{"id":8493,"date":"2013-09-28T17:21:09","date_gmt":"2013-09-28T15:21:09","guid":{"rendered":"http:\/\/www.esonet.it\/?p=8493"},"modified":"2023-09-25T14:25:28","modified_gmt":"2023-09-25T12:25:28","slug":"la-elena-di-goethe-1-2","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.esonet.it\/?p=8493","title":{"rendered":"La Elena di Goethe \/1"},"content":{"rendered":"<p><a href=\"https:\/\/www.esonet.it\/?cat=52\"><img decoding=\"async\" src=\"data:image\/svg+xml,%3Csvg%20xmlns='http:\/\/www.w3.org\/2000\/svg'%20viewBox='0%200%20370%20247'%3E%3C\/svg%3E\" class=\"zeen-lazy-load-base zeen-lazy-load alignright\" title=\"Arte ed Esoterismo\" data-lazy-src=\"images\/topics\/Arte.jpg\" alt=\"Arte ed Esoterismo\" align=\"right\" border=\"0\" \/><noscript><img decoding=\"async\" class=\"alignright\" title=\"Arte ed Esoterismo\" src=\"images\/topics\/Arte.jpg\" alt=\"Arte ed Esoterismo\" align=\"right\" border=\"0\" \/><\/noscript><\/a>Le principali fonti di documentazione di Goethe per la figura di Elena sono la tragedia di Euripide e il dizionario di Benjamin Hederich <em>Gr\u00fcndliches mythologisches Lexicon<\/em> nella edizione di Lipsia del 1770, che ha un lemma HEL\u0114NA, \u00e6, Gr. \u1f19\u03bb\u1f73\u03bd\u03b7, \u03b7\u03c2, [1] nel quale sono riportate le vicende della regina di Sparta, con esaustiva catalogazione delle fonti storiche e letterararie.<\/p>\n<table border=\"0\" width=\"100%\">\n<tbody>\n<tr>\n<td scope=\"col\">\n<div align=\"center\">\n<h3 align=\"left\"><a name=\"su\"><\/a>La Elena di Goethe \/1<\/h3>\n<p align=\"left\">di Maria Franca Frola<\/p>\n<p align=\"left\">\n<\/div>\n<\/td>\n<\/tr>\n<tr>\n<td scope=\"row\">\n<div align=\"justify\">\n<p style=\"text-align: right;\"><em>Zu zweifeln ist, ob sie die rechte sei.<\/em><\/p>\n<p style=\"text-align: right;\"><em>C\u2019\u00e8 da dubitare se sia quella autentica.<\/em><\/p>\n<p><a name=\"1\"><\/a>Le principali fonti di documentazione di Goethe per la figura di Elena sono la tragedia di Euripide e il dizionario di Benjamin Hederich <em>Gr\u00fcndliches mythologisches Lexicon<\/em> nella edizione di Lipsia del 1770, che ha un lemma HEL\u0114NA, \u00e6, Gr. \u1f19\u03bb\u1f73\u03bd\u03b7, \u03b7\u03c2, [<a href=\"#_ftn1\">1<\/a>] nel quale sono riportate le vicende della regina di Sparta, con esaustiva catalogazione delle fonti storiche e letterararie. Hederich, che Goethe aveva sul tavolo in constante consultazione, cita la tragedia di Euripide solo alla fine del lemma, al decimo ed ultimo paragrafo, informando che essa \u00e8 tra quelle che ci sono pervenute e sostiene che Elena non \u00e8 mai andata a Troia. Insieme ad esse, fonti utili per la parte classica dell\u2019ispirazione, \u00e8 da considerare, sul versante tedesco, la <em>Historia von D. Johann Fausten, dem weitbeschreyten Zauberer unnd Schwartzk\u00fcnstler<\/em> <em>(Storia del Dottor Faust, famigerato incantatore e negromante)<\/em> titolo intero del <em>Faustbuch<\/em> edito nel 1587, che ha come antesignano il manoscritto di <em>Wolfenb\u00fcttel<\/em>, composto dopo il 1572. \u00c8 probabile che Goethe abbia assistito durante il soggiorno a Strasburgo a una rappresentazione della Lepper-Ilgenische Truppe, una compagnia teatrale che aveva in repertorio il <em>Doctor Faust<\/em>. Tutti e tre i filoni concorrono a formare il sustrato dal quale Goethe parte per innovare, come suo solito, ogni rivisitazione mitologica.<\/p>\n<p>Euripide pone la questione dell\u2019immagine che costituisce di fatto un doppio, il dizionario di mitologia informa dettagliatamente delle fonti classiche e delle molteplici trattazioni della figura nella letteratura antica, il <em>Faustbuch<\/em> del Cinquecento tedesco presenta l\u2019evocazione per magia di una figura del passato e utilizza a sua volta le poche informazioni della tradizione gnostica. Tutte le fonti suggeriscono il dilemma intorno all\u2019autenticit\u00e0 della Regina di Sparta e il brivido del dubbio percorrer\u00e0 per un tratto la Elena di Goethe.<\/p>\n<p><a name=\"2\"><\/a>Nella Elena, rappresentata per la prima volta ad Atene nel 412 a. C., Euripide, avvalendosi della seconda palinodia di Stesicoro, scagiona la protagonista dalla taccia di donna poco onesta, facendone un modello di fedelt\u00e0 muliebre. Per difendere Elena dal ratto di Paride, Era, la dea della sacralit\u00e0 matrimoniale, irata per la sconfitta patita nel giudizio del figlio di Priamo, che, nella contesa con Afrodite e Atena, non aveva asseganto a lei la palma della bellezza, non concede a Paride Elena stessa (<em>\u03b4<\/em><em>\u1f77<\/em><em>\u03b4\u03c9\u03c3\u03b9<\/em> <em>\u03b4\u1fbf\u03bf\u1f50\u03ba \u1f14\u03bc\u1fbf,<\/em>) (v. 33) [<a href=\"#_ftn2\">2<\/a>] bens\u00ec un simulacro, un\u2019immagine a lei simile, dotata di pneuma, composta con l\u2019aria del cielo (<em>\u03b5<\/em><em>\u1f34<\/em><em>\u03b4\u03c9\u03bb\u03bf\u03bd<\/em> <em>\u1f14<\/em><em>\u03bc<\/em><em>\u03c0<\/em><em>\u03bd\u03bf\u03c5\u03bd<\/em> <em>\u03bf<\/em><em>\u1f50<\/em><em>\u03c1\u03b1\u03bd\u03bf<\/em><em>\u1fe6<\/em> <em>\u03be\u03c5\u03bd\u03b8\u03b5<\/em><em>\u1fd6<\/em><em>\u03c3<\/em><em>\u1fbf<\/em> <em>\u1f04<\/em><em>\u03c0<\/em><em>\u03bf<\/em>) (v. 34). Ermes preleva la Elena in carne ed ossa, quella che di norma viene definita la vera Elena, nelle pieghe dell\u2019etere avvolta in una nube (vv. 46-47) e la porta nella casa di Proteo in Egitto, dove ella rimane per ben 17 anni, i dieci della guerra di Troia e i sette delle peregrinazioni in mare di Menelao nel viaggio di ritorno dalla Frigia in Grecia. Proteo e quindi gli egiziani sanno di avere presso di s\u00e8 la Elena nella sua fisicit\u00e0. Anche i Greci, cos\u00ec come lo era Paride, quando il simulacro di Elena si trovava a Troia, sono convinti di avere presso di s\u00e8 Elena in persona. Elena dichiara che solo per il suo nome (<em>\u03c4<\/em><em>\u1f78<\/em> <em>\u03b4<\/em><em>\u1fbf\u1f44<\/em><em>\u03bd\u03bf\u03bc\u03b1<\/em> <em>\u03c4\u03bf<\/em><em>\u1f50<\/em><em>\u03bc<\/em><em>\u1f79<\/em><em>\u03bd<\/em>) (v. 43) e non per lei stessa hanno lottato Greci e Frigi. Proteo muore e Teoclimeno, suo figlio, desidera Elena in sposa. Per sfuggire alle sue insistenze Elena si rifugia presso la tomba del re e lo prega di salvare il suo matrimonio. Se in Grecia il suo nome \u00e8 disonorato, che almeno il suo corpo (<em>\u03c4<\/em><em>\u1f78<\/em> <em>\u03c3<\/em><em>\u1ff6<\/em><em>\u03bc<\/em><em>\u1f71<\/em> <em>\u03b3<\/em><em>\u1fbf<\/em>) (v. 67) non subisca infamia.<\/p>\n<p>Elena dunque scompone se stesssa in corpo e nome e sa di avere un simulacro concesso in vece sua al figlio di Priamo, condizione che la porter\u00e0 talvolta a identificarsi con il simulacro stesso.<\/p>\n<p>Abbiamo allora una Elena fisica, donna di casti costumi, e la pessima fama del suo nome acquisita tramite la sua immagine (<em>\u03b5<\/em><em>\u1f34<\/em><em>\u03b4\u03c9\u03bb\u03bf\u03bd<\/em>), forgiata da Era.