{"id":1962,"date":"2006-09-01T09:23:35","date_gmt":"2006-09-01T07:23:35","guid":{"rendered":"http:\/\/www.esonet.it\/?p=1962"},"modified":"2023-10-10T20:04:30","modified_gmt":"2023-10-10T18:04:30","slug":"introduzione-alla-lettura-delle-upanishad","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.esonet.it\/?p=1962","title":{"rendered":"Introduzione alla lettura delle Upanishad"},"content":{"rendered":"<p><a href=\"https:\/\/www.esonet.it\/?cat=48\"><img decoding=\"async\" src=\"data:image\/svg+xml,%3Csvg%20xmlns='http:\/\/www.w3.org\/2000\/svg'%20viewBox='0%200%20370%20247'%3E%3C\/svg%3E\" class=\"zeen-lazy-load-base zeen-lazy-load alignright\" title=\"Letture d'Esoterismo Orientale\" data-lazy-src=\"images\/topics\/LettOriente1.jpg\" alt=\"Letture d'Esoterismo Orientale\" align=\"right\" border=\"0\" \/><noscript><img decoding=\"async\" class=\"alignright\" title=\"Letture d'Esoterismo Orientale\" src=\"images\/topics\/LettOriente1.jpg\" alt=\"Letture d'Esoterismo Orientale\" align=\"right\" border=\"0\" \/><\/noscript><\/a>Sempre pi\u00f9 frequentemente l\u2019attuale e totalizzante tendenza alla desertificazione spirituale dell\u2019epoca, costringe l\u2019uomo occidentale all\u2019affannosa ricerca di suggestioni compensatorie, bilancianti l\u2019incipiente consapevolezza della perdita di spessore di senso dell\u2019esperienza quotidiana.<br \/>\nNon stupisce quindi che molti occidentali, preso atto della fine della filosofia fondazionistica occidentale, volgano lo sguardo ad Oriente, terra ricca di ricchezze non tanto materiali, quanto piuttosto spirituali. D\u2019altronde, oggi \u00e8 sempre pi\u00f9 accettata la tesi di un\u2019influenza sugli albori del pensiero greco da parte di civilt\u00e0 pi\u00f9 remote, quali quella egizia, e soprattutto ind\u00f9.<\/p>\n<table border=\"0\" width=\"100%\">\n<tbody>\n<tr>\n<td scope=\"col\">\n<div align=\"center\">\n<h3 align=\"left\"><em><a name=\"su\"><\/a> <\/em>Introduzione alla lettura delle Upanishad<\/h3>\n<p align=\"left\">di Antonio D\u2019Alonzo<\/p>\n<\/div>\n<\/td>\n<\/tr>\n<tr>\n<td scope=\"row\">\n<div align=\"justify\">\n<table border=\"0\" width=\"100%\">\n<tbody>\n<tr>\n<td scope=\"col\" width=\"46%\">\n<p align=\"justify\"><img decoding=\"async\" src=\"data:image\/svg+xml,%3Csvg%20xmlns='http:\/\/www.w3.org\/2000\/svg'%20viewBox='0%200%20328%20291'%3E%3C\/svg%3E\" class=\"zeen-lazy-load-base zeen-lazy-load\" data-lazy-src=\"..\/img_art\/Tre_volti_di_Shiva.jpg\" width=\"328\" height=\"291\" \/><noscript><img decoding=\"async\" src=\"..\/img_art\/Tre_volti_di_Shiva.jpg\" width=\"328\" height=\"291\" \/><\/noscript><\/p>\n<\/td>\n<td scope=\"col\" width=\"54%\">\n<p align=\"justify\"><a name=\"1\"><\/a>Sempre pi\u00f9 frequentemente l\u2019attuale e totalizzante tendenza alla desertificazione spirituale dell\u2019epoca, costringe l\u2019uomo occidentale all\u2019affannosa ricerca di suggestioni compensatorie, bilancianti l\u2019incipiente consapevolezza della perdita di spessore di senso dell\u2019esperienza quotidiana. L\u2019apparato tecnico, come teorizzato da U. Galimberti [<a href=\"#_ftn1\">1<\/a>], trasformando il \u201cregno dei fini\u201d in un \u201cuniverso dei mezzi\u201d, ha abolito la storia come <em>\u00e9schaton <\/em> ed esercita un restringimento sull\u2019apertura di senso, che si riflette in un appiattimento delle istanze soggettive connaturato al primato della pseudo-oggettivit\u00e0 della \u201ccose\u201d [<a href=\"#_ftn2\">2<\/a>].