2023-11-10T13:01:29","slug":"mistica-dellessenza-e-mistica-carmelitana","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.esonet.it\/?p=1800","title":{"rendered":"Mistica dell&#8217;essenza e mistica carmelitana"},"content":{"rendered":"<p><a href=\"https:\/\/www.esonet.it\/?cat=63\"><img decoding=\"async\" src=\"data:image\/svg+xml,%3Csvg%20xmlns='http:\/\/www.w3.org\/2000\/svg'%20viewBox='0%200%20370%20247'%3E%3C\/svg%3E\" class=\"zeen-lazy-load-base zeen-lazy-load alignright\" title=\"Storia Nascosta\" data-lazy-src=\"images\/topics\/Storia1.jpg\" alt=\"Storia Nascosta\" align=\"right\" border=\"0\" \/><noscript><img decoding=\"async\" class=\"alignright\" title=\"Storia Nascosta\" src=\"images\/topics\/Storia1.jpg\" alt=\"Storia Nascosta\" align=\"right\" border=\"0\" \/><\/noscript><\/a><\/p>\n<p>Quando si parla di mistica cristiana, si deve anzitutto fare una prima distinzione di base. Una cosa \u00e8 la \u201cmistica dell&#8217;essenza\u201d, la mistica renano-fiamminga, fondata sull&#8217;integrazione profonda del divino nel fondo dell&#8217;anima. Altra questione \u00e8 la cosiddetta \u201cmistica del sentimento\u201d, in cui il Tu divino \u00e8 pensato in termini di relazione sponsale con l&#8217;anima: relazione destinata, per\u00f2, a rimanere all&#8217;interno della drastica dicotomia tra soggetto\/oggetto, amante\/amato.<\/p>\n<table border=\"0\" width=\"100%\">\n<tbody>\n<tr>\n<td scope=\"col\">\n<div align=\"center\">\n<h3 align=\"left\"><em><a name=\"su\"><\/a> <\/em>Mistica dell&#8217;essenza e mistica carmelitana<\/h3>\n<p align=\"left\">di Antonio d&#8217;Alonzo<\/p>\n<\/div>\n<\/td>\n<\/tr>\n<tr>\n<td scope=\"row\">\n<div align=\"justify\">\n<p><strong>Sommario <\/strong>: <a href=\"#p1\">1. Introduzione alla mistica dell&#8217;essenza<\/a> &#8211; <a href=\"#p2\">2. Il Carmelo ed il culto mariano<\/a> &#8211; <a href=\"#p3\">3. I fondatori dell&#8217;ordine dei Carmelitani Scalzi: Teresa d&#8217;\u00c1vila e Giovanni della Croce<\/a> &#8211; <a href=\"#p4\">4. Le Carmelitane Scalze<\/a> &#8211; <a href=\"#p5\">5. I Carmelitani Scalzi<\/a><\/p>\n<h4><a name=\"p1\"><\/a>1. Introduzione alla mistica dell&#8217;essenza<\/h4>\n<table border=\"0\" width=\"100%\">\n<tbody>\n<tr>\n<td scope=\"col\" width=\"37%\">\n<p align=\"justify\"><img decoding=\"async\" src=\"data:image\/svg+xml,%3Csvg%20xmlns='http:\/\/www.w3.org\/2000\/svg'%20viewBox='0%200%20258%20368'%3E%3C\/svg%3E\" class=\"zeen-lazy-load-base zeen-lazy-load\" data-lazy-src=\"..\/img_art\/Estasi_Santa_Teresa.jpg\" width=\"258\" height=\"368\" \/><noscript><img decoding=\"async\" src=\"..\/img_art\/Estasi_Santa_Teresa.jpg\" width=\"258\" height=\"368\" \/><\/noscript><\/p>\n<\/td>\n<td scope=\"col\" width=\"63%\">\n<p align=\"justify\">Quando si parla di mistica cristiana, si deve anzitutto fare una prima distinzione di base. Una cosa \u00e8 la \u201cmistica dell&#8217;essenza\u201d, la mistica renano-fiamminga (Meister Eckhart, Ruusbroec, Suso, Taulero, \u201cAnonimo Francofortese\u201d, ecc.), fondata sull&#8217;integrazione profonda del divino nel fondo dell&#8217;anima. Altra questione \u00e8 la cosiddetta \u201cmistica del sentimento\u201d, in cui il Tu divino \u00e8 pensato in termini di relazione sponsale con l&#8217;anima: relazione destinata, per\u00f2, a rimanere all&#8217;interno della drastica dicotomia tra soggetto\/oggetto, amante\/amato. Infatti, Meister Eckhart raccomanda sempre il \u201cdistacco\u201d essenziale dell&#8217;anima da ogni cosa, anche da Dio stesso: \u201cPerci\u00f2, prego Dio che mi liberi da Dio, perch\u00e9 il mio essere essenziale \u00e8 al di sopra di Dio, in quanto noi concepiamo Dio come origine delle creature\u201d (Meister Eckhart, Sermoni Tedeschi).<\/p>\n<p align=\"justify\">Si tratta di due differenti percorsi. Il primo concerne la c.d. \u201cmistica dell&#8217;essenza\u201d, denominata anche renano-fiamminga. Il secondo, la mistica \u201cdell&#8217;amore sponsale\u201d o via amoris, si sviluppa principalmente con Bernardo di Chiaravalle, Tommaso Gallo, Ugo di Balma, Francesco d&#8217;Assisi, il monachesimo femminile, culminando nell&#8217;opera di Francesco di Sales.<\/p>\n<\/td>\n<\/tr>\n<\/tbody>\n<\/table>\n<p>In realt\u00e0, la mistica renano-fiamminga fino all&#8217;inizio del secolo scorso era identificata con la mistica tedesca. Purtroppo, le gravi mistificazioni naziste del pensiero di Meister Eckhart, operate soprattutto da Alfred Rosenberg con la sua opera <em>Il mito del XX secolo<\/em>, ha reso preferibile \u2013 specialmente nei paesi latini \u2013 l&#8217;utilizzo del termine \u201cmistica renano-fiamminga\u201d. Recentemente, si \u00e8 tentato di distinguere nuovamente la mistica tedesca da quella fiamminga, trascurando forse il fatto che nel Medioevo non esistevano confini linguistici tra le zone dell&#8217;alto e del basso Reno e che l&#8217;integrazione di scritti spirituali era una pratica scontata ed incoraggiata dalla volont\u00e0 di creare una letteratura in lingua volgare.