Vediamo ora la sfera alata: è chiamata aurum aurae ed è presente come il prodotto finale dell’opus. il Suo simbolismo è complesso: rinvia alla mitologia egiziana dell’antico Egitto. Il globo alato è un simbolo originario dell’Assiria e dell’Egitto, è stato utilizzato da molte società iniziatiche come la massoneria, gli spiritisti, la teosofia, i rosa-croce ecc…
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(5.3 / La Trinità)
“Laurentius Ventura assimila la ruota alle visioni di Ezechiele. Così, parlando del lapis, dice che Ezechiele ha visto nella sua forma una ruota nella ruota e al centro di esselo spirito di vita.” [idem, il confronto Lapis Christus, § 471, p. 488] Non possiamo esimerci dal fare il confronto col fuoco della ruota che Fulcanelli indica in quattro fogli di Amiens: non sfugge ai figli di scienza [così si esprimeva Djabbir] la stretta parentela tra i fuochi di ruota degli alchimisti e lo spirito di vita che riporta il Vulgate [Ezech, 1,: 20; da notare che una parte del testo latino riportato da Jung del Vulgate in Ezech 1: 16: “ed opus earum quasi visio mariti” non si ritrova nelle traduzioni in francese che abbiamo potuto consultare, cf. Psicologia ed alchimia, trad. fr. p. 489, n. 125]. Vediamo ora la sfera alata: è chiamata aurum aurae ed è presente come il prodotto finale dell’opus. il Suo simbolismo è complesso: rinvia alla mitologia egiziana. Il globo alato è un simbolo originario Assiro-Egiziano ed è stato utilizzato da molte società iniziatiche come la massoneria, gli spiritisti, la teosofia, i rosa-croce ecc… Possiamo considerarlo il sulphur ultima figura dell’Azoth Esistono delle convergenze non trascurabili tra questa figura ed i cartelli del RS, vediamo che la sfera alata sorregge il drago dalla coda serpentina abbattuta dall’ermafrodito che ha dei curiosi emblemi: compasso e squadra che risentono evidentemente di un origine R+C [vedere Tractatus aureus e Liber Alze]. Curiosamente, certi ideogrammi sono invertiti, rispetto alla versione del Viatorum spagyricum di Jamsthaler [Francoforte, 1625], particolarmente la parola REBIS, che l’ermafrodito porta come blasone sul suo petto ed il quadrato sulla sfera [nella versione della 4 ripresa del Bibliotheca chemica curiosa di Manget]. Questa incisione rievoca un acquerello del Pandora [Germanicus Alchemicus Vadiensis, Santo-Gall, XVI secolo; Codex Rhenovacensis o Aurea hora, Zurigo di cui Jung stima che il valore risiede nella serie delle diciotto illustrazioni simboliche unite alla fine col testo. Alcune di queste immagini provengono dal Dryvaltigkeitsbuch della Codex Germanicus 598, (1420, Monaco) Staatsbibiliothek. La sorgente principale è il Manoscritto alchemico della biblioteca universitaria di Basilea. Secondo Jung, Paracelsica, trad. fr. p. 249, n. 129 a proposito di Reusner]. Ci sono due differenze notevoli: da una parte, i simboli planetari che sono assenti in questa parte del RS [in effetti ci sono, ma nei sette medaglioni, e velati; vedere capitolo 1]. D’altra parte, il REBIS che appare sul corpo nell’Azoth, non viene riportato nel RS; aggiungiamo che la versione della Huntington Library mostra che la [Dodici Chiavi, primo libro della Clavicola] Se esaminiamo bene la terra alata del RS, vediamo in effetti l’immagine dell’antimonium “Sappiamo che il lapis non è che una pietra, gli alchimisti affermano espressamente che è composto di re animali, vegetali e minerali, di sostanza animale, vegetale e minerale, e consiste in corpo, anima e spirito, (Rosarium), in più, cresce come carne e come sangue… è la ragione per la quale il filosofo… dice: ‘Il vento l’ha portata nel suo ventre’…” [Jung, Psicologia ed Alchimia, la simbologia del mandala, § 243, p. 233] È ancora, per mezzo della parola che bisogna intendere il dire dei filosofi. Che il lapis abbia in Sé delle sostanze di origine vegetali e minerali, è un fatto certo [allume, vetrioli, colcothar, ceneri di piante del litorale marino, partecipano alla sua materia] che li si ritrova in un’origine animale. La cabala permette di comprendere che da una parte il lapis cresca nel Latte di vergine, in seno al vaso di natura. Questo incremento, spesso comprende come una moltiplicazione, come un cristallo che aumenta la sua massa in una soluzione madre, è stata considerata, a torto certamente, come un tipo di vita animale [vedere Cristallogénie]. D’altra parte, la simbologia pone il lapis accanto all’animus, la formazione dell’anima “L’oro, il colore reale, è attribuito a Dio Padre; il rosso a Dio, il Figlio che ha versato il suo sangue; ed il verde, il colore che riconduce allo Spirito