<\/p>\n<p align=\"justify\"><a name=\"3\"><\/a>La tecnica appiattisce le identit\u00e0 individuali alla sua funzionalit\u00e0, laddove anche il magico castello dell\u2019interiorit\u00e0 si dissolve in un bombardamento mediatico che impedisce, di fatto, la solitudine e il raccoglimento.<\/p>\n<\/td>\n<\/tr>\n<\/tbody>\n<\/table>\n<p>Accerchiata dai media la soggettivit\u00e0 si autoimprigiona in una chiusura narcisistica all\u2019esterno [<a href=\"#_ftn3\">3<\/a>], dove si rifiutano le possibilit\u00e0 e i rischi connessi all\u2019azione non massificata \u2013 in quanto se ne accerta l\u2019evanescenza e l\u2019inconsistenza \u2013 o si riduce ad una passiva accettazione dell\u2019imprescindibilit\u00e0 dell\u2019istanza del ruolo che l\u2019apparato le assegna. Il soggetto diventa un impersonale funzionario dell\u2019apparato che incarna un ruolo, quanto pi\u00f9 anonimo, tanto pi\u00f9 intercambiabile e rimpiazzabile.<\/p>\n<p>Non stupisce quindi che molti occidentali, preso atto della fine della filosofia fondazionistica occidentale, volgano lo sguardo ad Oriente, terra ricca di ricchezze non tanto materiali, quanto piuttosto spirituali. D\u2019altronde, oggi \u00e8 sempre pi\u00f9 accettata la tesi di un\u2019influenza sugli albori del pensiero greco da parte di civilt\u00e0 pi\u00f9 remote, quali quella egizia, e soprattutto ind\u00f9. \u00c8 soprattutto nell\u2019ottocento che le grandi opere ind\u00f9 incominciano a circolare negli ambienti accademici tedeschi e si formano insigni orientalisti o semplici appassionati e curiosi lettori di questi testi millenari.<\/p>\n<p>Celeberrima rimane, a questo riguardo, la dichiarazione di Schopenhauer che attribuisce alla lettura delle Upanishad, l\u2019unico motivo consolatorio della sua vita. La capacit\u00e0 di ri-velare il dolore esistenziale sotteso al fondo metafisico \u00e8, in effetti, peculiare alla letteratura br\u0101hmanica, che schematicamente possiamo far risalire ai Veda, per proseguire con le Upanishad, il Ved\u0101nta, la Bhagavad G\u012bt\u0101.<\/p>\n<p>In sanscrito la radice <em>vid, <\/em>vuol dire \u201cconoscere\u201d, e il termine <strong>Veda <\/strong> (conoscenza o anche conoscenza intuitiva, sapienza primordiale) designa i testi che stanno alla radice della religione indiana e si suddividono in quattro grandi raccolte, il <strong>Rig-veda <\/strong> o veda degli inni, Inni dedicati alle divinit\u00e0 politeistiche, il <strong>Sama-veda <\/strong> o veda dei canti, lo <strong>Yajur-veda <\/strong> o veda delle formule sacrificali, lo <strong>Atharva-veda <\/strong> o veda delle formule magiche, o anche veda dei sacerdoti \u00e0thavan del fuoco e del Soma, che \u00e8 una bevanda sacra inebriante degli antichi Arii indo-iranici, assimilabile all\u2019idromele dei culti nordici.<\/p>\n<p>I Veda sono redatti in un sanscrito arcaico e contengono le lodi rituali e una narrazione poetica sui miti degli dei Arii, etnia di pelle bianca e di lingua indoeuropea, discesa nella valle dell\u2019Indo all\u2019incirca nel II millennio a. C. Gli Arii si suddivisero secondo tre caste, i Br\u0101hmani, sacerdoti detentori del potere spirituale, gli Ksatriya, guerrieri e nobili detentori dell\u2019ordine temporale, i Vai\u015bya, allevatori ed agricoltori. A questi si aggiunsero i \u015a\u016bdra, i serivitori non Arii.