{"id":1842,"date":"2007-02-12T18:17:31","date_gmt":"2007-02-12T17:17:31","guid":{"rendered":"http:\/\/www.esonet.it\/?p=1842"},"modified":"2023-10-19T18:56:28","modified_gmt":"2023-10-19T16:56:28","slug":"antropologia-filosofica-del-branco","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.esonet.it\/?p=1842","title":{"rendered":"Antropologia filosofica del branco"},"content":{"rendered":"<p><a href=\"https:\/\/www.esonet.it\/?cat=73\"><img decoding=\"async\" src=\"data:image\/svg+xml,%3Csvg%20xmlns='http:\/\/www.w3.org\/2000\/svg'%20viewBox='0%200%20370%20247'%3E%3C\/svg%3E\" class=\"zeen-lazy-load-base zeen-lazy-load alignright\" title=\"Psicologia\" data-lazy-src=\"images\/topics\/PsicheMeF.jpg\" alt=\"Psicologia\" align=\"right\" border=\"0\" \/><noscript><img decoding=\"async\" class=\"alignright\" title=\"Psicologia\" src=\"images\/topics\/PsicheMeF.jpg\" alt=\"Psicologia\" align=\"right\" border=\"0\" \/><\/noscript><\/a>Che cosa potremmo rispondere, quale giustificazione potremmo avallare, di fronte alla sconsolante teoria che addita la violenza di gruppo come uno stratagemma di riconoscimento sociale, un gioco di ruolo teso a conferire un\u2019identit\u00e0 da deviante alla debole e massificata personalit\u00e0 del giovane e dell\u2019adolescente? Gi\u00e0 Heidegger indicava nella condizione \u201cpubblicistica\u201d la cifra della nostra epoca, dove l\u2019ente compensa nella sua piena visibilit\u00e0 e spettacolarit\u00e0, l\u2019oblio dell\u2019essere.<\/p>\n<table border=\"0\" width=\"100%\">\n<tbody>\n<tr>\n<td scope=\"col\">\n<div align=\"center\">\n<h3 align=\"left\"><em><a name=\"su\"><\/a> <\/em>Antropologia filosofica del branco<\/h3>\n<p align=\"left\">di Antonio D\u2019Alonzo<\/p>\n<\/div>\n<\/td>\n<\/tr>\n<tr>\n<td scope=\"row\">\n<div align=\"justify\">\n<table border=\"0\" width=\"100%\">\n<tbody>\n<tr>\n<td scope=\"col\" width=\"49%\">\n<div align=\"justify\"><img decoding=\"async\" src=\"data:image\/svg+xml,%3Csvg%20xmlns='http:\/\/www.w3.org\/2000\/svg'%20viewBox='0%200%20328%20228'%3E%3C\/svg%3E\" class=\"zeen-lazy-load-base zeen-lazy-load\" data-lazy-src=\"..\/img_art\/branco.jpg\" width=\"328\" height=\"228\" \/><noscript><img decoding=\"async\" src=\"..\/img_art\/branco.jpg\" width=\"328\" height=\"228\" \/><\/noscript><\/div>\n<\/td>\n<td scope=\"col\" width=\"51%\">\n<div align=\"justify\">\n<p>Di fronte all\u2019irruzione ormai quotidiana della violenza nelle maglie del sistema, dobbiamo ancora una volta constatare l\u2019inadeguatezza culturale della classe politica italiana, incapace di abbozzare una qualsiasi disamina che non sconfini subito nel solito e patetico chiacchiericcio retorico.<\/p>\n<p>Il \u201ccompitino\u201d attuale della politica \u00e8 di mettere in atto soluzioni a fronte delle varie emergenze sociali, ma la missione del politico dovrebbe concernere qualcosa di pi\u00f9 di una semplice sociologia da tappabuchi.<\/p>\n<\/div>\n<\/td>\n<\/tr>\n<\/tbody>\n<\/table>\n<p>Se a questo quadro desolante si aggiungono i dibattiti stantii e burattineschi che imperversano nei programmi televisivi, al contempo rassicuranti e beceri, demagogici e pleonastici, si comprendono le ragioni che impediscono di affrontare seriamente il problema.