{"id":2173,"date":"2006-01-04T00:00:18","date_gmt":"2006-01-03T23:00:18","guid":{"rendered":"http:\/\/www.esonet.it\/?p=2173"},"modified":"2023-10-16T19:35:05","modified_gmt":"2023-10-16T17:35:05","slug":"filosofia-sperimentale","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.esonet.it\/?p=2173","title":{"rendered":"Filosofia Sperimentale"},"content":{"rendered":"<p><a href=\"https:\/\/www.esonet.it\/?cat=54\"><img decoding=\"async\" src=\"data:image\/svg+xml,%3Csvg%20xmlns='http:\/\/www.w3.org\/2000\/svg'%20viewBox='0%200%20370%20247'%3E%3C\/svg%3E\" class=\"zeen-lazy-load-base zeen-lazy-load alignright\" title=\"Letture d'Esoterismo\" data-lazy-src=\"images\/topics\/LettOccidente1.jpg\" alt=\"Letture d'Esoterismo\" align=\"right\" border=\"0\" \/><noscript><img decoding=\"async\" class=\"alignright\" title=\"Letture d'Esoterismo\" src=\"images\/topics\/LettOccidente1.jpg\" alt=\"Letture d'Esoterismo\" align=\"right\" border=\"0\" \/><\/noscript><\/a><em>Antologia dell&#8217;\u00abEncyclop\u00e9die\u00bb di Diderot e D&#8217;Alembert<\/em><\/p>\n<p>Si chiama \u00absperimentale\u00bb quella filosofia che si serve degli esperimenti per scoprire le leggi della natura.<br \/>\nGli antichi, ai quali ci crediamo tanto superiori nelle scienze, perch\u00e9 troviamo pi\u00f9 comodo e gratificante disprezzarli invece di leggerli, non hanno trascurato la fisica sperimentale, a differenza di quanto solitamente si suppone. Compresero assai presto che l&#8217;osservazione e l&#8217;esperienza erano i soli mezzi per conoscere la natura.<\/p>\n<table border=\"0\" width=\"100%\">\n<tbody>\n<tr>\n<td scope=\"col\">\n<div align=\"center\">\n<h3 align=\"left\"><a name=\"su\"><\/a>Antologia dell&#8217;\u00abEncyclop\u00e9die\u00bb di Diderot e D&#8217;Alembert<\/h3>\n<p align=\"left\">curato da Roberta Giammaria<\/p>\n<p align=\"left\">\n<\/div>\n<\/td>\n<\/tr>\n<tr>\n<td scope=\"row\">\n<div align=\"justify\">\n<table border=\"0\" width=\"100%\">\n<tbody>\n<tr>\n<td scope=\"col\" valign=\"bottom\" width=\"54%\">\n<div align=\"justify\">\n<h4>Filosofia Sperimentale<\/h4>\n<p>Si chiama \u00absperimentale\u00bb quella filosofia che si serve degli esperimenti per scoprire le leggi della natura.<\/p>\n<\/div>\n<\/td>\n<td scope=\"col\" width=\"46%\">\n<div align=\"right\"><img decoding=\"async\" src=\"data:image\/svg+xml,%3Csvg%20xmlns='http:\/\/www.w3.org\/2000\/svg'%20viewBox='0%200%20320%20214'%3E%3C\/svg%3E\" class=\"zeen-lazy-load-base zeen-lazy-load\" data-lazy-src=\"..\/img_art\/Diderot&amp;D'Alembert.jpg\" width=\"320\" height=\"214\" \/><noscript><img decoding=\"async\" src=\"..\/img_art\/Diderot&amp;D'Alembert.jpg\" width=\"320\" height=\"214\" \/><\/noscript><\/div>\n<\/td>\n<\/tr>\n<\/tbody>\n<\/table>\n<p>Gli antichi, ai quali ci crediamo tanto superiori nelle scienze, perch\u00e9 troviamo pi\u00f9 comodo e gratificante disprezzarli invece di leggerli, non hanno trascurato la fisica sperimentale, a differenza di quanto solitamente si suppone. Compresero assai presto che l&#8217;osservazione e l&#8217;esperienza erano i soli mezzi per conoscere la natura.