<\/p>\n<p>Alla casta dei Br\u0101hmani corrisponde nell\u2019ordine divino la coppia Mitra-Varuna, il primo divinit\u00e0 solare ed il secondo signore dell\u2019oceano. Agli Ksatriya \u00e8 corrispondente il dio Indra, il Signore degli dei vedici, dio della tempesta e della folgore. Ai Vai\u015bya \u00e8 correlativo Parjanya, dio della pioggia, ma anche altre divinit\u00e0 connesse alla fecondit\u00e0 della terra. Possiamo quindi vedere una perfetta corrispondenza fra ordine umano e divino, Microcosmo e Macrocosmo. <a name=\"4\"><\/a>La predestinazione della nascita riflette perfettamente, secondo gli ind\u00f9, il Dharma, ovvero la legge che regola l\u2019universo e il Sams\u0101ra, la concatenazione delle morti e delle rinascite, cui si pone fine con la Mok\u015ba o Mukti, la Liberazione. E ancora: il Br\u0101hmano si pu\u00f2 considerare la bocca di Purusha, lo Ksatriya le braccia, il Vai\u015bya le anche, lo \u015a\u016bdra, viceversa \u00e8 nato dai piedi stessi di Purusha [<a href=\"#_ftn4\">4<\/a>].<\/p>\n<p>Le Upanishad vengono di solito considerate parte integrante dei Veda e ne costituiscono la parte conclusiva; possono essere ritenute, a buon diritto, come un insegnamento esoterico di esegesi vedica. Etimologicamente \u00abUpanishad\u00bb significa \u201c<em>sedersi ai piedi del maestro<\/em>\u201d, ovvero dottrina segreta tramessa dal guru al discepolo. Le Upanishad si dividono in antiche, medie, e recenti, e schematicamente contengono insegnamenti esoterici volti all\u2019interiorizzazione del rito mediante la pratica meditativa e yogica. Le Upanishad contenute in appendice ai Veda fanno parte della tradizione udita (<em>\u015bruti<\/em>), conoscenza ritenuta superiore alla tradizione \u201csemplicemente\u201d rammentata (<em>Smrti<\/em>). Le Upanishad che provengono dalla \u015bruti si propongono di dimostrare la perfetta identit\u00e0 ed equivalenza teorica e pratica tra Brahman ed \u0102tman.<\/p>\n<p>Con il termine \u00abBrahman\u00bb, gli ind\u00f9 intendono lo Spirito Universale, considerato secondo una prospettiva oggettiva. L\u2019\u00ab\u0102tman\u00bb \u00e8 il suo correlativo soggettivo, il S\u00e9, la monade universale. Tra Brahman e \u0102tman vi \u00e8 una perfetta identit\u00e0: scopo delle Upanishad \u00e8 liberare e riaffermare questa identit\u00e0. <a name=\"5\"><\/a>\u00c8 importante sottolineare che l\u2019\u0102tman \u2013 il S\u00e9 \u2013 \u00e8 tutt\u2019altra cosa dall\u2019Io della coscienza riflessa (<em>ahank\u0101ra<\/em>), essendo quest\u2019ultimo solo l\u2019organo dell\u2019atto conoscitivo che perpetuando la falsa dualit\u00e0 soggetto-oggetto [<a href=\"#_ftn5\">5<\/a>], conoscente e conosciuto, rimane irretito da Maya, l\u2019illusione magica, che rende molteplice ci\u00f2 che appare, mentre in realt\u00e0 la pluralit\u00e0 \u00e8 un errore: giacch\u00e9 il Tutto fa parte dell\u2019Uno e l\u2019Uno emana nel Tutto.