{"id":1893,"date":"2006-11-20T13:04:32","date_gmt":"2006-11-20T12:04:32","guid":{"rendered":"http:\/\/www.esonet.it\/?p=1893"},"modified":"2023-10-19T19:11:15","modified_gmt":"2023-10-19T17:11:15","slug":"analisi-sul-senso-di-colpa","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.esonet.it\/?p=1893","title":{"rendered":"Analisi sul senso di colpa"},"content":{"rendered":"<div class=\"wp-block-image\">\n<figure class=\"alignright\"><a href=\"https:\/\/www.esonet.it\/?cat=73\"><img decoding=\"async\" src=\"data:image\/svg+xml,%3Csvg%20xmlns='http:\/\/www.w3.org\/2000\/svg'%20viewBox='0%200%20370%20247'%3E%3C\/svg%3E\" class=\"zeen-lazy-load-base zeen-lazy-load\" data-lazy-src=\"images\/topics\/PsicheMeF.jpg\" alt=\"Psicologia\" title=\"Psicologia\"\/><noscript><img decoding=\"async\" src=\"images\/topics\/PsicheMeF.jpg\" alt=\"Psicologia\" title=\"Psicologia\"\/><\/noscript><\/a><\/figure>\n<\/div>\n\n\n<p><em>In questo articolo si analizzano gli ingredienti cognitivi necessari per sentirsi in colpa e si esamina la dinamica del senso di colpa (sdc) ovvero come pu\u00f2 aumentare e diminuire.<\/em><\/p>\n\n\n\n<div style=\"height:30px\" aria-hidden=\"true\" class=\"wp-block-spacer\"><\/div>\n\n\n\n<h3 class=\"wp-block-heading\" id=\"su\">Analisi sul senso di colpa<\/h3>\n\n\n\n<p>di Francesco Mancini<\/p>\n\n\n\n<p>Dell\u2019Associazione di Psicologia Cognitiva, Roma<\/p>\n\n\n\n<div style=\"height:30px\" aria-hidden=\"true\" class=\"wp-block-spacer\"><\/div>\n\n\n\n<p><em>In questo articolo si analizzano gli ingredienti cognitivi necessari per sentirsi in colpa e si esamina la dinamica del <em>senso di colpa (sdc)<\/em> ovvero come pu\u00f2 aumentare e diminuire.<\/em><\/p>\n\n\n\n<p><em>Esistono diversi tipi di sdc: del sopravvissuto, da danneggiamento senza colpa, da colpa, da delusione delle aspettative altrui, verso se stessi ed etico. Nell\u2019articolo si esaminano gli ingredienti del sdc del sopravvissuto e si mostra come dal sdc del sopravvissuto possano essere derivati gli altri sdc. Si considerano le differenze ed i rapporti tra sdc ed altre emozioni come la vergogna, la pena, la paura della punizione, il rammarico ed il senso di indegnit\u00e0.<\/em><\/p>\n\n\n\n<p><em>Si analizzano i meccanismi del divenire del sdc: l\u2019espiazione, la riparazione, la consapevolezza del sdc, l\u2019evitamento, l\u2019autogiustificazione, il cambiamento delle norme.<\/em><\/p>\n\n\n\n<h4 class=\"wp-block-heading\">1. Introduzione<\/h4>\n\n\n\n<p>Il senso di colpa (sdc) pone lo psicoterapeuta cognitivo di fronte ad una contraddizione. \u00c8 innegabile, infatti, che il sdc abbia un peso considerevole nei problemi di interesse psicoterapeutico e che il cognitivismo sia in grado di fornire analisi davvero illuminanti delle emozioni, ma \u00e8 anche vero che ben poca attenzione sia stata spesa dai cognitivisti clinici per il sdc.<\/p>\n\n\n\n<p>Lo scopo di questo articolo \u00e8 di ovviare, almeno in parte, ad un siffatto stato di cose.<\/p>\n\n\n\n<p><strong>1.1 Le domande<\/strong><\/p>\n\n\n\n<p>Le domande che uno psicoterapeuta ha interesse a porsi a proposito delle emozioni ed in particolare del sdc, sono fondamentalmente tre:<\/p>\n\n\n\n<p>1) la prima riguarda quello che potremmo definire il \u201cprofilo interno\u201d del sdc, ovvero l\u2019individuazione degli ingredienti che servono per provare sdc e delle modalit\u00e0 con cui il sdc aumenta o diminuisce.<\/p>\n\n\n\n<p>2) La seconda riguarda il cosiddetto \u201cprofilo esterno\u201d, ossia il ruolo che il sdc, interagendo con altri aspetti psicologici, svolge nella genesi e nel mantenimento della sofferenza psicopatologica.<\/p>\n\n\n\n<p>3) La terza concerne la spiegazione delle differenze individuali, ossia del come e perch\u00e9 le persone sono diversamente sensibili al sdc.<\/p>\n\n\n\n<p><strong>1.2 La prima questione: la \u201canatomia\u201d e la \u201cfisiologia\u201d del senso di colpa<\/strong><\/p>\n\n\n\n<p>In questo articolo affronto soltanto la prima delle tre questioni e dunque cerco di definire la \u201canatomia\u201d del senso di colpa e la sua \u201cfisiologia\u201d ovvero la sua dinamica.<\/p>\n\n\n\n<p><strong>1.2.1. \u201cL\u2019anatomia\u201d<\/strong><\/p>\n\n\n\n<p>Parlando di \u201canatomia\u201d e \u201cfisiologia\u201d del sdc sono necessarie alcune precisazioni.<\/p>\n\n\n\n<p>Le emozioni sono stati soggettivi complessi che coinvolgono diversi aspetti:<\/p>\n\n\n\n<p>1 &#8211; aspetti cognitivi e dunque scopi, assunzioni e valutazioni,<\/p>\n\n\n\n<p>2 &#8211; vissuti e sensazioni interne, \u201cfeelings\u201d, che possono essere positivi o negativi,<\/p>\n\n\n\n<p>3 &#8211; reazioni somatico-viscerali,<\/p>\n\n\n\n<p>4 &#8211; tratti e comportamenti espressivi,<\/p>\n\n\n\n<p>5 &#8211; azioni o tendenze all\u2019azione o, almeno, disposizioni all\u2019azione.<\/p>\n\n\n\n<p>\u201c<em>Senza ricorrere ad esempi drammatici, prendiamone uno di blando senso di colpa. Poniamo che il signor A urti inavvertitamente per strada una massaia e le faccia cadere per terra tutta la spesa. Cosa implica dire che A si sente in colpa? Innanzitutto, nella mente di A sono presenti alcune conoscenze (aspetti cognitivi): A sa che alla signora \u00e8 successo qualcosa di spiacevole (che \u00e8 stato compromesso qualche suo scopo), e che \u00e8 stato lui, A, a causare questo spiacevole evento. A prova allora (vissuti) una sensazione di dispiacere per non aver saputo evitare che questo accadesse. Se \u00e8 molto sensibile (qui siamo, come si \u00e8 detto, in una situazione di blando sdc), il signor A potrebbe anche sentirsi stringere lo stomaco (reazioni fisiologiche) per il dispiacere; pu\u00f2 scusarsi o mostrarsi dispiaciuto o contrito (comportamenti espressivi); infine pu\u00f2 darsi da fare per raccogliere la frutta, od offrire un caff\u00e9 alla signora per farsi perdonare (attivazione di scopi)<\/em>.\u201d (p. 9, Castelfranchi, D\u2019Amico, Poggi, 1994).<\/p>\n\n\n\n<p>In questo articolo sono interessato agli ingredienti cognitivi e pi\u00f9 specificatamente a quegli scopi ed assunzioni che determinano (Frijda, 1986) il sdc.<\/p>\n\n\n\n<p>Il compito di identificare i determinanti cognitivi del sdc \u00e8 reso complicato dal fatto che esistono diversi tipi di sdc (Castelfranchi, D\u2019Amico e Poggi, 1994; Weiss e Sampson, 1986), cos\u00ec che esistono diversi schemi cognitivi in grado di generare sdc. Pertanto proceder\u00f2 cercando in primo luogo di identificare i sdc pi\u00f9 semplici ed essenziali, per poi definire gli ingredienti cognitivi necessari e sufficienti per generarli. Successivamente cercher\u00f2 di rintracciare le modificazioni necessarie per poter ottenere gli altri sdc.<\/p>\n\n\n\n<p><strong>1.2.2. La fisiologia<\/strong><\/p>\n\n\n\n<p>Una volta chiarito come si genera il sdc, intendo analizzarne la \u201cfisiologia\u201d ovvero le sue variazioni nel tempo e perci\u00f2 come esso diminuisce, aumenta o si mantiene. L\u2019analisi della dinamica del sdc coincide, in parte, con l\u2019analisi degli scopi attivati dal sdc (desiderio di espiazione e di riparazione) e dunque con l\u2019analisi della sua funzione.<\/p>\n\n\n\n<p>Il sdc, per\u00f2, diminuisce, aumenta o rimane inalterato anche in conseguenza dell\u2019efficacia dei processi autogiustificativi. E l\u2019autogiustificazione apre numerosi problemi di spiegazione a cominciare dalla sua stessa possibilit\u00e0.<\/p>\n\n\n\n<h4 class=\"wp-block-heading\">2. Gli ingredienti del sdc:<\/h4>\n\n\n\n<p><strong>2.1. Due tesi a confronto<\/strong><\/p>\n\n\n\n<p>Se si chiede a qualcuno di raccontare un episodio in cui si \u00e8 sentito in colpa o se si chiede di inventare un episodio in cui ci si potrebbe sentire colpevoli, di solito si hanno risposte che fanno riferimento a tre predicati (Castelfranchi, 1994):<\/p>\n\n\n\n<p>1 &#8211; il colpevole C, ovvero colui che si sente in colpa;<\/p>\n\n\n\n<p>2 &#8211; la vittima V, ovvero colui verso il quale ci si sente in colpa;<\/p>\n\n\n\n<p>3 &#8211; ci\u00f2 di cui C si sente in colpa ovvero il danno patito da V.<\/p>\n\n\n\n<p>Nel racconto che abitualmente lega questi tre predicati il colpevole assume di aver causato, per azione od omissione, il danno della vittima e, il pi\u00f9 delle volte, nel racconto appare anche una norma morale, condivisa da C, che prescrive di agire diversamente e la credenza, sempre di C, che in effetti avrebbe potuto comportarsi diversamente.<\/p>\n\n\n\n<p>Lo stereotipo del sdc, al quale si pensa di solito quando se ne parla, \u00e8 caratterizzato dal fatto che C riconosce di aver causato un danno ingiusto a V e, in accordo con Castelfranchi (1994), suggerisco di chiamarlo sdc da colpa.<\/p>\n\n\n\n<p>\u00c8 largamente sostenuta nella psicologia (Weiner, 1992; Wicker et al., 1983; Izard, 1977; Hoffman, 1975) ed anche nella psicoterapia cognitiva (Ellis, 1962; De Silvestri, 1981), la tesi secondo la quale il sdc necessita della assunzione di essere responsabili di un danno che deriva da un atto contrario ad una norma o ad un precetto morale, etico o religioso.