{"id":762,"date":"2012-11-13T17:21:31","date_gmt":"2012-11-13T16:21:31","guid":{"rendered":"http:\/\/www.esonet.it\/?p=762"},"modified":"2023-11-04T17:48:58","modified_gmt":"2023-11-04T16:48:58","slug":"biancaneve-un-ritorno-alloriginale","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.esonet.it\/?p=762","title":{"rendered":"Biancaneve &#8211; Un ritorno all\u2019originale"},"content":{"rendered":"\n<div class=\"wp-block-group\"><div class=\"wp-block-group__inner-container is-layout-constrained wp-block-group-is-layout-constrained\"><div class=\"wp-block-image\">\n<figure class=\"alignright\"><a href=\"https:\/\/www.esonet.it\/?cat=52\"><img decoding=\"async\" src=\"data:image\/svg+xml,%3Csvg%20xmlns='http:\/\/www.w3.org\/2000\/svg'%20viewBox='0%200%20370%20247'%3E%3C\/svg%3E\" class=\"zeen-lazy-load-base zeen-lazy-load\" data-lazy-src=\"images\/topics\/Arte.jpg\" alt=\"Arte ed Esoterismo\" title=\"Arte ed Esoterismo\"\/><noscript><img decoding=\"async\" src=\"images\/topics\/Arte.jpg\" alt=\"Arte ed Esoterismo\" title=\"Arte ed Esoterismo\"\/><\/noscript><\/a><\/figure>\n<\/div>\n\n\n<p>Alla fine del 1812 usciva il primo volume delle&nbsp;<em>Kinder<\/em>&nbsp;<em>und Hausm\u00e4rchen<\/em>,&nbsp;<em>le<\/em>&nbsp;<em>Fiabe<\/em>&nbsp;dei fratelli Jakob e Wilhelm Grimm. Nel 1815 vedeva la luce il secondo volume. Il terzo \u00e8 del 1822 e consta di un ampio commento alle fiabe raccolte, opera delle ricerche di Wilhelm. La fiaba di Biancaneve \u00e8 contenuta nel primo volume col numero 53; cade dunque quest\u2019anno, nel 2012, il duecentesimo anniversario della sua pubblicazione. <\/p>\n<\/div><\/div>\n\n\n\n<div style=\"height:10px\" aria-hidden=\"true\" class=\"wp-block-spacer\"><\/div>\n\n\n\n<h3 class=\"wp-block-heading\">Biancaneve &#8211; Un ritorno all\u2019originale<\/h3>\n\n\n\n<p>di Maria Franca Frola<\/p>\n\n\n\n<div style=\"height:30px\" aria-hidden=\"true\" class=\"wp-block-spacer\"><\/div>\n\n\n\n<p id=\"1\">Alla fine del 1812 usciva il primo volume delle&nbsp;<em>Kinder<\/em>&nbsp;<em>und Hausm\u00e4rchen<\/em>,&nbsp;<em>le<\/em>&nbsp;<em>Fiabe<\/em>&nbsp;dei fratelli Jakob e Wilhelm Grimm. Nel 1815 vedeva la luce il secondo volume. Il terzo \u00e8 del 1822 e consta di un ampio commento alle fiabe raccolte, opera delle ricerche di Wilhelm. La fiaba di Biancaneve \u00e8 contenuta nel primo volume col numero 53; cade dunque quest\u2019anno, nel 2012, il duecentesimo anniversario della sua pubblicazione. Si deve a questo evento l\u2019ulteriore proliferare di rifacimenti della famosissima fiaba, anche filmici. Si pensi alla&nbsp;<em>Biancaneve<\/em>&nbsp;di Tarsem Singh con Julia Roberts e a&nbsp;<em>Biancaneve e il cacciatore<\/em>&nbsp;di Rupert Sanders con Kristen Stewart. \u00c8 per questo motivo che si presenta l\u2019esigenza di tornare all\u2019originale definito dai Grimm e di ripercorrerne tre interpretazioni relativamente datate.&nbsp;<a id=\"1\"><\/a>La prima in ordine cronologico \u00e8 contenuta in&nbsp;<em>So leben sie noch heute<\/em>&nbsp;(<em>Continuano a vivere tutt\u2019oggi<\/em>) [<a href=\"#_ftn1\">1<\/a>] del germanista svizzero Max L\u00fcthi, la seconda si legge nel testo&nbsp;<em>Die Mutter im M\u00e4rchen<\/em>&nbsp;(<em>La madre nella fiaba<\/em>) [<a href=\"#_ftn2\">2<\/a>] della psicologa junghiana Sibylle Birkh\u00e4user-Oeri, la terza \u00e8 del teosofo Ar thur Schult nel libro dal titolo&nbsp;<em>Mysterienweisheit im deutschen Volksm\u00e4rchen<\/em>&nbsp;(<em>Saggezza misterica della fiaba popolare tedesca<\/em>) [<a href=\"#_ftn3\">3<\/a>].<\/p>\n\n\n\n<p>Sotto un profilo formale, utilizzando il metodo del Propp, che divide gli eroi delle fiabe in cercatori e vittime, si pu\u00f2 definire Biancaneve eroina vittima, che si allontana da casa, perch\u00e9 scacciata, viene tradita (dallo specchio), cade nel tranello (della strega), infrange il divieto (dei nani), incorre nella sciagura (la morte), viene salvata e si sposa mentre l\u2019antagonista (la regina cattiva) \u00e8 punito. La fiaba poi presenta il meccanismo della triplicazione e l\u2019uso dei mezzi magici, ulteriori elementi che la fanno inquadrare nelle fiabe di magia.<\/p>\n\n\n\n<p id=\"4\"><a id=\"4\"><\/a>Ma penso che non facciamo torto a nessuno se riproponiamo la fiaba nella sua originale interezza [<a href=\"#_ftn4\">4<\/a>].<\/p>\n\n\n<div class=\"wp-block-image\">\n<figure class=\"aligncenter\"><img decoding=\"async\" src=\"data:image\/svg+xml,%3Csvg%20xmlns='http:\/\/www.w3.org\/2000\/svg'%20viewBox='0%200%20370%20247'%3E%3C\/svg%3E\" class=\"zeen-lazy-load-base zeen-lazy-load\" data-lazy-src=\"..\/img_art_1\/Kinder_und_Hausm\u00e4rchen.jpg\" alt=\"\"\/><noscript><img decoding=\"async\" src=\"..\/img_art_1\/Kinder_und_Hausm\u00e4rchen.jpg\" alt=\"\"\/><\/noscript><\/figure>\n<\/div>\n\n\n<p><em>Una volta, nel cuor dell\u2019inverno, mentre i fiocchi di neve cadevano dal cielo come piume, una regina cuciva, seduta accanto a una finestra dalla cornice d\u2019ebano. E cos\u00ec cucendo e alzando gli occhi per guardare la neve, si punse un dito, e caddero nella neve tre gocce di sangue. Il rosso era cos\u00ec bello su quel candore, ch\u2019ella pens\u00f2:<\/em><\/p>\n\n\n\n<p><em>\u00abAvessi una bambina bianca come la neve, rossa come il sangue e dai capelli neri come il legno della finestra!\u00bb Poco dopo diede alla luce una figlioletta bianca come la neve, rossa come il sangue e dai capelli neri come l\u2019ebano; e la chiamarono Biancaneve. E quando nacque, la regina mor\u00ec. Dopo un anno il re prese un\u2019altra moglie: era bella, ma superba e prepotente, e non poteva sopportare che qualcuno la superasse in bellezza. Aveva uno specchio magico, e nello specchiarsi diceva:<\/em><\/p>\n\n\n\n<ul class=\"wp-block-list\">\n<li><em>Dal muro, specchietto, favella:<\/em>&nbsp;<em>nel regno chi \u00e8 la pi\u00f9 bella?&nbsp;<\/em><\/li>\n<\/ul>\n\n\n\n<p><em>E lo specchio rispondeva:<\/em><\/p>\n\n\n\n<ul class=\"wp-block-list\">\n<li><em>Nel regno, Maest\u00e0, tu sei quella.<\/em><\/li>\n<\/ul>\n\n\n\n<p><em>Ed ella era contenta, perch\u00e9 sapeva che lo specchio diceva la verit\u00e0. Ma Biancaneve cresceva, diventava sempre pi\u00f9 bella e a sette anni era bella come la luce del giorno e ancor pi\u00f9 bella della regina. Una volta che la regina chiese allo specchio:<\/em><\/p>\n\n\n\n<ul class=\"wp-block-list\">\n<li><em>Dal muro, specchietto, favella:<\/em>&nbsp;<em>nel regno chi \u00e8 la pi\u00f9 bella?&nbsp;<\/em><\/li>\n<\/ul>\n\n\n\n<p><em>Lo specchio rispose:<\/em><\/p>\n\n\n\n<ul class=\"wp-block-list\">\n<li><em>Regina, la pi\u00f9 bella qui sei tu,<\/em>&nbsp;<em>ma Biancaneve lo \u00e8 molto di pi\u00f9.<\/em><\/li>\n<\/ul>\n\n\n\n<p><em>La regina allib\u00ec e divent\u00f2 verde e gialla d\u2019invidia. Da quel momento la vista di Biancaneve la sconvolse, tanto ella odiava la bimba. E invidia e superbia crebbero come le male erbe, cos\u00ec che ella non ebbe pi\u00f9 pace n\u00e9 giorno n\u00e9 notte. Allora chiam\u00f2 un cacciatore e disse: &#8211; Porta la bambina nel bosco, non la voglio pi\u00f9 vedere. Uccidila, e mostrami i polmoni e il fegato come prova della sua morte.