{"id":619,"date":"2021-04-12T14:29:25","date_gmt":"2021-04-12T12:29:25","guid":{"rendered":"http:\/\/www.esonet.it\/?p=619"},"modified":"2023-09-25T13:36:36","modified_gmt":"2023-09-25T11:36:36","slug":"la-vita-come-giuoco-e-come-rappresentazione-1","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.esonet.it\/?p=619","title":{"rendered":"La vita come giuoco e come rappresentazione \/1"},"content":{"rendered":"<p><a href=\"https:\/\/www.esonet.it\/?cat=41\"><img decoding=\"async\" src=\"data:image\/svg+xml,%3Csvg%20xmlns='http:\/\/www.w3.org\/2000\/svg'%20viewBox='0%200%20370%20247'%3E%3C\/svg%3E\" class=\"zeen-lazy-load-base zeen-lazy-load alignright\" title=\"Psicosintesi\" data-lazy-src=\"images\/topics\/Psicosintesi.jpg\" alt=\"Psicosintesi\" align=\"right\" border=\"0\" \/><noscript><img decoding=\"async\" class=\"alignright\" title=\"Psicosintesi\" src=\"images\/topics\/Psicosintesi.jpg\" alt=\"Psicosintesi\" align=\"right\" border=\"0\" \/><\/noscript><\/a>Di solito nella vita \u00abci si lascia vivere\u00bb, mentre il vivere \u00e8 un&#8217;arte e dovrebbe essere la pi\u00f9 grande delle arti belle. Come ogni arte ha le sue tecniche, cos\u00ec anche l&#8217;arte di vivere ha due aspetti entrambi necessari: ispirazione e tecnica.<\/p>\n<table border=\"0\" width=\"100%\">\n<tbody>\n<tr>\n<td scope=\"col\">\n<div align=\"center\">\n<h3 align=\"left\"><a name=\"su\"><\/a>La vita come giuoco e come rappresentazione \/1<\/h3>\n<p align=\"left\">di Roberto Assagioli<\/p>\n<\/div>\n<\/td>\n<\/tr>\n<tr>\n<td scope=\"row\">\n<div align=\"justify\">\n<p>Di solito nella vita \u00abci si lascia vivere\u00bb, mentre il <em>vivere \u00e8 un&#8217;arte <\/em>e dovrebbe essere la pi\u00f9 grande delle arti belle. Come ogni arte ha le sue tecniche, cos\u00ec anche l&#8217;arte di vivere ha due aspetti entrambi necessari: <em>ispirazione <\/em>e <em>tecnica.<\/em><\/p>\n<p>Ora parler\u00f2 della vita come <em>giuoco e come rappresentazione. <\/em>Parlare del giuoco non \u00e8 facile, anzi&#8230; \u00e8 una cosa seria, poich\u00e9 il concetto di giuoco \u00e8 complesso, poliedrico, sfuggente; si potrebbe dire che esso \u00abgiuochi a rimpiattino\u00bb con chi cerca di precisarlo e di definirlo! Infatti vi sono molte teorie sul giuoco. Il Huizinga nel suo libro <em>Homo Ludens <\/em>(Paris, Gallimard, 1951) ne elenca una dozzina:<\/p>\n<p>1. <em>Scarica dell&#8217;eccesso di vitalit\u00e0. 2. Bisogno di rilassamento. 3. Esercizio preparatorio all&#8217;attivit\u00e0 seria. 4. Allenamento all&#8217;autodominio. <\/em>5. <em>Desiderio di dominio. <\/em>6. <em>Desiderio di competere. <\/em>7. <em>Scarica innocua di tendenze nocive. <\/em>8. <em>Attivit\u00e0 compensatoria. 9. Appagamento fittizio, immaginativo, di desideri che non possono essere appagati, nella realt\u00e0; ecc.<\/em><\/p>\n<p>Ognuna di queste teorie mette in luce un aspetto del giuoco, ma ciascuna di esse \u00e8 parziale. Vi \u00e8 una considerazione preliminare, di principio, da fare, cio\u00e8: bisogna distinguere le <em>funzioni <\/em>del giuoco, che sono quelle indicate dalle teorie che ho menzionate, dalla <em>natura <\/em>del giuoco. La sua natura, in quanto attivit\u00e0 psichica soggettiva, dipende dallo stato d&#8217;animo, dall\u2019<em>atteggiamento interno <\/em>di chi giuoca.