<\/p>\n<p>Capostipite della mistica renano-fiamminga \u00e8, ovviamente, Meister Eckhart (1266-1328), domenicano, condannato per eresia ad Avignone nel 1323 (furono messe all&#8217;Indice 28 proposizioni dei suoi libri). Altri esponenti sono Suso, Taulero, l&#8217;\u201cAnonimo Francofortese\u201d, Ruusbroec, Cusano.<\/p>\n<p>La mistica di Eckhart \u00e8 denominata anche dell&#8217;\u201cessenza\u201d, perch\u00e9 rifiuta ogni concettualizzazione teologica di Dio, ma anche \u2013 cosa ben pi\u00f9 innovativa \u2013 ogni dicotomia connessa al dualismo amante\/amato (dove l&#8217;amante \u00e8 l&#8217;anima e l&#8217;oggetto amato \u00e8 Dio). La mistica eckhartiana ha le sue radici nel neoplatonismo, in particolare in Proco, e nel pensiero di Scoto Eriugena, ma soprattutto nello Pseudo-Dionigi. Per Eckhart, la vera conoscenza di Dio consiste in un \u201cnulla volere, nulla sapere, nulla avere\u201d. L&#8217;anima che vuole unirsi a Dio non deve volere nulla, perch\u00e9 la volont\u00e0 appropriativa ricade nel dualismo Io\/Tu, conoscente\/conosciuto, amante\/amato. In pratica per Eckhart la via amoris conduce ad una falsa unione, soltanto temporanea: simbolicamente quest&#8217;affermazione pu\u00f2 essere supportata dalla considerazione che nell&#8217;amplesso sessuale la fusione estatica fra i due amanti \u00e8 illusoria, gettata nell&#8217;attimo e destinata a dissolversi nella restaurazione della dualit\u00e0 originaria. \u00c8 quindi, necessario liberarsi della volont\u00e0. L&#8217;uomo deve anche liberarsi, per Meister Eckhart, del falso sapere su Dio, riconoscendo la finitezza e la vacuit\u00e0 di ogni gnosi positiva. \u00c8 indispensabile, per\u00f2, rinunciare anche a determinare, concretamente, un luogo nell&#8217;anima in cui avvenga l&#8217;Unitas Spiritus con Dio (\u201cnon avere\u201d).<\/p>\n<p>Completamente povera, priva di sapere e di volere, l&#8217;anima pu\u00f2 cos\u00ec operare il distacco da ogni cosa, anche da Dio stesso. Dio che \u00e8 platonicamente pensato, dapprima, come Intelligenza per esprimere la trascendenza rispetto all&#8217;essere; poi come essere stesso \u2013 ma come un essere del tutto indeterminato, diverso da tutti gli altri enti \u2013 talmente indeterminato da poter essere pensato come nulla. Importante \u00e8 anche la distinzione in Meister Eckhart tra Got (\u201cDio\u201d) e Gotheit (\u201cDivinit\u00e0\u201d). Il primo resta, heideggerianamente legato all&#8217;ipostasi della presenza e quindi, in fondo, all&#8217;antropomorfismo; il secondo \u00e8 considerato come l&#8217;Abisso della nuda divinit\u00e0, cui pu\u00f2 giungere l&#8217;anima che si spoglia completamente da s\u00e9 stessa e che supera anche l&#8217;umanit\u00e0 di Cristo.<\/p>\n<p>Il distacco conduce l&#8217;anima, completamente disgiunta e povera, all&#8217;unione con la Divinit\u00e0: unione che avviene in quel fondo dell&#8217;anima che contiene la stessa scintilla divina. Lo Spirito divino, infatti, pu\u00f2 generarsi nel fondo dell&#8217;anima. Fondo dell&#8217;anima che, come abbiamo visto, non pu\u00f2 essere individuato in un punto preciso della coscienza: il fondo dell&#8217;anima coincide con il distacco stesso, ed \u00e8 il fondo stesso di Dio. Generazione caratterizzata dal primato del momento del Filioque, ossia della conoscenza e del distacco. A questo punto, l&#8217;anima \u00e8 uguale alla stessa Divinit\u00e0: mentre l&#8217;uomo \u00e8 Dio per grazia, Dio \u00e8 Dio per natura.<\/p>\n<p><em>\u201cDiciamo dunque che l&#8217;uomo dev&#8217;essere cos\u00ec povero da non essere e da non avere in s\u00e9 luogo alcuno in cui Dio possa operare. Finch\u00e9 egli riserba un luogo, ritiene una distinzione. Perci\u00f2 prego Dio che mi liberi da Dio, poich\u00e9 il mio essere essenziale \u00e8 al di sopra di Dio in quanto cogliamo Dio come principio delle creature; in questo stesso essere di Dio in cui Dio \u00e8 al di sopra dell&#8217;essere e al di sopra della distinzione, io ero me stesso, volevo me stesso, conoscevo me stesso per fare quest&#8217;uomo (che sono). Perci\u00f2 io sono causa di me stesso secondo il mio essere che \u00e8 eterno, e non secondo il mio divenire che \u00e8 temporaneo. Perci\u00f2 sono non-nato, e secondo il modo non-nato non posso mai morire\u201d<\/em> . (Meister Eckhart)<\/p>\n<p>La mistica renano-fiamminga respinge qualsiasi concezione antropomorfica del Divino, relegandola a mera superstizione, alienazione. \u00c8 evidente che il Dio del Libro pensato come un Padrone che decide arbitrariamente chi destinare alla salvezza e chi alla dannazione, che invia diluvi universali o angeli sterminatori, \u00e8 considerato \u2013 in questa prospettiva \u2013 come una superstizione, se non addirittura come una bestemmia. Il filosofo Feuerbach, oggettiva in Dio la proiezione della coscienza umana \u2013 ai nostri tempi, parleremmo piuttosto di \u201cImmaginario\u201d \u2013 ed in questo caso \u00e8 lecito cogliere il filo rosso che unisce la mistica renano-fiamminga con l&#8217;Illuminismo prima e l&#8217;Idealismo tedesco poi. Si ricorder\u00e0 come, kantianamente, l&#8217;Illuminismo nasca per riscattare l&#8217;uomo dallo stato di minorit\u00e0 in cui si trova, dovuto all&#8217;imperfetto uso della Ragione.