<\/p>\n<p>Le opere del solo Ippocrate sarebbero sufficienti a illustrare lo spirito che animava allora i filosofi. In luogo dei sistemi funesti o almeno ridicoli che la medicina moderna ha generato per poi condannarli, vi si trovano fatti ben collegati in un sistema di osservazioni utili ancora oggi e apparentemente destinati a costituire per sempre una base all&#8217;arte di guarire. Ora, dalla situazione della medicina credo che si possa inferire anche la situazione della fisica degli antichi in generale, basandoci sulle due seguenti ragioni: innanzitutto, perch\u00e9 le opere di Ippocrate sono i documenti pi\u00f9 considerevoli che ci restano di tutta la fisica degli antichi; e in secondo luogo, perch\u00e9 la medicina \u00e8 la parte pi\u00f9 essenziale e pi\u00f9 interessante della fisica, e quindi si pu\u00f2 giudicare con certezza dal suo grado di sviluppo il livello raggiunto dalla stessa fisica. Insomma, tale \u00e8 la fisica e tale \u00e8 la medicina; e viceversa, tale la medicina, tale la fisica. \u00c8 una verit\u00e0 convalidata dall&#8217;esperienza, giacch\u00e9, partendo anche soltanto dalla rinascenza della cultura e senza risalire pi\u00f9 indietro come pure ben potremmo, risulta evidente che una di queste due scienze subisce sempre i mutamenti che alterano o snaturano l&#8217;altra.<\/p>\n<p>Sappiamo d&#8217;altra parte che ai tempi di Ippocrate molti grandi uomini, alla testa dei quali si deve porre Democrito, si applicarono con successo all&#8217;osservazione della natura. La tradizione vuole che il medico fosse chiamato dagli abitanti di Abdera per guarire la pretesa follia del filosofo e lo trovasse intento a sezionare e osservare animali. E si pu\u00f2 indovinare chi fu giudicato pi\u00f9 pazzo da Ippocrate, fra quello che avrebbe dovuto visitare e coloro che lo avevano chiamato a quella visita. Democrito pazzo! Proprio lui che aveva trovato il modo certamente pi\u00f9 filosofico di godere tanto della natura quanto degli uomini: studiare l&#8217;una e ridere degli altri.<\/p>\n<p>Per\u00f2 quando parlo della pratica antica della fisica sperimentale non so se bisogna prendere questa espressione nel suo senso pi\u00f9 pieno. La fisica sperimentale ruota intorno a due cardini che non vanno confusi: la <em>sperimentazione <\/em> propriamente detta e l&#8217;<em>osservazione.<\/em> Quest&#8217;ultima \u00e8 meno ricercata e meno sottile e si limita ai fatti che ha sott&#8217;occhio: si limita a guardare attentamente e nei particolari i fenomeni di ogni genere che lo spettacolo della natura ci presenta. La sperimentazione cerca invece di penetrare pi\u00f9 in profondit\u00e0 nella natura strappandole ci\u00f2 che essa tiene nascosto: cerca di creare in qualche modo, con le differenti combinazioni dei corpi, nuovi fenomeni da studiare; non si limita insomma ad ascoltare la natura, ma l&#8217;interroga e l&#8217;incalza. Si potrebbe chiamare l&#8217;osservazione \u00abfisica dei fatti\u00bb o piuttosto \u00abfisica volgare e palpabile\u00bb, e riservare alla sperimentazione il nome di \u00abfisica occulta\u00bb, purch\u00e9 si attribuisca all&#8217;espressione un&#8217;idea pi\u00f9 filosofica e pi\u00f9 vera di quella attribuita da certi fisici moderni, e la si impieghi a designare soltanto la conoscenza di fatti reconditi ma accertabili mediante la vista, e non gi\u00e0 il romanzo di fatti supposti, bene o male indovinati senza cercarli n\u00e9 vederli.<\/p>\n<p>Sembra che gli antichi non si siano dedicati molto a questo tipo di fisica. Si contentavano di leggere direttamente nella natura. Ma vi leggevano con grande assiduit\u00e0 e con occhi migliori di quanto riteniamo: parecchi fatti da essi rivelati, e che erano stati dapprima smentiti dai moderni, approfondendo l&#8217;osservazione sono risultati veri. Il metodo che seguivano gli antichi di coltivare l&#8217;osservazione pi\u00f9 della sperimentazione era molto filosofico e il pi\u00f9 adatto a far compiere alla fisica i maggiori progressi di cui fosse suscettibile in quella prima et\u00e0 dello spirito umano. Prima di usare tutta la nostra sagacia e di aguzzare il nostro ingegno per ricercare un fatto nelle combinazioni pi\u00f9 