<\/p>\n\n\n\n<p>Un corollario importante della tesi tradizionale sottolinea che non \u00e8 necessario che C assuma di aver causato il danno ingiusto, \u00e8 sufficiente che assuma di aver avuto l\u2019intenzione, il desiderio o la disposizione a causarlo. Si confronti a questo proposito l\u2019ampia letteratura psicoanalitica dove spesso si fa riferimento a sensi di colpa conseguenti non ad un\u2019azione ma ad un\u2019intenzione aggressiva, ad es il caso dell\u2019uomo dei topi (Freud, 1909).<\/p>\n\n\n\n<p>La tesi tradizionale sostiene che gli ingredienti del sdc da colpa siano necessari e sufficienti per generare qualunque sdc. In questo articolo intendo contrapporre alla tesi tradizionale una tesi diversa, che definirei minimalista: gli ingredienti necessari e sufficienti per provare sdc, sono molti di meno di quelli previsti dalla tesi tradizionale e sono quelli che servono per generare il sdc del sopravvissuto. Dunque il sdc pi\u00f9 essenziale, presumibilmente quello filo- ed ontogeneticamente pi\u00f9 antico, sarebbe il sdc del sopravvissuto e non quello da colpa che, al contrario, risulta essere pi\u00f9 complesso.<\/p>\n\n\n\n<p>Divider\u00f2 la mia argomentazione in due parti: nella prima cercher\u00f2 di mostrare come sia possibile provare sdc senza che si realizzino tutte le condizioni previste dalla tesi tradizionale, nella seconda tenter\u00f2 di dimostrare come a partire dal sdc del sopravvissuto sia possibile derivare tutti gli altri sdc modulando gli ingredienti ma senza aggiungerne o toglierne.<\/p>\n\n\n\n<p>Vi sono almeno due tipi di sdc per provare i quali non sono necessari tutti gli ingredienti che servono per il sdc da colpa, e sono: il sdc del sopravvissuto e il sdc etico.<\/p>\n\n\n\n<p><strong>2.1.1. Il sdc da colpa versus il sdc del sopravvissuto<\/strong><\/p>\n\n\n\n<p>Per provare il sdc del sopravvissuto non sono necessari alcuni ingredienti: innanzitutto non serve che C assuma l\u2019esistenza di un nesso di causa, fra il proprio comportamento e il danno della vittima; non \u00e8 neanche necessario che C assuma, che avrebbe potuto fare diversamente e nemmeno di aver infranto una delle norme da lui stesso condivise. Per giunta C pu\u00f2 essere onestamente consapevole di non aver desiderato il danno di V, addirittura pu\u00f2 essergli chiarissimo l\u2019avere una disposizione fortemente positiva verso V. Ad illustrazione di quanto detto vorrei presentare due esempi tratti dalla mia pratica clinica.<\/p>\n\n\n\n<p><strong><em>Il primo \u00e8 il caso<\/em><\/strong> di un paziente, di circa 40 anni, con una sindrome depressiva piuttosto grave, che perdurava ormai da 5 anni e che era insorta a seguito del seguente episodio. Il paziente proveniva da un piccolo paese della costa tirrenica dove praticamente tutti gli uomini abili si dedicavano alla pesca. Da notare che date le dimensioni molto ridotte del paese tutti si conoscevano piuttosto intimamente e spesso erano parenti; vi erano dunque forti legami sociali, dovuti anche alla consuetudine di andare insieme per mare. In una giornata di inverno il paziente si trovava assieme ad altri in un peschereccio nel mezzo del Canale di Sicilia quando, a seguito della forza del mare, il carico del pesce nella stiva ruppe i cavi che lo tenevano bloccato urtando violentemente lo scafo che si sfond\u00f2. Il battello inizi\u00f2 rapidamente ad affondare e l\u2019equipaggio fece appena a tempo a saltare sul battellino di salvataggio. Durante la notte uno dei pescatori mor\u00ec per il freddo intenso. L\u2019indomani al tramonto, quando ormai stavano rassegnandosi a morire per il gelo notturno, i superstiti furono avvistati da una nave che li trasse in salvo. Al paziente era chiarissimo di non aver in alcun modo causato la morte del compagno, di non averne neanche profittato, n\u00e9 di esserne stato avvantaggiato e che non avrebbe dovuto, n\u00e9 potuto fare nulla di diverso da ci\u00f2 che aveva fatto, tuttavia prov\u00f2 un intenso sdc che diede luogo ad un quadro depressivo franco ed importante. Da notare anche, che non c\u2019era la minima traccia di sentimenti malevoli nei confronti del compagno sventurato. Gli era altres\u00ec chiaro che semplicemente lui era stato fortunato mentre il suo compagno no; era il caso, il destino che aveva deciso cos\u00ec, nessuno ne era responsabile. Ci\u00f2 nonostante provava un intenso sdc.<\/p>\n\n\n\n<p><strong><em>Il secondo \u00e8 il caso<\/em><\/strong> di una paziente di circa 35 anni, che soffriva anch\u2019essa di una sindrome depressiva, ed in particolare denunciava l\u2019impossibilit\u00e0 a prendere le decisioni e a mantenere gli impegni necessari per costruirsi una vita sentimentale e professionale, all\u2019altezza dei suoi desideri e progetti. Raccontava di avere la netta impressione di evitare di fare ci\u00f2 che pur reputava utile per i suoi fini. Era come se evitasse di portare a compimento progetti che potessero darle gioia e soddisfazione.<\/p>\n\n\n\n<p>Nel corso del trattamento psicoterapeutico emerse con chiarezza un profondo sdc verso un fratello, pi\u00f9 giovane di lei, che circa 10 anni prima era morto a seguito di una cardiopatia. Anche in questo caso per la paziente era del tutto chiaro come non vi fosse alcun legame fra la morte del fratello e la sua sopravvivenza, per giunta le era evidente la forte complicit\u00e0 che aveva sempre condiviso col fratello. Nessun tipo di causa, nessuna trasgressione e nessun desiderio ostile eppure un forte sentimento di colpa. Quale meccanismo cognitivo-valutativo pu\u00f2 rendere ragione di questa apparente bizzarr\u00eca? Dobbiamo forse ricorrere alla presenza di sentimenti ostili inconsci, o alla assunzione di un nesso di causa magico per spiegare il sdc del sopravissuto, oppure \u00e8 pi\u00f9 ragionevole abbandonare lo schema tradizionale ed affermare che effettivamente sia il pescatore che la ragazza si sentivano in colpa, nonostante avessero chiaro che non c\u2019era stata da parte loro nessuna colpa? E in questo caso quali ingredienti entrano in gioco?<\/p>\n\n\n\n<p>Prima di procedere vorrei fugare l\u2019impressione che sensi di colpa apparentemente bizzarri siano dovuti a qualche meccanismo patologico e non siano, come invece mi sembra evidente, caratteristici del normale funzionamento degli esseri umani. Semmai ci\u00f2 che c\u2019\u00e8 di patologico negli esempi scelti \u00e8 la permanenza negli anni di un sentimento molto doloroso e con conseguenze negative nella vita di entrambi i pazienti; ma i problemi connessi con la spiegazione della permanenza nel tempo del sdc li vedremo in un paragrfo successivo. Per cogliere l\u2019assoluta normalit\u00e0 del sdc del sopravvissuto \u00e8 utile un semplice esperimento mentale, che chi legge pu\u00f2 facilmente compiere. Proviamo ad immaginare di appartenere ad un piccolo reparto militare molto affiatato, spesso coinvolto in operazioni dure e pericolose, si \u00e8 alla vigilia di un attacco, poche ore prima che inizi la battaglia arriva l\u2019ordine perentorio, soltanto per noi e non per i compagni, di rientrare al comando nelle retrovie. Siamo ormai arrivati al comando e veniamo a sapere che il nostro reparto \u00e8 andato all\u2019assalto ed \u00e8 stato decimato, molti dei compagni sono stati colpiti alcuni sono morti. Come ci sentiremmo nei loro confronti ? \u00c8 facile, se ci si immedesima nella situazione, intuire la presenza di un sdc, appunto del sdc del sopravvissuto.<\/p>\n\n\n\n<p><strong>2.1.2. Il sdc da colpa versus il sdc etico<\/strong><\/p>\n\n\n\n<p>\u00c8 possibile per un essere umano provare sdc per aver trasgredito una norma etica, senza che da ci\u00f2 derivi un danno per qualcuno, n\u00e9 come conseguenza dell\u2019azione trasgressiva, n\u00e9 per il fatto che la norma sia stata trasgredita, non serve che C assuma che la divinit\u00e0, o chiunque abbia emanato la norma, si sia dispiaciuta od offesa per la trasgressione. Mi pare che tra le persone di religione ebraica sia possibile trovare degli esempi abbastanza chiari di sdc puramente etico; sono spesso rimasto colpito dalla presenza di un puro e semplice sdc in persone di religione ebraica, a seguito della trasgressione di norme senza che ci fosse, da parte del colpevole, la credenza che qualcuno potesse essere danneggiato, ad es., dall\u2019aver mangiato la carne col formaggio. Non c\u2019era nemmeno la credenza di poter subire qualche punizione a seguito dell\u2019infrazione e nemmeno il soggetto pensava che Dio potesse in qualche modo essere addolorato dalla mancanza di rispetto della norma. Dunque un sdc senza n\u00e9 danno n\u00e9 vittima, che richiede come ingredienti soltanto la consapevolezza di aver trasgredito una norma condivisa e il riconoscimento che si sarebbe potuto agire diversamente.