<\/p>\n<p>La realizzazione dell\u2019identit\u00e0 \u0102tman-Brahman, S\u00e9 e Spirito Universale, permette al <em>rsi <\/em> (saggio ispirato) o allo yogi, di dissolvere la propria coscienza nell\u2019Uno-Tutto, affermando la perfetta unit\u00e0 tra microcosmo e macrocosmo, e dilatando il S\u00e9 (\u0102tman) nel suo correlativo oggettivo, nel Brahman. Lo <em>rsi <\/em> giunto a questo stadio di realizzazione, annulla l\u2019egotismo nello Spirito Universale (Brahman) e realizza cos\u00ec la moksha o mukti (Liberazione), essendosi sottratto \u2013 proprio perch\u00e9 pervenuto all\u2019illuminazione \u2013 al sams\u0101ra, al ciclo delle nascite-morti-rinascite.<\/p>\n<p>Le questioni essenziali indagate dalle Upanishad sono sostanzialmente tre: la definizione del karma, l\u2019indagine sull\u2019essenza del soggetto agente, la questione della relazione fra lo Spirito Assoluto e il mondo oggettivo.<\/p>\n<p>Nei Veda il karman \u00e8 il sacrificio che unisce l\u2019uomo a Praj\u0101pati (<em>praj\u0101 <\/em> = Creature; <em>pati <\/em>= Signore), archetipo del potere germinale del reale, creatore degli uomini, degli dei, degli animali, delle piante, delle cose. Praj\u0101pati \u00e8 creato a sua volta da Brahm\u0101, personificazione di Brahman, lo Spirito Universale. Nelle Upanishad il karma non \u00e8 pi\u00f9 soltanto l\u2019atto sacrificale, ma \u00e8 l\u2019invisibile tramite che vincola alle conseguenze dell\u2019azione, e chiama l\u2019uomo ad essere responsabile del proprio fato, in quanto quest\u2019ultimo \u00e8 la risultante degli atti stessi dell\u2019uomo che pensa, agisce, desidera.<\/p>\n<p>L\u2019essenza del soggetto agente \u00e8 il riconoscimento dell\u2019identit\u00e0 perfetta tra il polo oggettivo assoluto e quello \u2013 altrettanto assoluto \u2013 soggettivo: una volta dissolta l\u2019illusione di Maya che rende le cose molteplici, quindi apparenti, si riafferma l\u2019equazione pura Brahman-\u0102tman. \u00c8 errato pensare che Brahman e \u0102tman siano due elementi che dialetticamente si ricongiungono nell\u2019Assoluto, secondo il noto schema triadico hegeliano. Siamo in presenza, piuttosto, di una sorta di tautologia mistica, dove Brahman \u00e8 \u0102tman ed \u00e8 anche contemporaneamente l\u2019Assoluto, cos\u00ec come \u0102tman \u00e8 Brahman e L\u2019Assoluto (quindi non un dialettico 1+2=3; ma 1=2).<\/p>\n<p>La terza questione \u00e8 cruciale per approfondire la comprensione delle differenze tra la concezione della Creazione, cos\u00ec come ci viene tramandata dalla narrazione antico-testamentaria e la concezione ind\u00f9 della Manifestazione. A differenza del Giudaismo e del Cristianesimo che affermano la presenza di un Dio che crea il mondo, nei libri ind\u00f9 non si parla di Creazione \u2013 perch\u00e9 questo vorrebbe dire riconoscere la trascendenza di un Creatore \u2013 ma di manifestazione, perch\u00e9 l\u2019Uno non pu\u00f2 essere superiore alle sue parti, n\u00e9 le parti possono essere separate dall\u2019Uno, cos\u00ec vuole il monismo indiano, per il quale la realt\u00e0 \u00e8 essenzialmente psichica.