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Il mistero della vita è sapere chi siamo veramente, e possiamo svelarlo ricostruendo la nostra identità sottile. Lo sviluppo della coscienza e le qualità mentali dell’uomo progrediscono assieme a quella particolare generosità benefica chiamata “servizio altruistico”. I segni del progresso interiore vengono recepiti dall’aura le cui colorazioni seguono la mobilità della psiche, modificandosi secondo ciò che la mente sente e pensa.
L’aura si collega alla mente attraverso la coscienza e viceversa. Il collegamento principale è quello col nucleo energetico chiamato anima. Così chiamato perchè (anima) muove il microcosmo chiamato “universo uomo”. Questo collegamento diventa accessibile coordinando la mente con i livelli più sottili della coscienza. Ma per raggiungere uno dei collegamenti superiori bisogna partire da quello che unisce ragione e coscienza fisica. È il primo passo per condurre l’identità fisica alla coscienza sottile, trasformandola in identità sottile. Dapprincipio la ragione è completamente sottomessa agli impulsi della natura fisico-animale, per cui, avvicinarla al senso della coscienza è un processo tutt’altro che facile. Ecco perchè riportare all’ordine la sua riottosità è la prima prova da superare. In definitiva, l’uomo deve trovare in se stesso la volontà d’imporsi all’egocentrismo della natura inferiore, che ostacola ogni “intrusione” della coscienza. La natura inferiore è sorda alla voce della coscienza e solo ricorrendo alla volontà si può ragionevolmente pensare di liberare la mente. Una mente libera da sudditanze materiali comincia a sviluppare quella dote astratta chiamata percettività. Questa, decolora lentamente le influenze passionali della natura inferiore e, come per un gioco di specchi, riflette e moltiplica i riverberi della coscienza rendendo la mente sempre meno interessata ai processi inferiori. Con il distacco mentale s’inizia a raffinare l’identità fisica. |


