{"id":1917,"date":"2006-10-19T00:00:33","date_gmt":"2006-10-18T22:00:33","guid":{"rendered":"http:\/\/www.esonet.it\/?p=1917"},"modified":"2023-10-16T19:23:25","modified_gmt":"2023-10-16T17:23:25","slug":"perche-gli-dei-ritornano-parte-2","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.esonet.it\/?p=1917","title":{"rendered":"Perch\u00e8 gli dei ritornano \u2013 Parte 2"},"content":{"rendered":"<p><a href=\"https:\/\/www.esonet.it\/?cat=54\"><img decoding=\"async\" src=\"data:image\/svg+xml,%3Csvg%20xmlns='http:\/\/www.w3.org\/2000\/svg'%20viewBox='0%200%20370%20247'%3E%3C\/svg%3E\" class=\"zeen-lazy-load-base zeen-lazy-load alignright\" title=\"Letture d'Esoterismo\" data-lazy-src=\"images\/topics\/LettOccidente1.jpg\" alt=\"Letture d'Esoterismo\" align=\"right\" border=\"0\" \/><noscript><img decoding=\"async\" class=\"alignright\" title=\"Letture d'Esoterismo\" src=\"images\/topics\/LettOccidente1.jpg\" alt=\"Letture d'Esoterismo\" align=\"right\" border=\"0\" \/><\/noscript><\/a><strong>Simboli, dei e deit\u00e0<\/strong><\/p>\n<p>Nonostante la crisi del cattolicesimo secolarizzato, non si \u00e8 mai del tutto estinto l\u2019anelito antropologico alla dimensione trascendente. Infatti, se la formulazione di un non-luogo rimanda ad un non-tempo e ad un non-spazio, la dimensione del sacro rimane da sempre associata all\u2019idea di un \u00abAltrove spirituale\u00bb.<br \/>\nMentre lo sguardo orizzontale, tipico dell\u2019utopia sociale, \u00e8 ricomparso soltanto recentemente, dopo il crollo delle grandi ideologie politiche del Novecento. Come nel caso del movimento no-global, lo sguardo verticale dell\u2019uomo verso il Cielo non \u00e8 mai diminuito. Dio non \u00e8 mai morto veramente nella spiritualit\u00e0 occidentale.<\/p>\n<table border=\"0\" width=\"100%\">\n<tbody>\n<tr>\n<td scope=\"col\">\n<div align=\"center\">\n<h3 align=\"left\"><em><a name=\"su\"><\/a> <\/em>Perch\u00e8 gli dei ritornano \u2013 Parte 2<\/h3>\n<p align=\"left\">di Antonio D\u2019Alonzo<\/p>\n<\/div>\n<\/td>\n<\/tr>\n<tr>\n<td scope=\"row\">\n<div align=\"justify\">\n<h4>Simboli, dei e deit\u00e0<\/h4>\n<p>Nonostante la crisi del cattolicesimo secolarizzato \u2013 sebbene il secolo appena trascorso sia stato dominato dalle grandi ideologie raziocentriche, figlie dell\u2019eredit\u00e0 dei Lumi, \u201crazionalismo\u201d, o \u201cpositivismo\u201d, o \u201cmaterialismo\u201d, o \u201cnichilismo\u201d, ecc. (moltiplicando a dismisura gli \u00abismi\u00bb) \u2013 non si \u00e8 mai del tutto estinto l\u2019anelito antropologico alla dimensione trascendente. Infatti, se la formulazione di un <em>non-luogo <\/em> rimanda ad un <em>non-tempo <\/em> e ad un <em>non-spazio,<\/em> la dimensione del sacro rimane da sempre associata all\u2019idea di un \u00abAltrove spirituale\u00bb.<\/p>\n<p>Mentre lo sguardo orizzontale, tipico dell\u2019utopia sociale, \u00e8 ricomparso soltanto recentemente, dopo il crollo delle grandi ideologie politiche del Novecento. Come nel caso del movimento no-global, lo sguardo verticale dell\u2019uomo verso il Cielo non \u00e8 mai diminuito. Dio non \u00e8 mai morto veramente nella spiritualit\u00e0 occidentale.<\/p>\n<p>Nell\u2019Occidente del Cristianesimo secolarizzato sono soprattutto gli dei a ritornare.