<\/p>\n<p>Nel corso della tragedia la duplice Elena \u00e8 oggetto delle perplessit\u00e0 e dello sconcerto di tutti coloro con i quali lei verr\u00e0 in contatto, sensazioni che si espliciteranno in una serie di termini che tenteranno di definirla. Teucro, il primo naufrago greco, che si imbatter\u00e0 in lei, \u00e8 convinto di trovarsi di fronte all\u2019immagine (<em>\u03b5<\/em><em>\u1f30<\/em><em>\u03ba<\/em><em>\u1f7c<\/em>) (v. 73) di colei che ha rovinato lui e tutti gli Achei e augura sventura a Elena e buona fortuna alla donna che gli sta davanti, che \u00e8 identica a lei nel corpo, ma non nell\u2019animo (<em>\u03b4<\/em><em>\u1fbf\u1f45<\/em><em>\u03bc\u03bf\u03b9\u03bf\u03bd<\/em> <em>\u03c3<\/em><em>\u1ff6<\/em><em>\u03bc<\/em><em>\u1fbf<\/em> <em>\u1f14<\/em><em>\u03c7\u03bf\u03c5\u03c3<\/em><em>\u1fbf<\/em> <em>\u03bf<\/em><em>\u1f50<\/em> <em>\u03c4<\/em><em>\u1f70<\/em><em>\u03c2<\/em> <em>\u03c6\u03c1<\/em><em>\u1f73<\/em><em>\u03bd\u03b1\u03c2<\/em>) (v.160). Forse, aveva insinuato Elena, si trattava di una visione, (<em>\u03b4<\/em><em>\u1f79<\/em><em>\u03ba\u03b7\u03c3\u03b9\u03bd<\/em>) (v. 119) mandata dagli dei. Leda \u00e8 morta per la fama vergognosa della figlia (<em>\u03b1<\/em><em>\u1f30<\/em><em>\u03c3\u03c7\u03c1<\/em><em>\u1f78<\/em><em>\u03bd<\/em> <em>\u1f64<\/em><em>\u03bb\u03b5\u03c3\u03b5\u03bd<\/em> <em>\u03ba\u03bb<\/em><em>\u1f73<\/em><em>\u03bf\u03c2<\/em>) (v. 135), la quale \u00e8 causa di tante morti e il cui nome \u00e8 causa di tanto dolore (vv. 198-199). Elena vorrebbe essere cancellata come una statua <em>(<\/em><em>\u03b5<\/em><em>\u1f34<\/em><em>\u03b8<\/em><em>\u1fbf<\/em> <em>\u1f10<\/em><em>\u03be\u03b1\u03bb\u03b5\u03b9\u03c6\u03b8\u03b5<\/em><em>\u1fd6<\/em><em>\u03c3<\/em><em>\u1fbf<\/em> <em>\u1f61<\/em><em>\u03c2<\/em> <em>\u1f04<\/em><em>\u03b3\u03b1\u03bb\u03bc<\/em><em>\u1fbf<\/em>) (v. 262) e prendere di nuovo un aspetto pi\u00f9 brutto al posto di quello bello. \u00c8 stato il suo corpo, la sua figura (<em>\u03c4<\/em><em>\u1f78<\/em> <em>\u03b4<\/em><em>\u1fbf\u1f10<\/em><em>\u03bc<\/em><em>\u1f78<\/em><em>\u03bd<\/em> <em>\u03b4<\/em><em>\u1f73<\/em><em>\u03bc\u03b1\u03c2<\/em>) (v. 383) a distruggere la rocca di Pergamo. Menelao, giunto naufrago a sua volta in Egitto, ha lasciato in una grotta, in custodia ai compagni superstiti, Elena, (quello che a sua insaputa \u00e8 il simulacro). Apprende dalla vecchia sulla porta del palazzo reale la presenza in esso di Elena. Forse in Egitto vive un\u2019altra donna che porta lo stesso nome (<em>\u1f44<\/em><em>\u03bd\u03bf\u03bc\u03b1<\/em>) (v. 487), oppure gli hanno portato via la moglie dalla grotta? Menelao crede di mirare una visione (<em>\u1f44<\/em><em>\u03c8\u03b9\u03bd<\/em>) (v. 557), di non aver mai visto un corpo, una figura (\u03b4\u1f73\u03bc\u03b1\u03c2) pi\u00f9 simile. (559). Elena riconosce Menelao. Lui ha ben maggiori difficolt\u00e0 e invoca Ecate, di mandargli fantasmi benevoli (\u03c0\u1f73\u03bc\u03c0\u03b5 \u03c6\u1f71\u03c3\u03bc\u03b1\u03c4\u1fbf \u03b5\u1f50\u03bc\u03b5\u03bd\u1fc6<em>)<\/em> (v. 569).<\/p>\n<p>Questo \u00e8 l\u2019unico verso in tutta la tragedia in cui Elena venga accomunata ad una espressione che pu\u00f2 essere resa con fantasma, essendo Ecate dea infera.<\/p>\n<p>Elena, la Elena in persona, nega prontamente che Menelao veda in lei una notturna ministra (\u03bd\u03c5\u03ba\u03c4\u1f77\u03c6\u03b1\u03bd\u03c4\u03bf\u03bd \u03c0\u03c1\u1f79\u03c0\u03bf\u03bb\u03bf\u03bd) (v. 570) di Enodia. Dunque neppure la Elena reale ha commercio con divinit\u00e0 tenebrose.<\/p>\n<p>A Troia non \u00e8 andata Elena bens\u00ec una sua immagine (\u03b5\u1f34\u03b4\u03c9\u03bb\u03bf\u03bd) (v. 582). Un corpo (\u03c3\u1f7d\u03bc\u03b1\u03c4<em>\u1fbf<\/em>) (v. 583) pu\u00f2 essere da un dio animato con l\u2019aria. (\u03b1\u1f30\u03b8\u1f75\u03c1<em>)<\/em> (v. 584). Elena si trovava contemporaneamente in Egitto e a Troia perch\u00e8 il nome pu\u00f2 stare ovunque, il corpo no (v. 588). Il dilemma \u00e8 sciolto dal messagggero; la sposa di Menelao se ne \u00e8 andata fra le pieghe dell\u2019aria; levatasi in alto \u00e8 sparita, nascosta nel cielo, ha lasciato la grotta sacra (\u03c3\u03b5\u03bc\u03bd\u1f78\u03bd \u1f04\u03bd\u03c4\u03c1\u03bf\u03bd) (v. 607), dichiarando che sia i Greci sia i Troiani erano morti per colpa sua a causa degli intrighi di Era. Essi credevano che Paride avesse una Elena che non aveva. Elena \u00e8 rimasta il tempo necessario per adempiere quanto stabilito dal destino ed ora torner\u00e0 in cielo dal padre. L\u2019infelice figlia di Tindaro ha cattiva fama (\u03c6\u1f75\u03bc\u03b1\u03c2&#8230; \u03ba\u03b1\u03ba\u1f70\u03c2) (vv. 614-615) senza motivo e per un inganno degli dei. Troiani e Greci avevano fra le mani il sembiante di una nuvola (\u03bd\u03b5\u03c6\u1f73\u03bb\u03b7\u03c2 \u1f04\u03b3\u03b1\u03bb\u03bc\u1fbf) (v. 705). Teonoe, la profetessa, usa un\u2019ulteriore e pi\u00f9 sottile definizione, un termine platonicamente evocativo, anche se capovolto nel rapporto tra mondo sensibile e realt\u00e0 sovrasensibile; il sembiante di Elena \u00e8 una imitazione, una mimesi di lei (\u03c4\u03bf\u1fe6 \u03c4\u03b5 \u03c3\u03bf\u1fe6 \u03bc\u03b9\u03bc\u1f75\u03bc\u03b1\u03c4\u03bf\u03c2) (v. 875).<\/p>\n<p>Menelao trasportava sulle navi greche la sacra immagine, formata da Era (\u03b5\u1f34\u03b4\u03c9\u03bb\u03bf\u03bd \u1f31\u03b5\u03c1\u1f78\u03bd \u1f2d\u03c1\u03b1\u03c2) (v. 1136).<\/p>\n<p>Anche Teoclimeno conosce l\u2019esistenza del malanno mandato a Troia e ne chiede notizia alla stessa Elena, la quale ripete l\u2019espressione del verso 705 (\u03bd\u03b5\u03c6\u1f73\u03bb\u03b7\u03c2 \u03bb\u1f73\u03b3\u03b5\u03b9\u03c2 \u1f04\u03b3\u03b1\u03bb\u03bc\u03b1\u037e) (v. 1219).<\/p>\n<p>Del simulacro di Elena non si parla pi\u00f9 fino all\u2019esodo nel quale i Dioscuri intervengono per rabbonire Teoclimeno. Le sue nozze con Elena non erano previste. Elena torner\u00e0 a casa col marito ora che Troia \u00e8 stata distrutta e che lei ha prestato il suo nome agli dei (\u03ba\u03b1\u1f76 \u03c4\u03bf\u1fd6\u03c2 \u03b8\u03b5\u03bf\u1fd6\u03c2 \u03c0\u03b1\u03c1\u1f73\u03c3\u03c7\u03b5 \u03c4\u03bf\u1f54\u03bd\u03bf\u03bc\u1fbf,) (v. 1653). I Dioscuri annunciano a Elena che lei stessa, quando avr\u00e0 terminata la sua esistenza terrena, assuger\u00e0 agli dei (vv. 1666-1669).<\/p>\n<p>L\u2019immagine dotata di respiro composta da Era con l\u2019aria del cielo \u00e8 dunque d\u2019aspetto cos\u00ec simile alla Elena in carne ed ossa da essere la sua imitazione. \u00c8 il suo simulacro, il sembiante di nuvola. Torna al cielo dal padre. La grotta in cui ha soggiornato \u00e8 detta sacra. L\u2019immagine viene composta per volere di una dea, \u00e8 sacra, torner\u00e0 al cielo, da dove proviene.<\/p>\n<p>La Elena in persona non \u00e8 colpevole di nessuna delle sventure attribuite al suo simulacro. Dopo aver prestato il suo nome agli dei, perch\u00e8 lo usassero per compiere il volere del fato, del destino, sar\u00e0 a sua volta assunta fra le divinit\u00e0. Il simulacro torna al cielo dal quale \u00e8 stato foggiato, \u00e8 di per s\u00e9 celeste. Elena, quella che ha soggiornato in un corpo fisico, vi assurge.<\/p>\n<p><a name=\"3\"><\/a>Il termine \u03b5\u1f34\u03b4\u03c9\u03bb\u03bf\u03bd ha diversi usi e significati. Pu\u00f2 indicare anime dei defunti, sogni inviati dagli dei, immagini fittizie foggiate dagli dei, statue dedicate alle divinit\u00e0, formazioni artificiali che assomigliano all\u2019oggetto reale, apparenza, pura forma, immagini riflesse, effigi. Ci sono \u03b5\u1f34\u03b4\u03c9\u03bb\u03b1 privi di vita, privi di movimento e di pensiero, altri che possono presentarsi come viventi. [<a href=\"#_ftn3\">3<\/a>]<\/p>\n<p>L\u2019\u03b5\u1f34\u03b4\u03c9\u03bb\u03bf\u03bd di Elena, essendo dotato di pneuma, \u00e8 anche vivente.