<\/p>\n<p>Dopo gli ennesimi episodi di teppismo criminale accaduti in concomitanza di eventi sportivi, si sono susseguiti nei palinsesti dibattiti e tavole rotonde, presiedute da giornalisti sportivi e calciatori nelle vesti di opinion maker. In tiv\u00f9 non \u00e8 apparso alcun antropologo o sociologo in grado di fornire una lettura pi\u00f9 articolata: soltanto gli stessi volti noti della domenica sera. La nostra societ\u00e0, sconcertata di fronte ad un fenomeno per certi versi inclassificabile \u2013 giovanissimi figli dell\u2019opulenza e del benessere \u2013 preferisce limitare le sue elucubrazioni sulla modalit\u00e0 di reazione, peraltro sempre abbondantemente sconfessata ed ostacolata da interessi economici di parte. L\u2019opinione pubblica s\u2019interroga sugli effetti (la reazione) e non sulle cause. Sulle ragioni del teppismo giovanile, dentro e fuori delle curve di tutta Italia.<\/p>\n<p>Che cosa potremmo rispondere, quale giustificazione potremmo avallare, di fronte alla sconsolante teoria che addita la violenza di gruppo come uno stratagemma di riconoscimento sociale, un gioco di ruolo teso a conferire un\u2019identit\u00e0 da deviante alla debole e massificata personalit\u00e0 del giovane e dell\u2019adolescente? Gi\u00e0 <a name=\"1\"><\/a>Heidegger indicava nella condizione \u201cpubblicistica\u201d la cifra della nostra epoca, dove l\u2019ente compensa nella sua piena visibilit\u00e0 e spettacolarit\u00e0, l\u2019oblio dell\u2019essere [<a href=\"#_ftn1\">1<\/a>]. La societ\u00e0 contemporanea \u00e8 dominata dall\u2019utilizzo preponderante dei mezzi di comunicazione di massa, in particolare da quelli fondati sulla diffusione delle immagini. Se gli dei sono fuggiti, il loro posto \u00e8 stato rimpiazzato dai divi dello showbitz e non \u00e8 certamente un caso che <em>deva <\/em>in sanscrito significhi \u00abdio\/dea\u00bb: pensiamo alle scene d&#8217;isteria giovanile che seguono ad attese estenuanti, vissute con la speranza d&#8217;intravedere per pochi secondi popstar e stelle del cinema.<\/p>\n<p>Per le nuove leve \u00e8 essenziale essere al centro dello schermo \u2013 \u00abtutto intorno a te\u00bb, come proclamava fino a qualche tempo fa una nota compagnia di telefonia mobile \u2013 anche a costo di esporsi alle degradanti umiliazioni della tiv\u00f9 trash. Ma per questi analfabeti mentali, verbali ed emotivi \u2013 come li definisce U. Galimberti \u2013 \u00e8 importante apparire per qualche istante nella \u201cfabbrica dei sogni\u201d, pronti anche ad urinare davanti alle telecamere o ad immergersi in un terrario pieno di cavallette. \u00abSono riconoscibile, dunque esisto\u00bb: \u00e8 il nuovo grido di battaglia di aspiranti veline e tronisti. Per pochi privilegiati esistono i reality show, per tutti gli altri la possibilit\u00e0 di far parlare di s\u00e9 attraverso qualche gesto estremo, camuffando la propria identit\u00e0 all\u2019interno del branco che garantisce la cassa di risonanza mediatica. Ma anche questa violenza, che cela il principio d\u2019individuazione nell\u2019appartenenza al branco, ha bisogno di essere spettacolare per ricevere pubblicit\u00e0 dai media. In caso contrario, il gruppo non ha visibilit\u00e0, non esiste. La <em>conditio sine qua non <\/em> dell\u2019esistenza deviante diventa la presenza del pubblico che osserva il gesto criminale del branco che lancia la bomba-carta o stupra una ragazzina. L\u2019identit\u00e0 si scinde: studenti per la mamma, ultr\u00e0 o sex offender nel branco.