Santo.” [idem, § 319, p. 280] È evidente, in questo stadio, che non è possibile comprendere in che cosa il drago è legato alla vita del Rebis anche ammettendo – come del resto dice Jung – che il Cristo ed il serpente sono due aspetti di una stessa entità archetipica, ora filius ora diabolus. E tutto sembra indicare che queste due forme sono irriducibili, in quanto non si può osservare nello stesso tempo l’uno e l’altro. È questo che dà tutto il suo valore a questa incisione dell’Azoth, dove vediamo il Rebis tenere con una mano sola un compasso e nell’altra una squadra. È tuttavia questo il compito degli alchimisti: risolvere il problema della quadratura del cerchio. Se si dovesse riprendere quello che abbiamo sempre detto sul confronto tra fisica quantistica ed alchimia [aspetto estratto da Simon Dîner in Louis di Broglie che abbiamo conosciuto, il dualismo onda particella e la tradizione alchemica, pp. 59-64, fondazione Louis di Broglie – CNAM, 1988; vedere anche: C.G. Jung e W. Pauli, Naturerklärung und Psiche, studien aus dem C.G. Jung Istituto IV, 1952 poi Walter-Verlag] si direbbe che il compasso [vale a dire il La Crocifissione è dunque questo mistero dove Bene e Male si trovano confinati in un momento unico [ione] e non lottano più. Gli alchimisti ne hanno fatto il loro scioglimento e l’hanno espresso con il segno Esemplare del RS che data XV secolo [è simile a quello di Cambridge] Il globo alato comporta due parti e si è visto che la sua forma di “… secondo Ripley, la prima materia è l’acqua; principio materiale di tutti i corpi, ivi compreso del mercurio. L’acqua è l’hyle che è nato dal caos sotto forma di sfera nera, sphaericum opus, in seguito all’atto divino di creazione.” [Jung, Psicologia ed Alchimia, la materia premiò, 3. Ubiquità e perfezione, op. cit., § 433, p. 417] Jung aggiunge che nel RS, la sfera dell’acqua è rappresentata con le ali di drago e dà un brano che cita lo spiritus Mercurii [vedere infra i sei seguenti versi: “Of my blood and water I wis…”] L’allegoria del “La [prima materia] è la terra nera, magicamente fertile che Adamo portò dal paradiso, chiamato anche antimonio e descritta come il nero più nero che il nero, nigrum nigrius nigro.” [idem, p. 419, citazione di Maier, Symbola aurea Mensae] Questa acqua ignea [fuoco acquoso] rappresenta, inizialmente, l’ammasso confuso dato all’artista come l’“aceto molto agro” del Turba. In definitiva, questo sangue che sgorga del drago è una proiezione dell’acqua stellata e metallica destinata ad assicurare all’oro innestato [l’oro alchemico innestato o terra alba foliata] il rinnovamento della sua sostanza a forma di anima depurata [anima aurea]: “Ripley è del parere che si deve estrarre il fuoco dal caos e renderlo visibile. Questo fuoco è lo Spirito Santo che unisce il padre ed il figlio… ed egli forma, col re ed il figlio del re, una trinità alchemica… Dio ha plasmato questo fuoco nella terra… Ed in questo fuoco, Dio stesso risplende di amore divino. “ [idem, § 446, pp. 439-440] La citazione è molto importante; Jung l’ha estratta di Barcius [F. v. Sternberg, Gloria Mundi, alias Paradyssi tabulò, Sequitur nunc di origine metallorum, in Musaeum Hermeticum, pp. 241-246, 1678]. il punto importante consiste in questo: la coppia alchemica tradizionale è sostituita dalla trinità [vedere sopra Lambsprinck]. Il vecchio alato del decimaquinta rappresenta il nostro globo alato: il re, seduto alla sua destra, porta l’antimonium Lo schema generale segue questo genere di figura: Marliani, Giovanni Bartolomeo, Topographia antiquae Romae Questa immagine abbastanza eccezionale è un compendio del mistero della Trinidad: in altezza, il grifone, chimera molto conosciuta dei discepoli di Ermes, unisce le qualità degli opposti [fisso per il lato leonino, volatile per il lato aquilino]; in mezzo, la pietra cubica o “pietra del coignet” rievocato da Fulcanelli nel Mistero delle Cattedrali [lavoro che ahimè! Jung non potè leggere…]; in basso, il globo alato o aurum aurae [oro dell’oro, i.e. mezzo di fissaggio dell’oro innestato: si tratta di Cristoforo]. Avremmo molto di più da dire sul sangue, delle relazioni con l’anima e l’animus ma questa sezione raggiungerebbe allora delle proporzioni eccessive. Rinviamo ad altri lavori queste considerazioni. Comunque sia, le riflessioni che abbiamo sviluppato ci hanno condotto al tema del Padre e del Figlio che costituisce la sostanza dell’ultima parte del RS. Possiamo analizzare questa immagine del RS con un acquerello del Di alchimia che abbiamo esaminato nell’Aurora consurgens II e che appare anche nella Pandora (1, 2,: si ritrova |