<\/p>\n\n\n\n<p><strong>2.1.3. Conclusioni dei confronti fra sdc da colpa e sdc del sopravvissuto e del sdc da colpa e sdc etico<\/strong><\/p>\n\n\n\n<p>Il sdc del sopravvissuto e quello etico suggeriscono che gli ingredienti del sdc da colpa, non sono necessari per sentirsi colpevoli; infatti di tutti gli ingredienti necessari per provare sdc da colpa, ne servono solo alcuni per il sdc della buona sorte e solo alcuni altri per provare quello etico.<\/p>\n\n\n\n<p>Sorge per\u00f2 a questo punto una sorta di paradosso: gli ingredienti del sdc del sopravvissuto, appaiono completamente diversi da quelli del sdc etico, eppure in entrambi i casi l\u2019esperienza emotiva \u00e8 la stessa ed \u00e8 di colpa. Come \u00e8 possibile che ingredienti diversi diano lo stesso risultato? Cercher\u00f2 ora di mostrare come in realt\u00e0, gli ingredienti siano sostanzialmente gli stessi e cercher\u00f2 di definire le modulazioni necessarie per poter arrivare al sdc etico, partendo da quello del sopravvissuto, e come in queste trasformazioni sia possibile generare tutti gli altri tipi di sdc. Per arrivare a questo risultato considerer\u00f2 innanzitutto il meccanismo generatore del sdc del sopravvissuto: che operazioni deve compiere un sistema cognitivo per generare un sdc, senza che il colpevole assuma alcun nesso di causa tra la condotta propria ed il danno della vittima, e senza che C assuma di aver trasgredito una norma da lui condivisa?<\/p>\n\n\n\n<p><strong>2.2. Lo stato mentale del colpevole di essere sopravvissuto<\/strong><\/p>\n\n\n\n<p>Probabilmente per provare sdc del sopravvissuto sono sufficienti pochi presupposti e delle operazioni cognitive elementari (Castelfranchi, 1994).<\/p>\n\n\n\n<p>L\u2019operazione cognitiva necessaria \u00e8 un semplice confronto tra le fortune del colpevole e quelle della vittima che, per generare sdc, deve dare un risultato sfavorevole alla vittima. Il soggetto pone su un piatto della bilancia le proprie fortune ed i propri meriti e sull\u2019altro quelli della vittima. Se la bilancia pende a favore del primo allora vi \u00e8 sdc.<\/p>\n\n\n\n<p>Naturalmente un siffatto confronto non si compie con tutti; nemmeno sono coinvolte tutte le fortune o tutte le sfortune del colpevole e della vittima ma solo alcune; anche i meriti ed i demeriti non sono dati in assoluto ma piuttosto sono selezionati e dunque il punto di equilibrio giusto fra i due piatti \u00e8 variabile non solo tra i diversi soggetti, ma anche nello stesso soggetto nelle varie circostanze.<\/p>\n\n\n\n<p>Dunque l\u2019operazione di confronto presuppone la definizione di almeno tre parametri: con chi e a quali condizioni si \u00e8 disposti a confrontare le fortune, cosa \u00e8 considerato fortuna e cosa sfortuna, ma soprattutto quali eventi vanno pesati ed infine il punto di giusto equilibrio fra i due piatti, ossia i meriti e i demeriti che vanno considerati per definire il risultato equo o iniquo.<\/p>\n\n\n\n<p>I parametri possono essere definiti automaticamente sulla base di alcuni principi naturali (una sorta di fondamento del comune ed immediato senso della giustizia), oppure possono essere definiti da norme morali condivise dal soggetto. Tre osservazioni a riguardo delle norme:<\/p>\n\n\n\n<p>1 &#8211; innanzitutto si nota che le norme condivise sono scopi che il soggetto pone su se stesso (Conte, 1991);<\/p>\n\n\n\n<p>2 &#8211; i precursori delle norme sono le aspettative degli altri;<\/p>\n\n\n\n<p>3 &#8211; non tutte le norme sono morali, ma lo sono quelle che definiscono i parametri del confronto fra fortune proprie e altrui e che sono strumenti per il fine dell\u2019equit\u00e0.<\/p>\n\n\n\n<p><strong>2.2.1. Il primo parametro: con chi e a quali condizioni si opera il confronto<\/strong><\/p>\n\n\n\n<p>La condizione molto generale che deve essere realizzata affinch\u00e9 il colpevole sia disposto a compiere confronti \u00e8 che riconosca l\u2019appartenenza di se stesso e della vittima allo stesso gruppo, che ci sia dunque una sorta di identificazione di gruppo, che sia possibile per il colpevole dire che la vittima e lui stesso appartengono al medesimo \u201cnoi\u201d, contrapposto ad un \u201cloro\u201d.<\/p>\n\n\n\n<p>Il confine \u201cnoi-loro\u201d \u00e8 mobile nel senso che la stessa persona pu\u00f2 essere inclusa nel \u201cnoi\u201d in alcuni momenti e nel \u201cloro\u201d in altri. Ad esempio posso sentire con chiarezza che mio fratello ed io siamo un noi contrapposto al loro costituito dai nostri genitori, se siamo impegnati in un\u2019alleanza tesa ad ottenere dai genitori maggiori autonomie, ma durante una gita con famiglie di parenti ed amici posso includere nello stesso \u201cnoi\u201d anche i genitori, mentre tutti gli altri fanno parte del \u201cloro\u201d; e magari durante un viaggio all\u2019estero, in un paese lontano e con abitudini molto diverse, posso includere nel \u201cnoi\u201d anche un occasionale compagno di viaggio, soltanto perch\u00e9 parla la mia stessa lingua e proviene dallo stesso paese.<\/p>\n\n\n\n<p>Cosa regola la mobilit\u00e0 del confine? Data la difficolt\u00e0 della domanda non pretendo certamente di individuare tutte le regole della mobilit\u00e0, ma mi contenter\u00f2 di indicarne solo alcune: la consapevolezza di condividere un progetto comune, come ad es. nel caso di due genitori impegnati nell\u2019educazione dei figli; l\u2019aver condiviso delle difficolt\u00e0 e dei pericoli, come nel caso dei veterani; l\u2019essere inseriti in un ambiente considerato ostile, come nei naufraghi, o nel caso di molte famiglie di pazienti agorafobici; l\u2019essere isolati assieme, e a questo proposito si consideri il fenomeno ben noto per cui si \u00e8 pi\u00f9 disposti a dare aiuto ad un incidentato se intorno non c\u2019\u00e8 nessun altro piuttosto che in mezzo alla folla di una strada cittadina. Probabilmente entra in gioco anche il riconoscimento di legami di parentela,di somiglianze ideologiche, di valori esistenziali.<\/p>\n\n\n\n<p>Ma accanto a regole naturali che determinano quando ci si percepisce come un \u201cnoi\u201d, si devono considerare anche le norme morali che intervengono nel modulare il confine \u201cnoi-loro\u201d, ad esempio la morale cattolica prescrive di considerare \u201cnoi\u201d anche i nemici. \u201cSiamo tutti fratelli in Cristo\u201d prescrive di evidenziare le somiglianze, rispetto al punto di vista di Dio, fra gli esseri umani cos\u00ec che tutti vengano inclusi nel dominio del \u201cnoi\u201d.<\/p>\n\n\n\n<p><strong>2.2.2. Il secondo parametro: quali fortune e sfortune sono pesate?<\/strong><\/p>\n\n\n\n<p>Innanzitutto \u00e8 ovvio che il colpevole opera il confronto fra ci\u00f2 che lui reputa fortuna\/sfortuna per s\u00e9 e per la vittima. E un evento \u00e8 valutato dannoso o favorevole rispetto a quelli che si ritiene siano gli scopi e le esigenze rispettivamente della vittima e del colpevole. Dunque ci si pu\u00f2 sentire in colpa verso una vittima che si assume essere stata sfortunata, anche se si sa che la vittima \u00e8 del tutto inconsapevole del danno e perci\u00f2 non ne soffre. \u00c8 vero anche il contrario? Ci si sente in colpa se si sa che la vittima soffre per un danno inesistente e dunque per un\u2019esagerazione? Probabilmente s\u00ec ma a condizione che il colpevole ritenga l\u2019errore interpretativo della vittima plausibile e non grossolano, gratuito e facilmente evitabile. Nel confronto entrano di solito anche i punti di forza e di debolezza di C e di V; e dunque le potenzialit\u00e0 di recupero della vittima.<\/p>\n\n\n\n<p>Nei sdc pi\u00f9 immediati ovvero pi\u00f9 istintivi, di solito mi sembra che sono considerate le fortune pi\u00f9 strettamente collegate con l\u2019evento in cui il colpevole e la vittima sono stati coinvolti. Spesso \u00e8 solo in fase di autogiustificazione che il colpevole considera nel bilancio fortune di altra natura o fortune avvenute in altri momenti o circostanze. \u00c8 anche sulla definizione delle fortune da considerare che intervengono le norme, cos\u00ec che ad es. \u00e8 consuetudine che chi ha gi\u00e0 sofferto per un handicap fisico abbia diritto ad una maggiore attenzione.<\/p>\n\n\n\n<p><strong>2.2.3. Il terzo parametro: i meriti ed i demeriti<\/strong><\/p>\n\n\n\n<p>Per provare sdc non \u00e8 sufficiente che il confronto compiuto da C dia un risultato sfavorevole per V, serve anche che la sfortuna di V sia immeritata e\/o il vantaggio di C immeritato.<\/p>\n\n\n\n<p>Nel confronto di fortune e sfortune che il colpevole compie, intervengono anche le sue valutazioni sui rispettivi meriti della vittima e propri, e pi\u00f9 specificatamente entrano a definire qual\u2019\u00e8 il giusto rapporto di fortune.