sottili, occorre accertarsi bene che questo fatto non esista di gi\u00e0 attorno a noi e non sia gi\u00e0 fra le nostre mani, cos\u00ec come in geometria bisogna riservare gli sforzi alla ricerca di ci\u00f2 che non \u00e8 stato risolto da altri. La natura \u00e8 cos\u00ec varia e ricca che una semplice raccolta ben completata di fatti farebbe avanzare prodigiosamente le nostre conoscenze: se fosse possibile spingere una tale raccolta fino al punto che non vi mancasse nessun elemento, questo sarebbe forse il solo lavoro cui dovrebbe limitarsi un fisico. Questo lavoro di raccolta resta comunque il necessario punto di partenza, e in questo lavoro gli antichi si sono impegnati. Hanno trattato la natura cos\u00ec come Ippocrate ha trattato il corpo umano; e questa \u00e8 un&#8217;altra prova dell&#8217;analogia e della somiglianza fra la loro fisica e la loro medicina. I pi\u00f9 avveduti fra gli antichi hanno composto una specie di tavola di ci\u00f2 che vedevano, l&#8217;hanno composta bene e vi si sono attenuti. Della calamita conobbero solo la propriet\u00e0 che salta pi\u00f9 agli occhi: quella di attirare il ferro. Le meraviglie dell&#8217;elettricit\u00e0, che pure li circondavano e di cui si trova tuttavia qualche traccia nelle loro opere, non li colpirono minimamente, perch\u00e9 per esserne colpiti avrebbero dovuto coglierne i rapporti entro fatti pi\u00f9 nascosti che la sperimentazione \u00e8 riuscita a scoprire solo in questi ultimi tempi. Perch\u00e9 la sperimentazione fra gli altri suoi vantaggi possiede soprattutto quello di estendere il campo dell&#8217;osservazione. Un fenomeno scoperto dalla sperimentazione ci apre gli occhi su una quantit\u00e0 di altri fenomeni che non domandano altro, per cos\u00ec dire, che di essere percepiti. L&#8217;osservazione, per la curiosit\u00e0 che ispira e per i vuoti che lascia, mena alla sperimentazione; la quale riconduce all&#8217;osservazione per la medesima curiosit\u00e0, che cerca di colmare o almeno di restringere sempre di pi\u00f9 tali vuoti. Cos\u00ec la sperimentazione e l&#8217;osservazione si possono considerare in certo modo come la conseguenza e il complemento l&#8217;una dell&#8217;altra.<\/p>\n<p>Pare che gli antichi abbiano coltivato la sperimentazione solo in rapporto alle arti e non gi\u00e0 per soddisfare come noi una curiosit\u00e0 puramente filosofica. Gli antichi scomponevano e ricombinavano i corpi solo per trarne utilit\u00e0 e diletto, senza troppo curarsi di conoscerne n\u00e9 la struttura n\u00e9 il meccanismo. Nella descrizione dei corpi poi gli antichi non si fermavano sui particolari. Ma per giustificarli in questa pratica baster\u00e0 notare il poco profitto che i moderni hanno tratto dalla pratica opposta.<\/p>\n<p>\u00c8 forse nella storia degli animali di Aristotele che si deve cercare il vero gusto della fisica degli antichi piuttosto che nelle sue altre opere di fisica, che sono meno ricche di fatti e pi\u00f9 di parole, pi\u00f9 abbondanti di ragionamenti e meno di erudizione. Lo spirito umano \u00e8 infatti cos\u00ec impastato insieme di saggezza e di follia che, fin tanto che la raccolta di materiali \u00e8 facile e copiosa, si d\u00e0 tutto ad ammassarli e a ordinarli, ma non appena i materiali gli vengono a mancare si mette subito a chiacchierare. Quindi, anche se dispone di un numero assai ridotto di materiali, \u00e8 sempre tentato di formarne un corpo unico, diluendo poche conoscenze imperfette e slegate in un sistema teorico o almeno in un qualcosa che ne abbia l&#8217;aspetto. Ma se riconosciamo una certa impronta di questa inclinazione alla vuota sistematicit\u00e0 nelle opere fisiche di Aristotele, non gli addebitiamo tuttavia l&#8217;abuso che ne hanno fatto i moderni nei lunghi secoli dell&#8217;ignoranza n\u00e9 le sciocchezze che i suoi commentatori hanno fatto passare per opinioni di quel grand&#8217;uomo.