{"id":1922,"date":"2006-10-14T15:27:33","date_gmt":"2006-10-14T13:27:33","guid":{"rendered":"http:\/\/www.esonet.it\/?p=1922"},"modified":"2023-10-19T19:12:10","modified_gmt":"2023-10-19T17:12:10","slug":"studio-sul-ruolo-di-leader","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.esonet.it\/?p=1922","title":{"rendered":"Studio sul ruolo di leader"},"content":{"rendered":"<p><a href=\"https:\/\/www.esonet.it\/?cat=73\"><img decoding=\"async\" src=\"data:image\/svg+xml,%3Csvg%20xmlns='http:\/\/www.w3.org\/2000\/svg'%20viewBox='0%200%20370%20247'%3E%3C\/svg%3E\" class=\"zeen-lazy-load-base zeen-lazy-load alignright\" title=\"Psicologia\" data-lazy-src=\"images\/topics\/PsicheMeF.jpg\" alt=\"Psicologia\" align=\"right\" border=\"0\" \/><noscript><img decoding=\"async\" class=\"alignright\" title=\"Psicologia\" src=\"images\/topics\/PsicheMeF.jpg\" alt=\"Psicologia\" align=\"right\" border=\"0\" \/><\/noscript><\/a><strong>Il Gruppo come strumento di lavoro<\/strong><\/p>\n<p>Con questo articolo ci si propone di stimolare una riflessione sul concetto di gruppo, di coesione, e di gruppo di lavoro in particolare, sottolineando gli aspetti positivi e le dinamiche interpersonali che vi si manifestano. La collaborazione e il lavoro di gruppo sono un\u2019esigenza prioritaria all\u2019interno di moltissime organizzazioni. Lavorare in gruppo non \u00e8 sempre una cosa facile, pu\u00f2 essere inizialmente una difficolt\u00e0, ma paga perch\u00e9 porta al successo di tutti.<\/p>\n<table border=\"0\" width=\"100%\">\n<tbody>\n<tr>\n<td scope=\"col\">\n<div align=\"center\">\n<h3 align=\"left\"><em><a name=\"su\"><\/a> <\/em>Studio sul ruolo di leader<\/h3>\n<p align=\"left\">Antologia di psicodinamiche curata da Athos A. Altomonte<\/p>\n<\/div>\n<\/td>\n<\/tr>\n<tr>\n<td scope=\"row\">\n<div align=\"justify\">\n<p align=\"justify\"><a href=\"#1\">Il Gruppo come strumento di lavoro<\/a> &#8211; <a href=\"#2\">Sviluppare il senso di appartenenza<\/a> &#8211; <a href=\"#3\">Accrescere dei buoni presupposti<\/a> &#8211; <a href=\"#4\">Il gruppo come antidoto allo stress<\/a> &#8211; <a href=\"#5\">Dinamiche di Gruppo<\/a> &#8211; <a href=\"#6\">Il fenomeno del bystander<\/a> &#8211; <a href=\"#7\">L\u2019animatore<\/a> &#8211; <a href=\"#8\">Comprendere il conflitto nelle dinamiche di gruppo<\/a> &#8211; <a href=\"#9\">Gestire il conflitto nelle dinamiche di gruppo<\/a> &#8211; <a href=\"#10\">Come fronteggiare i conflitti interpersonali<\/a> &#8211; <a href=\"#11\">Strategie<\/a><\/p>\n<p align=\"right\">\u201c <strong><em>Parlare senza pensare \u00e8 come sparare senza mirare.<\/em><\/strong>\u201d<\/p>\n<p align=\"right\"><em>Anonimo <\/em><\/p>\n<h4>Il Gruppo come strumento di lavoro<\/h4>\n<p>Con questo articolo ci si propone di stimolare una riflessione sul concetto di gruppo, di coesione, e di gruppo di lavoro in particolare, sottolineando gli aspetti positivi e le <strong><em>dinamiche interpersonali <\/em><\/strong> che vi si manifestano. La collaborazione e il lavoro di gruppo sono un\u2019esigenza prioritaria all\u2019interno di moltissime organizzazioni. Lavorare in gruppo non \u00e8 sempre una cosa facile, pu\u00f2 essere inizialmente una difficolt\u00e0, ma paga perch\u00e9 porta al successo di tutti.<\/p>\n<h4>Sviluppare il senso di appartenenza<\/h4>\n<p>\u00c8 innegabile che alcuni aspetti della struttura e del modo in cui le persone socializzano non sono particolarmente propizi ad uno stile collaborativo di interazione. Fin dalla formazione di base si \u00e8 pi\u00f9 abituati all\u2019isolamento. La maggior parte delle persone \u00e8 preparata infatti ad operare individualmente, a prescindere dalle mansioni che svolge. In realt\u00e0 \u00e8 stato provato da diverse ricerche, che promuovere il lavoro di gruppo agevolando la coesione, porta una serie di conseguenze positive sull\u2019efficacia e sull\u2019efficienza delle attivit\u00e0 e anche a livello personale.<\/p>\n<p>Naturalmente perch\u00e9 ci possa essere un buon gruppo \u00e8 indispensabile un certo grado di coesione, che \u00e8 uno degli aspetti pi\u00f9 importanti, misurando quanto i soggetti desiderano stare insieme e lavorare insieme. La coesione di gruppo aumenta la performance del gruppo stesso, ma soprattutto accresce il morale delle persone e la soddisfazione che queste provano nelle attivit\u00e0 che svolgono. Inoltre, fattore da non trascurare, facilita la comunicazione tra gli appartenenti al gruppo riducendo l\u2019ostilit\u00e0 che spesso \u00e8 causa di malumori e demotivazione. Sentire di lavorare con un buon gruppo, con persone con cui si condividono traguardi incrementa i sentimenti di sicurezza, di autostima e di fiducia nelle proprie capacit\u00e0, e questo suscita un <strong><em>senso di appartenenza.<\/em><\/strong><\/p>\n<p>In questo clima positivo le persone sono stimolate a dare (e a dirsi) il meglio. Ad impegnarsi sapendo di poter contare sugli altri, e contemporaneamente di essere importanti per gli altri. Per di pi\u00f9 vengono ad attenuarsi quelle <em>dinamiche conflittuali e di competizione <\/em> che spesso, invece di aumentare il successo delle persone, ne provocano un inutile dispendio di energie, che invece potrebbero essere utilizzate per essere \u201cvincenti in gruppo\u201d e non a scapito gli uni degli altri.