<\/p>\n\n\n\n<p>Tra i meriti e demeriti rientra anche se e quanto la vittima ha la responsabilit\u00e0 del danno o almeno quanto ha contribuito a determinarlo e quanto avrebbe potuto evitarlo; sono di solito considerati anche i meriti di C e di V verso il gruppo di appartenenza, i meriti di uno verso l\u2019altro.<\/p>\n\n\n\n<p>Quali meriti e demeriti sono considerati da C? Credo che nei sdc pi\u00f9 istintivi entrino i meriti ed i demeriti pi\u00f9 strettamente connessi, direi quasi in senso gestaltico, con l\u2019evento ed \u00e8 spesso solo in una fase di elaborazione successiva, che si considerano altri meriti e demeriti. Le norme morali possono ovviamente definire i meriti ed i demeriti che il C deve considerare nel suo confronto.<\/p>\n\n\n\n<p><strong>2.3. Dal sdc del sopravvissuto al sdc etico<\/strong><\/p>\n\n\n\n<p>\u00c8 possibile derivare il sdc etico dal sdc del sopravvissuto e per mostrarlo partiamo da una considerazione preliminare: per provare sdc non \u00e8 necessario che la vittima sia realmente danneggiata, \u00e8 sufficiente che il colpevole assuma di aver avuto l\u2019intenzione, la disposizione a danneggiarla o il desiderio che venisse danneggiata. Pi\u00f9 in generale \u00e8 abbastanza evidente che gli esseri umani, nel valutare se stessi e gli altri, non solo tengono conto dei risultati delle azioni ma anche, e spesso soprattutto, delle disposizioni, delle tendenze e dunque dei desideri e delle intenzioni.<\/p>\n\n\n\n<p>Nel caso del sdc etico puro non \u00e8 necessario che nella mente di C vi sia una vittima del mancato rispetto di una norma, infatti la norma che viene infranta pu\u00f2 essere una norma del tutto arbitraria come ad es. certe norme religiose che prescrivono comportamenti che sembrano fini a se stessi e che non hanno nessuna giustificazione altruistica o equitaria o igienica o di altro genere. E, per sentirsi in colpa, non \u00e8 nemmeno necessario che il colpevole assuma che colui che ha emesso la norma, ad es. la divinit\u00e0, si offenda o si dispiaccia per la trasgressione. \u00c8 importante rispettare certe norme, che apparentemente non hanno nessuna attinenza con l\u2019equit\u00e0, perch\u00e9 in questo modo si testimonia la propria disponibilit\u00e0 a compiere confronti di fortune con gli altri membri del gruppo, che condividono la stessa norma. Il sdc etico \u00e8 dunque sovrapponibile al sdc del sopravvissuto, nel senso che mentre il sopravvissuto si duole per il risultato iniquo del confronto tra le fortune proprie e quelle della vittima, il trasgressore della norma etica si duole per la sua scarsa disposizione a compiere tali confronti e a renderli equi.<\/p>\n\n\n\n<p><strong>2.4. Gli altri sdc e la loro generazione a partire dal sdc del sopravvissuto<\/strong><\/p>\n\n\n\n<p>\u00c8 possibile collocare il sdc del sopravvissuto all\u2019estremo di un continuum che ha all\u2019estremo opposto il sdc etico; nel mezzo sono collocabili altri sdc: il sdc da danneggiamento ma senza trasgressione, il sdc da colpa ovvero da danneggiamento e trasgressione, il sdc per delusione delle aspettative altrui ed il sdc verso se stessi.<\/p>\n\n\n\n<p>Nel sdc da danneggiamento ma senza trasgressione, il colpevole ha causato il danno della vittima pur senza infrangere alcuna regola. Supponiamo che C guidando nel pieno rispetto del codice della strada e della prudenza investa un bambino che, correndo in modo sconsiderato, gli finisce sotto l\u2019auto e si ferisce gravemente.<\/p>\n\n\n\n<p>Innanzitutto voglio dimostrare che anche in questo caso entra in gioco lo schema del sdc del sopravvissuto. A questo fine proviamo a cambiare alcuni aspetti dell\u2019esempio e immaginiamo che il ragazzino si ferisca leggermente e che C nel tentativo di evitarlo finisca contro un palo rovinando gravemente la macchina e facendosi male. \u00c8 facile supporre che C, una volta appurata la reale proporzione dei danni e dunque operato il confronto, non si senta affatto colpevole, ma piuttosto vittima arrabbiata. Come dire che a determinare la reazione emotiva \u00e8 l\u2019operazione mentale basica del sdc del sopravvissuto, ossia il confronto tra fortune, dove, a parit\u00e0 di meriti e di demeriti, e in questo caso nessuno dei due merita il danno e nemmeno ne \u00e8 responsabile in nessuno dei due scenari, ci\u00f2 che conta \u00e8 la differenza di fortune. Pu\u00f2 essere interessante per il lettore fare alcuni esperimenti mentali provando ad immaginare il tipo, rabbia o colpa, e l\u2019intensit\u00e0 della reazione di C variando il rapporto fra i danni di C stesso e del ragazzino.<\/p>\n\n\n\n<p>Merita illuminare un altro aspetto, perch\u00e9 C compie il confronto? Perch\u00e9 considera il ragazzino parte di un \u201cnoi\u201d? Una risposta possibile \u00e8 la seguente: perch\u00e9 la presenza, nell\u2019evento considerato, di un nesso di causa, che va da C verso V, \u201clega\u201d C a V, gli rende pi\u00f9 difficile, se non impossibile, dire \u201cio non c\u2019entro\u201d. \u00c8 questa la ragione per cui, a parit\u00e0 di altre condizioni, la presenza di un nesso di causa, rende il sdc pi\u00f9 probabile e pi\u00f9 intenso e le autogiustificazioni pi\u00f9 difficili.<\/p>\n\n\n\n<p>Nel sdc da colpa si aggiunge la trasgressione e dunque una componente etica: non solo la presenza di un nesso di causa coinvolge in un \u201cnoi\u201d il colpevole e la vittima, ma si aggiunge anche la consapevolezza di C di non aver avuto la disposizione a mantenere l\u2019equit\u00e0 nei confronti di V. Da questa considerazione deriva che a parit\u00e0 di altre condizioni i sdc da colpa, sono pi\u00f9 intensi del sdc da danneggiamento semplice e del sdc del sopravvissuto. Emerge anche quanto possa essere importante, per ridimensionare un sdc, realizzare di non aver trasgredito nessuna norma.<\/p>\n\n\n\n<p>Nel sdc da delusione delle aspettative altrui il danno della vittima \u00e8 duplice ed il corrispondente sdc del colpevole, tende a scivolare verso il sdc etico.<\/p>\n\n\n\n<p>Supponiamo che V abbia un desiderio ed anche l\u2019aspettativa che C lo aiuter\u00e0 a soddisfarlo. Notiamo, preliminarmente, la differenza che c\u2019\u00e8 tra \u201caspettarsi\u201d qualcosa da qualcuno, \u201cprevedere\u201d che qualcuno faccia qualcosa e \u201csperare\u201d che qualcuno faccia qualcosa.<\/p>\n\n\n\n<p>La previsione non implica una valutazione n\u00e9 positiva n\u00e9 negativa, e dunque il fatto previsto \u00e8 neutro, o per lo meno non \u00e8 definito. Al contrario nella \u201caspettativa\u201d vi \u00e8 una definizione positiva o negativa del fatto, come \u00e8 anche nella speranza. Nell\u2019aspettativa, a differenza di quanto accade nella speranza e nella semplice previsione, si assume che l\u2019altro abbia preso l\u2019impegno di fare qualcosa.<\/p>\n\n\n\n<p>Se C non aiuta V a soddisfare il suo desiderio, e in conseguenza di ci\u00f2 tale desiderio resta frustrato, allora per V vi sono due tipi di danno: il primo collegato con la frustrazione del desiderio ed il secondo con la delusione della aspettativa. Considerando la questione dal punto di vista di C vi possono essere due tipi di sdc.<\/p>\n\n\n\n<p><strong><em>Il pi\u00f9 complesso \u00e8 un sdc da trasgressione<\/em><\/strong>. Per provarlo C deve mettere nel bilancio tutti e due i danni subiti da V, ma deve anche riconoscere di essere venuto meno ad un impegno che aveva assunto. Si aggiunge, quindi, la componente etica.<\/p>\n\n\n\n<p><strong><em>Il pi\u00f9 semplice \u00e8 un sdc da danneggiamento<\/em><\/strong>. C assume di aver causato, magari per omissione, entrambi i danni di V, anche se \u00e9 sufficiente che assuma di aver causato il secondo tipo di danno ossia quello collegato alla delusione di V, ma, non essendosi impegnato con V, non soffre della componente etica.<\/p>\n\n\n\n<p><strong>2.5. Gli scopi difesi ed attivati dal sdc<\/strong><\/p>\n\n\n\n<p>A questo punto \u00e8 opportuno dedicarci ad una descrizione pi\u00f9 accurata delle relazioni tra il sdc e i suoi scopi. Castelfranchi in pi\u00f9 circostanze ha ben mostrato come le emozioni da una parte sorvegliano degli scopi, per esempio la vergogna sorveglia lo scopo della buona immagine, dall\u2019altra innescano e attivano degli scopi, per esempio nel caso della vergogna il desiderio di scomparire, di nascondersi.<\/p>\n\n\n\n<p>Lo scopo sorvegliato dal sdc \u00e8 l\u2019equit\u00e0 (Castelfranchi, 1994). Quest\u2019ultima non \u00e8 soltanto uno scopo terminale, ma \u00e8 anche probabilmente strumentale ad un altro fine, la dignit\u00e0, il valore personale (se sono iniquo sono anche indegno \/ se sono iniquo valgo di meno). Gli scopi del valore personale, della dignit\u00e0 sono sorvegliati anche da altre emozioni, come per esempio dal disgusto. Inoltre, il nostro senso di dignit\u00e0 e di valore personale serve anche ad un ulteriore fine che presumibilmente \u00e8 l\u2019appartenenza, e quindi l\u2019evitamento dell\u2019esclusione.