
Quando mai un vero sacrificio può avvilire? Nel Nostro Tesoro ne custodiamo una grande collezione, e ciascuno ben giovò a chi lo fece. Noi non amiamo parlare dei sacrifici, perché sono le imprese più proficue. Ai piccoli mercanti piace lamentarsi delle spese e inventare perdite immaginarie. Ma un buon provveditore considera ogni spesa come una garanzia di profitto. Se si perde non e per il sacrificio, ma perché si è rubato. Il Cristo esortò a distribuire ricchezza spirituale. Ma, poiché le chiavi di questa sono remote, gli uomini hanno applicato il consiglio alla distribuzione del denaro rubato. Prima frodare, poi dar via il maltolto con una lacrima, estasiati per la propria bontà. Consideriamo quelli che operano con Noi. Forse qualcuno di loro perse mai qualcosa? Nessuno, e tutti invece si arricchirono. Non è infatti maggior ricchezza conquistare un nuovo regno? Uno così ricco, che non è grave danno se si rompe qualche piatto. Senza dubbio gli operai crescono, e si può verificare il libro mastro della gratitudine. Consiglio gli amministratori di assicurarsi un sostituto per ogni mansione. Le grandi imprese posano su se stesse, e non sulle personalità. Chi può veracemente asserire di aver dato? Noi apriremmo i libri dei conti a mostrare quanto ognuno ha ricevuto. Poiché è tutt’ altro che facile compiere un sacrificio, se questo è una possibilità, e questa un beneficio, e questo una proficua cooperazione, e questa è la Pietra Alatir , che risuscita o consuma. Ma l’abnegazione apre i Cancelli della Comprensione, e il decrepito sacrificio delle cose inutili e l’amore di sé penderanno appesi allo stesso ramo. da Foglie del giardino di Morya II – Illuminazione
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