<\/p>\n<p>Poich\u00e8 a causa della modificazione semantica non \u00e8 possibile rendere il termine \u03b5\u1f34\u03b4\u03c9\u03bb\u03bf\u03bd con <em>idolo<\/em>, sarebbe preferibile, per l\u2019\u03b5\u1f34\u03b4\u03c9\u03bb\u03bf\u03bd euripideo di Elena, non usare neppure, come spesso accade, il termine<em> fantasma<\/em>, che come prima accezione rimanda al mondo infero, bens\u00ec utilizzare quello pi\u00f9 idoneo di<em> simulacro<\/em>. I fantasmi infatti non tornano agli dei. E per quel che riguarda la \u201cElena vera\u201c, sarebbe forse pi\u00f9 acconcio parlare di Elena reale.<\/p>\n<p>Di ci\u00f2 si accorger\u00e0 Goethe, il quale far\u00e0 uso oculato dei termini, giungendo ad usare il calco <em>Idol<\/em>, per differenziare la natura di un semplice <em>Gespenst <\/em>(fantasma) da quella dello stato di temporanea, ma estrema privazione di identit\u00e0 della sua reinventata eroina e per presentare poi un essere vivo, dalla corporeit\u00e0 eterica ed evanescente.<\/p>\n<p>Ci si pu\u00f2 chiedere quale delle due sia la Elena autentica. Elena nel corpo fisico o il suo simulacro vivente.<\/p>\n<p>Ci si potrebbe chiedere quale delle tre sia la Elena autentica: Elena in persona, ossia nel suo corpo fisico, il suo nome, o il suo eterico simulacro, che ha danneggiato il nome di lei. Oppure se il nome e il simulacro siano la stessa cosa. Oppure ancora, perch\u00e8 si debba considerare vero, autentico o reale solo ci\u00f2 che \u00e8 anche fisico. Non tutte tali questioni sono di pertinenza della sofistica.<\/p>\n<p>Il dizionario mitologico di Hederich verr\u00e0 usato come fonte tutte le volte che ci\u00f2 sembrer\u00e0 appropriato.<\/p>\n<p>Nel<em> Faustbuch <\/em>Elena compare ben due volte, o per meglio dire a Elena sono riservati due episodi, ambedue nella terza parte dell\u2019opera, quella dedicata alle dimostrazioni pubbliche delle capacit\u00e0 del negromante. Il primo episodio \u00e8 il numero 49 (51 nel manoscritto Wolfenb\u00fcttel) e reca il titolo <em>Am weissen Sonntag von der bezauberten Helena<\/em> (Della Elena evocata per incantesimo la domenica in Albis) il secondo \u00e8 il numero 59 (60 nel manoscritto) e si intitola <em>Von der Helena au<\/em><em>\u00df <\/em><em>Griechenland, so dem Fausto Beywohnung gethan in seinem letzten Jahre. (Della Elena di Grecia che fu concubina di Faust nel di lui ultimo anno). <\/em>Nell\u2019episodio numero 49 (51) \u00e8 domenica in Albis e gli studenti si recano a casa di Faust portando con s\u00e9 cibi e bevande. Quando passano al vino cominciano a parlare di belle donne e uno di loro esprime il desiderio di vedere la bella Elena di Grecia, che aveva causato la distruzione di Troia. Il dottor Faust allora dichiara di essere disposto a portarla loro davanti affinch\u00e9 essi, personalmente, abbiano la possibilit\u00e0 di vedere il suo spirito, <em>in form und gestalt,<\/em> in forma e figura, cos\u00ec come era quando era in vita. La stessa cosa Faust aveva gi\u00e0 fatto per desiderio dell\u2019imperatore Carlo Quinto portandogli davanti l\u2019imperatore Alessandro Magno e sua moglie. Faust poi proibisce agli studenti di aprir bocca, muoversi dal loro posto, e di osare salutarla. Quindi esce dalla stanza e rientra con Elena, la quale \u00e8 vestita di nero e di porpora; i capelli d\u2019oro le scendono fino alle ginocchia, ha gli occhi neri, le labbra minuscole e rosse come ciliegie, il collo bianco di cigno, le guance del colore delle rose. Poi il dottor Faust esce con lei dalla stanza. Gli studenti chiedono a Faust di farla nuovamente comparire davanti il giorno dopo, per poterle far fare il ritratto da un pittore. <a name=\"4\"><\/a>Ma il dottor Faust oppone un diniego dicendo di non poter risvegliare il suo spirito tutte le volte che vuole. Fa per\u00f2 pervenire loro un ritratto che gli studenti a loro volta potranno far ricopiare da altri pittori. Ma chi avesse fatto per Faust quel ritratto, non si \u00e8 mai riusciti a saperlo. [<a href=\"#_ftn4\">4<\/a>]<\/p>\n<p>La seconda comparsa di Elena nel<em> Faustbuch<\/em> avviene nell\u2019episodio numero 59 (60). Nel ventitreesimo anno del suo patto con Mefistofele, svegliandosi a mezzanotte, Faust si sovviene della Elena di Grecia che, tempo prima, aveva risvegliato per gli studenti nella domenica in Albis. Perci\u00f2 al mattino egli sollecita lo spirito a rappresentargli Elena in modo che potesse essere sua concubina. Ci\u00f2 accade e questa Elena aveva la stessa figura di quella che egli aveva risvegliato per gli studenti, era graziosa e incantevole allo sguardo. Il dottor Faust, rapito al cuore, comincia ad amoreggiare con Elena, la tiene presso di s\u00e9 come concubina, e apprende ad amarla a tal punto da non poterle stare un solo istante lontano. Ella gli da un figlio, che chiamano Iustus Faust. Quel bambino narrer\u00e0 a Faust molte cose future che sarebbero accadute in tutti i paesi. Ma quando Faust mor\u00ec, madre e figlio scomparvero contemporaneamente.<\/p>\n<p>Elena compare due volte, ma a distanza ravvicinata anche in <em>The Tragedie of Doctor Faustus<\/em> di Marlowe (probabilmente 1590).<\/p>\n<p><a name=\"5\"><\/a>Nel primo secolo dopo Cristo Simon Mago, quel Simon Mago di cui si legge negli Atti degli Apostoli (VIII, 9-24), si faceva chiamare Faustus e accompagnare da una donna di nome Elena, conosciuta in un lupanare di Tiro, della quale sosteneva che fosse la prima concezione della sua mente. Era stata rinchiusa in un corpo umano e costretta a trasmigrare in differenti corpi di donna. Era stata anche quella famosa Elena, a causa della quale era stata combattuta la guerra di Troia. Se ne ha notizia da Ireneo e da S. Giutino martire. [<a href=\"#_ftn5\">5<\/a>] Del rapporto fra Simon Mago e la donna di nome Elena si narra anche nel <em>Panarion <\/em>di Epifanio di Salamina, dove si legge che Simon Mago diceva di essere la Grande Potenza di Dio e la prostituta che lo accompagnava era chiamata anche <em>Prunicos <\/em>e Spirito Santo. Questa Elena sarebbe stata anche la stessa Elena antica per la quale avevano combattuto Greci e Troiani. [<a href=\"#_ftn6\">6<\/a>]<\/p>\n<p><a name=\"7\"><\/a>Della vita di Simon Mago, si parla nelle <em>Pseudoclementine<\/em>, attribuite a Clemente Romano, pervenuteci in due forme, <em>Omelie<\/em> e <em>Ricognizioni<\/em>. In ambedue viene descritta la trasformazione di Simon Mago in Faustus, padre di Clemente. La spiegazione del termine Zoroastro, come astro vivente, contenuta sia nelle <em>Omelie<\/em>, sia nelle <em>Ricognizioni<\/em> \u00e8 presente nel prologo del manoscritto di <em>Wolfenb\u00fcttel<\/em>, ci\u00f2 che permette di affermare che l\u2019autore del <em>Faustbuch<\/em> conosceva le opere in questione. \u00c8 possibile argomentare addirittura che il personaggio storico, tale <em>Georg Sabellicus<\/em>, che ispir\u00f2 il <em>Faustbuch <\/em>e che si faceva chiamare<em> Faust der J\u00fcngere, <\/em>Faust il giovane<em>, <\/em>avesse adottato quel nome in riferimento a Simon Mago. [<a href=\"#_ftn7\">7<\/a>] Si pu\u00f2 sostenere che questa sia la via attraverso la quale il mito di quella Elena che caus\u00f2 la guerra di Troia giunge nel mito di Faust.<\/p>\n<p>La Elena che compare nel manoscritto di<em> Wolfenb\u00fcttel<\/em> e nel <em>Faustbuch<\/em>, descritta come presente in <em>Form und Figur, <\/em>in forma e figura, \u00e8 una evocazione magica ottenuta con l\u2019ausilio di Mefistofele e si inquadra dunque nella categoria della magia nera e nella unanime condanna di quella pratica diabolica, ancora pi\u00f9 evidente se inquadrata nella scia delle pratiche eretiche simoniane, anzi simoniache.