{"id":1810,"date":"2007-05-04T13:25:25","date_gmt":"2007-05-04T11:25:25","guid":{"rendered":"http:\/\/www.esonet.it\/?p=1810"},"modified":"2023-09-25T14:22:08","modified_gmt":"2023-09-25T12:22:08","slug":"osservazioni-sul-nuovo-ateismo","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.esonet.it\/?p=1810","title":{"rendered":"Osservazioni sul nuovo ateismo"},"content":{"rendered":"<p><a href=\"https:\/\/www.esonet.it\/?cat=88\"><img decoding=\"async\" src=\"data:image\/svg+xml,%3Csvg%20xmlns='http:\/\/www.w3.org\/2000\/svg'%20viewBox='0%200%20370%20247'%3E%3C\/svg%3E\" class=\"zeen-lazy-load-base zeen-lazy-load alignright\" title=\"Dialoghi Filosofici\" data-lazy-src=\"images\/topics\/Filosofia.jpg\" alt=\"Dialoghi Filosofici\" align=\"right\" border=\"0\" \/><noscript><img decoding=\"async\" class=\"alignright\" title=\"Dialoghi Filosofici\" src=\"images\/topics\/Filosofia.jpg\" alt=\"Dialoghi Filosofici\" align=\"right\" border=\"0\" \/><\/noscript><\/a>M&#8217;interesser\u00f2 in questo articolo ad una \u00abnuova\u00bb corrente filosofica caratterizzata dal rifiuto totale dell&#8217;idea dell&#8217;esistenza di Dio e dalla fondazione epistemologica delle proprie asserzioni. Questo nuovo ateismo professa una rinnovata fiducia nelle conclusioni della scienza e si colloca senza soluzioni di continuit\u00e0 come epigono della tradizione illuministica.<\/p>\n<table border=\"0\" width=\"100%\">\n<tbody>\n<tr>\n<td scope=\"col\">\n<div align=\"center\">\n<h3 align=\"left\"><a name=\"su\"><\/a> Osservazioni sul nuovo ateismo<\/h3>\n<p align=\"left\">di Antonio D&#8217;Alonzo<\/p>\n<\/div>\n<\/td>\n<\/tr>\n<tr>\n<td scope=\"row\">\n<div align=\"justify\">\n<table border=\"0\" width=\"100%\">\n<tbody>\n<tr>\n<td scope=\"col\" width=\"43%\">\n<p align=\"justify\"><img decoding=\"async\" src=\"data:image\/svg+xml,%3Csvg%20xmlns='http:\/\/www.w3.org\/2000\/svg'%20viewBox='0%200%20308%20221'%3E%3C\/svg%3E\" class=\"zeen-lazy-load-base zeen-lazy-load\" data-lazy-src=\"..\/img_art\/mondi.jpg\" width=\"308\" height=\"221\" \/><noscript><img decoding=\"async\" src=\"..\/img_art\/mondi.jpg\" width=\"308\" height=\"221\" \/><\/noscript><\/p>\n<\/td>\n<td scope=\"col\" width=\"57%\">\n<p align=\"justify\">Nel presente articolo non prender\u00f2 in considerazione le forme storiche che concretano il processo di secolarizzazione contemporanea o le dinamiche sociologiche di fenomeni, in apparenza, ambivalenti, quali le chiese vuote (fenomeno la cui effettiva consistenza \u00e8 spesso messa in discussione), la crisi delle vocazioni e dall&#8217;altro lato la diffusione delle chiese evangeliche protestanti o la formazione di una generazione di giovani, eterogenei (almeno a parole) ai valori consumistici, ma sensibili al messaggio cattolico, i c.d. \u00abpapa-boys\u00bb.<\/p>\n<\/td>\n<\/tr>\n<\/tbody>\n<\/table>\n<p>Tutte questioni molto importanti \u2013 si pensi ad esempio, alla progressiva penetrazione dei \u00abpapa-boys\u00bb nelle fila del movimento no global, tradizionalmente formato da simpatizzanti della sinistra terzomondista, ecologista, radicale e anticlericale \u2013 ma che richiedono una disamina diversa da quella che ho intenzione di fare in questa sede.<\/p>\n<p>M&#8217;interesser\u00f2 invece ad una \u00abnuova\u00bb corrente filosofica caratterizzata dal rifiuto totale dell&#8217;idea dell&#8217;esistenza di Dio e dalla fondazione epistemologica delle proprie asserzioni. Questo nuovo ateismo professa una rinnovata fiducia nelle conclusioni della scienza e si colloca senza soluzioni di continuit\u00e0 come epigono della tradizione illuministica.