Transfert del simbolo

Domande e RisposteVorrei porre un quesito sul “simbolo”, sulla forza ermetica che ne promana. … l’osservatore che si pone dinanzi ad un simbolo deve essere in grado, quanto meno, d’entrare in sintonia con esso: solo così potrà percepirne la forza ed esserne positivamente investito.

Transfert del simbolo

di Athos A. Altomonte

D: Vorrei porre un quesito sul “simbolo”, sulla forza ermetica che ne promana. … l’osservatore che si pone dinanzi ad un simbolo deve essere in grado, quanto meno, d’entrare in sintonia con esso: solo così potrà percepirne la forza ed esserne positivamente investito.

R: Non credo che sia il simbolo a trasmettere una forza particolare. Sono invece dell’idea, che la “forza positiva” che si possa avvertire sia la propria, quella dell’osservatore.

Una emanazione d’energia (adrenalina), “evocata” dalla sorpresa di averne colto i significati nascosti (dalla sua forma). Si tratterebbe, quindi, di una sorta di piccola illuminazione. Questa piccola illuminazione, presupponendo che sia veritiera e non frutto d’immaginazione, nasce, piuttosto, da una bellissima forma di “transfert intellettivo” che sembra instaurarsi tra l’autore del segno, e i significati che l’osservatore è capace di riconoscervi.

Nel qual caso, la forza che si sente è quella del proprio “riconoscimento”, che diventa forza di conoscenza.

Ma la parte più interessante resta, a mio avviso, quella del transfert. Ovverosia, della sintonia mentale dell’osservatore, che entra in simbiosi, non tanto col simbolo, quanto con gli schemi mentali di un Fratello che non c’è più.

Questa sintonia dimostra che l’idea può sopravvivere fintanto che c’è qualcuno capace di raccoglierla e riconoscerne i significati originari. Quindi l’idea sopravvive ed è sicuramente la parte immortale della propria controparte fisica.

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