<\/p>\n<p>Secondo Jung, non pu\u00f2 esserci vero oblio collettivo degli archetipi. Qualora la polisemia dei significati mitici fosse espunta dalla memoria storica, gli archetipi continuerebbero, comunque, a produrre energia nell\u2019immaginario collettivo come significanti negativi o demoniaci.<\/p>\n<p><a name=\"1\"><\/a>Nella Germania prenazista, gruppi di giovani, denominati <em>Wanderv\u00f6gel <\/em>[<a href=\"#_ftn1\">1<\/a>]<em>,<\/em> praticavano la vita nei boschi e il nudismo, esaltavano la danza e la bellezza; i <em>Wanderv\u00f6gel <\/em> rifiutavano la civilt\u00e0 industriale e finivano per riattualizzare l\u2019archetipo di <em>Wotan,<\/em> re degli dei del pantheon nordico.<\/p>\n<p><em>Wotan <\/em> o <em>Odino,<\/em> sconfitto dalla cristianizzazione delle popolazioni germaniche, poteva essere riattualizzato nell\u2019Immaginario soltanto assumendo una valenza negativa, esclusivamente nelle vesti di dio della guerra e non della saggezza. Ecco perch\u00e9 il nazionalsocialismo si riappropri\u00f2, mediante il wagnerismo, delle arcaiche strutture della tradizione nordica, utilizzando la macchina mitologica per la folle propaganda sulla razza e la sottomissione dei popoli non germanici.<\/p>\n<p><a name=\"2\"><\/a>Come ricorda Mircea Eliade, il mito, ossia l\u2019archetipo, \u00e8 trascendente rispetto alla storia. Quest\u2019ultima, pu\u00f2 aggiungere significati addizionali al simbolo, ma non pu\u00f2 annientare del tutto la struttura semantica originaria.[<a href=\"#_ftn2\">2<\/a>]<\/p>\n<p>In fondo, \u00e8 una sorta di nemesi storica se si pensa ai numerosi prestiti del paganesimo al cristianesimo post-paolino. Ricordiamo, la figura della <em>Santa Vergine <\/em> ricalcata da Iside, dea egizia. Non sono prive d\u2019interesse anche alcune correlazioni con il calendario celtico. Il <em>Samhain,<\/em> il capodanno celtico, cadeva con l\u2019inizio della parte buia dell\u2019anno. La data d\u2019inizio dell\u2019anno non era per\u00f2 fissa rispetto al calendario solare, perch\u00e9 nel calendario lunare l\u2019inizio delle lunazioni non coincideva con l\u2019inizio dei mesi del calendario solare. I cristiani hanno inventato la festa di <em>Ognissanti <\/em> (1 novembre), che nulla ha a che fare con la tradizione giudaico-cristiana, ma che celebra il raccolto autunnale preservato dai Celti in inverno. Anche la <em>festa di <\/em><em>San Michele <\/em>era originariamente una festa agricola dell\u2019antica Britannia.<\/p>\n<p><em>La Pasqua <\/em> era strategicamente fissata in prossimit\u00e0 dell\u2019equinozio di primavera, dove la Natura si risveglia, risorge dall\u2019oscurit\u00e0 invernale, rinnovando il ciclo delle stagioni e il tempo dell\u2019uomo. Quale migliore metafora per <em>la Resurrezione<\/em>? Non a caso, la pasqua ebraica, <em>Pesach, <\/em>era la festa del raccolto. Quando il Cristianesimo si espanse nel Nord Europa, la festa della primavera assorb\u00ec la festa mediterranea del raccolto: <em>Ostern <\/em> (ted. \u00abPasqua\u00bb), non a caso deriva da <em>Eostre <\/em>o <em>Astarte,<\/em> la dea Madre del Vicino Oriente antico, promotrice della fertilit\u00e0 delle piante, degli animali e delle donne.