<\/p>\n<p>Parlo di quei tempi di tenebra solo per accennare rapidamente ad alcuni geni superiori che abbandonarono il modo vago e oscuro di filosofare e cercarono nella loro sagacia e nello studio della natura conoscenze pi\u00f9 reali. Il monaco Bacone, oggi troppo poco noto e letto, deve essere annoverato fra questi spiriti di prim&#8217;ordine: in mezzo all&#8217;ignoranza pi\u00f9 profonda seppe con la forza del suo genio sollevarsi al di sopra del suo secolo e lasciarselo addietro di molto. Perci\u00f2 fu perseguitato dai suoi confratelli e considerato uno stregone dal popolo, press&#8217;a poco come Gerberto tre secoli prima per le sue invenzioni meccaniche, con la differenza che Gerberto divent\u00f2 papa e Bacone rest\u00f2 monaco e sventurato.<\/p>\n<p>Del resto, i pochi grandi geni che studiarono la natura in se stessa fino alla vera e propria rinascenza della filosofia non si dedicarono in realt\u00e0 a quella che si chiama \u00abfisica sperimentale\u00bb. Chimici piuttosto che fisici, sembra che si dedicassero pi\u00f9 alla scomposizione di certi corpi particolari e all&#8217;indagine analitica degli usi che se ne potevano trarre anzich\u00e9 allo studio generale della natura. Ricchi di un&#8217;infinit\u00e0 di conoscenze utili o curiose ma slegate fra loro, ignoravano le leggi del moto e quelle dell&#8217;idrostatica, il peso dell&#8217;aria di cui pure constatavano gli effetti e molte altre verit\u00e0 che costituiscono oggi la base elementare della fisica moderna.<\/p>\n<p>Il cancelliere Bacone, inglese come il monaco (questo nome e questo popolo sembrano infatti cos\u00ec fortunati in filosofia), per primo abbracci\u00f2 un campo pi\u00f9 vasto. Intravide i princ\u00ecpi generali che devono servire da fondamento allo studio della natura, propose di verificarne sperimentalmente la fecondit\u00e0, annunci\u00f2 una quantit\u00e0 di scoperte che poi si realizzarono effettivamente. Descartes, che lo segu\u00ec immediatamente e che fu accusato forse assai a torto di avere attinto i suoi lumi dalle opere di Bacone, apr\u00ec qualche strada importante nel territorio della fisica sperimentale, ma pi\u00f9 che praticarla la raccomand\u00f2. Proprio forse per questa mancanza di pratica cadde in numerosi errori. Per esempio, ebbe s\u00ec il coraggio di enunciare per primo le leggi del moto, coraggio che merita la riconoscenza di tutti i filosofi, perch\u00e9 ha messo quelli che sono venuti dopo sulla via delle vere leggi; ma la sperimentazione, o piuttosto, come diremo poi, la semplice riflessione sulle osservazioni pi\u00f9 comuni, gli avrebbe insegnato che le leggi che aveva enunciato erano insostenibili. Descartes e lo stesso Bacone, malgrado tutto ci\u00f2 che la filosofia deve loro, le sarebbero stati ancora pi\u00f9 utili se fossero stati fisici pi\u00f9 pratici e meno teorici. Ma il piacere ozioso della meditazione e del congetturare conquista facilmente i grandi spiriti. Costoro intraprendono molto e concludono poco: propongono visioni generali delle cose, prescrivono ci\u00f2 che bisogna fare per costatarne la giustezza e i vantaggi, e lasciano ad altri il lavoro meccanico. Ma questi, illuminati da una luce riflessa, non vanno cos\u00ec lontano come sarebbero andati da soli i maestri. Cos\u00ec gli uni pensano o sognano, gli altri agiscono o manipolano: e l&#8217;infanzia delle scienze \u00e8 lunga o meglio addirittura eterna.