{"id":2161,"date":"2006-01-22T00:00:18","date_gmt":"2006-01-21T23:00:18","guid":{"rendered":"http:\/\/www.esonet.it\/?p=2161"},"modified":"2023-10-16T19:33:14","modified_gmt":"2023-10-16T17:33:14","slug":"tolleranza","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.esonet.it\/?p=2161","title":{"rendered":"Tolleranza"},"content":{"rendered":"<p><a href=\"https:\/\/www.esonet.it\/?cat=54\"><img decoding=\"async\" src=\"data:image\/svg+xml,%3Csvg%20xmlns='http:\/\/www.w3.org\/2000\/svg'%20viewBox='0%200%20370%20247'%3E%3C\/svg%3E\" class=\"zeen-lazy-load-base zeen-lazy-load alignright\" title=\"Letture d'Esoterismo\" data-lazy-src=\"images\/topics\/LettOccidente1.jpg\" alt=\"Letture d'Esoterismo\" align=\"right\" border=\"0\" \/><noscript><img decoding=\"async\" class=\"alignright\" title=\"Letture d'Esoterismo\" src=\"images\/topics\/LettOccidente1.jpg\" alt=\"Letture d'Esoterismo\" align=\"right\" border=\"0\" \/><\/noscript><\/a><em>Antologia dell&#8217;\u00abEncyclop\u00e9die\u00bb di Diderot e D&#8217;Alembert<\/em><\/p>\n<p>La tolleranza \u00e8 in generale la virt\u00f9 di tutti gli esseri deboli destinati a vivere insieme ai loro simili. L&#8217;uomo, cos\u00ec grande per intelligenza, \u00e8 tuttavia cos\u00ec limitato da errori e passioni, che non si far\u00e0 mai abbastanza per ispirargli riguardo agli altri la tolleranza e la sopportazione di cui ha tanto bisogno per se stesso e senza le quali sulla Terra non vi sarebbero che liti e disordini.<br \/>\n\u00c8 proprio per avere proscritto le dolci e concilianti virt\u00f9 della tolleranza e della sopportazione che tanti secoli sono stati l&#8217;obbrobrio e la sventura dell&#8217;umanit\u00e0.<\/p>\n<table border=\"0\" width=\"100%\">\n<tbody>\n<tr>\n<td scope=\"col\">\n<div align=\"center\">\n<h3 align=\"left\"><a name=\"su\"><\/a>Antologia dell&#8217;\u00abEncyclop\u00e9die\u00bb di Diderot e D&#8217;Alembert<\/h3>\n<p align=\"left\">curato da Roberta Giammaria<\/p>\n<p align=\"left\">\n<\/div>\n<\/td>\n<\/tr>\n<tr>\n<td scope=\"row\">\n<div align=\"justify\">\n<table border=\"0\" width=\"100%\">\n<tbody>\n<tr>\n<td scope=\"col\" valign=\"bottom\" width=\"54%\">\n<div align=\"justify\">\n<h4>Tolleranza<\/h4>\n<p>La tolleranza \u00e8 in generale la virt\u00f9 di tutti gli esseri deboli destinati a vivere insieme ai loro simili. L&#8217;uomo, cos\u00ec grande per intelligenza, \u00e8 tuttavia cos\u00ec limitato da errori e passioni, che non si far\u00e0 mai abbastanza per ispirargli riguardo agli altri la tolleranza e la sopportazione di cui ha tanto bisogno per se stesso e senza le quali sulla Terra non vi sarebbero che liti e disordini.<\/p>\n<\/div>\n<\/td>\n<td scope=\"col\" width=\"46%\">\n<div align=\"right\"><img decoding=\"async\" src=\"data:image\/svg+xml,%3Csvg%20xmlns='http:\/\/www.w3.org\/2000\/svg'%20viewBox='0%200%20320 %20214'%3E%3C\/svg%3E\" class=\"zeen-lazy-load-base zeen-lazy-load\" data-lazy-src=\"..\/img_art\/Diderot&amp;D'Alembert.jpg\" width=\"320 \" height=\"214\" \/><noscript><img decoding=\"async\" src=\"..\/img_art\/Diderot&amp;D'Alembert.jpg\" width=\"320 \" height=\"214\" \/><\/noscript><\/div>\n<\/td>\n<\/tr>\n<\/tbody>\n<\/table>\n<p>\u00c8 proprio per avere proscritto le dolci e concilianti virt\u00f9 della tolleranza e della sopportazione che tanti secoli sono stati l&#8217;obbrobrio e la sventura dell&#8217;umanit\u00e0. E non c&#8217;\u00e8 da sperare che senza queste virt\u00f9 possiamo mai riuscire a ristabilire fra noi la pace e la prosperit\u00e0.<\/p>\n<p>Sono molte senza dubbio le sorgenti delle nostre discordie: in ci\u00f2 siamo fin troppo fecondi. Ma giacch\u00e9 \u00e8 soprattutto in materia di credenze e di religione che i pregiudizi distruttivi trionfano con il massimo d&#8217;influenza e di buoni motivi apparenti, quest&#8217;articolo si impegner\u00e0 a combattere proprio queste fonti di discordia. Innanzi tutto fonderemo sui princ\u00ecpi pi\u00f9 evidenti la giustizia e la necessit\u00e0 della tolleranza; su questa base tracceremo i doveri dei principi e dei sovrani. Che triste compito dover dimostrare agli uomini verit\u00e0 cos\u00ec chiare e cos\u00ec importanti e che gli uomini possono misconoscere solo avendo rinnegato la loro natura! Ma se ancora oggi v&#8217;\u00e8 chi chiude gli occhi all&#8217;evidenza e il cuore all&#8217;umanit\u00e0, dovremo noi forse in quest&#8217;opera osservare un vile e colpevole silenzio? No; qualunque sia l&#8217;esito, osiamo almeno reclamare i diritti della giustizia e dell&#8217;umanit\u00e0, e tentiamo ancora una volta di strappare al fanatico il pugnale e la benda al superstizioso.