<\/p>\n<h4>Accrescere dei buoni presupposti<\/h4>\n<p>Innanzitutto \u00e8 importante la <strong><em>dimensione del gruppo<\/em><\/strong>, nel senso che la probabilit\u00e0 di trovare coesione di gruppo \u00e8 maggiore nei gruppi piccoli che in quelli grandi, poich\u00e9 nei piccoli gruppi le interazioni tra i membri sono frequenti e per lo pi\u00f9 \u201cfaccia a faccia\u201d. Inoltre, \u00e8 importante che tra i membri del gruppo, ci sia una certa <strong><em>somiglianza degli atteggiamenti<\/em><\/strong>, valori e credenze. Quanto pi\u00f9 questi sono somiglianti e condivisi, tanto pi\u00f9 aumenta la coesione e <strong><em>l\u2019identificazione con il gruppo.<\/em><\/strong> Atteggiamenti, valori e credenze costituiscono in buona parte la <strong><em>cultura di un gruppo sociale <\/em><\/strong> e pi\u00f9 sono condivisi pi\u00f9 aumenta la coesione, l\u2019identificazione e il riconoscimento con il gruppo stesso.<\/p>\n<p>Perch\u00e9 si mantenga una buona coesione \u00e8 importante che ci sia un certo grado di <strong><em>successo nel raggiungimento degli obiettivi comuni.<\/em><\/strong> Il successo del gruppo, infatti, conferma ai propri membri l\u2019efficacia del Gruppo stesso, accresce il valore dell\u2019appartenenza ad esso, e quindi la coesione e la motivazione al lavoro. Questi processi per\u00f2 non sono cos\u00ec scontati n\u00e9 automatici, devono essere promossi, e magari agevolati attraverso processi di formazione specifici, che \u201ceduchino\u201d le persone alla collaborazione e all\u2019interazione.<\/p>\n<h4>Il gruppo come antidoto allo stress<\/h4>\n<p>Il tipo di rapporto che si ha tra membri dello stesso Gruppo ne influenza l\u2019attivit\u00e0 e pu\u00f2 fomentare condizioni di stress. Se il rapporto con una o pi\u00f9 persone \u00e8 caratterizzato da una forte conflittualit\u00e0, \u00e8 probabile ch\u2019essi giungano a sottoporsi a tensioni emotive. E spesso sono queste la causa di abbandono del Gruppo. D\u2019altro canto per\u00f2, se la relazione \u00e8 caratterizzata positivamente pu\u00f2 costituire un antidoto allo stress.<\/p>\n<p>Una delle situazioni che pi\u00f9 spesso \u00e8 fonte di stress \u00e8 l\u2019interazione con persone difficili, che frequentemente assumono comportamenti scorretti, agendo in modo sleale o egoistico. Si tratta di coloro pronti a creare problemi apertamente o subdolamente. Portate all\u2019estremo, le insoddisfazioni che seguono questi tipi di rapporti sfociano in ansia, rabbia, depressione. Indipendentemente da quanto fastidioso e negativo sia il comportamento di qualcuno, \u00e8 possibile tenere sotto controllo il proprio turbamento. Lavorare all\u2019interno di un buon gruppo, in cui alcune dinamiche possono essere affrontate palesemente e con assertivit\u00e0, permette di superare con serenit\u00e0 eventuali situazioni stressanti.<\/p>\n<h4>Dinamiche di Gruppo<\/h4>\n<p>Per considerare un insieme di persone come un gruppo, sono innanzitutto necessarie queste premesse di base:<\/p>\n<ul>\n<li>interdipendenza tra gli individui;<\/li>\n<li>perseguimento di uno stesso obiettivo;<\/li>\n<li>bisogno di appartenenza.<\/li>\n<\/ul>\n<p>Lewin [1951] analizz\u00f2 il gruppo come <strong><em>entit\u00e0 super-individuale <\/em><\/strong> e dalla fisica prese a prestito il concetto di campo: <strong>come un campo magnetico esercita una certa forza su un ago, cos\u00ec l\u2019individuo all\u2019interno del gruppo \u00e8 influenzato da forze psicologiche che lo trascendono. <\/strong><\/p>\n<p>Il gruppo per Lewin \u00e8 quindi \u201cuna totalit\u00e0 dinamica\u201d, cio\u00e8 \u00e8 diverso dalla somma dei singoli individui che ne fanno parte. Per Stone [1992] esistono tre tipi di fenomeni all\u2019interno del gruppo: <strong>i fenomeni relativi al gruppo come totalit\u00e0, le dinamiche interpersonali, i processi intrapsichici. <\/strong><\/p>\n<p>Che il gruppo sia diverso dalla somma dei singoli suoi membri non \u00e8 necessariamente un fatto positivo. A riprova esiste in letteratura la tradizione del pensiero anticollettivo di Le Bon [1897] e Mc Dougall [1920]. Anche per quanto riguarda la performance Steiner [1971] ha scoperto che <strong>la produttivit\u00e0 effettiva di un gruppo \u00e8 uguale alla produttivit\u00e0 potenziale, meno le perdite di processi imperfetti.<\/strong><\/p>\n<p>Uno di questi processi imperfetti \u00e8 \u201cl\u2019effetto Ringelmann\u201d [1913], dovuto ad un deficit di motivazione. Per Ingham [1974] e successivamente per Stroebe e Frey [1982] esistono due perdite di processo nel gruppo: <strong>le perdite dovute alla motivazione, le perdite dovute alla mancanza di coordinamento.<\/strong><\/p>\n<p>All\u2019interno di un grupppo possono verificarsi casi di free-rider o di social loafing [Latane, 1979]. Nel primo caso un membro di un gruppo sceglie deliberatamente di disimpegnarsi, consapevole che difficilmente qualcuno se ne accorger\u00e0. Nel secondo caso tutti i membri del gruppo vengono influenzati da una sorta di inerzia sociale non intenzionale: <strong>il fatto stesso di essere in gruppo quindi deteriora il loro livello di prestazione.<\/strong><\/p>\n<p>Un paradosso riscontrabile nell\u2019analisi dei gruppi \u00e8 che un insieme di persone normali pu\u00f2 formare un gruppo patologico e violento, mentre un gruppo strutturato pu\u00f2 svolgere funzione terapeutica nei confronti del singolo individuo con disturbi psichici (ne sono esempi lo psicodramma di Moreno, la terapia cognitivo-comportamentale di Ellis, i gruppi bioenergetici di Lowen, etc).<\/p>\n<p>Il gruppo svolge funzioni psicologiche fondamentali per l\u2019equilibrio dell\u2019individuo come mantenimento dell\u2019autostima, sostegno morale, comprensione dei problemi.