&nbsp;<\/em><\/p>\n\n\n\n<p><em>Il cacciatore obbed\u00ec e condusse la bimba lontano; ma quando estrasse il coltello per trafiggere il suo cuore innocente, ella si mise a piangere e disse: &#8211; Ah, caro cacciatore, lasciami vivere! Correr\u00f2 nella foresta selvaggia e non torner\u00f2 mai pi\u00f9.<\/em><\/p>\n\n\n\n<p><em>Ed era tanto bella che il cacciatore disse impietosito: &#8211; Va\u2019 pure, povera bambina &#8211; \u00abLe bestie feroci faran presto a divorarti\u00bb, pensava; ma sentiva che gli si era levato un gran peso dal cuore, a non doverla uccidere. E siccome proprio allora arriv\u00f2 di corsa un cinghialetto, lo sgozz\u00f2, gli tolse i polmoni e il fegato e li port\u00f2 alla regina come prova. Il cuoco dovette salarli e cucinarli, e la perfida li mangi\u00f2, credendo di mangiare i polmoni e il fegato di Biancaneve.<\/em><\/p>\n\n\n\n<p><em>Ora la povera bambina era tutta sola nel gran bosco e aveva tanta paura che badava anche alle foglie degli alberi e non sapeva che fare. Si mise a correre e corse sulle pietre aguzze e fra le spine; le bestie feroci le passavano accanto, ma senza farle alcun male. Corse finch\u00e9 le ressero le gambe; era quasi sera, quando vide una casettina ed entr\u00f2 per riposarsi. Nella casetta tutto era piccino, ma lindo e leggiadro oltre ogni dire. C\u2019era una tavola apparecchiata con sette piattini: ogni piattino col suo cucchiaino, e sette coltellini, sette forchettine e sette bicchierini. Lungo la parete, l\u2019uno accanto all\u2019altro, c\u2019eran sette lettini, coperti di candide lenzuola. Biancaneve aveva tanta fame e tanta sete, che mangi\u00f2 un po\u2019 di verdura con pane da ogni piattino, e bevve una goccia di vino da ogni bicchierino, perch\u00e9 non voleva portar via tutto a uno solo. Poi era cos\u00ec stanca che si sdrai\u00f2 in un lettino, ma non ce n\u2019era uno che andasse bene: o troppo lungo o troppo corto, finch\u00e9 il settimo fu quello giusto: ci si coric\u00f2, si raccomand\u00f2 a Dio e si addorment\u00f2.<\/em><\/p>\n\n\n\n<p><em>A buio arrivarono i padroni di casa: erano i sette nani, che scavavano i minerali dai monti. Accesero le loro sette candeline e, quando la casetta fu illuminata, videro che era entrato qualcuno; perch\u00e9 non tutto era in ordine come l\u2019avevan lasciato. Il primo disse: &#8211; Chi si \u00e8 seduto sulla mia seggiolina? &#8211; Il secondo: &#8211; Chi ha mangiato dal mio piattino? &#8211; Il terzo: &#8211; Chi ha preso un po\u2019 del mio panino? &#8211; Il quarto: &#8211; Chi ha mangiato un po\u2019 della mia verdura? &#8211; Il quinto: Chi ha usato la mia forchettina? &#8211; Il sesto: &#8211; Chi ha tagliato col mio coltellino? &#8211; Il settimo: &#8211; Chi ha bevuto dal mio bicchierino? &#8211; Poi il primo si guard\u00f2 intorno, vide che il suo letto era un po\u2019 ammaccato e disse: &#8211; Chi mi ha schiacciato il lettino? &#8211; Gli altri accorsero e gridarono: &#8211; Anche nel mio c\u2019\u00e8 stato qualcuno -. Ma il settimo scorse nel suo letto Biancaneve addormentata. Chiam\u00f2 gli altri, che accorsero e gridando di meraviglia presero le loro sette candeline e illuminarono Biancaneve. &#8211; Ah, Dio mio! Ah, Dio mio! &#8211; esclamarono: &#8211; che bella bambina! &#8211; Ed erano cos\u00ec felici che non la svegliarono e la lasciarono dormire nel lettino. Il settimo nano dorm\u00ec coi suoi compagni, un\u2019ora con ciascuno; e la notte pass\u00f2.<\/em><\/p>\n\n\n\n<p><em>Al mattino Biancaneve si sveglio e s\u2019impaur\u00ec vedendo i sette nani. Ma essi le chiesero gentilmente: &#8211; Come ti chiami? &#8211; Mi chiamo Biancaneve, &#8211; rispose. &#8211; Come sei venuta in casa nostra? &#8211; dissero ancora i nani. Ella raccont\u00f2 che la sua matrigna voleva farla uccidere, ma il cacciatore le aveva lasciato la vita ed ella aveva corso tutto il giorno, finch\u00e9 aveva trovato la casina. I nani dissero: &#8211; Se vuoi curare la nostra casa, cucinare, fare i letti, lavare, cucire e far la calza, e tenere tutto in ordine e ben pulito, puoi rimanere con noi, e non ti mancher\u00e0 nulla. &#8211; S\u00ec, &#8211; disse Biancaneve, &#8211; di gran cuore -. E rimase con loro. Teneva in ordine la casa; al mattino essi andavano nei monti, in cerca di minerali e d\u2019oro, la sera tornavano, e la cena doveva essere pronta. Di giorno la fanciulla era sola. I nani l\u2019ammonivano affettuosamente, dicendo: &#8211; Guardati dalla tua matrigna; far\u00e0 presto a sapere che sei qui: non lasciar entrar nessuno. Ma la regina, persuasa di aver mangiato i polmoni e il fegato di Biancaneve, non pensava ad altro, se non ch\u2019ella era di nuovo la prima e la pi\u00f9 bella; and\u00f2 davanti allo specchio e disse:<\/em><\/p>\n\n\n\n<ul class=\"wp-block-list\">\n<li><em>Dal muro, specchietto, favella:<\/em>&nbsp;<em>nel regno chi \u00e8 la pi\u00f9 bella?&nbsp;<\/em><\/li>\n<\/ul>\n\n\n\n<p><em>E lo specchio rispose:<\/em><\/p>\n\n\n\n<ul class=\"wp-block-list\">\n<li><em>Regina, la pi\u00f9 bella qui sei tu;<\/em>&nbsp;<em>ma al di l\u00e0 di monti e di piani, presso i sette nani, Biancaneve lo \u00e8 molto di pi\u00f9.<\/em><\/li>\n<\/ul>\n\n\n\n<p><em>La regina inorrid\u00ec, perch\u00e9 sapeva che lo specchio non mentiva mai, e si accorse che il cacciatore l\u2019aveva ingannata e Biancaneve era ancora viva. Ella allora pens\u00f2 di nuovo come fare ad ucciderla: perch\u00e9, s\u2019ella non era la pi\u00f9 bella in tutto il paese, l\u2019invidia non le dava requie. Pensa e ripensa, finalmente si tinse la faccia e si travest\u00ec da vecchia merciaia, in modo da rendersi del tutto irriconoscibile. Cos\u00ec trasformata, pass\u00f2 i sette monti, fino alla casa dei sette nani, buss\u00f2 alla porta e grid\u00f2: &#8211; Roba bella, chi compra! Chi compra! &#8211; Bianca- neve diede un\u2019occhiata dalla finestra e grid\u00f2: &#8211; Buon giorno, brava donna, cos\u2019avete da vendere? &#8211; roba buona, roba bella, &#8211; rispose la vecchia, &#8211; stringhe di tutti i colori -. E ne tir\u00f2 fuori una, di seta variopinta. \u00abQuesta brava donna posso lasciarla entrare\u00bb, pens\u00f2 Biancaneve; apr\u00ec la porta e si compr\u00f2 la bella stringa. &#8211; Bambina, &#8211;&nbsp; disse la vecchia, &#8211; come sei conciata! Vieni, per una volta voglio allacciarti io come si deve -. La fanciulla le si mise davanti fiduciosa e si lasci\u00f2 allacciare con la stringa nuova: ma la vecchia strinse tanto e cos\u00ec rapidamente che a Biancaneve manc\u00f2 il respiro e cadde come morta. &#8211; Ormai lo sei stata la pi\u00f9 bella, &#8211; disse la regina, e corse via. Presto si fece sera e tornarono i sette nani: come si spaventarono, vedendo la loro cara Biancaneve stesa a terra, rigida, come se fosse morta! La sollevarono e, vedendo che era troppo stretta alla vita, tagliarono la stringa. Allora ella cominci\u00f2 a respirare lievemente e a poco a poco si rianim\u00f2. Quando i nani udirono l\u2019accaduto, le dissero: &#8211; La vecchia merciaia altro non era che la scellerata regina; sta\u2019 in guardia, e non lasciar entrare nessuno, se non ci siamo anche noi. Ma la cattiva regina, appena arrivata a casa, and\u00f2 davanti allo specchio e chiese:<\/em><\/p>\n\n\n\n<ul class=\"wp-block-list\">\n<li><em>Dal muro, specchietto, favella:<\/em>&nbsp;<em>nel regno chi \u00e8 la pi\u00f9 bella?