<\/p>\n<p>Tutto deriva da Brahman-\u0102tman, manifestandosi in una serie graduale di ipostasi, attraverso le quali lo Spirito Assoluto si estranea da s\u00e9, producendo, in conseguenza di questo processo, la molteplicit\u00e0 delle apparenze, ovvero l\u2019illusione di Maya. Ma se l\u2019Uno \u00e8 il Tutto e <em>le parti <\/em> del Tutto \u2013 in quanto falsa molteplicit\u00e0 \u2013 non sono altro che illusione (Maya), allora anche l\u2019uomo che di questo Tutto fa parte \u00e8 l\u2019Uno. Ma come pu\u00f2 egli liberarsi dalla rete di Maya e raggiungere la consapevolezza, illuminazione preliminare alla Liberazione (moksha)?<\/p>\n<p>L\u2019uomo pu\u00f2 riuscirci esclusivamente in conseguenza del suo rifuggire le false apparenze del mondo, mediante la meditazione e la concentrazione (<em>dhy\u0101na<\/em>), al di l\u00e0 del terzo stato molteplice dell\u2019essere, quando prender\u00e0 coscienza che il S\u00e9 (\u0102tman) \u2013 che ripetiamo \u00e8 tutt\u2019altra cosa dall\u2019Io solipsistico che conoscendo si distingue dal suo oggetto \u2013 \u00e8 identico allo Spirito Universale (Brahman).<\/p>\n<p>Quattro sono i molteplici stati dell\u2019essere, che lo yogi pu\u00f2 conoscere attraverso un\u2019azione di progressiva introspezione, con cui ripercorre \u2013 inversamente \u2013 il processo di estraneamento dello Spirito da s\u00e9 stesso. Brahman per effetto di Maya si estrinseca come macrocosmo, dapprima nell\u2019Essere identico a s\u00e9 stesso, poi nel Verbo che \u00e8 causa del possibile, quindi nelle forme eteree ed infine nel mondo materiale, massimo allontanamento dello Spirito dalla propria essenza. Abbiamo quindi un processo \u2013 che hegelianamente si potrebbe dire \u2013 di alienazione dello Spirito da s\u00e9 stesso, se non che alla fine del percorso non si trova l\u2019autoconsapevolezza che l\u2019Assoluto ha di s\u00e9 come Spirito, bens\u00ec \u2013 e qui dobbiamo rifarci ad Heidegger \u2013 l\u2019oblio della disvelatezza dell\u2019Essere.<\/p>\n<p>In questo punto risiede la peculiarit\u00e0 della sapienza indiana rispetto al pensiero filosofico occidentale: ogni teoria astratta, cio\u00e8 non sperimentale, deve poter essere introiettata in una prassi intimista dal soggetto conoscente. L\u2019uomo in quanto microcosmo, contiene in s\u00e9 <em>rovesciato<\/em>, l\u2019intero processo di formazione del macrocosmo: per cui come Brahman si estrinseca nel processo di discesa e negazione, cos\u00ec lo yogi si accentra e si introietta nella conoscenza di S\u00e9 (\u0102tman); conoscenza \u2013 che non dimentichiamolo \u2013 coincide con quella stessa di Brahman.<\/p>\n<p>\u00c8 essenziale sapere che il primo stadio dell\u2019essere, lo stato di veglia (<em>vai\u015bv\u0101nara<\/em>), \u00e8 quello in cui lo Spirito \u00e8 paradossalmente pi\u00f9 incosciente, mentre nei successivi stadi di sonno con sogni (<em>taijasa<\/em>), sonno profondo (<em>sushupta<\/em>), lo Spirito progressivamente diviene sempre pi\u00f9 cosciente di s\u00e9, fino al culmine dello stato supremo di trance (<em>tur\u012bya <\/em>, il \u00abQuarto\u00bb), dove si realizza la perfetta reintegrazione con Brahman.<\/p>\n<p>L\u2019intero processo \u00e8 esotericamente racchiuso nel monosillabo sacro OM, sintesi della conoscenza, dove le tre sillabe A, U, M, (la cui contrazione fonetica \u00e8 OM) simboleggiano rispettivamente la conoscenza sensibile (A), l\u2019elevazione in seguito all\u2019abbandono del corpo (U), la penetrazione nella conoscenza intuitiva (M).