<\/p>\n<p>Entro in argomento con una riflessione molto semplice e tuttavia molto favorevole alla tolleranza: la ragione umana non ha una misura precisa e determinata; ci\u00f2 che \u00e8 evidente per l&#8217;uno \u00e8 sovente oscuro per l&#8217;altro; sappiamo bene infatti che l&#8217;evidenza \u00e8 una qualit\u00e0 relativa, che pu\u00f2 dipendere dalla luce sotto la quale vediamo gli oggetti, o dal rapporto fra gli oggetti e i nostri organi sensoriali, o da un&#8217;altra causa qualunque; di modo che un certo grado di luce sufficiente a convincere l&#8217;uno \u00e8 insufficiente per un altro di spirito meno pronto o diversamente disposto; dal che segue che nessuno ha il diritto di imporre per regola la sua ragione n\u00e9 di pretendere di assoggettare gli altri alle sue opinioni. Volere che io creda secondo il vostro giudizio sarebbe proprio come esigere che io guardassi con i vostri occhi. \u00c8 dunque chiaro che ciascuno di noi ha la sua maniera di vedere e di pensare, che dipende ben poco da lui. L&#8217;educazione, i pregiudizi, gli oggetti che ci circondano, e mille cause segrete, influiscono sui nostri giudizi e li modificano all&#8217;infinito. Il mondo morale \u00e8 ancora pi\u00f9 variato del mondo fisico: gli spiriti rassomigliano ancor meno dei corpi. \u00c8 vero che abbiamo dei princ\u00ecpi comuni sui quali andiamo abbastanza d&#8217;accordo; ma tali princ\u00ecpi primi sono pochissimi, e le conseguenze che ne derivano diventano sempre meno chiare a mano a mano che se ne allontanano, come le acque che si intorbidano allontanandosi dalla sorgente. Allora le credenze divergono e diventano tanto pi\u00f9 arbitrarie quanto pi\u00f9 ciascuno ci mette del suo e giunge a conclusioni pi\u00f9 particolari. La divergenza dapprima non \u00e8 molto sensibile; ma ben presto, pi\u00f9 si va avanti e pi\u00f9 ci si smarrisce e divide: mille strade conducono all&#8217;errore, una sola alla verit\u00e0, e fortunato chi sa riconoscerla! Ciascuno si illude sulla certezza della sua posizione, senza riuscire a persuaderne gli altri. Ma se in questo conflitto di opinioni \u00e8 impossibile comporre le divergenze e accordarci su tanti punti delicati, se insomma le nostre credenze ci dividono e non possiamo essere unanimi, sforziamoci almeno di avvicinarci e di incontrarci sui principi universali della tolleranza e dell&#8217;umanit\u00e0. Che cosa c&#8217;\u00e8 di pi\u00f9 naturale che sopportarci a vicenda, e dire a noi stessi con verit\u00e0 e giustizia: \u00abPerch\u00e9 chi sbaglia deve cessare di essermi caro? L&#8217;errore non \u00e8 forse sempre stato il triste appannaggio dell&#8217;umanit\u00e0? Quante volte anch&#8217;io ho creduto di vedere il vero dove poi ho riconosciuto il falso? Quanti ho condannato per poi adottarne le idee? Ah, non c&#8217;\u00e8 dubbio che ho acquisito fin troppo il diritto di diffidare di me stesso, e mi guarder\u00f2 bene dall&#8217;odiare mio fratello perch\u00e9 non la pensa come me!\u00bb.<\/p>\n<p>Chi dunque pu\u00f2 constatare senza dolore e indignazione che il motivo stesso che dovrebbe muoverci all&#8217;indulgenza e all&#8217;umanit\u00e0, l&#8217;insufficienza dei nostri lumi e la diversit\u00e0 delle nostre opinioni, \u00e8 invece proprio quello che ci divide con pi\u00f9 furore? Diventiamo accusatori e giudici dei nostri simili: li citiamo con arroganza al nostro tribunale personale ed esercitiamo sulle loro credenze l&#8217;inquisizione pi\u00f9 odiosa; e come se fossimo infallibili l&#8217;errore non trova grazia ai nostri occhi. Tuttavia, che cosa c&#8217;\u00e8 di pi\u00f9 perdonabile dell&#8217;errore, quando \u00e8 involontario e ci si presenta sotto le apparenze della verit\u00e0? Quando rendiamo omaggio all&#8217;errore, non intendiamo forse onorare la verit\u00e0? Un principe non \u00e8 forse onorato da tutti gli onori che rivolgiamo a qualcuno che abbiamo scambiato per lui? Il nostro equivoco pu\u00f2 diminuire forse ai suoi occhi il nostro merito, quando vede in noi il medesimo fine e la medesima dirittura di quelli che meglio informati si rivolgono giustamente alla sua persona? Contro l&#8217;intolleranza non vedo ragionamento pi\u00f9 forte del seguente: non si adotta l&#8217;errore in quanto errore. Talora accade che si perseveri nell&#8217;errore volontariamente per motivi di interesse, e allora l&#8217;errore \u00e8 colpevole. Ma non capisco che cosa si possa rimproverare a chi sbaglia in buona fede, a chi prende il falso per il vero senza cattiva intenzione n\u00e9 negligenza, a chi si lascia abbagliare da un sofisma e non avverte la forza del ragionamento che lo combatte. Chi \u00e8 d&#8217;intelligenza limitata, chi manca di discernimento o di acume, non \u00e8 per questo colpevole: gli errori ci possono essere imputati solo quando oltre alla mente vi partecipa la volont\u00e0; ci\u00f2 che fa l&#8217;essenza del crimine \u00e8 l&#8217;intenzione diretta di agire contro i propri stessi lumi, di fare quello che si sa che \u00e8 male, di cedere a passioni ingiuste, di contravvenire alle leggi