&nbsp;<\/em><\/li>\n<\/ul>\n\n\n\n<p><em>Come al solito lo specchio rispose:<\/em><\/p>\n\n\n\n<ul class=\"wp-block-list\">\n<li><em>Regina, la pi\u00f9 bella qui sei tu;&nbsp;<\/em><em>ma al di l\u00e0 di monti e di piani, presso i sette nani, Biancaneve lo \u00e8 molto di pi\u00f9.<\/em><\/li>\n<\/ul>\n\n\n\n<p><em>A queste parole il sangue le afflu\u00ec tutto al cuore dallo spavento, perch\u00e9 vide che Biancaneve era tornata in vita. \u00abma adesso, &#8211; pens\u00f2, &#8211; trover\u00f2 qualcosa che sar\u00e0 la tua rovina\u00bb; e, siccome s\u2019intendeva di stregoneria, prepar\u00f2 un pettine avvelenato. Poi si travest\u00ec e prese l\u2019aspetto di un\u2019altra vecchia. Pass\u00f2 i sette monti fino alla casa dei sette nani, buss\u00f2 alla porta e grid\u00f2: &#8211; Roba bella! Roba bella! &#8211; Biancaneve guard\u00f2 fuori e disse: &#8211; Andate pure, non posso lasciar entrar nessuno. &#8211; Ma guardare ti sar\u00e0 permesso, &#8211; disse la vecchia; tir\u00f2 fuori il pettine avvelenato e lo sollev\u00f2. Alla bimba piacque tanto che si lasci\u00f2 sedurre e apr\u00ec la porta. Conclusa la compera, la vecchia disse: &#8211; Adesso voglio pettinarti per bene -. La povera Biancaneve, di nulla sospettando, lasci\u00f2 fare; ma non appena quella le mise il pettine nei capelli, il veleno ag\u00ec e la fanciulla cadde priva di sensi. &#8211; Portento di bellezza! &#8211; disse la cattiva matrigna &#8211; \u00e8 finita per te! &#8211; e se ne and\u00f2. Ma per fortuna era quasi sera e i sette nani stavano per tornare.<\/em><\/p>\n\n\n\n<p><em>Quando videro Biancaneve giacer come morta, sospettarono subito della matrigna, cercarono e trovarono il pettine avvelenato; appena l\u2019ebbero tolto, Biancaneve torn\u00f2 in s\u00e9 e narr\u00f2 quel che era accaduto. Di nuovo l\u2019ammonirono che stesse in guardia e non aprisse la porta a nessuno.<\/em><\/p>\n\n\n\n<p><em>A casa la regina si mise allo specchio e disse:<\/em><\/p>\n\n\n\n<ul class=\"wp-block-list\">\n<li><em>&#8211; Dal muro, specchietto, favella:<\/em>&nbsp;<em>nel regno chi \u00e8 la pi\u00f9 bella?&nbsp;<\/em><\/li>\n<\/ul>\n\n\n\n<p><em>Come al solito lo specchio rispose:<\/em><\/p>\n\n\n\n<ul class=\"wp-block-list\">\n<li><em>Regina, la pi\u00f9 bella qui sei tu;&nbsp;<\/em><em>ma al di l\u00e0 di monti e di piani, presso i sette nani, Biancaneve lo \u00e8 molto di pi\u00f9.<\/em><\/li>\n<\/ul>\n\n\n\n<p><em>A tali parole ella rabbrivid\u00ec e trem\u00f2 di collera. &#8211; Biancaneve morir\u00e0, &#8211; grid\u00f2, &#8211; dovesse costarmi la vita -. And\u00f2 in una stanza segreta, dove non entrava nessuno e prepar\u00f2 una mela velenosissima. Di fuori era bella, bianca e rossa, che invogliava solo a vederla; ma chi ne mangiava un pezzetto, doveva morire. Quando la mela fu pronta, ella si tinse il viso e si travest\u00ec da contadina, e cos\u00ec pass\u00f2 i sette monti fino alla casa dei sette nani. Buss\u00f2, Biancaneve si affacci\u00f2 alla finestra e disse: &#8211; non posso lasciar entrare nessuno, i sette nani me l\u2019han proibito. &#8211; Non importa, &#8211; rispose la contadina, &#8211; le mie mele le vendo lo stesso. Prendi, voglio regalartene una. &#8211; No, &#8211; rispose Biancaneve, &#8211; non posso accettar nulla. &#8211; Hai paura del veleno? &#8211; disse la vecchia. &#8211; Guarda, la divido per met\u00e0: tu mangerai quella rossa, io quella bianca -. Ma la mela era fatta con tanta arte che soltanto la met\u00e0 rossa era avvelenata. Biancaneve mangiava con gli occhi la bella mela, e quando vide la contadina morderci dentro, non pot\u00e9 pi\u00f9 resistere, stese la mano e prese la met\u00e0 avvelenata. Ma al primo boccone cadde a terra morta. La regina l\u2019osserv\u00f2 ferocemente e scoppi\u00f2 a ridere, dicendo: &#8211; Bianca come la neve, rossa come il sangue, nera come l\u2019ebano! Stavolta i nani non ti sveglieranno pi\u00f9 -. A casa domand\u00f2 allo specchio:<\/em><\/p>\n\n\n\n<ul class=\"wp-block-list\">\n<li><em>Dal muro, specchietto, favella:&nbsp;<\/em><em>nel regno chi \u00e8 la pi\u00f9 bella?&nbsp;<\/em><\/li>\n<\/ul>\n\n\n\n<p><em>E finalmente lo specchio rispose:<\/em><\/p>\n\n\n\n<ul class=\"wp-block-list\">\n<li><em>Nel regno, Maest\u00e0, tu sei quella.<\/em><\/li>\n<\/ul>\n\n\n\n<p><em>Allora il suo cuore invidioso ebbe pace, se ci pu\u00f2 esser pace in un cuore invidioso. I nani, tornando a casa, trovarono Biancaneve che giaceva a terra, e non usciva respiro dalle sue labbra ed era morta. La sollevarono, cercarono se mai ci fosse qualcosa di velenoso, le slacciarono le vesti, le pettinarono i capelli, la lavarono con acqua e vino, ma inutilmente: la cara bambina era morta e non si ridest\u00f2. La misero su un cataletto, la circondarono tutti e sette e la piansero, la piansero per tre giorni. Poi volevano sotterrarla; ma in viso, con le sue belle guance rosse, ella era ancora fresca, come se fosse viva. Dissero: &#8211; Non possiamo seppellirla dentro la terra nera, &#8211; e fecero fare una bara di cristallo, perch\u00e9 la si potesse vedere da ogni lato, ve la deposero e vi misero sopra il suo nome, a lettere d\u2019oro, e scrissero che era figlia di re. Poi esposero la bara sul monte, e uno di loro vi rest\u00f2 sempre a guardia. E anche gli animali vennero a pianger Biancaneve: prima una civetta, poi un corvo e infine una colombella.<\/em><\/p>\n\n\n\n<p><em>Biancaneve rimase molto, molto tempo nella bara, ma non imputrid\u00ec: sembrava che dormisse, perch\u00e9 era bianca come la neve, rossa come il sangue e nera come l\u2019ebano. Ma un bel giorno capit\u00f2 nel bosco un principe e and\u00f2 a pernottare nella casa dei nani. Vide la bara sul monte e la bella Biancaneve e lesse quel che era scritto a lettere d\u2019oro. Allora disse ai nani: &#8211; Lasciatemi la bara; in compenso vi dar\u00f2 quel che volete -. Ma i nani risposero: &#8211; Non la cediamo per tutto l\u2019oro del mondo. &#8211; Regalatemela, allora, &#8211; egli disse, &#8211; non posso vivere senza veder Biancaneve: voglio onorarla ed esaltarla come la cosa che mi \u00e8 pi\u00f9 cara al mondo -. A sentirlo i buoni nani s\u2019impietosirono e gli donarono la bara. Il principe ordin\u00f2 ai suoi servi di portarla sulle spalle. Ora avvenne che essi inciamparono in uno sterpo e per la scossa quel pezzo di mela avvelenata, che Biancaneve aveva trangugiato, le usc\u00ec dalla gola. E poco dopo ella apr\u00ec gli occhi, sollev\u00f2 il coperchio e si rizz\u00f2 nella bara: era tornata in vita. &#8211; Ah, Dio dove sono? &#8211; grid\u00f2. Il principe disse, pieno di gioia: &#8211; Sei con me, &#8211; e le raccont\u00f2 quel che era avvenuto, aggiungendo: &#8211; Ti amo sopra ogni cosa al mondo; vieni con me nel castello di mio padre, sarai la mia sposa -. Biancaneve acconsent\u00ec e and\u00f2 con lui, e furono ordinate le nozze con gran pompa e splendore.