<\/p>\n<p>Il simbolismo della Croce \u00e8 un simbolo solare indiano; l\u2019aureola \u00e8 un simbolo egizio; l\u2019abete natalizio \u00e8 un simbolo celtico e germanico che richiama rispettivamente Irminsul, la quercia sacra dei Celti, abbattuta da Carlo Magno nel 772, e la quercia di Geismar, sacra a Thor, abbattuta, a sua volta, da San Bonifazio. La stessa nascita di Ges\u00f9, arbitrariamente fissata al 25 dicembre, \u00e8 un tentativo di riplasmazione assimilatrice della festivit\u00e0 del <em>Sol Invictus <\/em> (il solstizio invernale), che spesso coincideva nell\u2019antica Roma con le <em>Saturnalie <\/em>e con la nascita di Mithra.<\/p>\n<h4>Senso del peccato<\/h4>\n<p>In questa sede non c\u2019interessa analizzare il fenomeno neopagano dal punto di vista sociologico, n\u00e9 ricostruire la storia del movimento dalla Wicca al Chaos Magick. Piuttosto, ci preme analizzare le ragioni di questo scacco apparente del Dio monoteista nei confronti delle pi\u00f9 versatili divinit\u00e0 del pantheon pagano. A nostro avviso si tratta della crisi del sistema dualistico nei confronti della metafisica monistica*. Monismo Soprattutto nella tradizione cristiana, Dio \u00e8 presentato come un essere ricolmo d\u2019amore e misericordia, alleggerendo in questo senso notevolmente i tratti accigliosi e vendicativi dello JHWH delle Scritture ebraiche. <a name=\"3\"><\/a>All\u2019origine della Caduta dell\u2019uomo, troviamo un serpente tentatore, capace d\u2019indurre Eva ad assaggiare i frutti dell\u2019Albero della Conoscenza del Bene e del Male.[<a href=\"#_ftn3\">3<\/a>] La colpa originale \u00e8 dell\u2019uomo, ma egli \u00e8 indotto a sbagliare dalla presenza di un Avversario,[<a href=\"#_ftn4\">4<\/a>] anche se nel racconto biblico non si dice chiaramente che il serpente \u00e8 il diavolo, Satana o Lucifero. Si delinea dunque, per la prima volta, la tipica dicotomia etica e gnoseologica con la quale il pensiero occidentale dovr\u00e0 prepararsi a fare i conti.<\/p>\n<p>__________<\/p>\n<p>* <strong> Monismo <\/strong> &#8211; (dal gr. m\u00f3nos, solo), il monismo \u00e8 il sistema filosofico che concepisce la molteplicit\u00e0 come manifestazione di un\u2019unica sostanza.<\/p>\n<p>__________<\/p>\n<p>\u00c8 vero che secondo i parametri interpretativi delle scienze storico-religiose, per il Cristianesimo non si pu\u00f2 parlare di dualismo vero e proprio. <a name=\"5\"><\/a>Poich\u00e9 l\u2019opposizione non si presenta ad un livello cosmologico o antropogonico, potremmo dire nella sfera dei principi metafisici, ma soltanto su un piano derivato e consequenziale all\u2019epifania della Creazione. In altre parole, la dualit\u00e0 non \u00e8 cosmogonica, ma etica ed assiologica.[<a href=\"#_ftn5\">5<\/a>]<\/p>\n<p>Dunque, nel caso di semplice dualismo etico, qual \u00e8 il caso del Cristianesimo, in cui la contrapposizione tra il bene ed il male si correla all\u2019antagonismo tra Dio ed il Diavolo, dove quest\u2019ultimo \u00e8 il risultato di un successivo atto di ribellione nei confronti dell\u2019ordine originario, non si pu\u00f2 parlare di dualismo ontologico <em>strictu sensu.<\/em> <a name=\"6\"><\/a>Al contrario di quanto avviene, ad esempio, nello Zoroastrismo e nel Manicheismo, dove il bene ed il male rimandano a principi ontologici correlati e contrapposti e dunque primari: Ahura Mazda (Ohrmazd) lotter\u00e0 con il suo antagonista malvagio Angra Mainyu (Ahriman) fino alla fine del tempo.