<\/p>\n<p>Cos\u00ec si pu\u00f2 arrivare ad avere un concetto pi\u00f9 preciso del giuoco. Infatti <em>una stessa attivit\u00e0 <\/em>pu\u00f2 essere, o non essere, \u00abgiuoco\u00bb, a seconda <em>dell&#8217;animo, dell&#8217;intenzione, <\/em>dello <em>scopo <\/em>con cui si compie. Questo \u00e8 chiaro, ad esempio, nello sport. Lo sport nella sua vera natura, e nel suo significato originario \u00e8 giuoco, <em>ludus, <\/em>vien fatto per &#8216;diporto&#8217;. Ma ora vien fatto in modo sempre pi\u00f9 \u00abserio\u00bb con scopi ad esso estrinsechi: ambizione, guadagno, ecc.; in tal modo perde la sua qualit\u00e0 di giuoco, e acquista quella di lavoro, di professione. Ma lo \u00absport professionale\u00bb non \u00e8 pi\u00f9 vero e proprio sport.<\/p>\n<p>Si pu\u00f2 dire che in realt\u00e0 non c&#8217;\u00e8 una linea netta di demarcazione fra \u00abgiuoco\u00bb e \u00abnon giuoco\u00bb, o, pi\u00f9 precisamente, che le proporzioni fra l&#8217;atteggiamento e il comportamento giocoso o quello \u00abserio\u00bb, nel senso ristretto della parola, sono variabili nei diversi casi; anzi esse talvolta mutano durante il corso dello stesso giuoco. Un esempio di ci\u00f2 \u00e8 dato dai bambini che cominciano a far la lotta per giuoco, ma che poi si arrabbiano e si picchiano sul serio. Quanto poi a quello che \u00e8 chiamato giuoco d&#8217;azzardo, spesso non \u00e8 affatto \u00abgiuoco\u00bb, ma passione travolgente. L&#8217;atteggiamento sportivo genuino \u00e8 quello di voler \u00abgiuocar bene\u00bb, pi\u00f9 che di voler \u00abvincere\u00bb. Sono due cose diverse; il vincere pu\u00f2 dipendere dall&#8217;inferiorit\u00e0 dell&#8217;avversario; da condizioni favorevoli di varia natura; da fattori casuali &#8211; e lo stesso vale per il \u00abperdere\u00bb. Il vero sportivo non tiene a vincere a scapito dello \u00abstile\u00bb del giuoco, della correttezza, della lealt\u00e0. E, come in altri casi, il non \u00abpreoccuparsi\u00bb di vincere, favorisce la vittoria!<\/p>\n<p>Vi sarebbe ancora <em>molto <\/em>da dire sul giuoco e sul modo di utilizzarlo per scopi educativi, psicoterapeutici e di auto-formazione psicosintetica; ma mi sono proposto di parlare soltanto di <em>uno <\/em>degli aspetti del \u00abgiuoco\u00bb, inteso nel suo senso pi\u00f9 largo, cio\u00e8 la <em>\u00abrappresentazione\u00bb, <\/em>la <em>\u00abrecitazione\u00bb.<\/em><\/p>\n<p>Fra giuoco e recitazione vi sono affinit\u00e0 e differenze. Le affinit\u00e0 sono indicate dal fatto che in alcune lingue, giuoco e recita vengono designate con la stessa parola. In francese <em>jouer, <\/em>in inglese <em>to play, <\/em>in tedesco <em>spielen, <\/em>significano tanto giuocare, quanto recitare una parte in una rappresentazione teatrale. Le differenze risulteranno evidenti, dal seguito dell&#8217;esposizione.<\/p>\n<p>Il \u00abrecitare una parte\u00bb o meglio delle \u00abparti\u00bb nella vita, costituisce una tecnica psicosintetica di importanza fondamentale. Si potrebbe forse considerarla quale la tecnica centrale dell&#8217;arte di vivere, con cui tutte le altre sono collegate e da cui in un certo senso dipendono.<\/p>\n<p>Questo potrebbe a tutta prima sorprendere, e forse anche scandalizzare, considerandolo un atteggiamento e comportamento poco \u00abserio\u00bb. Ma se osserviamo noi stessi e gli altri con sincerit\u00e0, senza preconcetti e illusioni, dobbiamo riconoscere, anzi constatare, che ognuno di noi rappresenta o \u00abrecita\u00bb varie \u00abparti\u00bb nella vita. Ci\u00f2 \u00e8 inevitabile e costituisce la trama dei nostri rapporti interpersonali e sociali. Ma per lo pi\u00f9 recitiamo le nostre parti inconsciamente, senza rendercene conto &#8211; e perci\u00f2 le recitiamo male! In realt\u00e0 lo stesso giuoco, e tanto pi\u00f9 il recitare, possono venir fatti non solo seriamente, ma non di rado fin troppo. Ricordiamo che presso i popoli primitivi e nell&#8217;antica civilt\u00e0, giuoco e rappresentazione avevano un carattere sacro, ed erano considerati come il modo di agire degli Dei. Ricordiamo anche le \u00abSacre Rappresentazioni\u00bb del Medio Evo, che in qualche luogo, come Oberammergrau, continuano tuttora, o vengono riesumate, come a Grassina presso Firenze. Un&#8217;ampia documentazione sul \u00abgiuoco sacro\u00bb si trova nel libro del Huizinga.