<\/em><\/p>\n\n\n\n<p><em>Ma alla festa invitarono anche la perfida matrigna di Biancaneve. Indossate le sue belle vesti, ella and\u00f2 allo specchio e disse:<\/em><\/p>\n\n\n\n<ul class=\"wp-block-list\">\n<li><em>Dal muro, specchietto, favella:<\/em>&nbsp;<em>nel regno chi \u00e8 la pi\u00f9 bella?&nbsp;<\/em><\/li>\n<\/ul>\n\n\n\n<p><em>Lo specchio rispose:<\/em><\/p>\n\n\n\n<ul class=\"wp-block-list\">\n<li><em>Regina, la pi\u00f9 bella qui sei tu;<\/em>&nbsp;<em>ma la sposa lo \u00e8 molto di pi\u00f9.<\/em><\/li>\n<\/ul>\n\n\n\n<p><em>La cattiva donna imprec\u00f2 e il suo affanno era cos\u00ec grande che non poteva pi\u00f9 dominarsi. Dapprima non voleva assistere alle nozze; ma non trov\u00f2 pace e dovette andare a vedere la giovane regina. Entrando riconobbe Biancaneve e impietr\u00ec dallo spavento e dall\u2019orrore. Ma sulla brace eran gi\u00e0 pronte due pantofole di ferro: le portarono con le molle, e le deposero davanti a lei. E lei dovette calzare le scarpe roventi e ballare, finch\u00e9 cadde a terra, morta.<\/em><\/p>\n\n\n\n<p class=\"has-text-align-center\">* * *&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<h4 class=\"wp-block-heading\">L\u2019excursus storico di Max L\u00fcthi<\/h4>\n\n\n\n<p>Max L\u00fcthi \u00e8 autore anche di numerosi altri saggi sulla fiaba in generale e di singole interpretazioni in particolare. Il suo approccio \u00e8 preminentemente storico. I Fratelli Grimm, scrive L\u00fcthi, della fiaba di Biancaneve conoscevano in lingua tedesca ben sei versioni, che in alcuni tratti differiscono profondamente fra loro. La prima fonte di cui i Grimm si sono serviti \u00e8 il racconto di Jeanette Hassenpflug di Kassel. Il racconto qui stilisticamente piano e scarno verr\u00e0 modificato dal pi\u00f9 giovane Wilhelm secondo il gusto tardo-romantico, che gi\u00e0 scivola nel Biederemeier. In questa versione la regina chiede allo specchio chi sia la pi\u00f9 bella, non nel suo regno, bens\u00ec in Inghilterra. L\u00fcthi ipotizza che l\u2019Inghilterra evochi nel contesto le credenze popolari, le fiabe e le leggende della terra ferma, nelle quali l\u2019Inghilterra \u00e8 una sorta di regno dell\u2019aldil\u00e0. L\u2019acqua che da essa ci separa assomiglierebbe a quella che, nella fantasia del popolo, ci divide dalla terra degli spiriti e dei morti. L\u2019Inghilterra \u00e8 anche la patria degli elfi, quindi la domanda ci trasporta in un ambito mitico. Ma il particolare ancora pi\u00f9 notevole \u00e8 che nella versione assiana in questione, come anche in altre versioni della fiaba, non \u00e8 la matrigna, bens\u00ec la madre vera a scacciare e a perseguitare Biancaneve. Sembra addirittura che questa possa essere la forma originaria della fiaba e che solo pi\u00f9 tardi, per non ascrivere ad una madre vera intenzioni tanto orrende, il personaggio sia stato modificato in matrigna. Ma a contraddire questa ipotesi sono i rudimenti del racconto rintracciabili nel&nbsp;<em>Cimbelino<\/em>&nbsp;di Shakespeare e la versione del 1780 di Johann Karl August Mus\u00e4us in cui \u00e8 presente la matrigna. Risulta allora difficile, anzi impossibile, avere certezze, perch\u00e9 i riscontri pi\u00f9 antichi potrebbero a loro volta essere forme derivate. Madre o matrigna, si tratta pur sempre di un essere che tenta di privare un altro di qualche cosa. Ci soccorre la filologia.&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p>Matrigna si dice in tedesco&nbsp;<em>Stiefmutter<\/em>, dove&nbsp;<em>stief<\/em>, prima parte del termine composto ed ora non pi\u00f9 in uso da solo, deriva dal medio-alto-tedesco&nbsp;<em>bistiufen<\/em>, che vuol dire appunto derubare, rapinare. Le varianti della fiaba sono molte altre. In alcune Biancaneve non approda dai nani, ma in mezzo a briganti ed assassini; in altre i nani sono orchi che mangiano i bambini ma all\u2019arrivo di Biancaneve iniziano a proteggerla. C\u2019\u00e8 addirittura una versione nella quale i briganti si convertono ed entrano in convento.&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p>Per L\u00fcthi quindi la fiaba di Biancaneve tratterebbe il problema della identit\u00e0 del singolo, il problema della perversione ed infine, poich\u00e9 tutto sembra volgersi nel suo contrario, la trasformazione del male nel bene. Le fiabe non cessano di interrogarsi sull\u2019identit\u00e0 dei loro eroi, siano essi animali o figli di re, cenerentole o spose regali, esseri sciocchi o dalla intelligenza superiore. La madre si muta in matrigna, lo specchio spia la bellezza dell\u2019altra, la mela diviene mezzo di morte, la cintura con i suoi lacci e il pettine, fatti per adornare, conseguono scopi letali, e le calzature, che dovrebbero proteggerli, bruciano i piedi. Ogni realt\u00e0 \u00e8 pervertita, ma fino ad un certo punto. Infatti la matrigna vuole la morte di Biancaneve, ma sortir\u00e0 l\u2019esatto contrario e la fanciulla diverr\u00e0 sposa e regina, mentre la strega finir\u00e0 con l\u2019annientarsi. Solo perch\u00e9 scacciata e avvelenata Biancaneve trover\u00e0 il principe a lei destinato. Grazie al fatto che i servi portando la bara inciampano, Biancaneve espelle la mela inghiottita e ritorna a vivere. In una versione albanese una servetta vuole rubare un anello a Biancaneve e togliendoglielo la sveglia.&nbsp; Questa fiaba non solo racconta che l\u2019invidia \u00e8 una delle pi\u00f9 potenti sorgenti del male, ma anche che attraverso la sofferenza causata dall\u2019infrazione l\u2019essere umano lentamente matura. La figura di Biancaneve acquista il suo splendore e diviene immagine dell\u2019anima umana, che cresce nel mondo, ne conosce la durezza, ma anche la gioia e per gradi sale verso la dignit\u00e0 del regno.<\/p>\n\n\n\n<h4 class=\"wp-block-heading\">L\u2019interpretazione psicologica di Sibylle Birkh\u00e4user-Oeri.&nbsp;<\/h4>\n\n\n\n<p>Birkh\u00e4user-Oeri tenta un paragone tra lo snodarsi dell\u2019evento fiabesco e i processi dell\u2019inconscio. Una regina, che dopo poco morir\u00e0, desidera una figlia bianca come la neve, rossa come il sangue e bruna come l\u2019ebano. Il suo desidero si compie. Ci troviamo di fronte al rinnovamento di qualche cosa di femminile che potrebbe essere l\u2019immagine dell\u2019anima nell\u2019uomo o il modello della vita femminile per la donna. La regina muore e con lei qualche cosa di vecchio, che pu\u00f2 essere nell\u2019area del sentimento, o in qualunque altro ambito, e scompare lasciando il posto al nuovo, a Biancaneve, la quale sar\u00e0 caratterizzata dal numero tre: dai tre colori, bianco, rosso e nero e dalle tre gocce di sangue. Tre sono le figure femminili nella fiaba: la madre di Biancaneve, Biancaneve stessa e la matrigna. Non pare casuale un rimando alle triadi di divinit\u00e0 dell\u2019antichit\u00e0 classica; si pensi a Demetra, Kore ed Ecate, Demetra come dea madre, Kore la figlia ed Ecate, divinit\u00e0 lunare e notturna, presente al ratto di Kore. Anche le dee del destino formano spesso delle triadi, come ad esempio le Moire.