[<a href=\"#_ftn6\">6<\/a>]<\/p>\n<p>Nel Cristianesimo, nell\u2019Ebraismo e nell\u2019Islam, Satana si ribella alla volont\u00e0 di Dio, ma la sfida non \u00e8 paritetica e sembra quasi che il primo possa perpetuare il male nella Creazione soltanto attraverso una sorta di tacito consenso del secondo, come strumento inconsapevole e confacente al piano escatologico. Il Dio cristiano appare con i tratti del <em>deus otiosus <\/em> (v. <a href=\"News-file-article-sid-577.html\" target=\"_blank\" rel=\"noopener\">articolo<\/a>): distante e propenso dopo la discesa del Redentore, a contemplare dall\u2019iperuranio le scelte umane, in attesa che si compia il tempo del Giudizio finale. Il male non abita nel Dio dei cristiani, ma deriva da un\u2019entit\u00e0 minore, un angelo decaduto e tentatore, che sar\u00e0 comunque annientato alla fine del tempo.<\/p>\n<p>La possibilit\u00e0 del male, dunque, \u00e8 stata interpretata dai cristiani come effetto diabolico causato dalla colpa o dal peccato originario: risposta che non soddisfa, perch\u00e9, in questo caso subentra un ulteriore problema, inerente alla persistente predisposizione dell\u2019uomo riguardo al male.<\/p>\n<p>Perch\u00e9 l\u2019uomo continua dunque a peccare, malgrado il sacrificio sulla croce del Redentore? Nella storia del pensiero occidentale in molti hanno provato a fornire la risposta o ad elaborare una teodicea: da Liebniz a Dostoevskij, da Kafka alla Arendt. In \u00ab <em>Genealogia della Morale\u00bb, <\/em>Nietzsche scrive:<\/p>\n<p><em><a name=\"7\"><\/a>\u00ab&#8230;questo appunto significa l\u2019ideale ascetico: che qualche cosa mancava, che un\u2019enorme lacuna circondava l\u2019uomo. Egli non sapeva giustificare, spiegare, affermare se stesso. Soffriva del problema del suo significato \u00ab&#8230;\u00bb ma non la sofferenza in se stessa era il suo problema, bens\u00ec che il grido della domanda \u201ca che scopo soffrire?\u201d restasse senza risposta. \u00ab&#8230;\u00bb l\u2019uomo, l\u2019animale pi\u00f9 coraggioso e pi\u00f9 abituato al dolore, in s\u00e9 non nega la sofferenza; la vuole, la ricerca persino, posto che gli si indichi un senso di essa, un \u201cperch\u00e9\u201d del soffrire\u00bb <\/em>[<a href=\"#_ftn7\">7<\/a>]<\/p>\n<p>Di fronte al silenzio divino verso il male assoluto, che si tratti di Auschwitz, o dell\u2019onda di uno tsunami, l\u2019uomo colto dall\u2019angoscia, s\u2019interroga smarrito e sbigottito sulle ragioni di quest\u2019assenza. Il male come effetto della colpa originaria, come assenza del bene, come punizione divina&#8230;<\/p>\n<h4>L\u2019energia cosmica che d\u00e0 e sottrae<\/h4>\n<p>Abbiamo visto finora come la presenza del male e della sofferenza sia spiegata nel Cristianesimo attraverso lo snodarsi di due punti focali e consequenziali:<\/p>\n<p>a) la persistenza del male e della sofferenza come manifestazione diabolica;<\/p>\n<p>b) il male e la sofferenza come punizione per una colpa da espiare.<\/p>\n<p>Ci proponiamo adesso di analizzare le caratteristiche storico-religiose delle divinit\u00e0 del politeismo, collegando la disanima alla valutazione della risposta di fronte al problema del male.<\/p>\n<p>Cercheremo, in altre parole, di capire se il pagano riesce in modo migliore a fronteggiare il dolore, di quanto non riesce a fare il fedele di una religione monoteistica, in particolare del cattolicesimo.