<\/p>\n<p>Durante il quarto congresso internazionale di psicoterapia di gruppo, svoltosi a Vienna nel 1968, il gruppo venne concepito come \u201cdifesa contro l\u2019ansiet\u00e0 che ci viene dal pensiero dei miliardi di individui che vivono sul nostro pianeta\u201d. Allo stesso tempo l\u2019individuo per essere parte integrante di un gruppo deve ridefinire il concetto di se stesso [Kuhn e Mc Partland, 1954; Brown, 1978; Moreland e Levine, 1982]. \u00c8 quindi pacifico ritenere che una persona emarginata dal gruppo sia fortemente demoralizzata, demotivata ed a lungo termine si senta sempre pi\u00f9 indifesa. \u00c8 invece argomento controverso, stabilire quali possano essere i fattori che possono essere causa dell\u2019emarginazione di una persona. <strong>Il motivo pi\u00f9 facilmente rintracciabile \u00e8 la diversit\u00e0 dell\u2019individuo emarginato dal resto della comunit\u00e0.<\/strong><\/p>\n<p>Una rassegna di studi ha rilevato infatti la contiguit\u00e0 tra somiglianza, credenze simili ed amicizia [Byrne, 1971]. L\u2019ambiente costituito da un piccolo gruppo, spesso crea una cricca, uno zoccolo duro, che tende ad escludere \u201ci diversi\u201d. La differenza che li contraddistingue (negativamente) dal resto del gruppo pu\u00f2 essere volontaria o involontaria. Nel primo caso il soggetto emarginato \u00e8 un deviante, che non si conforma alle regole adottate dal gruppo.<\/p>\n<p>All\u2019interno del gruppo si creano dei sottogruppi informali [Cooley,1902], che stabiliscono regole di comportamento e livelli di prestazione [Brown, 1961]. Il gruppo informale pu\u00f2 fornire sostegno, solidariet\u00e0 e rimozione dell\u2019ansiet\u00e0 individuale ma, in determinate circostanze, pu\u00f2 emarginare chi ha divergenze di vedute rispetto alla posizione prioritaria della maggioranza o atteggiamenti e comportamenti diversi, che la maggioranza disapprova. Inizialmente i membri del gruppo rivolgono maggiore attenzione al deviante per convincerlo a cambiare idea, ma se questi tentativi hanno esito negativo allora vengono evitati, non considerati ed ostracizzati [Festinger, 1950; Schachter, 1951].<\/p>\n<p>Nel caso della diversit\u00e0 involontaria la persona appartiene ad una minoranza all\u2019interno del gruppo. \u00c8 nero in un gruppo di bianchi, gay in un gruppo di eterosessuali, moralista in un gruppo di libertini, di destra in un gruppo di sinistra o viceversa. In questa circostanza il fenomeno della categorizzazione sociale pu\u00f2 accentuare le differenze esistenti.<\/p>\n<p>La <strong><em>categorizzazione <\/em><\/strong><strong><em>sociale <\/em><\/strong> \u00e8 la tendenza a considerare gli elementi del mondo esterno come raggruppati in insiemi omogenei. Di conseguenza gli elementi classificati in una stessa categoria, vengono stimati come pi\u00f9 simili tra loro di quanto in effetti siano, mentre vengono accentuate oltre misura le differenze tra le diverse categorie, enfatizzando i tratti che possono considerarsi distintivi.<\/p>\n<p>Come dimostr\u00f2 Tajfel [1957, 1959] il fenomeno di categorizzazione \u00e8 presente anche nella percezione di oggetti e figure. Altri fenomeni e dinamiche di gruppo possono facilitare la violenza psicosociale, quali: la de-individuazione, la polarizzazione, la normalizzazione, l\u2019obbedienza acritica all\u2019autorit\u00e0, una leadership autoritaria, la relazione tra frustrazione ed aggressivit\u00e0, il fenomeno del bystander, il disimpegno morale.<\/p>\n<p>\u00c8 altamente improbabile, ad esempio, che un razzista da solo se la prenda con una persona di colore, mentre ci\u00f2 potrebbe accadere quando si trova in un gruppo di persone con gli stessi pregiudizi. Questa differenza di comportamento si pu\u00f2 spiegare con il fenomeno intra-gruppo di de-individuazione [Zimbardo, 1969].<\/p>\n<p>La <strong><em> de-individuazione <\/em><\/strong> \u00e8 l\u2019attenuazione della propria identit\u00e0 personale, caratterizzata da sensazione di anonimato, responsabilit\u00e0 diffusa, sottovalutazione e trasgressione delle norme istituzionali.<\/p>\n<p>La <strong><em>polarizzazione <\/em><\/strong>\u00e8 uno spostamento nella posizione verso cui la maggioranza del gruppo \u00e8 orientata. Una rassegna di studi [Wallach, 1962; Moscovici e Zavolloni, 1969; Fraser, 1973; Stephenson et al.,1975; Laughin, 1980] ha documentato questo fenomeno del gruppo nell\u2019ambito della presa di decisioni, del decision making, ma \u00e8 plausibile che ci\u00f2 avvenga anche nella valutazione delle persone.<\/p>\n<p>Alcune ricerche hanno infatti dimostrato che la polarizzazione non \u00e8 un effetto del gruppo presente solo nelle scelte di decisioni strategiche sulle cose, come nelle scelte rischiose nel gioco di azzardo, ma perfino sulle persone: <em>ad esempio nei verdetti delle giurie.<\/em><\/p>\n<p>Anche Myers e Bishop [1970] con le loro ricerche su un gruppo di studenti con pregiudizi razziali hanno confermato il movimento verso l\u2019estremo di membri del gruppo con atteggiamenti simili.<\/p>\n<p>Un altro processo che pu\u00f2 rafforzare l\u2019ostilit\u00e0 di un gruppo nei confronti di un individuo \u00e8 la <strong><em>normalizzazione<\/em><\/strong>, ovvero, il fenomeno di convergenza spontaneo dei punti di vista.<\/p>\n<p>Come ha scritto Allport [1954]: <strong>\u201cc\u2019\u00e8 nell\u2019uomo una tendenza fondamentale a moderare le proprie opinioni e la propria condotta in rapporto alle opinioni e alle condotte degli altri\u201d.<\/strong><\/p>\n<p><strong><em>Cedimento al giudizio errato.<\/em><\/strong>Fu Sherif [1935] il primo a dimostrarlo con il suo celebre esperimento sull\u2019<strong><em>effetto auto-cinetico<\/em><\/strong>, ripetuto successivamente da altri studiosi con i medesimi risultati. Con questo esperimento Sherif dimostr\u00f2 che gli individui quando si imbattono in uno stimolo ambiguo e di non chiara interpretazione si adeguano acriticamente alla posizione assunta dal gruppo, abbandonando la propria valutazione iniziale.