I sacerdoti catari erano riconosciuti e si riconoscevano soltanto come cristiani e grandi devoti di San Giovanni l’Evangelista. Custodivano l’antico testamento (LXX), i vangeli sinottici, le opere di sant’Agostino, e di Maimone tutto in testo greco. Conoscevano ed applicavano gli strumenti tecnici già usati nelle Sacre Scritture ed utilizzati dai Padri, in verità non molti, in tutte le epoche successive.
Il IV Vangelo, era per loro il Vangelo dello Spirito – qui il grande errore per l’epoca – ritenuto la pietra angolare del loro sacerdozio.
Lotte al sacerdozio cataroI sacerdoti catari erano riconosciuti e si riconoscevano soltanto come cristiani e grandi devoti di San Giovanni l’Evangelista. Custodivano l’antico testamento (LXX), i vangeli sinottici, le opere di sant’Agostino, e di Maimone tutto in testo greco. Conoscevano ed applicavano gli strumenti tecnici già usati nelle Sacre Scritture ed utilizzati dai Padri, in verità non molti, in tutte le epoche successive. Lo studio delle opere attraverso la conoscenza della lingua greca – alcuni sacerdoti catari ne avevano profonda dimestichezza – era assai fervido, tanto da generare un diverso punto di vista sull’avvento di Gesù e sulle segrete verità della sua “umana traiettoria”. Il IV Vangelo, era per loro il Vangelo dello Spirito – qui il grande errore per l’epoca – ritenuto la pietra angolare del loro sacerdozio. Ora, prima di addentrarci nel nocciolo della loro predicazione, presentiamo una sequenza di date storiche come spunto per una ulteriore riflessione:
Oltre mezzo secolo di battaglie alla spada ed oltre un secolo di feroci dissidi. Può anche essere che la Gerarchia ecclesiastica del tempo, rozza ed ignorante, abbia voluto eliminare, o far eliminare fisicamente qualche migliaio di imbelli che con le loro eresie esotiche, allontanavano il popolo dei credenti di una intera nazione, dalla retta via tracciata dal Cristo. Mentre appare meno scontato il segmento – Giovanni Evangelista – Catari – Cavalieri di Sion – Cavalieri del Tempio – seguaci di una stirpe di sangue di Gesù. Più verosimile che questo dissidio sia stato un quid che Giovanni aveva profetizzato: lo scontro nella umana commedia della vita. Alla base di questi dissidi e conseguenti falsificazioni c’è quella paura (me fobou) che la Bibbia ripete per circa 360 volte, cioè una per ogni giorno dell’anno; in pratica per tutto l’arco della vita umana. La considerazione della paura dell’animicità ci introduce in un profilo degno di considerazione: l’offerta e la fruizione della riflessione dei teologi, da parte dei membri del consesso umano. Cominciando ad osservare il fenomeno dal lato dei teologi si scopre che, anche se sotto altra visuale, non poco gioca anche qui la “paura”. Duemila anni or sono, i discepoli di Gesù, pur essendo uomini di mare, si spaventarono per i venti burrascosi ed ancor più si intimorì Pietro, invitato da Gesù a camminare sulle acque. Il teologo soffre ancora della stessa paura. L’abitudine a vivere in un solido e ben strutturato castello teologico paralizza ogni ricerca e spinge gli addetti ai lavori a piegarsi su se stessi, a dimenticare l’interlocutore, e costruire briciole dal loro monolitico sapere. Così, o gni teologia si presenta sempre come scrigno di una Verità che svela come andare verso la Verità, mentre l’uomo sembra restare imprigionato solo nei catechismi. Consideriamo ora lo stesso fenomeno dal lato del credente. Questi, nutrito di pillole teologiche costruite nei laboratori del pensiero, le assimila nella prima adolescenza, e le rende sapide col condimento della sua infantile esperienza di fede. Inoltre, poiché tutto gli viene offerto già “digerito”, impara a saziarsi senza più cercare; impara a mangiare senza farsi carico di cucinare, e nella ricerca di Dio diventa un mangione e non buongustaio. Il credente, invece di guardare in se stesso, costruisce la sua piccola capanna e la difende da ogni parola nuova con gelosia sempre maggiore. La protegge finanche dai teologi tradizionalisti, quando questi vanno oltre le pillole teologiche che gli hanno elargito, rifugiandosi nella laicità del suo autonomo pensare. |