<\/p>\n<p>Senza qui entrare nel merito della distinzione essenziale tra Ratio ed Intellectus, s&#8217;intuisce come quel bisogno profondo di verit\u00e0 e limpidezza, alla base della filosofia dei Lumi, conduca al rigetto delle credenze rivelate e della Grande Narrazione veterotestamentaria. Alla base della Ragione illuminista troviamo la ricerca di Dio con i soli attributi umani, nel rifiuto di qualsiasi Rivelazione e nell&#8217;intuizione che la religione debba essere sostanzialmente interiore. L&#8217;Idealismo tedesco \u2013 anche se in parte ha anche una matrice romantica \u2013 in fondo si pone in questa prospettiva: si legga per esempio il <em>\u201cSaggio di una critica di ogni Rivelazione\u201d <\/em> di Fichte o la <em>\u201cFenomenologia dello Spirito\u201d <\/em> di Hegel. Del resto lo stesso Pietismo, pur non uscendo dal cerchio chiuso del sentimentalismo religioso, evidenziava la necessit\u00e0 dell&#8217;interiorizzazione della verit\u00e0 rivelate.<\/p>\n<p>I due diretti continuatori di Meister Eckhart sono Suso e Taulero, entrambi domenicani.<\/p>\n<p>Suso (morto, all&#8217;incirca nel 1366), in un primo tempo aveva seguito la via della mortificazione del corpo e della macerazione, ma in seguito all&#8217;apparizione di Meister Eckhart in sogno, abbandon\u00f2 le mortificanti pratiche ascetiche per seguire, finalmente, la via del distacco. Le sue opere principali sono: <em>Il libretto della Verit\u00e0 <\/em> e l&#8217;<em>Horologium Sapientiae<\/em>. Nel complesso le opere di Heinrich Seuse tracciano un cammino meno radicale ed estremo di quello di Eckhart, conservandone tuttavia, gli insegnamenti essenziali. Suso difende incessantemente il maestro dall&#8217;accusa di connivenza con i Fratelli del Libero Spirito: cos\u00ec egli sostiene che l&#8217;uomo veramente libero e distaccato \u00e8 al di sopra delle antinomie e del principio di non contraddizione. Suso riprende da Eckhart, l&#8217;idea \u2013 che nel distacco \u2013 il massimo \u00e8 il minimo, la fine \u00e8 il principio: gli ossimori non sono tali nella vita dello Spirito. Nel distacco, tutte le contraddizioni svaniscono nella sintesi del Principio: Principio, per\u00f2, che egli intende come Nulla, al quale si unisce l&#8217;intelletto dell&#8217;uomo distaccato. Si tratta della ripresa dell&#8217;idea eckhartiana (mutuata dallo Pseudo-Dionigi) del Gotheit come \u201cNulla\u201d, che per\u00f2 \u00e8 superiore a tutti gli esseri perch\u00e9 \u00e8 privo di ogni determinazione e al contempo le contiene tutte (ogni determinazione \u00e8 negazione). Suso si differenzia da Eckhart perch\u00e9 mantiene l&#8217;idea dell&#8217;umanit\u00e0 di Cristo, dei santi e della Vergine; mentre Eckhart sostiene che l&#8217;umanit\u00e0 di Cristo deve essere oltrepassata \u2013 anzi bisogna superare l&#8217;idea stessa di Dio \u2013 per sprofondare nell&#8217;abisso del Nulla-Gotheit.<\/p>\n<p>Taulero (Johannes Tauler, 1300-1361), si avvicina forse di pi\u00f9 al radicalismo mistico eckhartiano. Egli sostiene che l&#8217;uomo \u00e8 composto di tre nature. La prima \u00e8 sensibile, la seconda \u00e8 razionale, la terza \u00e8 spirituale o interiore. Il percorso di perfezionamento passa attraverso l&#8217;evoluzione spirituale dalla natura sensibile a quella interiore. Fulcro di questa dialettica \u00e8 l&#8217;idea del \u201cGem\u00fcte\u201d che solo impropriamente deve essere tradotto in italiano con \u201cspirito\u201d. Il Gem\u00fcte \u00e8 il punto in cui avviene l&#8217;unione dell&#8217;anima con Dio, ma non \u00e8 equiparabile alla \u201csinderesi\u201d o all&#8217;egemonik\u00f2n stoico utilizzato dalla mistica medievale: il Gem\u00fcte si riflette sul concetto di Dio come grunt, \u201cAbisso\u201d. Il Gem\u00fcte \u00e8 il fondo stesso dell&#8217;anima.<\/p>\n<p>Importanza capitale ha in Taulero il concetto di \u201cNotte dell&#8217;anima\u201d. Riprendendo il sermone 63 sulla pesca miracolosa (Lc5-38), egli scrive:<\/p>\n<p><em>\u201c\u2026questi uomini si mantengono nella pi\u00f9 vera, assoluta, povert\u00e0 e nel totale annientamento di se stessi. Essi non vogliono, n\u00e9 hanno, n\u00e9 desiderano altro che Dio e nulla di proprio, e accade che spesso essi lavorino nella notte, cio\u00e8 nell&#8217;abbandono, nella povert\u00e0, in tenebre dense e fitte e nella desolazione, tanto da non trovare alcun appoggio e da non sperimentare n\u00e9 luce, n\u00e9 ardore. E se in tali tenebre gli uomini si mantenessero in reale e vero abbandono, anche se Dio volesse da loro eternamente quella povert\u00e0, quella privazione e quella aridit\u00e0, essi sarebbero disposti a starci volentieri per l&#8217;eternit\u00e0 secondo la sua volont\u00e0, senza pensare di guadagnarci qualcosa\u201d. <\/em><\/p>\n<p>\u00c8 evidente che il passo suddetto teorizza l&#8217;idea eckhartiana del Nulla divino, cui deve corrispondere, nel bene e nel male, nella gioia come nella sventura, il distacco dell&#8217;anima. L&#8217;anima completamente distaccata dal Mondo e dal vissuto, abbandonata in Dio, nel terrore della notte, finisce per trovare se stessa e Dio. Meglio ancora: finisce per riconoscere che \u00e8 ella stessa Dio, al di fuori di ogni dualismo creazionista. \u00c8 un percorso per\u00f2 molto doloroso ed angosciante, ed \u00e8 anche questo il senso della \u201cNotte\u201d che colpisce l&#8217;anima come se Dio (si legga il \u201cfalso\u201d Dio, il vissuto, il Mondo\u2026), avesse abbandonato l&#8217;anima nelle tenebre.