Uno tra i problemi più ardui che si presentano nell’educazione è quello delle profonde differenze psicologiche che esistono fra i vari individui, che comincia a rivelarsi fin dai primi anni di vita.
Bambini e giovani, anche se appartenenti alla stessa famiglia e allevati nello stesso ambiente materiale e morale, reagiscono spesso in modo diverso ai medesimi stimoli ed influssi.
È quindi opportuno, anzi necessario, che gli educatori abbiano anzitutto una chiara idea dei vari tipi psicologici esistenti e suppongano poi, in che modo ciascun tipo vada trattato.
I Tipi IndividualiUno tra i problemi più ardui che si presentano nell’educazione è quello delle profonde differenze psicologiche che esistono fra i vari individui, che comincia a rivelarsi fin dai primi anni di vita. Bambini e giovani, anche se appartenenti alla stessa famiglia e allevati nello stesso ambiente materiale e morale, reagiscono spesso in modo diverso ai medesimi stimoli ed influssi. È quindi opportuno, anzi necessario, che gli educatori abbiano anzitutto una chiara idea dei vari tipi psicologici esistenti e suppongano poi, in che modo ciascun tipo vada trattato. Alle antiche e generiche classificazioni dei temperamenti e dei caratteri, la psicologia moderna le ha sostituite con altre più precise e più utili. Una prima, fondamentale, distinzione tra i tipi umani è quella basata sul vario prevalere di quelle che C.G. Jung chiama le quattro funzioni fondamentali, con le loro sfere di interesse e attività. Queste funzioni sono:
In ognuno esistono queste quattro funzioni psicologiche, ma esse sono assai diversamente sviluppate nei vari individui. Ad esempio, la quarta, quella intuitiva, è ancora latente o ben poco attiva nella grande maggioranza dell’umanità attuale. A seconda del vario prevalere di queste funzioni si possono distinguere vari tipi psicologici, anzitutto i quattro tipi puri:
Vi sono poi dei tipi misti ben caratterizzati come:
Vi sono, infine, tipi misti che richiederebbero un’analisi più minuta. In questo modo C.G. Jung ha distinti otto tipi: il sensoriale estrovertito, l’emotivo estrovertito, il mentale estrovertito, l’intuitivo estrovertito ed i quattro corrispondenti tipi introvertiti. Questa classificazione costituisce un progresso e un affinamento sulle precedenti, ma non può essere considerata neppure essa come completa e definitiva. Infatti si può notare come talvolta una persona sia estrovertita per un verso ed introvertita per un altro. Vi sono ad esempio, non poche donne che mentre sono estrovertite nella sfera del sentimento, cioè hanno forte attaccamento affettivo, sono introvertite mentalmente, interessandosi ad analizzare ed osservare continuamente i loro stati d’animo. Vi sono stati poi dei mistici e dei santi che, ad una introversione accentuata, hanno unito la estroversione pratica e intensa che si ha nei grandi uomini d’azione (santa Teresa, santa Caterina da Siena, santo Ignazio). Questi tipi corrispondono alle grandi varietà psicologiche che si riscontrano fra gli individui umani. Approfondendo l’esame dei tipi, si possono constatare tante altre differenze importanti, come quella fra il carattere attivo e il carattere passivo, dell’estroversione e dell’introversione, e fra i vari gradi d’intensità dell’interesse vitale. Nei bambini e nei ragazzi la costruzione psicologica è per lo più ancora semplice, e si rivela in modo diretto e spontaneo; quindi la distinzione dei vari tipi e più facile. Quali sono le applicazioni educative che possiamo trarre da questo studio? Vi sono anzitutto due norme generali e assai importanti:
Vediamo come questi due principi generali si applichino ai vari casi e problemi particolari. Il primo principio deve essere seguito in modo incondizionato per quanto riguarda la scelta degli studi e della carriera verso cui indirizzare i giovani. Un ragazzo di tipo pratico potrà riuscire attivamente nelle attività e professioni adatte a questo tipo, mentre si rifiuterà con ragione, o fallirà miseramente, se forzato dalla cecità e suggestionato dalla malintesa ambizione dei genitori, a seguire vie non consone alla sua costituzione. Sembra una cosa elementare, eppure quanti intellettuali vi sono che avrebbero potuto diventare invece ottimi agricoltori, tecnici e navigatori. Analogamente vanno rispettate le tendenze del tipo emotivo-artistico, del tipo intellettuale e del tipo spirituale. Perché voler forzare a diventare un commerciante, per continuare la ditta paterna, un giovane che ha evidenti disposizioni artistiche? Non potrà che fare cattivi affari, mentre sarebbe potuto diventare un vero artista. Perché obbligare a diventare avvocato un sensitivo, uno scrupoloso che, con tutta la buona volontà, non potrà mai sviluppare in sé le brillanti qualità esteriori e la disinvoltura necessari per il successo in quella professione? Vediamo poi come quei principi si applichino in particolare agli estrovertiti e agli introvertiti. Nell’infanzia, nella fanciullezza, nella giovinezza prevale normalmente l’estroversione, mentre nella vecchiaia prevale l’introversione. Orbene quando all’estroversione generica dell’età giovanile si aggiunge a quella specifica del tipo individuale, si hanno ragazzi indiavolati, che fanno la disperazione di tante mamme. In questi casi bisogna dare anzitutto uno scopo adeguato alle tendenze estroverse con la ginnastica, gli sport, il lavoro manuale; solo dopo aver dato tale congruo appagamento si può applicare il secondo principio, cioè frenare certe esuberanze inopportune del diavoletto e obbligarlo a studiare. Meno molesti, ma più preoccupanti per l’educatore, sono i ragazzi introvertiti. Ragazzi timidi, impressionabili, sensibilissimi, spesso intellettualmente ed emotivamente precoci, questi richiedono una profonda comprensione e devono essere trattati con una delicatezza speciale. Ogni tentativo un po’ rude di scuoterli, di obbligarli a fronteggiare la realtà esteriore può farli soffrire crudelmente, e spesso li induce a richiudersi ed isolarsi di più. Honorè de Balzac descrive in modo vivo ed efficace, sia pure forzando le tinte, un ragazzo di questo tipo nel suo mirabile romanzo Louis Lambert. In questi esseri sono spesso racchiuse anime nobili ed elevate, spiriti di eccezione, e l’educazione può avere un influsso decisivo sulla loro sorte. Una educazione errata può portarli al suicidio e allo squilibrio, una educazione comprensiva e sapiente può condurli alla gloria. Con essi occorre dolcezza, molta pazienza, molto amore. Bisogna indurre quelle anime sensitive ad aprirsi e confidare il loro segreto travaglio. Occorre proteggere quali fiori delicati dal sole troppo cocente e dalle tempeste della vita. E solo assai gradatamente cercare d’irrobustirle alla resistenza e alla lotta. |