&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p>La madre di Biancaneve rappresenta lo stato in cui si \u00e8 ancora uno con se stessi, senza contrasti e dunque senza dissidi. Da questa oscura incoscienza sorge come una luce Biancaneve che, bianca come l\u2019innocenza, rappresenta il sentimento nella sua originaria purezza, non ancora frammisto a intenzioni egoistiche. Il bianco \u00e8 il colore degli spiriti dell\u2019ultraterreno, dell\u2019aldil\u00e0. Ma Biancaneve \u00e8 anche nera come l\u2019ebano e rossa come il sangue. Il nero, scrive Birkh\u00e4user- Oeri, indica oscurit\u00e0, male, il rosso del sangue significa calore, vita, emozione. Questi aspetti si rivelano in lei dall\u2019esterno, nella passionalit\u00e0 della matrigna che non sopporta che Biancaneve sia pi\u00f9 bella di lei. Il carattere della matrigna, vanitoso, geloso ed egoista \u00e8 il contrario di quello di Biancaneve. La lotta tra il bene e il male ha inizio. Il conflitto tra Biancaneve e la regina cattiva potrebbe quindi essere interpretato come la collusione fra due posizioni nettamente contrastanti nella psiche femminile. La gelosia, personificata nella matrigna, \u00e8 la negazione dell\u2019amore e finir\u00e0 col distruggere la regina, cos\u00ec come chi non diviene cosciente del proprio egoismo non pu\u00f2 maturare e svilupparsi. La fiaba di Biancaneve, secondo Birkh\u00e4user-Oeri, sarebbe l\u2019illustrazione dello sviluppo dei sentimenti, attraverso il quale l\u2019essere umano diviene dolorosamente cosciente delle sue interne contraddizioni.&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p>La regina ha uno specchio che le dice sempre la verit\u00e0, una sorta di intelligenza superiore. Uno specchio serve a scandagliare se stessi e a ricavarne autoconoscenza. La regina ne abusa per avere informazioni sugli altri e lo mette al servizio della propria gelosia. Ci\u00f2 significa che il lato buio della donna, l\u2019&#8221;anima dell\u2019uomo&#8221;, che di per s\u00e9 \u00e8 una dote positiva, utilizza qui il dono dell\u2019intuizione per scopi negativi. Il modo in cui lo specchio continua implacabile a dire la verit\u00e0 avrebbe qualcosa di demoniaco. In una variante della fiaba infatti lo specchio \u00e8 sostituito da uno spirito cattivo. Quando apprende che Biancaneve \u00e8 pi\u00f9 bella di lei, la regina cerca di farla uccidere dal cacciatore, che per mestiere \u00e8 a stretto contatto con gli animali, i quali a loro volta simboleggiano gli istinti umani. Il cacciatore che si lascia impietosire si pu\u00f2 interpretare come quel sano istinto che salva l\u2019essere umano dall\u2019assalto del male. Nel linguaggio psicanalitico il cacciatore personifica il cosiddetto &#8220;animus&#8221;, espressione con la quale si suole definire il lato maschile della donna. Il cacciatore porta alla regina il fegato i polmoni di un animale al posto di quelli di Biancaneve e lei li divora soddisfatta, rivelandosi figura di madre che annienta, anzich\u00e9 far progredire amorevolmente, i suoi piccoli, e rappresenta coloro che distruggono la Biancaneve che hanno in s\u00e9.&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p>Biancaneve fugge al di l\u00e0 dei sette monti. Questa fuga rappresenta lo sviluppo personale che ciascuno raggiunge per gradi attraverso il conflitto interiore, passando dalla valle alla vetta e prendendo distacco da s\u00e9 e dalle proprie passioni. Dopo questo raggiungimento Biancaneve trova protezione presso i nani. Nella mitologia i nani sono esseri operosi, posseggono conoscenze misteriose e saggezza; scavano tesori dal cuore delle montagne, ossia, metaforicamente, valori nascosti nel profondo di ciascuno. Sono minuscoli e personificano le possibilit\u00e0 dell\u2019anima, piccole ma molto efficaci. Nella fiaba sono positivi. Sette piccole luci, tanti piccoli pensieri che soccorrono colui che vuole vincere i propri conflitti. Per poter restare presso di loro Biancaneve deve servirli operosamente, ossia mettersi al servizio della propria spiritualit\u00e0 creatrice. Il mondo dei nani \u00e8 piccolo, quindi relativo nello spazio, mentre la figura di Biancaneve appartiene ad un\u2019altra dimensione nel tempo, poich\u00e9 la sua morte non sar\u00e0 reale. Sembra rappresentare la parte sovratemporale dell\u2019anima. La regina tenta tre volte di uccidere Biancaneve: con i lacci della cintura le toglie il respiro, con il pettine i pensieri inconsci e la fantasia, simboleggiati dai capelli, e con la mela avvelenata interviene nella sfera dei sentimenti. Il veleno \u00e8 un\u2019arma usata pi\u00f9 dalla donna, perch\u00e9 \u00e8 l\u2019arma del pi\u00f9 debole. L\u2019uomo attacca in genere apertamente, solo la sua &#8220;anima&#8221; \u00e8 talvolta velenosa. La mela \u00e8 il simbolo mitologico dell\u2019amore e nel paradiso terrestre lo \u00e8 della conoscenza morale. Porgendo a Biancaneve la parte rossa avvelenata la regina usa l\u2019eros come simbolo distruttivo e come strumento dell\u2019io privo dell\u2019aspetto divino.<\/p>\n\n\n\n<p>Tornando a casa i nani trovano Biancaneve morta, e la terza volta non c\u2019\u00e8 davvero pi\u00f9 niente da fare. Per tre giorni la piangono insieme agli animali del bosco, fra i quali una civetta, un corvo e una colomba. Al momento di seppellirla nella terra nera s\u2019avvedono che Biancaneve rimane intatta, allora le fabbricano una bara di cristallo e vi scrivono sopra che contiene una figlia di re, ossia un essere che solo apparentemente soggiace alla morte ed \u00e8 destinato, grazie al suo valore sovrapersonale a raggiungere la regalit\u00e0, a uscire dal caos e dal disordine incontro all\u2019amore vero.<\/p>\n\n\n\n<p>La morte di Biancaneve descrive un evento solo in apparenza contraddittorio. Da un lato una grande sventura, dall\u2019altro la condizione per sorgere a nuova vita. Simbolicamente la morte non significa mai uno stato definitivo, bens\u00ec una situazione provvisoria che prelude ad una trasformazione. Si pensi ai misteri della morte e della rinascita nella mitologia e nella storia delle religioni, come ad esempio la morte di Attis e di Osiride e il ritorno di Kore nel mito di Demetra. Anche l\u2019essere umano vero deve talvolta passare attraverso una morte simbolica per progredire. In questa fiaba \u00e8 il principio originario dell\u2019eros che passa per lo stato della morte. \u00c8 la morte che toglie l\u2019uomo dall\u2019isolamento nel quale si trova durante la sua esistenza corporea nel tempo e nello spazio. La morte \u00e8 il ritorno alla madre, l\u2019entrata nel grande Amore, la cessazione della solitudine. C\u2019\u00e8 quindi una morte che non pu\u00f2 essere evitata, che \u00e8 simbolica e trasforma la fanciulla ingenua nella sposa regale. In linguaggio psicologico si pu\u00f2 dire che il sentimento, che prima era vero ed innocente per ingenuit\u00e0, si \u00e8 sviluppato ed \u00e8 giunto a maturazione. Biancaneve viene solo apparentemente toccata dal veleno e dalla morte e poich\u00e9 non si decompone raffigura quel quid eterno che \u00e8 dell\u2019uomo. La bara di cristallo \u00e8 un involucro freddo ed invisibile che impedisce la partecipazione attiva alla vita, simbolo anch\u2019esso del principio materno che d\u00e0 la morte (nell\u2019antico Egitto l\u2019interno del sarcofago veniva dipinto come una figura materna che abbraccia il defunto).