dell&#8217;ordine che ben conosciamo. Insomma, tutta la moralit\u00e0 delle nostre azioni risiede nella coscienza, nel motivo che ci fa agire. Ma, direte voi, vi sono verit\u00e0 di tale evidenza che ad esse non ci si pu\u00f2 sottrarre senza chiudere volontariamente gli occhi, senza rendersi colpevoli di testardaggine o di mala fede! Ma chi siete voi per pronunciarvi al riguardo e per condannare i vostri fratelli? Penetrate sino al fondo della loro anima? I suoi recessi sono dunque aperti ai vostri occhi? Dividete forse con l&#8217;Eterno l&#8217;attributo incomunicabile di scrutatori della coscienza? In realt\u00e0 non vi \u00e8 problema che esiga pi\u00f9 attenzione, prudenza e moderazione di quello che voi invece pretendete di risolvere con tanta confidente leggerezza! Credete dunque proprio che sia cos\u00ec facile segnare con precisione i confini della verit\u00e0; distinguere giustamente il punto spesso invisibile in cui essa finisce e in cui comincia l&#8217;errore; stabilire ci\u00f2 che ogni uomo deve riconoscere e ci\u00f2 che non pu\u00f2 rifiutare senza peccare? Ma chi, ripeto, pu\u00f2 penetrare la natura intima delle coscienze e tutte le modificazioni di cui sono suscettibili? Vediamo bene tutti i giorni che non c&#8217;\u00e8 verit\u00e0 cos\u00ec chiara che non patisca contraddizioni; che non c&#8217;\u00e8 sistema che non vada incontro ad obiezioni spesso cos\u00ec forti quanto le ragioni su cui si fonda. Ci\u00f2 che \u00e8 semplice ed evidente per l&#8217;uno appare falso e incomprensibile all&#8217;altro. E ci\u00f2 non deriva soltanto dalla diversit\u00e0 della capacit\u00e0 intellettuale, ma anche dalle differenze stesse di carattere: perch\u00e9 anche fra i pi\u00f9 grandi genii si osserva variet\u00e0 di opinioni, e anzi una variet\u00e0 maggiore che fra gli uomini comuni.<\/p>\n<p>Ma senza fermarci a queste generalit\u00e0, entriamo un po&#8217; nei particolari. E dato che talvolta la verit\u00e0 si stabilisce meglio partendo dal suo contrario invece di procedere per via diretta, se noi riusciremo a dimostrare con poche parole l&#8217;inutilit\u00e0, l&#8217;ingiustizia e le funeste conseguenze dell&#8217;intolleranza, avremo dimostrato la giustizia e la necessit\u00e0 della virt\u00f9 opposta.<\/p>\n<p>Di tutti i mezzi che si usano per arrivare ad uno scopo, la violenza \u00e8 sicuramente il pi\u00f9 inutile e il meno adatto per ottenere ci\u00f2 che ci si propone. Infatti, per raggiungere un qualsiasi fine, bisogna innanzi tutto accertarsi della natura e convenienza dei mezzi prescelti: \u00e8 perfettamente evidente che ogni causa deve avere in s\u00e9 un rapporto necessario con l&#8217;effetto che da essa ci si attende, di modo che si possa vedere l&#8217;effetto nella causa e il successo nei mezzi. Cos\u00ec, per agire su dei corpi, per muoverli e dirigerli, si impiegheranno forze fisiche; ma per agire su delle coscienze, per piegarle o determinarle, ci vorranno forze di altro genere: per esempio, ragionamenti, prove, motivazioni. Non \u00e8 certo con dei sillogismi che tenterete di abbattere un bastione o di fare crollare una fortezza; e non \u00e8 certo con il ferro e con il fuoco che riuscirete a distruggere errori o a raddrizzare false credenze. Chiediamoci ora: qual \u00e8 lo scopo dei persecutori? Quello di convertire coloro che tormentano, cio\u00e8 di mutare le loro idee e credenze per ispirarne altre opposte: insomma, di dare loro un&#8217;altra coscienza e un&#8217;altra mentalit\u00e0. Ma che rapporto c&#8217;\u00e8 tra le torture e le credenze? Forse ci\u00f2 che ora mi appare chiaro ed evidente mi sembrer\u00e0 falso tra i tormenti? Una proposizione che considero assurda e contraddittoria mi diverr\u00e0 forse chiara sul patibolo? E dunque, ripeto, \u00e8 forse con il ferro e con il fuoco che la verit\u00e0 emerge e si comunica? Prove e ragionamenti possono convincermi e persuadermi: mostratemi la falsit\u00e0 delle mie opinioni e vi rinuncer\u00f2 spontaneamente e senza sforzo; mentre i vostri tormenti non otterranno mai ci\u00f2 che le vostre ragioni non hanno potuto ottenere.<\/p>\n<p>Per rendere la nostra argomentazione pi\u00f9 evidente, ci permetteremo ora di dare la parola a uno sventurato che, prossimo a morire per la fede, parli cos\u00ec ai suoi persecutori: \u00abFratelli miei, che cosa volete da me? Come posso soddisfarvi? \u00c8 forse in mio potere rinunciare alle mie credenze per assumere le vostre? \u00c8 forse in mio potere trasformare e rifondere l&#8217;intelletto che Dio mi ha dato, vedere attraverso altri occhi, diventare insomma un&#8217;altra persona? Quand&#8217;anche la mia bocca esprimesse l&#8217;abiura che voi desiderate, dipender\u00e0 forse da me che l&#8217;animo mio si accordi con la mia bocca? E che valore potr\u00e0 mai avere questo forzato spergiuro ai vostri stessi occhi? E