<\/p>\n<p>Asch [1952] sottopose degli studenti ad un esperimento sulla discriminazione visiva in gruppo. I soggetti avrebbero dovuto stabilire per ben diciotto volte quale tra tre linee di confronto era di lunghezza uguale ad una linea di riferimento (linea standard). Il compito era cos\u00ec facile che in un gruppo di controllo formato da 37 persone, che risposero da sole, 35 non fecero alcun errore.<\/p>\n<p>Nella situazione sperimentale invece i soggetti, seduti a semicerchio, dovevano dare il loro parere ad alta voce, di fronte al gruppo composto da altre 6 persone. Gli altri componenti del gruppo erano complici dello sperimentatore e davano le risposte che questo aveva predeterminato. Nelle 12 prove critiche, in cui i complici volutamente sceglievano la linea sbagliata, la percentuale di errori fu del 37%.<\/p>\n<p>Questi risultati testimoniano quindi l\u2019effetto prorompente che la pressione di una maggioranza \u201csbagliata\u201d ma unanime, pu\u00f2 esercitare sui giudizi inizialmente corretti di un singolo individuo. Crutchfield [1955] escogit\u00f2 una diversa tecnica di pressione di gruppo, adattata per ricerche su larga scala: esamin\u00f2 infatti circa 600 persone. Crutchfield concluse che la pressione di gruppo provoca notevole quantit\u00e0 di cedimento, anche quando il giudizio \u00e8 errato.<\/p>\n<p>Dal punto di vista cognitivo una persona potrebbe perci\u00f2 aderire al parere negativo che ha la maggioranza sul deviante o sul diverso.<\/p>\n<p>Un altro processo sociale all\u2019interno del gruppo che pu\u00f2 condurre all\u2019emarginazione di un soggetto \u00e8 <strong><em>l\u2019obbedienza cieca all\u2019autorit\u00e0.<\/em><\/strong><\/p>\n<p>A questo riguardo \u00e8 celebre l\u2019esperimento di Milgram [1969], in cui ogni soggetto esaminato doveva somministrare scariche elettriche ad un\u2019altra persona, ogni qual volta questa rispondeva erroneamente a dei quesiti. L\u2019intensit\u00e0 della scarica veniva aumentata al progredire degli errori. In realt\u00e0 la vittima era un complice dello sperimentatore, che non riceveva nessuna scarica elettrica, ma fingeva di provare dolore, naturalmente all\u2019insaputa del soggetto esaminato. I risultati furono sbalorditivi: il 62% dei soggetti, istigati dallo sperimentatore aumentava l\u2019intensit\u00e0 della scarica, fino a quando lo sperimentatore non gli diceva di smettere. Poich\u00e9 tutti i soggetti erano adulti e capaci di intendere e di volere, risult\u00f2 stupefacente il fatto che obbedissero ciecamente all\u2019autorit\u00e0, pur essendo consapevoli che questo comportava dolore ad un altro essere umano.<\/p>\n<p>Per quanto ci siano molte divergenze tra le varie teorie sulla leadership, gli autori concordano sul fatto che <strong><em>l\u2019autoritarismo del leader in un gruppo pu\u00f2 causare abbassamento di prestazione<\/em><\/strong>, come aveva gi\u00e0 messo in luce il lavoro pioneristico di Lewin, Lippit, White [1939], ed un pessimo clima organizzativo. Inoltre Hogan, Curphy, [1994] hanno messo in rilievo la relazione tra leadership ed esiti negativi nel gruppo di lavoro.<\/p>\n<p>Un altro fattore che potrebbe portare alla rappresaglia di un gruppo nei confronti di un individuo \u00e8 l\u2019ipotesi formulata da Dollard [1939] che la frustrazione dia luogo alla formazione di una certa energia psichica negli individui. Sempre secondo Dollard <strong>\u201cla presenza del comportamento aggressivo presuppone sempre l\u2019esistenza della frustrazione e, viceversa, l\u2019esistenza della frustrazione conduce sempre a qualche forma di aggressivit\u00e0\u201d.<\/strong><\/p>\n<p>Se questa energia non pu\u00f2 essere utilizzata immediatamente allora pu\u00f2 essere canalizzata in due modi:<\/p>\n<p>a) <strong><em>tramite catarsi:<\/em><\/strong> la persona sfoga la propria insoddisfazione canalizzando l\u2019energia aggressiva verso attivit\u00e0 fisiche o sportive.<\/p>\n<p>b) <strong><em>tramite spostamento:<\/em><\/strong> accade spesso che non si possa riversare la propria rabbia nei confronti della persona che \u00e8 fonte della nostra frustrazione. Sarebbe ad esempio controproducente se un membro di rango inferiore si arrabbiasse con il proprio superiore gerarchico, che non gli ha dato la promozione tanto desiderata. Ecco allora che sposta la sua aggressivit\u00e0 scaturita da quell\u2019evento sulla moglie o sui suoi sottoposti, su una persona con cui \u00e8 pi\u00f9 conveniente prendersela.<\/p>\n<h4>Il fenomeno del bystander<\/h4>\n<p>Secondo Latan\u00e8 e Darley i fattori sociali che possono determinare il mancato intervento altruistico sono: <strong><em>l\u2019ignoranza pluralistica,<\/em><\/strong> <strong><em>la diffusione di responsabilit\u00e0,<\/em><\/strong> <strong><em>l\u2019inibizione in pubblico.<\/em><\/strong><\/p>\n<p>L\u2019ignoranza pluralistica \u00e8 causata dal fatto che spesso l\u2019evento pu\u00f2 essere ambiguo ed il soggetto interpreta la situazione nello stesso modo in cui la interpreta la maggioranza. Quindi, se la maggioranza non interpreta il fumo come campanello di allarme di un incendio, ma come uno scherzo di alcuni colleghi bontemponi, anche il singolo individuo segue e si associa alla maggioranza. Piliavin e Piliavin\u2019s [1972] hanno invece concluso che l\u2019intervento o il mancato intervento siano dovuti ad un\u2019analisi razionale costi\/benefici.