<\/p>\n<p>Questo \u00e8 in estrema sintesi l\u2019insegnamento esoterico racchiuso nelle Upanishad. Tralasceremo ora, per ovvi problemi di spazio, di introdurre la trattazione del Ved\u0101nta (\u00abfine dei Veda\u00bb, esplicitazioni metafisiche delle questioni sottese nelle Upanishad), o della Bhagavad G\u012bt\u0101 (commentario e sottocommentario di tutte le discipline fondamentali indiane). Ritorneremo ora al punto di vista che ci \u00e8 proprio in quanto occidentali, ovvero alla prospettiva del pensiero critico.<\/p>\n<p><a name=\"6\"><\/a>Se consideriamo la filosofia come un\u2019arte di produrre concetti, [<a href=\"#_ftn6\">6<\/a>] di sostenere ipotesi avallate da argomentazioni, confutazioni, criteri di dimostrabilit\u00e0, prove e sillogismi, ecc., non possiamo non ammettere che le dottrine orientali non sono propriamente delle filosofie \u2013 alla maniera in cui questa disciplina \u00e8 intesa in Occidente \u2013 ma nemmeno possono essere riconducibili, in nuce, a qualche forma di irrazionalismo agnostico. Al contrario, il pensiero indiano \u00e8 equiparabile, tout court, alla filosofia premoderna e precartesiana, alla mistica renano-fiamminga, alle correnti dell\u2019esoterismo occidentale, ecc. In altre parole, il pensiero indiano \u00e8 <em>filosofico <\/em>nella misura in cui fa proprie la speculazione e l\u2019ortoprassi delle scuole presocratiche e neoplatoniche, in cui condivide e perfeziona gli abissi vertiginosi della mistica eckhartiana, in cui si cura di elaborare tecniche per risvegliare nel piano sottile le energie nascoste della monade individuale. In questo senso, il pensiero indiano \u00e8 filosofia. Non lo \u00e8 pi\u00f9, certamente, se con quest\u2019ultima designiamo un\u2019arte di produrre concetti.<\/p>\n<p>Infine, sorge spontanea la questione se il termine \u201cfilosofia\u201d strictu sensu \u2013 in quanto \u201camore della sapienza\u201d \u2013 non possa essere riservato proprio alla speculazione indiana e, conseguentemente, il pensiero occidentale moderno non risulti piuttosto una decadente alterazione dello spirito umano, da sempre teso, alla reintegrazione originaria con l\u2019Universo.<\/p>\n<p>Forse \u2013 lanciando una sottile provocazione \u2013 sarebbe il caso di distinguere una volta per tutte il pensiero critico dall\u2019\u201camore per la sapienza\u201d, riservando quest\u2019ultima a quelle correnti speculative che non scindono teoria e praxis, spirito e vita. Forse, la vera philo-sophia non ha niente a che spartire con le scuole contemporanee occidentali e deve essere ricercata nel pensiero precartesiano e nella speculazione indiana.<\/p>\n<p>Un\u2019ultima considerazione. Specialmente nei Veda si perpetua un realismo ingenuo, si attribuisce realt\u00e0 effettiva agli enti e ai concetti inerenti come essenze necessarie. Si chiama qualcosa con un nome e, nominandola, si pensa che esista realmente. Manca, insomma, qualsiasi riflessione critica o indagine epistemologica. Ma anche quest\u2019assenza \u00e8 pi\u00f9 peculiare al pensiero metafisico che a quello filosofico, sempre teso a superare l\u2019immediatezza della facile identificazione tra sfera concettuale e mondo sensibile. Per Heidegger la metafisica \u00e8 la contrapposizione di un soggetto conoscente ad un oggetto da conoscere: tuttavia nella conoscenza esoterica il soggetto finisce ineluttabilmente per identificarsi e con-fondersi con l\u2019ente conosciuto.