<\/p>\n<p>In <em>Psicologia delle masse e analisi dell\u2019Io, <\/em>Freud, attraverso gli studi di psicologia delle masse di Le Bon, spiega come l\u2019aggressivit\u00e0 individuale latente possa debordare all\u2019interno di una vasta aggregazione collettiva. Nella folla \u00e8 in azione la pulsione gregaria che livella intelligenza ed emozioni. Un individuo dotato di spiccate capacit\u00e0 cognitive, immerso in una folla eccitata, subir\u00e0 un abbassamento del proprio quoziente intellettivo, mentre il livello emotivo si assester\u00e0 sugli umori della folla. L\u2019intelligenza regredisce, l\u2019emotivit\u00e0 aumenta: l\u2019eggregore di una folla riottosa conduce a compiere gesti che l\u2019individuo isolato non potrebbe compiere. Proprio perch\u00e9 la fusione collettiva agisce livellandosi su valori medi \u00e8 possibile anche il processo inverso. Ecco perch\u00e9 l\u2019individuo che frequenta musei o vernissage cresce intellettualmente e spiritualmente, mentre il \u201ccurvaiolo\u201d \u00e8 destinato alla regressione bestiale. Il gruppo incanala le pulsioni e le istanze spirituali\/intellettuali dell\u2019individuo. Tuttavia, nemmeno il cenacolo pi\u00f9 raffinato pu\u00f2 sradicare del tutto l\u2019aggressivit\u00e0 dalla dimensione antropologica. <a name=\"2\"><\/a>Eros e Thanatos abitano da sempre nell\u2019inconscio; come ricorda Freud, la civilt\u00e0 si fonda sulla sublimazione di queste due pulsioni [<a href=\"#_ftn2\">2<\/a>]. L\u2019\u00abanimale umano\u00bb \u2013 per usare un\u2019espressione cara a Nietzsche \u2013 sublima le pulsioni sessuali nell\u2019istituto matrimoniale e l\u2019antagonismo sociale con il sarcasmo e la dialettica.<\/p>\n<p>Schopenhauer ha dimostrato come il fine della dialettica \u2013 ricondotta all\u2019eristica \u2013 non deve essere individuato nella ricerca della verit\u00e0, ma piuttosto nel tentativo di arrogare la parola finale e come il prevalere sull\u2019interlocutore comporti la sublimazione di una dose di aggressivit\u00e0, altrimenti destinata all\u2019aggressione fisica. Lo stesso sarcasmo \u2013 al contrario dell\u2019ironia che \u00e8 piuttosto una relativizzazione della finitezza, un\u2019apertura trascendentale \u2013 ha come scopo quello di ridicolizzare l\u2019interlocutore, privandolo della dignit\u00e0 personale. Dal canto suo, l\u2019istituto matrimoniale \u00e8 servito a incanalare le pulsioni libidiche della perpetuazione della specie che, incontrollate, potevano condurre allo stupro: in fondo, la riattualizzazione dell\u2019archetipo di Pan.<\/p>\n<p>Nel mondo animale non esiste lo stupro, ed il consenso della femmina \u00e8 indispensabile per l\u2019accoppiamento. Ma secondo gli studi di antropologia filosofica del Novecento, l\u2019uomo non possiede istinti, ma pulsioni. Gli istinti guidano l\u2019animale alla soddisfazione dei bisogni elementari. L\u2019animale \u00e8 dotato di strumenti naturali per cacciare o sfuggire ai predatori, potenti fauci ed artigli o arti scattanti per fuggire lontano. L\u2019uomo non possiede n\u00e9 artigli, n\u00e9 lunghe leve per correre nella savana: sotto questo aspetto \u00e8 biologicamente poco dotato.