
Questa favola sembra indicare i patti e i trattati di coloro che governano. Più di quanto importerebbe, è assolutamente vero che i trattati, anche se sono stati garantiti dalla solennità e santità di giuramento, sono poco sicuri, tanto che sono utilizzati quasi a dar lustro, fama e reputazione, più che a concedere fiducia sicurezza e garanzia di buon effetto. Ed anche se si aggiungono legami di amicizia che sono come sacramenti di natura o reciproche benemerenze, tuttavia, per la maggior parte delle persone, tutti gli scrupoli si trovano al di sotto dell’ambizione, dell’utilità e della frenesia di potere. Tanto più che, per i governanti è facile con pretesti vari e speciosi proteggere e velare le proprie cupidigie e la fede insincera (non essendoci un arbitro a cui debbano rendere conto del proprio operato). Pertanto esiste un solo vero e proprio pegno della fede data, diverso da ogni divinità celeste: è la Necessità (gran nume per i potenti), lo stato di emergenza, la comunione d’interessi. La Necessità dunque è molto ben simboleggiata dallo Stige, fiume fatale da cui non si ritorna. È questo il nume che nei trattati invocò l’ateniese Ificrate e, poiché era uno che diceva chiaramente quello che i più rimuginano silenziosamente nell’anima, non sia fuori luogo ascoltarne le parole. Questi, accorgendosi che gli Spartani escogitavano e proponevano un’infinità di riserve e di sanzioni per vincolare un trattato, disse: «Uno solo o Spartani può essere il vincolo e la ragione di sicurezza per voi: se dimostrerete chiaramente di averci concesso e dato tra le mani cose tali per cui non vi resti facoltà di nuocerci quand’anche lo vogliate più che mai». Pertanto se è tolta la possibilità di offendere, o se da un patto infranto derivi un pericolo di rovina o di diminuzione dello stato o degli introiti, allora di certo i patti stipulati possono essere ritenuti sacri e per così dire confermati col giuramento dello Stige; poiché incalza il pericolo di quella interdizione e sospensione dai conviti degli déi, espressione con la quale erano rappresentati i diritti di dominio, le prerogative, l’abbondanza, la felicità.
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