<\/p>\n<p>La persona quindi valuterebbe i costi dell\u2019intervento (eventuali danni personali, perdita di tempo, impegno, imbarazzo di fronte ad altri) ed allo stesso tempo i costi del mancato intervento (costo di empatia: sensazione spiacevole nel veder soffrire la vittima; costo personale: senso di colpa successivo all\u2019evento e disapprovazione pubblica). Per Cialdini [1991] il comportamento pro-sociale non scaturisce dall\u2019altruismo, piuttosto dall\u2019evitare sensazioni psicologicamente spiacevoli che scaturiscono da un mancato intervento di aiuto.<\/p>\n<p>Nell\u2019ambito della psicologia sociale una spiegazione possibile del loro comportamento \u00e8 <strong><em>il disimpegno morale<\/em><\/strong>, una auto-assoluzione collettiva: una scissione tra pensiero ed azione che permette al soggetto di compiere azioni eticamente riprovevoli senza avere rimorsi di coscienza n\u00e9 sensi di colpa [Bandura, 1999]. Secondo Caparra [2000] il disimpegno morale \u00e8 determinato dai seguenti meccanismi psicologici: giustificazione morale, etichettamento eufemistico, confronto vantaggioso, spostamento e diffusione delle responsabilit\u00e0, sottovalutazione e distorsione delle conseguenze, colpevolizzazione della vittima.<\/p>\n<h4>L\u2019animatore<\/h4>\n<p>Il ruolo centrale, catalizzatore della ricerca di gruppo, \u00e8 ricoperto dall\u2019 <strong><em>animatore.<\/em><\/strong><\/p>\n<p>Il suo compito consiste nell\u2019essere una figura di stimolo, di riferimento e guida; per questo motivo i suoi atteggiamenti, le sue caratteristiche di personalit\u00e0 e le sue capacit\u00e0, dovrebbero essere sviluppate al fine di favorire l\u2019instaurarsi di condizioni ambientali favorevoli alla creativit\u00e0. Per esempio, un atteggiamento non giudicante si prospetterebbe come una risorsa adeguata per consentire alle idee dei partecipanti di emergere in tutta tranquillit\u00e0 anche nelle forme pi\u00f9 spontanee e bizzarre; in altre parole, egli dovrebbe quindi essere <strong>\u201cnon direttivo sui risultati che emergeranno dal gruppo\u201d.<\/strong> Al contrario dovrebbe comportarsi in modo direttivo sulle tecniche di creativit\u00e0, infatti <strong>\u201cper raggiungere obbiettivi concreti, le metodologie creative seguite dal gruppo devono essere applicate con estremo rigore, pena l\u2019inefficacia del lavoro\u201d.<\/strong><\/p>\n<p>L\u2019animatore dovrebbe, quindi, addestrarsi e maturare l\u2019esperienza che gli consenta di divenire un buon <strong><em>facilitatore <\/em><\/strong> delle dinamiche di gruppo, il cui clima non deve essere quello di \u201cuna competizione o di una gara, dove esistono i pi\u00f9 bravi o i primi\u201d ma al contrario deve permettere l\u2019attuarsi del <strong>\u201cprincipio della collaborazione reciproca\u201d.<\/strong> L\u2019animatore deve, quindi, coordinare il lavoro gestendo e sollecitando le dinamiche creative e relazionali del gruppo, \u201cguidandolo secondo una sequenza logica, al fine di aumentare l\u2019efficacia creativa.<\/p>\n<p>Secondo Cavallin, l\u2019animatore deve avere dei requisiti di base consistenti in: <strong>\u201cbuona conoscenza delle tecniche di creativit\u00e0, [&#8230;] sensibilit\u00e0 agli aspetti psicologici della dinamica dei gruppi, [&#8230;] una cultura non troppo settoriale, e la capacit\u00e0 di occuparsi agevolmente, sia di argomenti scientifici, che umanistici\u201d<\/strong>, ritiene inoltre utili: abilit\u00e0 tecniche rispetto ai problemi di metodo, organizzativi, nonch\u00e9 una buona capacit\u00e0<strong> \u201ccomunicativa e di coinvolgimento, nell\u2019informare anche su temi complessi\u201d.<\/strong><\/p>\n<p>Il gruppo dovrebbe essere composto da un numero di individui che consenta di agevolarne il lavoro e le dinamiche interne; la loro quantit\u00e0 varia a seconda degli autori, per Cavallin, ad esempio, non devono essere meno di 5 e pi\u00f9 di 10, numero oltre il quale consiglia di formare pi\u00f9 gruppi.<\/p>\n<p>In generale, comunque, questo numero non varia molto, esso arriva infatti ad un massimo di 15\/16 componenti; fermo restando che la presenza nei gruppi \u00e8 stabilita soprattutto in base al tipo di tecniche utilizzate e dalla presenza o meno di pi\u00f9 animatori nelle sessioni di creativit\u00e0.<\/p>\n<p>L\u2019ultimo elemento essenziale \u00e8 il luogo nel quale si svolgono le attivit\u00e0 del gruppo; in esso, le caratteristiche ambientali e gli accessori possono variare in modo considerevole, ma sempre in relazione al tipo di creativit\u00e0 impiegata.<\/p>\n<h4>Comprendere il conflitto nelle dinamiche di gruppo<\/h4>\n<p>Il conflitto all\u2019interno di un gruppo di lavoro si manifesta quando persone, che dipendono l\u2019uno dall\u2019altro, hanno punti di vista diversi, interessi o obiettivi diversi o addirittura contrastanti. Un buon leader \u00e8 consapevole del fatto che il conflitto \u00e8 una componente naturale e potenzialmente produttiva, nell\u2019ambito delle relazioni di gruppo e delle relazioni interpersonali. Infatti, il conflitto stimola il pensiero, fa si che varie prospettive riguardo ad una situazione siano considerate e stimola i componenti del gruppo a comprendere meglio i fattori chiave, in merito alla decisione da prendere. Tutto questo quando il conflitto \u00e8 gestito bene in modo consapevole e costruttivo.<\/p>\n<p>L\u2019aspetto centrale non \u00e8 quello di decidere se stimolare o evitare il conflitto, bens\u00ec come gestirlo al fine di renderlo efficacemente produttivo per il lavoro di gruppo. A seconda di come \u00e8 gestito il conflitto all\u2019interno del gruppo pu\u00f2 divenire costruttivo o distruttivo. Una leadership efficace facilita dinamiche di comunicazione che stimolano costruttivit\u00e0. Approfondiamo queste due facce del conflitto all\u2019interno di gruppi di lavoro.