<\/p>\n\n\n\n<p>A conclusione della fiaba il principe salva Biancaneve, ma \u00e8 un caso fortuito quello che conduce alla sua liberazione; una scossa, causata da un servo che inciampa in uno sterpo \u00e8 metafora per uno shock a livello psichico che provoca l\u2019eliminazione di ci\u00f2 che non \u00e8 essenziale, di ci\u00f2 che \u00e8 estraneo, qui il torsolo della mela, e consente il ritorno in se stessi. Secondo Birkh\u00e4user-Oeri ci\u00f2 che pi\u00f9 colpisce nella fiaba \u00e8 la passivit\u00e0 dell\u2019eroina, che cerca di sfuggire alla propria distruzione senza esserne in grado. Deve lasciarsi avvelenare e solo dopo potr\u00e0 vivere. Le nozze simboleggiano l\u2019unione feconda della parte femminile con la parte spirituale maschile, ossia l\u2019unione della donna con il suo &#8220;animus&#8221;, che trova naturalmente riscontro nell\u2019unione dell\u2019uomo con la sua &#8220;anima&#8221;. Interpretando il topos al maschile il principe salvatore \u00e8 il s\u00e9, l\u2019interiore personalit\u00e0 dell\u2019uomo, chiamata a reggerne l\u2019esistenza. Sia che la si legga al femminile, sia che la si legga al maschile la fiaba rappresenta il collegamento fra comprensione spirituale e sentimento vero.<\/p>\n\n\n\n<p>Fin qui giunge l\u2019interpretazione di Sibylle Birkh\u00e4user-Oeri che colpisce per la sua acutezza. Biancaneve sarebbe l\u2019anima dell\u2019essere umano, immagine che gi\u00e0 avevamo trovato in Max L\u00fcthi. Il principe \u00e8 il principio spirituale. Ambedue sono degni di congiungersi solo quando conoscano e comprendano l\u2019amore vero. A quel riconoscimento giungono coloro che, aiutati nella lotta e nel superamento dei propri limiti dalle forze delle qualit\u00e0 personali intrinseche, abbiano saputo sopportare, senza soccombere, l\u2019aspro cammino che conduce alla maturit\u00e0. La psicologa, autrice di questa interpretazione, osserva acutamente, ma senza spiegarla, la mancanza di volont\u00e0 nel personaggio principale della fiaba. Ora illustriamo la terza delle interpretazioni annunciate, preparandoci a salire un altro scalino di intensit\u00e0 e di proposito.<\/p>\n\n\n\n<h4 class=\"wp-block-heading\">L\u2019interpretazione teosofica di Arthur Schult<\/h4>\n\n\n\n<p>Nel suo testo sulla saggezza misterica nella fiaba popolare tedesca Arthur Schult attribuisce ad ogni festivit\u00e0 religiosa cristiana e ad ogni segno zodiacale una o pi\u00f9 fiabe, statuendo un singolare intreccio tra religione e astrologia e incardinando la fiaba tedesca in un costrutto&nbsp; esoterico. Le sei feste scelte sono: Natale con&nbsp;<em>La chiave d\u2019oro<\/em>, fiaba numero duecento della collezione; Pasqua con&nbsp;<em>Il ginepro<\/em>&nbsp;(n. 47); alla Pentecoste sono attribuite&nbsp;<em>La regina delle api<\/em>&nbsp;(n. 62) e&nbsp;<em>I tre linguaggi<\/em>&nbsp;(n. 33); alla festivit\u00e0 di San Giovanni \u00e8 attribuita la fiaba&nbsp;<em>Il fedele Giovanni<\/em> (n. 6); a quella di S. Michele, che cade il 29 settembre,&nbsp;<em>Il grifone<\/em>&nbsp;(n. 165). Quest\u2019ultima viene abbinata anche al segno della Bilancia, con il quale Schult apre il suo particolare Zodiaco, che non parte come di consueto dall\u2019Ariete, bens\u00ec dal suo opposto polare, la Bilancia appunto, e termina in Vergine anzich\u00e9 in Pesci. La fiaba di&nbsp;<em>Biancaneve<\/em>&nbsp;\u00e8 assegnata all\u2019Ascensione. Schult sceglie&nbsp;<em>La chiave d\u2019oro<\/em>&nbsp;per il Natale come simbolo del valore esoterico delle fiabe in s\u00e9 e per l\u2019evidente significato iniziatico che essa contiene. \u00c8 un fiaba di poche righe nella quale un ragazzino povero esce in inverno per raccogliere della legna. Mentre sgombera il terreno dalla neve alta trova una piccola chiave d\u2019oro. Allora scava in terra e trova una cassettina di ferro. Pensando che contenga cose preziose spera di poterla aprire con la piccola chiave d\u2019oro. Solo dopo aver a lungo ispezionato la cassettina trova un foro minuscolo, nel quale la chiave funziona benissimo; la gira nella serratura, e adesso noi dobbiamo aspettare che abbia aperto del tutto il coperchio per sapere che cose meravigliose esso celi.<\/p>\n\n\n\n<p>Non potrebbe esserci rimando pi\u00f9 chiaro al valore misterico delle fiabe. La saggezza si trova anche in un rozzo contenitore, ma si pu\u00f2 acquisirne conoscenza solo dopo lunga attesa, preziosa ricerca e adeguata preparazione.<\/p>\n\n\n\n<p>I colori bianco, rosso e nero con i quali Biancaneve fa il suo esordio, dice Arthur Schult, erano i colori del ciclo delle tre stagioni nell\u2019et\u00e0 della pietra. In molte antiche culture, presso i popoli germanici, presso gli Ebrei e gli Egiziani l\u2019anno aveva tre stagioni. I luoghi sumerici antichi del culto della virginale madre del dio, il tempio di Tell el Obeid vicino a Ur e l\u2019interno del tempio di Uruk erano adorni di colonne e mosaici in bianco, rosso e nero. Particolarmente belle sono le rosette di Tell el Obeid istoriate di fiori di questi tre colori che caratterizzavano nel triplice corso dell\u2019anno la vita, la morte e la resurrezione del dio dell\u2019anno cosmico. La fanciulla bianca, rossa e nera pu\u00f2 essere dunque una rappresentazione dell\u2019essere umano completo. Il bianco della neve simboleggia lo spirito e la saggezza, il rosso l\u2019anima e il sentimento, il nero, colore della terra, sta per il corpo e la volont\u00e0. Presso i Germani era sacra la cicogna, l\u2019uccello bianco, rosso e nero, nel quale essi vedevano il simbolo dell\u2019immagine originaria dello spirito. Non per nulla si dice tutt\u2019ora che le cicogne portano i bambini.&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p>Biancaneve, la fanciulla dai tre colori, simbolo dell\u2019essere umano cosmico totale, nasce da una madre ultraterrena nell\u2019atmosfera invernale della neve che cade in larghi fiocchi di cristallo che, quali forze celesti a forma d\u2019esagono e quindi di stelle a sei punte, avvolgono la terra. Presso i popoli celtici e germanici la sacra notte, madre dell\u2019anno, era casa natale ed insieme tomba del figlio del sole, caverna e fonte di vita. \u00c8 qui che l\u2019essere umano sperimenta la discesa nel regno delle Madri e a mezzanotte gli \u00e8 concesso sollevare il velo dell\u2019originaria madre del tutto. La madre terra nel solstizio d\u2019inverno partorisce nella notte oscura il luminoso figlio del sole. Procopio ne&nbsp;<em>La guerra Gotica<\/em>&nbsp;racconta che presso i popoli scandinavi il solstizio d\u2019inverno era la festa pi\u00f9 alta per gli abitanti di Tule. La regina buona, anima materna collegata al divino, muore e al suo posto subentra la matrigna che simboleggia la materia, ossia ci\u00f2 che nell\u2019essere umano \u00e8 strettamene aderente al mondo concreto, la natura umana materiale che inizia la contesa con lo spirito. Lo specchio conduce la regina cattiva non solo alla conoscenza di s\u00e9, ma anche alla conoscenza del mondo; simboleggia quindi la ratio, la mente concreta, la conoscenza terrena che, dopo il paradiso terrestre, ha perduto la luce del divino ed \u00e8 divenuta cieca al suo splendore. Un altro simbolo della mente concreta \u00e8 il cacciatore presso il quale le forze della conoscenza uccidono le forze della vita, come egli uccide gli animali. Sia lo specchio, sia il cacciatore sono in potere della regina cattiva. Ma da Biancaneve emanano amore, innocenza, purezza e luminosit\u00e0 tali, che il cacciatore non riesce ad ucciderla. Biancaneve \u00e8 pi\u00f9 forte di lui e supera il potere mortale della fredda ragione. N\u00e9 le forze mentali, simboleggiate nel cacciatore, n\u00e9 le forze emotive del mondo sensitivo, raffigurate negli animali, possono nulla contro Biancaneve, che rimane pura in anima e spirito.