<\/p>\n<p>Per quanto riguarda il primo punto, non trovo particolari obiezioni da fare a chi predilige costruire le proprie argomentazioni deducendole da teorie scientifiche verosimili. L&#8217;obiettivit\u00e0 riguarda soltanto i dati scientifici; le teorie che utilizzano questi dati sono costruzioni intellettuali ed, in quanto tali, suscettibili di un perfezionamento infinito. Su questa concezione si basa l&#8217;immagine del sapere scientifico come di un edificio in fieri: allegoria, peraltro, ampiamente criticata dalla stessa epistemologia novecentesca. Nessuno, oggi, allo stato attuale, pu\u00f2 permettersi di rigettare in toto le nuove teorie evoluzionistiche, poich\u00e9, pur concedendo che il darwinismo sia comunque una teoria verosimile alla pari di tutti gli altri costrutti scientifici, \u00e8 pur sempre vero che \u00e8 quella che pi\u00f9 si avvicina ad una spiegazione attendibile della genesi del genere umano.<\/p>\n<p>Non esiste nulla che non pu\u00f2 essere messo in discussione da obiezioni argomentate. Ma nel caso queste non siano correttamente formulate, si deve respingere con forza qualunque tentativo di sopraffazione attraverso paralogismi, sofismi, appelli all&#8217;autorit\u00e0 o all&#8217;ignoranza. Gli ultimi risultati della biologia molecolare moderna e la teoria del sequenziamento del genoma non possono essere facilmente sconfessati. Niente vieta di pensare che tra dieci o pi\u00f9 anni, il darwinismo possa essere confutato da altre teorie pi\u00f9 plausibili ed accattivanti. Ma allo stato attuale, la teoria evoluzionistica vince a mani basse la partita sul creazionismo e la sua versione moderata dell&#8217; <em>intelligent design<\/em>. Dopo aver dato a Cesare quello che \u00e8 di Cesare, mi soffermer\u00f2 sulla nuova corrente di pensiero ateistica, che proprio sulle fortune dell&#8217;evoluzionismo ha costruito buona dose della propria attendibilit\u00e0.<\/p>\n<p>L&#8217;ateologia contemporanea non fa mistero di abbeverarsi a piene mani alla fonte della scienza, ed in particolare al darwinismo. Richard Dawkins, Daniel Dennett \u2013 ed in una certa misura, l&#8217;italiano Piergiorgio Odifreddi \u2013 sono tutti pensatori che devono la loro formazione alla scienza contemporanea. Al gruppo si deve aggiungere, naturalmente, il francese Michel Onfray che, tuttavia, \u00e8 arrivato alla nuova ateologia positivista, dopo essersi dedicato all&#8217;edonismo. Il pensiero di questi nuovi atei mi sembra interessante, specialmente nella prospettiva di una contrapposizione dialettica al neo-oscurantismo d&#8217;Oltretevere. Per onest\u00e0 intellettuale premetto che l&#8217;ormai imminente uscita della versione italiana di <em>The God delusion <\/em> \u2013 l&#8217;ultima fatica di Dawkins \u2013 mi ha trattenuto dal reperire l&#8217;edizione originale. Inoltre, nel momento in cui sto scrivendo, ho appena acquistato l&#8217;edizione italiana di <em>Breaking the spell <\/em> di Dennett. Dunque, per svolgere la mia disamina non mi servir\u00f2 delle tesi contenute nei due volumi citati, ma di articoli scritti dagli stessi studiosi ed apparsi su giornali e riviste italiane, in particolare su Micromega. Naturalmente, ritorner\u00f2 sull&#8217;argomento dopo aver letto i due volumi, nel caso questi suggeriscano ulteriori considerazioni da formulare.<\/p>\n<p>Su Micromega (nr. 2\/2007 a p. 7), Dawkins scrive di non avere problemi a postulare un Dio impersonale, da identificare con la natura, l&#8217;universo o le leggi della fisica. In questo caso, ammette, potrebbe, egli stesso, essere considerato un uomo religioso. I problemi per Dawkins sorgono quando si pensa Dio come un&#8217;intelligenza personale, che si decida di chiamarlo Jhaw\u00e8h (sic), Allah, Baal, Wotan, Zeus, Krishna. Evidentemente per Dawkins le religioni sono come quelle famose notti scure in cui tutte le vacche sono nere.