<\/p>\n<p>Nel mondo moderno, chi ha conferito un profondo significato e un alto compito spirituale alle rappresentazioni teatrali \u00e8 stato Riccardo Wagner. Egli chiama con una bellissima parola i suoi drammi sacri \u00ab<em>Buhnenweifestspiele<\/em>\u00bb, cio\u00e8 \u00abrappresentazioni sacre (o consacrate) e festose\u00bb.<\/p>\n<p>La concezione della vita come rappresentazione \u00e8 antica e diffusa; non posso soffermarmi a farne la storia e mi limiter\u00f2 a qualche accenno. La manifestazione cosmica stessa \u00e8 stata considerata come un giuoco, una rappresentazione, una danza divina. Ricordiamo la \u00abDanza di Shiva\u00bb degli indiani, raffigurata nelle loro sculture. Nella Bibbia, che pure \u00e8 pervasa di tanta seriet\u00e0, vi \u00e8 un passo che dice: \u00abDeus ludit in orbe terrarum\u00bb (Dio giuoca sulla terra). Ricorder\u00f2 un noto sonetto di Tommaso Campanella, di cui citer\u00f2 soltanto il principio e la fine:<\/p>\n<p align=\"center\">\u00ab<em>Nel teatro del mondo, ammascherate l&#8217;alme da&#8217; corpi, e dagli effetti loro,<\/em><\/p>\n<p>e conclude:<\/p>\n<p align=\"center\">\u00ab<em>Rendendo al fin di giuochi e risse<\/em><br \/>\n<em>Le maschere alla terra, al cielo, al mare<\/em><br \/>\n<em>In Dio Ve\u00e0rem chi meglio fece e disse<\/em>\u00bb.<\/p>\n<p>Nel mondo moderno, chi ha pi\u00f9 accentuato questo aspetto della vita \u00e8 stato lo scrittore e commediografo russo Nicola Evreinoff. Nel suo libro \u00ab<em>II Teatro della Vita<\/em>\u00bb pubblicato anche in italiano (Ed. Alpes) con una prefazione di Silvio d&#8217;Amico, egli parla a lungo di quello che egli chiama \u00abistinto teatrale\u00bb. Citer\u00f2 qualche passo caratteristico del suo \u00abinno\u00bb intitolato <em>Al mio Dio Teatrarca: <\/em>\u00abIl mio volto e il mio corpo non sono che maschere e costumi di cui il Padre Celeste ha rivestito il mio io, mandandolo sul palcoscenico di questo mondo, dove \u00e8 destinato a recitare una data parte&#8230; Difficile \u00e8 la parte che il mio cosmico Direttore di scena, Teatrarca, mi ha affidato questa volta. Ma non trascurer\u00f2 i doveri e non mi lamenter\u00f2. Come si conviene ad un attore nobile e perci\u00f2 leale, raccoglier\u00f2 tutte le mie forze, e la reciter\u00f2 su questo palcoscenico meglio che potr\u00f2. E sono convinto che il Teatrarca non mancher\u00e0 di ricompensarmi per i miei sforzi\u00bb. (pp. 177-179).<\/p>\n<p>Anche il nostro Pirandello ha svolto questo tema in varie sue commedie, ma la sua concezione \u00e8 pessimistica; mette in rilievo soltanto gli aspetti fittizi, illusorii, drammatici del \u00abgiuoco delle parti\u00bb. Invece Hermann Keyserling ha interpretato pi\u00f9 profondamente di ogni altro i rapporti fra giuoco, rappresentazione e vita vissuta nella dodicesima delle sue \u00ab<em>M\u00e9ditations Sud-Am\u00e9ricaines\u00bb <\/em>(Paris, Stock. 1932), intitolata in modo significativo <em>Divina Commedia.<\/em><\/p>\n<p align=\"center\">* * *<\/p>\n<p>La recitazione, come tecnica psicosintetica, si basa sulla concezione della struttura psicologica dell&#8217;essere umano che ho esposta nel libro \u00ab<em>Per l\u2019Armonia della Vita<\/em>\u00bb (seconda edizione: <em>Psicosintesi, Armonia della Vita, <\/em>Ed. Mediterranee &#8211; Roma, 1971) e nel corso di lezioni tenute nell&#8217;Istituto di Psicosintesi nel 1963.