{"id":1906,"date":"2006-11-01T00:00:33","date_gmt":"2006-10-31T23:00:33","guid":{"rendered":"http:\/\/www.esonet.it\/?p=1906"},"modified":"2023-11-04T12:56:07","modified_gmt":"2023-11-04T11:56:07","slug":"teologia-degli-antichi-sacerdoti-catari-parte-11","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.esonet.it\/?p=1906","title":{"rendered":"Teologia degli antichi sacerdoti Catari &#8211; Parte 11"},"content":{"rendered":"<p><a href=\"https:\/\/www.esonet.it\/?cat=63\"><img decoding=\"async\" src=\"data:image\/svg+xml,%3Csvg%20xmlns='http:\/\/www.w3.org\/2000\/svg'%20viewBox='0%200%20370%20247'%3E%3C\/svg%3E\" class=\"zeen-lazy-load-base zeen-lazy-load alignright\" title=\"Storia Nascosta\" data-lazy-src=\"images\/topics\/Storia1.jpg\" alt=\"Storia Nascosta\" align=\"right\" border=\"0\" \/><noscript><img decoding=\"async\" class=\"alignright\" title=\"Storia Nascosta\" src=\"images\/topics\/Storia1.jpg\" alt=\"Storia Nascosta\" align=\"right\" border=\"0\" \/><\/noscript><\/a><strong>La condanna perenne inflitta a Giuda dopo il suo pentimento, diventa la negazione del principio della salvazione cristica<\/strong><\/p>\n<p>Il IV Vangelo fa intendere come Ges\u00f9 abbia perdonato tutti quelli che lo avevano abbandonato, anche chi lo aveva condannato destinandolo ad una morte ignominiosa e terribile.<\/p>\n<table border=\"0\" width=\"100%\">\n<tbody>\n<tr>\n<td scope=\"col\">\n<div align=\"center\">\n<h3 align=\"left\"><em><a name=\"su\"><\/a> <\/em>Teologia degli antichi sacerdoti Catari &#8211; Parte 11<\/h3>\n<p align=\"left\">di Luigi G. Navigatore<br \/>\na cura di Athos A. Altomonte<\/p>\n<p align=\"left\">\n<\/div>\n<\/td>\n<\/tr>\n<tr>\n<td scope=\"row\">\n<div align=\"justify\">\n<h4>La condanna perenne inflitta a Giuda dopo il suo pentimento, diventa la negazione del principio della salvazione cristica<\/h4>\n<p>Il IV Vangelo fa intendere come Ges\u00f9 abbia perdonato tutti quelli che lo avevano abbandonato, anche chi lo aveva condannato destinandolo ad una morte ignominiosa e terribile.<\/p>\n<p>Il tema del \u201crestauro\u201d, cio\u00e8 del peccato e della remissione divent\u00f2 subito attuale in Palestina essendo il pilastro su cui poggiava il principio della salvezza universale, proposto da Ges\u00f9. E si propag\u00f2 con forza, quando i seguaci del cristianesimo divennero oggetto di violente persecuzioni. Ma per sostenersi, il crisma della salvazione aveva bisogno di una figura che ne fosse la causa e ne rappresentasse l\u2019antitesi, e la figura di maggior spicco era Giuda lo zelota. L\u2019apostolo Giuda divenne il simbolo dell\u2019orrore e della colpa, e per definizione, assieme lui lo divennero tutti i Giudei.<\/p>\n<p>Il nome \u201cGiuda\u201d divenne un termine spregiativo, che dall\u2019apostolo si estese ai crocifissori di Ges\u00f9, e a tutti quanti in qualche modo presero parte al dramma del suo martirio.<\/p>\n<p>Per estensione, rimanevano colpevoli anche i giudei convertiti alle comunit\u00e0 dei gentili (cos\u00ec erano chiamati i cristiani non ebrei). Per cui nacque la questione di come comportarsi con loro. Tenerli lontano, oppure perdonarli di essere stati coautori dell\u2019uccisione del Figlio di Dio, e, cosa pi\u00f9 importante, se considerarli ancora titolari delle promesse divine.<\/p>\n<p>Com\u2019\u00e8 facile immaginare, ogni interrogativo finiva per ricondursi all\u2019archetipo storico di Giuda l\u2019apostata, che i Vangeli presentavano come un malfattore, ladro e traditore, con una vita conclusa nel suicidio e precipitata nell\u2019annientamento.