<\/p>\n<h4>Dei e deit\u00e0<\/h4>\n<p><a name=\"8\"><\/a>Gli dei del pantheon politeistico, al pari della psiche umana, presentano caratteristiche spiccate e tratti complessi estremamente differenziati tra loro.[<a href=\"#_ftn8\">8<\/a>] La questione, del resto, \u00e8 facilmente comprensibile, se si presta attenzione al fatto che essi articolano le prime caratteriologie delle civilt\u00e0 \u201csuperiori\u201d, riflettendo la pluralit\u00e0 degli interessi e dei bisogni umani.<\/p>\n<p>Dalla distinzione delle classi e dei mestieri nasce il pantheon politeistico, ma, al contempo, gli dei richiamano i diversi idealtipi umani. <a name=\"9\"><\/a>La scuola sociologica di Durkheim era solita attribuire la manifestazione del fenomeno religioso ad una sorta di divinizzazione della societ\u00e0.[<a href=\"#_ftn9\">9<\/a>] Ma in realt\u00e0 non esiste una netta contrapposizione tra l\u2019approccio sociologico e quello psicologico, poich\u00e9, altrimenti, non si darebbe ragione del rapporto intimistico dell\u2019individuo come elemento cellulare di fronte alla Natura. Inoltre, in ambito indoeuropeo, il passaggio all\u2019interiorizzazione degli archetipi religiosi \u00e8 filologicamente rilevabile. <a name=\"10\"><\/a>Si prenda, ad esempio, il processo introspettivo della coscienza indiana nei confronti del ritualismo esteriore ed il mondo del mito, avvenuto nell\u2019VIII sec. a.C., ed esposto nelle Upanishad [<a href=\"#_ftn10\">10<\/a>]: gli dei iniziano ad abitare nell\u2019interiorit\u00e0 dell\u2019autocoscienza.<\/p>\n<p>Gi\u00e0 a quel tempo, le divinit\u00e0 politeistiche erano pensate come archetipi o manifestazioni di un\u2019unica energia che pervade tutto il cosmo. Anche nel pantheon greco, gli dei rappresentano degli archetipi che richiamano la complessit\u00e0 della natura umana, dunque la rappresentazione di tutti gli aspetti necessari al mantenimento dell\u2019equilibrio cosmico. Se \u00e8 vero che il microcosmo non \u00e8 altro che la raffigurazione allegorica del macrocosmo, le strutture simboliche inconsce che coordinano il funzionamento della psiche, si estrinsecano proiettandosi nelle molteplici connotazioni delle personalit\u00e0 divine necessarie all\u2019equilibrio dell\u2019insieme. Il pantheon stesso degli dei, nella sua pluralit\u00e0, simboleggia l\u2019armonia universale, cos\u00ec, come i molteplici archetipi della psiche rimandano alla raggiunta maturit\u00e0 della personalit\u00e0 umana. In questo senso \u00e8 facile ricordare come Afrodite richiami l\u2019amore sensuale o Ares lo slancio guerriero.<\/p>\n<p>Sopra ad ognuna di queste divinit\u00e0 si erge possente ed inesorabile il giogo di <em>Moira,<\/em> cos\u00ec come sopra l\u2019equilibrio della psiche umana incombe l\u2019eredit\u00e0 del vissuto e l\u2019avvento del divenire. Gli dei non sono onnipotenti, come il dio unico, ma dipendono anche loro, alla pari dei mortali, dai progetti di <em>Ananke,<\/em> che colpisce e gratifica indiscriminatamente secondo disegni imperscrutabili.