<\/p>\n<p>Tuttavia lo spirito della fisica sperimentale introdotto da Bacone e Descartes a poco a poco si estese: l&#8217;Accademia del Cimento di Firenze, Boyle, Mariotte, e in seguito molti altri fecero con successo numerosissimi esperimenti; le accademie si formarono e si impadronirono in fretta di questo nuovo modo di filosofare; mentre solo le universit\u00e0, pi\u00f9 lente perch\u00e9 si erano tutte formate ben prima della nascita della fisica sperimentale, seguirono ancora a lungo il metodo antico. Ma a poco a poco la fisica cartesiana sostitu\u00ec nelle scuole la fisica di Aristotele o piuttosto dei suoi commentatori. Se ancora non si toccava la verit\u00e0, si era per\u00f2 sulla strada. Si fecero esperimenti e si tent\u00f2 subito di interpretarli teoricamente. Sarebbe stato meglio che ci si fosse contentati di eseguire gli esperimenti con precisione limitandosi a registrarne la reciproca analogia invece di trarne un sistema. Ma si sa che non si pu\u00f2 sperare che lo spirito umano si liberi cos\u00ec prontamente da tutti i suoi pregiudizi. Apparve Newton e per primo dispieg\u00f2 ci\u00f2 che i suoi predecessori avevano fatto appena intravedere: l&#8217;arte di immettere la geometria nella fisica, di riunire l&#8217;esperimento al calcolo e di formare cos\u00ec una scienza esatta, profonda, luminosa e nuova. Altrettanto grande per i suoi esperimenti di ottica che per il suo sistema del mondo, Newton apr\u00ec da ogni parte strade maestre immense e sicure. L&#8217;Inghilterra accolse i suoi metodi: la Royal Society li fece propri fin da quando nacquero. Le accademie francesi invece vi si piegarono pi\u00f9 lentamente e con maggiore resistenza, per lo stesso motivo per cui le universit\u00e0 avevano respinto per anni la fisica di Descartes. Ma la luce ha infine prevalso: la generazione che era nemica di quei grandi uomini si \u00e8 spenta nelle accademie e nelle universit\u00e0, cui le accademie sembrano oggi imporre il loro stile; \u00e8 sorta una nuova generazione; giacch\u00e9, quando sono poste le basi di una rivoluzione, tocca quasi sempre alla generazione successiva compirla; raramente prima, perch\u00e9 quelli che l&#8217;ostacolano preferiscono morire piuttosto che cedere; raramente dopo, perch\u00e9 una volta rotte le barriere lo spirito umano va spesso pi\u00f9 in fretta di quanto esso stesso vorrebbe finch\u00e9 incontra un nuovo ostacolo che lo costringe a fermarsi per lungo tempo. <img decoding=\"async\" src=\"data:image\/svg+xml,%3Csvg%20xmlns='http:\/\/www.w3.org\/2000\/svg'%20viewBox='0%200%2015%2015'%3E%3C\/svg%3E\" class=\"zeen-lazy-load-base zeen-lazy-load\" data-lazy-src=\"..\/img_art\/fine_testo.gif\" width=\"15\" height=\"15\" \/><noscript><img decoding=\"async\" src=\"..\/img_art\/fine_testo.gif\" width=\"15\" height=\"15\" \/><\/noscript><\/p>\n<p align=\"center\"><a href=\"#su\"><img decoding=\"async\" src=\"data:image\/svg+xml,%3Csvg%20xmlns='http:\/\/www.w3.org\/2000\/svg'%20viewBox='0%200%2044%2070'%3E%3C\/svg%3E\" class=\"zeen-lazy-load-base zeen-lazy-load\" data-lazy-src=\"..\/img_art\/Uovo_min.jpg\" alt=\"torna su\" width=\"44\" height=\"70\" border=\"0\" \/><noscript><img decoding=\"async\" src=\"..\/img_art\/Uovo_min.jpg\" alt=\"torna su\" width=\"44\" height=\"70\" border=\"0\" \/><\/noscript><\/a><\/p>\n<\/div>\n<\/td>\n<\/tr>\n<\/tbody>\n<\/table>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Antologia dell&#8217;\u00abEncyclop\u00e9die\u00bb di Diderot e D&#8217;Alembert Si chiama \u00absperimentale\u00bb quella filosofia che si serve degli esperimenti per scoprire le leggi della natura. 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