Identità fisica ed identità sottile

Alchimia del FuocoIl mistero della vita è sapere chi siamo veramente, e possiamo svelarlo ricostruendo la nostra identità sottile.

Identità fisica ed identità sottile

di Athos A. Altomonte

Il mistero della vita è sapere chi siamo veramente, e possiamo svelarlo ricostruendo la nostra identità sottile.

Lo sviluppo della coscienza e le qualità mentali dell’uomo progrediscono assieme a quella particolare generosità benefica chiamata “servizio altruistico”. I segni del progresso interiore vengono recepiti dall’aura le cui colorazioni seguono la mobilità della psiche, modificandosi secondo ciò che la mente sente e pensa.

Le piccole aure umane hanno le medesime caratteristiche di quella universale, a cui sono tutte collegate. Le aure minori sono l’effetto di quel moto di vita chiamato “anima”, mentre, quella maggiore, nasce dal moto di quel principio inesprimibile che gli uomini chiamano Dio. Come quella universale, anche l’aura dell’uomo è una membrana energetica, che trattiene gli irraggiamenti minori che rispecchiano le qualità del pensiero.

L’aura si collega alla mente attraverso la coscienza e viceversa.

Il collegamento principale è quello col nucleo energetico chiamato anima. Così chiamato perchè (anima) muove il microcosmo chiamato “universo uomo”. Questo collegamento diventa accessibile coordinando la mente con i livelli più sottili della coscienza. Ma per raggiungere uno dei collegamenti superiori bisogna partire da quello che unisce ragione e coscienza fisica. È il primo passo per condurre l’identità fisica alla coscienza sottile, trasformandola in identità sottile.

Dapprincipio la ragione è completamente sottomessa agli impulsi della natura fisico-animale, per cui, avvicinarla al senso della coscienza è un processo tutt’altro che facile. Ecco perchè riportare all’ordine la sua riottosità è la prima prova da superare. In definitiva, l’uomo deve trovare in se stesso la volontà d’imporsi all’egocentrismo della natura inferiore, che ostacola ogni “intrusione” della coscienza. La natura inferiore è sorda alla voce della coscienza e solo ricorrendo alla volontà si può ragionevolmente pensare di liberare la mente.

Una mente libera da sudditanze materiali comincia a sviluppare quella dote astratta chiamata percettività. Questa, decolora lentamente le influenze passionali della natura inferiore e, come per un gioco di specchi, riflette e moltiplica i riverberi della coscienza rendendo la mente sempre meno interessata ai processi inferiori. Con il distacco mentale s’inizia a raffinare l’identità fisica.

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