voi, voi che mi perseguitate, potreste mai risolvervi a rinnegare il vostro credo? Non riporreste forse la vostra gloria in questa stessa costanza che vi irrita e vi arma contro di me? Perch\u00e9 volete dunque costringermi, con barbara incoerenza, a mentire contro me stesso e a rendermi colpevole di una vilt\u00e0 che vi farebbe orrore? Per quale strano accecamento per me solo rovesciate tutte le leggi divine ed umane? Torturate gli altri colpevoli per strappare loro la verit\u00e0, e torturate me per strapparmi delle menzogne. Volete che vi dica ci\u00f2 che non sono, e non volete che vi dica ci\u00f2 che sono. Se il dolore mi obbligasse a rinnegare le credenze che professo, approvereste la mia abiura, ancorch\u00e9 vi debba apparire ben sospetta. Insomma. punireste la mia sincerit\u00e0 e ricomprereste il mio tradimento. Mi giudicate indegno di voi finch\u00e9 sono in buona fede, e vi apprestate a graziarmi appena cessi di esserlo? Discepoli di un Maestro che predic\u00f2 unicamente la verit\u00e0, credete forse di aumentarne la gloria offrendogli l&#8217;adorazione degli ipocriti e degli spergiuri? Se io abbraccio e difendo la menzogna, essa ha per me tutte le apparenze della verit\u00e0: Dio che conosce il mio cuore vede bene che esso non \u00e8 complice degli sviamenti della mia intelligenza e che nelle mie intenzioni onoro la verit\u00e0, ancorch\u00e9 di fatto possa ancora combatterla. E quale altro interesse, quale altro motivo potrebbe animarmi? Se mi espongo a patire tutto, a perdere tutto quanto ho di pi\u00f9 caro, non \u00e8 certo per seguire credenze che riconosco errate: sarei un pazzo furioso, pi\u00f9 degno della vostra piet\u00e0 che del vostro odio. Se mi espongo a patire tutto, se sfido torture e morte, \u00e8 dunque per salvare ci\u00f2 che mi \u00e8 pi\u00f9 prezioso della stessa vita: i diritti della mia coscienza e della mia libert\u00e0. E che vedete allora voi nella mia perseveranza che meriti la vostra indignazione? Voi dite che le mie credenze sono le pi\u00f9 perniciose e condannabili. Ma non avete altro che il ferro e il fuoco per convincermi e farmi ricredere? Che strani mezzi di persuasione i roghi e i patiboli! In questo modo misconoscete la forza stessa della verit\u00e0, giacch\u00e9 essa non esercita cos\u00ec il suo imperio ma ha armi pi\u00f9 vittoriose. Le armi che voi impugnate provano solo la vostra impotenza. Se \u00e8 vero che la mia sorte vi commuove, che deplorate i miei errori, perch\u00e9 precipitare la mia rovina, che forse avrei potuto prevenire? Perch\u00e9 privarmi di un lasso di tempo che Dio mi concede per illuminarmi? Pretendete di fargli cosa grata usurpandone i diritti con il prevenire la sua giustizia? Pensate di onorare un Dio di pace e di carit\u00e0 offrendogli i vostri fratelli in olocausto ed elevandogli trofei fatti con i loro cadaveri?\u00bb. Tale sarebbe la sostanza delle parole che il dolore e il sentimento strapperebbero allo sventurato, se le fiamme che lo circondano gli permettessero di concluderle.<\/p>\n<p>Comunque, pi\u00f9 si approfondiscono i metodi degli intolleranti, e pi\u00f9 se ne avverte la debolezza e l&#8217;ingiustizia. Avrebbero almeno qualche pretesto se al Creatore potessero piacere omaggi forzati e contemporaneamente sconfessati dall&#8217;intimo dell&#8217;animo. Ma \u00e8 solo la sincerit\u00e0 dell&#8217;intenzione che d\u00e0 valore al sacrificio, e se il Creatore chiede soprattutto il culto interiore, con quale occhio l&#8217;Essere infinito guarder\u00e0 i temerari che osano attentare ai suoi diritti e profanare la sua opera pi\u00f9 bella opprimendo anime delle quali \u00e8 geloso? Nessun re sulla Terra si degnerebbe di accettare dell&#8217;incenso offerto dalla sola mano, e non ci si vergogna di esigere per Dio un tale indegno incenso? Perch\u00e9 questi sono i successi cos\u00ec vantati dai persecutori: fare degli ipocriti o dei martiri, dei vili o degli eroi; lo spirito debole e pusillanime che si sgomenta innanzi alle torture abiura fremendo la propria fede e detesta l&#8217;autore della sua colpa, mentre l&#8217;anima generosa che sa contemplare con occhio asciutto la tortura che le si prepara resta ferma e inalterabile, guarda con piet\u00e0 i persecutori, e vola al trapasso come a un trionfo. L&#8217;esperienza \u00e8 fin troppo eloquente: quando il fanatismo ha fatto scorrere fiumi di sangue sulla Terra, non si sono forse visti innumerevoli martiri indignati e impavidi contro ogni ostacolo? E riguardo alle conversazioni forzate, non le vediamo forse rientrare non appena il pericolo \u00e8 cessato? Non \u00e8 forse vero che l&#8217;effetto finisce con la causa, e che chi ha ceduto per un momento corre appena pu\u00f2 dai suoi, per piangere con loro la sua debolezza e riprendere con entusiasmo la propria libert\u00e0 naturale? No, non conosco bestemmia pi\u00f9 orribile di quella di dirsi autorizzati da Dio a seguire i princ\u00ecpi della persecuzione.