<\/p>\n<p>Una rappresentazione scenica richiede il contributo e la cooperazione di diversi agenti: l\u2019<em>autore <\/em>dell&#8217;opera teatrale, il <em>regista <\/em>che la mette in scena, gli <em>attori <\/em>che la recitano. Orbene, in ognuno di noi, l&#8217;autore \u00e8, o dovrebbe essere il S\u00e9 spirituale, il quale sceglie il tema, il compito, o meglio i compiti, della vita individuale, le parti che la personalit\u00e0 deve \u00abimpersonare\u00bb. Si noti che generalmente ci\u00f2 avviene senza chiara consapevolezza dell&#8217;Io, poich\u00e9 il S\u00e9 spirituale opera dal livello super-cosciente.<\/p>\n<p>L&#8217;Io cosciente, il centro della coscienza, ha la funzione di <em>attuare <\/em>il piano di vita che gli si rivela via via, per ispirazione superiore, per spinta interna, oppure per lo svolgersi delle circostanze della vita; esso \u00e8 il <em>regista. <\/em>Il successo della rappresentazione dipende in massima parte da lui, dal suo riconoscimento e dalla sua comprensione della trama della commedia; dalla sua accettazione di essa; dal suo impegno, dalla sua abilit\u00e0 nell&#8217;istruire gli attori. Chi sono questi? Sono le varie sub-personalit\u00e0 esistenti in noi.<\/p>\n<p>Nello schema che segue ho raffigurato tre sub-personalit\u00e0. Una parte di ciascuna entra nell&#8217;area della coscienza, ma la parte maggiore opera da vari livelli dell&#8217;inconscio; una prevalentemente da quello inferiore, una dall&#8217;inconscio medio, l&#8217;altra dal supercosciente.<\/p>\n<p align=\"center\"><img decoding=\"async\" src=\"data:image\/svg+xml,%3Csvg%20xmlns='http:\/\/www.w3.org\/2000\/svg'%20viewBox='0%200%20550%20750'%3E%3C\/svg%3E\" class=\"zeen-lazy-load-base zeen-lazy-load\" data-lazy-src=\"..\/img_art_1\/sub_personalita.jpg\" alt=\"Le subpersonalit\u00e0\" width=\"550\" height=\"750\" \/><noscript><img decoding=\"async\" src=\"..\/img_art_1\/sub_personalita.jpg\" alt=\"Le subpersonalit\u00e0\" width=\"550\" height=\"750\" \/><\/noscript><\/p>\n<p>Si noti per\u00f2 che le \u00absedi\u00bb indicate non sono fisse: ognuna delle sub-personalit\u00e0 si pu\u00f2 innalzare, abbassare o spostare lateralmente durante lo svolgimento della sua attivit\u00e0. Inoltre a ciascun livello non ve n\u2019\u00e8 una sola (come \u00e8 indicato nello schema per ragioni di chiarezza) ma ve ne sono varie!<\/p>\n<p>Ognuna delle sub-personalit\u00e0 svolge una sua funzione specifica, cio\u00e8 recita una propria \u00abparte\u00bb nella vita familiare e sociale. Nella famiglia sono le \u00abparti\u00bb di figlio o figlia; di marito o moglie, di padre o madre Nella societ\u00e0 sono le varie attivit\u00e0 di lavoro e professionali, le varie funzioni pubbliche che uno pu\u00f2 svolgere.<\/p>\n<p>Sviluppando l&#8217;analogia, esaminiamo anzitutto quali sono i <em>rapporti fra attore e regista, <\/em>cio\u00e8 fra il S\u00e9 e l&#8217;Io cosciente. Tali rapporti possono essere molto diversi; purtroppo spesso vi sono da parte dell&#8217;io cosciente incomprensione, interpretazioni sbagliate, renitenze, conflitti. Nei casi migliori, l&#8217;io cosciente, grazie alle esperienze che fa, riconosce gradatamente che non \u00e8 soltanto suo dovere ma il suo vero bene di mettersi d&#8217;accordo col S\u00e9 e cooperare con lui.