<\/p>\n<p><a name=\"11\"><\/a>Il volere del Fato \u00e8 conosciuto dagli dei, ma non \u00e8 in loro potere di mutarne il corso, perch\u00e9 ci\u00f2 che deve essere accadr\u00e0. Simone Weil in <em>L\u2019Iliade poema della forza,<\/em>[<a href=\"#_ftn11\">11<\/a>] individua proprio nel poema omerico il giogo cosmico di questa necessit\u00e0 oscura a cui tutti, animali, uomini, dei, devono sottostare. Tutto ci\u00f2 che noi siamo, che pensiamo caratterizzare la nostra essenza, \u00e8 determinato dalla forza. Non ha senso dunque gonfiare il petto di fronte alla ricchezza, alla bellezza ed all\u2019intelligenza: tutto ci\u00f2 che siamo dipende dalla sorte. L\u2019unica virt\u00f9 omerica consiste allora nel mantenersi umili, nell\u2019evitare la tentazione di adorare la sorte, perch\u00e9 la forza colpisce tutti, concede e sottrae: il vincitore domani si trasformer\u00e0 ineluttabilmente in vinto.<\/p>\n<p>Nell\u2019Iliade il male non deriva da un peccato originale o da un demone tentatore. La forza stritola tutto, perch\u00e9 deve mantenere l\u2019equilibrio cosmico. <a name=\"12\"><\/a>Dunque, non pi\u00f9 un mondo sensibile peccaminoso contrapposto al un regno celeste, una \u00abcitt\u00e0 terrena\u00bb opposta alla \u00abcitt\u00e0 di Dio\u00bb. Di fronte al potere di <em>Ananke,<\/em> tutto \u00e8 buono e degno di amore. La Weil postula la possibilit\u00e0 di liberarsi della gravit\u00e0, della <em>pesanteur,<\/em> aprendo alla grazia.[<a href=\"#_ftn12\">12<\/a>]<\/p>\n<p><a name=\"13\"><\/a>Attraverso il potere di Moira si producevano concatenazioni di espiazioni, destinate a ricadere sui posteri [<a href=\"#_ftn13\">13<\/a>]: ma, contrariamente a quanto potrebbe apparire ad un primo sguardo superficiale, le similitudini tra le espiazioni dei pagani ed il peccato originale cristiano sono soltanto apparenti.<\/p>\n<p>a) In primo luogo, la catena delle colpe e delle espiazioni pagane si pu\u00f2 esaurire nell\u2019arco di qualche generazione, dunque all\u2019interno del divenire, senza per questo dover necessariamente rimandare ad un Giudizio finale fuori dalla storia e dal tempo, come nel caso del Cristianesimo.<\/p>\n<p>b) Non si deve dimenticare che l\u2019uomo greco viveva il senso dell\u2019esistenza come un gioco oscuro e assurdo, dove i capricci degli dei e l\u2019ordito di Moira sfuggivano a qualsiasi connotazione persecutoria di tipo vittimista o colpevolista. La colpa abitava fuori dall\u2019anima greca, pi\u00f9 percepita come uno oltraggio del destino, che come una colpa generata da un peccato. Ai martiri cristiani si contrapponevano gli eroi tragici dei greci.<\/p>\n<p><a name=\"14\"><\/a>In <em>La nascita della tragedia, <\/em> Nietzsche descrive lo stridulo riso di Silenio, inseguito nei boschi da Mida: <em>\u00abstirpe misera e caduca, figlia del caso e della pena, perch\u00e9 mi costringi a dirti ci\u00f2 che \u00e8 per te il meno profittevole a udire? Ci\u00f2 che \u00e8 per te la cosa migliore di tutte, ti \u00e8 affatto irraggiungibile: non essere nato, non essere, essere niente. Ma dopo questa, la cosa migliore per te \u00e8 morir subito\u00bb<\/em>[<a href=\"#_ftn14\">14<\/a>]<\/p>\n<p><a name=\"15\"><\/a>Il dualismo complementare tra apollineo e dionisiaco, enfasi della forma plastica e dissoluzione nell\u2019ebbrezza ditirambica, teorizzata da Nietzsche \u00e8 stata ridimensionata da Giorgio Colli, in <em>La sapienza greca<\/em>: Apollo \u00e8 al contempo apollineo e dionisiaco,[<a href=\"#_ftn15\">15<\/a>] anch\u2019egli \u2013 non diversamente da Pan \u2013 insegue le ninfe in preda ad estatiche ebbrezze sensuali. Rimane il fatto, come osserva<a name=\"16\"><\/a> Joseph Campbell che <em>\u00abil luogo mitogenetico originario \u00e8 la mente umana, creatrice e distruttrice di tutti gli dei e di tutte le immagini poetiche e soprannaturali\u00bb<\/em>.