<\/p>\n<p>Concluse queste brevi osservazioni teoretiche, \u00e8 necessario dare alle dottrine ind\u00f9 quanto \u00e8 dovuto, sottolineando la profonda bellezza, anche lirica, di questi insegnamenti, in grado di offrire un compendio di antica saggezza interiore al neofita e di riproporre quella domanda fondamentale sui valori essenziali dell\u2019era tecnocentrica, sempre pi\u00f9 frequentemente pullulante di ciarlatani travestiti da maestri spirituali. <img decoding=\"async\" src=\"data:image\/svg+xml,%3Csvg%20xmlns='http:\/\/www.w3.org\/2000\/svg'%20viewBox='0%200%2018%2018'%3E%3C\/svg%3E\" class=\"zeen-lazy-load-base zeen-lazy-load alignnone size-full wp-image-4295\" data-lazy-src=\"https:\/\/www.esonet.it\/wp-content\/uploads\/2023\/05\/fine_testo.gif\" alt=\"\" width=\"18\" height=\"18\" \/><noscript><img decoding=\"async\" class=\"alignnone size-full wp-image-4295\" src=\"https:\/\/www.esonet.it\/wp-content\/uploads\/2023\/05\/fine_testo.gif\" alt=\"\" width=\"18\" height=\"18\" \/><\/noscript><\/p>\n<p>__________<\/p>\n<h4>Note<\/h4>\n<p><a href=\"#_ftnref1\" name=\"_ftn1\"><\/a>1.<strong> U. Galimberti<\/strong>, <em>Psiche e techne<\/em>, Feltrinelli 1999. (<a href=\"#1\">torna al testo<\/a>)<\/p>\n<p><a href=\"#_ftnref2\" name=\"_ftn2\"><\/a>2.<strong> U. Galimberti<\/strong>, <em>Psiche e techne<\/em>, Feltrinelli 1999. (<a href=\"#1\">torna al testo<\/a>)<\/p>\n<p><a href=\"#_ftnref3\" name=\"_ftn3\"><\/a>3.<strong> C. Lasch<\/strong>, <em>La cultura del narcisismo, <\/em> Bompiani 1992. (<a href=\"#3\">torna al testo<\/a>)<\/p>\n<p><a href=\"#_ftnref4\" name=\"_ftn4\"><\/a>4. Con il termine <em>Purusha <\/em> si designa lo Spirito Universale, contrapposto a <em>Prakriti<\/em>, la Natura, o anche secondo la terminologia occidentale, rispettivamente l\u2019essere e il divenire. (<a href=\"#4\">torna al testo<\/a>)<\/p>\n<p><a href=\"#_ftnref5\" name=\"_ftn5\"><\/a>5. Ricordiamo che per Heidegger la metafisica \u00e8 la contrapposizione di un soggetto ad un oggetto. (<a href=\"#5\">torna al testo<\/a>)<\/p>\n<p><a href=\"#_ftnref6\" name=\"_ftn6\"><\/a>6. <strong>Deleuze<\/strong>, <em>Che cos\u2019\u00e8 la filosofia? <\/em>Einaudi, 1996.(<a href=\"#6\">torna al testo<\/a>)<\/p>\n<h4>Bibliografia Essenziale<\/h4>\n<p><strong>U. Galimberti<\/strong>, <em>Psiche e techne<\/em>, Feltrinelli.<\/p>\n<p><strong>C. Lasch<\/strong>, <em>La cultura del narcisismo<\/em>, Bompiani.<\/p>\n<p><strong>L\u00e9vi-Strauss<\/strong>, <em>Le strutture elementari della parentela<\/em>, Il Saggiatore.<\/p>\n<p><strong>J. Evola<\/strong>, <em>Rivolta contro il mondo moderno <\/em>, ed. Mediterranee.<\/p>\n<p><strong>R. Gu\u00e9non<\/strong>, <em> Introduzione generale allo studio delle dottrine ind\u00f9<\/em>, Adelphi.<\/p>\n<p><strong>R. Gu\u00e9non<\/strong>, <em>Gli Stati molteplici dell\u2019essere<\/em>, Adelphi.<\/p>\n<p><strong>G. Deleuze<\/strong>, <em>Che cos\u2019\u00e8 la filosofia? <\/em>Einaudi.<\/p>\n<p><strong>S. Freud<\/strong>, <em>Il disagio della civilt\u00e0<\/em>, Boringhieri.<\/p>\n<p><strong>M. Heidegger <\/strong> di <em>Essere e tempo<\/em>, Longanesi.