<\/p>\n<p>Il tema delle \u201cNotti\u201d fu ripreso soprattutto da Giovanni della Croce, ma \u00e8 presente anche in Maria Maddalena dei Pazzi e nel Quietismo.<\/p>\n<h4><a name=\"p2\"><\/a>2. Il Carmelo ed il culto mariano<\/h4>\n<p>La tradizione ha sempre messo in relazione il profeta Elia con il monte Carmelo, una catena montuosa che si estende dal golfo di Haifa fino alla pianura di Esdrelon, in Palestina. Nella seconda met\u00e0 del 1100, alcuni reduci dalle crociate, si riuniscono sul Carmelo per iniziare una vita contemplativa, dedita alle preghiere ed all&#8217;isolamento. Alberto Avogrado, patriarca di Gerusalemme, riunisce questi reduci nelle comunit\u00e0 e fornisce le Regole del nuovo Ordine. Nel 1200, l&#8217;Ordine emigra in Europa, in seguito all&#8217;occupazione musulmana della Terra Santa. Subito, l&#8217;Ordine si caratterizza per la forte impronta mariana. Il nome della confraternita \u00e8 <em>Ordine di Santa Maria del monte Carmelo. <\/em>L&#8217;Ordine originario si fondava, oltre alla devozione mariana, sulla solitudine contemplativa, sulla preghiera, sulla povert\u00e0, sul lavoro. Intanto, l&#8217;Ordine da <em>eremita <\/em>si trasforma in <em>mendicante. <\/em>Il primo ottobre del 1247, Papa Innocenzo IV pubblica la <em> Regola Modificata dei Carmelitani. <\/em><\/p>\n<p>Nel 1562, Teresa d&#8217;\u00c1vila da avvio alla riforma, fondando il primo monastero di Carmelitane \u201cScalze\u201d a San Giuseppe, con cui si propone di restaurare la primitiva rigidit\u00e0. Conosce il giovane Giovanni della Croce e lo convince ad estendere la riforma anche ai frati. Nel 1568, a Duralo (Avila), sorge il primo convento di frati Carmelitani Scalzi. \u00c8 restaurata, cos\u00ec, la Regola originaria suggellata dalla penitenza, il ritiro e la perenne orazione.<\/p>\n<h4><a name=\"p3\"><\/a>3. I fondatori dell&#8217;ordine dei Carmelitani Scalzi: Teresa d&#8217;\u00c1vila e Giovanni della Croce<\/h4>\n<table border=\"0\" width=\"100%\">\n<tbody>\n<tr>\n<td scope=\"col\" width=\"71%\">\n<p align=\"justify\">Teresa de Cepeda y Ahumada (1515-1582) nasce ad Avila. Gi\u00e0 nella prima infanzia, manifesta un certo tormento spirituale. Sogna di andare a combattere i Mori e, contemporaneamente, \u00e8 attratta dalle vite dei santi, instancabile lettrice d&#8217;agiografie. A venti anni, fugge da casa, per entrare in un convento Carmelitano. Subito insoddisfatta dalle \u201cmollezze\u201d dell&#8217;Ordine, decide di dare inizio alla riforma carmelitana, fondando i primi conventi di Carmelitane \u201cScalze\u201d, in cui \u00e8 restaurata l&#8217;originaria durezza dell&#8217;ascesi e della clausura. Come sovente accade, le autorit\u00e0 ecclesiastiche contrastano le sue iniziative, finch\u00e9 arriva il benestare papale.<\/p>\n<p align=\"justify\">Teresa estese la sua riforma anche ai frati, con l&#8217;aiuto del giovane Giovanni della Croce, incontrato a Medina. Nel 1568 sono inaugurati i primi conventi dei Carmelitani \u201cScalzi\u201d, in cui \u00e8 radicalizzata la regola monastica e cenobitica, incentrata sulla meditazione e sulla preghiera.<\/p>\n<\/td>\n<td scope=\"col\" width=\"29%\">\n<p align=\"right\"><img decoding=\"async\" src=\"data:image\/svg+xml,%3Csvg%20xmlns='http:\/\/www.w3.org\/2000\/svg'%20viewBox='0%200%20197%20230'%3E%3C\/svg%3E\" class=\"zeen-lazy-load-base zeen-lazy-load\" data-lazy-src=\"..\/img_art\/araldica_carmelitana.gif\" width=\"197\" height=\"230\" \/><noscript><img decoding=\"async\" src=\"..\/img_art\/araldica_carmelitana.gif\" width=\"197\" height=\"230\" \/><\/noscript><\/p>\n<\/td>\n<\/tr>\n<\/tbody>\n<\/table>\n<p>La spiritualit\u00e0 di Teresa d&#8217;\u00c1vila risente dell&#8217;instabilit\u00e0 psichica, che la caratterizza fin dall&#8217;infanzia. Nel 1538, una gravissima malattia la rende quasi invalida. Durante la convalescenza si avvicina alla meditazione interiore del francescano Francisco de Osuna. Inizia cos\u00ec a gettare le fondamenta del suo castello interiore. Sempre malata, sempre tormentata, Teresa attribuisce molta importanza alla malattia fisica ed al dolore psichico come fondamento del cammino spirituale verso Cristo. Si tratta di quella concezione del dolore come gestazione introspettiva, gravidanza spirituale, che troviamo anche in Nietzsche, ma non solo. Quasi tutte le civilt\u00e0 c.d. \u201cprimitive\u201d presentano dei riti di passaggio che comportano gravi sofferenze psicofisiche, prove atroci, correlate da scarificazioni, ferite rituali, incisioni, mutilazioni (molte delle quali sugli organi sessuali). In queste culture \u00e8 presente l&#8217;idea che il dolore sottrae l&#8217;iniziando alla Natura, favorendone l&#8217;ingresso comunitario. In altre parole, si diventa individui \u2013 uomini e donne \u2013 attraverso il dolore. Qualcosa di simile deve essere stato all&#8217;origine anche della spiritualit\u00e0 teresiana.