<\/p>\n<p>Cos\u00ec delineata, per\u00f2, la sua figura non poteva essere utilizzata in nessuna prassi ecclesiale, mentre riabilitarlo avrebbe smentito la Parola evangelica annunciata pubblicamente.<\/p>\n<p>Ma negarne il perdono, negava anche la funzione che il discepolo aveva ricoperto in nome di Ges\u00f9, e che avrebbe dovuto mantenere anche all\u2019interno della Chiesa nascente.<\/p>\n<p>Nonostante che gli fosse stata attribuita dallo stesso Ges\u00f9 e quindi, come quella di Pietro, destinata a permanere nei tempi, la funzione di tesoriere dei Dodici, che Giuda ricopriva, non poteva essere ufficializzata all\u2019interno della Chiesa. Anche se questo avrebbe finito per dare una diversa importanza alla designazione che Ges\u00f9 dette a Pietro, rispetto a quella data a Giuda.<\/p>\n<h4>L\u2019agiografia evangelica<\/h4>\n<p>Gli evangelisti si mossero in due direzioni parallele tra loro, affidando alle loro scritture due distinti messaggi. Alla narrazione storica affidarono la cronaca degli eventi mentre, seguendo la tradizione dell\u2019Antico Testamento, al pi\u00f9 nascosto discorso affidarono le verit\u00e0 teologiche, destinate a chiunque avesse la volont\u00e0 di cercarli . Nella seconda dimensione si servirono di strumenti sottili come la metafora, i simboli, la gematria, l\u2019isopsefia, l\u2019allusione, d\u2019immagini parlate variamente ricompitabili.<\/p>\n<p>Gli evangelisti tracciarono due percorsi l\u2019uno sovrapposto all\u2019altro: quello della narrazione superficiale e quello del sotterraneo discorso teologico.<\/p>\n<p>Attraverso <em>sagome letterarie<\/em>, indipendenti ma non contraddittorie col dato storico, dal quale venivano tratte, gli agiografi tracciarono un discorso teologico sottostante la trama narrativa. Dando agio, a chi poteva coglierlo, di avvertire l\u2019esistenza di un significato pi\u00f9 profondo.<\/p>\n<p>Nella narrazione superficiale, e quindi dell\u2019esperienza storica, accreditarono l\u2019idea di un generalizzato rifiuto alla figura del Cristo. Un che di negativo che rimane ancora nel racconto tradizionale della Chiesa. Questo rifiuto lo indirizzarono a tutti, discepoli, apostoli e romani. Ma principalmente a Giuda e Simone, rendendoli in tal modo due personaggi inscindibili. Con il risultato che gli evangelisti redassero una storia di Ges\u00f9, nella quale nessuno dei partecipanti si salva dall\u2019onta di una piccola ed infima umanit\u00e0.<\/p>\n<h4>La condanna senza perdono inflitta a Giuda<\/h4>\n<p>Ad una prima lettura, tra due malfattori, Giuda e Simone, sembr\u00f2 che gli evangelisti avessero scelto Giuda per disegnare il tipo dell\u2019impenitente, del perduto: e che si servissero di Simone per esemplificare la dinamica di <em>peccato-perdono <\/em>, di tradimento e chiamata al ministero pastorale. Raffigurato come un pubblico negatore e poi, come un addolorato che perdonato viene chiamato all\u2019ufficio di Pastore Universale. Considerazione bizzarra, visto che viene ampiamente attestato il pentimento di Giuda, ma si fa credito a Pietro di un \u201cpianto\u201d che tuttavia non lo indusse mai a schierarsi con Ges\u00f9 fino alla sua crocifissione. Per cui, abbandonarono Giuda al suo destino di dannazione, ma lasciarono aperto uno spiraglio inserendo l\u2019anonima figura del discepolo amato, facendo in modo da tenerlo collegato anche se distinto da lui.