<\/p>\n\n\n\n<p>Oltre a ci\u00f2 \u00e8 da evidenziare che per sentirsi degni di appartenere non basta il valore personale inteso in termini morali, ma \u00e8 necessaria una valutazione positiva delle proprie capacit\u00e0 o generalmente dei propri poteri. L\u2019autostima, infatti, pu\u00f2 avere due aspetti: si pu\u00f2 desiderare di avere capacit\u00e0 pi\u00f9 elevate (ad es., di essere pi\u00f9 intelligente) o si pu\u00f2 ambire ad essere una persona onesta. \u00c8 dunque facile capire come chiunque provi sdc tenda a sentirsi indegno, isolato ed escluso. Questa tendenza avviene automaticamente, non c\u2019\u00e8 bisogno di un\u2019inferenza successiva per sentirsi indegno. Si tratta piuttosto di una percezione unica con il sentirsi in colpa.<\/p>\n\n\n\n<p>Per quanto riguarda gli scopi attivati dal sdc essi sono fondamentalmente di due tipi, il primo riparatorio e il secondo espiativo. Le strategie messe in atto dal colpevole tendono o a riparare il danno, e pi\u00f9 in generale a sollevare le fortune della vittima, o consistono nella diminuzione delle fortune del colpevole.<\/p>\n\n\n\n<p>Il fatto che il sdc possa attivare due strategie diverse, conferma che il nocciolo essenziale del sdc consiste in un confronto tra fortune della vittima e del colpevole. \u00c8 ovvio infatti che se il sdc nasce da uno sbilanciamento nel confronto compiuto da C, allora C stesso, per ripianare il bilancio, pu\u00f2 seguire due strade: innalzare le fortune della vittima aiutandola in qualche modo, o pu\u00f2 abbassare le proprie fortune danneggiandosi. In realt\u00e0 il sdc pu\u00f2 innescare una terza strategia ben diversa dalle altre due e che affronter\u00f2 pi\u00f9 avanti: l\u2019autogiustificazione.<\/p>\n\n\n\n<h4 class=\"wp-block-heading\">3. Diagnosi differenziale tra sdc ed altre emozioni.<\/h4>\n\n\n\n<p>Il sdc pu\u00f2 essere confuso con alcune altre emozioni: la pena, la vergogna, la paura della punizione, la depressione autosvalutativa ed il rammarico.<\/p>\n\n\n\n<p><strong>3.1. La pena<\/strong><\/p>\n\n\n\n<p>La pena potrebbe essere confusa con il sdc del sopravvissuto anche perch\u00e9 spesso le due emozioni convivono. Tuttavia \u00e8 utile puntualizzare alcune differenze tra colpa e pena.<\/p>\n\n\n\n<p>Secondo Poggi e Castelfranchi (1988) le condizioni per provare pena sono due: \u201cla prima condizione perch\u00e9 A provi pena per B, \u00e8 che A assuma che B si trovi in una mancanza di <em>potere di<\/em>, rispetto a scopi che A assume importanti per B\u201d (id.).<\/p>\n\n\n\n<p>La seconda condizione necessaria \u00e8 un\u2019altra assunzione: \u201cA assume prova (potrebbe provare) sofferenza a causa di ci\u00f2\u201d (id.).<\/p>\n\n\n\n<p>Entrambe le condizioni potrebbero valere per il sdc del sopravvissuto, ma non mi pare che, a differenza della pena, sarebbero sufficienti. Per provare sdc del sopravvissuto, infatti, si richiede anche che il danneggiamento della vittima ed il beneficio del colpevole, siano contemporanei e risultino dall\u2019evoluzione di una stessa situazione che abbia coinvolto entrambi gli individui o che, per lo meno, il colpevole metta a confronto sia la propria fortuna, che la sfortuna della vittima. Per un poveraccio che si incontra per la strada si tende a provare pena e non sdc del sopravvissuto, perch\u00e9 non lo si sente parte di uno stesso \u201cnoi\u201d, la sua disgrazia non emerge dallo stesso evento da cui siamo usciti fortunati, non compiamo un bilancio tra le sue sofferenze e il nostro benessere.<\/p>\n\n\n\n<p><strong>3.2. La vergogna<\/strong><\/p>\n\n\n\n<p>Che la vergogna sia spesso confusa con la colpa \u00e8 ampiamente rilevato nella letteratura (Battacchi e Codispoti, 1992). La differenza pi\u00f9 eclatante fra le due emozioni sta nel tipo di scopi coinvolti: mentre, come si \u00e8 visto, nel sdc gli scopi compromessi sono quelli dell\u2019equit\u00e0, nel caso della vergogna (Castelfranchi e Poggi, 1988) sono quelli dell\u2019immagine da dare a se stessi e\/o agli altri. Tuttavia niente impedisce che ci si possa vergognare di una colpa, anzi \u00e8 un caso frequente, e quindi che le due emozioni coesistano.<\/p>\n\n\n\n<p><strong>3.3. La paura della punizione<\/strong><\/p>\n\n\n\n<p>Esiste una solida tradizione che tende a ricondurre il sdc a paura della punizione (Mowrer, 1960; Caprara et al., 1990). \u00c8 vero che la paura della punizione pu\u00f2 accompagnare il sdc, ma \u00e8 altres\u00ec vero che non \u00e8 n\u00e9 sufficiente, n\u00e9 necessario, temere la punizione per provare sdc. Ci si pu\u00f2 sentire in colpa senza avere paura della punizione, e si pu\u00f2 temere la punizione senza sentirsi in colpa. Ad es. il paziente che si era salvato dal naufragio, mentre uno dei compagni era morto, provava sdc ma non temeva alcuna punizione. \u00c8 anche facile immaginare un bandito che compie una rapina e uccide delle persone, senza sentirsi in colpa ma temendo la punizione.<\/p>\n\n\n\n<p>A complicare i rapporti tra sdc e paura della punizione, si aggiunge anche il fatto che nel sdc la punizione \u00e8 desiderata, come forma di espiazione.<\/p>\n\n\n\n<p>Il desiderio di espiazione, accanto a quello di riparazione, \u00e8 un componente necessario del sdc e allora, come si spiega che al contempo il colpevole pu\u00f2 anche temere la punizione?<\/p>\n\n\n\n<p>Vi sono diverse possibilit\u00e0.<\/p>\n\n\n\n<p>Innanzitutto niente vieta che lo stesso evento sia desiderato per certi aspetti e temuto per altri, anzi direi che \u00e8 difficile trovare un evento che giudichiamo da un solo punto di vista e che dunque valutiamo soltanto positivo o soltanto negativo. Finch\u00e9 non si manifestano inversioni delle preferenze non c\u2019\u00e8 nessun problema di spiegazione.<\/p>\n\n\n\n<p>Un\u2019altra possibilit\u00e0 molto semplice \u00e8 che si pu\u00f2 temere una punizione esagerata rispetto alla espiazione che si desidera.<\/p>\n\n\n\n<p>Pi\u00f9 problematico \u00e8 il caso in cui si verificano delle inversioni delle preferenze: a volte la decisione del colpevole non riesce a stabilizzarsi su una linea univoca di condotta ma oscilla alternativamente fra ricerca ed evitamento della punizione rendendo incoerente o vanificando del tutto la sua capacit\u00e0 di agire.<\/p>\n\n\n\n<p>Il problema di spiegazione posto dal conflitto tra ricerca e lo sviamento dell\u2019espiazione esula dai limiti di questo articolo. Tuttavia merita di ricordare che i conflitti aprono almeno due grandi quesiti.<\/p>\n\n\n\n<p>A quali condizioni e secondo quali regole un sistema cognitivo inverte ripetutamente la propria linea di condotta? E perch\u00e9 si persevera nelle inversioni, visto che le inversioni delle preferenze sono per definizione fallimentari e che i sistemi umani sono predisposti a risolvere i conflitti? Per alcune risposte rimando a Mancini e Semerari (1991).<\/p>\n\n\n\n<p><strong>3.4. La depressione autosvalutativa<\/strong><\/p>\n\n\n\n<p>\u00c8 indubbio che il sdc si possa accompagnare a sentimenti di indegnit\u00e0, svilimento ed esclusione. Tuttavia la relazione fra sdc e depressione autosvalutativa non \u00e8 necessaria. Ci si pu\u00f2 sentire in colpa, senza per questo sentirsi indegni e viceversa, ci si pu\u00f2 sentire sviliti senza sentirsi in colpa.<\/p>\n\n\n\n<p>Si consideri, infatti, ad esempio l\u2019enfasi posta dalla morale cattolica post-conciliare, sulla distinzione fra \u201cpeccato\u201d e \u201cpeccatore\u201d, fra l\u2019azione del furto e l\u2019uomo che ruba, il cui valore personale e la cui dignit\u00e0 sono inalienabili. \u00c8 possibile, dunque, che il colpevole discrimini fra le proprie colpe e la propria dignit\u00e0.<\/p>\n\n\n\n<p>Come \u00e8 possibile avere sdc senza depressione autosvalutativa, cos\u00ec \u00e8 possibile avere giudizi negativi sul proprio valore personale e sentimenti di indegnit\u00e0 in conseguenza non di colpe ma piuttosto di fallimenti di altro genere, di rifiuti, abbandoni ed emarginazioni.<\/p>\n\n\n\n<p>Non mi sembra affatto sostenibile che ogni depresso abbia all\u2019origine della sua depressione un sdc, n\u00e9 che chiunque si senta colpevole sia anche depresso in senso autosvalutativo.<\/p>\n\n\n\n<p><strong>3.5. Il rammarico<\/strong><\/p>\n\n\n\n<p>Il rammarico \u00e8 il dispiacere che si prova per come sono andate le cose rispetto a come sarebbero potute andare. Per provarlo \u00e8 sufficiente, dunque, un semplice confronto fra come sono andate le cose e come sarebbero potute andare. Il rammarico, a parit\u00e0 di danno, \u00e8 tanto pi\u00f9 intenso quanto pi\u00f9 l\u2019evenienza positiva \u00e8 vicina, in un senso quasi percettivo, a quella negativa che si \u00e8 realizzata.