<\/p>\n<p>Infatti, il secondo collante del sistema teresiano \u00e8 la meditazione cristologia, focalizzata, ovviamente, sulla Passione. Concentrandosi sul Calvario del Redentore, la santa ottiene cos\u00ec lo scopo di sublimare il dolore, la sofferenza, il negativo. Attraverso la formula \u201cQuanto devi aver sofferto per il nostro amore, mio buon Ges\u00f9\u2026\u201d, la passionaria Carmelitana riesce a rimuovere la solitudine, la malattia, il travaglio psicofisico assunto a conditio sine qua non della \u201cmistica\u201d delle Scalze. Vengono in mente le pagine nietzscheane sul prete-asceta della <em>Genealogia della Morale<\/em>: se il rovello ed il tormento sono le chiavi per ottenere la beatitudine, si finisce per invocare pi\u00f9 dolore, pi\u00f9 sofferenza \u2013 in altre parole \u2013 pi\u00f9 \u201csantit\u00e0\u201d\u2026<\/p>\n<p>Il terzo fattore fondamentale della mistica teresiana \u00e8 lo psicologismo. Se il dolore e la sofferenza sono le premesse della \u201csantit\u00e0\u201d \u2013 il tema della Passione, l&#8217;oggetto su cui dirigere le proprie pulsioni dissimulate \u2013 il primato dello psicologico \u00e8 il corollario finale. L&#8217;enorme importanza che con Teresa assume la \u201clettura\u201d dell&#8217;anima comporta necessariamente una regressione dell&#8217;elemento spirituale, intellettuale (dove per \u201cintelletto\u201d si deve intendere l&#8217;intelletto attivo aristotelico, il no\u00fas plotiniano, l&#8217;Atman upanishadico). Prioritario diventa l&#8217;elemento passionale, sentimentale, le mercedis che consentono all&#8217;anima innamorata d&#8217;incontrare Dio. Ovviamente, con la sola dialettica dell&#8217;amore non vi pu\u00f2 essere vera fusione, autentica unione con l&#8217;Uno (si decida di chiamarlo \u201cDio\u201d o, pi\u00f9 metafisicamente, \u201cSpirito dell&#8217;Universo\u201d).<\/p>\n<p>Il capolavoro di Teresa d&#8217;\u00c1vila, il <em>Castello Interiore<\/em>, elabora metodicamente questo cammino personale fatto di estasi, rapimenti, ebbrezze pseudo-spirituali. Il \u201cCastello\u201d \u00e8 il simbolo dell&#8217;anima (introdotto specialmente nella mistica tedesca) che deve attraversare sette <em>morodas, <\/em>o stanze, disposte concentricamente. Le prime tre dimore riguardano il dominio ascetico. La quarta concerne l&#8217;\u201corazione di quiete\u201d, la preghiera interiore. Seguono, quindi, la quinta (l&#8217;\u201cunione\u201d), la sesta (\u201cil fidanzamento\u201d), la settima (\u201cil matrimonio spirituale\u201d con Dio). L&#8217;ascesa \u00e8 prevalentemente psichica o sentimentale, pi\u00f9 che spirituale, correlata a numerosi stati d&#8217;animo, a sensazioni di beatitudine e a \u201cgrazie\u201d soprannaturali che accompagnano il cammino.<\/p>\n<p>Giovanni della Croce (1542-1591), consigliato ed indirizzato da Teresa d&#8217;\u00c1vila, \u00e8 stato il fondatore dell&#8217;Ordine dei Carmelitani Scalzi. Pi\u00f9 di quanto fosse avvenuto per quest&#8217;ultima, Giovanni attir\u00f2 gli inevitabili strali dei Carmelitani Calzati, determinati fino all&#8217;ultimo ad ostacolare il suo progetto. Giovanni fu rapito ed imprigionato, ma riusc\u00ec a fuggire e a ripararsi presso un convento di Scalze; arrivato, infine, il nullaosta, Giovanni riusc\u00ec a portare a termine la sua riforma.<\/p>\n<p>Giovanni della Croce \u00e8 un mistico ed un pensatore ricco di sfaccettature e di ambivalenze. Da una parte \u00e8 profondamente intriso della teologia aristotelico-tomistica, appresa nell&#8217;adolescenza dai gesuiti; dall&#8217;altra, \u00e8 molto vicino spiritualmente alla mistica renano-fiamminga (dell&#8217;essenza). L&#8217;influsso aristotelico-tomistico lo conduce a sviluppare una serie di dicotomie irriducibili, tra naturale\/soprannaturale, soggetto\/Dio, ecc. La vicinanza con il pensiero eckhartiano, del resto, lo conduce, in certi momenti, a paventare il carattere propedeutico e intermediario del cristianesimo e della religione stessa. Da qui le controversie teologiche sul suo pensiero. Per alcuni commentatori cristiani, Giovanni non si distacc\u00f2 mai dal messaggio evangelico e la sua dottrina \u00e8 profondamente cristiana. Per gli orientalisti, invece, egli pu\u00f2 essere considerato il \u201cPata\u00f1jali occidentale\u201d (definizione di Siddhesvarananda).