<\/p>\n<p>Vi sono poi i <em>rapporti fra il regista e gli attori; <\/em>qui il successo dipende dall&#8217;abilit\u00e0 e dall&#8217;autorit\u00e0 del regista, dalla sua volont\u00e0, dalla sua capacit\u00e0 di dirigere, di insegnare. Suoi compiti sono: l&#8217;allenamento dei singoli attori; la loro azione combinata; poi la messa in scena della commedia. Nella vita ci\u00f2 significa sviluppare, allenare, armonizzare e far cooperare fra loro le nostre varie sub-personalit\u00e0.<\/p>\n<p>Vi sono poi le \u00abprove\u00bb; prima di una recita il regista fa \u00abprovare\u00bb pi\u00f9 volte le varie scene. Queste prove corrispondono all&#8217;\u00aballenamento immaginativo\u00bb, che dovrebbe venir fatto prima di compiere ogni \u00abparte\u00bb nella vita. Tali \u00abprove\u00bb hanno una funzione affine a quella che ha il giuoco come preparazione alla vita. Questo metodo dovrebbe essere molto pi\u00f9 &#8211; e soprattutto meglio &#8211; utilizzato nell&#8217;educazione familiare, e anche in quella scolastica.<\/p>\n<p>Uno degli aspetti pi\u00f9 importanti e illuminativi dell&#8217;analogia fra recitazione e vita, \u00e8 quello dei rapporti fra la <em>personalit\u00e0 detrattore, <\/em>quale essere umano a s\u00e9 stante, come uomo o donna, e i personaggi che via via \u00abimpersona\u00bb, le sue \u00abmaschere\u00bb in senso psicologico. Qui si presentano due problemi importanti e che sono stati molto dibattuti:<\/p>\n<p>Fino a quale punto un attore si immedesima nel personaggio che rappresenta?<\/p>\n<p>Recita meglio chi si immedesima al massimo grado, oppure chi resta distaccato psicologicamente dalla sua parte e mantiene chiara la sua coscienza di osservatore e regolatore del proprio comportamento?<\/p>\n<p>Vive discussioni in proposito sono state suscitate dal Diderot, il quale nel suo libretto <em>Le Paradoxe du Com\u00e9dien <\/em>ha affermato che \u00abl&#8217;estrema sensibilit\u00e0 nel senso di emozione, rende gli attori mediocri, mentre la completa assenza di sensibilit\u00e0 prepara gli attori sublimi\u00bb. La tesi, esposta in modo cos\u00ec assoluto, appare veramente paradossale; essa \u00e8 stata variamente commentata e criticata ed \u00e8 stata oggetto di inchieste presso gli attori.<\/p>\n<p>Queste discussioni, e i risultati delle inchieste, sono stati esposti dai Proff. Alberto Marzi e Sofia Vignoli, i quali hanno fatto un&#8217;inchiesta fra diciotto attori italiani, sottoponendo loro un preciso questionario. I risultati sono stati pubblicati in un interessante articolo, intitolato <em>L\u2019espressione delle emozioni sulla scena, <\/em>nella \u00abRivista di Psicologia\u00bb (1944-1945). Dalle dichiarazioni degli attori \u00e8 emerso che la loro partecipazione alle emozioni dei personaggi che rappresentano \u00e8 molto varia. Qualcuno ammette una parziale identificazione col personaggio rappresentato. Secondo Renzo Ricci l&#8217;emozione che l&#8217;attore prova sulla scena \u00e8 relativamente simile alla reale per quanto riguarda le perturbazioni somatiche. Dopo lo studio preparatorio l&#8217;attore \u00e8 nel personaggio o il personaggio \u00e8 in lui: fusione non completa&#8230; fino ai momenti di acme drammatica, in cui l&#8217;attore si abbandona al personaggio. Altri hanno dichiarato che mantengono durante la recita un atteggiamento di osservazione, di critica, una chiara consapevolezza di s\u00e9. Anna Proclemer va oltre, dice: \u00abL&#8217;attore deve sentire il personaggio, ma non nella recita, durante la quale \u00e8 necessario un controllo che impedisce di abbandonarsi al sentimento\u00bb.