<\/p>\n<p>Questa \u00e8 la stratificazione culturale di cui Goethe dispone, formatasi in sessant\u2019anni di gestazione, e iniziata quando da bambino assisteva alle rappresentazioni della storia di Faust nel teatro delle marionette ed era rimasto colpito dalla pretesa di Faust a Mefistofele di procurargli Elena come concubina.<\/p>\n<p><a name=\"8\"><\/a>Nel <em>Faust<\/em> di Goethe Elena compare, o per meglio dire, viene citata, una prima e sola volta nel <em>Faust I<\/em>. <em>Du siehst, mit diesem Trank im Leibe,<\/em><em> \/ <\/em><em>Bald Helenen in jedem Weibe. <\/em>(vv. 2603-2604) Con questa bevanda in corpo, vedrai presto Elena in ogni femmina. [<a href=\"#_ftn8\">8<\/a>]<\/p>\n<p>Bench\u00e9 recalcitrante, e per nulla convinto della bont\u00e0 dell\u2019idea, Faust \u00e8 stato condotto da Mefistofele nella cucina della strega; grazie ad una pozione, a mo\u2019 del buon vino, molto invecchiata, e alla recita di una tabellina che riproduce il quadrato magico dei numeri di Saturno, gli stanno per essere tolti almeno trent\u2019anni di dosso. Faust, pur non avendo ancora bevuto il filtro, ha gi\u00e0 visto in uno specchio fatato un\u2019immagine celestiale. Goethe tiene qui nel vago l\u2019identit\u00e0 di colei, nel cui corpo disteso Faust intuisce la quintessenza dei cieli. Ogni donna sar\u00e0 una Elena.<\/p>\n<p>Non rinarrerermo qui quanto accade nella prima parte della tragedia. Il patto\/scommessa con Mefistofele; Margherita, la sua condanna a morte per infanticidio, il rifiuto di lei di venire liberata dal carcere, liberandosi cos\u00ec da Mefistofele e dal male che egli rappresenta, il suo affidarsi al giudizio del Padre dei cieli.<\/p>\n<p>Elena pervade invece il <em>Faust II<\/em> con la sua presenza. La troviamo: Nel primo atto nella scena dal titolo <em>Rittersaal, <\/em>Sala dei Cavalieri. Nel secondo atto nella scena <em>Laboratorium<\/em>, Laboratorio; nelle scene della <em>Klassische Walpurgisnacht, <\/em>Notte classica di Valpurga: <em>Pharsalische Felder,<\/em> Campi di Farsaglia; <em>Am oberen Peneios,<\/em> Al Peneio superiore; <em>Am untern Peneios<\/em>, Al Peneio inferiore. Il terzo atto \u00e8 interamente dedicato a Elena. Nel quarto vi sar\u00e0 un\u2019ultima, breve citazione, e poi l\u2019eco di lei si far\u00e0 sentire ancora lontana nel quinto.<\/p>\n<p>Potremmo dire che quanto accade nella seconda parte del Faust ha luogo in un ambito dell\u2019essere che non \u00e8 quotidiano, bens\u00ec si potrebbe situare ad un livello che \u00e8 acconcio definire eterico. La magia che lo contraddistingue vorrebbe andarsi rimbiancando. Faust dopo una notte inquieta si sveglia all\u2019alba. Ariele, spirito dell\u2019aria, annuncia l\u2019apparire tonante del sole nell\u2019aurora eterica, che tracimer\u00e0 in un mare di fuoco, con termini che indicano la sinestesia armonicale di luce e suono. La scena si sposta nel castello di un imprecisato imperatore per il cui sollazzo si rappresenta un carnevale al cui culmine Mefistofele inventa la carta moneta. Non pago di aver potuto risanare in tal modo le casse dello Stato l\u2019imperatore esige ora di veder davanti a s\u00e9 Paride e Elena <em>in deutlichen Gestalten <\/em>(v. 6186), in chiare figure. Elena per\u00f2 non \u00e8 cos\u00ec facile <em>hervorzurufen<\/em> (v. 6197) da produrre, da far uscire, da suscitare, come il fantasma cartaceo dei fiorini. Mefistofele pu\u00f2 fornire follie stregonesche, fantasmi spettrali, (<em>Gespenst-Gespinsten<\/em>, v. 6199, \u00e8 il termine usato), nani gozzuti, ma le belle del diavolo non sono in grado di far le veci delle eroine. I pagani, sostiene Mefistofele, non sono di sua competenza, perch\u00e9 soggiornano in inferi a loro riservati, per\u00f2 un mezzo per raggiungerli ci sarebbe. \u00c8 un alto segreto: dee troneggiano in solitudine. Intorno a loro non esiste spazio e tanto meno tempo, parlar di loro \u00e8 smarrimento. Sono le Madri. Faust prova un istante di sgomento poi s\u2019informa sulla via da percorrere. Non c\u2019\u00e8 via che vi conduca. Il luogo inesplorato \u00e8 inesplorabile, non ci sono n\u00e9 serrature, n\u00e9 chiavistelli, da solitudini si viene trascinati. Mefistofele consegna a Faust una chiave che sapr\u00e0 individuare il luogo giusto per la discesa o la salita, che sono la stessa cosa, (rimando al motto di Ermete Trismegisto <em>come in alto, cos\u00ec in basso<\/em>) nel regno delle Madri. Un tripode ardente far\u00e0 comprendere a Faust di essere giunto nel profondo del pi\u00f9 profondo abisso. Al suo chiarore egli vedr\u00e0 Le Madri. Alcune stanno sedute, altre sono in piedi, altre camminano. Formazione, trasformazione, eterno intrattenimento dell\u2019eterno pensiero le circondano d\u2019immagini di tutte le creature. Esse non vedranno Faust, perch\u00e9 esse vedono solo <em>Schemen <\/em>(v. 6290), ombre, apparenze, figure, fantasmi. Il rischio \u00e8 grosso, ma Faust dovr\u00e0 farsi cuore e toccare il tripode con la chiave; quando lo avr\u00e0 portato fuori potr\u00e0 richiamare dalla notte l\u2019eroe e l\u2019eroina, e sar\u00e0 il primo che ne avr\u00e0 avuto l\u2019ardire. <em>Dann mu\u00df fortan, nach magischem Behandeln, \/ Der Weihrauchsnebel sich in G\u00f6tter wandeln<\/em>. (6301-02.) Per magica azione il fumo di quell\u2019incenso si tramuter\u00e0 in dei. Molteplici sono i rimandi di questa scena ad un sostrato classico.<\/p>\n<p><a name=\"9\"><\/a>\u00c8 ormai assodato che il regno delle Madri non \u00e8 invenzione di Goethe. Fu Rudolf Steiner a dimostrarlo, riconducendone all\u2019inizio del secolo scorso l\u2019ispirazione a Plutarco. [<a href=\"#_ftn9\">9<\/a>] Plutarchesco \u00e8 probabilmente anche il richiamo al tripode [<a href=\"#_ftn10\">10<\/a>], oppure da ricondurre all\u2019<em>Iliade<\/em> (XVIII, 368-379), nell\u2019episodio in cui Efesto pone ruote d\u2019oro sotto i piedistalli di venti tripodi. Mefistofele, pur non comprendendo nulla n\u00e9 degli inferi pagani, n\u00e9 di antichit\u00e0 classica, \u00e8 in possesso di una chiave in grado di saldarsi al tripode al punto da costringerlo a seguire Faust come un servo fedele. Faust batte il terreno col piede e sprofonda per riemergere a distanza di un intero episodio, nel quale Mefistofele da solo corteggia e risana omeopaticamente le dame di corte.<\/p>\n<h4>Primo atto:<em> Rittersaal<\/em> Sala dei Cavalieri, apparizione di Elena e di Paride.