<\/p>\n<p>Sul piano del sottinteso, gli evangelisti dovettero precedere in maniera articolata per affrontare la difficile linea teologica della <em>salvezza universale<\/em>, caposaldo della fede nascente nei confronti di Giuda. Il personaggio fu dipinto in maniera tanto scabrosa da renderlo inaccettabile alla redenzione universale.<\/p>\n<p>Ma la sua condanna perenne caus\u00f2 un contraccolpo al principio della salvazione cristica, perch\u00e8, forse ci si accorse troppo tardi, che la sua dannazione perenne nonostante il pentimento che precedette la sua morte, diventava allora la negazione del principio di salvazione basato su pentimento e sul perdono.<\/p>\n<p>Gli evangelisti compresero che, seppure in maniera sottintesa, bisognava chiarire che anche Giuda avrebbe goduto di un riscatto per rientrare nella Comunione del Cristo, quale eletto, recuperando cos\u00ec la primitiva funzione sacerdotale. Perci\u00f2, lasciarono un punto fermo : Giuda si pent\u00ec.<\/p>\n<p>Se il pentimento di Giuda, attestato seppure fuggevolmente da Matteo (27,3.4) fosse stato sviluppato anche a livello di cronaca, sarebbe saltata la tesi <em>del rifiuto di Cristo che conduce alla dannazione eterna<\/em>, in pi\u00f9, con il pentimento, sarebbe stato necessario conferire a Giuda una precisa connotazione nella prassi ecclesiale. Di cui, in vero, si trova traccia in Atti (diaconia, episcopato), nel discorso di Pietro in occasione proprio della sostituzione di Giuda.<\/p>\n<p>L\u2019evangelista Giovanni, da parte sua, risolse il problema sostituendo Giuda con quell\u2019innominato che chiama il \u201cdiscepolo che Ges\u00f9 amava\u201d. Cos\u00ec, Giuda continua ad essere presente sotto il velo del silenzio, facendo s\u00ec che nei Vangeli poterono coesistere due impostazioni, quella letterale del suo peccato e dannazione, e quella segreta della remissione del suo peccato. <img decoding=\"async\" src=\"data:image\/svg+xml,%3Csvg%20xmlns='http:\/\/www.w3.org\/2000\/svg'%20viewBox='0%200%2018%2018'%3E%3C\/svg%3E\" class=\"zeen-lazy-load-base zeen-lazy-load alignnone size-full wp-image-4295\" data-lazy-src=\"https:\/\/www.esonet.it\/wp-content\/uploads\/2023\/05\/fine_testo.gif\" alt=\"\" width=\"18\" height=\"18\" \/><noscript><img decoding=\"async\" class=\"alignnone size-full wp-image-4295\" src=\"https:\/\/www.esonet.it\/wp-content\/uploads\/2023\/05\/fine_testo.gif\" alt=\"\" width=\"18\" height=\"18\" \/><\/noscript><\/p>\n<h4><\/h4>\n<p align=\"center\"><a href=\"#su\"><img decoding=\"async\" src=\"data:image\/svg+xml,%3Csvg%20xmlns='http:\/\/www.w3.org\/2000\/svg'%20viewBox='0%200%2044%2070'%3E%3C\/svg%3E\" class=\"zeen-lazy-load-base zeen-lazy-load\" data-lazy-src=\"..\/img_art\/Uovo_min.jpg\" alt=\"torna su\" width=\"44\" height=\"70\" border=\"0\" \/><noscript><img decoding=\"async\" src=\"..\/img_art\/Uovo_min.jpg\" alt=\"torna su\" width=\"44\" height=\"70\" border=\"0\" \/><\/noscript><\/a><\/p>\n<\/div>\n<\/td>\n<\/tr>\n<\/tbody>\n<\/table>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>La condanna perenne inflitta a Giuda dopo il suo pentimento, diventa la negazione del principio della salvazione cristica Il IV Vangelo fa intendere come Ges\u00f9 abbia perdonato tutti quelli che lo avevano abbandonato, anche chi lo aveva condannato destinandolo ad una morte ignominiosa e terribile. 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