<\/p>\n<p>Alcuni parlano di uno \u00absdoppiamento\u00bb, come Ruggero Ruggeri e Elena da Venezia. Particolarmente significativa \u00e8 la dichiarazione di Anna Torrieri: \u00abControllarsi sempre nella vita in qualsiasi emergenza, abituarsi a un continuo controllo, cos\u00ec il controllo sulla scena diverr\u00e0 abituale, e la parte sar\u00e0 vissuta con equilibrio e dominio di s\u00e9 come la vita stessa\u00bb.<\/p>\n<p>Dunque questi attori fanno spontaneamente quello di cui ho parlato, cio\u00e8 mantengono la propria auto-coscienza individuale distinta, sia pur in varia misura dalle parti che via via recitano sulla scena; possono mantenere un auto-osservazione, un auto-dominio e quindi una disidentificazione, uno sdoppiamento fra la parte che osserva e dirige e quella che agisce. Le loro dichiarazioni sono significative poich\u00e9 sono frutto di esperienza personale e non di una tecnica psicologica prestabilita.<\/p>\n<p>Vediamo in qual modo tutto ci\u00f2 si applichi alle funzioni che rappresentiamo nella vita, e quali indicazioni possiamo trarne. Anche qui, possiamo osservare che i gradi di immedesimazione sono molto diversi. Generalmente si \u00abvivono\u00bb le proprie parti, direi istintivamente, (usando la parola nel senso generico corrente, non in quello scientifico), cio\u00e8 per impulso interno, o come reazione, come risposta a stimoli e condizionamenti esterni. Su questo si basano le concezioni psicologiche (o cosiddette tali) che considerano l\u2019essere umano come tutto \u00abazionato\u00bb da bisogni, da impulsi e da riflessi condizionanti; sono le teorie \u00abbehavioristica\u00bb e quella \u00abriflessologica\u00bb. Queste concezioni sono molto unilaterali: esse tengono conto soltanto di quello che \u00e8 meno \u00abumano\u00bb nella vita dell&#8217;uomo, della parte che si comporta in modo simile agli animali! Va per\u00f2 loro riconosciuto il merito di aver messo bene in evidenza questo lato del nostro comportamento, di rendercene consapevoli e quindi (senza o contro le loro intenzioni) di aiutarci a superarle.<\/p>\n<p>\u00c8 vero che la maggioranza degli uomini e delle donne si \u00ablasciano prendere\u00bb, e spesso travolgere, dalle loro \u00abparti\u00bb, s\u00ec da non aver quasi una vita autonoma, autentica, autocosciente al di fuori di essa. Esempi tipici sono quelli delle donne che si identificano con la loro funzione materna e degli uomini che si sentono veramente se stessi e importanti soltanto quando esercitano la loro funzione (di generale, magistrato, dirigente d&#8217;azienda, ecc.).<\/p>\n<p>C&#8217;\u00e8 persino chi si immedesima con ci\u00f2 che possiede, \u00e8 nota la tipica affermazione di un proprietario francese: \u00abIo sono la mia terra!\u00bb. Tutti questi possono essere considerati come degli estremi estraversi.<\/p>\n<p>Ma vi sono ragioni importanti per non immedesimarsi troppo in una parte, in una funzione. Noi non dobbiamo esercitarne una sola ma varie; perci\u00f2 se ci identifichiamo troppo con una sola, se mettiamo in essa tutto il nostro impegno, il nostro interesse, non potremo svolgere bene, come \u00e8 nostro dovere, le altre. Al funzionario pubblico o al professionista che si dedica tutto al lavoro mancheranno tempo ed energie per compiere adeguatamente le sue funzioni di marito e di padre. La donna che si immedesima tutta con la sua funzione materna non sapr\u00e0 far bene la propria parte di moglie e lascer\u00e0 isterilire le sue altre possibilit\u00e0 di esperienza, di espressione, di partecipazione sociale come essere umano. Inoltre, quando lo svolgimento della funzione alla quale una persona si era dedicata quasi esclusivamente \u00e8 resa impossibile per cause di forza maggiore (malattia, limiti di et\u00e0, perdita o allontanamento del coniuge o dei figli) avvengono crisi gravi, dei crolli che possono produrre una malattia psichica.