<\/p>\n<p>Il <strong><em>conflitto distruttivo <\/em><\/strong> \u00e8 presente quando interferisce con l\u2019efficacia del lavoro svolto e con un clima di lavoro salutare. Tipicamente, questo tipo di conflitto si contraddistingue da un modo di comunicare competitivo, in cui ciascun membro del gruppo cerca di influenzare gli altri, semplicemente allo scopo di avere ragione riguardo alle proprie idee, le proprie soluzioni e punti di vista. Si crea dunque un tipo di rapporto <strong><em>\u201cwin-lose\u201d <\/em><\/strong> (chi perde e chi vince). I singoli membri del gruppo ritengono che soltanto uno di loro (o una parte di loro) possono \u201cvincere\u201d e affermarsi sugli altri, portandoli ad accettare i loro punti di vista. Un risultato evidente di queste dinamiche \u00e8 il rapido deteriorarsi del clima di gruppo e delle relazioni interpersonali.<\/p>\n<p>Si viene a creare un contesto in cui la maggior parte dei membri del gruppo stanno sulla difensiva, limitando l\u2019espressione delle loro idee per non rischiare che siano valutate aggressivamente (o giudicate con sarcasmo) dagli altri. All\u2019interno di queste situazioni sono frequenti gli attacchi personali che vanno ben oltre il contenuto del tema in causa. Questo contesto emerge da un tipo di comunicazione che mette le persone sulla difensiva e le distrae dagli obiettivi comuni. \u00c8 una comunicazione caratterizzata da: <strong>il valutare; il giudicare; la superiorit\u00e0 dell\u2019uno nei confronti dell\u2019altro; un modo di pensare e di vedere le cose solo da una prospettiva con un atteggiamento di certezza e rigidit\u00e0.<\/strong> Cos\u00ec, come questo modo di comunicare mina alla base le relazioni interpersonali, interferisce anche nell\u2019efficacia e nell\u2019efficienza del gruppo.<\/p>\n<p>Il <strong><em>conflitto costruttivo <\/em><\/strong> \u00e8 presente quando i membri di un gruppo di lavoro sono consapevoli del fatto che il disaccordo \u00e8 un aspetto naturale all\u2019interno del gruppo, anzi pu\u00f2 essere un fattore chiave al raggiungimento di obiettivi comuni.<\/p>\n<p>Questo tipo di atteggiamento si riflette in un modo di comunicare caratterizzato dalla cooperazione: si ascoltano le idee e le opinioni degli altri con attenzione, interesse e positivit\u00e0. La comunicazione viene utilizzata per mettere in evidenza gli obiettivi comuni ai membri del gruppo ed i fattori che li accomunano. \u00c8 un tipo di comunicazione che incoraggia un orientamento <strong><em>\u201cwin-win\u201d<\/em><\/strong>, in cui tutti possono affermare di essere vincitori e questo porta le persone ad esprimere e motivare liberamente i propri punti di vista, concentrandosi sul contenuto dei temi piuttosto che su aspetti caratteriali o personali.<\/p>\n<p>Allo scopo di incoraggiare il conflitto costruttivo, la comunicazione dovrebbe chiaramente mettere in evidenza l\u2019interesse dei membri del gruppo nell\u2019ascoltare le reciproche idee e punti di vista, la disponibilit\u00e0 a cambiare la propria prospettiva su un tema, ed il rispetto per l\u2019integrit\u00e0 degli altri membri del gruppo e le opinioni che rappresentano. \u00c8 in questo contesto che le persone si sentono a loro agio nell\u2019esprimere il proprio pensiero e partecipano attivamente e costruttivamente alle attivit\u00e0 di gruppo.<\/p>\n<p>Per questi motivi il conflitto costruttivo \u00e8 un fattore importante all\u2019efficacia del lavoro di gruppo. Infatti, consente ai membri del gruppo di ampliare la loro comprensione dei temi in causa, mettendo il gruppo in condizione di sviluppare una gamma pi\u00f9 ampia di idee e soluzioni. Raggiungere questo tipo di contesto non \u00e8 sempre semplice perch\u00e8 \u00e8 innanzi tutto necessario vincere fonti di orgoglio ed egocentrismo individuale e cercare in modo attivo, di riconoscere l\u2019importanza del contributo di ogni singola persona stimolandone l\u2019attiva partecipazione.<\/p>\n<h4>Gestire il conflitto nelle dinamiche di gruppo<\/h4>\n<p>Un buon leader sa riconoscere i sintomi che contraddistinguono un conflitto costruttivo o distruttivo all\u2019interno di un gruppo di lavoro. Di seguito, le caratteristiche che distinguono i due tipi di conflitto:<\/p>\n<p><strong>Il conflitto distruttivo. <\/strong>Pu\u00f2 essere riconosciuto dalla presenza dei seguenti sintomi:<\/p>\n<p><strong><em>Competizione.<\/em><\/strong> Competizione fra i membri del gruppo.<\/p>\n<p><strong><em>Attenzione ai benefici del singolo.<\/em><\/strong>I membri del gruppo sono pi\u00f9 interessati ai propri benefici che a quelli del gruppo.<\/p>\n<p><strong><em>Approccio \u201cwin-lose\u201d <\/em><\/strong> (vicitore-perdente) le decisioni e le soluzioni formulate sono a beneficio solo di uno o pochi membri del gruppo.<\/p>\n<p><strong><em>Clima chiuso.<\/em><\/strong>Il gruppo non accetta commenti o spunti da persone che non fanno parte del gruppo stesso.<\/p>\n<p><strong><em>Comunicazione difensiva.<\/em><\/strong>Permalosit\u00e0; resistenza al cambiamento (i membri del gruppo vedono ogni nuova idea o suggerimento come una minaccia al modo corrente di fare le cose).<\/p>\n<p><strong><em>Attacchi personali.<\/em><\/strong> I singoli sono resi ridicoli (o oggetto di sarcasmo) per esprimere le loro opinioni o suggerimenti.<\/p>\n<p><strong>Il conflitto costruttivo.<\/strong> Pu\u00f2 essere riconosciuto dalla presenza dei seguenti sintomi:<\/p>\n<p><strong><em>Cooperazione.