<\/p>\n<p>Quattro sono le opere fondamentali, che formano un tutto. Nella <em>Salita del monte Carmelo<\/em>, \u00e8 presentata l&#8217;azione di progressivo spogliamento dell&#8217;anima in cammino verso Dio; nella <em>Notte oscura<\/em>, la purificazione, attraverso l&#8217;annichilimento, dei sensi e dello spirito durante la salita; nel <em>Cantico Spirituale <\/em>e nella <em>Fiamma d&#8217;amor viva<\/em>, l&#8217;anima, giunta al culmine dell&#8217;unione amorosa, \u00e8 gratificata dalle \u201cnozze mistiche\u201d con Dio.<\/p>\n<p>La \u201cnotte\u201d sanjuanista riprende e ripropone il tema del \u201cniente\u201ddel \u201cpovero\u201d eckhartiano. L&#8217;annichilimento della spoliazione purificatoria della salita conduce in quella <em>nada <\/em>(\u201cnulla\u201d), che equivale specularmente al distacco del \u201cniente sapere, niente volere, niente avere\u201d. Anche per Giovanni come per Eckhart, il Nulla \u00e8 il Tutto.<\/p>\n<p>Tuttavia, a differenza del maestro domenicano, Giovanni non si libera mai completamente dei retaggi scolastici dell&#8217;adolescenza. Da una parte il santo spagnolo sembra spingere verso il trascendimento di qualunque forma e contenuto positivo; dall&#8217;altra mantiene viva la mentalit\u00e0 sistematica, forgiata da dicotomie irresolubili. In alcuni passaggi il cristianesimo diventa un mezzo, un gradino per arrivare al \u201cniente sapere\u201d, senza tuttavia giungere mai a postulare una ridefinizione antropologica della figura di Cristo, n\u00e9, tanto meno, osare un oltrepassamento della dottrina cristologica.<\/p>\n<p>Questa remora, questa sorta di ritrosia nell&#8217;audacia speculativa, purtroppo, ha finito per influire pesantemente sulla profondit\u00e0 del pensiero sanjuanista; un pensiero che sembra come arrestarsi e tornare indietro nel momento stesso in cui intravede l&#8217;azzurro profondo delle vette immacolate.<\/p>\n<h4><a name=\"p4\"><\/a>4. Le Carmelitane Scalze<\/h4>\n<p>La \u201cmistica\u201d carmelitana si \u00e8 sviluppata prevalentemente tra le monache, giacch\u00e9 l&#8217;elaborazione teresiana della <em>via amoris <\/em> ha subito trovato un fertile brodo di coltura nella psicologia femminile. La sublimazione imperfetta delle passioni e delle compulsioni affettive nei giovani animi femminili, ha trovato la sua trasposizione ideale nell&#8217;icona classica del Redentore, dalle caratteristiche fisiche accattivanti. Il volto di Ges\u00f9, reso levigato e attraente dalla pittura del tempo, dipinto sovente con tratti scarsamente semitici e molto nordici (capelli biondi\/occhi azzurri\/viso allungato; o anche capelli castani e fluenti\/occhi chiari\/zigomi alti, ecc.), sembra perfetto per suggellare ed accumulare le proiezioni delle compulsioni femminili. La bellezza fisica che irradia dalle icone del Salvatore, \u00e8 in fondo una languida consolazione compensatoria per delle giovani donne che, attraverso il voto di castit\u00e0, si apprestano a perpetuare la rinuncia al Mondo, al ruolo di mogli e di madri. In questo senso la mistica \u201csponsale\u201d si configurava come una sorta di trasposizione \u201cspirituale\u201d per quello che era negato sul piano mondano; a questo si deve aggiungere come \u2013 all&#8217;inizio del Cinquecento \u2013 molte monache morissero giovanissime di tubercolosi. Una vita consumata tra sofferenze fisiche, clausura, rinunce, poteva essere giustificata soltanto da un fine altissimo. Mentre un mistico, dalla profonda preparazione teologica e filosofica, come Meister Eckhart, poteva farsi beffe dell&#8217;ascesi, o comunque subordinarla alla necessit\u00e0 del distacco, queste giovani donne, per lo pi\u00f9 sprovviste della necessaria istruzione, riuscivano a farsi forza soltanto con la dedizione appassionata al Cristo, all&#8217;idea del sacrificio per il dio-uomo bello e buono.<\/p>\n<p>Da questo quadro sconsolante, si eleva, almeno in parte, la figura di Maria Maddalena de&#8217; Pazzi (1566-1607). Maria Maddalena, dalla fragile salute, si avvicina in certi punti alla speculazione di Taulero; quindi sono da ritenersi fondate quelle ipotesi che postulano una sua conoscenza della mistica renano-fiamminga. Anche la carmelitana fiorentina ricade nel tortuoso sentiero delle estasi e delle visioni, ma la sua insistenza sul \u201cnudo patire\u201d, sull&#8217;annichilimento anzitutto spirituale, piuttosto che corporale, richiama emblematicamente le \u201cNotti\u201d tauleriane. Non solo. In certi punti della sua opera, Maria Maddalena riprende anche il celebre passo eckhartiano del \u201cnulla volere, nulla sapere, nulla avere\u201d. In altri ancora, si richiama al \u201cnon-amore\u201d, all&#8217;amore \u201csenza perch\u00e9\u201d, postulato da Margherita Porete (il cui libro, <em>Specchio delle anime semplici, <\/em>doveva circolare nella Firenze cinquecentesca).