<\/p>\n<p>Invece chi abbia saputo distribuire opportunamente i propri interessi vitali, la sua attenzione interna e le sue energie nelle varie \u00abparti\u00bb che la vita lo ha chiamato a svolgere, e in quelle che ha liberamente scelte, sapr\u00e0 trovare compensi, anzi talvolta utilizzare talenti e svolgere attivit\u00e0 che prima aveva dovuto trascurare.<\/p>\n<p>Vi sono, invece, persone che mantengono durante le loro azioni una continua auto-osservazione, che esercitano una costante autocritica. Alcune eccedono in questo senso: in loro l&#8217;autoanalisi e l&#8217;autocritica possono arrivare a ostacolare o paralizzare l&#8217;azione.\u00a0 Sono gli introversi eccessivi.<\/p>\n<p>Vi \u00e8 poi un altro gruppo, formato da coloro che recitano coscientemente delle parti a scopi utilitari oppure per giuoco; essi fingono o ingannano. Ma l&#8217;esistenza e il cattivo esempio di questi non devono far ritenere che soltanto il modo istintivo di vivere sia autentico, genuino, che ogni recita cosciente sia una finzione. Ci\u00f2 costituisce quello che pu\u00f2 esser chiamato \u00abl&#8217;equivoco della sincerit\u00e0\u00bb, cio\u00e8 il confondere questa con l&#8217;impulsivit\u00e0 irriflessiva e non dominata.<\/p>\n<p>Vi \u00e8 invece un modo di \u00abrecitare\u00bb nella vita che non solo \u00e8 altrettanto genuino e reale ma lo \u00e8 in modo superiore, che costituisce anzi un dovere. Da un punto di vista generale, si potrebbe indicare come la differenza fra natura e arte, fra vivere istintivamente \u00abnaturalmente\u00bb e l&#8217;arte di vivere o \u00abil vivere come arte\u00bb. Il giusto rapporto fra i due modi di vivere \u00e8 espresso sinteticamente nel detto: <em>\u00abL&#8217;arte si basa sulla natura ma la perfeziona\u00bb<\/em>.<\/p>\n<p>Sotto un altro rispetto, si pu\u00f2 dire che la \u00abgenuinit\u00e0\u00bb, e quindi il valore umano, etico e spirituale, del nostro comportamento, stia essenzialmente nella <em>intenzione <\/em>con cui lo si attua, nello <em>scopo <\/em>al quale \u00e8 volto, ed anche nella <em>saggezza <\/em>e <em>nell&#8217;abilit\u00e0 tecnica <\/em>con la quale agiamo.<\/p>\n<p>Applichiamo quanto \u00e8 stato detto al metodo da usare nello svolgere le proprie \u00abparti\u00bb nel mondo. La preparazione, cio\u00e8 il primo e necessario compito, consiste nel prendere coscienza del nostro essere reale, di quello che siamo <em>veramente; <\/em>e poi dei vari elementi che compongono la nostra personalit\u00e0; si possono chiamare la anatomia e la fisiologia psicologica. Ci\u00f2 pu\u00f2 essere riassunto nel vecchio e sempre attuale comando \u00ab<em>Conosci te stesso<\/em>\u00bb. Per farlo occorre anzitutto disidentificarci dai contenuti e dalle varie funzioni della psiche, dalle varie sub-personalit\u00e0. Poi riconoscersi quale pura identit\u00e0 autocosciente e permanente, personale e spirituale. A questo scopo \u00e8 di grande aiuto <em>l&#8217;Esercizio di disidentificazione e di autoidentificazione. <\/em>Questo stadio si pu\u00f2 chiamare la posizione interna, l&#8217;atteggiamento <em>dell&#8217;Osservatore distaccato.<\/em><\/p>\n<p>Il secondo stadio \u00e8 quello che corrisponde al <em>regista, <\/em>cio\u00e8 quello nel quale si sviluppano, allenano, trasformano e dirigono le varie sub-personalit\u00e0. A questo si riferiscono le altre due \u00abparole d&#8217;ordine\u00bb adottate dalla psicosintesi: \u00ab<em>Possiedi te stesso\u00bb; \u00abTrasforma te stesso<\/em>\u00bb. Tutte le tecniche della psicosintesi mirano a questo scopo.