<\/p>\n<p>Lo studioso di Oxford equipara Krishna al Creatore dell&#8217;AT, mentre in realt\u00e0 il primo \u00e8 un Avatar, una manifestazione dello Spirito Universale che non possiede le caratteristiche di onniscienza ed onnipotenza tipiche del dio unico. Se gli stessi Zeus e Wotan, in quanto sovrani dei rispettivi pantheon, sono in relazione strutturale tra loro, sono eterogenei riguardo a Jhaw\u00e8h (sic) o Allah. Gli dei politeisti non sono n\u00e9 onnipotenti, n\u00e9 immortali: in quanto proiezioni archetipiche riflettono la diversificazione dell&#8217;ordinamento sociale e la complessit\u00e0 della psiche umana. Sono funzioni, non principi assoluti come nel caso del dio unico. A parte, questa distinzione storico-religiosa, Dawkins soffre, a mio avviso, di miopia intellettuale. Egli rimane, imprigionato nella contrapposizione Evoluzione versus Creazionismo. Ma la religiosit\u00e0 non pu\u00f2 essere ridotta ad un insieme di dottrine, di dogmi, di articoli di fede.<\/p>\n<p>La religiosit\u00e0, come ricorda Schleiermacher, \u00e8 un sentimento che l&#8217;uomo prova verso un mistero che lo trascende. Quindi, nulla vieta di nutrire sentimenti religiosi verso la scienza, la natura, l&#8217;universo. La grande tradizione mistico-renana ha sempre pensato a un dio dis-antropomorfico, impersonale, universale. Meister Eckhart non chiama questo spirito universale, che coincide con lo stesso spirito umano, <em>Got <\/em>(\u00abdio\u00bb), ma <em>Gotheit <\/em>(\u00abdivinit\u00e0\u00bb). In certi passi dei Sermoni Tedeschi, Eckhart arriva a mettere in discussione, in maniera velata, la stessa dottrina della creazione: la prudenza, dati i tempi in cui viveva, gli suggerisce di non andare oltre. La religiosit\u00e0 \u2013 o meglio ancora, la spiritualit\u00e0 \u2013 costituisce una dimensione antropologica che non pu\u00f2 facilmente essere esautorata, specialmente se l&#8217;argomento principale contro di essa si riduce a postulare Dio come ente dotato di tutte le caratteristiche ipostatiche dell&#8217;ontologia classica: intelligenza superiore, bont\u00e0 e giustizia infinita, ecc.<\/p>\n<p>Dawkins, probabilmente, a questo punto obietterebbe che la superstizione di Dio come ente \u00e8 proprio il costrutto principale sul quale si fondano i teologemi della religiosit\u00e0 devozionale occidentale. Non ho alcuna difficolt\u00e0 ad ammettere questo punto. Ma la posta che Dawkins vuole mettere in gioco \u00e8 pi\u00f9 alta: la totale sconfessione dell&#8217;idea di un ordine cosmico, non una \u201csemplice\u201d contraffazione del creazionismo.<\/p>\n<p>Proseguendo nella sua disamina, Dawkins rivolge una particolare attenzione all&#8217;argomento della causa prima di Tommaso d&#8217;Aquino. Secondo il pensatore britannico, l&#8217;argomento \u00e8 fallace perch\u00e9 non \u00e8 possibile postulare all&#8217;inizio l&#8217;esistenza di un&#8217;intelligenza creativa e complessa, poich\u00e9 queste <em>\u00abgiungono tardi nell&#8217;universo e perci\u00f2 non possono essere responsabili del suo disegno\u00bb<\/em>. Se un teologo medievale leggesse queste pagine non potrebbe fare a meno di evidenziare una confusione tra il piano metafisico e quello fisico: ma non \u00e8 questo il discorso che m&#8217;interessa portare avanti adesso. Dawkins, a mio avviso, non riesce a superare la concezione antropomorfica del dio unico e rimane ancorato all&#8217;idea dell&#8217;esistenza di un essere supremo dotato di volont\u00e0 ed intelligenza personali. All&#8217;autore britannico sembra del tutto sconosciuto non soltanto il pensiero di Spinoza, ma anche quello indiano ed orientale. Nel buddhismo mahayana l&#8217;intima essenza delle cose \u00e8 identificata con la \u00abvacuit\u00e0\u00bb (<em>shunyata <\/em> in sanscrito, <em>sunnata <\/em> in pali, <em>ku <\/em> in giapponese). L&#8217;advaita vedanta esprime lo stesso concetto come \u00abnon dualit\u00e0\u00bb. Volendo rimanere in ambito greco, una concezione mistica \u2013 immanente \u2013 dello spirito universale \u00e8 rintracciabile nel neoplatonismo: al contrario di quello che pensa Dawkins, l&#8217;homo religiosus pu\u00f2 fare a meno di pensare Dio come un&#8217;intelligenza personale.