<\/h4>\n<p>Adesso le luci delle sale si vanno affievolendo. Tutti si recano nella sala dei Cavalieri dove ogni cosa \u00e8 apparecchiata per lo spettacolo. L\u2019imperatore \u00e8 seduto ormai e attorno a lui la corte. Squillano le trombe e la magia entra in azione. Attraverso magiche parole la ragione viene legata. Faust in abito sacerdotale e accompagnato dal tripode sale da un cripta cava, invoca le Madri, coloro che regnano nell\u2019infinito, dove abitano eternamene sole eppur socievoli, attorno al cui capo aleggiano, pur senza vita, le immagini della vita. Tutto ci\u00f2 che \u00e8 esistito in luce e splendore si muove in quel luogo perch\u00e9 vuole essere eterno. Il dolce corso della vita ne afferra alcune, il mago ardito altre ne raccoglie. <em>Die andern sucht der k\u00fchne<\/em> <em>Magier auf <\/em>(v. 6436). In ricca elargizione e pienamente fiducioso il mago permette a ciascuno di vedere le meraviglie che desidera. Con la chiave rovente egli sfiora appena il bacile e una nebbia fumosa si diffonde nello spazio. <a name=\"11\"><\/a>Gli spiriti muovendosi producono musica, al loro passaggio tutto diviene melodia. <em>Der S\u00e4ulenschaft, auch die Triglyphe klingt,\/ Ich glaube gar, der ganze Tempel singt. <\/em>(vv. 6447-6448) Il fusto della colonna, il triglifo risuona, l\u2019intero tempio canta. Che l\u2019architettura possa essere definita musica congelata \u00e8 concetto famigliare a Goethe, il quale ne fa uso in questa scena, [<a href=\"#_ftn11\">11<\/a>] ed \u00e8 presente anche a H\u00f6lderlin. [<a href=\"#_ftn12\">12<\/a>] Poi la nebbia si dirada e compare Paride, accolto dall\u2019ammirazione delle signore presenti e dall\u2019invidia degli uomini. Poco dopo compare anche Elena, a sua volta ammirata dagli uomini, mentre le dame ne cercano i difetti. Goethe dichiara poco pi\u00f9 avanti esplicitamente l\u2019intento di richiamare alla memoria l\u2019episodio dell\u2019<em>Iliade<\/em> (III, 154-160) in cui gli anziani, seduti presso le porte Scee, simili a cicale, dicono di Elena, quanto ella somigli alle dee immortali. Qui per\u00f2 il primo ad esprimersi \u00e8 Mefistofele, il quale sostiene che Elena \u00e8 graziosa, ma non gli dice proprio niente. Poi nel mezzo dei commenti altrui raccomanda che si lasci <em>das Gespenst,<\/em> il fantasma (v. 6515), che, avvicinatosi a Paride, lo ha baciato, fare ci\u00f2 che vuole. Il soffuso pettegolezzo continua. Elena \u00e8 un\u2019adescatrice, il suo gioiello \u00e8 passato attraverso molte mani e la sua doratura \u00e8 un po\u2019 consunta, dal decimo anno di vita in poi non aveva pi\u00f9 gran valore. <a name=\"13\"><\/a>Troviamo qui prime allusioni alla vita di Elena, che Goethe riprende e amplia in seguito nella narrazione di Chirone. Benjamin Hederich nel suo dizionario mitologico fra le molte informazioni, offre anche una lunga lista di pretendenti a Elena. Come fonte il dizionario dichiara il primo libro della<em> Biblioteca<\/em> di Apollodoro e la <em>fabula <\/em>81 dei <em>Miti <\/em>di Igino. [<a href=\"#_ftn13\">13<\/a>]<\/p>\n<p>Il dotto della corte medievale pronuncia la frase che a noi qui pi\u00f9 interessa: <em>Ich seh\u2019 sie deutlich, doch gesteh\u2019 ich frei: \/ Zu zweifeln ist, ob sie die rechte sei<\/em> (vv. 6533-34). La vedo nitidamente, ma debbo ammettere che c\u2019\u00e8 da dubitare, se sia quella autentica. La stratificazione culturale ha qui gi\u00e0 dato i suoi primi frutti: in questa domanda incomincia ad insinuarsi la questione fondante la Elena che, pi\u00f9 tragicamente marcata, incontreremo nel terzo atto intorno alla identit\u00e0 della Regina di Sparta.<\/p>\n<p>Nel 1780 la Elena di Euripide esce a Zurigo tradotta da Felix B\u00fcscheler. Il termine <em>\u03b5<\/em><em>\u1f34<\/em><em>\u03b4\u03c9\u03bb\u03bf\u03bd<\/em> del verso 34 \u00e8 tradotto con <em>belebtes Phantom<\/em>, fantasma dotato di vita. Nella traduzione di Christoph Martin Wieland uscita a Vienna nel 1814 allo stesso verso <em>\u03b5<\/em><em>\u1f34<\/em><em>\u03b4\u03c9\u03bb\u03bf\u03bd<\/em> \u00e8 reso con <em>beseeltes Luftgebild<\/em> immagine animata fatta d\u2019aria. In ambedue le traduzioni vi \u00e8 piena coscienza della realt\u00e0 che il simulacro \u00e8 vivente.<\/p>\n<p>L\u2019episodio continua. Sembra che Paride voglia rapire Elena. Faust, che \u00e8 pur sempre l\u2019autore del <em>Fratzengeiserspiel<\/em> (v. 6546), di quella buffonata di spiriti, si ribella, si affida alla chiave, che lo ha condotto dall\u2019orridezza, dalle onde e dai flutti delle solitudini, alla spiaggia ferma, dove ci sono le realt\u00e0. Ora lo spirito ha licenza di disputare con gli spiriti. E il grande <em>Doppelreich <\/em>(v. 6555) il doppio regno, ossia i due regni, dei quali ha appena fatto menzione, quello delle solitudini e quello delle realt\u00e0, pu\u00f2 essere apparecchiato. Faust si propone di salvare Elena, perch\u00e9 chi l\u2019ha conosciuta non pu\u00f2 pi\u00f9 fare a meno di lei, invoca le Madri, la afferra, ma la figura diviene torbida. Faust rivolge la chiave verso Paride, lo sfiora, ma una esplosione getta Faust a terra e <em>Die Geister gehen in Dunst auf <\/em>(didascalia al verso 6563) gli spiriti si dissolvono in vapore.<\/p>\n<p>In questo episodio Elena \u00e8 un <em>Gespenst, <\/em>un fantasma, sebbene non sia prelevato dagli inferi, dal mondo dei morti, bens\u00ec sia ottenuto dal regno delle Madri, e pur sempre con l\u2019ausilio di Mefistofele. Non ha nulla in comune con il simulacro di Euripide dove l\u2019immagine di Elena \u00e8 fatta di cielo, d\u2019aria, di etere ed \u00e8 composto dagli dei.<\/p>\n<h3>Secondo atto:<em> Laboratorium<\/em> Laboratorio<\/h3>\n<p>Dopo aver perduto i sensi per l\u2019esplosione ora Faust giace sul suo letto nella stanza gotica dall\u2019alta volta, la stessa nella quale nella prima parte del <em>Faust<\/em> ha luogo il noto monologo nel quale Faust elenca, in negativo e in positivo, le ragioni per le quali si \u00e8 dato alla magia, monologo cui fa seguito l\u2019invocazione reiterata, ed infine per pochi istanti ottenuta, dello Spirito della Terra, apice insuperato di raggiungimento spirituale. <a name=\"14\"><\/a>Adesso \u00e8 Mefistofele a descrivere in un monologo la stanza, la penna d\u2019oca nella quale \u00e8 rimasta una goccia di sangue del patto\/scommessa, la palandrana del professore piena di tarme. Mefistofele bussa alla porta del Laboratorio, nel quale in assenza di Faust, il famulus Wagner ha proseguito negli esperimenti di alchimia. Egli sta compiendo la <em>\u00dcberzeugung,<\/em> la creazione superiore, di un omuncolo, con un procedimento molto simile a quello descritto dalla ricetta fornita da Paracelso nel primo dei nove libri <em>De natura rerum<\/em> dal titolo <em>Liber primus de generationibus rerum naturalium. <\/em>[<a href=\"#_ftn14\">14<\/a>]<\/p>\n<p>Impegnato fino allo spasimo nella tensione creatrice, Wagner non ha messo nel fornello una coppia innamorata. Il modo in cui avveniva la procreazione \u00e8 ormai ridicolo. Il punto delicato dal quale originava la vita, quella soave forza, che scaturendo dall\u2019interno e donando e ricevendo e appropriandosi di ci\u00f2 che le \u00e8 estraneo, era designata a disegnare se stessa, quella forza \u00e8 destituita di ogni dignit\u00e0; ci si divetono ormai solo gli animali. D\u2019ora in avanti l\u2019essere umano dovr\u00e0 avere un\u2019origine molto, molto pi\u00f9 alta.<\/p>\n<p>Adesso una luce illumina la speranza di riuscita. La massa si muove, diviene sempre pi\u00f9 limpida e la creazione superiore si dispiega. L\u2019ampolla risuona di amabile violenza e una delicata figura vi compare all\u2019interno, gesticolando. L\u2019ampolla si muove, mostrando immediatamente la natura rivolta all\u2019azione dell\u2019essere che la abita. Omuncolo, nella sua cucurbita trasparente, sfugge dalle mani di Wagner, entra nella stanza adiacente, ondeggia al di sopra di Faust, che ancora dorme (dopo l\u2019avventura dell\u2019esplosione e della evapozizzazione dei fantasmi, degli spiriti di Elena e Paride), lo illumina e, dando una prima prova delle sue capacit\u00e0 di chiaroveggenza, dovute all\u2019assenza di corpo fisico, descrive il sogno che Faust sta facendo.