
Cerco di dire che capisco che il Servizio non si sceglie secondo i propri gusti, né si decide di affrontarlo con un atto di volontà personale; al contrario dovrebbe essere un naturale comportamento …
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D: Una delle domande da porsi è: quali sono i miei raggi di appartenenza? R: Tra i tanti sistemi adottati per riconoscere un raggio, quello più sicuro è osservare le azioni. Come guardando un bimbo giocare si può giungere a riconoscerne le caratteristiche principali, così osservando l’azione di un Postulante ci indicherà quali siano le sue predisposizioni spirituali (che sono la dote nascoste dell’Aspirante). Ma come per riconoscere il temperamento di un bambino occorre l’aiuto di uno psicoterapeuta, nel caso di un Aspirante occorre l’aiuto di un Iniziato. Ancora meglio se questi operasse sul raggio dell’Istruzione (il II Raggio, detto Amore-Saggezza). D: Sono più esplicita: se posso realmente avere avuto un contatto con quella parte di me che intuisco “superiore” …. R: Senza entrare in merito a quelle che tu stessa definisci “ipotesi”, quello che caratterizza il contatto con l’Ego sup. (ma ce ne sono diversi altrettanto dominanti) è, per così dire, un senso d’illuminazione, ovvero d’intelligenza impersonale. Si avverte dalla capacità di cominciare a capire il senso nascosto delle cose che, prima, non ci esprimevano che il loro significato esteriore. Attenzione, però, questa sensazione può essere falsata dall’entusiasmo e dall’aspettativa. Allora è fondamentale la guida di un Fratello o Sorella maggiori, che ci facciano distinguere gli entusiasmi emotivi dalla reale conquista intellettiva. D: La domanda mi pare di importanza cruciale non solo nel processo, come tu mi suggerivi, di auto-riconoscimento… R: Se quanto dici si riferisce alla regola «riconoscendo sarai riconosciuto», con questo intendevo dire: quando riconoscerai il tuo maestro terreno, lui potrà mostrarsi per quello che è, cioè, la tua guida. Altrimenti, senza aver raggiunto un alto livello coscienziale l’auto-diagnosi (o auto-riconoscimento) è praticamente impossibile. Per questo serve un maestro terreno che faccia da Speculum, ovvero, sia lo specchio che ci mostri quello che da soli non siamo ancora in grado di vedere o, più verosimilmente, preferiamo non vedere perché non ci piace! D: E il Servizio è per me il discorso più difficile da affrontare. Visto che non si tratta di scegliere, ma di accettare; con gioia, probabilmente, quando il contatto con l’Anima sarà davvero reale e non come ora, soltanto presentito o immaginato o desiderato. R: Questa frase mi fa pensare ad una visone distante dalla realtà oggettiva. Per capire ti do un punto di riferimento. D: Cerco di dire che capisco che il Servizio non si sceglie secondo i propri gusti, né si decide di affrontarlo con un atto di volontà personale; al contrario dovrebbe essere un naturale comportamento … R: Bisogna dire, che al vero Servizio si è chiamati. D: Stessa cosa mi pare debba avvenire nei riguardi del riconoscimento del Maestro. Sono aspetti certo interdipendenti tra di loro. Anche lì, però, non registro “indizi” nella mia percezione. R: Il Maestro è una “forma pensiero” reale, non un’immagine. Un Maestro è una “forma intelligente” e solo una forma d’intelligenza (forma mentis) adeguata, può entrare in contatto per reciproca sintonia (ti prego di rileggere il breve commento su Dharma e intelligenza). E cercarlo attraverso la percezione, la sensibilità o il sentimento non risolve la questione. D: Per ora mi pare che la condotta più saggia non possa essere che quella di lavorare sul quotidiano, accettare le sfide, trasportare la consapevolezza che si sperimenta nei momenti di raccoglimento nel vivere di ogni giorno senza porsi mete specifiche. R: Hai individuato una chiave molto importante per chi “bussa alla Porta”, quella di sperimentare. D: Quando il famoso contatto sarà più stabile, probabilmente molti dei dubbi di cui sopra, si chiariranno e apparirà anche più definita la via pratica da percorrere … R: Anche per il contatto stabile che tu cerchi, ti rimando al breve articolo su Dharma e intelligenza, perché, quel contatto è la mente intuitiva. Una intelligenza che, sul piano fisico, può già essere considerata un primo fenomeno spirituale. D: … pure, non di rado, devo ammettere di sentirmi sconfortata … R: Questo sentimento è comprensibile e naturale durante la fase in cui “si guarda il cielo attraverso le nubi”. Certo sappiamo che le stelle ci sono, ma quanto a vederle, ancora … D: … trasformare queste tendenze depressive è compito che mi impegna già da molti anni, anche da quando non avevo ancora interessi spirituali … R: Un Maestro della Gerarchia ha descritto con cura ogni sintomo in cui s’incorre sulla Via del Discepolato. D: … l’iniziazione di cui parliamo spesso, e a cui, se intendo bene, questi lavori vorrebbero aiutare ad avvicinarsi, posso pensarla come una iniziazione specifica (per chiarirci, la prima “vera” iniziazione, la terza)? R: Non ho la presunzione di credere che i lavori futuri (molti, precisi, densi e complessi) possano considerarsi un viatico iniziatico. E veniamo all’Iniziazione, è sintomatico che molti Aspiranti facciano una certa confusione tra “distanze e rapporti” (potremo approfondire l’affermazione) e confondere il più prossimo con il più distante, pure se il più distante è anch’esso presente. L’Iniziazione a cui può realisticamente aspirare la maggioranza dei Postulanti è la prima. Eccezionalmente la Seconda, ma queste persone si presentano con una dote d’intelligenza intuitiva sorprendente e inequivocabile. D: A volte certi accadimenti e svolte, appaiono come una sorta di riepilogo, altre “lezioni”, come esercizi preparatori e in passato la capacità di inquadrare gli uni e le altre in un contesto evolutivo compiuto non è stato sempre chiaro, anzi quasi mai … R: Per affrontare con vantaggio queste domande, credo che ti sarà d’aiuto il capitolo sul Karma di merito e di demerito. Tratta, infatti, di molti aspetti connessi ai temi che hai indicato (prove e lezioni). D: Una delle mie difficoltà, per concludere, nasce dal fatto che sto imparando a conoscere il sistema di riferimento mentre cerco contemporaneamente di determinare le mie coordinate. R: Vedrai che quando arriveremo a quel punto (al Ponte Arcobaleno, intendo), molti dubbi “del come” si dissolveranno nella certezza “del fare”. |