<\/p>\n<p>\u00c8 dunque vero che la violenza \u00e8 molto pi\u00f9 adatta a rafforzare nella propria religione i perseguitati anzich\u00e9 a convertirli o a risvegliare, come si dice, la loro coscienza assopita. Diceva giustamente un politico: \u00abNon si pu\u00f2 certo distogliere un&#8217;anima da una religione rendendola colma di quella stessa religione avvicinandola al momento in cui la fede acquista la massima importanza. Le leggi penali in fatto di religione incutono paura, \u00e8 vero; ma anche la religione ha le sue leggi penali che incutono anch&#8217;esse paura; e allora le anime vengono prese in mezzo da questo atroce contrasto di differenti paure. Voi dite di non voler assolutamente indurre un uomo a tradire la sua coscienza, ma soltanto a scuotersi di dosso i pregiudizi e a distinguere la verit\u00e0 dall&#8217;errore che professa aiutandolo con la paura e la speranza. Ma chi mai potrebbe, vi domando, in quei momenti critici, dedicarsi alla meditazione e all&#8217;esame che proponete? Per tale esame sono appena sufficienti la condizione di massima serenit\u00e0, l&#8217;attenzione pi\u00f9 intensa e la libert\u00e0 pi\u00f9 piena; e voi volete che un&#8217;anima che si dibatte nell&#8217;orrore della morte, continuamente ossessionata dalle immagini pi\u00f9 spaventose, sia pi\u00f9 capace di riconoscere e penetrare la verit\u00e0 misconosciuta in tempi pi\u00f9 tranquilli? Che assurdit\u00e0! Che contraddizione!\u00bb. No, no. Effetto della violenza sar\u00e0 sempre, lo ripetiamo, quello di rafforzare i perseguitati nei loro sentimenti. Le credenze dei loro nemici, per la stessa maniera crudele in cui si presentano, incontreranno la pi\u00f9 ostile resistenza: la religione e le persone dei persecutori verranno sempre accomunate in un unico sentimento di orrore. Devono prendersela solo con se stessi dunque coloro che, possedendo la verit\u00e0, la tradiscono indegnamente, la confondono con l&#8217;impostura dandole le sue armi e le sue bandiere, favoriscono i pregiudizi e il misconoscimento in chi l&#8217;avrebbe forse potuta abbracciare. No, checch\u00e9 se ne dica, la verit\u00e0 ha bisogno solo di se stessa per affermarsi e conquistare le intelligenze e i cuori. La verit\u00e0 brilla di luce propria, e deve combattere con le sue sole armi: dal suo stesso seno trae la sua forza, non vuole soccorsi estranei che oscurerebbero o diminuirebbero la sua gloria. L&#8217;imperio della verit\u00e0 sta nella sua eccellenza: rapisce, trascina e soggioga per la sua bellezza. La verit\u00e0 vince mostrandosi quale essa \u00e8. L&#8217;errore invece \u00e8 in se debole e impotente, incapace di progressi senza violenza e costrizione. Perci\u00f2 fugge con cura ogni esame o chiarimento che potrebbe solo nuocere alla sua causa. L&#8217;errore ama portare i suoi colpi e diffondere i suoi dogmi impuri in mezzo alle tenebre della superstizione e dell&#8217;ignoranza: allora disprezzando i diritti della coscienza e della ragione esercita impunemente il dispotismo dell&#8217;intolleranza e governa i suoi sudditi con scettro di ferro; se il saggio osa levare la sua voce, la paura subito lo mette a tacere; e guai all&#8217;audace che proclama la verit\u00e0 in mezzo ai nemici della verit\u00e0! Cessate dunque, cessate persecutori di diffondere la verit\u00e0 con le armi, di togliere al cristianesimo la gloria dei suoi fondatori, di calunniare il Vangelo e di confondere il figlio di Maria con il figlio di Ismaele. Con quale diritto potete infatti richiamarvi al Cristo, e ai mezzi di cui si \u00e8 servito per instaurare la sua dottrina, se seguite le orme di Maometto? I vostri stessi princ\u00ecpi non sanciscono forse la vostra condanna? Ges\u00f9, vostro modello, non ha mai usato altro che dolcezza e persuasione; Maometto ha sedotto gli uni e costretto gli altri al silenzio; Ges\u00f9 ha fatto appello alle proprie opere, Maometto alla spada; Ges\u00f9 dice: \u00abGuardate e credete\u00bb; Maometto: \u00abMuori o credi\u00bb. Di quale dei due vi dimostrate discepoli? S\u00ec, non lo dir\u00f2 mai abbastanza, la verit\u00e0 differisce dall&#8217;errore tanto nei suoi mezzi quanto nella sua essenza. Dolcezza, persuasione, libert\u00e0: ecco i suoi divini caratteri, che appena si offrono ai miei occhi trascinano il mio cuore verso di lei. Ma l\u00e0 dove regnano la violenza e la tirannide non \u00e8 pi\u00f9 lei che vedo ma il suo fantasma. Credete davvero che nella tolleranza universale che vorremmo stabilire favoriremmo pi\u00f9 i progressi dell&#8217;errore che quelli della verit\u00e0? Se tutti gli uomini adottassero i nostri princ\u00ecpi e si accordassero mutuo aiuto; se tutti gli uomini si liberassero dei loro pregiudizi pi\u00f9 cari e considerassero la verit\u00e0 come un bene comune, di cui sarebbe ingiusto sia privare gli altri sia credersi depositari esclusivi; se tutti gli uomini rinunciassero alla certezza delle loro convinzioni e si spingessero sino ai confini della Terra per comunicarsi in pace le loro credenze e opinioni, per pesarle senza parzialit\u00e0 sulla bilancia del dubbio e della ragione &#8211; non credete invece che nel silenzio unanime delle passioni e dei pregiudizi si vedrebbe la verit\u00e0 riprendere i suoi diritti, estendere a poco a poco il suo dominio, e si vedrebbero le tenebre dell&#8217;errore fuggire e svanire davanti a lei, come ombre lievi all&#8217;avvicinarsi della fiaccola del giorno?