<\/p>\n<p>Dennett, sempre su Micromega 2\/2007, si propone di elaborare un&#8217;ingegneria \u201cinversa\u201d delle religioni. Come per Dawkins, nell&#8217;articolo di Dennett ho trovato un&#8217;alternanza di argomenti interessanti (cfr. il paragrafo \u201cIdee per le quali morire\u201d) ad altri abbastanza banali. Ad esempio, il filosofo americano cos\u00ec scrive a p. 18:<\/p>\n<p><em>\u00able religioni organizzate discendono da religioni folkloristiche popolari che erano una volta selvagge. \u00c8 la logica che fluisce liberamente nell&#8217;evoluzione\u00bb <\/em>.<\/p>\n<p>\u00c8 la logica del vecchio argomento evoluzionistico applicato alla storia delle religioni, dura a morire. La scuola antropologica di Tylor \u00e8 incorsa in gravi errori metodologici, per fortuna, oggi, ampiamente sconfessati. In particolare:<\/p>\n<p>a) la pretesa che esistesse una scala di valori unica, con cui poter giudicare e raffrontare;<\/p>\n<p>b) la diffusione del pregiudizio evoluzionistico con cui si credeva che il cammino storico della civilt\u00e0 umana fosse unico e che le diverse civilt\u00e0 corrispondessero alle diverse stazioni, raggiunte da un medesimo binario storico.<\/p>\n<p>Con la definitiva confutazione dell&#8217;evoluzionismo storico-religioso, si \u00e8 giunti quindi a capire che:<\/p>\n<p>a) non esistono civilt\u00e0 superiori o inferiori, ma semplicemente diverse, perch\u00e9 nate da sviluppi storici differenti da quelli che hanno portato alla formazione della nostra;<\/p>\n<p>b) non esiste un paradigma culturale per giudicare il grado di evoluzione delle altre civilt\u00e0.<\/p>\n<p>Cos\u00ec Dennett a p. 19:<\/p>\n<p><em>\u00abnelle religioni organizzate il padre Eterno si prende il merito di tutte le cose buone, ma mai la colpa per quelle cattive. Questo non vale nelle religioni popolari dove Dio \u00e8 visto come la causa di tutto quello che succede, anche delle cose negative, e a lui si attribuisce la responsabilit\u00e0\u00bb<\/em>.<\/p>\n<p>Da questo passo, deduco che Dennett o non considera l&#8217;induismo ed il buddhismo come religioni organizzate, oppure \u00e8 del tutto a digiuno di storia delle religioni. In ogni caso, mostra di non conoscere a sufficienza la letteratura religiosa extraeuropea. Ma allora, perch\u00e9 ostinarsi a scrivere di religioni e non dedicarsi ad argomenti su cui si \u00e8 pi\u00f9 ferrati?<\/p>\n<p>In un altro passo dell&#8217;articolo, Dennett riporta questo brano estratto da <em>The God Delusion <\/em> di Dawkins:<\/p>\n<p><em>\u00abAh, ma naturalmente la storia di Adamo ed Eva \u00e8 sempre stata solo simbolica, non \u00e8 vero? Simbolica? Dunque per essere efficace, Ges\u00f9 si sarebbe lasciato torturare e mettere a morte, come vittima delegata a ricevere la punizione di un peccato simbolico commesso da un individuo non esistente. Come ho gi\u00e0 detto: completamente fuori di testa, oltre che disgustosa\u00bb<\/em>.