<\/p>\n\n\n\n<p>Immaginiamo due persone (Piattelli Palmarini, 1993) che vanno all\u2019aeroporto, incontrano un ingorgo sull\u2019autostrada e arrivano in ritardo; al primo dicono: \u201cLei doveva andare a Milano? Il suo aereo \u00e8 partito in orario un\u2019ora fa\u201d. Al secondo invece dicono: \u201cLei doveva andare a Parigi? Guardi c\u2019\u00e8 stato un guasto tecnico per cui l\u2019aeroplano \u00e8 partito 5 minuti fa\u201d. \u00c8 ragionevole supporre che quest\u2019ultimo prover\u00e0 un rammarico maggiore rispetto al primo. Tale emozione, infatti, dipende dalla vicinanza che il soggetto percepisce fra l\u2019evenienza positiva che si sarebbe potuta verificare e quella negativa che si \u00e8 realizzata.<\/p>\n\n\n\n<h4 class=\"wp-block-heading\">4. La dinamica del sdc<\/h4>\n\n\n\n<p>In questo paragrafo ci occuperemo dell\u2019aspetto dinamico del sdc, cio\u00e8 del come diminuisce, come aumenta e come si mantiene inalterato.<\/p>\n\n\n\n<p>Normalmente il sdc va incontro ad una sorta di ridimensionamento, sia della sua intensit\u00e0 sia della frequenza, cos\u00ec che pu\u00f2 essere superato o almeno accettato. Tutto ci\u00f2 avviene grazie a diverse modalit\u00e0 che possono essere divise in due gruppi:<\/p>\n\n\n\n<p>1 &#8211; nel primo vi sono quelle che costituiscono parte integrante del sdc e che non implicano alcuna revisione delle valutazioni che determinano il sdc.<\/p>\n\n\n\n<p>2 &#8211; Nel secondo invece vi sono le strategie che implicano un cambiamento delle valutazioni che generano il sdc.<\/p>\n\n\n\n<p><strong>4.1. Le modalit\u00e0 del primo gruppo<\/strong><\/p>\n\n\n\n<p>Sono almeno tre e di due di esse si \u00e8 gi\u00e0 detto precedentemente e sono la riparazione e l\u2019espiazione. La terza consiste nella consapevolezza e nella valutazione positiva del proprio sentimento di colpa.<\/p>\n\n\n\n<p><strong>4.1.1. L\u2019espiazione<\/strong><\/p>\n\n\n\n<p>Come si \u00e8 detto pi\u00f9 sopra, il modello di sdc qui proposto considera centrale l\u2019operazione di confronto fra C e V. Se la bilancia pende a favore di C allora C si sente in colpa.<\/p>\n\n\n\n<p>Non stupisce , quindi, che il sdc attivi scopi riparativi ed espiativi: entrambi infatti sono utili a riequilibrare il bilancio. La riparazione aumentando le fortune della vittima, l\u2019espiazione abbassando quelle del colpevole.<\/p>\n\n\n\n<p>Le strategie espiative implicano dunque un autodanneggiamento: C, al fine di ripianare il bilancio fra s\u00e9 e V, evita di impegnarsi per raggiungere il successo dei propri piani o addirittura li boicotta. Per queste ragioni il sdc ha avuto tanta attenzione da parte di alcune correnti di psicoterapia. Infatti, una delle caratteristiche della sofferenza psicopatologica \u00e8 la paradossalit\u00e0, ossia il fatto che il soggetto persevera in linee di condotta ed atteggiamenti che sono dolorosi, dannosi o perfino controproducenti.<\/p>\n\n\n\n<p>\u00c8 piuttosto chiaro che il sdc possa presentarsi come una magnifica soluzione al problema. Tuttavia si rendono necessarie alcune considerazioni.<\/p>\n\n\n\n<p>Innanzitutto, \u00e8 vero che il sdc pu\u00f2 innescare delle strategie espiative, e dunque \u201cself-defeating\u201d, ma non \u00e8 assolutamente vero il contrario. Possono entrare in gioco, infatti, molti altri meccanismi che nulla hanno a che fare con il desiderio di espiazione e che spiegano il cosiddetto paradosso nevrotico altrettanto bene. La letteratura cognitivista insiste, ad es., su meccanismi a circolo vizioso (Beck, 1976; Gardner, Mancini e Semerari, 1985; Salkovskis, 1996).<\/p>\n\n\n\n<p>In secondo luogo l\u2019espiazione pu\u00f2 risolvere un problema di spiegazione ma ne produce altri: perch\u00e9 spesso il paziente non \u00e8 consapevole di voler espiare? E questo \u00e8 particolarmente vero nel caso del sdc del sopravvissuto. E perch\u00e9 il paziente chiede di essere aiutato a non boicottarsi pi\u00f9? Vedremo le risposte nell\u2019ultimo paragrafo.<\/p>\n\n\n\n<p><strong>4.1.2. La consapevolezza del sdc<\/strong><\/p>\n\n\n\n<p>Il fatto stesso di rendersi conto di sentirsi colpevoli pu\u00f2 implicare la riduzione o il contenimento del sdc: \u201cse non altro riconosco la mia colpa, approvo certi criteri di giustizia dunque sono, almeno potenzialmente, una persona giusta e degna\u201d.<\/p>\n\n\n\n<p>La consapevolezza di un proprio sentimento di colpa pu\u00f2 limitare il senso di indegnit\u00e0 personale e aiutare a discriminare tra \u201caver commesso un peccato\u201d ed \u201cessere un peccatore\u201d.<\/p>\n\n\n\n<p><strong>4.2. Le strategie del secondo gruppo<\/strong><\/p>\n\n\n\n<p>Possono essere ragionevolmente divise in tre sottogruppi.<\/p>\n\n\n\n<p><strong>4.2.1. L\u2019evitamento cognitivo<\/strong><\/p>\n\n\n\n<p>Il soggetto evita di pensare alla colpa e dunque evita le occasioni che possono richiamargliela alla memoria. In questo modo diminuisce la frequenza con cui si prova un determinato sdc. Sorge per\u00f2 una domanda: perch\u00e9, se \u00e8 in qualche modo utile, allora non si segue sempre e soltanto questa strategia, tant\u2019\u00e8 che alcune persone sono completamente prese dal sdc?<\/p>\n\n\n\n<p>Mi pare che vi siano due risposte. Innanzitutto essere consapevoli di soffrire per il sdc pu\u00f2 incrementare o mantenere il senso della propria dignit\u00e0 morale, come si \u00e8 detto poco sopra. In secondo luogo tenere presente alla mente il sdc \u00e8 una condizione indispensabile per qualunque elaborazione del sdc e dunque si pu\u00f2 rinunciare ad evitare di pensare al sdc per la speranza di riuscire a diminuirlo.<\/p>\n\n\n\n<p><strong>4.2.2. L\u2019autogiustificazione<\/strong><\/p>\n\n\n\n<p>Il colpevole aggiunge, leva o cambia alcuni degli elementi che ha considerato nel confronto tra s\u00e9 e la vittima con l\u2019obiettivo di diminuire la propria colpa. Da notare che ci\u00f2 avviene senza che C cambi le norme rispetto alle quali si sente in colpa.<\/p>\n\n\n\n<p>L\u2019autogiustificazione pu\u00f2 prendere varie strade (Poggi, 1994). Si pu\u00f2 cercare di dimostrarsi che il danno di V non \u00e8 stato tanto grave, che V gode in realt\u00e0 di altre fortune o che C ha altre sfortune, che i meriti ed i demeriti di V e di C sono diversi, che C ha causato solo in parte l\u2019evento, che sono intervenute molte altre concause, che C non poteva fare diversamente, che C comunque non desiderava n\u00e9 intendeva danneggiare V.<\/p>\n\n\n\n<p>Senz\u2019altro \u00e8 vero che ci si giustifica non solo verso gli altri, ma anche verso se stessi e giustificarsi presso gli altri \u00e8 finalizzato a riaverne la buona disposizione, ma a che fine ci si autogiustifica? Se \u00e8 possibile autogiustificarsi perch\u00e9 allora non lo si fa sempre, che cosa lo rende difficile e per quali ragioni pu\u00f2 essere svantaggioso? Rimando le risposte a dopo aver considerato il cambiamento delle norme.<\/p>\n\n\n\n<p><strong>4.2.3. Il cambiamento delle norme<\/strong><\/p>\n\n\n\n<p>Il sdc pu\u00f2 diminuire o addirittura scomparire se C cambia le norme o la loro applicazione, ad es. alcuni dei soldati che massacrarono centinaia di civili in Vietnam a My Lai, si difesero sostenendo che gli uccisi non erano esseri umani (Poggi, 1994). Anche in questo caso c\u2019\u00e8 da chiedersi, come mai non si risolvono tutti i sdc cambiando le norme.<\/p>\n\n\n\n<p>Questa strategia di gestione del sdc pu\u00f2 azzerare la colpa dell\u2019individuo, ma lo espone al gravissimo rischio di essere considerato indegno, perch\u00e9 neanche sensibile alle norme. Provare un sdc pu\u00f2 essere considerato una testimonianza che si riconoscono le norme e che si \u00e8 disposti a rispettarle, le si accettano e si riconosce di aver sbagliato, quindi lo sbaglio \u00e8 stato occasionale.<\/p>\n\n\n\n<p>Al contrario, mettere in discussione l\u2019applicazione delle norme, ancor di pi\u00f9 le norme stesse, significa rischiare di essere indegni e dunque di essere esclusi dal gruppo. Questo aspetto ha una certa rilevanza clinica.<\/p>\n\n\n\n<p>Un breve esempio pu\u00f2 aiutare a chiarire. Alcuni anni orsono ebbi l\u2019occasione di seguire una paziente anoressica che, come la maggior parte delle pazienti con disturbi alimentari, aveva una spiccata tendenza ai sensi di colpa per la delusione delle aspettative materne.<\/p>\n\n\n\n<p>La paziente combatteva contro questa colpevolizzazione, mettendo in discussione il diritto della madre ad avere aspettative su di lei. Il terapeuta precedente aveva appoggiata totalmente la ragazza in questo tentativo ed il risultato fu drammatico, infatti, i sentimenti di abbandono, di distacco, di solitudine, di isolamento della paziente arrivarono rapidamente a livelli vertiginosi, poich\u00e9 con questo tipo di intervento terapeutico aveva sicuramente recuperato un senso di \u201cnon colpevolezza\u201d nei confronti della madre, ma il \u201ccosto\u201d di questo processo era la \u201cnon appartenenza\u201d, cio\u00e8, la rinuncia a vedersi con la madre come un tutt\u2019uno, o comunque a vedersi in confidenza o in rapporto con la madre.<\/p>\n\n\n\n<p><strong>4.2.4. A che fine si evita, ci si autogiustifica o si cambiano le norme?