<\/p>\n<p>Tuttavia, non pretendo che l&#8217;errore non farebbe allora nessun progresso, n\u00e9 che l&#8217;infedele abbandonerebbe facilmente menzogne rese rispettabili dalla forza dei pregiudizi e della tradizione. Sostengo soltanto che i progressi della verit\u00e0 sarebbero ben pi\u00f9 rapidi, perch\u00e9 con il suo ascendente naturale essa avrebbe meno ostacoli da superare per penetrare negli animi. Ma, checch\u00e9 se ne dica, nulla \u00e8 pi\u00f9 contrario alla verit\u00e0 dei metodi dell&#8217;intolleranza, che tormenta e degrada l&#8217;uomo asservendo le sue opinioni al suolo che lo nutre, comprimendo in una cerchia ristretta di pregiudizi la sua intelligenza attiva, vietandogli il dubbio e il libero esame come se fossero delitti, subissandolo di anatemi se per un istante solo osa ragionare e pensare in modo diverso. Non c&#8217;\u00e8 mezzo pi\u00f9 sicuro per eternizzare gli errori e imprigionare la verit\u00e0.<\/p>\n<p>Ma senza insistere oltre sui metodi degli intolleranti, gettiamo un rapido sguardo sulle conseguenze che ne derivano, e giudichiamo la causa dei suoi effetti. Qual \u00e8 il male maggiore che si pu\u00f2 arrecare agli uomini? Confondere tutti i princ\u00ecpi che li governano; rovesciare le barriere che separano il giusto dall&#8217;ingiusto, il vizio dalla virt\u00f9; troncare tutti i nodi della societ\u00e0; armare il principe contro i sudditi e i sudditi contro il principe; spingere i padri gli sposi, gli amici, i fratelli gli uni contro gli altri; accendere al fuoco degli altari la fiamma delle furie; insomma, rendere l&#8217;uomo odioso e crudele all&#8217;uomo, spegnere nei cuori ogni sentimento di giustizia e di umanit\u00e0. Ma sono proprio questi i risultati inevitabili dei princ\u00ecpi che noi combattiamo. I crimini pi\u00f9 atroci, spergiuri, calunnie, tradimenti, parricidi, tutto \u00e8 giustificato e santificato dalla causa: l&#8217;interesse della Chiesa, la necessit\u00e0 di estendere il suo regno e di proscrivere ad ogni costo coloro che le resistono, tutto autorizza e anzi consacra. Strana inversione di idee, abuso incomprensibile di quanto vi \u00e8 di pi\u00f9 augusto e di pi\u00f9 santo! La religione, data agli uomini per unirli e renderli migliori, diventa il pretesto stesso delle loro pi\u00f9 atroci follie. Tutti i delitti commessi sotto il manto della religione sono ormai legittimi; il colmo della scelleratezza diventa il colmo della virt\u00f9; si esaltano come eroi individui che i giudici terreni condannerebbero alla pena capitale; si rinnova per il Dio dei cristiani il culto abominevole di Saturno e di Maloch; il fanatismo e la pi\u00f9 impudente temerariet\u00e0 trionfano e la Terra vede con orrore che si deificano i mostri.<\/p>\n<p>No ci si accusi di intingere la penna nel fiele. Di fronte a un simile rimprovero abbiamo fin troppe giustificazioni: abbiamo in mano prove che ci fanno fremere. Ma non vogliamo approfittarne: \u00e8 meglio lasciare nell&#8217;oblio questi tristi segni della nostra vergogna e dei nostri delitti, e risparmiarci un quadro troppo umiliante per l&#8217;umanit\u00e0. \u00c8 certo comunque che l&#8217;intolleranza costituisce una fonte inesauribile di mali: perch\u00e9 ciascun partito si arrogher\u00e0 i medesimi diritti, ogni setta far\u00e0 uso della violenza e della costrizione, chi resta oppresso in un luogo diventer\u00e0 oppressore in un altro, i vincitori avranno sempre ragione, i vinti saranno i soli eretici e non potranno lamentare che la propria debolezza; per fare trionfare le proprie credenze e confondere gli avversari baster\u00e0 un potente esercito; le sorti delle verit\u00e0 seguiranno le sorti delle battaglie e gli uomini pi\u00f9 feroci saranno stimati i migliori fedeli; ovunque si vedranno soltanto roghi, supplizi, esecuzioni capitali e proscrizioni. Calvinisti, cattolici, luterani, ebrei e ortodossi, tutti si dilanieranno come bestie feroci; i luoghi in cui regna il Vangelo saranno segnati dalla carneficina e dalla desolazione; saremo preda degli inquisitori; la croce di Ges\u00f9 diventer\u00e0 la bandiera del crimine e i suoi discepoli si inebrieranno del sangue dei loro fratelli. La penna ci cade di mano di fronte a questi orrori, i quali tuttavia scaturiscono direttamente dall&#8217;intolleranza; perch\u00e9 non credo che mi si vorr\u00e0 opporre l&#8217;obiezione, cos\u00ec spesso gi\u00e0 condannata, che la vera Chiesa sia la sola in diritto di impiegare la violenza e la costrizione, mentre gli eretici non potrebbero agire senza commettere crimine per l&#8217;errore cos\u00ec come essa agisce per la verit\u00e0. Un sofisma cos\u00ec puerile reca in s\u00e9 la sua confutazione: chi non vede infatti che \u00e8 assurdo persino porre la questione, e pretendere che quelli che noi chiamiamo eretici si riconoscano tali e si lascino tranquillamente sgozzare senza difendersi?