<\/p>\n<p>Per Maria Maddalena, come per la Porete, il sommo dell&#8217;amore \u00e8 un amore morto che non cerca nulla, perch\u00e9 cercare qualcosa significherebbe essere eterogenei ed estrinseci all&#8217;oggetto. La negazione completa dell&#8217;amore comporta, quindi, la realizzazione totale dell&#8217;amore, perch\u00e9 dialetticamente, negare l&#8217;oggettivit\u00e0 delle determinazioni (\u201cogni determinazione \u00e8 una negazione\u201d, scrive Spinosa), significa cogliere l&#8217;Intero, il Tutto. In altre parole, l&#8217;amore come anelito \u00e8 sempre desiderio-di-qualche-cosa, quindi esclusione di ci\u00f2 che rimane estrinseco all&#8217;oggetto desiderato. Per amare il Tutto, si deve perci\u00f2 rinunciare alle proiezioni del desiderio e trasformare, l&#8217;anima stessa nell&#8217;Amore. L&#8217;anima non pu\u00f2 cos\u00ec desiderare ed escludere nulla di determinato, perch\u00e9 dialetticamente essa \u00e8 il Nulla. Quindi essa \u00e8 il Tutto, l&#8217;Amore divino, universale.<\/p>\n<p>Teresa Margherita del Cuore di Ges\u00f9 \u2013 morta nel 1770 di peritonite a soli 22 anni \u2013 prosegue il percorso \u201cclassico\u201d della spiritualit\u00e0 carmelitana: \u00e8 necessario abbandonarsi completamente a Cristo, seguendo la via del Calvario, agendo sempre con amore ed umilt\u00e0. Teresa Margherita realizz\u00f2 concretamente i suoi propositi, prestando soccorso ed assistenza alle sorelle inferme.<\/p>\n<p>Arriviamo alla vicenda di Teresa di Lisieux (1872-1897), passata alle cronache per essere rimasta curiosamente coinvolta nell&#8217;\u201caffare Taxil\u201d. Emblematico come Teresa, durante il suo viaggio a Roma da papa Leone XIII, si fermi a Firenze per pregare sulla tomba di Maria Maddalena de&#8217;Pazzi. Teresa, morta di tubercolosi a 25 anni, durante la sua brevissima esistenza fu tormentata dal dubbio e dalla disperazione, alternando momenti di grande slancio emotivo ad altri in cui arriv\u00f2 a sfiorare il suicidio. L&#8217;epoca in cui visse Teresa \u2013 la fine dell&#8217;Ottocento \u2013 \u00e8 caratterizzata dall&#8217;affermarsi del materialismo storico e dalle teorie evoluzionistiche. Il primato culturale cattolico \u00e8 destinato a dissolversi, sotto i colpi mortali degli epigoni della filosofia dei Lumi. La cristianit\u00e0 cattolica non vive un gran momento. Anche se ormai ha abbandonato le vecchie abitudini inquisitorie, l&#8217;uso di \u201cpurificare\u201d nel fuoco l&#8217;eterodossia dei mistici e delle streghe, lo \u201cspirito\u201d cattolico rimane vigile. Niente di pi\u00f9 scontato del continuare a sentire l&#8217;odore dello zolfo in casa d&#8217;altri.<\/p>\n<p>Quando Leo Taxil inventa la storia del Palladismo e della conversione al Cattolicesimo della Gran Sovrana Diana Vaughan, a molti cattolici non pare vero di vedere finalmente confermati i loro pregiudizi antimassonici. Ricordiamo brevemente la vicenda. Il massone Leo Taxil rivela in un libro le strettissime relazioni tra la Massoneria ed il Satanismo. In particolare \u00e8 citato un movimento \u2013 denominato appunto \u201cPalladismo\u201d \u2013 in cui i confini fra tradizione libero-muratoria e dottrina satanista, appaiono alquanto labili. Il Palladismo si configura agli occhi dei cattolici come una sorta di \u201cMassoneria Satanista\u201d. La Gran Sovrana del Palladismo \u00e8 indicata nella figura di una certa Diana Vaughan, dietro cui si nasconde, in realt\u00e0, sotto \u201cmentite spoglie\u201d, lo stesso Taxil. La Vaughan, alias Taxil, annuncia la conversione al cattolicesimo e abiura pubblicamente il movimento, da \u201clei\u201d stessa diretto. Tutto il mondo cattolico cade nel tranello, compreso papa Leone XIII. Teresa scrive alla Vaughan\/Taxil, rallegrandosi per la conversione ed inviando la sua foto di scena nei panni di Giovanna d&#8217;Arco. Teresa, completamente irretita, arriva anche a comporre una commedia teatrale sulla vicenda, presentando diavoli, angeli, forche, fiamme, ecc. il 19 aprile 1897, presso la Soci\u00e9t\u00e9 de G\u00e9ographie di Parigi, Taxil svela pubblicamente l&#8217;inganno e dichiara di essersi preso gioco della credulit\u00e0 cattolica. Taxil, per dileggiare il mondo cattolico, mostra al pubblico ed alla stampa la foto di Teresa nei panni di Giovanna d&#8217;Arco ed il poemetto composto dalla stessa santa. Teresa, cinque mesi dopo, scossa dalla vicenda, si ammala gravemente e muore. L&#8217;opera di Teresa, il suo remissivo sentimentalismo religioso \u00e8 stato ripreso da due emule Carmelitane, Celine e Agnese, fautrici della c.d. \u201cinfanzia spirituale\u201d e della \u201cpiccola via\u201d; in breve, un insegnamento teso a postulare il ritorno allo stato d&#8217;innocenza e purezza infantile.<\/p>\n<p><a name=\"1\"><\/a>Per concludere con il caso \u201cVaughan\u201d, non si deve dimenticare che, ancora oggi, alcuni eminenti studiosi di provata fede cattolica, mettono in dubbio [<a href=\"#_ftn1\">1<\/a>] la dinamica degli avvenimenti e la veridicit\u00e0 dell&#8217;impostura ordita da Taxil.<\/p>\n<p>La nostra carrellata sul monachesimo Carmelitano non pu\u00f2 chiudersi senza citare anche Elisabetta della Trinit\u00e0 e Edith Stein. Elisabetta (1880-1906), continu\u00f2 la tradizione, inaugurata dalla santa aviliana, dell&#8217;annichilimento completo nell&#8217;icona del Crocefisso, fino a perdere se stessa nell&#8217;amore di Dio.