[<a href=\"#_ftn16\">16<\/a>] Dunque, mentre nel Cristianesimo il dio unico appare come una sorta di deus otiotus, poco disponibile ad intervenire per arrestare genocidi e crimini contro l\u2019umanit\u00e0, gli dei del politeismo appaiono, <a name=\"17\"><\/a>in fondo, come estensione e frammentazione delle facolt\u00e0 della psiche umana: in altre parole, come archetipi, nel senso junghiano del termine. Interfaccia o polarit\u00e0, secondo il neopaganesimo contemporaneo,[<a href=\"#_ftn17\">17<\/a>] comunque sempre sottomessi al giogo del Fato, dunque in grado di rappresentare in modo efficace l\u2019accettazione tragica o dionisiaca della personalit\u00e0 umana di fronte allo scacco della sconfitta. Il male accettato come destino tragico, indipendente dalla sfera della soggettivit\u00e0 individuale, e non come colpa o peccato intrinseco alla natura umana. Non pi\u00f9 la dicotomia teologica tra il Dio buono e misericordioso e il demonio tentatore origine del male. Alla stregua di Apollo, molte divinit\u00e0 sono ambivalenti e presentano un volto radioso ed uno terribile, realizzando l\u2019armonia dei contrari inerenti alla natura umana: l\u2019Io e l\u2019Ombra. In particolare, nell\u2019archetipo della <em>Grande Madre <\/em> (v. 3\u00b0 parte) possiamo trovare la perfetta esemplificazione della riconciliazione degli opposti. <img decoding=\"async\" src=\"data:image\/svg+xml,%3Csvg%20xmlns='http:\/\/www.w3.org\/2000\/svg'%20viewBox='0%200%2018%2018'%3E%3C\/svg%3E\" class=\"zeen-lazy-load-base zeen-lazy-load alignnone size-full wp-image-4295\" data-lazy-src=\"https:\/\/www.esonet.it\/wp-content\/uploads\/2023\/05\/fine_testo.gif\" alt=\"\" width=\"18\" height=\"18\" \/><noscript><img decoding=\"async\" class=\"alignnone size-full wp-image-4295\" src=\"https:\/\/www.esonet.it\/wp-content\/uploads\/2023\/05\/fine_testo.gif\" alt=\"\" width=\"18\" height=\"18\" \/><\/noscript><\/p>\n<p>__________<\/p>\n<h4>Note<\/h4>\n<p><a name=\"_ftn1\"><\/a>1. Cfr. W. Mogge, I Wanderv\u00f6gel: una generazione perduta. Immagini di un movimento nella Germania prenazista, ed. Socrates, Roma 1999. Inoltre, per approfondire, cfr. N. G. Clarke, Le radici occulte del nazismo, SugarCo edizioni, Varese 1992. (<a href=\"#1\">torna al testo<\/a>)<\/p>\n<p><a name=\"_ftn2\"><\/a>2. Cfr. <strong>M. Eliade,<\/strong> <em>Il sacro ed il profano, <\/em> Bollati Boringhieri, Torino 1984. (<a href=\"#2\">torna al testo<\/a>)<\/p>\n<p><a name=\"_ftn3\"><\/a>3. <em>Genesi <\/em>3:1. (<a href=\"#3\">torna al testo<\/a>)<\/p>\n<p><a name=\"_ftn4\"><\/a>4. <em>\u00abAvversario\u00bb<\/em>, <em>\u00abSatan\u00bb<\/em> nell\u2019Antico Testamento, tradotto nel III sec. A.C. dagli ebrei d\u2019Egitto con <em>\u00abdiabolus\u00bb<\/em>. (<a href=\"#3\">torna al testo<\/a>)<\/p>\n<p><a name=\"_ftn5\"><\/a>5. Cfr. <strong>M. Eliade,<\/strong> <em>Dualismo,<\/em> in <em> Enciclopedia delle religioni,<\/em> vol. 1, p. 236, Marzorati, Jaca Book, Milano, 1993. (<a href=\"#5\">torna al testo<\/a>)<\/p>\n<p><a name=\"_ftn6\"><\/a>6. Cfr. <strong>M. Eliade,<\/strong> <em>Monoteismo,<\/em> in <em> Enciclopedia delle religioni,<\/em> vol. 