<\/p>\n<p>Se pu\u00f2 consolare Dawkins, ricordo che l&#8217;archetipo del dio \u00abmorente-e-risorgente\u00bb (<em>dying and rising gods <\/em>) interessa diverse divinit\u00e0 maschili delle antiche societ\u00e0 agricole del Mediterraneo: in ogni caso, non \u00e8 un esclusivo mitologema della dottrina cristiana. Verosimilmente, pu\u00f2 avere a che fare con la ciclicit\u00e0 dell&#8217;agricoltura e la questione speculare del viaggio nell&#8217;oltretomba, ma vi sono molte altre chiavi di lettura sull&#8217;argomento. Tuttavia, proprio perch\u00e9 nel <em>dying and rising gods<\/em>, diffuso nel Vicino Oriente antico, \u00e8 possibile intravedere una suggestione condivisa in una certa area geografica, l&#8217;argomentazione di Dawkins pu\u00f2 mettere in imbarazzo i cristiani, ma non certamente chi si limita a vedere nella con-divisione degli archetipi la presenza di un moto spirituale universale. Per chi crede che l&#8217;essere umano sia essenzialmente homo religiosus, poco importa sapere se la vicenda della resurrezione di Cristo sia avvenuta realmente o meno. Personalmente, vedo nel <em>dying and rising gods <\/em> proprio un anelito universale al sacro, un bisogno antropologico di simbologia religiosa, che non si esaurir\u00e0 certamente qualora il cristianesimo, per ipotesi, dovesse estinguersi. Non dimentichiamo che Dawkins e Dennett non stanno argomentando contro il cristianesimo, ma contro l&#8217;idea dell&#8217;esistenza di Dio o comunque di un ordine cosmico di tipo spirituale. Se questi sono i loro argomenti, il loro obiettivo \u00e8 fallito.<\/p>\n<p>Per il momento, non \u00e8 possibile ipotizzare la possibilit\u00e0 di molecole o particelle elementari capaci di auto-rigenerarsi o di auto-riprodursi. Se questo avverr\u00e0 tra qualche anno, allora, potremmo dichiarare superato l&#8217;argomento della causa prima o del motore immoto. Nonostante gli sforzi di Dawkins, l&#8217;istanza antropologica alla dimensione del sacro potrebbe benissimo sopravvivere e non certamente come survivals:<\/p>\n<p><em>\u00abNon posso disfarmi dell&#8217;idea che ero morto prima di nascere e che con la morte torner\u00f2 in quello stato [&#8230;] quanto desidero l&#8217;istante in cui il tempo, per me, cesser\u00e0 di essere, quando sar\u00f2 accolto nel seno materno del Tutto e del Nulla, dove dormivo quando&#8230; Epicuro, Lucrezio, Cesare vivevano e scrivevano, quando Spinoza pensava il pi\u00f9 gran pensiero che sia mai entrato in un cervello umano\u00bb<\/em>.<\/p>\n<p>Sono parole scritte nel 1790 da Georg Christoph Lichtenberg, fisico, professore a Gottinga. Credo che esprimano alla perfezione l&#8217;idea di una spiritualit\u00e0 alta, mistica, lontana dal materialismo antropomorfico di chi continua ancora a pensare a Dio come ad un ente. <img decoding=\"async\" src=\"data:image\/svg+xml,%3Csvg%20xmlns='http:\/\/www.w3.org\/2000\/svg'%20viewBox='0%200%2015%2015'%3E%3C\/svg%3E\" class=\"zeen-lazy-load-base zeen-lazy-load\" data-lazy-src=\"..\/img_art\/fine_testo.gif\" width=\"15\" height=\"15\" \/><noscript><img decoding=\"async\" src=\"..\/img_art\/fine_testo.gif\" width=\"15\" height=\"15\" \/><\/noscript><\/p>\n<p align=\"center\"><a href=\"#su\"><img decoding=\"async\" src=\"data:image\/svg+xml,%3Csvg%20xmlns='http:\/\/www.w3.org\/2000\/svg'%20viewBox='0%200%2044%2070'%3E%3C\/svg%3E\" class=\"zeen-lazy-load-base zeen-lazy-load\" data-lazy-src=\"..\/img_art\/Uovo_min.jpg\" alt=\"torna su\" width=\"44\" height=\"70\" border=\"0\" \/><noscript><img decoding=\"async\" src=\"..\/img_art\/Uovo_min.jpg\" alt=\"torna su\" width=\"44\" height=\"70\" border=\"0\" \/><\/noscript><\/a><\/p>\n<\/div>\n<\/td>\n<\/tr>\n<\/tbody>\n<\/table>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>M&#8217;interesser\u00f2 in questo articolo ad una \u00abnuova\u00bb corrente filosofica caratterizzata dal rifiuto totale dell&#8217;idea dell&#8217;esistenza di Dio e dalla fondazione epistemologica delle proprie asserzioni. 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