<\/strong><\/p>\n\n\n\n<p>La domanda sembra banale e la risposta appare ovvia: <strong><em>per non sentirsi in colpa<\/em><\/strong>.<\/p>\n\n\n\n<p>In realt\u00e0, a ben vedere, questa affermazione \u00e8 ambigua: dire \u201cC non vuole sentirsi in colpa\u201d pu\u00f2 avere almeno due significati. Il primo \u00e8 \u201cC non vuole provare la sensazione del sdc, non vuole entrare in quello stato d\u2019animo perch\u00e9 <em>ne teme le conseguenze<\/em>\u201d.<\/p>\n\n\n\n<p>Il secondo suona cos\u00ec: \u201cC non vuole essere colpevole o per lo meno non cos\u00ec tanto\u201d.<\/p>\n\n\n\n<p>Nel primo caso il soggetto deve avere la capacit\u00e0 di prevedere che al proprio sentimento di colpa, si accompagnano o seguono altri atteggiamenti che possono avere implicazioni negative. Un esempio pu\u00f2 essere utile.<\/p>\n\n\n\n<p>Si tratta di una paziente che alcuni anni prima era rimasta vedova in circostanze tragiche. Il marito dopo circa due anni di grave depressione psicotica, si era suicidato sparandosi una fucilata in testa, mentre era da solo in casa. La paziente era rientrata con la figlia piccola, aveva aperto la stanza dove giaceva il cadavere del marito ed il primo pensiero che aveva avuto era di salvaguardare la bambina da quell\u2019orribile spettacolo. Pertanto si era imposta la calma pi\u00f9 assoluta ed aveva portato via la figlia. Nei mesi successivi aveva provato intensi sdc verso il marito, che cercava sempre di evitare soprattutto distraendosi e conducendo una vita forsennata. La ragione dell\u2019evitamento era abbastanza chiara, infatti, temeva che i sentimenti di colpa potessero diventare troppo intensi e devastanti al punto da farle perdere il controllo e nuocere quindi alla figlia.<\/p>\n\n\n\n<p>Nel secondo caso la strategia di riduzione del sdc \u00e8 finalizzata alla diminuzione pura e semplice della colpa. Il colpevole vuole ristabilire l\u2019equit\u00e0. Il fine non \u00e8 la modificazione del proprio stato d\u2019animo o del sentimento, ma una effettiva riduzione della colpa. Si vogliono cambiare i fatti e non la propria reazione emotiva di fronte ai fatti.<\/p>\n\n\n\n<p><strong>4.3. Come aumenta il sdc<\/strong><\/p>\n\n\n\n<p>Interessante \u00e8 cercare di capire come il sdc non diminuisca, ma addirittura, a volte, tenda ad aumentare nel tempo.<\/p>\n\n\n\n<p>L\u2019osservazione pi\u00f9 ovvia, a questo proposito, \u00e8 che i sensi di colpa aumentano o si mantengono se emergono nuovi elementi di colpa, quella pi\u00f9 interessante \u00e8 che i nuovi elementi di colpa sono dovuti a meccanismi autogenerativi. Consideriamo, ad esempio, il caso, gi\u00e0 descritto all\u2019inizio di questa trattazione, della giovane donna il cui fratello era deceduto prematuramente e verso il quale provava un intenso sdc del sopravvissuto. Con il passare degli anni la paziente non aveva minimamente risolto il suo sdc, anzi tendeva a sentirsi sempre pi\u00f9 in colpa. La ragione dell\u2019incremento, stava nel fatto che tendeva ad interpretare i risultati della sua strategia espiatoria, come causa di sue ulteriori colpe.<\/p>\n\n\n\n<p>Al fine di ridurre la discrepanza di fortune fra s\u00e9 ed il fratello morto, metteva in atto una strategia espiatoria, che consisteva nel boicottare la sua professione e la sua vita sentimentale.<\/p>\n\n\n\n<p>Non riusciva ad avere successo nel lavoro perch\u00e9 cercava di espiare, ma prendeva i suoi fallimenti come causa di un\u2019ulteriore colpa nei confronti del padre, il quale, secondo lei, meritava gratificazioni compensatorie per la morte del figliolo, che tanto amava. Dunque si sentiva in colpa nei confronti del padre, perch\u00e9 non riusciva a dargli quella soddisfazione che meritava. Un analogo meccanismo a circolo vizioso si era instaurato anche nei confronti del fidanzato. Non riusciva a prendere la decisione di costruirsi una famiglia, di sposarsi, di fare dei figli, perch\u00e9 perseguiva una strategia espiatoria. Ma anche nei confronti del fidanzato si sentiva terribilmente in colpa perch\u00e9 riteneva di penalizzarlo ingiustamente.<\/p>\n\n\n\n<p>Dunque il sdc tendeva a generare delle strategie che avevano degli effetti che venivano letti dalla paziente come prove di ulteriori colpe.<\/p>\n\n\n\n<p>Era un meccanismo a spirale che contribuiva a generare nuovi elementi di colpa e che aveva dispiegato i suoi effetti perversi nel corso degli anni.<\/p>\n\n\n\n<p><strong>4.4. Perch\u00e9 non sempre si modificano le valutazioni che generano il sdc?<\/strong><\/p>\n\n\n\n<p>A volte accade che le persone non tentino neanche di autogiustificarsi o di cambiare le norme. Mi pare che le ragioni principali possano essere quattro.<\/p>\n\n\n\n<p>La prima \u00e8 che si pu\u00f2 temere di peggiorare la propria colpa.<\/p>\n\n\n\n<p>Si \u00e8 gi\u00e0 detto che il cambiamento delle norme, implica il rischio di sentirsi indegni del gruppo che condivide quella norma. A queste considerazioni va aggiunto che anche cercare delle giustificazioni pu\u00f2 essere considerato simile al tentativo di mettere in discussione le norme. Dunque pu\u00f2 accadere che non si sia disposti a correre i rischi connessi con il cambiamento delle norme e con le autogiustificazioni.<\/p>\n\n\n\n<p>La seconda possibilit\u00e0 sta nel fatto che per elaborare le proprie valutazioni di colpa ci si deve pensare ma, come si \u00e8 visto nel caso della signora con il marito suicida, il solo fatto di pensare alla propria colpa pu\u00f2 innescare degli stati d\u2019animo giudicati talmente devastanti, che si preferisce evitare di pensarci.<\/p>\n\n\n\n<p>Una terza spiegazione \u00e8 che pu\u00f2 essere difficile capire che ci si sente in colpa. E ci\u00f2 \u00e8 particolarmente vero nel caso del sdc del sopravvissuto. A volte chi ha un sdc del sopravvissuto, non se ne rende conto non perch\u00e9 evita, o perch\u00e9 non desidera rendersene conto, ma perch\u00e9 incontra una difficolt\u00e0 puramente cognitiva. Sia quando riflettiamo sui possibili stati mentali di altre persone, sia quando riflettiamo sui nostri stessi stati mentali, utilizziamo degli stereotipi, spesso di derivazione culturale.<\/p>\n\n\n\n<p>Lo stereotipo pi\u00f9 diffuso del sdc \u00e8 il sdc da colpa, quindi quando cerchiamo di capire cosa accade agli altri e a noi stessi, abbiamo una certa facilit\u00e0 a riconoscere la presenza del sdc da colpa, ma ci troviamo maggiormente in difficolt\u00e0 se si tratta di identificare un sdc lontano dallo stereotipo, come appunto quello del sopravvissuto.<\/p>\n\n\n\n<p>L\u2019ultima possibilit\u00e0 \u00e8, infine, il caso della colpa di cui si \u00e8 talmente convinti, che non \u00e8 neanche concepibile l\u2019idea di discuterne per accertare la possibilit\u00e0 di non essere colpevoli. Entra in gioco una sorta di confinamento della possibilit\u00e0 di elaborazione.<\/p>\n\n\n\n<h4 class=\"wp-block-heading\">5. Conclusioni<\/h4>\n\n\n\n<p>Come era stato anticipato nell\u2019introduzione, abbiamo considerato soltanto il profilo interno del sdc senza analizzare n\u00e9 il suo ruolo nei processi psicopatologici, n\u00e9 la spiegazione delle differenze individuali. Ora, nelle conclusioni, vorrei suggerire alcuni spunti per gli psicoterapeuti.<\/p>\n\n\n\n<p>Innanzitutto credo che sia particolarmente rilevante per gli psicoterapeuti, mettere a fuoco la possibilit\u00e0 di sdc che non abbisognano n\u00e9 dell\u2019assunzione di un nesso di causa, n\u00e9 dell\u2019infrazione di una norma e nemmeno di una disposizione ostile. A sostegno di questa opinione si consideri nuovamente il caso della paziente con un sdc verso il fratello morto tanti anni prima. Supponiamo di aver spiegato il sdc ipotizzando la presenza, magari nell\u2019inconscio, di sentimenti ostili verso il fratello. Supponiamo anche di aver orientato il lavoro psicoterapeutico verso la presa di coscienza di tali sentimenti ostili. Non \u00e8 azzardata l\u2019ipotesi che i circoli viziosi che alimentavano e mantenevano i suoi sdc ne sarebbero stati rafforzati.<\/p>\n\n\n\n<p>In secondo luogo ritengo che dall\u2019analisi del sdc svolta in questo articolo, derivino spunti utili per aiutare i pazienti ad elaborare i loro sdc. In particolare balza agli occhi l\u2019utilit\u00e0 di aiutare il paziente a modificare i parametri del confronto fra s\u00e9 e la vittima. Con la sottolineatura, per\u00f2, di alcune cautele: dobbiamo infatti tenere presente che in qualunque revisione critica dei sdc, si nasconde il pericolo di incrementare il senso di indegnit\u00e0 morale o di esporre il paziente ad una crisi dei suoi rapporti interpersonali.<\/p>\n\n\n\n<p>Non solo non \u00e8 sempre opportuno aiutare il paziente a revisionare i suoi sdc, ma spesso i sdc non possono essere rielaborati al punto di scomparire. Dunque non resta che aiutare il paziente ad accettarli. A questo fine si consideri che meno pesante \u00e8 il sdc, pi\u00f9 facile \u00e8 l\u2019accettazione. Si pu\u00f2 alleggerire il sdc in tanti modi, ad es. sfruttando la relazione terapeutica e testimoniando al paziente il proprio rispetto, si pu\u00f2 anche sfruttare la disposizione alla riparazione ed alla espiazione, che automaticamente \u00e8 innescata dal sdc.