<\/p>\n<p>Ma qual \u00e8 il grado, si potrebbe dire la percentuale, di parziale identificazione durante l&#8217;attivit\u00e0? Esso \u00e8 molto diverso secondo il <em>genere <\/em>di azione e secondo il <em>tipo psicologico del soggetto. <\/em>Per ognuno vi \u00e8 una proporzione ottimale. Una tecnica per mantenere questo giusto equilibrio \u00e8 quella detta dell&#8217;\u00ab<em>agire come se<\/em>\u00bb. In generale si pu\u00f2 dire che nello svolgere una funzione \u00e8 opportuno da principio dedicare ad essa la massima attenzione, un grande impegno per imparare a esercitarla bene; poi, col crescente esercizio, ci\u00f2 non occorre pi\u00f9 e si pu\u00f2 svolgerla con sempre minore \u00abpartecipazione\u00bb, soprattutto emotiva, e allo stesso tempo sempre meglio. Questo corrisponde a quello che avviene agli attori via via che ripetono le recite della stessa commedia o dramma. Un altro metodo utilissimo \u00e8 quello della preparazione all&#8217;azione mediante l&#8217;esercizio dell&#8217;\u00abAllenamento immaginativo\u00bb.<\/p>\n<p>Ma l&#8217;uso di questi metodi presuppone una chiara e stabile <em>autocoscienza, <\/em>l&#8217;azione di una <em>volont\u00e0 salda e decisa, <\/em>e una <em>continua <\/em>\u00ab<em>presenza a s\u00e9 stesso<\/em>\u00bb, come <em>soggetto, <\/em>e al tempo stesso come <em>osservatore <\/em>ed <em>agente. <\/em>Questo pu\u00f2 venir fatto gi\u00e0 al livello dell&#8217;Io personale, ma il modo pi\u00f9 efficace e sicuro \u00e8 quello di mettersi in rapporto, in contatto col S\u00e9, con l&#8217;Io spirituale del quale l&#8217;io personale \u00e8 un\u2019emanazione, un riflesso. Da quella superiore Realt\u00e0 possiamo continuamente attingere la luce e la forza necessarie per resistere ad ogni attrazione interna ed esterna, a ogni allettamento e sollecitazione che ci distraggano dai nostri compiti, dallo svolgere nel modo migliore le nostre \u00abparti\u00bb nella grande \u00abrappresentazione umana\u00bb. <img decoding=\"async\" src=\"data:image\/svg+xml,%3Csvg%20xmlns='http:\/\/www.w3.org\/2000\/svg'%20viewBox='0%200%2015%2015'%3E%3C\/svg%3E\" class=\"zeen-lazy-load-base zeen-lazy-load\" data-lazy-src=\"..\/img_art\/fine_testo.gif\" alt=\"fine testo\" width=\"15\" height=\"15\" \/><noscript><img decoding=\"async\" src=\"..\/img_art\/fine_testo.gif\" alt=\"fine testo\" width=\"15\" height=\"15\" \/><\/noscript><\/p>\n<p align=\"center\"><a href=\"#su\"><img decoding=\"async\" src=\"data:image\/svg+xml,%3Csvg%20xmlns='http:\/\/www.w3.org\/2000\/svg'%20viewBox='0%200%2044%2070'%3E%3C\/svg%3E\" class=\"zeen-lazy-load-base zeen-lazy-load\" data-lazy-src=\"..\/img_art\/Uovo_min.jpg\" alt=\"torna su\" width=\"44\" height=\"70\" border=\"0\" \/><noscript><img decoding=\"async\" src=\"..\/img_art\/Uovo_min.jpg\" alt=\"torna su\" width=\"44\" height=\"70\" border=\"0\" \/><\/noscript><\/a><\/p>\n<\/div>\n<\/td>\n<\/tr>\n<\/tbody>\n<\/table>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Di solito nella vita \u00abci si lascia vivere\u00bb, mentre il vivere \u00e8 un&#8217;arte e dovrebbe essere la pi\u00f9 grande delle arti belle. Come ogni arte ha le sue tecniche, cos\u00ec anche l&#8217;arte di vivere ha due aspetti entrambi necessari: ispirazione e tecnica. La vita come giuoco e come rappresentazione \/1 di Roberto Assagioli Di solito nella vita \u00abci si lascia vivere\u00bb, mentre il vivere \u00e8 un&#8217;arte e dovrebbe essere la pi\u00f9 grande delle arti belle. 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