<\/p>\n\n\n\n<p>Poi Biancaneve fugge e trova rifugio nella casetta dei sette nani, al di l\u00e0 dei sette monti. Per giungere nel regno dei nani, i quali altro non sono che spiriti elementari della terra, come le fate, le silfidi e gli elfi lo sono dell\u2019aria, le ondine dell\u2019acqua e le salamandre lo sono del fuoco, Biancaneve ha superato la soglia ed \u00e8 giunta in un altro mondo, in un\u2019altra dimensione. In questo viaggio verso l\u2019interiorit\u00e0 dell\u2019essere i sette monti sono il crinale che separa il mondo degli istinti da quello delle forze vitali. Se \u00e8 difficile dominare l\u2019ira e l\u2019invidia, la gioia e il dolore ed altre emozioni, sulle forze della vita l\u2019uomo ha ancora minore potere e non si pu\u00f2 avvicinare a loro alla coscienza del giorno. Gli animali che Biancaneve incontra sono l\u2019espressione delle forze passionali in parte cattive e non decantate, mentre il mondo degli spiriti elementari \u00e8 descritto qui come un regno puro ed innocente nel quale l\u2019essere umano viene accolto solo quando, dopo aver purificato i propri istinti, tende alla conquista della purezza dell\u2019anima. La matrigna, che pu\u00f2 entrare nel regno degli elementali, o forze elementari, solo sotto mentite spoglie, tenta di operare in modo distruttivo in quel mondo con i mezzi della magia nera.<\/p>\n\n\n\n<p>Il solitario e silenzioso mondo dei nani viene descritto minuziosamente in forza del numero sette. Entrando in casa i nani pongono ognuno una domanda che contiene un riferimento a ciascuno dei corrispondenti sette pianeti. La seggiolina \u00e8 il simbolo di Saturno, il piatto, la ciotola stanno per la Luna; il pane veniva fatto rotondo ad indicare il Sole;&nbsp; il verde \u00e8 il colore di Venere; la forchetta \u00e8 il simbolo di Giove; coltello, cos\u00ec come spada e pugnale appartengono a Marte: la coppa \u00e8 il simbolo di Mercurio. I nani aiutano Biancaneve. Essi sono spiriti nei quali la capacit\u00e0 di conoscenza passa attraverso la testa sproporzionata, senza mediazione intellettuale; in qualit\u00e0 di forze elementari, essi sono attivi, durante il giorno, alle radici delle piante e nel cuore della terra sono a contatto con i cristalli e i metalli. Di notte invece escono dal loro elemento, cos\u00ec come le forze spirituali dell\u2019uomo, attive di giorno nella mente, si staccano nel tempo notturno dai legami della corporeit\u00e0. La matrigna ha come unico intento quello di imporsi e di dominare. I suoi tentativi di annientamento nei confronti di Biancaneve si rivolgono al sentimento utilizzando la cintura, che toglie il respiro, al pensiero avvelenando col pettine la coscienza, alla volont\u00e0 con la mela che toglie la vita. I nani riescono a sventare solo i primi due. Il terzo \u00e8 al di l\u00e0 del loro potere. Ma Biancaneve, pur avendo mangiato la mela avvelenata, simbolo della morte spirituale nell\u2019Eden e del potere umano, rimane la fanciulla bianca, rossa e nera. Le forze della decomposizione non contaminano il figlio del sole e della luce che permane vittorioso in ogni contesa degradante e distruttrice. E gli animali giungono e piangono: la civetta, l\u2019uccello di Atena, vede nella notte, ed \u00e8 simbolo della conoscenza superiore, il corvo, l\u2019uccello di Wotan, indica quanto di pi\u00f9 oscuro lega l\u2019uomo alla terra, la colomba, simbolo dello spirito, \u00e8 espressione della forza dell\u2019amore dell\u2019anima purificata. I tre uccelli sono anche rappresentativi delle tre religioni: la greca, la germanica, la cristiana. Tutti gli animali poi indicano la partecipazione della natura alla morte di Biancaneve<\/p>\n\n\n\n<p>Alla fine compare il figlio di re. Vede la fanciulla nei suoi tre colori e in lui s\u2019accende l\u2019amore; poich\u00e9 i nani non venderanno mai la bara di cristallo, egli chiede ed ottiene che essa gli venga donata. Il figlio di re rappresenta la forza pi\u00f9 potente nell\u2019uomo e nel cosmo, l\u2019Amore, il cui inno risuona nel&nbsp;<em>Cantico dei cantici<\/em>&nbsp;e che, per Dionigi l\u2019Aeropagita, \u00e8 il nome pi\u00f9 consono alla divinit\u00e0 originaria. Nel figlio di re si manifesta la forza divina superumana e trascendente che sconfigge la morte. Le nozze sono la festa della sacra comunanza di coloro che si amano, immagine, simbolo e promessa delle nozze eterne fra l\u2019essere superiore spirituale e l\u2019umanit\u00e0. La matrigna giunge alle nozze, spinta dalla curiosit\u00e0; riconosce Biancaneve e la paura e il terrore la paralizzano. Potrebbe fuggire, nessuno la costringe dall\u2019esterno; \u00e8 lei a compiere in una macabra danza rovente di invidia e gelosia la sua morte di fuoco. Per Arthur Schult Biancaneve diviene parabola trasparente che esplicita il mistero del viaggio che l\u2019essere umano spirituale compie per raggiungere la perfezione.<\/p>\n\n\n\n<p>Le tre interpretazioni proposte si muovono su tre piani diversi, ma contengono un\u2019immagine in comune; appena accennata dallo storico, scandagliata dalla psicologa e usata con disinvolta ovviet\u00e0 dal teosofo: Biancaneve rappresenterebbe l\u2019anima umana in cammino dalle tenebre verso la luce, dal dolore verso la gioia, dalla disperazione verso la serenit\u00e0. Trasmetterebbe quindi un messaggio che fortifica la psiche e la rassicura, aiutandola ad uscire dalle panie dell\u2019angoscia verso la certezza della definitiva realizzazione del S\u00e9. Nel compiere questo viaggio quotidianamente vissuto con lenta e buia fatica dall\u2019essere umano alla ricerca di s\u00e9, l\u2019anima incontra ostacoli di ogni genere, subisce sconfitte, si rialza, dispera, giunge all\u2019orlo del precipizio, quasi muore, poi si riscuote, riconosce la durezza ma anche la positivit\u00e0 della lotta necessaria, si rinfranca, comprende che non pu\u00f2 lasciarsi sopraffare dalle forze negative e che deve combattere e vincere. In fondo al cammino irto di spine e di dolore c\u2019\u00e8 l\u2019unione spirituale, c\u2019\u00e8 l\u2019autorealizzazione.