<\/p>\n\n\n\n<p>Il ruolo psicopatologico del sdc spesso si estrinseca in condotte <em>self defeating<\/em> con cui il paziente tenta di abbassare le sue fortune. Una volta messo in chiaro con il paziente il suo tentativo di espiare, pu\u00f2 essere utile aiutarlo a definire i tempi ed il grado dell\u2019autopunizione cos\u00ec che l\u2019espiazione non sia n\u00e9 infinita n\u00e9 smisurata ma abbia una durata ed una misura che il paziente giudica adeguata. <img decoding=\"async\" src=\"data:image\/svg+xml,%3Csvg%20xmlns='http:\/\/www.w3.org\/2000\/svg'%20viewBox='0%200%20370%20247'%3E%3C\/svg%3E\" class=\"zeen-lazy-load-base zeen-lazy-load wp-image-4295\" style=\"width: 18px;\" data-lazy-src=\"https:\/\/www.esonet.it\/wp-content\/uploads\/2023\/05\/fine_testo.gif\" alt=\"\"><noscript><img decoding=\"async\" width=\"18\" height=\"18\" class=\"wp-image-4295\" style=\"width: 18px;\" src=\"https:\/\/www.esonet.it\/wp-content\/uploads\/2023\/05\/fine_testo.gif\" alt=\"\"><\/noscript><\/p>\n\n\n\n<p>__________<\/p>\n\n\n\n<p><strong>Bibliografia<\/strong><\/p>\n\n\n\n<p>Battacchi M W &amp; Codispoti (1992)<\/p>\n\n\n\n<p><em>La vergogna<\/em><\/p>\n\n\n\n<p>Il Mulino Bologna<\/p>\n\n\n\n<p>Beck A T (1976)<\/p>\n\n\n\n<p><em>Cognitive Therapy and Emotional Disorders<\/em><\/p>\n\n\n\n<p>International University Press New York<\/p>\n\n\n\n<p>Caprara G V Perugini M Pastorelli C &amp; Barbaranelli C (1990)<\/p>\n\n\n\n<p><em>Esplorazione delle dimensioni comuni della colpa e della aggressivit\u00e0: Contributo empirico<\/em><\/p>\n\n\n\n<p>\u201cGiornale italiano di Psicologia\u201d 17 665-681<\/p>\n\n\n\n<p>Castelfranchi C &amp; Poggi I (1988)<\/p>\n\n\n\n<p><em>Vergogna<\/em><\/p>\n\n\n\n<p>In Castelfranchi C (a cura di)<\/p>\n\n\n\n<p><em>Che figura Emozioni e immagine sociale<\/em><\/p>\n\n\n\n<p>Il Mulino Bologna<\/p>\n\n\n\n<p>Castelfranchi C (1994)<\/p>\n\n\n\n<p><em>Colpevol-mente: Alcuni punti (interrogativi) sui sensi di colpa<\/em><\/p>\n\n\n\n<p>in Castelfranchi C D\u2019Amico R &amp; Poggi I (a cura di)<\/p>\n\n\n\n<p><em>Sensi di Colpa<\/em><\/p>\n\n\n\n<p>Giunti Firenze<\/p>\n\n\n\n<p>Castelfranchi C D\u2019Amico R &amp; Poggi I (1994) (a cura di)<\/p>\n\n\n\n<p><em>Sensi di Colpa<\/em><\/p>\n\n\n\n<p>Giunti Firenze<\/p>\n\n\n\n<p>Conte R (1993) (a cura di)<\/p>\n\n\n\n<p><em>La Norma<\/em><\/p>\n\n\n\n<p>Editori Riuniti Roma<\/p>\n\n\n\n<p>De Silvestri C ( 1981)<\/p>\n\n\n\n<p><em>I fondamenti teorici e clinici della Terapia Razionale Emotiva<\/em><\/p>\n\n\n\n<p>Astrolabio Roma<\/p>\n\n\n\n<p>Ellis A (1962)<\/p>\n\n\n\n<p><em>Ragione ed Emozione in Psicoterapia<\/em><\/p>\n\n\n\n<p>Astrolabio Roma (1989)<\/p>\n\n\n\n<p>Freud S (1909)<\/p>\n\n\n\n<p><em>Caso clinico dell\u2019uomo dei topi (Opere vol 6)<\/em><\/p>\n\n\n\n<p>Boringhieri Torino (1974)<\/p>\n\n\n\n<p>Frijda N (1986)<\/p>\n\n\n\n<p><em>The emotions<\/em><\/p>\n\n\n\n<p>Cambridge University Press Cambridge<\/p>\n\n\n\n<p>Frijda N H (1988)<\/p>\n\n\n\n<p><em>Teorie recenti sulle emozioni<\/em><\/p>\n\n\n\n<p>In D\u2019Urso U &amp; Trentin R (a cura di)<\/p>\n\n\n\n<p><em>Psicologia delle Emozioni<\/em><\/p>\n\n\n\n<p>Il Mulino Bologna<\/p>\n\n\n\n<p>Gardner G G Mancini F &amp; Semerari A (1988)<\/p>\n\n\n\n<p><em>Construction of psychological disorders as invalidation of Self-knowledges<\/em><\/p>\n\n\n\n<p>in Fransella F &amp; Thomas L (eds)<\/p>\n\n\n\n<p><em>Experimenting with Personal Construct Psychology<\/em><\/p>\n\n\n\n<p>Routledge &amp; Kegan Paul London<\/p>\n\n\n\n<p>Girotto V (1993)<\/p>\n\n\n\n<p>Il Ragionamento<\/p>\n\n\n\n<p>Il Mulino Bologna<\/p>\n\n\n\n<p>Hoffman M L (1975)<\/p>\n\n\n\n<p><em>Development synthesis of affect and cognition and its implications for altruistic motivation<\/em><\/p>\n\n\n\n<p>\u201cDevelopmental Psychology\u201d 31 311-327<\/p>\n\n\n\n<p>Izard C E (1977)<\/p>\n\n\n\n<p><em>Human emotions<\/em><\/p>\n\n\n\n<p>The Plenum Press New York<\/p>\n\n\n\n<p>Mancini F &amp; Semerari A (1991)<\/p>\n\n\n\n<p><em>Cognitivismo e condotte nevrotiche<\/em><\/p>\n\n\n\n<p>in Magri T &amp; Mancini F (a cura di)<\/p>\n\n\n\n<p><em>Emozione e conoscenza<\/em><\/p>\n\n\n\n<p>Editori Riuniti Roma<\/p>\n\n\n\n<p>Mowrer O H (1960)<\/p>\n\n\n\n<p><em>Learning theory and behavior<\/em><\/p>\n\n\n\n<p>John Wiley New York<\/p>\n\n\n\n<p>Piattelli Palmarini M (1993)<\/p>\n\n\n\n<p><em>L\u2019illusione di sapere<\/em><\/p>\n\n\n\n<p>Mondadori Milano<\/p>\n\n\n\n<p>Poggi I &amp; Castelfranchi C (1988)<\/p>\n\n\n\n<p><em>Pena<\/em><\/p>\n\n\n\n<p>In Castelfranchi C (a cura di)<\/p>\n\n\n\n<p><em>Che figura Emozioni e immagine sociale<\/em><\/p>\n\n\n\n<p>Il Mulino Bologna<\/p>\n\n\n\n<p>Poggi I (1994)<\/p>\n\n\n\n<p><em>Giustificazioni e scuse, alibi e pretesti<\/em><\/p>\n\n\n\n<p>in Isola L (a cura di)<\/p>\n\n\n\n<p><em>Atti del Congresso Nazionale per il 20\u00b0 Anniversario della SITCC<\/em><\/p>\n\n\n\n<p>Salkovskis P M (1996)<\/p>\n\n\n\n<p><em>Frontiers of Cognitive Therapy<\/em><\/p>\n\n\n\n<p>Guilford New York<\/p>\n\n\n\n<p>Scherer K R (1993)<\/p>\n\n\n\n<p><em>Studing the emotion-antecedent appraisal process An expert system approach<\/em><\/p>\n\n\n\n<p>\u201cCognition and Emotion\u201d 7 325-355<\/p>\n\n\n\n<p>Weiner B (1992)<\/p>\n\n\n\n<p><em>Human Motivation<\/em><\/p>\n\n\n\n<p>Sage Newbury Park<\/p>\n\n\n\n<p>Weiss J &amp; Samson H (1986)<\/p>\n\n\n\n<p><em>The psychoanalytic process: Theory, clinical observations and empirical research<\/em><\/p>\n\n\n\n<p>Guilford New York<\/p>\n\n\n\n<p>Wiker F W Payne G C &amp; Morgan R D (1983)<\/p>\n\n\n\n<p><em>Participant descriptions of guilt and shame<\/em><\/p>\n\n\n\n<p>\u201cMotivation and Emotion\u201d 7 25-39<\/p>\n\n\n\n<p class=\"has-text-align-center\"><a href=\"#su\"><img decoding=\"async\" src=\"data:image\/svg+xml,%3Csvg%20xmlns='http:\/\/www.w3.org\/2000\/svg'%20viewBox='0%200%20370%20247'%3E%3C\/svg%3E\" class=\"zeen-lazy-load-base zeen-lazy-load wp-image-8333\" style=\"width: 44px;\" data-lazy-src=\"https:\/\/www.esonet.it\/wp-content\/uploads\/2017\/03\/Uovo_min.jpg\" alt=\"\"><noscript><img decoding=\"async\" width=\"44\" height=\"70\" class=\"wp-image-8333\" style=\"width: 44px;\" src=\"https:\/\/www.esonet.it\/wp-content\/uploads\/2017\/03\/Uovo_min.jpg\" alt=\"\"><\/noscript><\/a><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>In questo articolo si analizzano gli ingredienti cognitivi necessari per sentirsi in colpa e si esamina la dinamica del senso di colpa (sdc) ovvero come pu\u00f2 aumentare e diminuire. Analisi sul senso di colpa di Francesco Mancini Dell\u2019Associazione di Psicologia Cognitiva, Roma In questo articolo si analizzano gli ingredienti cognitivi necessari per sentirsi in colpa e si esamina la dinamica del senso di colpa (sdc) ovvero come pu\u00f2 aumentare e diminuire. Esistono diversi tipi di sdc: del sopravvissuto, da danneggiamento [&hellip;]<\/p>\n","protected":false},"author":1,"featured_media":8897,"comment_status":"open","ping_status":"open","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"wds_primary_category":0,"footnotes":""},"categories":[73],"tags":[],"class_list":["post-1893","post","type-post","status-publish","format-standard","has-post-thumbnail","hentry","category-psicologia"],"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/www.esonet.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts\/1893","targetHints":{"allow":["GET"]}}],"collection":[{"href":"https:\/\/www.esonet.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/www.esonet.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.esonet.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/users\/1"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.esonet.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fcomments&post=1893"}],"version-history":[{"count":3,"href":"https:\/\/www.esonet.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts\/1893\/revisions"}],"predecessor-version":[{"id":10436,"href":"https:\/\/www.esonet.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts\/1893\/revisions\/10436"}],"wp:featuredmedia":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.esonet.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/media\/8897"}],"wp:attachment":[{"href":"https:\/\/www.esonet.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fmedia&parent=1893"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.esonet.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fcategories&post=1893"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.esonet.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Ftags&post=1893"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}