<\/p>\n<p><a name=\"3\"><\/a>Le uniche armi dell\u2019uomo sono la facolt\u00e0 di inibire le pulsioni e differirne l\u2019immediata soddisfazione, organizzando il comportamento e lo spazio psichico [<a href=\"#_ftn3\">3<\/a>]. Ma se la violenza sessuale non esiste presso le altre specie animali, ad eccezione di quella umana, e se la caratteristica essenziale di quest\u2019ultima \u00e8 la capacit\u00e0 di rimandare il soddisfacimento immediato attraverso la pianificazione della fruizione del bisogno, si deve concludere che ci\u00f2 che muove il <em>sex offender <\/em> non \u00e8 l\u2019assenza di vincoli inibitori o l\u2019irruzione di desideri bestiali, ma la gelida strategia della ragione strumentale. <a name=\"4\"><\/a>Come spiegato da Adorno ed Horkheimer in <em>Dialettica dell\u2019Illuminismo<\/em> [<a href=\"#_ftn4\">4<\/a>], la ragione strumentale non mette in questione i fini, non pone postulati da indagare, ma assume principi apodittici, gi\u00e0 dimostrati.<\/p>\n<p>Assumendo come fini esclusivamente la produzione ed il profitto, la ragione illuministica, nata per realizzare l\u2019asservimento baconiano della Natura, finisce per instaurare il dominio dell\u2019uomo sull\u2019uomo. Se l\u2019unico valore fondamentale diventa il profitto \u2013 la Ratio \u00e8 strumentale proprio perch\u00e9 si preoccupa esclusivamente d\u2019individuare i mezzi pi\u00f9 efficaci per raggiungere lo scopo \u2013 l\u2019etica diventa un ingombrante orpello sulla strada della pianificazione totale. Se il solo valore \u00e8 il profitto, come non dichiarare decaduta l\u2019antropologia umanistica? <a name=\"5\"><\/a>La ragione strumentale non riconosce nessuna istanza sopra di s\u00e9; essa inaugura il dominio dell\u2019uomo sull\u2019uomo che trova la massima espressione nella pianificazione \u201cutilitaristica\u201d del genocidio [<a href=\"#_ftn5\">5<\/a>], o nel piacere intellettuale della regressione sadiana:<\/p>\n<p><a name=\"6\"><\/a>\u00ab[ <em>Pazze creature <\/em>] (n.d.a. esclama il presidente Blammont riferendosi alle donne) c <em>ome godo a vederle dibattersi nelle mie mani! \u00c8 come l\u2019agnello fra le grinfie del leone <\/em>&lt;&#8230;&gt; <em>\u00c8 come nella conquista di una citt\u00e0, bisogna impadronirsi delle alture&#8230; ci si insedia in tutte le posizioni dominanti, e poi si irrompe in piazza senza pi\u00f9 temere resistenza <\/em>[<a href=\"#_ftn6\">6<\/a>]\u00bb<\/p>\n<p><a name=\"7\"><\/a>Cos\u00ec risponde il ministro Saint-Fonds, quando una ragazza terrorizzata scoppia in lacrime di fronte a lui: \u00ab <em>\u00c8 cos\u00ec che mi piacciono le donne&#8230; ah, perch\u00e9 non le posso ridurre, con una sola parola, tutte quante in questo stato <\/em>[<a href=\"#_ftn7\">7<\/a>]\u00bb<\/p>\n<p>Basta leggere l\u2019ordine geometrico delle devastanti perversioni programmate in <em>Le 120 giornate di Sodoma,<\/em> per rendersi conto che dietro la truce maschera del sex offender non si nasconde un desiderio frustrato ed inappagato, ma la gelida e razionale criminalit\u00e0 di una volont\u00e0 di potenza deviata. Ovviamente, la violenza del branco \u00e8 pi\u00f9 sicura, semplice ed anonima, rispetto alla diabolica e determinata perversione di un personaggio sadiano. Ma nemmeno si deve ignorare, come spiega Mario Carotenuto, come l\u2019Ombra del dongiovanni sia lo stupratore:<\/p>\n<p><a name=\"8\"><\/a>\u00ab <em>Se l\u2019Ombra del baldo Don Giovanni \u00e8 la violenza e lo stupro, ci\u00f2 non vuole significare che il Don Giovanni sia uno stupratore, ma che, come ogni immagine mitica, l\u2019immagine del Don Giovanni contiene ed esprime la realt\u00e0 degli opposti psichici <\/em>[<a href=\"#_ftn8\">8<\/a>]\u00bb.