1, p. 394, Marzorati, Jaca Book, Milano, 1993. (<a href=\"#6\">torna al testo<\/a>)<\/p>\n<p><a name=\"_ftn7\"><\/a>7. Cfr. <strong>F. Nietzsche,<\/strong> <em>Genealogia della morale, <\/em>Adelphi, Milano, 1990, pag. 156. (<a href=\"#7\">torna al testo<\/a>)<\/p>\n<p><a name=\"_ftn8\"><\/a>8. Cfr. <strong>A. Brelich,<\/strong> <em>Introduzione alla storia delle religioni, <\/em>Istituti Editoriali e Poligrafici Internazionali, Pisa-Roma, 1995. (<a href=\"#8\">torna al testo<\/a>)<\/p>\n<p><a name=\"_ftn9\"><\/a>9. Cfr. <strong>N. Turchi, <\/strong><em>Storia delle Religioni, <\/em>vol. I, Sansoni, Firenze, 1954. (<a href=\"#9\">torna al testo<\/a>)<\/p>\n<p><a name=\"_ftn10\"><\/a>10. Cfr. <strong>H. Zimmer, <\/strong><em>Filosofie e Religioni dell\u2019India, <\/em>Mondadori, Milano 2001, pp. 30-31. (<a href=\"#10\">torna al testo<\/a>)<\/p>\n<p><a name=\"_ftn11\"><\/a>11. Cfr. <strong>S. Weil, <\/strong><em>L\u2019Iliade poema della forza <\/em>in <em>La Grecia e le intuizioni precristiane,<\/em> Borla, Torino 1967. (<a href=\"#11\">torna al testo<\/a>)<\/p>\n<p><a name=\"_ftn12\"><\/a>12. Cfr. <strong>S. Weil, <\/strong><em>La pesanteur et la gr\u00e2ce, <\/em>Plon, Paris 1948. (<a href=\"#12\">torna al testo<\/a>)<\/p>\n<p><a name=\"_ftn13\"><\/a>13. Cfr. <strong>Enciclopedia delle Religioni, <\/strong><em>La religione dei Greci, <\/em>Garzanti, Milano 1991. (<a href=\"#13\">torna al testo<\/a>)<\/p>\n<p><a name=\"_ftn14\"><\/a>14. Cfr. <strong>F. Nietzsche, <\/strong><em>La nascita della tragedia,<\/em> Universale Laterza, Roma-Bari 1989, pp. 33-34. (<a href=\"#14\">torna al testo<\/a>)<\/p>\n<p><a name=\"_ftn15\"><\/a>15. Cfr. <strong>G. Colli, <\/strong><em>La sapienza greca, <\/em>Adelphi, Milano, 1987. (<a href=\"#15\">torna al testo<\/a>)<\/p>\n<p><a name=\"_ftn16\"><\/a>16. Cfr. <strong>J. Campbell,<\/strong> <em>Mitologia occidentale, <\/em>Mondadori, Milano 1992 (nota di copertina). (<a href=\"#16\">torna al testo<\/a>)<\/p>\n<p><a name=\"_ftn17\"><\/a>17. Cfr. <strong>F. Dimitri,<\/strong> <em>Neopaganesimo, <\/em>Castelvecchi, Roma 2005 pp. 85-86. (<a href=\"#17\">torna al testo<\/a>)<\/p>\n<h4><\/h4>\n<p align=\"center\"><a href=\"#su\"><img decoding=\"async\" src=\"data:image\/svg+xml,%3Csvg%20xmlns='http:\/\/www.w3.org\/2000\/svg'%20viewBox='0%200%2044%2070'%3E%3C\/svg%3E\" class=\"zeen-lazy-load-base zeen-lazy-load\" data-lazy-src=\"..\/img_art\/Uovo_min.jpg\" alt=\"torna su\" width=\"44\" height=\"70\" border=\"0\" \/><noscript><img decoding=\"async\" src=\"..\/img_art\/Uovo_min.jpg\" alt=\"torna su\" width=\"44\" height=\"70\" border=\"0\" \/><\/noscript><\/a><\/p>\n<\/div>\n<\/td>\n<\/tr>\n<\/tbody>\n<\/table>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Simboli, dei e deit\u00e0 Nonostante la crisi del cattolicesimo secolarizzato, non si \u00e8 mai del tutto estinto l\u2019anelito antropologico alla dimensione trascendente. Infatti, se la formulazione di un non-luogo rimanda ad un non-tempo e ad un non-spazio, la dimensione del sacro rimane da sempre associata all\u2019idea di un \u00abAltrove spirituale\u00bb. Mentre lo sguardo orizzontale, tipico dell\u2019utopia sociale, \u00e8 ricomparso soltanto recentemente, dopo il crollo delle grandi ideologie politiche del Novecento. 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