<\/p>\n<p><strong>Agostino<\/strong>, <em> Opere, <\/em>Nuova Biblioteca agostiniana<\/p>\n<p><strong>P. Filippani &#8211; Ronconi<\/strong>, <em>Upanishad antiche e medie<\/em>, Boringhieri.<\/p>\n<p><strong>H. Zimmer<\/strong>, <em>Filosofie e religioni dell\u2019India, <\/em>Mondadori.<\/p>\n<h3><\/h3>\n<p align=\"center\"><a href=\"#su\"><img decoding=\"async\" src=\"data:image\/svg+xml,%3Csvg%20xmlns='http:\/\/www.w3.org\/2000\/svg'%20viewBox='0%200%2044%2070'%3E%3C\/svg%3E\" class=\"zeen-lazy-load-base zeen-lazy-load\" data-lazy-src=\"..\/img_art\/Uovo_min.jpg\" alt=\"torna su\" width=\"44\" height=\"70\" border=\"0\" \/><noscript><img decoding=\"async\" src=\"..\/img_art\/Uovo_min.jpg\" alt=\"torna su\" width=\"44\" height=\"70\" border=\"0\" \/><\/noscript><\/a><\/p>\n<\/div>\n<\/td>\n<\/tr>\n<\/tbody>\n<\/table>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Sempre pi\u00f9 frequentemente l\u2019attuale e totalizzante tendenza alla desertificazione spirituale dell\u2019epoca, costringe l\u2019uomo occidentale all\u2019affannosa ricerca di suggestioni compensatorie, bilancianti l\u2019incipiente consapevolezza della perdita di spessore di senso dell\u2019esperienza quotidiana. Non stupisce quindi che molti occidentali, preso atto della fine della filosofia fondazionistica occidentale, volgano lo sguardo ad Oriente, terra ricca di ricchezze non tanto materiali, quanto piuttosto spirituali. D\u2019altronde, oggi \u00e8 sempre pi\u00f9 accettata la tesi di un\u2019influenza sugli albori del pensiero greco da parte di civilt\u00e0 pi\u00f9 remote, [&hellip;]<\/p>\n","protected":false},"author":1,"featured_media":5503,"comment_status":"open","ping_status":"open","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"wds_primary_category":0,"footnotes":""},"categories":[48],"tags":[],"class_list":["post-1962","post","type-post","status-publish","format-standard","has-post-thumbnail","hentry","category-letture-desoterismo-orientale"],"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/www.esonet.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts\/1962","targetHints":{"allow":["GET"]}}],"collection":[{"href":"https:\/\/www.esonet.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/www.esonet.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.esonet.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/users\/1"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.esonet.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fcomments&post=1962"}],"version-history":[{"count":2,"href":"https:\/\/www.esonet.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts\/1962\/revisions"}],"predecessor-version":[{"id":10011,"href":"https:\/\/www.esonet.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts\/1962\/revisions\/10011"}],"wp:featuredmedia":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.esonet.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/media\/5503"}],"wp:attachment":[{"href":"https:\/\/www.esonet.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fmedia&parent=1962"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.esonet.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fcategories&post=1962"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.esonet.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Ftags&post=1962"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}