<\/p>\n<p>Edith Stein, filosofa, prestigiosa studiosa di Husserl, trov\u00f2 nell&#8217;insegnamento di Teresa d&#8217;\u00c1vila e Giovanni della Croce il compimento della fenomenologia.<\/p>\n<p>Ebrea, abbandonato l&#8217;ateismo per l&#8217;Ordine Carmelitano, scomparve ad Auschwitz nel 1942.<\/p>\n<h4><a name=\"p5\"><\/a>5. I Carmelitani Scalzi<\/h4>\n<p>I teologi carmelitani si applicarono invano per organizzare e strutturare sistematicamente gli straordinari insegnamenti teresiani e sanjuanisti. Il fallimento dell&#8217;operazione testimonia ancora una volta come lo Spirito non si lasci facilmente ingabbiare ed irretire nelle maglie della razionalit\u00e0 metodica e sistematica; la difficolt\u00e0 maggiore che si present\u00f2 a livello spirituale, concerneva la distinzione tra l&#8217;ambito \u201cnaturale\u201d e quello \u201csoprannaturale\u201d, autentico ginepraio teologico in cui si versarono i classici fiumi d&#8217;inchiostro.<\/p>\n<p>Si devono ricordare quattro nomi: Giovanni di Ges\u00f9 Maria (1564-1615), Tommaso di Ges\u00f9 (1564-1627), Giuseppe di Ges\u00f9 Maria (1562-1628), Filippo della Santissima Trinit\u00e0 (1603-1671).<\/p>\n<p>I quattro teologi carmelitani si persero presto nel tentativo di catalogare i casi in cui si manifestano le \u201cgrazie\u201d mistiche, dove si distingue l&#8217;influsso \u201cdiretto\u201d di Dio da quello \u201cindiretto\u201d, o le dinamiche psichiche inerenti alle \u201cnotti\u201d sanjuaniste. Per non parlare dei maldestri tentativi di trattare con i metodi delle scienze esatte, fenomeni sfuggenti ed aleatori come le estasi visionarie.<\/p>\n<p>Nel 1720, Giuseppe dello Spirito Santo (1667-1736) pubblica, in sei volumi, il suo <em>Corso di teologia mistica <\/em>\u2013 tentativo ormai inattuale di dare forma sistematica alla mistica dei predecessori \u2013 mentre sta cominciando a farsi strada nella cultura europea il pensiero dei Lumi e l&#8217;esperienza spirituale \u00e8 declassata a sentimento ed irrazionalismo.<\/p>\n<p>Tra i Carmelitani Calzati, si deve ricordare soprattutto Giovanni della Croce dei Calzati (Giovanni di Saint-Simon, 1575-1636), fautore, senza dubbio, del pi\u00f9 autorevole tentativo di estendere l&#8217;antica regola anche ai Calzati, restaurando, cos\u00ec, la purezza spirituale originaria. <img decoding=\"async\" src=\"data:image\/svg+xml,%3Csvg%20xmlns='http:\/\/www.w3.org\/2000\/svg'%20viewBox='0%200%2015%2015'%3E%3C\/svg%3E\" class=\"zeen-lazy-load-base zeen-lazy-load\" data-lazy-src=\"..\/img_art\/fine_testo.gif\" width=\"15\" height=\"15\" \/><noscript><img decoding=\"async\" src=\"..\/img_art\/fine_testo.gif\" width=\"15\" height=\"15\" \/><\/noscript><\/p>\n<p>__________<\/p>\n<h4>Note<\/h4>\n<p><a name=\"_ftn1\"><\/a>1. Per citare due illustri nomi, Massimo Introvigne ed ancor di pi\u00f9 Cecilia Gatto Trocchi, parlano di commistione di dati autentici e spuri, di dissimulazione e verit\u00e0 taciute nel disegno taxiliano. Gatto Trocchi, in particolare \u2013 a differenza del fondatore del Cesnur \u2013 continua ad avallare la trita pista della Massoneria Satanista, con molti massoni nelle vesti di fondatori di Chiese dedicate al culto del Diavolo. (<a href=\"#1\">torna al testo<\/a>)<\/p>\n<h4>Bibliografia essenziale<\/h4>\n<p>Y. Pell\u00e9-Dou\u00ebl, <em>Giovanni della Croce e la notte mistica, <\/em>San Paolo.<\/p>\n<p>D. Barsotti, <em>La teologia spirituale di san Giovanni della Croce, <\/em>Rusconi<\/p>\n<p>L. Cognet, <em>Dictionnaire de Spiritualit\u00e0. <\/em><\/p>\n<p>M. Vannini, <em>Il volto del Dio nascosto, <\/em>Mondadori.<\/p>\n<p align=\"center\"><a href=\"#su\"><img decoding=\"async\" src=\"data:image\/svg+xml,%3Csvg%20xmlns='http:\/\/www.w3.org\/2000\/svg'%20viewBox='0%200%2044%2070'%3E%3C\/svg%3E\" class=\"zeen-lazy-load-base zeen-lazy-load\" data-lazy-src=\"..\/img_art\/Uovo_min.jpg\" alt=\"torna su\" width=\"44\" height=\"70\" border=\"0\" \/><noscript><img decoding=\"async\" src=\"..\/img_art\/Uovo_min.jpg\" alt=\"torna su\" width=\"44\" height=\"70\" border=\"0\" \/><\/noscript><\/a><\/p>\n<\/div>\n<\/td>\n<\/tr>\n<\/tbody>\n<\/table>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Quando si parla di mistica cristiana, si deve anzitutto fare una prima distinzione di base. Una cosa \u00e8 la \u201cmistica dell&#8217;essenza\u201d, la mistica renano-fiamminga, fondata sull&#8217;integrazione profonda del divino nel fondo dell&#8217;anima. Altra questione \u00e8 la cosiddetta \u201cmistica del sentimento\u201d, in cui il Tu divino \u00e8 pensato in termini di relazione sponsale con l&#8217;anima: relazione destinata, per\u00f2, a rimanere all&#8217;interno della drastica dicotomia tra soggetto\/oggetto, amante\/amato. Mistica dell&#8217;essenza e mistica carmelitana di Antonio d&#8217;Alonzo Sommario : 1. 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