<\/em><\/strong>I membri del gruppo lavorano volentieri assieme; partecipano attivamente; \u00e8 presente<\/p>\n<\/div>\n<p style=\"font-weight: 400;\"><strong>Il conflitto costruttivo<\/strong><strong>. <\/strong>Pu\u00f2 essere riconosciuto dalla presenza dei seguenti sintomi:<\/p>\n<p style=\"font-weight: 400;\"><strong><em>Cooperazione<\/em>. <\/strong>I membri del gruppo lavorano volentieri assieme; partecipano attivamente; \u00e8 presente dialogo e rispetto reciproco; si respira un\u2019aria di positivit\u00e0 e costruttivit\u00e0.<\/p>\n<p style=\"font-weight: 400;\"><strong><em>Attenzione ai benefici del gruppo<\/em>. <\/strong>I membri del gruppo concentrano la propria attenzione sugli obiettivi del gruppo e non semplicemente a quelli del singolo.<\/p>\n<p style=\"font-weight: 400;\"><strong><em>Approccio \u201cwin-win\u201d<\/em><\/strong><em> (doppiamente vincente). <\/em>Le decisioni prese e le soluzioni identificate sono a beneficio di tutti i membri del gruppo non solo del singolo o dei pochi.<\/p>\n<p style=\"font-weight: 400;\"><strong><em>Clima aperto<\/em>. <\/strong>I membri del gruppo accolgono suggerimenti e spunti che provengono da persone esterne al gruppo stesso. Occorre un facilitatore della comunicazione, in grado di sviluppare in ciascuno la consapevolezza dell\u2019importanza del proprio ruolo all\u2019interno del gruppo valorizzandone la creativit\u00e0.<\/p>\n<h2>Come fronteggiare i conflitti interpersonali<\/h2>\n<p style=\"font-weight: 400;\">Prima di tutto \u00e8 utile distinguere cosa si intende per \u2018\u2018contrasto\u2019\u2019 e cosa, invece, per \u2018\u2018conflitto\u2019\u2019.<\/p>\n<p style=\"font-weight: 400;\"><strong><em>Contrasti<\/em><\/strong>: sono \u2018\u2018difetti\u2019\u2019 di comunicazione riconducibili a divergenze di opinioni.<\/p>\n<p style=\"font-weight: 400;\"><strong><em>Conflitti<\/em><\/strong>: sono \u2018\u2018difetti\u2019\u2019 di comunicazione relativi alle relazioni. Nel qual caso il contenuto della comunicazione diventa d\u2019importanza secondaria, poich\u00e9 l\u2019attenzione si sposta sulla relazione, perci\u00f2 sul \u201c<em>come<\/em>\u201d si sta comunicando, piuttosto che sul \u201c<em>cosa<\/em>\u201d.<\/p>\n<p style=\"font-weight: 400;\">Contrasto e conflitto, perci\u00f2, sono concetti diversi non tanto dal punto di vista quantitativo, bens\u00ec qualitativo. Un contrasto, forte o debole che sia, rimane comunque un contrasto, e non si trasforma in conflitto. E ci\u00f2 vale anche per il conflitto.<\/p>\n<p style=\"font-weight: 400;\">Di fronte ad una situazione relazionale critica \u00e8 dunque importante saper distinguere su quale piano contenuto o relazione, si sta sviluppando il problema. Ovvero, se si \u00e8 di fronte ad un contrasto, oppure ad un conflitto. Questo consente di attuare le strategie pi\u00f9 adeguate per cercare di \u2018\u2018ristabilire\u2019\u2019 la situazione, riconducendola entro confini accettabili.<\/p>\n<p style=\"font-weight: 400;\">Una situazione conflittuale pu\u00f2 essere generata da diverse cause, in particolare in presenza di:<\/p>\n<ol>\n<li style=\"font-weight: 400;\">a) <strong><em>soggetti litigiosi<\/em><\/strong>: persone per indole predisposte al conflitto, ovvero che tendono a generare situazioni relazionali di tipo conflittuale, indipendentemente dal contenuto delle comunicazioni trasmesse;<\/li>\n<li style=\"font-weight: 400;\">b)<strong><em> scarsit\u00e0 di risorse<\/em><\/strong>: situazioni di conflitto possono essere generate da una scarsit\u00e0 di risorse, ovvero da situazioni in cui una persona necessit\u00e0 di una qualsiasi tipo di risorsa, che per\u00f2 gli viene negata;<\/li>\n<li style=\"font-weight: 400;\">c)<strong><em> lotta di potere<\/em><\/strong>: nella relazione tra due persone possono essere distinti due piani:<\/li>\n<\/ol>\n<p style=\"font-weight: 400;\">&#8211; <em>piano verticale<\/em>, quando tra le due persone c\u2019\u00e8 un rapporto gerarchico;<\/p>\n<p style=\"font-weight: 400;\">&#8211; <em>piano orizzontale<\/em>, quando le due persone sono legate da un rapporto paritario, non gerarchico.<\/p>\n<p style=\"font-weight: 400;\">La disparit\u00e0 di piano diventa potenzialmente conflittuale quando genera una lotta di potere in cui uno intende prevaricare l\u2019altro;<\/p>\n<ol>\n<li style=\"font-weight: 400;\">d)<strong><em> Invasione di campo<\/em><\/strong>: il conflitto pu\u00f2 essere generato anche dall\u2019invasione del proprio ambito spaziale e\/o psicologico (detto uovo prossemico) di ruolo, o professione;<\/li>\n<li style=\"font-weight: 400;\">e)<strong><em> disconferma<\/em><\/strong>: il conflitto interpersonale pu\u00f2 essere generato anche da un atteggiamento di indifferenza dell\u2019altro, che significa il mancato riconoscimento dell\u2019esistenza dell\u2019altro;<\/li>\n<li style=\"font-weight: 400;\">f) d<strong><em>ifferenza di bilancio<\/em><\/strong>: una situazione conflittuale pu\u00f2 scaturire quando una persona presume di aver maturato un credito nei confronti dell\u2019altro, che per\u00f2 non gli viene restituito (es. \u201cdopo tutto quello che ho fatto per te&#8230;\u201d). Questa situazione \u00e8 particolarmente pericolosa perch\u00e9 le due persone maturano due percezioni diverse rispetto alla posizione reciproca.