<\/p>\n<p>Concludiamo che l&#8217;intolleranza universalmente instaurata armerebbe tutti gli uomini gli uni contro gli altri e farebbe nascere infinite guerre ideologiche. Infatti, anche supponendo che gli infedeli non si facessero persecutori per difendere i loro princ\u00ecpi religiosi, prenderebbero tuttavia le armi per motivi politici e di interesse. Se i cristiani non riuscissero a sopportare coloro che non adottano le loro idee, giustamente tutti i popoli farebbero lega contro di loro e cospirerebbero alla rovina di questi nemici del genere umano che sotto il manto della religione non ritenessero illegittimo nessun mezzo per torturarlo e asservirlo. In verit\u00e0, mi domando, che cosa avremmo da rimproverare a un principe dell&#8217;Asia o del Nuovo Mondo che facesse impiccare il primo missionario che gli inviassimo per convertirlo? Il dovere pi\u00f9 essenziale di un sovrano non sta forse nel garantire la pace e la tranquillit\u00e0 nei suoi Stati, e nel proscriverne con cura quegli uomini pericolosi, che dapprima nascondono la loro debolezza con ipocrita mitezza e poi, appena ne hanno la possibilit\u00e0, non cercano altro che diffondere dogmi barbarici e sediziosi? Che i cristiani dunque se la prendano con se stessi, se gli altri popoli informati delle loro massime non li possono soffrire, se gli altri popoli vedono in loro meri assassini dell&#8217;America e perturbatori delle Indie, se infine la loro santa religione destinata ad estendersi e a fruttificare sulla Terra a ragione ne \u00e8 bandita per i loro eccessi e per i loro furori.<\/p>\n<p>Del resto ci pare inutile opporre qui agli intolleranti i princ\u00ecpi del Vangelo, che non fa che estendere e sviluppare i princ\u00ecpi dell&#8217;equit\u00e0 naturale, rammentare la lezione e l&#8217;esempio del loro augusto maestro che mostr\u00f2 sempre solo dolcezza e carit\u00e0, e riproporre loro la condotta di quei primi cristiani che benedicevano e pregavano per i loro persecutori. Non produrremo qui gli argomenti di cui gli antichi Padri della Chiesa si servivano con tanta forza contro i Nerone e i Diocleziano, ma che dopo Costantino il Grande sono diventati ridicoli e cos\u00ec facili a ritorcersi. Si capisce bene che in un articolo possiamo appena sfiorare una materia cos\u00ec vasta. E dunque, dopo avere richiamato i princ\u00ecpi che ci sono parsi i pi\u00f9 generali e i pi\u00f9 luminosi, per assolvere il nostro compito ci resta ora da tracciare i doveri dei sovrani relativamente alle sette che dividono la societ\u00e0.<\/p>\n<p><em>Incedo per ignes <\/em><\/p>\n<p>In una questione cos\u00ec delicata non avanzer\u00f2 senza autorit\u00e0. Nell&#8217;esposizione di alcuni princ\u00ecpi generali si vedranno facilmente le conseguenze che ne derivano.<\/p>\n<p>I. Non si giunger\u00e0 mai al punto cruciale della questione se non si distinguono innanzi tutto lo Stato dalla Chiesa ed il prete dal magistrato. Lo Stato ha per fine la conservazione dei suoi membri, la tutela della loro libert\u00e0, della loro tranquillit\u00e0, dei loro possessi e dei loro privilegi. Il fine della Chiesa \u00e8 invece la perfezione dell&#8217;uomo e la salvezza della sua anima. Il sovrano bada soprattutto alla vita presente, la Chiesa bada soprattutto e direttamente alla vita futura. Mantenere la pace nella societ\u00e0 contro tutti i perturbatori \u00e8 dovere e diritto del sovrano. Ma il suo regno finisce dove comincia il regno della coscienza. Queste due giurisdizioni devono restare sempre separate; non possono sovrapporsi senza che ne risultino mali infiniti.