<\/p>\n<p>Il sogno \u00e8 erotico e la discrezione ne veler\u00e0, in dissolvenza, il finale, ricordando l\u2019episodio dell\u2019<em>Iliade <\/em>(XIV, 341-51) in cui Zeus ricopre di un nuvola d\u2019oro che stilla rugiada il suo amplesso con Era. Acque chiare in un folto boschetto. Donne bellissime si svestono. Ma una si distingue luminosa dalle altre, nata da altissima stirpe eroica, stirpe di dei. Ella pone il piede nella chiara trasparenza; la soave fiamma vitale del nobile corpo si rinfresca nel cristallo fluente dell\u2019onda. Ma un sonoro frullar d\u2019ali veloci, uno sciabordio, un fremito sconvolgono lo specchio tranquillo. Le fanciulle fuggono intimidite. Solo la regina guarda quieta e con orgoglioso muliebre compiacimento il principe dei cigni insinuarsi flessuoso e docile al suo ginocchio. Lui pare bearsene. Improvvisamente un vapore sale a coprire di un fitto velo la pi\u00f9 deliziosa delle scene. Mefistofele, che non ha visto niente, taccia Omuncolo di visionario.<\/p>\n<p>Nella scena descritta Faust sta sognando il concepimento di Elena da parte di Leda in connubio con Zeus sotto le spoglie di cigno. Fonte visiva di ispirazione \u00e8 il quadro del Correggio Leda e il cigno (1531-&#8217;32) che si trova nella collezione d\u2019arte di Goethe nella incisione su rame di Etienne Desrochers.<\/p>\n<p><em>Klassische Walpurgisnacht,<\/em> Notte classica di Valpurga.<\/p>\n<p><em>Pharsalische Felder, <\/em>Campi di Farsaglia. Wagner viene di nuovo lasciato a casa, proprio come alla prima partenza di Faust. Omuncolo, Mefistofele e Faust si avviano alla notte di Valpurga classica. Erittone, la cupa maga tessala, reminiscenza dalla <em>Farsaglia<\/em> di Lucano (VI, 508-827) ritorna, al chiarore delle luna non ancora piena, come di consueto sul campo di battaglia, dove Cesare vinse Pompeo. (L\u2019evento storico ebbe luogo nella notte fra l\u20198 e il 9 agosto del 48 a. C.) Il richiamo all\u2019episodio non potrebbe essere pi\u00f9 raccapricciante e purtroppo indicativo del carattere oscuro della scena. Ma i tre passeggeri, a bordo del mantello (prestito dalle <em>Mille e una Notte<\/em>) scendono a terra senza scomporsi; tutti e tre hanno uno scopo, Omuncolo vorrebbe riuscire a procurarsi un corpo fisico, Mefistofele vorrebbe trovare qualcosa da sgranocchiare, ossia va in cerca di qualche strega tessala e Faust ha un suo unico scopo, trovare Elena; la prima domanda che fa infatti, toccando terra, senza neppure usare il suo nome, suona: <em>Wo ist sie? <\/em>Lei dov\u2019\u00e8? (v. 7056). Neppure Omuncolo lo sa. <em>Wo ist sie?<\/em> Faust ripete fra s\u00e9 e s\u00e9 la domanda. Lei dov\u2019\u00e8? (v. 7070).<\/p>\n<p><a name=\"15\"><\/a><em>Am oberen Peneios<\/em> Al Peneio superiore. La visita in Grecia comincia tra grifoni, arimaspi, formiche giganti, sirene e sfingi. Mefistofele saluta con cortesia quelle creature, che girano quasi del tutto nude, vituperandone dentro di s\u00e9 quella che piuttosto che naturalezza, gli pare indecenza. Davanti alle sfingi Faust si ferma e chiede se una di loro abbia visto Elena, <em>Hat eins<\/em> <em>der Euren Helena gesehen?<\/em> (v. 7196). Neppure le sfingi lo sanno. Esse si sono estinte prima dell\u2019epoca in cui Elena \u00e8 vissuta. Le ultime di loro sono state uccise da Ercole, [<a href=\"#_ftn15\">15<\/a>] e consigliano a Faust di chiederlo a Chirone che si aggira in quella notte di spiriti.<\/p>\n<p><em>Am untern Peneios<\/em>. Al Peneio inferiore. Il fiume gorgoglia, sussurra, ciangotta. Le ninfe invitano Faust, che non si schermisce, a ristorarsi nelle acque refrigeranti. Ad occhi aperti Faust rivive le immagini del sogno, in cui aveva visto il cigno avvicinarsi a Leda.<\/p>\n<p><a name=\"16\"><\/a>Un cavaliere giunge al trotto. \u00c8 Chirone, il centauro, che si dichiara disposto a traghettare Faust, cos\u00ec come aveva fatto con Elena. Alla notizia di essere seduto sulla sua groppa proprio come aveva fatto colei che sta cercando, Faust \u00e8 colto da frenesia e ascolta commosso il racconto del Centauro. I Dioscuri, che avevano appena liberato la sorella dai suoi rapitori, furono impediti nel prosegure dalle paludi intorno ad Eleusi. Chirone allora traghett\u00f2 Elena a nuoto. Scendendo dalla groppa, lei che allora aveva sette anni, lo aveva accarezzato ringraziandolo amorevole e conscia di s\u00e9. [<a href=\"#_ftn16\">16<\/a>] Faust si stupisce di quella giovane et\u00e0, ma Chirone \u00e8 dell\u2019avviso che la donne della mitologia non invecchino mai perch\u00e9 i poeti non sono soggetti al tempo. Faust non se lo fa ripetere; neppure Elena sar\u00e0 soggetta al tempo! Anche Achille l\u2019aveva trovata a Fere al di fuori del tempo. (Dallo Hederich Goethe aveva appreso che dopo la morte Elena aveva sposato Achille nell\u2019isola di Leuce e avuto da lui un figlio di nome Euforione. [<a href=\"#_ftn17\">17<\/a>]) <em>Und sollt ich nicht, sehns\u00fcchtigster Gewalt \/ Ins Leben ziehn die einzigste Gestalt? \/ Das ewige Wesen, G\u00f6ttern ebenb\u00fcrtig, <\/em>(vv. 7439-7440). Faust non dovrebbe forse con la potenza della massima nostalgia portare in vita quella figura unica, quell\u2019essere eterno, della stessa natura degli dei? Faust, rapito in tutto il suo essere, non potr\u00e0 pi\u00f9 vivere se non potr\u00e0 ottenerla. Chirone vorrebbe farlo risanare da quella follia da Esculapio, ma Faust non ne vuole sapere di guarire. Allora Chirone lo conduce da Manto, la quale, approvando colui che agogna l\u2019impossibile, gli indica la buia entrata al regno di Persefone. Nel cavo piede dell\u2019Olimpo lei attende in segreto il saluto proibito, ossia la luce del sole. Da quello stesso orifizio Manto aveva introdotto molto tempo prima Orfeo e il suo augurio \u00e8 che Faust ne faccia uso migliore.<\/p>\n<p>Mentre Faust discende dunque agli inferi (ricalcando un <em>topos<\/em> molto classicamente frequentato) la notte di Valpurga classica continua il suo corso. Mefistofele si fa prestare la figura di una delle Forcidi, le tre graie che avevano in comune un solo occhio e un solo dente, acquisendo un aspetto talmente orrendo che perfino i diavoli dell\u2019inferno se ne spaventerebbero. Al culmine della notte di magia, mentre la luna permane allo zenit, si disperde in mare, dopo essersi infranta sulle conchiglie del cocchio di Galatea, l\u2019ampolla nella quale Omuncolo restava in vita. Tutti gli elementi, terra, aria, acqua e fuoco, inneggiano a quella che non \u00e8 una morte, bens\u00ec l\u2019unione di acqua e fuoco in un amplesso ierogamico, foriero in alchimia del pi\u00f9 alto esito di perfezione.<\/p>\n<p>Del permanere di Faust agli inferi per\u00f2 non c\u2019\u00e8 traccia nel poema. Goethe rinuncia a descrivere il regno di Persefone. Vuole, <em>ins Leben ziehn, <\/em>portare in vita quell\u2019essere unico e lo far\u00e0 dopo aver creato con le nozze chimiche dell\u2019acqua e del fuoco il potenziale energetico per la riuscita dell\u2019impresa. <img decoding=\"async\" src=\"data:image\/svg+xml,%3Csvg%20xmlns='http:\/\/www.w3.org\/2000\/svg'%20viewBox='0%200%2015%2015'%3E%3C\/svg%3E\" class=\"zeen-lazy-load-base zeen-lazy-load\" data-lazy-src=\"..\/img_art\/fine_testo.gif\" width=\"15\" height=\"15\" \/><noscript><img decoding=\"async\" src=\"..