<\/li>\n<\/ol>\n<h2>Strategie<\/h2>\n<p style=\"font-weight: 400;\">Date queste premesse, \u00e8 importante sottolineare che il conflitto non pu\u00f2 essere risolto, bens\u00ec gestito e trasformato in altro, andando ad incidere sulla relazione. A questo proposito si possono utilizzare alcune strategie:<\/p>\n<p style=\"font-weight: 400;\"><strong><em>La metacomunicazione<\/em><\/strong>: per riequilibrare i piani relazionali tra due soggetti, si pu\u00f2 decidere di andare oltre il contenuto della comunicazione e spostare la conversazione sul problema di comunicazione insorto. Il che significa, travalicare la situazione per parlare della situazione in s\u00e9;<\/p>\n<p style=\"font-weight: 400;\"><strong><em>Disarmo unilaterale<\/em><\/strong>: di fronte ad una persona \u2018\u2018armata\u2019\u2019 si pu\u00f2 reagire tentando di fargli \u201cposare le armi\u201d gettandole per primo, oppure facendo leva su un atteggiamento assertivo;<\/p>\n<p style=\"font-weight: 400;\"><strong><em>Intervento di una terza persona<\/em><\/strong>: per essere gestite, situazioni di conflitto possono richiedere l\u2019intervento di un soggetto terzo, che per\u00f2 per essere efficace deve possedere due caratteristiche: essere equidistante, ovvero mantenere una distanza orizzontale uguale tra le due persone in conflitto, ed essere \u201csuper partes\u201d, ovvero mantenere un\u2019uguale distanza verticale nei confronti delle due persone;<\/p>\n<p style=\"font-weight: 400;\"><strong><em>Ristrutturazione<\/em><\/strong>: di fronte ad un conflitto posso decidere di riprendere la relazione allo scopo di ristrutturarla su piani diversi e pi\u00f9 positivi. Posizione che si pu\u00f2 semplificare cos\u00ec: rivedo la mia opinione andando incontro a quella dell\u2019altro; ristrutturo cambiando la mia posizione allo scopo di sedare l\u2019aggressivit\u00e0: \u2018\u2018Tu hai ragione, tuttavia&#8230;\u2019\u2019. <img decoding=\"async\" src=\"data:image\/svg+xml,%3Csvg%20xmlns='http:\/\/www.w3.org\/2000\/svg'%20viewBox='0%200%2018%2018'%3E%3C\/svg%3E\" class=\"zeen-lazy-load-base zeen-lazy-load alignnone size-full wp-image-4295\" data-lazy-src=\"https:\/\/www.esonet.it\/wp-content\/uploads\/2023\/05\/fine_testo.gif\" alt=\"\" width=\"18\" height=\"18\" \/><noscript><img decoding=\"async\" class=\"alignnone size-full wp-image-4295\" src=\"https:\/\/www.esonet.it\/wp-content\/uploads\/2023\/05\/fine_testo.gif\" alt=\"\" width=\"18\" height=\"18\" \/><\/noscript><\/p>\n<p style=\"font-weight: 400;\">__________<\/p>\n<h2>Bibliografia<\/h2>\n<p style=\"font-weight: 400;\">http:\/\/www.infocuore.info\/lavoro_in_gruppo.html<\/p>\n<p style=\"font-weight: 400;\">http:\/\/www.ecomind.it\/autostima_e_assertivita\/info_autostima_assertivita.html<\/p>\n<p style=\"font-weight: 400;\">http:\/\/it.geocities.com\/evidda\/Dinamichemobbing.html<\/p>\n<p style=\"font-weight: 400;\">http:\/\/www.nume.it\/studi-e-ricerche\/decrea\/ita-000024.php<\/p>\n<p style=\"font-weight: 400;\">http:\/\/www.professionelavoro.net\/newsletter\/news_2004_04.html<\/p>\n<p style=\"font-weight: 400;\">http:\/\/www.giovanindustrialicomo.it\/scuola.asp<\/p>\n<p>D. Scaglione, P. Vergnani, <em>Manuale di sopravvivenza al conflitto<\/em> Amnesty International Bologna 2000<\/p>\n<p align=\"center\"><a href=\"#su\"><img decoding=\"async\" src=\"data:image\/svg+xml,%3Csvg%20xmlns='http:\/\/www.w3.org\/2000\/svg'%20viewBox='0%200%2044%2070'%3E%3C\/svg%3E\" class=\"zeen-lazy-load-base zeen-lazy-load\" data-lazy-src=\"..\/img_art\/Uovo_min.jpg\" alt=\"torna su\" width=\"44\" height=\"70\" border=\"0\" \/><noscript><img decoding=\"async\" src=\"..\/img_art\/Uovo_min.jpg\" alt=\"torna su\" width=\"44\" height=\"70\" border=\"0\" \/><\/noscript><\/a><\/p>\n<\/td>\n<\/tr>\n<\/tbody>\n<\/table>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Il Gruppo come strumento di lavoro Con questo articolo ci si propone di stimolare una riflessione sul concetto di gruppo, di coesione, e di gruppo di lavoro in particolare, sottolineando gli aspetti positivi e le dinamiche interpersonali che vi si manifestano. La collaborazione e il lavoro di gruppo sono un\u2019esigenza prioritaria all\u2019interno di moltissime organizzazioni. Lavorare in gruppo non \u00e8 sempre una cosa facile, pu\u00f2 essere inizialmente una difficolt\u00e0, ma paga perch\u00e9 porta al successo di tutti. Studio sul ruolo [&hellip;]<\/p>\n","protected":false},"author":1,"featured_media":5661,"comment_status":"open","ping_status":"open","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"wds_primary_category":0,"footnotes":""},"categories":[73],"tags":[],"class_list":["post-1922","post","type-post","status-publish","format-standard","has-post-thumbnail","hentry","category-psicologia"],"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/www.esonet.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts\/1922","targetHints":{"allow":["GET"]}}],"collection":[{"href":"https:\/\/www.esonet.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/www.esonet.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.esonet.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/users\/1"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.esonet.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fcomments&post=1922"}],"version-history":[{"count":2,"href":"https:\/\/www.esonet.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts\/1922\/revisions"}],"predecessor-version":[{"id":10438,"href":"https:\/\/www.esonet.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts\/1922\/revisions\/10438"}],"wp:featuredmedia":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.esonet.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/media\/5661"}],"wp:attachment":[{"href":"https:\/\/www.esonet.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fmedia&parent=1922"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.esonet.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fcategories&post=1922"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.esonet.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Ftags&post=1922"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}