<\/p>\n<p>Il vituperato Georges Bataille, in <em>La parte maledetta,<\/em> ha l\u2019intuizione fondamentale di distinguere l\u2019\u00abeconomia ristretta\u00bb da quella \u00abgenerale\u00bb. Mentre la prima economia \u00e8 meramente industriale e commerciale, incentrata sullo scambio delle ricchezze, la seconda interessa la dimensione antropologica dell\u2019eccesso di produzione e dispendio di energia vitale. Quest\u2019ultima deve essere scaricata \u201cnaturalmente\u201d attraverso il dispendio (<em>d\u00e9pense<\/em>) della caccia e della nutrizione, della riproduzione e della morte. <a name=\"9\"><\/a>Tuttavia, oltre a queste funzioni meramente biologiche, il dispendio pu\u00f2 essere scaricato attraverso le feste, le competizioni ed i sacrifici cruenti: stratagemmi e tecniche \u201cattive\u201d che assicurano la sovranit\u00e0 sulla \u00abparte maledetta\u00bb; al contrario, la guerra imposta dall\u2019alto, rende l\u2019uomo oggetto \u201cpassivo\u201d della <em>d\u00e9pense,<\/em> destinato a soccombere [<a href=\"#_ftn9\">9<\/a>].<\/p>\n<p>Oggetto passivo o soggetto attivo, il dispendio, l\u2019eccesso, deve comunque essere scaricato: ma, nei territori dell\u2019Occidente \u201ccivile\u201d e \u201ccivilizzato\u201d non vi sono pi\u00f9 guerre da almeno cinquanta anni. <a name=\"10\"><\/a>Cos\u00ec come non vi sono pi\u00f9 sacrifici umani o supplizi di piazza: questi ultimi abrogati perch\u00e9 favorivano l\u2019identificazione tra il pubblico ed il suppliziato [<a href=\"#_ftn10\">10<\/a>]. In altre parole, viviamo in una societ\u00e0 dove, fortunatamente, si sono diffusi determinati valori liberali e filantropici, dove non si perseguitano pi\u00f9 \u2013 almeno <em>fisicamente <\/em> \u2013 gli eretici e i \u201cdiversi\u201d. <a name=\"11\"><\/a>Ma dove la \u201cparte maledetta\u201d non viene pi\u00f9 scaricata. Se condividiamo la teoria della negazione della repressione sessuale [<a href=\"#_ftn11\">11<\/a>], al contrario, dobbiamo convenire come l\u2019aggressivit\u00e0 umana \u2013 elemento antropologico fondamentale \u2013 non sia pi\u00f9 scaricata attraverso riti collettivi come la guerra o l\u2019insurrezione. Ma Thanatos non pu\u00f2 semplicemente essere rimosso: la rimozione non fa altro che incrementarne la forza di propulsione centrifuga. Ecco, allora, l\u2019irrompere fenomenologico della devianza, del bullismo da branco e della violenza ultr\u00e0.<\/p>\n<p>Sarebbe utile, allora, ripensare le nostre fondamenta culturali. Si dovrebbe lavorare sul simbolismo e sull\u2019immaginario per scaricare in modo naturale la \u201cparte maledetta\u201d, senza aspettare che la sua sistematica repressione imploda e generi macerie. Ma questo compito \u00e8 troppo grande per le possibilit\u00e0 della nostra civilt\u00e0 \u2013 a nostro avviso \u2013 ormai prossima al collasso. <img decoding=\"async\" src=\"data:image\/svg+xml,%3Csvg%20xmlns='http:\/\/www.w3.org\/2000\/svg'%20viewBox='0%200%2018%2018'%3E%3C\/svg%3E\" class=\"zeen-lazy-load-base zeen-lazy-load alignnone size-full wp-image-4295\" data-lazy-src=\"https:\/\/www.esonet.it\/wp-content\/uploads\/2023\/05\/fine_testo.gif\" alt=\"\" width=\"18\" height=\"18\" \/><noscript><img decoding=\"async\" class=\"alignnone size-full wp-image-4295\" src=\"https:\/\/www.esonet.it\/wp-content\/uploads\/2023\/05\/fine_testo.gif\" alt=\"\" width=\"18\" height=\"18\" \/><\/noscript><\/p>\n<p>__________<\/p>\n<h5>Note<\/h5>\n<p><a name=\"_ftn1\"><\/a>1. Cfr. M. Heidegger, <em>L\u2019epoca dell\u2019immagine del mondo <\/em>, in <em>Sentieri Interrotti,<\/em> La Nuova