<\/p>\n\n\n\n<p>\u00c8 possibile anche definire Biancaneve fiaba di Alchimia. In essa sono reperibili alcuni capisaldi dell\u2019arte dei filosofi ermetici, che \u00e8 opera di trasmutazione, la quale si attua tramite le fasi attraverso le quali passa la materia per trasformarsi da piombo in oro. Esse sono un massimo di dodici. A volte se ne contano sette, una per pianeta, ma la consuetudine le riduce a quattro. Esse vengono denominate:&nbsp;<em>nigredo, albedo, citrinitas o viriditas e rubedo<\/em>. Biancaneve, oltre a rappresentare la materia stessa che deve passare attraverso le operazioni di trasmutazione, porta in s\u00e9 tre dei colori dell\u2019opera: il nero della prima fase, il bianco della seconda e il rosso della quarta. A ciascuna fase presiede un pianeta col metallo corrispondente: al nero corrispondono Saturno col piombo, al bianco la Luna con l\u2019argento, al rosso il Sole con l\u2019oro. Al colore della terza fase, la pi\u00f9 perigliosa, o fase al giallo\/verde, anche chiamata coda del pavone presiede Venere col rame. A fornire all\u2019opera alchemica di trasmutazione il colore della terza fase provvede dunque la matrigna della quale la fiaba dice esplicitamente che divenne verde e gialla d\u2019invidia. \u00c8 evidente che il ruolo della regina cattiva \u00e8 essenziale nello svolgimento degli eventi e causa la trasformazione di Biancaneve da bimba indifesa in sposa regale. La fiaba infatti si conclude con nozze che coniugano i due principii, il femminile e il maschile, ora pronti per la congiunzione e ad esprimere nell\u2019unione reciproca lo splendore dell\u2019oro.&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p>Ripercorrendo ancora una volta questa fiaba che ha molte ragioni, oltre a quelle&nbsp;<em>proppiane<\/em>, per essere definita fiaba di magia, alcuni altri particolari colpiscono la comune sensibilit\u00e0. Si riassumono in cinque parole: solitudine, paura, morte, volont\u00e0, dono. Dopo essere stata abbandonata nel bosco dal cacciatore Biancaneve \u00e8 completamente sola e ha tanta&nbsp;<em>paura<\/em>&nbsp;che si guarda anche dalle foglie degli alberi. La casetta dei nani \u00e8 deserta quando lei vi giunge, e di giorno la fanciulla vi trascorrer\u00e0 tutto il tempo in&nbsp;<em>solitudine<\/em>. Ci\u00f2 potrebbe significare che l\u2019anima alla ricerca di s\u00e9 percorre un sentiero sottile, aspro e accidentato dove corre il rischio di perdersi e come compagna ha la paura dai mille tentacoli. Paura del futuro, dell\u2019ignoto, della sofferenza, delle privazioni, paura della vita e paura della morte. Biancaneve viene accolta dai nani, ma anche presso di loro \u00e8 sola e in quella casetta supera la paura. \u00c8 nella solitudine che, per assurdo, va vinta la paura. Nella solitudine l\u2019anima entra in contatto con se stessa e attraverso maldestri tentativi e ripetuti errori giunge a trovarsi. \u00c8 nella solitudine che fiorisce l\u2019arte, che la natura parla, che la voce interiore si fa strada, che la lampada della visione s\u2019illumina. La morte pu\u00f2 essere letta come sventura, come simbolo, come resurrezione, come superamento in forza dell\u2019amore. Biancaneve giace a lungo nella bara e sembra dormire. La sua&nbsp;<em>morte<\/em>&nbsp;in effetti non esiste, \u00e8 solo un lungo periodo di assenza dall\u2019attivit\u00e0 fisica, un passaggio da uno stato di coscienza ad un altro, pi\u00f9 ampio e completo, nel quale diviene possibile il primo atto di libera&nbsp;<em>volont\u00e0<\/em>, descritto cos\u00ec in breve e con tale discrezione da passare inosservato. Il principe chiede a Biancaneve di seguirlo nel castello di suo padre e di divenire la sua sposa e lei acconsente e va con lui. Non c\u2019\u00e8 adesione a un credo, a un rito, ad un evento sacro se non con l\u2019espressione della libera volont\u00e0 esente da qualunque costrizione ambientale, sociale, psicologica ed emotiva. La precedente passivit\u00e0 dell\u2019eroina si spiega con l\u2019inesperienza dell\u2019anima nel conoscere la propria entit\u00e0 e le forze misteriose che in essa albergano. \u00c8 con il lungo viaggio delle ripetute esperienze che Biancaneve conquista una maturit\u00e0 tale da poter esprimere liberamente l\u2019aspetto della volont\u00e0 insito in lei e sbarrato prima d\u2019allora alla coscienza. \u00c8 attraverso l\u2019amore che l\u2019anima acquisisce l\u2019ulteriore capacit\u00e0 di esprimersi. Vi \u00e8 un ultimo particolare, eclatante nella sua semplicit\u00e0 simbolica. Il principe chiede ai nani la bara e offre in compenso tutto ci\u00f2 che essi possano volere. Ma essi non sono disposti a cederla neppure per tutto l\u2019oro del mondo. Allora il principe chiede che gliela regalino. E cos\u00ec accade. L\u2019amore non si compera, perch\u00e9 non \u00e8 in vendita. Lo si pu\u00f2 solo dare e ricevere gratuitamente in&nbsp;<em>dono<\/em>. Non c\u2019\u00e8 conoscenza, non c\u2019\u00e8 coscienza, non c\u2019\u00e8 avanzamento nel cammino verso la luce senza il dono, senza la dimenticanza del proprio personale egoismo, senza la libera scelta della rinuncia, senza lo spontaneo non esigibile moto del cuore che d\u00e0 senza chiedere e miracolosamente riceve quando ha cessato di sperare.&nbsp;<img decoding=\"async\" src=\"data:image\/svg+xml,%3Csvg%20xmlns='http:\/\/www.w3.org\/2000\/svg'%20viewBox='0%200%2015%2015'%3E%3C\/svg%3E\" class=\"zeen-lazy-load-base zeen-lazy-load\" data-lazy-src=\"..\/img_art\/fine_testo.gif\" width=\"15\" height=\"15\"><noscript><img decoding=\"async\" src=\"..\/img_art\/fine_testo.gif\" width=\"15\" height=\"15\"><\/noscript><\/p>\n\n\n\n<p>__________<\/p>\n\n\n\n<p>Note<\/p>\n\n\n\n<p id=\"_ftn1\">1- Max L\u00fcthi,&nbsp;&nbsp;<em>Schneewittchen<\/em>, in&nbsp;<em>So leben sie noch heute<\/em>, Vandenhoeck &amp; Ruprecht, G\u00f6ttingen 1969, pp. 56-69. (<a href=\"#1\">^<\/a>)&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p id=\"_ftn2\">2- Sibylle Birkh\u00e4user-Oeri,&nbsp;<em>Die eifers\u00fcchtige Stiefmutter in &#8220;Schneewittchen&#8221;<\/em>, in&nbsp;<em>Die Mutter im M\u00e4rchen<\/em>, Bonz, Stuttgar t 1976, pp. 51-78. (<a href=\"#1\">^<\/a>)<\/p>\n\n\n\n<p id=\"_ftn3\">3- Ar thur Schult,&nbsp;<em>Sneewittchen, in Mysterienweisheit im deutschen Volksm\u00e4rchen<\/em>, Turm-Verlag, Bietigheim\/W\u00fcr tt.1980, pp. 31-37. (<a href=\"#1\">^<\/a>)<\/p>\n\n\n\n<p id=\"_ftn4\">4- Jakob e Wilhelm Grimm,&nbsp;<em>Fiabe<\/em>, Einaudi, Torino 1951, pp. 185 -191. (<a href=\"#4\">^<\/a>)<\/p>\n\n\n<div class=\"wp-block-image\">\n<figure class=\"aligncenter\"><a href=\"#su\"><img decoding=\"async\" src=\"data:image\/svg+xml,%3Csvg%20xmlns='http:\/\/www.w3.org\/2000\/svg'%20viewBox='0%200%20370%20247'%3E%3C\/svg%3E\" class=\"zeen-lazy-load-base zeen-lazy-load\" data-lazy-src=\"..\/img_art\/Uovo_min.jpg\" alt=\"torna su\"\/><noscript><img decoding=\"async\" src=\"..\/img_art\/Uovo_min.jpg\" alt=\"torna su\"\/><\/noscript><\/a><\/figure>\n<\/div>","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Alla fine del 1812 usciva il primo volume delle&nbsp;Kinder&nbsp;und Hausm\u00e4rchen,&nbsp;le&nbsp;Fiabe&nbsp;dei fratelli Jakob e Wilhelm Grimm. Nel 1815 vedeva la luce il secondo volume. Il terzo \u00e8 del 1822 e consta di un ampio commento alle fiabe raccolte, opera delle ricerche di Wilhelm. La fiaba di Biancaneve \u00e8 contenuta nel primo volume col numero 53; cade dunque quest\u2019anno, nel 2012, il duecentesimo anniversario della sua pubblicazione. 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