\/img_art\/fine_testo.gif\" width=\"15\" height=\"15\" \/><\/noscript><\/p>\n<p>__________<\/p>\n<h4>Note<\/h4>\n<p><a name=\"_ftn1\"><\/a>1. Benjamin Hederich, <em>Gru\u0308ndliches mythologisches Lexicon, <\/em>bearbeitet von Joh. Joachim Schwabe, Leipzig 1770. Qui si cita da intenet: http:\/\/woerterbuchnetz.de\/Hederich\/. La edizione del 1770 \u00e8 la terza. Nella biblioteca di Goethe era presente anche la prima edizione del 1724. <a href=\"#1\">^<\/a><\/p>\n<p><a name=\"_ftn2\"><\/a>2. Euripide, <em>Elena, <\/em>Giunti, Firenze 1995, p. 12. Da questa edizione sono citati i versi dell\u2019<em>Elena. <a href=\"#2\">^<\/a><br \/>\n<\/em><\/p>\n<p><a name=\"_ftn3\"><\/a>3. Per i vari significati del termine \u03b5\u1f34\u03b4\u03c9\u03bb\u03bf\u03bd si veda Maurizio Bettini\/Carlo Brillante, <em>Il mito di Elena, Immagini e racconti dalla Grecia ad oggi, <\/em>Einaudi, Torino 2002, pp. 149-154. <a href=\"#3\">^<\/a><\/p>\n<p><a name=\"_ftn4\"><\/a>4. Er wolte jhnen aber ein Conterfey darvon zukommen lassen, welches sie die Studenten abreissen m\u00f6chten lassen, welches dann auch geschahe, und die Maler hernacher weit hin und wider schickten, dann es war ein sehr herrlich gestalt eins Weibsbilds. Wer aber solches Gem\u00e4ld dem Fausto abgerissen, hat man nicht erfahren k\u00f6nnen. Cfr., <em>Historia von D. Johann Fausten, dem weibeschreyten Zauberer unnd Schwartzku\u0308nstler, <\/em>Veb, Leipzig 1984, p.107. <a href=\"#4\">^<\/a><\/p>\n<p><a name=\"_ftn5\"><\/a>5. Si veda Ireneo di Lione, <em>Contro le eresie\/1, <\/em>Citt\u00e0 Nuova Editrice, Roma 2009, 2 voll., I, p. 151 e S. Giustino Martire, <em>Le apologie, <\/em>Libreria Editrice Fiorentina, Firenze 1929, pp. 133-134. <a href=\"#5\">^<\/a><\/p>\n<p><a name=\"_ftn6\"><\/a>6. Per queste informazioni si veda Gloria Colombo, <em>Goethe e la trasmigrazione delle anime, <\/em>Peter Lang, Bern 2013, pp. 213-233. Lo studio si sofferma in particolare sulla valenza di Elena come entit\u00e0 divina femminile e sulla sua interpretabilit\u00e0 gnostica come Spirito Santo. <a href=\"#5\">^<\/a><\/p>\n<p><a name=\"_ftn7\"><\/a>7.<em> Ivi, <\/em>p. 216. <a href=\"#7\">^<\/a><\/p>\n<p><a name=\"_ftn8\"><\/a>8. Le traduzioni dal <em>Faust <\/em>sono dell\u2019autrice di questo articolo. I versi del <em>Faust <\/em>sono citati da Goethe, <em>Faust, Texte und Kommentare in zwei B\u00e4nden, hrsg. von Albrecht Sch\u00f6ne, <\/em>Insel Taschenbuch, Frankfurt am Main 2003 <a href=\"#8\">^<\/a><\/p>\n<p><a name=\"_ftn9\"><\/a>9. Rudolf Steiner scrive: \u201cEgli (Goethe) aveva letto in Plutarco un passo nel quale vien descritto come la citt\u00e0 di Engyone cerca di allearsi a Cartagine. Nicia, l\u2019amico dei romani, deve venir arrestato, ma egli sembra come posseduto. I cartaginesi vogliono catturarlo, ma odono uscire dalla sua bocca le parole: \u2018Le Madri, le Madri mi perseguitano!\u2019. Era un appello che nell\u2019antichit\u00e0 si attribuiva a chi si trovava in una condizione di chiaroveggenza, fuori dal mondo fisico.\u201d Rudolf Steiner, <em>Gli enigmi nel Faust di Goethe<\/em>, Editrice Antroposofica, Milano 1983, p. 42. Effettivamente in <em>Marcello <\/em>XX, 3-11 si legge: \u201cRicorder\u00f2 uno dei tanti episodi. C\u2019\u00e8 in Sicilia la citt\u00e0 di Eugio, non grande ma molto antica e celebrata per le apparizioni delle dee che chiamano \u201cLe Madri\u201d. Si dice che il tempio che l\u00ec si trova sia una costruzione dei Cretesi; vi si mostravano lance ed elmi di bronzo, alcuni con iscrizioni dedicatorie di Merione, altre di Ulisse, cio\u00e8 di Odisseo. Nicia, uno dei primi cittadini, persuase questa citt\u00e0, animosissima partigiana dei Cartaginesi, a schierarsi dalla parte dei Romani. [\u2026] Nicia accortosi che lo si controllava senza darlo a vedere, cominci\u00f2 a fare in pubblico discorsi sconvenienti sulle Madri, e parl\u00f2 a lungo contro le loro supposte apparizioni e la loro fama, dando a vedere di non credere e di non tenerle in alcun conto; [\u2026] Quando era ormai pronto il suo arresto, si svolse un\u2019assemblea di cittadini e Nicia, mentre stava parlando al popolo ed esponeva le sue idee, all\u2019improvviso si lasci\u00f2 cadere a terra; di l\u00ec a poco (come \u00e8 naturale si era fatto uno sbigottito silenzio) sollevata la testa e girati gli occhi tutt\u2019attorno, con voce profonda e tremante, progressivamente rinvigorendo il tono e portandolo su registri alti, quando vide che i presenti erano in preda al terrore e tacevano, buttato lontano da s\u00e9 il mantello e strappatasi la tunica, balz\u00f2 in piedi mezzo nudo e si diede a correre verso l\u2019uscita del teatro gridando di essere perseguitato dalle Madri. Nessuno os\u00f2 toccarlo o anche sbarrargli la strada per scrupolo religioso: anzi, aprirono un corridoio dinanzi a lui ed egli corse verso la porta senza risparmiare movimenti o grida tipici di una persona invasata o pazza.\u201d Plutarco, <em>Vite, <\/em>Utet, Torino 2000, pp. 271-273. Goethe stesso infatti asserisce di aver trovato Le madri in Plutarco, senza specificare l\u2019opera, nel colloquio con Eckermann del 10 gennaio 1830. Goethe dichiara poi che tutto quanto egli costruisce intorno alle Madri \u00e8 di sua invenzione. <a href=\"#9\">^<\/a><\/p>\n<p><a name=\"_ftn10\"><\/a>10. Plutarco cita il tripode in <em>L\u2019E di Delf, 2, C-D. <a href=\"#9\">^<\/a><br \/>\n<\/em><\/p>\n<p><a name=\"_ftn11\"><\/a>11. Per l\u2019interpretazione armonicale dei versi 6447-6448 si veda quanto ne scrive Hans Kayser, dopo aver riportato il resoconto di Goethe sui templi di Paestum dal viaggio in Italia. \u201cQuesto resoconto, tratto dal <em>Viaggio in Italia<\/em>, \u00e8 datato \u201cNapoli, 23 marzo 1787\u201d. Il 17 maggio dello stesso anno, Goethe scrive a Herder: \u2018Nel foglio accluso alcune notizie sul percorso fino a Salerno, e anche su Paestum; \u00e8 l\u2019ultima, e starei per dire, la pi\u00f9 splendida immagine che porter\u00f2 meco integra al Nord. E il tempio centrale [il tempio di Poseidone] \u00e8 da anteporre a mio avviso a tutto ci\u00f2 che offre la stessa Sicilia\u2019. Lo sconcerto iniziale del trentottenne Goethe si trasforma dunque il giorno stesso, pi\u00f9 che altro a seguito di una riflessione intellettuale, in un rapporto pi\u00f9 \u201cfamiliare\u201d nei confronti dei monumenti antico-dorici. Gi\u00e0 due mesi dopo, Goethe parla a Herder della \u2018pi\u00f9 splendida immagine\u2019 che, nel ricordo soprattutto del tempio di Poseidone a Paestum, egli porter\u00e0 con s\u00e9 nel Nord. Dopo ventiquattro anni, pubblica integralmente, nel suo saggio su Philipp Hackert, una relazione di viaggio su Paestum (13.4.1777) dell\u2019inglese Richard Payne Knight, il quale, insieme a Hackert, si era recato proprio l\u00ec e in Sicilia per motivi di studio. Quindi, l\u2019\u2019esperienza Paestum\u2019 non abbandona ancora il sessantaduenne Goethe; continua a covare nella sua anima e nella sua mente sino a che egli finalmente la esorcizzer\u00e0, in et\u00e0 avanzata, nei due meravigliosi versi del <em>Faust II <\/em>sopra citati. Ma come giunge Goethe a questo singolare parallelismo tra musica e architettura? Il colonnato ha un suono e anche il triglifo ne ha uno. S\u00ec, tutto il tempio canta; \u00e8 solo una licenza poetica o \u00e8 una visione intima e profonda di un\u2019effettiva relazione? Il concetto dell\u2019architettura come \u2018musica congelata\u2019 fu introdotto per la prima volta dai romantici tedeschi (Schlegel). Ma il presagio dell\u2019intima affinit\u00e0 di queste due arti esteriormente tanto differenti arriva sino ai nostri tempi pi\u00f9 recenti. L\u2019esempio pi\u00f9 bello a riguardo \u00e8 l\u2019<em>Eupalinos <\/em>di Paul Val\u00e9ry, un dialogo che R. M. Rilke tradusse in tedesco come sua ultima opera. Eupalinos, nella finzione di Val\u00e9ry, \u00e8 un architetto classico sul quale Socrate e Fedro discorrono alla maniera dei Peripatetici.