<\/p>\n<p>II. La salvezza delle anime non \u00e8 affidata al magistrato n\u00e9 dalla legge rivelata, n\u00e9 dalla legge naturale, n\u00e9 dal diritto politico. Dio non ha mai ordinato ai popoli di piegare la loro coscienza alla merc\u00e9 dei monarchi; e nessuno pu\u00f2 impegnarsi in buona fede a credere e a pensare come esige il principe. L&#8217;abbiamo gi\u00e0 detto: niente \u00e8 pi\u00f9 libero delle credenze; esteriormente e con la bocca possiamo cedere alle opinioni altrui, ma ci \u00e8 impossibile cedere interiormente e contro i nostri lumi cos\u00ec come ci \u00e8 impossibile cessare di essere quali siamo. Quali sarebbero d&#8217;altronde i diritti del magistrato? La forza e l&#8217;autorit\u00e0? Ma alla religione si persuade e non si comanda. \u00c8 questa una verit\u00e0 cos\u00ec semplice che gli stessi apostoli dell&#8217;intolleranza non osano sconfessarla, appena la passione e il pregiudizio feroce cessano di oscurare la loro ragione. Infine, se nella religione potesse operare la forza, se addirittura (permetteteci questa assurda supposizione) la forza riuscisse effettivamente a persuadere, allora per essere salvati bisognerebbe nascere sotto un principe cattolico: il merito del vero cristiano sarebbe una nascita fortunata; e anzi bisognerebbe mutare la propria credenza a quella dei pr\u00ecncipi che si succedono &#8211; cattolici sotto Maria e protestanti sotto Elisabetta. Una volta abbandonati i princ\u00ecpi, non si sa pi\u00f9 dove fermare il male.<\/p>\n<p>III. Spieghiamoci dunque liberamente con le parole dell&#8217;autore del <em>Contrat <\/em><em> social,<\/em> che su questo punto afferma: \u00abIl diritto che il patto sociale d\u00e0 al sovrano sui sudditi non oltrepassa i limiti della pubblica utilit\u00e0: i sudditi non devono dunque render conto al sovrano delle loro opinioni se non in quanto esse interessino la comunit\u00e0. Ora, interessa bens\u00ec lo Stato che ogni cittadino abbia una religione che gli faccia amare i suoi doveri; ma i dogmi di tale religione non interessano lo Stato n\u00e9 i suoi membri se non in quanto si riferiscano alla societ\u00e0. Vi \u00e8 una professione di fede puramente civile di cui spetta al sovrano fissare gli articoli, che non vanno concepiti quali dogmi religiosi ma quali princ\u00ecpi di socialit\u00e0, senza i quali \u00e8 impossibile essere un buon cittadino e suddito fedele. Il sovrano non pu\u00f2 propriamente obbligare nessuno a crederli: pu\u00f2 bandire dallo Stato chiunque non li creda, ma non come empio, bens\u00ec come asociale, come uomo incapace di amare sinceramente le leggi della giustizia e di immolare la vita al dovere in caso di bisogno\u00bb.<\/p>\n<p>IV. Da queste parole possiamo trarre alcune conseguenze legittime. La prima \u00e8 che i sovrani non devono assolutamente tollerare i dogmi che si oppongono alla societ\u00e0 civile. \u00c8 vero che i sovrani non hanno diritto di<\/p>\n<\/div>\n<\/td>\n<\/tr>\n<\/tbody>\n<\/table>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Antologia dell&#8217;\u00abEncyclop\u00e9die\u00bb di Diderot e D&#8217;Alembert La tolleranza \u00e8 in generale la virt\u00f9 di tutti gli esseri deboli destinati a vivere insieme ai loro simili. L&#8217;uomo, cos\u00ec grande per intelligenza, \u00e8 tuttavia cos\u00ec limitato da errori e passioni, che non si far\u00e0 mai abbastanza per ispirargli riguardo agli altri la tolleranza e la sopportazione di cui ha tanto bisogno per se stesso e senza le quali sulla Terra non vi sarebbero che liti e disordini. \u00c8 proprio per avere proscritto [&hellip;]<\/p>\n","protected":false},"author":1,"featured_media":4487,"comment_status":"open","ping_status":"open","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"wds_primary_category":0,"footnotes":""},"categories":[54],"tags":[124],"class_list":["post-2161","post","type-post","status-publish","format-standard","has-post-thumbnail","hentry","category-letture-desoterismo","tag-dallencyclopedie"],"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/www.esonet.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts\/2161","targetHints":{"allow":["GET"]}}],"collection":[{"href":"https:\/\/www.esonet.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/www.esonet.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.esonet.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/users\/1"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.esonet.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fcomments&post=2161"}],"version-history":[{"count":2,"href":"https:\/\/www.esonet.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts\/2161\/revisions"}],"predecessor-version":[{"id":10359,"href":"https:\/\/www.esonet.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts\/2161\/revisions\/10359"}],"wp:featuredmedia":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.esonet.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/media\/4487"}],"wp:attachment":[{"href":"https:\/\/www.esonet.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fmedia&parent=2161"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.esonet.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fcategories&post=2161"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.esonet.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Ftags&post=2161"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}