Italia, Firenze, 1968. (<a href=\"#1\">torna al testo<\/a>)<\/p>\n<p><a name=\"_ftn2\"><\/a>2. Cfr. S. Freud, In <em>Il Disagio della civilt\u00e0, <\/em>Bollati Boringhieri, Torino, 1995. (<a href=\"#2\">torna al testo<\/a>)<\/p>\n<p><a name=\"_ftn3\"><\/a>3. Cfr. U. Galimberti, <em>Psiche e Techne,<\/em> Feltrinelli, Milano 1999. (<a href=\"#3\">torna al testo<\/a>)<\/p>\n<p><a name=\"_ftn4\"><\/a>4. Cfr. T. Adorno, M. Horkheimer, <em>Dialettica dell\u2019Illuminismo,<\/em> Einaudi, Torino, 1969. (<a href=\"#4\">torna al testo<\/a>)<\/p>\n<p><a name=\"_ftn5\"><\/a>5. Cfr. G. Sereny, <em>In quelle tenebre,<\/em> Adelphi, Milano, 1994. (<a href=\"#5\">torna al testo<\/a>)<\/p>\n<p><a name=\"_ftn6\"><\/a>6. Cfr. D. A. F. De Sade, <em>Aline et Valcour, <\/em>in T. Adorno, M. Horkheimer, <em>Dialettica dell\u2019Illuminismo,<\/em> ivi cit. p.118. (<a href=\"#6\">torna al testo<\/a>)<\/p>\n<p><a name=\"_ftn7\"><\/a>7. Cfr. D. A. F. De Sade, Histoire de <em>Juliette <\/em> in T. Adorno, M. Horkheimer, <em>Dialettica dell\u2019Illuminismo,<\/em> ivi, cit. p. 117. (<a href=\"#7\">torna al testo<\/a>)<\/p>\n<p><a name=\"_ftn8\"><\/a>8. Cfr. M. Carotenuto, <em>Riti e miti della seduzione <\/em> R.C.S. Milano, 1994. (<a href=\"#8\">torna al testo<\/a>)<\/p>\n<p><a name=\"_ftn9\"><\/a>9. Cfr. G. Bataille, <em>la parte maledetta,<\/em> Universale Bollati Boringhieri, Torino, 1992. (<a href=\"#9\">torna al testo<\/a>)<\/p>\n<p><a name=\"_ftn10\"><\/a>10. Cfr. M. Foucault, <em>Sorvegliare e punire,<\/em> Einaudi, Torino, 1976. (<a href=\"#10\">torna al testo<\/a>)<\/p>\n<p><a name=\"_ftn11\"><\/a>11. Cfr. M. Foucault, <em>Storia della sessualit\u00e0,<\/em> Feltrinelli, Milano, 1985. (<a href=\"#11\">torna al testo<\/a>)<\/p>\n<p>__________<\/p>\n<h5>Bibliografia<\/h5>\n<p>M. Heidegger, <em>Sentieri Interrotti,<\/em> La Nuova Italia, Firenze, 1968.<\/p>\n<p>S. Freud, <em>Il Disagio della civilt\u00e0, <\/em>Bollati Boringhieri, Torino, 1995.<\/p>\n<p>U. Galimberti <em>Psiche e Techne,<\/em> Feltrinelli, Milano 1999.<\/p>\n<p>G. Sereny, <em>In quelle tenebre,<\/em> Adelphi, Milano, 1994.<\/p>\n<p>T. Adorno, M. Horkheimer, <em>Dialettica dell\u2019Illuminismo,<\/em> Einaudi, Torino, 1969.<\/p>\n<p>M. Carotenuto, <em>Riti e miti della seduzione, <\/em> R. C. S. Milano, 1994.<\/p>\n<p>M. Foucault, <em>Sorvegliare e punire, <\/em>Einaudi, Torino, 1976.<\/p>\n<p>G. Bataille, <em>la parte maledetta,<\/em> Universale Bollati Boringhieri, Torino, 1992.<\/p>\n<p align=\"center\"><a href=\"#su\"><img decoding=\"async\" src=\"data:image\/svg+xml,%3Csvg%20xmlns='http:\/\/www.w3.org\/2000\/svg'%20viewBox='0%200%2044%2070'%3E%3C\/svg%3E\" class=\"zeen-lazy-load-base zeen-lazy-load\" data-lazy-src=\"..\/img_art\/Uovo_min.jpg\" alt=\"torna su\" width=\"44\" height=\"70\" border=\"0\" \/><noscript><img decoding=\"async\" src=\"..\/img_art\/Uovo_min.jpg\" alt=\"torna su\" width=\"44\" height=\"70\" border=\"0\" \/><\/noscript><\/a><\/p>\n<\/div>\n<\/td>\n<\/tr>\n<\/tbody>\n<\/table>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Che cosa potremmo rispondere, quale giustificazione potremmo avallare, di fronte alla sconsolante teoria che addita la violenza di gruppo come uno stratagemma di riconoscimento sociale, un gioco di ruolo teso a conferire un\u2019identit\u00e0 da deviante alla debole e massificata personalit\u00e0 del giovane e dell\u2019adolescente? 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