\u201d Hans Kayser, <em>Paestum, i suoni nascosti nei tre templi greci di Paestum, <\/em>Semar, Roma-L\u2019Aja 2008, pp. 7- 8. <a href=\"#11\">^<\/a><\/p>\n<p><a name=\"_ftn12\"><\/a>12. Dell\u2019architettura, come armonia delle leggi, si trova traccia in <em>Der Tod des Empedocles, <\/em>La morte di Empedocle<em>. <\/em><em>[\u2026]Wie auf schlanken S\u00e4ulen, ruh\/Auf richt\u2019gen Ordnungen das neue Leben\/Und euern Bund bevest\u2019ge das Gesez. <\/em>La nuova vita riposi su ordinamenti giusti come su snelle colonne, e la legge rafforzi il vostro patto. Friedrich H\u00f6lderlin, <em>La morte di Empedocle, <\/em>a cura di Laura Balbiani e Elena Poliedri, Bompiani Milano 2003, pp.122-123. <a href=\"#11\">^<\/a><\/p>\n<p><a name=\"_ftn13\"><\/a>13. Nello Hederich al paragrafo 5 del sopracitato lemma si legge: 5 \u00a7. <strong>Freyer und Verheurathung<\/strong>. Nachdem sie nach Laced\u00e4mon zuru\u0308ck gebracht worden, so gaben sich zu Freyern um sie bey dem Tyndareus an: Ulysses, Diomedes, Antilochus, Agapenor, Sthenelus, Amphilochus, Kteatus, Thalpius, Meges, Amphilochus, Amphiaraus, Mnestheus, Schedius, Polyxenus, Peneleus, Ajax Oilei, Askalaphus, Jalmenus, Elephenor, Eumelus, Polypoetes, Leonteius, Podalirius, Machaon, Philoktetes, Eurypylus, Protesilaus, Menelaus, Ajax Telamonius, Teucer und Patroklus. <em>Apollod. l. III. c. 9. \u00a7. 8. <\/em>Oder wie sie auch anderweits genennet werden: Antilochus, Askalaphus, Ajax Oilei, Antimachus, Anc\u00e4us, Blanirus, Agapenor, Ajax Telamonius, Klytius, Cyan\u00e4us, Menelaus, Patroklus, Diomedes, Peneleus, Phemius. Nireus, Polypoetes, Elephenor, Eumelus, Sthenelus, Tlepolemus, [Bd. , Sp. 1218]. Protesilaus, Podalirius, Eurypylus, Idomeneus, Leonteus, Thalpius, Polyxenus, Prothous, Mnestheus, Machaon, Thoas, Ulysses, Phidippus, Meriones, Meges und Philoktetes, <em>Hygin. Fab. 81<\/em>. <a href=\"#13\">^<\/a><\/p>\n<p><a name=\"_ftn14\"><\/a>14. Nun ist aber auch die generation der homunculi in keinen weg zu vergessen, dan etwas ist daran, wiewohl solches bisher in gro\u00dfer heimlikeit und gar verborgen ist gehalten worden und nit ein kleiner zweifel und frag under etlichen der alten philosophis gewesen, ob auch der natur und kunst m\u00f6glich sei, das ein mensch ausserthalben weiblichs leibs und einer natu\u0308rlichen muter m\u00f6ge geboren werden? darauf gib ich die antwort das es der kunst spagirica und der natur in keinem weg zuwider, sonder gar wol m\u00f6glich sei. wie aber solches zugang und geschehen m\u00f6ge, ist nun sein process also, nemlich das der sperma eines mans in verschlossnen cucurbiten per se mit der h\u00f6chsten putrefaction, ventre equino, putreficirt werde auf 40 tag oder so lang bis er lebendig werde und sich beweg und rege, welchs leichtlich zu sehen ist. nach solcher zeit wird es etlicher massen einem menschen gleich sehen, doch durchsichtig on ein corpus. so er nun nach disem teglich mit dem arcano sanguinis humani gar weislich gespeiset und erneret wird bis auf 40 wochen und in steter gleicher werme ventris equini erhalten, wird ein recht lebendig menschlich kint daraus mit allen glitmassen wnennen und sol hernach nit anders als ein anders kint mit grossem fleiss und sorg auferzogen werden, bis es zu seinen tagen und verstand kompt. das ist nun der aller h\u00f6chsten und gr\u00f6ssesten heimlikeiten eine, die got den t\u00f6tlichen und su\u0308ndigen menschen hat wissen lassen. dan es ist ein mirakel und magnale dei und ein geheimnus uber alle geheimnus, sol auch bilich ein geheimnus bleiben bis zu den aler lesten zeiten, da dan nichts verborgen wird bleiben sonder alles offenbaret werden. Theophrast von Hohenheim gen. Paracelsus, <em>S\u00e4mtliche Werke, I. Abteilung. <\/em><em>Medizinische, naturwissenschaftliche und philosophische Schriften, <\/em>hrsg. v. Karl Sudhoff, 11. Band., Oldenbourg, Mu\u0308nchen und Berlin 1928, pp. 316-317.<\/p>\n<p>Paracelso esordisce dicendo che \u00e8 necessario sapere che esseri umani possono venir generati senza padre e madre naturali, sarebbe a dire che essi non vengono generati in un corpo femminile in modo naturale come gli altri bambini, bens\u00ec attraverso l\u2019arte e l\u2019abilit\u00e0 di uno spagirico dalla lunga esperienza. La generazione di homunculi \u00e8 dunque possibile e non va dimenticata, anche se \u00e8 stata tenuta in grande segretezza ed \u00e8 andata oggetto di non poche interrogazioni e dubbi da parte di molti degli antichi filosofi. Paracelso, oltre a sostenere che la generazione di un essere umano tramite l\u2019arte spagirica \u00e8 possibile, non esita a fornirne il procedimento. Lo sperma di un uomo sia messo da solo in una cucurbita ben chiusa e putrefatto nel ventre equino per 40 giorni, o tanto a lungo fino a che non divenga vivente e si muova, cosa che \u00e8 facile da vedere. Dopo questo periodo sar\u00e0 quasi simile ad un essere umano, ma sar\u00e0 trasparente e senza corpo. A questo punto deve venir nutrito quotidianamente con l\u2019arcano del sangue umano e mantenuto in una temperatura costante nel ventre equino per 40 settimane. Dopo di che si trasformer\u00e0 in un bambino umano, con tutte le membra come ogni altro bimbo, che sia nato di donna, ma sar\u00e0 pi\u00f9 piccolo, lo chiameremo homunculum, e potr\u00e0 essere cresciuto con grande cura e attenzione fino a che non diventi adulto e acquisti la ragione. Questa \u00e8 una delle cose pi\u00f9 segrete che ci siano e che Dio ha fatto sapere agli uomini mortali e peccatori, e il segreto rester\u00e0 tale fino ai tempi ultimi, quando nulla sar\u00e0 pi\u00f9 nascosto, ma tutto rivelato. In effetti nella terminologia alchemica la cucurbita \u00e8 il matraccio che contiene la materia da mettere sul fornello; lo sperma \u00e8 lo zolfo, il calore del ventre del cavallo \u00e8 il primo grado del fuoco richiesto per l\u2019opera; il sangue umano sta per il mercurio che presiede all\u2019opera. <a href=\"#14\">^<\/a><\/p>\n<p><a name=\"_ftn15\"><\/a>15. Questa affermazione esula dalle imprese di Ercole note alla mitologia. <a href=\"#15\">^<\/a><\/p>\n<p><a name=\"_ftn16\"><\/a>16. Che Chirone abbia traghettato Elena \u00e8 invenzione di Goethe. I rapitori di Elena erano Teseo e Piritoo. La notizia che Elena avesse allora dieci o forse addirittura solo sette ani, si trova nello Hederich. Alla colonna 1217 del lemma in questione si legge: \u201cNach einigen war sie (Elena) damals nur erst sieben, <em>Duris Samius ap. <\/em><em>Tzetz. ad Lycophr. v. 103<\/em>. oder h\u00f6chstens zehen Jahr alt, als sie Theseus entfu\u0308hrete, <em>Diod. Sic. l. III. c. 65. p. 185<\/em>.\u201d <a href=\"#16\">^<\/a><\/p>\n<p><a name=\"_ftn17\"><\/a>17. Gleichwohl soll sie auch nach ihrem Tode den Achilles in der Insel Leuce geheurathet, <em>Pausan. l. c. p. 200. <\/em>und mit ihm den Euphorion gezeuget baben; <em>Ptol. Heph\u00e6st. l. c<\/em>. Er hatte sie schon in seinem Leben geliebet. Hederich 1770, 1222. <a href=\"#16\">^<\/a><\/p>\n<\/div>\n<\/td>\n<\/tr>\n<\/tbody>\n<\/table>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Le principali fonti di documentazione di Goethe per la figura di Elena sono la tragedia di Euripide e il dizionario di Benjamin Hederich Gr\u00fcndliches mythologisches Lexicon nella edizione di Lipsia del 1770, che ha un lemma HEL\u0114NA, \u00e6, Gr. \u1f19\u03bb\u1f73\u03bd\u03b7, \u03b7\u03c2, [1] nel quale sono riportate le vicende della regina di Sparta, con esaustiva catalogazione delle fonti storiche e letterararie. La Elena di Goethe \/1 di Maria Franca Frola Zu zweifeln ist, ob sie die rechte sei. 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