La parabola del Vignaiolo

Studi Biblici

«Io sono la vera vite e il Padre mio è il Vignaiolo. Ogni tralcio che in me non dà frutto, lo toglie via; e ogni tralcio che dà frutto, lo pota affinché ne dia di più.
[…] Come il tralcio non può da sé dar frutto se non rimane nella vite, così neppure voi, se non dimorate in me. Io sono la vite, voi siete i tralci.
Colui che dimora in me e nel quale io dimoro, porta molto frutto; perché senza di me non potete far nulla.
Se uno non dimora in me, è gettato via come il tralcio, e si secca; questi tralci si raccolgono, si gettano nel fuoco e si bruciano.
Se dimorate in me e le mie parole dimorano in voi, domandate quello che volete e vi sarà fatto.» –
Giovanni XV, 1:7

La parabola del Vignaiolo

di H.P. Blavatsky

«Io sono la vera vite e il Padre mio è il Vignaiolo. Ogni tralcio che in me non dà frutto, lo toglie via; e ogni tralcio che dà frutto, lo pota affinché ne dia di più.
[…] Come il tralcio non può da sé dar frutto se non rimane nella vite, così neppure voi, se non dimorate in me. Io sono la vite, voi siete i tralci.
Colui che dimora in me e nel quale io dimoro, porta molto frutto; perché senza di me non potete far nulla.
Se uno non dimora in me, è gettato via come il tralcio, e si secca; questi tralci si raccolgono, si gettano nel fuoco e si bruciano.
Se dimorate in me e le mie parole dimorano in voi, domandate quello che volete e vi sarà fatto.» –
Giovanni XV, 1:7

Nel Vangelo di Giovanni i primi versi del XV capitolo riferiscono la parabola del Vignaiolo, nel cui significato esoterico, è riconoscibile il riferimento alla Triade superiore dell’uomo. Il Vignaiolo è lo Spirito, come principio universale Assoluto, la Vite il principio cristico (Christos), il veicolo del primo aspetto spirituale, mentre il Tralcio raffigura la Personalità dell’uomo, l’Anima animale e vitale.

Noi spieghiamo la parabola in questo modo.

Ogni occultista bene informato, come pure ogni kabbalista, dirà la stessa cosa. Cristo, o quantomeno il quarto Vangelo, insegna la reincarnazione e anche l’annientamento della personalità (inteso come la perdita degli attributi che la compongono proprio per la sua transitorietà, n.d.r.), se solo si dimentica la lettera morta e si attiene allo spirito esoterico.

Poiché non crediamo nel fuoco dell’inferno che la Teologia scopre nella minaccia riguardante i tralci, diciamo che il Vignaiolo significa Atma, il simbolo del Principio infinito e impersonale, mentre la Vite sta per l’Anima spirituale, Christos, ed ogni tralcio rappresenta una nuova incarnazione.

Durante i Misteri era lo Ierofante, il “Padre” che piantava la Vigna. Ogni simbolo ha sette chiavi d’interpretazione. Colui che svelava il Pleroma era sempre chiamato “Padre”.

La simbologia universale è una garanzia della sua correttezza e del fatto che non è arbitraria.

Ermete dice di “Dio“ che “ha piantato la Vigna“, ossia che egli ha creato l’umanità. Nella Kabbala è mostrato che l’Antico degli Antichi, o il “Lungo Volto“, pianta una vigna che rappresenta l’umanità; e una vite, che significa la Vita.

Per questa ragione, lo Spirito del “Re Messia“ è rappresentato mentre lava le sue vesti nel vino che viene dall’alto, fin dalla creazione del mondo.

Il Re Messia è l’EGO purificato dal lavaggio delle sue vesti (cioè le personalità delle sue rinascite) nel vino che viene dall’alto, o Buddhi. Adamo, o A-dam, è il “sangue“. La vita della carne è nel sangue (nephesh-anima), Levitico XVIII. E Adam-Kadmon è l‘Unigenito. Anche Noé pianta una vigna – l’allegorico focolare della futura umanità.

Questa allegoria fu generalmente adottata, e pertanto la ritroviamo nel Codex Nazareno. Sette vigne sono procreate – e queste sette vigne sono le nostre sette Razze con i loro sette Salvatori o Buddha; esse nascono da Jukabar Zivo, e Ferho (o Parcha) Raba le innaffia.

Quando i beati ascenderanno fra le creature di luce, vedranno Javar-Xivo, Signore di Vita e la Prima Vite.

Queste metafore kabbalistiche sono semplicemente ripetute nel Vangelo di Giovanni (XV, 1).

Non dimentichiamo che nel sistema umano – persino secondo quelle filosofie che non conoscono la divisione settenaria – l’Ego o uomo pensante è chiamato il Logos, o il Figlio dell’Anima e dello Spirito.

“Manas è il Figlio adottivo del Re e della Regina”, (gli equivalenti esoterici di Atma e di Buddhi), dice un’opera occulta.

Egli è “l’uomo-dio“ di Platone, che crocifigge se stesso nello Spazio (o la durata del ciclo di vita) per la redenzione della Materia. Questo lo fa incarnandosi innumerevoli volte, guidando così l’umanità verso la perfezione, e facendo in tal modo posto alle forme inferiori che devono svilupparsi in forme superiori.

Nemmeno nel corso di una sola vita egli cessa di progredire e di stimolare tutta la natura fisica al progresso; persino l’evento occasionale e rarissimo della perdita di una delle personalità, nel caso che questa sia stata completamente priva di ogni scintilla di spiritualità, aiuta il suo progresso individuale.

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